TT’s SCHOOL OF ROCK X: Santana

29 Set

Decima School of Rock quella del recente Equinozio d’autunno e dunque nuovo ritrovo modello “Dopolavoro” nei locali della azienda per cui lavoro. Sospinto dall’inarrestabile volontà del nostro dirigente GLB eccomi di nuovo davanti al gruppo dei fedelissimi e affezionati colleghi che con dedizione e passione si assiepano – dopo l’orario di lavoro – nella (mia amatissima) Sala Blues (where the dreams come blue), la grande sala informale dell’azienda dotata di un vero e proprio impianto hifi; circa 25 intrepide eroine ed eroi pronti a tutto pur di seguire le sciocchezzuole musicali che il sottoscritto ha  da dire circa l’artista del giorno, ovvero i Santana. Il mood della serata è frizzante, (mi dicono che) sono pronto ad intrattenere con verve gli amici-colleghi con le mie solite esuberanze circa la grande Musica Rock degli anni settanta. Essendo un uomo di una (in)certa età racconto le mie esperienze vissute, probabilmente trattasi dei miei soliti pipponi, ma il gentile pubblico presente sembra sempre gradire.

In attesa degli ultimi ritardatari scatto una foto agli ultras già presenti:

Tim T School Of Rock X - The Audience - foto Tim T.

Tim T School Of Rock X – The Audience – foto Tim T.

Racconto che Carlo Santana fu il primo chitarrista che colpì il mio immaginario musicale, con il suo fraseggio a volte delicato e pieno di melodia suadente a volte impetuoso come una energica colata di lava.
Anni settanta, ho 14/15 anni, sto scoprendo il Rock, sono ancora acerbo, i Led Zeppelin (la mia band del cuore) e la prima vera coscienza Rock arriveranno poco dopo, nel frattempo sto elaborando il fatto che la musica è faccenda maledettamente importante per me … dai primi 45 giri di Gianni Morandi dell’infanzia, ai pezzi al piano suonati da mia madre e mia sorella, alle sigle della TV dei ragazzi (il programma dei miei tempi dedicato ai bambini e ai ragazzini) che erano già pezzi importanti (la versione di Joe Cocker di She
Came In Throught My Bathroom Window dei Beatles e A Salty Dog dei Procul Harum brano immortale), al Jazz ballabile delle Big Band americane degli anni 40 e 50 che mi arrivò tramite mia madre … ecco, da tutto questo ai primi fremiti per la musica Rock, certo più articolata, complessa eppure fruibile e con quel battito primordiale che mi faceva fremere e che veniva trasmesso dalle prime radio libere … e allora improvvisamente i primi cantautori italiani Bennato, De Gregori e i primi singoli Rock che mi colpirono; Honky Tonk Train Blues di Keith Emerson, Music di John Miles e, appunto, Europa di Santana.

Evidenzio il fatto che Santana, la band fondata nel 1966 dal chitarrista messicano Carlos Santana a San Francisco, è (stata) uno dei gruppi più influenti e innovativi del rock. La loro musica, una miscela unica di rock, blues, jazz e ritmi latini, ha contribuito a definire un nuovo genere musicale negli anni d’oro della musica, il periodo tra il 1969 e il 1978 rappresenta l’apice creativo e (fino a quel punto) commerciale della band, caratterizzato da una serie di album che hanno raggiunto il successo mondiale e ridefinito il panorama musicale.
Sottolineo che fino al 2023, si stima che i Santana abbiano venduto oltre 100 milioni di
dischi in tutto il mondo, dunque i Santana sono uno dei gruppi rock più venduti di tutti i tempi, grazie al successo di album iconici come Santana (1969) Abraxas (1970), e Supernatural (1999 …ma qui siamo nel campo dell’easy listening) che da solo ha venduto oltre 30 milioni di copie.

Continuo con un po’ di storia:

Carlos Humberto Santana Barragán nacque ad Autlán de Navarro, nello stato di Jalisco, in Messico, il 20 luglio 1947. Imparò a suonare il violino all’età di cinque anni e la chitarra all’età di otto sotto la guida di suo padre, che era un musicista mariachi. Suo fratello minore, Jorge, divenne anch’egli un chitarrista professionista.
La famiglia si trasferì da Autlán a Tijuana, al confine con gli Stati Uniti. La carriera rock and roll di Carlos iniziò nel parco cittadino: Parque Teniente Guerrero. Sua madre lo portò a vedere i TJs, la band pioniera del rock and roll della città, formata da Javier Bátiz. All’età di 12 anni, Carlos diventò un roadie e successivamente si unì alla band come bassista, poiché Bátiz suonava la chitarra. In seguito, lasciò il gruppo per suonare la chitarra in un’altra band da bar.

TT SoR X - SANTANA - foto b Siuviu Z

TT SoR X – SANTANA – foto b Siuviu Z

I Tjs e Bátiz introdussero Carlos al blues, specialmente quello di T- Bone Walker, Muddy Waters, B.B. King, Chuck Berry, Howlin’ Wolf e a James Brown. In questo periodo il Santana ragazzino fu abusato da un uomo.
I Santana si trasferirono poi a San Francisco, dove suo padre trovò lavoro stabile. Nell’ottobre del 1966, Carlos fondò la Santana Blues Band. Verso il 1968 la band iniziò ad incorporare diversi tipi di influenze nel loro blues elettrico .

Etc etc …

Passo poi agli album e alle tournée, riportando alcuni dati intervallandoli al prosieguo e al ricamo della storia del gruppo, facendo ascoltare i brani forse (!) più significativi:

1. Santana (1969) Data di Uscita: Agosto 1969
Brano – Evil Ways (Sonny Henry)
Vendite:
o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino)
o UK: 300,000 copie (Disco d’;Oro)
o Italia: 80,000 copie

Tim Tirelli's SoR X - SANTANA - foto Siuviu Z

Tim Tirelli’s SoR X – SANTANA – foto b Siuviu Z

2. Abraxas (1970) Data di Uscita: Settembre 1970
Brani -Black Magic Woman/Gypsy Queen (Peter Green, Gábor Szabó)
– Oye Como Va (Tito Puente)
Vendite:
o USA: 5 milioni di copie (Quintuplo Disco di Platino)
o UK: 500,000 copie (Disco di Platino)
o Italia: 150,000 copie

Video “Tim & Black Magic Woman” – filmato da Siuviu Z.

Tim Tirelli's SoR X - SANTANA - foto Siuviu Z

Tim Tirelli’s SoR X – SANTANA – foto Siuviu Z

3. Santana III (1971) Data di Uscita: Settembre 1971
Brano – Everybody’s Everything (Carlos Santana, Gregg Rolie, Michael Carabello)
Vendite:
o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino)
o UK: 250,000 copie (Disco d’oro)
o Italia: 100,000 copie

Per sommi capi racconto la fase Jazz Rock …
Miles Davis nel 1970 fa uscire Bitches Brew, i musicisti che collaborano al disco da lì a poco formeranno i grandi gruppi che faranno la storia del Jazz Rock mondiale:
John McLaughlin e Billy Cobham la MAHAVISHNU ORCHESTRA
Joe Zawinul e Wayne Shorter I WEATHER REAPORT
Chick Corea I RETURN TO FOREVER
E’ un movimento che influenzerà i Santana e tanti altri gruppi Rock, in molti hanno avuto la loro fase Jazz Rock tra cui la Premiata Forneria Marconi di cui abbiamo parlato la volta scorsa.

Video “Tim & Santana III” – filmato da Stremmy Girl

4. Caravanserai (1972) Data di Uscita: Ottobre 1972Brani
o Eternal Caravan of Reincarnation (Doug Rauch, Tom Rutley)
o Song of the Wind (Neal Schon, Carlos Santana, Gregg Rolie)
Vendite:
o USA: 1,5 milioni di copie (Disco di Platino)
o UK: 200,000 copie
o Italia: 70,000 copie

Caravanserai rappresenta un punto di svolta nella carriera di Santana. Abbandonando in gran parte i brani strutturati per le radio, l’album esplora territori più (scusate l’allitterazione) sperimentali, spirituali e strumentali, fondendo jazz, rock e influenze world music. Sebbene meno commerciale è acclamato dalla critica per la sua profondità e complessità musicale.

Video “Tim & Caravanserai” – filmato da Stremmy Girl e Siuviu Z.

Racconto poi dell’album Love Devotion e Surrender del 1973 registrato da Carlos in coppia con McLaughlin, disco difficile che incredibilmente arrivò al n.11 della classifica USA.

Proseguo quindi con gli album del gruppo …

5. Welcome (1973) Data di Uscita: Novembre 1973
Brani  Going Home (Alice Coltrane) – Flame-Sky (Carlos Santana, Mahavishnu John McLaughlin)
Vendite:
o USA: 500,000 copie (Disco d’oro)
o UK: 100,000 copie
o Italia: 50,000 copie

Welcome continua nella direzione spirituale e jazz fusion iniziata con Caravanserai. L’influenza di John McLaughlin è evidente, e l’album riflette l’interesse di Carlos Santana per la filosofia spirituale e la meditazione. La musica è sofisticata, con complesse strutture melodiche e armoniche.

Accenno al live Lotus del 1974 e proseguo con i lavori da studio …

6. Borboletta (1974) – Data di Uscita: Ottobre 1974Vendite:
o USA: 500,000 copie (Disco d’Oro)
o UK: 150,000 copie
o Italia: 40,000 copie

Borboletta è un album che esplora ulteriormente il Jazz Rock e le sonorità brasiliane. L’influenza di Flora Purim e Airto Moreira, entrambi noti musicisti brasiliani, si fa sentire in diversi brani. L’album, nonostante non abbia avuto lo stesso successo commerciale dei precedenti, è apprezzato per la sua ricchezza e la varietà delle influenze musicali.

