PINK FLOYD – The Early Years 1965-1967 Cambridge St/Ation (PF Records 2017) – di Paolo Barone

5 Giu

Il nostro Polbi oggi ci parla del primo volume di The Early Years dei Pink Floyds.

Adesso posso dirlo apertamente, ho fatto pace con i Pink Floyd. Si, me l’ero presa molto con Mason e David, e con Rog ancora di piu’. Mi avevano fatto girare le palle con quel megacofanetto dal costo vergognoso, ne avevamo parlato anche qui nel Blog. Mi ero incazzato come una bestia, anche perche’ la qualita’ del materiale che avevo potuto ascoltare nel piccolo doppio cd “esca” eraveramente stellare…

Ma ora i tre hanno mantenuto la promessa, e ecco che ci hanno messo a disposizione ben 6 cofanetti da tre o quattro CD/DVD/Blueray ciascuno a prezzi ragionevoli, con praticamente tutto quello che c’era da sentire nel Big One. Io, come credo la maggior parte dei fan Floydiani, sono andato subito a prendere il primo volume 1965-1967 Cambridge St/ation, sia per cercare di partire con un minimo di senso cronologico, ma anche e forse soprattutto, per la voglia di mettere le orecchie nei primi materiali di era Barrett rimasti semi inediti fino ad oggi.

L’oggetto in sé si presenta senza dubbio bene, riconciliandoci per un attimo con il mondo dei cd, in questo momento di gloria del vinile e delle cassette (qui in america stanno andando fortissimo). Nero con la banda bianca, come la grafica del box set originale, a sua volta ricalcata dalla verniciatura del furgone Bedford che la band usava quando ancora si chiamavano Tea Set, e rappresentato all’interno in una bella foto con Mason intento a caricare i pezzi della sua batteria. Nella confezione i quattro dischetti riescono a starci bene ed essere accessibili senza cadere ad ogni apertura. Ci sono poi 14 pagine di note e fotografie del periodo, alcune a colori, la maggior parte gia’ viste, ma qualcuna molto interessante e perlomeno per me inedita. In una tasca interna trova posto la riproduzione di memorabilia legata a questa fase della band e un libricino di difficile lettura, con delle note in piu’. Sono materiali belli da vedere, da tirar fuori e tenere in giro, sognando che fossero costosissimi e irragiungibili originali, fra cui la locandina del leggendario “Games for May” alla Queen Elizabeth Hall. Che tempi la seconda meta’ degli anni sessanta a Londra… In quel periodo io nascevo e si vede che le ho assorbite come il latte materno certe vibrazioni che fanno parte del mio mondo spirituale.

I dischi di questo primo volume sono 4, ma di fatto e’ come se fossero 3 considerato che il DVD e il Blueray contengono le stesse identiche cose, quindi due audio e due video. Per un fan pigro come me, e’ una manna. Si parte subito con tutte le registrazioni semi inedite fatte dai Floyd in formazione a cinque elementi con Bob Klose alla chitarra nel 1965, inizio di tutto. Sono sei brani veramente imperdibili per chi e’ interessato all’evoluzione e alla storia del Rock inglese. Non credo fossero mai esistite come Bootleg o in rete (ma potrei essere smentito) fino alla riscoperta negli archivi di Mason, e alla successiva strana e affascinante pubblicazione in vinile limitato, avvenuta un paio di anni fa in occasione di un Record Store Day. Poche copie sparse nei negozi di tutto il mondo, fra cui diverse in Italia, che qualche negoziante lascio’ a soli trenta euro, mentre molti altri le misero immediatamente su ebay in media sui trecento euro.

Sei pezzi validissimi, tutti scritti da Barrett, in cui si sente nettamente la band, ma sarebbe meglio dire il Rock e il mondo della controcultura inglese del periodo, partire con i piedi ben piantati nella tradizione americana ma con la testa che inizia ad aprirsi verso spazi onirici originali, sganciati dalle strutture a stelle e strisce. Certo, e’ un percorso che sara’ portato avanti da molti, ma l’impatto e la portata del lavoro fatto dai Pink Floyd in questo senso, e’ al tempo stesso essenziale e profondamente diverso.

I semi della futura germogliazione della Psichedelia inglese, del Progressive, della musica Cosmica Tedesca e del mondo sonoro di Canterbury, sono tutte in queste canzoni di Barrett in cui la tradizione Blues, Rock and Roll, Rythm and Blues, che le compone deraglia verso un altrove ancora inesplorato. E’ solo un timido affacciarsi, un mettere un piede in questo universo di suoni ancora da scoprire, che diventera’ poi il mondo della band e di buona parte del Rock inglese dal 1966-67 in poi. Non stiamo parlando di qualche inascoltabile demo, o di Live registrati con un mangianastri portatile. No, qui ci sono sei canzoni prodotte professionalmente in uno studio della Decca, sei inediti di valore di una delle Band piu’ importanti della storia del Rock quando ancora era guidata da Syd Barrett, una rockstar che nel tempo ha assunto una statura mitologica, e del quale pensavamo fosse stato pubblicato ormai ogni minimo sussurro. Che tutto questo sia rimasto sconosciuto fino a pochissimi anni fa ha dell’incredibile, e visti i prezzi dell’edizione limitata in vinile, basterebbero anche soloquesti sei brani a giustificare ampiamente l’acquisto del primo cofanetto.Sempre sul primo dischetto troviamo gli onnipresenti Arnold e Emily, un paio di singoliarcinoti, qualche remix del 2010 di materiale era Barrett, la strumentale “ In the Beachwoods” di cui avevamo gia’ parlato da queste parti, e finalmente per la prima volta in versione ufficiale le famose “Vegetable Man” e “Scream thy Last Scream”. Le avevamo ascoltate sempre in versioni Bootleg, risentirle con questa qualita’ audio, se pur sottoposte ad un remix del quale specialmente in questo caso non se ne capisce il motivo, e’ una bella esperienza.

Il secondo cd si apre con la registrazione professionale di un concerto a Stoccolma del 10 settembre 1967, sicuramente materiale gia’ noto ai fan piu’ hard core della band, ma per tutti noi una bella scoperta. Sono otto brani registrati molto bene, se non fosse che per qualche motivo la voce e’ quasi totalmente assente, in un altro contesto sarebbe una pecca insuperabile, invece qui le cose funzionano lo stesso e anzi ci propongono un angolatura del tutto inedita per queste canzoni, fra cui una bellissima “Set the Controls for the Heart of the Sun” che inserisce una volta per tutte questo brano fondamentale fra i capolavori dell’era Barrett.

