Archivio | Libri Fumetti Riviste RSS feed for this section

NEWS: Max Stèfani “I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE – Green/Page/Beck/Clapton” (Stèfani 2016)

15 Dic

Max Stèfani (IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER) sta dando gli ultimi ritocchi al suo libro dedicato a PETER GREEN, JIMMY PAGE, JEFF BECK, ERIC CLAPTON: “I 4 Cavalieri Dell’Apocalisse”.

6c20cf33-706e-4177-adf2-edade2f083a0

350 pagine, 200 foto, formato 24×30. Se amate uno dei quattro o una delle formazioni (Cream, Led Zeppelin, John Mayall, Fleetwood Mac, Yardbirds…) in cui hanno suonato ci sarà da essere contenti. Il libro è anche molto di più, perché c’è tutta la Londra degli anni sessanta lì dentro: i gruppi, i locali, gli studi di registrazione, le donne.

Stèfani lo pubblicherà in proprio; gli editori oggi non hanno grandi possibilità, così piuttosto che regalarlo a qualcuno solo per la soddisfazione di vederlo nelle librerie, Max se lo stampa da solo. Per farlo ha bisogno di quante più “prenotazioni” possibili per procedere con l’acquisto delle foto, l’impaginazione, la stampa… quindi è una sorta di atto di fiducia nei suoi confronti.

In caso qualcuno sia interessato (Max chiede 25 euro) è possibile contattare direttamente Stèfani (magari scrivendo che fate parte della comunità di questo blog) al seguente indirizzo: max@outsiderock.com

Il libro sarà consegnato (con dedica personale e numerata da 1 a 1000) nella seconda metà di febbraio.

E’ possibile pagare in tre modi: Postapay, paypal o bonifico.

Non ci lamentiamo dello stato miserello del Rock in Italia se poi non sosteniamo iniziative come questa.

 

DYLAN DOG N.351 “In Fondo Al Male” (Bonelli – dicembre 351)

4 Dic

Il nuovo numero di DD è denso di piombo zeppelin, i riferimenti sono palesi e se si è fan è tutto molto divertente.

Dylan Dog 351 in fondo al male

Nell’introduzione ci si rifà alla solita teoria che vuole i LZ parte del “sacro e blasfemo triumvirato”che sta alla base dell’ hard rock e del metal. Sono da sempre insofferente verso questa semplice equazione, anche se è sostenuta da gente del calibro di B. RIVA ad esempio, e in generale, dalla maggior parte della critica. Ho sempre trovato riduttivo e un po’ semplicistico spingere i LZ in quella casella, buona per gli altri due gruppi intendiamoci, ma credo che i Pageboys vadano intesi come gruppo Rock a tutto tondo, insieme ai ROLLING, a HENDRIX, agli WHO, agli ELP e compagnia. Anyway, sono fissazioni mie personali.

Dylan Dog 351

Alcune vignette ti fanno sobbalzare sulla sedia…

Dylan Dog 351

o lanciare dei “Gulp!” verso il nulla cosmico onnipotente…

Dylan Dog 351

 

…alla fin fine però, come detto, ci si diverte. Certo, per quanto mi riguarda, la storia scivola in secondo piano, giravo pagina solo per cercare le statuine che da sempre abitano il mio presepe laico.

DYLAN DOG 351 – IN FONDO AL MALE

Uscita: 27/11/2015

Soggetto: Ratigher / Sceneggiatura: Ratigher / Disegni: Alessandro Baggi / Copertina: Angelo Stano

Fiona incarica Dylan Dog di indagare sull’omicidio della sua amica Molly, avvenuto a Port Frost. Molly era stata messa all’indice dai suoi compaesani per i suoi comportamenti troppo disinvolti e disinibiti. Giunto nella località scozzese, affacciata sul mare, sulla quale grava un’antica leggenda, l’Inquilino di Craven Road si rende subito conto che vi regna un allucinante clima d’odio che sfocerà, in breve, in un catastrofico evento. Una vicenda che costringe Dylan e Fiona a confrontarsi con le ragioni stesse del Male, annidato nelle profondità del cuore degli uomini.

