Mattinate sospese, gli STRAWBS, e i faretti del Madison Square Garden

18 Ago

Settimane di ferie un po’ particolari queste, ogni giorno un salto a Newcastle In The Mounts (Castelnovo Ne’ Monti insomma) a trovare Dante, e ogni giorno nell’arrivare contemplo la BISMANTOVA’S STONE (la Pietra di Bismantova insomma) che con i suoi 1041 metri fa da sentinella a quella parte dell’appenino reggiano…

La Pietra di Bismantova

… poi appuntamenti con l’assistente sociale che segue Brian per vedere a che cavolo di punto siamo con le graduatoria comunali.

Nei ritagli che mi rimangono mi godo le (poche) mattine assolate qui nella Domus Saurea, raccolgo i fichi…

La terra dei fichi - Domus Saurea luglio 2014(foto di TT)

La terra dei fichi – Domus Saurea luglio 2014(foto di TT)

… assorto osservo Palmiro che entra ed esce dai campi di erba spagna, la groupie che all’ombra di un acero legge un libro …

groupie under a maple tree reading a book (photo Tim Tirelli)

groupie under a maple tree reading a book (photo Tim Tirelli)

… e la piscinetta in cui prima o poi forse inaugureremo la stagione natatoria (due bracciate al massimo) …

La Piscinetta (foto TT)

La Piscinetta (foto TT)

Martedì ore 22: sono a Gavassae, faccio per ripartire, giro la chiave, un ciocco e la macchina è morta: batteria fulminata. Va bene che la blues mobile è una sterminatrice di batterie, ma la avevo cambiata 9 mesi fa! Il fatto è che con queste macchine con le centraline elettroniche e il cambio automatico non riesci a far nulla, nemmeno a spostare la macchina di qualche metro. Mah. Mercoledì13/08 ore 9: dopo aver girato per mezz’ora alla ricerca di qualcuno e fatto almeno 15 telefonate troviamo un’officina aperta a Bagnolo, il titolare si presta a venirci in soccorso. Bianchi Gustavo, il nome mi tranquillizza ma subito dopo mi meraviglio del pensiero prigioniero del localismo spinto. Gustavo arriva, ha con sé una batteria nuova, la cambia e …torna la felicità. Dato che sono uno che cerca l’alba dentro l’imbrunire mi dico che sarebbe stato ben peggio se la blues mobile ci avesse lasciato a piedi a Castelnovo Monti o a Highbank (Rivalta insomma) dove nel viaggio di ritorno mi ero fermato con la groupie a mangiare una pizza. Certo che rimanere a piedi il 13/8 ci vuole una certa dose di sfortuna, soprattutto se sei uno come me che tiene sempre in ordine la macchina( tagliando fatto due settimane fa). Si vede che sono proprio figlio del blues, visto che trouble always coming my way, trouble always coming…, adesso mi aspetto di bucare una gomma e di vedere le chiavi sfuggirmi di mano e cadere in un tombino entro la fine del mese …

Arrivo dunque un po’ in ritardo all’appuntamento con l’assistente sociale, altra documentazione da presentare, altri giri da fare. Rimango da Brian fino alle 15,30, corro al Policlinico per prenotare il prossimo prelievo a domicilio per lui,  lascio il vecchio in balia della signora che ci dà una mano. Mi fermo al distributore della crocetta, nuova gestione di sudamericani. Faccio due chiacchiere comprensive di complimenti ai ragazzi, spronandoli per la nuova avventura. Ci salutiamo molto cordialmente. Mi rallegro del mio comportamento, evidentemente sono tornato in me.

Sono mattine sospese queste, in attesa che i vari impegni ti ricaccino sulle blue highway, mattine dunque adatte a lavori tipo JOHN McLAUGHLIN da ELECTRIC DREAMS:

CARL PALMER'S PM

oppure alle CAMPANE TUBOLARI di MICHELE CAMPOVECCHIO.

Con la groupie riusciamo a tornare alla festa dell’unità di Mandrio, lo facciamo per vedere un tributo agli ABBA chiamato AKKA. Io e la groupie siamo fan degli ABBA SHOW, una tribute band spettacolare del gruppo svedese, così siamo incuriositi da questa nuova (almeno per noi) band. Lasciamo la festa dopo mezz’ora di sofferenza. Il gruppo non ha nulla da dire e da dare. Cantanti mediocri, musicisti mediocri, e un sacco di basi. Le ragazze sono così spudorate che cercando di far cantare il pubblico puntando il microfono verso le prime file senza preoccuparsi delle loro voci pre-registrate che continuano ad uscire dall’impianto. I suoni delle tastiere poi sono di un lofi mai sentito. Ora, non è che devono salire sul palco (o fare dischi) solo i musicisti talentuosi, deve farlo chiunque sente dentro di sé il richiamo dello stage, chiunque abbia qualcosa da dire e da dare appunto. Ma così no … musicisti spenti e senza ardore, geometri della musica, dattilografi delle melodie. Mamma mia che tristezza. Giungo alla conclusione che al nome manca una K, all’inizio …

Tornando, per riprenderci,  ascoltiamo DON HENLEY live a Boston nel 1993 …

Don henley boston 1993

Ferragosto da Brian, il giorno dopo pure; ascolto Radio Capital, c’è uno di quegli speaker da periodo estivo, uno piuttosto lofi con la voce impostata. È l’anniversario di morte di ELVIS PRESLEY e naturalmente il programma prevede una telefonata al critico musicale di LA REPUBBLICA. Ernesto Assante snocciola qualche banalità e fa associazioni demenziali. Conclude dicendo che se non ci fosse stato Elvis non ci sarebbe una parte della musica che ascoltiamo oggi bla bla bla … mi chiedo come si faccia ancora oggi a dire una assurdità del genere. Poco dopo, sempre su quella che dovrebbe essere il mio network commerciale preferito, sento una che racconta aneddoti legati alle storie d’amore del Rock. Anche qui sempre le stesse cose.
Sfinito dalla mediocrità che sento per radio infilo nel car stereo un bootleg del JEFF BECK GROUP, uno di quelli dell’agosto 1972, uno di quelli con JB,  CARMINE APPICE, TIM BOGERT, MAX MIDDLETON e BOB TENCH. La sound quality è scadente ma godo troppo nell’ascoltare quell’idea di gruppo stellare durata purtroppo solo due settimane. Altro che BECK BOGERT & APPICE! Il mio holy grail sarebbe trovare una buona registrazione soundboard  di quel Jeff Beck Group (e dei LZ al LA Forum il 3/6/73).

Torno alla domus saurea e trovo la groupie davanti alla stereo col Fender Jazz in braccio intenta a tirar giù STARSHIP TROOPER degli YES. Che razza di bassista che è la groupie.

Dopo pranzo mi guardo su SKY il film IL GRANDE GATSBY, il romanzo di Fitzgerald è stato uno dei miei libri formativi. Lo guarda con l’audio originale … m’interrogo sulla possibile traduzione della catchphrase “old sport“, nel film e nella prima traduzione del libro risolta con “vecchio mio”, nella nuova traduzione letteraria con  “vecchia lenza“, frase colloquiale che indica uno che la sa lunga, un furbacchione. “Old sport“, interessante modo di dire.
Finisce il film ed è già ora di tornare a Castelnovo ne’ Monti a trovare Dante. Per una piacevole coincidenza quest’anno il concerto della Pietra (di Bismantova) vede la partecipazione degli STRAWBS, gruppo inglese di folk rock che per un paio d’anni vide in formazione anche RICK WAKEMAN. Poteva  la cosa sfuggire alla groupie?  Una volta salutato Dante prendiamo la navetta che ci porta alla Pietra. La location è suggestiva. Non presto attenzione al noioso gruppo spalla, mangio gnoccofritto e prosciutto accompagnato da una Lemonsoda; le magliette degli YES e degli ELP che indossiamo finiscono nascoste  dalle felpe e dai giubbotti invernali, fa freschino a certe altitudini; arrivano gli STRAWBS … non sono naturalmente my cup of tea, sono in tre e suonano in acustico, ma fanno la loro porca figura. Portano in giro con estrema dignità la loro età e le relative debolezze, ma cantano e suonano con convinzione e vigore, conquistando un pubblico numeroso e sempre più coinvolto. Giù il cappello per gli STRAWBS. ….

