Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la seconda ed ultima parte.
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Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la seconda ed ultima parte.
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Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la prima parte.
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30/04/2015 – come da richiesta apparsa nei commenti pubblico qualche foto di PLANT a ROMA nel 1990 –
Foto di Marco Canaccini
Ci ho provato a leggere la chiacchierata che MOJO ha avuto con PAGE, spalmata sulle 13 pagine dell’articolo. Non ce l’ho fatta, mi sono arreso dopo poco. Le storielle raccontate le ho lette troppe volte e l’atteggiamento che ha PAGE è il solito, le frasi usate le solite, gli episodi e i riferimenti i soliti; un tempo avrei ucciso per avere il nuovo numero di una rivista (mi tornano alla mente i GUITAR WORLD degli anni ottanta) contenente una nuova intervista a PAGE, ma oggi lo trovo quasi insopportabile. PAGE sembra sempre e solo rivolto al suo glorioso passato (e fin qui tutto normale, è un po’ così per tutti), ma pretende che questo venga rappresentato solo nella sua essenza più mitologica, tralasciando i lati oscuri, i temi che possano intaccare la sua figura, il succo della vita insomma … e questo ci allontana da lui.
Non avrei comprato la rivista non ci fosse stato il CD con le rilettura dei pezzi di PG, queste cose mi piacciono parecchio, e anche in questa occasione non sono rimasto deluso.
CUSTARD PIE dei WHITE DENIM è simile all’originale ma più acida. Poco dopo la metà fa capolino il riff discendente di KASHMIR e tutto si fa più astratto e psichedelico. Di THE ROVER dei BLACKBERRY SMOKE ne abbiamo già parlato in occasione della recente ristampa di PHYSICAL GRAFFITI. Di solito le versioni così vicine all’originale non hanno molto senso e dunque non mi piacciono tanto ma lo stile, il buon gusto, le qualità dei BLACKBERRY SMOKE me la fanno apprezzare. IN MY TIME OF DYING dei MIRACULOUS MULE parte per la tangente e si sgancia dalla struttura guidata dalla slide della versione conosciuta. E’ vicina a WHEN THE LEVEE BREAKS e anche a certi lamenti blues anni venti. HOTH dei TEMPERANCE MOVEMENT percorre i canoni classici, l’atteggiamento però è garage o punk blues alternativo. TRAMPLED UNDERFOOT di SON LITTLE mi piace … lenta, ipnotica, suadente.
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KASHMIR di SONGHOY BLUES di KASHMIR non ha quasi nulla. Sì, il riff ogni tanto c’è così come qualche altro ricamo ma il brano non c’entra nulla, trattasi di un pezzo proveniente dal Mali, niente male ma non vedo il nesso, la rilettura. I SYD ARTHUR rifanno IN THE LIGHT in modo non troppo dissimile dai LZ. Sono una band di jazz psichedelico e affrontano il tutto con le loro inflessioni. LAURA MARLING suona BRON Y AUR e, a parte l’inizio, si allontana dalle melodie scritte da Page. DOWN BY THE SEASIDE è affidata ad un singer songwriter americano, tal MAX JURY. Versione delicata e obliqua. Molto bella.
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MICHAEL KIWANUKA, cantante chitarrista britannico di origini ugandesi. La sua TEN YEARS GONE è un lamento emozionante, asciutto e senza fronzoli. La mia canzone preferita con un vestito diverso.
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Il cd si chiude con versioni alquanto personali e distanti dai cinque originali relativi. Versioni dove melodia e corpo della canzone vengono quasi ignorate:
DUKE GARWOOD NIGHT FLIGHT / ROSE WINDOWS THE WANTON SONG / KITTY, DAISY & LEWIS BOOGIE WITH YOU / HISS GOLDEN MESSENGER BLACK COUNTRY WOMAN / SUN KILL MOON SICK AGAIN
Non voglio dire che non siano fruibili, ma almeno quattro episodi sono così distanti che il senso dell’operazione pare dissolto.
