L’altro giorno la groupie riceve su facebook un messaggio da un suo amico, me lo fa leggere e rimango basito. Ho frequentato M solo due volte per un paio di cene insieme ad altri amici della groupie e, pur essendomi accorto della buona comunicazione tra noi due, non abbiamo più avuto occasioni di rivederci. Mi ha molto colpito il fatto che si sia preso la briga di scrivere una riflessione (che riporto qui sotto) in un messaggio privato alla groupie.
Certo, pubblicarla sul blog è autoreferenziale, ma ci tenevo a condividerla perché è un chiaro segnale che l’umanesimo, tutto sommato, esiste ancora. M non ama particolarmente la nostra musica, dal punto di vista politico siamo su piattaforme diverse, per quanto riguarda il calcio la distinzione poi è netta, totale, senza possibilità di dialettica…eppure, a volte capita sul blog e si incammina lungo le coordinate che abbiamo tracciato.
Fa piacere leggere certe cose, lusingano il mio ego, non lo nego, ma è il sentimento in generale che mi interessa davvero … è una soddisfazione sapere che la comunità nata intorno a questo blog miserello sia così. Grazie M., grazie ragazze, grazie ragazzi.
“Ciao Saura, apro pochissimo Facebook, ma oggi è stata una bella sorpresa. Ho letto il blog del gatto Palmiro… Non era la prima volta che leggevo il blog di Tim, anche la prima capitò per caso, ma oggi come allora, sono rimasto particolarmente colpito… Colpito dal suo modo di scrivere diretto, semplice ma mai semplicistico, con una bella prosa corretta e fluente così lontana dall’attuale modo di scrivere (e di parlare…), così lontano da quello scrivere che mi capita di leggere anche su certi giornali blasonati e che mi fa così arrabbiare… Quello che mi ha colpito di più è però la sensibilità che traspare attraverso la parole, quella sensibilità che non si impara a scuola. ma che arricchisce il tuo scrivere. E’ fantasia nell’esposizione, colore nelle parole, convinzione nelle tue idee ma rispetto di quelle di chi ti legge… Mi capita spesso di pensare che, ai giorni nostri, la sensibilità sia svilita, qualcosa da nascondere, ma continuo fermamente a credere che sia una ricchezza dell’animo, una ricchezza non solo per la persona che la possiede ma per quelle che hanno la fortuna di esserle accanto. Mi faceva piacere dirtelo, era un peccato non farlo. Un abbraccio a tutti e tre, Palmiro compreso! M.”
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Oh I know I’m a cross country boy Down that road I’m a-singin’ my joy Well I’ve been to every city, every city but a few And if I didn’t get there, you know I’m go into.
‘Cause I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy, yeah.
Well I climbed the highest mountain, swam the deepest sea I’ve even given notice to the space academy, oh yeah.
I told them I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Yeah yes I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Yeah yes I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Oh I know I’m a cross country boy Yes I know I’m a-singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy Oh yeah I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy.
Buongiorno (a)mici miei, è un po’ che non mi faccio vivo qui sul blog di Tyrrell, ma è arrivata la primavera e la caccia alle talpe è la mia priorità, poi Tyrrell sembra molto preso dal blog in questa fase e quando c’è lui al computer non posso esserci io. Già, Tyrrell … lo osservo molto in questo periodo, mi sembra più sconfortato del solito. Le cose che apprende da TGSKY24 e che legge su internet lo spingono in uno stato di prostrazione profonda. Sento quando ne parla con la Terry e quando se ne va scuotendo la testa. Ho cercato di capire e ammetto che pure io sono basito di fonte alla pazzia degli umani. Ho scoperto che ci sono degli umani che si raccolgono sotto una certa sigla e che si vestono di nero, che in nome di un certo dio mettono a fuoco e fiamme una parte del pianeta. Sembrano inarrestabili e gli umani del pezzo di mondo in cui vivo io sono molto preoccupati. Mi chiedo se sia possibile che in nome di un dio si stia cercando di cancellare la cultura e la vita di un pezzo di umanità. Cerco spiegazioni negli sguardi di Tyrrell, ma so che non me ne può dare. Tyrrell non crede in nessun dio, dice che anche i cristiani ottocento anni fa si comportavano allo stesso modo e che l’umanità non ha futuro.
