BAD COMPANY “Live 1977 & 1979” (Swan Song / Rhino 2016) – TTTTT

11 Mag

ITALIAN / ENGLISH:

Uno primi ricordi che ho della Bad Company è il disco DESOLATION ALBUM al terzo posto della classifica Usa nella primavera del 1979 sulle pagine di Ciao 2001. Amavo già i Led Zeppelin e i Free, arrivare alla Bad Company dunque fu automatico e piuttosto semplice e fu amore a primo udito. Lo capivo che il Rock della Bad Company non era misterioso e sofisticato come quello dei Led Zeppelin, lo sentivo che non era sofferto e immacolato come quello dei Free, ma la loro semplicità unita ad eleganza e buon gusto mi conquistarono in un batter d’occhio.

Il formato canzone-rock mi si confaceva perfettamente, per quel musicista che ero (e che sono) era assai facile vestire i panni di uno come Mick Ralphs e sentirsi uno di loro in tour lungo le assolate strade dell’Arizona. Il rock inglese di derivazione (più o meno) blues influenzato dai sapori e dagli odori del sud degli Stati Uniti era per me irresistibile. Una sorta di LITTLE FEAT (soprattutto negli ultimi tre album) più accessibili.

E poi quelle sei copertine che ancora oggi emozionano il mio senso visivo…

Bad Company six albums

…di lì a poco arrivai a pensare che la Bad Company fosse il mio gruppo preferito, persino più in alto dei miei amati Led Zeppelin, per la cui casa discografica, la Swan Song, il gruppo incideva.

Mi sono sempre chiesto come mai i fan dei LZ non avessero una predilezione anche per la Bad Company, o almeno un interesse degno di nota, d’altra parte stesso manager, stessa etichetta, i membri delle band amici tra loro… eppure che io sappia sono pochissime le teste di piombo affezionate al gruppo di Ralphs e Rodgers, e dire che sei dischi non sono tanti, un casual fan non faticherebbe molto a farsi la discografia completa (parlo della original Bad Company naturalmente, non la versione sciatta dall’americanismo musicale spinto degli anni ottanta e novanta senza Paul Rodgers e Boz Burrell in formazione).

Credo così di essere il più grande fan italiano del gruppo, e lo dico in tutta l’umiltà, come dato di fatto, avendo circumnavigato e toccato molte sponde del circuito Rock italiano, grazie alla fanzine, alla biografia di Page, agli articoli scritti per diverse riviste nazionali, agli amici giornalisti, non ho mai incontrato o saputo di qualcuno che amasse – in Italia – la Bad Company quanto me.

Perciò non posso che salutare con enorme soddisfazione l’uscita di questo primo grande album dal vivo relativo a registrazioni degli anni settanta. Era ora!

La copertina è semplice, ma tutto sommato funzionale, meglio così che pastrocchi kitsch; confezione digipack molto buona e libretto interno esauriente con eccellenti note di copertina del nostro amico David Clayton. Il missaggio dei nastri originali multitraccia è a cura di Richard Digby Smith 2016.

Bad Company live 1977 - 1979 010Il disco si snoda su due registrazioni, la prima relativa al concerto tenuto al The Summit (una delle più grandi arene indoor degli States di allora, 16000 posti) di Houston il 23/05/1977 e la seconda all’Empire Pool (ora nota come Wembley arena, una delle più capienti in terra di Britannia, 12000 posti, il gruppo riempì tre serate consecutive in quel marzo) di Londra il 9/03/1979. HEY JOE proviene invece dal concerto del 26/06/1979 di Washington tenuto al Capitol Center.

Purtroppo i concerti non sono completi, ma la cosa da sottolineare è che le registrazioni non sono state toccate, niente edit quindi, né abbellimenti, né sovraincisioni, quello che si sente è quello che ha suonato la band all’epoca; inoltre, è bene ricordarlo, il tutto proviene da nastri multitraccia (quei nastri che si usano per registrare una band in concerto quando si ha in mente di trarne poi un album dal vivo) che unito all’ottimo missaggio del 2016 danno all’album una qualità audio stellare.

Sì, Digby Smith ha fatto un lavoro eccellente: ha saputo rendere l’aspetto naturale del Rock nudo e crudo senza farlo apparire slabbrato, ha tenuto il livello del volume del basso alto senza compromettere il risultato finale, ci ha regalato insomma un album live che più live non si può. Giù il cappello per Digby Smith, dobbiamo davvero tanto al suo missaggio.

Il concerto del 1977 è forse quello che m’interessa di più, è preso infatti dall’ultimo tour dei primi quattro intensissimi anni del gruppo ed è il tour dell’album che segna l’inizio del periodo “orizzonti perduti”. Dopo tre fortunatissimi primi album (BAD COMPANY 1974, STRAIGHT SHOOTER 1975, RUN WITH THE PACK 1976) il gruppo segna il passo; la sequenza album-tour-album-tour-album-tour incrina il meccanismo. Alcuni rapporti iniziano ad logorarsi e il gruppo si ritrova in studio per il quarto album un po’ sfasato. Le canzoni scritte non sono tante e ci si arrangia come si può. Detto questo, a me BURNIN’ SKY piace parecchio ed è il disco della Bad Company che ascolto con maggior frequenza. Ho da sempre una predilezione per gli album “obliqui”, quelli un po’ fuori fuoco e a dispetto dell’opinione comune, il quarto album della BC per me è bellissimo.

Bad Company live 1977 - 1979 011

Trovo quindi stupendo il fatto che nella scaletta del primo cd ci siano ben 7 pezzi da quello che allora era l’album appena uscito. Gruppo coraggioso: piuttosto che presentare i grandi classici dei primi tre album e un paio di cose dal nuovo capitolo mettono in esposizione molte delle nuove canzoni. Chapeau!

BURNIN’ SKY apre il disco con potenza, Rock senza fronzoli al contempo grezzo ed elegante. TOO BAD, anch’essa dal quarto album, mantiene le stesse coordinate, Rock pieno di anima. Positivo il fatto che abbiano lasciato gli interventi dei membri della band tra un pezzo e l’altro, rendono il tutto più vero. Grande versione di READY FOR LOVE. Ispirato l’assolo di MICK RALPHS. Non precisa la transizione tra il pezzo e la coda finale, ma l’outro è piena di atmosfera.

HEARTBEAT è suonata a due chitarre, assolo melodico armonizzato, bel lavoro alla solista di Ralphs, il quale sembra avere una marcia in più negli assolo dei pezzi più “obliqui”. MORNING SUN è uno dei miei pezzi preferiti, perfetto per le domeniche mattine primaverili. Strano sentire un pezzo così intimista suonato dal vivo davanti a 16000 persone. Di nuovo Rodgers alla chitarra. L’assolo di Ralphs è delizioso. Ancora Mick Ralphs in bella evidenza alla chitarra ritmica e alla chitarra slide nel bel roccaccio di MAN NEEDS WOMAN, qui il richiamo LITTLE FEAT e assai evidente. Uno dei miei momenti preferiti di questo album. Dopo LEAVING YOU, altro brano di BURNIN’ SKY, e tre classici come SHOOTING STAR, SIMPLE MAN (con l’introduzione dilatata) e MOVIN’ ON, ecco LIKE WATER, pezzo di Rodgers scritto al tempo dei PEACE (il trio che mise in piede dopo il primo scioglimento dei Free). Ancora Ralphs alla chitarra slide, e i risultati sono davvero buoni. Mick esce davvero alla grande nelle cose meno scontate e meno hard rock. Il primo cd si chiude con tre inni della Bad Company: LIVE FOR THE MUSIC, GOOD LOVIN’ GONE BAD e FEEL LIKE MAKIN’ LOVE.

