A fine mese probabile chiamata a raccolta degli illuminati del blues. Durante il sinodo cercheremo di svelare i segreti di BLUESENGER:
– E’ vero che anche Chopin non riusciva a suonar bene il suo Preludio?
– Il mistero di Durban Laverde: bassista o dentifricio alla erbe?
– E’ vero che esiste una foto del 1970 in cui Steve Howe ride?
– Trovate nuove prove che rivelano una realtà sconvolgente: LOVE BEACH è il miglior album di rock progressivo.
– Medicina 33 (giri): THE FIRM, THE WINGS, BAD COMPANY… se preferite questi gruppi a LED ZEP / BEATLES / FREE avete la certezza di essere pazzi (e quindi pronti per il TTBlog)
– E’ vero che JOHNNY WINTER non sopportava la Juve?
Heading, as usual, for Brian’s place mi immergo nella pace mattutina del sabato. Come spesso succede sono un po’ spiegazzato e con l’umore non proprio candido. Ma dal car stereo BOB WELCH canta SENTIMENTAL LADY e allora il mood sembra passare dal rosso al blu(e)… bello l’album FRENCH KISSES, naturalemnte in versione SHM-CD…
Con più Brian avanza nella palude dell’alzheimer, con più ha a che fare con la noia. Quando in pausa pranzo corro da lui, o nei sabati e domeniche che passiamo insieme, cerco di mantenerlo attivo, ad esempio facendogli colorare dei disegni. Anche qui, non è che gli si possa dire “ ecco Brian, to’, colora mo’!“, bisogna stargli accanto e spiegargli che le foglie van colorate di verde, l’uva di viola, i rametti di marrone. Ci mette un po’ ad iniziare “Mo no Tim, mo’ ag vol do ori a piturèr tot”, ma poi ci si mette d’impegno, e alla fine è tutto soddisfatto…
Brian all’opera (foto di TT)
Lo interrogo sui componenti dell sua famiglia. Ricorda sempre con precisione il nome di suo padre, a fatica quello di sua madre. Quasi mai quello di sua moglie. Poi gli chiedo:
“e io, Brian, sono tuo…”
e lui “padre”,
“no, sono tuo…?”,
“fratello”
“no, pensaci bene, io sono tuo…”
“sei Tim…”
“sì, ma cosa sono per te?”
“sei tutto…”
“sì, d’accordo, grazie, ma sono tuo…”
“sei il mio capo…”
Rido, ma amaramente … sintomatica questa affermazione che arriva senza filtro alcuno. Certo, poco dopo in un momento di piena lucidità mi dice, “mo’ ec caion ca sun, te te me fiòl!” Ma le nebbie tornano ad alzarsi in fretta, a Ninentyland incontriamo qualcuno e gli dice “lui è il mio dirigente”. Lo dirigo sì, il vecchio Brian, che è ancora con noi ma fa sempre tanta fatica ad orientarsi in un mondo che non riconosce più. Meno male che l’alzheimer ha smacchiato il lato pieno di paturnie del suo carattere, e la dolcezza, la voglia di stare con gli altri hanno preso il sopravvento. Così quando gli dico “Dai Brian ti faccio una foto, fai il Johnny boy“, lui infila i pollici nei passanti dei jeans e si trasforma in Badass Brian, il supereroe di questo blog …
Brian badass pt2 (foto di TT)
La settimana scorsa, mini sinodo con gli ILLUMINATI DEL BLUES. Da 12 che siamo, ci siamo trovati in sette, anche Riff ha dovuto dichiarare forfait all’ultimo. Trovarsi al mercoledì sera ormai è uno sport estremo per gente della nostra età. MARIO e LISO, se ne vanno addiriittura prima dell’ode finale al DARK LORD.
Nonostante tutto però è stata una serata delle solite: una breve parentesi a commento dei risultati elettorali, e poi via a parlare di musica ININTERROTTAMENTE dalle 20,30 alle 24. We can’t get enough, baby. Abbiamo ascoltato il PRELUDE di CHOPIN interpretato da PAGE tutti in piedi, in quel misto di fremito pain and pleasure che hai quando senti il JIMMY POIGE post 1973, ho consegnato a tutti una copia di IN THROUGH THE OUT DOOR according to Tim Tirelli e ci siamo dati appuntamento per il sinodo vero e proprio di inizio estate a fine giugno.
Illuminati del blues – da sx a dx: Picca, Tim. Liso, jaypee, Lorenzo Stevens, Francesco P.
Illuminati del blues, da sx a dx: Picca, Tim. Liso, jaypee, Lorenzo Stevens, Francesco P.
Venerdì accompagno Lakerla, la valchiria che ho per socia, dall’elettrauto a Stonecity e noto che le autofficine hanno ancora i calendari di donne nude attaccati alle pareti … condivido il mio pensiero con Lakerla e lei subito mi ribatte “io vengo qui proprio per questo, per me è una sicurezza” … hai capito, il maschilismo ormai non c’entra più, trattasi di operazione marketing, di messaggio promozionale … “oh, noi siamo un’autofficina come si deve, al passo coi tempi ma coi nostri valori da meccanici, se venite qui andate sul sicuro”!
Autofficina con calendari di donne nude
Mentre me ne torno da Brian, heading for the place on the edge of the world, in questo mezzogiorno di fuoco in cui l’estate si assesta in maniera definitiva, passo davanti all’Area 51 di Magpie Place. Devo ancora capire cosa siano quelle strutture, ma son quasi certo che lì dentro ci sia l’alieno di Gazzata; l’otto luglio del 1947 evidentemente caddero sulla terra più astronavi aliene, una a Roswell in New Mexico, e una qui a Gazzata, frazione di Saint Martin On The River, Regium Lepidi, Italy.
L’Area 51 a Magpie Place (foto di TT)
Bistecca, birra e la prima cuca della stagione. Mi butto sul divano, ma chiudo gli occhi solo per poco, alle 14,30 sono già sveglio…peccato, avrei davvero bisogno di dormire. In casa, il respiro regolare della pace pomeridiana estiva. Scendo, faccio due passi nelle campagne intorno alla domus saurea … tutto tace … Patuzzo e la Ragni dormono sdraiati sul balcone. Palmiro dopo un po’ sbuca da un campo, ha la lingua fuori e l’andatura ciondolante … va a buttarsi sul pavimento di casa … osservo l’ombra dei frassini, i fossi senz’acqua…
Saturday in the park (of domus saurea) (foto di TT)
… lascio che lo sguardo si posi poi sui campi di erba spagna, l’erba medica insomma, che poi non c’entra nulla con la medicina, infatti il nome deriva dalla regione più o meno di provenienza, la MEDIA (ovvero quella regione tra il sud est della Turchia e il nord ovest dell’Iran) e … arrivo a pensare che devo smettere di lambiccarmi il cervello con queste cose, di essere sempre vittima dell’ossessione dell’etimologia, uff … ho bisogno di un Southern Comfort on the rocks.
Sabato 17/05/2014 durante l’ intervallo al concerto degli YES di Padova. Sento i due ragazzi che ho davanti dire che WAKEMAN sarà a Schio a fine mese. La groupie è in bagno. Torna e le dico: “Siediti… sei calma? RICK WAKEMAN sarà in Italia e fine mese“. La groupie mi guarda stupita, stupefatta e confusa , sono anni che agogna a vedere RW così, in diretta col tablet, prenotiamo due biglietti sul sito di SchioLife. Sono contento per lei… anche per me a dire il vero, ma più per lei. WAKEMAN è il suo dio del Rock. Venerdì 30/05/2014 ore 15,30 saliamo sulla blues mobile diretti a Castrum Carpi, attraversiamo immaginari boschi di carpini neri, una specie di betulla che sembra abbia dato il nome alla cittadina, ed entriamo sull’autostrada del Brennero. Sul car stereo A SINGLE MAN di ELTON JOHN; un’oretta dopo passiamo a CHANGING STATES, versione remaster, di KEITH EMERSON; usciamo a Vicentia Ovest. Per fare i venti km che ci separano da Schio impieghiamo almeno un’ora. Che traffico, fioi! Sono circa le 18, davanti al Teatro Civico c’è già qualche fan. Decidiamo di fare un giro per Schio; ossessionato come sono dal significato dei nomi, dò un’occhiata a Wikipedia… Il nome “Schio” deriva da scledum, termine latinomedioevale indicante una pianta della famiglia della quercia (gli “ischi”, che è un termine volgare per indicare la quercia bianca) o un luogo piantato a querce. Nonostante il nome sia relativamente recente, Schio non è certo una città di recente fondazione. Le prime tracce della presenza dell’uomo in questo territorio risalgono addirittura all’epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona. Il nome dei suoi abitanti – scledensi – ugualmente deriva da scledum, in lingua Veneta schioti. Cittadina davvero carina.