Sono di fianco a lui quando legge la marea di insulti ricevuti da GIANNI MORANDI, un cantante che era il suo preferito quando era bambino. MORANDI scrive qualcosa di caritatevole e di umano sul suo account di facebook a seguito della morte di novecento profughi e disperati nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere un’ idea di salvezza e di vita migliore. Invece no, insulti e barbarie a corredo di quel suo pensiero delicato. Una bambina rom di due anni muore in un campo nomadi … i commenti alla notizia seguono tutti lo stesso copione: “una di meno”. Tyrrell non si dà pace per queste cose. Il problema immigrazione esiste, Tyrrell mi pare che non lo neghi, ma la crudeltà e la meschinità degli umani, che si palesano in modo sempre più evidente grazie ai social network, sono spaventosi.
Ancora, Tyrrell legge sul Corriere della Sera che alcuni commenti presenti sull’account twitter di BARACK OBAMA, capo di una delle più importanti nazioni umane, recitano “torna nella gabbia, scimmia”. Ora, io sono un gatto nero, so dove può arrivare l’ignoranza umana, ancora oggi vagonate di idioti pensano che portiamo sfortuna e che siamo creature del maligno. Io, porco cane, che sono un gatto che ascolta l’Aor!? Io sono nero e gioco tranquillamente con gli altri quattro gatti che abitano insieme a me le terre della Domus Saurea, come la chiama Tyrrell. Pato è rosso, Raissa tigrata rossiccia, Spavve tigrata grigia e la Ragni bianca-grigia-beige.
Sempre dal Corriere Tyrrell legge, e io con lui, che la FINLANDIA, una terra a Nord facente parte della Scandinavia, regione tra le più illuminate del pianeta, ha inviato una lettera a 250.000 riservisti con la richiesta di tenersi pronti. Uhm, capisco che non deve essere semplice condividere 1300 km di confine con una nazione turbolenta come la Russia, ma, ci chiediamo, cosa sta succedendo? Quando poi Tyrrell ascolta le dichiarazioni di certi politici, quelli che parlano unicamente alla pancia degli umani, che fomentano le paure, che contrastano chiaramente la solidarietà, l’amore, la pace, lo spirito dell’umanità … impreca, bestemmia ed esce a fare due passi dallo sconforto. Poveretto, lo capisco, io e lui abbiamo visioni simili e che gli essere umani si mostrino ancora così gretti, stupidi e senza speranza, è una sventura …
Palmiro Alejandro Castro Ruz (foto Tyrrell)
Forse la LEVI MONTALCINI aveva ragione quando diceva che servono altri centomila anni di evoluzione all’essere umano. Peccato che continuando così centomila anni non ci saranno … la visione antropocentrica sta portando il pianeta, su cui tutti viviamo, allo sfacelo.
A tutto questo bailame si aggiungono due impicci in cui è incappato Tyrrell in queste ultime settimane, roba poco simpatica, se ho ben capito uno è un furto di identità di cui è stato vittima con tanto di denuncia alla Polizia e un’altra faccenda di cui non ho ben capito ma a naso mi sa che sia parecchio fastidiosa. Povero Tyrrell. Per quello che posso fare cerco di stargli vicino o di fargli quei dispetti che so lo fanno sorridere.
L’altra sera eravamo a casa soli io e lui, Tyrrell stava suonando STAIRWAY TO HEAVEN dei LZ con la doppio manico, si stava allenando per un un paio di prossimi concerti del suo gruppo THE EQUINOX. Stava seguendo la versione live da TSRTS che usciva a buon volume dallo stereo e, nel bel mezzo dell’assolo, ho iniziato a saltargli sulle gambe attaccandomi con le mie unghiette ai pantaloni della tuta. Tyrrell cercava di scansarmi e di continuare a suonare, poi si è scoppiato a ridere.
Gli lascio anche ascoltare quello che vuole. In questo periodo sembra fissato con ROY HARPER, con l’album VALENTINE del 1974 in particolare. Per certi versi non si dà pace del fatto che nella edizione uscita ad inizio anni novanta la copertina sia stata cambiata, ma quando la smette di giochicchiare con i tarli della mente, si gode in pieno pezzi come FOREVER. Risentendo MALE CHAUVIST PIG BLUES gli tornano in mente i tempi in cui l’ ascoltava con la sua amica ledhead Mariangela, là, negli abissi profondi trentacinque anni fa. A margine, una nota: credo che gli paia di sentire echi di WHO’S TO BLAME nel pezzo in questione dove, tra l’altro, sono presenti JIMMY PAGE, KEITH MOON e RONNIE LANE.
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Oltre a ROY HARPER è un po’ che è fermo su ROBERT JOHNSON. La centennial collection edition dei 29 blues del padre putativo di Tyrrell è favolosa, i master originali e la tecnologia odierna hanno migliorato parecchio la qualità audio dei quelle vecchie canzoni del 1936 e 1937.
