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NEWS:Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale – 8/9 luglio 2016

28 Apr
http://www.schiolife.com

Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale


L’8 e il 9 luglio 2016 Piazzola sul Brenta si trasformerà nel più grande happening italiano di progressive rock. Parte infatti Close to the Moon, la rassegna dedicata a uno dei generi musicali più creativi e innovativi del secolo scorso. Concerti, mostre mercato, incontri, esposizioni e proiezioni per una due giorni assolutamente da non perdere per tutti gli amanti del prog, con i grandi e i piccoli protagonisti più ispirati degli ultimi 50 anni che si esibiranno in un territorio ricco di arte e storia.Close to the Moon presenta infatti una line up eccezionale, con in cartellone i nomi più noti della scena progressive e alcuni artisti che tornano dopo molti anni nel nostro Paese: gemme assolute e reunion speciali, che rendono la kermesse di Piazzola sul Brenta (Padova) un itinerario speciale fuori dalle rotte ordinarie. Questo il programma dei concerti:– Venerdì 8 luglio
Alan Parsons Live Project
Adrian Belew (King Crimson)
Pye Hasting (Caravan)
Focus
Hawkwind– Sabato 9 luglio
Procol Harum
Rick Wakeman (Yes)
Martin Barre (Jethro Tull)
Soft Machine Legacy + Keith Tippett
Family

I protagonisti di Close to the Moon si esibiranno su un unico palco allestito nello splendido Anfiteatro Camerini, dotato di posti a sedere e circondato dallo splendido porticato prospicente Villa Contarini a Piazzola sul Brenta.

INFO: www.closetothemoon.com / www.bpmconcerti.com – tel 0434-29001 / www.zedlive.com tel 049-864488 – www.musicalbox2-0promotion.it / Pagina Facebook: Close to the moon

PREVENDITE: Ticketone: www.ticketone.it/biglietti.html – Fast Tickets: http://www.fastickets.it/cerca.php?key=close+to+the+moon

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Quando muore uno come Prince (tra banalità, retorica e luoghi comuni)

22 Apr

Quando ieri sera ho saputo della scomparsa di PRINCE, subito dopo essermi rammaricato per la morte assai prematura di un artista come si deve, ho subito pensato, con fastidio, alla valanga di luoghi comuni, di banalità, di inesattezze che avrebbero invaso gli spazi social e i quotidiani.

La cosa che trovo più insopportabile, e ne ho parlato anche quando se ne andò DAVID BOWIE, è che tutti si sentono in dovere di partecipare all’isteria collettiva, anche quelli che di PRINCE hanno ascoltato solo PURPLE RAIN, di vivere per un momento della luce riflessa dall’ultimo bagliore di una stella che è implosa. Trovo il tutto vergognosamente autoreferenziale.

Prince

Perché se sei un fan in senso stretto è comprensibile, viene a mancare una delle tue luci guida, uno che senti far parte della tua vita, quasi uno di famiglia… io stesso l’ho fatto recentemente per KEITH EMERSON, ma possibile che tutti, tutti, siano fan di PRINCE e soprattutto che tutti siano fan di tutti?

La grande maggioranza dei commenti che leggo su facebook sono basati sulla formula folletto di Minneapolis=Purple Rain. Possibile che si riesca unicamente a scivolare sulla scelta più banale? A usare la descrizione più fastidiosa?

Fortunatamente non sono il solo a provare questa repulsione; su facebook leggo la considerazione di PICCA:

Prince: TAFKAF (The Artist Formerly Known As Folletto)

Soliti banalissimi e superficiali piagnistei da coccodrillo sui principali quotidiani nazionali in merito alla scomparsa di Prince. Il Corriere smolla l’insopportabile ‘icona anni 80’ (wow! ingegnoso) seguito dal disgustoso ‘folletto della musica’ (Vorwerk folletto?’) che va ad appaiarsi agli altri insostenibili nomignoli dei cantanti (Dylan il menestrello del folk, Bowie il trasformista del rock eccetera). La Repubblica invece sfagiola ‘Addio a Prince il provocatore’ (???) e nelle pagine interne defeca un ‘irriverente’ e ‘genio ribelle’ (tutti ribelli quando muoiono, anche John Denver) per poi degradare anch’essa su ‘folletto’ (se Castaldo avesse incontrato Prince, pieno di passera e attorniato dalla security, e gli avesse detto ‘ciao folletto’, la security lo avrebbe ridotto giustamente in poltiglia). Poi dicono che non si leggono più i giornali.

Ieri sera mentre cenavo (in cucina non ho Sky) ascoltavo distrattamente un Tg della Rai. Nel servizio su PRINCE si sono sentite pure queste due frasi “rock sinfonico” e  “genio e sregolatezza”. Siamo arrivati ad un punto in cui la pigrizia giornalistica (soprattutto musicale) e le inesattezze hanno fagocitato tutto.