Bad Company live 1977 - 1979 013

DESOLATION ANGELS del 1979 è uno dei due album che ho vissuto in diretta, è il quinto del gruppo, quello che segue ai due anni di silenzio. La band in quel frangente si allontanò un po’ dall’Hard Rock e si diede a un Rock a tutto tondo. Il sound si fece più rifinito, meno “in your face”, ma restò comunque intrigante e vivo. Il nuovo umore musicale si spostò anche nei concerti. Successe anche qualcosa all’interno del gruppo come detto, e tutto sommato lo si capisce dai video che sono apparsi tempo fa su youtube (presi appunto dalle tre date londinesi della BC). Anche in questo caso ci sono parecchi pezzi (sei) tratti dal nuovo album

Bad Company live 1977 - 1979 012

Si aprono le danze con BAD COMPANY…

si prosegue GONE GONE GONE di Boz Burrell seguita da SHOOTING STAR ed è già il tempo di una seconda novità, RHYTHM MACHINE, scritta dalla sezione ritmica Burrell/Kirke. Esecuzione compatta. Paul Rodgers alla chitarra solista. Arriva poi OH ATLANTA, gran pezzo di Ralphs, sempre da DESOLATION ANGELS. Mancano un po’ le finezze chitarristiche presenti sull’album da studio, ma il risultato è comunque buono. La scelta di SHE BRINGS ME LOVE mi è sempre apparsa bizzarra, una sorta di ballata gospel/soul con Paul all’organo, forse non adattissima ad una dimensione live di una band come questa, sebbene il gruppo faccia onore alla canzone. Si torna ai classici con RUN WITH THE PACK, Paul al piano, Mick alla chitarra distorta, Simon e Boz a tenere il ritmo da par loro. Nel finale la celeberrima epica Rodgersiana.

EVIL WIND su DESOLATION ANGELS è una delle mie preferite, con uno degli assoli più riusciti di Mick Ralphs. Qui risalta meno ed è interrotta dall’assolo di batteria. Con HONEY CHILD si va alla deriva verso l’Hard Rock più sempliciotto, seguono ROCK STEADY e quello che all’epoca era il nuovo singolo: ROCK AND ROLL FANTASY

Il perché dell’inclusione di HEY JOE per me rimane un mistero. Rodgers è sempre stato un gran fan di Hendrix e nel 1979 forse aveva ancora un senso proporre una cover (oggi trita e ritrita) come quella, ma la versione che ne fa il gruppo non è granché. Ralphs pasticcia l’introduzione e il gruppo non entra a tempo. Rodgers ci dà di solista ma non è una esibizione memorabile e in più cosa c’entra un pezzo (l’unico) preso da un altro concerto (Washington 1979). Davvero non capisco.

Il concerto chiude con i due più grandi successi della Bad Company, FEEL LIKE MAKIN’ LOVE e CAN’T GET ENOUGH.

In chiusura che dire, era il live che sognavo da tempo ed averlo in qualità audio eccellente e con una produzione “rough and ready” mi  emoziona tanto. Siamo finalmente capace di capire quanto fosse brava la Bad Company dal vivo. Nessun volo pindarico, niente lunghe improvvisazioni, giusto una manciata di canzoni rock piene di passione presentate nel contesto live. Paul Rodgers brilla più che mai, ma non è una novità, è il miglior cantante Rock di sempre. Non mi lascerò andare al solito cliché e scrivere che Mick Ralphs è un chitarrista sottovalutato, ma devo mettere comunque in risalto l’efficacia del suo lavoro. E’ un vero maestro in quello. Ogni sera prima di addormentarmi imi metto a Mick Ralphs per un paio di minuti. Simon Kirke e Boz Burrell non erano al livello di Bonhame Jones, ma erano ugualmente bravi musicisti e furono fondamentali nell’aiutare la band ad avere la giusta vibrazione e il giusto groove. Mai sopre le righe, ogni notte raggiungevano il centro esatto del senso del Rock.

Grazie a chi si è prodigato per fare uscire questo album e alla Rhino/Swan Song.

This is the Bad fucking Company, baby!

 

(Broken) ENGLISH:

One of the first memories I have of Bad Company is DESOLATION ANGELS in the third position on the US charts in the spring of 1979 thru’ the pages of CIAO 2001 (Italian leading rock mag at the era). I was already in love with Led Zeppelin and Free, therefore it was automatic and rather simple to get linked with Bad Company and it was love at the first hearing. I understood that the music of Bad Company was not mysterious and sophisticated as that of Led Zeppelin, I knew that it was not deeply-felt and immaculate as that of Free, but their simplicity combined with elegance and good taste conquered me in a jiffy .

The song-rock format suieted me perfectly, for the musician that I was (and that I am) it was very easy to assume the role of someone like Mick Ralphs and dreaming about being one of them on tour along, say, the sunny highways of Arizona. The British rock derived (more or less) from the blues influenced by the flavors and smells of the southern United States was for me irresistible. A sort of LITTLE FEAT (especially in the last three albums) more accessible.

And then those six artwork of the LP covers that still excite my visual sense …

Soon I came to think that Bad Company were my favorite band, even as high as my beloved Led Zeppelin.

I always wondered why the LZ fans did not have a predilection for Bad Company, or at least an interest worthy of note, after all the two groups had the same managers, the same label, the members of the band were friends with each other … and yet I know very few ledheads who love the group of Rodgers and Ralphs, and let’s say that six records are not many, a casual fan would not struggle to get the whole lot (I’m taking abou the original Bad Company of course, not the watered-down version with the commercial rock attitude of the eighties and nineties without Paul Rodgers and Boz Burrell in the line up).

I guess I am the biggest Italian fan, and I say this in all humility, as a matter of fact, having circumnavigated and touched many Italian banks of the Rock circuit, thanks to the fanzine, to the J. Page biography I did, to the articles I wrote for several national magazines, to music journalists  who are friends, I have never met or heard of someone who loved – in Italy – Bad Company like me.

So I can only praise the release of this first major live album with recordings related to the seventies. About time.

The cover is simple, but all in all functional, better this than a kitsch job; the digipack packaging is very good and has a nice booklet with excellent liner notes by our friend David Clayton. The 2016 mix from the original multitrack tapes is done by Richard Digby Smith.

The abum runs on two recordings, the first relating to the concert held at The Summit (one of the largest indoor arenas of then States, 16,000 seats) of Houston on 23 may 1977 and the second at the Empire Pool (now known as Wembley arena, one of the most capacious in the land of Britannia, 12000 seats, the group filled three consecutive nights in that march) in London on 09 march 1979. HEY JOE comes instead from the 26 june 1979 concert held at Washington Capitol Center.

Unfortunately, the concerts are not complete, but the thing to emphasize is that the recording have not been touched, then no edit, no embellishments, no overdubs, what you hear is what the band played at the time; furthermore, it should be remembered, everything comes from multi-track tapes (those tapes that are used to record a band in concert when they plans to release a live album) that combined with the 2016 excellent mixing give the album a stellar audio quality.

Yes, Digby Smith has done a fantastic job: he knew how to give the natural and bare Rock vibe without getting everything jagged, he kept the volume level of Boz Burrell bass overhead without compromising the whole result, so he gave us a very “lively” live album. Hats off to Digby Smith.

