Melancholia diei natalis solis invicti (Ebenezer blues)

20 Dic

Già, la malinconia del giorno del sole invitto, il solstizio d’inverno blues insomma; molte faccende si intrecciano, la fine dell’anno vecchio, l’inizio del nuovo che arriva col solstizio e con le giornate che si allungano, il rito vecchio di millenni che invita a scambiare regali con le persone care come buon auspicio per la nuova stagione; periodo fagocitato dalla cristianità e dalla coca cola e trasformato in un qualcosa di meno universale. Ma lo spirito del natale se non altro resiste in buone fette della popolazione, e pazienza se invece di festeggiare la “nascita” del “nuovo” sole invincibile i più festeggiano la nascita di un bambinello ebreo dalla pelle scura, data di nascita peraltro farlocca, sappiamo infatti che la data del 25 dicembre è una convenzione priva di qualunque attendibilità storica come riassumono in modo semplice

https://thevision.com/

“La data del 25 dicembre per il Natale cristiano, è una convenzione legata esclusivamente a un significato simbolico e non coincide con la vera data di nascita di Gesù. Secondo la dottrina cristiana egli rappresenta la “vera luce” del mondo, in contrapposizione alla precedente festività pagana della Natalis solis invicti che cadeva esattamente nello stesso giorno. Proprio in virtù della forte valenza simbolica legata anche alla prossimità del solstizio d’inverno, il 25 dicembre è stata scelta come data per festeggiare la nascita di diverse altre divinità, come Zarathustra, Buddha, Mithra (a cui era dedicato in età imperiale proprio la celebrazione del sol invictus) e Krishna. La vera data di nascita di Gesù non è quindi il 25 dicembre dell’anno zero. Per diversi studiosi è probabile che tale data sia da collocare tra il 7 e il 4 a.C.: nei Vangeli, infatti, non viene indicato un giorno preciso, e fino al Sesto secolo nessuno sapeva con esattezza quando Gesù fosse venuto al mondo. Solo in quegli anni il monaco cristiano scita Dionigi il Piccolo stabilì, in seguito un calcolo basato sul raffronto tra i testi sacri e i documenti storici di cui si disponeva all’epoca, che Gesù fosse nato 753 anni dopo la fondazione di Roma.”

e Marco Travaglio

 “Nei primi due secoli, in Oriente c’era chi celebrava il Natale il 20 maggio, chi il 20 aprile, chi il 17 novembre; e in Occidente chi il 28 marzo, chi il 25 dicembre. Nel IV secolo la Chiesa scelse la data attuale per cristianizzare una festa pagana dell’Impero romano: il Sol Invictus, in onore della dea Mitra vincitrice delle tenebre, coincidente con quello che si pensava essere il solstizio d’inverno (poi anticipato dagli scienziati al 21 dicembre). Ma in Oriente si optò per il 6 gennaio, in uno con l’Epifania. Del resto, se Gesù avesse voluto farci conoscere il giorno del suo compleanno, l’avremmo trovato nei vangeli. Che invece non fanno cenno alla sua data di nascita. Non solo al giorno, ma neppure all’anno. Tant’è che oggi, paradossalmente, gli storici lo collocano tra il 7 e il 4 avanti Cristo”.

Qui alla Domus Saurea festeggiamo dunque il sol invictus, tra pacchetti sotto l’albero e le lucine ad intermittenza della scenery vittoriana che modestamente allestisco in vece del presepe. Non può mancare poi  la visione del film di animazione del Canto Di Natale della Disney, un horror natalizio piuttosto spaventoso ma dal finale lieto. 

Ebenezer Scrooge

Dicembre mi ha portato una sorpresa quasi inaspettata, sembra proprio che con l’inizio dell’anno inizierò una nuova avventura e questo mi rende meno inquieto (seppur comunque frizzante). Per una volta tanto i pianeti sembrano essersi allineati. Essendo un uomo di blues che non dà mai nulla di scontato resto sul chi va là e dunque con i piedi ben piantati per terra, vedremo se davvero tutto prenderà forma. 

GREENWOOD, provincia di Reggio Emilia

D’accordo, sarà stato perché sono immerso nella lettura del libro Delta Blues di Ted Gioia, ma sognare che Greenwood sia una parte della fetta d’Emilia in cui vivo ha del patologico. Nel mio animo sono solito confondere ad occhi aperti la mia regione e il delta del Mississippi, ma farlo anche a occhi chiusi – durante il sonno –  significa aver innestato nel tessuto del mio DNA granelli di terra apparentemente aliena.

Greenwood in realtà è una cittadina sita nella parte est del Delta del Mississippi, e come sappiamo per Delta del Mississippi non si intente il delta vero e proprio del fiume, quello che sfocia in mare dalle parti di New Orléans (e vi prego di pronunciare Orléans alla francese), ma quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Ebbene nonostante tutto questo, il sogno era vivissimo, capitavo in una zona di campagna dell’Emilia dove il cartello stradale riportava la località Greenwood. Lo scenario era meraviglioso, campagne a perdita d’occhio con colori così vivaci che rapivano ogni sentimento dell’animo; poi nel sogno entravo in scena io, parcheggiavo la macchina in una carreggiata erbosa e mi mettevo a scattare foto a quei paesaggi di bellezza assoluta. Un groviglio amoroso, un umido, romantico e carnale rapporto, il Delta adagiato tra le cosce dell’Emilia. Una sensazione fantastica. Sono proprio un uomo di blues.

