Beppe Riva mi manda una foto che ha fatto in questi giorni a SPOLETO, in UMBRIA. Trattasi di fast food/pizzeria. Thank you, Mr Riva.
Magari un giorno finiremo per mangiarci un pizza ad uno dei suoi tavoli …
1995, la original CATTIVA COMPAGNIA è ormai un ricordo; nel 1993 Tommy va per la sua strada, io per la mia. Cerco di rimettere in piedi una gruppo. Rimango in contatto con Mixi Croci, il batterista, che vuole continuare a suonare con me. Cerco un bassista, trovo Carlo Testoni, ex Bambini In Bikini; ora manca un cantante, il tassello più difficile da trovare. Mi imbatto in Stefano Rebecchi. Insieme scriviamo alcune canzoni, facciamo un paio di demo, suoniamo al Vox di Nonantola; i rapporti personali però non vanno, mettiamo fine alla cosa in malo modo. Nella primavera del 1994 ricevo una telefonata da un cantante che ha avuto il mio numero da Mel Previte, è Marcello Monti, quello che diventerà March, un carissimo amico, un fratello. Organizziamo qualche prova al Seltz di Reggio Emilia. Verso la fine dell’anno esce Testoni ed entra Cristiano Cappi al basso, che poco dopo ribattezzo John Paul, quello che diventerà l’amico Jaypee, una colonna portante della mia vita. Mettiamo sotto qualche cover, qualche pezzo che io e March abbiamo iniziato a scrivere e una selezione dei pezzi miei e di Tommy. Erano gli anni in cui si poteva andare in giro con materiale proprio senza essere costretti a mettere in piedi una tribute band o una cover band generica. Ricordo quel periodo con affetto, parecchi concerti, alcuni nell’alto Veneto che per le nostre vite sono diventati leggendari. Una sera del 1995 vado da March, allora abitava nella zona sud ovest Modena in un ala della casa che fece, ad inizio del secolo scorso, suo nonno; una casa esoterica, molto particolare e bellissima. Ricordo antichi scranni in legno scuro con su incisa la testa del diavolo. Ci trovavamo nella sua stanzetta nello scantinato, una tastiera, dischi in vinile, piccolo impianto voce, a scrivere canzoni e a provare pezzi. Bevevamo succhi di frutta. Quella sera arrivo con un pezzo strumentale suonato nell’accordatura aperta di MI. Glielo faccio sentire, a March piace, lo vedo che sta per arrivargli l’ispirazione, guardo fuori dal finestrino, la sera che scende decisa e che tra non molto diventerà notte. “Chiamiamola NELLA SERA” gli faccio, March parte d’improvviso con la melodia, il testo sembra sgorgargli con facilità, io scrivo le due frasi del ritornello e poco altro. Verso mezzanotte quando ripercorro Strada Contrada per tornare a casa a Nonantola, guardo il cielo, la luna … mi sento pieno di emozioni, scrivere canzoni insieme a qualcuno è quello che più mi piace fare nella vita. Con March suoniamo insieme fino al 1999 poi ci lasciamo. Torniamo insieme dopo un paio di anni fino al 2006 in una tribute band dei LZ.
Anyway, questa è la versione di NELLA ERA della CATTIVA COMPAGNIA del 1999, registrata in presa diretta in due take in una serata fredda e umida alla Studio Vida nell’autunno di quell’anno. Io e Faust nella sala grande dello studio, io alla chitarra acustica (una Gibson simile a quella di Robert Johnson di proprietà di Fabio Ferraboschi, l’ingegnere del suono e proprietario del Vida) e lui davanti ad un microfono.
Mel decise di lasciare nell’introduzione la prova microfono che feci, una sciocchezza atta a recitare il siparietto prima di BLACK COUNTRY WOMAN dei LZ su PHYSICAL GRAFFITI.