Il tutto si chiude con nove prove strumentali, registrate professionalmente nell’ottobre dello stesso anno e prodotte da Norman Smith. Interessanti, tipiche del periodo.

Il DVD video ci propone un ora di filmati in larga parte gia’ disponibili in rete, ma qui finalmente raccolti in maniera ordinata. E poi, un conto e’ saltabeccare su youtube, e un altro mettersi comodi e poterseli guardare in ottima qualita’ audio e video. C’e’ un po’ di tutto, da loro che bivaccano davanti allo studio, fino ai famosissimi filmati di Syd con la camicia ad ali di Astronomy Domine alla BBC, fino alle ultime apparizioni della band in formazione originale, e tanto altro ancora.

E’ strano pensare che ci siano voluti ben cinquanta anni perche’ la band si decidesse a celebrare degnamente questa fase della sua lunga storia, in un certo senso la piu’ cara ai suoi fan, e sicuramente quella piu’ ricercata. Ma in qualche modo ne e’ valsa la pena visto il risultato prodotto. Da quel che ho capito, nei cofanetti successivi si entra profondamente nel periodo magico che arriva fino all’esplosione di Dark Side of the Moon. Li prendero’ tutti un po’ alla volta, questi sono per me i Pink Floyd piu’ misteriosi e affascinanti, e potremmo tornare a parlarne qui nel Blog se Tim acconsente. Ma mentre quelle saranno cose destinate agli appassionati della band, questo primo volume si ritaglia un ruolo autonomo nella documentazione della storia del Rock e della cultura del secolo scorso, e sono sicuro che sara’ sempre apprezzato anche da chi poi non si sente particolarmente dentro al mondo sonoro dei Pink Floyd.

Che il Dio del Tuono e del Rock and Roll sempre benedica Nick Mason, archivista della band, per quanto mi riguarda non vedo l’ora di mettere le mani sul resto!

©Paolo Barone 2017

Run with the blues

2 Giu

Giugno, il mese dell’equinozio estivo. I campi di grano, le gialle spighe al vento, il cielo blu. Il mese del concerto rock che preferisco in assoluto (LZ LA Forum 3/6/73). L’ouverture all’estate, l’erba alta, i malghetti  (va beh, il granturco) che arrivano ormai al ginocchio, le feste dell’unità, le Peroni Nastro Azzurro ghiacciate bevute con gli amici mentre si contemplano le stelle, e il blues. Il blues al limone da tenere in freezer, quello all’amarena che ti gusti davanti a Sky, quello portatile, quello potabile, quello ad alta gradazione alcolica, quello artigianale che al naso si presenta fresco, agrumato e al contempo morbido con i toni caldi di Chicago a smussare la rusticità del Delta, che all’assaggio sorprende per la sua rotondità, quasi setosa, blues vellutato ben equilibrato da un amaro a cui viene affidato soltanto il compito di ripulire. Blues a balus insomma, anche a inizio estate.

COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: THIS IS MY RADIO, MY RADIO STAR BLUES

Le radio ormai sono insopportabili. Quello locali sono spesso troppo provinciali, i network troppo pseudo-professionali, di frequente trasmettono musica scadente e usano quei jingle insopportabili con quell’inglese-americano intollerabile. Gli speaker sono speaker, sanno poco di musica,  e intrattengono i radioascoltatori raccattando le solite notiziole da internet. Noia mortale. Da qualche giorno ho virato decisamente su RAI 3, programmi di musica classica oppure basati su conversazioni con autori, studiosi etc etc e così trovo un po’ di pace lontano dalle immondizie musicali che ci propinano le altre. RADIO CAPITAL è stata per anni la mia preferita, BOTTURA, ZUCCONI, MIXO, MARY & ANDREA, però il nostro rapporto è un po’ in crisi. In alternativa, ISORADIO 103,3. Ritorno con la mente al 1986, quando giravo parecchio per lavoro. Se ero in zona ascoltavo MONDORADIO ROCK STATION, storica radio rock locale che aveva il pregio di essere sincera e vera, oppure radio RAI con quei meravigliosi sceneggiati radio (il mio preferito era quello su ALFRED NOBEL). Anche qui mi ricolgo al passato. Ah.

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COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: CHIAVETTA BLUES

Il sintonizzarmi sulle radio capita perché ormai non so più cosa ascoltare in macchina. La Sigismonda non ha il lettore cd (dio d’un dio! come direbbe il mio amico Faust!) così le tre chiavette da 64GB che avevo riempite ormai sono insostenibili. Scrivo avevo perché dopo averci messo dentro di tutto, ora ho iniziato a potare. Discografie complete di gruppi di cui a malapena ascolterei un greatest hits, dischi lofi di artisti che amo ma che non ha senso tenere in macchina, manie del momento che ascolto per due giorni e che poi ignoro per interi lustri. A volte vorrei estirpare il lettore e buttarlo dal finestrino. Non fosse per il navigatore e il bluetooth l’avrei già fatto. Ma cosa abbiamo fatto di sbagliato noi amanti esasperati della musica Rock per ridurci così?

Intendiamoci, questo capita anche a casa. Argomento già affrontato qui sul blog: ricordate le peripezie di Polbi tra gli scaffali? Migliaia di titoli senza sapere quale scegliere per poi naufragare esausto su PHYSICAL GRAFFITI. Un po’ quello che ha scritto il Pike boy su FB qualche giorno fa: “Da quasi 40 anni sempre le stesse droghe” con pubblicazione di foto di cofanetti di alcuni dei suoi artisti preferiti, anche qui migliaia di titoli per poi capitolare sempre sugli gli stessi artisti da 4 decenni.

Non sapere più cosa ascoltare è un bel problema e hanno un bel da dire gli entusiastici, quelli che “ma basta ascoltare sempre le solite cose! Ci sono decine di nuove uscite valide”, io ci provo, vado su youtube, cerco questi nuovi fenomeni, a volte azzardo l’acquisto ma il più delle volte poi mi incazzo. E’ come andare a vedere l’Inter odierna dopo aver vissuto la tripletta fatta con Mou al comando. Quando voglio ascoltare del bel Rock, voglio ascoltare del bel Rock, poche storie.

Così mi ricompro uno dei “miei” dischi in vinile illudendomi di riuscire ad eseguire il reset e di provare le sensazioni che provai allora nel togliere il vinile dalla copertina, appoggiarlo sul piatto, far scendere la puntina e farlo partire. A volte – complice anche un generoso bicchiere di Southern Comfort – questo succede.

