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The blue gardener

28 Apr

Settimana scorsa, san Giorgio, patrono di Stonecity. L’ufficio è chiuso, io sono a casa da solo, Brian è in qualche modo coperto. Invece di dormire, trastullarmi con musica, chitarre e blog, vado con la Lucy da Mazzini, azienda di floricoltura, vivaismo, giardinaggio di Gavasseto. La Lucy è la madre della groupie, ed è una 73enne d’assalto. Figlia dell’Emilia rossa, la Lucy è una donna concreta, senza fronzoli, dai contorni dell’animo spartani. La Lucy è anche instancabile, inarrestabile, immarcescibile. Una volta prese le misure, la compagnia della Lucy è molto piacevole: sincera, senza tanti filtri, con un vocabolario del dialetto emiliano illuminante. Starei ad ascoltarla ore quando parla snocciolando vocaboli che io nemmeno conosco.

Gavasseto è nel buco del culo dell’Emilia profonda, così mi aspettavo il solito vivaio di campagna, invece trattasi di struttura grandissima, modernissima, fornitissima. Rimango basito; diversi capannoni a mo’ di serra, parte esterna assai estesa piena di piante di ogni tipo, ampio parcheggio sul davanti, organizzazione scandinava. Spettacolo.

Mazzini, Gavasseto (RE)

Mazzini, Gavasseto (RE) (Foto di TT)

Da ragazzo davo una mano a mia madre nel coltivare i fiori da giardino, mi deve essere rimasto una sorta se non di pollice, almeno di mignolo verde, perché ad inizio primavera mi piace occuparmi del flower power della domus saurea. Anche la Lucy è un’amante di fiore e piante, così credo le faccia piacere vedere che l’uomo di blues che sta con sua figlia sia un po’ appassionato alla cosa. Insieme giriamo nelle grandi serre, vorremmo comprare tutto, ma dobbiamo limitarci. Scegliamo gerani parigini, surfinie e altre piantine colorate, qualcosa per l’orto e una piccola pianta di duroni. La Lucy di solito è una decisionista senza tanti complessi, ma vedo che mi chiede quali piante e quali colori preferisco, io faccio in modo che decida lei pur indirizzandola verso le mie scelte… equilibrio perfetto. Incontriamo diverse persone che la Lucy conosce, dialetto stretto, convenevoli decisi e mai stucchevoli.

Mentre torniamo, uscendo da Gavasseto diamo un’occhiata ai due grossi nidi di cicogne che ormai da tempo sono stanziali in quei posti; da uno dei due nidi spuntano i piccoli, la Lucy si emoziona, e io con lei.

Di ritorno in Lenin road a Gavassae, la Lucy m’impone di restare a pranzo da lei. Tortelloni di zucca, affettato, lambrusco. Well, this is my homeland, baby. Il primo pomeriggio siamo nel posto in riva al mondo a sistemare i fiori. Io faccio da assistenye/manovale, la Lucy dirige. Gerani e surfinie nel vasi del balcone, gli altri fiorellini colorati nei vasconi del cortile, la pianta nei campi.

Gerani e surfinie on domus saurea's open balcony (foto di TT)

Gerani e surfinie on domus saurea’s open balcony (foto di TT)

 

Flowers on Domus Saurea's courtyard (foto di TT)

Flowers on Domus Saurea’s courtyard (foto di TT)

 

Verso le 16 sono distrutto, Lucy invece è ancora fresca come una rosa. Faccio per buttarmi sotto la doccia agognando il meritato riposo quando mi chiama la groupie “la macchina è pronta per il ritiro”. Sono più di tre mesi che abbiamo ordinato la nuova macchina della groupie, finalmente ora è pronta: bisogna correre a prenderla. La vecchia Clio le è durata per sedici anni con più di 300.000 km, la groupie non ha esitato quando le è toccato decidere che macchina prendere: la nuova Clio. Devo dire che in effetti il nuovo modello è proprio bello, ma la groupie è anche la speedqueen, non è certo tipa da prendere una macchina da figa, perciò ha scelto il modello con la personalizzazione sportiva, così…tanto per non dare nell’occhio…

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

 

Non c’è niente da fare, la groupie è una Racing Girl…

Una volta ritirata la freccia gialla della bassa, ci fermiamo un momento in Lenin road, la Lucy è lì che vanga. Che donna la Lucy, una vera iron woman…

Iron-Woman

La Lucy.

La sera festeggiamo l’arrivo della Clio in una piccola pizzeria di Gavassae,  “da Gianni”. C’è una famigliola dietro di noi. Lui in infradito, pantalone corto, maglietta, stuzzicadenti in bocca; lei scarpe con suola alta di mille colori. La figlia rompicoglioni che corre tra i tavoli. Lui e la moglie non si dicono una parola. Facce annoiate, esistenze trascinate, anzi sciabattate in giro.