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HERE COMES THE FLOOD

Come nel novembre del 1966, l’anno della grande alluvione di Nonantola (mio paese natale), un paio di settimane fa l’argine del fiume Panaro ha ceduto e i territori a est di esso sono stati allagati, l’acqua è arrivata alle frazioni di Castelfranco Emilia e nella mia Nonantola. Il centro storico e buona parte della sezione est del paese si sono salvati grazie all’ “alta”, ovvero l’inizio di terreni leggermente più alti rispetto alla parte ovest del paese.

When The Levee Breaks – Fiume Panaro 6/12/2020

Pur essendo ancora un residente sono da anni domiciliato a Reggio Emilia, ma ho vissuto la cosa con pathos, trepidazione e disperazione. Amici e conoscenti continuavano a postare foto che mi spingevano nella tribolazione d’animo più assoluta nel pensarli alle prese con un tale disastro.

Nonantola Alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola alluvionata – dicembre 2020

Nonantola ha una buona amministrazione, i soccorsi subito presenti, un intreccio tra protezione civile, vigili del fuoco e volontariato che ha alleviato la grande paura, aiutato le famiglie a mettersi in salvo e quindi ad affrontare una situazione drammatica. Sono passato in paese dopo sei giorni, ho fatto un salto a casa di amici, la situazione faceva venire le lacrime agli occhi. Fuori dalle case e negli spiazzi dei quartieri montagne di mobili, elettrodomestici, pezzi di vita rovinati dall’acqua in attesa di essere prelevati e mandati al macero, in ogni casa porte e garage aperti con i residenti in stivali di gomma a cercare di vincere la battaglia col fango, automobili parcheggiate dappertutto, mezzi della protezione civile che andavano e venivano, squadre di volontari che aiutavano a ripulire, i bar che offrivano loro colazioni gratuite. Un’umanità ferita ma subito pronta a rimboccarsi le maniche, un senso di comunità encomiabile. Sono ripassato dopo altri quattro giorni per una secondo visita e la situazione era pressoché tornata alla normalità. Certo negli occhi della gente rimaneva la stanchezza e un residuo di angoscia e di disperazione, ma anche il luccichio dato dalla tempra di questa popolazione; nelle case, nei bar, nelle fabbriche, nelle edicole la riga che indicava il livello dell’acqua decora i muri, una sorta di medaglia per aver vinto anche questa battaglia, come se il covid e la relativa crisi economica e spirituale non fossero già abbastanza. 

In caso qualcuno volesse dare un piccolo contributo:

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E comunque, “viva l’Italia, l’Italia che resiste!”

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FILM

SOUND OF METALdi Darius Marder (Belgio Usa 2019) – TTT½

Un batterista di garage rock durissimo inizia ad avere gravi problemi d’udito. Film dall’architetture appena accennata, girato e scritto in maniera alternativa. Un viaggio nella solitudine di un giovane uomo.

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L’INCREDIBILE STORIA DE L’ISOLA DELLE ROSEdi Sydney Sibilia (Italia 2020) – TTTT

Un eccentrico e giovane ingegnere bolognese per sentirsi libero decide di costruire uno stato tutto suo. Storia vera che ha davvero dell’incredibile.

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UNCLE FRANKdi Alan Ball (USA 2020) – TTT½

Anni settanta, una giovane donna della Carolina del Sud grazie allo zio intellettuale si iscrive ad una università di New York. Insieme dovranno tornare a casa causa lutto in famiglia. Lo zio è omosessuale e la famiglia è assai conservatrice.

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CAPITAN KOBLIC – di Sebastián Borensztein (Argentina/Spagna 2016) – TTTTT

Argentina 1977, nel pieno della dittatura militare un capitano della marina decide di averne abbastanza dei metodi criminali del regime. Diserta e va a nascondersi in una piccolissimo e sperduto villaggio aiutato da un amico. Film che mi è piaciuto moltissimo, grazie anche al grande, grandissimo Ricardo Darìn.

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SUL PIATTO DELLA DOMUS

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OUTRO

E allora eccoci di nuovo qui, care donne e cari uomini di blues che anche quest’anno prendete posto intorno all’albero blu di questo blog miserello, in questa domenica di vigilia del solstizio d’inverno 2020 siete qui giunti attraversando i campi innevati del nostro animo, con la neve che attutisce i suoni della natura e lo scalpiccio dei passi procedendo come si cammina nei sogni, senza far rumore.

Tutti qui, uno di fianco all’altra, nei nostri maglioni natalizi, con le nostre sciarpe colorate, una tazza di caffè caldo tra le mani, qualche biscotto appena sfornato e un Southern Comfort e un rum Legendario già versati nei bicchieri. Tutti insieme per un brindisi che rinforzi i legami che in questi anni abbiamo intrecciato, un brindisi che renda più tiepide le solite domande su cui ci arrovelliamo da sempre:  da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Tanti auguri dunque blue boys e blue girls, che il sole invitto sia di nuovo il faro che ci guida attraverso i sentieri pieni di pietre che come al solito dovremo attraversare, che batta sul nostro viso, che le stelle riempiano i nostri sogni e che il padre dei quattro venti (il Dark Lord insomma) riempia le nostre vele.

Take good care of yourself baby and Rock on.