Schio (foto di Saura Terenziani)
Schio (Foto di Saura Terenziani)
Schio (foto di Saura Terenziani)
Di nuovo davanti al teatro. Riconosciamo alcuni fan che erano a Padova a vedere gli Yes, ci uniamo al gruppetto e iniziamo a chiacchierare. Un ragazzo di Bologna è stato a vedere il vecchio Rick a Sheffield poco più di tre settimane fa, che devozione! Un’altro ragazzo di Bologna di nome Gabriele è insieme a due amici, avvicina la groupie e salta fuori che si erano conosciuti al concerto che JOHN PAUL JONES fece a MODIGLIANA nel 2007 insieme a ROBYN HITCHCOCK. GABRIELE fa mente locale e mi dice col suo forte accento bolognese “mo’ soccia, ma tu allora sei TIM TIRELLI, quello della fanzine OH JIMMY”. Non è che mi conosca, ma attraverso amici degli amici, ha sentito parlare di me. Concordiamo sul fatto che poi alla fine gli appassionati (quelli veri) del Rock si conoscono tutti. In teatro c’è l’accordatore adibito a controllare che il piano a coda su cui si esibirà WAKEMAN sia a posto, ciò significa che entro breve il biondo di Perivale dovrebbe arrivare per il soundcheck. Mi guardo in giro e vedo arrivare uno di quei pulmini un po’ fighetti, avviso gli altri. E così senza tante cerimonie ci ritroviamo davanti RICK WAKEMAN. Sembra un po’ lo zio Fedele, con una polo un po’ slanata e quell’aria da inglese in vacanza, ma è pur sempre RW e vederlo lì così non è roba da tutti i giorni. La groupie è un po’ persa, lo guarda ammirata, la incito ad andare verso di lui, ma sembra precipitata in un mood star-struck. Lo guarda stupita e con una espressione di beatitudine. Mi passa il suo cellulino, cerco di continuare il filmato… (e sì, ho fatto l’upgrade e per l’occasione, da oggi, il TT blog può caricare video!).
La groupie è contentissima e ha ancora l’espressione basita. Insieme ai ragazzi andiamo nel bar del teatro. Un panino, una birra, una pasta, un caffè. Verso le 20,30 entriamo. Il teatro è assai grazioso, e anche molto piccolo. Ma siamo nel “Ridotto”, la sezione già restaurata, il resto dovrebbe completarsi entro l’anno. Teatro ricco di storia, eretto nel 1909 soprattutto grazio al contributo di ALESSANDRO ROSSI, il proprietario della famosissima (e grandissima… almeno per allora) fabbrica LANEROSSI (nome che a noi patiti di calcio di una incerta età non può che portare a galla ricordi legati alla maglietta a strisce biancorosse, quella con con la R ricamata sul cuore, quella del LANEROSSI VICENZA appunto)… Siamo i primi ad entrare, ad occhio e croce tra platea e palchi i posti dovrebbero essere 250, location perfetta per godersi in santa pace un concerto del genere, una serata intima insieme a RICK WAKEMAN.
Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)
Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)
Faccio due chiacchiere con CLAUDIO CANOVA, il promoter. Grazie al blog sono in contatto con lui da qualche giorno, e mi sembra già che sia quasi un amico. Durante la serata mi capita di confrontarmi più volte con lui e in tutte le occasioni lo trovo disponibile, gentile, aperto. CLAUDIO CANOVA fa onore all’etnonimo VENETI, parola che proviene dalla radice indoeuropea wen “amare”. I “Veneti” (*wenetoi) sarebbero pertanto gli “amati”, o forse gli “amabili”, gli “amichevoli.
Claudio Canova & Tim Tirelli – Schio 30-05-2014 (Foto di Saura Terenziani)
Il concerto PIANO SOLO di RICK WAKEMAN consiste naturalmente nell’esecuzione al piano di alcuni brani della sua vastissima produzione, intervallati da aneddoti che RICK racconta, anche con l’aiuto di una traduttrice ( a dire il vero non proprio impeccabile). WAKEMAN è un gran intrattenitore, simpatico, ironico, bonario… molto diverso dal brusco brontolone di cui si sente in giro. Il suo inglese è molto comprensibile, capisco tutto senza difficoltà, e rido di gusto a certe sue uscite.
Per quanto riguarda la performance in sé, beh, sono un amante degli YES da almeno 7 lustri, so di chi stiamo parlando, ma non mi aspettavo una esecuzione ancora così cristallina, dinamica, sublime. Già dal primo pezzo capisco che razza di gigante io abbia davanti. THE JIG, dall’album CIRQUE SURREAL, sarà anche il brano che più ho gustato in questa bella trasferta veneta. Mentre sento Rick affrontarlo così a freddo con magnifica disinvoltura penso a KEITH EMERSON, il mio keyboards god, e ai suoi problemi alle mani, e mi intristisco nel pensare che non potrà mai più regalarci performance come quella che WAKEMAN (e lo si capisce sin da subito) ci regalerà stasera.
FILE AUDIO: Rick Wakeman Schio 30-05-2014 “THE JIG” (Recorded by Tim Tirelli):
Un altro pezzo che mi cattura è CATHERINE HOWARD, dalle The Six Wives of Henry VIII, con quella sua sezione bluesy deliziosa. Ma è tutto un fiorire di boccioli pianistici, da MORNING HAS BROKEN di CAT STEVENS a LIFE ON MARS di BOWIE (Rick suonò su entrambe), dagli estratti da Journey to the Centre of the Earth a quelli di King Arthur, da AFTER THE BALL a GONE BUT NOT FORGOTTEN, alla magnifica ELEONOR RIGBY riletta alla Prokof’ev.
RICK WAKEMAN a Schio 2014 (photo courtesy of Angelo Tony Salviato)
Un trionfo insomma. Nessun calo di tensione, nessuno sbadiglio, nessuna noia. Solo l’amore per la musica, per il pianoforte portato in scena da un musicista fuori dall’ordinario.