Mi torna in mente la coppia di tre giorni prima al cinegiappo Nuova Hong Kong di Regium Lepidi. Lui reggiano di 65 anni lei ukraina (o giù di lì) di 55. Parlano di aceto balsamico. Lui tutto orgoglioso di questa specialità della nostra terra, lei che lo smonta dicendo che proprio a lei non piace. Lo fa quasi in tono di sfida, in un buon italiano con le vocali chiuse e aspre tipiche di chi viene dalle terre ad est. Lui, filosoficamente, conclude con un prosaico ma dolce ” Ah beh, se non ti piace, fa poi lo stesso”. Lei  si alza per fare un altro giro al buffet, lui in tono scherzoso le dice “non mi lasciare”, lei gli lancia uno sguardo severo ma non scevro di un certo affetto. Che storie che mette in scena il melting pot.

Leggo che a MICHAEL SCHENKER non dispicerebbe tornare a collaborare con GRAHAM BONNETT, beh, non dispiacerebbe nemmeno a me. Tutta roba per il boulevard nostalgia naturalmente, ma non è che sia tanto di meglio in giro. Ne discuto su facebook con Marco P., Alex,  Mixi e addirittura con Polbi. Così, questo sabato di prima mattina mentre vado da Brian mi sparo ASSAULT ATTACK…

… Too hot the sand too deep the oceans
It’s just surviving whatever the cost …

Poco dopo le otto sono al Conad del centro commerciale NewTower; alla cassa un donna sui 65 parla del figlio e della di lui moglie, di come è contenta ad averli a pranzo spesso e di come il figlio sia proprio bravo. Si vede che di solito non ha con chi parlare perché si dilunga in particolari di nessuna importanza e in breve diventa un fiume di parole inutili. Esco dal Conad pensando che l’umanità non ha futuro.

Da Chen il cinese con Brian. Due svedesi e due caffé macchiati. Nel tavolo vicino, una coppia con bimbo piccolo. Lei gioca a fare la mamma in modo che tutti se ne accorgano…redarguisce affettuosamento suo figlio, rompe continuamente le scatole al marito il quale deve alzarsi per prendere un fazzolettino, una bottiglietta di acqua fuori frigo, un bicchiere, un gnocchino non troppo caldo, cristo e la madonna. Insopportabile.

Ci si mette poi l’africano in cerca di qualche spicciolo che viene a stringere la mano a Brian e gli dice “ciao papa”.

Usciamo; edicola…La Repubblica e KEN PARKER n.2.

Pranzo per Brian; gli preparo fette di tacchino con salsa tartara, affettato, formaggio, omogeneizzato, frutta, yougurt. Una sgambata in balcone  e poi lo metto a colorare un disegno.

Verso la mezza  ritorno a Borgo0 Massenzio e  mi ascolto i CACTUS.

La sera l’Inter pareggia zero a zero col Napoli.

 Domenica mattina di nuovo diretto da Brian mi ascolto i MOTT THE HOOPLE e THE FREEWHEELIN’ di BOB DYLAN. Di nuovo colazione con Brian da Chen il cinese. Edicola di viale Ciro Menotti: l’edicolante sta tenendo un comizio. Una signora prigioniera dello sproloquio non sa se ridere, piangere, accondiscendere o dissentire. Lui è uno di quelli sicuri di avere la soluzione a tutto, ad esempio per il recupero di vecchi edifici come quelli delle Ex Fonderie. Dà addosso al comune, si lascia scappare qualche parolaccia per dare enfasi al discorso. Mostro la mia insofferenza, non voglio sprecare nemmeno un minuto ad ascoltare quel tipo di fregnacce, mi inserisco stizzito:  “Gazzetta dello Sport e Repubblica”. Esco scuotendo la testa, l’umanità non ha scampo.

Lunga la domenica con Brian. Scambio qualche email con Giancarlo Trombetti e Max Stefani, mi dissolvo nel tablet, leggo MAN ON THE RUN, libro in inglese sul PAUL MCCARTNEY degli anni settanta regalatomi da Riff, faccio colorare a Brian qualche disegno, guardo un vecchio film con CARY GRANT e INGRID BERGMAN su Rai Movie.