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Cd comunque da ascoltare.
Questo è praticamente un libro della serie IN THEIR OWN WORDS, basato com’è su interviste e dichiarazioni di ex membri (e discografici) del gruppo. In giro libri sugli WHITESNAKE quasi non ce ne sono, dunque alla fine si legge volentieri, ma non è una biografia, è una semplice raccolta di spezzoni di interviste (alcune vecchie più di dieci anni) e qualche riflessione dell’autore priva di valore.
Pochissime le chiacchierate recenti, solo quattro e avvenute nel 2014: NEIL MURRAY, BERNIE MARSDEN, JOHN KALODNER, ADRAIN VANDENBERG. Di nessun interesse quella fatta con quest’ultimo, divertenti e piene di aneddoti quelle degli altri tre. Tramite KALODNER si approfondisce il periodo d’oro (commercialmente parlando) della band di COVERDALE e le politiche del vender dischi in America negli anni ottanta. In parte son cose che si sapevano già, in parte no, ma il tutto è istruttivo se si è interessati all’argomento. Divertente anche vedere il profilo di JOHN SYKES messo a nudo (uno che a un certo punto era pronto a sostituire lo stesso COVERDALE), e leggere del periodo COVERDALE PAGE. MARSDEN e MURRAY se la giocano principalmente sui primi tempi, ricordando faccende di quando la band era squisitamente naif e, da un certo punto di vista, pura.
Come ha constatato il mio amico FIL, “è evidentemente un libro fatto in fretta e furia e su commissione di questa casa editrice inglese e con pochissimo budget e ricavato da vecchie interviste di Popoff fatte per altri dischi anni addietro. Per me il vero peccato sugli anni “metal” è l’inaccessibilità a/di John Sykes, inutile intervistare Appice per un libro sui Whitesnake (che c’entra???) mentre molto interessanti i contributi di Kalodner e Keith Olsen, vedi il fatto che molte parti di basso su 1987 specie Here I go again risuonate al synth bass da Bill Cuomo (e si SENTE di brutto, ascolta sotto) e niente Neil Murray! Oltre al fatto che molte chitarre sullo stessa canzone sonodi Dann Huff e non Sykes, inadatto a suoni commerciali…..Olsen rivela che il 90% delle chitarre di Sykes erano out of tune a causa di troppo harmonizer, insomma la preproduzione di Mike Stone un disastro….. Inoltre il fatto che finalmente Olsen riveli che Vandenberg non suona su “Slip…” in quanto ehm troppo scarso!”
Sì, l’apporto di KEITH OLSEN è gustoso e succoso e lascia intendere che “1987” non è affatto un disco di una band, ma un album costruito a tavolino intorno alla figura di una cantante carismatico
Ho amato molto gli WHITESNAKE 1978/1984 (un po’ meno quelli versione metal 1987/1989, per nulla quelli di questi ultimi anni), dunque leggere qualcosa sul gruppo è sempre un’emozione, ma mi aspettavo una biografia che seguisse una architettura precisa, uno straccio di costrutto, qualche dettaglio tecnico da fan e studioso della band, e magari qualche pensiero illuminato da parte dell’autore, e invece no, questo è una semplice accozzaglia di stralci di interviste. Ripeto: se sei un fan te le leggi volentieri, ma non è così che si scrivono i libri Rock, per dio.
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Estate del 1991, dalla redazione mi giunge la richiesta di un veloce riassunto su PAUL RODGERS; da qualche mese immerso in un nuovo progetto (poco soddisfacente) insieme a KENNY JONES, THE LAW. Come succede spesso, rileggere questi vecchi articoli è un po’ imbarazzante, ad ogni modo eccolo qui.