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Per me poi Tyrrell i blues se li va anche a cercare: è tutt’ora turbato perché non è stata accertata la autenticità della presunta terza foto del Re del Delta Blues (quello che lo ritrarrebbe insieme a Johnny Shines).
Robert Johnson & Johnny Shines ?
La RJ Blues Foundation la dà per autentica, ma i dubbi rimangono. D’altra parte, siamo sicuri che quell’ex autista che si chiama Claud Johnson sia suo figlio? Legalmente lo è, ma è davvero sufficiente la testimonianza di una vecchietta che dice di aver visto la sua amica far l’amore con ROBERT JOHNSON, a provarne la discendenza? Possibile che quei due energumeni nella foto qui sotto siano i suoi nipoti?
Tyrrell scuote la testa e torna ad ammirare la foto del “suo” ROBERT JOHNSON.
Robert Johnson!
Alla Terry è arrivato il cofanetto PROGENY degli YES, e Tyrrell ne approffita con ascolti prolungati.
Quando però deve trovare un po’ di sollievo, si ripara tra le mura della sua amata BAD COMPANY e lo fa al suono dei pezzi più improbabili e nascosti, tipo PAINTED FACE dall’album ROUGH DIAMONDS, quell’Hard Rock di facile ascolto sembra lenire i suoi blues.
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Tyrrell spesso va poi a trovare suo padre. Da quel che ho capito il vecchio Brian è in una struttura, non so esattamente cosa significhi, io me la immagino come una specie di gattile, solo per umani, un “umanile” dunque. Ieri mattina Tyrrell diceva con la Terry che lo ha trovato bene, che sono stati un’oretta sulla veranda a prendere un po’ di aria e di sole e che hanno fatto quattro passi in cortile. Spero che stia bene il vecchio Brian, in passato Tyrrell lo ha portato qui alla Domus Saurea e io con lui mi sono sempre trovato bene. Certo, mi chiamava “gattina”, ma non me la prendevo, Brian è un umano ormai vecchio e soffre di una malattia tipica degli umani di età avanzata.
Il vecchio Brian (Foto Tyrrell)
Per il resto, come dicevo, siamo in alta primavera, l’estate è alle porte e io scorrazzo per le campagne. Ogni tanto mi fermo e osservo la Terry in versione farmer girl che zappa e cura quel pezzetto di terra che abbiamo qui alla Domus Saurea …
Palmir (foto Tyrrell)
Hoedown con la Terry (foto Palmiro T)
…oppure meditabondo contemplo il mondo …
Palmir (foto Tyrrell)
…i frutti degli alberi di Gelso ormai maturi …
Gelsi – Domus Saurea (foto Palmiro T)
e le rose dove è sepolto Fidèl, il gatto del passato di Tyrrell.
Palmir (foto Tyrrell)
Guardo poi il mio umano raccogliere le fragole dell’orto, dopo di che me ne vado in giro per i fatti miei.
Fragole nell’orto della Domus Saurea – foto Palmiro T.
In questo sabato di fine maggio sono in giro dalle 7,30 del mattino; alle otto di sera Tyrrell mi chiama a casa, io che sono in una delle mie zone preferite, le vigne del Rossetto, lemme lemme mi incammino verso di lui. “Dai Pàlmir, dai, dai, andiamo” mi dice Tyrrell, lo so che vorrebbe che gli corressi incontro, ma non sono mica un cane. Piano piano lo raggiungo, lui mi prende in braccio, mi bacia e mi porta in casa; mi lava con una salvietta, mi dà da mangiare ed infine crollo, come una pera cotta, sull’asse da stiro. Tutto sommato mica male la mia vita da gatto nella casa di un uomo di blues.
Glyn Johns, ingegnere del suono e produttore inglese operante soprattutto negli anni sessanta e settanta. Ha lavorato con BEATLES, ROLLING STONES, ERIC CLAPTON, EAGLES, WHO e mille altri, senza scordare i CLASH e JOAN ARMATRADING. E’ stato l’ingegnere del suono di LED ZEPPELIN I prima di “passare” il gruppo a suo fratello ANDY JOHNS.
GLYN ha vissuto in pieno l’epopea che tanto ci scalda il cuore, dunque il suo libro è piuttosto interessante; è sempre intrigante capire i meccanismi che stavano dietro al nostro Rock. Devo aggiungere tuttavia che il libro ha un carattere abbastanza neutro; da una parte è comprensibile, stiamo parlando di 30/40/50 anni fa … non è che uno può ricordare esattamente quello che successe nelle miriadi di session che fece, ma dall’altra è chiaro che JOHNS non vuole far torto a nessuno. E’ sempre cauto nei giudizi, ha spesso parole positive per tutti. Uno dei pochi momenti in cui si lascia andare, è quando usa una perifrasi per giudicare la completa inettitudine musicale di PAUL SIMONON, bassista (se si può definire così uno come lui) dei CLASH: “…and the bass player seemed to be on some other non-musical planet”.
