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GIANNI DELLA CIOPPA “I 100 Migliori Dischi HARD ROCK” (Tsunami 2016 – Euro 17)

12 Set

Segnalo l’uscita di questo volumetto scritto da GIANNI DELLA CIOPPA, giornalista musicale assai noto e amico da più di cinque lustri. Durante la preparazione dell’opera ci siamo sentiti un paio di volte, Gianni mi chiedeva un consiglio o semplicemente un punto di vista e nel farlo mi anticipava che sarebbe stato un libro facile da criticare per la natura stessa dell’opera.

Gianni lo ripete anche nella introduzione, fece un libro del genere anche 25 anni fa, che senso ha farne uno adesso, dopo tutto quello che è capitato al Rock e con ogni tipo di informazione reperibile con un clic in rete?  Eppure sono d’accordo con lui e con i tipi della Tsunami Edizioni, queste pubblicazioni oggi come oggi servono davvero, perché ci sono generazioni di amanti del Rock o del genere in questione che faticano a mettere tutto in prospettiva.

Gianni della Cioppa i 100 migliori dischi hard Rock

Gianni ha scelto parecchi dischi famosissimi, ed altrettanti meno noti, un bilanciamento per lui importantissimo, impegnato com’è nella battaglia contro chi si ferma “ai soliti venti nomi“. Ognuno di noi avrebbe una lista personale da proporre, dunque non ha senso sindacare sulle scelte però non riesco a non scrivere che, per quanto riguarda gli SCORPIONS,  invece di TAKEN BY FORCE avrei proposto LOVEDRIVE. Gianni però me lo aveva accennato, pur non potendo esimersi da scegliere certi classici ha cercato di allontanarsi, per quanto possibile, dalle scelte più ovvie e questo è un punto a suo favore. Ci sono classici meno considerati di altri che vanno messi in vetrina, è cosa buona e giusta aggiornare l’abbecedario.

Gianni ha una impostazione metal, la sua prosa è dunque piena d’enfasi, è massimalista, vivace e coerente col genere di riferimento, col modo di scrivere dei cantori del metal; verbi come “forgiare“, sostantivi come “cavalcata” sono usati spesso, quasi a sottolineare l’entusiasmo dell’autore verso certe formule musicali. Bizzarro l’uso del verbo “estirpare” che si ripete più volte nel pagine del libro.

Essendo uno che dà parecchia importanza ai dettagli ho trovato qualche imprecisione qua e là (ma in un libro di 172 pagine che parla di più di novanta nomi è fisiologico): Jeff Beck, ad esempio, si è unito agli Yardbirds nel 1965 e non nel 1966 (anno in cui se ne andò dal gruppo) e definire Rod Stewart scozzese mi pare azzardato. Rod è nato a Londra (dunque è inglese) da padre scozzese e da madre inglese, l’aggettivo britannico sarebbe stato forse più azzeccato. Certo, sono minuzie, ma come ho scritto Gianni è un amico, dovevo pur trovare qualcosa su cui punzecchiarlo.

Non mi sorprenderei nel sapere che anche amanti del rock duro più attempati si sono avvicinati a questo libro, sfogliare l’album dei ricordi è piacevole e magari anche i più preparati potrebbero trovare modo di ampliare, migliorare e perché no modificare la loro visione di un genere che su questo blog tutti amiamo molto.

Di comodo formato 15×21, il libro è stampato a colori su carta gradevole al tatto, per una volta qualcuno azzarda un po’ e dà la giusta importanza alla “confezione”. Brava Tsunami, bravo Gianni. Io il libro l’ho comprato, potreste fare lo stesso, è così che si mantiene vivo il Rock in Italia.

 

PS: un paio di anni fa abbiamo intervistato Gianni qui sul blog, ripropongo qui sotto il link.

https://timtirelli.com/2014/09/17/intervista-con-gianni-della-cioppa-rock-scriba-supreme/

MAX STEFANI “I 4 Cavalieri dell’Apocalisse: Green, Page, Beck, Clapton” – (2016 Miligraf Edizioni) – TTTT

1 Ago

Quando Max Stefani pubblica qualcosa io di solito drizzo le orecchie. Stefani è stato il fondatore e il direttore de IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER, qualcosina di Rock (e di come gira il mondo intorno ad esso) la sa. Quando poi pubblica un libro sugli anni cruciali del blues e del rock britannici, beh come si fa a voltarsi dall’altra parte? Max inolte è uno che in quel periodo frequentò Londra con una certa frequenza e nell’ottobre del 1968 (ripeto ottobre 1968) vide i Led Zeppelin in una delle poche date inglesi prima della grande avventura nel nuovo mondo. Sa di cosa parla, dunque. Che poi le sue creature mensili, soprattutto il Mucchio, abbiano preso forma sulle sponde americane del Rock, e abbiano in qualche modo avvallato la superiorità morale e contenutisca del Rock americano sempre e comunque è un’altra storia, ma basta leggere le considerazioni odierne di Max a proposito di Springsteen ad esempio per capire che tipetto scomodo sia.

Ho trovato il libro più interessante di quel che pensassi, di solito fatico a leggere libri sul Rock scritti da italiani, ma questo mi ha appassionato. Il perché delle quattro T invece di cinque sta in certe sbavature che uno come Max avrebbe dovuto evitare.