STRAWBS - Castelnovo Monti 16/8/2014 -  foto TT

STRAWBS – Castelnovo Monti 16/8/2014 – foto TT

STRAWBS - Castelnovo Monti 16/8/2014  - foto TT

STRAWBS – Castelnovo Monti 16/8/2014 – foto TT

Domenica 17, da Brian per il terzo giorno di fila, 11 ore di badantaggio, son così cotto che non so nemmeno più se a soffrire di alzheimer è Brian o suo figlio. Eppure non scatto, non mi innervosisco, lo porto fuori a bere il caffè, gli preparo il pranzo, la cena, la merenda, lo faccio disegnare e con uno stratagemma, mentre io scarabocchio questi pensieri sul tablet, lo faccio restare in allenamento facendogli leggere tutti i titoli di Repubblica di oggi. La cosa sembra divertire il vecchio Brian, e io mi sorprendo ancora della sua lucidità tenuto conto della fase (grave) della malattia in cui è. Un titolo riporta la sigla UE e lui legge (correttamente) Unione Europea. Insieme guardiamo su Cielo la Moto GP (“mo dio bon, Tim, si van fort!“). Mi chiede più volte se sono sposato, io gli rispondo ” ho una groupie, Brian…“, e lui “chi?”. Sono anni che aspetto con ansia il momento in cui verrà ricoverato in una struttura, per potermi riprendere la mia vita, ma quando succederà mi sentirò perso, in colpa, inadeguato. Lo guardo il mio vecchio, l’alzheimer lo ha reso più dolce, mansueto, ma non arrendevole. Ridendo gli accarezzo la testa e gli dico in reggiano stretto “Mo’ sa gh’é che dènter, gninto?” (mo’ cosa c’è qui dentro, niente?) e lui, “sè, che denter a gh’è fin trop ” (sè, qui dentro c’è fin troppo).

Esco verso le 21. In macchina mi sento RICK DERRINGER …

Mi fermo a Gavassae, la groupie è dalla Lucy; Dante domani esce da terapia intensiva e va in reparto. La felicità è palpabile. La Lucy mi dà un po’ di torta che ha fatto per la colazione di domattina.

Arrivo alla domus saurea, in chat con Amduscia a parlare di bootleg dei LZ e poi crollo sul letto. Palmir viene  stendersi vicino a me. Son lì che sogno il Madison Square Garden, mi sembra persino di sentirne un faretto puntato sulla faccia …ah no, è la groupie che mi fa una foto col flash …

Tim & Palmiro sleeping tight - foto della groupie.

Tim & Palmiro sleeping tight – foto della groupie.

LED ZEPPELIN San Francisco Kezar Stadium 2 june 1973 (dadgad edition 2010) – TTTTT

15 Ago

Mi sono procurato solo ora quella che probabilmente è la miglior versione della porzione soundboard del celebre concerto che i LZ tennero al KEZAR STADIUM di SAN FRANCISCO il 2 giugno del 1973, quella che sarebbe dovuta essere l’ultima data della first leg dell’american tour del 1973 se il gruppo non avesse dovuto annullare la data del 30/05/1973 al LOS ANGELES FORUM e spostarla al 03/06/1973. Page ebbe grossi problemi ai legamenti di un dito della mano sinistra, e fu costretto a passare il 30 maggio di quell’anno con il dito immerso in un secchio di ghiaccio. DADGAD, oltre essere una delle famose accordature di PAGE (quella di Kashmir ad esempio, dalla sesta alla prima corda RE LA RE SOL LA RE), è il nickname di un fan italiano noto sul pianeta Zeppelin soprattutto per i suoi ottimi “remaster” di registrazioni dei nostri. A dire il vero questo del 2 giugno 73 non è un remaster, Dadgad si è limitato a correggere la velocità, il suono è inalterato, ma penso che sia la versione da avere. Innanzitutto questa edition sembra provenire da fonte diversa dalle due classiche che sono in circolazione  (ricordo che il master dovrebbe essere una delle cassette soundboard che negli anni ottanta furono rubate a casa PAGE),  alla fine del nastro l’intervento di BILL GRAHAM è  un po’ più lungo ma soprattutto la qualità sembra un pelo migliore.

LZ - San F 02-06-1973 sbd DADGAD

 

TITLE: Led Zeppelin San Francisco Kezar Stadium 2 june 1973

LABEL: no label (dadgda edition 2010)

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT½

PERFORMANCE: TTTT½

ARTWORK:

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION: TTTTT

La data del Kezar fa da cuscinetto a due concerti (e bootleg) leggendari entrambi tenuti appunto all’altrettanto leggendario LOS ANGELES FORUM: 31/05/1973 BONZO’S BIRTHDAY PARTY (di cui circola una source soundboard mono e una audience) e THREE DAYS AFTER (di cui circola una discreta source audience), e per quanto RP dica alla fine dello spettacolo che le vibrazioni ricevute dalla band sono le migliori dai tempi del Fillmore West, questo del 2 giugno è un filo sotto agli show citati. Il concerto si tenne se non rammento male alle 16 del pomeriggio, il gruppo si era svegliato da appena due ore, dunque le menti dei nostri non giravano ancora a pieno regime, c’è una leggera foschia che ammanta le performance, ma sia chiaro sono i LED fucking ZEPPELIN del 1973, dove tutto quello che luccica è oro.

 

 Il segmento soundboard è relativo all’ultima porzione del concerto, si parte con una MOBY DICK di circa di trenta minuti,

 LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

si procede poi con HEARTBREAKER che come voleva la regola dei tempi partiva con una gran intro di JOHN BONHAM. PAGE, come spesso capitava, non è precisissimo nella parte in cui sollevava la chitarra e suonava quella specie di hammer-on solo con la sinistra, ma nel 1973 era un chitarrista Rock in completo controllo dello strumento e delle emozioni che ne scaturivano, ascoltarlo, tra una imprecisione, è sempre un’emozione ….

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

… alla fine del secondo assolo di chitarra un buon lavoro di JOHN BONHAM portava HEARTBREAKER a fondersi con WHOLE LOTTA LOVE; la sezione di BOOGIE MAMA non è a fuoco come quella celeberrima presente nel film e nell’album THE SOING REMAINS THE SAME.

 

LZ Kezar Stadium 02-06-1973

LZ Kezar Stadium 02-06-1973

In COMMUNICATION BREAKDOWN PAGE si scorda di passare al ritornello dopo l’assolo; segue e chiude THE OCEAN, uno dei migliori esempi di piombo Zeppelin.

  

Per il concerto furono venduti 44000 biglietti, il doppio di quelli staccati per i GRATEFUL DEAD (la band di casa a San Francisco) la settimana prima. Nel 1973 arrivare a certe cifre erano capaci solo in due un due o tre nomi. Nella prima data del tour, il 5 maggio 1973 a TAMPA in FLORIDA, fu raggiunto  e superato il record di presenze che fino ad allora detenevano i BEATLES. I LZ arrivarono 56,500. Altri tempi, altra musica, altre vibrazioni.

 Kezar Stadium Poster 1973 grateful dead led zeppelin

Kezar Stadium San Francisco

Kezar Stadium San Francisco

 

Lo show del KEZAR STADIUM rimane nell’immaginario collettivo anche grazie ad un famosissimo poster di ROBERT PLANT, quello con la colomba, quello che per un certo verso collegò il gruppo all’epica hippie.

Robert Plant - LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

Robert Plant – LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

Piccola curiosità: JOHN PAUL JONES usò in quell’occasione anche  un basso a 5 corde.

 LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo Dan Cuny)

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo Dan Cuny)

 

INTERVALLO: Stephen Stills “Singin’ Call” (1971)

12 Ago

Stephen Stills - Stephen Stills 2 - Booklet (1-6)

From STEPHEN STILLS “2” (Atlantic 1971)

STEPHEN STILLS
“Singin’ Call”
  

Listen to the sound of the night bird singin’
I wonder who he calls
My fingers hurt so bad, it’s got me grinnin’
And I wonder can I do it all

Hit a stretch of rapids in the rushing ragin’ river
Looking out for boulders and falls
A woman she watches from the top of the canyon
Hopin’ we don’t drown us all

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Hurt myself bad on a run through the desert
Threw a shoe and took a bad fall
Long for the peace that the ancients bring me
Murmur of the lowlands shut my jaw

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Everyone knows there’s a price for the askin’
Some people buy themselves a doll
Help me, sweet Jesus, I’m weary from the journey
I need to tell my brothers what I saw

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Protecting Brian, Dante’s Inferno, la nascita de I GIUSTIZIERI DELLA NOTTE e la reunion del famoso duo MEL&TIM

11 Ago

Venerdì mattina, Dante si sveglia alle 06,30, si sente strano, fatica a respirare, condivide le sue paure con sua moglie Lucy, questa, donna emiliana concreta e risoluta, chiama immediatamente l’autoambulanza. Io e Saura ci precipitiamo da loro, ci dividono due km, ma arriviamo che l’ambulanza è già lì. Di corsa al pronto soccorso. Sono le 08,30, sono lì con Saura (Dante è suo padre), la Lucy e la Patty. Il display lampeggia “emergenza in corso”; speriamo sia una cosa che non riguardi noi. Invece ci riguarda. Passa un’ora, esce una dottoressa insieme a due collaboratrici. Arresto cardiaco, 20 minuti per rianimarlo, la situazione è molto grave. Dante ora è in un reparto specializzato al piano interrato, reparto da cui – ci viene detto poi – difficilmente si esce. Nessuno perde la testa, la Lucy ha il viso tra le mani, Saura cerca di restare in controllo, la Patty pure. Mi preoccupo di portare da bere un thé ad ognuna di loro, con qualche biscotto. Un’altra ora e ci viene detto che adesso è in rianimazione, che non è stato né un infarto né un ictus, semplicemente il cuore – evidentemente affaticato già da un po’ senza che Dante se ne accorgesse – si è fermato.

La Rianimazione dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Regium Lepidi è uno di quei reparti all’avanguardia, la sala dei dottori con grandi monitor che rimandano le immagini di ogni paziente e sembra un po’ una cosa tipo Cape Canaveral. Dante è in una stanza da solo, in coma farmacologico, anche qui, tra monitor di tutti i tipi e apparecchiature mediche speciali sembra di essere sulla mothership di ALIEN. Vederlo in quelle condizioni, intubato, con la respirazione ventilata in modalità on ti dà da pensare. Come ti dà da pensare tutto il mondo che circonda quel reparto. Lo puoi vedere un’ora alle 13 e un’ora alla sera. Spesso accompagno Saura. Attendo che sia il nostro turno in quei luoghi non luoghi che sono le sale d’aspetto, tutto sembra irreale, sospeso.

 

Arcispedale Santa Maria Nuova - Regium Lepidi - sala d'attesa (foto di TT)

Arcispedale Santa Maria Nuova – Regium Lepidi – sala d’attesa (foto di TT)

Un’ala della sala d’aspetto ha comodi divanetti, capirò più in là che sono essenziali per i familiari che d’improvviso si trovano a bivaccare in quella bolla sospesa tra la vita e la morte. Si fa conoscenza con i famigliari degli altri pazienti, ognuno ha una storia da raccontare.  Una domenica accompagno Saura e la Lucy. La zona divani è presieduta da parecchie persone, molte con gli occhi lucidi. Accento laziale, incredulità nei loro occhi. Un ragazzo di 22 anni era al Campo Volo di Regium Lepidi per una serie di lanci col paracadute, lo accompagnavano la sua famiglia e alcuni amici del suo gruppo sportivo. Esegue il lancio, atterra bene. Poco dopo, mal di testa e svenimento. Ambulanza, pronto soccorso, rianimazione. Ischemia cerebrale. Incontro i famigliari ogni volta che vado a trovare Dante. Dopo qualche giorno non li trovo più. Il ragazzo è morto; i genitori danno il consenso alla donazione degli organi.

Dopo una settimana Dante si sveglia, dopo altri sei giorni viene trasferito al reparto rianimazione di Castelnovo ne’ Monti, sulle colline reggiane, proprio sotto la Pietra di Bismantova. La gestione diventa ancora più dura: la Lucy che ogni mattina va su in corriera e la Saura che ci va ogni sera in macchina. Cerco di accompagnarla il più spesso possibile, affinché si riposi un po’ almeno durante il tragitto. Oggi, dopo ventotto giorni, Dante è uscito dalla rianimazione. Ora è in terapia intensiva. Un piccolo passo e una speranza in più. Si può entrare nella stanza in cui è solo una alla volta, quando tocca a me cerco di non raccontargli balle pur facendo di tutto per rassicurarlo. “Dante, lo sa anche lei vero? Queste cose agli esseri umani possono succedere. Fino a che capitano agli altri sembra quasi che non ci riguardino, ma poi quando toccano a noi non ci sembrano vere… l’importante è arrivare in tempo, uscire dal momento di crisi, e avere molta pazienza. Mi creda, andiamo bene, certo, compatibilmente con quello che è successo, ma ci stiamo saltando fuori. Mi creda.” Dante si aggrappa alle mie parole, mi guarda con quei suoi occhi azzurri da settantaseienne preoccupato, ma poi annuisce, mi sorride. Gli parlo dell’Inter (anche lui è un nerazzurro, ma lo riprendo spesso per il fatto che ha due figlie milaniste), lui sorride più deciso. Non può parlare a causa della tracheotomia, ma quando capisce che ho il tablet mi scrive su di un foglio di collegarmi al sito del GRUPPO COLOMBOFILO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA, di trovare una classifica delle gare recenti e di farla vedere alla dottoressa che è li con noi. La dottoressa sta al gioco, si complimenta con Dante, e lui che con lo sguardo e i gesti dice “Et vest chi sun?” (Hai visto chi sono?). Un bel segnale.

Classifica Gruppo Colombofilo Provinciale Reggio Emilia

Domeniche; la bassa pressione che ho nell’animo mi rende incline all’accidia, non avrei voglia di far niente ma Brian mi aspetta, devo andare, fare il badante from seven to eleven non è facile, ma mi tocca quindi vado. Ogni tanto con Brian mi dà una mano Lasimo, un po’ di sollievo da una mano amica, sempre orgoglioso di vedere che il nostro rapporto anche dopo la separazione sia saldo.

Brian colora, a tratti senza sosta: FIDEL CASTRO, HILARY CLINTON, WHOOPIE GOLDBERG…

Brian colora il faccione di Fidel

Brian colora il faccione di Fidel

E’ poi il momento del BRIAN NEL PAESE DELL’ALZHEIMER quiz:

“Brian, chi sono io… io sono tuo?

“Tu sei Tim”

“Sì, va bene, ma cosa sono per te?”

“Sei mio amico”

“Ok, ma cosa sono per te? Io sono tuo?

“Sei il migliore.”

“Grazie Brian, ma pensaci bene io sono tuo?”

“Sei quello che mi proteggi”

Mi asciugo gli occhi e termino il quiz.

Il pomeriggio della domenica lo dedichiamo al riposo, io e lui mano nella mano sul divano a guardarci su Rai Movie un “poliziottesco” (come li chiama la nostra amica Barbara Baraldi) …

Milano Trema la Polizia Vuole Giustizia

… facciamo dei brindisi con della aranciata San Pellegrino:

“All tua Brian!”

“Alla tua pirìn!”

Alla domenica sera, prima di andare a letto, la mezzoretta dedicata alla musica classica su Rai5 ormai è un must, questa volta è il turno di una orchestra alle prese con SCHUBERT. Brian ascolta in modo appassionato, tutta la sua attenzione è rivolta alla musica. Che bella novità questa.

Mentre torno alla domus saurea, sotto un cielo pesante e gonfio di nuvole, mi ascolto AMERCAN STARS ‘N BARS, album meraviglioso…

 Quest’anno abbiamo il luglio più strano che io abbia mai visto, un nubifragio dietro l’altro (e per favore smettiamola di chiamarli “bombe d’acqua”, ma non c’è più nessuno che sa fare il giornalista in questo paese?). A volte lasciare la Domus Saurea diventa problematico …

July 2014: here comes the flood - Domus Saurea's long and winding road (photo TT)

July 2014: here comes the flood – Domus Saurea’s long and winding road (photo TT)

Questo luglio maledetto ci porta via anche Johnny Winter. Non che le sue ultime cose fossero indimenticabili, ma come ho già scritto più volte, è stato una figura basilare per me, da sempre nei miei big five (insieme a Bad Co, Free, Elp e … va beh, l’altro nome lo sapete). Mi sento con Dan, anche lui gran fan di JOHNNY e soprattutto con LORENZ, anche lui dal 16 luglio orfano. Continuiamo la nostra vita ovviamente, ma c’è un dolore in più.