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The Dark Lord (The Firm 1985-03-10 Denver)

SERIE TV “Romulus”, “Messiah”

5 Dic

ROMVLVS – (Italia – Sky 2020) – TTTTT

10 episodi per narrare la leggenda della fondazione di Roma. VIII secolo a.C, Lazio antico, trenta tribù della lega latina cercano di convivere in un mondo difficile, brutale e primitivo. La serie è prodotta da Sky, Cattleya e Groenlandia, è scritta e diretta dal regista Matteo Rovere ed è girata in  proto latino, la lingua parlata dai fondatori della città e ricostruita grazie a linguisti e glottologi. Non si hanno ovviamente testimonianze della lingua in oggetto, ma immagino che il risultato ottenuto nella creazione di tale idioma da usare nella serie Tv sia quantomeno plausibile. E’ dunque altamente consigliato guardare la serie con l’audio originale e i sottotitoli in italiano.

Le prime quattro puntate fungono in pratica da introduzione, è con la quinta e la sesta infatti che la storia inizia a delinearsi, e le ultime quattro poi consacrano la serie in modo definitivo.

Il personaggio Wiros, interpretato da Francesco Di Napoli, mi sembra il più stupefacente, ma ce ne sono parecchi altri (in primis Lupa/Silvia Calderoni) davvero notevoli. E’ una serie da non perdere. I presupposti per una seconda stagione ci sono tutti, vediamo se Matteo Rovere troverà la giusta sintonia per concretizzarla.

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MESSIAH – (USA – Netflix 2020) – TTT½

Un uomo che apparentemente compie miracoli appare in modo misterioso, prima in medio oriente e quindi negli Stati Uniti, il suo nome è Al-Massih. Spetta alla CIA capire di chi si tratta.

Questa in breve la trama. Dieci episodi. Niente male.

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Vento freddo, vento del mattino …

2 Dic

Scavallo la fine di novembre e l’inizio di dicembre con l’allegra mestizia che mi contraddistingue in questo periodo. Più o meno confinato alla Domus Saurea visto che l’Emilia Romagna è Zona Arancione, contemplo il paesaggio in cui sono immerso.

Le prime mattine di gelo in cui si ripropone l’effetto tundra, 

Tundra mood alla Domus – foto TT

le giornate di nebbia così tipiche di queste terre e in generale l’arrivo della stagione fredda.

Foggy day alla Domus Saurea – foto TT

Palmiro ha iniziato a fare meno lo spanizzo (come diciamo in questa fetta d’Emilia), la sera rincasa per tempo e resta fuori a intervalli che difficilmente superano l’ora,

Palmiro – Domus Saurea Novembre 2020 – foto TT

il richiamo della foresta viene sostituito dal richiamo del termosifone.

Palmiro – Domus Saurea Novembre 2020 – foto TT

Non è il solo naturalmente, anche altre 4 delle nostre 5 gatte tendono a rifugiarsi in casa più spesso.

Nonostante il freddo, ogni giorno all’imbrunire, io e la Pollastrella ci concediamo una salutare camminata a passo sostenuto, più o meno quattro chilometri spesi perlopiù tra le vie basse che costeggiano le campagne.

Fossi – Borgo Massenzio novembre 2020 – foto Tim Tirelli

Ogni tanto, quando torniamo, la Domus Saurea sembra sfumare tra la nebbia, l’effetto è notevole, la vecchia Domus – casetta in realtà derelitta e molto blues – acquista quasi lo status del nome che le diedi tanti anni fa.

Misty night at Domus Saurea – foto TT

Causa rinnovo patente per una paio di sere mi ritrovo a passeggiare per il centro di Baniolus, un paese qui vicino, in una atmosfera a tratti irreale: le 18:30 di sera, nessuno in giro, il piccolo paese che scivola verso la bassa (e dunque a Nord, verso il Po) con le prime luminarie che rimando sfumature quasi spettrali, negozi vuoti, l’umanità colpita da un nemico invisibile, le certezze di ognuno che traballano.

Baniolus – nov 2020 foto TT

Mi trattengo un poco in quella bolla, mi par di galleggiare in un mondo sconosciuto, di trovare risposte a domande che non mi sono mai posto; ma poi rabbrividisco, rientro in macchina e mi riscaldo con la voce di Coverdale.

Baniolus – nov 2020 foto TT

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L’ultimo giorno di novembre sarebbe stato il 91esimo compleanno del vecchio Brian, lo penso e ancora dopo più di quattro anni mi commuovo. Stare al mondo senza genitori è dura, non importa l’età che si ha. Ma i venti del nord stanno soffiando, hanno messo neve per stanotte, e la cosa mi rende felice, si sa … sono un uomo di blues che ama da matti la neve e se davvero dovesse cadere forse riuscirò a trovare un po’ di pace.

Mattino, ore 7, mi sveglio, tiro su la tapparella e con un brivido scopro l’incanto che aspettavo, la neve è arrivata davvero così, complice anche la vittoria di ieri sera della mia squadra in Champions League, questa fredda mattina sarà mitigata dal tepore che ho nell’animo.

Neve alla Domus – 2 dicembre 2020 – foto TT

Neve alla Domus – 2 dicembre 2020 – foto TT

FRIENDS

Continuo a sorprendermi dell’affetto che mostrano nei miei confronti alcuni amici. L’altro giorno arriva il corriere e mi lascia un pacchetto che non aspettavo, è un “pensiero” (come lo chiama lui) di Amduscia: il bootleg Heavy Blues in Paris – concerto in qualità pre-fm dei LZ tenuto all’Olympia il 10 ottobre del 1969, in confezione fighissima con tanto di copertina stampata su carta soft-touch, una meraviglia. Risentirlo mi elettrizza.

