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Interview with CACTUS’ Jim McCarty, rock guitarist extraordinaire – di Paolo Barone

21 Mag

Il nostro Michigan Boy intervista Jim McCarthy, chitarrista dei CACTUS …oh, mica robetta da poco! Buona lettura.

ENGLISH VERSION BELOW

Jim McCarty e’ l’ultimo dei grandi chitarristi hard rock blues.

L’ultimo di quella generazione di insuperabili musicisti che hanno aperto a colpi di pedali e amplificatori valvolari le strade a tutta la musica rock a venire. Prima con i Detroit Wheels di Mitch Rider, poi con Buddy Miles, Cactus, Rockets e ancora dopo Detroit Blues Band, Hell Raiders e Mistery Train. Ha suonato e condiviso il palco con tutti i piu’ grandi, ispirando a sua volta generazioni di chitarristi rock e blues fino ad arrivare ad oggi, senza avere ancora alcuna voglia di staccare il jack della sua Les Paul nera.

Lo incontriamo in una sera primaverile per una lunga chiacchierata.

Jim Mccarthy

 

PB: Jim, vorrei iniziare col dirti che secondo me sei l’ultimo rimasto dei chitarristi che hanno cambiato la storia dell’hard rock, intendo dire l’ultimo rimasto in piedi sul serio, con la chitarra sul palco a suonare veramente…

JMC: “ Dici?! Non saprei….fammi pensare…Jimmy Page, il piu’ grande chitarrista hard di tutti i tempi…mi sembra che si accontenti di dedicarsi al catalogo dei Led Zeppelin, e secondo me e’ un vero peccato. Potrebbe fare ancora molto, ma effettivamente l’ultima volta che l’ho visto da queste parti era in tour con i Black Crowes, molto tempo fa ormai. Sono andato a trovarlo nel backstage, ci siamo abbracciati forte, e da allora non l’ho piu’ visto. Clapton…beh, dai non fa piu’ queste cose da tantissimo tempo ormai…Jeff…Jeff Beck e’ un chitarrista fusion, un bravissimo chitarrista fusion sia chiaro, ma io ho nostalgia di Truth, di Beck Ola, quello e’ il Beck che vorrei sentire…mah, qualcuno di noi ancora in giro a fare quello che facciamo io e Carmine Appice ci deve ancora essere dai!”

E a questo punto ci facciamo qualche bella risata, perche’ lui pronuncia Karmain Apis, come lo chiamano qui, e io Carmine Appice, italianissimo come e’ il suo nome! Chiuso il siparietto, gli chiedo di racconatrmi come ha iniziato questa carriera.

 “ Sono cresciuto fra i musicisti. Mio padre era un batterista Jazz, suonava in una big band. E anche io ero un batterista e tale mi sono considerato per anni, pure quando suonavo la chitarra con i Detroit Wheels! Poi a un certo punto, mentre usciva il singolo “Devil with the Blue Dress On” ed iniziavamo ad avere veramente successo, allora mi sono detto, mi sa che sono un chitarrista…C’e’ poco da fare…”

Sei stato citato da tanti come una fonte di ispirazione, un influenza nel modo di suonare la chitarra…Giusto per dirne qualcuno, Ace Frehley, Ted Nugent, Eddie Van Halen…Ma non ti ho mai sentito dire chi sia stato ad influenzare il tuo modo di suonare.

 “ Sai e’ difficile dirlo, ma se dovessi fare un nome, uno solo, direi BB King. Ma in realta’ ci sono tantissimi suoni, tantissime influenze, che ti attraversano, che fanno parte di te. Tu le metti tutte insieme, e poi trovi la tua voce. Il tuo modo di suonare. This is what separate the man from the boys, questo fa la differenza fra un uomo e un ragazzo. Non ha importanza quanto sei bravo a suonare nello stile degli altri, tu cosa hai da dire? Il miglior complimento che mi possano fare e’ quando mi dicono, tu hai un suono tuo, riconoscibile, unico.”

Mitch Ryder and the Detroit Wheels. Perche’ si e’ chiusa quell’esperienza? Andavate alla grande che io sappia…

“ Eravamo dei veri Hit Makers! Sfornavamo una canzone dopo l’altra tutte formidabili. Sono ancora convinto che se avessimo avuto un manager bravo, un Andrew Loog Oldham della situazione, saremmo rimasti insieme alla grande. Invece…qualche fesso penso’ bene di puntare tutto su Mitch Ryder cantante solista. La cosa ovviamente non poteva funzionare, misero insieme una specie di show da Las Vegas e ando’ tutto all’aria…”

 E tu? Come ne sei venuto fuori? Deve essere stata una bella botta.

“ Io in tutto il periodo che sono stato con i Detroit Wheels, appena tornavo in albergo in tour, andavo in camera e ascoltavo dischi blues. Era diventata una passione forte per me, quella musica mi ha sempre parlato dentro…E quindi mi sembro’ normale unirmi a una band blues e andare in tour con loro. Una sera eravamo a Los Angeles, suonavamo al Wiskey a Go Go, e ho incontrato Buddy Miles che mi ha chiesto se volevo entrare una band che stava mettendo in piedi. Una cosa grossa, con una sezione di fiati, percussioni…molto aperta a diverse sonorita’…Dissi di si immediatamente, mollai tutto ed entrai nella Buddy Miles Express. Ci rimasi per un anno.”

Un po’ poco…cosa e’ successo, perche’ si e’ chiusa questa esperienza?

“ Miles era ormai in procinto di formare una band con Hendrix, Jimi era una presenza costante intorno alla nostra band in quei giorni, e io volevo prendere una strada diversa, piu’ mia. Era uscito un album che per me e’ stato un punto di svolta: Truth di Jeff Beck. Era esattamente quello che avrei voluto fare io! In quello stesso momento mi chiama da NYC un mio caro amico Rusty Day, che era stato il cantante degli Amboy Dukes, e mi dice che e’ li con Carmine Appice e Tim Bogert. Erano stati in tour con i Led Zeppelin e volevano mollare i Vanilla Fudge per suonare una musica piu hard, piu blues, e che cercavano un chitarrista…Un tempismo perfetto! Presi la palla al balzo, e volai da LA a New York. Erano nati i Cactus.”

Che band i Cactus…

“ Si, e’ una grande band. Ma in un certo modo, pur avendo attraversato alla grande i primi anni settanta, e’ sempre rimasta una band di culto. Il grande pubblico non ci ha mai veramente accolto. Certo, poi passano gli anni e salta sempre fuori qualcuno che dice Hey! I Cactus sono la mia band! Ero andato al cinema a vedere il film Anvil, quei ragazzi bisogna dargli atto che hanno cuore e coraggio come nessuno, e lui a un certo punto dice: ascoltavamo un sacco i Cactus, erano la nostra band…Beh ti giuro che a momenti casco dalla sedia svenuto per terra!! Non ci potevo credere! Negli anni settanta avevamo delle buone canzoni su tutti i nostri album, ma quella formazione era un esperimento mai del tutto riuscito. Dal vivo non eravamo coesi, ognuno suonava come un matto nel suo piccolo mondo, senza realmente ascoltare gli altri. Ora e’ un altra cosa, credimi, siamo una band che spacca il culo come non mai! Non male per la nostra eta’! Carmine poi e’ incredibile, a volte quando fa il suo solo io resto sul palco a guardarlo a bocca aperta…E’ pazzesco, sembra che abbia trent’anni…E’ divertentissimo suonare con lui. Cosi come con Pete Bremy al basso,  Randy Pratt all’armonica e Jimmy Kunes. Musicisti straordinarii con i quali mi trovo perfettamente. E’ una band che meriterebbe piu’ attenzione di quella che in realta’ ha…”

Prima mi parlavi di Hendrix, deve essere stato bello per te averlo conosciuto.

 “ Jimi era in giro tutto il tempo mentre ero con Buddy Miles. Abbiamo suonato insieme piu’ volte. In quel periodo era molto frustrato, voleva muoversi in un altra direzione rispetto alla Experience. Riceveva anche un sacco di critiche dal pubblico afroamericano perche’ suonava con dei musicisti bianchi, oggi sembra strano ma all’epoca era cosi. Ma a lui del colore della pelle proprio non importava nulla, potevi anche essere verde, ma se eri un buon musicista per lui eri perfetto. Mi chiedo cosa avrebbe combinato negli anni. Ricordo che i Cactus avevano finito un tour in Inghilterra e io ero rimasto qualche giorno in piu’ a Londra, a casa di Dave Mason dei Traffic. La sera prima che partissi arrivo’ Hendrix all’improvviso. Era molto triste, e si mise a parlare in disparte con la moglie di Mason. Poi dopo una decina di minuti venne da me, ci siamo salutati ed e’ andato via. Il giorno dopo appena atterrato a New York, Tim Bogert che era venuto a prendermi mi dice che lo avevano trovato morto in camera sua. Una cosa pazzesca, praticamente sono stato una delle ultimissime persone a vederlo vivo. Lui era un mondo a parte. I piu’ grandi chitarristi rock di sempre per me sono Page, Beck, Clapton e Keith Richards. Tutti bianchi e inglesi. Poi c’e’ Hendrix, afroamericano…che ti lascia senza parole. Era uno di quei pochi geni musicali come Robert Johnson, Louis Armstrong e John Coltrane. Loro hanno ridefinito i confini e reinventato le regole del gioco. Hendrix ha completamente rimodellato il paesaggio sonoro contemporaneo, e ancora oggi, secondo me, nessuno lo ha piu’ toccato.”

Che posto ha il blues nella tua musica?

 “ Semplice: Non potrei vivere senza suonare blues e rock and roll. Per un po’ negli anni ottanta ero giunto alla conclusione che volevo suonare solo blues e nient’altro, cosi mi sono unito alla Detroit Blues Band. Ora che i Cactus sono tornati insieme per me e’ veramente perfetto, ho la mia blues band, Mistery Train, e suono hard e rock and roll con Carmine!”

 Qualche chitarrista delle nuove generazioni che ti piace in particolare.

“ Ultimamante ho suonato con Joe Bonamassa ospite del suo concerto a Detroit. Lo abbiamo incendiato quel palco! E’ il chitarrista che preferisco fra le nuove leve. Ha una tecnica impeccabile ma anche anima e sensibilita’. Anche Warren Haynes che suona con gli Allman da diversi anni e’ un chitarrista incredibile, mi piace tantissimo. “

Che cosa stai ascoltando in questo periodo?

“ Quasi solo jazz, dischi della blue note.”

Che ricordi hai della Detroit Rock City, Stooges, MC5, la Grande Ballroom…

“ Praticamente nulla, ero quasi sempre a New York in quel periodo! Ma ricordo benissimo i Cream alla Grande Ballroom. Andai nel pomeriggio a sentire il soundcheck. Per la prima volta vedevo questi grandi Marshall, due colonne una per Clapton e l’altra di Bruce. Eric ha provato il suo Wha Wha e…Wooow! Che roba ragazzi, mai sentito prima un suono cosi! Sono andato a parlarci nei piccoli camerini, e loro mi hanno chiesto se potevo rimediargli qualcosa da fumare e altro…gli dissi che non c’era problema in quel senso, e chiesi se potevo registrare il concerto la sera stessa. “ Se ci rimedi qualcosa puoi registrare quello che cazzo vuoi!” ci pensi che roba?! All’epoca era cosi, potevi registrare i Cream senza nessun problema…sistemai qualche microfono sul palco e venne fuori una buona documentazione sonora di quella magica serata. Molti anni dopo, un tipo in giappone ha tirato fuori un bootleg famoso con nastri di terza generazione della mia registrazione…mi veniva da dirgli, hey, dove e’ la mia parte di soldi!? Devo ancora avere i nastri originali da qualche parte…”

cactus

 Ho saputo che Les Paul ha vinto un Grammy con un tuo pezzo, giusto?

“ Si tratta di 69 Freedom, un pezzo che avevo scritto e suonato con Buddy Miles. Les Paul ha vinto un Grammy con una cover e a me hanno dato un riconoscimento e…un po’ di diritti! Grazie Les! Quell’uomo e’ stato un genio della tecnica di registrazione. Gli dobbiamo tutti qualcosa in quel senso, quasi tutto quello che e’ la registrazione multi traccia viene da sue invenzioni. Pero’ devo dire che non sono mai stato un fan della sua musica, in ambito jazz sono altri quelli che mi fanno sognare, West Montgomery…E poi non possiamo dimenticarci che ha creato la mia chitarra preferita, la Gibson Les Paul! “

Che ti ho visto sempre suonare con un ampli Fender…

 “ Un Fender a valvole del ’64. Ha il suono grosso e pulito che io voglio. Per poter lavorare bene con i miei pedali ho bisogno di un amplificatore dal suono pulito. Altrimenti quando attacco con i pedali esce fuori “ mash potatoes “. Invece quando infilo i pedali nei miei Fender…si scatena l’inferno. Ma non mi fido di poratrmeli in tour. Di fatto il mio vero suono live lo riesco ad ottenere solo quando suono qui a Detroit. “

C’e’ qualche nuova band che ti piace?