Max Stefani libro i 4 cavalieri

Max ha prodotto e realizzato questo libro in proprio, questo comporta una gestione diciamo così “artigianale”, ma un proofreader sarebbe stato davvero necessario; alcuni pezzi delle dichiarazioni dei vari musicisti sono lasciate in inglese e non si capisce perché, le traduzioni non sono sempre precise e  sembrano fatte in maniera frettolosa, ci sono molte ripetizioni, parecchi refusi… insomma da questo punto di vista non è stato revisionato a dovere.

Sia chiaro: i refusi e le distrazioni sono fisiologiche quando si scrive un libro, ma qui ce ne sono davvero troppe.

Finché siamo sul versante critico segnaliamo alcune imprecisioni che infastidiscono un pochetto. Sono tutte riguardanti i LZ… ora, mi rendo conto che questi miei appunti possano apparire come rilievi puntigliosi da fan, ma io credo che uno come Max Stefani, certi errori, certa superficialità – quando parla e scrive di Rock – non possa permettersela. Perché se è chiaro che non può sapere tutte le minuzie su di un gruppo (quella è roba da fanatici in senso stretto) è altrettanto vero che non può commettere errori così grossolani.

Max chiama NEW YARDBIRDS l’ultima formazione del gruppo storico, quello con Page, McCarthy, Relf e Dreja, quando è assodato che in generale quando si parla di NEW YARDBIRDS ci si riferisce alla formazione dei LZ: Page, Plant, Jones e Bonham.

Max scrive che JEFF BECK e PAGE bisticciano per DAZED AND CONFUSED che appare su entrambi i loro primi dischi… trattasi di YOU SHOOK ME.

JOHN BONHAM viveva nella roulotte del padre non “con” il padre (Ecco, questo è un rilievo da fan pignolo).

A pag 133 Stefani dice che durante il primo tour scandinavo del settembre 1968 DAZED AND CONFUSED era nascosta sotto il titolo originale di WHITE SUMMER…francamente non si capisce a cosa si riferisca, DAZED era DAZED e WHITE SUMMER era WHITE SUMMER, entrambe provenienti dal repertorio dell’ultimo periodo degli YARDBIRDS “originali”.

A pag 149 parla dell’uscita di LZ I e dei due singoli pubblicati in Usa: GOOD TIMES BAD TIMES / COMM. BREAKDONW e WHOLE LOTTA LOVE / LIVIN’ LOVIN’ MAID. WLL e LLM fanno ovviamente parte di LZ II uscito nell’ottobre del 1969.

Ancora: a pag 165 scrive che sia il JEFF BECK GROUP che i LZ avevano in repertorio ALL SHOOK UP, immagino si sia confuso con YOU SHOOK ME. A pag 178 cita un pezzo di CIAO 2001 per LZII, ma Caffarelli, l’autore, parla di LZIII. Il DVD contenente il filmato dei LZ alla Royal Albert Hall è uscito nel 2003 e non nel 1983.

A questo punto mi chiedo se anche gli altri tre argomenti siano trattati con la stessa approssimazione.

Max Stefani

Detto questo,  il libro si legge molto volentieri. Certo, avrei preferito che Stefani avesse allargato e approfondito considerazioni e analisi personali sul periodo musicale trattato, ci avesse fatto capire meglio la sua visione delle cose… uno come lui lo si legge o lo si ascolta sempre con piacere, naturalmente lo fa ma, a mio modo di vedere, non abbastanza.

Max  ha impostato tutto dal punto di vista cronologico citando le dichiarazioni dell’epoca dei musicisti, dei giornalisti e degli addetti al lavori integrandole con brevi interventi. La cosa funziona, e anche bene. Tra i quattro chitarristi quello forse a cui è dedicato più spazio è PETER GREEN, probabilmente il preferito di Max. La cosa è positiva, su CLAPTON e PAGE è stato scritto tanto, su BECK abbastanza, ma su GREEN troppo poco. Ma il libro in realtà è uno spaccato su quel lustro irripetibile del Rock, non ci sono dunque sono i quattro cavalieri dell’apocalisse tra le pagine scritte.

Max ha voluto inserire anche una mia breve riflessione sulle prime tre ristampe del catalogo dei LZ apparsa su un numero di OUTSIDER. Non so che valore possa avere, ma se va bene a lui… Segnalo anche la prefazione  di Giancarlo Trombetti.

18 pagine sono dedicate ad una considerazione intitolata IL ROCK: STARS SYSTEM e SOCIETA’ DEI CONSUMI. Considerazione notevole e stimolante.

Seguono la lista in ordine cronologico dei dischi “che sconvolsero il mondo” tra il 1963 e il 1970, sette pagine dedicate a titoli di libri sul Rock che vale la pena leggere e qualche consiglio su clip di Youtube e DVD relativi ai quattro chitarristi in questione. Inoltre ci sono pagine dedicate ai locali in cui si è fatto il Rock, a studi di registrazioni, a festival, alle groupie, etc etc, senza dimenticare 60 e più pagine (!) di foto a colori.

Per me questo è un libro da avere.

 

Per chi fosse interessato a procurarsene una copia qui sotto il link con i dettagli:

NEWS: Max Stèfani “I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE – Green/Page/Beck/Clapton” (Stèfani 2016)

VV.AA. “ Yes is the Answer – and other progrock tales” (Weingarten&Cornell – Rare Birdbook 2014) di Paolo Barone

4 Lug

Il nostro Polbi boy ci invia una recensione sul libro YES IS THE ANSWER. L’ultima frase racchiude una considerazione degna del nostro asso detroitiano. Prog sì, ma con Nesquik.

