FLASH febbraio 1991, una mia bislacca considerazione circa le prospettive da tenere in mente in campo Rock, Hard and Heavy. L’articoletto è un po’ una provocazione fatta dal Tim in modalità punk rock, giustamente relegata alla fine della rivista. Gli amanti dell’Aor, dello Shred guitar e dei LZ immagino avrebbero voluto scorticarmi vivo, ma sono ancora qui, quindi l’ho scampata. Il tutto dunque è over the top … sopra le righe insomma, ma è uscito dalla mia penna, dunque me ne assumo le responsabilità.
La groupie trova da qualche parte e pubblica sul gruppo facebook che gestisce (RW KEYBOARDS WIZARD) questa foto interessante di RICK WAKEMAN alla premiere londinese del film THE SONG REMAINS THE SAME dei LZ nel 1976. RICK uno di noi.
Rick Wakeman 1976 TSRTS premiere London
Venerdì 15/05/2015, prima mattina, sono sintonizzato sul programma LATERAL di Luca Bottura su RADIO CAPITAL, passano Where Did You Sleep Last Night? del 1944 di LEADBELLY. Mi vengono i brividi. RADIO CAPITAL non è nuova a questi exploit, ma è bello vedere una volta di più un network commerciale nazionale rispolverare pezzi del nostro DNA.
◊
◊
Arrivo in ufficio, SARWOODA è già al suo posto, si sta bevendo un caffè mentre legge qualcosa al computer, mi avvicino: è la pagina wikipedia su LeadBelly. “Tim, ho sentito una sua canzone stamattina su Radio Capital, mi ha incuriosito molto, mi piace, puoi prestarmi qualche suo cd?”. Se c’è una donna blues che lavora con me, quella è SARWOODA, lo so da tempo, ma continua a sorprendermi. In pausa pranzo viene nel mio ufficio e mi chiede di strimpellare qualcosa di Huddie Leadbetter, così improvviso un giro miserello di folk-blues in una specie di fingerpicking che è una sorta di incrocio tra Jimmy Page, Leadbelly e la completa incompetenza.
Sarwooda: Leadbelly blues – photo TT
Così, in preda al kick LEADBELLY, mentre lavoro mi metto le cuffiette e faccio partire youtube, dove tra l’altro riscopro questo incredibile film del 1976 …
◊
◊
In questo periodo oltre agli SPOOKY TOOTH mi sono riascoltato anche gli album che ho amato meno dei DIRE STRAITS: LOVE OVER GOLD, ON EVERY STREET, ALCHEMY. Li ho trovati più interessanti di quel che ricordavo. Nel live del 1984 mi ha colpito la performance di TERRY WILLIAMS alla batteria.
◊
◊
◊
Ci ha lasciati BB KING e su facebook è tutto un fiorire di “E’ morto il re del blues”. A parte il gioco di parole consunto e per questo evitabile, mi chiedo se davvero BB King meriti tutta questa considerazione. Ho sempre pensato che facesse del cabaret e non del blues e che non fosse il chitarrista che vogliono farci credere: inesistente come ritmico, deve la sua fama alle quattro note che mette in ogni brano. Per come la vedo io, scompare davanti alle figure di ROBERT JOHNSON e MUDDY WATERS e come chitarrista il vero KING del blues era FREDDIE. Tutta questa retorica la trovo francamente insopportabile, ma come sempre sarà un problema mio che vedo le cose da un punto di vista obliquo.
Per il resto vivo la mia solita vita d’inferno, al sabato mattina faccio colazione con una estranea che mette sullo stereo ASTRAL TRAVELLER degli YES ad alto volume e mentre si mangia tutte le sue cosette da figa (fette biscottate integrali, marmellata prodotta da casolari collinari che garantiscono la assoluta naturalità, yougurt Activia), con le mani mima con precisione ogni passaggio strumentale di basso, chitarra, batteria e tastiera…
◊
◊
Per sopravvivere, non appena l’estranea esce di casa, mi precipito allo stereo e metto su HARD AGAIN, l’album del 1977 di MUDDY WATERS con JOHNNY WINTER, in modalità pump up the volume …
◊
◊
Mi metto poi in macchina Mutina bound, infilo STAMPEDE dei DOOBIE BROTHERS nel carstereo; dopo alcuni giorni in cui sembrava essere già arrivata la primavera, questa è una mattina fredda e nuvolosa. RAINY DAY CROSSROADS BLUES fa al caso mio mentre attraverso le campagne nere; dopo un paio di minuti, nella lunga coda finale, diventa la colonna sonora perfetta per il mio animo di questo sabato mattina …
◊
◊
Entro nella struttura in cui è ospite Brian, mio padre è lì che confabula con i suoi amici, chissà cosa racconta loro col suo eloquio frastagliato courtesy of the alzheimer blues. Stiamo un’oretta mano nella mano, cercando di comunicare attraverso le difficoltà. Brian è in forma per essere uno nella sua condizione, ma è innegabile che ogni settimana perde qualcosa. Osservo parenti che vengono e vanno e i vecchi che non ricevono visite che dalle loro sedie a rotelle osservano indifferenti il via vai. Mi chiedo per l’ennesima volta se anche noi finiremo così. Do un bacio al vecchio e riparto.