Mentre attraverso questa misera estate su e giù per i monti, in lungo e in largo per la pianura la musica è la mia infedele compagna. Oltre ai dischi di JOHNNY WINTER periodo 1970/75 ascolto una delle date dell’ultimo vero sussulto di Page (il tour di OUTRIDER):

Jimmy Page Chicago 17 oct 1988 artwork

i BLACK CROWES di WARPAINT:

 

e un sacco di CSNY and related:

 

Io e Picca  leggiamo su facebook alcune cose che ci lasciano basiti: giornalisti musicali molto stimati e quotati che pubblicano libri che contengono cose tipo “10 GRANDI RIFF PER CHITARRA” e ne indicano uno (LOUIE LOUIE dei KINGSMEN) il cui riff è fatto col piano. Ora, scrivere elenchi del genere andava forse bene (e nemmeno troppo) decenni fa, farlo ora è davvero anacronistico, e farlo toppando è davvero incredibile.

Blue Bottazzi 10 grandi riff per chitarra

Altri interventi di giornalisti della stampa specializzata ci lasciano ulteriormente di stucco, il filosofeggiare sul Rock basandosi sul sentito dire non riusciamo proprio a digerirlo. Intendiamoci, sono faccenduole, ma è un po’ sorprendente che giornalisti musicali così “dentro” al Rock finiscano per la fare la fine di quelli che loro hanno sempre criticato, snobbato, dileggiato. Allora ha ragione Picca, ridateci CIAO 2001, in fondo era più onesto.

Picca dice che siamo diventati i GIUSTIZIERI DELLA NOTTE, che arguto che è il mio amico. Tra l’altro sarebbe un gran nome per una delle band di Tim Tirelli…

courtesy of Alberto Lo Giudice

courtesy of Alberto Lo Giudice

Tra Brian e Dante, la vita mia e della groupie si svolge unicamente tra il lavoro e l’andare dai nostri vecchi. Per non impazzire ci imponiamo di uscire, in questo venerdì di mezza estate appuntamento dunque alle 22 a Gavassae e poi via verso Mandrio a vedere l’ELP TRIBUTE PROJECT. Mandrio è una frazione di CORRIGIUM. Per arrivarci prendiamo una delle nostre blue highway, una strada obliqua, forse troppo visto dopo poco ci troviamo a HAZLEHURST … buio pesto, campagna nera, nessuno in giro, fantasmi di chitarristi neri sulle rive di fossi e occhi rossi tra le frasche degli alberi minacciosi. Sentiamo le pietre sul nostro sentiero, blues che cadono come grandine, l’abbaiare dei cani dell’inferno che abbiamo alla calcagna… per fortuna la blues mobile ha un scarto improvviso e come d’incanto ci ritroviamo sulla provinciale che da CORRIGIUM va a MANDRIO. La location della festa del PD è molto carina, lo stesso dicasi per il programma musicale di questi 10 giorni a cavallo del ferragosto. Troviamo POL MORIGI, il Brad Delp di Correggio, l’uomo che non sarà mai, con lui PACO & FRIENDS.

Il tributo agli ELP è soddisfacente; prima di tutto gran scaletta:  KNIFE EDGE, TAKE A PEBBLE, TARKUS, PICTURES AT AN EXHIBITION, STILL YOU TURN ME ON, LUCKY MAN (con assolo di moog), C’EST LA VIE, FANFARE FOR THE COMMON MAN, HONKY TONK TRAIN BLUES. Buona la band con una menzione particolare per il tastierista.

ELP TRIBUTE PROJECT Italy- live in Mandrio di Correggio (RE) - foto di Saura Terenziani

ELP TRIBUTE PROJECT Italy- live in Mandrio di Correggio (RE)- foto di Saura Terenziani)

 

Al concerto anche MEL PREVITE che ad un certo punto mi viene a cercare. Ci baciamo, ci abbracciamo, incrociamo le Gibson Les Paul immaginarie e per almeno un’ora e mezza parliamo fitto fitto, di Rock naturalmente. Erano anni che non ci vedevamo, da quando MEL produsse il cd della CATTIVA COMPAGNIA, facendo un po’ i conti sono 15 anni. Mamma mia. Lo aggiorno sulla mia nuova vita che ormai è vecchia di sei anni, lui lo fa della sua. Parliamo persino dell’effetto “Dedalo”, da lui  inventato in studio per il pezzo DEDALO appunto (ad esempio al minuto 1:07 del clip qui sotto… Tim chitarra ritmica Gibson doppiomanico, Mel Gibson chitarra solista Gibson Les Paul), che bei ricordi Mel!

Tim Tirelli & Mel Previte Mandrio 8/7/2014 (foto di saura Terenziani)

Tim Tirelli & Mel Previte Mandrio 8/7/2014 (foto di saura Terenziani)

Sabato sera si replica: appuntamento con la groupie a Gavassae alle 22 e rendez vous con JAYPEE e la BETTY sempre a Mandrio, c’è la tribute band degli EAGLES.

Piuttosto buoni come impatto, ottime voci, in 9 sul palco, vengono da Cesena. Però, però, però troppo cazzoni tra un pezzo e l’altro, parlano tutti, troppa confusione, poca professionalità, il finale di DESPERADO è demente, vogliono fare i simpatici ma risultano tragicomici, con quel siparietto da avanspettacolo rovinano il pathos del pezzo e del concerto. Ad ogni modo il cantante, quello che fa DON HENLEY, mi piace molto. Bravo anche il cantante/chitarrista che fa GLENN FREY ma troppo gigione e piacione per i miei gusti. Ottimo il bassista. Ad ogni modo ribadisco: la location è molto bella per essere una frazione di Correggio.

TEQUILA SUNRISE - Eagles Tribute - Mandrio (RE) 09/08/2014 (foto TT)

TEQUILA SUNRISE – Eagles Tribute – Mandrio (RE) 09/08/2014 (foto TT)

La location della festa PD di Mandrio (Correggio) -foto TT

La location della festa PD di Mandrio (Correggio) -foto TT

Tim & Jaypee - Mandrio di Correggio 09-08-2014 - foto di Betty Iotti

Tim & Jaypee – Mandrio di Correggio 09-08-2014 – foto di Betty Iotti

Le ultime chiacchiere verso l’una di notte nel parcheggio davanti alla chiesetta illuminata, abbraccio JAYPEE, lo benedico nel nome di EMERSON, LAKE AND PALMER e via di ritorno al posto in riva al mondo.

La chiesetta di Mandrio - Foto TT

La chiesetta di Mandrio – Foto TT

Ci aspettano due settimane di ferie poco rilassanti, ma va bene così, andiamo avanti giorno per giorno, tanto se non altro alla sera, prima di prendere sonno, ci sono sempre i sogni di rock and roll ad aspettarti… New York, goodnight.

Robert Plant NY MSG 1973

RED RUSH “Vol. 2” (Kamikaze records 2014) – TTT½

6 Ago

I RED RUSH sono un gruppo di Roma dedito al “vintage Hard Rock with ’70 flavour”, come recita la loro pagina facebook. VOL.2 è naturalmente il loro secondo album e già dal visual è facile capire da dove provengano: la LES PAUL STANDARD in bella evidenza, le magliette e le pose di GIANCARLO FIORETTI, etc etc. Di solito mi trovo in difficoltà dinnanzi a certi dischi, quando c’è troppo piombo Zeppelin mi ritraggo, come davanti ad una pietanza con troppa panna, crema o spezie. Non è successo con i RED RUSH, perché questo è un labour of love, i ragazzi amano i LED ZEPPELIN e in genere l’hard rock anni settanta, non ne fanno mistero, vanno in profondità, non lasciano che il prodotto stia in piedi solo qualche ora con una spruzzata di lacca, no… loro lavorano duro, cesellano, cercano i sentieri più impervi, gli orizzonti più distanti e il risultato è un buon album di Hard Rock  meno zeppeliniano di quel che si potrebbe pensare.