“ Yes is the Answer” mi e’ capitato fra le mani per puro caso, guardando fra i libri in vendita nel negozio di dischi vicino casa, e ho deciso di prenderlo al volo.

E’ un libro particolare, forse non del tutto riuscito ma senza dubbio interessante. Si tratta di una raccolta di riflessioni sul Prog, fatte da scrittori e giornalisti americani che hanno avuto a che fare in qualche fase della loro vita con questo genere musicale. Questo di fatto e’ l’unico punto veramente in comune nei diversi interventi che compongono il libro, ventitré articoli per altrettanti autori. Ne viene fuori una collezione di storie e punti di vista, secondo me, molto interessante.

Yes is the answer and other prog rock tales

Quasi tutti ci raccontano di un amore adolescenziale per il Prog, vissuto poi negli anni successivi con un latente imbarazzo ma non per questo dimenticato. Per molti parlare di Genesis o Yes e’ solo il pretesto per raccontare, e in maniera anche molto divertente e insolita, storie personali degli anni settanta americani. Per altri invece e’ l’occasione per poter finalmente rivendicare a testa alta una passione che non hanno mai lasciato “…Alcune cose le nascondi anche a te stesso. Certe musiche per esempio, sono fatte per essere ascoltate a palla, “Can’t you  Hear me Knocking?” con i finestrini abbassati in macchina. Altre invece per quanto abbiano lo stesso bisogno di volume mentre le ascolti non puoi fare a meno di sperare che i vicini non siano in casa. Yes. Diosanto, Yes. Sto veramente ascoltando un disco degli Yes?! Dove sono le cuffie!?!…Genesis? Avevano Peter Gabriel. Crimson? Cazzo, sono piu’ duri dei Sex Pistols. Van Der Graaf? Art Rock per chi pensava che Bowie fosse un pesopiuma. Ma gli Yes? Yes? Qui siamo a un passo dai nanetti di Stonehenge. Ma nonostante tutto, erano incredibili e tutto quello che hanno fatto fino a Close to the Edge e’ meraviglioso!”.

YES

YES

Pochi scrivono qui di Prog in termini strettamente di critica musicale, e il risultato e’ che si riempie di vita ed emozioni una musica che altrimenti, soprattutto qui negli States, rischierebbe di perdere senso.

Nessuno parla della scena Prog underground, che probabilmente qui non e’ proprio arrivata, e le riflessioni girano quasi sempre intorno ai grandi gruppi.

Molto divertente e ben fatto ad esempio un capitolo su Emerson, Lake and Palmer intitolato “Difendere l’Indifendibile” scritto da Rick Moody. Si sviluppa come se fosse un dibattimento in tribunale, con atti di accusa e difesa finale, riuscendo ad essere oltre che divertente, a fuoco e pieno di risvolti emotivi e riflessioni sul rock non da poco. “ …L’aura di invincibilita’ che hanno certe band (mi vengono i mente i Led Zeppelin) e’ un aura, appunto, e nulla piu’. Nel mondo del rock nulla di buono dura nel tempo se non  le registrazioni. Anche provando a ripetersi disco dopo disco, alla fine non dura e non puo’ durare. Musicisti e pubblico rimangono soli con i loro ricordi. E quindi io resto con il ricordo degli ELP, e sento la perdita di una certa ambizione senza compromessi, specialmente in tempi come questi. Saranno stati anche eccessivi, ma credevano in quello che facevano, e fosse anche solo per questo sono da ammirare. Non ho alcuna intenzione di mollarli, cosi come non mollero’ mai quel tempo in cui anche per me l’ambizione era uno stile di vita.”

ELP

ELP

Purtroppo non tutti i contributi sono dello stesso livello, e qualcuno butta pagine per dire, ero giovane, ero uno sficato senza ragazze, mi piaceva questa musica di merda, poi sono cresciuto sono diventato un fico e non la ascolto piu’.

Ma nella maggior parte dei casi siamo su tutt’altri livelli.

Per esempio lo spagnolo Rodrigo Fresan nel suo pezzo sui Pink Floyd “ …I concerti rock sono fatti di pura aspettativa. Una volta che la band sale sul palco con la botta di elettricita’, nulla di quello che segue si puo’ paragonare a quel momento di apertura, quando tutta la potenza erutta in un istante, e tu sei, enfaticamente, non piu’ nell’attesa di qualcosa che deve avvenire. Molto presto pero’, non vedi l’ora che finisca…” non e’ una cosa che capita sempre, ma sono sicuro che tutti ci siamo ritrovati con questa sensazione addosso in piu’ di un concerto.

“Yes is the Answer” e’ anche un libro pieno di ironia, scritto da appassionati che hanno capito che se ami una band con un tastierista vestito da angelo, il cantante mascherato, e brani che durano una facciata intera, va benissimo, e’ rock anche questo, ma e’ meglio se prendi il tutto con la giusta dose di autoironia. Insomma, un libro particolare che affronta l’argomento Prog in maniera inusuale. Un po’ come facciamo in questo Blog.