Led Zeppelin Heavy Blues Paris 10 ottobre 1969 – foto TT

Led Zeppelin Heavy Blues Paris 10 ottobre 1969 – foto TT

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MESS OF BLUES

Ancora intrappolato in una situazione professionale spiacevole con la mente prigioniera di un blues molto profondo, cerco di non farmi sopraffare dalle preoccupazioni e di trovare la giusta via orientandomi con le stelle. Meno male che ci sono in cappelletti fatti in casa di Saura a darmi  requie.

I cappelletti di Saura – foto TT

I gotta get myself together
Before I lose my mind
I’m gonna catch the next train goin’
And leave my blues behind

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FASTIDI

Dietro ogni angolo si nasconde un fastidio che non potendolo risolvere personalmente cerco di evitare:

_TG2 blues: la speaker del TG2 che ostenta grossi crocifissi e che dunque si fa beffe del fatto che il servizio pubblico dovrebbe essere laico e imparziale mi fa davvero girare i cosiddetti. Quella sua espressione di sfida, quella sua sicumera insopportabile è un qualcosa che non si può guardare. Le rare volte che – per sbaglio -capito su quel canale spengo la TV è più forte di me. Il peggior telegiornale della peggiore rete pubblica nazionale in mano a personaggi del genere, ah! Anche qui in Italia avremmo dovuto avere la rivoluzione francese.

_Omissione dell’articolo determinativo blues: discuto di questa cosa con il responsabile di una pagina facebook che seguo visto che nei suoi scritti incappa in questa omissione. Lo so, sono un rompiscatole, ma è più forte di me.

Non ho mai sopportato chi scrive o dice “settimana prossima” invece di “la settimana prossima”; è una moda degli ultimi tempi che penso derivi dallo scimmiottamento dell’inglese, lingua barbara e gutturale che dovremmo combattere e non lasciare che inghiotta la nostra meravigliosa lingua romanza. Lo ripeto sempre, non sono un purista, le lingue si evolvono, ma qui si tratta perlomeno di bellezza fonetica, che va preservata ad ogni costo.

http://Omissione dell’articolo determinativo nella locuzione temporale settimana prossima/scorsa

_Covid: Questa maledetta pandemia prima o poi dovrà essere debellata, ma fino a che questo non accadrà non possiamo far altro che comportarci da cittadini responsabili, e invece no: una fetta della popolazione sembra proprio non digerire i comportamenti richiesti. Questa la dice lunga sul livello di evoluzione raggiunto. Rimango basito dalle continue lamentele di certi “fenomeni” (©Andrea Scanzi), dalle idiozie scritte o dette da certi giornalisti, leader politici e commentatori TV. Perdiamo centinaia di persone ogni giorno ma invece di stringerci a corte, di fare fronte comune, ci imbufaliamo se ci viene chiesto di rispettare logiche limitazioni. Come dice Silver, dobbiamo davvero andare “a farci dare dove si nasano i meloni”.

Le vignette di Silver

MARADONA

La scomparsa di Diego Maradona è stata trattata moltissimo in tutto il globo, non aggiungerò nulla sebbene da appassionato di calcio non possa fare altro che inchinarmi un’ultima volta. Oltre ad essere stato l’essere umano più dotato dal punto di vista calcistico, tra tutte le sue contraddizioni e sbandamenti, poi ho sempre ammirato la sua naturale propensione a stare dalla parte dei meno fortunati e la sua capacità di farsi amico a certi personaggi a me cari. 

Capisco che per chi non segue il calcio Diego possa essere riconosciuto solo per i suoi aspetti meno nobili, ma è bene non dimenticare una cosa fondamentale, come riportata da uno degli Illuminati del Blues, Sir Lyson, durante un mini video sinodo: “Maradona ha cambiato la vita alle persone”.

CLASSIFICHE

Rimiravo l’altro giorno la classifica del 24/11/1971 degli album più venduti in UK, e non ho potuto fare altro che sospirare.

UK chart 24 nov 1971

SUL PIATTO DELLA DOMUS

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Ivano Fossati le città di frontiera foto Tim T

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LA GRANDE BELLEZZA

Per sopravvivere meglio in questi tempi per niente facili, prima di dormire tratteggio delle Gibson Hummingbird nella mia maruga in modo che le ombre e i demoni abbandonino i miei pensieri e possa finalmente trovare lo spartito giusto per fare bei sogni. Che quelle forme sinuose, quei ricami deliziosi, quelle sonorità calde possano guidarmi attraverso le lande desolate del presente.

Gibson Hummingbird

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SERIE TV “Barbari”, “La Regina Degli Scacchi”, “Suburra”

18 Nov

BARBARI (Barbaren) – (Germania – Netflix 2020) – TTT¾

2011 anni fa, i Romani alle prese con le tribù germaniche e dunque con la battaglia di Teutoburgo del 9 d.C. La serie vibra intorno alla figura storica di Arminius, principe e condottiero dei Germani Cherusci, ex prefetto di una corte cherusca dell’esercito romano. 6 episodi pieni di azione per descrivere fatti storici, qui riprodotti con parecchie libertà. Nella serie i barbari parlano in italiano, i Romani in latino. Il punto di vista messo in scena è quello dei Germani, io però simpatizzavo per i Romani. Se non si pretende una accurata riproposizione storica, la serie è godibile.

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LA REGINA DEGLI SCACCHI (The Queen’s Gambit) – (USA – Netflix 2020) – TTTT+

Sette episodi per raccontare la vita di una orfana, una bambina prodigio destinata a diventare una campionessa degli scacchi. Il titolo originale fa riferimento ad una apertura scacchistica chiamata il gambetto di donna. La serie – ambientata negli anni 50 e 60 –  è tratta dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. La protagonista dovrà districarsi tra orfanatrofi, famiglia affidataria inadeguata e dipendenza da alcol e psicofarmaci. Una meraviglia.

