GLENN COOPER “L’ultimo Giorno” (Casa Editrice Nord – 2012 ) – TTTT

28 Ago


Le ultime prove di Cooper a Jaypee e alla groupie non sono piaciute granché, lamentano una scrittura non efficace…boh, sarà, a me son piaciuti un bel po’. Anche quest’ultimo quindi lo reputo un buon libro, con una idea di fondo davvero particolare. Qui sopra la scansione della copertina interna in caso vogliate farvi una idea circa il soggetto.

Citazioni sparse:

“L’uroboro è un simbolo mitologico, il serpente che si morde la coda-. Rappresenta l’eterno ritorno, la vita dopo la morte, il ciclo della rinascita, l’immortalità.”

“Forse la verità era un altra, ed era terribile, oltre ad essere in contraddizione con tutto in cui lui credeva: il mondo era dominato dal caso, Dio era un’illusione, una falsa speranza. Non esisteva nessun grande architetto. La sua piccola Tara era soltanto una mosca che si dibatteva inutilmente, con un’ala spezzata.”

“Anche per lui, come per Freud, esisteva uno ‘strato’ sottostante la coscienza, nel quale venivano immagazzinati i ricordi rimossi o le esperienze dimenticate: lo definiva l ‘inconscio individuale’. Ma non si era fermato lì. Aveva elaborato l’idea di un secondo livello, di un ‘inconscio collettivo’, per rendere conto delle analogie nelle funzioni e nell’immaginario psichico nel corso delle Storia e in culture lontanissime. L’inconscio collettivo è il luogo della esperienza archetipica.”

Finalmente il campionato: PESCARA – INTER 0 – 3

26 Ago

Che Eto’o sia lodato, finalmente è iniziato il campionato. Ho aspettato quasi tutta l’estate e ora eccolo qua, ah che meraviglia. Sì, va bene, i calciatori hanno un cervellino piccolo così, sono viziati, strapagati, le società di calcio non sono proprio limpidissime, le scommesse, l’ arroganza di certuni che non sopportano il fatto che ci siano regole da rispettare, le curve a volte becere fino all’inverosimile…è vero c’è tutto questo, ma non è la società che ci siamo scelti? Non ci sono anche cantanti di musica commerciale che prendono vagonate di soldi? Non ci sono attoruncoli che per girare film di cassetta prendono in sei mesi ben più di quel che prende il calciatore più pagato? Non ci sono amministratori delegati, dirigenti, bancari , prelati che prendono somme spropositate? Questo è il capitalismo, e mi girano le palle quando sento fare questi discorsi da gente che vota partiti che sostengono il liberismo sfrenato e la oligarchia.

Così, pur incazzato come tutti nel vedere la società in generale svendere valori, perdere il senso della collettività, infischiarsene del bello, della cultura, della buona musica, delle buone cose della vita, cerco di concentrrami sul calcio, sul gioco, sullo sport che reputo il più bello del mondo, sullo sport più popolare che c’è, perché chiunque può giocarlo con due lire, perché mi dà gioia, perchè quando vedo il giocatore coi colori giusti che insacca la palla nella rete avversaria, dentro al mio cuore partono i fuochi artificiali, l’anima si riallinea con la rotazione del geoide terreste e tutto mi sembra avere un senso.

Eccoci alla prima giornata dunque, il Parma purtroppo ha perso anche perché contro certe sviste (diciamo così) non si può certo vincere (rigore inesistente e goal fantasma, tutti e due contro), il Milan ha fatto lo stesso in casa con la neopromossa Sampdoria e l’Inter ne ha date tre al Pescara: Sneijder, Milito, Couthino. Qualche campione, qualche grande vecchio, qualche faccia nuova e qualche ragazzino. Sono soddisfatto, sembra esserci una linea guida, una testa pensante, e per la prima volta dopo il MOU, sono contento dell’allenatore. Insomma mi preparo a vivere una nuova stagione , sognerò naturalmente, ma terrò i piedi per terra, non mi aspetterò di vincere e prenderò quel che arriverà, ma l’importante sarà che Stramaccioni e i ragazzi mi faranno palpitare il cuore, e questo per me vale più di una vittoria. Amala, cazzo, pazza INTER amala!