Come diceva Daniele Luttazzi “Disgustorama!”

Al di là di tutto questo pattume mediatico rimane il fatto che a soli 57 anni se ne è andato un artista, uno dei pochi a cui questo appellativo si può applicare senza indugio. Non sono mai stato un suo fan, ma riconosco in lui un forza propulsiva notevole, un’ottima vena creativa, una superba carica da intrattenitore e una straordinaria abilità chitarristica.

Non so se PRINCE fosse un genio come dicono tutti, di sicuro so che era un musicista dotatissimo. Innovatore, sì, certo, ma non scordiamo che prese tutto da CURTIS MAYFILED.

Non essendo un fan non sono in grado di proporre un paio di video di quelle canzoni meno note ma belle e importanti, ma perlomeno non pubblico PURPLE RAIN e WHEN MY GUITAR GENTLY WEEPS (dal concerto tributo a GEORGE HARRISON) per far vedere che razza di chitarrista magnifico fosse.

Addio PRINCE.



 

NEWS: RICH ROBINSON rimpiazzerà MICK RALPHS per il tour americano della BAD COMPANY

20 Mar

MICK RALPHS dice che non si sente pronto a viaggiare, così il tour estivo americano della BAD COMPANY vedrà alla chitarra RICH ROBINSON dei BLACK CROWES. Scelta molto interessante, sebbene sia, in quanto tale, discutibile, un po’ perché annunciarlo dopo che i biglietti sono stati messi in vendita non è il massimo, un po’ perché non si rimpiazza con tanta leggerezza uno dei fondatori – ancora in vita e tutto sommato in forma – di un gruppo. Era già capitato qualche anno fa in occasione di un tour giapponese che la band si presentasse senza RALPHS (che ricordiamolo, odia volare) e con il solo HOWARD LEESE (il chitarrista degli HEART e della PAUL RODGERS BAND che affianca MR nei tour recenti della BAD COMPANY). Dobbiamo tuttavia adeguarci a queste strambe formazioni, a questi giochetti a cui il Rock ci sta costringendo, lo spettacolo & il business prima di tutto.

Se non altro ROBINSON è uno di quei chitarristi  col “senso” giusto, uno cresciuto col Rock inglese degli anni settanta, uno che mette l’assolo e il lavoro di chitarra al servizio del pezzo, un fan dei FREE e di PAUL RODGERS, uno di noi insomma. Almeno non saremo costretti a vedere e sentire la BAD COMPANY corrotta da uno di quei chitarristi ormai insopportabili tipo Neil Schon (fu il chitarrista di RODGERS negli anna novanta, e fu capace di rovinare tutti i pezzi in scaletta con i soliti assoli velocissimi, tutti uguali e tendenti al metal).

Sentiremo dai primi bootleg come sarà questa nuova avventura live della nostra adorata (original) BAD COMPANY.

Rich Robinson - Mick Ralphs

Rich Robinson – Mick Ralphs

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Addio a KEITH EMERSON

14 Mar

Due riflessioni sulla scomparsa di KEITH EMERSON, in primis la mia e a seguire quella di BEPPE RIVA.

Giovedì sera, appartamento di Santa Monica, California. KEITH EMERSON non è in forma, bronchite e brutti pensieri. La sua compagna Mari Kawaguchi lo mette a letto, poi esce. Keith riflette con preoccupazione sui suoi prossimi concerti giapponesi. Sa già che non sarà all’altezza, ed è molto preoccupato. Le ultime sue uscite non sono state molto incoraggianti. Da anni soffre di una malattia degenerativa che gli compromette l’uso della mano e del braccio destro, rendendo le sue performance al piano incerte e discutibili, con conseguenti commenti poco piacevoli sui vari forum da parte di fan o di chi si interessa di musica. Sono perlomeno 10 anni che Emerson soffre di questa cosa, ma è fin dal 1977 che tende alla depressione. Già, sei stato una rock star a tutto tondo, sei stato un compositore straordinario, sei stato IL tastierista per eccellenza e piano piano vedi che la tua band non sta più insieme, che la gloria degli anni settanta passa, che tre serate consecutive al Madison Square Garden non riuscirai più a farle, che il mondo musicale sta cambiando e che tu, a 35 anni, sei già un vecchio, un dinosauro.