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SUBURRA – (ITALIA – Netflix 2017 – 2020) – TTTT+

C’è voluta l’uscita della terza serie per farmi scoprire definitivamente Suburra, la serie italiana tratta dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. Forse è stata una fortuna, potersi guardare i 24 episodi uno dopo l’altro nel giro di due settimane è stato infatti uno spasso.

Dopo Gomorra pensavo che non mi sarei più appassionato più di tanto ad una serie italiana drammatica a tema gangster, e invece …

Lo sceneggiato è davvero splendido e va dunque visto. Consiglio l’ausilio dei sottotitoli, indispensabili per non perdersi le batture in romanesco; tra l’altro ho trovato molto interessante sentire parlare i personaggi di etnia Sinti nella loro lingua romani.

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Whitesnake “Love Songs” (Rhino 2020) – TTT¾

17 Nov

Ho riflettuto un po’ prima di decidere se recensire questa raccolta perché temevo che personaggi basilari di questo blog non me l’avrebbero perdonata: Bodhran, il Michigan Boy e Ittod (una delle tre personalità che abitano il mio essere) in particolare.

I motivi? Beh in primis perché questa è una di quelle operazioni così mainstream che più mainstream non si può, poi perché gli Whitesnake – in particolar modo quelli di un certo periodo – sono ascrivibili al gruppo dei centurioni, come usiamo dire qui sul blog, e non per ultimo perché si tratta di un remix. Già, la nuova moda di rimissare le vecchie cose. In questo caso non è nemmeno traumatico, le love songs in oggetto non sono certo capisaldi della musica rock, ma in senso più ampio uno non può fare a meno di chiedersi che senso abbia questa ossessione di cambiare le vecchie registrazioni per renderle più appetibili al trend odierno e più user friendly agli utenti di Spotify. Allora, come ebbe a dire una volta il nostro Pike Boy, usiamo photoshop per correggere le imperfezioni Gioconda e bona lè!

Per tornare a noi, il fatto è che io ho sempre amato gli Whitesnake e David Coverdale. Un amico nel 1980 mi passò il doppio “Live … In The Heart Of The City” e fui subito irretito da quell’hard rock di derivazione blues in cui mi sarei sempre riconosciuto. E’ vero, è un rock spesso pieno di grossonalità, di luoghi comuni, di testi imbarazzanti (così tanto da risultare a volte persino cult) ma in tutto questo splende una forma di british hard rock notevole. La voce di Coverdale poi mi è sempre piaciuta da matti, e anche qui i riferimenti sono evidenti, Paul Rodgers per i primi anni e Robert Plant per le cose a venire, ma quando il vero Coverdale emerge per me è un godimento.

David Coverdale

Nei primi anni ottanta ho seguito la band con molta passione, Bernie Marsden alla chitarra mi piaceva un sacco, Jon Lord era magnifico e Mel Galley mi entusiasmava, Slide It In (UK version) è ancora oggi un album di hard rock stellare per il sottoscritto e se aggiungiamo Cozy Powell alla batteria poi … mamma, che brividi. 1987 e Slip Of The Tongue furono album spettacolari benché con la virata verso l’hair metal inconsciamente iniziai a perdere interesse per la band. Tuttavia sino al 2000 (album da solista di DC Into The Light incluso) seguii fedelmente gli Whitesnake, poi il buio; i quattro dischi da studio successivi mi consegnarono una band in cui non mi riconoscevo più.

Nuovi live, nuove deluxe edition di album passati, greatest hits … chissà perché non ne ho mai parlato qui sul blog mentre ora affronto queste Love Songs di getto. Misteri della psiche. Questo è il secondo capitolo di una trilogia di compilation: la prima è già stata pubblicata (The Rock Album), la terza (The Blues Album) lo sarà nel 2021. Contiene pezzi presi dal periodo 1987 – 2011, rimixati, rimasterizzati e in qualche caso riaggiustati tramite abbellimenti vari, tre di questi sono inediti tratti dall’album di DC Into The Light.

Love Will Set You Free (da Forevermore 2011) non è granchè e a me non dice nulla, The Deeper the Love (da Sleep Of The Tongues 1989) è il bel brano di heavy rock melodico tratto dal periodo di grande successo. Il nuovo mix rende tutto più attuale (ma non è detto che sia per forza un bene). All I Want, All I Need (da Good To Be Bad  2008) non mi dispiace e devo ammettere che oggi riesco ad apprezzarla, mentre all’epoca feci fatica. Certo, è rock radiofonico di stampo americano, a tratti melenso e banalotto, ma …

Ho sempre creduto che Too Many Tears (da Restless Heart 1997) fosse un gioiellino che avrebbe meritato maggiori fortune. Ballata malinconica venata di blues e con una bella melodia, qui riproposta in una nuova veste.

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Can’t Go On (da Restless Heart 1997) proviene dallo stesso album, forse è più scontata della precedente, ma riesce a convincere comunque. Is This Love (da 1987) è il grande successo che tutti conosciamo.

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Il primo inedito è With All of My Heart (outtake di Into The Light 2000) è un lento di tutto rispetto, una sorta di doo woop alla I’m Gonna Crawl  dei Led Zeppelin.