Ore 18: INTER – J**E. La partita che più di tutte può rovinarmi l’umore per giorni interi. Anche stavolta precipito nel burrone dell’incazzatura più cupa e fredda. Dominiamo la partita, alla fine il possesso palla sarà 65% INTER e 35% J**E, potevamo chiudere il primo tempo 4 a 0 per noi ed invece riusciamo a perdere 1-2 contro la squadra dei gobbi imbottita di riserve. MEDEL passa la palla indietro, VIDIC, lento come la mano sinistra di PAGE nell’ARMS TOUR del 1983, si fa superare da MATRI e lo atterra in area. Rigore per la squadra di Torino. 1 a 1. Secondo tempo: azione in aerea dell’INTER, Morata ciabatta un passaggio ad HANDANOVIC e questi fa una di quelle cappelle che non sai spiegarti. 1-2 per la J**E. Non importa che ci abbiano annullato un goal regolare che ci avrebbe portati sul 2 a 0, la J**E non demorde mai, anche piena di riserve lotta sempre fino alla fine. Siamo noi che non riusciamo a chiudere le partite, mai. Quinta stagione consecutiva di football blues dolorosi, profondi, feroci. Sì certo, c’è di peggio nella vita, ma l’INTER è una delle mie passioni, non posso farci niente, mi fa soffrire e godere a livelli altissimi. Confido nel prossimo campionato, che il dio del football (Hendrik Johannes Cruijff) vegli su di noi.
Cerco di distrarmi con un paio di film: MARINA (storia di emigranti italiani in Belgio, biografia del cantante Rocco Granata) e TRACKS (attraversata in solitaria dell’outback australiano del 1977 di Robyn Davidson, storia vera). Belli entrambi, il secondo però ha una marcia in più.
Domenica mattina, mi alzo alle 7,30. Torna il sole, sono ancora depresso, ho bisogno di tornare nel ventre materno della BAD COMPANY, sentirmi al riparo dalle angherie del mondo (perdere con la J**e insomma) … il PAUL RODGERS degli anni settanta ha sempre un effetto benefico su di me, soprattutto se aiutato da un bicchierino di Rum Matusalem invecchiato 15 anni. Oh yeah baby, let’s have the booze.
Nel 1989 inizia a scrivere anche perFLASH, rivista nata da una costola di METAL SHOCK. Sul primo numero apparirono parecchie mie cose; qui sul blog ho già pubblicato il 24/2/2012 il mio articolo su DONAL ROESER aka BUCK DHARMA dei BÖC (https://timtirelli.com/2012/02/24/ritagli-dal-passato-io-giancarlo-trombetti-e-flash-n-1/), ne riporto la introduzione per ricordarvi e ricordarmi l’atmosfera in cui scrissi quelle pagine miserelle. Qui sotto, ad ogni modo, l’articolino su JOE PERRY.
DAL BLOG 24 FEBBRAIO 2012:Quello spazio temporale un po’ astratto tra il 1988 e il 1989, io che mi licenzio e mi chiudo in casa a scrivere canzoni con Tommy. I miei che tutto sommato n0n fanno tante storie (cioè le fanno ma senza farlo pesare troppo). Mi cugino Alberto, batterista, che ogni tanto viene a trovarmi per farmi ascoltare cassette live o primitivi demotape dalla sua band (LIGABUE e ORAZERO), io che gli faccio ascoltare i progressi miei e di Tommy messi su un 4piste. Le canzoni che sgorgano senza fatica, quella voglia di vivere di musica, io e Tommy pronti a cogliere ogni scintilla, ogni ispirazione. Mia madre, paziente, che ci porta nello studiolo il thé, qualche fetta di torta e ci sorride. Oltre a questo, la fanzine e il libro OH JIMMY pubblicato l’anno prima per la Gammalibri/Kaos Edizioni, i primi articoli per METALSHOCK. Un venerdì Giancarlo mi telefona e mi fa: “Tim, faremo uscire una nuova rivista, una sorta di special di Metal Shock. Il primo numero lo dedichiamo ai chitarristi. Abbiamo poco tempo, non mi fido ad affidare certe cosa ad altri quindi ti chiedo un sforzo, ce la fai a scrivere delle schede biografiche a mo’ di articolo su MALMSTEEN, ANGUS YOUNG, STEVE VAI, SATRIANI, DONALD ROESER, KIRK HAMMETT, GEORGE LYNCH, GLENN TIPTON, JOE PERRY, DAVE MURRAY, JEFF HANNEMAN, DAN SPITZ? Mi servono per lunedì.”Me lo chiede Trombetti, uno dei nomi che consideravo sacri (insieme a Riva e a Federico Ballanti), cosa potrò mai rispondergli col mio traballante eloquio se non “Va bene Giancarlo. Penso di farcela.”Una volta poi uscito il numero in questione, mi accorsi che mi erano capitati quasi tutti i nomi meno facili. L’altro disgraziato ad avere un incarico come il mio, GIANCARLO DE CHIRICO, perlomeno aveva dovuto correre su campi più morbidi (HENDRIX, PAGE, BECK, WINTER, IOMMI, SCHENKER, KOSSOFF, WEST, DERRINGER, WALSH,BLACKMORE, GALLAGHER, ALVIN LEE, VAN HALEN). Tirai fuori gli LP dei chitarristi in questione, me ne feci prestare un po’ da qualche amico e mi immersi in un delirio heavy rock lungo 48 ore. Io, la mia Olivetti, marlboro (e sì, allora fumavo), caffè corretti. Ve lo immaginate Tim Tirelli a scrivere del chitarrista degli SLAYER e degli ANTHRAX? Mi chiedo ancora come ho fatto. 12 articoli battuti a macchina, alcuni su musicisti di cui non mi fregava nulla, spediti tramite corriere (a mie spese) il lunedì successivo come richiesto. 12 articoli per cui naturalmente non vidi una lira. Qui Trombetti non c’entra, qui entra in gioco quel bel personaggio di Massimo Bassoli, l’editore, ma forse è meglio non andare oltre.Eppure, in una sera come questa, una sera in cui salgo in soffitta e mi capitano in mano questo ed altri numeri di FLASH e i numeri di Metal Shock, e vedo il mio nome comparire accanto ad articoli che oggi mi sembrano ingenui e naif, mi dico che tutto sommato è stata una bella esperienza, che mi sentivo fiero di scrivere sullo stesso giornale in cui scrivevano Trombetti, Riva e che dopotutto mi sentivo bene nello scrivere di rock.