“ Ma…non saprei…ascolto sempre cose vecchie io…Gov’t Mule sono molto bravi…anche i Black Crowes, se si possono considerare nuovi…Ma poi… l’altra sera sono finito a guardare il video degli Stones live in Texas, tour di Some Girls…Sono la piu’ grande rock and roll band di tutti i tempi! Good Lord! Oh man!! Keith…Killer licks…E Mick e’ il piu’ straordinario frontman che ci sia mai stato nella storia del rock.”

Penso che ti piacessero ancora di piu con Mick Taylor…

“ Taylor mi piaceva e mi piace molto. Ma…lasciamelo dire: Ronnie va meglio! Vedi, gli Stones sono essenzialmente una blues band che ha avuto la magia di restare attuale per cinquanta anni. E una blues band e’ tutta basata sull unione dei musicisti e dei suoni. Io suono questo mentre tu suoni quello, e’ la musica dei bianchi. Gli Stones, Keith, sono black music. Pensa a Beast of Burden, e senti le chitarre come suonano insieme. Quello e’ il suono degli Stones! Mick era bravo, ma non c’era quell’unione…Ronnie segue e fa quello che vuole Keith come nessun altro. Questa e’ un po’ la chiave per capire la differenza fra Hard Rock e Rock and Roll. Led Zeppelin erano la miglior band Hard che ci siam mai stata al mondo. Bonzo il piu’ incredibile batterista rock…perche’ rock e’ le palle, la forza…Invece roll e’ il blues, il soul. Piu’ spingi duro e piu’ il roll e’ spinto da parte. L’Hard e’ un interpretazione bianca della musica nera, ma il rock and roll e’ un invenzione dei neri, di Chuck Berry…I LZ erano il rock e gli Stones sono il Roll. Eppure per quanto Jimmy Page potesse spingersi lontano, potevi sempre sentirlo che restava connesso con il blues. Per questo secondo me i Led Zeppelin non sono mai stati una band Metal, nemmeno per un secondo.”

cactus pèrimo album

 Ti interessa il Metal, i suoi chitarristi, segui qualche band?

“ Nella musica Metal il “roll” e’ completamente sostituito dall’aggressivita’. E’ musica estrema ed estremamente bianca…diciamo troppo bianca per i miei gusti!”

E il Punk? In fin dei conti sei di Detroit…

“ Il Punk…beh, sostituisce con l’attitudine la mancanza di talento! Pur non essendo una musica che mi abbia mai particolarmente inetressato, penso che sia una buona cosa. Ha dato e continua a dare la spinta giusta a tutta la scena rock.”

 Che rapporto hai con l’enorme patrimonio musicale della Motown?

“ Per molto tempo sono stato piu’ un fan del suono Stax, ma ora in questi ultimi anni sono totalmente innamorato della Motown. Ho appena visto, e consiglio a tutti di vedere, “Standing in the shadow of motown” sulla house band degli studi Motown…Che roba ragazzi!! Se parliamo di roll, di soul…assolutamente imbattibili, unici…Mi fai venire in mente un altra band che adoro, Sly and the Family Stone. Una band di neri con un batterista bianco…( si mette le mani nei capelli ) Le cose che hanno fattooo!!! Wooow!!!”

Prima hai nominato gli Allman, le vostre strade si sono mai incrociate in qualche modo?

“ C’e’ stato un periodo che passavo molto tempo a Memphis, e nel sud in generale. Ho incontrato Duane e Gregg, ci siamo conosciuti e sono andato ai loro concerti in compagnia di Duane piu’ volte. Allman Brothers Band e’ un perfetto esempio di una band che suona insieme. Anche nelle loro jam piu’ libere, dopo venti e passa minuti, puoi ancora sentire che suonano uno per l’altro. All’epoca questo mi ha fatto capire quale era il mio piu’ grande problema con i Cactus. Ognuno di noi suonava benissimo ma non eravamo coesi.”

Rusty Day, il vostro cantante, deve essere stato un personaggio difficile…

“ Era un grande cantante e un mio carissimo amico. Le parole delle canzoni gli venivano di getto, e spesso tirava fuori cose bellissime, pensa per esempio ad Alaska. Purtroppo era pesantemente coinvolto nelle droghe e venne ucciso, sparato in casa sua insieme a suo figlio per una partita di roba non pagata. Una cosa terribile, al suo funerale sono totalmente crollato. Non lo dimentichero’ mai.”

Cactus 2

Dopo tutti questi anni e dischi, quali sono i lavori dei quali sei piu’ soddisfatto?

“ Tutte le cose fatte con Mitch Ryder and the Detroit Wheels. Poi sicuramente il disco dei Cactus con la nuova formazione, e il live con Mistery Train la mia band piu’ rock blues. Ci sono anche altri due dischi di cui sono molto contento. Il live in Detroit fatto con gli Hell Drivers…un mix di hard e rock and roll Detroitiano…that record smokes!! Ma forse il disco di cui sono piu’ orgoglioso in assoluto e’ Jim McCartney and Friends. Una raccolta di diversi brani blues suonati con musicisti differenti. E’ il disco che piu’ mi ha messo alla prova e quello a cui sono piu’ legato.”

Che stai facendo in questo periodo musicalmente?

“ In questi giorni sto attraversando un momento molto difficile. Rick Stel, il chitarrista con cui ho suonato per venti anni nei Mistery Train e’ morto di cancro la settimana scorsa. Per me e’ stato un colpo durissimo musicalmente ed umanamente, eravamo molto legati. Da ora in poi credo che quel progetto prendera’ una piega ancora piu’ blues e meno aperta al rock and roll. Mentre con i Cactus abbiamo dei concerti in arrivo, e molto materiale nuovo pronto da portare in studio appena possibile. Sai, non e’ un periodo facile per fare il musicista questo. Nei club l’unica cosa che conta e’ quanti drink riescono a vendere, della qualita’ musicale delle band non gliene fotte nulla. E internet ha ovviamente stravolto il modo di ascoltare la musica. La scena musicale nella quale sono cresciuto non esiste piu’ ormai, questo e’ sicuro. Ma d’altronde le cose cambiano sempre, niente e’ per sempre. Da parte mia, questo ho fatto e questo amo fare: Suonare la chitarra. I don’t give a shit, sono qui per fare questo e continuero’ a farlo. Alle volte puo’ essere frustrante e scoraggiante, lo so. Ma io continuo per la mia strada.”

 Paolo Barone © aprile 2014

ENGLISH VERSION:

Jim McCarty is the last of the legendary hard rock blues guitar players.

The last one of that generation of amazing musicians who paved a new road made of pedals and tube amps, for all the rock music that came after. Starting with Detroit Wheels, then Buddy Miles, Cactus, Rockets and after that Detroit Blues Band, Hell Raiders and Mistery Train. He played and shared  stages with all the best guitar players from around the world, and inspired all the next generations of rock blues musicians until today. He has no intention to unplug his black Les Paul.

We met him on a nice Royal Oak night, for a long talk.

 Jim, do you realize that you are the last of the guitar players that changed the way electric guitar was played, and still really playing?

“ Do you think so?! I don’t know man, lets see…Jimmy Page, best hard rock guitar palyer in history…seems like he is content with just taking care of the Led Zeppelin catalog, and it’s a shame…last time i saw him, was on tour with Black Crowes. He gave me a big hug, but after then i didn’t see him. Clapton, well he is not doing this kind of stuff anymore. Jeff…Jeff Beck now is a Fusion guitar player, and of course a very good one. But i miss Truth, Beck Ola, that is the way i would like to hear him playing! But…must be somebody else out there still doing music like Carmine and i, we can’t be the last one!”

Can you tell me how everything started?

“ I grew up with music and musicians. My father was a drummer in a big jazz band. I was a drummer too, and i was still considering myself a drummer when i was in Detroit Wheels! Around the time of “Devil with a Blue Dress On” i said to myself, well…i guess i am a guitar player..! “

Many famous musicians said you are a big inspiration and influence, people like Ace Frehley, Ted Nugent, Eddie Van Halen…But who was your inspiration?

“ If i really have to say a name is BB King. But there are many sounds, many influences, that comes to you from everywhere. You put them all togheter and then find your own voice. Your sound. This is what separates the man from the boys. Doesn’t matter how good you can play anybody else’s style, tell me what you have to say. The best compliment is when somebody tells me that the way i play is unique, recognizable. “

Mitch Ryder and the Detroit Wheels. Why did that band break up? You guys were doing great for what i know…

“ We were real hit makers! We were making  song after song, all good. I still belive that if we had a good manager, an Andrew Loog Holdam, we could be like the Stones. Instead, somebody decided to present Mitch Ryder as a solo act. Obviously it didn’t work, they created a kind of Vegas show, and everything ended…”

What did you do then?

“ The entire time that i was with the Detroit Wheels, I would come  back to my hotel room and listen  to blues records. That music always spoke to me, and my passion was growing. So i thought to join a blues band and go on tour with them. One night we where playing the Whiskey in LA and Buddy Miles came. He was putting together a new band, something big, with many musicians and different sounds. He wanted me to join his band and i did it that very night! That was the Buddy Miles Express and i played with them for one year.”

Then you got involved with Cactus, right?

“ Jimi Hendrix was often around Buddy Miles at the time, and him and Miles were talking about a new project. I wanted to go in a different direction. My turning point was when Jeff Beck’s album ‘ Truth ‘ came out. That was exactly what i wanted to play. One day my old friend Rusty Day called me from NYC. He was there with Carmine Appice and Tim Bogert. They went on tour with Led Zeppelin and wanted to leave Vanilla Fudge to play a more hard rock, blues kind of music. The timing was perfect, they were looking for a guitar player and i flew from LA right away. “

Cactus…what a band….

“ Yeah man, a great band that in someway and somehow became a cult band. We never really  became a mainstream group. Then, still today, i meet people saying Cactus was my favorite band…I went to the movie theater a few yars ago to see Anvil the Movie,  that band has a big heart and they are brave like nobody else, and in the middle of the movie this guy, Lips, says Cactus…Cactus was our band and a huge inspiration…I almost fell out of my chair, i couldn’t belive it! See, things like this keep happening all the time. In the seventies we had good songs on all of our records, but that line up was an experiment that never completely worked. On stage we were playing our ass off, but everybody was closed in is own world, without really listening to the others. Now it’s different, we are a kick ass band more than ever! Not bad for our age…Carmine is incredible, sometimes when he’s playing his drum solo i remain on stage with my mouth  handging open…He’s unbeliveable, playing like a 30 year old boy, it is so much fun to play with him. Pete Bremy, Randy Pratt and Jimmy Kunes are excellent musicians, it’s such a pleasure to play with them.”

You were talking about Hendrix, i guess it was great to meet him…

“ Jimi was around all the time while i was playing with Buddy Miles. He was reciving a lot of pressure from the brothers, the afro american comunity, because he was in a band with white musicians, sounds strange today, but it was different at that time. He was really colour blind, you could be black, white or green, he could care less. I remember that Cactus just finished an european tour, and i decided to stay few more days in London at Dave Manson’s place. My last night there, Jimi arrived and he was very sad, very down. He spent some time talking with Mason’s wife, and then with me for a little bit before leaving. The day after as soon as i arrived in New York, Tim Bogert came to pick me up at the airport and told me that Hendrix was found dead…I couldn’t belive it, i was one of the very last people to see him alive…What a shame…You see,he was on a different planet. I believe that the best rock guitar players of all  time are Page, Beck, Clapton and Keith Richards.  All british, all white. Then, we have Hendrix, the best of all, and he is afro american…He was one of the very few real musical geniuses like Robert Johnson, Louis Armstrong and John Coltrane. They reshaped everything and rewrote thre rules of the game. Hendrix completely reinvented the musical landscape of our time, in a way that is still untouched.”

What is the place of Blues music in your life?

“ Easy: I just couldn’t live without playing blues and rock ‘n’ roll. For a while, in the eighties, i came to the conclusion that all i wanted to do was play the blues, so i joined the Detroit Blues Band. Now that Cactus are back togheter it’s heaven for me! I have my blues band, Mistery Train, and i can play hard rock and roll with Carmine!”

Is there any guitar player right now that you really like?

“ Lately i played with Joe Bonamassa live here in Detroit. The stage was on fire man! Right now he’s the one that i really like: An amazing technique with a big feeling. I also like Warren Haynes of Allman Brothers Band, i really really like him.”

What are you listening to now?

“ Blue Note, Jazz records…”

What’s your personal memory of Detroit Rock City at the end of the sixties?

“  Almost nothing, because i was in NYC at that time! But i was here when Cream played at the Grande Ballroom. I went to see their sound check and it was the first time i ever saw these big “stacks” of Marshall amps, one for Clapton and one for Bruce. Eric tried the Wha Wha pedal and….Wooow! What a sound man! I went to talk with them in the dressing room, and they asked me if i could help in finding some shit…I said that  it was no problem , and i asked if i could record the show. “ Help us to find some shit, and you can record whatever the fuck you want man!” Can you belive it? At that time you could record Cream live with no big deal…so i set up some microphones on stage and it came out a very good documentation of that magic night. Many years after, a guy in Japan released a bootleg with third generation tapes of my recordings…i thought to call him and say Hey! Where is my share?! I belive i still have the original tapes in some closet…”

Les Paul won a Grammy Award with one of your songs right?