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Anche Summer Rain (da Good To Be Bad  2008) mi ha sorpreso, nel senso che oggi mi piace assai più che in passato. Magari il segreto è proprio il remix che tanto disdegno …
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Your Precious Love (da Restless Heart 1997) risulta piacevole oggi come allora; Now You’re Gone (da Sleep Of The Tongues 1989) è l’altro pezzone del 1989. L’enfasi dei metal years con Steva Vai alla chitarra risolta con sapienza. Nell’intro di Don’t You Cry (da Into The Light 2000) io ci sento i Mott The Hoople, e nello sviluppo i Procol Harum, ma forse sono suggestioni solo mie. Midnight Blue (da Into The Light 2000) ripropone i temi cari a Coverdale, e lo fa in maniera efficace. Easier Said Than Done (da Forevermore 2011) ripercorre formule già usate ed è troppo ridondante per essere apprezzata.

Chiudono l’album Yours For The Asking e Let’s Talk It Over, inediti provenienti dalle session di Into The Light. La prima è un pop rock  gustoso influenzato da venti che arrivano dall’India (o forse dal Nord Africa). Uno dei momenti più belli dell’album.

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La seconda è un 3/4 vagamente lennoniano, fruibile e convincente.

Insomma, questa compilation mi ha colpito, mi aspettavo di reagire diversamente, ed invece eccomi qui incoverdalito quasi come ai bei tempi. Disco da serate estive ma con un po’ d’azzardo lo si può provare anche in queste brumose giornate autunnali, questo bel rock pastoso, arioso e senza troppi impicci mentali potrebbe aiutare a lenire il gloomy feeling che noi uomini e donne di blues patiamo in questi mesi.

 

 

I lettori del blog attenti ai dettagli e gli ekranoplani di Roberto Bartini

16 Nov

Giacobazzi, attento lettore e colonna portante della piccola comunità nata intorno al blog, in un commento alla recensione del nuovo album degli AC/DC chiede:

“Che differenza c’è tra TTT¼ e TTT+?”

Evidentemente deve aver notato che nelle mie bislacche recensioni il voto che do a volte è un TTT+, altre un TTT¼.

Io sorrido compiaciuto, avere lettori così è una meraviglia. Ammetto di essermi chiesto se qualcuno si sarebbe posto il quesito, se qualcuno si fosse dimostrato vigile sui dettagli come di solito lo sono io. Per questo Jacob è entrato di diritto nella Hall Of Fame dei lettori del blog. E a proposito, non vi sono differenze, il voto – in entrambi i casi – è uguale a 6,25. Invito tutti a bere il Souther Comfort di oggi alla salute del nostro Jacob: for those about details, we salute you!

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Sulla versione online di La Repubblica del 14 novembre è’ apparso un bell’articolo su Roberto Bartini, italiano d’Istria dalla vita incredibilmente avventurosa e genio assoluto. Scienziato e ingegnere di livello altissimo, collaborò con l’Unione Sovietica alla realizzazioni di aeroplani sensazionali. Convinto comunista pagò con la Siberia la sua schiettezza, ma non arretrò di un millimetro dalle sue convinzioni politiche malgrado le grandi sofferenze inferte da un regime che non riusciva a gestire e sopportare le critiche.

Invito coloro potenzialmente interessati a questo tipo di storie di prendersi dieci minuti e approfondire la conoscenza di questa immenso personaggio del secolo scorso.

https://rep.repubblica.it/ws/detail/generale/2020/11/14/news/il_genio_dei_mostri_volanti-273859299/?ref=RHTP-BH-I274053163-P11-S2-T1

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Oros_di_Bartini

ekranoplano di Bartini

il mostro del caspio

ekranoplano

Roberto Bartini da giovane

Avoir le blues en automne

15 Nov

Il blues di questo periodo svolazza intorno ai rimpianti: al mattino mi sveglio con l’impellente desiderio di scrivere, e naturalmente lo faccio, ma poi mi maledico per non aver cercato con maggiore determinazione una strada che mi permettesse di sopravvivere con l’unica cosa che mi viene naturale, l’unica dote attitudinale di cui può darsi io sia in possesso. Ho dedicato troppo tempo al rock, alla musica, senza ricavarne un bel nulla (e forse è giusto così), compromettendo il mio futuro professionale e quindi tutta la mia vita. Sono pensieri che inducono alla melancolia, financo ad una dolorabilità psichica o, per dirla alla Rocco Schiavone, “ad un gran rompimento di coglioni”. Cerco di non annoiare nessuno, ma qualcosa mi scappa con la pollastrella (che è talmente oberata da questi miei blues che prima o poi finirà col gettarmi fuori di casa), con Wlady ( amico musicista) e con Jaypee (figura insostituibile che mi fa da confidente ormai da 26 anni).

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AC/DC “Power Up” (Sony 2020) – TTT¼

13 Nov

Tornano gli AC/DC (addirittura in una delle formazioni storiche … naturalmente Steve Young è al posto di Malcom), un nuovo album per ridar vigore al rock di pancia di cui tutti – perlomeno in certi momenti – abbiamo bisogno. 12 nuovi pezzi tutti a nome Angus e Malcom Young, dunque generati da idee musicali di anni fa. Cosa aspettarci già lo sappiamo, un rock da strappa mutande che vada dritto all’urgenza primitiva che alberga dentro di noi, quella che ci induce alla trance innescata da un ritmo primario sempre uguale e da chitarre (meravigliosamente) concrete. Rock in senso stretto che non considera minimamente varianti articolate insomma. L’unico problema è rimanere credibili: dopo 16 album basati su un rock che volutamente tende a ripetere la stessa formula, riempire il diciassettesimo di brani che non siano l’esatta copia carbone dei precedenti è un’impresa.