ITALIAN / ENGLISH Questa è forse la deluxe edition che aspettavo con più fervore in assoluto. Lo sapete, è l’album che mi ha reso uomo, ma avendone già ampiamente parlato qui sul blog (il 4 novembre 2013) mi limito a rimandarvi al link di quell’articolo (per quanto riguarda considerazioni relative all’album originale): https://timtirelli.com/2013/11/04/album-dei-ricordi-bad-company-straight-shooter-swan-song-1975-ttttt/
Straight Shooter – 1975 (2015)
ORIGINAL ALBUM – BC FAN: TTTTT
ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTT
ORIGINAL ALBUM – TIM TIRELLI: TTTTT+++
BONUS DISC – BC FAN: TTTTT
BONUS DISC – CASUAL FAN: TTTT
BONUS DISC – TIM TIRELLI: TTTTT+++
PACKAGING: TTTT½
ORIGINAL ARTWORK: TTTTT+++
Come già scritto per il primo album, la cosa fantastica è che per queste riedizioni siano stati coinvolti personaggio di alto lignaggio come JON ASTLEY, RICHARD DIGBY SMITH, HUGH GILMOUR. DAVID CLAYTON, STEVE HAMMONDS. DAVID CLAYTON in particolare lo conosco dagli anni ottanta, fan indefesso, equilibrato, mai domo (ancora oggi pubblica la fanzine FREE APPRECIATION SOCIETY) già curatore delle ristampe dei FREE. Con lui nel direttivo ci si sente tranquilli. Come sappiamo, troppe volte le riedizioni in deluxe edition o cofanetti sono piene di errori, di sviste clamorose, altre volte sono perfettamente inutili (mi riferisco naturalmente ai companion disc dei LZ … quando gli artisti stessi si mettono a supervisionare il tutto è finita. Non hanno la minima idea di come vadano fatte le cose e cosa serve ai fan). Anche in questo caso voglio sottolineare la bontà del libretto allegato, la correttezza delle informazioni e la ricchezza delle liner notes. E’ così che si fa.
Il bonus cd di STRAIGHT SHOOTER è davvero succoso: un paio di inediti, versioni alternative, prime versioni, b-side. Il tutto si apre con GOOD LOVIN’ GONE BAD, la cui backing track è l’ originale ma le perfomance di voce e chitarra sono diverse. Segue FEEL LIKE MAKIN’ LOVE (take before the master), versione chitarra, batteria, basso e voce senza sovraincisioni. Il primo brivido intenso mi arriva con WEEP NO MORE in modalità early slow version. Registrata nel marzo del 1974 (durante le session effettuate addirittura prima che l’album d’esordio fosse pubblicato, session programmate per mettere su nastro nuove idee). Qui il pezzo di SIMON KIRKE si adagia su di un tempo più lento rispetto a quanto poi pubblicato. L’intro d’archi è diversa dal quella uscita in orgine e mi piace un sacco. Preferisco la velocità dell’originale, ma è indubbiamente interessante ascoltare anche questa versione, più oscura e sinistra.
Per SHOOTING STAR (alternate take) vale lo stesso lo stesso discorso fatto per FEEL LIKE MAKIN’ LOVE. Altro momento emozionante per la early take di DEAL WITH THE PREACHER. Registrata anch’essa durante le session della primavera del 1974, la canzone è presentata in maniera piuttosto diversa rispetto all’originale. E’ un prodotto finito, ma con la confezione differente; meno dura, più morbida e, lo sapete che questo collegamento è una mia fissa, uno di quei momenti in cui la BAD COMPANY mi ricorda i LITTLE FEAT. Forse preferisco questa all’originale. Si continua con ANNA dal master originale ma con alternatevocal. Forse meno precisa in certi momenti la performance di PAUL, ma piena di pathos. Si prosegue con una versione live in studio di CALL ON ME. Per chi ama l’epica Rodgersiana che tanto celebro, il finale è da non perdere: più di due minuti di riff pianistico in minore su cui l’arpeggio di RALPHS si innesta a meraviglia.
Di EASY ON MY SOUL ne abbiamo parlato anche durante la recensione della deluxe edition del primo album quindi non voglio ripetermi, ricorderò solo in che questo pezzo dei FREE il gruppo si è cimentato parecchio, sia dal vivo che in studio. Questa è la versione tratta dalle session vere e proprie per il secondo album (autunno del 1974) ed è la versione lunga e un goccio più lenta. Quasi sette minuti di Rock sereno e passionale, con belle prove di BURRELL e RODGERS. RALPHS ci dà di funky. KIRKE è la solita certezza. Molto bella.