The 1977 concert  is perhaps the one that interests me the most, it is in fact taken from the last tour of the first four intense years of the group and it is the album’s tour that marks the beginning of the “lost horizon” perido pf the band. After three very succesfull first records (BAD COMPANY 1974 STRAIGHT SHOOTER 1975 RUN WITH THE PACK 1976), the group sets the pace;the album-tour-album-tour-album-tour sequence breaks the mechanism. Some relations between members of the band are starting to wear thin and the group finds himself in the studio for the fourth album a little ‘out of phase”. Few songs were already written (mostly by Rodgers) so they tried their best to finish the album. That said, I like BURNIN ‘SKY like a lot and it is the Bad Company album that I listen to more frequently. I have always had a fondness for “oblique” album”s, the ones a bit ‘out of focus’ so despite common opinion, the fourth album of BC for me is beautiful.

I find it so amazing that in  the set list of the first CD there are as many as 7 tunes from what was then the newly released album. Brave group: rather than presenting the great classics of the first three albums and a couple of things from the new chapter they put on display many of the new songs. Chapeau!

BURNIN ‘SKY opens the disc with power, Rock without frills while raw and elegant. TOO BAD, also from the fourth album, has the same coordinates, Rock full of soul. It’s a positive thing that they have left the talks of the members of the band between songs, they makes it more real. Great version of READY FOR LOVE. Inspired solo by Mick Ralphs. The transition between the workpiece and the tail end is not perfect, but the outro is full of atmosphere.

HEARTBEAT is played with two guitars, harmonized melodic guitar licks and great solo by Ralphs , which seems to have an edge in the solos of the less granted pieces. MORNING SUN is one of my favorite songs, it’s perfect for spring sunday mornings. It’s strange to hear a piece so intimate played live in front of 16,000 people. Here we have Rodgers on guitar. The Ralphs solo is delicious. Again Mick Ralphs prominently on rhythm and slide guitar in the beautiful rocker MAN WOMAN NEEDS, the LITTLE FEAT vibe i very clear here. One of my favorite moments of this album. After LEAVING YOU, another piece from BURNIN ‘SKY, three classics like SHOOTING STAR, SIMPLE MAN (with the introduction dilated) and MOVIN’ ON, then LIKE WATER, the piece of Rodgers wrote at the time of PEACE (the trio he put together after the first split of Free). Ralphs still at the slide guitar, and the results are really good. Mick comes out really well on these less obvious and less hard rock things. The first CD closes with three hymns of Bad Company: LIVE FOR THE MUSIC, GOOD LOVIN ‘GONE BAD and FEEL LIKE MAKIN’ LOVE.

DESOLATION ANGELS (1979) is one of two albums that I came acros when they were released, it is the fifth of the group, the one following a two years hiatus. Back then the band  moved away a bit from Hard Rock and prefered a well-rounded Rock. The sound is more polished, it became less “in your face”, but remained nonetheless intriguing and alive. The new musical mood was present also in the live situation. Something happened within the group as mentioned, and all in all you can tell from the videos that have appeared along the years on youtube (they in fact taken from the three 1979 London dates of BC).

Also in this case there are several pieces (six) taken from the new album

The second cd starts with BAD COMPANY, then GONE GONE GONE written by Boz Burrell followed by SHOOTING STAR and it is already time fortime, RHYTHM MACHINE, written by Burrell / Kirke. Solid Rock with Paul Rodgers on lead guitar. Then comes OH ATLANTA, a great tune by Ralphs from DESOLATION ANGELS. I miss a bit the guitar subtleties from the studio version, but the result is still good. The choice of SHE BRINGS ME LOVE has always seemed strange to me, it’s a sort of gospel/soul ballad with Paul on organ, perhaps not perfectly suited to a live dimension of a band like this, although the group do honor to the song. We return to the classics with RUN WITH THE PACK, Paul on piano, Mick on the distorted guitar, Simon and Boz keep up the pace in their own good way. At the end an example of the famous Rodgers epic.

EVIL WIND from DESOLATION ANGELS is one of my favorites studio tracks, it features one of the most well made solos of Mick Ralphs. In the live situation the song does not shine in the same way plus it contains the drums solo that gives a coitus interruptus feel. With HONEY CHILD we are a-drifting toward the simpleton Hard Rock, then we have ROCK STEADY followed by what was then the new single: ROCK AND ROLL FANTASY.

The inclusion of HEY JOE remains a mystery to me. Rodgers has always been a great fan of Hendrix and 1979 probably they still had a way to propose a cover (now hackneyed) like that, but this version is too sloppy to be on a official rlease. Ralphs mulls the introduction and the group does not enter well into the song.  Rodgers plays lead guitar and in the end it not a memorable performance; what does a piece (the only one) taken from another concert (Washington, 1979) I really do not understand.

The concert closes with Bad Company two biggest hits: FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE and CAN NOT GET ENOUGH.

I must say it is the live album that I dreamed about for so long, it has excellent sound quality and a “rough and ready” production that excites me so much. We are able to listen how good was Bad Company as a live act. No pindaric flights, no long improvisations, just a collection of passionate rock songs in a live context. Paul Rodgers shines here, but it’s no new issue, he’s the greatest rock singer ever. I won’t write the same old cliché saying that Mick Ralphs is an underrated guitar player, but I have to emphasize anyway his effective work. He is a real hero in that regard. I praise Mick Ralphs every night.  Simone Kirke and Boz Burrell maybe were not at the level of Bonham and Jones, but they were capable musicians for sure and they helped the band to get the right vibe and groove. They were never over the top and they reached every night the exact meaning of Rock music.

Thanks to those who have worked hard to make this thing possible and thanks to Rhino/Swan Song.

This is the Bad fucking Company, baby!

 

LED ZEPPELIN “LZ Hellfire Club/ Ultra Violent Killer Droog” – Landover, Capital Center, 10/02/1975″

9 Mag

ITALIAN / ENGLISH

Come annunciato il 28 aprile su questo blog la soundboard revolution della Empress Valley colpisce ancora, è appena uscito infatti – PER LA PRIMA VOLTA IN VERSIONE SOUNDBOARD – il concerto del 10 febbraio 1975 al CAPITOL CENTRE di LANDOVER (Maryland).

TITLE: Led Zeppelin “LZ Hellfire Club (3 cd version/ Ultra Violent Killer Droog (6 cd version)

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Soundboard

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: TTT½

BAND MOOD: TTT½

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TT

LZ Landover 10 feb 2016 front hellfire_front

Fino ad oggi solo la versione audience (di non buona qualità) era disponibile. Di quella data esiste anche un video amatoriale:

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Benché negli ultimi anni siano stati parecchi i nuovi soundboard del 1975 ad uscire, per noi rimane sempre cosa buona e giusta. Sì, perché non saranno i LZ dell’immaginario collettivo (che come sappiamo sono finiti il 29/7/1973), ma anche in versione “lost horizons”(il tour del 1975 parte con Page con grossi problemi all’anulare sinistro e  con Plant vittima di una bronchite che gli rovinerà tutti i concerti, il tutto unito all’uso sempre più pesante di sostanze chimiche e dal peso di un successo ormai fuori controllo che schiaccia il gruppo verso il basso), un concerto dei LZ negli anni settanta era comunque una esperienza totalizzante.

La qualità audio di questo nuovo bootleg è ottima. Il tutto è assai bilanciato e ben miscelato, il basso e la pedaliera basso (strumenti che spesso sono sacrificati da una cattiva gestione del sound system) si sentono bene, credo che la SHOWCO nel 1975 raggiunse il proprio zenith con il tour dei LZ. Non credo esistano bootleg degli anni settanta che abbiano una qualità del genere.