Realize infatti non è un apertura particolare, non c’è una sfumatura diversa che sia una rispetto ai brani standard del passato. Rejection è più o meno sulla stessa linea, nessun accenno a linee melodiche che possano anche solo distrarre un momento. Stessi cantati, stessi riff d’accordi, stessa ritmica, stessi interventi della solista. Shot in the Dark è il singolo dell’album, titolo piuttosto banale ma il brano sembra funzionare. Qualche battito d’ali in più pare esserci.

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Through the Mists of Time ha un buon titolo e un andamento più fresco. Buona la melodia e buono lo sviluppo. Finalmente un brivido. Kick You When You’re Down è divertente, fraseggi blues, spontaneità e – in alcuni punti – ritmo tribale. Con Witch’s Spell si torna decisamente verso  formule trite.

Demon Fire è un tempo veloce alla AC/DC, il giro di chitarra è intrigante, così come gli stacchi. Siamo sempre nel solito campo ma perlomeno vi sono soluzioni movimentate. Il basso pulsante di Wild Reputation trascina ma il brano non è granché. In No Man’s Land il lavoro delle chitarre ha il suo perché ed è un peccato non sia valorizzato da un cantato più variegato. I riff sincopati in Systems Down sono un bene, ma anche qui le melodie del cantato sono le solite. Al minuto 1:30 di Money Shot c’è un bel riff di chitarra, l’inizio di Code Red richiama Back In Black ma poi diventa un bel pezzo rock, gran riff di chitarre.

Immagino ci siano fan degli AC/DC che non vogliano null’altro che questo, personalmente ritengo che un briciolo di vivacità compositiva in più sarebbe necessaria, non certo per snaturare il caratteristico sound del gruppo ma per rendere il prodotto finito di livello musicalmente più elevato.

Brian Johnson fa la sua porca figura, è un cantante dallo stile esclusivo che a me è sempre piaciuto un sacco; Angus Young si conferma esemplare chitarrista rock, se solo cercasse di arricchire con qualche sfumatura diversa gli assoli potrebbe prolungare il suo status all’infinito. Gli altri tre – Steve Young, Cliff Williams e Phil Rudd fanno ciò che devono fare, e lo fanno in maniera efficace ed efficiente.

Disco dunque certamente sufficiente, ma sarebbe bastato poco per renderlo più incisivo, in un periodo in cui di una rinascita del rock ci sarebbe un gran bisogno.

Blue Öyster Cult “The Symbol Remains” (Frontiers Records 2020) – TTT+

7 Nov

Da un decennio l’Italia è  diventata punto di riferimento per l’hard & heavy internazionale, la Frontiers Records di Napoli ha infatti sotto contratto decine e decine di artisti di nome, molti dei quali vecchie glorie vogliose di un ultimo guizzo da campioni. Uno dei recenti acquisti della scuderia di Serafino Perugino sono i nostri amati Blue Öyster Cult, uno dei gruppi americani di hard rock più eccentrici e interessanti di sempre.

Del nucleo storico solo Eric Bloom e Buck Darma sono rimasti, ma dopotutto cantante e chitarrista sono pur (quasi) sempre il fulcro di ogni band e dunque anche in questa formazione la band mantiene una continuità più che onorevole.

Affronto questo tipo di uscite sempre con trepidazione inquinata dalla paura, quella di dover assistere a prove imbarazzanti di vecchi leoni spelacchiati.

That Was Me irrompe con cattiveria, Eric Bloom alla voce. Metallo pesante versione moderna, assolo di chitarra di Ritchie Castellano. Il video relativo genera perplessità … capisco sia indispensabile girarne uno ma la produzione è quella che è, i mezzi pochi, le idee quasi nulle ed è triste vedere un gruppo di rango ripreso in un video più consono ad una band di seconda / terza fascia. I tempi sono quelli che sono, certo, ma già nessuno dei tre nuovi membri della band ha il physique du role, se poi aggiungiamo video del genere il risultato non può certo essere esaltante.

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Altro video per Box In My Head, cantata da Buck Darma. Il pezzo è brioso e gradevole e benché non vi siano assoli di chitarra i brevi interventi di Darma sono proprio azzeccati. Anche qui il problema è il video, dozzinale e con soluzioni grafiche così scadenti che mi chiedo se esista il quality control nello staff della produzione.

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Richie Castellano canta Tainted Blood, brano musicalmente piuttosto consunto, accompagnato da ennesimo video. Castellano con la voce se la cava ma ha un timbro e un’enfasi che non reggo.

Nightmare Epiphany (voce Darma) in certe armonie vocali ricorda Don’t Feel The Reaper, il lavoro delle chitarre in alcuni punti è originale sebbene un po’ bislacco.

Edge of the World (voce Bloom) è scritta dal solo Castellano e  non è male, tempo medio che funziona. The Machine ” (voce Castellano) –  altro pezzo del solo Castellano, è invece più scontata, solito hard rock melodico contemporaneo.

Train True (Lennie’s Song) (voce Darma) risolleva l’animo: ritmo alto, costruzione musicale semplice ma efficace, assolo (di Buck) degno di nota.

The Return of St. Cecilia (voce Castellano) è un brano di nuovo guidato da Richie Castellano, per quanto mi riguarda niente da segnalare. Non fosse inserita in un album dei BOC sarebbe musica che non ascolterei.

