JOHN MILES suona “Music” nel programma omonimo di Canale 5 (11 gennaio 2017)

13 Gen

Non è semplice per me guardare programmi che non siano dal satellitare, sono ormai 12 anni che ho SKY e da allora non guardo altro. Ieri sera però verso le 21 mi sono sintonizzato su CANALE 5 in occasione della prima puntata del programma MUSIC, chiamato così in onore del capolavoro di JOHN MILES, musicista deputato ad aprire lo spettacolo.

Vederlo di nuovo in pista mi ha elettrizzato. Ben vestito, in forma, con l’atteggiamento di chi la sa lunga, ha dato prova di sé suonando e cantando come sa fare, e a quasi 68 anni non è da tutti. Non ho trovato particolarmente gradevole l’arrangiamento dell’orchestra, mi è parso ridondante e con un’enfasi moderna che non mi ha convinto. Non so poi cosa c’entrasse quel balletto, è sembrato poco adatto ad un brano del genere ma alla fin fine chi se ne importa, la mia attenzione era tutta rivolta a lui.

John Miles Italian TV January 2017

John Miles Italian TV January 2017 – photo TT

Ci sono certi musicisti che amo in modo inspiegabile. Al di là dei miei idoli noti a tutti (Jimmy Page, Keith Emerson, Paul Rodgers, Johnny Winter, Edgar Winter, Robert Johnson etc etc) ci sono alcune figure che amo con un fervore particolare, uno è MICK RALPHS e l’altro è JOHN MILES appunto.

Li vedo i sorrisetti di certi miei amici quando inizio a parlare di MILES, forse il lignaggio Rock e musicale del biondo di Jarrow non è sufficiente per talune persone, ma per me – pur mettendolo nella giusta prospettiva –  rimane un gigante. Cantare e suonare le tastiere e la chitarra in quel modo, scrivere in maniera brillante e maestosa…che talento! Mr John Errington, we salute you!

 

STEPHEN HAWKING “Il Grande Disegno” (Oscar Mondadori 2013) – TTTTT

11 Gen

Non è il primo libro di Hawking che leggo, affronto sempre con piacere i suoi scritti. Mi interessano scienza e metafisica, sono un uomo di blues non posso farci niente, guardo le stelle e mi pongo ogni volta qualche centinaio di domande. Meglio specificare che questa non è una recensione, la sinossi qui sotto spiega già tutto, ma bensì una semplice e veloce riflessione su questo libro di quel gran genio di Stephen Hawking.

L’autore cerca di spiegare certi concetti in modo semplice e lineare, ma spesso sono sono così complessi che non è sempre facile seguirne il dipanarsi, tuttavia è eccitante cercare di capire e carpire certe leggi, certe intuizioni, certe teorie.

Sicuro, è un libro che va letto nelle ore diurne, se lo si affronta prima di dormire può provocare angosce esistenziali mica da ridere con conseguente caduta tra le grinfie del demone delle notti senza sonno, ma è un libro che vale la pena leggere sebbene interpellarsi su questioni così grandi, specie se si è uomini di una (in)certa età, può spaventare.

Qualche frasetta rubata qua è là:

“La concezione ingenua della realtà (che le cose siano come sembrano, così come sono percepite dai nostri sensi), non è compatibile con la fisica moderna”

“Perché c’è qualcosa invece di nulla? Perché esistiamo? Perché questo particolare insieme di leggi e non qualche altro?

“L’idea rivoluzionaria che siamo semplicemente abitanti ordinari dell’universo, e non esseri speciali contraddistinti dal fatto di vivere al suo centro, fu proposta per la prima volta da Aristarco (c.310-230 a.C.)…”

“…poi, nel 1929, Edwin Hubble pubblicò le sue osservazioni che dimostravano che l’universo è in espansione.”

“Le teorie fisiche fondamentali descrivono le forze della natura e il modo in cui i corpi vi rispondono. Le teorie classiche come quelle di Newton sono costruite su una base che riflette l’esperienza quotidiana… La fisica quantistica fornisce una struttura che consente di come la natura operi su scala atomica e subatomica…Così, sebbene i componenti dei corpi ordinari obbediscano alla fisica quantistica, le leggi di Newton costituiscono una teoria efficace che descrive con grande precisione il comportamento delle strutture composite che formano il nostro mondo di tutti i giorni.”

“..D’altra parte, l’universo non può avere molto più di 10 miliardi di anni, perché nel lontano futuro tutto il combustibile delle stelle si sarà esaurito, e noi abbiamo bisogno di stelle calde per il nostro sostentamento. Perciò l’universo deve avere circa 10 miliardi di anni. Questa non è una predizione estremamente precisa, ma è vera: secondo i dati attuali il big bang ebbe luogo circa 13,7 miliardi di anni fa”.

“Ma, risalendo a sufficienza all’indietro nel tempo, l’universo aveva dimensioni dell’ordine della lunghezza di Plack, pari a un miliardesimo di trilionesimo di trilionesimo di centimetro e su questa scala si deve per forza tener conto della teoria quantistica. Così, sebbene non disponiamo ancora di una teoria quantistica completa della gravità, sappiamo per certo che l’origine dell’universo fu un evento quantistico.”

Vi ho spaventato abbastanza? Niente paura baby, questo è il blues.

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SINOSSI:

Nel “Grande disegno” il celebre astrofisico si cimenta con la sfida scientifica per eccellenza, affrontando la questione che da sempre divide filosofi, scienziati e teologi: l’origine del cosmo e della vita stessa. Insieme al fisico Léonard Mlodinow, Hawking ripercorre le più recenti scoperte della fisica spiegando come il cosmo, in base alla teoria quantistica, non abbia una sola esistenza, e come tutte le possibili storie dell’universo esistano simultaneamente. Approdiamo così alla teoria del “multiverso”, la coesistenza del nostro universo accanto a una moltitudine di universi apparsi spontaneamente dal nulla, ciascuno con proprie leggi di natura. Nel corso della storia della scienza si è scoperta una serie di teorie o modelli sempre migliori, da Platone alla teoria classica di Newton, fino alle moderne teorie quantistiche. E naturale chiedersi se si arriverà a una teoria dell’universo che non possa essere ulteriormente migliorata. Oggi disponiamo di una candidata alla teoria ultima del tutto: la “teoria M”. Se confermata, sarà la teoria unitaria di cui Einstein era alla ricerca, e il trionfo della ragione umana. Quanto a un presunto creatore del Grande disegno, la scienza dimostra che l’universo può crearsi dal nulla sulla base delle leggi della fisica. Un saggio scientifico che spiega con linguaggio accessibile e attraverso eleganti illustrazioni come l’astrofisica sia ormai vicina a comprendere i segreti più nascosti della materia.

QUEEN “On Air” (Virgin 2016) – TTTT½

3 Gen

Uscito nel novembre scorso, questo doppio cd contiene quelle che sono reclamizzate come the complete BBC session. In verità esiste anche la versione cofanetto a sei cd, con tre dischetti dedicati alle interviste (sempre relative alla BBC) e un dischetto di pezzi live 1973-1986, ma ho preferito concentrarmi sulla edizione essenziale dato che inizio ad averne abbastanza di materiale bonus e zavorra, chiaro però che per i fan dei QUEEN in senso stretto e per i completisti la versione a sei cd risulterà comunque appaetibile.

La confezione digipack è dignitosa, il booklet non è niente di speciale, l’artwork in sé è piuttosto misero ma il digipack fa sempre presa su di me.

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A differenza dei veri fan dei QUEEN non vado pazzo per i primi anni e i primi tre album, prediligo i QUEEN più maturi, quelli che vanno dal 1975 al 1981 (da A NIGHT AT THE OPERA sino al live di Montreal), tuttavia è difficile non lasciarsi irretire dalla purezza, dalla energia e dall’atteggiamento determinato dei primi anni.

SESSION 1 – 5 FEBBRAIO 1973

MY FAIRY KING mette in mostra le complessità dei primi QUEEN, è un gran bel pezzo del primo Freddie, il quale ci lascia dare un’occhiata ad un pezzetto del proprio mondo incantato. Tra l’altro è la canzone da cui il cantante prenderà spunto per tramutare il suo cognome da Bulsara a MERCURY. Bella versione.

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Segue KEEP YOURSELF ALIVE, compatta come al solito e quindi una delle mie superfavorite: DOING ALL RIGHT, scritta da MAY e STAFFEL al tempo degli SMILE (e anche la loro prima versione del 1969 mi scalda sempre il cuore). L’esibizione presa dalle BBC sessions mi è sempre piaciuta tantissimo. Gran pezzo.

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LIAR con la sua sublime potenza chiude la prima seduta di registrazione.