BLACK CAT MOAN BLUES

Ci sono giorni in cui Palmiro, il gatto nero che vive con me, è noioso, hai in suoi blues insomma; anche dopo aver scorrazzato per la campagna, aver mangiato i suoi bocconcini preferiti, aver capitolato di fronte ad un abbiocco serale ristoratore, lo vedo vagare per casa senza pace, una cotoletta di pelo alla ricerca di quel che non sa nemmeno lei. Tenta un approccio con i suoi umani preferiti ma poi cambia repentinamente idea, si sdraia per terra ma poi si rialza, mi fissa ma poi distoglie lo sguardo … credo siano quei momenti in cui si rende conto di essere un gatto ma vorrebbe essere (suo malgrado) un umano, ed essere intrattenuto che so da un disco, da un film, da una partita della squadra del cuore (l’Inter of course), insomma da uno di quegli stratagemmi inventati dagli umani per sfuggire dall’angoscia data dall’inspiegabile mistero della vita. Non essendo possibile (o meglio non ritenendo io possibile la cosa, magari lui è più avanti di me) lo osservo mentre va a sfogarsi come può: facendo cadere i miei cd dagli scaffali, facendo cadere i libri posti sui comodini in camera da letto o stracciando ogni borsina di carta che trova in giro. Palmir the Destroyer.

The Destroyer – Palmiro maggio 2017 – foto Tyrrell

YOU NEVER SAW JOHNNY WINTER GARDENING BLUES

Ogni sera quando torno a caso dal lavoro controllo e curo i fiori della Domus Saurea. Li dacquo (li annaffio insomma), tolgo le foglie secche e i fiori appassiti, e mi assicuro che siano in salute.

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Da ragazzino aiutavo mia madre a farlo, piantare gerani, tulipani e petunie in giardino era un rito che si compiva ad ogni primavera, non mi sorprendo dunque, eppure ogni volta mi dico:

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Malva (Marrow) – Domus Saurea – photo TT

An s’è mai vèst Johnny Winter fer chi lavòr chè…non si è mai visto Johnny Winter fare questi lavori qui.

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DISCO ESTERNO BLUES

Il disco esterno collegato al mio computer a casa lo tenevo come disco secondario per gli archivi di foto e di mie registrazioni musicali. Ogni tanto facevo un back up su DVD ma non regolarmente. È così che quando l’altro giorno il disco ha smesso di funzionare mi è arrivato il blues dei tempi digitali. Nemmeno tecnici specializzati sono riusciti ad accedere, quindi dovrò fare a meno di quei file che non sono contenuti nei dvd di back up.

Non stiamo parlando di chissà che, non c’erano foto di me e di JIMMY PAGE mentre facciamo colazione da Phillies a Kensington, nemmeno file musicali del sottoscritto e di PAUL RODGERS intenti a scrivere il nuovo hit single della BAD COMPANY, però perdere tracce digitali della propria vita turba. Niente, tutto qui, just another blues.

CELLULINO ROTTO BLUES

Poco fa è uscito il nuovo modello del cellulare della mia marca preferita, ho colto così l’occasione per prendere la versione più alta del modello precedente, un oggetto a mio modo di vedere molto bello. Sono un vogliosino, come diceva qualcuno, mi piacciono le cose tecnologiche all’avanguardia, ma non volendo spendere le cifre folli per l’ultimo modello ecco che prendere il modello più figo precedente è stato un buon compromesso (anche se è costato in ogni modo diverse centinaia di euro). Di colore azzurro (che ben si accosta con il nero dello schermo), ogni volta che lo tenevo in mano avevo un brivido. Forma sinuosa, moderna, sottile … per me semplicemente bellissimo. A chi mi consigliava una custodia rispondevo sempre “Non sono il tipo da custodia, non so mica un “berto”, e poi mi piace toccarlo, se mi cade vorrà dire che ne compro un altro”.

Che sciocco sono stato. Qualche giorno fa ero sul dondolo in giardino che mi rilassavo insieme a Palmir, quando sento qualcosa cadere per terra.

Con Palmir sul Dondolo – Cellulino Blues – photo Saura T.

A tentoni cerco di riprendere il cellulare pregando Succubus che non avesse subito danni. Sé, at salòt Mingòn, Sì, ti saluto Mingone, cadere sul cemento non può che significare una cosa: vetro crepato… sentimento di blues apocalittico. Il lunedì telefono al centro assistenza di Mutina. Prezzo improponibile. Ne chiamo altri due, stessa cifra. Contatto due realtà che installano anche pezzi non originali: il ricambio in versione non originale non esiste visto il modello di fascia alta e ancora troppo recente. Tutti e cinque mi hanno chiesto la stessa cifra: 300 euro. Naturalmente desisto, fino a che terrà botta bene, poi chiederò un mutuo alla banca per prendere il modello nuovo …  stavolta mi sa che starò lì col culo, dovrò dotarmi di una custodia come si deve.

 

LACK WATER SIDE

La mancanza di precipitazioni continua a preoccuparmi. Da ottobre ad aprile abbiamo avuto solo 4 o 5 eventi piovosi (e niente neve), e mentre la gente ignara del pericolo è contenta io registro segnali per niente positivi. La settimana scorsa Michele Serra ha scritto qualcosa a riguardo su cui vale la pena riflettere.

ALONE AT HOME BLUES 

Certo che noi uomini di blues quando la sera siamo a casa da soli il blues ce lo andiamo a cercare. Invece di prepararci un bel piatto di pasta, ci rivoltiamo nell’accidia e con fare slanato buttiamo nel piatto un ovetto sodo, due rapanelli dell’orto e due formaggini. Sorseggiamo una Peroni mentre guardiamo in lontananza oltre le colline e sospiriamo, che fessi che siamo.

Alone at home dinner – photo TT

 

Per fortuna un buon disco e la vicinanza di un gatto ci rimettono in bolla.

DG1978 on the turntable – photo TT

Palmiro listening DG1978 – photo TT

 

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Groupie torna presto, non posso vivere senza di te.