Led Zeppelin 1975 North American Tour Showco Crew Staff Shirts

Led Zeppelin 1975 North American Tour Showco Crew Staff Shirts

ROCK AND ROLL è sempre slabbrata, PLANT entra a freddo e con evidenti problemi alla voce, problemi riscontrabili anche in SICK AGAIN: nella prima parte del pezzo l’abbassamento di voce è così marcato che uno si chiede come farà, non dico a finire il concerto, ma ad affrontare anche solo un altro singolo pezzo. Piuttosto sorprendentemente nella seconda parte della canzone la voce ha un miglioramento insperato. Rimarrà sempre il RP del 1975, ma perlomeno il concerto non è rovinato del tutto.

hellfire_back

OVER THE HILLS non è davvero niente male ed è la prova che anche a mezzo servizio, i LZ erano comunque d’ andare a vedere. Nell’assolo c’è molto JIMMY PAGE.

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IN MY TIME OF DYING non è nulla di speciale mentre THE SONG REMAINS THE SAME (stesso dicasi per THE RAIN SONG) è godibile

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Segue KASHMIR pezzo che nei bootleg non ascolto mai. NO QUARTER è invece uno di quei brani che aspetto sempre con bramosia e il gruppo non mi delude; certo non è la NO QUARTER di THE SONG REMAINS THE SAME (il live ufficiale registrato a NY il luglio del 1973) ma è sempre stupendo seguire il gruppo lungo i sentieri del mistero, del “drama”, di quello insomma che differenzia i LZ da tutti gli altri gruppi di Hard Rock.

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Gustosa anche TRAMPLED UNDERFOOT…

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In MOBY DICK, malgrado i vari tentativi, PAGE non accorda nel modo giusto la corda del MI basso che per l’occasione viene portato a RE, così la parte bassa del riff risulta sballata. Questa la dice lunga sugli effetti (torpore/esaltazione) di certe sostanze.

DAZED AND CONFUSED, così complessa com’è in versione live 1975 (dai 30 ai 40 minuti ogni sera), non può essere perfetta con un PAGE in condizioni non ottimali, ma è sempre un momento di grande suggestione perdersi tra le profondità cosmiche delle improvvisazioni live dei LZ.

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Ultimo pezzo prima del bis: STAIRWAY TO HEAVEN.

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Quello che succedeva backstage tra STH e i bis lo si può immaginare constatando che la qualità delle performance cala drasticamente. PAGE che fatica a suonare riff (non certo impegnativo) di WHOLE LOTTA LOVE e la band che pare meno bilanciata  in BLACK DOG e HEARTBREAKER. Ah.

Ad ogni modo, per una testa di piombo è una registrazione da avere.

LED ZEPPELIN - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

LED ZEPPELIN – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

(broken) ENGLISH

As announced on April 28 on this blog the soundboard revolution by Empress Valley strikes again, in fact it is out – FOR THE FIRST TIME FROM SOUNDBOARD SOURCE – the concert of 10 February 1975 at the CAPITOL CENTRE, LANDOVER (Maryland).

To date only the audience recording (not good quality) was available. Of that date, there is also an amateur video.

Although in recent years several new soundboards of the 1975 tour have been released every new one is a nice surprise to me. Yes, because even if it is not  the LZ  of the collective imagination (which we know were over after 29.7.1973), also in their  “lost horizons” phase (the 1975 tour starts with Page left ring finger with big problems and Plant victim of a bronchitis that will ruin all the concerts, combined with the heavy use of chemicals  substances and the weight of the level of  success out of control that crushes the group down), a concert of the LZ in the seventies was however, an all-encompassing experience.

The audio quality of this new bootleg is excellent. The whole is very balanced and well mixed, the bass and the bass pedal (instruments that often are sacrificed by a poor sound system management) are well up in the mix, I believe that Showco in 1975 reached its zenith with the LZ tour. I do not think there are other  bootlegs recorded in the seventies who have such a quality.

ROCK AND ROLL is always chipped, PLANT never did warm ups and obviously he has problems, same for SICK AGAIN: in the first part of the piece the voice sag is so marked that one wonders how he will face – not a whole concert –  but just another song. Rather surprisingly in the second part of the track the voice has an unexpected improvement. It will always remain the 1975 RP, but at least the concert is not ruined altogether.

OVER THE HILLS is not bad at all and it is proof that even “part time” LZ were still a band to see in concert. There is much JIMMY PAGE in the solo.

IN MY TIME OF DYING is nothing special while THE SONG REMAINS THE SAME (and THE RAIN SONG) is enjoyable

KASHMIR is a piece that in bootleg I never listen to. NO QUARTER is instead one of those songs that I always wait eagerly and the group does not disappoint; It is certainly not the NO QUARTER of THE SONG REMAINS THE SAME (the official live album recorded  in NY July 1973) but it is always wonderful to follow the group along the paths of the mystery and “drama”, of what in short differs LZ from all the other Hard Rock groups.

TRAMPLED UNDERFOOT is tasty.

In MOBY DICK, despite several attempts, PAGE does not tune in the right way the low E string which for the occasion is brought to D, so the lower part of the riff is busted. This says a lot about the effects (numbness / exaltation) of certain substances.

DAZED AND CONFUSED, as complex as it is in live version 1975 (from 30 to 40 minutes every night), can not be perfect with PAGE under non-optimal conditions, but it is always a moment of great charm to get lost in the cosmic depths of LZ live improvisations.

Last piece before the encore: STAIRWAY TO HEAVEN.

What it was happening backstage between STH and the encores you can only imagine,  the quality of  the performance drops drastically. PAGE struggles to play the WLL riff (not a challenging one) and the band seems less balanced in BLACK DOG and HEARTBREAKER. Ah.

Anyway, for a led head this is a recording to have.

I Colori del Rock di Massimo Bonelli

5 Mag
Il nostro amico Massimo Bonelli è l’organizzatore della mostra I Colori Del Rock che si terra tra maggio e giugno ad Ameno (NO). Ce l’anticipa con qualche riflessione.

“Ho vissuto decenni di musica. Ora mi è sufficiente chiudere gli occhi per risentire meravigliosi suoni, rivedere fantastiche immagini, provare profonde emozioni.
Una volta riaperti, mi appare un arcobaleno psichedelico. Quelli che vedo sono i colori del rock.”

Woodstock 5

Chi ha vissuto intensamente gli anni migliori della musica non ricorda le cose peggiori della vita. Sfoglia un album di famiglia privilegiato, dove la più stretta parentela è con meravigliose immagini che lo trasportano tra quelle note che sono state la fondamentale colonna sonora di ogni momento durante quel tratto di vita. Affettivamente, alcune volte dolorosamente, spesso gioiosamente, i lavori dello studio Hipgnosis, i visionari disegni di Roger Dean, le icone del grande Andy Warhol, le fotografie di Robert Mapplethorpe, per citarne alcuni, hanno suscitato emozioni potenti quanto la splendida musica delle quali erano la cornice.

psychedelic

Mentre osservi, mentre ascolti, mentre sogni, la  fantasia ti rapisce e ti puoi permettere di essere tutto ciò che desideri essere.

Ora, al cospetto di queste immagini, anche nel silenzio più assoluto, nella mente confluiscono i suoni straordinari a cui si riferiscono. Si rivivono sensazioni particolari di un’epoca forse lontana, ma mai svanita. Sentiamo perfettamente i profumi intensi di quell’era predominata dalla fantasia, dall’esuberanza creativa.

