Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
E’ dal 1979 che DAVID CLAYTON dirige FAS, la fanzine su FREE & Related, ed è sorprendente che sia ancora in attività dopo 36 anni, soprattutto in quest’epoca in cui siamo tutti continuamente connessi. Apprezzo molto il fatto che DAVID abbia ancora energie e cose da dire, di approfondimenti e riflessioni di questi tempi ce n’è un gran bisogno. Conosco CLAYTON da trent’anni, ultimamente siamo ritornati in contatto ed è stato un gran piacere richiedergli qualche numero arretrato recente, in particolare l’ultimo. Già, il 134, dove CLAYTON recensisce le prime due deluxe edition appena uscite della BAD COMPANY, 7 paginette piene di considerazioni scritte da chi ha curato queste nuove edizioni a cui se ne aggiungono altre 12 dove ne viene descritta la genesi. Per un fan della BAD COMPANY è davvero emozionante seguire passo dopo passo la ricerca dei nastri, gli imprevisti, le varie peripezie. Era la prima volta che DAVID lavorava con la WARNER ed è appassionante capire i meccanismi che ci sono dietro queste riedizioni. Mentre lavorava a questi progetti, DAVID ha dovuto passare momenti molto difficili dal punto di vista personale, lo si percepisce chiaramente dai suoi scritti, gli fa quindi onore che abbia comunque portato a termine il tutto.
Ci sono poi sei pagine di una intervista inedita con PAUL RODGERS, intervista fatta per dar corpo alle liner notes e chiarire alcuni punti. Abbiamo inoltre le recensioni di un bootleg di RODGERS (London RAH 3 nov 2014) e dei due dischi dei BACK STREET CRAWLER di PAUL KOSSOFF (THE BAND PLAYS ON DEL 1975 e 2nd STREET del 1976) versione giapponese HQCD, usciti in ottobre del 2014.
Nelle NEWS si legge che il box set di 19 cd di FREE di cui abbiamo parlato tempo fa qui sul blog è stato definitivamente cassato, anche grazie ai continui lamenti di PAUL RODGERS, uno che non ama vedere troppe versioni dello stesso pezzo sulle ristampe dei dischi dei suoi gruppi. Stranamente pare però che abbia accettato di far uscire gli album dei FREE in versione deluxe edition, vedremo cosa succederà. Per tornare alla BAD COMPANY non ci sono garanzie che vengano pubblicate le deluxe edition anche degli altri quattro album, come dice DAVID, la RHINO e la WARNER vorranno capire come vanno le vendite di questi due primi capitoli.
Numero davvero imperdibile.
Se interessati, potete contattare DAVID qui: fasarticle@aol.com
(broken) ENGLISH
It’s since 1979 that DAVID CLAYTON runs FAS, the FREE & Related fanzine, and it is surprising that it is still in business after 36 years, especially in this era in which we are all constantly wired. I really appreciate the fact that David still has energy and things to say, insights and reflections are very important these days. I’ve been knowing CLAYTON for thirty years now, recently we got back in touch again and it was a great pleasure to order some FAS back issues, particularly the last. Yep, the 134 issue, the one where CLAYTON reviews the first two BAD CO deluxe editions just out; 7 pages full of considerations written by who has taken care of these new editions, to which are added other 12 pages where he describes the genesis. For a fan of BAD COMPANY it is really exciting to follow step by step the search of the tapes, the unexpected, the various adventures. It was the first time DAVID worked with WARNER and it is exciting to understand the mechanisms that are behind these reissues. While working on these projects, DAVID had to pass a very difficult time in terms of personal matters, it is clearly discernible from his writings, still he completed the whole thing. Hats off to him.
Then there are six pages of an unpublished interview with PAUL RODGERS, interview made to give substance to the liner notes and clarify some points. We also have reviews of a bootleg of RODGERS (RAH London November 3, 2014) and of the two albums of PAUL KOSSOFF’S BACK STREET CRAWLER: THE BAND PLAYS ON (1975) and 2nd STREET (1976) in HQCD Japanese version, released in October 2014.
In the NEWS section he states that the box set of 19 CDs of FREE we mentioned here on the blog long ago, was finally quashed, also thanks to the constant complaints of PAUL RODGERS, one who does not like to see too many outtakes of the same songs. Strangely, however, it seems he have agreed to release the deluxe editions of the FREE albums, we’ll see what happens. Back to the BAD COMPANY topic, there are no guarantees that they they will release the deluxe editions of the other four albums, as David says Rhino and Warner will want to understand how are sales of these two first chapters.