 

 

Enrico Deregibus “FRANCESCO DE GREGORI – Mi puoi leggere fino a tardi” (Giunti editore – Euro 16,50) – TTTT½

19 Nov

Ho parlato poco di lui qui sul blog, ma DE GREGORI è uno dei miei padri putativi; oddio, padre forse no, nemmeno fratello, con un fratello non credo sarei andato d’accordo, in definitiva forse lo vedo come un sorta di me stesso con dieci anni in più fatto salvo l’enorme talento che lui ha nello scrivere canzoni, nel cantare, nel riassumere ed avere pensieri intellettuali di lignaggio supremo, di essere artista a tutto tondo insomma.

Solo oggi mi sono deciso a leggere una sua biografia, ho sempre preferito non sapere e tenermi l’immagine che mi ero fatto di lui già dal lontano 1978, anno in cui uscì l’album DE GREGORI (il quinto a suo nome), quello di GENERALE, NATALE, RENOIR, RAGGIO DI SOLE, il ’56, DUE ZINGARI, disco che mi appartiene tanto quanto LZ IV, BRIAN SALAD SURGERY, STRAIGHT SHOOTER tanto per intenderci.

E’ un po’ che mi frulla per la testa un articolo per il blog su di lui, questa biografia potrebbe essere la scintilla giusta.

libro-francesco-de-gregori-bizarre-giunti-DUHLQU6J

E’ davvero un bel libro questo. Come mi capita da un po’, all’inizio faccio fatica ad adeguarmi allo stile dell’autore (in questo caso ENRICO DEREGIBUS…qualche nota su di lui nell’immagine qui sotto), ma poi trovata la chiave di volta proseguo spedito. E’ una bella prosa quella di DEREGIBUS, forse inusuale ma per nulla pesante. Riuscitissima la mossa di mettere in parallelo la storia di FDG con gli avvenimento sociali, politici e culturali dell’epoca.

La biografia di un uomo di spessore è sempre interessante, anche per chi non è fan in senso stretto. Bello vedere, attraverso gli anni e attraverso le dichiarazioni  i cambiamenti di umore, di pensiero, di visione della vita. Certo, è una cosa naturale, ma devi essere intellettualmente onesto per andare incontro al cambiamento che ti riguarda in prima persona, mica tutti ne hanno il coraggio, la voglia, la predisposizione.

Il libro ha 352 pagine e purtroppo nemmeno una foto, ma vista la situazione attuale della editoria italiana (soprattutto quella musicale) è giù tantissimo che ancora escano biografie di musicisti.

Non male scoprire che DE GREGORI ha indicato in STAIRWAY TO HEAVEN la canzone che più di ogni altra avrebbe voluto scrivere.

Bello anche avere la conferma di quanto FRANCESCO fosse attento alla qualità della canzone d’autore e delle situazioni promozionali con cui doveva confrontarsi. Di quanto fosse importante l’impegno civile, politico, di pensiero.

In ultimo, le canzoni. Rileggerne i titoli, i piccoli aneddoti ad esse collegate, le storie è davvero una gioia. Almeno per me che i cantautori li ho sempre avuti dentro, e che il termine “cantautori” si identifica prima di tutto con il nome FRANCESCO DE GREGORI.

Consigliato.

63561wb

Sinossi:

Un libro ricchissimo, pieno di storie e aneddoti, scritto con puntiglio e vivacità, che segue il percorso di De Gregori dai primi anni ’50 della sua infanzia agli esordi nei piccoli locali romani, da Rimmel, uno dei dischi basilari nella storia della nostra canzone, alla tournée con Lucio Dalla del 1979, fino a Titanic e ai dischi della maturità. DeGregori parla tra virgolette, ripreso da centinaia di interviste rilasciate negli anni, ma i suoi amici e collaboratori sono stati intervistati uno a uno appositamente per quest’opera: Antonello Venditti, Fiorella Mannoia, Ernesto Bassignano, Mimmo Locasciulli, Giovanna Marini.

David Lagercrantz “Quello che non uccide – Millenium 4” (Marsilio 2015) – TTT¾

10 Nov

E’ triste pensare che STIEG LARSSON non abbia avuto l’opportunità di vedere la sua trilogia diventare il caso letterario degli ultimi anni, con ottanta (ottanta!) milioni di copie vendute in tutto il mondo. Se ripenso a quei tre libri rivivo la voracità con cui li lessi.