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Luglio 1989, dentro METAL SHOCK il mio articolo su RITCHIE BLACKMORE. Nulla di speciale, considerazioni un po’ sopra le righe del Tim anni ottanta. Interessante però (per l’epoca) la parte finale dell’articolo, basata su notizie avuta da amici del giro BLACKMORE.
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Numero niente male. L’articolone (17 pagine) sui Sabbath alla fine non è gran cosa, basato come è su varie dichiarazioni dei quattro membri e di vari collaboratori, cose già risapute.
Ho comprato questo numero per l’articolo sulla HIPGNOSIS, agenzia di comunicazione che nei settanta fu il faro visual per molti dei nostri artisti preferiti. Molte della copertine dei dischi che amiamo è opera loro. AUBREY POWELL (cofondatore insieme allo scomparso STORM THORGERSON) racconta alcuni aneddoti divertenti. 1979, PETER GRANT lo chiama per organizzare qualche scatto fotografico promozionale in occasione del ritorno di KNEBWORTH e dell’uscita di ITTOD. Si ritrovano nei campi di KNEBWORTH appunto, il mood non è granché, ROBERT è cambiato parecchio, non va d’accordo con JIMMY, BONHAM è fisicamente spento. Non esattamente l’atmosfera migliore per scattare foto promozionali di un gruppo superstar, così POWELL porta con sé una spogliarellista, questa inizia il suo lavoro, e ben presto i Led Zep si ritrovano sorridenti ad applaudirla. Da lì in poi la session fotografica diventa assai meno impegnativa.
Gustoso anche l’episodio sulla BAD COMPANY.
Per i fan di ROBERT PLANT segnalo le cinque pagine su SKIP SPENCE, fondatore dei MOBY GRAPE, gruppo culto per il biondo di Birmingham.
Inoltre 4 pagine sui JETHRO TULL e 5 sugli SCORPIONS. Tra le recensioni anche quella della deluxe edition di PHYSICAL GRAFFITI.
Questo è il terzo romanzo di Iles che affronto brevemente qui sul blog, lo faccio col solito entusiasmo, quello che ho da quando ho scoperto questo gran autore di thriller. Il libro è uscito nel 2007, ed è stato pubblicato dalla Piemme nella collana bestseller nel 2011. Anche questo è ambientato in una cittadina dello stato del Mississippi, Athens Point, l’atmosfera dunque è cara alle donne e agli uomini di blues che seguono questo blog. Trama tutto sommato comune, che si sviluppa in un sol giorno, una di quelle storie di ordinaria follia quotidiana che può straripare all’improvviso nella vita di qualsiasi famiglia (beh, più o meno); il tutto però è portato avanti con la consueta maestria di Iles, maestria che ti tiene incollato al libro e che alla sera prima di dormire ti fa dire “dai, ancora un capitolo” anche se stai crollando dal sonno. Bel libro dunque, e il mio carrello Feltrinelli è già pronto per un nuovo ordine.
SINOSSI:
Al ritorno dal lavoro Laurel trova la macchina di Warren, suo marito, già parcheggiata nel vialetto. È arrivato prima del solito, in casa la accoglie un silenzio pesante, minaccioso. Di Warren nessuna traccia. In cucina solo un odore di cibo bruciato. Poi il grande soggiorno illuminato si apre di fronte a lei e Warren è lì, seduto, pallido,sconvolto, gli occhi scavati dalla paura, con indosso gli stessi vestiti del giorno prima. In mano una pistola e sul tavolino accanto a lui una lettera. Laurel conosce bene quella lettera, gliel’ha scritta Danny, il suo amante, firmandola semplicemente “Io”.
E Laurel capisce. Quello che Warren stava cercando quella stessa mattina tra i libri del soggiorno non erano i documenti comprovanti la frode fiscale della clinica dove lavora, in cui è coinvolto, ma le prove del suo tradimento.
Ha così inizio il giorno più terribile del loro matrimonio.
