Rick Wakeman & The English Rock Ensemble – Live at The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, Derbyshire, England, 11/09/2015 – di Saura Terenziani

23 Set

Saura ci narra della piccola avventura che ha vissuto al cospetto del Caped Crusader e della sua band; lo fa col candore di una che ama il suo artista preferito senza riserve. Go for it, Saurit.

ITALIAN / ENGLISH

Maggio 2015.

Come tutti i giorni, apro la homepage del sito di Rick Wakeman e subito una notizia balza ai miei occhi: Rick farà un concerto con il suo gruppo, The English Rock Ensemble, nel Derbyshire, England, l’11 settembre 2015. La venue è The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, un deposito di manutenzione di treni con annesso museo dove sono esposti vari esemplari di locomotive d’epoca inglesi.

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The Barrow Hill Roundhouse Museum

La mia prima reazione è: ci devo essere. Ho visto Rick Wakeman con lo spettacolo piano solo, ma non l’ho mai visto con la sua band. E dato che i concerti con la ERE non sono così frequenti, questa potrebbe essere un’occasione unica. Ci devo essere a tutti i costi. E così, ad occhi chiusi, compro il biglietto.

Settembre 2015.

Dopo varie peripezie, dopo che fino all’ultimo momento ho temuto di non farcela, alla fine sono sull’aereo della Ryanair per l’aeroporto di East Midlands, destinazione Chesterfield. Tyrrell non è potuto venire con me causa l’intenso periodo di lavoro dovuto alla imminente fiera delle ceramiche di Bologna, ma io sono qui. Dopo una notte trepidante in hotel e una mattina passata camminando per le vie di questa deliziosa cittadina, alle 17 sono sul bus per Barrow Hill e alle 17,30 sono davanti ai cancelli di questo luogo affascinante

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

C’è già una decina di persone, tra cui Su, un’amica che ho conosciuto su Facebook, il cui accento però è talmente stretto che faccio una fatica enorme a capirla. Mi riprometto, una volta a casa, di mettermi sul serio a cercare di migliorare il mio inglese. Mentre la coda di fan si allunga (tutti ordinatamente in fila) arrivano le 18,30, orario d’apertura dei cancelli. Mi precipito dentro e mi fiondo in prima fila. Davanti a me ho il magico anello di dieci tastiere, con due Minimoog a guardare tutti dall’alto. Solo adesso elaboro veramente dove sono e cosa sta per succedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

La location è veramente molto suggestiva. Il palco è montato sopra la piattaforma di scambio circolare che viene usata per manovrare le locomotive, e da due di quelle esposte nel capannone esce vapore a rendere l’ambiente brumoso come la campagna inglese di prima mattina. Continua ad arrivare gente. In mattinata ho fatto la piacevole conoscenza di Michaela, una fan tedesca di Rick che arriva da Colonia. Abbiamo la fortuna di ritrovarci fianco a fianco lì in prima fila. Poco dopo arriva anche Paul, un amico di Rick da oltre trent’anni, che mi raccomanda di raggiungerlo al bar una volta finito il concerto perché vuole offrirmi da bere. Prendo mentalmente nota di non perderlo di vista, perché potrebbe portarmi direttamente a Rick. Non so infatti se, in questa occasione, a fine concerto si avrà la possibilità di scattare foto e intrattenersi con lui, come è successo in altre occasioni. Chiedo a Michaela se sa a che ora cominci il concerto, e lei mi risponde “eight pm”. La puntualità degli inglesi è leggendaria. Alle otto precise le luci si abbassano e parte l’overture di Return To The Centre Of The Earth. E Rick, con la sua band, sale sul palco.

Sono stordita. Il Caped Crusader è davanti a me, a tre metri, sorridente, con la maglia e le braghe della tuta dello zio Fedele, ma sulle spalle ha il leggendario mantello dorato che ha contribuito a crearne il mito. Sono felice di essere lì, sono felice di aver fatto questa pazzia, e mi preparo a godermi il concerto. Il primo pezzo è un estratto di circa venti minuti dall’epico Journey To The Centre Of The Earth. Quando partono le prime note di The Battle non posso fare a meno di riprenderlo, per immortalare questo momento.