LARSSON  è morto a cinquant’anni per un infarto dopo aver salito le scale che lo portavo all’ufficio della rivista che dirigeva. Malgrado vivesse da trentadue anni con la sua compagna, la sua eredità è finita in mano al padre e al fratello, che STIEG conosceva appena, essendo cresciuto con i nonni nel nord della Svezia. Padre e fratello che non si sono fatto grossi problemi a gestire i suoi diritti in modo sbarazzino, così eccolo qui il quarto episodio della saga di Millennium scritta da un autore diverso, anch’egli svedese.

millennium-4-quello-che-non-uccide-cover

L’inizio è difficile, la mano che scrive è diversa, occorre tempo per abituarsi al nuovo corso, ma poi ci si ritrova alle prese con i personaggi che tanto abbiamo amato e con una storia davvero niente male. La seconda parte del libro scorre bene, l’autore sembra scrollarsi di dosso paure e timori reverenziali e il tutto si fa avvincente. Il finale rimane aperto, è dunque prevedibile aspettarsi nuovi capitoli di questa bella saga.

Questo libro sta ai tre episodi precedenti come PROMETHEUS sta ai primi tre ALIEN, non ne contiene insomma la spinta primordiale e geniale, ma rimane un buon giallo da leggere con piacere.

Sinossi:

Da qualche tempo Millennium non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e puro a capo della celebre rivista d’inchiesta, non sembra più godere della popolarità di una volta. Sono in molti a spingere per un cambio di gestione e lo stesso Mikael comincia a chiedersi se la sua visione del giornalismo, per quanto bella e giusta, possa ancora funzionare. Mai come ora, avrebbe bisogno di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale insieme all’immagine – e al morale – del suo direttore responsabile. In una notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra finalmente promettere qualche rivelazione succosa. Frans Balder, un’autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, genio dell’informatica capace di far somigliare i computer a degli esseri umani, chiede di vederlo subito. Un invito che Mikael Blomkvist non può ignorare, tanto più che Balder è in contatto con una super hacker che gli sta molto a cuore. Lisbeth Salander, la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più notizie, torna così a incrociare la sua strada, guidandolo in una nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell’Nsa, il servizio segreto americano che si occupa della sicurezza nazionale. Ma è un bambino incapace di parlare eppure incredibilmente dotato per i numeri e il disegno a custodire dentro di sé l’elemento decisivo per mettere insieme tutti i pezzi di quella storia esplosiva che Millennium sta aspettando.

DYLAN DOG n.348 “La Mano Sbagliata” (Bonelli – settembre 2015)

8 Set

Sabato sera, sono fuori a cena con gli illuminati del blues per il sinodo di fine estate. Tra una considerazione e l’altra sempre in bilico tra musica Rock e metafisica, Liso ad un certo punto mi fa: “Hai letto l’ultimo Dylan Dog, quello scritto dalla tua amica? A me è piaciuto molto”. Il mio amico intende il numero di settembre intitolato LA MANO SBAGLIATA, soggetto e sceneggiatura di BARBARA BARALDI. Avevo già preso in mano il numero in questione quattro volte, ma la lettura spezzettata dovuta a questa vita, che spesso relega lo spazio per la lettura ai pochi minuti liberi prima di addormentarsi, non mi aveva permesso di capire granché e di seguire col il giusto pathos la storia.

Domenica, tardo pomeriggio, il sole che volge al tramonto e che si trascina sbavando sulla campagna, l’aria fresca di settembre che riempie la casa, il tempo che si allunga e si dilata seguendo per una volta le mie esigenze. Riprendo in mano il fumetto in questione, it’s time for the nightmare blues.

Tornando alle parole di Liso, non è che BB sia esattamente una mia amica (perlomeno non in senso stretto), ma  qui sul blog la teniamo d’occhio gìà da un po’, da quando pubblicò il suo primo lavoro su un DD Color Fest di qualche anno fa: https://timtirelli.com/2012/08/09/dylan-dog-color-fest-n-9-sergio-bonelli-editore-agosto-2012/.

Poco dopo la intervistai, ne venne fuori un chiacchierata mica male: http: //timtirelli.com/2012/08/29/conversazione-con-barbara-baraldi-scrittrice-e-gothic-girl/

In questi ultimi anni BARBARA ha continuato a fare la scrittrice e dunque a pubblicare libri (segnalo inoltre una sua collaborazione con DIABOLIK)

Ora eccola di nuovo qui con una grande, vera partecipazione a un numero della serie canonica dell’indagatore dell’incubo.