7.Amigos (1976) – Data di Uscita: Marzo 1976
Brano Europa (Earth’s Cry Heaven’s Smile) (Carlos Santana, Tom Coster)
Vendite:
o USA: 1,5 milioni di copie (Disco di Platino)
o UK: 300,000 copie (Disco d’Oro)
o Italia: 120,000 copie

Video “Tim & Europa” – filmato da Stremmy Girl e Siuviu Z.

Con Amigos, Santana ritorna a un sound più accessibile mantenendo le influenze latine. Europa (Earth’s Cry Heaven’s Smile) è uno degli strumentali più amati del gruppo, probabilmente il migliore, con un assolo, o meglio un dipinto fatto con la chitarra, di Carlos Santana che è diventato iconico. Questo album segnò un rinnovato successo commerciale per la band.

8. Festival (1977) – Data di Uscita: Gennaio 1977
Brani:
o Carnaval (Tom Coster, Carlos Santana)
o Let the Children Play (Leon Patillo, Carlos Santana)
o Revelations (Tom Coster, Carlos Santana)
Vendite:

o USA: 800,000 copie (Disco d’Oro)
o UK: 200,000 copie
o Italia: 60,000 copie

Festival continua la tradizione di Santana di esplorare ritmi latini e temi spirituali. Il disco è caratterizzato da un’atmosfera piuttosto festosa e decisamente ritmica, con tracce come Carnaval e Let the Children Play che evocano un senso di celebrazione e gioia.

Video “Tim & Carnaval” – filmato da Stremmy Girl

9. Moonflower (1977) – Data di Uscita: Ottobre 1977
Brano Flor D’Luna (Moonflower) (Tom Coster)
Vendite:
o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino)
o UK: 400,000 copie (Disco di Platino
o Italia: 100,000 copie

Moonflower è un album doppio che combina registrazioni live con nuovi brani in studio. La reinterpretazione di She’s Not There dei The Zombies divenne un successo riportando Santana nelle classifiche. Moonflower riflette la versatilità della band, capace di passare da potenti esibizioni live a composizioni strumentali delicate.
Flor D’Luna fu un singolo molto fortunato qui in Italia, gradevole e melodico curiosamente contiene una manciata di note che sembrano provenire da Romagna Mia “in questa notte stella ta la mia serenata la dedico a te”

Video “Tim & Flor d’Luna” – filmato da Stremmy Girl

10. Inner Secrets (1978) – Data di Uscita: Ottobre 1978
Vendite:
o USA: 1 milione di copie (Disco di Platino)
o UK: 250,000 copie
o Italia: 80,000 copie

Inner Secrets segna un cambiamento verso un sound più rock e pop. Il singolo Well All Right, una cover di Buddy Holly, ebbe un buon successo, e l’album segnò una fase di transizione per la band verso sonorità più moderne.

Il tempo è ormai agli sgoccioli, liquido frettolosamente i decenni successivi:

Anni 80
Negli anni ottanta, la musica dei Santana subì una trasformazione significativa, spostandosi verso sonorità più commerciali, con una maggiore enfasi sul pop e la musica elettronica. Album come Marathon (1979), Zebop! (1981) e Shangó (1982) riflettono questo cambiamento. Nonostante la svolta, i Santana continuarono a produrre discreti successi, come tuttavia, la critica musicale fu meno entusiasta rispetto al passato.

Anni ’90
Negli anni ’90, i Santana andarono ad un declino commerciale, pur continuando a produrre musica. Album come Spirits Dancing in the Flesh (1990) e Milagro (1992) non ebbero lo stesso successo dei lavori precedenti, ma mantennero una fedeltà al sound latino-rock che li aveva resi famosi. Verso la fine del decennio, Carlos Santana si concentrò su collaborazioni e progetti solisti.

Supernatural e la Rinascita (1999)
Il 1999 segnò una grande rinascita per Carlos Santana e la sua band con l’album Supernatural, disco pieno di duetti che portò ad un un successo clamoroso, vincendo nove Grammy Awards e vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Il disco dominò le classifiche globali, riportando i Santana al centro della scena musicale.

Anni 2000 e successivi

Dopo il successo di Supernatural, i Santana continuarono a godere di grande popolarità. Album come Shaman (2002) e All That I Am (2005) seguirono la formula delle collaborazioni con artisti contemporanei, mantenendo alta l’attenzione del pubblico. Tuttavia, i successi commerciali diminuirono gradualmente. Santana tornò a sonorità più classiche con album come Guitar Heaven (2010), in cui reinterpretò brani rock storici, e Shape Shifter (2012), che esplorava di nuovo le sue radici strumentali.

Concludo ringraziando i presenti per essere intervenuti anche in questa decima puntata, benedicendoli nel nome del blues e dando appuntamento al solstizio d’inverno per un’altra probabile puntata. Come ogni volta ricordo loro che sebbene il loro corso a volte possa cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare. Insomma il solito teatrino finale …
Grazie mille ragazze e ragazzi, anche questa volta mi avete fatto sognare, per qualche secondo mi è sembrato di essere sul palco del Madison Square Garden (o perlomeno su
quello del Teatro Storchi qui a Modena) e dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone
rimane la stessa … tutti insieme…

NEW YORK GOODNIGHT!

Sant’Orsola thank you … it’s been great.

Video “Saluti finali” – filmato da Stremmy Girl

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RP New York Goodnight

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la School Of Rock sul blog:

IX

TT’s School Of Rock Episodio IX è contenuta all’interno di:

When the blues is in league with the freeway

VIII

TT’s SCHOOL OF ROCK VIII: Free & Bad Co

VII

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

VI

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

V

TT’s SCHOOL OF ROCK V: Eric Clapton

IV

TT’s SCHOOL OF ROCK: Emerson Lake & Palmer

III – TT’s School Of Rock Episodio 3 è contenuta all’interno di:

https://timtirelli.com/2022/07/29/il-terrore-del-sabato-mattina-e-altri-blues-assortiti/

II

Tim Tirelli’s School Of Rock – episode 2

I

Tim Tirelli’s School Of Rock

Yuma (featuring Johnny La Rosa) (2019 Maputo Productions) – TTTT

15 Set

Questo è un disco del gruppo/progetto Yuma, capitolo che si aggiunge alla discografia di Johnny La Rosa creato con l’aiuto di Parmiggiani e Tramalloni, validissimi partner musicali di Johnny. Ho riflettuto a lungo se parlare di questo disco visto che conosco Johnny da diversi decenni, se si frequenta il giro dei musicisti e degli appassionati di musica Rock della mia generazione della Regium-Mutina County si finisce per conoscere un po’ tutti, con lui poi il rapporto si è fatto più stretto nel corso degli anni, ad ogni modo mi son detto, il disco mi piace parecchio perché non devo scriverne?

In queste zone Johnny è una sorta di istituzione, un po’ come Southside Johnny and the Asbury Jukes ad Asbury Park, New Jersey o Bob Seger a Detroit, la sua musica composta da un blend aromatico di Rock, Blues, soul, roots e americana riecheggia spesso nei locali qui nell’Emilia centrale. Cantante e chitarrista dotato, sale sui nostri palchi spesso da solo o in compagnia di occasionali compagni di viaggio, una sorta di Robert Leroy Johnson della terra dei Cappelletti.

Tornando a Yuma, si comprende sin da subito che è un progetto importante pieno di musica bella, e di musica bella oggi in giro non ce n’è quasi più, merito dei brani di Johnny e del lavoro dei suoi due pards, Marco Parmiggiani (Rufus Party, Desmoines): chitarre, steel guitar e Ulisse Tramalloni (Julie’s Haircut): Batteria.

Fat City ha un ritmo sostenuto, si tratta di un Rock alla Tom Waits, qualche nuance garage e l’anima Rock and Roll. Bleeding Heart continua sullo stesso sentiero ma è più articolato, un bel Rock americano con accenti contemporanei e la tradizione sempre a portata di mano. Four O’ Clock Flowers … la voce di Johnny e trame sonore che la sostengono, un bordone su cui Johnny lancia il suo blues profondo all’universo.

Johnny La Rosa Yuma_cover

Con Hammers prendono corpo le ballate da beautiful loser di cui Johnny è un vero maestro. Piena di pathos la steel guitar di Parmiggiani, preciso il lavoro di batteria di Tramalloni. Lowland Night è ritmata, una fugace e introspettiva incursione notturna caratterizzata da una chitarra col wah wah sussurrato ma comunque vibrante. Con Driving Wheel le lacrime iniziano a scendere … brano lento tenuto per mano dalla batteria di Ulisse e cullato dalla bellissima steel guitar di Marco. Questi sono i pezzi per gli uomini di blues come noi, queste sono le canzoni adatte a questo blog. Chapeau, Johnny.

Johnny La Rosa

Silver Train rolla veloce su intrecci di chitarre e percorsi che corrono paralleli alle blues highway americane e finisce per buttarsi nel bayou, quello che Ry Cooder ha descritto perfettamente tante volte, nel rivolo chiamato Hell / Hate. Pussy Lover non si discosta troppo, ma certo è più percussiva e decisa. Sweet Temptation richiama alla mente i Rolling Stones degli ultimi decenni, bel Rock, volitivo e denso. Po’ Roustabout è diretta al centro della nostra anima, storie di manovali, di lavoratori saltuari, di poveri diavoli senza abilità particolari, quelli che abitano l’altro lato del sogno americano. Come già scritto qui Johnny La Rosa è un maestro, cantore della popolazione che vive sul confine di non si sa bene cosa. Chitarre che ti accompagnano al tramonto, andamento melodico che appartiene un po’ a tutti, bel tratteggio ritmico e grandi chitarre. Poi, certo, la voce di Johnny scolpita dalle lunghe estati emiliane, dagli odori della grande pianura … la nostra terra, voce abituata al controcanto di grilli e cicale e a cambiare registro quando lento scende l’autunno. In questo campo, per me, pochi come Johnny.