WHISKEY BOTTLE proviene dalle session di aprile 1974, ed è più ruvida rispetto a quanto poi pubblicato ufficialmente come lato B di un singolo. RALPHS alla slide guitar. Eccolo poi qui il primo inedito, la prima canzone mai ascoltata: SEE THE SUNLIGHT. Pezzo dal tempo moderato, ballata sostenuta, riflessiva e a tratti psichedelica. Di nuovo RALPHS alla slide guitar. Bel pezzo. ALL NIGHT LONG è l’altro inedito. Già dal titolo si capisce che è un Rock di maniera. L’intro ricorda quello di GOOD LOVIN’ GONE BAD, mentre lo sviluppo del pezzo è simile ad episodi che appariranno sul terzo album (SWEET LIL’ SISTER e HONEY CHILD). Nulla di sconvolgente, ma un inedito degli anni settanta della BAD CO per me è comunque un avvenimento.
Si prosegue con WILD FIRE WOMAN alternate vocal and guitar, la backing track originale con voce e chitarra diverse. E’ sempre un piacere riascoltare questo bel pezzo. Nel finale la slide guitar non è efficace come nell’originale. Al tempo fu realizzato un mix alternativo di FEEL LIKE MAKIN’ LOVE con l’armonica al posto del breve assolo di RALPHS nel pezzo centrale che accompagnasse il filmato promo. Quel mix non è stato trovato durante le ricerche dei nastri per questa nuova edizione, così è stato fatto un nuovo mix cercando di ricreare quella versione.
◊
◊
Il tutto si chiude con la versione originale di WHISKEY BOTTLE, apparso come lato B del singolo GOOD LOVIN’ GONE BAD. Di nuovo la BAD CO che mi ricorda i LITTLE FEAT, che volete farci, ormai sono fissato.
Sull’ultimo numero della sua fanzine CLAYTON ci fa sapere che ci sarebbero dovuti essere altri due pezzi, brani su cui RODGERS ha messo il veto.
Una WILD FIRE WOMAN in versione work in progress, con ancora un bel po’ di improvvisazione e HIGHWAY ROBBER, un inedito che segue in qualche modo il tema del pezzo BAD COMPANY.
Mi spiace molto non avere l’occasione di ascoltare un’altro inedito della mia amatissima BAD COMPANY ma purtroppo non sono il proprietario della WARNER così mi tocca accettare il volere di una delle mie Rockstar preferite.
Concludendo un bonus disc superbo e quindi una deluxe edition da avere a tutti costi. Thanks goodness for DAVID CLAYTON!
◊
◊
(broken) ENGLISH
The deluxe edition of STRAIGHT SHOOTER is probably the one I was waiting with more fervor ever. You know, it is the album that made a man out of me, but having already widely spoken here on the blog (on 4 November 2013), I just copy here what I wrote back then:
ORIGINAL ALBUM (nov 2013 reflections)
Last sighs of the seventies, I’m a teenager, I have already discovered LED ZEPPELIN, FREE, ELP, JOHNNY WINTER, SANTANA and some other rock bands that make me dizzy. There is no internet, no youtube, no shit, just CIAO 2001 (italian Rock mag) and little else. But a I am fan on the prowl, determined and stubborn, now that I’ve discovered it, ROCK is all that matters to me; I track down news, newspaper clippings, photos, few books… FREE, LED ZEPPELIN, SWAN SONG, therefore BAD COMPANY. It’s september, one of those warm Emilian september just right for a young man of blues. The future seems full of light, infinite possibilities, life fraught with surprises.
Saturday, I sling to Peecker Sound (a big record shop in FORMIGINE), next to the legendary disco PICCHIO ROSSO. The Peecker is probably the record store par excellence in the Modena province: big, full of shelves, self service, no one who annoys you with the phrase “can I help you?“. In there we pass entire afternoons. Letter B: BAD COMPANY. The cover with the dices is the one that attracts me immediately … printed in USA … fuck, great! The SWAN SONG label, special thanks to PETER GRANT, sleeve by Hipgnosis … STRAIT SCIUTER (italian spelling) you are mine. I come back in ole NONANTOLA, I get in the house, my parents are not at home, I’m alone, I put the record on the turntable … first piece GOOD LOVING GONE BAD. Bang, a sort of immediate imprinting, a jolt of testosterone, an indelible mark on the soul. This is a MICK RALPHS song, I understand he is the guitar player. Fine workmanship Hard Rock, highly effective sounds, wonderful drumming, a voice you hear vibrate in the stomach, and MICK RALPHS, no other than him, on guitar. A zabaglione of hyperbole for my young soul. STRAIGHT SHOOTER means “frank and sincere person” but there is a pun because the image of the dice on the cover (thank you BMcQ): to shoot craps in fact means rolling the dice, throw the dice. However, I realize that MICK RALPHS is no JIMMY PAGE, but his guitar playing is just as frank and sincere as to be, for me, irresistible. Granitic hard rock in A and D, then a slow section where RODGERS sings
Cuz I’m a man I got my pride I do not need no woman to hurt me inside I need love Like any other
So go on and leave me Leave me for another
The pace then resumes and on the break PAUL singing Cuz ‘Baby I’m a bad man, oh hsweet satan how much strength he gave me with that silly little phrase …
Good! Lovin ‘gone bad Good! Lovin ‘gone bad Good lovin gone bad I’m a sad man
Don’t stand my way Cuz ‘Baby I’m a bad man
I am known as fan of LED ZEPPELIN, and also a FREE and ELP phreak, but ultimately perhaps the group that I love most is BAD COMPANY, and thanks to the first track, STRAIGHT SHOOTER is probably my all time fave album. I fully understand that BAD CO is not certainly the most important group in the history of Rock, I know that in a clumsy way we can say that it is nothing more than the arena/stadium version of FREE, but that genuine, simple and direct hardrock goes straight to my theart with a disarming ease. It is no coincidence that my band is called CATTIVA COMPAGNIA (Bad Company in Italian), if the songs I write are somehow put down with a similar method and that I feel I’m a guitarist more in the MICK RALPHS type than in the JIMMY PAGE one, if the musical partner I have always tried to find (in vain) is a kind of an Emilian PAUL RODGERS.