8TTunTFwZAz1scp9dIXqHvslJf44M=--

Qui BARBARA ha mano libera, meno timori reverenziali, e quella che pesca fuori dai suoi dark blues è una storia che la rappresenta in toto, persino dal punto del visual: ANITA NOVAK, la protagonista, le assomiglia molto, a tratti in modo inequivocabile (ultima vignetta di pagina 26). I disegni di NICOLA MARI si adattano molto bene al mood di soggetto e sceneggiatura, i due potrebbero formare una coppia ideale per possibili numeri futuri.

Pur essendo uno che ha iniziato a leggere fumetti dopo poco aver imparato a leggere, non mi reputo un esperto, di conseguenza non mi lancio in analisi tipo quelle che ho letto in questi giorni in rete, anche perché DD non è il o un “mio” fumetto, io vengo dalla generazione di albi precedente. Inoltre non ho la capacità di analisi e lettura che potrei avere nel parlare, che so, di IN THROUGH THE OUT DOOR o DESOLATION ANGELS, mi fermo così all’approccio più semplice, quello che mi fa comunque esprimere giudizi positivi su LA MANO SBAGLIATA.

Dal punto di vista musicale, il sonoro è diverso da quello che poteva essere ad esempio quello di un numero di alcuni anni fa, dove DD contemplava la copertina di LED ZEPPELIN I; qui tra le pagine si sentono vibrare i NINE INCH NAILS e i JOY DIVISION, cupe visioni di un infermo spirituale.

DYLAN DOG, il fumetto intendo, sta cercando la sua strada, recentemente si è imposto cambiamenti, ha bruciato certezze che davamo per eterne, è chiaro che sia in una fase un po’ brumosa, le storie di BARBARA BARALDI potrebbero incidere non poco nel tracciare i sentieri giusti; il personaggio di ANITA NOVAK dà l’idea di essere qualcosa di più che la protagonista femminile di uno numero solo.

Sinossi:

LA MANO SBAGLIATA – Uscita: 28/08/2015

Soggetto: Barbara Baraldi / Sceneggiatura: Barbara Baraldi / Disegni: Nicola Mari / Copertina: Angelo Stano

Anita Novak è una pittrice all’apice del successo. Ma un terribile incidente l’ha privata della mano destra. Da quel momento, la sua mano sinistra, come animata di vita propria, inizia a dipingere quasi autonomamente, rappresentando la morte. Spetta all’Indagatore dell’Incubo, ingaggiato dall’artista, scoprire il nesso tra gli omicidi tracciati sulla tela e quelli che avvengono nella realtà.

MASSIMO ZAMBONI “L’Eco Di Uno Sparo” (Einaudi 2015) – TTTTT+

2 Set

Massimo Zamboni è quello dei CCCP e CSI; chitarrista, songwiter, co-leader. Benché siano gruppi di gran rilevanza nel panorama del rock italiano (in alcune pieghe dell’Emilia sono un culto da venerare col massimo fervore) non sono mai riuscito ad entrare in sintonia con loro. Al di là della proposta intellettuale, la loro musica non ha mai fatto breccia nel mio animo. Per questo non credo avrei mai notato l’uscita di questo libro, e se anche lo avessi fatto, non lo avrei comprato. L’abiura di una certa ideologia dell’ex socio di Zamboni (Giovanni Lindo Ferretti) mi avrebbe certo portato a dare un’occhiata distratta a questo libro, avrei letto in tutta fretta le note di copertina e forse lo avrei catalogato come ennesimo episodio di Revisionismo,  quello tanto caro a quello/quella ….. (inserite l’epiteto a voi più gradito) di Giampaolo Pansa.

Invece capita che il mio amico Lollo Stevens me ne regali una copia, accompagnando il presente con una pagina del quotidiano La Stampa su cui appare la recensione. Ora, questa è quella che io chiamo amicizia. Non per il valore in sé dell’oggetto, ma per la briga che un amico -sempre impegnatissimo- si prende nel comprare una copia pure per me di un libro che reputa molto interessante (viste anche le implicazioni legate alla nostra terra), non solo … anche per l’impalcatura al tutto (l’articolo di giornale che spiega la prospettiva del libro) che si preme di farmi arrivare. Già, perché come dice Stefano Piccagliani, in arte Picca, senza l’impalcatura è più difficile appassionarsi o arrivare a comprendere in pieno certe cose (vai a far ascoltare un disco di Lou Reed ad uno che ne sa poco di lui e del Rock in generale senza spiegargli un po’ il mondo di Lewis Allan… cosa ne riceve se non canzoni un po’ stonate e bislacche suonate non proprio benissimo…).