Sera, in macchina domus saurea bound. La severa poetica di DYLAN mi colpisce proprio come la dura pioggia che sta cadendo, meglio virare su qualcosa d’altro: CAPTAIN FANTASTIC di ELTON JOHN. Da alcune settimane ho scoperto che quando devo pettinarmi l’animo, i primi dischi di ELTON sono perfetti. Il savoir faire musicale di quegli album è davvero incantevole…

I held a dandelion
That said the time had come
To leave upon the wind
Not to return
When summer burned the earth again

Mentre attraverso il viola profondo della sera che va formandosi, penso che domani inizierà un’altra settimana, senza troppi ardori, colori e certamente piena di dolori, quelli dell’animo. Penso al fatto che non riesco a produrre una vita soddisfacente, che sono stanco di camminare all’ombra del blues, che se avessi la forza il coraggio invertirei la rotta, punterei la prua verso un nuovo inizio, un nuovo sole che sorge, un nuovo orizzonte…ma il padre dei quattro venti più che un padre è un patrigno, quello che soffia nelle mie vele non è il maestrale, ma un venticello che non mi sposta nemmeno dalla costa, e così, meditabondo, rimango sulla riva della vita a contemplare un mare che non riuscirò mai ad attraversare e a navigare…

Hey, I ain’t never coming 
Home 
Hey, I’ll just wander my 
Own road 
Hey, I can’t meet you here tomorrow 
Say goodbye don’t follow 
Misery so hollow 

Hey you, you’re livin’ 
Life full throttle 
Hey you, pass me down that 
Bottle, yeah 
Hey you, you can’t shake 
Me round now 
I get so lost and don’t 
Know how
And it hurts to care, so I won’t now 

Forgot my woman, lost my 
Friends 
Things I’d done and where 
I’ve been 
Sleep in sweat the mirrors 
Cold 
See my face it’s growin’ 
Old 
Scared to death no reason 
Why 
Do whatever to get me by 
Think about the things I 
Said 
Read the page it’s cold 
And dead 

Take me home 
Yeah, take me home 
Take me home 
Take me home, yeah 
Take me home 

Say goodbye, don’t follow

The Cajun Girl and other assorted blues songs

3 Apr

FIRST MOVEMENT

A volte mi  sorprendo a soppesare la groupie mentre la vedo affrontare le sue attività quotidiane, è così reggiana che sembra quasi faccia parte di una etnia diversa. L’altro giorno, in dla basòra, eravamo dietro casa per una outdoor acoustic session. La guardavo tutta concentrata suonare il mandolino immersa in quella situazione bucolica e mi sembrava ci fossero interferenze spazio temporali atte a proiettarci verso altre latitudini. Cominciai così a pensare a come la campagna reggiana in cui vive (e vivo) sia una posto a parte, sia l’Emilia dell’Emilia, sia abitata da un gruppo etnico che si distingue dall’emiliano standard, una sorta di Cajuns…d’altra parte dal 1700 in poi, la nostra terra fece parte del Regno di Francia, cordone ombelicale cementato poi con l’età napoleonica poco più tardi.

La groupie è una Cajun Girl? (foto di TT)

La groupie è una Cajun Girl? (foto di TT)

Chissà, magari le terre al margine di nord est di Regium Lepidi hanno qualcosa in comune con la Lower Lousiana, dove i discendenti degli Acadians controllano una porzione dello stato americano in questione.

Scenes from Cajun Country

Se ripenso ad un certo pezzo dei LITTLE FEAT tutto sembra combaciare: il forte senso si appartenenza, il dialetto apertamente stretto con marcate componenti francofone, la musica popolare, la cucina. Cazzo, ci mancava solo che la groupie fosse una CAJUN GIRL…

Serious blue eyes, so pale and so shy
Look closer ‘cause she’s got that look in her eye
Red hair that sails on a soft southern breeze
Fingers that fly on accordion keys

You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl
She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl

Cook cajun, speak creole, and lay on the spice
Her fancy so free on these Saturday nights
She sings and she plays at the parish hall dance
Big city chanteuses just don’t stand a chance

You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl
She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl

Might find my dream, just West of New Orleans
If you pole up the bayou St. John
The way twin fiddles play
And she squeezes on her squeeze-box until dawn
All night they carry on

Tell long leg Lucille I must send my regrets
It’s nothin’ she’s done, it’s just someone I met
With innocent heart, true talent so rare
She bloom on the bayou, this flower so fair

You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl
She’s really somethin’, my sweet singing cajun girl
You ain’t seen nothin’, ‘till you’ve seen my cajun girl

Might find my dream, just West of New Orleans
If you pole up the bayou St. John
The way twin fiddles play
And she squeezes on her squeeze-box until dawn
All night they carry on

SECOND MOVEMENT

Il vecchio Brian ogni giorno perde qualcosa; è ancora aggrappato alla vita e a quelle due sicurezze che ha, è ancora con noi, ma ogni giorno equivale alla discesa di un gradino verso l’abisso. L’estate scorsa pensavo che a quest’ora il protocollo Brian sarebbe già stato archiviato, invece è già aprile e ancora siamo impantanati nella sua gestione. Da un certo punto di vista è una cosa positiva, per lui perché ancora gode della libertà, per noi perché essendo già oltre le nostre forze sapremo che abbiamo fatto davvero tutto il possibile per tenerlo il più a lungo con noi. Domenica l’ho portato a Ninentyland, c’era il mercato di Forte dei Marmi, un mercato dunque gestito solo da ambulanti italiani (per lo più toscani) che proponeva merce davvero niente male (tenendo conto che di mercato si tratta). Un breve sgambata col mio vecchio tra le stradine del centro, nei pressi dell’abbazia di Thelema.