Silent Killer è un crescendo di sensazioni sonore, le chitarre sono di nuovo intriganti e bellissime. In un mondo “Rock” fagocitato dalla narrazione heavy metal, dalle chitarre sempre spinte al massimo, da un approccio tout court e dozzinale mi chiedo se qualcuno si accorga che vi sono maniere diverse, in campo Rock, di far interagire le chitarre elettriche, di “posarle” sulla musica, di interpretarle.

Marco Parmiggiani (courtesy Gloria Annovi)

Pouring Rain ci dà di tremolo e di steel guitar, tempo alla Rolling Stones e, cazzo, ancora chitarre sublimi! Pioggia battente su questo bel pezzo sfumato ma di una foggia precisa. Gran drumming (e anche qui si potrebbe riproporre il discorso appena fatto e disquisire sulle batterie metal). Lonely Dream è una sorta di talking blues, un pezzaccio alla John Lee Hooker seppur ovviamente più movimentato e moderno.

Due parole in più per il finale … Nowhere Bound ti spezza il cuore, un inno a chi, come noi, non è diretto da nessuna parte in particolare e se lo è è certo diretto verso i guai. La steel guitar – che ben si amalgama alla chitarra di Johnny – descrive bene la dolce malinconia di chi, lo scriviamo spesso qui sul blog, come noi è alla perenne ricerca del proprio nido di stelle pur sapendo che non esiste; e allora via, incamminàti in solitaria verso strade secondarie e deserte, verso questo infinito quesito: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando? Quattro minuti magnifici in cui l’essenza di Johnny La Rosa viene fotografata perfettamente a fuoco … non lo ringrazierò mai abbastanza per canzoni come questa.

La traccia non finisce qui, dopo un minuto di silenzio eccola la ghost track del disco, il solo Johnny con la chitarra, in secondo piano il mondo col suo rumore di fondo ci porta nella “città desolata dei sogni infranti, dove stanno quelli col cuore spezzato”, la Lonsome Town cantata a suo tempo (nel 1958) da Ricky Nelson. Johnny ne dà una versione personale, meno sdolcinata, meno mainstream, di certo più blues (in senso lato). Un altro piccolo capolavoro. 

Yuma

Yuma: Ulisse Tramalloni, Giovanni Bianchi (appare nella nuova formazione), Johnny la Rosa.

Yuma è un progetto vincente proposto da alcuni beautiful losers, progetto che magari si perderà nel marasma isterico di questa era confusa e artefatta dove musica e società si sono ormai perse, ma rimane una isola dove rintanarsi ogni tanto e godere della salubre aria sonora creata da Ulisse, Marco e Johnny La Rosa.

Giù il cappello!

 
TRACKLIST 
  • 1. Fat City
  • 2. Bleeding Heart
  • 3. Four O’ Clock Flowers
  • 4. Hammers
  • 5. Lowland Night
  • 6. Driving Wheel
  • 7. Silver Train
  • 8. Hell / Love
  • 9. Pussy Lover
  • 10. Sweet Temptation
  • 11. Po’ Roustabout
  • 12. Silent Killer
  • 13. Pouring Rain
  • 14. Lonely Dream
  • 15. Nowhere Bound

Johnny La Rosa : voce e chitarra
Marco Parmiggiani : chitarre, steel guitar
Ulisse Tramalloni : batteria

Registrato e missato da Andrea Rovacchi al Sonic Temple Studio di Parma.

Qui è possibile ascoltare i brani dell’album:

https://www.rockit.it/yuma/album/yuma/45102

Mare Nostrum Blues

12 Set

Cammino sul bagnasciuga in questo mercoledì di inizio settembre, il colore cobalto chiaro del cielo si fonde con quello del mare, quest’ultimo però a tratti scopre squarci liquidi color ottanio. Sono qui per qualche giorno di vacanza sulle coste occidentali del Mare Nostrum, il tempo varia in fretta, un’altalena di nuvole bellissime e di sole deciso mentre il mare rimane irrequieto, come me. L’acqua è purissima, immergersi in essa è ogni volta come un battesimo laico, ogni volta che risalgo dalle acque mi illudo di essere un uomo nuovo. Contemplo queste vastità d’acqua e d’aria con il mio solito fervore, un insieme di sentimenti al galoppo che mi trascinano chissà dove.

Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 - Foto Saura T. ok

Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 – Foto Saura T

La colonna sonora di questa mattina nuvolosa e vivace è particolare e stramba, qualche outtake (1973 e oltre) degli ELP finite nell’album Works II (1977), stranezze musicali che sembrano però perfette e precise nel contesto spazio temporale in cui mi trovo adesso.

Musica ideale per i pensieri accartocciati che sto cercando di stendere al sole mentre meditabondo osservo l’orizzonte … intendo trovare risposte a decisioni che dovrò prendere e magari soluzioni a rapporti irrisolti che ho con alcune persone.

Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 - Foto Tim T.

Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 – Foto Tim T.

Poi i pensieri si fanno naufraghi, arrivo financo a soffermarmi su quanto espone nelle sue lectio magistralis Umberto Galimberti a proposito dell’età della tecnica in cui siamo precipitati (dove l’uomo ha valore solo come strumento), quell’abisso da cui mai più usciremo. Rifletto poi sui risultati delle recenti elezioni avvenute in Germania, non tanto sui vincitori (la loro vittoria era malauguratamente scontata) quanto piuttosto sul fenomeno Sahra Wagenknecht e la sua Bündnis; i grandi (?) giornali italiani (quelle due o tre testate che ancora si riesce a leggere) hanno già bollato la sua Alleanza con uno dei loro soliti epiteti, d’altro canto i moderati arrivano fino lì, non vanno oltre, con un pelo più di attenzione la si sarebbe potuto descrivere come, che so,  Rosso fluido, esperienza criticabile senza dubbio per certi aspetti, ma in proiezione vedo uno certo spazio per questa Bündnis ossimoro di posizioni.

Scaccio le riflessioni pesanti e cerco pensieri più leggeri … ripenso alle ragazzine che alla sera vedo in giro nei posti costieri in cui mi trovo, tutte identiche, capelli lunghi e lisci, braghette corte, scarpe da ginnastica (va beh, sneaker), maglietta attillata, borsetta minuscola. Un template unico per tutte. A dire il vero anche le donne di una (in) certa età, il mio eventuale target, sembrano tutte uguali … forse è solo una sensazione ma mi pare che ci sia una uniformità estetica preoccupante. Magari era così anche ai miei tempi, o forse no …forse la musica più articolata e profonda che decenni fa arrivava in classifica tanto quanto la musichetta easy listening, riusciva a renderci meno omogenei.

Ma sono al mare per dio (insomma per Page), meglio smetterla con i miei soliti pipponi, meglio vivere la prima decade di questo mese dolcemente malinconico con un piglio diverso e magari trovare rifugio in una poesia.

Settembre

Di Luigi Pirandello – Da Nuova Antologia16 agosto 1910.

Le speranze se ne vanno
come rondini a fin d’anno:
torneranno?
Nel mio cor vedovi e fidi
stanno ancora appesi i nidi
che di gridi
già sonaron brevi e gaj:
vaghe rondini, se mai
con i raj
del mio Sole tornerete,
le casucce vostre liete
troverete.

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974

Scovate alcune foto poco note dell’apparizione del Dark Lord con i Bad Company ad Austin del 1974

TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974

TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974

TDL and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974

TDL and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974

_Led Zeppelin – Rock and Roll & Sick Again – Montreal 1975 – 8mm Multicam Edit

Nuovo video amatoriale dei Led Zeppelin a Montreal il 6 febbraio 1975

_Festival Rock Misano Adriatico 1974

Mi imbatto ancora una volta nel manifesto del Festival Rock previsto a Misano Adriatico nel luglio de 1974 ma mai concretizzatosi. I Deep Purple mark III, Lou Reed, Mahavishnu Orchestra, Billy Preston, i Faces, gli Humble Pie e via via tutti gli altri. Ah!

PLAYLIST

FILM

_Dogs Don’t Wear Pants – Drammatico – Finlandia, Lettonia, 2019 – TTT¾

Riguardo questo film qualcuno ha scritto: “È una riflessione, anche seria, in alcuni momenti divertente, occasionalmente inquietante e alla fine gioiosa, sul dolore, la perdita e il potere curativo di fruste e catene”.

Da vedere.

In programmazione sul canale streaming MUBI.

FINALE

La settimana di ferie vola via, si ritorna al lavoro e agli impicci (come direbbe il nostro Polbi) della vita quotidiana, ma questa volta mi sento più leggero nell’affrontarli, sarà per lo scudo magico che mi protegge…

One faith, one love – Tim settembre 2024

L’estate in pianura

25 Ago

Eccoli qui gli immobili pomeriggi d’agosto come diceva Pavese, ma per quanto sospesi nel tempo scivolano via senza che me ne avveda; il tempo sembra dilatato, imbrigliato da una bolla di caldo tossico durata quaranta giorni; poi ecco il cielo velato, qualche nube nera, la temperatura che cala di 5/6 gradi e la seconda metà del mese che irrompe e che si appresta ad accompagnarmi verso settembre e l’inevitabile tramonto dell’estate.

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

In questa dimensione estiva e pianuresca il mio io si dibatte tra quotidianità e pensieri che si accartocciano su particolari e dettagli all’apparenza senza importanza.