Sette paginette sono dedicate all’ARMS TOUR, ma sono utili solo per avere qualche notiziola in più circa il circo in questione, nessun approfondimento, nessuna valutazione sulle performance di certi personaggi (sapete ciò che intendo).
Con un po’ più di coraggio questo sarebbe diventato un libro molto più divertente ed importante.
L’edizione di cui parlo è quella americana del 2014 (dunque è in inglese).
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Qui l’articoletto sui CREAM (con foto che non c’entra nulla a corredo).
Si avvicinano i primi concerti della nuova stagione dei THE EQUINOX, con fatica io e Saura trasportiamo l’armamentario legato alle tastiere e alla pedaliera-basso dalla soffitta al garage, carichiamo la bluesmobile fino all’inverosimile e partiamo per “Il Porciletto”, la sala prove di Lele a Modena. Ogni volta maledico la mia passione: tornare dal lavoro, cenare in fretta e poi movimentare piano, supporto, pedaliera basso, basso, tre chitarre, due amplificatori, valige con cavi e reggi chitarre è uno stress. Arriviamo, scarichiamo e rimontiamo il tutto. Ci vuole una gran costanza a continuare ad essere un operaio del Rock a quest’età … ma poi iniziamo a suonare e in pochi minuti passa tutto. Ritrovarsi a fianco di bravi musicisti è una soddisfazione, indossare una Les Paul e collegarla ad un Marshall Bluesbreaker è sempre, sempre, un brivido.
Il Payoff del gruppo è LED ZEPPELIN OBLIQUE TRIBUTE, obliquo perché di solito i gruppi che fanno il tributo ai LZ sono formati da un bravissimo chitarrista e da tre (o più) comprimari. Nel nostro caso sono i tre “comprimari” le vere stelle della band. Mi piace pensare che l’aggettivo obliquo, da me tanto voluto, serva anche a far capire che ci discostiamo un po’ dalle solite pantomime. Lo sapete, a me le tribute band molto spesso fanno orrore, devono avere una dose di sincerità assoluta ed illuminata per essere credibili, chi scimmiotta, chi diventa una macchietta del gruppo a cui il tributo è dedicato, è un loser senza speranza, e poco importa che tecnicamente sia ineccepibile. Quello che poi, a mio avviso, conta di più è il senso … carpire i significati più ancestrali e cosmici della musica del gruppo che si omaggia e del Rock in generale, è cosa fondamentale. Non so se sia il nostro caso, ma se non altro ci proviamo con tutto il nostro fervore. Infine, obliquo anche perché proveremo a proporre brani che non siano i soliti successi del gruppo di JIMMY PAGE, brani magari di difficile resa live, ma che servono a rendere bene l’idea di cosa fossero i LZ.
Tutta questa pappardella per arrivare a dire che venerdì sera abbiamo provato per la prima volta I’M GONNA CRAWL, pezzo fortemente voluto da Saura (a cui si deve anche il nome della band, che in caso a qualcuno sia sfuggito, era il nome del negozio di libri dell’occulto aperto da Page a Londra sul finire degli anni settanta). I’M GONNA CRAWL è uno dei pezzi dei LZ che ho sempre amato di più; non sono il solo, i veri fan dei LZ vanno pazzi per brani come questo o come TEN YEARS GONE, capisaldi – seppur un po’ … “obliqui” – della produzione dei LED ZEPPELIN. Non è un brano semplice da affrontare, non tanto dal punto di vista dell’abilità strumentale, quanto dal punto di vista dell’ interpretazione. Il pezzo raccoglie in sé così tanta storia, così tanti rimandi, così tanti presagi che rendergli giustizia è assai arduo, se non impossibile. Noi ci proveremo, non so se riusciremo, ma faremo il possibile.
I’M GONNA CRAWL dunque è più che mai parte della mia vita in queste settimane, mentre cerco di replicare l’assolo di PAGE (ah,quel mi bemolle iniziale!) mentre ascolto Saura in soffitta o mentre la vedo in sala prove agire con sapienza in contemporanea sulla tastiera e sulla pedaliera basso. E’ uno dei (pochi) pezzi che non mi stanco mai di ascoltare, che rimane misterioso sebbene lo abbia imparato in ogni sua parte. Sì perché una delle controindicazioni nell’imparare un pezzo è la conseguente perdita di mistero e magia. Fino a che non ti ci metti, (a meno che tu non abbia l’orecchio assoluto ed una intelligenza musicale come quella di MOZART), la tua mente immagina la canzone alla sua maniera, rendendola ancor più suggestiva di quanto forse è.