Tim  Brian relaxing in old Nonantola late march 2014)

Tim & Brian relaxing in old Nonantola (late march 2014)

THIRD MOVEMENT

Le settimane lavorative seguenti ai weekend che passo per intero con lui sono difficilissime. Arranco, impreco, sbotto. Meno male che in ufficio ogni tanto arriva qualche pacchetto, come ad esempio quelli di Donna. Donna è un’americana che nel 2001 si procurò dal mio contatto statunitense un copia di OH JIMMY n.23, l’ultimo capitolo della mia fanzine. Nell’introduzione, in puro stile Tirelliano, scrissi: ….“non so quanti di voi possano essere interessati alla faccenda, ma mi piace pensare che lì fuori ci sia ancora qualcuno con il gusto per le cose fatte in casa…qualcuno che abbia voglia di passare un’oretta in compagnia di questa fanzine…magari seduto sotto un albero di fico a contemplare questi nostri piccoli scritti come fossero versi di Gozzano…”. Donna, da Sonora, California, mi scrisse proprio per queste parole e da allora si è creata un’amicizia vera, profonda, sincera. Donna non è un ragazzina…. nel 1957, giovanissima, era riuscita ad arrivare nel backstage di un concerto di ELVIS (e c’è la foto a testimoniarlo), ma il suo amore per la musica e per i LED ZEPPELIN fa sì che sia ancora curiosa e attiva. Nel 2004 venne in Italia per turismo, cenammo insieme, e quella sera cementò ancora di più la nostra amicizia, amicizia che travalica la musica rock e i LZ, e che è confronto continuo su tematiche politiche e blues quotidiani. Non passa natale o compleanno senza che mi arrivi un pacco pieno di regali, soprattutto magliette, rock o californiane. Qui sotto l’ultima:

Sonora  California T-Shirt

Sonora California T-Shirt

Quando penso a Donna mi vengono sempre in mente le parole di Polbi che disse (quando seppe di questa liaison SAN FRANCISCO-NONANTOLA): ” tu Tim hai una capacità pazzesca di entrare in profondità nella vita delle persone…”, sarà così…d’altra parte Julia mi ha sempre detto che a me interessano gli altri.

CODA

Sempre più spesso mi imbatto nella pubblicità del box set di BRAIN SALAD SURGERY, la versione magnum da 6 dischetti, quella che il mio amico Fil chiama “lo scatolone”, e sempre più spesso m’innervosisco. Non contiene nulla di veramente inedito o nuovo, così sbotto: “no, mi rifiuto, questo non l0 compro! Basta, an sin pol piò! Anzi adesso inizio a vendere tutti i miei box set e deluxe edition, basta, per Page (per dio insomma)!” La groupie mi guarda, sorride, poi se ne va scuotendo la testa.

Il giorno dopo mi fermo in edicola e spendo 27,80 euro per due riviste inglesi…

Prog mag ELP - Blues mag Uk Tour

… poco dopo in ufficio si ferma il corriere e mi consegna la nuova dose ….

Elton John Box Set Goodbye yellowe Brick Road

Mi tengo in piedi così,  con qualche ordine fatto su Amazon, in una girandola di sentimenti: appagamento e frustrazione, gioia e dolore, riempimento e svuotamento.

Ogni volta che mi arriva un pacchetto mi illudo di rivivere l’ emozione di allora, del tardo pomeriggio dei sabati fine settanta in cui rincasavo dopo essere stato al Peecker Sound di Formigine, quando finalmente potevo godermi il mio ultimo acquisto, un disco naturalmente… ma oggi è tutto troppo veloce. Mi ascolto il primo dei 5 dischetti di GOODBYE YELLOW BRICK ROAD ed è già ora di concentrarsi sul nuovo possibile acquisto…

Complete_album box set ALAN PARSON PROJECT

Sono sfinito da questo riflesso bipolare.

AD LIBITUM

Per il resto blueseggio come mio solito. Lavoro, in pausa corro da Brian, sto un paio d’ore con lui, gli faccio colorare dei disegni…paesaggi, bandiere, animali, gli do un bacio e lo saluto. Mi fermo dal commercialista, mi fa accomodare nella sala riunioni, parliamo di lavoro…il mio io blues si libra nell’aria e mi vede mentre espongo con un certo savoir faire, situazioni economiche, dinamiche aziendali, punti di vista personali. Il mio io blues scuote la testa. Esco, lascio viale Reiter e mi dirigo verso viale Amendola. Il traffico è feroce. Mi ascolto, con gran piacere, il concerto del dicembre 1973 di ELTON JOHN  a LONDRA. Entro in un secondo studio di commercialisti, consegno dei documenti e mi ributto sullo blue highway che riportano a Stonecity. Cambiando il cd1 con il cd2 m’ imbatto in TENNESSEE di JOHNNY CASH su Radio Capital. E qui assisto ancora una volta all’andare in pena dell’anima di un hard rocker di matrice inglese che, nonostante prenda sempre le distante dal genere “americana” e pensi di non esserne mai preda, si tuffa a testa bassa nel bayou per poi correre controvento lungo le praterie.