Riascoltando la coda finale dove chiedo “okay Faust?” e lui “okay Tim” mi sono commosso, ricordo esattamente il momento: io e Fausto ancora in preda al turbamento, con quella vibe un po’ malinconica e tenebrosa che la canzone porta dentro di sè … una sciocchezza certo, ma per noi – allora – importante. Sicuro, un pezzo da tre minuti e 45 secondi con solo chitarra acustica e voce è un po’ pretenzioso, ma tant’è …
NELLA SERA
(words&music Marcello Monti-Stefano Tirellii – Siae 1995)
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performed by CATTIVA COMPAGNIA
Tim Tirelli – acoustic guitar ◊ Fausto Sacchi – vocals
produced by Mel Previte
recorded at Centro Musica Studio (Modena ) by Davide Viviani & Studio Vida by Fabio Ferraboschi
Mixed at Studio Vida (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi & Mel Previte
mastering Studio Esagono (Rubiera RE) by Fabio Ferraboschi
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NELLA SERA (Monti-Tirelli)
E stasera, ci sono ombre sopra ai muri, vedo tanti fiori,
e stasera,giro la mia chiave, vedo cosa manca,
sempre un po’ distratto rotolo nel letto.
E di sera, brutta compagnia qui nel sottoscala,
e la sera, magico richiamo, solo sul divano,
opera incompleta, anima d’asceta.
Ma quando sorge il sole,
inizia quel rumore,
mi batte forte, mi batte forte il cuore.
Fu la sera,candide lenzuola, vado bene a scuola,
era sera, mia madre che mi chiama, legato alla sottana,
sai che ore sono, no che non mi smuovo.
Ma quando sorge…
Nella sera, senza i tuoi occhi, davvero più non vedo,
senza i tuoi occhi, mi sento meno vero…nella sera.
L’estate mi sta scivolando tra le mani, finite le due settimane di ferie-non-ferie mi ritrovo qui alle nove di una domenica mattina agostana ad ascoltarmi i PINK FLOYD a Montreux il 21/11/1970. L’ho scaricato per POLBI e glielo ho spedito con wetransfer, chissà se il Michigan Boy riuscirà a scaricarsi tutto …
Ripenso a questi ultimi giorni: giovedì sera mi son trovato con PAOLINO LISONI a cena. Ci siamo dati appuntamento davanti al BUONTEMPONE ma era chiuso, così mestamente abbiamo ripieghiato sul solito cine-giappo di SAN MAURIZIO. Parlare con Liso mi gratifica: calcio, musica Rock, musica obliqua, massimi sistemi, FLAME SKY di SANTANA-McLAUGHLIN, AL DI MEOLA… finiamo la serata alla domus saurea. Entriamo e la groupie è nello studiolo intenta a tirare giù col basso LONG DISTANCE RUNAROUND degli YES, … mi torna in mente che alcuni mesi fa feci la stessa cosa con PICCA, entrammo in casa e lei era alle prese con TRAIN KEPT A-ROLLIN’ … chissa cosa pensano i miei amici della groupie …
Venerdì sera porto la groupie e la Lucy a mangiare il pesce alla FESTA DELL’UNITA PROVINCIALE di REGGIO EMILIA. Registro la musica dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI che proviene dalla Arena Spettacoli, quello che sento mi piace assai poco. Mi fermo davanti allo spazio liscio. C’è RENATO TABARRONI e il suo gruppo. Suonano con le basi. Bassista, batterista e tastierista che fan finta di suonare mentre una truppa di gente di varia età balla la quadriglia guardando le mosse che Maruska fa sul palco. Anche nel liscio e nella musica da ballo ormai è tutto un fake. Rifletto su TABARRONI: nasce col beat, diventa cantautore impegnato e poi sprofonda sempre più giù nella musica da ballo di bassa qualità.
Il sabato mattina come ormai da tempo immemorabile da Brian. Torno alla domus saurea alle 14, la groupie è a Castelnovo Monti a trovare suo padre, sono fiacco, ho dormito poco, non ho voglia di prepararmi una pasta o una bistecca, così getto sul piatto un paio di formaggini, qualche cipollina della Coop e gli aperisfizi OLIVIA&MARINO. Mi apro una birra Moretti al limone e tengo a portata di mano la frutta. Inizio a mangiare ed improvvisamente elaboro che è proprio un piatto da uomo di blues ormai cotto … mentre mangio guardo un vecchio film su LA7, quello dove JACK LEMMON è un povero diavolo che presta il suo appartamento ai suoi superiori per le loro scappatelle …
Mi trastullo poi con l’idea di trovare prima o poi un pupazzo (nerazzurro) di ALIEN che ho visto su facebook …
Stranissima estate, al venti e passa di agosto mi sorprendo a suonare la chitarra con indosso una felpa e con la finestra chiusa…
In macchina ascolto molto RICK DERRINGER. Rimango dell’idea che RICK fosse una spalla eccellente e un bravo produttore, ma da solista non ha la sburla e i pezzi necessari (o perlomeno non ne ha a sufficienza); ma gli sono molto legato e poi rimane un chitarrista molto, molto, molto bravo.