RED RUSH vole2  a 023

L’inizio mette un po’ a disagio, THE CALL OF PAPA LEGBA è una rivisitazione dell’intro di IN THE EVENING ,  ti scappa un “ma che cazzo…?” ma poi parte FIRE, dura e diretta subito seguita da HOLD ME TIGH altro pezzo tiratissimo, entrambi in qualche modo lontani dal mondo di riferimento. In HONEY HONEY riecheggiano suoni della Los Angeles anni ottanta sponda metal e dei KISS. SEARCHIN’ MY SOUL si arricchisce dell’organo e di un assolo meno aggressivo del solito.

RED RUSH vol. 2

Il piombo Zeppelin arriva con THE MIDNIGHT SUN giocata con l’acustica in accordatura aperta e col mandolino. Bel quadretto, ma quando entra la batteria il sapore di BLACK COUNTRY WOMAN è un po’ troppo forte…

FILE AUDIO: Red Rush “Midnight Sun”

INNOCENCE FADE AWAY è un bel momento ricco di interessanti parti strumentali, compreso un bell’assolo di organo di MARCO PALAZZI che nel finale sa molto di DEEP PURPLE …

FILE AUDIO: Red Rush “Innocence Fade Away”

GIANCARLO FIORETTI - Red Rush (Roma - Italy)

GIANCARLO FIORETTI – Red Rush (Roma – Italy)

In ATOMIC ROOSTER c’è persino un assolo di batteria, courtesy of UBALDO VERGARI;

RED RUSH - Roma, Italy

RED RUSH – Roma, Italy

IRON HORSE rispecchia un po’ l’anima del gruppo, brano hard rock con finiture strumentali di pregio e ricerca di aperture di ampio respiro. Ancora l’acustica per SPRING DAYS, uno di quei momenti che sento molto miei…mandolino, chitarra col wah wah in sottofondo. EMANUELE LUZI si lascia andare al sentimento mentre aggiunge il bell’assolo.

WILD STRANGER chiude il disco citando a tratti – nel giro iniziale –  KILLING FLOOR.

Fossi il loro produttore cercherei di sfruttare meglio le parti melodiche, taglierei qualche eccesso strumentale e magari li farei cantare in italiano; ma visto che non lo sono mi godo VOL.2  così com’è, perché non è affatto male.

NEIL YOUNG “Il Sogno Di Un Hippie” (Feltrinelli 2013 – Euro 20) – TTT

5 Ago

Questa è l’edizione italiana di WAGING HEAVY PEACE, l’autobiografia di NEIL YOUNG uscita nel 2012. La traduzione è di MARCO GROMPI e DAVIDE SAPIENZA, e mi par fatta bene, senza quei nonsense tipici di chi traduce senza sapere nulla o quasi di Rock. NEIL YOUNG è un personaggio che mi interessa molto, i suoi album tra il 1969 e il 1979 sono quasi tutti bellissimi e pieni di Rock “contenustico”.  Il mio interesse per lui partì un po’ in sordina, nella seconda metà degli anni settanta, YOUNG  (insieme a BOWIE) era l’artista prediletto delle fighe con un po’ di senno che frequentavano le superiori quando le frequentavo io e  delle amiche fricchettone di mia sorella, ergo cosa poteva fare un adolescente hard rocker se non snobbarlo un po’? Tuttavia ricordo con chiarezza quanto mi piacesse HARVEST (LP che aveva mia sorella), e quanto apprezzai i dischi che vissi in diretta: COMES A TIME e RUST NEVER SLEEPS. Quando poi finalmente arrivò in Italia e si presentò con uno spettacolo che era l’antitesi della versione che l’immaginario collettivo aveva di lui, deludendo le amiche fricchettone, provai una gran simpatia per il giovanotto canadese.

Neil-Young-Il-sogno-di-un-Hippie

 

Non sono mai riuscito ad addentrarmi nella sua vasta discografia post settanta, mi piacciono un paio di album e poco più, e nemmeno ad inserirmi nella scia dei suoi ammiratori più agguerriti, quelli che parlano della sua estrema coerenza e che pensano sia un gigante della chitarra, etc etc. YOUNG poi ha scritto due delle canzoni che meno sopporto: “DOWN BY THE RIVER” e “ROCKIN’ IN THE FREE WORLD”, quest’ultima inno ormai insostenibile e fastidioso. Eppure, lo amo molto, e sempre più spesso i suoi dieci album del periodo sopra citato, quello della STILL-YOUNG BAND e il lavoro fatto con CSNY contribuiscono a tenermi a galla in questa porca vita. Sono stato molto contento dunque quando Lorenzino Stevens mi ha regalato questa autobiografia, libro che ho letto molto volentieri, ma che alla fine risulta giusto sufficiente.

L’architettura è troppo debole, NEIL salta da un periodo all’altro della sua vita senza uno straccio di regola, rendendo il tutto molto confuso. Parla poi davvero troppo della sua passione per i trenini e per le automobili. Naturalmente è interessante leggere i suoi ricordi legati alle faccende musicali e agli usi e costumi dell’epoca, ma è troppo poco per far diventare il libro appassionante.

Picca mi dice che SHAKEY (di Neil Young e Jimmy McDonough) è il libro su NEIL YOUNG da leggere. Lo farò.

Missing JOHNNY WINTER

4 Ago

La scomparsa di JOHNNY WINTER è stata ed è molto pesante per questo blog. Per la nostra vita è stata una figura determinante, e il sapere che non c’è più ci fa precipitare negli abissi della tristezza. Abbiamo quindi dovuto cercare di sopperire, di trovare qualcosa che ci rimandi ancora a lui per elaborare il lutto. La sagoma di una FIREBIRD, una maglietta e una immaginetta sacra che ci sono appena arrivate aiutano a lenire il dolore. We miss you JOHNNY.

Johnny Winter merchandising - photo Tim Tirelli

Johnny Winter merchandising – photo Tim Tirelli

VICTOR PERAINO (Kingdome Come) INTERVIEW di Paolo Barone

1 Ago

Italian / English 

Detroit Michigan vuol dire ritmo, rumore e musica. E’ il suono delle catene di montaggio che da sempre sfornano le automobili, e’ la musica della Motown, il rock grezzo ad alta tensione degli MC5, il ruggito degli Stooges, la pulsazione della Techno.

Detroit e’ fatta di asfalto, miseria e canzoni. Detroit e’ la Rock City americana.

Girando nei suoi locali di notte, fra band punk rock e stelle underground abbiamo incontrato un personaggio particolare, che sembrava uscito da un racconto.

Ci siamo messi a parlare per caso e dopo un po’, incuriosito da questi Italiani in giro nella Motorcity,   si presenta: Sono Victor Peraino, tastierista dei Kingdom Come di Arthur Brown. Restiamo molto sorpresi da questo incontro apparentemente fuori contesto. Cosa ci fa a Detroit, in una serata come questa? Certo, conosciamo i suoi dischi, ma lo immaginavamo Inglese, europeo al cento per cento, invece e’ qui, in questa citta’ strana che e’ nato e cresciuto. La nostra reciproca curiosita’ aumenta dopo le prime battute, ci scambiamo i numeri di telefono e decidiamo di chiamarci nei prossimi giorni.