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IL PISCIO DEL LISCIO BLUES

Domenica sera, rimango a casa a guardare l’ultima partita dell’INTER di questa misera stagione. Saura coglie l’occasione per andare a cena alla festa dell’Unità di Meadow (Prato di Correggio, insomma) insieme ai suoi genitori. Mi gusto i 5 goal della mia squadra, il canto del cigno di una formazione bislacca che speriamo mai più ripeta certe prestazioni, mentre mi arrivano messaggi whatsapp di Saura relativi al gruppo di Liscio che allieta la calda serata reggiana. Io e lei ormai siamo attentissimi alla deriva ignobile dei gruppi musicali (di Liscio in primis), ovvero l’uso sfrontato e smodato di basi. Ormai nessuno suona più, è un playback continuo e costante. Questo non è tipico solo del Liscio, anche famosissime popstar delle nostre parti vanno in scena facendo finta di suonare la chitarra mentre sotto passa la base, ma nel liscio ormai è norma imperante. Trascrivo i messaggi di Saura:

“Nel panorama dei gruppi che fanno liscio al peggio non c’è mai fine, stasera ne ho avuta la conferma grazie alla SILVANO E MAURO BAND.
ovvero:
1 cantante;
1 tastierista;
1 fisarmonicista;
1 polistrumentista.
Batteria, basso e chitarra? Se ne fa a meno…
il fisarmonicista muove la mano destra sulla tastiera ma la sinistra è immobile, eppure la fisarmonica suona lo stesso… evidentemente dev’essere un tipo moderno di strumento, che emette il suono anche senza azionare il mantice… a metà pezzo mette giù la fisa e prende in mano il borderò Siae per compilarlo diligentemente, e questo succede quasi in ogni pezzo… forse in giro c’è l’agente Siae; il polistrumentista suona la tastiera poi a metà pezzo la pianta lì, scende dal palco e si mette a girare in mezzo alla pista, e la tastiera continua a suonare;  risale poi sul palco e si infila una fisarmonica, ma anche la sua mano sinistra rimane ferma… stesso tipo di fisa dell’altro, suona senza bisogno di azionare il mantice, strabiliante.
Il tastierista chiacchiera con il primo fisarmonicista mentre lui compila il borderò quando non si guarda attorno annoiato, mentre le note escono diligentemente anche quando le sue mani sono ferme, una tastiera che suona da solo in fondo è il sogno di ogni tastierista, no? Imbraccia quindi pure lui una fisarmonica che suona virtuosamente, sempre con la sola mano destra, però, quella sinistra rimane immobile… si vede che in quel negozio lì c’era il 3×1,  la cantante canta attorniata dal coro di altre tre voci che escono miracolosamente dall’impianto… una cosa che neanche a Lourdes…e nonostante tutto questo, la “musica” va avanti.”
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 Saura ha ragione, gruppi come questo dovrebbero vergognarsi, lo stesso dicasi per chi li chiama a suonare. Certo, così il gruppo costa meno, ma allora tanto vale mettere uno che mette su i cd. La grande tradizione del Liscio, la musica popolare degli ultimi decenni della nostra regione, va a ramengo, nessuno sembra farci caso, un’altro sintomo del decadimento dell’umanità.
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BAD COMPANY BLUES

Ormai è una tradizione trovarsi ogni anno in centro a Mutina in occasione dell’uscita di nuove deluxe editions o album dal vivo della mia amata Bad Company. Sono con Jaypee, Pike e Lollo. Siamo così blues che non andiamo più nei baretti di second’ordine a fare colazione, bensì in quelli per fighetti che a questo punto – essendo noi ormai oltre – è una cosa molto blues da fare. Un caffè, una pasta e poi da Dischinpiazza.  Robby mi dice che gli sono arrivate 4 copie, 2 per titolo e che le ha vendute tutte. Io prendo le mie, Lollo compra quella rimasta di BURNIN’ SKY e un’altro tipo quella di RUN WITH THE PACK. Il fatto di sapere che a Mutina c’è uno che non fa parte del mio giro che ha comprato la deluxe edition di RUN WITH THE PACK mi rende euforico. Mettiamo una media di 4 copie per capoluogo di provincia, 4 x 111 fa 444 copie. Mettiamoci le vendite di Amazon.it, qualche altra copia in più, quanto sarà il giro di copie vendute in Italia di queste ristampe del più grande gruppo Rock di tutti i tempi? 1000 copie?

Jaypee/Tim/Picca – Mutina, Piazza Grande may 2017 – photo Lollo Stevens

Dopo aver salutato i ragazzi mi rimetto in macchina verso Regium Lepidi. E’ l’ultimo sabato di maggio, fa caldo. Sul lettore ho i CSN ma sono preda di un attacco di centurionite, seleziono i primi due di DAVID LEE ROTH, ricordando l’entusiasmo che si era creato attorno ad essi a metà anni ottanta. Dopo un po’ però devo selezionare un altra cartella, fatico sempre più a venire a patti con l’approccio metal, cosi metto gli EAGLES di ON THE BORDER.

Sulla West Emily Road, tra LITTLE MADONNA (quartiere Madonnina insomma) e THE BURNT (frazione La Bruciata) c’è un bel pezzo di strada costeggiato da imprese, fabbricati, centri commerciali. Alcuni sono chiusi ed hanno in bell’evidenza grossi cartelli di affittasi o vendesi, mi riportano alla mente quelli di STONECITY, venti chilometri più a sud. Faccio spesso il paragone con quello che mi racconta Polbi di Detroit. Certo, qui la situazione è diversa, quando la Motor City smise si essere tale il cambiamento fu epocale, da quasi due milioni di anime si passò alle circa seicentomila attuali, la popolazione calò del 60%, roba impensabile qui, però vedere questi stabilimenti chiusi, che mentre in vanno rovina impregnano le città di atmosfere spettrali, fa pensare. Qui, nel cuore dell’Emilia, territorio da questo punto di vista dinamico, trainante, vivo, adeguarsi all’andazzo di questi ultimi lunghi 8/9 anni di crisi non è facile. Cerco di scacciare i pensieri e di risintonizzarmi sulla bella mattina passata in centro con gli amici.

Modena – photo TT

Basta blues per oggi, tra poco potrò gustarmi il  materiale bonus di due album della BAD COMPANY, questo mi basta per farmi sentire felice (almeno per un paio d’ore).

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NEWS: MODENA BLUES FESTIVAL #4 – giugno/luglio 2017 presso Milly Bar, Parco Ferrari, Modena

1 Giu

Emilio del MILLYBAR organizza anche quest’anno il MODENA BLUES FESTIVAL, arrivato alla quarta edizione. Ascoltare il blues nelle calde serate estive al fresco del Parco Ferrari (sì, proprio quello dove suonerà Vasco tra qualche settimana) non è niente male. Suggerisco anche le Lectio Magistralis del nostro Picca sul blues e sul rock.

https://www.facebook.com/MillybarParcoFerrari/

 

ALIEN COVENANT (Ridley Scott – Twentieth Century Fox 2017) – TTT+

30 Mag

Qui sul blog siamo super appassionati della saga di Alien. I primi due episodi (1979 e 1986) sono due capolavori del genere fantascienza e anche il terzo del 1992 non è lontano da quelle vette. Dopo il tragicomico 4° episodio del 1997 e i due spin-off ALIEN VS PREDATOR (il secondo davvero vergognoso), cinque anni fa l’attesissimo nuovo episodio a cura di Ridley Scott, PROMETHEUS, un prequel piuttosto buono di cui parlammo anche qui sul blog:

https://timtirelli.com/2012/09/23/prometheus-ridley-scott-twentieth-century-fox-2012-tttt/

Ad un lustro di distanza esce COVENANT, anch’esso un prequel della serie vera e propria e seguito di PROMETHEUS.