Objectively I think STRAIGHT SHOOTER is a good hard rock album, but having become so important as a chapter of my life, for me it is the best hard rock album ever. FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE was the second single from the album, he reached the top ten American. Today I no longer listen to it, but then I thought it was really cute. Acoustic ballad with the chorus full of distorted guitars and maybe too much saccharine in the lyrics. WEEP NO MORE is one of the few songs written by Simon KIRKE that are on the original BAD COMPANY records. String section intro and bluesy gait to follow. All very enjoyable. SHOOTING STAR is one of the other hits of the album, the same formula as FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE. Pleasant reflection albeit a bit ‘rhetorical about the tragic death of young rock stars. Looking back at the photos on the inner sleeve I remember how I identify myself with the part … I imagined to be a part of them, or a band like them, on tour in the American midwest in the mid-seventies … Images that go perfectly with DEAL WITH THE PREACHER and WILD FIRE WOMAN, two excellent examples of English Hard Rock that tells stories of the life on the road of a Rock band in America. The superb vocals performances of RODGERS, the linear and inspired guitar playing of RALPHS, the down precise and never over the top Boz Burrel bass patterns, the elegantly rock drumming of SIMON KIRKE, oh boy what a band ! The slide guitar of WILD FIRE WOMAN smells of southern United States, it smells of travel undertaken to meet a beautiful woman across the borderline with Mexico. I found and I still find irresistible the final part whenPAUL RODGERS sings
I start to shiver and shake I just can not wait, I start to shiver and shake I just can not wait, I start to shiver and shake I, Lordy, I just can not wait Driving down the highway, yeah Wow Oh baby, take a good loving to keep me driving all night I’m a-driving all night, oh yeah
Then, when at the 4:18 minute MICK RALPHS gets into action with the slide guitar I feel I’m heading for the promised land too …
Straight on down the highway Straight on down the highway Wow, straight on down the highway, yeah
ANNA, written by Simon Kirke, comes from the 1972 album KOSSOFF KIRKE TESTU AND RABBIT, it was recorded after the first dissolution of FREE. Gentle, slow, sung with pathos by RODGERS, ANNA settles down without problems in STRAIGHT SHOOTER. CALL ON ME is the album conclusion, a medium tempo track, with some of the epic moment typical of RODGERS, with a coda that takes you in the fields of fog and mist you have inside you, where you go to meet your fate, the rising sun, the new day.
Do not worry about the rain, baby I’ll keep you dry I’ll keep you warm inside And satisfied
Do not worry about the rain I’ll keep you dry, I’ll keep you dry Call on me, baby, call on me, baby
Registered in September (october) 1974 and published in April 1975, STRAIGHT SHOOTER reached number 3 of the American chart, selling to date 3 million copies. This is “my album”, the one that made a man out of me as I told you before, it’s sincere, genuine, frank and sparkling just like Lambrusco wine. Oh, almighty cosmic void what a terrific album you made me find along the way! … and now everyone in the Abbey of Thelema to praise the guitarist, because IN RALPHS MICK WE TRUST.
BONUS DISC:
As written for the first album, the great thing is that for these reissues names of high lineage were involved, such as JON ASTLEY, RICHARD DIGBY SMITH, HUGH GILMOUR. DAVID CLAYTON, STEVE HAMMONDS. I know DAVID CLAYTON since the eighties, indefatigable, balanced, sharp (and he still runs the FREE APPRECIATION SOCIETY fanzine), former curator of FREE reissues. With him on the board you feel safe. As we know, too many times deluxe edition reissues or box sets are full of mistakes and incredible oversights, or sometimes they are completely useless (I refer of course to the companion discs of LZ … when the artists themself start overseeing it you know that it’s goin’ down the toilet. They do not have the slightest idea of how things should be done and what is the fan need). Again I want to emphasize how good the accompanying booklet is, the correctness of the information and the richness of the liner notes. That’s the way!
The STRAIGHT SHOOTER bonus cd is really juicy: a couple of unreleased tracks, alternate versions, early versions, b-side. It all starts with GOOD LOVIN ‘GONE BAD, whose backing track is the original but the performances of voice and guitar are different. FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE (take before the master) follows, it’s a guitar, drums, bass and vocals with no overdubs version. I got the first intense thrill thanks to WEEP NO MORE early slow version. This take was recorded in March 1974 (during the sessions made even before their debut album was released, sessions planned to put new ideas on tape). The SIMON KIRKE song lies on a slower tempo here. The intro with the string section is different than the original and I like a lot. I prefer the original speed but it is certainly interesting to hear this version, with this darker and sinister vibe. For SHOOTING STAR (alternate take) is valid the same argument made for FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE.