Due ragazzine di circa 13anni, una piccola e minuta l’altra più alta stanno per incontrarsi. Sono fermo al grande incrocio che porta in stazione. Ho la più piccola di statura davanti a me, sta parlando al telefono con l’amica “ma dove cazzo sei, non ti vedo” le chiede, lo ripete più volte marcando la parolaccia con una enfasi spropositata, è chiaro che gioca a fare la ragazza ormai grande. Ha i jeans sporchi all’altezza del culo, vuole fare la parte della bad girl. Finalmente s’incontrano, risate stridule, isterismo. Sincamminano verso la stazione, entrambe con jeans o pantaloni chiari e top nero smanicato e attillato. Finiscono sul mio stesso binario. Ciarlano ad alta voce, come se le loro facezie fossero il centro degli interessi del mondo. Mi chiedo se anche noi a13 anni fossimo così, se volevamo apparire fighi. Non a 13 anni mi par di ricordare, magari tre anni dopo sì.

E intanto mentre attendo il regionale che mi riporta a Regium Lepidi, penso alle grandi ragnatele che minuscoli ragni tessono incessantemente tra la siepe e il rosmarino sbarrando il sentierino dell’orto.

In pausa pranzo con la mia amica Mar in centro a Mutina sotto un sole tornato spietato a cercare un posto dove pranzare. Le mense sono chiuse fino a inizio settembre, cerchiamo di evitare i locali a ridosso del duomo; nel mercato coperto Albinelli sono aperti solo gli esercizi posizionati a sud, ma i tavolini sono pieni di turisti, arrivano echi di discorsi fatti in francese, do una occhiata ai prezzi e mi scappa un “porc la misuàr” di mingardiana memoria. Indolenti, io e la Mar ci accasciamo su uno dei tavolini di un minuscolo baretto lì vicino. Scelgo un panino vegetariano con fichi e altre cosucce … 9 euro. Riporc la misuàr. Nel tavolino vicino una donna presumibilmente tra i 40 e i 50 anni si accerta di vestire il suo ruolo di esponente della Mutina bene comportandosi con i titolari come se fosse di casa e soprattutto come se tutti sapessero chi è. Ordina con studiata non curanza e con una certa superiorità un aperitivo dietro l’altro, che tutti sappiano che sa come godersi la vita e che non ha problemi di soldi. La sua amica straniera che mastica l’italiano sta al gioco. 

Mentre assaggio il panino e lo sguardo plana su Piazza Grande penso all’incipit di Trespass

Looking for someone, I guess I’m doing that tryin’ to find a memory in a dark room

Dopo di che penso alle differenza tra Homo Erectus e Homo Ergaster*.

Cosa c’entri solo il nulla cosmico onnipotente lo sa.

*La terminologia H. ergaster è spesso riservata alle popolazioni di Homo erectus che vivevano in Africa; il termine Homo erectus si riferisce ai reperti asiatici.

Uscito da Cinema UCI di Regium Lepidi dopo aver speso inutilmente 11,5 euro per Alien-Romulus, io e l’umana Sigismonda decidiamo di mangiare un boccone in uno di quei ristorantini minuscoli del centro commerciale lì sotto. La colonna sonora che inonda quei luoghi indoor é composta da muzak per noi inascoltabile, colonna sonora temo ideale per chi passeggia all’interno di questi larghi spazi: una popolazione ormai votata allo svacco estetico, culturale, sociale. Tutti a trascinare le loro ciabatte, dentro ai loro pantaloni corti e magliette di dubbio gusto, chini sul cellulare o con lo sguardo perso nel vuoto indecisi se acquistare l’ennesimo capo di vestiario da pochi euro o entrare nei ristoranti che propongono hamburgher tripli o carne messicana piccante (mentre, accompagnati dalle mogli, guardano il culo delle adolescenti che in gruppi sparsi camminano in abiti assai succinti). L’impressione è che quarant’anni di TV commerciale abbiano ridotto questo paese a uno straccio.

Tutto questo osservare mi fa male e mi induce a porre domande a me stesso: chi sono io per giudicare? Chi guarda me cosa potrebbe pensare? Guarda un po’ questo tipetto indisponente, guarda che faccia che ha, sempre vestito tono su tono con i suoi Ray Ban Aviator e quell’aria un po’ così di chi guarda le cose da una prospettiva obliqua. Chi cavolo è questo sapientino, di sicuro è un di sinistroide di melma, magari un radical chic del cazzo (magari lo fossi, accidenti!), ma vaffanculo va. 

Mi manca l’aria, esco e mi dirigo al parcheggio. Nello spazio antistante alla entrata principale hanno allestito una pista per scattinare (va beh, schettinare … pattinare con i pattini a rotelle) dove alcune bambine/ragazzine stanno impegnandosi alla cosa. Sotto ad uno tendone una paio di dj inquinano l’aria con uno dei massimi problemi degli ultimi decenni di questa società malata: la musica commerciale latinoamericana. La spingono ad alto volume così da spegnere ogni pensiero. Una catastrofe vera e propria. Come potranno le giovani generazioni cresciute ascoltando queste (ed altre) immondezze musicali prendere le redini dei governi, della società, dei pianeta?

Tornato a casa metto la testa sotto l’acqua fredda del rubinetto. Devo sbarazzarmi di me stesso, devo smettere di fare questi pipponi … che posso fare per fare uscire tutte quelle tossine? C’è un unico rimedio: la pheega. Il delta di Venere come ultimo porto sicuro prima del naufragare.

FILM

_ALIEN Romulus (USA/Ungheria 2024) di Fede Alvarez – TTT

Nella prima settimana dopo ferragosto il settimo capitolo della saga di fantascienza è risultato essere il film più visto in Italia, 1.200.000 euro d’incassi, niente male di questi tempi. Essendo stato un grandissimo fan dell’era Ripley non ho potuto esimermi dall’andare a vedere questo nuovo episodio, ambientato tra il primo (Alien 1979) e il secondo (Aliens Scontro Finale 1986) film della serie. Tra i produttori vi sono Ridley Scott e Walter Hill il film dunque è discreto, trama che in qualche modo regge, situazioni passabili, giovani protagonisti però appena più di mediocri, nel complesso sufficiente. Alcune scene sono suggestive (come quelle che riguardano gli anelli del pianeta), molti i riferimenti ad Alien 1, 2 e 4 (e Prometheus). Film dignitoso o giù di lì.

_I DELINQUENTI (Argentina/Lussemburgo/Brasile/Cile 2023) di Rodrigo Moreno – TTTT+

Magnifica pellicola ambientata a Buenos Aires e negli ampi spazi argentini, l’esistenzialismo nella sua forma più profonda, la ricerca della libertà individuale, la vita quotidiana che si inerpica lungo cammini inaspettati. Tre ore (divise in due parti) spese benissimo. Certo cinema argentino contemporaneo fa benissimo all’animo delle donne e degli uomini di blues come noi; e a proposito di blues … ve ne è a iosa nella malinconica colonna sonora, che sui titoli di coda diventa un fiume musicale inarrestabile.

Se ti senti a casa tua su questo blog questo è un film che devi vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_LOS COLONOS (Cile, Argentina, Francia, 2023) di Felipe Gálvez – TTTT

Ambientato nella Terra Del Fuoco cilena, questo film ha una trama semplice e diretta: un latifondista allevatore di pecore all’inizio del 1900 non si fa scrupoli ad eliminare gli indios che in qualche modo ostacolano i suoi affari. I vasti e severi spazi del Cile del sud, il carattere brutale del western. Da vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_ONE CHANCE L’Opera Della Mia Vita (UK 2013) – TTT

Basato sulla vita del cantante d’opera/pop britannico Paul Potts (diventato famoso grazie ad un talent show) il film è una commedia (con qualche sfumatura drammatica legata al tema del bullismo) che in una sera d’estate si fa guardare con piacere.

_LA RAGAZZA DELLA PALUDE (USA 2022) – TTT+

Carolina del Nord anni 50, una giovane donna vive da sola in una casa in mezzo ad una palude dopo essere stata abbandonata dai genitori e dai fratelli da bambina, creando una dimensione tutta sua dove viver. Verrà accusata di aver ucciso un suo ex ragazzo e verrà difesa solo da un vecchio avvocato in pensione.

L’ambientazione è una di quelle che ci piacciono tanto qui sul blog, sebbene occorra chiarire subito che la palude viene rappresentata in maniera troppo pittoresca, mentre in realtà dovrebbe apparire come un luogo tutto sommato spaventoso e pericoloso.

Ho trovato il finale prevedibile. Va sottolineata comunque la prova della protagonista (Daisy Edgar-Jones).

_IO NON SONO NESSUNO (USA 2021) – TT½

Film d’azione che pare una parodia di “John Wick”, una quasi satira sul machismo insopportabile.

_I CRIMINI DI EMILY (USA 2022) – TTT+

Gravata da debiti studenteschi e senza lavoro, Emily scivola nell’illegalità.

_HIGH GROUND (AUS 2020) – TTT

Western australiano, con gli aborigeni nella parte dei pellerossa e vittime delle solite ingiustizie.

_GOYO (Argentina 2024) – TTT+

Goyo è un uomo affetto dalla sindrome di Asperger che cerca di affrontare la quotidianità secondo la sua individualità; dovrà affrontare anche l’innamoramento e le relative dinamiche. Le buone intenzioni del film sembrano qua e là imbrattate da un velo di retorica e da certe forzature.

SERIE TV

_ASUNTA (Espana 2024) – TTT++

Miniserie basata sulla storia vera dell’omicidio del 2013 di una ragazzina di origini asiatiche adottata da una coppia spagnola.

_UN UOMO VERO (USA 2024) – TTT

Tratta dal libro di Tom Wolf questa serie in sei episodi parla di un magnate immobiliare che dopo anni di opulenza vede il suo impero sul punto di crollare. Ogni riferimento a Donald Tr**p sembra voluto. Molto bravi Jeff Daniels (nella parte del protagonista) e Tom Pelphrey (il rivale).