RICK WAKEMAN a Schio 2014: post show picture (Phito courtesy of Claudio Canova)
Standing ovation e poi Rick saluta, e lentamente il teatro si svuota. CLAUDIO CANOVA mi conferma che WAKEMAN si fermerà a firmare autografi nel foyer. Siamo un cinquantina, forse di più, ad aspettarlo. Mi si avvicinano in due “Ah, eccolo qua, ecco Tim Tirelli“. Sono i due ragazzi che avevo davanti a vedere gli YES. Hanno visto l’articolo relativo sul blog e mi hanno riconosciuto. Che carini a farsi avanti. Un po’ di attesa e poi RW arriva. La groupie filma tutto…
Errore
Questo video non esiste
Ci mettiamo in coda, ed è bello per una volta ridiventare fan gioiosi, e dimenticare la cagacazzite, lo snobismo, l’experienced mood che a volte ci controllano. RICK WAKEMAN è meraviglioso, disponibile, paziente, ben disposto. Ci sono dei fan irresponsabili che hanno borse di Lp da farsi autografare. Se fossi in Rick gliene autograferei uno e basta, lui invece, imperterrito, firma, sorride. Che uomo! Tocca alla groupie, gli passa il manifestino da firmare, lei lo guarda estasiata…
Saura Terenziani & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (Foto di TT)
…poi gli chiede se può fare una foto con lui, lui sembra acconsentire con piacere, io prima di scattarla gli dico “Rick, she is crazy about you”. Lui la guarda, la abbraccia e le dice “you are mad!”. Mi indica e le dice “smile”…
Saura Terenziani e Rick Wakeman – Schio 30 may 2014 (photo TT)
Saura Terenziani & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (Foto di TT)
Ci togliamo da lì davanti per dar spazio anche agli altri. La groupie è visibilmente colpita, ci mette qualche secondo ad elaborare la cosa, mi guarda, ha gli occhi lucidi, e mi salta al collo. Sono così contento per lei. Sì, perché queste possono sembrare cose un po’ sciocche e futili agli occhi di chi non ha passioni forti, ma per chi vive la musica come essenza della vita stessa, beh questi sono quegli avvenimenti che ti rimettono a posto l’animo, che ti permettono di seguire a tempo il maestoso respiro dell’universo. Poi tocca a me, mi avvicino, Rick mi firma la brochure di SCHIO LIFE dedicata a lui, mi dice “smile” mentre la groupie scatta la foto. Lo saluto con un “Thank you so muck Rick, you are very very kind” e lui “No problem at all really”
Tim Tirelli & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (foto di Saura Terenziani)
Poco dopo, un po’ stanco, RW saluta tutti e se ne va. Io e la gropie ci guardiamo… che magnifica serata! Le chiedo se è contenta e se si rende conto di aver visto un concerto di RW e di aver fatto delle foto con lui… la groupie non risponde, ha quell’espressione di incredulità mista a beatitudine che la fa volare a qualche metro da terra. Lasciamo Schio sotto un pioggia battente, ma per noi è come fosse una bella serata al chiaro di luna. Rientriamo in autostrada, la blues mobile rolla tranquilla attraversando la notte. Una sosta in un autogrill per rifocillarci…
Post show daze – Tim Tirelli in Autogrill (foto saura Terenziani)
e poi via di nuovo verso Regium Lepidi. Arriviamo alla domus saurea verso le tre. Come due settimane fa, qualche coccola a Palmiro e poi a letto, sebbene l’adrenalina sia ancora in circolo. Domattina dovrò correre da Brian, ma la cosa non mi pesa, stasera ho bevuto birre e coca cole ma la dispepsia funzionale continua ad essere un pallido ricordo… ah, quanto bene mi fa la musica. Schio… good night! PS: RICK WAKEMAN IS GOD!
OUTSIDER di giugno avrà più di quaranta pagine dedicate ai LED ZEPPELIN; un lungo articolo di Giancarlo Trombetti a cui ho dato una sbirciata (l’inizio è davvero scoppiettante) e, tra le altre cose, un adattamento della rock and roll fantasy IS JIMMY PAGE DEAD?, pubblicato a suo tempo sul blog. Lo ha voluto Giancarlo, lo ha avallato Max Stèfani e così il thriller ironico della mai premiata ditta Tirelli & Piccagliani finirà su una rivista seria. Sono ancora dubbioso… credo sia roba da blog di Tim Tirelli, ma se non altro non è la solita brodaglia sui LZ che si legge sul 90% delle riviste di tutto il mondo. Naturalmente il numero di giugno avrà i LZ in cover vista l’imminente uscita delle prime deluxe edition…bisognerà dunque parlarne…ma come fare se non sono previste copie promozionali da inviare ai giornalisti e se il tutto è coperto dal massimo riserbo? Max organizza un incontro con chi gestisce le nuove uscite dei LZ alla Warner Italia e manda me ad ascoltare, appunto, in anteprima il materiale bonus delle deluxe editions dei primi tre album dei LED ZEPPELIN.
Venerdì, prima mattina. Prendo la groupie e m’imbarco su Italo alla stazione dell’alta velocità mediopadana di Regium Lepidi. In questa calda mattina di primavera l’Italia sembra un paese civile: l’ architettura meravigliosa della stazione (courtesy of Santiago Calatrava), la puntualità che spacca il secondo del treno , il decollo verso i 300 km all’ora.
In questi casi un selfie (per quanto ormai insopportabili) può anche starci…
Selfy Tonk Train Blues – Tim & la groupie su Italo
In mezz’ora siamo a Milano Rogoredo, peccato che per arrivare a Milano Porta Garibaldi non si possa andare veloci, altrimenti si arriverebbe nella città culla dell’umanità calcistica (triplete side of course) facendo giusto in tempo ad ascoltare STRAIGHT SHOOTER.
Porta Garibaldi è la zona grattacieli: architetture moderne, verde, arredo urbano di pregio. Bella Milano da queste parti. Colazione in un baretto baciato dal sole, walking into Piazza della Repubblica e infine alla Warner. 9° piano, reception: “buongiorno, sono Tirelli per la rivista Outsider avrei un appuntamento con…“. Altro ascensore, badge elettronico, stretta di mano e sono in un ufficio ad ascoltare in cuffia i tre dischetti bonus delle prime deluxe edition dei LED ZEPPELIN…non ho le confezioni sottomano, i supporti che ascolto sono cdr. Saltello avanti indietro cercando di farmi un’idea del tenore dell’operazione. Naturalmente non entrerò nel dettaglio, almeno fino a quando non uscirà OUTSIDER di giugno, dirò solo…don’t expect too much.
Usciamo dalla Warner, cerco di pensare ad altro… che il polverone di emozioni sollevato si posi , che i pensieri abbiano il tempo di formarsi … sì giusto, ma c’è un certo assolo di Page che continuerà a svolazzarmi nella mente. Chiamo Doc, riusciamo ad organizzare qualcosa per pranzo nelle immediate vicinanze di Piazza Duomo. Bello ritrovarsi con l’avvocato di piombo e Brown Sugar…
Laying In The Sun in Milano: da sx a dx Doc, Timmy boy, Brown Sugar (foto della groupie)
Riesco anche a vedere LAROBY, una che è capitata nei paraggi del blog e non è più andata via e che da qualche anno è diventata amica mia e della groupie. Impiega 40 minuti per trovare un parcheggio, così abbiamo solo 5 minuti per raccontarci e fotografarci, naturalmente davanti alla SCALA (per il paradiso)…
Mi godo il resto del tempo twisting the afternoon away: sulle terrazze del Duomo a sfidare le vertigini, alla mostra di LEONARDO DA VINCI in Galleria, sorseggiando una lemonsoda in un assolato Corso Vittorio Emanuele.
Out On The Tiles at the Milano Dome (foto di TT)
Verso il tardo pomeriggio torniamo. Alle 19,40 siamo a Regium. Saluto Italo…
Groupie says goodbye to Italo Train (foto di TT)
..la stazione Mediopadana …
Reggio Emilia – La Stazione MedioPadana dell’alta velocità (foto di Tim Tirelli)
Sabato mattina da Brian, sabato sera l’Inter che saluta degnamente Capitan Zanetti affondando la Lazio 4 a 1. La prima bella partita dell’Inter della stagione…peccato sia la penultima. Mateo Kovacic spettacolare. Sky dedica il post partita alla festa che San Siro, la squadra e la società tributano a Zanetti che lascia il calcio giocato. Mi commuovo. Piango. L’INTER è una grande passione.
Mi asciugo le lacrime e mi metto a scrivere la recensione per OUTSIDER (devo correggere continuamente il nome della rivista, scrivo sempre Outrider…ma come son messo?). Ripenso alle parole che Max mi ha scritto la mattina “…scrivi quello che ti pare. Non dobbiamo niente a nessuno. Il nostro referente deve essere il lettore”, la mia considerazione per lui aumenta di una spanna. Finisco verso le 3.