Tutto questo è il motivo per il quale ho fortemente voluto l’esposizione “I Colori del Rock”; perchè, chi ha vissuto con profonda sensibilità queste sensazioni, possa riviverle e, colui che non ne ha avuto l’opportunità, possa conoscerle ed emozionarsi. Lo potrà fare attraverso le opere di pittori, scultori e grafici, che hanno fatto della musica uno dei temi della loro arte.

psychedelic submarine

Per questo spettacolare concerto di immagini, così potenti e colorate, i protagonisti saranno: Mauro Balletti (autore delle principali copertine dei dischi di Mina)Stefano Bressani (con le sue “sculture vestite” fatte di stoffe e intarsi straordinari),Athos Collura (rappresentante del movimento internazionale psichedelico),Andy Fluon (eclettico pittore e fondatore dei Bluvertigo), Matteo Guarnaccia (artista psichedelico e magicamente visionario),Marco Lodola (presente con le sue sculture luminose, famose in tutto il mondo), Carlo Montana (che nella sua “cascina-studio” fonde arte e musica nei suoi straordinari ritratti), Giancarlo Montuschi (con le sue opere fortemente caratterizzate dall’influenza della Pop Art), Francesco Musante (capace di racchiudere in un quadro l’essenza di una fiaba), Franco Ori (che esprime sulla tela il suo incessante bisogno di musica), Pietro Pierbo (che mescola immagini e parole con risultati espressivi di grande effetto), Tom Porta (dal tratto potente e dissacratorio, influenzato dallo scorrere del tempo), Ludmilla Radchenko (con la sua arte urlata dà vita a straordinari collage di vita quotidiana), Eugenio Rattà (studioso della Pop Art, alla quale la sua pittura si ispira profondamente), Ettore Rossi (con una passione per il Jazz e la musica d’autore, che risuona nelle sue icone).

Questa è la più grande orchestra di colori che io potessi desiderare, una sorta di Woodstock, dove ciascun componente è in grado di far rivivere inebrianti momenti attraverso le mille sfumature che il rock, la musica in generale, ha il potere di rendere anche con le sue straodinarie immagini.

Twiggy by De Bank

Potremo pensare di essere all’incrocio di Haight Ashbury o nel Laurel Canyon, oppure in un jazz club di Manhattan o tra i bluesmen di Bourbon street a New Orleans. Istantanee della magia di Piccadilly o Carnaby street e, forse più facilmente, proviamo ancora ad attraversare Abbey Road, dove tutto non è più come prima, ma il nostro sguardo va oltre senza fretta. Un ritratto di John Lennon suona rivoluzionarie ballate, mentre quello di Jimi Hendrix ha la scossa di un potente tuono elettrico. L’immagine di Dylan ci racconta il nostro passaggio nella storia che cambia e quella dei Pink Floyd ci trasporta oltre la barriera ed oltre lo spazio. Il fascino dei colori, delle luci ci proiettano attraverso sognanti motivi psichedelici in un’altra dimensione. Quando la musica è finita, come sosteneva Jim Morrison, spegnete la luce.

When the music is over, turn out the lights … turn out the lights

locandina x internet e FB

Vi aspetto …

da http://www.spettakolo.it/

Massimo Bonelli

Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

Tra compact disc e long playing (LA WEEKLY “Why CDs May Actually Sound Better Than Vinyl”)

3 Mag

LA Weekley è una rivista assai autorevole di Los Angeles, specializzata in musica ed arte in genere. Questo è un articolo apparso ormai più di un anno fa, ma è molto interessante. Spiega il perché i cd si sentano meglio dei vinili. Simpatica la frase d’accompagnamento: “Tutti sono d’accorso sul fatto che il vinile ha una migliore qualità sonora rispetto al digitale, tranne gli ingegneri del suono e gli inventori del compact disc”.

E’ in inglese, ed è piuttosto lungo, ma ne vale la pena.

http://www.laweekly.com/music/why-cds-may-actually-sound-better-than-vinyl-5352162

cc

http://www.laweekly.com/music/why-cds-may-actually-sound-better-than-vinyl-5352162

 

 

Un caffè con gli amici, due passi in centro, il live della Bad Company, la saga di Mocha Dick …così, tanto per non morire…

2 Mag

La notizia era questa: il 29 aprile esce il live degli anni settanta della Bad Company. Era ora! E’ dal 1979 che lo aspetto. Possibile, mi dicevo, che non sia mai uscito un album dal vivo ufficiale relativo al periodo d’oro del gruppo? 37 anni che aspetto e che faccio, lo ordino su Amazon? Eh no, è un evento troppo importante (per la mia vita). Chiamo Robby di Dischinpiazza di Modena e me ne faccio tenere da parte una copia. Questo acquisto va vissuto in modo analogico: sabato mattina si va in centro città a comprarlo!

Per l’occasione organizzo un matinée con i miei fratelli Blues. Rendez-vous in piazza Matteotti alle 10. Su whatsapp un paio di confratelli mi prendono in giro: perché incontrarci a Piazza Matteotti (piazza centralissima, ma dove non c’è tanto, nemmeno un bar)?

Ah, devo proprio spiegargli tutto. 1°: per il significa politico legato al nome di chi è intestata la piazza 2°: siamo a venti metri da piazza Duomo e dunque dal barettino dove siamo soliti fare colazione 3°: c’è qualche panchina su cui sedersi e osservare l’umanità mentre si aspettano i ritardatari 4°: ci sono alberi maestosi 5°:è una piazza un po’ sfortunata e dunque relativamente blues ed è certamente meglio quindi che quei posti da fighetti modenesi tipo i Portici Del Collegio. Quasi quasi il prossimo matinée l’organizzo in Vicolo Squallore, il cui nome dice già tutto, così i ragazzi imparano a vivere in modo obliquo le cose.

Mentre da Regium Lepidi mi avvicino a Mutina, penso all’ultimo mini sinodo mattutino…esattamente un anno fa. Non dico che sembra ieri ma al massimo una stagione fa. Sono sulla vecchia Punto di Brian, 18 anni, 91.000 km e senza radio. La Blues Mobile sta cedendo, 280.000 gloriosi km sulle spalle iniziano a farsi sentire.

E’ una mattina fresca, ma splende il sole, la mia città è sempre bella, almeno per me che non ci vivo, e ogni volta che capito in centro mi emoziono. Arrivano tutti alla spicciolata: Lollo Stevens, Livin’ Lovin’ Jaype, Liso e il Pike boy. Mi stringo a loro, sono contento che siano venuti. A questa età questi ritrovi sono essenziali per tenere a bada i blues, le paturnia, le malinconie, le paure riguardo il futuro. Ci confessiamo l’anima l’un l’altro e poi via in piazzetta Sant’Eufemia.

Mutina piazzetta Sant'Eufemia - photo TT

Mutina piazzetta Sant’Eufemia – photo TT

Jaypee ci offre la colazione; constato ancora un volta quanto sia amabile chiacchierare di rock, di blues, di costume e società, di calcio con i miei amici.

Jaypee Tim Lollo Picca - Mutina 30/4/2016 - photo PL

Jaypee Tim Lollo Picca – Mutina 30/4/2016 – photo PL

Ci incamminiamo poi in Piazza Mazzini, da Dischinpiazza. prima di entrare diamo un’occhiata alle vetrine. Constatiamo quanto siano peggiorate le copertine dei dischi. All’epoca in cui eravamo adolescenti, erano delle opere d’arte, oggi sono quasi tutte inoffensive, di cattivo gusto e realizzate male. Vogliamo parlare della copertina del nuovo di Elton John?