NEL 2025 SU NETFLIX LA SERIE TV L’ETERNAUTA

Netflix ha diffuso le prime immagini ufficiali della serie tv L’Eternauta, ispirata al fumetto fantascientifico di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López degli anni Cinquanta, che racconta di un’invasione aliena a Buenos Aires e della resistenza opposta dai suoi abitanti.

IL FUMETTO

L’Eternauta – la serie TV

Sono da sempre una fan appassionatissimo del fumetto in questione, da quando il settimanale a fumetti Lanciostory iniziò a pubblicarlo (a puntate) nel 1975. Per me questa serie è un sogno, sapere poi che l’interprete principale sarà Ricardo Darìn nel ruolo di Juan Galvez (ma nella serie si chiamerà Juan Salvo) è una gioia infinita.

PUBBLICITA’ PROGRESSO

…scienza dell’infelicità … niente male come proposta.

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Classifica USA agosto 1973

Sorprendente vedere un disco di Jazz Rock al 11esimo posto nella classifica generale (!) degli album più venduti negli States nell’agosto di 51 anni fa. Quel disco lo comprai nella seconda metà degli anni settanta …e sì, Carlos Santana era ed è uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto (e amo molto pure McLaughlin). Poi ovviamente è sempre un brivido vedere tra i dischi di successo quelli di: Chicago, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple (addirittura 2), Doobie, Stevie Wonder…

USA albums chart 21-08-1973 (courtesy of Dave Lewis)

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_il singolo dei Rolling uscito nell’agosto 1973

Rolling Stones new single advert – late august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

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_La PFM al Festival di Reading nell’agosto del 1973

Reading Festival august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

FINALE

Come si sopravvive qui in pianura in queste torride fette di tempo che noi umani abbiamo chiamato estati?

Durante il weekend oziando sotto l’aria condizionata insieme ai felini con cui viviamo …

Tim & Honecker – Lazing on a saturday afternoon – autoscatto

sorseggiando un bicchiere di Lambrusco Reggiano a temperatura glaciale …

Tirelli “Stopai” – Lambrusco Reggiano – Foto Tim T.

inseguendo una luna dispettosa che non si fa prendere e fa la sostenuta …

The Moon at the House Of Blues – agosto 2024 – Foto Tim Tirelli

entrando nelle profondità cosmiche del Jazz-Rock anni settanta.

Mario Liverani “Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele” (2012 – Editori Laterza) TTT¾

12 Ago

Leggere il libro di Liverani in una estate caldissima come questa è uno sport estremo, tuttavia credo ne valga la pena, almeno per chi è interessato ad approfondire certi argomenti.

Magari non è per tutti, la prima parte è molto impegnativa (la storia archeologica della Palestina dall’età del Bronzo), la seconda è forse meno complicata ma pur sempre molto articolata. Se non si è almeno un po’ dentro all’argomento trattato non è facile raccapezzarsi; sia chiaro, lo studio in questione è eccellente ma per affrontarlo occorre forza di volontà.

Dal punto di vista storico si evince chiaramente che quasi tutto quello scritto nella Bibbia circa la storia di Israele non è conforme alla realtà e che tutto il mito che la circonda è stata costruita a posteriori proprio per creare una narrazione favolistica. I due regni di Giuda e Israele non sono mai stati prossimi nelle intenzioni e non si differenziavano molto dagli altri regni presenti in quei territori.

Il libro aiuta a mettere pietre miliari relative al momento in cui si decise di passare dagli dei venerati nei vari regni al culto dell’unico dio. Ho trovato ben più che interessante il capitolo 12 Il Paesaggio Desolato, ed in particolare i paragrafi relativi a Il Diluvio Universale, La Torre di Babele, Il Giardino Dell’Eden.

Dal punto di vista storico non è difficile fare piazza pulita delle superstizioni e della relativa mitologia religiosa, basta un po’ di onestà intellettuale e leggere libri come questo.

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Descrizione:

https://www.lafeltrinelli.it/oltre-bibbia-storia-antica-di-libro-mario-liverani/e/9788842098416

“Questo testo riconduce la nascita d’Israele alla sua realtà storica. Tenendo assieme la critica letteraria dei racconti biblici, l’apporto dell’archeologia e dell’epigrafia e i criteri della moderna metodologia storiografica, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo, inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico-orientale. Emergono così la storia normale dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la storia inventata, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia. Gerico non è crollata al suono delle trombe di Giosuè, la conquista della Terra Promessa non è mai avvenuta così come narrato, Salomone non aveva un grande regno e forse il Dio del Sinai un tempo aveva anche una compagna. Il libro di Mario Liverani, sintesi di lavori in corso da anni tra gli archeologi israeliani e non, è fatto per provocare una scossa a quanti si sono nutriti per decenni di quel filone che nel dopoguerra fu trionfalmente inaugurato da testi come “La Bibbia aveva ragione” di Werner Keller. (Marco Politi, “La Repubblica).

Mario Liverani, professore emerito di Storia del Vicino Oriente antico all’Università di Roma La Sapienza, ha tenuto corsi in molte università americane ed europee. Ha collaborato a scavi in Siria (Ebla), in Turchia (Arslantepe) e in Libia (Acacus). Ha pubblicato, tra l’altro, L’origine della città (Roma 1986), Akkad, the First World Empire (Padova 1993) e Myth and Politics in Ancient Near Eastern Historiography (London 2004). Per Laterza è autore di Guerra e diplomazia nell’antico Oriente. 1600-1100 a.C. (1994); Uruk, la prima città (1998); Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele (2003); Antico Oriente. Storia società economia  (nuova edizione 2011); Immaginare Babele. Due secoli di studi sulla città orientale antica (2013); Assiria. La preistoria dell’imperialismo (2017); Oriente Occidente (2021).

Doctor Doctor Please

5 Ago

Il mio medico di base è un mio vecchio compagno di scuola, elementari e medie fatte insieme. Fin da piccoli gli dicevo “studierai medicina, diventerai dottore e sarai il mio medico di famiglia”. Detto fatto.

Sono qui da lui per il controllo periodico, gli porgo i referti dei recenti esami del sangue di routine che, ringraziando il Dark Lord, sono ottimi. Mentre scruta i miei valori e mi dice in dialetto stretto “Mo’ c’at vegna un azideènt, con chi esam chè et po fèr quel ch’et vo” (mo che ti venga un accidente, con risultati del genere puoi fare quello che vuoi) io guardo sul muro alle sue spalle, tutte le immaginette sacre appese. Penso alle mie e ai santini che ho nel portafoglio … il Dark Lord (Jimmy Page insomma), Johnny Winter, Mick Ralphs, Keith Emerson, Keith Richards, Robert Johnson, Muddy Waters, Sonny Boy Williamson I & II, John Miles, Johan Cruijff, Alvaro Recoba, Ronaldo Il fenomeno, Guevara etc etc; trovarmi con Giangi è sempre piacevole, ricordiamo i tempi della giovinezza, parliamo dei nostri genitori che ahinoi non ci sono più e ci infervoriamo parlando di politica. Malgrado la si veda diversamente dal punto di vista della fede (profondo credente lui, profondo miscredente io) siamo sintonizzatissimi per quel riguarda la parte politica in cui stare. Vorremmo una società più equa, più giusta, più popolare, guidata dai valori universali relativi all’umanesimo, alla capacità di convivere, all’unità delle genti e dei popoli. Utopia – soprattutto con l’aria che tira in questi anni disgraziati – ma non molliamo di un centimetro.

Prima di salutarlo gli butto lì tra il serio e il faceto “Senti Giangi, non è che puoi prescrivermi qualcosa per tenere a bada il blues?”

Giangi scoppia a ridere, mi abbraccia forte e mi dice “vai mo là adesso … è sempre un piacere vederti Tim”.

Una volta arrivato a casa mi dico che se non possiamo sconfiggere i blues almeno proviamo ad affrontarli ad armi pari … prendo un bicchiere da cocktail, lo riempio di ghiaccio, verso almeno tre dita di Martin Miller’s Gin (courtesy of Paololeo81) e riempio il resto del bicchiere con acqua tonica Recoaro, aggiungo anche una fettina di lime sebbene la Marzia dica che non ci va nel Gin Tonic, entro nello studiolo, prendo tra le mani un doppio LP con tante finestrelle e faccio partire la side 3, la facciata d’album che preferisco in assoluto … faccio scendere la puntina del giradischi, mi siedo sul divanetto e mi appresto a passare 20 minuti nel miglior modo possibile. Bye bye Blues, Hail, Hail The Dark Lord.

STRALCI

_SELFIE In giro per Mutina osservo giovani donne che si scattano selfie, alzano il collo, piegano la testa, mettono in mostra la mercanzia, fanno le spiritose e mi chiedo come appariranno le foto che posteranno sui social. Già, siamo tutti lì che ci scattiamo foto nell’illusione che ci rendano migliori di ciò che in realtà siamo, temo tuttavia che si sia meno belli delle foto venute bene che pubblichiamo, ma d’altra parte più belli delle decine di foto venute male che scattiamo a noi stessi. E’ curioso però che alla fin fine pensiamo tutti di non essere male, e dunque continuiamo a pubblicare anche foto assai discutibili di noi stessi.

_BANCARI – Sul Treno dell’Honky Tonk un lunedì mattina estivo, tratta di andata verso Mutina: due colleghi di una banca emiliana parlano. Entrambi sui trent’anni o poco più, mettono in mostra con una certa leziosità il loro essere giovani in carriera. Io sono in uno degli otto primi posti della carrozza sopraelevata, tutti occupati, loro due in mezzo che cicaleggiano e noi altri costretti a sporcarci i pensieri con le loro facezie. Lei ci fa sapere che è stanchissima, che è stato un luglio “devastante”(e solo Page sa quanto odio questo aggettivo), ma finalmente in settembre andrà due settimane in Kenya e ci snocciola il programma per filo e per segno. E’ lunedì mattina, non ho la forza di infilarmi i due auricolari Samsung e perdermi nella musica, il treno è affollato, da quando un paio di settimane fa a Parma è successo un incidente che ha visto coinvolto un treno merci che ha distrutto parte della infrastruttura della stazione, diversi treni sono cancellati, gli altri subisco ritardi di circa mezz’ora, per questo vi è più traffico umano del solito.