Paolo Barone © 2016

FEDERICO BUFFA/CARLO PIZZIGONI “Storie Mondiali” (2014 – Sperling & Kupfer) – TTTTT

5 Giu

Questo è un libro che dovrebbero leggere le fighe, quelle che non sopportano il calcio, quelle che se fosse per loro lo abolirebbero, quelle che ti guardano con compatimento quando tu non fai nulla per nascondere una delle tue grandi passioni. E’ un libro che dovrebbero leggere pure quegli uomini disinteressati totalmente al giuoco del football, quelli che ti guardano con quel sorrisino che sta per “povero sfigato”. Questo perché così potrebbero capire il valore del calcio, la bellezza del calcio, la poesia del calcio e il fatto che non c’entra nulla con la violenza e la maleducazione delle curve, la strafottenza di certi giocatori odierni, il fiume di denaro che vi gira intorno, aspetti che semplicemente riflettono la società in cui viviamo. Naturalmente è un libro che devono leggere anche gli amanti del calcio, Buffa e Pizzigoni mettono in scena opere di una poetica struggente, tutte legate a storie dei mondiali del calcio, quelle storie che scaldano il cuore, che ti fanno sentire fortunato di essere un tifoso dello sport più bello del mondo.

federico buffa storie mondiali

Per noi l’Uruguay degli anni trenta vale i tormenti blues di Robert Johnson, per noi vedere Pelè è come sentire Jimi Hendrix, per noi le giocate di Joahn Cruijff valgono gli assoli di Jimmy Page. Buffa è il perfetto frontman, è unp storyteller dotato, uno che cattura l’attenzione, Pizzigoni è il Brian Wilson della loro collaborazione (oltre a questo libro, le puntate su Sky).

Da non perdere.

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 Sinossi:
STORIE MONDIALI
FEDERICO BUFFA, CARLO PIZZIGONI
Un secolo di calcio in 10 avventure
«Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio »: Federico Buffa e Carlo Pizzigoni hanno avuto ben presente la lezione di José Mourinho nello scrivere le dieci storie della serie andata in onda su Sky, mentre i tifosi aspettavano l’inizio del Mondiale 2014. Dieci avventure che in questo libro diventano un racconto inedito ed entusiasmante della vita, dello spettacolo e delle emozioni che ruotano attorno al pallone. Si comincia con la sconfi tta più amara della storia calcistica, quella del Brasilecontro l’Uruguay, al Maracanã, nel 1950, e si fi nisce con la più bella vittoria dell’Italia, quella del mundial spagnolo del 1982, con l’indimenticabile urlo di Tardelli e l’esultanza di Pertini nella tribuna d’onore. Tra le due, ritornano le veroniche di Cruijff e i colpi di testa di Zidane; il mitico rigore in movimento con cui Rivera, nel 1970, chiude 4 a 3 la partita con la Germania e i rigori sbagliati da Baresi e da Baggio contro il Brasile nel 1994; le notti magiche di Italia ’90 e, naturalmente, la Mano de Dios di Maradona, che vendica l’orgoglio della sua Argentina ferito dagli inglesi nell’assurda guerra delle Malvinas. Azioni indimenticabili viste mille volte, ma mai vissute come in queste pagine appassionanti che, rievocando le musiche, le atmosfere, gli eventi politici e i fatti di cronaca legati ai mondiali, celebrano l’incanto del gioco più bello del mondo.

FEDERICO BUFFA, giornalista e telecronista sportivo per Sky, è uno dei massimi esperti italiani di NBA e sport made in USA. Tifa per il Milan perché sua madre non gli ha concesso libero arbitrio. Spende più della metà di quello che guadagna in viaggi, durante i quali annota tutto a matita.

CARLO PIZZIGONI è nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di «BuffaRacconta» e fi no al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo

Free Appreciation Society Magazine – Issue136

26 Mag

E’ uscito il nuovo numero della fanzine sui FREE & Related del nostro caro amico DAVID CLAYTON. Questo n. 136 è dedicato a PAUL KOSSOFF nel 40esimo anniversario della sua scomparsa.

FAS n 136

44 pagine a colori dedicate in massima parte alla riproposizione di vecchie interviste dell’epoca fatte a Koss. All’interno inoltre le recensioni della raccolta ROCK AND ROLL FANTASY – The Very Best Of Bad Company e di una nuova edizione (non si capisce se legittima o no) di FREE AT LAST, il giochetto di una versione alternativa di THE FREE STORY (la prima compilation dei FREE uscita milioni di anni fa) e  le considerazioni relativa alle registrazioni dei FREE al Blackbird di Ginevra il 13/02/1970 e all’Electric Circus di Losanna il 14/02/1970 apparse per la prima volta qualche mese fa su youtube.

Per maggiori dettagli:

fasarticle@aol.com.

GREG ILES “Il progetto Trinity” (Piemme 2005) – TTTT

16 Mag

Sono un fan di Iles ormai da qualche anno, continuamente alla ricerca di suoi libri pubblicati in Italia ma ormai fuori catalogo; grazie al lavoro di detective della groupie sono riuscito a trovare IL PROGETTO TRINITY, il suo ottavo romanzo scritto nel 2003. Trovo che la trama, lo sviluppo, i concetti e il modo di scrivere siano decisamente degni di nota, a conferma del fatto che, almeno secondo me, Iles è un grandissimo autore di thriller. Tecnologia, religione, metafisica…magari il mix non è originalissimo, ma Greg ne ricava una storia davvero avvincente. Solo le ultimissime pagine sono un po’ debolucce.