Domenica mattina, colazione con THE WHITE ALBUM dei BEATLES. Rileggo l’articolo, lo mando a Stèfani. Vado da Brian. In macchina SAINTS & SINNERS degli WHITESNAKE, produzione un po’ geometrica e compressa ma il disco mi dà la giusta carica ugualmente …
Lo scrivo sempre, ma è così: ogni giorno Brian perde qualcosa ma si aggrappa a me come fossi il sole che lo mantiene in vita. Che tenerezza questo vecchio di 84 anni con l’alzheimer in forma grave che pur scivolando verso l’abisso ha un moto atavico di rifiuto, un fiotto ancestrale che lo tiene ancora con noi…o quasi…oggi mi ha chiesto “Tim, ma to pèder el ancòra al mond?” (Tuo padre è ancora al mondo?).
La domenica bene o male passa, Brian colora disegni, io tableteggio. Torno a Borgo Massenzio mentre il sole va giù, il cielo sembra bruciare sulla campagna e la mia anima prende fuoco…
Borgo Massenzio bound: the sky is burnin’ (foto di TT)
The sky is burnin’ I believe my soul’s on fire…
La groupie è allo stadio, ed è una festa: il SASSUOLO ne dà quattro al Genoa, si salva e rimane in seria A. Neroverdi! Domani Stonecity sarà in festa. Domani già, sveglia alle 6…prelievo per la TAO di Brian…è già mezzanotte, mi chiedo come farò, oltre alla stanchezza sono anche dolorante alla gamba sinistra dopo la brutta caduta di due settimane fa, oggi zoppico vistosamente…mi scappa l’occhio sulla copertina del libro di MACCA che ho appena finito di leggere (MAN ON THE RUN – PMC IN THE 1970S)… farò, farò…sveglia all’alba, caffè corretto Southern Comfort e WITH A LITTLE LUCK porterò in porto un’altra giornata blues.
Settimana scorsa, san Giorgio, patrono di Stonecity. L’ufficio è chiuso, io sono a casa da solo, Brian è in qualche modo coperto. Invece di dormire, trastullarmi con musica, chitarre e blog, vado con la Lucy da Mazzini, azienda di floricoltura, vivaismo, giardinaggio di Gavasseto. La Lucy è la madre della groupie, ed è una 73enne d’assalto. Figlia dell’Emilia rossa, la Lucy è una donna concreta, senza fronzoli, dai contorni dell’animo spartani. La Lucy è anche instancabile, inarrestabile, immarcescibile. Una volta prese le misure, la compagnia della Lucy è molto piacevole: sincera, senza tanti filtri, con un vocabolario del dialetto emiliano illuminante. Starei ad ascoltarla ore quando parla snocciolando vocaboli che io nemmeno conosco.
Gavasseto è nel buco del culo dell’Emilia profonda, così mi aspettavo il solito vivaio di campagna, invece trattasi di struttura grandissima, modernissima, fornitissima. Rimango basito; diversi capannoni a mo’ di serra, parte esterna assai estesa piena di piante di ogni tipo, ampio parcheggio sul davanti, organizzazione scandinava. Spettacolo.
Mazzini, Gavasseto (RE) (Foto di TT)
Da ragazzo davo una mano a mia madre nel coltivare i fiori da giardino, mi deve essere rimasto una sorta se non di pollice, almeno di mignolo verde, perché ad inizio primavera mi piace occuparmi del flower power della domus saurea. Anche la Lucy è un’amante di fiore e piante, così credo le faccia piacere vedere che l’uomo di blues che sta con sua figlia sia un po’ appassionato alla cosa. Insieme giriamo nelle grandi serre, vorremmo comprare tutto, ma dobbiamo limitarci. Scegliamo gerani parigini, surfinie e altre piantine colorate, qualcosa per l’orto e una piccola pianta di duroni. La Lucy di solito è una decisionista senza tanti complessi, ma vedo che mi chiede quali piante e quali colori preferisco, io faccio in modo che decida lei pur indirizzandola verso le mie scelte… equilibrio perfetto. Incontriamo diverse persone che la Lucy conosce, dialetto stretto, convenevoli decisi e mai stucchevoli.
Mentre torniamo, uscendo da Gavasseto diamo un’occhiata ai due grossi nidi di cicogne che ormai da tempo sono stanziali in quei posti; da uno dei due nidi spuntano i piccoli, la Lucy si emoziona, e io con lei.
Di ritorno in Lenin road a Gavassae, la Lucy m’impone di restare a pranzo da lei. Tortelloni di zucca, affettato, lambrusco. Well, this is my homeland, baby. Il primo pomeriggio siamo nel posto in riva al mondo a sistemare i fiori. Io faccio da assistenye/manovale, la Lucy dirige. Gerani e surfinie nel vasi del balcone, gli altri fiorellini colorati nei vasconi del cortile, la pianta nei campi.
Gerani e surfinie on domus saurea’s open balcony (foto di TT)
Flowers on Domus Saurea’s courtyard (foto di TT)
Verso le 16 sono distrutto, Lucy invece è ancora fresca come una rosa. Faccio per buttarmi sotto la doccia agognando il meritato riposo quando mi chiama la groupie “la macchina è pronta per il ritiro”. Sono più di tre mesi che abbiamo ordinato la nuova macchina della groupie, finalmente ora è pronta: bisogna correre a prenderla. La vecchia Clio le è durata per sedici anni con più di 300.000 km, la groupie non ha esitato quando le è toccato decidere che macchina prendere: la nuova Clio. Devo dire che in effetti il nuovo modello è proprio bello, ma la groupie è anche la speedqueen, non è certo tipa da prendere una macchina da figa, perciò ha scelto il modello con la personalizzazione sportiva, così…tanto per non dare nell’occhio…
La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)
Non c’è niente da fare, la groupie è una Racing Girl…
Una volta ritirata la freccia gialla della bassa, ci fermiamo un momento in Lenin road, la Lucy è lì che vanga. Che donna la Lucy, una vera iron woman…
La Lucy.
La sera festeggiamo l’arrivo della Clio in una piccola pizzeria di Gavassae, “da Gianni”. C’è una famigliola dietro di noi. Lui in infradito, pantalone corto, maglietta, stuzzicadenti in bocca; lei scarpe con suola alta di mille colori. La figlia rompicoglioni che corre tra i tavoli. Lui e la moglie non si dicono una parola. Facce annoiate, esistenze trascinate, anzi sciabattate in giro.
Mi torna in mente la coppia di tre giorni prima al cinegiappo Nuova Hong Kong di Regium Lepidi. Lui reggiano di 65 anni lei ukraina (o giù di lì) di 55. Parlano di aceto balsamico. Lui tutto orgoglioso di questa specialità della nostra terra, lei che lo smonta dicendo che proprio a lei non piace. Lo fa quasi in tono di sfida, in un buon italiano con le vocali chiuse e aspre tipiche di chi viene dalle terre ad est. Lui, filosoficamente, conclude con un prosaico ma dolce ” Ah beh, se non ti piace, fa poi lo stesso”. Lei si alza per fare un altro giro al buffet, lui in tono scherzoso le dice “non mi lasciare”, lei gli lancia uno sguardo severo ma non scevro di un certo affetto. Che storie che mette in scena il melting pot.
Leggo che a MICHAEL SCHENKER non dispicerebbe tornare a collaborare con GRAHAM BONNETT, beh, non dispiacerebbe nemmeno a me. Tutta roba per il boulevard nostalgia naturalmente, ma non è che sia tanto di meglio in giro. Ne discuto su facebook con Marco P., Alex, Mixi e addirittura con Polbi. Così, questo sabato di prima mattina mentre vado da Brian mi sparo ASSAULT ATTACK…
… Too hot the sand too deep the oceans It’s just surviving whatever the cost …
Poco dopo le otto sono al Conad del centro commerciale NewTower; alla cassa un donna sui 65 parla del figlio e della di lui moglie, di come è contenta ad averli a pranzo spesso e di come il figlio sia proprio bravo. Si vede che di solito non ha con chi parlare perché si dilunga in particolari di nessuna importanza e in breve diventa un fiume di parole inutili. Esco dal Conad pensando che l’umanità non ha futuro.