Wonderful_Crazy_Night

E quella dell’ultimo di Zucchero? Quella dove Adelmo fa il verso a Dr John… non sembra anche a voi che sia realizzata male, che sia inespressiva, senza dinamica, spenta?

Mutina 30-4-2016

Mutina 30-4-2016

Dare un’occhiata alle altre ci deprime, così entro, abbraccio Robby, facciamo due chiacchiere e prendo LIVE 1977 & 1979.

Bad Company Live 1977 & 1979

Bad Company Live 1977 & 1979 -photo TT

Lo metto nella borsa, voglio gustarmelo con calma a casa.

Con i confratelli ci fermiamo in Piazza Roma a fare due chiacchiere…sulle altre panchine ci sono gruppetti di giovani. Mi chiedo cosa possano pensare di noi, uomini di blues di una (in)certa età. Si renderanno conto che noi siamo loro giusto qualche settimana fa? Di cosa staranno parlando? Di ragazze e di Hip Hop e di Rap? D’altra parte noi stiamo parlando di Milf e dei TASTE…

Liso, Jaypee, Picca, Tim

Liso, Jaypee, Picca, Tim

Ci spostiamo in Piazza Grande; mentre ci incamminiamo incontriamo due nase sessantenni con al guinzaglio uno di quei cagnolini microscopici. Come cambia la società, quando eravamo ragazzi due gay di quell’età avrebbero tenuto la loro relazione nascosta, oggi (giustamente) passeggiano come una coppia qualunque.

Noto che sul portone laterale del duomo c’è un drappeggio particolare, chiedo lumi ai miei amici cittadini. C’è una sorta di giubileo, e passare attraverso quel portone significa mondare i tuoi peccati. Incuriositi io e Jaypee attraversiamo the Heaven’s door ed entriamo. Osserviamo i fedeli che con convinzione compiono il rito. Contemplo il Duomo, e  come sempre faccio il collegamento con la Abbazia di Ninetyland, le somiglianze sono notevoli.

Di nuovo in Piazza Grande, con gli amici parliamo di musica, mi scappa una madonna e qualcuno mi dice “Oh vecchio, ma come, sei appena andato al giubileo e adesso tiri una madonna?!”

Non rispondo e non approfondisco, ma a distanza di un paio di giorni mi chiedo se fosse una battuta o se davvero qualcuno dei miei amici possa aver pensato che ho attraversato il portone con intento religioso.

Torno alla Domus Saurea, pranzo, mi bevo una birra e prima di gettarmi sul divano mi bevo un Southern Comfort. Questo è uno dei momenti migliori della settimana, quando un preda alla foschia da alcol mi verso sul divano per recuperare un po’ di sonno perduto.

Riaffioro che sono le 17. Il tempo è cambiato, il cielo è scuro. La groupie mi chiede se la accompagno a Gavasseto da Mazzini, la grande realtà (20 ettari) di florticoltura, vivaismo e giardinaggio che dal 1930 opera qui in provincia di Regium Lepidi.

Ogni volta che vado mi sorprendo della grandezza dell’azienda. C’è persino l’addetto a gestire i parcheggi. Ci sono così tante macchine che sembra che stasera a Gavasseto suonino i Pink Floyd.

Mentre la groupie sceglie le piantine per l’orto, io mi concentro sui fiori, d’altra parte sono ormai diventato il blue gardener di Borgo Massenzio. Mentre facciamo un giro all’esterno nel reparto alberi da frutto poso l’occhio su un ciliegio, sul cartello appeso alla pianta vi è scritto SUNBURST…”CHERRY SUNBURST”  mi dico, dunque, alberello sei mio.

Torniamo alla Domus, inzia a piovere ma decidiamo di piantare il tutto.

Ciliegio Sunburst - orto della Saura - aprile 2016

Ciliegio Sunburst – orto della Saura – aprile 2016

Mentre sistemo i fiori nei vasi sul balcone mi chiedo se JOHNNY WINTER abbia mai fatto dei lavori del genere, mi domando inoltre cosa potrebbero pensare i giovinastri del giorno d’oggi se vedessero uno della mia età con pruriti Gibsoniani, piantare margherite e cercare di fare un po’ di ordine tra Petunie, Surfinie e Potunie … che poi sono tutte PETUNIE (così come Cascadias, Fortunia, Sweetunia, Veranda, Surprise, Sentunia), è solo che gli intelligentoni del marketing inventano questi nomi per distinguere i vari ibridi di petunie e li fanno passare per generi botanici.

Fiori alla Domus Saurea - foto TT

Fiori alla Domus Saurea – foto TT

Ecco, ho già abbastanza guai nel cercare di districarmi tra i vari nuovi modelli delle GIBSON LES PAUL che adesso vado anche ad imbarazzarmi dei vari modelli di Petunie…a som a post, siamo a posto!

Fiori alla Domus Saurea - foto TT

Fiori alla Domus Saurea – foto TT

Sabato sera, piove e fa freddo, decidiamo di non uscire, così il riposo del giardiniere stanco si materializza sotto forma di cotoletta di pelo nero pesante 7,4 kg sullo stomaco …

Palmir & Tim - Domus Saurea aprile 2016

Palmir & Tim – Domus Saurea aprile 2016

e visione del film HEART OF THE SEA – Le origini di Moby Dick.

HEART OF THE SEA

Il romanzo di MELVILLE lo lessi a militare 7 lustri fa, ed è da allora che alberga nel mio cuore. Pilastro del rinascimento americano MOBY DICK è un libro che è assai adatto all’uomo di blues che sono: avventura unita a riflessioni e ossessioni scientifiche, filosofiche e religiose. Il tutto ispirato a due fatti reali: la caccia al capodoglio albino MOCHA DICK, leviatano apparso nelle vicinanze dell’isola cilena di Mocha nei primi decenni del 1800 e l’affondamento della baleniera Essex di Nantucket, dopo lo scontro con un grosso capodoglio, nel 1820 nel Pacifico al largo delle coste del sudamerica.

27.024000,27.024000

27.024000,27.024000

E’ così dunque che inganno i blues, e domani avrò tutto il tempo di godermi il nuovo Live della BAD COMPANY. Nantucket, good night.

NEWS: Led Zeppelin Landover 10 feb 1975 – new soundboard

28 Apr

La soundboard revolution della Empress Valley colpisce ancora, sta per uscire infatti – PER LA PRIMA VOLTA IN VERSIONE SOUNDBOARD – il concerto del 10 febbraio 1975 al CAPITOL CENTRE di LANDOVER (Maryland).

LZ 10-2-175 Landover

LZ 10-2-175 Landover 2

Fino ad oggi solo la versione audience (di non buona qualità) era disponibile.

LED ZEPPELIN - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

LED ZEPPELIN – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

La scaletta del concerto fu:

Rock And Roll, Sick Again, Over The Hills And Far Away, In My Time Of Dying, The Song Remains The Same, The Rain Song, Kashmir, No Quarter, Trampled Underfoot, Moby Dick, Dazed And Confused, Stairway To Heaven, Whole Lotta Love / Black Dog, Heartbreaker.

Di quella data esiste anche un video amatoriale:

Usciranno due versioni dello show:

una con solo i tre cd della registrazione soundboard, l’altra con sei cd: tre del soundboard e tre della fonte audience come detto già disponibile da tempo tra i collezionisti.