Programma del Madison Square Garden dell'estate del 1977

Programma del Madison Square Garden dell’estate del 1977

Negli anni ottanta Keith si arrabatta, abusa di certe sostanze, colonne sonore, un album solista, rifonda la band con un altro batterista il cui cognome inizia sempre per P, il successo però non è più lo stesso, ci riprova con i THREE ma i risultati commerciali non sono granché. Nel 1991/92 la reunion degli ELP originali che durerà – a pezzi e bocconi – sino al 1998; successo discreto ma distante dagli antichi fasti. Mette insieme una band, tutto più che dignitoso compreso il successo (sebbene si parli di numeri ben lontani dal passato). Ci riprova con Lake per un breve tour, poi nel 2010 l’ultimo concerto degli ELP all’High Voltage Festival a Londra, da cui è tratto un DVD che evidenza le magagne: una band imbolsita, aiutata da basi, con Emerson che fatica come un dannato con la mano destra. Qualche altro progetto, qualche altra apparizione (anche sulla RAI in uno di quei programmi di Carlo Conti dove ripropone, a fatica, un suo vecchio singolo che ebbe molto fortuna in Italia) fino a ieri l’altro. La sua compagna è uscita. Keith è in casa, l’angoscia si fa insostenibile, la depressione lo schiaccia verso il basso. Meglio farla finita. Va nel cassetto, prende la rivoltella che teneva per difesa personale e si spara un colpo in testa. Benvenuti amici miei, allo show che termina.

Questa è una ricostruzione personalissima, fatta in fretta e basata sulle ultime dichiarazioni della compagna di KE e di Greg Lake:

 Keith Emerson & Mari Kawaguchi (Getty Image-Daily Mail).jpg


Keith Emerson & Mari Kawaguchi (Getty Image-Daily Mail).jpg

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3489624/ELP-star-Keith-Emerson-shot-no-longer-perform-perfectly-fans.html

http://www.express.co.uk/news/obituaries/652126/Emerson-Lake-Palmer-bandmate-feared-for-ELP-star-Keith-Emerson

Venerdì sera: sono in sala prove con gli Equinox. Stiamo per iniziare, ricevo un messaggio da Picca: “I’m sorry mate” mi scrive e mi allega un link, dall’anteprima leggo che è qualcosa che riguarda KE e gli ELP, subito spero che sia l’annuncio relativo al ritiro dalle scene vista la malattia, poi capisco che è morto. Mi accascio sull’amplificatore. Saura e Pol sono sbigottiti quasi quanto me. Non so come, ma riesco a portare a termine le prove. Il gruppo stasera suona bene, abbiamo un concerto il prossimo venerdì, ma ci sono momenti in cui non riesco a concentrami e perdo dei colpi, Saura fa lo stesso.

Ritorno a casa, mi arrivano messaggi a mezzanotte inoltrata, Pigi (il mio primo contatto col rock è stato con ELP), mia sorella (“dicono si sia tolto la vita”), Liso (“Tim, così non va bene per niente, non sono pronto, mi manca la terra sotto i piedi, il mondo va in una direzione che non è più la mia”), Biccio (“Nooooo…”), Beppe Riva (“Mi ha telefonato ora un amico dicendomi che è morto Emerson, il mio eroe, non posso crederci…”), ancora Picca (“devastante”).

Mi preparo un thè, mi metto al computer, leggo che la polizia parla effettivamente di suicidio. Chi capisce qualcosa di musica riempie facebook con post a mo’ di tributo. Io sono sempre restio a farlo, in passato ho assistito infastidito alla marea di commenti a proposito della dipartita di alcuni personaggi musicali da parte di chi lo fa sempre e comunque, più che per rendere omaggio, per far vedere che si è sul pezzo. Stavolta però non posso e non voglio esimermi, KEITH EMERSON è uno dei miei pochissimi veri eroi, idoli, maestri, e non è morto di malattia o di cose relative all’età, cose di cui dovremmo non sorprenderci, ma è morto perché lo ha deciso lui stesso.

Penso a Keith e mi commuovo, fino alle lacrime. Certo, è un periodo con cui ho a che fare con la morte, poche settimane fa il vecchio Brian, l’altro giorno un suo caro amico, sono in modalità “walking side by side with death” dunque, ma la dipartita di Keith è davvero troppo per riuscire a trattenermi. Scopro così che un cuore ed una anima ce li ho, sebbene non mi piaccia Jeff Buckley (già, leggo en passant su facebook un post di un mio conoscente che recita “Conosco persone a cui non piaceva Jeff Buckley. Ho poi scoperto che non avevano un cuore. E probabilmente nemmeno un’anima.”).

1976/1977: sono un ragazzino, sto per incontrare la chitarra, in casa c’è da sempre un pianoforte, lo suonano mia madre e mia sorella, sono dunque abituato allo strumento e alla musica classica, mia madre poi mi instilla l’amore per George Gershwin e Glenn Miller, nell’infanzia i programmi della Tv dei ragazzi hanno sigle tipo A SALTY DOG dei PROCOL HARUM e SHE CAME IN THROUGH THE BATHROOM WINDOW versione JOE COCKER. Forse è grazie a questo background che quasi mi capovolgo quando ascolto per la prima volta la sigla di ODEON TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO.