Another exciting moment for me is the early take of DEAL WITH THE PREACHER. This was also recorded during the sessions of the spring of 1974; the song is presented quite differently. It’s a finished product but with a diverse package; it’s softer, more supple and, you know that this is one of my obsession, one of those moments when BAD COMPANY reminds me of LITTLE FEAT. Maybe I prefer this to the original. The bonus material continues with the original master ANNA but with alternating vocal. Perhaps less precise at times is the performance of PAUL, but it is full of pathos. Then we have a live in the studio version of CALL ON ME. For those who love the ‘Rodgers’ epic that so often I celebrate, the ending is not to be missed: more than two minutes of the piano riff in minor on which the arpeggio RALPHS engages very well. We discussed EASY ON MY SOUL during the review of the deluxe edition of the first album so I will not repeat myself, I just tell you that BAD CO experimented a lot with this FREE number both live and in the studio. This comes from the sessions actually done for the second album ( autumn of 1974) and it is a longer (and a bit slower) version. Nearly seven minutes of serene and passionate Rock, with beautiful work of BURRELL and RODGERS. RALPHS goes funky and KIRKE does his job with his usual skills. Very beautiful.
WHISKEY BOTTLE comes from the session of April 1974 and it is rougher than the officially released track as the B side of a single. RALPHS on slide guitar. Then we have the first song we have never heard to date: SEE THE SUNLIGHT. Its a moderate tempo ballad, thoughtful and sometimes psychedelic. RALPHS again on slide guitar. Nice piece. ALL NIGHT LONG is the other novelty. From the title you know it’s mannerism Rock. The intro is reminiscent of GOOD LOVIN ‘GONE BAD, while the development of the piece is similar to stuff that will appear on the third album (SWEET LIL’ SISTER and HONEY CHILD). Nothing shocking then, but an inedit from the seventies of BAD CO it is still a gas for me.
The disc continues with WILD FIRE WOMAN alternate vocal and guitar, aka the original backing track with different vocal and guitar. It’s always a pleasure to listen to this beautiful piece. In the finale the slide guitar part it is not as effective as the original. During that time in studio it was made an alternate mix of FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE with the harmonica instead of the short MiCK RALPHS solo in the middle section (this was used for the 1975 promo video). That mix was not found during the researches of the tapes for this new edition, so RICHARD DIGBY SMITH did a new mix trying to recreate that version. The last track is the original version of WHISKEY BOTTLE; it appeared as the B-side of single GOOD LOVIN ‘GONE BAD. Again, here BAD CO reminds me of LITTLE FEAT … what can I do, I am an old man with a bee in my bonnet.
In the latest issue of his fanzine, CLAYTON informs us that there should have been two other pieces, songs on which RODGERS has vetoed. A WILD FIRE WOMAN work in progress take, with quite a lot of improvisation and HIGHWAY ROBBER, an unpublished song create in some way on the theme of the song BAD COMPANY. I am very sorry not to have the opportunity to hear another novelty of my beloved BAD COMPANY but unfortunately I am not the owner of WARNER so I have to accept the will of one of my favorite Rockstar. So this is a superb bonus disc and then this deluxe edition is a must. Thanks goodness for DAVID CLAYTON!
THE EQUINOX – Led Zeppelin Oblique Tribute – Prossime date: 7 giugno 2015 ore 20,30: Festa in piazza “Yes We Dog” – BIBBIANO (RE) 20 giugno 2015 ore 22: BLU J – Via dei Pratonieri 20 – REGGIO EMILIA
Numero molto interessante questo: 8 pagine sui FREE che ruotano intorno a FIRE AND WATER (e ad un tributo ad ANDY FRASER), 6 pag sui VAN HALEN e sul loro primo album, altre 6 sui DIRE STRAITS, 5 sugli AEROSMITH di TOYS IN THE ATTIC. Le nostre band dunque.
Tra le altre cosette articoli sui RADIO BIRDMAN e BIG STAR, faccenduole care al nostro Polbi.
Tra le recensioni spiccano le due stelle su dieci (!) date all’ultimo album degli WHITESNAKE “The Purple Album”, stroncato senza mezzi termini. Fa piacere notare ccome certi giornalisti abbiano ancora coraggio e vadano al di là delle sempre più frequenti recensioni neutre quando un disco è pessimo.
Recensito anche l’ultimo (6/10) di MICHAEL DSE BARRES, rampollo Swan Song, e il live 2013 (7/10) dei VAN HALEN.
Tra le ristampe vengono trattate le due deluxe della BAD COMPANY (8/10).
La rubrica BUYER’S GUIDE è dedicata alla CAPRICORN RECORDS, dunque si parla di ALLMAN BROTHERS, DUAN & GREGG ALLMAN, MARSHALL TUCKER BAND etc,
Nello spazio HEAVY LOAD, quattro chiacchiere con STEVE VAI dove ad un certo punto dice (rispondendo alla domanda ” If Hendrix is the best guitar player that ever lived, who’s number two?”): “probably the most important guitar player in my life was Jimmy Page. I don’t see Hendrix or Page as numer one or two, but certainly Page had a tremendous impact on me”. You are not the only one, Steve.
Il cd allegato è meno noioso del solito.
Bel numero questo 210, i lettori di questo blog non dovrebbe perderlo.
Agosto 1989, dentro METAL SHOCK il mio articolo su VERNON REID. Solita verve anni ottanta un po’ ridondante per cercare di descrivere il chitarrista di un gruppo il cui primo album mi piacque molto.
Bello e struggente questo momento che Massimo condivide con noi …
“You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” stava canticchiando mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Acque che parlano di musica, che ricordano il blues, Robert Johnson, Nina Simone, che Jeff Buckley tanto amava.