A not to be missed issue.
If interested, please contact DAVID here: fasarticle@aol.com
FLASH febbraio 1991, una mia bislacca considerazione circa le prospettive da tenere in mente in campo Rock, Hard and Heavy. L’articoletto è un po’ una provocazione fatta dal Tim in modalità punk rock, giustamente relegata alla fine della rivista. Gli amanti dell’Aor, dello Shred guitar e dei LZ immagino avrebbero voluto scorticarmi vivo, ma sono ancora qui, quindi l’ho scampata. Il tutto dunque è over the top … sopra le righe insomma, ma è uscito dalla mia penna, dunque me ne assumo le responsabilità.
Nel 1989 inizia a scrivere anche perFLASH, rivista nata da una costola di METAL SHOCK. Sul primo numero apparirono parecchie mie cose; qui sul blog ho già pubblicato il 24/2/2012 il mio articolo su DONAL ROESER aka BUCK DHARMA dei BÖC (https://timtirelli.com/2012/02/24/ritagli-dal-passato-io-giancarlo-trombetti-e-flash-n-1/), ne riporto la introduzione per ricordarvi e ricordarmi l’atmosfera in cui scrissi quelle pagine miserelle. Qui sotto, ad ogni modo, l’articolino su JOE PERRY.
DAL BLOG 24 FEBBRAIO 2012:Quello spazio temporale un po’ astratto tra il 1988 e il 1989, io che mi licenzio e mi chiudo in casa a scrivere canzoni con Tommy. I miei che tutto sommato n0n fanno tante storie (cioè le fanno ma senza farlo pesare troppo). Mi cugino Alberto, batterista, che ogni tanto viene a trovarmi per farmi ascoltare cassette live o primitivi demotape dalla sua band (LIGABUE e ORAZERO), io che gli faccio ascoltare i progressi miei e di Tommy messi su un 4piste. Le canzoni che sgorgano senza fatica, quella voglia di vivere di musica, io e Tommy pronti a cogliere ogni scintilla, ogni ispirazione. Mia madre, paziente, che ci porta nello studiolo il thé, qualche fetta di torta e ci sorride. Oltre a questo, la fanzine e il libro OH JIMMY pubblicato l’anno prima per la Gammalibri/Kaos Edizioni, i primi articoli per METALSHOCK. Un venerdì Giancarlo mi telefona e mi fa: “Tim, faremo uscire una nuova rivista, una sorta di special di Metal Shock. Il primo numero lo dedichiamo ai chitarristi. Abbiamo poco tempo, non mi fido ad affidare certe cosa ad altri quindi ti chiedo un sforzo, ce la fai a scrivere delle schede biografiche a mo’ di articolo su MALMSTEEN, ANGUS YOUNG, STEVE VAI, SATRIANI, DONALD ROESER, KIRK HAMMETT, GEORGE LYNCH, GLENN TIPTON, JOE PERRY, DAVE MURRAY, JEFF HANNEMAN, DAN SPITZ? Mi servono per lunedì.”Me lo chiede Trombetti, uno dei nomi che consideravo sacri (insieme a Riva e a Federico Ballanti), cosa potrò mai rispondergli col mio traballante eloquio se non “Va bene Giancarlo. Penso di farcela.”Una volta poi uscito il numero in questione, mi accorsi che mi erano capitati quasi tutti i nomi meno facili. L’altro disgraziato ad avere un incarico come il mio, GIANCARLO DE CHIRICO, perlomeno aveva dovuto correre su campi più morbidi (HENDRIX, PAGE, BECK, WINTER, IOMMI, SCHENKER, KOSSOFF, WEST, DERRINGER, WALSH,BLACKMORE, GALLAGHER, ALVIN LEE, VAN HALEN). Tirai fuori gli LP dei chitarristi in questione, me ne feci prestare un po’ da qualche amico e mi immersi in un delirio heavy rock lungo 48 ore. Io, la mia Olivetti, marlboro (e sì, allora fumavo), caffè corretti. Ve lo immaginate Tim Tirelli a scrivere del chitarrista degli SLAYER e degli ANTHRAX? Mi chiedo ancora come ho fatto. 12 articoli battuti a macchina, alcuni su musicisti di cui non mi fregava nulla, spediti tramite corriere (a mie spese) il lunedì successivo come richiesto. 12 articoli per cui naturalmente non vidi una lira. Qui Trombetti non c’entra, qui entra in gioco quel bel personaggio di Massimo Bassoli, l’editore, ma forse è meglio non andare oltre.Eppure, in una sera come questa, una sera in cui salgo in soffitta e mi capitano in mano questo ed altri numeri di FLASH e i numeri di Metal Shock, e vedo il mio nome comparire accanto ad articoli che oggi mi sembrano ingenui e naif, mi dico che tutto sommato è stata una bella esperienza, che mi sentivo fiero di scrivere sullo stesso giornale in cui scrivevano Trombetti, Riva e che dopotutto mi sentivo bene nello scrivere di rock.