Tutte queste sinergie I’M GONNA CRAWLIANE (stavo per scrivere CROWLEYIANE) mi portano a ripensare ad una magistrale descrizione fatta da quel gran genio del mio amico PICCA, qualche settimana fa in un commento ad un post qui sul blog. Essa merita più risalto, così la ripropongo qui. PICCA, we salute you!
“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)
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Ohh she’s my baby. Let me tell you why. Hey, she drive me crazy, she’s the apple of my eye. ‘Cause she is my girl and she can never do wrong. If I dream too much tonight Somebody please bring me down.
Hey, I love that little lady, I got to be her fool. Ain’t no other like my baby, I can break the golden rule ‘Cause I get down on my knees Oh! I pray that love won’t die. And if I always try to please I don’t know the reason why yeah.
If she will come back, Oh please stay with me ohhh-yeah. Every little bit, every little bit, Every little bit my love I give to you girl. Every little bit, every little bit, Every little bit, every, every little bit of my love.
Hit me! I don’t have to go by plane. I ain’t gotta go by car. I don’t care just where my darlin’ is, People I just don’t care how far. I’m gonna crawl yeah. I’m gonna crawl yeah.
I don’t care if I got to go back home. I don’t care what I gotta start again babe. I’m gonna crawl. I’m gonna crawl. Ahhh hooh-hooh! I don’t wanna crawl baby. Ahhh say~eah~hey~eah~hey.
She give me good love-yeah. She give me good lovin’. She give me good love-yeah. She give me good lovin’. My baby give me good lovin’. Wooh-yes I love her. A-yes I love her. Yes I love her. I wanna crawl.
Questa volta Massimo ci racconta la sua esperienza con ROY HARPER, nome con cui tutti ci siamo confrontati per le sue liaison congruppi e musicisti di primissimo piano del Rock inglese; i più fortunati poi hanno saputo addentrarsi nel suo mondo. Io sono tra questi e alcuni suoi album girano puntualmente nel mio lettore. Con grande piacere dunque pubblico questo bel racconto di Bonelli.
Se senti una voce ampia come un vallata e limpida come un ruscello poco prima della cascata, rincorsa dalle note di una chitarra, soavi e potenti come la melodia di un organo di cattedrale, con mille canne che vibrano colorando enormi vetrate a piombo, che esplodono lasciandoti volare verso l’infinito… stai ascoltando Roy Harper.
Il mio primo viaggio a Londra risale agli inizi degli anni ’70. Era l’epoca in cui Led Zeppelin, Pink Floyd e Who raccoglievano l’eredità dei disciolti Beatles. L’epoca in cui i Rolling Stones si erano trasferiti in “esilio” sulla Costa Azzurra e John Lennon se ne anadava a New York City. L’epoca in cui, se parlavi di Queen, dovevi precisare se ti riferivi alla Regina Elisabetta o alla regina Freddie Mercury. Nei juke box potevi sentire l’esordio di Kate Bush con “Wuthering Heights” o Gerry Rafferty con “Baker Street”. Ziggy Sturdust volava alto nei cieli britannici con le sue trasformazioni. I Genesis accusavano chi svendeva l’Inghilterra a libbre. Il flauto magico dei Jethro Tull veniva incartato tra le pagine del St.Cleve Chronicle.
Beh, in quell’epoca scoprii Roy Harper. Fu subito profonda passione. Passione per il folle genio musicale che incantò i Led Zeppelin, Pink Floyd, Who, Jethro Tull, Paul McCartney, Kate Bush. A quell’epoca lo scoprii attraverso i suoi dischi. Jimmy Page e David Gilmour collaborarono spesso con lui e spesso lui con loro. Amicizie che durarono nel tempo; ancora oggi, il chitarrista dei Led Zeppelin, è al suo fianco nei dischi e nei concerti. Anche con Gilmour ed i Pink Floyd ci furono ripetute e reciproche partecipazioni. Anch’io gli fui fedele per tanti anni, lavorando alcuni dei suoi dischi, promuovendo il suo geniale talento ovunque ne avessi avuta occasione. Ma mai mi fu possibile incontrarlo.
David Gilmour & Roy Harper
La follia di Roy Harper ha segnato la sua vita artistica e privata, con fasi altalenanti a livello caratteriale, non certo musicale. I suoi lavori sono tutti dei gioielli, con armonie magiche e testi poetici e visionari. Non ha mai inseguito le mode ma solo i suoi sogni, ed i suoi sogni erano molto speciali.