Lui che era nato nella Orange County, contea dell’eccellenza musicale, in California, tra colline, mare e vallate. Con vicini di casa quali Frank Zappa o Philip K. Dick, era destinato a diventare musicista e sognatore. Eredità che non prese dal padre, lo straordinario musicista Tim Buckley, frequentato raramente e perso giovanissimo. Eredità che non prese neppure dalla madre, musicista classica. L’amore per il rock gli venne ispirato dal patrigno Ron Moorhead, amante degli Who, dei Pink Floyd e, soprattutto, dei Led Zeppelin.
“You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” dei Led Zeppelin, stava canticchiando nel 1997, mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Nelle vicinanze di Memphis, Tennessee
Tre anni prima, nel settembre del 1994, Jeff Buckley venne a Milano, nell’ambito di un lungo tour mondiale per presentare il suo primo album “Grace”. Si esibì in un minuscolo locale stracolmo di gente, solo ospiti selezionati. Una magica atmosfera coinvolgeva tutti i presenti. Quello di Jeff era un debutto molto annunciato, molto atteso. La fama del padre Tim Buckley era ancora viva, ma tutti si accorsero che Jeff non ne faceva il verso, seppure padrone di una drammaticità vocale molto simile… “… I’ll stand before the Lord of Song, with nothing on my tongue but Hallelujah.. Hallelujah, Hallelujah…” è stata la crepuscolare chiusura dello show. Quasi solo voce, accompagnata da una dolce e delicata chitarra. Come Jimi Hendrix fece sua “All along the watchtower” di Bob Dylan, Jeff Buckley si appropriò di “Hallelujah” di Leonard Cohen.
◊
◊
Mezz’ora dopo la fine dello spettacolo, mi ritrovai in una piccola saletta dell’albergo dove l’artista era ospite. Non aveva voglia di andarsene a dormire e così passammo la notte a chiacchierare. MB: “Sei stanco?” – JB: “No, piuttosto eccitato, mi sento sempre così dopo aver suonato. Devo scaricare un po’ di adrenalina” – MB: “Credo tu possa essere soddisfatto, ho visto tutti molto colpiti dal tuo talento” – JB: “Sì, sono soddisfatto, anche se preferisco pensare che potevo fare meglio”. Parlammo a lungo di svariati argomenti: il suo amore per il jazz e particolarmente per Duke Ellington, Charlie Mingus e Thelonius Monk, l’influenza ricevuta dal patrigno sul rock ed i suoi gruppi preferiti: Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Queen. Ma su tutti, la profonda passione per Bob Dylan, Leonard Cohen, Van Morrison ed Edith Piaf.
Tim & Jeff Buckley
JB: “Immagino che vorresti chiedermi di mio padre Tim?” – MB: “L’ho molto apprezzato musicalmente, ho i suoi dischi ed ancora mi ritrovo ad ascoltare brani come “I had a talk with my woman” o “Song to the Siren” – JB: “Ti confesso che, probabilmente lo conosci meglio tu di me. L’ho visto raramente, se ne andò da casa molto presto. A quell’epoca mi facevo chiamare Scott Moorhead, il cognome del compagno di mia madre. Poi, mio padre è morto quando avevo nove anni e non sono andato al funerale, ma ho ripreso il suo cognome. Solo recentemente ho partecipato ad un tributo musicale a lui dedicato. Così mi sono messo a posto con la coscienza” – MB: “Anche se hai uno stile diverso, ne ricordi la sensibilità interpretativa. Hai mai pensato di rifare qualche suo brano?” – JB: “Non lo so, non ora, ma in futuro è possibile. Sì credo che in futuro potrei farlo”.
Quale futuro? … “You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” stava canticchiando, meno di tre anni più tardi, mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Nelle vicinanze di Memphis, Tennessee. Jeff Buckley scomparve in quelle acque… “… Hear me sing, swim to me, swim to me, let me enfold you. Here I am, here I am, waiting to hold you… ” (Song to the Siren by Tim Buckley)
SABATO 30 MAGGIO 2015 ore 21.00
Teatro ASTRA di Schio
PROMOZIONE
Come anticipato durante la presentazione al Teatro Olimpico, per tutti coloro che hanno acquistato il biglietto per i concerti di Rick Wakeman ed Eugenio Finardi, in occasione del prossimo appuntamento con i CARAVAN, potranno beneficiare di:
PROMO BONUS di 10 Euro
Pertanto dopo il regolare acquisto del biglietto, la somma verrà poi accreditata a mezzo Paypal oppure direttamente in contanti la sera del concerto presso la nostra cassa presentandosemplicemente o il biglietto o la stampa dell’acquisto di uno dei due precedenti concerti.
Una buona opportunità da cogliere, un invito a tutti i protagonisti di questi due ultimi successi a ritrovarci assieme per accogliere festosamente mister Pye Hastings & co.
Biglietti in prevendita:
►direttamente online sul nostro sito via Paypal con consegna in busta nominativa la sera del concerto, scontato il diritto di prevendita, scelta del posto automatica del sistema secondo miglior posto disponibile: www.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp
Più di quindici anni che aspetto questo momento, avere tra le mani un nuovo ultimo episodio di KEN PARKER (personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo), il mio fumetto preferito di sempre, ed ora eccolo qui, numero 50 della ristampa Mondadori Comics. Già ai tempi della riedizione della serie a cura della mia amata PANINI si pensava che BERARDI e MILAZZO potessero finalmente mettere in scena un ultimo episodio, far uscire KEN dalla galera in cui languiva da tanto tempo, ma solo ora si è giunti al capitolo finale.