Quando ho bisogno di dintossicarmi dall’ Hard Rock Blues viro su cose a prima vista improbabili ma piuttosto interessanti. Gli YLIUM di INTERSTELLAR COLLAPSE ad esempio ….
L’INTER ha vinto facile sugli islandesi per l’andata del preliminare dell’Europa League, ora attendo il ritorno e l’inizio del campionato. Mazzarri non mi esalta, il mondo del calcio nemmeno, Tavecchio penso sia una tragedia per il calcio italiano, saprà l’INDONESIANA INTER perpetuare i sentimenti dell’AMBROSIANA INTER ? Mah, quel che so è che quando guardo giocare la mia squadra mi si infiamma l’animo, mi si drizza il pistolino, raggiungo (ogni tanto) l’estasi. Più la amo, più vivo.
L’Inter, ah!
Ieri, nel fare la spesa alla coop di Regium Lepidi, la groupie (che oltre essere la fan italiana n.1 di RICK WAKEMAN, lo è anche di VALENTINO ROSSI) adocchia le patatine 46:
scuoto la testa … va bene la linea di abbigliamento VR46, ma anche le patatine? E’ proprio obbligatorio far soldi ad ogni costo, spogliando il proprio brand di ogni fascino e svendendolo al miglior offerente?
Il pensiero corre subito a CARLOS SANTANA, il Carlos Santana che si mette a produrre salse …
Ne constatavo il triste declino un paio di settimane fa con DONATO ZOPPO: da CARAVANSERAI, a dischi di musicaccia leggera, ad album ridondanti dedicati ai grandi hit del Rock, alla produzione di salse; ma porcaccia la miseria, ma chi fa (o faceva) arte ad alto livello non dovrebbe mantenere una certa dignità? Non dovrebbe avere un animo che gli fa da sentinella, da quality control, da counselor? Una cosa tipo “A Carle’, è la tua animaccia che ti parla, ma che cazzo stai a fa’? Fermate che è mejo!”
E’ già abbastanza complicato tenere in piedi una carriera per tutti quei lustri e decenni (la vena creativa si sa dura 5 massimo 10 anni, ne parlavo proprio l’altra sera con Paolino Lisoni), oltre a dischi inutili, vuoti e sostanzialmente di merda, dovete anche mettervi a scrivere libri, fare film, disegnare quadri, produrre salse o biancheria intima per uomini (qualcuno ricorda i boxer griffati ROBERT PLANT tra gli anni ottanta e novanta?). Ma rimanete nel vostro ambito, non andate ad impantanarvi in avventure che non vi competono, perché tra l’altro poi portate via quelle poche chances che ha chi dà l’anima nel campo in cui voi, in preda ad un delirio di onnipotenza, andate a sconfinare.
E poi smettetela con tutte quelle tazze col manico, quelle “mug”, zio cagnetto anche IL SIGNORE DELLE TENEBRE, THE DARK LORD HIMSELF, si è messo a venderle dal proprio sito (tra l’altro a prezzi piuttosto alti)…
Fate dei dischi se proprio dovete, arricchite l’offerta con magliette (ma vi prego basta con la tipica t-shirt rock nera kitsch fino all’inverosimile), plettri, cosucce legate alla musica ma basta col resto. Il pianeta è già pieno d’immondizia, se vi ci mettete anche voi, che dovreste essere paladini dell’arte, quindi della consapevolezza ultima del termine “umanità”, è finita.
Ma tanto che lo scrivo a fare, da quando qualcuno ha “attaccato un adesivo dei GRATEFUL DEAD alla sua Cadillac”, il sogno (se mai c’è stato), è finito.
Nobody on the road, nobody on the beach
I feel it in the air, the summer’s out of reach
Empty lake, empty streets, the sun goes down alone
I’m driving by your house, though I know you’re not home
But I can see you, your brown skin shinin’ in the sun
You got your hair combed back and your sunglasses on, baby
I can tell you my love for you will still be strong
After the boys of summer have gone
I never will forget those nights, I wonder if it was a dream
Remember how you made me crazy, remember how I made you scream
Now I don’t understand what happened to our love
But babe, I’m gonna get you back, I’m gonna show you what I’m made of
I can see you, your brown skin shinin’ in the sun
I see you walkin’ real slow, and smilin’ at everyone
I can tell you my love for you will still be strong
After the boys of summer have gone
Out on the road today, I saw a Deadhead sticker on a Cadillac
A little voice inside my head said, “don’t look back, you can never look back”
I thought I knew what love was, what did I know?