Numero molto interessante questo: 8 pagine sui FREE che ruotano intorno a FIRE AND WATER (e ad un tributo ad ANDY FRASER), 6 pag sui VAN HALEN e sul loro primo album, altre 6 sui DIRE STRAITS, 5 sugli AEROSMITH di TOYS IN THE ATTIC. Le nostre band dunque.
Tra le altre cosette articoli sui RADIO BIRDMAN e BIG STAR, faccenduole care al nostro Polbi.
Tra le recensioni spiccano le due stelle su dieci (!) date all’ultimo album degli WHITESNAKE “The Purple Album”, stroncato senza mezzi termini. Fa piacere notare ccome certi giornalisti abbiano ancora coraggio e vadano al di là delle sempre più frequenti recensioni neutre quando un disco è pessimo.
Recensito anche l’ultimo (6/10) di MICHAEL DSE BARRES, rampollo Swan Song, e il live 2013 (7/10) dei VAN HALEN.
Tra le ristampe vengono trattate le due deluxe della BAD COMPANY (8/10).
La rubrica BUYER’S GUIDE è dedicata alla CAPRICORN RECORDS, dunque si parla di ALLMAN BROTHERS, DUAN & GREGG ALLMAN, MARSHALL TUCKER BAND etc,
Nello spazio HEAVY LOAD, quattro chiacchiere con STEVE VAI dove ad un certo punto dice (rispondendo alla domanda ” If Hendrix is the best guitar player that ever lived, who’s number two?”): “probably the most important guitar player in my life was Jimmy Page. I don’t see Hendrix or Page as numer one or two, but certainly Page had a tremendous impact on me”. You are not the only one, Steve.
Il cd allegato è meno noioso del solito.
Bel numero questo 210, i lettori di questo blog non dovrebbe perderlo.
Agosto 1989, dentro METAL SHOCK il mio articolo su VERNON REID. Solita verve anni ottanta un po’ ridondante per cercare di descrivere il chitarrista di un gruppo il cui primo album mi piacque molto.
Più di quindici anni che aspetto questo momento, avere tra le mani un nuovo ultimo episodio di KEN PARKER (personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo), il mio fumetto preferito di sempre, ed ora eccolo qui, numero 50 della ristampa Mondadori Comics. Già ai tempi della riedizione della serie a cura della mia amata PANINI si pensava che BERARDI e MILAZZO potessero finalmente mettere in scena un ultimo episodio, far uscire KEN dalla galera in cui languiva da tanto tempo, ma solo ora si è giunti al capitolo finale.
Non credo di essere uno che di fumetti ne sa tanto, ma li ho sempre amati con passione. Come ho già scritto qui sul blog, da piccolo, negli anni sessanta, Brian mi portava spesso a casa fumetti per bambini …GEPPO, SOLDINO, NONNA ABELARDA, TIRA E MOLLA mentre tutte le domeniche io compravo TOPOLINO. Man mano che mi facevo ragazzino l’attenzione si spostava su ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, e il mio amatissimo MR NO, oltre che LANCIOSTORY, SKORPIO, IL MONELLO e L’INTREPIDO. Verso la fine degli anni settanta vedo che esce un nuovo fumetto, all’apparenza western, con lo sfondo delle copertine bianco. Ci giro intorno per un bel po’, ma non lo compro, le mie finanze non mi permettono altri acquisti. Non lo leggo nemmeno. Attendo, perché sento che c’è comunque qualcosa che mi “chiama”.
Fine anni ottanta, esce la prima ristampa vera e propria, la SERIE ORO. La prendo in mano, la sfoglio, ma non la compro. Continuo a girare intorno a KEN, ma non mi decido.