Cercando un po’ in internet ci si imbatte in giudizi che vanno da una a cinque stelle, alcuni davvero lapidari, il tutto fa sorridere…chiaro che ognuno ha la propria sensibilità, ma l’impressione è che ormai tutti si sentano in grado di criticare, sbeffeggiare, stroncare le opere degli artisti che non fanno al caso loro, anche quando non è il caso, il tutto da una prospettiva ossessivamente soggettiva e per sfuggire alla propria miseria  E’ un po’ così in tutti i campi, pensi che quell’allenatore sia un cretino perché fa giocare quella formazione, che quel politico sia una merda perché non riesce a trasformare il paese nel posto idilliaco che tutti saremmo bravi a creare fossimo noi nel posto giusto, quel film è noioso da far schifo perché non va incontro al nostro gusto personale o al contrario ad esempio sono capolavori dischi in realtà mediocri solo perché sono capitoli importanti della propria vita (e non della musica in generale) o comunque perchè appartenenti al sottogenere che prediligi.

C’è un’isteria ormai totalizzante che rende quasi impossibile avere giudizi di buon senso. Con questo non voglio naturalmente dir che il mio lo sia, Per me questo è un thriller molto bello, da quattro o cinque stelle, poi che altri possano ritenerlo non così sublime posso capirlo, ma di sicuro rimane in ogni caso un libro di un certo spessore.

Greg Iles Il progetto Trinity

Precedenti articoli su Greg Iles:

https://timtirelli.com/2016/03/02/greg-iles-un-gioco-quieto-piemme-2004-ttttt/

https://timtirelli.com/2014/09/29/greg-iles-la-notte-non-e-un-posto-sicuro-piemme-linea-rossa-2013-e1990-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2015/01/12/greg-iles-il-sorriso-dei-demoni-piemme-bestseller-2012-e12-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2015/02/22/greg-iles-una-faccenda-privata-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt/

https://timtirelli.com/2015/04/24/greg-iles-il-pianto-dellangelo-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt%C2%BD-%E2%97%8A-la-memoria-del-fiume-piemme-bestseller-2012-e1150-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

Sinossi:

“Se state guardando questo video, significa che sono morto.” È questo il messaggio che David Tennant, celebre professore di Etica all’Università della Virginia, lascia inciso su una videocassetta prima di fuggire. La posta in gioco per i suoi inseguitori è troppo alta per lasciarlo in vita. È in gioco la più grande invenzione di tutti i tempi, il progetto Trinity, un computer capace di riprodurre e amplificare i meccanismi del cervello umano. Ideato da un pool composto dalle migliori menti scientifiche al mondo, Trinity sta per essere attivato, ma alcuni dei ricercatori coinvolti nel progetto scompaiono. Tennant è l’unico in grado di svelare i rischi legati all’invenzione. Quando inizia a soffrire di terribili allucinazioni in cui rivive episodi della vita di Gesù, lo studioso capisce che la macchina produce effetti collaterali molto pericolosi e che qualcuno trama per assumerne il controllo.

Greg Iles

Nato nel 1960 in Germania, è cresciuto a Natchez, Mississippi, dove vive tuttora e dove ha ambientato molti dei suoi romanzi.
Appassionato di musica, suona con i Rock Bottom Remainders: una band formata da soli scrittori, tra cui Scott Turow e Stephen King.
I suoi thriller, amati da colleghi illustri come John Grisham, Clive Cussler e Dan Brown, sono bestseller tradotti in oltre dodici lingue e pubblicati in più di venti paesi. Presso Piemme sono usciti: Ore di terrore, L’uomo che rubava la morte, Un gioco quieto, Il progetto Trinity, La regola del buio, La memoria del fiume, Il pianto dell’angelo, Il sorriso dei demoni e Una faccenda privata.
La notte non è un posto sicuro è a oggi il romanzo con cui Greg Iles ha ottenuto il maggior successo di vendite e ha raggiunto le posizioni più alte nelle classifiche americane.

LOREDANA BERTÈ “Traslocando – E’ andata così” (Rizzoli 2015) – TTTTT

18 Apr

Qui sul blog di LOREDANA BERTÉ abbiamo parlato un paio volte…

https://timtirelli.com/2014/03/05/loredana-berte-live-a-bologna-europauditorium-3-marzo-2014/

https://timtirelli.com/2013/09/08/loredana-berte-live-al-festival-dellunita-reggio-emilia-campovolo-6-settembre-2013-ttttt/

e ritorniamo a farlo oggi per dire due cose sulla sua autobiografia uscita poco fa.

lOREDANA BERTé TRASLOCANDO è ANDATA COSì

Fin dalle prime pagine si rimane basiti e attoniti, la cruda descrizione di certi episodi famigliari è senza filtro, senza appello, definitiva. Capisci subito che tipo di biografia sarà. Loredana rimane se stessa sempre e comunque, e questo rende questo libro sublime. Come tutte le biografie delle Rockstar, i dati tecnici e i riferimenti temporali sono fuori fuoco (ad esempio se erano gli anni di Demis Roussos, degli Animals, di Demetrio Stratos, e dei Beatles, non potevano contemporaneamente essere anche quelli dei Ramones), ma poco importa, quando una rockstar decide di essere onesta e sincera il racconto che ne scaturisce è  sempre interessante e divertente.

E allora via tra gli anni sessanta, la Rai, Mita Medici, Adriano Panatta e Mick Jagger, storie tutte godibilissime.