Poco dopo in centro incontro una mandria di altri giovani bancari, facenti parte sempre della stessa banca Emiliana. sono circa una decina, tutti maschi, tutti rinchiusi nei loro completini da bancario: mocassino marrone, niente calze, pantaloni ultrafit che lasciano scoperta tutta la caviglia, camicia bianca, giacchetta strettissima blu. Si atteggiamo come in giro ci fossero solo loro. Parlano ad alta voce. Sento il più sbruffone dire: “il femminismo un tempo era quello che è il maschilismo oggi” e già sento dentro di me Ittod (uno dei tre uomini che sono, quello preda della furia iconoclasta) iniziare ad agitarsi, Mr Sotuttoio aggiunge “e le quote rosa oggi servono solo a non dare le giuste opportunità a validi colleghi maschi”. Mi sposto velocemente, so che se rimango non sarò più in grado di trattenere Ittod e la vita è già piena di troppi impicci, meglio lasciare a loro stessi questo branco di australopitechi che mai diverranno Homo Sapiens.

Cerco di pensare ad altro … ci riesco a malapena, così mi metto a canticchiare un pezzo del Texas Tornado.

_MELMA ADESIVA – Intento a parcheggiare nell’immenso spazio sotterraneo dell’Adigeo a Verona. Mi infilo nel primo spazio che mi sembra convincente. Do un’occhiata alla macchina che ho di fianco, è una utilitaria bianca con un grosso adesivo raffigurante Mussolini sulla parte sinistra anteriore. Rimango basito dalla irriverente mancanza di ritegno. D’altra parte con l’attuale governo in carica tutto ormai è sdoganato, non era bastata la mano lunga del cavaliere nero  …. dei valori universali, della costituzione, della solidarietà e della cultura non frega più a nessuno, o quasi.

_YOUNG MAN ON A ROLL – mi passa a salutare un giovane collega dimissionario, uno che ha partecipato a quasi tutte le School Of Rock che ho tenuto in azienda.

Entra nel mio ufficio, parliamo un po’ del suo futuro, mi dice che si prenderà un periodo sabbatico, che farà il cammino di Santiago e cercherà di vedere altri orizzonti.

Gli dico che è giusto così, se l’esigenza è quella di capire meglio il proprio avvenire (lavorativo e non), di conoscere meglio sé stessi etc etc, quella è una scelta coraggiosa che va sostenuta. Aggiungo che anche io circa alla sua età (avevo 27 anni) feci una scelta del genere e che se fossi uno che lavora nell’ambito delle Risorse Umane ( brrr, questa definizione mi mette sempre paura) addetto a valutare curriculum, un periodo sabbatico fatto con consapevolezza lo considererei un plus (pronunciato con la u).

Mi risponde “sì ma perché tu sei matto”, inteso come persona fuori dagli schemi.

Poi guarda” prosegue “vediamo che cosa mi porterà il prossimo futuro, non ho certezze, cercherò di capire dove mi condurrà questa scelta e comunque un volta qualcuno mi ha detto che <se anche il loro corso a volte può cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare> ”.

Rimango di stucco, mi commuovo … che giovani uomini on a roll diano peso ai pensieri blues che condivido durante le School of rock (e non solo) mi riempie d’orgoglio.

Happy trails, man. Long may you run.

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nick Mason’s Saurceful of Secrets by Polbi

Il nostro Polbi, (vabbeh, Paolo Barone) se ne va a vedere Nick Mason e ci scrive due note:

Ieri sera ho sfidato la stanchezza di questo momento e sono andato a vedere Nick Mason. Scenario meraviglioso fra le rocce di Roccella Jonica, un migliaio di persone o poco più. Qualità del suono alla Pink Floyd, coreografia ben fatta, band di ottimo livello. Pubblico diviso a metà, fan hardcore e fan casuali che si chiedevano quando sarebbero arrivati i pezzi di The Wall e Dark Side.
Per me un emozione grandissima. 2 ore dei miei dischi preferiti live, con lui alla batteria. Sul finale di Saucerful mi sono commosso. Sono arrivato a casa alle 2.40 e sveglia alle sei con One of These Days che ancora mi romba in testa. Di loro tre è senza dubbio alcuno il concerto che avrei voluto vedere di più. Per mille ragioni, indimenticabile.

Waters e Gilmour sono due giganti, ma oggi come oggi non farei follie per andare a vederli. La loro lite infinita ha sottratto un bel po’ del fascino e della magia costruiti in anni di privacy, ora gettata al vento. Il chitarrista occuperà il Circo Massimo, praticamente privatizzandolo, per giorni, per proporre soprattutto materiale del nuovo disco. Waters sarà in giro a fare i pezzi più scontati della band, al tempo stesso sputandoci sopra in nome di non si sa quale crescita artistica. Nick Mason oggi è lo spirito dei Pink Floyd.

Set list favolosa, non priva di piccole sorprese come Nile Song e Obscured by Clouds. Avrei voluto anche Cymbaline (uno dei miei brani preferiti della band) e Careful with that Axe Eugene
Il fan, è per sua stessa natura, incontentabile.

©Paolo Barone

_New video: Led Zeppelin Vienna 16 march 1973.

Sempre sorprendente quando dal nulla saltano fuori spezzoni video di concerti del bel tempo che fu, soprattutto se sono relativi a ai bootleg su cui abbiamo fantasticato per decenni.

GATTI ALLA DOMUS

Dopo più di sette mesi sono ancora preda della tristezza riguardo l’assenza di Palmiro; venerdì sera tornando a casa, in un treno affollatissimo, mi è venuto in mente il mio piccolo amico e mi sono scese le lacrime … per fortuna avevo su i Ray Ban … non c’è niente da fare, dopo tutti questi mesi mi manca ancora tantissimo e la commozione è sempre dietro l’angolo. Certo che anche tra mammiferi di specie diverse i legami che si creano sono davvero fortissimi.

Per fortuna c’è Honecker che a tratti stempera la malinconia. Qualcuno mi ha detto che:

“Honecker te lo ha mandato Palmiro un po’ prima di lasciarti … sapeva che altrimenti non sarebbe stato possibile andare avanti … anche Palmiro aveva paura di lasciarti da solo … È una specie di angelo custode per il tuo dolore … Palmiro lo sa che quando guardi Honecker pensi che è strana la coincidenza del suo arrivo … e quindi pensi anche un po’ a lui.” 

Essendo l’uomo che sono non credo ad angeli custodi, sinergie spirituali e faccende del genere, ma certo è che quando si è in sofferenza il pensiero razionale è offuscato e per qualche minuto si è in balia delle suggestioni.

Palmir e Tim 2017 – foto Saura T.

Honecker luglio 2024 – foto Tim T

FADE AWAY

Piena estate, sono arrivate le prime due settimane di ferie, su tutto lo Stivale il caldo è soffocante, qui in pianura durante il giorno siamo di solito sui 37 gradi centigradi, l’umidità ovviamente rende il tutto assai disagevole. Cerco di mantenermi in equilibrio: passeggiate per le campagne alle 6 del mattino, cura del verde intorno a casa alle 7, nuotata verso le 11, fraseggi sulla Danelectro, lettura dei quotidiani, approfondimenti circa la Storia Antica Di Israele, visione delle amichevoli estive della mia squadra del cuore e l’inseguire gli ultimi bagliori di luce prima che cada del tutto la notte.

House of Blues, Emilia profonda, agosto 2024, foto Tim T

Quello che mi frega è l’Irrequietezza, sentimento in queste ultime settimane ormai a livello di guardia; ma in qualche modo ci sono abituato, in fondo è questo essere un uomo di blues … questo e perdersi dentro una canzoncina country che – in senso lato – sa tanto di Liscio (la musica da ballo Romagnola insomma).

He’s just a singer
A natural born guitar ringer
Kind of a clinger
To sad ol’ songs
He’s not a walk be-hinder
He’s a new note finder
His name’s a reminder
Of a blues man that’s already goneSo he started drinkin’
Took some things that messed up his thinkin’
He was sure sinkin’
When she came along
He was alone in the spotlight
Not too much left in sight
She changed all that one night
When she sang him this song

Hey, baby, I love you
Hey, baby, I need you
Hey, baby, you ain’t got to prove to me
You’re some kind of macho man
You’ve wasted so much of your life
Runnin’ through the dark nights
Let me shine a little love light
Down on that blues man

He got so sick from speedin’
All the things they said he was needin’
If he is to keep on pleasin’
All of his fans
He got cuffed on dirt roads
He got sued over no shows
She came and took all that ol’ load
Down off that blues man
And he said …Hey, baby, I love you too
Hey, baby, I need you
Hey, baby, I do get tired
Of this travellin’ band
I’m over 40 years old now
Nights would be cold now
If you hadn’t stuck it out
With this blues man

He’s over 40 years old now
Nights would be so cold now
If she hadn’t hung around
With that blues man

La NO QUARTER del 23 giugno 1977

21 Lug

Qualche tempo è uscita una nuova versione di una registrazione live amatoriale di un memorabile concerto dei Led Zeppelin, quello del 23 giugno del 1977 al Los Angeles Forum; questa nuova risistemazione si basa sulle tre registrazioni fatte da tre leggendari “taper” del periodo ed essendo il fan dei Led Zeppelin che sono (o meglio che ero) non ho potuto evitare di procurarmela.