Per fortuna dunque che ho amici così, altrimenti mi perderei libri bellissimi come questo. Sì, perché l’ECO DI UNO SPARO è davvero ottimo. Ci si impiega qualche pagina ad adattarsi alla prosa di Zamboni, prosa con curiosi rimandi ottocenteschi e al contempo pulita, lineare, sobria. Zamboni parla di suo nonno (da parte materna) fascista convinto e del suo tempo qui nell’Emilia profonda. Si parla dunque del ventennio fascista e degli anni immediatamente successivi, quelli del triangolo rosso, quelli della guerra civile. Già, da queste parti c’è stata la guerra civile, inutile chiamarla con altro nome. Rimango sempre basito quando vedo che la gente si sorprende di quanto accadde, ma cosa ci si aspettava dopo due decenni di truce dittatura fascista? Che si siano regolati certi conti mi pare quantomeno fisiologico.

Zamboni racconta di una storia vera, tragica, assoluta, i cui aspetti più cruenti si riversarono fino agli anni sessanta; il suo raccontare rimane scevro da isterismi personali, e di questo dobbiamo dargliene atto. Zamboni potrà anche aver intrapreso strade ideologiche totalmente diverse dai suoi avi, ma i vincoli di sangue non sono facile da tenere a bada, dunque dobbiamo toglierci il cappello davanti alla sua lucidità.

Il romanzo non è solo questo, sullo sfondo la storia dipanata attraverso gli ultimi due secoli di una famiglia reggiana che arranca, lavora, si realizza e poi si immerge nelle paure date dai cambiamenti sociali e politici. Non vi è romanticume nelle pagine del libro, romanticismo sì, e poi amore schietto e sincero per la nostra terra, quell’amore senza dolcificanti, a tratti aspro eppur leggero e soave.

Lo sapete, sono un emiliano doc, nato a Nonantola di Modena, ma reggiano fino al midollo visti i natali dei miei trisnonni, bisnonni e nonni da parte di entrambi i miei genitori… sapete anche che sono uomo di blues incline alla nostalgia, alla malinconia, e conoscete il mio amore sincero per la questa terra piatta, per questa campagna proletaria … ma tutto ciò non deve trarvi in inganno, al di là dei legami primitivi che ho con quel che narra Zamboni, questo rimane un gran libro, uno spaccato riuscitissimo di un pezzetto di storia italica.

Citazione dal libro: “Creando il Parmigiano Reggiano, da cui tutto il mondo discende.”

Massimo Zamboni l'Eco Di Uno Sparo

SINOSSI:

«Questa è la storia di mio nonno Ulisse e dei suoi sparatori che si spararono tra loro. Il racconto di ciò che ha innescato quei colpi in canna, e di ciò che è stato dopo. L’eco di uno sparo non si quieta mai».

Il 29 febbraio 1944 Ulisse, squadrista, membro di un direttorio del fascio, viene ucciso dai Gruppi di Azione Patriottica. Pochi mesi prima erano morti i sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti. Il 16 marzo 1961, diciassette anni dopo, il gappista Soragni, nome di battaglia Muso, sarà vittima dell’odio covato nel tempo da un compagno militante e amico, assieme a lui responsabile dell’uccisione di Ulisse. La storia è lineare solo quando scegliamo di raccontarla cosí, ma gli eventi si affastellano in un ordine che, quando ti riguarda da vicino, non è necessariamente quello cronologico. Cosí è per chi cerca di capire le ragioni del sangue, quando il sangue degli oppressori si mescola a quello degli oppressi. E l’eco di quegli spari accompagna Massimo Zamboni nella sua indagine attraverso due secoli per ricostruire una storia che lo riguarda molto da vicino, anche se gli è stata sempre taciuta. «Di mio nonno, due sole cose possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di piú, prima di questo libro». Questa indagine lo porta a respirare polvere negli archivi cercando di decifrare le calligrafie ostili dei registri parrocchiali; lo porta sulle colline reggiane a intervistare i superstiti; lo porta sulla tomba dei fratelli Cervi – sette, come sette erano i fratelli B*, l’agiata famiglia a cui apparteneva il bisnonno Massimo. Una storia che chiedeva di essere raccontata, rimasta sepolta insieme alle tante storie rimosse di questo Paese. Un libro sofferto, inconsueto, che è insieme una presa d’atto, un amaro bilancio e una terrestre ballata incantatrice. La memoria va trasmessa, ci dice Massimo Zamboni, e «tocca ai nipoti tramandare, sottraendo ai genitori un compito che non avrebbero potuto svolgere con giustezza».