Ad un certo punto parla di Lucio Battisti “Un ragazzo semplice, onesto, molto innamorato di sua moglie, e, a differenza di chi collaborava con lui, in apparenza quasi estraneo all’enfasi creativa che lo circondava”  e la mia stima per Loredana aumenta di una spanna: aver colto la fuffa dell’estasi creativa le dà un credito illimitato presso di me. Non sopporto chi si riempie la bocca con il concetto di “creatività” e chi si comporta di conseguenza, è un’isteria che ha ben poco di artistico.

Loredana narra gli episodi con un candore dissoluto e preciso…la colonia estiva a cui era obbligata ad andare era “un rottura di coglioni lunga un mese, con la maestra di turno e le suore del cazzo”, l’ incontro col quel “guerrafondaio” del presidente americano George Bush, le vicissitudini del suo rapporto con Bjön Borg del quale mette a nudo la personalità disturbata e l’ omosessualità, la rottura del suo rapporto con l’amico di sempre Renato Zero (“se uno mi ha fatto una mascalzonata, perchè cazzo lo devo perdonare”).

Prima di trovare pace, rispetto e sicurezza nel management che la segue in questi ultimi anni, cadde nelle grinfie di certi personaggi (che poi diventarono presidenti del Kosovo) che la fregarono in toto e che lei qui nel libro cita senza nessuna paura.

Le affinità elettiva si fanno concrete quando leggo che“Bergoglio, il papa argentino di cui sono tutti entusiasti non mi dà nessuna emozione” e che ha voluto la parabola satellitare con CHE GUEVARA in effigie.

Al di là di questi semplici episodi, lo spessore del libro sta nel carattere sincero del resoconto di una vita piena di insidie spesa a folle velocità, alla capacità atavica di superare tragedie e episodi violenti, alla forza vitale ed ancestrale che la Berté ha dentro di sé.

Il libro l’ho letto in un giorno… scorrevole, divertente, amaro, vivo. Living Loving Lori.

SINOSSI:

“Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Niente bambole. Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente.” È così che può iniziare una vita, in fuga da una stanza senza quadri alle pareti, da una casa senza dolcezza, senza amore, senza infanzia. E allora la voglia di libertà diventa più forte di tutto, più forte del ricatto e di qualsiasi convenzione. Così cominciano le bravate di chi è costretto a rompere le regole con l’esagerazione, gli anni del terzetto Loredana, Mimì e Renato in perenne scorribanda per Roma, in fuga dagli alberghi, calandosi dalla finestra con le lenzuola annodate perché i soldi per pagare il conto non c’erano. Finché arriveranno, inaspettati, i primi successi, Sei bellissima e Non sono una signora, gli incontri straordinari, l’America di Andy Warhol e ritorno. Il grande amore per un bel tennista svedese e il disastro di un altro sogno infranto. Sempre in guerra, sempre in cerca di altri voli. Ma quale musica leggera! Il palco più difficile è quello di Sanremo, nel 1997, quando Loredana salirà per cantare Luna, per urlare all’Italia dei canone-paganti la rabbia e il dolore per la morte di Mimì, la sorella maggiore che aveva cercato di proteggerla dall’inferno dell’infanzia e che nessuno era stato in grado di proteggere dalla vita. Sono gli anni del buio, della solitudine che fa più paura, del dolore che spezza il fiato. Se la vita non ha fatto sconti a Loredana, lei non fa sconti in questo racconto, in cui resti- tuisce tutta la brutalità e l’esuberanza della sua vita in perenne ribellione, sempre in bilico tra la tragedia e la farsa.

 

John “Mangiafegato (liver-eating)” Johnson

4 Apr

Ho letto recentemente il libro Thorpe & Bunker “CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO” (La Frontiera Edizioni 1988 – titolo originale CROW KILLER 1958) e lo ho trovato intrigante essendo un argomento che mi interessa davvero molto.

Thorpe & Bunker Crow killer book

Thorpe & Bunker Crow killer book

Il libro narra naturalmente le avventure del mountain man John Johnson, il personaggio realmente vissuto a cui si ispirarono ROBERT REDFORD e SYDNEY POLLACK per il film del 1972 JEREMIAH JOHNSON (in italiano CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO).

Jeremiah Johnson - il film

 

Lo sapete, è il mio film preferito in assoluto, ma è molto romanzato e si prende parecchie libertà rispetto a quella che probabilmente è stata la vita di Johnson, e la stessa cosa fa il libro. Non credo sia facile fare dei distinguo tra la cruda verità e le leggende che sono nate dai racconti sgorgati davanti ai falò di quegli anni in quelle terre selvagge.

Davvero alcuni incauti indiani Crow uccisero la moglie indiana (incinta nel libro) (e il “figlio” adottivo dato al mountain man da una donna diventata pazza dopo che gli indiani sterminarono quasi tutta la sua famiglia – nel film) e per vendetta JJ iniziò ad ammazzare guerrieri Crow fino a che ne uccise così tanti che i Crow finirono per rispettarlo?

Robert Redford - Jeremiah Johnson

Robert Redford – Jeremiah Johnson

Davvero una volta fu catturato dai Crow (nel libro) e riuscì a fuggire, non prima di aver ucciso la sentinella, di averne tagliato abilmente una gamba, e di essersela portata con sé come scorta di cibo durante una interminabile fuga di più di 200 miglia sotto tempeste di neve?