 Led Zeppelin 1977-06-23 Los Angeles (Inglewood) 2-Source Stereo RMCH – using Wizardo + Millard/Goldstein sources

Led Zeppelin
The Forum
Inglewood, CA
1977-06-23

Taper 1: Jon Wizardo
Lineage: Master Cassettes > Pressed CDs > Adobe Audition cleanup > Wave Files > FLAC

Taper 2: Mike Millard
Lineage: AKG mics > Nakamichi 550 cassette deck > Mater Cassettes >
1st gen cassettes (TDK SA 90) x 3 > Nakamichi 670 pitch & azimuth-adjusted playback deck >
Nakamichi Outboard Dolby B Unit > Wavelab 96/24 > Izotope 44.1/16 > FLAC
Transfer: JEMS

Taper 3: Goldberg
Lineage: 1st gen > Dat(x) > WAV(16/44) > FLAC

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=770888

Lo abbiamo scritto varie volte qui sul blog, i Led Zeppelin dell’immaginario collettivo sono tali fino al 1973 dal punto di vista delle prestazioni dal vivo, nella secondo parte della loro, tutto sommato breve, carriera le cose si fecero più torbide. Jimmy Page smise di essere il magnifico chitarrista Rock che era stato e le performance dal vivo diventarono meno brillanti. Edonismo, sostanze chimiche, un successo stratosferico che schiacciava verso il basso, un management che aveva perso la bussola e altre varie situazioni le cause.

Vi furono tuttavia momenti convincenti anche nei latter days, talvolta il dirigibile tornava a volare alto come successe nelle sei date consecutive al Los Angeles Forum di Inglewood. Due i bootleg famosissimi tratti da questa mezza dozzina di concerti: Listen To This Eddie del 21 giugno e appunto For Badge Holders Only del 23.

zeppelin-for-badger

Riascoltando questo show in questa nuova ottima versione mi sono soffermato – come faccio di solito per questo tour – su il trittico composto da Since I’Ve Beel Loving You, No Quarter e Ten Years Gone. Tutte e tre le performance sono molto significative, il gruppo pur appesantito da eccessive fama e gloria riuscì ad offrire prove esaltanti, ma è stato riascoltando No Quarter che mi sono ringalluzzito, riassaporare la divina capacità che avevano i Led Zeppelin di improvvisare mi ha una volta di più spinto nelle profondità cosmiche. John Bonham, poi, in quei 31 minuti fu capace di oltrepassare ogni frontiera ritmica in campo Rock.

Inizio maestoso e sicuro, la registrazione è audience (ovvero presa dal pubblico) ma chiara e di qualità, sembra davvero di stare nelle prime file. Robert canta con sicurezza e maestria.

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum RP

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum RP

Dal minuto 4 inizia il lungo spazio dedicato alle improvvisazioni. Comincia Jones con un lavoro alle tastiere deciso; dopo circa due minuti passa al grand piano accompagnato dal theremin di Jimmy e dai relativi ululati dei cani della sventura. Le dita di Jonesy lavorano con caparbietà sui tasti del piano, non sarà un virtuoso in senso stretto ma John Paul Jones al piano a me è sempre piaciuto moltissimo.

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum JPJ

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum JPJ

Dopo 5 minuti di ricami e intrecci che richiamano territori oscuri e misteriosi al minuto 11 Jones inizia a svisare di blues seguito da Bonham e Page. Cosa c’entri un lungo momento blues in maggiore in un brano drammatico come No Quarter non lo ho mai capito, ma il tutto in qualche modo funziona. Due secondi prima che Jimmy parta con l’assolo, al minuto 12:14, Bonham si getta in di quelle sue brevi sfuriate ritmiche che ogni volta mi mandano in visibilio. Page non ha il completo controllo del suo sound, effetti larsen e fastidiosi feedback fuoriescono dai suoi amplificatori, ma il Dark Lord è comunque fluido nel suo modo stravagante di interpretare il blues mentre Bonham e Jones (al piano e alla pedaliera basso) mantengono un pesante ritmo swing. Il siparietto blues termina e Jones torna ad introdurre le atmosfere che fungono da colonna sonora ai sentieri più impervi, quelli che solo i più coraggiosi hanno l’animo di battere. L’aspetto drammatico dei Led Zeppelin, quello in cui sono indiscussi maestri, riprende il suo corso e al minuto 17:00 Page inizia l’assolo vero e proprio di No Quarter. E’ sufficiente chiudere gli occhi e il nostro chitarrista preferito di sempre, il dio del Rock per eccellenza, ci trascina in galassie sconosciute. La base su cui Jimmy improvvisa è in tonalità di Re minore, Page usa intrecciare le relative scale musicali: la pentatonica, quella di blues, quella minore (eolia) e la dorica …ovviamente poi inserisce note che fanno parte di scale tutte sue, quelle che “sente” dentro sé (con l’accento) stesso (e che di solito sono quelle che fanno perdere il controllo ai fan).

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum

John Bonham è in serata, lo si può facilmente intuire seguendo il suo lavoro: dal minuto19:00 il suo drumming diventa uno show nello show. Impossibile sottolineare tutti i passaggi spettacolari, ad ogni modo:
Minuto 19:14 rullata e lavoro sui piatti

Minuto 19:25 sui piatti e disegni ritmici turbolenti

Minuto 21:00 possenti colpi su tempo frammentato e scariche elettriche

Minuto 22:50 figure ritmiche che fanno da controcanto al lavoro di Page

Minuto 23:30 crescendo che porta dritto all’Armageddon.

Minuto 24:30 hard rock e swing

Al minuto 26 No Quarter ritorna nella sua forma classica, Robert riprende a cantare mentre John Paul Jones lo accompagna sul piano sintetizzato. Improvvisazione finale degna del mood generale di questo concerto. Jimmy sussurra note che fanno venire i brividi, Robert lancia più volte il grido “The dogs of doom are howling more” a cui la band risponde decisa, il riff finale chiude quella che può essere considerata la migliore versione live di No Quarter.

Benché fossero negli anni più slabbrati della loro carriera, i Led Zeppelin riuscivano – talvolta – ad essere quello per cui sono ricordati: la più grande Rock band della storia. No contest!

Led Zeppelin photographed in 1977

When the blues is in league with the freeway

7 Lug

Il mio blues è certo in corrispondenza con le (blue) highway, che poi sono quelle strade secondarie che di frequente batto, quei sentieri d’asfalto che inducono al consueto immaginario del nido di stelle ma che poi ti accompagnano nei soliti posti, negli angoli abituali del mio presente e del mio passato. Perché continuo imperterrito a sbattere il grugno contro il nido di stelle quando so benissimo che non esiste il nulla cosmico onnipotente solo lo sa, questa irrequietezza di cui tanto discuto qui sul blog prima o poi mi condurrà allo sfinimento … sempre che questo sentimento non sia al contrario il fuoco che mi tiene in piedi.

Già, il Blues in senso lato e dunque non solo musicale, questo sostantivo che carico di significati forse solo miei ma che finisce per coinvolgere, financo irretire, gli sventurati e le sventurate che mi stanno intorno. Questo fatto mi colpisce sempre, il modo in cui il Blues – nella forma dell’uomo che sono – ha una valenza anche per persone apparentemente avulse dal concetto (ma proprio per questo evidentemente persone di blues loro stesse). Questo attaccarsi a me, questo riconoscermi un ruolo nelle loro vite, questo affetto che provano nei miei confronti; sempre complicato scrivere di questo argomento perché poi sembra autoreferenzialità quando invece quello di cui intendo approfondire è l’interesse che le persone hanno per me in quanto portatore di Blues, quasi io fossi un testimone del blues che alla domenica mattina bussa alle porte alla gente per diffondere il verbo e la musica di un’astrazione nata più meno 125 anni in Mississippi.

Ne parlavo ieri sera con i ragazzi durante il primo Sinodo estivo, solito copione: ritrovo nella pizzeria di via Gramsci a Regium Lepidi e resto della serata passata al fresco della campagna qui nel bersò della Domus Saurea. Entriamo nel locale in cui sono di casa, ci accoglie Judith la direttrice, mentre ci accompagna al tavolo nell’ampia veranda si accorge della mia presenza Antonio – altro pilastro del locale – che esclama “eccola qui la luce dei miei occhi”. Fa lo spiritoso ovviamente ma che un giovane, bensì senior, addetto di sala con cui ho un certa confidenza (che però lui maneggia sempre con estrema delicatezza e riverenza) abbia trovato un appiglio in un cliente di un (in)certa età quale sono mi fa ogni volta pensare al blues. Succede una cosa similare anche sul lavoro: invio una email ai colleghi per spiegare che una certa mansione verrà d’ora in poi seguita da due nuove colleghe ma che io continuerò ad essere comunque il riferimento per tutti in caso di necessità. Ebbene, alcuni giovani compagni di lavoro rispondono all’email usando più o meno le stesse parole: “tu per noi rimarrai un riferimento, sì, ma di vita”! Oltre al piacere personale della cosa, rifletto sulla motivazione che ha spinto giovani leoni – con doti attitudinali relative alla attività umana lavorativa che oggi nel mondo è forse la più ricercata – a fare arrivare a me, e quindi al sentimento blues universale di cui sopra, tale messaggio. Il blues  insomma non smette mai di stupirmi, questa rete di rapporti tessuti da scimmie evolute ed illuminate per far fronte alla condizione umana, ovvero il trovarsi su di una roccia sospesa nel buco del culo dell’Universo a contemplare le profondità cosmiche, mi meraviglia ogni volta.