SESSION 2 – 25 LUGLIO 1973

SEE WHAT A FOOL I’VE BEEN mi colpì sin dalla prima volta che la sentii, credo sul bootleg A RAPSODHY IN RED. Se c’è una cosa che i QUEEN non sono è essere un gruppo di derivazione blues ma MAY, essendo chitarrista cresciuto negli anni del blues revival inglese, qualche imprinting se lo porta dietro. In realtà il pezzo è costruito intorno a THAT’S HOW I FEEL di BROWNIE McGHEE, ma resta comunque un episodio di grande spessore: blues nero filtrato attraverso la cultura musicale bianca europea. Peccato che MAY abbia avuto modo di fare delle sovraincisioni, un assolo con meno enfasi ed effetti sarebbe stato perfetto.

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Il problema che ho in generale con le BBC sessions è che certi pezzi si ripetono spesso (basta pensare a quelle dei LZ) anche a pochi mesi di distanza, qui è il caso di KEEP YOURSELF ALIVE e LIAR.

SON AND DAUGHTER discende direttamente da LED ZEP, BLACK SABBATH e DEEP PURPLE, dal primo hard rock inglese più nobile; chiara anche l’influenza di JIMI HENDRIX.

SESSION 3 – 3 DICEEMBRE 1973

Di nuovo hard rock, stavolta scritto da MERCURY, ORGE BATTLE è meno ripulita e più diretta rispetto alla futura versione da studio. MODERN TIMES ROCK AND ROLL è tipica del primo TAYLOR, un sorta di punk rock ante litteram vestito di glam. Ancora MERCURY alle prese con l’heavy rock in GREAT KING RAT. Chiude la session una nuova proposta di SON AND DAUGHTER.

SESSION 4 – 15 APRILE 1974

A MODERN TIMES ROCK AND ROLL dell’aprile del 1974 segue il quadretto mercuriano di NEVERMORE e infine WHITE QUEEN, l’idea della donna perfetta di MAY.

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SESSION 5 – 4 NOVEMBRE 1974

NOW I’M HERE di MAY è uno dei superclassici rock del gruppo e qui è esposto molto bene. STONE COLD CRAZY è davvero tiratissima e FLICK OF THE WRIST la segue con convinzione, non sono pezzi che amo ma è comunque una esperienza ascoltarli qui nelle BBC Sessions, perchè lo senti tutto l’impeto magico del gruppo di quegli anni. Chiude la quarta seduta TENEMENT FUNSTER, uno dei pezzi un po’ bislacchi di TAYLOR.

SESSION 6 – 14 NOVEMBRE 1977

Questa è ovviamente la mia session preferita, NEWS OF THE WORLD è uno dei due album dei Queen con cui sono cresciuto (l’altro è A DAY ATHE RACES). WE WILL ROCK YOU versione classica è seguita dalla versione veloce che qui nelle BBC sessions mi piace un bel po’.

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Ammiro JOHN DEACON, sia come bassista che come autore. SPREAD YOUR WINGS è un gioiellino. Che gran pezzo! Questa trasposizione è simile a quella ufficiale apparsa su NEWS OF THE WORLD, certo però più diretta e carica con un grande assolo finale di BRIAN MAY. Uno spettacolo. Che gruppo!

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Non fosse per l’amore spropositato e un po’ inspiegabile che ho per SOMEBODY TO LOVE, IT’S LATE sarebbe certamente la mia canzone dei Queen preferita. Ho una predilezione per i pezzi di BRIAN MAY e questo li supera tutti. Qui negli studi della BBC la batteria di TAYLOR ha un suono che mi piace un sacco. Peccato il pezzo sia interrotto a metà per lasciare spazio ai vocalizzi pieni di effetti di MERCURY, vocalizzi che non ho mai sopportato granché.

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Si chiude con un altro masterpiece, MY MELANCHOLY BLUES…finale perfetto, con un assolo bluesy e obliquo di MAY. Trionfo.

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Mi fanno scappar da ridere i puristi del Rock, quelli che il lignaggio lo riconoscono unicamente se si tratta di Rock americano e di gruppi da intellettuali tipo King Crimson…i QUEEN sono criticabili per certe mosse da centurioni fatte negli anni ottanta, ma ciò non toglie che per diversi anni, nei settanta, sono stati un gruppo rock entusiasmante. CD consigliato. Rock save the Queen.

1977-live

BOOTLEG: LED ZEPPELIN “Live Omega #13” Munich Olympiahalle 5 july 1980 – Winston Remaster

30 Dic

 

In questi ultimissimi mesi WINSTON REMASTER, noto fan del pianeta Zeppelin, ha pubblicato i remaster della seconda parte del tour del 1980 dei LZ. Il suo labour of love è disponibile sulle consuete piattaforme di download bootleg che ricordiamo sono assolutamente legali e sono frequentate da appassionati interessati alle registrazioni dal vivo. Non si tratta di pirateria dunque, ma di “scambio” di materiale live tra fan che non interferisce col materiale pubblicato ufficialmente dagli artisti.

Il segreto per gustarsi i concerti dei 1980 dei LZ è ascoltarsi bootleg tratti da fonte “audience”, semplici registrazioni fatte da qualcuno tra il pubblico con un registratore. Sì, meglio quelle piuttosto dei bootleg soundboard (registrazioni prese dal mixer), spesso troppo secchi e in questo caso impietosi nel mettere alla berlina il fragile chitarrismo dell’epoca di JIMMY PAGE. Ecco dunque perché scelgo di parlare del concerto di Monaco piuttosto che concentrarmi sui soundboard delle tre date precedenti. Mettersi in cuffia, magari sdraiati sul divano e con due dita di Matusalem invecchiato 15 anni a portata di mano, in una serata libera è l’ideale per ritagliarsi l’illusione di assistere ad un concerto del proprio gruppo preferito. La registrazione audience del concerto di MUNICH del 5 luglio del 1980 è eccellente, non è dunque faticoso mettersi all’ascolto del bootleg in questione. I pochi vuoti lasciati dalla fonte n.1 sono riempito con la fonte n.2, la qualità scade un po’ in quei momenti ma è tutto transitorio.

Come sempre scarno l’artwork di WR, ma è bella la foto scelta per la copertina con Simon Kirke alla batteria e con Jones e Plant sorridenti, foto che personalmente non avevo mai visto.

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

TRAIN KEPT A-ROLLIN’ apre il concerto, tirata al punto giusto non fa prigionieri, sebbene all’epoca mica tutti i fan conoscevano quel pezzo reso famoso dagli YARDBIRDS e usato dai LZ per aprire i primissimi concerti del 1968/69.

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La ferocia con cui il gruppo affronta NOBODY’S FAULT BUT MINE è notevole. Siamo agli albori degli anni ottanta, la musica sta cambiando, l’atteggiamento dei LZ è consono al mood in voga. Dall’assolo si capisce che non siamo davanti al PAGE di THE SONG REMAINS THE SAME (il live del 1973), ma il tutto risulta convincente. Molto bello l’attacco del basso Becvar di JONES. Finito il brano PAGE si avvicina al microfono.

JP “Good evening. Good evening! Right, a happy gathering? Yes. Well we got a little number now from the annals of rock history, and it’s called ‘Black Dog.’

Con l’ascolto in cuffia la potenza del gruppo è impressionante nononstante la precaria condizione fisica e psichica di PAGE e BONHAM. Di nuovo il basso Becvar 8 corde su BLACK DOG è spaventosamente efficace.

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PLANT saluta il pubblico.

RP “Well alright! Uh, it’s very nice to be, to, uh, good evening to Munich, Munchen. It’s been quite a while since we’ve been here, nonetheless, we haven’t been wasting our time. Before we carry on there is a plea from the front here. If you could move back a little bit, there’s lots of people gettin, uh, so can you move back one meter please, everybody. From the back, from by Benji is what we have hope. Move back. Thank you. I trusted that you could do that. This is a track from the last album, In Through the Out Door. It’s called ‘In The Evening.’
IN THE EVENING viene accolta con grande calore, l’album IN THROUGH THE OUT DOOR uscito l’anno prima, non sarà oggi uno dei capisaldi del gruppo, ma ricordo che allora fu un gran successo in termini di vendite anche qui in Europa. Forse un pelo veloce la versione dal vivo di questo pezzo, con un incedere meno frenetico avrebbe mantenuto il groove greve che avrebbe giovato alla performance. Inizio concerto ad ogni modo assai possente, quattro pezzi veloci, quattro cannonate.

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RP “Eye thank yew. It’s, uh, it’s getting a little warm in here, yeah? This is, uh, a song that will maybe cool things out just a touch. It’s a little quieter, and a little more laid back. It’s called ‘The Rain Song.’

Non appena il pubblico risente il famigliare giro inizale scatta l’ovazione; anche in THE RAIN SONG il chitarrista parte troppo veloce, ma d’altra parte erano anni di alterzaione chimica per PAGE, normale purtroppo che si facesse prendere dalla foga del momento. Il lavoro chitarristico è spartano, mancano le finezze e gli abbellimenti del 1973. Bravissimo JONES con la pedaliera basso; PLANT canta le parti lente con molto pathos.