BRIAN, le fighe che vogliono accostarsi ad HOUSES OF THE HOLY e il sinodo di fine estate degli ILLUMINATI DEL BLUES

26 Ago

Sabato, quartiere Littlecross di Mutina, interno giorno, son lì che lavo Brian quando mi arriva una telefonata: è Laroby che vuol parlare di HOUSES OF THE HOLY. Dunque, Laroby è una cara amica, figa di gran lignaggio, ma se penso musicalmente a lei penso a EMINEM, VASCO, FLEETWOOD MAC (quelli di SARA). Ma che cazzo gliene può fregare di HOTH? Mah, potenza del blog. Io me la immagino mentre fa colazione cercare in cuffia il minut0 2:02 di DANCING DAYS per sentire se BONHAM ha davvero mancato quel colpo di cassa, oppure fare la mossa mentre i LZ la buttano in boogie alla fine di THE OCEAN. Come mi dice spesso Polbi…”certo che ‘sto blog….”.

Con Brian  da Chen il cinese a bere un caffè e poi a fare la spesa al Conad del Newtower… sono vestito in modo un po’ troppo informale, me ne dispiaccio perchè di solito al Newtower con Brian si cucca.  Mentre lo riaccompagno in casa, nell’androne del suo palazzo mi viene incontro in controluce (scusate il pasticcio) e gli dico “dai Brian che ti faccio una foto”, lui si mette in posa e mi fa il segno del rock. Ah, Brian!

(Brian da Chen il cinese – foto di TT)

(Brian rocks – foto di TT)

Al pomeriggio mi monta la dispepsia, solita nausea solito mal di testa, ma sembra controllabile. E’ un peccato però, devo lavorare e fare un sacco di cosette e poi alla sera ho il sinodo di fine estate con gli Illuminati del Blues…in dla basòra sono sul punto di rimettere a me i miei debiti e di rimetterli ai miei debitori, ma il Dark Lord veglia su di me, quegli spasmi saranno un falso allarme. Prendo la groupie e mi dirigo alla Festa Nazionale Dell’Unità di Regium Lepidi, parcheggio B di Short Villa (Villacurta insomma). Il rendez vous è davanti al ristorante Adriatico, ci sono ormai tutti (tranne Jaypee e la sua groupie che arriveranno da lì a pochi minuti), intravedo una figura “nuova”…cazzo  è ATHOS BOTTAZZI, l’indimenticato slide guitarist di Tim Tirelli & i Radioblues, roba di 15 anni fa. Lo abbraccio, lo bacio (virilmente s’intende) lo vedo proprio volentieri Marchino (detto Athos). Paolino Lisoni propone la sua candidatura per la Congregazione. Espletiamo i riti iniziali, ci disponiamo sul  nostro pentacolo mentale a salmodiare i sacri versi:

Just roll that wheel
Everytime it spins and turns
Someone gets their
Fingers burned

Some you win
And some you lose
But if it takes all night
I’m gonna pay my dues

When you step out the door
You got to think once or twice
Just walking the streets
Is like shooting dice

Fortune hunter, fortune hunter
Rolling the dice again
Fortune hunter, the fortune hunter
Life is a gambling game

 

Athos dovrà ripassare ad ottobre, nell’esame di ammissione cade su domande essenziali:

Magister Timotheus “dove e quando sono nati Chris Slade e Tony Franklin (dei Firm)?”

Athos prende tempo, si guarda in giro, con gli occhi cerca l’aiuto di Picca, balbetta…in un primo momento penso stia prendendomi in giro, ma poi capisco che la sua è solo una preparazione non ottimale. Lo guardo con una occhiataccia e a mo’ di maestrina gli dico “Pontypridd nel Galles il 30 ottobre del 1946 il primo, Derby in Inghilterra il 2 aprile del 1962 il secondo”.

Lo facciamo accomodare in un tavolo diverso dal nostro per un mezzoretta così paga lo scotto, e poi lo riprendiamo con noi.