La sua chiamata arriva la settimana dopo, accompagnata da una grossa sorpresa. Arthur Brown e’ con lui, e stanno ultimando delle registrazioni per il prossimo disco in uscita per l’etichetta italiana Black Widow… Se vogliamo, possiamo raggiungerli in studio l’indomani verso ora di pranzo per una lunga chiacchierata…

Inutile dire che il giorno dopo arriviamo all’indirizzo dello studio puntuali, increduli e un po’ emozionati…

“ Il mio e’ un cognome italiano, Peraino, la mia famiglia viene dalla Sicilia e io pur essendo stato in Italia diverse volte, da quelle parti ancora non ci sono passato… Sono cresciuto qui a Detroit e ho iniziato a suonare molto presto, alla fine degli anni sessanta non ancora maggiorenne. In quel periodo le band suonavano in locali non troppo grandi, spesso ex sale da ballo o piccoli teatri, che venivano trasformati in club pazzeschi, posti dove tutto poteva succedere…A San Francisco e New York c’erano i famosissimi Fillmore, qui era la Grande Ballroom. Un mio amico era il “MC” di quel posto fantastico, quello che saliva sul palco con il microfono ad introdurre le band… Io avevo diciassette anni soltanto e lui mi chiese se volevo entrare in un gruppo che stava formando, avevano bisogno di un batterista. Senza pensarci troppo dissi di si, e tutto e’ iniziato cosi… Una band praticamente nata dentro la Grande Ballroom, con i fratelli Rasmussen alla chitarra e basso, ci chiamavamo Up, e suonavamo garage rock un po’ ingenuo ma pieno di energia. Aprivamo le serate supportando band famose, abbiamo suonato innumerevoli volte con gli MC5 e altrettante con gli Stooges, i Frost e tanti altri. Tanto per dirne una, abbiamo suonato anche con i Cream! Pensa che una volta Dennis Thompson, il batterista degli MC5, mi chiese di aiutarlo alle percussioni per un concerto speciale. Dovevano suonare insieme alla Jimi Hendrix Experience…E quella fu la prima volta che incontrai Jimi, facemmo subito amicizia nei camerini…”

La prima?! Perché lo hai incontrato ancora?

“ Sì. Avevo deciso di chiudere la mia esperienza con gli Up, e muovermi in una differente direzione artistica, non piu’ necessariamente legata a quel tipo di suoni. Nel frattempo ero a New York con amici e amiche, erano i giorni del festival di Woodstock e avevamo pensato all’ultimo momento di andarci. Arrivati in zona ci rendiamo conto che le strade erano tutte bloccate, tranne una stradina sterrata, probabilmente usata dai trattori. Mi metto a guidare molto lentamente su questo sentiero, e dopo un po’ vediamo come in un miraggio apparire le luci del palco…Continuiamo increduli, fino a ritrovarci nell’area backstage, dove finiva questa sterrata. Avevamo veramente un look da rockstar e la security all’epoca non era certo come oggi, ci siamo quindi messi a girare nell’area artisti senza problemi, quando vedo Hendrix andare verso un camper. Gli vado incontro, gli ricordo del concerto insieme a Detroit, e lui si ferma a fumare e parlare con noi per un po’. Poi mi dice di seguirlo che di li a poco avrebbe dovuto suonare, e cosi mi sono goduto a pochi metri da lui la sua storica esibizione a Woodstock!”

Ora si unisce a noi anche Arthur Brown, in perfetta forma e con gli occhi luminosi di entusiasmo. E’ una leggenda vivente, ha attraversato da protagonista tutta la storia del rock, e ce lo ritroviamo davanti, felice di questa inaspettata opportunita’ di condividere con noi e Victor alcuni ricordi dei loro momenti insieme.

A questo punto mi viene spontanea la domanda: Ma tu ragazzo di Detroit, come ci sei finito nella band di Arthur Brown?! Come vi siete incontrati!?

“ E’ stato tutto un concatenarsi di piccoli eventi, che passo dopo passo ci hanno portato ad incontrarci…Uno di quei percorsi strani, un po’ magici, che la vita alle volte ti presenta e tu lo segui cosi, un po’ per istinto, senza sapere bene perche’. Io avevo chiuso con la batteria e con un certo tipo di rock. Band come Moody Blues, King Crimson e Genesis mi avevano spinto verso una ricerca sonora piu’ complessa, volevo suonare le tastiere ed elaborare un esperienza diversa. Per farlo avevo bisogno di un Mellotron, ma qui negli States all’epoca era molto costoso. Mi resi conto che era piu’ conveniente andare in Inghilterra alla fabbrica, farmene fare uno, passare qualche settimana in Europa e riportarlo indietro, piuttosto che comprarlo qui in Michigan…Il mio manager mi diede un paio di contatti a Londra di persone da cui poter stare e cosi sono partito. Tutto ando’ benissimo, e mentre aspettavo che mi facessero il mio Mellotron, presi un furgone Volkswagen e me ne andai in giro per l’Europa. Dopo aver attraversato la Germania e buona parte dell’Italia arrivai a Roma. Qui incontrai una ragazza bellissima e passammo insieme diversi giorni. Il posto all’epoca in cui si radunavano tutti gli hippies di passaggio nella capitale era la scalinata di Piazza di Spagna …

Piazza di Spagna anni sessanta di Victor Peraino

Piazza di Spagna anni sessanta di Victor Peraino

… un pomeriggio mentre ero li che suonavo il flauto incontrai per puro caso alcuni dei tipi che mi avevano ospitato a Londra. Ricordo che una di loro era la fidanzata di Mike Oldfield, e che avevano intenzione di tornare in Inghilterra il giorno dopo. Dovevo andare anche io, quindi offrii un passaggio volentieri. Durante il viaggio mi dissero che una volta a Londra sarebbero andati al festival di Reading con Arthur Brown, e che se la cosa mi interessava mi sarei potuto unire a loro…E cosi, come per incanto, dopo un paio di giorni mi ritrovo nei camerini del festival a parlare con Arthur di musica e sintetizzatori, come fossimo vecchi amici. Arriva il momento del concerto e il loro tastierista non si presenta…all’ultimo minuto Arthur si volta e mi dice di salire sul palco con loro e tirare fuori qualche suono dal loro synth VCS3…”

Arthur & Victor VCS3

Arthur & Victor VCS3

Ma come, senza averti mai visto prima, senza prove, senza sapere i loro pezzi, cosi al volo?! A questo punto interviene Arthur con una risata esplosiva “ Ahahah!! Si, e’ andata proprio cosi, vista la situazione ho pensato meglio provare con lui che senza tastiere, e infatti se l’e’ cavata alla grande, e’ stato un concerto bellissimo e l’inizio di una lunga amicizia umana e artistica!” E’ molto bello vederli insieme oggi, a ricordare questi momenti e raccontarceli a noi.

“ Prima di salire sul palco, non avendo idea che questa cosa sarebbe successa, mi ero fumato una canna enorme, e provate a pensare come mi sentivo pochi minuti dopo, improvvisamente sul palco del festival di Reading, decine di migliaia di persone e io davanti a un VCS3 che non avevo mai visto in vita mia, a connettere cavi e sperimentare suoni con una band che non avevo mai sentito prima! Follia pura…Ma mi trovai molto bene in quella follia, cosi che entrai nella band seduta stante, e caricato a bordo il Mellotron andammo in tour e poi in studio. Era la realizzazione del mio sogno artistico, non avrei potuto sperare di essere in nessun altro gruppo che L’Arthur Brown Kingdom Come di quel periodo.”

Insieme registrarono un disco incredibile, capolavoro di psichedelia, progressive e space rock: Journey. Probabilmente il primo album ad essere interamente sostenuto dai ritmi della drum machine, e’ un susseguirsi di brani molto itensi. la voce di Brown e la chitarra di Andy Derby viaggiano nelle pulsazioni elettroniche e nelle tastiere visionarie di Victor Peraino, un disco che ancora oggi non ha perso un grammo della sua spiazzante originalita’.

Victor Peraino

Victor Peraino

Continuano insieme Arthur e Victor sull’onda dei ricordi…

“ Il tour di Journey fu un esperienza fortissima. Abbiamo suonato in tanti posti e in situazioni diversissime. Pensa che per un po’ abbiamo avuto come support i Queen! Non li conosceva ancora nessuno e il loro manager non riusciva a trovare una label interessata alla loro proprosta…E poi trovavamo sempre situazioni, persone strane, inusuali. Ricordo una volta che al concerto si presento’ un tipo con una quantita’ infinita di LSD gratuita per tutti. Band, pubblico, personale del locale, eravamo tutti totalmente in acido nello stesso momento! A fine show arriva da noi una tipa del tutto stravolta e ci dice Ragazzi! Mentre suonavate ho visto Dio!! E noi, esausti e alterati a nostra volta, le diciamo si, si certo, ok…Ma lei va verso un lavandino, infila la testa sotto l’acqua e poi torna di corsa da noi con i capelli tutti bagnati e gocciolanti, ci si piazza davanti e dice Ci credete adesso!?!? Si, certo, ci crediamo, come no, stai tranquilla…Ma si vede che non avevamo la faccia abbastanza convinta, non sembravamo abbastanza credenti, e lei di punto in bianco si toglie di dosso tutti i vestiti, e si mette a uralre Ho visto Dio! Ora vi scopo a tutti quanti siete e vediamo se finalmente mi credete!!! Ahahah! Erano giorni strani quelli del tour di Journey…”

Adesso e’ Arthur Brown a parlare. “ Avremmo potuto andare avanti, era veramente un piacere suonare con quella formazione. Ma io ero in un periodo di crisi personale, avevo bisogno di ritirarmi per un po’ dalle scene, e seguire un mio percorso spirituale. Eravamo sul Lago di Ginevra e presi la decisione che una volta finiti i concerti ancora da fare, avrei di fatto sciolto la band.”