(da WIKIPEDIA: rotocalco televisivo a cadenza settimanale Rai del TG2, creato dai giornalisti Brando Giordani ed Emilio Ravel, dapprima inserto del notiziario, poi programma del mercoledì in prima serata. La trasmissione ha avuto due edizioni con una rispettiva pausa estiva, dall’8 dicembre1976 al 4 aprile 1978. Il programma, il cui motto era “Fare informazione sullo spettacolo facendo spettacolo”, trattava di una serie di servizi dal mondo, scanditi con un ritmo serrato, riguardanti lo spettacolo ed il tempo libero, il cui sommario spettava a Laura D’Angelo. La sigla di testa e di coda erano animazioni di Piero Gratton, accompagnati dai brani Big Shot di Simon Park e l’indimenticabile Honky Tonk Train Blues, un boogie-woogie degli anni trenta rielaborato dalla rock star Keith Emerson, successivamente sostituita da un video con il musicista al piano. La rock star inglese torna nell’edizione successiva con Odeon Rag, arrangiamento del brano ragtime Maple Leaf Rag di Scott Joplin).

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La sigla è basata su un video girato da Emerson dove si cerca di ricreare uno di quei locali americani tipo barrell house dove si suonava il rag time, il blues e l’honky tonk. Keith con camicia e gilet che suona un piano a muro e una sezione fiati. Il video mi colpisce così tanto che dal punto di vista visivo KE diventerà il mio riferimentol. Modello di riferimento scalfito solo dall’arrivo, nel mio mondo,  poco più tardi, di JIMMY PAGE. Ancora oggi quando riguardo il video ho i brividi…

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Il KEITH EMERSON del 1976/77 per me è sinonimo di figaggine estrema:

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HONKY TONK TRAIN BLUES viene pubblicato come singolo in Italia, la settimana del 5/2/77 esordisce in seconda posizione, la settimana successiva conferma il risultato mentre la settimana del 19/02/1977 arriva al primo posto. Stiamo parlando di un pezzo strumentale, seppur abbordabile, che arriva in vetta. Incredibile. Le due settimane successive torna al secondo posto (scavalcato da Furia di Mal dei Primitives), ma poi il 26/03/1977 torna al primo posto, e lo fa per tre settimane consecutive. Poi per altre sei poi si conferma al secondo posto. Diventa il quarto singolo più venduto del 1977 in Italia. Successo strepitoso.

La stagione successiva la sigla diventa MAPLE LEAF RAG (da Works Volume II del 1977) ribattezzato ODEON RAG. Raggiunge il 16esimo posto della classifica italiana. KEITH EMERSON diventa un nome conosciuto anche al pubblico di bocca buona. Vengono persino stampati gli spartiti. Mia sorella porterà MAPLE LEAF RAG / ODEON RAG al saggio (per pianoforte) di fine anno; a fine esibizione un’autentica ovazione… al di là della bella prova della Lalli, questo dimostra quanto erano conosciuti i pezzi di Keith in quegli anni.

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Nel 1980 la RAI sostituisce ODEON con VARIETY, e affida la sigla (finale) di nuovo a Keith; SALTY CAT.

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SALTY CAT sarà presente sull’album HONKY del 1981, registrato alle Bahamas e pubblicato solo in Italia (e solo successivamente distribuito in tutto il mondo).

Poco dopo i singoli di HONKY TONK TRAIN BLUES e MAPLE LEAF RAG/ODEON RAG inizio ad addentrami con convinzione nelle profondità siderali della musica rock, uno dei primi LP che mi capitano in mano è BRAIN SALAD SURGERY, degli EMERSON LAKE & PALMER uscito pochi anni prima, la copertina (di HR Giger) mi dà i brividi, la musica mi rapisce.

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

ELP BSS 1973

Il live THE SONG REMAINS THE SAME dei LZ è appena uscito, qualcuno me lo fa ascoltare e da quei momenti non ci sono moto da cross o ragazzine che tengano, per me ci sono solo KEITH EMERSON e JIMMY PAGE. Da lì in poi sarà una scoperta continua di dischi inimmaginabili, tra cui quelli degli ELP, il primo, TRILOGY, PICTURES, BSS, il triplo live WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS, WORKS I e IN CONCERT. Più tardi arriveranno anche TARKUS (album seminale che però mi ha sempre lasciato freddino), WORKS II e LOVE BEACH.