(La congregazione: a sx Athos, Liso, Picca, Mixi, Riff – a dx Tim, Sutus, Jaypee – foto di LST)

Si era mangiato meglio l’anno scorso, o forse abbiamo ancora in mente l’inarrivabile cucina della piccola festa dell’Unità di Gavassae di un mesetto fa, ma è comunque bello condividere il pane e il vino che nostro Signore (delle tenebre) ci mette davanti. Un caffè, poi come di consueto fermate obbligatorie alla bancarella dei dischi, io mi prendo un paio di vinili, Riff tre Cd blues della serie “The Early Roots Of…”.

(da sx Picca,Liso, Suto, Tim, Mixi : alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

(Liso, Suto e Tim: alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

Nella libreria mi accatto il libro VIAGGI E INTEMPERIE sul G R A N D I S S I M O IVAN GRAZIANI. Troviamo poi un stand al buio, uno di quelli dove si tengono piccoli dibattiti, non c’è nessuno, ci sediamo, ci scambiamo un segno di pace (da Picca tutti i Vynil Rip dei LZ in Flac su Cd, da Mixi DESTROYER dei Kiss versione Resurrected, due album dei Vanadium, uno degli Howlin Rain e  uno dei The Lower Kings. Da Paolino Lisoni DVD di Santana live all’Hammersmith Odeon il15/12/1976) e chiacchieriamo amabilmente di rock fino a notte inoltrata.

nnnnn

 

 

 

Un abbraccio e di nuovo i fari fendono la calda notte della campagna nera. Infilo la blues mobile in garage, mi tolgo il cappuccio, infilo la chiave e trovo ad attendermi la piccola vedetta reggiana…

(Pàlmir, la piccola vedetta reggiana- foto di TT)

Un tisana, il MAIN THEME di DEATH WISH 2 sul piatto e sono pronto per il letto. Mi corico in posizione supina ma con le braccia incrociate sul petto, con le mani faccio il simbolo del rock…Dark Lord veglia su di noi.

(The Dark Lord)

 

COLORTEX “I Banditi Delle Nebbie” (Bonelli – agosto 2012 – Euro 5,50) – TTTT

25 Ago

Come sapete non so resistere ai tuttocolore, così mi so preso anche questo numero speciale. Tex non ha mai fatto parte della cerchia di fumetti a me più cari, ma è sempre stato visibile nel mio radar, in più ammiro molto gli appassionati che da sempre vanno alla ricerca dei numeri originali. In internet ho trovato la breve descrizione che vi riporto qui sotto. A me è piaciuto parecchio.

Color Tex n. 2, annuale
I banditi delle nebbie
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Claudio Villa
Dopo che con l’aiuto di Gros-Jean sono riusciti a metter le mani sull’astuto contrabbandiere Samuel Chance, in territorio canadese, Tex e Carson decidono di scortarlo negli Stati Uniti,
dove subirà un regolare processo. Per farlo, dovranno attraversare il lago Okanagan, nella British Columbia, a circa cento miglia dal confine. E proprio laggiù i due pards
si troveranno ad affrontare un’oscura leggenda che terrorizza i cacciatori indiani…

RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT

24 Ago

Riletture: un’umile rubrichetta per divertirci nel fare qualche considerazione con le orecchie di oggi su album che hanno fatto la nostra storia (nonché quella del rock). Si parte con HOTH”. Lock your seat belt.

Il primo incontro con HOTH é stato poco dopo aver scoperto i LZ, ero davanti a casa di Massimo, dal balcone della sua stanza della musica usciva della musica rock che non riconoscevo così dissi “Massimo, dai metti su i Led Zeppelin!” e lui “Ma questi sono i LZ!”. Ascoltai con attenzione e riuscì a percepire del rock colorato, solare, positivo. Era Houses Of The Holy … mi par di ricordare  TSRTS e DY’ER MAK’ER.