Mentre fra le mura di casa un vortice di tensione travolge marito e moglie, fuori la polizia cerca di organizzare un’irruzione per arrestare Warren, che nel frattempo si è reso colpevole anche dell’omicidio di un poliziotto e che, ormai impazzito, ha deciso di non liberare la moglie finché non avrà scoperto l’identità del suo amante.
Ma quando finalmente la scopre, prima che l’assedio finisca, il dramma tra i coniugi è ormai precipitato in una spirale di follia, in cui a devastare Warren, più ancora della cieca gelosia, è la sofferenza per un segreto che non ha mai confidato e che lo porterà a fare i conti con il proprio destino.
Aprile 1989, su Metal Shock 43 il mio articolo su Jimi Hendrix. Mi basta rileggere la introduzione all’articolo per andare a vergognarmi dietro alla porta: “Jimi era un angelo nero sceso in terra per donarci il Rock…”. Mamma mia, che demagogia ridondante. Banale anche il pensiero “cosa avrebbe potuto fare Jimi una sezione ritmica come si deve, tipo quella dei LZ o dei Cream”. Oggi è insostenibile leggere una cosa del genere, 25 anni fa forse la cosa era meno grave, ma resta una magra consolazione. Va beh, ad ogni modo questo è il mio articolo sul nero di Seattle.
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OUTSIDER – il meglio della stampa rock internazionale.
Outsider è un magazine che raccoglie, analizza e traduce il meglio della stampa rock internazionale, sotto la guida di max Stefani e di Giancarlo Trombetti.
Il suo intento è dare spazio alla musica rock senza essere condizionato dalla stretta attualità, proponendo quindi lunghe interviste, monografie, articoli di approfondimento. Una sorta di enciclopedia del rock in fascicoli mensili, da leggere e gustare, e ovviamente da collezionare.
Max Stefani ne parla così:
“Il progetto “Je suis Outsider” intende far rinascere il mensile di musica Outsider Rock. Da quando è nato a metà 2013 Outsider ha colmato un vuoto e ha permesso di accedere alla riscoperta e alla rilettura di un periodo storico-musicale di cui non si avevano più i codici di accesso. Lasciando un po’ da parte le novità, ha iniziato a ripescare artisti, musicisti e dischi del passato, rimettendoli sotto i riflettori e illuminandoli da altre angolazioni e latitudini, raccontandoli anche con le parole di chi nel tempo “c’è stato”.
Un giornale dunque ‘diverso’, e forse unico nel saper affrontare a viso aperto il ‘mostro’ internet che tutto divora, offrendo un prodotto non trovabile in rete.
Dopo più di 40 anni di controcultura e formazione musicale mi piace l’idea di non dover dimostrare niente a nessuno. SUONO negli anni settanta, Popster, MUCCHIO SELVAGGIO che ho fondato nel 1977 e diretto fino ad aprile 2011, passando per avventure editoriali come Rumore, Duel, Chitarre, Rockol, il breve ritorno con SUONO, fino ad oggi sono il mio passato. Qualcuno ha scritto che la mia passione, l’iniziativa, la sfrontatezza e l’incosciente voglia (o capacità) di camminare sempre sul filo, hanno liberato generazioni di appassionati di musica dai paraocchi dell’informazione tradizionale. Spero che sia vero.
Oggi mi basta, insieme all’amico Giancarlo Trombetti, ascoltare buona musica e scriverne. Credo che Outsider sia un posto magnifico dove stare insieme a sognare perchè la passione per la musica è quella che spinge tutti a unirsi per fare “proprio” un progetto.
A destra troverete alcune ricompense, che saranno disponibili solo qui e solo per 60 giorni. Si tratta di pre-ordini, ragion per cui se non ragiungeremo l’obiettivo dei 120.000 euro, i soldi vi saranno restituiti. Se tutto andrà per il meglio invece, ripartiremo da giugno 2015.
Un grazie sincero a tutti coloro che ci sosterranno. In rock we trust!
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