Those days are gone forever, I should just let them go, but
I can see you, your brown skin shinin’ in the sun
You got the top pulled down and the radio on, baby
I can tell you my love for you will still be strong
After the boys of summer have gone
I can see you, your brown skin shinin’ in the sun
You got that hair slicked back and those Wayfarers on, baby
I can tell you my love for you will still be strong
After the boys of summer have gone
Segnalo alcuni fumetti molto buoni:
LE STORIE N.23 “Il Principe Di Persia” (Bonelli- €3,80) – TTTT
Davvero bella questa storia. Paola Barbato su livelli molto alti.
LE STORIE N.23 “Il Principe Di Persia”
Periodicità: Mensile
Uscita: 13/08/2014
Soggetto: Paola Barbato
Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Aldo Di Gennaro
Inghilterra, fine Ottocento. Gli scavi per la realizzazione della metropolitana londinese svelano la dimora sotterranea di un misterioso essere, che, per anni, si è celato agli occhi del mondo… È un artista o un povero folle, un uomo o un mostro? Toccherà al rude ex-poliziotto Felder calarsi nella tenebra di queste domande per gettar luce su una lunga storia di solitudine, morte e… amore!
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COLOR ZAGOR N° 2 “IL RITORNO DI GUTHRUM” – (Bonelli- €5,50) – TTT½
Zagor tutto a colori che canta IMMIGRANT SONG.
COLOR ZAGOR N° 2 “IL RITORNO DI GUTHRUM”
Periodicità: Annuale
Uscita: 01/08/2014
Soggetto: Jacopo Rauch
Sceneggiatura: Jacopo Rauch
Disegni: Gianni Sedioli
Copertina: Gallieno Ferri
Colori: GFB Comics
Re Guthrum, capo di una colonia di vikinghi insediatasi da secoli in Nord America, chiede l’aiuto dello Spirito con la Scure per risolvere il mistero di una spedizione scientifica scomparsa in Labrador, mentre esplorava antichi insediamenti scandinavi. Guthrum pensa di coinvolgere Zagor per la presenza di indiani ostili, ma c’è anche dell’altro… le profezie di un sacerdote vikingo dicono anche che sta per materializzarsi una terribile minaccia! I Nostri, accompagnati dal professor Trevor e da una decina di guerrieri scelti, partono su un Drakkar vikingo, ma sulla loro strada non solo troveranno una feroce tribù pellerossa, ma dovranno assistere al risveglio dei mitologici Draugar, creature sanguinarie che affondano le loro origini nelle leggende vikinghe!
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MARTIN MYSTÈRE N° 334 “I PREDATORI DELLA FORESTA SACRA” – (Bonelli – €5,30) – TTT½
Antropologia culturale, sciamani e il solito Mystère; niente male.
MARTIN MYSTÈRE N° 334 “I PREDATORI DELLA FORESTA SACRA”
Periodicità: Bimestrale
Uscita: 12/08/2014
Soggetto: Paolo Morales
Sceneggiatura: Paolo Morales
Disegni: Giancarlo Alessandrini
Copertina: Giancarlo Alessandrini
New York è scossa da un brutale duplice omicidio: un uomo azzannato alla gola, forse da un animale selvaggio, e una donna il cui cuore sembra essere stato afferrato da un’invisibile mano e stretto fino a farlo scoppiare. Una modella è sconvolta dalla notizia: la giovane conosce infatti un uomo in grado di compiere un’operazione del genere, il suo bisnonno, un temuto e potente sciamano. La ragazza chiede aiuto a Martin Mystère, e il Detective dell’Impossibile si trova così ad affrontare un mistero che coinvolge un sodalizio di stimati personaggi, legati tra di loro da un antico patto.
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COLOR TEX N° 5 “DELTA QUEEN” – (Bonelli – €5,50) – TTTT
Tex tutto a colori che canta MISSISSIPPI QUEEN in una sfavillante avventura sul nostro fiume sacro.