La voce bella, piena, profonda di GREG LAKE e il piano di KEITH EMERSON mi portarono verso viaggi fondamentali per la maturazione della mia giovane anima. La potenza elegante e sperimentale degli ELP…

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Il maestrale portato dalle date tour del 1977 fatte insieme all’orchestra…

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Le folli PIANO IMPROVISATIONS di Keith…

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Ci lascia dunque il più grande tastierista Rock di tutti i tempi, e non me ne vogliano i fan di WAKEMAN, di BANKS e di JOHN LORD, Emerson è stato il primo con i suoi NICE a portare il ruolo di tastierista alla ribalta, il primo a cristallizzare nell’immaginario collettivo il suono del Moog nel 1970 con l’assolo finale di LUCKY MAN dal primo album degli ELP, il primo a portare in scena una personalità debordante, sfavillante, creativa, il primo a reinventare la musica classica meno scontata attraverso il Rock, il primo a innestare in un gruppo di musica prettamente europea (gli Emerson Lake & Palmer appunto) la grande musica americana, quella di AARON COPLAND e quella dei grandi musicisti neri che potremmo chiamare generalizzando un po’ musica classica blues. A livello tecnico se la giocava solo con Wakeman e infatti i referendum dei lettori degli anni settanta del MELODY MAKER (la rivista musicale di riferimento di quegli anni) vedevano nelle prime due posizioni alternarsi sempre quei due nomi, ma se Wakeman doveva slittare sulla carriera solista per potersi esprimere liberamente (troppe le personalità strumentali negli YES), Keith poteva librarsi in libertà all’interno degli ELP, essendone la forza portante, senza nulla togliere all’altro gigante GREG LAKE e a CARL PALMER.

Non starò a pontificare troppo sulla sua scelta, niente morbosità a proposito del suicidio su questo blog, dirò solo che la rispetto, non la giustifico né l’avallo, ma registro che se ne è andato, pur in preda a profondissimi blues, come ha vissuto.

Il mio amico Paolino Lisoni ha postato su facebook una semplice frase: “Tutti in piedi.” Ecco, non c’è bisogno di dire altro.

Best keyboards player ever, rock god, composer. We salute you, Keith Noel Emerson! (2 November 1944 – 10 March 2016).

(Tim Tirelli 2016)Keith Emerson

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Keith Emerson: una riflessione sulla sua scomparsa

di Beppe Riva

Non esistono morti più o meno importanti, ma quando a lasciarci è colui che consideri il tuo “eroe” musicale, ti senti veramente colpito al cuore, riconosci che se ne è andato un pezzo della tua storia, con tutte le impagabili emozioni che ha saputo offrirti. Sono convinto che molti appassionati, come chi scrive, si siano sentiti in un mondo diverso e certamente più povero, alla notizia della scomparsa di Keith Emerson in questo già funesto 2016.

Proprio la sera prima, giovedi 10 marzo, alle porte della mia città si esibiva Carl Palmer, il batterista che completava  il leggendario triumvirato fondato da Emerson con Greg Lake, e la sua è stata una stupefacente dimostrazione di acrobatica potenza che mai avrei immaginato tuttora di tale intensità. Tanto meno si poteva ipotizzare che lo stesso Carl, il giorno dopo, sarebbe stato portavoce della tragica dipartita del compagno di gloriose avventure musicali.

Keith Emerson sicuramente ha lasciato un segno indelebile nel mio modo di avvicinare ed amare il rock; quando nel 1970 ascoltai l’album d’esordio degli ELP, ero già affascinato dai Nice, ma l’architettura del suono da cattedrale gotica proiettato nel futuro di “Barbarian” e di “Knife Edge”, mi ha letteralmente conquistato.

Per fortuna non ero il solo, perché gli ELP avrebbero spalancato le porte al successo di massa del rock progressivo. Ed il fiammeggiante leader di un trio di fuoriclasse era proprio lui, Keith Emerson, innalzato al rango di “Jimi Hendrix delle tastiere”,  profeta di un’eresia che all’epoca sembrò persino plausibile, ossia poter sfidare l’egemonia della chitarra elettrica nel rock suonando a velocità supersonica l’organo Hammond ed il piano, ed inaugurando da assoluto pioniere l’era dei sintetizzatori…Emo era questo ed altro: soprattutto alle sue sperimentali contaminazioni fra rock, musica classica e jazz fin dal debutto dei Nice (1967), si deve l’invenzione del rock progressivo. E poco importa se i critici con la C maiuscola  storcevano il naso verso gli “eccessi spettacolari” del nostro, preferendo inchinarsi di fronte alla figura da intellettuale un po’…così di Robert Fripp.

A me piace conservare un numero di Q Magazine (in copertina i Beatles, nientemeno) che riconosce a Keith e ai Nice una sorta di primogenitura, storicamente fondata, sulle origini del prog-rock. Dunque i Nice come il prototipo, gli ELP come il trionfo di questo genere di musica, con Keith in qualità di inarrivabile comun denominatore.

Ma dai vertici raggiunti, la caduta può esser ancora più fragorosa…ELP non erano solo rock’n’roll e “non piacevano” (un eufemismo) a chi  predicava il ritorno alle origini, all’essenziale aggressione sonika, in altri termini, alla generazione punk.

Come e più di tanti loro contemporanei, ELP diventavano “dinosauri”, simbolo di un’epoca da cancellare. Dagli ’80 in poi, Emerson si allontanava dai fasti del successo, continuando però a professare un’inalienabile passione per la sua musica.