L’eco di uno sparo
Massimo Zamboni
2015
Supercoralli
pp. 194
€ 18,50
ISBN 978880622521

GREG ILES “L’affare Cage” (Piemme 2015) – TTTTT+

24 Ago

E’ un po’ che parlo di GREG ILES qui sul blog, lo faccio molto volentieri perché è il mio scrittore preferito di questi ultimi anni. In giro si dire genericamente che ILES scrive dei thriller, è così ma c’è qualcosa di più nei suoi romanzi che a mio modo di vedere lo fa essere autore a tutto tondo che travalica il genere in questione. L’AFFARE CAGE (The Natchez Burning) è il suo ultimo libro pubblicato in Italia, è il quarto della saga del protagonista PENN CAGE e il primo di una trilogia anch’essa ambientata a Natchez, Mississippi. L’humus da cui è tratto è dunque quello che su questo blog amiamo molto, d’altra parte basti vedere il titolo originale del romanzo (THE NATCHEZ BURNING…  proviene da un vecchio e sgangherato blues di HOWLIN’ WOLF) per intuire i tanti rimandi alla musica che amiamo.

Il libro, come ho scritto, è il primo episodio di una trilogia, il finale dunque è aperto; il secondo capitolo in America è già stato pubblicato (THE BONE TREE), il terzo lo sarà nel 2007 (UNWRITTEN LAWS). Qualche giorno fa REPUBBLICA ha pubblicato una discreta intervista a ILES:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/08/18/greg-iles-autore-di-thriller-bestseller-svela-i-segreti-usa38.html?ref=search

Ha ragione Ken Follett: questo è il miglior thriller degli ultimi anni. Il libro ha più di 900 pagine, e va bene che ero al mare, ma l’ho letto in sei giorni. Irresistibile.

Mentre leggevo questo la groupie era alla prese con IL PIANTO DELL’ANGELO (già recensito qui sul blog). Una volta finito mi dice che fino ad oggi è quello che le è piaciuto di più di quelli che ha letto (L’AFFARE CAGE ancora le manca). “E’ il suo LED ZEPPELIN IV” mi fa, “allora l’AFFARE CAGE è il suo PHYSICAL GRAFFITI” le rispondo. Sciocchi parallelismi estivi da farsi sotto l’ombrellone, ma rimane il fatto che GREG ILES, come i LZ, è ormai un punto fermo della mia vita.

Da acquistare assolutamente.

Greg Iles l'Affare cage

GREG ILES  bibliografia
ANNO TITOLO italiano TITOLO americano Note
1992 spandau phoenix spandau phoenix
1995 black cross
1996 mortal fear
1999 un gioco quieto the quiet game Penn Cage saga
2001 ore di terrore 24 hours
2001 l’uomo che rubava la morte dead sleep
2002 la regola del buio sleep no more
2003 il progetto trinity the footsprints of god / dark matter
2005 la memoria del fiume (2012) blood memory
2005 il pianto dell’angelo (2011) turnig angel Penn Cage saga
2006 il sorriso del demoni (2010) true evil
2007 una faccenda privata (2011) third degree
2009 la notte non è un posto sicuro (2011) the devil’s punchbowl Penn Cage saga
2014 L’affare cage (2015) the natchez burning Penn Cage saga
2015 the bone tree Penn Cage saga
2017 unwritten laws Penn Cage saga

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SINOSSI:

A volte, ci aspettiamo troppo dai nostri padri. A Natchez, nel profondo Sud degli Stati Uniti, l’ex avvocato Penn Cage – ora sindaco della città – crede ancora in certi valori ormai fuori moda come l’onore, la generosità, la giustizia. Valori di cui nei tribunali del Mississippi e del Texas da tempo non si vede neanche l’ombra. Quando un’anziana donna di colore, Viola Turner, già molto malata, muore in circostanze non chiare, l’accusa ricade sul padre di Penn, il medico Tom Cage, con cui la donna aveva lavorato come infermiera molti anni prima. Così, Penn si trova costretto a indagare nel passato condiviso del padre e di Viola, negli anni più turbolenti e infuocati della storia americana, anni di odi razziali e violenza, che hanno lasciato, oltre alle vittorie, anche profonde ferite. Per difendere suo padre, Penn compirà un viaggio sconcertante dentro i segreti della propria famiglia, e nel passato dell’uomo a cui ha sempre guardato come a un eroe, e che per lui non può che essere innocente. Per scoprire che, forse, non esistono eroi innocenti.