Sentire Rick Wakeman suonare il Moog è qualcosa che ogni amante del progressive, e in generale della musica, dovrebbe fare una volta nella vita. E stasera sembra che la cosa gli venga parecchio bene. L’assolo alla fine del pezzo è qualcosa di celestiale per le mie orecchie.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ashley Holt sembra raggiungere ancora bene le note più alte, nonostante i suoi 69 anni suonati. E’ un cantante particolare, molto lirico, che può piacere o meno, però è indubbiamente legato alla carriera solista di Rick e certi brani sembrerebbero incompleti senza la sua voce.

RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Conosco Matt Pegg da quando lo vidi nel 2003 con i Procol Harum. L’avevo trovato molto gradevole allora, e ascoltandolo nei primi minuti confermo quello che penso di lui.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Dave Colquhoun è un chitarrista molto tecnico, che durante i suoi assoli predilige ricercatezze sulle corde che magari possono far storcere il naso, però nel complesso è indispensabile nella band, sia come controcanto ad Ashley sia come punto di riferimento per Rick, dato che i due si guardano molto spesso durante i pezzi.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ma la vera sorpresa (che poi sorpresa non è) è Tony Fernandez alla batteria. 69 anni pure lui, suona con Rick dal 1975 e sembra che il tempo non sia per niente passato. E’ una forza della natura, solido e roccioso, con una bella pacca, che non cerca mai preziosismi inutili ma rimane lì, sempre attento alle indicazioni di Rick, ai cambi di tempo e di melodia. Assieme a Matt forma una buonissima sezione ritmica. Mi viene spontaneo il paragone con Alan White, che negli ultimi anni è diventato l’ombra di se stesso, pesante, lento e quasi impacciato. Quello che ho davanti in questo momento invece è un batterista che dà ancora del filo da torcere a molti giovinetti. Poi è un mancino che suona usando la traditional grip, ed è particolare da vedere.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Quando la suite di Journey finisce, con l’epica Hall of the Mountain King di Grieg, Rick prende il microfono, saluta e ringrazia. Si capisce subito che sarà una gran serata. Rick è in vena, ha voglia di scherzare e di raccontare i suoi mille aneddoti, conditi dalla sua tipica ironia. Non è sempre facile per me seguire il suo inglese, ma qualcosa mi arriva. Il pezzo successivo è una delle sei mogli, Catherine Parr. Io ho la scaletta proprio davanti a me, so che non è prevista la mia moglie preferita, Anne Boleyn, ma mi godo ugualmente questa, che è una di quelle dove la maestria del Keyboards Wizard si nota maggiormente.

E’ poi la volta di The Visit e Return of the Phantom, due pezzi tratti dalla colonna sonora scritta da Rick per il film Phantom Of The Opera che di solito lui inserisce sempre in scaletta quando suona con la ERE. Non sono i miei preferiti, ma li ascolto ugualmente volentieri. Poi parte con una chicca che non esegue spesso dal vivo, cioè White Rock, composta nel 1976 per le Olimpiadi Invernali di Innsbruck, Austria. Sono combattuta se filmarlo o liberarmi di questa schiavitù multimediale che ci opprime, e decido per la seconda ipotesi, godendomi appieno le sue acrobazie sul Moog. Alla fine è la scelta migliore. Perché non mi rimane un film da riguardare, è vero, ma le sensazioni che mi attraversano il corpo in questo momento mi fanno sentire molto più viva di un filmino in bassa risoluzione.