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

RP “Thank you. May we please, uh, first of all let me thank you. And certainly, can you keep on moving back? ‘Cuz there’s a lot of people here who aren’t enjoying it as much as you are, so just push it back a little bit. This is not Wolverhampton Wanderers winning the European Cup Final, you know. Eye thank yew. It’s a song that deals with the preoccupation for, uh, the southern states of, uh, United States of America. It’s about Texas. It’s called ‘Hot Dog.”

HOT DOG, pur essendo un pezzo sciocchino e semplice nello sviluppo, chitarristicamente parlando è piuttosto impegnativo, non è dunque del tutto comprensibile il perché fu messo in scaletta in quegli anni. Come di consueto durante l’assolo PAGE evita le difficili frasi della versione da studio e se la gioca su note tirate allo spasimo con lo stringbender. Va evidenziato ancora una volta il gran lavoro di JONES che mentre suona una parte al piano tutt’altro che semplice con i piedi tiene un giro da pazzi sulla pedaliera basso.

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

RP “Lifting your right hand in the air, please, everybody, right hand in the air. With the fingers spread like this, see. Take them down to your nose and then say, Eye thank yew. After three: one, two, three. Excellent, the show begins”

Il pubblico gradisce molto l’intro di ALL MY LOVE, è chiaro che i nuovi pezzi sono molto apprezzati. Tutto bene sino all’assolo di PAGE, al solito sconclusionato. Salta all’orecchio di quanto JONES fosse imprescindibile nei latter days dei LED ZEPPELIN. Quando suona in contemporanea tastiere e pedaliera basso è in modo evidente il punto focale del gruppo. Bello comunque il finale del pezzo.

RP “Ok, we’re gonna hot things up a little bit, but you gotta move back in exchange. Just push a little bit. Push, push, push! Move it back a little bit. Eye thank yew. Ok, well we’ll dedicate this to all the wonderous times that we’ve all had in Munich, both recording here, and all that sort of thing, and, uh, and, uh, especially to Vera, wherever you are, Vera.”

In TRAMPLED UNDERFOOT il pubblico tiene il tempo con le mani, pur essendo un pezzo dal punto di vista strumentale vagamente sinistro la voglia di ballare e di lasciarsi andare non viene meno. Il gruppo è solido e convinto e sembra quasi che voglia cantarle ai gruppi punk del periodo…vecchi dinosauri un cazzo sembra vogliano dire; JONES pompa sul clavinet che è un piacere. Assolo tipicamente trascendentale da parte di Jimmy. Hardrock-funk psichedelico.

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Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

 

SIBLY è il sesto pezzo di fila con JONES alle tastiere. Il pubblico tiene il tempo sul terzinato del più bel blues bianco di sempre. JONES al piano elettrico pulito fa scendere un manto di candore quantomeno insolito rispetto alla carnalità elettrica del passato. Le differenze tra il PAGE del 73 e quello del 1980 si notano tutte in questo blues. Non ho mai capito il perché dell’allungamento della parte dedicata all’assolo di chitarra proposta negli anni 1979/80. Sarebbe stato uno stratagemma efficace per far risaltare ancora di più il cosmico chitarrismo di PAGE del 1973, ma nel 1980 forse non era il caso.

RP “Thank you very much. Jimmy Page was on guitar there. Now as this tour is the first tour we’ve done for three years and, uh, it’s been quite an, uh, an interesting sketch actually, but it’s getting a little bit towards the end now. We’ve got one more show after this, and then who knows, you know? Perhaps we’ll have to do another one after that one. But this is about where it leaves us, ‘Achilles Last Stand.”

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

Pure la scelta di suonare ACHILLES LAST STAND, pezzo impegnativo, con un PAGE un po’ in confusione non fu azzeccatissima. Il Becvar 8 corde di JONES comunque spinge a tutto vapore. L’assolo di chitarra non è un granché; a circa metà pezzo la qualità audio peggiora per poi tornare a quella ottima della source 1.

Anche in questo concerto trova conferma il fatto che JOHN BONHAM fa giusto il suo nl tour del 1980. Rimane il batterista formidabile che conosciamo, ma il suo drumming è più controllato e meno appariscente.

RP “A little virtuoso piece, and there are a few about. Jimmy Page, guitar.

Altra scelta discutibile  fu quella di riproporre i lunghi ricami chitarristici di WHITE SUMMER / BLACK MOUNTAIN SIDE, un poco per l’inadeguatezza rispetto ai tempi musicali che correvano in quegli anni un po’ perché PAGE non era in grado di offrire prestazioni convincenti. WHITE SUMMER ad ogni modo entusiasma il pubblico nella parte veloce con BONHAM a supporto. Il pubblico torna a scaldarsi durante il giro di BMS. Tra i tanti orpelli ridondanti PAGE porta comunque in scena alcune figure molto molto interessanti, fino a che il tutto non sfuma in KASHMIR, che si distingue per una coda finale interminabile…sembra quasi che i tre musicisti non sappiano decidere quale sia il giro conclusivo.

RP “John Bonham was on drums, John Bonham. John Henry Bonham, ‘Moby Dick.’ Well, alright.Did that sound a bit American to you? Sorry about that”


Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

 

Page parte con l’arpeggio di STAIRWAY a cui segue il prevedibile boato. La velocità data al brano è ancora errata, troppo veloce, ma l’arpeggio ha sempre un qualcosa di virginale e candido, l’incanto è assicurato. In momenti come questo mi chiedo ancora come abbia fatto a perdermi il concerto di Zurigo di qualche giorno prima. Uno dei miei rimpianti più grandi.

 

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Al “Does anybody remember laughter?” la risposta del pubblico è commovente. La versione convince e anche l’assolo di Page non è niente male, da segnalare l’accompagnamento reggae. In cuffia si percepisce la convinzione del gruppo e il sound tutt’altro che spiacevole, ricordo che in quegli anni tutti i grandi gruppi Rock avevano un sound spesso modesto e incerto. La frase finale cantata insieme al pubblico dà qualche brivido. Plant saluta un pubblico a quel punto caldissimo.

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RP “Good evening! I said, good evening! Good evening!! Eye thank yew”

Il gruppo torna per una tonante ROCK AND ROLL. Ancora, sembra una risposta al punk in voga all’epoca. Assolo di Page sghembo mentre Plant appare molto determinato.

RP “Thank you. Thank you very much. It’s extremely nice of you. Right now we’re, uh, before the clubs shut we’d like to do, uh, one more. We’d also like to say that what you read in the papers today, and in the … magazine, is not true. The doctor isn’t in fact behind the stage, he’s playing the drums. And we’re gonna bring on a drummer, a very good friend of ours, uh, a guy from a group called Bad Company. Does anybody remember Bad Company? Simon Kirke on drums. Simon Kirke. Another man from mother England, Simon Kirke. And this is gonna be, uh, a little bit of an experiment for the, uh, next show that you’ll have in town. In other words, it sells more if there are more people on stage. Thank you.”

Per WHOLE LOTTA LOVE si aggiunge alla band SIMON KIRKE della BAD COMPANY. Page accenna a MOBY DICK e poi si lancia nel riff che immortale il piombo zeppelin nella sua precisa essenza. La doppia batteria aggiunge ulteriore groove, il gruppo si lancia in una furiosa sezione funk compresa tra la fine del secondo ritornello (cantato dal pubblico) e l’assolo di Page. I cinque musicisti sperimentano e improvvisano, ci sono dei cambi di tempo sempre sull’onda del funk più spericolato e dissoluto. Le sei frasette dell’assolo di chitarra sono suonate in modo quasi ridicolo. C’è da chiedersi perché Page non abbia mai voluto ripassarle o suonarle nel modo classico e abbia sempre preferite, negli ultimi due tour, gettarle via senza motivo. Seguono ad ogni modo BOOGIE CHILLUM e BOOGIE MAMA. Il risultato non è esattamente quello del film THE SONG REMAINS THE SAME (sempre NY 1973), ma va riconosciuto a Page il coraggio: buttarsi (nelle sue condizioni) in parti come quelle non è da tutti. Il risultato non è malaccio. I ragazzi chiudono un po’ a fatica la sezione rock and roll, si sente che stanno improvvisando, ma per il finale di WLL tornano in pista con la potenza della doppia batteria.

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RP “Simon Kirke on drums. Goes to the back of the stage, where there’s, uh. Thank you very much, Munchen. Good night and thank you very much, good night.”

Questo di Monaco di Baviera fu il penultimo concerto dei LED ZEPPELIN. Due giorni dopo a Berlino per il final acclaim e nemmeno tre mesi dopo, con la morte di BONHAM, la chiusura definitiva. Rimane questa testimonianza, questa gran bella registrazione audience che ci lascia cintendere che, sebbene alle prese con uno stato di forma certamente non ottimale, vedere i LZ in concerto era comunque una esperienza da non lasciarsi sfuggire.