Da Chen il cinese con Brian. Due svedesi e due caffé macchiati. Nel tavolo vicino, una coppia con bimbo piccolo. Lei gioca a fare la mamma in modo che tutti se ne accorgano…redarguisce affettuosamento suo figlio, rompe continuamente le scatole al marito il quale deve alzarsi per prendere un fazzolettino, una bottiglietta di acqua fuori frigo, un bicchiere, un gnocchino non troppo caldo, cristo e la madonna. Insopportabile.
Ci si mette poi l’africano in cerca di qualche spicciolo che viene a stringere la mano a Brian e gli dice “ciao papa”.
Usciamo; edicola…La Repubblica e KEN PARKER n.2.
Pranzo per Brian; gli preparo fette di tacchino con salsa tartara, affettato, formaggio, omogeneizzato, frutta, yougurt. Una sgambata in balcone e poi lo metto a colorare un disegno.
Verso la mezza ritorno a Borgo0 Massenzio e mi ascolto i CACTUS.
La sera l’Inter pareggia zero a zero col Napoli.
Domenica mattina di nuovo diretto da Brian mi ascolto i MOTT THE HOOPLE e THE FREEWHEELIN’ di BOB DYLAN. Di nuovo colazione con Brian da Chen il cinese. Edicola di viale Ciro Menotti: l’edicolante sta tenendo un comizio. Una signora prigioniera dello sproloquio non sa se ridere, piangere, accondiscendere o dissentire. Lui è uno di quelli sicuri di avere la soluzione a tutto, ad esempio per il recupero di vecchi edifici come quelli delle Ex Fonderie. Dà addosso al comune, si lascia scappare qualche parolaccia per dare enfasi al discorso. Mostro la mia insofferenza, non voglio sprecare nemmeno un minuto ad ascoltare quel tipo di fregnacce, mi inserisco stizzito: “Gazzetta dello Sport e Repubblica”. Esco scuotendo la testa, l’umanità non ha scampo.
Lunga la domenica con Brian. Scambio qualche email con Giancarlo Trombetti e Max Stefani, mi dissolvo nel tablet, leggo MAN ON THE RUN, libro in inglese sul PAUL MCCARTNEY degli anni settanta regalatomi da Riff, faccio colorare a Brian qualche disegno, guardo un vecchio film con CARY GRANT e INGRID BERGMAN su Rai Movie.
Sera, in macchina domus saurea bound. La severa poetica di DYLAN mi colpisce proprio come la dura pioggia che sta cadendo, meglio virare su qualcosa d’altro: CAPTAIN FANTASTIC di ELTON JOHN. Da alcune settimane ho scoperto che quando devo pettinarmi l’animo, i primi dischi di ELTON sono perfetti. Il savoir faire musicale di quegli album è davvero incantevole…
I held a dandelion That said the time had come To leave upon the wind Not to return When summer burned the earth again
Mentre attraverso il viola profondo della sera che va formandosi, penso che domani inizierà un’altra settimana, senza troppi ardori, colori e certamente piena di dolori, quelli dell’animo. Penso al fatto che non riesco a produrre una vita soddisfacente, che sono stanco di camminare all’ombra del blues, che se avessi la forza il coraggio invertirei la rotta, punterei la prua verso un nuovo inizio, un nuovo sole che sorge, un nuovo orizzonte…ma il padre dei quattro venti più che un padre è un patrigno, quello che soffia nelle mie vele non è il maestrale, ma un venticello che non mi sposta nemmeno dalla costa, e così, meditabondo, rimango sulla riva della vita a contemplare un mare che non riuscirò mai ad attraversare e a navigare…
Hey, I ain’t never coming Home Hey, I’ll just wander my Own road Hey, I can’t meet you here tomorrow Say goodbye don’t follow Misery so hollow
Hey you, you’re livin’ Life full throttle Hey you, pass me down that Bottle, yeah Hey you, you can’t shake Me round now I get so lost and don’t Know how And it hurts to care, so I won’t now
Forgot my woman, lost my Friends Things I’d done and where I’ve been Sleep in sweat the mirrors Cold See my face it’s growin’ Old Scared to death no reason Why Do whatever to get me by Think about the things I Said Read the page it’s cold And dead
Take me home Yeah, take me home Take me home Take me home, yeah Take me home
A volte mi sorprendo a soppesare la groupie mentre la vedo affrontare le sue attività quotidiane, è così reggiana che sembra quasi faccia parte di una etnia diversa. L’altro giorno, in dla basòra, eravamo dietro casa per una outdoor acoustic session. La guardavo tutta concentrata suonare il mandolino immersa in quella situazione bucolica e mi sembrava ci fossero interferenze spazio temporali atte a proiettarci verso altre latitudini. Cominciai così a pensare a come la campagna reggiana in cui vive (e vivo) sia una posto a parte, sia l’Emilia dell’Emilia, sia abitata da un gruppo etnico che si distingue dall’emiliano standard, una sorta di Cajuns…d’altra parte dal 1700 in poi, la nostra terra fece parte del Regno di Francia, cordone ombelicale cementato poi con l’età napoleonica poco più tardi.
La groupie è una Cajun Girl? (foto di TT)
Chissà, magari le terre al margine di nord est di Regium Lepidi hanno qualcosa in comune con la Lower Lousiana, dove i discendenti degli Acadians controllano una porzione dello stato americano in questione.
Se ripenso ad un certo pezzo dei LITTLE FEAT tutto sembra combaciare: il forte senso si appartenenza, il dialetto apertamente stretto con marcate componenti francofone, la musica popolare, la cucina. Cazzo, ci mancava solo che la groupie fosse una CAJUN GIRL…
Serious blue eyes, so pale and so shy Look closer ‘cause she’s got that look in her eye Red hair that sails on a soft southern breeze Fingers that fly on accordion keys
You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl
Cook cajun, speak creole, and lay on the spice Her fancy so free on these Saturday nights She sings and she plays at the parish hall dance Big city chanteuses just don’t stand a chance
You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl
Might find my dream, just West of New Orleans If you pole up the bayou St. John The way twin fiddles play And she squeezes on her squeeze-box until dawn All night they carry on
Tell long leg Lucille I must send my regrets It’s nothin’ she’s done, it’s just someone I met With innocent heart, true talent so rare She bloom on the bayou, this flower so fair
You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl
Might find my dream, just West of New Orleans If you pole up the bayou St. John The way twin fiddles play And she squeezes on her squeeze-box until dawn All night they carry on
SECOND MOVEMENT
Il vecchio Brian ogni giorno perde qualcosa; è ancora aggrappato alla vita e a quelle due sicurezze che ha, è ancora con noi, ma ogni giorno equivale alla discesa di un gradino verso l’abisso. L’estate scorsa pensavo che a quest’ora il protocollo Brian sarebbe già stato archiviato, invece è già aprile e ancora siamo impantanati nella sua gestione. Da un certo punto di vista è una cosa positiva, per lui perché ancora gode della libertà, per noi perché essendo già oltre le nostre forze sapremo che abbiamo fatto davvero tutto il possibile per tenerlo il più a lungo con noi. Domenica l’ho portato a Ninentyland, c’era il mercato di Forte dei Marmi, un mercato dunque gestito solo da ambulanti italiani (per lo più toscani) che proponeva merce davvero niente male (tenendo conto che di mercato si tratta). Un breve sgambata col mio vecchio tra le stradine del centro, nei pressi dell’abbazia di Thelema.