Fermo la blues mobile. Poso lo sguardo là oltre le colline, sospiro. Entro nel bar di Leo l’ebreo, ordino un caffè corretto sambuca e un souther comfort. Li bevo uno via l’altro. Pago. Esco. Mi sistemo la giacca. faccio un respiro profondo…sono pronto a tornare in ufficio.

 

 

CATTIVA COMPAGNIA Live al Corallo, Scandiano (RE) 22/03/2014

28 Mar

Tornare al Corallo dopo 8 anni è un’emozione mica da poco. Dal 1996 al 2006 vi ho suonato praticamente ogni anno, con grande soddisfazione. Sì perché il Corallo è uno dei Rock club più importanti della nostra zona, qui hanno suonato nomi altisonanti. Il locale esiste dal 1951 e dal 1983 “è” la discoteca rock dell’Emilia profonda. Prima di lasciare la domus saurea alla volta di Scandillius, scambio un paio di email con BEPPE RIVA; il maestro – messo al corrente dell’imminente concerto – scrive “Che energia: suoni, scrivi, lavori, ti occupi del padre. Non so come fai ma invidio questa tua carica”. Rifletto su questa cosa mentre mi preparo, cercando di scacciare il senso di affanno e stanchezza che comunque mi pervade, e trovo un’energia insperata grazie alle parole di Beppe. Thank you, master. Arriviamo al Corallo e prima di scaricare mi soffermo un momento davanti alle locandine della CATTIVA.

CATTIVA CO. al Corallo 2014 - Tim  Tirelli (foto di Saura T.)

CATTIVA CO. al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Saura T.)

Il portone laterale da cui passiamo con gli strumenti, il Corallo vuoto, il fonico che inizia a sistemare il mixer, Bruno Bocedi – l’organizzatore – che abbraccio con affetto, noi cinque che sistemiamo sul palco il nostro armamentario…profumo di rock and roll.

CATTIVA al Corallo 2014 - soundcheck -  Lorenz & Tim: the Gibson twins (foto di Saura T.)

CATTIVA al Corallo 2014 – soundcheck – Lorenz & Tim: the Gibson twins (foto di Saura T.)

In attesa del soundcheck, mi intrattengo con me stesso nei camerini, suonicchio qualcosa sulla DANELECTRO per scaldare la mano. La bassista preferita mi viene a cercare: “dai tocca a te”.

CATTIVA al Corallo 2014 - Tim Tirelli: backstage warm up (foto di Saura T.)

CATTIVA al Corallo 2014 – Tim Tirelli: backstage warm up (foto di Saura T.)

Cena al K-ROCK cafè, sopra al Corallo. Arrivano gli amici… sempre carino vedere che si ricordano di te e che seguono il gruppo (spero) con passione. Bevo qualche bicchiere di lambrusco a cui allego, a fine pasto, un SOUTHERN COMFORT, tanto per smollarmi un po’. Scendiamo al Corallo, ci cambiamo, facciamo quattro chiacchiere. Bruno ci dice quanto sia cambiato il suo lavoro in questi ultimi anni, quanto sia diversa la realtà musicale, quanto il pubblico del Corallo sia ormai composto in massima parte da giovanissimi che al massimo arrivano fino al rock degli anni 90. Sono al corrente dell’andazzo, cerco di non badarci e di godermi la serata. Non ci sarà il pienone che facemmo nel 2005 e nel 2006, ma alla fine sarò soddisfatto del pubblico, caldo, vivo, a tratti palpitante.

Rispetto al passato si inizia più tardi. Ore 23,40. Tutti fuori si parte.

La CATTIVA  al Corallo  - 22 marzo 2014 da sx a dx: Lorenz-Lele-Pol-Saura-Tim

La CATTIVA al Corallo – 22 marzo 2014 da sx a dx: Lorenz-Lele-Pol-Saura-Tim

Proponiamo una scaletta più compatta, senza fronzoli e quasi senza ballad. HARD ROCK inglese e americano degli anni settanta che non fa prigionieri (o almeno questa è l’intenzione). Come sempre dopo i primi minuti soppeso se sul palco tutto è a posto. Guardo LELE, mi fa un cenno d’assenso …tutto procede bene. Sorrido quando ripenso a lui. E’ uno di quei batteristi che mi fan sognare. Lo guardavo durante il soundcheck suonare, insieme a Saura, THE OCEAN dei LZ. Godevo dello swing, della potenza, dell’eleganza rock che ha, del polso elastico che gli permette di esprimersi in groove che mi fanno partire per viaggi cosmici. La batteria, quando è suonata così, mi fa sognare.