Il seguente spezzone video è relativo a Munich 5-7-1980  

(e non a Zurich come erroneamente scritto nel corso del filmato)

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CATTIVA COMPAGNIA “All’incrocio” (1999) è disponibile sulle piattaforme digitali

23 Dic

Per chi fosse interessato l’album del 1999 del mio gruppo CATTIVA COMPAGNIA è disponibile sulle piattaforme digitali, allego il link di alcune di esse:

http://player.believe.fr/v2/3614973095542

https://itunes.apple.com/it/artist/cattiva-compagnia/id1187880035

https://www.amazon.it/dp/B01N5H430L/ref=sr_1_2?s=dmusic&ie=UTF8&qid=1482417731&sr=1-2-mp3-albums-bar-strip-0&keywords=CATTIVA+COMPAGNIA

http://www.deezer.com/artist/11579083

Qui una recensione tratta dal sito http://www.rockinitalia.com:

http://www.rockinitalia.com/2012/10/21/cattiva-compagnia-allincrocio/

CATTICA COMPAGNIA "All'incrocio" 1999

Jaypee-Mixi-Fausto-Tim CATTIVA COMPAGNIA 1999

Jaypee-Mixi-Fausto-Tim CATTIVA COMPAGNIA 1999

CATTIVA COMPAGNIA All'incrocio 1999 retro

 

CATTIVA COMPAGNIA All'Incrocio 1999 interno

 

 

 

Winter solstice blues

21 Dic

Solstiziereggio a ritmo di blues in questi giorni, tutto sommato quello tra il 13 dicembre e il 24 è il periodo dell’anno che mi piace di più, i dodici giorni che preferisco. Non amo l’eccesso di decorazioni, i sentimenti forzati, il romanticume che ci propinano, non amo le forzature provenienti dagli stati uniti, ogni volta che in un film o in una pubblicità vedo un babbo natale che fa “ho ho ho” mi vien voglia di vomitare, tuttavia amo l’atmosfera natalizia sebbene il culto del cristianesimo abbia da tanti secoli sostituito il culto del sole. Il gesto di scambiarsi un dono, una buona parola come augurio per la nuova stagione è uno dei pilastri dell’umanesimo. Sarebbe bello avere un po’ di neve, un manto bianco che per un giorno o due ci faccia rallentare, che ci riporti un po’ di candore, che ci faccia illudere che per un momento siamo meno meschini di quello che in realtà sembriamo. Cerco di evitare i trabocchetti dell’umore, degli impicci quotidiani e mi rifugio nei bagliori delle luci ad intermittenza, nei sentimenti di felice malinconia che ogni dicembre mi porta in dono. Detto questo, naturalmente vivo e osservo le minuzie quotidiane a cui un uomo di blues miserello come me è sottoposto.

WORKS 

La tipa della reception ci fa accomodare in una delle due sale riunioni. Sono insieme alla mia socia Kerlit, a minuti abbiamo una riunione con un cliente. Ci accomodiamo. Lei scrive su un grosso blocco note i punti salienti da affrontare, io riguardo un paio di documenti e poi volgo lo sguardo all’alto soffitto dell’edificio. Vengo da giorni di ascolto di CLASH (il primo e il terzo) e FINARDI (1976/79), il mood è un po’ ribelle, fatico più del solito nel “far la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile”. Entrano i due della controparte. Affrontiamo subito le questioni meno simpatiche, me ne occupo io, quindi procediamo sulle restanti faccende, se ne occupa la Kerlit. In alcuni momenti l’attenzione cerca di sfuggirmi, nella testa mi frullano i soliti blues: le mie canzoni, i miei racconti, il Rock, l’Inter, la donna scarlatta, il Paul Gauguin blues: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Scuoto il capo, riacciuffo l’attenzione e la incollo al tavolo. La riunione dura più o meno 90 minuti. Usciamo. Sono le 19. E’ una sera cupa, nebbiosa, fredda. Salgo sulla Aor-blues mobile. Aziono lo scalda sedile. Sul lettore ENZO JANNACCI 1975-79.

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QUELLI CHE… e FOTO RICORDO sono due tra i più bei album di musica italiana e il JANNACCI di quegli anni è la colonna sonora perfetta per questa serata: sono nella Regiun Lepidi county e sto andando al paesello natio, ho una cena col mio amico, quello che è carne della mia carne, quello con cui ho passato parte dell’infanzia e tutta la adolescenza, quel tipo di amico che ti capisce come nessun altro, a maggior ragione quando sei sul procinto di ricordare gli anni andati e sei travolto dalla nostalgia.

LET IT BICCIO

Veleggio a velocità di crociera, quando deve rallentare in prossimità di centri abitati mi diverto ad osservare i lampadari che si intravedono dalle finestre illuminate. Quasi tutti sono di una bruttezza inenarrabile. Quelle che osservo sono case o palazzine degli anni sessanta e settanta, ma immagino ci viva anche gente di generazioni più recenti, e nessuno che abbia sentito il bisogno di cambiare il lampadario. A forza di guardare cose brutte, ci si abitua a non ricercare il bello, a non cercare stimoli per l’animo. Mi piacerebbe che nelle scuole insegnassero il senso per il buon gusto, perché non è vero che è bello ciò che piace, è bello ciò che è bello.

Parcheggiare a Nonantulae ormai è come cercare un biglietto di un concerto di un grande nome del Rock un’ora dopo che i tagliandi sono stati messi in vendita. D’accordo che si è passati in pochi anni da 10.000 a 15.000 abitanti, ma ogni sera che vengo sembra che ci sia la reunion dei Pink Floyd. Trovo un buco. Mi stringo nel paletot, svolto l’angolo e lo vedo, sotto la Torre dell’Orologio. Biccio, il mio amico, è identico a come era sua padre…mi sembra di essere proiettato indietro nei decenni. Ho prenotato al BISTROT PREMIERE, piccolo e  accogliente locale sotto la Clock Tower. Tortellini in brodo, Faraona D’Autunno e Lambrusco. C’è qualcosa di meglio? Parliamo fitto fitto per un paio d’ore. Essere sempre rivolti al passato non sarà il massimo, ma rivivere nei discorsi certe esperienze rafforza le radici, aiuta a volte a comprendere meglio il presente. Magari i decenni della nostra infanzia e adolescenza, gli anni sessanta e settanta, sono stati davvero meglio di questi ultimi (beh, francamente non ci vuole granché) ma il tutto è filtrato attraverso i nostri sedici anni, ed è naturale che ci sembrino più belli quegli anni lontani, eravamo ragazzi, avevamo il futuro davanti e meno preoccupazioni. Non eravamo a New York o Londra, bensì in un paese di provincia, ma tutto sommato ci sentivamo ugualmente titanici dinnanzi al futuro.

Usciamo e ci giriamo due volte il centro. Un flashback ci rapisce, ritorniamo al 1977, rammentiamo con chiarezza una sera di dicembre, esattamente 39 anni fa, … facevamo la stessa cosa, respirando le suggestioni blues che respiriamo oggi, in fondo siamo rimasti gli stessi.Le luci dei lampioncini che si riflettono sulla pavimentazione di via Maestra Del Castello, noi due che parliamo della vita, delle speranze, delle disillusioni, dei nostri sogni, le vecchie mura del paese che pazientemente ci stanno a sentire.

Locus Nonantulae una sera di dicembre 2016 - foto TT

Locus Nonantulae una sera di dicembre 2016 – foto TT

La nostra Inter, le nostre fighe, i Genesis e i Led Zeppelin, le cazzate fatte da ragazzi…non si può chiedere troppo a due uomini di una (in)certa età come noi, ricordare i bei tempi è naturale, il futuro spaventa, il passato è un qualcosa di famigliare a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà, sì perché aver raggiunto questa età mette in difficoltà uomini come noi, chi se lo spettava che la avremmo raggiunta così in fretta e a velocità supersonica?

Biccio e Tim alias Joe & Slim - Locus Nonatulae15/12/2016 - autoscatto

Biccio e Tim alias Joe & Slim – Locus Nonatulae 15/12/2016 – autoscatto

Mi chiedo quanta pazienza debba aver portato Biccio, come “tastierista” deve aver passato momenti non facili con un “chitarrista” come me, ma se siamo ancora qui, legati da un forte affetto, significa che deve essere passato sopra alle asperità del mio essere. Salgo sulla sua macchina mentre mi accompagna alla mia. Nel lettore ha il doppio dal vivo ELP Live At Nassau Coliseum ’78, un bootleg ufficiale. Lo abbraccio e ci diamo appuntamento al prossimo anno (quindi a tra due o tre settimane insomma). In macchina, mentre torno, seleziono la nostra canzone.

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LED HEADS talking about Jimmy Poige

Conversazione esoterica col mio amico STEFANO LUMMI di Roma sul messanger di facebook (Stef mi manda un commento a proposito delle foto limited edition che Page pubblicizza e vende in questi giorni sul suo sito a prezzi alti).

WARNING: for Zeppelin fans only! 