“ Yes, 69 Freedom, a track i wrote when i was with Buddy Miles. Les Paul made a cover and won the Award, and so i got some royalties…thank you Les! That man was a genius of recordings techniques. Every multi track recording is in some way coming from his ideas, still today. I’ve  never been a big fan of his music, but we can’t forget that he created my favourite guitar ever, Gibson Les Paul!”

That you play with a Fender ampli…

“ A  1964 Fender Tube Amp. Has the fat and clean sound that i like to play with my pedals. Otherwise what comes out it’s mash potatoes. When i plug my pedals in the fender…all hell breaks loose! I love them but i don’t travel with them, and sometimes that’s a problem, i can’t have my sound.”

Do you like any new band?

“ I don’t know….i mostly listen to old stuff…Gov’t Mule are good, and also Black Crowes, but are they new? You know…the other night i was watching the Stones live in Texas, Some Girls Tour…They are the best rock and roll band of all the time! Good Lord! Oh man! Keith…Killer licks…Mick is the most extraordinary frontman in rock history…”

What about Mick Taylor?

“ He is a great guitar player, but let me tell you this: Ronnie is better! You see, Stones are a blues band with the magic gift of remaining so good for fifty years. And a blues band is all about playing togheter. I play this and you play that, it’s white music. Stones, Keith Richards, that’s black music. Think about Beast of Burden, listen how the two guitars play. That’s Stones sound! Mick is great, but there wasn’t that feeling, nobody can play with Keith like Ronnie does. In some way this is the key point to understand the big difference between Hard Rock and Rock and Roll. Led Zeppelin was the best Hard Rock band in the world, Bonzo the most amazing rock drummer…Strong, powerful…At the same time Roll is blues, soul. The harder you play,  more the roll is pushed on a side. Hard Rock is a white interpretation of black music, but Rock and Roll it’s been created by Chuck Berry…Zeppelin were the rock and Stones are the roll. But even in his most esoteric stages Jimmy Page was always connected with blues. That’s why, in my opinion, Led Zeppelin was never a metal band, not even for a second.”

Do you like metal? Is there any metal guitar player that you like?

“ In Heavy Metal music the “roll” is completely replaced by aggressivity. It’s extreme music, and extremely white music….too white for me!”

What about Punkrock? You are from Detroit….

“ Punk…well, it’s a lot of attitude with a lack of talent! But even if it’s a music that never really got me, i think it was a good thing. It was the shot in the arm  that it needed! “

Thinking of Detroit music, what about Motown…

“ For years i have been more a fan of Stax sound, but now i really dig Motown too. I just saw “Standing in the shadow of Motown” a documentary about the label’s house band…Wow! What an incredible band…talking of black music, soul music, they were really amazing! Another great band was Sly and the Family Stone. Black guys with a white drummer…The stuff they diiiid!!! Woooow!!!!”

You said something about Allman Brothers, did you ever meet them?

“There was a time that i was spending a lot of time in Memphis and in the south. I met Duane and Gregg, we became good friends and i went to see them play live on more than one occasion. Allman Brothers is a perfect example of a band that play together. Even in their most free form twenty minutes jam, you can tell that they are still playing with each other.”

What about Rusty Day, the original Cactus singer?

“ Rusty was a very good singer and a dear friend. Lyrics just came out of him llike waves, often brilliant stuff like Alaska. Too bad he was also extremely involved with heavy drugs. He was killed, somebody shot him and his son in their house. That was horrible, i completely broke down at his funeral.”

Is there any record that you are really proud of?

“ All my work with Detroit Wheels. Then Cactus five, with the new line up, and Mistery Train’s live album. There are also another two records that i really love. Live in Detroit with Hell Drivers, that record smokes man! But maybe the one i am most proud of is Jim McCarty and Friends. A collection of blues played with different musicians, in some of the traks i also play with a Horn section.”

What are you doing now?

“ Right now i am going through an hard time. Rick Stel, my friend and guitar player with Mistery Train for more than 20 years just died of cancer. For me that’ s a very hard blow, we were really close musicians and friends. From now on i think that band will be more on a blues path. We have some live shows coming with Cactus and some new material ready to be recorded as soon as possible. You know, this is not an easy time for music today. Club owners only care about how many drinks they can sell, they don’t give a shit if the band is good or not. Internet completely changed the way people listen to music. The entire music industry that i grew up with, dosen’t exist anymore, that’s for sure. Things always change, nothing is forever. And me…Well, i play guitar, i don’t give a shit, this is what i came for and this is what i will always do! I know, sometimes it can be hard and frustrating, but i keep on playing.”

 

 

 

 

 

 

 

 

Interview with RICHARD COLE, tour manager extraordinaire

6 Gen

Richard Cole, sì “quel” Richard Cole, il sesto Zeppelin. Chiamarla intervista è forse inopportuno, trattasi di un veloce scambio di battute…d’altra parte io sono il signor nessuno, lui il leggendario tour manager dei LED ZEPPELIN. Non è che mi aspettassi chissà che, tuttavia da par mio in un paio di occasioni ho provato l’affondo ma lui ha parato il colpo rispondendo da par suo. Ad ogni modo mi sembra una cosa non da poco per il blog, Richard Cole… ah!

ENGLISH VERSION BELOW

John Paul Jones & Richard Cole 1975

John Paul Jones & Richard Cole 1975

Richard, ci puoi dire qualcosa dei tuoi anni post Led Zeppelin?

(non credo che che RC abbia recepito il “post”) Unit 4 + 2,  the Who, Searchers, Young Rascals, New Vaudeville Band, Creation, Vanilla Fudge, Yardbirds, Jeff Beck/Rod Stewart, Terry Reid.

So che non è una domanda molto originale, ma come è stato lavorare nel cuore del circo del rock and roll? Durante gli anni settanta in Italia la musica rock era legata alla politica. Era generalmente una cosa di sinistra, e anche se non consideriamo la cosa dal punto di vista politico, la musica rock aveva una vibrazione riguardante la contro cultura, la spiritualità, il modo di pensare. Non esattamente un atteggiamento hippie, ma una cosa che avrebbe potuto cambiare la società. Tu eri precisamente nel centro di essa. Sentivi questa cosa o per era solo intrattenimento, un lavoro che facevi nel campo delle “fantasie”?

Ero lì per fare un lavoro per il gruppo, tutti i miei interessi erano rivolti a quello, non nella politica di una nazione. 

Rod Stewart, Jeff Beck, Jimmy Page, Richard Cole

Rod Stewart, Jeff Beck, Jimmy Page, Richard Cole

 Hai incontrato centinaia di musicisti famosi, direttori di etichette discografiche, giornalisti musicali…c’è stato qualcuno in particolare che ti ha colpito, qualcuno che tu possa dire è un grande essere umano?

 Elvis Presley.

Qual’è la musica preferita da Richard Cole?

Vecchie canzoni che mi riportano alle mente i bei ricordi.

I tuoi 5 gruppi preferiti?

A parte gli Zeppelin, gli Who e gli  Stones.

I tuoi 5 album preferiti?

Molto difficile…  Zeppelin 4, In Through The Out Door, Who’s Next, Revolver, Bob Dylan’s Nashville Skyline, il primo dei Vanilla Fudge.

Che ne pensi dello stato della musica di oggi?

Non tanto, a parte Adele.

Jimmy Page & Richard Cole - photo by Ross Halfin

Jimmy Page & Richard Cole – photo by Ross Halfin

I tuoi scrittori e registi preferiti?

Proust, Thomas Mann, Zola, Celine.  Scorsese, Oliver Stone.

Che quotidiani legge di solito Richard Cole?

Se ce n’è uno è il Times.

Le tue riviste musicali preferite?

Non le leggo.

Cosa ti manca di più dei tuoi giorni con i Led Zeppelin?

Il cameratismo e il viaggiare.

Jimmy Page, Richard Cole, Peter Grant, Liza Minelli

Jimmy Page, Richard Cole, Peter Grant, Liza Minelli

Nell’ultimo periodo della band c’era una nuvola scura che aleggiava sopra voi tutti. Ne eravate coscienti?

 Sì, ma la si accettava, e forse prima o poi  la cosa sarebbe cambiata.

Sempre nell’ultimo periodo un membro della band non suonava più bene. Tu e gli altri membri dello staff ne eravate coscienti? Immagino fosse una cosa di cui non si potesse parlare?

Tenevamo queste cose per noi, tutti hanno dei giorni no.

Richard Cole xx

Richard, nell’agosto del 1980 tu fosti imprigiOnato a Regina Coeli a Roma. Il 2 agosto di quell’anno l’Italia era nel caos a causa di un attacco di terroristi fascisti alla stazione dei treni di Bologna. Erano giorni pieni di confusione e tu ci finisti in mezzo. Puoi dirci qualcosa di quell’esperienza?

Fu una vera sorpresa essere arrestati visto che non avevo fatto nulla, ma ad ogni modo ho cercato di trarne ilo meglio: mi sono disintossicato, e non è stata una cosa troppo spiacevole, più che altro scomoda, d’altra parte mangiavo e dormivo bene e ho incontrato persone interessanti.

Puoi condividere con noi qualche bel ricordo di JOHN BONHAM e PETER GRANT?

Ho solo i ricordi più affettuosi riguardanti la grande amicizia con Peter e John.

RC

RC

Hai mai trovato amici veri durante tutti quegli anni passati a lavorare nell’industria musicale?1

Non molti, eccetto forse un paio dei ragazzi dei Quireboys.

Carmine Appice, Rod, Richard, Robert Plant

Carmine Appice, Rod, Richard, Robert Plant

Richard, sei felice adesso? 

Sono molto soddisfatto.

Hai piani per il futuro?

Nessuno, sono in pensione.

Richard, dio esiste?

Lo spero.

Richard, qual’è il significato della vita?

Nel mio caso godertela e accettarla.

Tim Tirelli ©2014

RC - Ambassador East Chicago 1973

RC – Ambassador East Chicago 1973

English version:

Richard, can you tell us a little about your post LZ years?

Unit 4 + 2,  the Who, Searchers, Young Rascals, New Vaudeville Band, Creation, Vanilla Fudge, Yardbirds, Jeff Beck/Rod Stewart, Terry Reid.

I know it’s not a very original question, but how what was it like to work in the very heart of the rock and roll circus? During the seventies in Italy,  Rock music was tied with politics. It was generally a left-wing matter, and anyway even if we don’t consider the politics shadow, Rock music had a real counter culture/spiritual/way of thinking vibe. Not exactly a hippie attitude, but a thing that might have changed society. You were precisely in the middle of it. Did you feel that way or it was just entertainment, a job in the “fantasy” field?

I was there to do a job for the band, I had all my interest in that, not the politics of a country.

You have met hundreds of famous musicians/label managers/rock journalists/etc., etc., Was  there someone in particular who made a significant impression on you, someone you can say is a great human being?

 Elvis Presley

What is the fave music of Richard Cole?

 Old tunes that bring back happy memories.

Your 5 fave rock groups?

Appart from Zeppelin, the Who, Stones.

Your 5 fave albums?

Very hard…  Zeppelin 4, In Through The Out Door, Who’s next, Revolver, Bob Dylan’s Nashville skyline,  1st VANILLA FUDGE,

What do you think of the state of music today?

Not much apart from Adele

Your favourite writers/novelists and film directors?

Proust, Thomas Mann, Zola, Celine. Scorsese, Oliver Stone.

What newspaper Richard Cole usually reads?

If  any the Times

Your fave music magazine?

Don’t read them

What do you miss most about the golden days with Led Zeppelin?

Companionship and travelling

In the latter days of the band, there was a dark shadow hanging over you all. Were you aware of it?

 Yes but it was accepted, and perhaps it would change.

In the latter years, a member of the band wasn’t playing well.  Were you and other members of the staff aware of it? I imagine it was a thing you could not talk about.

We kept our feeling to ourselves, everyone has a bad day.

Richard, in August 1980 unfortunately you were put in prison in Regina Coeli in Rome. On August 2nd that year, Italy was in chaos because of an attack of fascist terrorists at the BOLOGNA train station. It was a very confused period and you were caught in the middle of it. Can you tell us something about that experience?

It was quite a surprise to be arrested for nothing I had done, but I had to make the best of it, I was drug free for that time, and it was not that unpleasant, more inconvenient ,I ate and slept well, and met some interesting people.

Can you share with us some  positive memories of the late JOHN BONHAM and the late PETER GRANT?

 I have only the fondest memories of great friendships with Peter and John.

Did you find real friends during all those years working with bands and in the music industry?

Not really lots of acquaintances, except perhaps a couple of the Quireboys band.

Richard, are you happy now?

Very contented.

What are your plans for the future?

None at all, I am retired now.

Richard, does God exist?

I hope so

Richard, what is the meaning of life?

In my case to enjoy it and accept it.