In un mio successivo viaggio a Londra, Peter Jenner, che era il suo manager, oltre che esserlo stato per i Pink Floyd, mi disse – “Roy Harper è il miglior musicista che conosco, ma è anche il più pazzo e meno affidabile, è veramente difficile lavorare con lui”. Infatti durò poco la loro unione. Solo Jimmy Page resisteva alle sue bizzarrie. Forse anch’io avrei resistito… ma non riuscivo ad incontrarlo.
Jimmy Page & Roy Harper
Un paio di anni fa, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, mi sono fermato nuovamente a Londra. Un manifesto annunciava “Roy Harper in concerto al Royal Festival Hall”.
Io ci sono. Io, che ho lavorato a fianco di centinaia di artisti, sono come un fan che si reca a vedere lo spettacolo del suo idolo di sempre. Ci sono con tutta la timidezza che comporta l’averlo inseguito per quasi quarant’anni. Ci sono da spettatore che forse non avrà ancora la possibilità di conoscerlo. Ci sono con la mia compagna che non ha i miei problemi e fa in modo che questa opportunità avvenga. Il manager di Roy Harper le sarà complice.
Assisto ad un concerto meraviglioso. Tutte le fantasie, con le quali avevo convissuto ascoltando i suoi dischi, si stavano scatenando nella realtà di una performance superlativa. Risento la voce ampia come una vallata e chiara come un ruscello, la chitarra impetuosa e potente come l’organo di una cattedrale. Volo verso l’infinito.
Riatterro dalle mie fantasie ed, in breve, mi trovo in una piccola saletta dove stanno festeggiando il successo della prima data del nuovo tour di Roy Harper. I miei occhi lo cercano tra le decine di persone presenti: ospiti, musicisti, celebrità. Ma è lui ad avvicinarsi a me, quasi all’improvviso, inaspettatamente. E’ lui, anche se invecchiato. E’ lo stesso artista che ho inseguito in tutti questi anni. Il suo fisico risente della fatica del concerto, ma è un fisico fiero. Mi osserva con i suoi occhi luminosi, con il suo viso incorniciato da capelli e barba bianca, quelli di un vecchio saggio. Mi offre un bicchiere di vino e solleva il suo per un brindisi:
– “Alla tua salute amico mio, so chi sei e cosa hai fatto per me in tutti questi anni”.
Io sono quasi paralizzato: – “Sapessi cosa hai fatto tu per me in tutti questi anni. La tua musica mi è stata compagna come una colonna sonora. Album come “Stormcock”, “Lifemask” e “HQ” sono stati spartiacque delle mie scelte musicali”.
Piacevolmente colpito, mi fa un sorriso dolce: “E’ bellissimo sentire queste parole. Grazie. Spero il concerto ti sia piaciuto, visto che arrivi da lontano”
“Il tuo concerto è stato splendido. Hai fatto tutti i brani per cui è giustificato affrontare qualsiasi sacrificio. Per lavoro o per passione ho assistito a circa duemila concerti. Questo è quello che mi ha reso più felice.”
Lui con aria sorpresa: – “Ma tu sei pazzo, duemila concerti? Allora grazie per aver avuto la forza di venire anche al mio”
Io colgo l’occasione:- ” Mi farebbe enormemente piacere tu venissi a suonare in Italia. Mi piacerebbe occuparmene personalmente. Sono certo che troveresti un pubblico fantastico”.
Mi osserva un po’ perplesso, lui che ha improvvisato concerti per strada in tutta Europa, lui che ha cercato e non trovato fortuna in America, mi sussurra: -“Non ho più il fisico per viaggiare, ma ti prometto che se dovessi decidere di farlo, sarai la prima persona a saperlo”.
Massimo Bonelli & Roy Harper
C’è altra gente che lo vuole salutare. Io starei con lui a chiacchierare per giorni, ma l’educazione mi induce a lasciare che si dedichi anche agli altri ospiti.
Si sta per allontanare, si ferma e ritorna verso di me e mi abbraccia. Poi, con aria più seria, pur sempre con un sorriso gentile, mi dice nuovamente:- “Grazie ancora Massimo, grazie veramente per tutto, amico mio”.
Lui va verso le altre persone e io esco felice. Ho chiuso il cerchio. Lo spettacolo deve continuare, ma io posso scendere… “when an old cricketer leaves the crease… and it could be me and it could be thee”.