SL: “sono nauseato. Le cose per me stanno così: ‘sti fotografi che hanno immortalato Page in passato sono in bancarotta. Hanno telefonato a Jimmy chiedendogli se poteva autografargli ‘ste foto di merda per poi venderle a 3000 euro ognuna. Il nostro per pietà ha acconsentito”.
TT: “Che i fotografi nell’era internet dove tutto è disponibile e gratis abbiamo bisogno di soldi è indubbio. Però in generale lui ci tiene a far pagare salato gli articoli Limited Edition…”
SL:” solite storie Tim….. spreco immane di tempo e talento…”
TT: “Guarda Stef io cerco di non pensarci … sono razionale e tutto sommato illuminato ma non voglio rovinare del tutto l’ardore che sentivo e sento per lui. Dormire sugli allori, lui non fa altro, atteggiamento disdicevole ma voglio concentrarmi sul tour europeo del 1973, voglio continuare a sognare…il presente di Page è tragicomico e preferisco rivolgere il pensiero altrove. A proposito, hai un bootleg preferito?”
SL: sì Tangible Vandalism perchè più che i live amo le sessions e gli outtakes e poi ho gusti un po’ necrofili in tema Zep, mi piacciono le cose in embrione, vedere la luce nel buio, amo ad esempio la data di rodaggio a Brussels del 1975, prendono una clamorosa imbarcata su Kashmir, con Bonham che prova delle variazioni e manda fuori gli altri ma l’energia emanata è bestiale.
TT: “Grande. Stef. Abbiamo tutti le nostre ossessioni. Io per sentire inediti dei LZ non so cosa farei”
SL:” in termini di pura adrenalina ti dico Montreux 07-03-70 poi ovviamente da anzianotto citerei il mitico Blueberry Hill (LA Forum  4/9/70 ndt)
TT :“Io per il 70 sono fissato con Vancouver 21 marzo e poi lo sai… Three Days After (LA Forum 3/6/73) é la mia ossessione”
 SL: “poi metterei Knebworth (4 e 11/8/79 ndt) miscelando alcune cose della prima data con la seconda”
TT: “Io preferisco Copenhagen 79 (23 e 24 luglio ndt) …uscisse il soundboard fare salti di gioia.”
SL: “la versione di Ten Years Gone del 4 (agosto 79 Knebworth ndt) la trovo superba, nonostante le diverse imperfezioni, Page a pezzi, ma l’assolo finale è pura poesia. Sì, Copenaghen è da brividi.”

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TT: “Anche lì, per Knebworth…sai che state per fare la rentrée, cazzo preparati un po’ meglio no?”
 SL: “maledizione sì!”
TT: “Secondo me tra Copenhagen e Knebworth Page non ha suonato la chitarra”
SL: “ad esempio, il lavoro fatto da Kevin Shirley sul dvd (uscita ufficiale del 2003) per Knebworth ha del clamoroso, penso ad Achilles e tu Page mi piazzi il solito solo improvvisato di merda…i nervi guarda…”
TT: “Vogliamo parlare dell’assolo di Whole Lotta Love (sempre da Knebworth 1979 ndt) …ma santo demonio, sono le sei frasette che suoni da 10 anni…vuoi dargli una ripassata e farle bene? È uno stacco iconico non puoi buttarlo via così!”
SL: “gli riconosco un coraggio unico per la sua ostinazione nel cambiare ad ogni show le carte in tavola, ma farlo richiede preparazione…”
 TT: “Questo sì, ha molto coraggio, cerca sempre nuove soluzioni anche quando non è il caso.”
 SL:  “nel film It Might Get Loud riesce a sbagliare anche il riff di WLL”
TT: “Non mi parlare di quello…preferisco dimenticare…anche il mandolino davanti alla Headley Grange fa piuttosto schifo”
SL: “…e lì pensi cazzo, ma è un film, avrà avuto la possibilità di rifare il tutto, rendere il tutto dignitoso…niente, one shot, prendere o lasciare”
TT: “Il fatto è che lui non va in internet, non rivede le cose dunque non gli fanno male come a noi. Certo mi piacerebbe sapere cosa pensa quando ascolta certi bootleg del 77 o dell’80”
SL: “eh, tu la domanda a Cole (https://timtirelli.com/2014/01/06/interview-with-richard-cole-tour-manager-extraordinaire/la facesti pure, ricordo, su ‘sto tema ma lui elegantemente sorvolò”
TT: “Mah, chiudiamo pensando ai bei momenti, Amburgo 21 marzo 1973, cristo che gruppo…nessuno ha suonato il Rock come loro.”
SL: “concordo, io ci metto anche Vienna però di quel tour. Okay, alla prossima allora, ti abbraccio forte, Palmiro incluso”
TT: “Tutte le date tedesche del 73 sono incredibili! Palmir ricambia con affetto. Ciao Stef. La prossima volta che scendo a Roma ci vediamo.”
 SL: “Ci conto”. 
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COOP TALES:
Sabato. Lascio la groupie iniziare la spesa mentre io mi fermo al reparto telefonia e piccoli elettrodomestici. Devo comprarmi un rasoio.  Prendo il numerino: 35, stanno servendo il 30.
Uno dei commessi parla almeno un quarto d’ora con una donna, sulla quale è ovvio voglia far colpo, si dilunga nel spiegare inezie. C’è poi una ragazza insieme ai genitori che acquista uno smartphone. Hanno le idee chiare, se la sbrigano in fretta. Una signora avanti con gli anni prova a saltare davanti a tutti con la scusa che fatica a stare in piedi. Uno dei commessi le offre una sedia. Lei rifiuta. Ha un forte accento del sud, i capelli lunghi, riccioluti e neri ma la tinta non è perfetta e così sembra male in arnese. Il marito ogni tanto arriva per mettere qualcosa nel carrello: una confezione di cotton fioc, due yougurt… Entra poi in scena Long Tall Sally, una tipa alta almeno 1,85. Vuole uno smartphone per qualcun altro che le ha detto di non spendere più di 70/80 euro. Il commesso le spiega le specifiche del modello che avrebbe scelto, le fa notare che ha solo 512 mb di ram e 8 GB di memoria e che funziona bene ma in internet è piuttosto lento. Ci sarebbe quello con 1 GB di ram e che è decisamente consigliato per avere un minimo di velocità, ma costa 98 euro. La cavallona Sara è indecisa, “sa, mi hanno detto di stare sui 70/80 euro…mi dia il primo”. Finalmente tocca a donna Concetta, la ricarica la vuole da 20 euro. Tira fuori il bigliettino col numero del cellulare e lo passa al commesso. “35, chi è il 35?” “Sono io, vorrei un rasoio”. Il Commesso esce dalla postazione della telefonia, ci avviciniamo alla vetrina riservata ai rasoi “Vorrei quello, il Braun Series 3 340s”. “Ah, ha già scelto allora” mi chiede il commesso, sollevato e incuriosito dal fatto che non starò a tempestarlo di domande per 20 minuti. La scelta è stata semplice: BRAUN era la marca dei rasoi usati da Brian negli anni sessanta, BRAUN recentemente ha avuto come testimonial JOSE’ MOURINHO, il rasoio è nero con il bordo blu. Nella vetrina c’è anche il modello un pochino meno caro, quello da 89 euro, ma è nero con il bordo rosso, non posso farcela, così spendo 30 euro in più solo per il bordino blu…INTER, guarda quanto sono innamorato di te! Mentre pago e aspetto la ricevuta della carta di credito, vicino a me c’è un nero, ha due cellulari in mano, non sono smartphone, ha due numeri in un foglietto e venti euro in mano. E’ vestito in modo sobrio: maglione giallo, scarpe rosse. Evito di giudicare, magari tiene la Roma.
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INTORNO A TE O ALBERO
L’abero della Domus Saurea (courtesy of the groupie) non è uno di quegli alberi di natale da fighini attenti a certe regole del design e del gusto contemporaneo, è un albero di natale con richiami dei decenni passati della terra di cui fa parte. E’ un po’ démodé ma mi piace così.
Domus Saurea 2016 - foto TT

Domus Saurea 2016 – foto TT

Il presepe laico invece l’ho fatto io. Tra i teneri ricordi d’infanzia, il presepe fatto insieme a mia madre, e la presa di coscienza che feci da adulto, sono ateo, ho trovato un compromesso: fare il presepe con qualche variazione. Nella prima scenetta al posto del bambin gesù c’è il figlio del dio del Rock ad esempio…
Presepe laico di TT 2016 - particolare: Il bambinello Giacomino

Presepe laico di TT 2016 – particolare: Il bambinello Giacomino

la seconda scenetta è rappresentata nel modello Standard (senza camere tonali of course), la statuina della donna con le anfore vicina alla fontana(da cui sgorga acqua vera) proviene dal presepe che fu di mia madre e in qualche modo la rappresenta…
Presepe laico di TT 2016 - particolare: Mother Mary

Presepe laico di TT 2016 – particolare: Mother Mary

 per la terza scenetta ci sono delle Revolution Blues Variation: è quella dove si canta Adeste Fidel(es) per i due rivoluzionari che dalla Sierra osservano il tutto…
Presepe laico di TT 2016 - particolare: il Che e Fidel sulla Sierra Maestra

Presepe laico di TT 2016 – particolare: il Che e Fidel sulla Sierra Maestra

Quest’anno fa il suo debutto anche l’alberino illuminato. Non è un abete, ma un semplice prugno, alberello blues.
Il Prigno Illuminato 2016 -foto di TT