Il secondo faccia a faccia fu durante la caccia agli album dei LZ, avevo già i primi 4 così, in un negozio un po’ fuori mano di Modena, davanti all’ottavo campale sulla via Emilia, decisi di comprarlo. Allora non avevo il senso critico che ad esempio Giancarlo e Picca usarono nell’approccio all’album in questione, era un disco dei LZ quindi doveva essere magnifico. Non trovai strambe certe cose, non trovai fosse un po’ diverso rispetto ai primi 4 o meglio sì lo era, ma non mi meravigliai per niente. Non avendoli vissuti in diretta e avendoli comprati e quindi ascoltati nel giro di pochissimi mesi, non ebbi modo di elaborare certe cose, i dischi dei LZ mi arrivarono addosso quasi contemporaneamente ed ero troppo preso a dondolare liberamente al ritmo di quel bel rock per pormi domande filosofiche (“Chi sono i LZ? Vengono dall’hard blues? Ma dove stanno andando?). Io capivo solo una cosa: il rock dei LZ era bellissimo, vario, sgargiante…e mi faceva stare benissimo.

Più o meno sette lustri dopo HOTH è il mio album preferito (al momento), quello che ascolto di più. HOTH rappresenta i LZ nel momento più positivo della loro storia: il mood è ottimo, il rapporto tra i musicisti è ancora buonissimo, il gruppo è all’apice delle capacità espressive e tecniche, il successo – già grandissimo –  di lì a breve si trasformerà in una isteria collettiva (soprattutto negli USA) catapultandoli in una dimensione tutta loro.

Registrato nella tenuta di STARGROVES di proprietà di Mick Jagger con il Rolling Stones Mobile Studio, agli Olympic Studiso di Londra e agli Electic Lady Studios di New York con l’aiuto dei tecnici del suono Keith Harwood, Andy Johns e soprattutto Eddie Kramer, HOUSES OF THE HOLY si discosta un po’ dagli archetipi hard rock blues che hanno fatto da fondamenta al primi 4 album.

(Page and Plant a Stargroves nel 1972)

HOTH arrivò al n.1 delle classifiche inglesi e americane, ad oggi ha venduto 300.000 copie in UK e 11 milioni negli Usa.

In Italia HOFT arrivò al 4° posto della classifica, risultando il 27° album più venduto del 1973.

La foto su cui è basata la cover è di Aubrey Powell, l’art direction è della famosa Hipgnosis. Due bambini che scalano il Giant’s Causeway, sulla costa settentrionale dell’Irlanda del Nord. Ne abbiamo già parlato. La ragazzina apparirà anche sulla copertina di Presence.

(Giant’s Causeway, sulla costa settentrionale dell’Irlanda del Nord)

THE SONG REMAINS THE SAME – TTTTT: esempio superbo di Rock bianco. Elaborate negli album precedenti tutte le influenze nere, i LZ riescono a scavalcare lo steccato e a costruire un blue eyed rock. Nato come pezzo strumentale (chiamato a seconda dell’umore OVERTURE o THE CAMPAIGN) TSRTS doveva fungere da introduzione a THE RAIN SONG, ma RP lo trovò troppo interessante per evitare di cantarci sopra. Il testo parla del comune denominatore che fa da sfondo all’umanità e arriva a toccare vette suggestive. Le tante chitarre sovraincise da Page si intrecciano a meraviglia, il tempo e le ritmiche di Bonham e Jones risultano – come spesso accade – irresistibili, e il RP che canta (seppur aiutato da strani effetti) è quello dell’immaginario collettivo.

Chicche:  quelle due note tirate da Page al minuto 02:12 / gli hammer on con la sinistra 04:30 / la parte finale del testo che dice: “le luci della città sono così brillanti mentre noi le attraversiamo scivolando, scivolando, scivolando…”.

Nella versione live, sulla 12 corde, diventerà uno punti più alti raggiunti dal Page chitarrista.

THE RAIN SONG  – TTTTT+: esiste quadretto musicale più grazioso? Credo di no. Dolcissimo momento (elettro) acustico in accordatura aperta e dal testo poetico, il tutto sospeso sulle atmosfere morbide e melodiose del mellotron. Nell’intermezzo elettrico gran prova di gruppo, il riff è così squisitamente Page, il finale del pezzo poi è così bello da commuovere.