La band scende dal palco e lascia Tony a battere i suoi tamburi tutto solo. Non sono un’amante di queste esibizioni soliste, a meno che tu non ti chiami John Bonham, ma Rick vuole che tutti abbiano il suo spazio, e alla fine lo prendo per quello che è, un piccolo momento di celebrazione per un batterista che lo ha costantemente accompagnato durante tutto l’arco della sua carriera. Rick si affaccia divertito dal retro del palco per vedere a che punto siamo.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

A un dato segnale Rick e gli altri rientrano e parte la suite di King Arthur, a mio parere uno dei dischi più belli della sua carriera e uno dei miei preferiti. Rick si destreggia sulle varie tastiere disposte ad anello intorno a lui, si diverte, canticchia le parti assieme ad Ashley, ma la cosa che mi salta più agli occhi e alle orecchie è l’accuratezza dei suoni. Ho ascoltato decine di bootleg e registrazioni dal vivo ufficiali, ho visto un sacco di video in rete, riguardanti tutto i periodi della sua carriera, e mi sembra che stasera i suoni siano proprio quelli giusti, le parti si incastrino perfettamente l’una nell’altra, senza sbavature o incertezze; mi pare inoltre che, nonostante i ventilati problemi sulla sua salute, Rick sia davvero in gran forma e abbia un’ottima padronanza dei suoi strumenti, mentre volteggia (si fa per dire, data la sua mole) da una tastiera all’altra.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Forse è solo un’impressione mia, dovuta all’essere qui in questo momento e al vedermelo davanti, così maestoso e imponente, col suo mantello dorato, mentre il leit motiv di King Arthur eseguito sul Moog lascia il posto alla struggente melodia di “The Last Battle”, che mai avrei sognato di sentire dal vivo.

E’ poi il momento di un’altra moglie, Jane Seymour, e qui non posso resistere, la multimedialità ha la meglio.

Assolutamente fantastico. Per non parlare di quello che viene dopo. No Earthly Connection è forse il mio disco preferito tra i tantissimi pubblicati da Rick; la maggioranza dei fan vota quasi sempre per The Six Wives o Journey o King Arthur, beh, io vado fuori dal coro e scelgo NEC. Il perché non lo so di preciso, forse per quelle parti di piano che vengono su dal nulla quando meno te lo aspetti, immerse in un’atmosfera incredibile, o forse per il fatto che è il suo concept album più strano, unico e differente rispetto al resto della sua musica. Fatto sta che quando parte The Recollection / The Spaceman parto per viaggi cosmici, anche perché mi aspetto l’arrangiamento che Rick fece a Cuba nel 2005, e puntualmente vengo accontentata. Ashley comincia a fare un po’ fatica nelle note alte, cerca di mascherare le sue incertezze, a volte ci riesce e altre no. Pazienza, non ci si può aspettare di più da lui vista l’età, e comunque quello che ne viene fuori è ancora un buon risultato.

Ecco poi arrivare un’altra moglie, Catherine Howard, ed io inevitabilmente penso a Tyrrell, dato che è la sua preferita. Catherine Howard è un pezzo lungo, variegato, con molti cambi di tempo e di melodia, un vero festival del progressive. Conoscendo la storia della quinta e sfortunata moglie di Enrico VIII chiudo gli occhi e mi sembra di vederla, là, imprigionata nella Torre di Londra, sola e disperata. Dagli intrecci di note si percepiscono la sua giovane età e la sua voglia di vivere, le sue frivolezze, la sua caduta in disgrazia e la sua morte. Rick è un maestro nell’illustrare con la musica questi momenti storici che ama tanto. Tra un brano e l’altro continuano i gustosi siparietti tra lui e il resto della band.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Stiamo arrivando al gran finale. Con Merlin The Magician si chiude il concerto. A metà del pezzo Rick esce dall’anello, imbraccia la sua keytar Roland AX-7, duetta con Dave e poi scende dal palco e si immerge nell’abbraccio della gente, continuando sempre a suonare. Sale sulla scaletta di una locomotiva e si diverte un sacco. Poi torna indietro, afferra la bionda di turno e se la porta sul palco. Una volta lì Ashley le spiega come distendere le braccia, Rick ci appoggia sopra la keytar e la suona come una normale tastiera. Poi si volta verso Tony, gli fa un cenno e si scatena nella giga di Merlino. Io mi chiedo come faccia a suonare in quel modo un pezzo come quello su una tastiera di neanche quattro ottave e su un appoggio tanto precario, eppure per lui è come bere una tazza di tè. Stupefacente.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Ovazione del pubblico e abbraccio finale. Ma non è finita. Li richiamiamo indietro a gran voce, perché vogliamo che Rick ci delizi ancora con il suo Moog. E lui non si fa pregare. Arriva l’unico pezzo degli Yes suonato in serata, su cui Rick neppure suonò in origine, ma che è la sua bandiera da sempre. Quando Tony dà il quattro io alzo le braccia al cielo in un urlo liberatorio. In questo momento mi sento davvero parte della storia della musica, degli Yes e di Rick Wakeman. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