Ventitré anni che Mother Mary non è più con noi e ancora oggi, che sono non dico un pezzo ma almeno un pezzetto d’uomo, fatico a gestire la giornata. Sarà perché era un sabato anche allora quindi rivivo in modo ancora più nitido la cosa, ma alla fine anche volendo distrarsi un po’, rimane il fatto che Mother Mary è andata a dissolversi in cometa nello stesso giorno e alla stessa ora di Giovanni Falcone, così il 23 maggio non posso che essere preso in mezzo dalle commemorazioni che riporta la stampa e che inevitabilmente mi rimandano a fatti personali.
Sono passati tanti anni e sono ancora qui a commuovermi e a sentirmi come un passerotto con un’aletta spezzata al freddo e al gelo. Quanto è difficile per i mammiferi perdere la propria madre, ancor di più per gli esseri umani che nonostante tutto hanno un briciolo di coscienza in più (perlomeno alcuni), figuriamoci per un mammifero umano uomo di blues.
Mi piacerebbe proprio tanto misurami con lei a questa età, farle vedere cosa sono diventato, pur non avendo combinato granché nella vita, farla di nuovo ridere e tenerle la mano … ma non è possibile, dunque faccio un salto da Brian, lo tengo sottobraccio, gli parlo di lei, ma oggi il vecchio Tirelli non sembra avere la minima idea di chi fosse sue moglie.
Faccio poi un salto a San Martino In Rio, il suo paese natale, le porto i fiori, sto in raccoglimento qualche istante poi faccio un giro per il paese. Cerco gli echi della sua esistenza, percorro le viuzze in cui passeggiavo da bambino con lei, respiro in qualche modo la sua essenza. Sì, mi manca moltissimo, ma oggi sono risoluto: niente retorica, niente melodramma. Mi fermo in un bar, ordino un Rum, guardo il cielo, alzo il bicchiere … brindo a te, Mother Mary, dovunque tu sia.
Mother Mary – Cattolica (RN) 1948
Keepin’ touch with Mama Kin. Tell her where you’ve gone and been. Livin’ out your fantasy
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Il celebre chitarrista degli Skunk Anansie sarà a Milano per presentare il suo corso di chitarra rock.
9 giugno – 18:30: Ace terrà un’esaltante clinic di songwriting aperto a musicisti e appassionati.
10 giugno – 16:00: presentazione e inaugurazione della Ace Guitar Academy @ Yellow Sound.
“If it sounds right, it is right”
Il 9 e 10 giugno arriva a Milano un ospite d’eccezione: Ace, chitarrista, compositore e socio fondatore degli Skunk Anansie. In attesa delle tante novità riguardanti la celebre rock band britannica, fra cui il recente ingresso della carismatica vocalist Skin nella giuria di X Factor, un nuovo LP attualmente in lavorazione e un 2016 che vedrà il gruppo protagonista di un attesissimo ritorno live con annesso tour, Ace incontrerà il pubblico milanese in due appuntamenti:
– un seminario di songwriting
– una presentazione in formula lezione/concerto del suo nuovo corso di chitarra rock, Ace Guitar Academy @Yellow Sound.
The Yellow Sound – Milano International School of Arts con sede a Milano Cadorna introduce, infatti, tra le sue proposte formative l’innovativo metodo di insegnamento che sta già spopolando a Londra e in Italia. Ideato e scritto dallo stesso Ace, Ace Guitar Academy è un metodo di studio della chitarra rock per adulti principianti e per ragazzi dai 12 ai 16 anni.
Il metodo ha un approccio moderno e pratico, che rompe le regole convenzionali della teoria musicale per dare allo studente i mezzi per diventare un chitarrista originale, creando i propri brani e il proprio stile unico. Il metodo LPM – Learn, Practice and Master – è la linea guida di questo corso, il cui obiettivo è divertirsi imparando il più possibile, secondo il motto “if it sounds right, it is right”.
Programma:
Il corso presso Yellow Sound partirà a giugno 2015 con una doppia formula:
1) corso introduttivo per adulti principianti in 4 lezioni da 2,5 ore il sabato. Presentazione con lezione/concerto di Ace il 9 giugno.
Svolgimento corso dal13 giugno al 4 luglio
2)“Summer School” per i ragazzi della scuola media, combinando l’insegnamento della musica e della lingua inglese. La presentazione e la prima lezione del corso saranno tenute da Ace in persona il 10 giugno.
Svolgimento Summer School dal 10 al 26 giugno – dal lunedì al venerdì – ore 10.00-17.30
Ace terrà inoltre un seminario disongwriting che si svolgerà il 9 giugno rivolto a chitarristi, musicisti e professionisti del settore. Verrà lanciato anche un contest su Instagram per trovare uno testimonial protagonista della prima edizione milanese del corso estivo per adulti. Il vincitore del contest potrà seguire le 4 lezioni introduttive, imparare un metodo innovativo e raccontarlo attraverso i social networks: #YSACE @yellowsound.