Chicche:  quelle note di basso al minuto 03:26 /al 03:37 c’è una imprecisione: il primo colpo di spazzola di Bonham è in ritardo /  il testo al 04:02 “…speak to me only with your eyes…” / il testo al 06:18 “…su di noi tutti una pioggia leggera dovrà cadere…”

OVER THE HILLS AND FAR AWAY  – TTTTT: manifesto elettro-acustico giocato su una concenzione del tempo tutta di Page. Pezzo cantato ai limiti delle possibilità umane da RP nella sezione dura.

Chicche:  come Plant canta “road” al minuto 01:37 / 03:00 il link strumentale tra l’assolo e il ritorno alla strofa.

THE CRUNGE  – TTT: nata come improvvisazione di un tempo di John Bonham su cui Jonesy ha innestato una linea di basso particolare. I LZ in un momento ludico mentre rifanno il verso a James Brown. Ci voleva un certo coraggio a pubblicare un brano del genere da parte di una band vissuta inizialmente come dedita all’hard rock. A tratti la cosa è un po’ forzata, Plant non prende sempre con facilità il giusto attacco e deve improvvisare (ma in modo un po’ legato) per partire al punto giusto (vedi minuto 02:19). Al 02:45 la parola “girl” non gli è venuta benissimo ma probabilmente non ha ritenuto opportuno rifare la traccia…troppo difficile.

DANCING DAYS  – TTTT: rockaccio un po’ dissonante con il MIcantino abbassato a RE. Stranezze hard rock e voglia di non ripetersi. Curiose quelle due note solitarie al minuto 01:52. Al 02:02 manca un colpo di cassa della batteria, colpo che Bonham da subito dopo…errore, indecisione, vezzo?

D’YER MAK’ER  – TTT½: di nuovo i LZ in vena di scherzi, umore leggero e scanzonato, echi degli anni cinquanta…canzonetta quasi reggae con un Bonham indimenticabile. Da non sottovalutare il lavoro di Page sul giro di DO. Vero, l’ironia di Plant è un po’ tediosa ma è anche con questa che i LZ si discostano un poco dall’immagine del gruppo serioso tutto Hard Rock…ve li immaginate i BLACK SABBATH o i DEEP PURPLE registrare nell’estate del 1972 un reggae così sciocchino e gustoso?

NO QUARTER  – TTTTT+: passeggiate fatte fianco a fianco con la morte, cani del destino che ululano, il diavolo, impronte sulla neve, battere sentieri che nessuno prende, tutto questo è NO QUARTER pezzo pieno di mistero che  galleggia sul mare nero ed infinito del piano effettato di Jones. Registato (probabilmente in RE- e poi portato a DO#- usando il comando del pitch) all’Electric Lady Studio di New York,  come disse una volta Mixi sembra di star sopra alla batteria di Bonham mentre lo si ascolta. Assolo di chitarra particolare ed esoterico, straordinario…non complicatissimo ma..che note che sapeva tirar fuori Page. Cazzo, i Led Zeppelin!

THE OCEAN  – TTTTT: puro piombo Zeppelin. Riffone di Page per un brano dedicato all’oceano di fan che Plant vede tutte le sere in scena nelle “case sacre”. Allegra sezione boogie nel finale. Nella versione live filmata a NY nel luglio del 1973 diventa lo spezzone rock più eccitante che mi sia mai capitato di vedere in ambito rock. Oh so good.