Poi potete dire quello che volete, che Ashley Holt c’entra poco con lo stile di Jon Anderson , che nel complesso questa versione si differenzia troppo dal pezzo originale, ma quello che vi dico io è che il tripudio finale sul Minimoog è la vera essenza di questo capolavoro, che Rick è l’unico che gli ha saputo dare il senso giusto, e che, dopo averlo ascoltato l’anno scorso a Padova dagli Yes in formazione Davison-Squire-White-Howe-Downes, mi sento di poter dire che giustizia è fatta, che l’esecuzione del tutto orfana di tastiere dell’anno scorso sarà sostituita nei miei ricordi da questa, che per me rimarrà sempre come la vera Starship Trooper degli Yes e di Rick Wakeman.

Grazie infinite.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Si riaccendono le luci. Rimango appoggiata alla transenna, un po’ instupidita, guardando il palco vuoto e lasciando vagare lo sguardo attorno a me. Sono passate due ore e mezza, e mi sembrano dieci minuti. Michaela è al mio fianco che sorride, e ci raggiunge Paul, con l’immancabile birra in mano. Mi dice che, in trent’anni che segue i concerti di Rick, questo è stato uno di quelli in cui lui ha suonato meglio. Questa cosa mi rende ulteriormente felice di essere qui: ne è valsa la pena. Continuiamo a chiacchierare piacevolmente, poi Paul mi chiede se voglio fare una foto con Rick. Io ovviamente rispondo di sì, e lui mi fa un gesto con la mano. Mi volto, ed eccolo là. In mezzo ai fans, come sempre. Sorrido, e mi avvicino, ma in questo momento c’è troppa gente, e preferisco aspettare, tanto so che lui avrà un attimo per tutti senza dimenticare nessuno.

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RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani

Mentre mi aggiro lì intorno trovo Matt che si beve una birra chiacchierando con un fan. Mi avvicino, e quando si accorge di me lo saluto e gli racconto del mio primo incontro con lui 12 anni fa con i Procol Harum. Il suo viso si accende di curiosità, e mi rivolge tutta la sua attenzione. E’ poi la volta di Dave, che mi chiede da dove vengo, si stupisce quando gli dico ‘Italy’, e mi racconta di avere registrato l’anno scorso un disco con Cesare Cremonini. Anche a lui, come a Matt, fa piacere intrattenersi per qualche minuto con me, anche se io non sempre afferro quello che ha da dire. La foto ricordo è d’obbligo.

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DAVE & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Vedo che la gente vicino a Rick si è diradata, quindi mi faccio sotto. Sono una delle ultime ad arrivargli davanti, e quando mi vede sembra riconoscermi e sorride. E via con la prima foto.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre gli allungo il biglietto del concerto e lui me lo autografa gli porgo i saluti da parte di Claudio Canova (e lui sorride), di Tim Tirelli (e lui sorride) e Nic Caciappo, amico californiano conosciuto per uno di quei casi fortuiti di cui è piena la vita, che in varie occasioni ha suonato con lui e di cui è grande amico (e lui borbotta tutto felice e conclude con un ‘amazing guy’). Poi mi prende per una spalla, mi poggia il testone sul crestino, e ne vien fuori un’altra foto meravigliosa.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Inutile dire che io sono al settimo cielo. Ma sono anche una persona consapevole ed equilibrata, quindi lascio il mio posto a chi c’è dopo di me. Becco Ashley mentre chiacchiera con Michaela, che è una sua grande fan (ha persino lo smartphone ‘coverizzato’ con una sua immagine, e poi dicono di me che ho come salvaschermo una foto di Rick…), e faccio una foto anche con lui.