Il Prigno Illuminato 2016 -foto di TT

Alla Domus Saurea, in questo dicembre inoltrato, sembra di essere nella tundra. La galaverna adorna gli alberi e rende dura la terra. Scendo a prendere sacchi di pellet per la stufa, respiro la nebbia, penso a te.
Galaverna alla Domus Saurea - dicembre 2016 - foto TT

Galaverna alla Domus Saurea – dicembre 2016 – foto TT

Oggi è il 21, la notte scorsa è stata la più lunga dell’anno ed è ormai passata, abbiamo davanti un lungo inverno ma da oggi i giorni si fanno più lunghi e il sol invictus riprende il suo cammino. Oggi sul blog si festeggiano due compleanni, il mio e quello di Francesco B, ma soprattutto si festeggia la festa del solstizio d’inverno, quella del Sole Invitto appunto; a tutti voi, donne e uomini di blues che vi siete raccolti intorno a questo blog, giunga dunque il mio augurio affinché il  padre dei quattro venti gonfi le vostre vele, il sole batta sul vostro viso e le stelle riempiano i vostri sogni. Ricordate sempre che benché il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.
Ego benedico vos in nomine Emerson, Lake et Palmer. Il post è finito, andate in pace ad ascoltare il vostro vinile preferito. Buone feste, my pretty boys and girls.

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CATTIVA COMPAGNIA “Sì” live a Modena 1991

18 Dic

Risistemando i miei archivi è saltata fuori una vecchia videocassetta del mio vecchio gruppo, la CATTIVA COMPAGNIA. La qualità non è un granché, ma rivedere certe cose fa sorridere. Allora io e Tommy eravamo davvero concentrati sulle nostre canzoni. Bei momenti. Quando si poteva proporre quasi esclusivamente materiale proprio nei locali…

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CATTIVA COMPAGNIA

“Sì”

(Tirelli-Togni) – Siae 1991)

Live at WIENNA club, Modena, 3rd may 1991

Tommy Togni – vocals

Tim Tirelli – guitar

Luigi Manni – keyboards

Claudio Saguatti – bass

Mixi Croci – drums

CATTIVA COMPAGNIA:da sx a dx Luigi Mammi - Mixi Croci - Tim Tirelli - Tommy Togni (sotto)

CATTIVA COMPAGNIA 1991:da sx a dx Luigi Mammi – Mixi Croci – Tim Tirelli – Tommy Togni (sotto)

 

Nebbia in Valpadana

14 Dic

Son due settimane ormai che la Valpadana è immersa nella nebbia. Ci siamo abituati, ma un periodo ininterrotto come questo alla fine ti sfianca e ti sbianca un po’.

Valpadana nella nebbia dicembre 2016

Valpadana nella nebbia dicembre 2016

MISTY INTER HOP

Le temperature sono prossime allo zero così sopra al giaccone blu mi infilo anche un ulteriore giacchino impermeabile, quello ufficiale dell’INTER, in questo modo mi scaldo anche spiritualmente, sì perché anche se quest’anno la beneamata mi dà più che altro dolori, ogni volta che do un’occhiata allo stemma stampato sulla giacca mi si scalda il cuore, penso a EPIC BROZO e sono un po’ felice.

Epic Brozo

Epic Brozo

Domenica si giocherà SASSUOLO-INTER, vorrei andare ma mi sa che salterò, nonposso chiedere alla groupie di venire al freddo e al gelo e far finta di tifare per la mia squadra quando le sue simpatie sono per le maglie neroverdi. Potrei andarci da solo, ma se poi capito in un settore pieno di tifosi del SASSUOLO, chi è che mi tiene a bada? A volte penso che mi piacerebbe abitare a Bergamo e andare a San Siro insieme al mio mentore e amico Beppe Riva, parleremmo di INTER e di ELP e tutto si aggiusterebbe.

PEOPLE

Passo di nebbia in nebbia attraversando i miei territori, mi perdo tra scampoli di quotidiana umanità: il nero che aspetta pazientemente alla fermata dell’autobus, le donne che chiacchierano davanti ai cancelli delle scuole dopo aver lasciato i loro figli, gli addetti alle decorazioni della città che dondolano e rotolano sulle gru per rendere più luminosa l’atmosfera. Il corriere dell’est Europa che si ferma davanti alla palazzina dell’ufficio perché deve consegnare un pacchetto, io  che sono per strada e prima che suoni lo chiamo “capo!”, lui che non mi riconosce, ho in testa il bertocco (dell’Inter), “E’ un pacchetto per noi?” Lui che mi guarda con fare interrogativo, io che mi avvicino, lui che capisce chi sono ed esclama “Tirelli!” dice senza esitazioni. Lui che mi allunga il pacchetto, io che gli do una pacca sulla spalla e lui che corre chissà dove a consegnare altri articoli. Mi chiedo se davvero conosce tutti i cognomi di quelli da cui si ferma. Vita dura quelli dei corrieri, soprattutto in questo periodo dell’anno.

Come ogni dicembre sono attratto dalle decorazioni e dalle luminarie, scuoto la testa quando incrocio quelle improbabili…gente senza un minimo di gusto o savoir faire che ornano ringhiere o alberi alla boia d’un giuda. Mi rifaccio però con quelle intrecciate con cura a balconate e alberi. Che belle che sono, filtrate dalla nebbia poi assumono un caratter poetico.

nebbia-in-val-padana

MUSIC IN THE CAR

In macchina JJ CALE sarebbe perfetto con questo tempo, ma rischierei di sprofondare nell’abisso del blues, così seleziono The Singles di PHIL COLLINS. Mi chiedo cosa penserebbe di me Polbi se mi sapesse all’ascolto di un best of di COLLINS, probabilmente mi urlerebbe “Tim, best off!”. Collins tra l’altro non mi è simpatico, ha sempre odiato il prog, ha sempre amato la Motown, che cazzo ci faceva nei GENESIS? Ogni volta che guardo un filmato del gruppo 1971-75 lo vedo imbronciato, scazzato, avulso dal contesto, in più dal 1980 in poi ha trasformato il gruppo in modo discutibile. Non entro nel merito della deriva commerciale, a me i singoli di quel periodo dei GENESIS piacciono (non tutti a dir la verità), il fatto è che gli album sono proprio brutti, tolto un paio di canzoni per disco il resto sprofonda nella mediocrità…COLLINS però era un musicista coi fiocchi, gran batterista, grandissimo cantante, autore niente male,  così nella mattina di santa Lucia attraverso la via Emilia ascoltando i suoi singoli da solista;

quando però, in coda, affianco la macchina di una donna, una che non sembra una pita, una che pare abbia un riflesso della scarlet woman tolgo in fretta Collins, seleziono DEATH WISH II, fingo di dover sistemare lo specchietto esterno, abbasso il finestrino e guardo la tipa con l’espressione del “senti un po’ chi ascolto, baby!“, purtroppo non ottengo l’effetto sperato, lei mi guarda imbronciata come a dire “ma che cazzo di musica di merda questo qui?”.

Dopo qualche pezzo tolgo ad ogni modo Collins, lo reggo al massimo venti minuti, poi mi fa venire il blues alle ginocchia. Nel car stereo entra l’ultimo live di JEFF BECK. El Becko sta diventando come CLAPTON: quando non a cosa fare pubblica un disco dal vivo e io i dischi dal vivo post anni settanta non li sopporto più (infatti mi sa che lo cancello dalla chiavetta).

JOSEPH CONRAD “La Linea D’Ombra” (1917 – RL 2009) – TTTTT

Gran bel romanzo breve questo di CONRAD. E’ un blues profondo e a tratti spaventoso a carattere marinaresco. Una nave con un novello comandante alle prese con strani fenomeni in mari esotici. Metafore e rimandi di vario tipo: l’importanza di fare gruppo, di sacrificarsi per gli altri, l’esperienza come valore  essenziale, e il passaggio definitivo all’età adulta, quella della responsabilità. Quell’ombra spessa che inghiotte la nave è il punto attraverso cui un uomo nella propria vita deve passare quando ci  si accorge che si è soli davanti all’infinito, che prendere decisioni spetta a noi, che ci si deve esporre in prima persona e nel farlo che occorre essere coscienti del proprio essere. Per un uomo di blues libro da non perdere.

joseph-conrad-la-linea-dombra

I PRANZI DELLA FESTA, I CRITICI DE LA REPUBBLICA AND THE FLY ON THE NOSE

Domenica dopo essere stato a pranzo dalla Lucy, la madre della groupie, per uno di quei pranzi leggeri tipici dell’Emilia dei giorni di festa: tris di primi (lasagne, tortelli di zucca, cappelletti), bis di secondi (arrosto di vitello e coniglio) e gran finale con zuppa inglese, torno verso la Domus Saurea ascoltando Radio Capital, ai microfoni ci sono Assante e Castaldo, stanno parlando del primo album di PETER GABRIEL. Dicono cose del tipo “A pochi mesi dall’uscita di quel capolavoro che è THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei GENESIS, verso fine anno – nel 1977 –  GABRIEL sforna quell’altro capolavoro del suo primo album solista…”  Ora, magari la pignoleria è disdicevole, ma perché citare date a caso se non siete sicuri (THE LAMB è del 1974, il primo di PG del 1977)? State sul vago, e comunque io da voi – critici musicali de LA REPUBBLICA – esigo di più! Certo, essere un critico musicale generico non è facile, non puoi certo sapere tutto di tutti, ma un po’ più di preparazione non guasterebbe. Non pretendo che sappiate citare a memoria le sei date che i LZ tennero al Los Angeles Forum nel tour del 1977, quella è roba da fan (comunque per la cronaca 21-22-23-25-26-27  giugno) ma l’anno di uscita di THE LAMB lo dovete sapere. Tra l’altro adesso è facile parlare bene del primo di PETER GABRIEL, ma all’epoca i primi due furono stroncati dalla critica. GABRIEL solista diventò l’intoccabile che è oggi solo a partire dal terzo album. Poi, io sono d’accordo, i primi due di GABRIEL sono da sempre i miei preferiti, ma non è questo il punto. Ogni volta che leggo articoli musicali o che sento speaker alla radio scrivere o dire castronerie circa la musica Rock mi sale la mosca al naso.