Non credo di essere uno che di fumetti ne sa tanto, ma li ho sempre amati con passione. Come ho già scritto qui sul blog, da piccolo, negli anni sessanta, Brian mi portava spesso a casa fumetti per bambini …GEPPO, SOLDINO, NONNA ABELARDA, TIRA E MOLLA mentre tutte le domeniche io compravo TOPOLINO. Man mano che mi facevo ragazzino l’attenzione si spostava su ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, e il mio amatissimo MR NO, oltre che LANCIOSTORY, SKORPIO, IL MONELLO e L’INTREPIDO. Verso la fine degli anni settanta vedo che esce un nuovo fumetto, all’apparenza western, con lo sfondo delle copertine bianco. Ci giro intorno per un bel po’, ma non lo compro, le mie finanze non mi permettono altri acquisti. Non lo leggo nemmeno. Attendo, perché sento che c’è comunque qualcosa che mi “chiama”.
Fine anni ottanta, esce la prima ristampa vera e propria, la SERIE ORO. La prendo in mano, la sfoglio, ma non la compro. Continuo a girare intorno a KEN, ma non mi decido.
Estate 1992 esce il KEN PARKER MAGAZINE, nuove storie inedite (la collana si era interrotta nel 1984), non indugio oltre e mi butto, compro il primo numero e in un istante KEN diventa una delle fondamenta della mia vita. Questa nuova fase è disegnata dallo Studio Milazzo, composto da Ivo stesso e da altri collaboratori, e questo rende tutti gli episodi coerenti col tratto – che amo da morire – di Milazzo. Berardi poi scrive storie che sono bellissime. Il KEN PARKER MAGAZINE è tutt’ora la mia pubblicazione a fumetti preferita di tutti i tempi … sì certo, l’ETERNAUTA, DAGO, NIPPUR, MISTER NO … ma KEN PARKER, cazzo! Aiuta il fatto che JEREMIAH JOHNSON (CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO insomma), film del 1972 di SYDNEY POLLACK con ROBERT REDFORD è il mio film prediletto e che la genesi del personaggio KP proviene direttamente da lì. Compro la serie Oro, cerco i numeri originali della prima serie, certe edizioni speciali a colori, i numeri extra, mi iscrivo alla associazione e fanzine AMICI DI KEN PARKER. Coltivo la mia passione insieme a due amici, RIFF e JAYPEE.
KP non ha mai riscosso il successo di altri fumetti popolari, è una sorta di fumetto cult così, benché sia sotto Bonelli, anche il KP MAGAZINE chiude. Escono poi 4 nuovi volumi chiamati KP SPECIALE e nel 1998 la serie chiude definitivamente, lo fa con il personaggio in prigione per avere ucciso per legittima difesa un poliziotto durante uno sciopero.
Nel 2013 esce un assaggio di quello che potrebbe essere il finale di KEN, si intitola CANTO DI NATALE ed è una edizione limitata dell’editore Spazio Corto Maltese. Non la cerco, non la voglio leggere, capisco che è una assaggio e che non risolve in maniera definitiva la faccenda.
Arriviamo ad oggi, dopo aver ripubblicato tutte le store di KP in grande formato, MONDADORI chiude l’iniziativa con l’episodio conclusivo della serie. Il numero esce mentre sono a Cuba per una vacanza di due settimana. Torno e corro alla mia edicola. Marco, uno dei titolari, e un kenparkeriamo. Gli chiedo che ne pensa, mi risponde con un “non ti dico nulla, sappi solo che ho pianto”. La sera a casa. Mi metto a letto ma non riesco a dormire, il fuso orario ancora disturba il mio sonno, è l’una e trentacinque circa, guardo l’ultimo numero di KEN PARKER, mi ero ripromesso che lo avrei letto con calma e invece lo prendo in mano, sono stanco, infastidito, non troppo lucido ma mi metto a leggerlo. Capirò alla fine che non potevo che affrontarlo in un momento così.
(Non svelerò la trama e il finale, se volete in rete li trovate con facilità)
Quello che mi colpisce subito è il tratto di MILAZZO. Sarà perché sono stanco, ma mi appare meno chiaro del solito. Mi immergo nella storia, subito la mia mente rifiuta di vedere quello che vede, il KEN versione 1908. Evito di fare calcoli, non voglio sapere quanti anni ha adesso. Proseguo, capisco che in qualche modo il tutto riparte dalla anticipazione di CANTO DI NATALE. Rimango basito dalla mancanza di reazione di KEN davanti a certi episodi, ma verso la fine capisco. L’epilogo è un breve blues doloroso, grave, greve e al contempo quasi leggero. Piango, in modo totale, naturale, quieto. Con questo numero si congeda un amico, una luce guida, un pezzo della mia vita.
Oggi: ho il numero 50 qui accanto a me. Lo riguardo, mi accorgo di quanto in realtà siano belli i disegni di MILAZZO, di quanto la storia non poteva che finire così, e finisco per ringraziare l’autore. Già, BERARDI che insieme a MILAZZO, grazie a KEN, ha contribuito a rendere la mia vita più vera e intensa. Dalla copertina KENNETH PARKER mi osserva, lo guardo anche io … non potrò più dirti so long amico mio, giunga allora a te il mio addio.
Commenti recenti