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SAURA & ASHLEY – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

A fianco di Ashley c’è Tony, ed io mi spertico in lodi con lui, dato che, dopo Rick, è quello che mi ha maggiormente impressionato. Quando gli dico che vengo dall’Italia spalanca gli occhi, poi si mette al mio fianco per la foto di rito.

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TONY & SAURA – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Mentre la band si aggira ancora lì nei paraggi io mi avvicino allo stand del Wakeman’s Music Emporium, osservo i cd esposti e mentre sto valutando quali acquistare si avvicina Rick per salutare l’amico al di là del tavolo.

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SAURA & RICK – RICK WAKEMAN Barrow Hill 11 sept 2015 – photo Saura Terenziani collection

Poi tutto finisce. Sono fuori, una degli ultimi ad uscire se non proprio l’ultima, il cancello si chiude dietro di me ed io mi incammino in cerca di un taxi. Penso con rammarico che quello che ho atteso con trepidazione per quattro mesi è già finito, ma la sensazione di essere stata partecipe ad un evento abbastanza unico per questo particolare periodo della carriera musicale di Rick Wakeman non mi abbandona. Quella che sembrava una pazzia alla fine si è rivelata una splendida avventura, che è valsa la pena di affrontare. Un’avventura da ripetere, sicuramente. Internet e tutto il resto rendono l’organizzazione di una cosa del genere una vera passeggiata, e da qualche tempo ho deciso di non lasciarmi sfuggire più nessuna occasione. Questa ne è stata la prova. Ne è valsa la pena? Sì, per il concerto e per tutto il resto. Lo rifarei? Certamente. Lo rifarò, se e quando si presenterà ancora un’opportunità del genere. Quindi, Rick, mi raccomando, non ti strapazzare troppo. Alla prossima.

(broken) ENGLISH

May 2015.

Everyday I open the homepage of the Rick Wakeman website and today immediately a news hits me: Rick will do a concert with his band, The English Rock Ensemble, in Derbyshire, England, on September 11, 2015. The venue is The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, a maintenance depot for trains with a museum which displays various vintage locomotives.

My first reaction is: I have to be there. I saw Rick Wakeman only with the piano solo show so I have never seen him with his band, and given that the concerts with the ERE are rare, this could be a unique opportunity. I have to go. Period. And so, without thinking about it too much, I buy the ticket.

September 2015.

After various adventures (until the last moment I was afraid of not making it), I’m on the Ryanair plane for the East Midlands airport, destination Chesterfield. Tyrrell is not with me because in this september he is always very busy at work, but I’m here anyway. After a hectic night at the hotel and a morning spent walking the streets of this charming town, at 5 pm I am a on the bus off to Barrow Hill.

Once there I note that there’s already a dozen people, including Su, a friend I met on Facebook; her accent is so tight that I make huge efforts to try to understand her. I promise, once at home to try to improve my English. While the queue of fans stretches (all neatly lined up) at 6,30 pm they open the gates. I rush in and I sling myself in the front row. I have before me the magic ring of ten keyboards, with two Minimoog. Only now I really realize where I am and what’s going to happen.

The location is very impressive. The stage is mounted on the exchange circular platform which is used to operate the locomotives, and two of those machines breath out steam to make the environment similar to the misty English countryside early in the morning. People keep on coming. In the morning I made the pleasant acquaintance of Michaela, a German fan of Rick from Cologne. We are lucky to find ourselves side by side there in the front row. Shortly after Paul arrives, he is a friend of Rick for over thirty years now, he tell me to reach the bar after the show so he may offer me a drink. I take a mental note to have him in sight, because he might take me directly to Rick. I do not know in fact if on this occasion at the end of the concert fans will have the opportunity to take pictures and talk with RW, as usually happens with the piano solo shows. Michaela wonders if Paul knows at what time the concert will begin, “eight pm” says Paul. The punctuality of the Englishmen is legendary. At eight sharp the lights dim at the sound of  the overture of the Return To The Centre Of The Earth. Rick and his band take the stage.