Sono così contento di amare i LZ, e parte di questa contentezza è dovuta ad HOUSES OF THE HOLY… Singing in the sunshine, laughing in the rain, hitting on the moonshine, rocking in the grain…

( © Tim Tirelli agosto 2012)

(i LZ durante il tour di HOTH: Los Angeles Forum 3 giugno 1973)

HOTH secondo PAOLO BARONE:

Houses of the Holy e’ un mondo a colori. Non solo luci ed ombre ma tutte le sfumature cromatiche e i corrispondenti stati d’animo. Questa e’ la prima cosa che mi viene in mente pensando al quinto album dei LZ, ancora una volta, un disco fantastico. Una copertina fra le piu’ belle di sempre, elegante e barocca al tempo stesso, inquietante ed ingenua. Come la musica in essa contenuta, come la band in questa fase del percorso. Rischiano i LZ con questo disco, si spingono in territori inesplorati ed inusuali. Suoni ed atmosfere molto diverse si susseguono e si inseguono in quei solchi di vinile, canzoni gioiose, inni oceanici e le nebbie di No Quarter, uno dei loro vertici creativi. E ancora il sogno Rain Song, le chitarre di The Song Remains the Same, i cambi di tempo di Over the Hills… Tutto il disco e’ pervaso da una gioia di vivere che non ci sara’ piu’ nei capolavori a venire. Forse e’ proprio questa la sensazione che mi resta ascoltando Houses of the Holy, il filo rosso che lega queste registrazioni. (PB)

HOTH secondo STEFANO PICCAGLIANI:

Ho 15 anni, tutti i capelli in testa, zero panza, occhiaie livide causa noti motivi e mi sono comprato questo Houses Of The Holy dei Led Zeppelin, 9’900 lire Charter Line, da Mati in via Farini. Sentiamo com’è.
Facciata A: TSRTS è un bell’andare. Il Principe delle Tenebre inizia a costruire cattedrali di chitarre, pare disinteressato a flashare assoli. Poca roba ma puntuale. Percy ha un effetto Minnie Mouse sulla voce ma non infastidisce. Bonzo e Jonesy macinano boogie.
Poi arriva Rain Song, e il disco potrebbe finire qua.
Voglio dire, chi cazzo è che piazza una roba come TRS come seconda traccia di un album?
Languidissima, sofisticata, elegantissima eppure mai smorfiosa, echi di R&B imprendibile e antichissime suggestioni folk, miracolosamente luminosa eppure attraversata da una malinconia autunnale.
Un momento meraviglioso di musica prodigiosa.
Dopo di che non può che arrivare qualche riempitivo: è eticamente giusto, fa parte del balance.
OTHAFA è gradevole, ma ha un qualcosa di posticcio, di buttato lì.
The Crunge aggiunge spontaneità all’album, poco altro.
Facciata B: Dancing Days è la Misty Mountain Hop di HOTH, sghemba, azzardata, divertente.
D’yer Maker non suona come un pezzo Led Zep. Cazzo è? Plant planteggia sornione mentre gli altri reggono il moccolo, si produce in ciò che potremmo definire ‘ironia alla Plant’, cioè divertimento pari allo zero. Fatto sta che alla fine di DM il disco inizia a stancarmi.
Poi…oplà, senti qua che roba…
Oscurità, brividi e cigolii, atmosfera da film della Hamer con Vincent Price e Richard Cushing, roba anglosassone, Wilkie Collins, lo Stevenson più gothic…
No Quarter.
Plant cambia registro, esce una voce filtrata da spettro gaelico, pare Heathcliff in Cime Tempestose, il piano elettrico liquido fa paura e quando entra il grand piano è ancora peggio.
Poi Jimmy tira fuori uno dei solo più spettacolosamente fighi della sua intera carriera, una sequenza complicata eppure semplicissima, un solo davvero chic non una roba da mimare ‘air guitar’ davanti ad uno specchio qualsiasi.
The Ocean chiude l’album. Bel riff. Grande Bonzo, e Percy che ci tiene a farci sapere che d’ora in poi canterà per una ragazza di tre anni che gli ha rubato il cuor. Sono diventato grande baby, addio Riot House.
Bel disco. 4 Stelle. (The Rain Song 10 stelle). 9’900 spese bene. Preferisco i primi quattro, comunque (anche se scommetto che The Rain Song l’ascolterò almeno almeno fino al 2012!).(SP)

(i LZ durante il tour di HOTH: Lione 26 marzo 1973)

HOTH secondo BEPPE RIVA:

Dopo quattro LP dove i Led Zepp hanno dato sfogo a tutto il loro furore espressivo e alla freschezza creativa che ne ha fatto forse la più poliedrica fra le rock bands, giungendo al culmine del successo e della forma con “IV”, Page e compagni diventano adulti, elaborando i dischi della loro piena maturità, ossia “Houses Of The Holy” e poi “Physical Graffiti”. In termini di impatto e di onda sonica, questi album non hanno la primigenia energia dei precedenti, ma a mio avviso si tratta delle loro opere più mature, che mettono in massimo risalto la statura dei quattro musicisti. In “HOTH”, Page forgia alcuni riffs fra i più cesellati della sua storia (“The Ocean”, “Dancing Days”, “The Crunge”) ed il disco è altamente sofisticato, viene fuori alla grande la qualità di JP Jones come arrangiatore e tastierista, specie nei due classici più elaborati, “The Rain Song” (mellotron) e “No Quarter” (piano, organo). Certamentre “Houses” risulterà particolarmente seminale, ad esempio “The Crunge” dà il via al fenomeno futuribile del crossover hard rock-funky, e la classe esecutiva dei musicisti è generalmente fonte di apprendistato per ogni ipotesi di hard rock evoluto. Il mood impresso dalla chitarra di Page in “The Rain Song” introduce uno splendido brano d’atmosfera, e la mia favorita resta “No Quarter”, con quel clima esoterico, a tratti diabolico, ma fatto di suoni raffinati e misteriosi, non di efferata truculenza: la stregoneria dei LZ all’apice. Se vogliamo individuare qualche riserva, manca la quantità e qualità acustica-folk a cui ci avevano abituati in “III” e “IV”: il solo preludio di “Over The Hills”, pur incantevole, non basta a soddisfare le mie pretese in tal senso, e si può aggiungere che le parti vocali, sempre di primo livello, non sono però coinvolgenti come tante in passato. Infine, “D’yer Maker” aveva certamente un refrain da classifica (non sfruttato come singolo) però l’opzione reggatta de blanc non mi sembra entusiasmante per la magnitudo dei LZ. Queste osservazioni per non finire nella pura celebrazione, ma resta inteso che HOTH è un grande album da riassaporare a più riprese e in ogni stagione per coglierne la varietà di spunti eccellenti. (BR)

HOTH secondo GIANCARLO TROMBETTI:

Ricordo perfettamente l’acquisto di Houses Of The Holy. Avevo vissuto l’uscita dei precedenti quattro album come assistere al parto di un figlio ed ero riuscito a mettere da parte i soldini, credo si trattasse di 3300 lire, in tempo. Ricordo anche ne fui deluso al punto di metter via quel disco per mesi e di rifiutarmi di riprendere in mano i predecessori. Mi ero sentito tradito. Troppa produzione, poco rock e meno blues…e quella copertina: quasi un rifiuto di utilizzare il proprio nome! Nessun simbolo, nessun messaggio subliminale. Ricordo anche che nella prima edizione venne aggiunta una fascetta con il nome dell’album e del gruppo: difficile collegare quelle testine bionde al martello degli dei. E’ proprio vero che “a vent’anni si è stupidi davvero”! Per apprezzare quel disco mi ci volle la voglia e la forza di chi, avendolo pagato, non ebbe il coraggio di metterlo da parte del tutto o, peggio ancora, scambiarlo con qualcosa di più ruspante. Non ero ancora in grado di capire che Led Zep non erano il solito gruppo hard blues; ogni capitolo avrebbe comportato dedizione e amore nell’apprendere, nell’avvicinarsi. Oggi non credo che avrei più quella voglia di scandagliare e assaporare che ho avuto nella tarda primavera dei miei diciassette anni. Credo oggi che Houses sia la raggiunta maturità del gruppo, frutto di un solido lavoro di studio e di un lungo lavoro di sovra incisioni, di prove, di tentativi. Un disco che è tutto bello, dall’inizio alla fine e che non ti fa dire, come accade oggi…”si, però…”. Forse il vero album della svolta, il primo tangibile cambiamento per gli Zeppelin. Molto più di quanto avesse potuto sembrarlo “III” e “IV”. Un disco che, seguendo una mia teoria che andrò prima o poi a esporre per intero, è bello proprio per i suoi affascinanti 40 minuti. Non avrebbe potuto esserlo più a lungo. Ma questa è tutta un’altra storia. (GT)