Sembra siano tutte esagerazioni. Biografie meno romantiche e forse più attendibili dipingono JJ come un uomo diverso da quello che la leggenda vuole.

Mangiafegato Johnson era un uomo violento, attaccabrighe e senza tanti scrupoli, alto un metro e novanta per 118 chili (senza un filo di grasso) divenne un mountain man leggendario, ma senza dare all’aggettivo accezioni positive.

La prima immagine conosciuta di JJ 1876-1877 (photo Fouch)

La prima immagine conosciuta di JJ 1876-1877 (photo Fouch)

Nasce come John Garrison a Little York nel New Jersey nel giugno del 1824. Il padre Isaac di origine irlandese o scozzese era alcolizzato e manesco, picchiò il figlio quasi fino a morte. Fu obbligato dal padre a lavorare per pagare i debiti del genitore, fino a che John si stufò e si imbarcò su una nave. Cacciò balene per circa 12 anni prima di abbandonare. Si arruolò in marina, ma il carattere focoso lo costrinse a fuggire dopo aver colpito un ufficiale. Cambiò nome in Johnston (con la t) per confondere le acque e si diresse all’ovest.  California, Colorado, Wyoming e Montana. Cercatore d’oro, cacciatore, trapper, trafficante di whiskey, taglialegna, scout per l’esercito. Combatté costantemente contro gli indiani.

John Garrison - John Johnson

John Garrison – John Johnson

Anche il soprannome mangiafegato (dovuto al fatto che ogni volta che uccideva un crow asportava il fegato del malcapitato e lo assaggiava) sembra sia falso. Potrebbe derivare dal fatto che nel 1868 lui e alcuni suoi amici taglialegna furono attaccati dai Sioux perché abbattevano alberi (per procurare legname per le navi a vapore) su territorio indiano. Mangiafegato piantò il coltello sul fianco di un guerriero, quando lo estrasse notò che sulla lama era rimasto una parte del fegato, così scherzando chiese agli altri “qualcuno ne vuole un boccone?”

Il coltello di mangiafegato Johnson

Il coltello di mangiafegato Johnson

Tra il 1863 e il 1865 diventò scout per la cavalleria del Colorado durante la guerra civile americana. Tornò quindi nel Montana, cercò l’oro e combatté gli indiani. Spese tutti i suoi soldi a bere whiskey a Fort Benton fino a che non fu costretto a tornare a lavorare vendendo merci ai minatori. Col suo compare JX Beider poi si rimise a fare il boscaiolo sul fiume Missouri, mestier pericolosissimo in quei luoghi: nell’estate del 1868 sette taglialegna furono uccisi dagli indiani. Si mise anche a vendere teschi di indiani ai turisti che passavano da quelle parte sulle navi a vapore. Tornò poi a fare il trapper e a cacciare. Ebbe molti scontri con i Sioux, i quali continuavano a rubargli trappole e pelli di castoro. Johnson lasciava avanzi di cibo avvelenati nella sua tenda affinché i pellerossa li mangiassero. Una volta alcuni lo aspettarono nella sua capanna, ma lui fiutò il pericolo, si infilò nel tunnel che aveva costruito e li sorprese.

Liver-eating Johnston cabin

Liver-eating Johnston cabin

Tornò a trafficare in Whiskey, a tornò a fare lo scout per l’esercito e fece da guida ad alcune spedizioni in Montana. Ebbe poi a che fare con la linea delle diligenze, diventò uomo della legge a Coulson nel Montana, si unì persino al Wild West Show. Si ritirò poi nella sua capanna a Red Lodge, ma tornò a fare lo sceriffo fino a che una vecchia ferita alla spalla avuta durante la guerra civile non lo constrinse a smettere per sempre.

late 1800's - Wyatt Earp, Teddy Roosevelt, Doc Holliday (John Henry), Morgan Earp - Liver Eating Johnson - Butch Cassidy - The Sundance Kid

late 1800’s – Wyatt Earp, Teddy Roosevelt, Doc Holliday (John Henry), Morgan Earp – Liver Eating Johnson – Butch Cassidy – The Sundance Kid

Nel 1899 si ritirò al Veteran Hospital di Los Angeles, dove morì il 21 gennaio del 1900. Fu sepolto in California. Nel 1974 finalmente i suoi resti furono portati a Old Trail Town, Cody, WY, uno dei posti più amati da Johnson, a nemmeno cento chilometri dalla “sua” Red Lodge, MT.

 

John Johnson Grave - Old Trail Town, Cody, Wyoming

John Johnson Grave – Old Trail Town, Cody, Wyoming

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DONATO ZOPPO “La Filosofia Dei Genesis – Voci E Maschere Del Teatro Rock” (Mimesis 2016 – Euro 8) – TTTTT

7 Mar

Piccolo formato, poco più di cento pagine, lettura sorprendentemente scorrevole (viste le tematiche). Donato riflette sul periodo storico dei GENESIS, quello con PETER GABRIEL, quello che va dal 1970 al 1975, sei anni densi di dischi stupefacenti e di momenti visivi teatrali e profondi.

La-filosofia-dei-Genesis_copertina

L’autore (sì insomma, il nostro DONATO ZOPPO) come sempre raggiunge l’argomento grazie ad una perfetta introduzione, analizzando la crescita della musica Rock, l’onda che parte da lontano e che arriva fin sulle spiagge della teatralità, connubio che GABRIEL e i GENESIS in quei pochi anni hanno espresso come forse nessun altro.