Non vogliamo vestire i panni degli spolier, di chi guasta la sorpresa insomma, ma qualcosa va detto circa questo nuovo episodio.

Lo scenario resta a tratti impressionante, lo spazio profondo, il panorama dei pianeti sconosciuti, le costruzioni – siano esse città o astronavi – gotiche, il cupo clima in cui è ambientato, tutte componenti basilari per chi ama la fantascienza, peccato che il resto deluda un po’.

Una nuova astronave carica di migliaia di coloni è diretta verso un lontanissimo pianeta abitabile, Origae-6, ma a causa di un incidente di percorso i piani vengono modificati e l’equipaggio deve cercare di far fronte a questo imprevisto.

I fatti si svolgono a circa 10 anni dalle vicende raccontate in Prometheus e in qualche modo si ricongiungono ad esse. Il soggetto però non regge più tanto, è ordinario, mancano i momenti di sorpresa, quelli che ti lasciano a bocca aperta. La sceneggiatura pare alquanto fiacca. L’equipaggio è composto principalmente da coppie e le continue preoccupazioni di un coniuge nei confronti dell’altro rendono meno efficace lo scorrere della storia.

Michael Fassbender ha un doppio ruolo nel film, la cosa appare forzata e i dialoghi tra i due Fassbender non brillano certo per intensità. Solo Katherine Waterston, nei panni di Daniels, pare essere un personaggio degno di nota, per quanto calata nel solco della nuova Ripley, o meglio della precorritrice di Ripley, visto che l’anno in cui questo episodio svolge è il 2104.

Dal film si inizia a capire come si sia arrivati alla creazione dello xenomorfo che ci allieta da 38 anni, ma dall’altro lato è incomprensibile – almeno per il sottoscritto – come gli ingegneri possano essere così ingenui nel … (non voglio svelare altri particolari).

Per noi (che non siamo certo esperti cinefili) è un film da 6/6+, detto questo però lo abbiamo visto molto volentieri. Non ci ha tenuto col fiato sospeso, il finale ce lo eravamo ampiamente immaginati, ma nonostante ciò non possiamo che attendere con fervore il prossimo capitolo. Il 2122 (l’anno di Ripley) è ormai vicino e chissà come si svilupperà la prossima storia. A noi piacerebbe uscisse l’Alien 5 vero e proprio, ma in definitiva qualunque cosa ci va bene, purché la storia e la sceneggiatura siano appropriate ad un media franchise che riteniamo potenzialmente sempre sublime.

I capitoli della saga:

1979: ALIEN (Ridley Scott) TTTTT

1986: ALIENS – SCONTRO FINALE (James Cameron) TTTTT

1992: ALIEN3 (David Fincher) TTTT½

1997: ALIEN: LA CLONAZIONE (Jean Pierre Jeunet) TTT

2012: (prequel) PROMETHEUS (Ridley Scott)  TTTT

2017: (prequel) COVENANT (Ridley Scott)  TTT

 

 

Addio a Gregg Allman

29 Mag

Anche quando sai che certi personaggi stanno avendo grossi problemi di salute, speri sempre che tengano duro ancora per tanti anni ed è per questo che quando arriva la notizia della loro dipartita ti senti comunque solo e perso. Erano anni che Gregg Allman non stava bene, epatite C e trapianto di fegato costringevano il biondo di Nashville ad affrontare l’inesorabile declino fisico, fino a che sabato non ha dovuto alzare bandiera bianca.

Perdere uno come lui è dura, è ovvio che avesse già dato tutto musicalmente parlando ma in anni in cui la musica scadente è dilagante, punti fermi come lui servivano a rammentarti di come la musica sia stata fenomenale in passato. Nei cinque anni di estasi creativa e interpretativa che di solito hanno i gruppi, Gregg insieme a suo fratello Duane e al loro gruppo The Allman Brothers band, hanno deliziato il mondo con un rock semplicemente delizioso.

I primi 5 album sono bellissimi, due di questi (AT FILLMORE EAST e BROTHERS & SISTERS) stratosferici. Nessuno dovrebbe farne a meno.

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Ogni altro album degli ALLMAN è comunque degno di nota, anche quelli successivi al periodo d’oro (gli anni settanta insomma).

Anche gli album di GREGG da solista sono molto interessanti, uno di questi – LAID BACK del 1973 – sublime.

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La musica rimane, certo, potremo contemplare certi tramonti incorniciandoli con la sua musica, quando a mezzanotte ci sentiremo un po’ disperati, braccati e al contempo determinati sapremo che canzone ascoltare, ma resta il fatto che vederlo andare è un gran dolore. Addio Gregg, ci mancherai moltissimo.

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Gregory LeNoir Allman, December 8, 1947 – May 27, 2017

NEWS: OBIETTIVO ROCK rassegna fotografica sulla musica rock – Museo Tornielli di Ameno (NO) dal 2 giugno al 2 luglio.

27 Mag

Il nostro amico Massimo Bonelli è il curatore di OBIETTIVO ROCK, rassegna fotografica sulla musica rock che si tiene al Museo Tornielli di Ameno (NO) dal 2 giugno al 2 luglio.

 

NEWS: YES feat. ANDERSON RABIN WAKEMAN – MERCOLEDI’ 19 LUGLIO 2017 ore 21.30 – ARENA CAMPAGNOLA Area Concerti SCHIO

24 Mag

Sono molto felice di annunciare che SCHIO LIFE organizzerà la data per il Nord Italia degli YES-ARW. Ricorderete che è il concerto che ho visto a Londra in marzo …

https://timtirelli.com/2017/03/29/the-2017-londinium-affair-arw-live-at-the-hammersmith-apollo-the-house-of-the-holy-e-luomo-che-chiede-un-cappuccino-dopo-hamburger-e-birra/

…è uno show che consiglio a tutti, i prezzi dei biglietti sono abbordabilissimi, la serietà di Schio Life non si discute, la proposta musicale di alto livello, il lignaggio dei musicisti indiscutibile. Consiglio di non perdere l’occasione, al di là che il genere piaccia o meno. 

YES feat. ANDERSON RABIN WAKEMAN

MERCOLEDI’ 19 LUGLIO 2017 ore 21.30
ARENA CAMPAGNOLA Area Concerti SCHIO

UNICA DATA NORD-ITALIA! IL CONCERTO DELL’ESTATE!