Tim & Brian relaxing in old Nonantola (late march 2014)
THIRD MOVEMENT
Le settimane lavorative seguenti ai weekend che passo per intero con lui sono difficilissime. Arranco, impreco, sbotto. Meno male che in ufficio ogni tanto arriva qualche pacchetto, come ad esempio quelli di Donna. Donna è un’americana che nel 2001 si procurò dal mio contatto statunitense un copia di OH JIMMY n.23, l’ultimo capitolo della mia fanzine. Nell’introduzione, in puro stile Tirelliano, scrissi: ….“non so quanti di voi possano essere interessati alla faccenda, ma mi piace pensare che lì fuori ci sia ancora qualcuno con il gusto per le cose fatte in casa…qualcuno che abbia voglia di passare un’oretta in compagnia di questa fanzine…magari seduto sotto un albero di fico a contemplare questi nostri piccoli scritti come fossero versi di Gozzano…”. Donna, da Sonora, California, mi scrisse proprio per queste parole e da allora si è creata un’amicizia vera, profonda, sincera. Donna non è un ragazzina…. nel 1957, giovanissima, era riuscita ad arrivare nel backstage di un concerto di ELVIS (e c’è la foto a testimoniarlo), ma il suo amore per la musica e per i LED ZEPPELIN fa sì che sia ancora curiosa e attiva. Nel 2004 venne in Italia per turismo, cenammo insieme, e quella sera cementò ancora di più la nostra amicizia, amicizia che travalica la musica rock e i LZ, e che è confronto continuo su tematiche politiche e blues quotidiani. Non passa natale o compleanno senza che mi arrivi un pacco pieno di regali, soprattutto magliette, rock o californiane. Qui sotto l’ultima:
Sonora California T-Shirt
Quando penso a Donna mi vengono sempre in mente le parole di Polbi che disse (quando seppe di questa liaison SAN FRANCISCO-NONANTOLA): ” tu Tim hai una capacità pazzesca di entrare in profondità nella vita delle persone…”, sarà così…d’altra parte Julia mi ha sempre detto che a me interessano gli altri.
CODA
Sempre più spesso mi imbatto nella pubblicità del box set di BRAIN SALAD SURGERY, la versione magnum da 6 dischetti, quella che il mio amico Fil chiama “lo scatolone”, e sempre più spesso m’innervosisco. Non contiene nulla di veramente inedito o nuovo, così sbotto: “no, mi rifiuto, questo non l0 compro! Basta, an sin pol piò! Anzi adesso inizio a vendere tutti i miei box set e deluxe edition, basta, per Page (per dio insomma)!” La groupie mi guarda, sorride, poi se ne va scuotendo la testa.
Il giorno dopo mi fermo in edicola e spendo 27,80 euro per due riviste inglesi…
… poco dopo in ufficio si ferma il corriere e mi consegna la nuova dose ….
Mi tengo in piedi così, con qualche ordine fatto su Amazon, in una girandola di sentimenti: appagamento e frustrazione, gioia e dolore, riempimento e svuotamento.
Ogni volta che mi arriva un pacchetto mi illudo di rivivere l’ emozione di allora, del tardo pomeriggio dei sabati fine settanta in cui rincasavo dopo essere stato al Peecker Sound di Formigine, quando finalmente potevo godermi il mio ultimo acquisto, un disco naturalmente… ma oggi è tutto troppo veloce. Mi ascolto il primo dei 5 dischetti di GOODBYE YELLOW BRICK ROAD ed è già ora di concentrarsi sul nuovo possibile acquisto…
Sono sfinito da questo riflesso bipolare.
AD LIBITUM
Per il resto blueseggio come mio solito. Lavoro, in pausa corro da Brian, sto un paio d’ore con lui, gli faccio colorare dei disegni…paesaggi, bandiere, animali, gli do un bacio e lo saluto. Mi fermo dal commercialista, mi fa accomodare nella sala riunioni, parliamo di lavoro…il mio io blues si libra nell’aria e mi vede mentre espongo con un certo savoir faire, situazioni economiche, dinamiche aziendali, punti di vista personali. Il mio io blues scuote la testa. Esco, lascio viale Reiter e mi dirigo verso viale Amendola. Il traffico è feroce. Mi ascolto, con gran piacere, il concerto del dicembre 1973 di ELTON JOHN a LONDRA. Entro in un secondo studio di commercialisti, consegno dei documenti e mi ributto sullo blue highway che riportano a Stonecity. Cambiando il cd1 con il cd2 m’ imbatto in TENNESSEE di JOHNNY CASH su Radio Capital. E qui assisto ancora una volta all’andare in pena dell’anima di un hard rocker di matrice inglese che, nonostante prenda sempre le distante dal genere “americana” e pensi di non esserne mai preda, si tuffa a testa bassa nel bayou per poi correre controvento lungo le praterie.
Fermo la blues mobile. Poso lo sguardo là oltre le colline, sospiro. Entro nel bar di Leo l’ebreo, ordino un caffè corretto sambuca e un souther comfort. Li bevo uno via l’altro. Pago. Esco. Mi sistemo la giacca. faccio un respiro profondo…sono pronto a tornare in ufficio.
Tornare al Corallo dopo 8 anni è un’emozione mica da poco. Dal 1996 al 2006 vi ho suonato praticamente ogni anno, con grande soddisfazione. Sì perché il Corallo è uno dei Rock club più importanti della nostra zona, qui hanno suonato nomi altisonanti. Il locale esiste dal 1951 e dal 1983 “è” la discoteca rock dell’Emilia profonda. Prima di lasciare la domus saurea alla volta di Scandillius, scambio un paio di email con BEPPE RIVA; il maestro – messo al corrente dell’imminente concerto – scrive “Che energia: suoni, scrivi, lavori, ti occupi del padre. Non so come fai ma invidio questa tua carica”. Rifletto su questa cosa mentre mi preparo, cercando di scacciare il senso di affanno e stanchezza che comunque mi pervade, e trovo un’energia insperata grazie alle parole di Beppe. Thank you, master. Arriviamo al Corallo e prima di scaricare mi soffermo un momento davanti alle locandine della CATTIVA.
CATTIVA CO. al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Saura T.)
Il portone laterale da cui passiamo con gli strumenti, il Corallo vuoto, il fonico che inizia a sistemare il mixer, Bruno Bocedi – l’organizzatore – che abbraccio con affetto, noi cinque che sistemiamo sul palco il nostro armamentario…profumo di rock and roll.
CATTIVA al Corallo 2014 – soundcheck – Lorenz & Tim: the Gibson twins (foto di Saura T.)
In attesa del soundcheck, mi intrattengo con me stesso nei camerini, suonicchio qualcosa sulla DANELECTRO per scaldare la mano. La bassista preferita mi viene a cercare: “dai tocca a te”.
CATTIVA al Corallo 2014 – Tim Tirelli: backstage warm up (foto di Saura T.)
Cena al K-ROCK cafè, sopra al Corallo. Arrivano gli amici… sempre carino vedere che si ricordano di te e che seguono il gruppo (spero) con passione. Bevo qualche bicchiere di lambrusco a cui allego, a fine pasto, un SOUTHERN COMFORT, tanto per smollarmi un po’. Scendiamo al Corallo, ci cambiamo, facciamo quattro chiacchiere. Bruno ci dice quanto sia cambiato il suo lavoro in questi ultimi anni, quanto sia diversa la realtà musicale, quanto il pubblico del Corallo sia ormai composto in massima parte da giovanissimi che al massimo arrivano fino al rock degli anni 90. Sono al corrente dell’andazzo, cerco di non badarci e di godermi la serata. Non ci sarà il pienone che facemmo nel 2005 e nel 2006, ma alla fine sarò soddisfatto del pubblico, caldo, vivo, a tratti palpitante.
Rispetto al passato si inizia più tardi. Ore 23,40. Tutti fuori si parte.
La CATTIVA al Corallo – 22 marzo 2014 da sx a dx: Lorenz-Lele-Pol-Saura-Tim
Proponiamo una scaletta più compatta, senza fronzoli e quasi senza ballad. HARD ROCK inglese e americano degli anni settanta che non fa prigionieri (o almeno questa è l’intenzione). Come sempre dopo i primi minuti soppeso se sul palco tutto è a posto. Guardo LELE, mi fa un cenno d’assenso …tutto procede bene. Sorrido quando ripenso a lui. E’ uno di quei batteristi che mi fan sognare. Lo guardavo durante il soundcheck suonare, insieme a Saura, THE OCEAN dei LZ. Godevo dello swing, della potenza, dell’eleganza rock che ha, del polso elastico che gli permette di esprimersi in groove che mi fanno partire per viaggi cosmici. La batteria, quando è suonata così, mi fa sognare.