DETROIT CALLING

A Detroit c’è la neve. Polbi cerca di sopravvivere. E’ un romano con radici che affondano molto a sud, immagino che quel clima invernale non sia esattamente il suo preferito. Cerco di scaldarlo tenendolo impegnato in conversazioni via sms ed email. Parliamo di vinili e di bootleg dei LZ, gli chiedo quale è il suo preferito, questa la sua risposta:

POLBI: Ho letto il tuo messaggio appena ho aperto gli occhi, con la testa ancora sotto le coperte, mentre fuori si accumulavano montagne di neve.

Quale e’ il mio Bootleg degli Zeps preferito? Domanda difficile, risposta meditata.

In realta’ io non ho un Bootleg preferito, cosi come non ho un album ufficiale preferito. Posso pero’ dirti che il primo Bootleg che ho visto e posseduto in vita mia e’ anche quello a cui sono piu’ legato sul piano emotivo.

Era il mio quattordicesimo compleanno, novembre ’81, e i miei amici capitanati da Fabio Fino, al quale devo la vera scoperta dei Led Zeppelin e di tante altre cose (pensa, sue band preferite Zeps & ELP…mi ricorda qualcuno…), mi regalarono For Badge Holders Only volume 2. (LA  23/6/77) preso al negozio Pop73 nel quartiere Montagnola. Una botta.

Scoprire che esisteva materiale live della band oltre TSRTS, ma anche oltre cazzo, scoprire proprio il fatto in se che esistessero i Bootleg, mi aveva fatto un effetto pazzesco. Roba da veri iniziati, da veri esperti del rock. lo tenevo in mano, lo ascoltavo, e veramente mi sentivo che girava la testa….Keith Moon ospite ai tamburi?!?! Ma sentito dire!! Gli effetti nuovi su No Quarter…Pazzesco.

Andai di corsa al negozio, prendendo due autobus o seduto dietro su qualche motorino, non ricordo, e trovai uno scaffale di vari Bootleg. Dei Led Zeps c’era Knebworth in versione doppio vinile con Plant in copertina, e la foto famosa sul retro (prima volta che la vedevo), costava un sacco di soldi, ma avevo delle riserve in piu’ causa compleanno e lo presi senza pensarci un attimo! Aveva una qualita’ audio inferiore rispetto al primo, e mi resi conto che spendere cifre importanti per dischi che si sentivano male forse non era per me…in fin dei conti avevo ancora un mare di musica da esplorare. E poi anche volendo, altri Bootleg non ne vidi per molti anni.

Ma poi, “Dopo un Lungo Silenzio”, nel maggio del 1990 mentre passavo dei giorni strani a La Spezia, entrai nel piccolo negozio di dischi Killing Floor e vidi un intera vetrina di Bootleg dei Led Zeppelin in cd e a prezzi quasi ragionevoli…non credevo ai miei occhi…tornai a casa con Zurigo ’80 e Dallas ’75, fatti dalla Seagull, credo fosse un etichetta Bootleg italiana legata al negozio stesso, e un catalogo illustrato con mille altre cose per me del tutto nuove. La volta dopo come un coglione lasciai li un cofanetto in vinile Destroyer Cleveland 77 e presi in compenso un triplo West Coast 69 e Bluberry Hills.

Zurigo per me voleva dire Ciao 2001 “Il dirigibile vola alto” e tutti i sogni che mi ero fatto guardando le foto dell’articolo…ma ci pensi, avevo si e no 13 anni…mah, cose da pazzi. E’ ancora e sempre sara’ uno dei miei Bootleg preferiti. La qualita’ audio era enormemente migliorata rispetto ai miei vecchi vinili, e ora avevo una vaga idea di cosa fossero i Led Zeppelin dal vivo quasi per tutto l’arco della loro carriera.

In quel periodo pero’ ero troppo preso da mille altre cose e non andai oltre, accontentandomi di sentire mille volte i cd-bootleg in questione.

Poi, nei primi anni novanta, la mia carissima amica Gaia Lauria mi regalo’ un enorme cofanetto chiamato Cabala, con dentro ogni ben di Dio. Molti cd, spesso con cose che ignoravo del tutto, un VHS (!) e un libro. Ormai mi sentivo un esperto, del mondo dei led Zeppelin sapevo tutto.

Ma ecco che, dopo aver letto un articolo sull’inserto di Repubblica “Musica”, se non ricordo male legato all’uscita di Page/Plant, mi misi in contatto con te…credo che ti feci una telefonata, e che tu mi mandasti per posta il catalogo delle cose che avevi in cassetta…e il resto dopo piu’ o meno 20 anni eccolo qui!

Quindi amico mio, quali sono i miei (che uno solo e’ proprio impossibile per me!) Bootleg preferiti?

 Fillmore West 1969 Off Reels

Osaka 29/9/71 Professor Wallofski

LA 3/6/73 Wipe with a Rolling Stone

NYC 12/2/75 Four Blocks in the Snow

LA 23/6/77 Winston Remaster

Zurigo 80

Tutti mandati da te qui a Detroit nelle loro edizioni definitive, e da me raccolti in una minacciosa scatola di legno nero, in salone proprio sopra l’amplificatore.

Se poi proprio dobbiamo tirarne fuori uno, non per la qualita’ del concerto ne’ per l’audio, ma solo per personalissimi motivi sentimentali direi LA 23/6/77.

Uno dei punti di forza della band e’ stato proprio questo rinnovarsi costantemente, in tutti i sensi. Quindi secondo me i Bootlegs che ho elencato sono sei approcci molto differenti alla dimensione live dei Led Zeppelin.

Adoro i miei amici quando vanno così in profondità.

PRAISE THE (DARK) LORD

Così aspetto il natale, o meglio la festa del solstizio d’inverno. La groupie ha già fatto l’albero, io col presepe laico sono in ritardo, ma non credo sarò in grado di esimermi dal farlo, d’altra parte bisogna pur ricordare la nascita del nostro salvatore, James Patrick Page.

the almighty

the almighty

GREG LAKE EPITAPH di Beppe Riva

11 Dic

Due parole sulla dipartita di Greg Lake dal nostro special guest.

Ricordo bene la prima volta che vidi il film “Pictures At An Exhibition” degli ELP, appena uscito in Italia, dove erano già popolarissimi. Mi trovavo in gita scolastica a Roma e letteralmente scappai per assistere alla prima visione in un cinema della capitale…Rimasi colpito dalla sequenza dove Greg Lake, interrompendo per qualche attimo la maestosa reinvenzione di Mussorgsky, incastonava la sua gemma acustica “The Sage”, interpretata da quella meravigliosa voce da “choirboy” (come diceva il venerabile critico Chris Welch) ed arricchita da altrettanto preziosi arpeggi barocchi: Greg e la sua chitarra acustica…Subito dopo la telecamera indugiava sul pubblico, inquadrando i ragazzi immobili che lo osservavano, come ipnotizzati dal magnetismo del grande artista. Questa era anche l’immagine di un’epoca dove il rock non era solo legittimo scuotimento fisico, ma apertura verso nuovi orizzonti creativi, che inducevano alla meditazione, all’ascolto in mistico silenzio.