Estate 1992 esce il KEN PARKER MAGAZINE, nuove storie inedite (la collana si era interrotta nel 1984), non indugio oltre e mi butto, compro il primo numero e in un istante KEN diventa una delle fondamenta della mia vita. Questa nuova fase è disegnata dallo Studio Milazzo, composto da Ivo stesso e da altri collaboratori, e questo rende tutti gli episodi coerenti col tratto – che amo da morire – di Milazzo. Berardi poi scrive storie che sono bellissime. Il KEN PARKER MAGAZINE è tutt’ora la mia pubblicazione a fumetti preferita di tutti i tempi … sì certo, l’ETERNAUTA, DAGO, NIPPUR, MISTER NO … ma KEN PARKER, cazzo! Aiuta il fatto che JEREMIAH JOHNSON (CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO insomma), film del 1972 di SYDNEY POLLACK con ROBERT REDFORD è il mio film prediletto e che la genesi del personaggio KP proviene direttamente da lì. Compro la serie Oro, cerco i numeri originali della prima serie, certe edizioni speciali a colori, i numeri extra, mi iscrivo alla associazione e fanzine AMICI DI KEN PARKER. Coltivo la mia passione insieme a due amici, RIFF e JAYPEE.
KP non ha mai riscosso il successo di altri fumetti popolari, è una sorta di fumetto cult così, benché sia sotto Bonelli, anche il KP MAGAZINE chiude. Escono poi 4 nuovi volumi chiamati KP SPECIALE e nel 1998 la serie chiude definitivamente, lo fa con il personaggio in prigione per avere ucciso per legittima difesa un poliziotto durante uno sciopero.
Nel 2013 esce un assaggio di quello che potrebbe essere il finale di KEN, si intitola CANTO DI NATALE ed è una edizione limitata dell’editore Spazio Corto Maltese. Non la cerco, non la voglio leggere, capisco che è una assaggio e che non risolve in maniera definitiva la faccenda.
Arriviamo ad oggi, dopo aver ripubblicato tutte le store di KP in grande formato, MONDADORI chiude l’iniziativa con l’episodio conclusivo della serie. Il numero esce mentre sono a Cuba per una vacanza di due settimana. Torno e corro alla mia edicola. Marco, uno dei titolari, e un kenparkeriamo. Gli chiedo che ne pensa, mi risponde con un “non ti dico nulla, sappi solo che ho pianto”. La sera a casa. Mi metto a letto ma non riesco a dormire, il fuso orario ancora disturba il mio sonno, è l’una e trentacinque circa, guardo l’ultimo numero di KEN PARKER, mi ero ripromesso che lo avrei letto con calma e invece lo prendo in mano, sono stanco, infastidito, non troppo lucido ma mi metto a leggerlo. Capirò alla fine che non potevo che affrontarlo in un momento così.
(Non svelerò la trama e il finale, se volete in rete li trovate con facilità)
Quello che mi colpisce subito è il tratto di MILAZZO. Sarà perché sono stanco, ma mi appare meno chiaro del solito. Mi immergo nella storia, subito la mia mente rifiuta di vedere quello che vede, il KEN versione 1908. Evito di fare calcoli, non voglio sapere quanti anni ha adesso. Proseguo, capisco che in qualche modo il tutto riparte dalla anticipazione di CANTO DI NATALE. Rimango basito dalla mancanza di reazione di KEN davanti a certi episodi, ma verso la fine capisco. L’epilogo è un breve blues doloroso, grave, greve e al contempo quasi leggero. Piango, in modo totale, naturale, quieto. Con questo numero si congeda un amico, una luce guida, un pezzo della mia vita.
Oggi: ho il numero 50 qui accanto a me. Lo riguardo, mi accorgo di quanto in realtà siano belli i disegni di MILAZZO, di quanto la storia non poteva che finire così, e finisco per ringraziare l’autore. Già, BERARDI che insieme a MILAZZO, grazie a KEN, ha contribuito a rendere la mia vita più vera e intensa. Dalla copertina KENNETH PARKER mi osserva, lo guardo anche io … non potrò più dirti so long amico mio, giunga allora a te il mio addio.