Tim Tirelli ©2014

(English medication: Billy McCue)

Conversazione con MASSIMO BONELLI, discografico extraordinaire e ricercatore musicale

17 Lug

Conosco MASSIMO BONELLI da non tantissimo tempo, ma sin dai primi momenti ho dedotto che abbiamo affinità elettive… la passione per il rock, l’indirizzo politico, la visione del mondo. In più Massimo per qualche decennio ha fatto un lavoro che magari alcuni di noi sognavano e così ho pensato bene di chiedergli se fosse  interessato a fare due chiacchiere con noi.  Massimo si è dimostrato ben disposto alla cosa e aperto. Gli uomini come lui mi piacciono molto, è dunque un privilegio ospitarlo qui sul blog.

INTERVISTA A MASSIMO BONELLI –  Luglio 2013

Massimo,ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali visto che hai lavorato per 35 anni presso la EMI e la SONY e se vuoi come essere umano? 

La mia grande fortuna è quella di aver vissuto tutto in diretta. Il cambiamento epocale della musica e del costume, la passione politica e l’indifferenza culturale.

Ho lavorato alla EMI nel periodo in cui Lennon, McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello. I Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica…

Quindi sono entrato in CBS (più tardi Sony) dove ho contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, tra cui anche molti “mordi e fuggi”: dagli Spandau Ballet agli Europe, lavorando anche al fianco di artisti eccezionali come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Michael Jackson (bravissimo), George Michael,  Claudio Baglioni, Leonard Cohen, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia e molti altri.

M. Bonelli e Springsteen

M. Bonelli e Springsteen

In seguito ho avuto il compito di dirigere l’etichetta Epic nel nostro Paese. Da quel momento è iniziata una divertente sfida per superare la “sorella competitrice” Columbia, che aveva tutti i nomi affermati. La Epic non aveva artisti italiani e ho quindi iniziato a formare una piccola squadra, firmando contratti con artisti  come Renato Zero, Spagna (qualche milione di dischi venduto all’estero), Area, PFM e tanti nuovi talenti …oltre ai nomi internazionali che ho inserito nel nostro repertorio: Oasis, Michael Jackson, George Michael, Sade, Primal Scream, Korn (per citarne solo alcuni), fino ai Pearl Jam.

M Bonelli e MJ

M Bonelli e MJ

La creazione di un catalogo Epic è stata una bellissima avventura con un enorme successo che mi ha portato, in seguito a dirigere anche la Columbia: ovvero la Sony.

Verso il 2004, nella fase di unificazione tra Sony e BMG,  questo lavoro ha iniziato ad essere creativamente sterile; non si discuteva più  con gli artisti ma esclusivamente con i loro avvocati. La musica si stava arenando in una deriva piatta e spocchiosa. La televisione e le radio acquisivano un potere stolto ed arrogante. Alla fine, proprio in disaccordo con la delega creativa ai “talent show”, ho lasciato la discografia nel suo momento più cupo e sono tornato ad occuparmi della musica che amo, oltre che di viaggi, letture ed altre attività che mi hanno reso straordinariamente libero.

Mi definirei, con un po’ di narcisismo, un buon democratico progressista, con una spiccata e sensibile filosofia nei confronti della musica e di chi ne fa le veci. Sui biglietti da visita ho scritto “Ricercatore musicale”, un altro termine che dice tutto e nulla…

M Bonelli e Kate Bush

M Bonelli e Kate Bush

Massimo, non è una domanda originale, ma come è stato lavorare per tanti anni in due delle più grosse case discografiche del mondo? Da fuori noi immaginiamo chissà che, probabilmente non è tutto rose e fiori…     

MB. E invece sono state proprio rose e fiori.. almeno sino ad un certo periodo. Fin tanto che si riusciva a coniugare creatività e fatturato era tutto più divertente ed il successo alimentava entusiasmo e quindi altro successo. La voglia di correre rischi, di sfidare il mercato, di scoprire, di stupire. Poi si è tutto inaridito … artisticamente …economicamente …a quel punto son finite le rose e si sono appassiti i fiori.

Anche tu come molti di noi sei un musicologo, ti piace la musica buona, hai buon gusto…è stato difficile fare della musica il tuo lavoro e vivere sulla tua pelle certe dinamiche che magari non sono il massimo per il fine supremo, l’arte musicale?

MB. Come dicevo prima, il termine musicologo è un lusso che mi son permesso abusivamente.

Non sono uno studioso di musica, ma un semplice estimatore di tutto ciò che mi dà emozione, che sia Bob Dylan o Renato Zero, Eddie Vedder o Michael Jackson. Sono nato con l’interesse e la curiosità per la musica e ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo (altri tempi)…

Quando lavori su un progetto dalle sue origini, facilmente te ne innamori anche se non è proprio la  musica che hai sempre amato…

Inoltre, per rispetto alle mie origini, sono sempre stato una specie di Robin Hood della discografia.. con i successi delle “star” finanziavo i nuovi talenti… spesso inascoltato dalle radio e dai giornalisti.

M Bonelli e Clapton

M Bonelli e Clapton

Lo so, è una domanda che ti avranno già fatto in centinaia, ma tra tutte le rockstar con cui hai avuto a che fare ce ne è stata qualcuna che, guardandola negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

MB. Più di un artista ha rivelato una grande e bella personalità: Bruce Springsteen, Eddie Vedder,  Franco Battiato, Francesco De Gregori… e Cyndi Lauper, straordinaria e vulcanica. Mi son sentito citare nel più famoso talk show americano, dove lei narrava la sua avventura italiana di cui fui protagonista a Bari. Al termine della cena, con lei e con altri musicisti, sono salito con lei sul tavolo a ballare un tango, suonato dai vari musicisti presenti. Ogni volta che ci incontravamo succedeva qualcosa di eclatante. Ma Cyndi Lauper è solo uno dei tanti aneddoti… potrei scriverne un libro intero.

M Bonelli e De Gregori

M Bonelli e De Gregori

Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?

MB. Credo che coloro che desiderano fare musica siano troppo succubi della tv, delle radio e di tutto quel sistema che promette il raggiungimento di un successo facile e immediato. L’espressione del rock, e della buona musica in generale, deve arrivare alla gente tramite il palco più bello del mondo: la strada… i club.. le cantine…Se sei bravo e originale, se hai personalità,  arrivi dove vuoi … senza farti bruciare da falsi applausi  e ignobili promesse. Lo stato del rock, per il momento… non abita da queste parti.Ma se vai a cercare nei luoghi più nobilmente umili, troverai tanta gente pronta a stupirti…

Massimo, Dio esiste?

MB. Sì.. più di uno.. Ernesto “Che” Guevara.. Malcolm X .. John Lennon .. Jimi Hendrix.. Roy Harper .. Grace Slick (forse la madonna) .. posso continuare …??

Film: i tuoi 5 preferiti.

MB. La vita è meravigliosa (Frank Capra);  Across The Universe (Julie Taymor); Midnight in Paris (Woody Allen); Professione Reporter (Antonioni); L’ultimo spettacolo (Peter Bogdanovich)

M Bonelli e Missing Persons

M Bonelli e Missing Persons

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

MB. Non sono un  appassionato di fumetti;  da ragazzino leggevo Tex Willer, Nembo Kid (Superman), Michel Valliant .. ma casualmente

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire….

Faccio sempre nella mia mente queste classifiche quando sono in aereo.. ogni volta cambio almeno un nome: Roy Harper, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Beatles, Pink Floyd… ma sto rinunciando ad altrettante parti vitali del mio amore per la musica…

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

MB. Beggars Banquet (Rolling Stones),  White Album (Beatles), Electric Ladyland (Jimi Hendrix), If I could only remember my name (David Crosby), Peter, Paul & Mary (PP&M)

Per Massimo Bonelli chi sono i Led Zeppelin?

MB. L’intro di un organo soave a una chitarra acustica e a una voce impressionante che intona Your Time is gonna come…. Da quel momento e soprattutto quell’album (il primo)  è iniziata un’altra bella storia…

M Bonelli e Jeff Beck

M Bonelli e Jeff Beck

Massimo, qual è il senso della vita?

MB. Sapersi emozionare… lasciarsi emozionare ..

Non voglio disturbare la tua privacy, se non ne vuoi parlare nessun problema, ma mi pare di capire che le tue figlie vivano all’estero, in Brasile, giusto? Da fuori sembrate una famiglia davvero aperta al mondo, moderna, libera…ti faccio i miei complimenti. E’ difficile convivere con certe distanze? Avere i tuoi cari dall’altra parte del globo?

MB.  Ho due figlie (avute da due mogli diverse) entrambe in Brasile. Paola, al nord tra dune di sabbie e oceano, è proprietaria di una meravigliosa pousada in un oasi di vegetazione tropicale in un villaggio chiamato Jericoacoara. Carolina, laureata a Torino, ha vinto una borsa di studio dal governo brasiliano sulle popolazioni dell’Amazzonia; è partita per il Brasile e non è più tornata. Dopo aver vagato per quell’immenso Paese, si è ora fermata a vivere nella foresta, tra la natura incontaminata del Capao, nella Chapada Diamantina, nello stato di Bahia. Grazie a Skype vedo loro e i loro bimbi frequentemente, oltre ad andarle a trovare spesso. Sono felici e quindi lo sono anch’io. Forse in Italia non sarebbe andata così bene.

M Bonelli e David Gilmour

M Bonelli e David Gilmour

Tua moglie Ivana è una Chef. Ci parli un po’ di lei, del suo lavoro, e di come portate avanti il rapporto?

MB. Il suo lavoro è un hobby che le dà grandi soddisfazioni, visto che è davvero appassionata di cucina ed è bravissima. Ivana, che è la mia terza moglie, è un caso unico difficilmente spiegabile. Oltre ad avere un grande talento creativo ed organizzativo per qualsiasi cosa desideri fare, è la persona più altruista e sensibile che io abbia conosciuto. E’ amata e stimata dalle mie figlie.. ma anche dalle mie precedenti mogli(!!!) … meravigliosa, straordinaria, profondamente complice di tutto ciò che io faccio e stimolatrice di ogni nostra iniziativa. … Credo sia una specie di super eroe senza tuta spettacolare …. Santa subito!!!

 Massimo e Ivana Bonelli

Massimo e Ivana Bonelli

Un libro che hai divorato. 

MB. Shantaram di David Gregory Roberts .. un viaggio magico, fantastico ..

Gli scrittori che segui con più passione?

MB. Joe R Lansdale: grottesco, pieno di realistica immaginazione… leggo molto e di tanti autori.. Lansdale merita la segnalazione perché è il più rock di tutti!

Qualche pulsione per il calcio? Mi par di capire che sei juventino. Il mio blog è in parte un covo di interisti, come vive uno come te questa rivalità che molto spesso travalica il buon senso e il buon gusto? Al di là di questo, in che immondezzaio sta finendo il calcio?

MB. Non sono un patito di calcio.. simpatizzo ingiustificatamente per la Juventus da quando ero bimbo e così lo faccio ancora, ma finisce tutto qui. Tra l’altro sono amico di Del Piero, mio concittadino, con cui ho collaborato nella realizzazione di alcune compilation con i suoi brani preferiti. Simpatizzo anche per la Triestina, ho vissuto parecchi anni in quella meravigliosa città. Ma la squadra è ignobilmente fallita. Confesso di non essere un grande sportivo. L’unica attività che ho fatto abbastanza a lungo è il nuoto.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti? 

MB. Sarebbe avvilente vivere subodorando il fallimento della civiltà evoluta. Non ti rassegni mai, neppure di fronte a fatti clamorosi come quelli di questi ultimi vent’anni. Credo che l’inciviltà dei reazionari e dei loro mezzi sia stata, per il nostro Paese,  più devastante dell’amianto. L’imbarbarimento culturale sta causando un vuoto irreparabile come una guerra atomica. E purtroppo non ci sono più eroi o semplici intellettuali a difendere fragili barricate di speranza.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?  

MB. Quanto ci vuole a raggiungerlo… e soprattutto .. alle mie figlie ..

Il tuo pezzo rock preferito?

MB. You can’t always get what you want.. degli Stones: l’ho fatto suonare anche per il mio terzo matrimonio .. da brividi

M Bonelli e Freddie

M Bonelli e Freddie

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..

MB. Eloise di Barry Ryan: straordinariamente originale rispetto allo standard dei pezzi della stessa epoca.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

MB. .Per primo Paolo Conte, uno dei pochi con cui non ho mai lavorato. Ivano Fossati: una specie di Eric Clapton italiano, ma l’artista che ho amato più di tutti è Lucio Battisti, unico e originale.

Che giornali musicali leggi?

MB. Mojo e Uncut. Ottime recensioni, articoli e biografie.

Che quotidiani leggi?