COLOR TEX N° 5 “DELTA QUEEN”
Periodicità: Semestrale
Uscita: 06/08/2014
Soggetto: Mauro Boselli
Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Civitelli
Copertina: Claudio Villa
Colori: GFB Comics
Banda POPolare dell’Emilia Rossa … beh, più chiari di così. Il gruppo è una freccia avvelenata contro quell’idea romantica di “Modello Emiliano”, quel fiotto di sentimenti progressisti e democratici in cui la mia tanto amata Emilia sembra oggi soffocare. Non condivido appieno le forti critiche provenienti dalla BPER, ma se non altro le capisco. Il gruppo modenese che fa politica attraverso la musica è ad ogni modo utile alle nostre coscienze forse un po’ appannate ed esauste.
Le canzoni si inseriscono come costrutto nella tradizione delle canzoni di protesta italiana, non distanti da certe cose degli STORMY SIX; poca melodia, testi pungenti, e qualche appesantimento di chitarra elettrica con distorsioni tout court. RIBELLI DELLA MONTAGNA per certi versi finisce per assomiliare ai METALLICA.
MAMMA BALELLA diventa interessante al minuto 3,10 quando parte per un breve viaggio dei territori battuti tanti, troppo anni fa dagli AREA. PER I MORTI DI REGGIO EMILIA ha ovviamente un forte valore simbolico per chi, come me, ha radici reggiane e certe idee. La strage di 54 anni fa ad opera della polizia ai danni di cinque operai, tutti iscritti al PCI, durante una manifestazione sindacale. Ancora oggi quando penso a quella tragedia ho un forte moto di rabbia. A dispetto degli 11 lustri ormai passati, la memoria è ancora viva qui in città.
BRIGANTI E PARTIGIANI è un altro pezzo dove viene riproposto un momento di musicalità più intensa che va a sciogliersi in un bel giro di piano. Il resto, legato a soluzioni vicine alla tradizione popolare, viene comunque interpretato con inaspettata ricchezza.
Ad uno che si definisce “guevarista” HASTA SIEMPRE COMANDANTE manda sempre un brivido lungo l’animo, ma devo dire che la versione del gruppo non mi pare riuscita. Ancora il piano di FEDERICO FERRARA per un momento quasi jazzy in O GORIZIA.
Molto, molto bella, la versione del traditional LA LEGA (SEBBEN CHE SIAMO DONNE). Delicato e malinconico il piano prima di finire in un ritmo sudamericano, e convinto il cantato di FRANCESCA PARLATI.
RISCOSSA OPERAIA ci dà di metallo in una sorta di crossover che ha qualche debito anche nei confronti di GABER.
BANDIERA ROSSA nella versione della BPER parte come bluesaccio con impeto rock alla DEDICATO di FOSSATI per poi trasformarsi in un ostinato enfatico più adatto alla natura del sentimento di cui è pervasa. Da rimarcare il cantato pieno di fede di PAOLO BRINI.
Disco niente male questo, soluzioni musicali colte si inseriscono su tessuti come detto tradizionali, contenuti profondi, voci forti provenienti dal basso. Per i prossimi lavori mi piacerebbe che il gruppo cercasse di arricchire – musicalmente parlando – anche le parti dedicate a strofe e ritornelli, senza rinnegare la tradizione popolare del movimento operaio, per renderle, non più accessibili, ma semplicemente più belle.
PS: anche il visual andrebbe rivisto; il logo funziona, ma possibile che non si sia trovata una foto migliore per la copertina del CD? Essere di sinistra non significa fregarsene della bellezza. Anche la grafica è arte e cultura, non va sottovalutata.
ERIC CLAPTON ormai riesce a rendere inoffensiva qualsiasi cosa tocchi, ed è così anche per questo tributo al grande, grandissimo JJ CALE. E’ un album senza personalità, levigato, stirato ma che non sa di niente; i primi sei prezzi sono quasi fastidiosi, poi arriva MAGNOLIA e, malgrado JOHN MAYER, ti scioglie sempre un po’, ma è il pezzo ad essere di un altro pianeta, mica gli attori che stanno recitando.
Poi subito dopo tutto torna alla noiosa normalità. Gli assoli di ERIC CLAPTON ormai sono diventati una cosa da evitare.Pensa un po’ cosa mi tocca scrivere. La voce di WILLIE NELSON riporta un po’ di onestà sentimentale.
Anche TOM PETTY non è male in THE OLD MAN AND ME, ma è l’ultima scintilla.
Magari ad alcuni questo album piacerà, saranno quelli che girano in BMW, quelli che hanno comprato in tutto quattro cd e li tengono in macchina, cd tipo BROTHERS IN ARMS dei DIRE STRAITS e appunto l’UNPLUGGED di CLAPTON e cosi pensano di amare il blues.