Poso poi gli occhi su SAURA. Non è in forma, raffreddata è dir poco, ma stoica tiene su il gruppo con il suo solito savoir faire bassistico. Prima, nel soundcheck con Lele, godevo anche delle sue linee di basso, della dinamica che riesce ad esprimere. La guardo, tutta concentrata, con la sua cresta bionda e il suo bel FENDER JAZZ.
CATTIVA Corallo 2014 -Saura – Foto di Silvia Lucia Sacchetti
Sulla corsia di destra del palco osservo LORENZ, impeccabile come sempre nel suo stile… sembra in procinto di entrare al RAINBOW GRILL & BAR insieme ai LA GUNS. Avrà qualche problema: nel bel mezzo dell’assolo di SWEET EMOTION una delle due testate del MARSHALL lo molla. In attesa che risolva la situazione noi chiudiamo il pezzo degli AERO senza di lui e quindi eseguiamo IMMIGRANT SONG a quattro.
CATTIVA Corallo 2014 -Lorenz – foto di Silvia Lucia Sacchetti
Gorgheggia lì in mezzo il DAVID BYRON de noantri; continuo a sorprendermi della voce che riesce a tirar fuori POL …
CATTIVA al Corallo 2014 – foto di Maya Corradini
Il SOUTHERN COMFORT fa sì che io segua l’onda della musica senza fatica, ed è bellissimo lasciarsi trasportare in modo così semplice e naturale.
CATTIVA al Corallo 2014 – Lele Morselli (foto di Maya Corradini)
CATTIVA al Corallo 2014 – Saura e Tim (foto di Maya Corradini)
Il pubblico applaude, risponde, è attento, questa è una cosa che ci carica sempre…
CATTIVA al Corallo 2014 (Foto di Maya Corradini)
CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Pol Morogi e Saura (foto di Saura Corradini)
Durante l’assolo di LET THERE BE ROCK, LORENZ come sempre scende tra il pubblico. Non lo vediamo più, non capiamo quando dovremo cambiare accordo così, una occhiata a LELE, una rullata e noi dal LA passiamo al SI e LORENZ si adegui:-) Presento la band…il Corsaro Nero della Sacca (Lele), The Girl From Gavassa (Saura), Il Brad Delp di Correggio (Pol), il Rick Derringer di Vignola e, direttamente dalle paludi di Nonantola, Tim Tirelli. Ringrazio, saluto, e aggiungo “ricordate: Destiny Is A Rising Sun”. Chissà se qualcuno ha colto… Infine, “Scandiano goodnite”
CATTIVA CO al Corallo 2014 – Lorenz e Pol (foto di maya Corradini)
Beh, non proprio goodnight, visto che torniamo sul palco per un ultimo uno-due: WHOLE LOTTALOVE ed HEARTBREAKER. I pezzi dei LZ sono sempre accolti con molto calore e questo it’s a gas. Quindi camerini, baci e abbracci con chi ci è venuto a vedere, il riporre le chitarre nelle custodie e, sotto una pioggia fredda e dura, il ricaricae tutto in macchina. Saura si accascia sul sedile febbricitante, io esco da Scandillius e mi immetto sulla statale verso Regium Lepidi. La blues mobile rolla placida attraverso la notte di metallo, il tergicristallo batte il tempo in sintonia col mio cuore, sono le due passate, la coda di luce dei semafori guida la blues mobile verso le profondità imperscutabili del cosmo…adelante adelante, uomo di blues al volante…
CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Maya Corradini)
…Following the light to a distant land Come tomorrow, without yesterday Fade away…
Quante volte l’abbiamo pensato? Come sarebbe stato quell’album se al posto di quel pezzo ci fosse stato quella outtake fighissima? Se ad esempio, per rimaneree nel nostro mondo da teste di piombo, HEY HEY WHAT CAN I DO avesse chiuso LZIII invece di HATS OFF TO(ROY) HARPER, se il pezzo HOUSES OF THE HOLY avesse preso il posto di THE CRUNGE sull’album omonimo, ma soprattutto se DARLENE e WEARING AND TEARING fossero state preferite a SOUTH BOUND SAUREZ e HOT DOG nella songlist di ITTOD. L’ultimo album da studio dei LZ sarebbe stato davvero assai più dignitoso. Devo far presente che comunque è un album che amo moltissimo, che è stato l’unico album storico dei LZ che ho vissuto in diretta e che perciò riverso su di esso tutto il mio affetto giovanile, ma per la storia del rock e il casual fan non è che sia poi ‘sto capolavoro. Eppure, provate a sostituire SBS e HD con D e WAT e come per magia, tutto si fa più coerente, meno sfilacciato, più coeso.
Ancora non capisco come abbiano potuto scegliere SBS e HD; d’accordo, era un periodo di confusione e di transizione, JONES e PLANT si erano trovati ad avere un potere che mai avevano sognato, ma SBS e HD sono due outtakes (seppur ottime) e non pezzi con la dignità da album (dei LZ). Per la verità anche DARLENE ha il respiro dell’outtakes, testo praticamente inesistente buttato lì giusto per finire il pezzo, esecuzione dell’assolo di chitarra non esattamente a fuoco (benché interessante e gradevolissimo), ma la performance è piena di vigore (seppur decadente) e di uno spirito boogie irresistibile che be si sposa con la copertina dell’album (ma d’altra parte anche SOUTH BOUND SUAREZ ha lo stesso sapore, quel misto di assenzio, rum e Southern Comfort), copertina che richiama alla mente New Orleans o quantomeno il sud degli States.
WEARING AND TEARING poi avrebbe rappresentato molto bene i LZ, seppur un po’ dimessi, nell’atto dell’attraversare il momento d’oro del punk inglese e il momento di transizione per la musica rock in quegli anni tribolati. E’ un rock durissimo, dai contenuti e dai ricami un po’ distanti dall’hard rock classico, scaltro e scarno e comunque ricco di buoni spunti musicali.
Come vedete dalla copertina qui sopra mi sono divertito a ridisegnare l’album, spinto dalle nuove deluxe edition di prossima uscita e dai confronti con Luca nei commenti dei post dedicati ad esse. Luca preferirebbe OZONE BABY rispetto a FOOL IN THE RAIN…ho provato pure quella combinazione, ma non mi convinceva appieno così, dopo un consulto con Picca, sono tornato all’idea iniziale. OZONE BABY mi piace parecchio, ma ha anch’essa la silhouette dell’outtake. Bel pezzo ma non memorabile, assolo di Page non del tutto convincente nell’esecuzione.
Ascoltando in macchina il cd in versione revisited mi diverto come un matto e finalmente godo di ITTOD in modo completo e definitivo. Certo che però la quinta bonus track mi mette scompiglio: è solo una isolated drum track, ma è relativa ad un pezzo mai sentito delle session di ITTOD appunto. Così cerco di immaginarmi il pezzo seguendo il drumming di JOHN HENRY BONHAM. Speriamo che il DARK LORD la inserisca nel companion disc dell’ottavo disco da studio.
Domenica di marzo piena di sole, non sono di turno da Brian, ma alle 7,30 sono già in piedi. Non so perché. Colazione con SLOWHAND (deluxe edition of course) di CLAPTON in sottofondo. Nell’animo quella sensazione indefinita di inadeguatezza con cui annoio sempre gli amici e i lettori del mio blog. Quel blues che si insinua nelle crepe dell’animo, quelle crepe che pensavi di avere stuccato a dovere. La groupie capisce tutto così mi prende con sè e mi porta a fare un giro a piedi tra le campagne inondate di sole. E’ la seconda sgambata della nuova stagione, non voglio forzare più di tanto ma qualche chilometro lungo la stradina lunga e tortuosa non può che farmi bene. Il campanile della chiesa in lontananza rimanda rintocchi di campane, rigagnoli di acqua apparentemente chiara puliscono i fossi lì intorno. Mi torna in mente quando in primavera da bambino mi trovavo con gli amici al campo di calcio della Pieve, quello del prete insomma; intorno ad esso prati incolti e avvallamenti gonfi d’acqua, e noi con gli stivali di gomma che andavamo a caccia di salamandre.