Kingdom Come Full band L.A

Kingdom Come Full band L.A

Erano finiti i giorni dell’ Arthur Brown Kingdom Come, una delle esperienze piu’ interessanti della scena prog underground inglese. Ma non era certo finita per Victor, il quale prese tastiere e bagagli torno’ nella sua Detroit. Aveva scoperto tante cose in quel periodo…” Mi piaceva tantissimo stare sul palco e creare una certa teatralita’, uno spettacolo che fosse anche visivo, con costumi trucchi e tutto il resto…Mi piacevano i suoni del prog europeo, mi piaceva la ricerca, la sperimentazione, l’apertura mentale che avevo trovato da quelle parti…Decisi allora di portare qui in America alcuni dei musicisti Inglesi che avevo incontrato, e registrare un disco con il mio nome. Ma per problemi di visto di ingresso dei musicisti la cosa stava per sfumare…Poi pero’ decidemmo di tentare il passaggio di confine dal Canada, in modo da aggirare i controlli alla frontiera! La cosa riusci, e registrammo No Man’s Land, a nome del Victor Peraino’s Kingdom Come. In quel disco, ristampato poi dalla Italiana Black Widow, oltre a suonare tutte le tastiere cantavo anche, cosa che ho continuato a fare da allora in poi.”

E’ un disco particolare No man’s Land, con al suo interno diversi gioielli nascosti del progressive anni settanta. Dominano le tastiere, ma in un modo diverso dal solito, meno legate ai virtuosismi classicheggianti dei contemporanei, volte piu’ a creare un suono di atmosfera, un ambientazione per ogni brano, con la voce di Peraino che arriva perfetta in questo contesto. Un disco molto interessante con una copertina bellissima, di quelle che non si dimenticano e che ti fanno viaggiare con la fantasia.

Sono passati molti anni da allora, e sia Victor che Arthur Brown hanno attraversato differenti momenti nelle loro carriere e nei loro percorsi esistenziali ed artistici.

Ma il destino li ha portati ancora ad unire le rispettive sensibilita’, inaspettatamente, come sempre capita nelle cose piu’ belle, quelle che accadono senza forzature, senza essere costruite a tavolino da nessuno.

“ Ci siamo ritrovati dopo tanto, tantissimo tempo, e come se fosse la cosa piu naturale del mondo abbiamo iniziato a comporre, a suonare insieme in studio e live. Io sono andato in Inghilterra e mi sono unito ai concerti di Arthur, lui e’ venuto a Detroit e abbiamo registrato diverso materiale…Abbiamo ricominciato a sperimentare, a provare suoni strani, vecchi synth, computer, esoterismi e antichi rituali spazio temporali, e ora…Stiamo continuando a farlo divertendoci da matti!”

Li lasciamo alle loro cose, hanno altro materiale da registrare, alcuni dei pezzi andranno nel nuovo album, il titolo e’ “Journey in Time”. Esattamente quello che hanno fatto insieme a noi Victor Peraino e Arthur Brown.

Victor Peraino Preforming Los Angeles

Victor Peraino Preforming Los Angeles

 

 ENGLISH:

Detroit Michigan means rythm, noise and music. It’s the sound of the working class at the assembly lines that every day create new automobiles, it’s Motown music, it’s raw high energy rock and roll of MC5 and The Stooges, it’ the endeless pulse of Techno.

Detroit is made of asphalt, poverty and songs. Detroit is the Rock City.

Wandering around in clubs, with punk rock bands and underground stars, we met a very special guy, somebody that seems as if he is coming out of a novel.

We start talking, and after a while he introduces himself: I am Victor Peraino, keyboard player of Kingdom Come and the legendary Arthur Brown. We are so surprised.. What is he doing in Detroit on a night like this? Sure, we know his records, and we tought he was british, one hundred percent european, but no, he is a Detroiter born and raised in the Motor city. Our curiosity grows while we talk to each other, and so we decide to exchange our phone numbers and keep in touch.

His call arrives in the next week, with a big surprise. Arthur Brown is with him, they are working on some recordings for a new album, coming out on the Italian label Black Widow…If we want we can meet each other at the studio the next day.

So, here we are, in time, excited and a little bit nervous…

“ Mine is an Italian name, Peraino, my family is from Sicily and i have been in Italy more than once…I grew up in Detroit and started playing music immediately, at the end of the sixties when I was a teen ager. At that time bands used to play in clubs not too big, often old dancing ballrooms or theaters, transformed into amazing venues where everything and anything could happen all the time. In San Francisco and New York there was the famous Fillmore, here in Detroit there  was the Grande Ballroom. A friend of mine was the “MC” in that crazy place…I was only seventeen and he asked me if i wanted to join a band that he was putting togheter because they needed a drummer. I said yes without hesitation, and everything started…a band born in the Grande Ballroom, with the Rasmussen brothers on guitar and bass, we were called UP. We played our version of garage rock. We were often opening for very big names, many times sharing the bill with Stooges and MC5, Frost and many others. We even opened for Cream one night! Then one day Dennis Thompson,the drummer of the MC5, asked me if i wanted to play percussion on stage with him at a very special show at the Masonic Temple with Jimi Hendrix Experience. That was the first time i met Jimi, and we became friends in the dressing room.”

First time? Did you met him again?

“ Yes. I ended my experience with UP, and i felt the desire to move in a different direction, no longer connected with that kind of sound. In the meantime i was in New York with some friends, the Woodstock festival was happening at that time and we all decided to go at the very last minute. Once we arrived there we figured out that all roads were packed with endless lines of cars. So we found a little dirt road, maybe used by farmers with their tractors. I started driving along this tiny road very slowly, and after a while the lights of the stage appeared in front of us like in a dream. I kept going and we all ended up in the backstage area. Security was nothing like it is today, and we looked like a band, so nobody bothered us and we wandered in the artist’s area when, all of a sudden, i saw Hendrix…i went to him and he remeber very well our meeting in Detroit, so we were  togheter backstage smoking and talking, when he realized it’s time to go on stage. So i was right there, on the side of the stage during his legendary show in Woodstock.”

Now Arthur Brown joins our conversation, in perfect shape with a sparkle of enthusiasm in his eyes. He is a living legend, a major figure all through the history of rock music, happy to share with us and Victor memories of their time togheter.

 I can’t help  to ask : How you, a Detroit kid, ended up in Arthur Brown’s band?!

“ it’s been a chain of events, that step by step brought us togheter…One of the strange and magical paths that life sometimes gives to you…and all you can do is follow, trusting your inuition without really knowing why…

Victor & Gtr L.A. 1984

Victor & Gtr L.A. 1984

I was tired of playing drums. I was inspired by new bands like Moody Blues, King Crimson, Genesis, wishing to go in a different direction. I wanted to play keyboards and start a new musical experience. To do that, i really needed to buy a Mellotron.  I found out it was more expensive to import one in the States than going to England myself, and having one made for me over there. My manager gave me some contacts with the right people and off i went. Everything turned out great, and while i was waiting to have my Mellotron made, i rented a Volkswagen van and drove through Germany, and all the way to Rome Italy.  I met a beautiful girl there, and we had a great time in the city. At the time the place where all Hippies, musicians and strange people from all over the world were meeting each other was Piazza di Spagna. One day, while i was there playing flute sitting on the steps of the big ancient stairs, i saw some of the people that let me stay in their place in London. One of them was Mike Oldfield’s girlfriend and they were getting ready to go back to England. So i offered them a ride, and on the way home they asked me if i wanted to join them in the next days, going to the Reading festival with Arthur Brown’s Kingdom Come band. And so, like in a dream, i found myself backstage at the Reading festival talking with Arthur about music and syntesizers like old friends! When the time came to go on stage, their keyboard players didn’t show up! At the very last moment Arthur came to me and asked me to join the band, “just go on stage and make some noise with our brand new synth VCS3!”…Without even knowing their songs or any chance to practice what so ever! “

Now  Arthur is talking with a big laughter…“ Ahahaha!! Yeah, this is exactly how happened! I thought, better to try with this guy than no keybords…And that was a great choice…a great show and the beginning of a very long personal and artistic realtionship!”