MB. Tutti i giorni il Corriere della Sera e nel week end anche La Repubblica.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

MB. Nulla… lascio libera la fantasia …

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

MB. Sto collaborando ad alcune mostre. Una si sta svolgendo a Padova ed è dedicata ai Pink Floyd. Un’altra, il prossimo anno, mia… o meglio di tutto ciò che ho raccolto in 35 anni a fianco della musica e dei suoi protagonisti. Poi inseguo il sogno di realizzare una mostra di arte contemporanea, con le opere di un artista che mi piace moltissimo e che ho avuto il piacere di conoscere personalmente; ma per scaramanzia preferisco non dire niente…

Collaboro marginalmente anche con alcuni piccoli festival nella zona in cui risiedo in campagna sul lago d’Orta.. Jazz e Blues e anche con un festival che si svolge a Jericoacoara in Brasile: “Choro Jazz”, una meravigliosa miscela di musicisti brasiliani e provenienti da tutto il mondo, che si amalgamano quotidianamente in questo luogo stupendo, improvvisando sul palco delle jam session uniche e irripetibili. Ora anche nel Capao, sempre in Brasile, hanno organizzato un festival musicale, mia figlia tra l’altro canta e suona e il suo compagno è un ottimo musicista, magari mi renderò utile anche con loro. Poi mi piacerebbe fare un programma radiofonico… se qualcuno mi ospita…

M Bonelli

M Bonelli

Hai girato parecchio, in uno dei tuoi ultimi viaggi hai toccato il VIETNAM, ci racconti le che impressioni hai avuto?

MB. Prima per lavoro e poi con Ivana ho girato tutto il mondo a parte l’Australia e l’Africa (eccetto il Marocco). Ogni viaggio mi eccita, mi incuriosisce. Cerchiamo di vivere le realtà del posto a partire dai mercati dove si riversa la gente comune nella sua più totale normalità. Il Vietnam mi piace definirlo come desiderano loro sia definito “Vietnam: non una guerra, ma un Paese-

 Hoi An, Vietnam - foto di M Bonelli

Hoi An, Vietnam – foto di M Bonelli

Aggiungerei meraviglioso. I suoi abitanti sono tra le persone più cordiali e generose che abbia incontrato nei miei viaggi. Pensano al passato concentrandosi soprattutto sul futuro.

Ho Chi Minh foto di M.Bonelli

Ho Chi Minh foto di M.Bonelli

M Bonelli & Ivana in Vietnam

M Bonelli & Ivana in Vietnam

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

MB. La creatività e l’entusiasmo… l’originalità e la passione… l’ingenuità e il coraggio …

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?..

MB. Facendo un conto approssimativo, credo di aver visto oltre 2000 concerti di ogni genere e categoria musicale. Da quelli spettacolari (su tutti Michael Jackson e Rolling Stones) a quelli profondi (Leonard Cohen, Bob Dylan, John Martyn etc) a quelli metal (Korn, Alice Cooper, Iron Maiden etc) a quelli italiani (tutti…). Tre su tutti: il primo di Michael Jackson (visto altre 7 volte) a Roma per il lancio mondiale di Bad .. emozionante.. spettacolare .. elettrizzante come Guerre Stellari. Il terz’ultimo dei Rolling Stones (visti in totale 8 volte) a San Siro con Ivana e mia figlia .. un juke box adrenalinico di tutte le generazioni Stones. Pearl Jam all’Arena di Verona, sul palco a sentire meravigliose vibrazioni che ti catapultavano in una dimensione di rock difficilmente raggiungibile.

Con che impianto Massimo Bonelli ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

MB. In auto e in viaggio con l’Ipod. A casa con il computer e casse JBL. Nel passato ci facevo più caso ed avevo un McIntosh a valvole e  prima ancora un Marrantz… ma non mi ricordo altro…

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu che riesci ancora a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition? 

MB. Mi attrae più il contenuto dell’involucro. E’ chiaro che il fascino delle copertine dei 33 giri ti davano un emozione d’impatto con immagine, testi, crediti etc… Ma si può superare. Ho avuto circa 15 mila vinili, ora ho altrettanti Cd  … tutta la musica che vale la pena amare, seguire, ascoltare, scoprire …

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

MB. Inizialmente sono stato assolutamente più vicino alla scena inglese.. molto più fantasiosa, magica, espressiva. Il mio motto era: metti un album “made in Usa”, ascolta il primo pezzo e sai già com’è…  Fai altrettanto con uno “made in Uk” ma ascolta ogni singolo brano,  perché oguno può essere una sorpresa. Più tardi, con la psychedelia dell’area di San Francisco, anche la musica statunitense si è evoluta in originalità… e poi c’era tutto il rythm’n blues ed il jazz fusion principalmente urbano degli States.

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)? 

MB. Confesso che con l’avvento dell’Ipod, l’idea di poter scaricare tutti i miei album/cd su un “aggeggio” portatile mi ha galvanizzato: così ho trasferito oltre 25 mila brani selezionati da tutti i miei dischi con tanto di note e copertine originali e lo aggiorno in continuazione. E’ sicuramente uno degli oggetti più preziosi che possiedo (oltre al pc che è il master di tutto ciò) … grazie Mr Jobs!

MBonelli e George Thorogood

MBonelli e George Thorogood

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

MB. Sono stato un bravo discografico perché non ho avuto mai la velleità a diventare artista .. (anche se nel passato ho cantato in qualche gruppo) .. quindi non suono alcun strumento. Emozionalmente mi affascina l’organo in tutte le sue molteplici variazioni (Procol Harum.. EL&P.. Wakeman .. Brian Auger etc)..

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

MB.  Con l’esperienza acquisita ..total reset .. per modificare solo alcune cose. Anche se credo sia un alibi per rivivere tutto di nuovo …

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

MB.  Sì, uno in particolare.. Riccardo Bertoncelli, alcune sue frasi sui libri o sui giornali mi hanno molto ispirato. Non so se l’ho mai confessato a lui.

M Bonelli e Guccini

M Bonelli e Guccini

Che canzone o che brano ascolta Massimo Bonelli nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

MB. Ascolto musica tutto il giorno .. non fa quindi differenza.. ma se vuoi una risposta fossi solo in una bella serata ascolterei volentieri “Manhole” di Grace Slick … è completo.. ti trasporta .. into the sun…

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

MB… Per la musica:   c’è sempre nuova grande musica…. basta avere voglia di cercarla…

Per la società: esistono valori che ci fanno crescere persone migliori .. più sensibili .. più tolleranti .. più aperte .. più curiose e coraggiose: non difendere questi valori è un crimine…

M Bonelli

M Bonelli

Massimo, grazie per aver accettato questa intervista e per averci parlato in modo sincero, profondo, completo.

Conversazione con ROBERTO TORTI, maratoneta, giornalista e blogger extraordinaire

19 Nov

INTRO: Roberto Torti, maratoneta, giornalista, blogger extraordinaire, scrittore. Il 5 maggio 2002 assiste alla partita in cui l’Inter perde uno scudetto che aveva già in tasca, per reazione apre un blog chiamandolo col codice del posto in cui era seduto (“Settore 4c, fila 72, posto 35”), il blog in breve tempo diventa un luogo simbolo per l’Interismo di in certo tipo e raggiunge un successo enorme; tuttavia Roberto lo tiene nascosto alla famiglia e agli amici per cinque anni per poi rivelarsi grazie al libro con lo stesso titolo edito da Baldini Castoldi Dalai. Libro a cui ne seguiranno altri due. Con la solita gentilezza che lo contraddistingue Roberto, o meglio Sector, come lo chiamo io, ha accettato di buon grado di conversare con noi.

PS: il blog ha poi cambiato nome in  Settore 425fila3posto27, il posto che aveva Roberto nella finale di Madrid 2010 in cui l’Inter ha vinto la Champions’ League.

(Roberto Torti)

1.   IL 05 MAGGIO DEL 2002, stavo seguendo la partita che avrebbe assegnato lo scudetto alla TV, non c’era ancora Sky e mi toccava vedere Quelli Che Il Calcio. Al 90esimo, mi sono sdraiato sul divano, mi son coperto con un plaid e per un ora ho avuto le palpitazioni. Il giorno dopo però sono andato al lavoro in giacca e cravatta, la cravatta era quella dell’Inter…suscitando l’ammirazione del mio amico/collega (e ora socio) bianconero. Ne hai già parlato, ci hai fatto un blog, ma visto che eri all’Olimpico,  puoi confidarci il tuo moto dell’anima di quel preciso momento?

Incredulità. Nemmeno nel peggiore degli incubi avrei immaginato di assistere a uno spettacolo del genere. Eppure ero lì, mi succedeva tutto a pochi metri dal naso e non ci potevo fare niente. Quello che mi piace raccontare del 5 maggio è però anche l’altra faccia della medaglia. Per me, in fondo, è stato un giorno molto fortunato, visto che ha originato un’avventura bellissima che dura tuttora e mi ha aperto molte opportunità. E credo che questo mio particolare frangente personale possa essere un piccolo insegnamento di vita: come dire, anche dai momenti brutti si può ricavare qualcosa, e forse è vero che non si deve buttare via nulla. Neanche dal 5 maggio, guarda un po’.

2.   Che si vinca o che si perda, forza Inter e ….?

…e forza Inter. Il resto mi interessa poco, davvero.

3.   Un tuo pensiero su Alvaro Recoba.

Il più classico degli incompiuti. Grandissimo talento e zero affidabilità. Del resto sono quelli come lui che ti fanno andare allo stadio, mica i ragionieri o i manovali del pallone. Rimarrà nella storia dell’Inter per l’enorme apertura di credito (in tutti i sensi) che gli è stata concessa, per qualche gol fantastico e per le mille volte in cui gli è stato urlato di tutto. Ma forse l’attimo in cui in Inter-Samp del 2005, al duecentesimo minuto, alza la testa prima di tirare e mira l’angolino (gol del 3-2, 0-2  capovolto in 5 minuti) vale l’enorme – e quasi infruttoso – investimento. Almeno a livello emozionale.

4.   Ti capita mai di rivedere certi virtuosismi di Beccalossi?

Beccalossi è uno dei simboli di una delle Inter che ho amato di più, quella di Bersellini, quella dello scudo 1980, quella dei miei sedici anni. Era una squadra giovane, operaia, simpatica e molto lombarda. Non mi fraintendere, eh? Ma mentre oggi siamo internazionali all’ennesima potenza, all’epoca ci si poteva identificare con un sacco di gente nata e cresciuta nel raggio di qualche decina di chilometri da San Siro.

5.   Eto’o o Milito?

Due formidabili attaccanti, grandi professionisti. Ma per me il Milito del primo semestre 2010 è stato qualcosa di sublime. Ancor più di Ibra o di Ronaldo: ho riprovato gli stessi brividi che mi davano Boninsegna e Rummenigge.

6.   Sector, Dio esiste?

Non lo so, non me lo chiedo. Ho una visione molto laica della vita. Ma, estremismi a parte, ho  grande rispetto di chi ha più fede o semplicemente una visione meno superficiale della mia.

7.   Film: i tuoi 5 preferiti

“Pulp fiction” di Tarantino, un grandissimo colpo di genio. “Il divo” di Sorrentino, stupefacente che l’abbia fatto un italiano. “Gran Torino”, uno dei filmoni del vecchio Clint. Poi mettici uno a caso dei Cohen, vanno bene tutti, da Lebowski al Paese per vecchi. E anche uno di Kubrick: dovendo scegliere, facciamo “Full metal jacket”.

8.   I tuoi scrittori preferiti?

Se mi concedessero di saper scrivere come qualcuno, sceglierei Philip Roth o Martin Vazquez Montalban.

9.   Un libro che hai divorato?

Open, l’autobiografia di Andrè Agassi. E’ il libro più divertente che abbia mai letto. Scritto da dio grazie a J. R. Mohringer, un premio Pulitzer che non ha nemmeno voluto il nome in copertina.

10. Fumetti: i tuoi 5 preferiti

E’ un genere che non pratico più. Sono rimasto fermo a Topolino, che peraltro – non me ne vergogno – ho letto fino a 25 anni. Ho avuto una cotta adolescenziale per Alan Ford e sono stato fortunato a essere bambino e ragazzino ai tempi del Corriere dei Piccoli/Corriere dei Ragazzi e dei loro strepitosi albi. Molto Tex, molti Peanuts, zero supereroi. Oggi zero di tutto.

(Roberto Torti)

11. Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Partiamo dai Beatles: fossi stato loro contemporaneo, penso che sarei impazzito per loro. Ammiro Bruce Springsteen come personaggio e per l’energia che sprigiona. In Italia ho adorato il Pino Daniele degli anni Ottanta. Poi mi piacciono le magliette a righe di Pat Metheny e sapevo a memoria tutti i dischi di Stevie Wonder fino a “Hotter than july”.

12. Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

“Songs in the key of life” di Stevie Wonder è il disco cui sono più affezionato, un doppio quasi triplo da cui oggi un qualsiasi cantante potrebbe trarre una trentina di singoli e vivere felice. Ho uno zoccolo duro di album, delle più varie estrazioni, che ascolto da anni e anni sempre con piacere, tipo “Nero a metà” di Pino Daniele, o “The nightfly” di Donald Fagen, o “We live here” di Pat Metheny,  o “Breakfast in America” dei Supertramp. E altri ancora. Hanno il potere di migliorarmi l’umore, che è il massimo che posso chiedere a un disco. E no, non sono un rockettaro…

13. Per Sector chi sono i Led Zeppelin?

Sono un pezzo di storia della musica, una musica che però – come ho appena confessato – non mi appartiene granchè. Dei Led Zeppellin non ho neanche un disco, ecco. Però Stairway to heaven è una meraviglia eterna.