E’ dal 1979 che DAVID CLAYTON dirige FAS, la fanzine su FREE & Related, ed è sorprendente che sia ancora in attività dopo 36 anni, soprattutto in quest’epoca in cui siamo tutti continuamente connessi. Apprezzo molto il fatto che DAVID abbia ancora energie e cose da dire, di approfondimenti e riflessioni di questi tempi ce n’è un gran bisogno. Conosco CLAYTON da trent’anni, ultimamente siamo ritornati in contatto ed è stato un gran piacere richiedergli qualche numero arretrato recente, in particolare l’ultimo. Già, il 134, dove CLAYTON recensisce le prime due deluxe edition appena uscite della BAD COMPANY, 7 paginette piene di considerazioni scritte da chi ha curato queste nuove edizioni a cui se ne aggiungono altre 12 dove ne viene descritta la genesi. Per un fan della BAD COMPANY è davvero emozionante seguire passo dopo passo la ricerca dei nastri, gli imprevisti, le varie peripezie. Era la prima volta che DAVID lavorava con la WARNER ed è appassionante capire i meccanismi che ci sono dietro queste riedizioni. Mentre lavorava a questi progetti, DAVID ha dovuto passare momenti molto difficili dal punto di vista personale, lo si percepisce chiaramente dai suoi scritti, gli fa quindi onore che abbia comunque portato a termine il tutto.
Ci sono poi sei pagine di una intervista inedita con PAUL RODGERS, intervista fatta per dar corpo alle liner notes e chiarire alcuni punti. Abbiamo inoltre le recensioni di un bootleg di RODGERS (London RAH 3 nov 2014) e dei due dischi dei BACK STREET CRAWLER di PAUL KOSSOFF (THE BAND PLAYS ON DEL 1975 e 2nd STREET del 1976) versione giapponese HQCD, usciti in ottobre del 2014.
Nelle NEWS si legge che il box set di 19 cd di FREE di cui abbiamo parlato tempo fa qui sul blog è stato definitivamente cassato, anche grazie ai continui lamenti di PAUL RODGERS, uno che non ama vedere troppe versioni dello stesso pezzo sulle ristampe dei dischi dei suoi gruppi. Stranamente pare però che abbia accettato di far uscire gli album dei FREE in versione deluxe edition, vedremo cosa succederà. Per tornare alla BAD COMPANY non ci sono garanzie che vengano pubblicate le deluxe edition anche degli altri quattro album, come dice DAVID, la RHINO e la WARNER vorranno capire come vanno le vendite di questi due primi capitoli.
Numero davvero imperdibile.
Se interessati, potete contattare DAVID qui: fasarticle@aol.com
(broken) ENGLISH
It’s since 1979 that DAVID CLAYTON runs FAS, the FREE & Related fanzine, and it is surprising that it is still in business after 36 years, especially in this era in which we are all constantly wired. I really appreciate the fact that David still has energy and things to say, insights and reflections are very important these days. I’ve been knowing CLAYTON for thirty years now, recently we got back in touch again and it was a great pleasure to order some FAS back issues, particularly the last. Yep, the 134 issue, the one where CLAYTON reviews the first two BAD CO deluxe editions just out; 7 pages full of considerations written by who has taken care of these new editions, to which are added other 12 pages where he describes the genesis. For a fan of BAD COMPANY it is really exciting to follow step by step the search of the tapes, the unexpected, the various adventures. It was the first time DAVID worked with WARNER and it is exciting to understand the mechanisms that are behind these reissues. While working on these projects, DAVID had to pass a very difficult time in terms of personal matters, it is clearly discernible from his writings, still he completed the whole thing. Hats off to him.
Then there are six pages of an unpublished interview with PAUL RODGERS, interview made to give substance to the liner notes and clarify some points. We also have reviews of a bootleg of RODGERS (RAH London November 3, 2014) and of the two albums of PAUL KOSSOFF’S BACK STREET CRAWLER: THE BAND PLAYS ON (1975) and 2nd STREET (1976) in HQCD Japanese version, released in October 2014.
In the NEWS section he states that the box set of 19 CDs of FREE we mentioned here on the blog long ago, was finally quashed, also thanks to the constant complaints of PAUL RODGERS, one who does not like to see too many outtakes of the same songs. Strangely, however, it seems he have agreed to release the deluxe editions of the FREE albums, we’ll see what happens. Back to the BAD COMPANY topic, there are no guarantees that they they will release the deluxe editions of the other four albums, as David says Rhino and Warner will want to understand how are sales of these two first chapters.
A not to be missed issue.
If interested, please contact DAVID here: fasarticle@aol.com
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