Stand and Fight (voce Bloom) opta per espedienti banali, heavy rock gloom and doom ordinario, nemmeno la voce di Bloom può far qualcosa a riguardo. Florida Man (voce Darma) è un buon pezzo, meno scontato di quanto possa sembrare, e contiene un assolo come di deve del nostro Buck. The Alchemist (voce Bloom) è scritta dal solo Castellano e per quanto questo musicista/autore a me non piaccia, devo dire che questo pezzo di heavy metal tenebroso alla Blue Öyster Cult fa la sua figura; sarà la voce di Bloom (qui più convinto che in altri momenti), sarà il duetto di chitarre un po’ pretenzioso ma efficacie, sarà che mi mancano i vecchi BOC ma il tutto funziona. Il video è pieno di effetti grafici da due soldi ma mi piace pensarlo momento di eccentrica ironia (e vedere Eric Bloom incappucciato nelle veste d’alchimista mi strappa un sorriso).

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Secret Road (voce Darma) è scritto da Buck Darma, non sarà un capolavoro ma contiene espedienti compositivi quantomeno interessanti, la classe c’è e si sente. Bravo Buck. There’s a Crime (voce Bloom) è veloce e convinta; non sono sicuro che Fight (voce Darma) sia un brano con cui chiudere un disco, ma ad ogni modo è un altro di quei bei momenti alla Buck Darma, alla Blue Öyster Cult: interventi di chitarra intelligenti, scrittura riuscita, estro in full flight.

14 brani sono troppi, vista anche la qualità non esaltante di alcuni di essi, ma capisco che a 19 anni dall’ultimo album da studio il gruppo avesse voglia di inserire quanta più ultima produzione possibile.

Sbirciando nei social mi sono imbattuto su riflessioni di alcuni giornalisti musicali a proposito di The Symbol Remains. Un paio di loro (amici personali ed entrambi estimatori dei vecchi BOC) hanno giudizi sostanzialmente simili ai miei (anche se a pensarci bene sono forse meno teneri col gruppo) altri invece usano iperbole a mio avviso fuori luogo.

I gusti sono gusti, certo, ma soprattutto se si è giornalisti musicali occorre mettere tutto nella giusta prospettiva e non venire risucchiati dalla tendenza degli ultimi lustri dove il senso critico è andato a farsi benedire. In troppi sembrano assuefatti a formule trite e ritrite, a generi ingabbiati in un proposte sempre uguali, incapaci ormai di distinguere musica di livello e non. Mi soffermo spesso su questo punto, lo so, ma continuo ad essere basito, in senso più ampio poi quasi nessuno riesce più a distinguere tra capitoli importanti della propria vita (ad esempio, per me, i Bad Company) e capitoli importanti della musica (ad esempio Beatles, Mahavishnu Orchestra, Rachmaninov eccetera eccetera).

Ad ogni modo, disco più che sufficiente, alcune tracce davvero carine altre da dimenticare. I tre nuovi musicisti non dicono granché, sanno suonare, ma lo fanno in maniera neutra, e non è questo quello di cui avrebbero bisogno vecchie glorie come i Blue Öyster Cult. Detto questo, Eric e Buck nel cuore.

Antonio Manzini “7-7-2007” (Sellerio 2016) – TTTTT+

6 Nov

Pag. 119:

“… il suo sogno era aprirsi un …”

Bar sulla spiaggia eccetera eccetera” lo interruppe Schiavone “il solito sogno dell’italiano frustrato da ‘sto paese. Poi vanno lì e si accorgono che il chiringuito va male, che il Costa Rica non è quel paradiso che pensavano, che non hanno più la sanità, che il mare ogni giorno è una rottura di coglioni, e che i culi delle ragazze sudamericane si allontanano insieme ai soldi dal portafogli. Tornano a 45 anni in Italia e finiscono i giorni mettendo su una ditta per svuotare le cantine” 

Pag. 192:

“Ora ti chiedo una cosa, Rocco: esiste la giustizia in natura?”

“No. la giustizia è cosa umana.”

“E sbaglia?”

“Come tutte le cose umane”

Come scrissi anche nell’articolo precedente relativo a Manzini, le indagini del vicequestore Rocco Schiavone sono piene di  fulminanti considerazioni, molto vicine al modo di vedere e sentire di Ittod, una delle personalità di questo blog. Questo 7-7-2007 è forse il noir di Manzini che più mi è piaciuto, presente e passato si intrecciano, una nuova indagine e ampi squarci del doloroso passato di Rocco Schiavone. Libro che tiene incollati ade esso sino a notte fonda.

Nota a margine: dal punto di vista musicale da questo noir si evince che al nostro vicequestore preferito l’heavy metal non piace (Judas Priest e Motorhead), che i Pink Floyd e Bowie sono tra i suoi preferiti e che non disdegna i Led Zeppelin.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/7-7-2007/Manzini/8898

«Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto».
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato.
Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i «conti sporchi» di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce «del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio». Ma se fosse la storia di un balordo solitario, sarebbe troppo liscia. Rocco invece ha un appuntamento con il fato tragico, e non sa di averlo. E quell’appuntamento gli lascia in eredità un nemico appostato quasi dieci anni dopo, quando, finito il ricordo, si ritorna al presente e Rocco ha da chiudere definitivamente il caso.
Il ritmo dei noir di Antonio Manzini dà il senso di un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo, che gira all’unisono col travaglio esistenziale di un personaggio che resta nella mente, mentre lo sguardo di chi lo muove si posa critico e triste sulla realtà sociale dei tempi che corrono.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/