14. Sector, qual è il senso della vita?

Esserci, combinare qualcosa, lasciare una traccia.

15. Quando tanti anni fa comprammo Juary, cosa pensasti?

Come per qualsiasi acquisto fatto dall’Inter, ho fantasticato alla grande. E’ una fase che dura qualche giorno, poi di solito subentra il rinsavimento. Anni più tardi non ti capaciti di come siano potute accadere certe cose. Comunque la verità è che Juary lo comprammo per scambiarlo con Schachner, affare che invece non si realizzò. Da noi fu una pena.  Anni dopo, con il Porto, Juary vinse una Coppa dei Campioni segnando il gol decisivo in finale. No, per dire.

16. Quando corri, di solito a cosa pensi?

A un sacco di cose. Di solito corro un’ora, un’ora e mezza. E quindi ho un discreto lasso di tempo per pianificare le cose da fare, da scrivere… Ma questo succede solo se corro a ritmo zen, in allenamento, da solo. Sennò, quando la corsa è un po’ più tirata o addirittura sono in gara, non ho altri pensieri che arrivare vivo alla fine.

17. E quando guardi l’infinito, di solito, a cosa pensi?

Faccio un sospiro.

18. Il tuo pezzo rock preferito?

Che domandone. Probabilmente non è affatto rock, ma dovessi salvare un pezzo dalla fine del mondo sceglierei Hey Jude.

19. Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

E degli anni  ’80 cosa dici? No, perchè mi è venuto in mente in automatico “West End girl” dei Pet Shop Boys. O l’assolo di chitarra di “Con il nastro rosa” di Lucio Battisti.

20. Con che cosa ascolti musica? Hai un impianto hi-fi?

L’impianto hi-fi giace ormai quasi inutilizzato. Ho sempre meno tempo per la musica e sempre meno tempo in assoluto. La gran parte delle volte ascolto musica dal pc. Trovo divertente scorrazzare su YouTube: d’accordo, la qualità è quella che è, ma ho scoperto molte cose che non conoscevo e il gioco dei link a volte è irresistibile.

21. Che giornali e riviste leggi?

Leggo due o tre quotidiani al giorno (uno dei tre è necessariamente Corriere o Repubblica) e molte cose on line. La Gazzetta dello Sport me la tengo quando proprio mi voglio rilassare. Non compro riviste se non molto di rado. E il più delle volte riguardano la corsa.

(Sector col Mister Andrea Stramaccioni)

22. Quando si tratta di concerti musicali vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Amo lo spettacolo dal vivo, mi dà bellissime emozioni. E quindi potrei citarti una gran parte dei concerti cui ho assistito, da Bruce Springsteen a Stevie Wonder, dagli Steely Dan a Pat Metheny fino al Pino Daniele dei tempi belli,  visto più volte tra gli anni Ottanta e Novanta. In uno degli ultimi – Ryuichi Sakamoto con Jacques Morelenbaum a Milano, lo scorso novembre – ho appreso dall’artista, in una pausa tra un brano e l’altro, che Berlusconi si era dimesso. Nell’ultimo anno ho visto due volte il tour “L’ora” di Jovanotti che ho trovato uno spettacolo molto bello. Il più strano a Barcellona, a luglio: c’erano ancora due biglietti per il concerto di Hugh Laurie, il dottor House, con il suo gruppo blues e li ho presi.

23. Che canzone o che brano ascolta Roberto Torti nelle sere in cui si ritrova solo in casa?

Come ti dicevo prima, se proprio voglio trattarmi bene prendo un cd del mio “zoccolo duro” e lascio fare a lui.

24. Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

“L’Inter è un sentimento”. Lo ha detto una volta Moratti, ed è vero.

(Sector col principe Milito)

Il blog di Settore lo trovate qui:

http://settore.myblog.it/

Conversazione con DONATO ZOPPO, scrittore e proghead

12 Ott

Visto che ho da poco finito il suo bel libro sul prog mi è sembrata una cosetta simpatica fare due chiacchiere con Donato visto l’interesse comune e la sua completa disponibilità. Sono sicuro troverete piacevole scoprire quest’uomo di qualità, amante della buonissima musica e scriba extraordinaire. Tipetto scomodo Donato. Teniamolo d’occhio.

Intro:

In questo momento – momento importante poiché mi accingo a rispondere a questa gustosa intervista – sono qui nel mio studietto. Luci fioche, tazza di tè fumante, Into The Blues di Joan Armatrading in sottofondo (in tuo onore): quando le parole devono fluire è doveroso appoggiarle su dell’ottima musica. È quanto faccio da un po’ di anni: la mia attività di “scrittore di musica” cominciò nel 2002 con Le vie della musica, gloriosa pagina settimanale del Sannio Quotidiano, giornale di Benevento, città in cui vivo e opero (spero ancora per poco…). Da allora ho scritto per tante testate, intervallando questa attività con quella di autore di libri, l’ultimo dei quali (inorridite miei rockers!) su Claudio Baglioni. Oggi scrivo per Jam, a mio avviso il più autorevole dei magazine rock in Italia, conduco per la sesta stagione il mio radio show Rock City Nights (Radio Città BN), coordino il portale progressive MovimentiProg, scrivo di libri per i mensili L’Idea e Totemblueart e per il blog TranSonanze. Parallelamente a questa attività giornalistica dirigo l’ufficio stampa Synpress44.

 Donato, in Italia si può vivere di rock?

La vedo davvero molto dura, più in generale temo che nel nostro paese non si possa vivere di musica, non solo di rock. Non è la solita menata esterofila, è che il mio contatto con i musicisti è quotidiano: giorno dopo giorno mi rendo conto che chi fa musica in Italia – e a maggior ragione chi fa rock, ma quello vero, non Ligabove e compagnia latrante – ha delle difficoltà incredibili. Credo che il problema sia legato ai valori della contemporaneità: ogni proposta artistica dovrebbe avere come parametro la qualità, la sincerità di intenti, anche la provocazione se necessario, mentre oggi sono altri i riferimenti che premiano, come la volgarità gratuita, l’esibizionismo della sessualità (che ha sempre il moralismo come rovescio della medaglia), l’approssimazione. Se un personaggio pubblico come la Minetti dice che per fare politica non è necessario essere preparati, evidentemente non fa che amplificare un sentore che c’è nel nostro paese. Se Celentano (che sotto sotto non mi dispiace neanche…) fa record di ascolti per il suo spettacolo, evidentemente non c’è voglia di novità ma di musica familiare e rassicurante, anche se spacciata per rock. Qualcuno ce la fa ma si tratta di pochi tenaci che hanno avuto qualcosa di importante da dire, che hanno pianificato con acume la propria attività artistica, che hanno puntato anche all’estero. Molti altri ce la fanno perché adepti di varie conventicole, fenomeno costante nella storia italiana, come ha segnalato di recente l’ottimo Fabio Zuffanti nel suo libro O casta musica.

Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock in Italia?

Io sono un estimatore del rock italiano: sono convinto che l’Italia, con tutti i limiti derivanti da una cultura diversa rispetto a quella anglosassone e da una lingua “geneticamente” aliena alle armonie, agli accordi e ai ritmi del rock, abbia prodotto e produca dell’ottimo rock. Persino nell’esperienza, così provinciale e ingenua, del beat c’erano cose pregevoli, e mi viene in mente l’Equipe 84. Gli anni ’70 sono stati il momento di massima creatività per il nostro rock, ma anche i decenni successivi hanno avuto nomi importanti, dagli Skiantos ai CSI, dai Gaznevada agli Afterhours, dai Birdmen of Alkatraz ai Finisterre, dai primi Litfiba ai Kina. Oggi forse c’è maggiore omologazione però il grande disco rock spunta fuori quando meno te lo aspetti: Thee Jones Bones, Davide Tosches, Tunatones, El Santo Nada, Nohaybandatrio, Bradipos IV, Chaos Conspiracy, Hypnoise, i primi che mi vengono in mente. Mi sta un bel po’ sulle palle questo giro indie di facce cantilenanti-baffute tutte uguali per giovincelli da vacanza in Salento, con gente che arriva su XL e Mucchio senza sapere perché, senza qualità, senza cose da dire, tutti quanti invaghiti ora di Rino Gaetano e dei Sigur Ros (ma cazzo dove eravate quando usciva Ágætis byrjun? Pare che per l’Italietta indie i Sigur Ros siano usciti solo ora…) e proprio per questo tutti acclamati…

Donato, Dio esiste?

Secondo me sì, e in questo momento si sta chiedendo: ma Tirelli e Zoppo esisteranno? L’unica cosa è che non mi piace chiamarlo Dio: i nomi sono importanti, hanno un valore simbolico potentissimo, e il termine “Dio” mi rimanda troppo al cattolicesimo, cultura imperialista e invasiva che detesto. Io sono molto credente ma non sono cattolico, né cristiano (anche se alcuni elementi del cristianesimo sono presenti nel mio personale orizzonte spirituale): i pensieri che sento a me più vicini sono il buddismo e il taoismo, non hanno mai fatto crociate e nella loro semplicità (pur avendo alla base un universo simbolico e concettuale assai complesso) arrivano subito al dunque, però poi sparigliano, ti mettono in difficoltà e devi ricominciare da capo. Tocca anche divertirsi con il regno dello spirito, no?

Film: i tuoi 5 preferiti

Quando alla fine di ogni anno mi tocca stilare la classifica dei miei 5 dischi dell’anno (i mitici Jammies!) per Jam, vado sempre nel panico. Odio leggere le classifiche, figuriamoci farle. Anche perché cambio idea dopo cinque minuti. Dunque questi miei 5 film preferiti sono del tutto provvisori: se i tuoi lettori vorranno conoscere gli aggiornamenti della classifica possono contattarmi… Te li dico in ordine sparso: Profondo rosso (Dario Argento) per la tensione, la musica e le atmosfere decadenti; Magnificat (Pupi Avati) per l’accuratezza storica, per la tensione spirituale, per il naturalismo; Totò Diabolicus (Steno) perché Totò esiste più di Dio; The Blues Brothers (John Landis) per la musica, le gag, gli occhiali scuri, il Fender Rhodes scassato che suona da Dio, quello che esiste meno di Ray Charles; Twin Peaks (David Lynch) perché è una serie che considero film, perché i pini e le ciambelle li vorrei sempre qui con me.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Premessa come sopra, con l’aggiunta che non sono un fumettomane. Però ho letto i seguenti fumetti: Martin Mystere (mio preferito in assoluto!), Dylan Dog, Nick Raider, Zagor e Mister No. E devo segnalare che ho imparato a leggere con Topolino.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire.

Ommioddio questa è tosta più delle altre. Mi limito a dirti i nomi che rivestono per me maggiore importanza, per motivi personali, spirituali, sentimentali. Miles Davis, Led Zeppelin, John Coltrane, Santana, Beatles.

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Ok, disciplina. In a silent way di Miles Davis: una notte l’ho sognato, nota per nota, esperienza mistica irripetibile e ancora incredibile. Lotus dei Santana: un triplo live che è come un salto nell’alto dei cieli e un tuffo nel magma della materia. Led Zeppelin: fu il primo disco del Dirigibile che ascoltai e ancora adesso se penso a Baby I’m gonna leave you mi vengono i brividi. Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band dei Beatles: è tutto lì, passato e futuro. A love supreme di John Coltrane: illuminazione.

Per Donato Zoppo chi sono i Led Zeppelin?

Una lunga, tosta e vigorosa erezione, pulsante ancora oggi. Il culto della Dea Elettricità, che pratico con rigore ogni giorno, è nato grazie a loro. E poi un pezzo più bello di Kashmir deve ancora nascere.

Donato, qual è il senso della vita?

Non so se la vita abbia un senso, ognuno segue – in parte consapevolmente, in parte a naso – la sua direzione e giunge alle sue conclusioni. Prima mentre scrivevo c’era Woman in love della Armatrading in sottofondo, mi si è avvicinata mia moglie con la nostra piccola in braccio (una femmenona di 47 giorni). Ecco il senso della vita.

Un libro che hai divorato.

Io i libri non li leggo ma li divoro, letteralmente. È un rapporto quasi sessuale quello che ho con la carta, infatti con me l’ebook non attecchirà mai, non per un rifiuto ideologico ma per un’attrazione fatale che ho con le pagine. Comunque, l’ultimo libro che ho divorato, e l’ho finito ieri pomeriggio, è il delizioso Questo sangue che impasta la terra, di Guccini e Macchiavelli. Assolutamente consigliato, godibile e piacevole! Ora sto divorando London Calling di Barry Miles…

Gli scrittori che segui con più passione?

Ne ho alcuni che sono proprio i miei preferiti: Piero Chiara, Laura Mancinelli, Gesualdo Bufalino. Di questa terna amo tutto, anche quello che non ho ancora letto. Poi Bradbury, Tolkien, Renè Guenon, il grande maestro della scrittura rock Greil Marcus, De Filippo, Bertoncelli, Piovene, Eco, Agatha Christie (però solo Poirot, Miss Marple mi sta sulle palle).

Qualche pulsione per il calcio?