CATTIVA Corallo 2014  - Lele Morselli - Foto Di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 – Lele Morselli – Foto Di Silvia Lucia Sacchetti

Poso poi gli occhi su SAURA. Non è in forma, raffreddata è dir poco, ma stoica tiene su il gruppo con il suo solito savoir faire bassistico. Prima, nel soundcheck con Lele, godevo anche delle sue linee di basso, della dinamica che riesce ad esprimere. La guardo, tutta concentrata, con la sua cresta bionda e il suo bel FENDER JAZZ.

CATTIVA Corallo 2014 -Saura - Foto di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 -Saura – Foto di Silvia Lucia Sacchetti

Sulla corsia di destra del palco osservo LORENZ, impeccabile come sempre nel suo stile… sembra in procinto di entrare al RAINBOW GRILL & BAR insieme ai LA GUNS. Avrà qualche problema: nel bel mezzo dell’assolo di SWEET EMOTION una delle due testate del MARSHALL lo molla. In attesa che risolva la situazione noi chiudiamo il pezzo degli AERO senza di lui e quindi eseguiamo IMMIGRANT SONG a quattro.

CATTIVA Corallo 2014 -Lorenz - foto di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 -Lorenz – foto di Silvia Lucia Sacchetti

Gorgheggia lì in mezzo il DAVID BYRON de noantri; continuo a sorprendermi della voce che riesce a tirar fuori POL …

CATTIVA al Corallo 2014 - foto di Maya Corradini

CATTIVA al Corallo 2014 – foto di Maya Corradini

Il SOUTHERN COMFORT fa sì che io segua l’onda della musica senza fatica, ed è bellissimo lasciarsi trasportare in modo così semplice e naturale.

CATTIVA al Corallo 2014 - Lele Morselli  (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 – Lele Morselli (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 - Saura e Tim (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 – Saura e Tim (foto di Maya Corradini)

Il pubblico applaude, risponde, è attento, questa è una cosa che ci carica sempre…

CATTIVA al Corallo 2014 (Foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 (Foto di Maya Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 - Pol Morogi e Saura (foto di Saura Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Pol Morogi e Saura (foto di Saura Corradini)

Durante l’assolo di LET THERE BE ROCK, LORENZ come sempre scende tra il pubblico. Non lo vediamo più, non capiamo quando dovremo cambiare accordo così, una occhiata a LELE, una rullata e noi dal LA passiamo al SI e LORENZ si adegui:-) Presento la band…il Corsaro Nero della Sacca (Lele), The Girl From Gavassa (Saura), Il Brad Delp di Correggio (Pol), il Rick Derringer di Vignola e, direttamente dalle paludi di Nonantola, Tim Tirelli. Ringrazio, saluto, e aggiungo “ricordate: Destiny Is A Rising Sun”. Chissà se qualcuno ha colto… Infine, “Scandiano goodnite”

CATTIVA CO al Corallo 2014 - Lorenz e Pol (foto di maya Corradini)

CATTIVA CO al Corallo 2014 – Lorenz e Pol (foto di maya Corradini)

Beh, non proprio goodnight, visto che torniamo sul palco per un ultimo uno-due: WHOLE LOTTALOVE ed HEARTBREAKER. I pezzi dei LZ sono sempre accolti con molto calore e questo it’s a gas. Quindi camerini, baci e abbracci con chi ci è venuto a vedere, il riporre le chitarre nelle custodie e, sotto una pioggia fredda e dura, il ricaricae tutto in macchina. Saura si accascia sul sedile febbricitante, io esco da Scandillius e mi immetto sulla statale verso Regium Lepidi. La blues mobile rolla placida attraverso la notte di metallo, il tergicristallo batte il tempo in sintonia col mio cuore, sono le due passate, la coda di luce dei semafori guida la blues mobile verso le profondità imperscutabili del cosmo…adelante adelante, uomo di blues al volante…

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 - Tim Tirelli (foto di Maya Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Maya Corradini)

…Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away…

LED ZEPPELIN In Through The Out Door according to Tim Tirelli

21 Mar

Quante volte l’abbiamo pensato? Come sarebbe stato quell’album se al posto di quel pezzo ci fosse stato quella outtake fighissima? Se ad esempio, per rimaneree nel nostro mondo da teste di piombo, HEY HEY WHAT CAN I DO avesse chiuso LZIII invece di HATS OFF TO(ROY) HARPER, se il pezzo HOUSES OF THE HOLY avesse preso il posto di THE CRUNGE sull’album omonimo, ma soprattutto se DARLENE e WEARING AND TEARING fossero state preferite a SOUTH BOUND SAUREZ e HOT DOG nella songlist di ITTOD. L’ultimo album da studio dei LZ sarebbe stato davvero assai più dignitoso. Devo far presente che comunque è un album che amo moltissimo, che è stato l’unico album storico dei LZ che ho vissuto in diretta e che perciò riverso su di esso tutto il mio affetto giovanile, ma per la storia del rock e il casual fan non è che sia poi ‘sto capolavoro. Eppure, provate a sostituire SBS e HD con D e WAT e come per magia, tutto si fa più coerente, meno sfilacciato, più coeso.