I’m stunned. The Caped Crusader is in front of me, just abou three meters, smiling, dressed with simple shirt and pants but also with the legendary golden cloak that helped to create the myth. I’m happy to be there, I’m glad I did this crazy trip, and I get ready to enjoy the show. The first piece is an excerpt about twenty minutes long from the epic Journey To The Centre Of The Earth. When  the first notes of The Battle come out I can not help but capturing this moment with my smarthone. To Hear Rick Wakeman playing the Moog is something that every lover of progressive, and music in general, should do once in their lifetime. And tonight it seems that the thing is quite good. The solo at the end of the piece is something incredible to my ears.

Ashley Holt seems to reach the high notes despite his age (69). He is a particular singer, very lyrical, you may or may not like his style, however, he is undoubtedly linked to the solo career of Rick and certain passages seem incomplete without his voice.

I  saw Matt Pegg  in 2003 with Procol Harum. I thought good things about him back then then, and listening to him now I can confirm my fisrt impressions.

Dave Colquhoun is a very technical guitarist and he is essential for this band plus he is a precious counterpoint to both Ashley and Rick.

The real surprise (which is no surprise actually) is Tony Fernandez on drums, he is 69 , and he ‘s been playing with Rick since 1975. He is ‘a force of nature, solid and rocky, with a nice hard touch; he never tries nonsense, he stays on the song, he’s always ready to follow Rick’s signs, or the changes of tempo and melody. Together with Matt they form a very good rhythm section. I naturally compare him with Alan White, who in recent years I’m afraid he has become a shadow of the great drummer he was. Tonite I have in front of  me a drummer who still rocks hard. Then he is lefty and he plays using the traditional grip… worth seeing.

When the suite of Journey ends with the epic Hall of the Mountain King by Grieg, Rick takes the microphone and salute us. It soon becomes clear that it will be a great evening. Rick is in the right mood, he wants to joke and during the show he will tell us many anedoctes with his typical irony. It is not always easy for me to follow his English, but I get something anyway. The next piece is one of the six wives, Catherine Parr. I have the set list in front of me, I know they will not play “my”favorite wife, Anne Boleyn, but I enjoy this too, which is one of those where the skill of the Keyboards Wizard is more noticeable.

The Visit and Return of the Phantom follows, two tracks from the soundtrack written by Rick for the film Phantom Of The Opera that he usually always inserts in the set list when he plays with the ERE. They are not my favorite, but I listen to them equally willingly. Then he gives us a gem that he does not play often live,White Rock, composed in 1976 for the Winter Olympics in Innsbruck, Austria. I fight with myself: shall I film it or I better get rid of this media obsession that oppresses us?  I go for the latter option, so I fully enjoying his stunts on the Moog. At the end I know I did the best choice, because the feelings that go through my body right now make me feel much more alive than with a home movie in low resolution on my hard disk.

The band go off stage, leaving Tony to beat his drums alone. I don’t like these kind of  solo performances (unless your name is John Bonham) but Rick wants everyone to have his space, so I eventually take it for what it is, a little moment of celebration for a drummer who has constantly accompanied  Rick during the whole of his career. Rick looks amused looking from the back of the stage to see when Tony is near the end of his solo.

At a given signal Rick and others come back on stage, and they launch themselves in a version of the suite of King Arthur, in my opinion one of the finest records of his career and one of my favorites. Rick juggles on various keyboards arranged in a ring around him, he enjoys the moment, he sings the parts together with Ashley; the thing I note the most is the accuracy of the sound. I have listened to dozens of official bootlegs and live recordings, I saw a lot of video on the net, covering all the eras of his career, and it seems to me that tonight the sounds are just the right ones, they fit perfectly one in another, no smudges or uncertainties; I think also that, despite his health problems (if they are true), Rick is really in great shape and he has the total control of his instruments, while circling (so to speak, given his size) from one keyboard to another.

Maybe it’s just my impression, due to being here in this moment and to see him in front of me, so majestic and imposing, with his golden mantle, whereas the leitmotif of King Arthur performed on the Moog gives way to the poignant melody of “The Last Battle”, I almost can’t believe I’m here.