Sì, una sola: repulsione.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Non l’ho mai visto l’infinito, a volte credo di averlo percepito, ma in quegli istanti il pensiero non era attivo.

Il tuo pezzo rock preferito?

Non credo di averlo “un” pezzo preferito, però credo che Stairway to heaven racchiuda in sé diverse anime: la ballata, la spinta rock, l’articolazione cara al progressive, l’intensità, il pathos, la vibrazione elettrica.

l tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

L’easy listening è per definizione usa e getta e a me non piace questo modo di “consumare” la musica, però ascolto molta musica leggera. Mi piace la definizione che Paolo Talanca, giovane saggista musicale che vi segnalo, ha dato della musica di Baglioni, parlando di “canzone pop d’autore”. Ecco, La piana dei cavalli bradi di Baglioni è un capolavoro di musica leggera ma “pensante”. Riascoltatela.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente (anche al di fuori dall’ambito Prog)?

Finora credo di non averti fatto neanche un nome prog… Alla fine dei conti il prog è un genere che ho amato molto e che oggi convive con altri ascolti, dal folk all’elettronica. I nomi italiani che preferisco in assoluto sono: PFM, Battisti, Le Orme, Kina, Litfiba (fino a El diablo), CSI, Massimo Volume, Battiato, Banco, Ivan Graziani, Osanna, Umberto Palazzo, De André, Notturno Concertante, Afterhours e tantissimi altri. Roba classica insomma!

Che giornali musicali leggi?

Li leggo praticamente tutti: Jam, Mucchio, Rockerilla, XL (che giornale musicale non lo è del tutto), RockHard, Musica Jazz, Jazzit, a volte Buscadero. Leggo anche molto sul web: Onda Rock, Arlequins, L’Isola della musica italiana, Spazio rock e tanti altri.

Che quotidiani leggi?

Quelli istituzionali: Repubblica e Corsera. Poco tempo fa ho scoperto che mi piace molto La Stampa. E Alias, ogni sabato con il manifesto, è molto interessante anche se inguaribilmente snob. Ah poi il domenicale del Sole24 ore, davvero ben fatto.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

Cerco di capire se funziona, se ha una direzione, se i tre elementi fondamentali (melodia armonia ritmo) sono organizzati bene. Però dipende dal “genere”: un bel pezzo rock funziona solo se tira, se cammina dritto e senza cedimenti. Di una canzone cerco di seguire come si incastrano parole e musica, da un brano progressive invece mi aspetto le tre cellule auree: dramma, teatralità, imprevisto.

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Il futuro non so se esiste, sto provando a fabbricarlo ora nel laboratorio del presente. Proprio adesso sto scrivendo un libro: trattandosi di roba top secret posso solo dirvi che riguarda un grande – ma grande davvero – gruppo rock che non ho nominato, fino ad ora… Poi ne ho altri 3-4 nel cassetto, uno di questi spero di tirarlo fuori quanto prima, e riguarda un gruppo italiano che amo e che ho nominato prima, forse più di una volta. A breve riparte la mia Rock City Nights, come sempre tre sere alla settimana ma con un approccio un po’ diverso dal solito.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Io quell’epoca non l’ho vissuta personalmente, visto che sono nato nel 1975, dunque non ho particolari nostalgie. Però dischi come quelli di Deep Purple, Santana, Genesis, Grateful Dead, Roxy Music, Can, Rush e Gentle Giant certo che mi mancano! All’epoca il “basic bargain” messo a disposizione dall’industria discografica consentiva a tutti di pubblicare degli album, e in generale il contesto era favorevole culturalmente e artisticamente a delle opere complete, ricche e stimolanti. Oggi l’appiattimento del nuovo millennio non risparmia nemmeno il rock…

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Per mestiere e per passione ne ho visti moltissimi, te ne cito due. Il primo è quello di una grande star, BB King, che ho visto al Pistoia Blues la scorsa estate e che mi ha un po’ deluso. Il secondo è quello di una misconosciuta band africana, i Terakaft: sono del Mali, il loro desert blues è assolutamente magico. Li ho visto a Correggio l’anno scorso e mi hanno incantato, ci sono andato alla cieca, sapevo solo che il loro chitarrista faceva parte dei Tinariwen e sono partito. È appena uscito il loro nuovo disco, prodotto da Justin Adams, cercatelo!

Con che impianto Donato Zoppo ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Non ho un impianto fisso, uso ciò che capita a seconda di dove mi trovo. Ora che scrivo ho in azione un vecchio piatto in un affare di legno che fa tanto anni ’50, al pc che ho in studio ho fatto mettere due belle casse potenti che mi danno soddisfazione, in cucina e in studio ho due volgarissimi stereo Sony che però pompano bene a colazione e nel pomeriggio, quando mi muovo ho lettore e cuffiette, devo decidermi di riparare un impiantone serio che ho lasciato dai miei, anche questo Sony ma perdonami non ricordo il modello…

Un amante della musica della mia generazione non può che essere affezionato al vinile, tu che sei più giovane riesci a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition?

Ho una discreta collezione di 33 giri, hanno un potere simbolico che va oltre l’ascolto del vinile, oltre l’impatto della copertina. Per lo stesso motivo simbolico non ho 45 giri: mi rimandano troppo alle logiche estive da juke-box. Certamente i cd sono meno affascinanti del vinile, però io amo la musica, non tanto il suo supporto, quindi mi va bene anche l’mp3 (però se volete farmi un favore, oh voi che mi fate scaricare o che mi mandate i link, i Wave suonano meglio…).

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

La mia estrazione è totalmente inglese: dai Beatles ai Porcupine Tree passando per Genesis, Police, Clash e Elbow. Tuttavia il rock americano è altrettanto accattivante, pensa ai Dead, a Hendrix, ai Doors, oppure ai Black Keys, alla Dave Matthews Band, ai mitici Phish. In linea di massima il rock inglese ha sempre avuto maggiore raffinatezza: se voglio classe, creatività e imprevedibilità godo con i Soft Machine, i Family, i Jethro Tull, anche i Black Sabbath e i T. Rex. Se però cerco l’impatto anche un po’ grezzo, i Blue Oyster Cult sono imbattibili. Se cerco roba oscura e puzzolente, l’ultimo di Dr. John è il top. E Stevie Wonder il vero genio del secondo Novecento…

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?

Per mestiere, ho assistito alla progressiva sostituzione del cd con gli mp3, e mi riferisco proprio ai meccanismi promozionali: oggi quasi tutte le label ti propongono il link per il download, se ti va male lo streaming… Non mi scandalizzo, però se devo recensire un disco gradirei un ascolto dignitoso: nella popular music il suono è parte integrante degli elementi costitutivi di una canzone e di un disco, inutile girarci intorno. In ogni caso ho un rapporto normalissimo con gli mp3, prossimamente dovrò partire per un viaggio di lavoro e ho già la playlist pronta: Robert Plant, Joan Armatrading, Iron & Wine, Ahmad Jamal, Rocket Juice & the Moon.

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Ho un modesto basso elettrico Sunburst della Prestige a 4 corde (una sorta di fratello minore e sfortunato del Fender Jazz) che devo quanto prima rispolverare. Il basso è lo strumento che sento più “mio”, quando ascolto un brano è la ritmica che naturalmente mi colpisce per prima, poi molti dei miei musicisti preferiti sono bassisti: Paul McCartney, Bill Laswell, Geezer Butler, Jack Bruce, Tony Levin, Patrick Djivas, Glenn Hughes, Geddy Lee, Greg Lake, John Wetton, Jaco Pastorius, il compianto Mick Karn infine il mitologico e amatissimo James Jamerson. Ho anche scritto un paio di pezzi con dei vamp eccezionali…

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Forse ti deluderò, ma al crocicchio al massimo farei una partitina a scopetta con Satanasso. Tanto lo so già che vince lui. Messer Lo Diablo la sa lunga ed è bene che con lui facciano affari i coraggiosi, gli audaci e i temerari. Io non sono che un tizio qualunque che si accontenta del poco che ha, e proprio per questo sa di avere tanto…

Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Ne ho intervistati molti ma me ne vengono in mente due. Il primo è Franz Di Cioccio, PFM master of ceremonies. Ho avuto a che fare con lui molte volte: l’entusiasmo, l’energia, la disponibilità e la memoria di Franz sono eccezionali. Il secondo è Niccolò Fabi: lo intervistai nel 2006 in uno sperduto borgo molisano, una bella, lunga e profonda chiacchierata “alla pari” (spesso l’artista sale in cattedra naturalmente…), poi lui si scusò, doveva lasciarmi perché aveva poco tempo prima del concerto e voleva fotografare alcuni vicoletti di questo paesino… Un’altra cosa: non l’ho intervistata, l’ho solo vista da vicino, ma Alice è una donna stupenda. Me la ricordo ancora, in un auditorium nei dintorni di Bergamo: pellicciotto, colbacco, spartiti sotto al braccio, una donna d’altri tempi con un fascino incredibile.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Certo, sono molti. In primis Claudio Todesco di Jam: è il miglior giornalista musicale che abbiamo in Italia, competente, preparato, per niente attivo nei siparietti di Facebook e completamente dedito alla rivista. Ce ne fossero così. Poi Mario Giammetti, Carmine Aymone, Ezio Guaitamacchi, Aurelio Pasini, Antonio Oleari, Enrico Ramunni, Vittore Baroni, Gianni Della Cioppa, Michelangelo Iossa, Floriano Ravera, Claudio Lancia, Michele Manzotti, Francesco Paracchini, Antonio Puglia, Eleonora Bagarotti. Devo dire che abbiamo un ottimo panorama di “columnist” musicali in Italia.

Che canzone o che brano ascolta Donato Zoppo nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

Mi capita raramente di ritrovarmi da solo in casa, di sera. Ora sono qui in camera, da solo al portatile, e sto terminando l’intervista con Joan Armatrading, partita all’inizio… In solitudine non suono mai roba aggressiva, vado sul meditativo: Dead Can Dance, Miles Davis, Ahmad Jamal, Bill Laswell & Method Of Defiance, McCoy Tyner.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Onorevole? Ma mi faccia il piacere!

Conversazione con BARBARA BARALDI, scrittrice e gothic girl

29 Ago

(BB – foto di Michele Corleone)

Scrittrice di romanzi noir, di libri per ragazzi, sceneggiatrice di fumetti, gothic  girl, amante della musica Rock filone dark…questa giovane donna è piuttosto scomoda. Dopo aver letto Il Bottone Di Madreperla – la sua storia – sull’ultimo COLORFEST di DYLAN DOG l’ho contattata e lei si è resa disponibile per una veloce sequenza di botta e risposta, ecco il risultato:

TT –  Quando guardi l’infinito, di solito, a cosa pensi?

BB – Mi perdo e cerco di non ritrovarmi per un po’.

Film: i tuoi 5 preferiti

In ordine sparso: Blade Runner, Miriam si sveglia a mezzanotte, Watchmen, Alien, Profondo rosso. E ce ne sarebbero tanti altri.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Dylan Dog, Tex, Sandman, Diabolik, e Alan Ford. Poi, ci infilo un manga: Death Note.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Joy Division, Bauhaus, Nine Inch Nails, The Smiths, Radiohead. Solo cinque?

(BB – foto di Mirella Malaguti

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere

Violator dei Depeche Mode, The black album dei Metallica, Disintegration dei Cure, Appetite for destruction dei Guns, Ballate per piccole iene degli Afterhour

Il tuo pezzo rock preferito?

Varia a seconda del periodo. Oggi ti dico Closer dei N.I.N. anzi aspetta, The human fly dei The Cramps.

Un libro che hai divorato?

Animal factory di Edward Bunker.

I tuoi scrittori preferiti?

Fante, Palahniuk, Bunker, Duras, Eugenides, Murakami, Pennac, Durrel, Genovesi.

(BB – foto di Fredi Marcarini)

Come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri? Hai iniziato a scrivere le tue cose e poi le hai inviate alle case editrici?

Ho un’immagine molto romantica della scrittura: scrivevo perché non potevo farne a meno. Solo dopo molti anni ho deciso di inviare agli editori.

Come ci si sente ad aver scritto un soggetto e una sceneggiatura per Dylan Dog?

È stata una grandissima emozione visto che sono una fan della prima ora dell’Indagatore dell’incubo.

Barbara, qual è il senso della vita?

Ognuno di noi dà alla vita il proprio, l’importante è seguire sempre la propria voce interiore.

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sober di Pink.

(BB – foto di Roberto Gatti)

Che giornali musicali leggi?

Rumore e a volte Rockerilla e Rolling Stone.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legata?

Vi regalo un po’ di ricordi sparsi: Iggy Pop a Reggio Emilia, ero in seconda fila sullo sterrato. I The Cramps a Bologna con un Lux Interior più in forma che mai e il Flippaut festival del 2004 con i Queens of the stone age, The White stripes, The Kills  e Audioslave. E poi i Faith no more a Bologna e i The Cure a Bassano. Tra tutte le volte che li ho visti, questa è stata sicuramente la più memorabile con pioggia scrosciante dall’inizio alla fine che non ha impedito a Robert Smiths di suonare per due ore. E ancora l’Heineken Jammin’Festival del 2004 con i the Cure e i Pixies e quello del 2006 con i Metallica. Giornate da non dimenticare.