Comprate gli album di JJ CALE, non questo.
Questo è JJ CALE…
When you and I are ready, no longer earthly-bound
We’ll travel through the crystal night, starbound
Heaven holds a mystery, wrapped inside a sound
Through the eyes of time, starbound, you and I
A floating star is what we are
Suspended in space
Outward-bound it’s the only home we’ve found
To save the human race
Speed is now their captain, kings that lost their crown
Motion is our master, starbound
Starbound
Starbound
Questo è il blues, cazzo….
I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there,
So all alone, coverin’ the waterfront
And after a while, all the people,
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor,
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront
And after a while, I looked down the ocean,
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor,
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront
Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’
Registrazione live di una delle poche date che EDGAR WINTER fece coL grande CARMINE APPICE alla batteria nel 1992. Bootleg trovato di recente.
TITLE: Edgar Winter, Philadelphia, Chestnut Cabaret, Philadelphia, PA, USA, December 18 1992
LABEL: no label
TYPE: audience (G2 master audience recording/Goody-Bomb-Tomp remaster)
SOUND QUALITY: TTTT++
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: (by yours truly…very simple)
BAND MOOD: TTT
COLLECTION: TTTT
Il concerto non è completo, il taper si è perso le prime canzoni. WE ALL HAD A REAL GOOD TIME è cantata dall’ospite JEFF GANZ, dopo di che si torna alla formazione ufficiale di quel tour. TOBACCO ROAD è cantata da EDGAR con la solita maestria, il tutto (ma vale per l’intero concerto) è impreziosito dalla presenza di CARMINE APPICE. Questi sarà per certi versi un personaggio inquietante (voglio dire, è spesso sopra le righe e tamarro) ma come cazzo suona la batteria!!! Giusto il tempo della presettazione della band e poi si chiude con due classici: FREE RIDE
FILE AUDIO: Edgar Winter, Philadelphia 18/10/1992 ” FREE RIDE”
e FRANKESTEIN. Questo è un pezzo strumentale, tra il 1972 e il 1973 uscì come lato B del singolo WE ALL HAD A REAL GOOD TIME, ma i dj dell’epoca iniziarono a farlo sentire in radio e ben preso diventò un successone. La casa discografica in fretta e furia ripubblicò il singolo con FRANKENSTEIN come pezzo di punta e il singolo arrivò dritto al primo posto dei 45 giri più venduti in USA (l’album volò alla posizione n.3).
FILE AUDIO: Edgar Winter, Philadelphia 18/10/1992 ” FRANKENSTEIN”
Dal 1971 al 1974 EDGAR WINTER pubblicò quattro album magnifici:
EDGAR WINTER’S WHITE TRASH (1971 Epic) -TTTTT+
EDGAR WINTER’S WHITE TRASH “ROADWORK” (1972 Epic) – TTTTT+
THE EDGAR WINTER GROUP “THEY ONLY COME OUT AT NIGHT” (1972 Epic) – TTTTT+
THE EDGAR WINTER GROUP “SHOCK TREATMENT” (1974 Epic) – TTTT
Settimane di ferie un po’ particolari queste, ogni giorno un salto a Newcastle In The Mounts (Castelnovo Ne’ Monti insomma) a trovare Dante, e ogni giorno nell’arrivare contemplo la BISMANTOVA’S STONE (la Pietra di Bismantova insomma) che con i suoi 1041 metri fa da sentinella a quella parte dell’appenino reggiano…
… poi appuntamenti con l’assistente sociale che segue Brian per vedere a che cavolo di punto siamo con le graduatoria comunali.