Fra due mesi esatti arriveranno qui! Dopo l’ingresso nella ROCK AND ROLL HALL OF FAME, ANDERSON – RABIN – WAKEMAN nuovamente INSIEME!

Le icone del rock mondiale e storici membri degli Yes, JON ANDERSON, TREVOR RABIN e RICK WAKEMAN, tornano insieme per dare vita al progetto “YES featuring Jon Anderson, Trevor Rabin, Rick Wakeman”.
Dopo aver registrato numerosi sold out in tutto il mondo, questa storica reunion sbarcherà per la prima volta in Italia a luglio per tre imperdibili date: il 17 luglio a Roma, il 19 luglio all’Arena Campagnola di SCHIO, il 22 luglio alle Rocce Rosse di Arbatax.

BIGLIETTI in prevendita da oggi su Circuito VIVATICKET : http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_show=97531#eventDetails

“È molto semplice – spiega il fondatore e cuore pulsante degli Yes fin dagli esordi JON ANDERSON – i fan ci vogliono di nuovo insieme, noi lo vogliamo ed è nostro diritto utilizzare il nome. YES la musica è nel nostro DNA!”

Jon Anderson, Trevor Rabin e Rick Wakeman sono ora pronti a tornare ad esibirsi insieme e a portare sul palco il meglio di una delle più importanti e famose band prog rock di tutti i tempi, gli YES, autori anche della hit mondiale “Owner Of A Lonely Heart”.
Il tour è solo il primo passo di un progetto più ampio, che comprende anche la pubblicazione di un DVD (con le immagini del loro ultimo live nel Regno Unito lo scorso 25 marzo) e di un nuovo disco, in uscita nel 2018.

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25 years gone … Mother Mary

23 Mag

25 anni senza la propria madre non sono esattamente uno scherzo, a pensarci si rischia di perdere l’equilibrio. 25 anni senza il nastro che teneva legati alla terra, senza le parole piene di giudizio e saggezza che servirebbero nei momenti bui, senza poter farle vedere che uomini siamo diventati, senza poterle farle conoscere le persone care che sono entrate nella nostra vita.

Ogni anno mi dico che devo evitare di scivolare nel sentimentalismo da strapazzo, di sprofondare nella tristezza, di incappare nella solita ragnatela della retorica, ma poi il mio essere uomo di blues non mi permette niente di tutto questo. Anche se non voglio quando si avvicina il 23 maggio un groppo alla gola inizia a prendermi alla sprovvista, cerco di distrarmi, di non pensarci, di resistere ma poi soccombo. Allora, se sono al lavoro mi chiudo in ufficio, se sono a casa mi barrico nello studiolo, e mi commuovo … più come un ragazzino che un uomo maturo.

Ci si mettono anche i quotidiani, dato che mia madre morì lo stesso giorno e alla stessa ora di Giovanni Falcone; nei giorni precedenti al 23 iniziano ad apparire (giustamente) articoli e retrospettive sul grande magistrato, così anche non volendo collego continuamente le due cose.

E allora sfoglio l’album delle foto, la vedo allegra a 19 anni a Cattolica di Rimini, la guerra era finita, la sua famiglia stava bene, suo padre Fernando – partendo da un taxi comprato nel 1922- nel 1948 era arrivato ad avere 7 corriere e così i torpedoni delle Autolinee Imovilli rollavano lungo le strade della Regium Lepidi County arrivando, negli ultimi anni, fino alla riviera adriatica. Poi il nonno morì a 53 anni e tutto finì.

Mother Mary Cattolica (RN) 1948

La guardo intorno ai ventinove anni mettersi in posa per la classica foto (che le fece fare Brian, mio padre) … di lì a poco si sarebbero sposati.

Mother Mary 1958 circa

La vedo tenermi per le braccia e iniziare a farmi fare qualche passo, io a 8 mesi e lei felice, nella casa dove abitava la famiglia di mio nonno Ettore, padre di Brian, ad Arceto (frazione di Scandilius) in via Ca’ Del Diavolo (altro segno blues… dopo essere nato in una stazione ferroviaria, nel giorno del solstizio d’inverno, mi mancava giusto il nonno che abitasse in via Ca’ Del Diavolo).

Tim & Mother Mary – Via Ca’ Del Diavolo, Arceto (RE) primi anni sessanta

Poi la vedo via via accompagnarmi nella crescita, chiamarmi affinché io – a due anni – non rovinassi i gerani di mia nonna Anita, io – adolescente – e lei abbracciati al Lido Di Pomposa durante le vacanze, io – poco più che ventenne – e lei insieme alla mia prima Gibson Les Paul, fino ad una delle ultime foto, io e lei nel settembre del 1991 qualche mese prima che se ne andasse.

Tim & Mother Mary settembre 1991

Vorrei tanto che allora fossero esistiti i cellulari, vorrei avere tante foto sue, magari qualche video, qualche visual in più per sentirmi ancora più vicino a lei, ma poi a che servirebbe, la porto comunque con me, anche quando non la penso, io sono parte di lei.

Sono ateo, non credo alla vita eterna, ma osservo ugualmente il cielo in cerca dei riflessi, dei riverberi di quella che fu la sua vita e quando mi accorgo che un raggio di sole cade in modo particolare sulla mia piantina fiorita di Malva o filtra in modo particolare attraverso i rami del Tiglio, ecco, sento che un’eco del suo essere mi arriva.

I miss you, mother.

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MOTHER MARY (Tirelli-Monti-Tirelli) (Siae 1999)

Mel Previte – rhythm guitar

Tim Tirelli – lead guitar

Fausto Sacchi – vocals

John Paul Cappi – bass

Mixi Croci – drums

The MM Choir Ensemble: Mel Previte/Stefano Piccagliani/Marcello Monti/Athos Bottazzi/Fausto Sacchi/JP Cappi/ Mixi Croci/ Tim Tirelli

Jaypee-Mixi-Fausto-Tim CATTIVA COMPAGNIA 1999

RIME TEMPESTOSE (Come and go blues)

20 Mag

Mayday mayday blues is on the way. Per blueseggiare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, ma io da questo punto di vista sono attrezzato. Già, ho sempre questo atteggiamento da anima in pena che vaga trascinando le paturnie come fossero catene, da anima tormentata che draga le acque blu del proprio esistenzialismo cercando di eliminare i blues più feroci.

Beh sì, direi che come partenza non è male, anche se è a mo’ di temporale, d’altra parte ho un blues profile a tutto tondo, con cui affronto della vita il girotondo.

Ecco ci manca solo che inizi la giornata in rima, per vedere affievolirsi l’autostima.