STRALCI

_Sul treno, di ritorno verso Regium Lepidi. Il regionale delle 18 arriva da Ancona ed è sempre pieno: manovali nordafricani, giovani donne in carriera che lavorano in banca, giovani donne che solfeggiano, uomini di blues. Trovo posto vicino ad una ragazza intenta ad ascoltare musica, dagli auricolari fuoriesce un brusio a tratti famigliare, sbircio e sullo schermo del suo cellulare intravedo la copertina di Mothership. Avessi trent’anni di meno potrei invitarla a bere un gin tonic insieme.

_nella pausa pranzo, in centro a Mutina, attraverso la via Emilia e prendo via Berengario da Carpi (chirurgo Modenese del 1500). Perso nei miei pensieri sento che qualcuno si rivolge a me con aria cordiale “Giovanotto, non avrebbe qualche moneta?”. Mi volto, mi si para davanti Donald Sutherland, capelli e barba bianca, all’apparenza in forma, probabilmente ha alcuni anni più di me (ma potrei sbagliarmi). Lo squadro, cerco nel portafogli due monete e gliele allungo, aggiungendo una raccomandazione “cerchi di star bene mi raccomando”.

_sceso dal treno a Regium Lepidi, cammino spedito verso Piazzale Europa, faccio per uscire dal sottopasso e una donna di etnia incerta (Rom? Gitana? Nordafricana?) cercando di rimediare due spicci mi dice “Dio ti benedica”. Non faccio in tempo a riflettere sulla cosa che irrompe ITTOD che prontamente risponde “dio non esiste” e di buon passo procede verso la sua destinazione.

_in macchina con mia sorella, il car stereo rimanda il contenuto della chiavetta “Musica Italiana” in modalità casuale. Ad un certo punto arriva una delle mie canzoni in versioni live, Elisa non la conosce, ascolta la prima parte più meditativa e calma poi, una volta entrata la chitarra elettrica esclama “Ecco qui che saltano fuori i Led Zeppelin, anzi Paul Kossoff!”. Paul Kossoff, ah!

_ FILM: BLACKkKLANSMAN – 2018 – Spike Lee – TTTT 
Tratto da una storia vera, questo film è da vedere. Segnalo nella colonna sonora Lucky Man degli ELP.

_FILM: Riposare In Pace – Argentina 2024 – TTT½
Film di tutto rispetto. Ora su Netflix 

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nuova interpretazione del classico cupo blues dei Led Zeppelin (e di Memphis Minnie and Kansas Joe McCoy 1929) When The Levee Breaks da parte di Rober Plant e Alison Krauss

_Nuove foto del Dark Lord a Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

 

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

_(Little) Rock And Roll Band

Dopo tanti, tanti, tanti anni mi ritrovo in una sala prove di Mutina insieme ai giannizzeri con cui suonai dal 1994 al 2006. March alla voce, Mixi alla batteria, io alla chitarra e il pontefice del Blues John Paul Cappi al basso. I nostri pezzi e alcune cover selezionate, tanto per non morire.

March, Mixi, Tim, Jay – maggio 2024

Sotto Tiro (Tirelli – Siae 1995):

SCHOOL OF ROCK episodio IX – Premiata Forneria Marconi

Tengo la nona School Of Rock nella azienda per cui lavoro, un’oretta passata dopo l’orario di lavoro a parlare ed ascoltare i grandi gruppi della musica insieme ai colleghi più volenterosi e curiosi. E’ da poco passato il solstizio estivo, la Sala Blues (la sala riunioni informale con tanto di impianto stereo) accoglie i colleghi carbonari che preferiscono imboccare le strade dei sogni legati all’aria sonora (in questo caso quella della PFM) piuttosto che godersi, che so, l’ennesimo aperitivo in compagnia nell’heart of the city. Sono meno spumeggiante del solito e la “lezioncina” è (nelle parole di Marzia) più “riflessiva, profonda, emozionante”. La mattina dopo in treno mi chiedo se valga ancora la pena farle, in quel preciso istante mi arriva il whatsapp del mio collega ed amico Chris C. “Le tue lezioni aprono sempre nuovi mondi di emozioni. Grazie.”. Beh, non c’è bisogno di chiedersi altro.

PLAYLIST

FINALE

Per mantenermi “fit” nell’anima finisco per frequentare i soliti sospetti, gli Illuminati del Blues, i Ragazzi della Via Po e i miei colleghi amici,

Siuviu-Tim-Mar (Mutina estate 2024) autoscatto

 

Friends, da sx: Johnhnhy-Mar-Fran-Sonya-Tim (Mutina – estate 2024)

cercare pace nell’area benessere della Domus

Fenny – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

 

Bersò Blues – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

contemplando i particolari della fetta d’Emilia in cui vivo

Vista dalla Domus – estate 2024 – foto TT

 

I Balloni – Domus, estate 2024 – foto Tim Trelli

circondato dalla colonia felina della Domus.

Honecker – estate 2024 – Foto Tim Tirelli

D’altra parte it’s just another (white) summer.

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)- TTT½

6 Lug

Il titolo originale di questo romanzo è The Revenant. A Novel Of Revenge, per quanto mi riguarda sarebbe stato più corretto che anche il titolo italiano si fosse attenuto a quel concetto, aver aggiunto infatti l’aggettivo “vero” mi fa un po’ storcere il naso. Sì perché questo è un romanzo di finzione, basato appunto su quel poco che si sa davvero circa la vita di Hugh Glass, ma ripeto molto di quello scritto è fiction. L’autore stesso a fine libro dedica 5 paginette ai fatti storici che hanno caratterizzato la storia di Glass, arrivando perfino a citare il libro di John Myers Myers The Saga Of Hugh Glass come resoconto storico più completo su Glass.

Michael Punke "Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta" (2002 - Einaudi 2024)-

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)-

Detto questo il romanzo è godibile, il soggetto (le gesta di un celeberrimo eroe della mitologia western) pieno di interesse, la scrittura fluida e scorrevole, tuttavia non era quello che cercavo.

The Avenging Fury of the Plains – John “liver eating” Johnston by Dennis John McLelland Ed.D (2021 second edition) – TTTT

23 Giu

Qui sul blog i riferimenti a John Johnston (o meglio al personaggio del film “Jeremiah Johnson” basato sulla sua vita) non mancano di certo, essendo il mio film preferito, interpretato dal mio attore preferito, che tratta di argomenti a me tanto cari.

Approfondire certi temi per il sottoscritto è indispensabile, soprattutto in questo periodo, visto che percepisco fortissimo lo Utah blues (il film Jeremiah Johnson fu girato da quelle parti) ovvero il sentimento che alberga nell’animo degli uomini delle donne di blues irrequieti/e, l’andare a disperdersi in cometa nel vasti territori inesplorati della nostra immaginazione.

Il libro di Dennis John McLelland fa dunque al caso mio sebbene sia una sorta di autoproduzione con tutte le controindicazioni del caso: grafica inesistente, impaginazione assai mediocre, refusi. Detto questo però bisogna dar merito a McLelland un vero e proprio man on a mission: fare i doverosi distinguo tra le leggende, i miti e le inesattezze nate intorno al nome di Johnston e i fatti di vita reale.

The Aveging Fury Of the plains - John liver eating Johynston by Dennis John McLelland Ed.D

Le prime novante pagine sono dedicate a confutare le false informazioni su Johnston contenute nel libro di Thorpe e Bunker “Crow killer: the saga of Liver Eating Johnson pubblicato per la prima volta nel 1959, libro che può essere considerato fiction storica vista la scarsa aderenza alla vera storia di Johnston, e che fu la base da cui Sydney Pollack e Robert Redford partirono nel creare il magnifico film del 1972 “Jeremiah Johnson” (in italiano “Corso Rosso non avrai il mio scalpo”). Da questo libro tra l’altro si evince che Pollack usò il nome Jeremiah Johnson proprio per non avere troppi vincoli con il personaggio reale. Mclelland ad ogni modo sembra esagerare nel tono usato nel contestare le false vicende (una su tutte: Johnston lottò soprattutto contro i Sioux e non con i Crow), sale infatti un certo fastidio creato dal suo approccio, al contempo rimane basilare il lavoro da lui svolto.

Da pagina 93 l’autore si concentra poi sulla vita reale di John Johnston, nato nel New Jersey nel 1831 col nome di William Garrison, costretto poi a cambiarlo dopo aver colpito un ufficiale nel periodo della giovinezza mentre era arruolato in marina. Johnston ebbe un vita spericolata, fuggito da un padre beone e violento, fu marinaio, scout per l’esercito, vicesceriffo, cercatore d’oro, trapper, mountain man, boscaiolo e uccisore di nativi americani. Uomo possente, forte e resistente morì a 69 anni nel 1900 pieno di acciacchi: reumatismi, scoliosi, problemi alla vista … d’altra parte una vita passata in territori selvaggi in quegli anni non poteva che finire in quel modo. Fu dapprima sepolto nella cittadina del Montana dove si era ritirato gli ultimi anni ma grazie ad iniziativa di alcuni studenti i suoi resti furono riesumati e sepolti in un posto più appropriato in Wyoming. Alla nuova sepoltura partecipò anche Robert Redford, in qualità di attore protagonista del film (più o meno) basato sulla vita di John Johnston

Cassa con i resti di John Johnston - 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Cassa con i resti di John Johnston – 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston - 1974 Cody, Wyoming 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston – 1974 Cody, Wyoming 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Tomba di John Johnston - Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Tomba di John Johnston – Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Un libro (in inglese) quindi utile per chi volesse ampliare le sue conoscenze a proposito di Johnston e dei mountain men in generale.

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John Jeremiah Johnston sul blog:

In diversi articoli della categoria Tim’s Blues vi sono riferimenti, citazioni e foto di Jeremiah Johnson, i seguenti due sono i più specifici:

John “Mangiafegato (liver-eating)” Johnson

JEREMIAH JOHNSON (1972): film e colonna sonora – TTTTT