Nei ritagli che mi rimangono mi godo le (poche) mattine assolate qui nella Domus Saurea, raccolgo i fichi…
… assorto osservo Palmiro che entra ed esce dai campi di erba spagna, la groupie che all’ombra di un acero legge un libro …
… e la piscinetta in cui prima o poi forse inaugureremo la stagione natatoria (due bracciate al massimo) …
Martedì ore 22: sono a Gavassae, faccio per ripartire, giro la chiave, un ciocco e la macchina è morta: batteria fulminata. Va bene che la blues mobile è una sterminatrice di batterie, ma la avevo cambiata 9 mesi fa! Il fatto è che con queste macchine con le centraline elettroniche e il cambio automatico non riesci a far nulla, nemmeno a spostare la macchina di qualche metro. Mah. Mercoledì13/08 ore 9: dopo aver girato per mezz’ora alla ricerca di qualcuno e fatto almeno 15 telefonate troviamo un’officina aperta a Bagnolo, il titolare si presta a venirci in soccorso. Bianchi Gustavo, il nome mi tranquillizza ma subito dopo mi meraviglio del pensiero prigioniero del localismo spinto. Gustavo arriva, ha con sé una batteria nuova, la cambia e …torna la felicità. Dato che sono uno che cerca l’alba dentro l’imbrunire mi dico che sarebbe stato ben peggio se la blues mobile ci avesse lasciato a piedi a Castelnovo Monti o a Highbank (Rivalta insomma) dove nel viaggio di ritorno mi ero fermato con la groupie a mangiare una pizza. Certo che rimanere a piedi il 13/8 ci vuole una certa dose di sfortuna, soprattutto se sei uno come me che tiene sempre in ordine la macchina( tagliando fatto due settimane fa). Si vede che sono proprio figlio del blues, visto che trouble always coming my way, trouble always coming…, adesso mi aspetto di bucare una gomma e di vedere le chiavi sfuggirmi di mano e cadere in un tombino entro la fine del mese …
Arrivo dunque un po’ in ritardo all’appuntamento con l’assistente sociale, altra documentazione da presentare, altri giri da fare. Rimango da Brian fino alle 15,30, corro al Policlinico per prenotare il prossimo prelievo a domicilio per lui, lascio il vecchio in balia della signora che ci dà una mano. Mi fermo al distributore della crocetta, nuova gestione di sudamericani. Faccio due chiacchiere comprensive di complimenti ai ragazzi, spronandoli per la nuova avventura. Ci salutiamo molto cordialmente. Mi rallegro del mio comportamento, evidentemente sono tornato in me.
Sono mattine sospese queste, in attesa che i vari impegni ti ricaccino sulle blue highway, mattine dunque adatte a lavori tipo JOHN McLAUGHLIN da ELECTRIC DREAMS:
oppure alle CAMPANE TUBOLARI di MICHELE CAMPOVECCHIO.
Con la groupie riusciamo a tornare alla festa dell’unità di Mandrio, lo facciamo per vedere un tributo agli ABBA chiamato AKKA. Io e la groupie siamo fan degli ABBA SHOW, una tribute band spettacolare del gruppo svedese, così siamo incuriositi da questa nuova (almeno per noi) band. Lasciamo la festa dopo mezz’ora di sofferenza. Il gruppo non ha nulla da dire e da dare. Cantanti mediocri, musicisti mediocri, e un sacco di basi. Le ragazze sono così spudorate che cercando di far cantare il pubblico puntando il microfono verso le prime file senza preoccuparsi delle loro voci pre-registrate che continuano ad uscire dall’impianto. I suoni delle tastiere poi sono di un lofi mai sentito. Ora, non è che devono salire sul palco (o fare dischi) solo i musicisti talentuosi, deve farlo chiunque sente dentro di sé il richiamo dello stage, chiunque abbia qualcosa da dire e da dare appunto. Ma così no … musicisti spenti e senza ardore, geometri della musica, dattilografi delle melodie. Mamma mia che tristezza. Giungo alla conclusione che al nome manca una K, all’inizio …
Tornando, per riprenderci, ascoltiamo DON HENLEY live a Boston nel 1993 …
Ferragosto da Brian, il giorno dopo pure; ascolto Radio Capital, c’è uno di quegli speaker da periodo estivo, uno piuttosto lofi con la voce impostata. È l’anniversario di morte di ELVIS PRESLEY e naturalmente il programma prevede una telefonata al critico musicale di LA REPUBBLICA. Ernesto Assante snocciola qualche banalità e fa associazioni demenziali. Conclude dicendo che se non ci fosse stato Elvis non ci sarebbe una parte della musica che ascoltiamo oggi bla bla bla … mi chiedo come si faccia ancora oggi a dire una assurdità del genere. Poco dopo, sempre su quella che dovrebbe essere il mio network commerciale preferito, sento una che racconta aneddoti legati alle storie d’amore del Rock. Anche qui sempre le stesse cose.