Salamandra pezzata
Doveva essere più o meno il 1971 o il 72. Chiedo alla groupie se ha mai visto delle salamandre. Mi dice di no. D’altra parte (almeno rispetto a me) la groupie è giovane, che ne può sapere una che mentre io cercavo esemplari di anfibio urodelo non era ancora nata! Un altro che comunque deve aver fatto il mio stesso percorso è STEVE VAI, d’altra parte stessa età, stesso strumento, stessa perizia tecnica (dio, Page cioè, che spirito di patate che ho quando ho il blues!) ….
Passo davanti alla casa di RONZONI. Una gattina nera se ne sta con sua madre a prendere il sole. Mi fermo a guardarla. Mi chino sulle ginocchia e lei trotterellando viene verso di me. Mi si struscia addosso. Le accarezzo la schiena, le si appiattisce… sembra una cotolettina di pelo nero…
Tim Tirelli e la gattina nera (foto della groupie)
Mi sorprendo sempre delle splendide interazioni tra specie diverse di mammiferi, ne godo, tuttavia mi dico che an s’è mai vest JOHNNY WINTER accarezzare una gattina! Mi rialzo, do un bacino sul musino a Cottie e me ne vado.
Rientriamo. Malgrado il sole, il verde e la sgambata non sono riuscito a eludere quei blues fastidiosi. Mi butto sotto la doccia. Sullo stereo i LITTLE FEAT…
Nemmeno dare un’occhiata agli acquisti del sabato placa il demone del blues che si dimena dentro di me e che tra un po’ uscirà dal mio corpo spezzandomi lo sterno…
Gli acquisti del sabato (foto di TT)
Sì perché cosa li compro a fare? Di JPP SESSION MAN avevo già il bootleg originale di due LP con copertina rossa comprato nel 1979, va bene, questo in versione cofanetto da tre lp ha alcune pezzi in più, ma lo ascolterò mai? Perchè compro queste cose? Quali vuoti devo riempire? Quale impulso ossessivo compulsivo non riesco a frenare?
La groupie mi soppesa, io sto in silenzio annoiato da me stesso, con la brillante intuizione e risolutezza che hanno certe donne mi dice “dai vestiti che ti porto a mangiare fuori”. Il PURO BLANCO di Regium Lepidi è un nuovo ristorante giapponese assai diverso dai soliti self service di stampo asiatici e vivappage è uno bell’esempio di commistione italiana e asiatica: titolari e cameriere di entrambe le etnie. In attesa delle prime portate butto giù qualche sorso di birra fresca, la groupie ride della mia faccia blues, mi scatta una foto…
Tim Tirelli al Puro Blanco (foto della groupie)
Verdure e salmone fritto in agrodolce sono una novità per me e le gusto con piacere.
Arrivano altre portate, l’ultima è costituita da “ravanelli gialli”, ovvero sei tocchetti di riso con in mezzo un qualcosa di indefinibile di colore giallo, accompagnati da un paio di accenni di salsine.
Ravanelli gialli e wasabi (foto di Tim Tirelli)
Ne prendo uno, lo intingo nella salsina verde e lo porto alla bocca. In un secondo una bomba aromatica fa scempio delle mie papille gustative, sento un formicolio alle tempie, perdo l’equilibrio, barcollo sulla sedia, il cervello s’ infila in uno di quei tunnell spazio-temporali, in pochi istanti arrivo su Giove per poi ripiobare sulla Terra, m’ infilo in gola la bottiglia di birra…ritorno in me. “Cos’è successo?” “Deve essere stata quella salsina verde piccantissima” mi dice la groupie. Chiamo una cameriera “Mi scusi ma cos’è ‘sto lavoro?” “E’ la wasabi…sì e un po’ piccante.” “Un po’ piccante? E’ una bomba atomica, Mick Ralphs onnipotente!”
La cameriera sorride. “Mamma mia. Devo riprendermi, facciamo così … mi porti un borboun, uno scotch e una birra” ... la cura HOOKER funziona, meno male. Grazie JOHN LEE!
Di nuovo alla domus saurea. INTER-TORINO. Vinciamo uno a zero ma il blues è sempre a livello di guardia. E’ dura la ricerca infinita del proprio nido di stelle.
Devo fare qualcosa, non posso rischiare che la groupie si stufi e mi butti fuori di casa … così come sempre cerco aiuto nella musica, mi serve un po’ di ritmo per allentare questo blues, infilo dunque un dischetto nel lettore, la musica parte, un fremito iniziale e poi comincio a battere il piede, a scuotere la testa, persino a sculettare. Il ritmo è travolgente, il mio corpicino esplode in mille scintille di blues, mi sento posseduto da quel povero diavolo del demonio, il raggio del blues mi colpisce in pieno, ho visioni mistiche, vedo i miei santi…ROBERT JOHNSON, JOHN HENRY BONHAM, RANDY JO HOBBS, RICHARD HUGHES, MUDDY WATERS, LEONARD CHESS, AHMET ERTEGUN, PAUL KOSSOFF, BOZ BURRELL … sento il rock and roll feeling nelle ossa, nelle dita dei piedi, persino nel pistolino. Corro di là, mi verso un SOUTHERN COMFORT, lo butto giù tutto d’un fiato, prendo DOUBLENE, la mia doppiomanico, e la trascino in un ballo scatenato … l’accarezzo col mio bottleneck, la cingo con passione e mi lascio andare, libero di roccare e rollare come mi pare….ah, finalmente un po’ di sollievo. Un po’ di ritmo, un po’ di blues e il gioco è fatto. Meno male che c’è il Rock!
Tim Tirelli’s Doublene
Get rhythm when you get the blues Hey, get rhythm when you get the blues Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones Get taps on your toes and just get gone Get rhythm when you get the blues
Little shoeshine boy never gets low down But he’s got the dirtiest job in town Bendin’ low at the peoples’ feet On the windy corner of the dirty street Well, I asked him while he shined my shoes How’d he keep from gettin’ the blues He grinned as he shook his little head Popped a shoeshine rag and then he said
Get rhythm when you get the blues Hey, get rhythm when you get the blues Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones Get taps on your toes and just get gone Get rhythm when you get the blues
Well, I started to listen to the shoeshine boy And I thought I was gonna jump for joy Slapped on the shoe polish left and right He took a shoeshine rag and he held it tight He stopped once to wipe the sweat away I said you’re a mighty little boy to be a-workin’ that way He said “I like it”, with a big wide grin And he kept on poppin’ and he said again
Hey, get rhythm when you get the blues Hey, get rhythm when you get the blues Yes a jumpy rhythm makes you feel so fine It shakes all the trouble from your worried mind Get rhythm when you get the blues Get rhythm when you get the blues Get rhythm when you get the blues Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones Get taps on your toes and get gone Get rhythm when you get the blues
Lunedì mattina. Ho passato la domenica a far da badantaggio a Brian. Ho la schiena indolenzita, l’animo scuro e fosche visioni del futuro. La Kerlìt entra nel mio ufficio: “Tyrrell, hai poi deciso per il computer?”. Le rispondo. Suona il campanello. La Kerlìt dice: “E’ il corriere, vado io”. La frase “E’ il corriere” mi mette sempre un brivido addosso. Stavolta a ragione: è infatti arrivato l’ultimo pacchetto da Amazon. Lo apro con cura, soppeso i cinque articoli, sospiro. Mi bevo un caffè e, felice, riprendo a lavorare.
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