Tony Iommi “IRON MAN” (2012 Arcana-Lit Edizioni, Euro 19,50)

23 Ago

Letta in pochi giorni, al mare. Chissà perché mi aspettavo qualcosa di più profondo dal punto di vista letterario, invece questa autobiografia è scritta in modo semplicistico e da questo punto di vista l’ho trovata deludente: i ricordi di Iommi sono messi giù alla buona, spesso non viene usato il congiuntivo, il costrutto è quasi inesistente…mah! Certo, non è obbligatorio per un chitarrista rock essere anche uno scrittore decente, ma chi lo ha assistito (JT Lammers) avrebbe potuto darsi un po’ più da fare (sempre che non c’entri la traduzione in italiano).

Detto questo è pur sempre la biografia di TONY IOMMI, dunque interessante e a tratti divertente. I suoi pensieri, il suo metodo compositivo, le bravate fatte insieme alla band e agli amici sono piacevoli da leggere. In diversi occasioni parla anche dei LED ZEPPELIN, BONHAM in particolare, e per un fan come me è sempre sfiziosa questa cosa. Colpisce poi l’umiltà di Iommi, pur rimanendo deciso sulle sue convinzioni e sulla sua splendida idea di band, lascia trasparire il rispetto per i musicisti e per i gruppi di valore.

Si poteva far di più, ma per un fan del (l’Hard) Rock è quasi indispensabile averla.

Uno degli effetti collaterali: son giorni che ascolto TECHNICAL ECSTASY con inaspettato gusto.

Jimmy Page donates a signed guitar to “Care 4 Kids”

22 Ago

Tailandia 2012:

 

IPSE DIXIT: MICHELE SERRA da “il venerdì” n.1273 del 10/08/2012

21 Ago

Pagina 12, rispondendo ad una lettera a proposito del possibile ritorno di “Burlesqueoni” (come lo chiama Luca Bottura):

Con tutti i suoi difetti, il governo Monti ha dimostrato agli italiani non di sinistra che una classe dirigente decente, e certamente non di sinistra, esiste. Può anche darsi che, come lei teme, Berlusconi riesca ancora a fare qualche danno, e a mettersi di traverso. Ma a Palazzo Chigi (e tantomeno al Quirinale) io sono sicuro che non lo vedremo più. E lo spavento passato è stato così grande che mi accontento, per adesso, di sapere questo.”

 

DAGO n.79“Gli Sciacalli Del Mare” (Aureacomix luglio 2012) – TTT / DAGO n.80“E’ L’Ora Di Affilare Le Spade”” (Aureacomix agosto 2012) – TTTTT

21 Ago

 DAGO n.79“Gli Sciacalli Del Mare” (Aureacomix luglio 2012) 

 

DAGO n.80“E’ L’Ora Di Affilare Le Spade”” (Aureacomix agosto 2012)

 Ultimi due volumi della seria cartonata Aureacomix, di Dago, lo schiavo di Venezia. Entrambi gli episodi di ROBIN WOOD e CARLOS GOMEZ. Il primo è discreto mentre il secondo, il numero 80 dell’intera serie (alias n.28 anno III della Aureacomix che 3 anni fa rilevò l’ Euracomix) è proprio bello. Da non perdere.

LED ZEPPELIN NEWS

20 Ago

Non posso dire granché ma non posso nemmeno tacervi tutto. Entro la fine dell’anno in corso sarà pubblicata una novità riguardante i LZ. Nulla di troppo entusiasmante:

Per il prossimo anno invece le cose potrebbero farsi più interessanti ….speriamo ci vada “di lusso”:

…naturalmente sempre che Page non cambi idea all’ultimo minuto (cosa possibilissima, l’anno passato era data per certa la uscita ufficiale di un filmato del tour di “Apripista” e invece…nada).