Con che cosa ascolti musica? Hai un impianto hi-fi?

Ho un impianto Hi-fi che mi hanno regalato per i 18 anni e che suona ancora benissimo.

Che canzone o che brano ascolta Barbara Baraldi nelle sere in cui si ritrova sola in casa?

Hurt, nella versione di Johnny Cash.

Con cosa scrivi i tuoi romanzi, con un Apple o con un PC?

Un vecchio PC portatile che ha visto nascere tutti i miei romanzi.

Tra quelli che hai pubblicato, ce ne è uno che ti fa battere il cuore quando ne vedi la copertina in una libreria?

Un sogno lungo un’estate (Einaudi E/L) perché la campagna dove è ambientato è la mia terra, ora torturata dal terremoto e alcuni dei luoghi descritti non esistono più, ma continueranno a vivere per sempre nella memoria.

Ci anticipi le tue prossime mosse?

A inizio 2013 uscirà il primo volume della mia nuova trilogia dark fantasy. È un romanzo a cui tengo molto e che unisce tante delle mie passioni oltre che mistero, amore e morte.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Ama e fai ciò che vuoi (Sant’Agostino).

Conversazione con BEPPE RIVA – 2a parte

4 Apr

(seconda parte dell’intervista al rock journalist supreme BEPPE RIVA)

19-Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

La costruzione del brano, che nel suo sviluppo essenziale (intro, strofa, refrain, assolo…) deve necessariamente esser abbinata ad una linea melodica e ad un feeling che ti conquistano. Se non c’è ispirazione, anche un pezzo inappuntabile non dice molto. La cosa cambia se prendiamo in considerazione brani particolarmente lunghi; in quel caso la qualità esecutiva, gli arrangiamenti, l’abilità nel variare le atmosfere acquistano particolare rilevanza. A  mio avviso, se non sostenute adeguatamente, certe prove di “resistenza” diventano prolisse e piuttosto tediose. Ad esempio amo gli Yes di “Yes Album” e “Fragile”, ma con “Tales From Topographic Oceans” avevano proprio esagerato, o meglio, rotto.

20 -Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Faccio stoicamente un lavoro inerente al mio titolo di studio, e da tempo mi sono ritirato spontaneamente da quell’attività di “critico musicale” che per me è sempre stata essenzialmente ludica.  Non ho aspirazioni per tornare a scrivere, credo che ogni cosa vada fatta a suo tempo e la mia piccola storia in quest’ambito l’ho già fatta. Fa piacere che qualcuno su Internet ancora ricordi con nostalgia qualche mia recensione “illuminante”. Voglio ringraziare in particolare Steven Rich  (Truemetal, Classix Metal etc.) e Daniele Luzi che su Facebook ha persino creato un gruppo in omaggio al sottoscritto. Ho sbagliato all’inizio dei 90 a tornare su Rockerilla, facendo la parte della “minestra riscaldata”. Però credo di aver realizzato negli ultimi anni alcuni dei miei articoli più maturi, specie nel settore delle ristampe (curavo una rubrica chiamata “Perfumed Garden”).  Non farò ulteriori passi falsi, ma è praticamente impossibile correrne il rischio, vista la situazione agonizzante della stampa musicale italiana. Lasciamola a chi crede di esser un vate della musica rock.

Forse per te è stato un errore, ma in quegli anni noiosi la tua rubrica PERFUMED GARDEN era un’oasi che dissetava parecchi di noi.

21-Alla nostra età si sconfina spesso nella nostalgia, quale è la cosa che ti manca di più?

When I Was Young…,quando potevo dedicarmi ai miei “sport preferiti” ed in generale avevo aspettative un po’ ottimistiche, ed ancor di più la speranza in un mondo e in un futuro migliore per tutti, miseramente naufragata a maggior ragione oggi, dopo la guerra in Libia e le sue nefaste conseguenze.

22-Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Sono riuscito a vedere dal vivo quasi tutti i miei principali idoli musicali, purtroppo resta il rammarico di non averli visti al top della forma, nei primissimi anni ‘70, quando ero un ragazzino…Per fortuna ci sono DVD storici ed anche filmati su Youtube che in parte compensano questa lacuna, anche se la partecipazione “fisica” è tutt’altra cosa.  Avrei pagato molto per assistere allo spettacolo di “Sacrifice” dei Black Widow immortalato sul bellissimo DVD  “Demons of the night gathered to see…”  Idem per vedere gli ELP dal vivo al Vigorelli di Milano. In tempi più recenti, ho invidiato chi ha visto l’unico, incensato concerto dei pur vetusti Led Zeppelin alla 02 Arena di Londra (dicembre 2007). Per quanto riguarda l’heavy metal, negli anni ’80 ho visto tutti i concerti che volevo.

23-In Italia hai fama di essere un grande giornalista musicale esperto soprattutto in heavy metal. Questo è perché bene o male hai sempre lavorato con testate dedicate a questo genere o perché è la musica in cui ti ritrovi maggiormente? Io che ti conosco anche solo un po’ di più del tuo lettore medio, so che i tuoi orizzonti sono più ampi.

Dipende tutto dal mio percorso esplorativo nell’ambito della musica rock. Come riepilogavo nella mia “storiella” in apertura, nel 1970 e dintorni mi ero fatto un’autentica abbuffata di hard rock e progressive, soprattutto inglese. Intorno al 1973, influenzato dallo storico mensile francese Rock & Folk, mi sono gettato letteralmente nella scena proto-metal americana: MC 5, Blue Cheer, Nugent, Stooges, Frost, Grand Funk, Iron Butterfly, Alce Cooper, New York Dolls, Montrose, Bloodrock, Captain Beyond, Kiss, naturalmente gli Aerosmith e Blue Oyster Cult. In seguito Styx, Kansas, Journey, Boston, Angel, Starz, The Godz, Legs Diamond, fino all’eruzione del primo Van Halen (78).  Scusa se ne cito un sacco, ma nelle mie interviste in rete non l’ho mai fatto, e per me sono stati importantissimi! Proprio a te che sei un eccellente chitarrista chiedo: possibile che ben pochi si ricordino di Buck Dharma dei B.O.C.?  Era un axeman strepitoso,  però non aveva il look…Era piccolo, paffutello e con i baffetti. Se fosse stato più aitante forse i suoi grandi meriti sarebbero di dominio universale. Ed il suo gruppo ha realizzato cose meravigliosamente innovative, prima che i Rush iniziassero emulando gli Zeppelin. Però tutti ricordano gli indiscutibili canadesi, mentre gli uomini di “Veterans Of Psychic Wars” passano in secondo piano. Male…ma tornando a noi,  nella seconda metà degli anni 70 ascoltavo tantissimo anche Judas Priest, Scorpions, UFO, Golden Earring, Motorhead, AC/DC.

Quando nel 1979 Badino, direttore di Rockerilla a cui sarò sempre riconoscente,  mi propose di scrivere su Rockerilla, che altro avrei dovuto trattare di “contemporaneo” in una rivista che ospitava nuove tendenze? Quello che allora veniva chiamato heavy metal ma oggi è definitivamente classic rock! Avevo una montagna di dischi del genere, che in Italia erano boicottati da tutta la stampa. Fu la mia fortuna…Inoltre, sono sempre stato musicalmente onnivoro, e allora avevo anche un’apprezzabile collezione e conoscenza di punk e new wave, che mi aiutò a farmi accettare nell’ambiente Rockerilla. Ma non ho mai tradito le mie origini, infatti appena possibile, ho tirato fuori dal cappello la prima mini-serie retrospettiva nell’ambito della rubrica Hard’n’Heavy, con dischi di Quatermass, Silverhead, High Tide, Pretty Things  etc. che all’inizio degli anni 80, tutti giudicavano morti e sepolti, altro che la messe di ristampe degli anni 2000!

24-Con che impianto Beppe Riva ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Niente di speciale: la componente migliore è il giradischi Pro-ject in plexiglass trasparente, dotato anche di un eccellente design. L’ho acquistato nel 2010 dopo che il mio datato trazione diretta andava fuori giri! Il lettore CD è uno Yamaha, le casse Bose bass-reflex che rendono un buon sound in un ambiente purtroppo di ridotte proporzioni (quando abitavo con i genitori avevo a disposizione una mansarda ideale per l’ascolto) e l’ampli è un integrato Technics davvero preistorico, ma a suo tempo quotato ed ancora di ottima resa.

25-Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un culture del lossless (file senza perdita di qualità)?

Gli mp3 me li faccio fare dagli amici, ma solo compilations di brani che mi piace ascoltare in auto. Per esempio un amico è ferratissimo in tema di pop-rock anni ’60, e mi ha selezionato circa 500 brani di quell’epoca. E’ meglio che ascolti queste cose quando viaggio, perché già sono piuttosto aggressivo alla guida e vedo gente che ne combina di tutti i colori, non accorgendosi di stop, precedenze etc. Se sono al volante l’heavy metal mi rende più cattivo e non è salutare! Per tutto il resto niente mp3, mi piace collezionare LP ed edizioni speciali in CD con l’adeguato contorno iconografico (copertine iconiche possibilmente apribili, booklet generosi con foto inedite). Il solo mezzo informatico non m’interessa.

26-Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Non vale la pena dannarsi l’anima per l’eternità se non si è disperati.

27-Riesci ad ascoltare il Southern Rock senza farti impressionare troppo dai sapori conservatori, sciovinisti e dai colori della bandiera confederata?

In realtà non ho mai pensato troppo ai contenuti dei testi ascoltando gruppi come Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers Band, che hanno creato rock chitarristico fra i più rispettabili di sempre. Ricordo che “Sweet Home Alabama” degli Skynyrd era considerata una risposta sarcastica a Neil Young, ma oggettivamente è un classico rock, e non parliamo dell’immane “Free Bird”.  Inoltre a me piacevano moltissimo i Black Oak Arkansas, e l’arroganza sessuale del vocalist Jim Dandy (dal quale il ben più celebre David Lee Roth ha ereditato molto!) non dispiaceva affatto alle donne. A tal riguardo Jim aveva le idee chiare: infatti riuscì ad intitolare un brano, poco signorilmente, “I Want A Woman With Big Titties”!

28-Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Grand’uomo secondo me è una definizione troppo importante per esser commisurata al breve tempo di un’intervista o due nel corso degli anni; posso dirti che mi hanno lasciato un ottimo ricordo e mi sono sembrate persone mature e gentili (fra gli artisti che ho conosciuto), sia Ian Gillan sia Toni Iommi. Per altri aspetti, mi spiace non aver incontrato negli anni ‘80 la chitarrista delle Heart, Nancy Wison, che in quell’epoca era forse la più bella rockeuse in circolazione. Almeno ho conosciuto la cantante Sass Jordan, che nel 92 si era imposta in USA ed era proprio carina: assomigliava a Michelle Pfeiffer e gliel’ho pure detto. Permettimi questa breve disquisizione sul fascino femminile…

29-Che canzone o che brano ascolta Beppe Riva nelle sere in cui si ritrova solo in casa?

Da come è posta la domanda dovrei rispondere “Alone” delle Heart, che fra l’altro mi piace davvero. Ma quando ho bisogno di serenità – spesso, essendo costituzionalmente inquieto- ascolto la splendida ballata di Greg Lake, Lucky Man; per me uno dei più bei brani essenzialmente acustici mai scritti, e con un refrain sublime. Oppure l’ironica ma incantevole Christmas Song dei Jethro Tull.  Se sono euforico invece posso ancora ritrovarmi, alla mia età, a simulare un potente riff sulla air guitar ascoltando qualcosa di adeguato allo scopo, a scelta fra varie migliaia di album…

30-Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Nulla di speciale, sinceramente. Credo di aver abusato fin troppo della pazienza dei tuoi lettori,  e spero che alcuni di loro abbiano apprezzato i contenuti. Voglio ringraziarti di cuore in questa sede per la stima che hai sempre manifestato nei miei confronti, e a chi frequenta questo Blog dico che ho risposto con piacere a queste domande perché Tim Tirelli è una persona esemplare, un ottimo musicista ed un vero appassionato di grande rock e anche di…grande Inter!  Da parte mia, un caloroso saluto a tutti voi che lo leggete.

Anche a te Beppe, grazie per aver accettato questa sciocchezzuola, e grazie per aver preso anche solo in considerazione di scrivere qualcosa per il blog.

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Beppe Riva in diretta su Radio Lombardia (Lunedi’ 11 Aprile)

Lunedi 11 Aprile Beppe Riva sarà in diretta sulle frequenze di Radio Lombardia ospite di Marco Garavelli e Mox Cristadoro nel programma “Linea Rock” in onda dalle 20 alle 22. Ascoltabile in streaming su http://www.facebook.com/l/edca2JeLXCLx7W_3WGR07biFwPA/www.radiolombardia.it e non è previsto il podcast o il riascolto. Vi consiglio di non perderla, si tratta della prima ) partecipazione di Beppe ad un programma radio dal 2008 ad oggi… spread the word!