Tim The Winter Album 2011

Ancora non capisco come abbiano potuto scegliere SBS e HD; d’accordo, era un periodo di confusione e di transizione, JONES e PLANT si erano trovati ad avere un potere che mai avevano sognato, ma SBS e HD sono due outtakes (seppur ottime) e non pezzi con la dignità da album (dei LZ). Per la verità anche DARLENE ha il respiro dell’outtakes, testo praticamente inesistente buttato lì giusto per finire il pezzo, esecuzione dell’assolo di chitarra non esattamente a fuoco (benché interessante e gradevolissimo), ma la performance è piena di vigore (seppur decadente) e di uno spirito boogie irresistibile che be si sposa con la copertina dell’album (ma d’altra parte anche SOUTH BOUND SUAREZ ha lo stesso sapore, quel misto di assenzio, rum e Southern Comfort), copertina che richiama alla mente New Orleans o quantomeno il sud degli States.

WEARING AND TEARING poi avrebbe rappresentato molto bene i LZ, seppur un po’ dimessi, nell’atto dell’attraversare il momento d’oro del punk inglese e il momento di transizione per la musica rock in quegli anni tribolati. E’ un rock durissimo, dai contenuti e dai ricami un po’ distanti dall’hard rock classico, scaltro e scarno e comunque ricco di buoni spunti musicali.

Come vedete dalla copertina qui sopra mi sono divertito a ridisegnare l’album, spinto dalle nuove deluxe edition di prossima uscita e dai confronti con Luca nei commenti dei post dedicati ad esse. Luca preferirebbe OZONE BABY rispetto a FOOL IN THE RAIN…ho provato pure quella combinazione, ma non mi convinceva appieno così, dopo un consulto con Picca, sono tornato all’idea iniziale. OZONE BABY mi piace parecchio, ma ha anch’essa la silhouette dell’outtake. Bel pezzo ma non memorabile, assolo di Page non del tutto convincente nell’esecuzione.

Ascoltando in macchina il cd in versione revisited mi diverto come un matto e finalmente godo di ITTOD in modo completo e definitivo. Certo che però la quinta bonus track mi mette scompiglio: è solo una isolated drum track, ma è relativa ad un pezzo mai sentito delle session di ITTOD appunto. Così cerco di immaginarmi il pezzo seguendo il drumming di JOHN HENRY BONHAM.  Speriamo che il DARK LORD la inserisca nel companion disc dell’ottavo disco da studio.

WE LOVE ITTOD!

Salamandre nel sole, una bomba atomica chiamata Wasabi e il prendere ritmo quando si ha il blues

13 Mar

Domenica di marzo piena di sole, non sono di turno da Brian, ma alle 7,30 sono già in piedi. Non so perché. Colazione con SLOWHAND (deluxe edition of course) di CLAPTON in sottofondo. Nell’animo quella sensazione indefinita di inadeguatezza con cui annoio sempre gli amici e i lettori del mio blog. Quel blues che si insinua nelle crepe dell’animo, quelle crepe che pensavi di avere stuccato a dovere. La groupie capisce tutto così mi prende con sè e mi porta a fare un giro a piedi tra le campagne inondate di sole. E’ la seconda sgambata della nuova stagione, non voglio forzare più di tanto ma qualche chilometro lungo la stradina lunga e tortuosa non può che farmi bene. Il campanile della chiesa in lontananza rimanda rintocchi di campane, rigagnoli di acqua apparentemente chiara puliscono i fossi lì intorno. Mi torna in mente quando in primavera da bambino mi trovavo con gli amici al campo di calcio della Pieve, quello del prete insomma; intorno ad esso prati incolti e avvallamenti gonfi d’acqua, e noi con gli stivali di gomma che andavamo a caccia di salamandre.

Salamandra pezzata

Salamandra pezzata

Doveva essere più o meno il 1971 o il 72. Chiedo alla groupie se ha mai visto delle salamandre. Mi dice di no. D’altra parte (almeno rispetto a me) la groupie è giovane, che ne può sapere una che mentre io cercavo esemplari di anfibio urodelo non era ancora nata! Un altro che comunque deve aver fatto il mio stesso percorso è STEVE VAI, d’altra parte stessa età, stesso strumento, stessa perizia tecnica (dio, Page cioè, che spirito di patate che ho quando ho il blues!) ….