JIMMY PAGE - LZ - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

JIMMY PAGE – LZ – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

Benché negli ultimi anni siano stati parecchi i nuovi soundboard del 1975 ad uscire, per noi rimane sempre cosa buona e giusta e non vediamo l’ora di poterlo ascoltare.

Led Zeppelin – 2/10/75 Landover, Md – Previously Unreleased Soundboard – Empress Valley Label.

Ultra Violent Killer Droog – Extremely Ltd Ed Box Set! This 6 CD Deluxe Box with Obi includes the Landover 2/10/75 show in Complete and Perfect Stereo Soundboard and an added bonus of a wild & violent Audience source for this show to provide two completely different perspectives! !! Each CD set is housed in special paper cases with obis. The set includes three insert cards and is enclosed in an exquisite Ltd Ed box.
Hellfire Club: This Standard Edition 3 CD set features the Complete & Previously Unreleased Landover soundboard in paper sleeve Edition!
ROBERT PLANT - LZ - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

ROBERT PLANT – LZ – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

 

 

 

NEWS:Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale – 8/9 luglio 2016

28 Apr
http://www.schiolife.com

Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale


L’8 e il 9 luglio 2016 Piazzola sul Brenta si trasformerà nel più grande happening italiano di progressive rock. Parte infatti Close to the Moon, la rassegna dedicata a uno dei generi musicali più creativi e innovativi del secolo scorso. Concerti, mostre mercato, incontri, esposizioni e proiezioni per una due giorni assolutamente da non perdere per tutti gli amanti del prog, con i grandi e i piccoli protagonisti più ispirati degli ultimi 50 anni che si esibiranno in un territorio ricco di arte e storia.Close to the Moon presenta infatti una line up eccezionale, con in cartellone i nomi più noti della scena progressive e alcuni artisti che tornano dopo molti anni nel nostro Paese: gemme assolute e reunion speciali, che rendono la kermesse di Piazzola sul Brenta (Padova) un itinerario speciale fuori dalle rotte ordinarie. Questo il programma dei concerti:– Venerdì 8 luglio
Alan Parsons Live Project
Adrian Belew (King Crimson)
Pye Hasting (Caravan)
Focus
Hawkwind– Sabato 9 luglio
Procol Harum
Rick Wakeman (Yes)
Martin Barre (Jethro Tull)
Soft Machine Legacy + Keith Tippett
Family

I protagonisti di Close to the Moon si esibiranno su un unico palco allestito nello splendido Anfiteatro Camerini, dotato di posti a sedere e circondato dallo splendido porticato prospicente Villa Contarini a Piazzola sul Brenta.

INFO: www.closetothemoon.com / www.bpmconcerti.com – tel 0434-29001 / www.zedlive.com tel 049-864488 – www.musicalbox2-0promotion.it / Pagina Facebook: Close to the moon

PREVENDITE: Ticketone: www.ticketone.it/biglietti.html – Fast Tickets: http://www.fastickets.it/cerca.php?key=close+to+the+moon

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The Winstons: The Winstons (2016) & Roberto Dell’Era live in Siena – di Bodhran

26 Apr

Il nostro Bodharn ci parla di un gruppo, THE WINSTONS, di cui si vocifera parecchio oggi nei sotterranei musicali italiani. 

Io il panorama musicale italiano rock degli ultimi anni l’ho sempre capito poco, o meglio, ho sempre capito poco quanto esista veramente. Scartati alcuni grossi nomi che, checché se ne dica, io non riesco a considerare rock, cosa resta? L’indie, che se ne sta lì, continuamente in bilico tra i generi, sempre col timore di essere pop(olare), quasi con la paura di sfornare grandi pezzi.

Quest’anno, a smuovere le acque, è uscito l’omonimo album dei Winstons, progetto che unisce Enrico Gabrielli (Calibro 35, Der Maurer, tanti altrio, oltre all’attività di compositore di musica classica) Roberto Dell’Era (Afterhours) e Lino Gitto. È un gran bel disco rock. Con una caratteristica: che, non fosse per una produzione più pulita e per la data sulla copertina, potrebbe essere uscito a cavallo tra ‘60 e ’70, per la gioia di chi ama la psichedelia, il progressive, Canterbury e dintorni.

winstons cover

Certo non è una “novità”, ma nel rock è dal 1969 che il bello non è nella novità. È un album di genere (per chi conosce Enrico Gabrielli sa che fare i dischi di genere è un po’ una sua specialità, Calibro 35 su tutti con i loro album di colonne sonore poliziottesche) ma non fa il verso a qualcuno in particolare, fa il verso a tutto un genere. Sarà perché non sono un esperto del genere ma The Winstons mi sembra il risultato della sfida, riuscita, di “comporre musica alla maniera di” ma con idee proprie; per lo più strumentale, dentro vi si ritrova di tutto: echi di Soft Machine, ELP, King Crimson, e tanta libertà, nella composizione e nell’esecuzione. I brani cantati invece sono quasi radiofonici, ovviamente tarando tutto a 40 anni fa.

Winstons

Winstons

Per farvi un’idea l’album potete ascoltarlo qui https://thewinstons.bandcamp.com/releases

Ci tenevo ad andarli a vedere dal vivo, chi l’ha fatto mi ha detto essere un’esperienza migliore di quella dell’album, ma questa maledetta abitudine di far iniziare i concerti nei club alle 23 passate me li ha fatti perdere, anche se li avevo sotto il naso.

Nemmeno una settimana e ho saputo di una data di Roberto Dell’Era (aka Dellera) a Siena. E allora sedev’essere che sia. Di sicuro sapevo che non avrei ascoltato brani dei Winstons ma dei due album che Dellera ha all’attivo come solista: Colonna Sonora Originale, del 2011 e Stare bene è pericoloso, del 2015.

Dellera a Siena

Dellera a Siena

Sono dischi sempre dal gusto molto 60s, rispetto ai Winstons c’è meno psichedelia “estrema”, più “beat” e ricerca della melodia e, sempre secondo il mio parere, sono entrambi godibilissimi.

Il Cacio & Pere è un pub piccolo a Siena, non c’è un palco ma una piccola pedana con una saletta in cuivengono tolti i tavolini e si stringono in piedi una cinquantina di persone. Le annunciate 22.00 sforano dibrutto (davvero, qualcuno sa spiegarmi il perché? E’ solo il mio fisico che non regge più o c’è un motivo serio nel costringere chi suona e canta a mangiare prima e ad iniziare a suonare quando si rischia di essere stanchi?). Gibson con 3 pedali, ampli, un microfono e via per un’ora di fila. Sicuramente con la band i concerti sono di maggior impatto ciò nonostante è stato un bel concerto (unico neo, l’impianto: davvero troppo piccolo e inadeguato, anche per un set così minimale).

Dellera foto Beat Nic

Dellera foto Beat Nic

La dimensione così intima poi ha due vantaggi: primo, se un pezzo regge lo senti proprio se suonato “voce e chitarra”, inoltre io continuo a trovare impagabile il gusto che dà vedere suonare qualcuno da vicino, così come quello di suonare avendo il pubblico addosso e poterlo guardare negli occhi.

Qui di seguito una mia selezione per un primo ascolto di Dellera: Il motivo di SIMA, Oceano Pacifico Blue, Le Parole, Testa Floreale, Non Ho Più Niente Da Dire.