And then it’s time for another wife, Jane Seymour, and here I can not resist, multimedia wins.

Absolutely fantastic. Not to mention what comes after. No Earthly Connection is perhaps my fave album among the many published by Rick; the majority of fans  always vote for The Six Wives or Journey or King Arthur, well, I stand out from the crowd and choose NEC. I do not know the reason, maybe it’s for those piano parts that come in from nowhere when you don’t expect them or perhaps for the fact that it’s his strangest concept album. The fact is that when the Recollection / The Spaceman start I seems to leave for cosmic trips, because I expect the arrangement that Rick did in Cuba in 2005, and I am satisfied on time. Ashley begins to struggle along with the high notes, trying to mask his uncertainties, sometimes he succeed and others does not. Never Mind, you can not expect more from him given his age, and in any case what comes out is still a good result.

We get another wife, Catherine Howard, and I inevitably think about Tyrrell, since it is his favorite. Catherine Howard is a long piece with many changes of tempo and melody, a real festival of progressive. Knowing the ill-fated history of the fifth wife of Henry VIII I close my eyes and I seem to see her there, imprisoned in the Tower of London, alone and desperate. By the intertwining notes you can perceived her young age and her will to live, her frivolity, her fall from grace and her death. Rick is a master in illustrating these historic moments with the music he loves so much. Between songs, tasty interludes between him and the rest of the band.

We’re approching the grand finale. Merlin The Magician closes the concert. Halfway through the piece Rick exits the keybopards ring, picks up his Roland AX-7 keytar, duets with Dave and then he come down the stage and  immersed himself in the crowd while playing. He even gets on the ladder of a locomotive and has a good time. Then comes back, he grabs a blonde fan and takes her on the stage. Once there Ashley explains here how to stretch her arms, Rick then lean over her arms the keytar and starts playing it like a normal keyboard. Then he turns to Tony and they breaks out  the jig  part of Merlin. I wonder how he can play that way a piece like that on a keyboard with only four octaves and a support so precarious, but it seems that for him it is like drinking a cup of tea. Amazing.

Loud ovation from audience and final acclaim. But there’s more. We call them back with a loud voice, because we want Rick still here with his Moog.  They comes onstage again to play the only Yes songs of the evening. Rick did not play on it way back in 1971 but it became one of his war horse anyway. When Tony gives the four I raise my arms to the sky in a liberating scream. Right now I really feel part of the history of music, of Rick Wakeman and Yes. Ladies & gentlemen, Starship Trooper.

You can say what you want, that Ashley Holt has little to do with the style of Jon Anderson, that overall this version differs too much from the original piece, but what I tell you is that the final triumph on the Minimoog is the true essence of this masterpiece, and that Rick is the only one who was able to give it the right direction, and that, after listening to it live last year in Padua played by Yes in the Davison-White-Squire-Howe-Downes line up I feel I can say that justice is done, that last year performance was a bit orphan of the real keyboards work and it will be replaced in my memory by this … this one will always remain the true Starship Trooper to me, RW is essential to it.

The show ends. Thank you very much.

They turn on the lights. I remain leaning against the barrier, a bit dazed and confused, looking at the empty stage and letting my eyes wander around. It’s been a two and a half hour show, and it seemed just like ten minutes to me. Michaela is at my side smiling, Paul joins us, with the inevitable beer in hand. He tells me that, in thirty years following the concerts of Rick, this was one of those where he has played better. This  makes me happy: so my trip was worth it. We continue to talk nicely, Paul then asks me if I want to take a picture with Rick. Of course I say yes, and he makes a gesture with his hand. I turn around, and there he is among  fans, as always. I smile, and I get closer, but right now there are too many people, and I prefer to wait,  I know he will have a moment for all without forgetting anyone.

As I wander around I find Matt drinking beer while chatting with a fan. I approach him, and when he notice me I greet him and tell him of my first meeting with him 12 years ago at the Procol Harum show. His face lights up with curiosity, and gives me his full attention. Then I meet Dave, who asks me where I come from and he is very surprised when I say’ Italy ‘; he tells me that last year he did session with Cesare Cremonini (an Italian singer).