Questa faccenda delle rime è una tara che mi ha passato Brian, lui era il principe dei rimaiuoli, e anche a fine carriera, quando l’alzheimer lo aveva ghermito, quando cercavamo di mettere in piedi una conversazione, finiva sempre col mettere in rima le parole più semplice, sforzo comunque notevole per un vecchio con disturbi cognitivi.

Mi sono riletto l’altro giorno i blocchetti di testo che scrissi l’anno scorso per un progetto (che chissà mai se andrà in porto) di un videomaker, parole che accompagnano dei video-visual; mi sono fermato dopo i primi tre… a volte sono spaventato da me stesso. Come direbbe il mio amico Jaypee: “Paura!”.

01) NASCITA

Nasco, respiro, rifletto nel sole

Spezzo in istanti quel bianco candore

Stelle lucenti sapranno guidarmi

Vento che accende di fuochi le armi

Chissà se il mio passo traccerà un segno

Chissà la forma che avrà questo mio regno

Intanto frappongo me stesso alla luna

Rinasco da solo senza madre alcuna

 .

02) UOMO / MOSTRO

Eccomi ai piedi del monte che fisso

Uomo che sono, che guardo l’abisso

Ricerco gli spettri qualcuno che dorme

Già vedo la gabbia di progresso informe

Suoni più acuti mi si fanno intorno

Sottile equilibro tra la notte ed il giorno

Eccomi uomo di arancio e di grigio

Nullità son del cosmo e di questo mi fregio.

.

03) ESPLORAZIONE

Esploro dagli occhi il paesaggio minore

Lupi di cenere che stanno a  guardare

Osservo le aurore, quasi le dipingo

Dunque è di questo che sa questo mondo

La terra da grigia riflette nel verde

Acque del cielo, che rivoli perde

Esploro i sentieri dove gli altri non vanno

Dilato il mio tempo, è tutto un inganno

©Stefano Tirelli 2016

PILE DI VINILE

Sono al centro commerciale THE PETALS della città in cui vivo da qualche anno. Mi compro un giubbino blu nell’unico negozio che sento adatto a me e quindi mi dirigo da Mediaworld. Amo farmi sorprendere dallo scaffale degli LP nel reparto musica. Mi ci fermo davanti e per un attimo mi sembra di essere tornato nel 1978 al Pecker Sound di Formido-inis (Va beh, Formigine). D’accordo che in questi anni il vinile è diventato oggetto di attenzioni da parte dei giovani hipster, ma vedere certi titoli in uno dei punti di una grande catena tedesca dedita al vendita al consumo di elettronica ed elettrodomestici mi fa sempre un certo effetto. Capisco ANIMALS dei PF, capisco i BLUES BROTHERS, BOB DYLAN e i LED ZEPPELIN, ma quando vedo dischi in vinile tipo AS TIME GOES BY dei LITTLE FEAT o AT NEWPORT di MUDDY WATERS sorrido incredulo.

MW – I Petali – Regium Lepidi – Foto TT

ALL’OMBRA DI UN BAOBAB, CENA A BASE DI KEBAB

Cena all’ARABIAN KEBAB. E’ solo la terza volta che ci capitiamo ma la titolare ci riconosce (immagino sia per la cresta bionda della donna che di solito è con me) e viene a salutarci. Rachida (non ne so il nome ma la chiamo così) si approccia come se vedesse qualcuno per cui prova affetto. E’ di chiara origine nordafricana, credo provenga dal Marocco, parla un italiano sicuro solo a tratti caratterizzato dall’agrodolce accento arabo. Ci ringrazia per essere venuti. E’ dolce, disponibile, è si vende lontano un miglio che vuole sentirsi italiana, o meglio, che vuol far parte della comunità in cui si trova, che ci tiene a essere considerata una cittadina che vive, lavora, e paga le tasse… Faccio del mio meglio per farla sentire a casa. Le dico che IL PIATTO DEL PASCIA’ è molto buono, che il servizio è delizioso e che la gentilezza sua e della cameriera è sempre squisita. Le si illumina il viso. Ci racconta un po’ titubante che questo aspetto per lei è molto importante e che l’altro giorno in un caffè del centro è stata trattata con sufficienza e che ci era rimasta male. “Gli stronzi sono dappertutto Rachida, tieni duro”, le dico, lei mi appoggia una mano sulla spalla a mo’ di timido abbraccio. Me la immagino Rachida, passare dai baobab ai tigli, arrivare qui tra chissà quante difficoltà e aprire un esercizio commerciale tutto suo. Vado alla cassa a pagare, ci ringrazia ancora tanto e lo fa con il modo di chi ha ancora qualche riverenza atavica nei confronti dei bianchi. Stempero la cosa mandandole un bacio con la mano. Il suo sorriso dice più di qualsiasi altra parola. Per quanto mi riguarda, qui sei la benvenuta Rachida.

UN JUKE JOINT A BORDO PO, UN TRAMONTO BLU E BORDÒ

Riff m’invita in un locale molto blues, nelle terre basse  intorno agli argini del Po. Siamo oltre la cittadina di Walters (Gualtieri insomma), in una stradina che sembra costeggiare il bayou che abbiamo disegnato sull’animo. Riff mi aspetta sul costone della strada con un bicchiere di vino rosso in mano. Giuro, sembra di essere in Louisiana. Si tratta del CIRCOLO IL LIVELLO, cucina ottima, atmosfera blues rock, vibrazioni positive, tanto positive che fissiamo persino una data per gli EQUINOX (sabato 21 ottobre).

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

E’ domenica sera, non ci fermiamo a lungo, ma abbiamo passato una bella serata, per un momento ci è sembra di essere in un juke joint del sud degli Stati Uniti molti decenni fa. E vai col blues, baby.

L’esterno di un juke joint a Belle Glade, Florida, fotografato da Marion Post Wolcott nel 1944

QUELLI CHE: IL CALCIO E’ UNA MERDA

“Guardando per la prima volta la domenica sportiva ho avuto la conferma che siamo una nazione sottosviluppata.i più cerebrolesi sono quelli che pagano anche le pay TV per arricchire quei bambocci dei calciatori e l’ambiente calcistico di parassiti ignoranti.
Gli opinionisti e i procuratori.”