Bodhran ©2016

 

THE EQUINOX, Live al Red Mosquito, Scandiano (RE) 10/04/2016

24 Apr

Suoni alla domenica sera, hai tempo di fare tutte le tue cose con calma e dunque di non arrivare cotto al momento del concerto, deduci così di essere in forma e di fare uno show discreto ma poi, al di là delle previsioni, ti ritrovi con bioritmo musicale a livelli minimi e già stanco prima di cominciare. Buffo.

Arrivi, monti tutto l’ambaradan,

Getting Ready - The Equinox - Red Mosquito aprile 2016 - foto di AB

Getting Ready – The Equinox – Red Mosquito aprile 2016 – foto di AB

accenni al soundcheck,

Soundcheck - The Equinox - Red Mosquito aprile 2016 - foto di AB

Soundcheck – The Equinox – Red Mosquito aprile 2016 – foto di AB

e butti giù una cena veloce. Arrivano amici, conoscenti e chi è venuto lì a vederti. Bello constatare che alcune decine di persone sono lì per te.

Prima delle 21 siamo già on flight. Saura fa partire la nuova sigla, un estratto di GIOVE dai PIANETI di Gustav Holst, ti devi concentrare …  il riflesso incondizionato ti farebbe partire con il riff di CLOSER dei FIRM, ma è quello di KASHMIR che devi iniziare.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Finito il pezzo ti togli di dosso la Danelectro e t’infili quella che al momento è la tua chitarra preferita.

 

TT gear - The Equinox - Red Mosquito Scandiano - Aprile 2016 - Foto TT

Little Guitars – The Equinox – Red Mosquito Scandiano – Aprile 2016 – Foto TT

Già, è’ il battesimo del fuoco per la nuova Gibson Les Paul Traditional Cherry Sunburst. SeguonoBLACK DOG, HEARTBREAKER, DAZED AND CONFUSED

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

…tutto abbastanza bene, ma è quell’abbastanza che non ti rende contento. Pol sembra in forma, e il cantato di DAZED versione live 1973 ne è la riprova…

MMH, SIBLY, TSRTS … pur nel baito del palco riesci a distinguere la bella prova che chi è al basso e alle tastiere sta facendo, anche la groupie è in forma stasera.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya Corradini

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

GALLOWS POLE, I’M GONNA CRAWL e poi parti col riff di NOBODY’S FAULT BUT MINE. Da un tavolo partono urla. Alzi lo sguardo, alcune fighe sottolineano la scelta del pezzo con urla di approvazione. Ragazze che urlano per NOBODY’S FAULT BUT MINE, ah!

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Continuiamo con HMMT e THE OCEAN …

Poi ALL MY LOVE, FOOL IN THE RAIN e STAIRWAY. E’ la prima volta dal 1988 che la suoni senza doppiomanico. La tua bassista non è d’accordo con la scelta, nemmeno l’amico Jaypee che stasera è tra il pubblico, ma hai voluto provare. Portarsi in giro una doppiomanico è sempre una rottura, la custodia gigante, il problema dell’accordatura, il peso, il discutibile bilanciamento dello strumento… vedremo in futuro.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya Corradini

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Finiamo col trittico WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL. Lele è scatenato, buona serata pure per lui.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Quattro chiacchiere con amici e avventori, smontaggio, carico strumenti sulla blues mobile e in fretta ti dirigi perso il posto in riva al mondo, meglio non perdere tempo, domattina si va al lavoro. Per quanto ti riguarda nella realtà è stata una serata di ordinaria tributaggine nel cuore dell’Emilia, ma nei tuoi pensieri, prima di addormentarti, è stata just one night at Budokan. Domo arigato, Tokyo.

Led Zeppelin, Tokyo, Budokan 1971

Led Zeppelin, Tokyo, Budokan 1971

 

 

Quando muore uno come Prince (tra banalità, retorica e luoghi comuni)

22 Apr

Quando ieri sera ho saputo della scomparsa di PRINCE, subito dopo essermi rammaricato per la morte assai prematura di un artista come si deve, ho subito pensato, con fastidio, alla valanga di luoghi comuni, di banalità, di inesattezze che avrebbero invaso gli spazi social e i quotidiani.

La cosa che trovo più insopportabile, e ne ho parlato anche quando se ne andò DAVID BOWIE, è che tutti si sentono in dovere di partecipare all’isteria collettiva, anche quelli che di PRINCE hanno ascoltato solo PURPLE RAIN, di vivere per un momento della luce riflessa dall’ultimo bagliore di una stella che è implosa. Trovo il tutto vergognosamente autoreferenziale.

Prince

Perché se sei un fan in senso stretto è comprensibile, viene a mancare una delle tue luci guida, uno che senti far parte della tua vita, quasi uno di famiglia… io stesso l’ho fatto recentemente per KEITH EMERSON, ma possibile che tutti, tutti, siano fan di PRINCE e soprattutto che tutti siano fan di tutti?

La grande maggioranza dei commenti che leggo su facebook sono basati sulla formula folletto di Minneapolis=Purple Rain. Possibile che si riesca unicamente a scivolare sulla scelta più banale? A usare la descrizione più fastidiosa?

Fortunatamente non sono il solo a provare questa repulsione; su facebook leggo la considerazione di PICCA:

Prince: TAFKAF (The Artist Formerly Known As Folletto)

Soliti banalissimi e superficiali piagnistei da coccodrillo sui principali quotidiani nazionali in merito alla scomparsa di Prince. Il Corriere smolla l’insopportabile ‘icona anni 80’ (wow! ingegnoso) seguito dal disgustoso ‘folletto della musica’ (Vorwerk folletto?’) che va ad appaiarsi agli altri insostenibili nomignoli dei cantanti (Dylan il menestrello del folk, Bowie il trasformista del rock eccetera). La Repubblica invece sfagiola ‘Addio a Prince il provocatore’ (???) e nelle pagine interne defeca un ‘irriverente’ e ‘genio ribelle’ (tutti ribelli quando muoiono, anche John Denver) per poi degradare anch’essa su ‘folletto’ (se Castaldo avesse incontrato Prince, pieno di passera e attorniato dalla security, e gli avesse detto ‘ciao folletto’, la security lo avrebbe ridotto giustamente in poltiglia). Poi dicono che non si leggono più i giornali.

Ieri sera mentre cenavo (in cucina non ho Sky) ascoltavo distrattamente un Tg della Rai. Nel servizio su PRINCE si sono sentite pure queste due frasi “rock sinfonico” e  “genio e sregolatezza”. Siamo arrivati ad un punto in cui la pigrizia giornalistica (soprattutto musicale) e le inesattezze hanno fagocitato tutto.

Come diceva Daniele Luttazzi “Disgustorama!”

Al di là di tutto questo pattume mediatico rimane il fatto che a soli 57 anni se ne è andato un artista, uno dei pochi a cui questo appellativo si può applicare senza indugio. Non sono mai stato un suo fan, ma riconosco in lui un forza propulsiva notevole, un’ottima vena creativa, una superba carica da intrattenitore e una straordinaria abilità chitarristica.

Non so se PRINCE fosse un genio come dicono tutti, di sicuro so che era un musicista dotatissimo. Innovatore, sì, certo, ma non scordiamo che prese tutto da CURTIS MAYFILED.

Non essendo un fan non sono in grado di proporre un paio di video di quelle canzoni meno note ma belle e importanti, ma perlomeno non pubblico PURPLE RAIN e WHEN MY GUITAR GENTLY WEEPS (dal concerto tributo a GEORGE HARRISON) per far vedere che razza di chitarrista magnifico fosse.

Addio PRINCE.