I see that people near Rick thinned, so I go near him. I am one of the last to aapproch him, he seems to recognize me when he sees me and smiles.

I hand him the ticket for an autograph, I gives him greetings from Claudio Canova (one of his italian promoter), Tim Tirelli and Nic Caciappo, a Californian friend of Tyrrell who on several occasions  has played with him and of which he is a great friend (and he mutters happily and ends with an ‘amazing guy’). Then he takes me under his shoulder, he lean his head on my little Mohawk, and I get another wonderful picture to hold dear.

Needless to say, I’m over the moon. But I am also a person aware and balanced, so I leave my place to some other fan waiting. I catch Ashley chatting with Michaela, she is a huge fan of him (she even has the cover of her smartphone with a pic of him, but after all I have a Rick pic as a screen saver of my smartphone …), and I take a picture with him too

Alongside Ashley there is Tony, and I praise him, since he impressed me. When I say that I come from Italy he opens his eyes, then we take a photo together.

While the band is still there around I approach the stand of Wakeman’s Music Emporium, and buy few cds while Rick comes to greet his friend across the table.

Then everything ends. We are out the venue, I’m one of the last to leave, the gate closes behind me and I start walking in search of a taxi. I regret that what I have been eagerly looking forward for four months is already over, but the feeling of being a participant in an event quite unique for this particular period of the musical career of Rick Wakeman does not leave me. What seemed crazy at the end turned out to be a wonderful adventure, worth the deal. An adventure to be repeated, certainly. Internet makes the organization of thing like this quite easy, and I have decided not to miss any more opportunity. Was its worth it? Yes, for the concert and everything else.Will I do it again? Certainly as soon as another concert like happen . So, Rick, please, keep yourself in good shape. See you next time.

7 Risposte to “Rick Wakeman & The English Rock Ensemble – Live at The Barrow Hill Roundhouse Engine Shed, Derbyshire, England, 11/09/2015 – di Saura Terenziani”

  1. pierluigi 23/09/2015 a 16:38 #

    A roma abbiamo un’espressione per definire il tuo stato d’animo: “Un sorriso da una recchia all’altra”. Brava: bisogna inseguire i propri sogni.

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  2. the best guitar in Zianigo.....maybe 24/09/2015 a 00:02 #

    … Saura, bisogna farti un monumento. Colgo l’occasione per ringraziarti ancora del “trattato” sugli Yes . Comunque come piacciono a te non piacciono a nessuno , questo è sicuro.

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  3. bodhran 24/09/2015 a 10:59 #

    gran bel racconto!! Andare ai concerti da soli a me è sempre piaciuto. Si è da soli con la musica. E poi ogni volta diventa una piccola avventura da raccontare. Grazie

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  4. lucatod 24/09/2015 a 14:41 #

    La WAKEMANIA ha ormai preso il sopravvento . Ottimo resoconto di un concerto evidentemente speciale .

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  5. mikebravo 24/09/2015 a 15:00 #

    Saura, ma il 20 ottobre vai a praga ?

    PS Per me wakeman è un artsta piu’ eclettico di emerson perché passo’ dalle
    registraziioni di TALES con gli YES a quella di SABBRA CADABRA dei
    BLACK SABBATH.
    Inoltre non è attaccato al denaro come emerson perché rifiuto’ di essere
    pagato dai black sabbath ma si accontento’ di qualche pinta di birra.
    Inoltre è da sempre iscritto al fan club dei black sabbath tanto che suo
    figlio ADAM ha suonato le tastiere per OZZY OSBOURNE per seguire
    le orme paterne.

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    • saurafumi 24/09/2015 a 20:14 #

      Ciao Mauro… no, non andrò a Praga perchè sarà un concerto col solo piano… vale la pena di spostarsi davvero per i pochi concerti che fa con la ERE… Per il fatto del denaro… sai, nel 1973 era ancora sposato con la prima moglie… non ne aveva tre da mantenere come nel 2000, altrimenti credo che qualcosina gli avrebbe fatto di certo comodo ;-)

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