It’ beautiful to see them togheter today, sharing their memories with us.

“ Right before going on stage, not knowing what was happening, i smoked a big fat joint made of hashish mixed with weed…Try to imagine how i felt, on stage with all the lights , and this VCS3 that i not only saw or played before, connecting cables and moving a kind of joystick to create strange loud sounds, with a band i never met before! That was pure craziness…But in some way i felt very good in that craziness and i joined the band on the spot. I had my brand new Mellotron, went on the bus and on tour with them. That was a dream for me, i couldn’t hope to be in a better band than Kingdon Come at that time: Theatrical, experimental, melodic and powerful all at the same time. Just perfect.

Arthur & Victior in London 2012

Arthur & Victior in London 2012

They recorded an amazing album, a strange mix of psychedelia, progressive and space rock: “ Journey “. One of the first, if not the first, rock album based on the beat of a drum machine, a collection of very intense tracks. Brown’s voice and the magic guitar of Andy Dalby traveled through the electronic beats and the visionary keyboards of Victor Peraino, a record still very strong and unique today, after all these years.

“ The tour of Journey was such a strong experience for all of us. We played in many places and in very different situations. For a while our opening band was Queen! Nobody knew them at the time, and their manger was ready to drop them, because there weren’t any label interested in their music…Every night was a different and strange situation. We did one gig and this guy came with a lot of free LSD for everybody in the place. Band, crowd, people working at the venue, everybody was tripping at the same time! As soon as the show ended, this girl came in the dressing room and shouted “ Guys! While you were playing i saw god!! “ We were exausted and still tripping out of our mind, so we told her, yeah, sure, ok…And then she ran to the sink, put her head under the water and then ran back to us, with her hair dripping wet yelled “ I saw god,do you belive me now!?! “ Yeah, we belive you, take it easy, it’s ok…Maybe our faces were not enough like belivers, and so all of a sudden, she took all her clothes off, jumped on a chair and screamed on top of her lungs “ I am going to fuck each and everyone of you!!! I saw god, do you belive me now?!?!? “ That tour was a crazy time man! “

Now is Arthur speaking. “ We could go on, it was really a pleasure to play with the Journey line up. But i was going through a time of personal changes, i needed to go on my own spiritual path for a while. We were near the Ginevra Lake when i decided that i want to brake up the band.”

The days of Arthur Brown Kingdom Come were over, and so was one of the most exciting band of the british progressive underground scene.

Of course it was not over for Victor. He packed the keyboards and  his dreams and came back to Detroit. By then he understood a few important things. “ I love to be on stage and put togheter a show not only about music, but also something to be seen, to be experienced with all your senses, with make up, coustumes, lights and more. I love the european progressive sound, the feeling of exploring different musical landscapes, i love the open mind attitude that i found over there in europe. So i decided to bring  to Detroit some of the musicians i met in England, and make a record in my name. We had a very hard time bringing them across the border because of some visa issues. But i didn’t give up, and we managed to bring them across the border through Canada.  In some way…Everything went fine, and we recorded “ No Man’s Land “ by Victor Peraino’s Kingdom Come. In that record, now avalabile on Black Widow, other than just play keyboards, i started singing.”

It’s a very special album No Man’s Land, with many golden nuggets of seventies prog rock. A very keyboards driven work, with a special feeling, different from one track to the next, with the beautiful voice of Peraino, perfect in this place.

A very interesting record with a wonderful cover, the kind that you can’t forget and makes you travel with your fantasy.

It’s been a long time, and both Victor and Arthur Brown had been going through different stages of their musical careers and personal lives. But somehow, someway, life crossed their paths again, in a very natural and easy way, like it was meant to be. That’s the way magic is.

“ We met each other again after a very long time, and like it was the most natural thing to do, we started playing and writing music togheter again.  I went in England a couple of times and joined Arthur during some special shows, he came back to Detroit and we recorded some new stuff… And here we are, experimenting again, discovering new sounds, computers, esoteric things,ancient rituals of space and time…and we are having a great time! “

It’s time for us to go. they are working with Skid Marx on some new songs, the new album is out and it’s called “ Journey in Time “ . Like the one we took, with Victor Peraino and Arthur Brown.

Journey in Time is out now on Black Widow Records. Victor Peraino’s Kingdom Come will play live at the Token Lounge, Westland MI Saturday 8/9-

ABARICO “Loop Project” (Peter’s Castle Records 2014) – TTT½

31 Lug

 

ABARICO è il progetto di ALESSANDRO VALLE, musicista di Schio (VI), quasi residente a Bologna e bassista/tastierista dei PROPHEXY. Approfondendo la conoscenza di questi ultimi sono arrivato a lui. Il titolo LOOP PROJECT lascia intendere molto e al primo pensiero può lasciare sorpresi, cosa ci fa un disco del genere su un blog dedito all’Hard Rock? E’ che ogni tanto ci piace esplorare mondi poco conosciuti. Il disco è poco più di una cosa autoprodotta, ma mi affascina nelle sue parti strumentali. Ci sono segni sonori, suggestioni cosmiche che mi interessano molto, a partire dall’ultimo pezzo MONDI TONDI …

FILE AUDIO: Mondi Tondi – Abarico:

Abarico Loop project

LOOP CATTIVO è forse il più ritmato, giro di basso ostinato che va a gettarsi in più rivoli, TRILOK è invece dominato dal flauto e da una sorta di tic toc celeste, sovae e tenebroso insieme. LA SCIAMANICA ci dà di armonici, in una sorta di ninna nanna lunare sussurrata da un bel flauto …

FILE AUDIO: La Sciamanica – Abarico:

esterno

I pezzi cantati (in italiano) non sono male, ma peccano troppo d’ingenuità. Il cantato di Valle non è all’altezza e le forzature delle metriche, come ad esempio in SOLO LIMATURA, non sono digeribili. Mi piacerebbe sentirli suonati e cantati da una vera band. Rimane il fatto che i momenti strumentali mi piacciono proprio tanto.

L’artwork ben si collega col mood del disco, ma anche in questo caso la realizzazione pecca di dilettantismo.

Progetto comunque assai interessante.

CLASSIX ANTHOLOGY (giugno/luglio 2014 – Arcana 5 euro)

30 Lug

Non si capisce bene se questo sia il nuovo numero di CLASSIX! dedicato a vecchi articoli comparsi sui primi numeri ormai introvabili della rivista o un numero di CLASSIX! ANTHOLOGY, edizione speciale dove vengono ripubblicati i vecchi articoli di cui sopra. Ad ogni modo le antiche scritture pubblicate nel 2004 vengono in parte ripresentate, con aggiunte e nuovi arrangiamenti. Per quello che riguarda il sottoscritto, hanno ripubblicato una cosetta che feci su FRANK MARINO, speravo scegliessero cose più significative e caratteristiche: ricordo che scrissi articoli su ROBERT JOHNSON, JOHN CAMPBELL, FREE&BAD CO e i FRATELLI WINTER ben più riusciti e interessanti di questa cosa sul pur grande FRANK MARINO.

 

CLASSIX ANTHOLOGY 014

Tra le cose che ci interessano segnalo le 10 pagine su JOHN WETTON che farò vedere stasera a Palmiro, 9 su BOB SEGER, 15 su BON SCOTT, ben 27 sul KRAUT ROCK (per la gioia di Polbi), 9 sui CHEAP TRICK. Segnalo anche la recensione del primo dei TISHAMINGO (che su questo  blog consideriamo il più bell’album di southern Rock) di Fuzz …Francsco Pascoletti insomma; ricordo che allora fui molto contento del fatto che anche lui trovò l’album delizioso.