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E Greg Lake ha sempre costituito il perfetto contraltare dell’incontenibile furore espressivo di Keith Emerson che aggrediva le tastiere, incalzato dal drumming tornado di Palmer. Le sue leggendarie canzoni folkeggianti, dall’epocale “Lucky Man” a “From The Beginning”, hanno contribuito in modo davvero determinante all’unicità del supergruppo per eccellenza, rendendolo più accessibile al grande pubblico, laddove non giungevano le acrobazie virtuosistiche di Keith.  Il taglio melodico di Lake era straordinariamente rappresentativo anche quando non si “isolava” in una dimensione acustica. “Take A Pebble”, con quella superlativa, lirica punteggiatura di basso a rincorrere le divagazioni pianistiche di Emo, è un leggiadro concentrato di arte pura che qualsiasi “studente” di storia del rock dovrebbe conoscere;

Elp first album - courtesy of the Beppe Riva Collection

Elp first album – courtesy of the Beppe Riva Collection

“Battlefield”, cesellata dalla sua turgida chitarra elettrica, è l’epico vertice di “Tarkus”, la suite più ambiziosa e diversificata a livello compositivo mai scritta.

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Tim, caro amico, si preoccupa che il talento di Lake sia più riconosciuto per la sua militanza nei primi Crimson che negli ELP…Vorrei rassicurarlo, per me non è cosi. Comunque ci conforti sapere che un gruppo imprescindibile come i King Crimson, ha si realizzato grandi album dopo che Greg se ne era andato, ma mai nessuno con l’affascinante e seminale afflato sinfonico del classicissimo “In The Court” o di “In The Wake Of Poseidon”: certamente perché Fripp era un artista che aspirava a nuove sfide espressive, altrettanto certamente perché Lake ha contribuito in modo fondamentale, anche in qualità non riconosciuta di produttore, all’esordio dei Crimson.

Greg Lake

Greg Lake

Inutile aggiungere che le sue peculiarità di produttore sono emerse in modo eclatante con gli ELP (ascoltate la forza tuttora immacolata del loro sound) e che il personaggio ha fatto la sua parte trasformando soprattutto la PFM, ed anche Il Banco, in un fenomeno d’esportazione del prog italiano, sotto l’egida Manticore.

Concludo ricordando che Greg ha elargito momenti significativi anche negli anni ’80, certo molto più di nicchia, ad esempio  il sodalizio con un chitarrista del calibro di Gary Moore, la fugace apparizione live negli Asia, un album dai seducenti tratti AOR (“Manoeuvres”).

Tutti noi che abbiamo adorato il suo talento ci saremmo accontentati di qualche episodico exploit, come “Songs Of The Lifetime” di pochi anni fa. Tristemente, è invece giunto il momento di scrivere l’Epitaffio di una grande figura del rock.

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Addio a GREG LAKE

10 Dic

Credo ci si debba abituare alla perdita dei musicisti simbolo della musica a cui siamo tanto legati, anche le rockstar muoiono, come tutti noi, per scelta, per incidente, per malattia. Come scrivo sempre in questi casi, cerco di evitare commenti sui social network e sul blog, se ne scrive già a sufficienza, ma quando muore uno che ha fatto parte di una delle “mie” band è difficile restare in silenzio. Sapevo che GREG LAKE non stava bene, non aver partecipato ai funerali dello stesso KEITH EMERSON nel marzo scorso fu sintomatico, ma non sapevo stesse così male. Greg è morto il 7 dicembre dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Greg Lake

Greg Lake

La notizia è arrivata all’improvviso e mi ha schiacciato a terra con una forza gigantesca. Gli EMERSON LAKE AND PALMER sono una delle 5 band che posiziono nel cielo empireo, una di quelle che mi ha reso uomo, che mi ha cresciuto, modellato, raffinato.

Sono un ragazzino, laggiù nella seconda metà degli anni settanta, sono già stato contagiato dall’irresistibile rag-time di HONKY TONK TRAIN BLUES, trovo irresistibile il boogie feel di EMERSON, con gli amici stiamo scoprendo il Rock, uno dei primi Lp che compro è BRAIN SALAD SURGERY…vedo la luce. Un adolescente che viene a contatto con quella copertina (di HR Giger) e con quella musica non potrà mai più essere lo stesso. Rimango folgorato. Musica complessa, completa, magnifica, visual gotico ed esoterico. Mi gira la testa, intraprendo viaggi cosmici, anche se non lascio i city limits di Locus Nonantulae inizio a scoprire il mondo.

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

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In quel momento gli ELP, come gruppo, vivevano sospesi. Dopo i cinque incredibili anni del periodo 1970-74 i tre musicisti avevano bisogno di staccare, ognuno si dedicava a propri progetti (che comunque sarebbero finiti nei due album successivi), ma che ne sapevo io allora, una delle poche fonti a cui mi dissetavo era Ciao 2001, le notizie non erano esattamente disponibili in tempo reale come lo sono ora. Nel 1977 esce WORKS Volume 1. Copertina nera dal grande fascino. In Italia non replica il successo degli album precedenti ma arriva comunque al 5° (quinto!) posto.Elp works volume 1.

Un piano concerto, ballate suggestive, episodi pazzerelli e la maestosità di PIRATES e FANFARE FOR THE COMMON MAN di Aaron Copland. Inizia a girare il video di quest’ultima filmato allo stadio olimpico di Montreal tra neve e strumentazione che all’epoca mi sembra stellare. La ballata di GREG che tira l’album è C’EST LA VIE, è un po’ sdolcinata, non sono sicuro che l’arrangiamento con l’orchestra le sia d’aiuto, ma sono un ragazzino alle prime armi, mi pare comunque bella. Il sentimento di grandeur mi arriva tutto. A quel punto non mi sembrano più nemmeno umani, sono dei.

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Di lì a poco dalla Britannia arriveranno spifferi che faranno un gran male a gruppi come gli ELP, spifferi che comunque apprezzo ed ascolto ma che non mi impediscono di continuare ad amare il grande Rock. Mi immergo negli album del gruppo, mi lascio incantare dalla voce piena e possente di LAKE, dalle sue chitarre acustiche, dal gran lavoro al basso. Il primo album, quello con LUCKY MAN e la m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-a TAKE A PEBBLE, il secondo, TARKUS, con THE ONLY WAY (HYMN), STONES OF THE YEARS, JEREMY BENDER. L’omaggio live a Mussorgsky (e Tchaikovsky) di PICTURES AT AN EXHIBITION, quindi TRILOGY forse l’album più riuscito (e il preferito di LAKE stesso) e il triplo (triplo) album dal vivo WELCOME BACK MY FRIEND TO THE SHOW THAT NEVER HANDS.

Nel 1978 esce LOVE BEACH su pressione dell’Atlantic Records. Il gruppo avrebbe voluto qualche mese di pausa dopo tour interminabili e difficili come quello del 1977 (con i costi proibitivi del portarsi in giro l’orchestra e le relative difficoltà logistiche) e del 1978. L’album doveva essere quello che And Then There Were Three fu per i Genesis, ma i rapporti erano ormai sfilacciati e l’energia non certo sufficiente per produrre un album all’altezza.

Nel 1979 esce IN CONCERT con le registrazioni del concerto del 1977 allo stadio di Montreal, uno di quelli suonato con il supporto dell’ orchestra di 70 elementi. Mi basta guardare la copertina per sognare, per essere preda della magniloquenza del trio, ma il gruppo in quell’anno ormai è in pratica sciolto.

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 Come dice BEPPE RIVA, giornalista musicale extraordinaire, personale amico e grandissismo fan del gruppo, “le generazioni più giovani non hanno idea di cosa abbiano rappresentato gli ELP negli anni settanta”.

ELP: Greg Lake / Carl Palmer / Keith Emerson

ELP: Greg Lake / Carl Palmer / Keith Emerson

Sì, oggi non è certo hip amare gli ELP, tra le grandi band del rock progressivo sono davvero quelli meno considerati, ma allora erano tra “i giganti che camminavanao sul pianeta terra”. Basta guardare il cartellone del Madison Square Garden dell’estate del 1977, subito dopo i LZ e i PF ci sono loro…tre date consecutive al MADISON SQUARE GARDEN allora erano in pochissimi a poterle fare.

Concerti dell'estate del 1977 al Madison Square Garden del 1977.

Concerti dell’estate del 1977 al Madison Square Garden del 1977.

GREG LAKE fu naturalmente anche il cantante, bassista del primo (e secondo) album dei KING CRIMSON, probabilmente l’album più celebrato del genere in questione. Molti in questi giorni si ostinano ad accostare GREG soprattutto a questo album, ritengo sia una forzatura, perché prima di tutto LAKE è stato uno dei due pilastri degli EMERSON LAKE AND PALMER, gruppo per cui, tra l’altro, produsse i primi sei album, quelli del grande successo; senza contare poi che scrisse la più bella, sincera e onesta canzone sul natale.

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Greg Lake

Greg Lake

Adesso che se ne è andato mi sento un po’ più solo, certo avrò il confronto dei dischi, dei bootleg, del ricordo del loro concerto durante la prima reunion, quella del 1992, nel magnifico anfiteatro romano dell’Arena di Verona, ma sento che il mio mondo si sta sgretolando. Figure su cui potevo spiritualmente contare ormai non ci sono più. Anno un po’ difficile questo 2016, prima mio padre, poi Keith Emerson e adesso Greg Lake. Si va avanti naturalmente, ma i vuoti lasciati rimangono.

Addio GREG, non ti ringrazierò mai abbastanza.

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Greg Lake

Greg Lake