Questo è quello che ha scritto qualche giorno fa su facebook uno che tempo fa mi chiese l’amicizia. Mi Sono rimasto colpito dalla facilità con cui certa gente offende altra gente. Che l’ambiente del calcio sia quel che sia lo sappiamo (a parte che, come dico sempre, è lo specchio della società)  ma sparare così nel mucchio mi pare una cosa da idioti. Solo perché a certa gente il calcio non interessa e lo schifa, non significa che chi invece lo segue sia un essere umano senza speranza; certo, ci sono anche quelli, ma come in tutte le cose trovo indegno fare di tutta l’erba un fascio. Anche perché non è che tutti i dj di certe radio rock o gli amanti della musica rock, o i musicisti siano esattamente degli intellettuali.  Ma non è questo il punto, quello che mi colpisce sempre è incolpare dello sfacelo della società le attività umane di cui non ci importa nulla, che pensiamo siano immorali per il basso livello di pensieri e i fiumi di denaro che scorrono…il calcio in particolare, quasi che vada bene se attoruncoli o attricette guadagnino in sei mesi dieci volte tanto quello che guadagna un calciatore ben pagato, se personaggi tv, piloti di MotoGP e Formula 1, finanzieri e popstar facciano altrettanto. Intendiamoci, la società è allo sbando, questo è evidente, ma è chiaro che la colpa è sempre e solo di quelli che io penso sia la colpa. Certo, quello che interessa a me è cosa buona e giusta, il resto è spazzatura. Come si faccia a ragionare così non lo so, ma ormai è l’atteggiamento imperante. E comunque l’importante è demonizzare il calcio e chi lo segue, e poco importa se per qualcuno certe azioni, certi goal abbiano la stessa valenza dell’assolo di chitarra di COMFORTABLY NUMB, se condividere gli stessi colori sia sinonimo di fratellanza.

QUELLI CHE: TI RIGO IL SUV

Sempre su FB noto per l’ennesima volta le scemenze dei duri e puri della sinistra radicale, quelli che mettono come immagine di copertina del loro profilo la scritta “TI RIGO IL SUV”e poi non si fanno problemi a girare sulla Harley del proprio compagno che costa quanto un SUV. Ora, io non dico che uno di sinistra debba rassegnarsi a votare Renzi e agire di conseguenza, ma se fai il duro e puro, se spali merda su chi è (anche minimamente) meno a sinistra di te (che però poi da un punto di vista intellettuale e filosofico è molto più a sinistra di te), cerca almeno di essere coerente perché altrimenti vengo e ti RIGO LA HARLEY. Stesso discorso del paragrafo qui sopra, che la gente sia così concentrata solo su se stessa è spaventoso. Che futuro avrà l’umanità? Nessuno, sì lo so.

Meglio cancellare dagli amici questi personaggi, scordarsi delle loro cazzate, ascoltarsi gli ALLMAN e guardarsi una partita della propria squadra del cuore (che sebbene stia avendo un’annata negativa ti fa sempre palpitare il cuore).

Addio a CHRIS CORNELL

19 Mag

Lo shock è stato grande nell’apprendere della scomparsa di Chris Cornell. A 52 anni, così all’improvviso, sembra impossibile. I giornali iniziano a parlare (mentre sto scrivendo è giovedì 18 maggio) di suicidio.

Ricevo a caldo il commento incredulo di due super appassionati di CC che sono colonne della comunità dei questo blog:

LOLLO STEVENS: “Fratello rock, condivido con te questa gravissima perdita per il mondo della musica rock e per il mio pantheon di voci super. L’ho visto con gli Audioslave, i Soundgarden e due volte da solo. Non era secondo a nessuno per estensione vocale e presenza scenica! Anche come creatività e capacità di scrivere melodie rock orecchiabili era tra i grandi. Ci sono rimasto veramente male. Lo sentivo come se fosse una specie di amico, fighissimo e saggio soprattutto dopo l’ultimo splendido album Higher Truth, in cui sembrava che avesse voluto riflettere una grande serenità anche per la sua bella famiglia.

Invece non escludono che si sia suicidato, pensa alla moglie, alle due figlie e al figlio … aveva una casa meravigliosa a Parigi, una carriera ancora lunga e stimolante davanti a sé con i Soundgarden, come solista quando aveva voglia di suoni acustici, con i Temple of the Dog quando gli girava di far rivivere quello splendido supergruppo (come qualche mese fa per il minitour / reunion negli USA), con gli Audioslave che si erano riuniti a gennaio contro Trump suonando quattro canzoni … hai sentito che l’ultimo pezzo del concerto dei Soundgarden, ieri sera, è stato “Slaves & Bulldozers” che includeva un estratto di “In my time of dying”? Che fosse un’anticipazione di quello che aveva in mente mi sembra improbabile, l’avevano già suonata altre volte, ma la coincidenza farà pensare a lungo e magari alimenterà le solite leggende sulla musica diabolica degli Zeppelin (anche se quel testo non lo hanno scritto loro).
Chris aveva un bel rapporto con gli Zep: penso alla sua cover acustica di “Thank you”, di WLL (con Santana), di “Achille’s last stand” (con i Temple of the Dog), alla sua intervista a Jimmy Page, che con tutto il suo alone sulfureo e la sua aria di mistero si vive la sua tranquillissima vecchiaia senza pensare a suicidarsi, almeno apparentemente. Invece – forse – Chris aveva l’inferno in testa, come Kurt Cobain.
Ognuno ha i suoi personali miti rock, per me la morte di Chris si può paragonare a quello che ha rappresentato per te la perdita di Johnny Winter. Il suo timbro e la sua estensione vocale, insieme al misto di energia e malinconia che a volte traspariva dalle sue canzoni (non per niente il titolo che avrebbe voluto dare al suo primo album solista sarebbe stato “Euphoria mourning”, non “Euphoria morning” come poi fu chiamato) mi accompagneranno sempre”
.
BODHRAM: “maccheccazzo,  pure quelli giovani però,…mi pare ieri di averlo visto al Uonna club a Roma nell’89…”

Soundgarden Roma 1989

Secondo un giornale di Detroit durante l’ultimo concerto al Fox Theatre certi comportamenti sono stati sintomatici:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cornell-icona-grunge-suicida-detroit-gesto-estremo-senza-perche-f5b0933b-c1fc-415c-ade3-8152ac8052bc.html

Poi, certo, è facile lasciarsi suggestionare, ma evidentemente qualcosa che non andava c’era. Ora sembra si sia impiccato nel bagno.

Pare inverosimile. Non è che seguissi attentamente la sua carriera, ma una figura così la “incontri” nelle tue peregrinazioni rock: lo vedi fare musica sincera, lo senti come una persona profonda, lo vedi in salute, bello, solare, lo vedi frequentare il tuo musicista preferito …

Photo Ross Halfin

e poi scopri che anche uno così, uno che fa – con successo – il lavoro più bello del mondo, che scrive musica appassionata, è intrappolato nelle tenebre. Troppo presto Chris, troppo presto. Addolorati ti salutiamo. Per quel che puoi, fa buon viaggio.