Un legal thriller serratissimo che è anche la storia struggente di un padre e un figlio, e un ritratto emozionante e potente di un pezzo di America, dove l’onore, la vergogna, il passato hanno ancora un significato. Per mesi ai primi posti di tutte le classifiche americane, L’affare Cage segna il trionfale ritorno di Greg Iles dopo cinque anni di silenzio.

 

da WIKIPEDIA:

Iles was born in 1960 in Stuttgart, Germany, where his physician father ran the U.S. Embassy Medical Clinic. He was raised in Natchez, Mississippi, the setting of many of his novels. After attending Trinity Episcopal Day School, he graduated from the University of Mississippi in 1983.

Iles spent several years as a guitarist, singer, and songwriter in the band Frankly Scarlet. He quit the band after he was married and began working on his first novel, Spandau Phoenix, a thriller about Nazi war criminal Rudolf Hess. Spandau Phoenix was published in 1993.

In 2002, Iles wrote the script 24 Hours from his novel of the same name. Rewritten by director Don Roos, it was renamed Trapped. Iles then rewrote the script during the shoot, at the request of the producers and actors.[citation needed]

In 2011, Iles was nearly killed in a traffic accident on Highway 61 and lost his right leg below the knee. During his three-year recovery, he wrote three volumes of a trilogy set in Natchez, Mississippi, and featuring former prosecutor Penn Cage.

Iles is a member of the literary musical group The Rock Bottom Remainders, which includes authors Dave Barry, Ridley Pearson, Stephen King, Scott Turow, Amy Tan, Mitch Albom, Roy Blount, Jr., Matt Groening, and James McBride. In July 2013, he co-authored Hard Listening (2013) with the group.[1] The ebook combines essays, fiction, musings, email exchanges and conversations, photographs, audio and video clips, and interactive quizzes to give readers a view into the private lives of the authors/musicians.

CLASSIX! N.4 – novembre 2004 (JIMI HENDRIX)

21 Ago

Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX!, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su JIMI HENDRIX apparso sul n.4 (della nuova serie) nel novembre del 2004

FILE PDF:

CLASSIX! N4 (NUOVA SERIE)

CLASSIX! N4 (NUOVA SERIE)

FLASH n.4 – maggio1989 (MOTLEY CRUE)

12 Ago

Maggio 1989, esce un numero di FLASH dedicato  al GLAM e allo STREET R&R. Giancarlo Trombetti mi incarica di scrivere l’articolo sui MOTLEY CRÜE. Eccolo qui.

FILE PDF:

FLASH 4 – Motley Crue 041

FLASH 4 - Motley Crue 042

J. Segrest-M.Hoffman “MOANIN’ AT MIDNIGHT – The Life And Times of Howlin’ Wolf” (Thunder’s Mouth 2005) – TTTTT

8 Ago

Biografia davvero riuscita questa, e non solo per merito del personaggio in questione; bravi gli autori nell’esporre tutto in modo efficace, coerente e chiaro, nonostante i tantissimi, tantissimi episodi raccontati e le curve della vita di Wolf, tante quante quelle del Mississippi. Noi ci diciamo uomini di blues, ma ci sentiamo miserelli nel farlo se paragoniamo le nostre vite privilegiate a quella di Chester Burnet, Howlin’ Wolf insomma. A 10 anni (siamo nel 1920) sbattuto fuori di casa da sua madre in un freddo giorno d’inverno, cammina diverse miglia e raggiunge la casa di un prozio (il fratello della madre di suo padre). Questi è un uomo senza sentimenti, per tre anni lo fa lavorare come un mulo e lo frusta ad ogni occasione. Wolf a 13 anni, lascia la casa e parte all’avventura. Nel 1923, a 13 anni, nel Mississippi. Ah!

L’incontro con la musica, la decisione di diventare un bluesman, il duro lavoro nei campi, l’inizio della sua carriera, il trasferimento a Chicago dove diventa uno dei due miti (l’altro è naturalmente Muddy Waters) della Chess Records e dunque del blues. Vita straordinaria, personaggio straordinario e biografia straordinaria di quello che è stato “uno dei giganti della musica americana”

Il libro è scritto in inglese.

Howlin Wolf book