“Io mi sento innanzitutto un compositore”, rivelava in una recente intervista esclusiva a Prog Magazine, e lo diceva con la fierezza di chi crede prioritariamente nella sua vocazione artistica.

In quest’ottica, il solo ed unico Keith Emerson  chiudeva il cerchio nel 2011 con il meraviglioso “The Three Fates Project”, autentico festival sinfonico registrato con un’orchestra classica di 70 elementi (uscito su etichetta Varese Sarabande, 2012) che idealmente tornava all’epoca d’oro dei Nice di “Five Bridges”.

Posso immaginare che per un musicista come lui, capace di strepitosi zenit virtuosistici nella sua carriera, gli insormontabili problemi alle articolazioni delle mani e in generale di salute, siano stati un ostacolo oltremodo frustrante da superare, ma non aggiungo altro sull’argomento.

Questo mio rapido quanto gravoso scritto vuol solo esprimere eterna gratitudine a colui che ritengo sia stato il più grande e visionario tastierista del rock. Scusatemi se posso essermi ripetuto su cose già dette…ma si tratta di una perdita incommensurabile, perché non è retorica dire che non ci sarà mai più un altro Keith Emerson!

Ci sentiamo davvero privati improvvisamente di un personaggio che con la sua inventiva è andato ben oltre i confini definiti della cultura pop, diventando protagonista assoluto di un’epoca dove pure il germoglio della creatività non era certo merce rara.

Beppe Riva ©2016

Riproponiamo qui l’articolo che Beppe scrisse appositamente per il blog il7/7/2011: TRIBUTO AD EMERSON LAKE &PALMER

https://timtirelli.com/2011/07/07/tributo-ad-emerson-lake-palmer-di-beppe-riva/

Beppe Riva & Keith Emerson

Beppe Riva & Keith Emerson

NEWS: finalmente un album dal vivo degli anni settanta della Bad Company: Live In Concert 1977 & 1979

3 Mar

Avevo avuto una imbeccata qualche tempo fa circa possibili nuovi tre progetti della (Original) BAD COMPANY previsti per quest’anno. Oltre alle prevedibili due nuove uscite delle edizioni speciali del terzo e quarto album, sognavo che facessero finalmente uscire un album dal vivo registrato negli anni settanta. Mi sono sempre chiesto perché all’epoca non fu mai pubblicato nulla, immaginando che il gruppo avesse registrazioni multitraccia di qualche buon concerto.

Ed ora eccolo qui: Bad Company Live In Concert 1977 & 1979, composto da registrazioni prese dal concerto di HOUSTON del 23 maggio 1977 e di LONDRA del 9 marzo 1979. Ad esse si aggiunge la registrazione di HEY JOE presa dai nastri di WASHINGTON 1979 (già apparso su bootleg).

L’album verrà pubblicato dalla RHINO il 29 aprile.
AGGIORNAMENTO del 09/03/2016: entrambi i concerti sono purtroppo incompleti, questo per far stare il tutto su due cd. La qualità sonora sembra sia ottima, in particolare quella relativa allo show di Londra, registrato all’epoca da Martin Birch, sembra sia stupefacente. I nastri non sono stati ritoccati, dunque quello che sentiremo è esattamente quello fu registrato all’epoca. I nastri sono stati per decenni negli archivi della Swan Song in stato di abbandono.”

Bad Companu live 1977/79original

CD1

  1. Burnin’ Sky
  2. Too Bad
  3. Ready For Love
  4. Heartbeat
  5. Morning Sun
  6. Man Needs Woman
  7. Leaving You
  8. Shooting Star
  9. Simple Man
  10. Movin’ On
  11. Like Water
  12. i. Live For The Music
  13. ii. Drum Solo
  14. Good Lovin’ Gone Bad
  15. Feel Like Makin’ Love
BAD COMPANY: Boz Burrell / Mick Ralphs / Paul Rodgers / Simon Kirke

BAD COMPANY: Boz Burrell / Mick Ralphs / Paul Rodgers / Simon Kirke

CD2

  1. Bad Company
  2. Gone, Gone, Gone
  3. Shooting Star
  4. Rhythm Machine
  5. Oh, Atlanta
  6. She Brings Me Love
  7. Run With The Pack
  8. i. Evil Wind
  9. ii. Drum Solo
  10. Honey Child
  11. Rock Steady
  12. Rock‘n’Roll Fantasy
  13. Hey Joe (Live in Washington, June 1979)
  14. Feel Like Makin’ Love
  15. Can’t Get Enough

Bad Company e Joe Walsh

Il gruppo inoltre partirà per una tournée americana (insieme a Joe Walsh):

JOE WALSH & BAD COMPANY TOUR DATES:

5/12/2016 – Dallas, TX @ Gexa Energy Pavilion
5/15/2016 – Morrison, CO @ Red Rocks Amphitheatre
5/17/2016 – Concord, CA @ Concord Pavilion
5/18/2016 – Chula Vista, CA @ Sleep Train Amphitheatre
5/20/2016 – Los Angeles, CA @ The Forum
5/22/2016 – Phoenix, AZ @ AK-Chin Pavilion
5/24/2016 – The Woodlands, TX @ The Cynthia Woods Mitchell Pavilion
5/26/2016 – New Orleans, LA @ Bold Sphere Music at Champions Square
5/28/2016 – Tampa, FL @ MidFlorida Credit Union Amphitheatre
5/29/2016 – W. Palm Beach, FL @ Cruzan Amphitheatre
6/7/2016 – Darien Center, NY @ Darien Lake Performing Arts Center
6/9/2016 – Mansfield, MA @ Xfinity Center
6/11/2016 – Holmdel, NJ @ PNC Bank Arts Center
6/12/2016 – Camden, NJ @ BB&T Pavillion
6/14/2016 – Wantagh, NY @ Nikon At Jones Beach Theater
6/16/2016 – Noblesville, IN @ Klipsch Music Center
6/18/2016 – St Louis, MO @ Hollywood Casino Amphitheatre
6/20/2016 – Kansas City, MO @ Starlight Theatre
6/22/2016 – Clarkston, MI @ DTE Energy Music Theatre
6/23/2016 – Chicago, IL @ FirstMerit Bank Pavilion
6/26/2016 – Cuyahoga Falls, OH @ Blossom Music Center
6/28/2016 – Pittsburgh, PA @ First Niagara Pavilion
6/30/2016 – Charlotte, NC @ PNC Music Pavillion
7/3/2016 – Nashville, TN @ Carl Black Chevy Woods Amphitheatre

Non sto nella pelle.

Paul Gilbert uno di noi

15 Feb

Non so come mai ma PAUL GILBERT mi è sempre piaciuto. Il tipo di musica che ha prodotto durante la sua carriera non è esattamente la mia preferita, il tipo di musicista che è di solito è lontano dai miei canoni, fisicamente non mi sono mai rivisto in lui eppure c’è qualcosa che mi ha portato ad avere un occhio di riguardo per questo PIPPO disneyano dell’hard and heavy moderno. Non nego di aver amato un paio di album dei MR BIG, di aver giudicato interessanti un paio di suoi album solisti, ma di solito mi tengo alla larga da questi chitarristi virtuosi moderni (anche se ormai moderno PAUL non lo è forse più). Eppure in lui c’è qualcosa che mi ha attrae. Mi piace anche quello che pensa e dice (considerando il  mondo musicale di cui fa parte)…

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Tra la fine degli ottanta e i primissimi anni novanta certe cose dei MR BIG mi è piacquero davvero  parecchio…

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Ora leggo su CLASSIC ROCK MAGAZINE UK qualcosa sui cinque album che hanno formato il suo DNA musicale, tra questi LIVE (del 1978 con registrazioni live del 1977) di FRANK MARINO e THE SONG REMAINS THE SAME, il disco dal vivo dei Led Zeppelin del 1976 (relativo registrazioni dal vivo del 1973), senza scordare il primo dei VH.

http://classicrock.teamrock.com/features/2016-02-10/paul-gilbert-s-5-essential-guitar-albums

Ora, che gli piacessero i LZ non è una novità, ricordo la sua partecipazione al tour giapponese GUITAR WARS e ai suoi duetti con JOHN PAUL JONES…

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o il suo tributo ai LZ insieme a MIKE PORNOY…

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ma vedere che due (tre) album che lo hanno formato sono anche i miei è davvero piacevole. Ho molto goduto nel leggere quello che pensa di FRANK MARINO…

Frank Marino & Mahogany Rush – Live (1978)

(In a low, menacing voice) “’Ladies and Gentleman… Will you please welcome… Frank Marino… and MaHOOOOOOOgany Rush…’ BOOM!

“This album is another example of superior shred being produced before ‘shred’ was a musical term. Frank Marino plays blindingly fast guitar with a tone that sounds like it will form a new indestructible metal alloy – once it cools. Only it stays molten for the whole record.

“Frank is another victim of Hendrix-clone accusations. He does cover Purple Haze, and he also does Johnny B. Goode, which Hendrix covered, but to my ear, Frank’s playing and tones have a flavour and intensity that are unique to him.

“I still marvel at Frank’s jazz lines in I’m a King Bee. I’ve tried working on similar changes for years, and I still don’t get close to how good he sounds. Either Frank is really smart, or I’m really dumb. But let’s take me out of the equation – just listen to the record and dig it!”