Sfinito dalla mediocrità che sento per radio infilo nel car stereo un bootleg del JEFF BECK GROUP, uno di quelli dell’agosto 1972, uno di quelli con JB, CARMINE APPICE, TIM BOGERT, MAX MIDDLETON e BOB TENCH. La sound quality è scadente ma godo troppo nell’ascoltare quell’idea di gruppo stellare durata purtroppo solo due settimane. Altro che BECK BOGERT & APPICE! Il mio holy grail sarebbe trovare una buona registrazione soundboard di quel Jeff Beck Group (e dei LZ al LA Forum il 3/6/73).
Torno alla domus saurea e trovo la groupie davanti alla stereo col Fender Jazz in braccio intenta a tirar giù STARSHIP TROOPER degli YES. Che razza di bassista che è la groupie.
Dopo pranzo mi guardo su SKY il film IL GRANDE GATSBY, il romanzo di Fitzgerald è stato uno dei miei libri formativi. Lo guarda con l’audio originale … m’interrogo sulla possibile traduzione della catchphrase “old sport“, nel film e nella prima traduzione del libro risolta con “vecchio mio”, nella nuova traduzione letteraria con “vecchia lenza“, frase colloquiale che indica uno che la sa lunga, un furbacchione. “Old sport“, interessante modo di dire.
Finisce il film ed è già ora di tornare a Castelnovo ne’ Monti a trovare Dante. Per una piacevole coincidenza quest’anno il concerto della Pietra (di Bismantova) vede la partecipazione degli STRAWBS, gruppo inglese di folk rock che per un paio d’anni vide in formazione anche RICK WAKEMAN. Poteva la cosa sfuggire alla groupie? Una volta salutato Dante prendiamo la navetta che ci porta alla Pietra. La location è suggestiva. Non presto attenzione al noioso gruppo spalla, mangio gnoccofritto e prosciutto accompagnato da una Lemonsoda; le magliette degli YES e degli ELP che indossiamo finiscono nascoste dalle felpe e dai giubbotti invernali, fa freschino a certe altitudini; arrivano gli STRAWBS … non sono naturalmente my cup of tea, sono in tre e suonano in acustico, ma fanno la loro porca figura. Portano in giro con estrema dignità la loro età e le relative debolezze, ma cantano e suonano con convinzione e vigore, conquistando un pubblico numeroso e sempre più coinvolto. Giù il cappello per gli STRAWBS. ….
Domenica 17, da Brian per il terzo giorno di fila, 11 ore di badantaggio, son così cotto che non so nemmeno più se a soffrire di alzheimer è Brian o suo figlio. Eppure non scatto, non mi innervosisco, lo porto fuori a bere il caffè, gli preparo il pranzo, la cena, la merenda, lo faccio disegnare e con uno stratagemma, mentre io scarabocchio questi pensieri sul tablet, lo faccio restare in allenamento facendogli leggere tutti i titoli di Repubblica di oggi. La cosa sembra divertire il vecchio Brian, e io mi sorprendo ancora della sua lucidità tenuto conto della fase (grave) della malattia in cui è. Un titolo riporta la sigla UE e lui legge (correttamente) Unione Europea. Insieme guardiamo su Cielo la Moto GP (“mo dio bon, Tim, si van fort!“). Mi chiede più volte se sono sposato, io gli rispondo ” ho una groupie, Brian…“, e lui “chi?”. Sono anni che aspetto con ansia il momento in cui verrà ricoverato in una struttura, per potermi riprendere la mia vita, ma quando succederà mi sentirò perso, in colpa, inadeguato. Lo guardo il mio vecchio, l’alzheimer lo ha reso più dolce, mansueto, ma non arrendevole. Ridendo gli accarezzo la testa e gli dico in reggiano stretto “Mo’ sa gh’é che dènter, gninto?” (mo’ cosa c’è qui dentro, niente?) e lui, “sè, che denter a gh’è fin trop ” (sè, qui dentro c’è fin troppo).
Esco verso le 21. In macchina mi sento RICK DERRINGER …
Mi fermo a Gavassae, la groupie è dalla Lucy; Dante domani esce da terapia intensiva e va in reparto. La felicità è palpabile. La Lucy mi dà un po’ di torta che ha fatto per la colazione di domattina.
Arrivo alla domus saurea, in chat con Amduscia a parlare di bootleg dei LZ e poi crollo sul letto. Palmir viene stendersi vicino a me. Son lì che sogno il Madison Square Garden, mi sembra persino di sentirne un faretto puntato sulla faccia …ah no, è la groupie che mi fa una foto col flash …
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