Ormai non riesco a leggere niente altro che GREG ILES. Da quando comprai un suo libro attratto dai posti in cui era ambientato, son dentro ad un buraccione (come direbbe Riff) c’an sa menga. Ho già scritto che grazie a lui mi sono definitivamente scoperto amante dei thriller, che poi a pensarci bene non è mica vero, ho appena tentato di leggerne uno non suo (Sarò La Tua Ombra di Jeffrey Deaver, un altro in confidenza con i bestseller) ma mi son fermato a pagina 89, non mi prendeva più di tanto. E’ dunque GREG ILES a farmi amare i thriller, con la sua prosa di gran lignaggio, le sue trame intriganti, il suo savoir faire narrativo. I suoi romanzi sono ambientati a NATCHEZ e zone limitrofe, a tratti arrivano fino a NEW ORLEANS, il territorio è dunque denso di humus basilare per l’uomo di blues che è in noi, i personaggi sono più o meno tutti collegati, personaggi che di volta in volta assumono il ruolo principale. ILES è LA scoperta degli ultimi anni, un autore per me fondamentale in questa parte della mia vita. Questi sono due dei cinque suoi libri che ho recensito qui sul blog, a quattro di essi ho dato quattro stellette e mezzo, per LA MEMORIA DEL FIUME mi spingo oltre: punteggio massimo, libro davvero spettacolare.
Bella, intelligente, tranquilla: Kate Townsend è per tutti una ragazza speciale, una diciassettenne dal viso d’angelo. Silenziosa, e sola, compie anche il suo ultimo viaggio attraverso la città che dorme. Il suo corpo nudo, che mostra evidenti segni di violenza, viene trasportato dalla corrente del ruscello, gonfiato dalla pioggia, fino al Mississippi. E domani, al risveglio, la città sarà travolta da un ciclone ben più impetuoso delle acque del fiume. Professionista di successo, cittadino stimato, padre modello, il dottor Drew Elliott è un pilastro della comunità di Natchez. Ma ha superato il confine di ciò che è lecito, l’invisibile linea di demarcazione che domani, da eroe, lo trasformerà in mostro. Perché domani si scoprirà che é stato lui il primo a trovare il cadavere di Kate, ma non ha dato l’allarme per salvare le apparenze. Perché domani non si potrà più nascondere la relazione che lo legava alla ragazza nonostante gli oltre vent’anni di differenza tra i due. Perché domani, per tutti, sarà lui il principale indiziato dell’omicidio. Non gli resta che chiedere aiuto a Penn Cage, il suo migliore amico nonché ex avvocato. Per difenderlo, quest’ultimo dovrà scavare sotto la patina di tediosa normalità che avvolge la cittadina, dalla quale emergeranno scomode verità di sesso e droga, ricatto e corruzione politica. Verità che costringeranno lo stesso Cage a mettere in discussione la sua fiducia nell’amico e nell’impeccabile comunità che credeva di conoscere da sempre.
Qui un video girato da un lettore nel cimitero di NATCHEZ alla ricerca di THE TURNING ANGEL (titolo originale de IL PIANTO DELL’ANGELO). Impressionante vedere come una cittadina di 20.000 abitanti come NATCHEZ abbia un cimitero di quelle dimensioni.
Il delta del Mississippi è un posto inquietante. Nella palude che si estende a pochi chilometri da New Orleans, guardata a vista dagli alligatori, predatori e prede si sfidano in un’incessante danza macabra. C’é un altro predatore che semina la morte, nel mondo degli uomini: un assassino che sceglie le sue vittime entro i confini della città, tutti maschi, bianchi, sopra i quaranta, con famiglia. Senza legami apparenti tra loro. La tecnica é sempre la stessa, ripetuta con meticolosità maniacale: due colpi di pistola, segni di morsi sul corpo e una scritta tracciata con il sangue sulla scena del crimine – «Il mio lavoro non è mai finito.» L’FBI e il Dipartimento di polizia di New Orleans decidono di contattare Catherine “Cat” Ferry, celebre dottoressa specializzata in odontoiatria, che già in passato ha collaborato a varie indagini. Ma Catherine non è un personaggio facile: è una donna che ha avuto un’infanzia tormentata, segnata da una madre assente, un nonno dispotico a fare da capofamiglia, un padre alienato dall’esperienza in Vietnam e poi ucciso in circostanze mai chiarite quando lei era bambina. Su tutto, l’ombra degli abusi sessuali, di cui Cat paga tuttora le conseguenze. Ha smesso di tentare il suicidio, ma non ha smesso di bere, ed è in cura da una terapeuta, che la aiuta ad affrontare le ombre che albergano dentro di lei. Quando viene coinvolta nella caccia al serial killer, per Catherine inizia una doppia indagine: quella ufficiale e quella, molto più personale e dolorosa, nel suo passato, nella sua infanzia violata. Perché forse, tra le due, esiste un filo sottilissimo. E risolvere la prima potrebbe liberarla dagli incubi della sua vita.
Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la seconda ed ultima parte.
Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la prima parte.
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