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e di THE SONG REMAINS THE SAME…

Led Zeppelin – The Song Remains the Same (1976)

“Before there was guitar, there was air guitar, at least for me. I spent years in front of the mirror with my Sears ‘Deluxe’ stamped-aluminium, suction-cup, yarn-cabled toy guitar before I ever played a note on an actual instrument.

“My mom was cool enough to take me to see The Song Remains the Same at a midnight showing. I was surprised at how boring the jams were and how few of the songs I knew. But I bought the soundtrack album anyway, and it grew on me. And grew. And grew. Until I could follow every Jimmy Page riff, solo, violin-bow howl, Theremin scream, and wah-wah move… all performed while pouting, duck-walking and strutting around Madison Square Garden, with a Les Paul slung low and pants worn unusually high to maximise the effect – a trick I didn’t work out until years later and am still hesitant to imitate.

“The boredom was gone. This was the best air-guitar workout imaginable! Jimmy had one other trick up his sleeve that put him far beyond his Yardbirds alumni. That trick?… Forming a rock band with Robert Plant, John Paul Jones and John Bonham. It took decades for my body to feel old and tired enough where I could begin to appreciate the low-energy goodness of the Clapton records that came out around the same time, or the singerless guitar fusion of Jeff Beck. As Robert Plant scats in ‘Whole Lotta Love,’ “He’s got to Boogie! He’s got to Boogie! Boogie! Boo-boo boo-boo baa-baa baa-waa-waa… BOOGIE!’ Ahh, have mercy.”

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Paul Gilbert uno di noi.

 

Ci siamo: le ristampe hanno superato le vendite degli album nuovi

18 Gen

Colpa dei nostalgici che guardano solo al passato, colpa della mediocrità delle nuove uscite, colpa della pigrizia intellettuale, colpa dei discografici che cercano di raccattare gli ultimi soldi ricattando i vecchi appassionati con nuove confezioni di album usciti decenni fa, colpa di internet, colpa del download selvaggio, colpa del castamasso della cesira, colpa d’Alfredo …

Reissues Overtake New Releases For The First Time Since Records Began

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Come on, come on, listen to the groupie talk: Lori Maddox a proposito di Bowie e Page

18 Gen

Intervista apparsa poco più di un paio di mesi fa, chissà quanto veritiera ma interessante per il candore che sembra dimostrare Miss Maddox (alia Mattix)

https://www.thrillist.com/entertainment/nation/i-lost-my-virginity-to-david-bowie

 

 

 

New photo of ROBERT JOHNSON

18 Dic

Sbuca un nuova foto di ROBERT JOHNSON e io quasi mi ribalto per terra. Sarà davvero lui?

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http://www.chron.com/entertainment/music/article/New-photo-of-bluesman-Robert-Johnson-unearthed-6703035.php?cmpid=fb-mobile#photo-9121122

Due anni fa avevamo già scritto qualcosa a proposito di una nuova possibile terza foto (accettata dalla RJ estate, ma respinta da molti studiosi del blues)…

https://timtirelli.com/2013/01/30/la-terza-foto-di-robert-johnson/

Siamo dunque molto cauti, ma è inutile negarlo…il sangue ribolle, la testa gira, il cuore palpita…il nostro padre putativo ci fa sempre questo effetto.

 

NEWS: Max Stèfani “I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE – Green/Page/Beck/Clapton” (Stèfani 2016)

15 Dic

Max Stèfani (IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER) sta dando gli ultimi ritocchi al suo libro dedicato a PETER GREEN, JIMMY PAGE, JEFF BECK, ERIC CLAPTON: “I 4 Cavalieri Dell’Apocalisse”.

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350 pagine, 200 foto, formato 24×30. Se amate uno dei quattro o una delle formazioni (Cream, Led Zeppelin, John Mayall, Fleetwood Mac, Yardbirds…) in cui hanno suonato ci sarà da essere contenti. Il libro è anche molto di più, perché c’è tutta la Londra degli anni sessanta lì dentro: i gruppi, i locali, gli studi di registrazione, le donne.

Stèfani lo pubblicherà in proprio; gli editori oggi non hanno grandi possibilità, così piuttosto che regalarlo a qualcuno solo per la soddisfazione di vederlo nelle librerie, Max se lo stampa da solo. Per farlo ha bisogno di quante più “prenotazioni” possibili per procedere con l’acquisto delle foto, l’impaginazione, la stampa… quindi è una sorta di atto di fiducia nei suoi confronti.

In caso qualcuno sia interessato (Max chiede 25 euro) è possibile contattare direttamente Stèfani (magari scrivendo che fate parte della comunità di questo blog) al seguente indirizzo: max@outsiderock.com

Il libro sarà consegnato (con dedica personale e numerata da 1 a 1000) nella seconda metà di febbraio.

E’ possibile pagare in tre modi: Postapay, paypal o bonifico.

Non ci lamentiamo dello stato miserello del Rock in Italia se poi non sosteniamo iniziative come questa.