Donato, per permetterci di comprendere a pieno l’evoluzione e il significato del Rock, scrive cosette tipo “La cultura Rock, un blocco condiviso di valori musicali, artistici, sociali, culturali e comportamentali consolidatosi tra 1965 e 1967, nasce dalla disponibilità onnivora dei giovani musicisti ad accogliere qualsiasi spunto estraneo al Rock e alla musica stessa (poesia, esoterismo, narrativa, etc) e soprattutto dal desiderio insopprimibile di affermare anche con il concerto la propria identità , che nasce dalla consapevolezza dell’alterità generazionale e dal conflitto con l’universo di valori genitoriali.”

DZ ci guida quindi alle prime sorgenti degli anni sessanta per poi condurci finalmente alle sponde della vecchia Britannia, dove questo manipolo di rampolli della borghesia inglese, usciti dalle scuole private, mette in scena il loro Rock, che chiameremo poi ” progressivo”, su cui il cantante, proto-leader e anima inquieta, disegnerà le proprie mappe teatrali.

TRESPASS, NURSERY CRIME, FOXTROT, SELLING ENGLAND, THE LAMB … album che fanno parte del nostro DNA, album di cui pensavamo di conoscere ogni sfumatura, ma che con questo nuovo approfondimento di Donato ci accorgiamo di poterli ancora approcciare con spirito candido e assetato. Credo che proprio questo faccia di questo lavoro un libro da avere assolutamente, oltre alla maestria di DONATO nel condurre in porto in modo lineare, comprensibile e cronologico (per chi scrive qualità fondamentali) un aspetto del Rock spesso preso sotto gamba. In molto casi la teatralità nel Rock non è null’altro che qualche pulsione superficiale e kitsch, ma nel caso dei Genesis e di Gabriel in particolare, rappresenta significati profondi, magari a volte anche ingenui, ma carichi di suggestioni metafisiche e/o comunque artistiche.

DONATO ZOPPO si rivela una volta di più una delle penne più ispirate del giornalismo musicale italiano. Giù il cappello.

 

GREG ILES “Un Gioco Quieto” (Piemme 2004) – TTTTT+

2 Mar

Sono ormai due anni che parlo di GREG ILES qui sul blog, autore che ho scoperto tardi e che amo con tutto me stesso. I suoi romanzi thriller sono tutti dei capolavori. UN GIOCO QUIETO è del 1999, ed è arrivato in Italia nel 2004 grazie alla PIEMME. E’ il primo capitolo della saga di PENN CAGE, saga di cui sono un fervente seguace. Nelle precedenti recensioni ho già detto delle doti di ILES, non starò a ripetermi, aggiungo solo che anche questo è un libro stupendo.

Un gioco Quieto - Greg Iles

https://timtirelli.com/2014/09/29/greg-iles-la-notte-non-e-un-posto-sicuro-piemme-linea-rossa-2013-e1990-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2015/01/12/greg-iles-il-sorriso-dei-demoni-piemme-bestseller-2012-e12-tttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2015/02/22/greg-iles-una-faccenda-privata-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt/

https://timtirelli.com/2015/04/24/greg-iles-il-pianto-dellangelo-piemme-bestseller-2011-e1150-tttt%C2%BD-%E2%97%8A-la-memoria-del-fiume-piemme-bestseller-2012-e1150-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

Sinossi:

Per Penn Cage, ex procuratore distrettuale diventato un famoso romanziere, il ritorno a casa, a Natchez in Mississippi, è qualcosa di sacro. Il punto di partenza per ricostruirsi una vita dopo la morte straziante della moglie e diciotto anni d’assenza. Ma la placida cittadina in cui Penn è cresciuto non è più quella che ricordava. Tra i campi di cotone e dietro le eleganti facciate delle ville del Sud si annidano lotte intestine, segreti e passioni mai sopite. Così, quando la madre confida a Penn di temere che il padre sia vittima di un vile ricatto, il velo di omertà che avvolge la comunità si squarcia e dalle ombre del passato riemerge un delitto sepolto da trent’anni. Quando Penn riapre il caso, comprende che saranno in molti a ostacolarlo nella sua battaglia per dare voce a decenni di silenzi e smascherare nemici invisibili disposti a tutto pur di non rinunciare all’enorme potere che si sono costruiti. “Un autore di thriller come ce ne sono pochi, capace di creare una suspense straordinaria, che ti divora come un fuoco” Stephen King.

Greg Iles

Nato nel 1960 in Germania, è cresciuto a Natchez, Mississippi, dove vive tuttora e dove ha ambientato molti dei suoi romanzi.
Appassionato di musica, suona con i Rock Bottom Remainders: una band formata da soli scrittori, tra cui Scott Turow e Stephen King.
I suoi thriller, amati da colleghi illustri come John Grisham, Clive Cussler e Dan Brown, sono bestseller tradotti in oltre dodici lingue e pubblicati in più di venti paesi. Presso Piemme sono usciti: Ore di terrore, L’uomo che rubava la morte, Un gioco quieto, Il progetto Trinity, La regola del buio, La memoria del fiume, Il pianto dell’angelo, Il sorriso dei demoni e Una faccenda privata.
La notte non è un posto sicuro è a oggi il romanzo con cui Greg Iles ha ottenuto il maggior successo di vendite e ha raggiunto le posizioni più alte nelle classifiche americane.