Passo davanti alla casa di RONZONI. Una gattina nera se ne sta con sua madre a prendere il sole. Mi fermo a guardarla. Mi chino sulle ginocchia e lei trotterellando viene verso di me. Mi si struscia addosso. Le accarezzo la schiena, le si appiattisce… sembra una cotolettina di pelo nero…

Tim Tirelli e la gattina nera (foto della groupie)

Tim Tirelli e la gattina nera (foto della groupie)

Mi sorprendo sempre delle splendide interazioni tra specie diverse di mammiferi, ne godo, tuttavia mi dico che an s’è mai vest JOHNNY WINTER accarezzare una gattina! Mi rialzo, do un bacino sul musino a Cottie e me ne vado.

Rientriamo. Malgrado il sole, il verde e la sgambata non sono riuscito a eludere quei blues fastidiosi. Mi butto sotto la doccia. Sullo stereo i LITTLE FEAT…

Nemmeno dare un’occhiata agli acquisti del sabato placa il demone del blues che si dimena dentro di me e che tra un po’ uscirà dal mio corpo spezzandomi lo sterno…

JAMES PATRICK PAGE SESSION MAN VYNIL BOX SET

Gli acquisti del sabato (foto di TT)

Sì perché cosa li compro a fare? Di JPP SESSION MAN avevo già il bootleg originale di due LP con copertina rossa comprato nel 1979, va bene, questo  in versione cofanetto da tre lp ha alcune pezzi in più, ma lo ascolterò mai? Perchè compro queste cose? Quali vuoti devo riempire? Quale impulso ossessivo compulsivo non riesco a frenare?

La groupie mi soppesa, io sto in silenzio annoiato da me stesso, con la brillante intuizione e risolutezza che hanno certe donne mi dice “dai vestiti che ti porto a mangiare fuori”. Il PURO BLANCO di Regium Lepidi è un nuovo ristorante giapponese assai diverso dai soliti self service di stampo asiatici e vivappage è uno bell’esempio di commistione italiana e asiatica: titolari e cameriere di entrambe le etnie. In attesa delle prime portate butto giù qualche sorso di birra fresca, la groupie ride della mia faccia blues,  mi scatta una foto…

Tim Tirelli al Puro Blanco (foto della groupie)

Tim Tirelli al Puro Blanco (foto della groupie)

Verdure e salmone fritto in agrodolce sono una novità per me e le gusto con piacere.

verdure e salmone fritto in agrodolce

Arrivano altre portate, l’ultima è costituita da “ravanelli gialli”, ovvero sei tocchetti di riso con in mezzo un qualcosa di indefinibile di colore giallo, accompagnati da un paio di accenni di salsine.

Ravanelli gialli e wasabi (foto di Tim Tirelli)

Ravanelli gialli e wasabi (foto di Tim Tirelli)

Ne prendo uno, lo intingo nella salsina verde e lo porto alla bocca. In un secondo una bomba aromatica fa scempio delle mie papille gustative, sento un formicolio alle tempie, perdo l’equilibrio, barcollo sulla sedia, il cervello s’ infila in uno di quei tunnell spazio-temporali, in pochi istanti arrivo su Giove per poi ripiobare sulla Terra, m’ infilo in gola la bottiglia di birra…ritorno in me. “Cos’è successo?” “Deve essere stata quella salsina verde piccantissima” mi dice la groupie. Chiamo una cameriera “Mi scusi ma cos’è ‘sto lavoro?” “E’ la wasabi…sì e un po’ piccante.” “Un po’ piccante? E’ una bomba atomica, Mick Ralphs onnipotente!”

Bomba atomica

La cameriera sorride. “Mamma mia. Devo riprendermi, facciamo così … mi porti un borboun, uno scotch e una birra” ... la cura HOOKER funziona, meno male. Grazie JOHN LEE!

Di nuovo alla domus saurea. INTER-TORINO. Vinciamo uno a zero ma il blues è sempre a livello di guardia. E’ dura la ricerca infinita del proprio nido di stelle.

Devo fare qualcosa, non posso rischiare che la groupie si stufi e mi butti fuori di casa … così come sempre cerco aiuto nella musica, mi serve un po’ di ritmo per allentare questo blues, infilo dunque un dischetto nel lettore, la musica parte, un fremito iniziale e poi comincio a battere il piede, a scuotere la testa, persino a sculettare. Il ritmo è travolgente, il mio corpicino esplode in mille scintille di blues, mi sento posseduto da quel povero diavolo del demonio, il raggio del blues mi colpisce in pieno, ho visioni mistiche, vedo i miei santi…ROBERT JOHNSON, JOHN HENRY BONHAM, RANDY JO HOBBS, RICHARD HUGHES, MUDDY WATERS, LEONARD CHESS, AHMET ERTEGUN, PAUL KOSSOFF, BOZ BURRELL … sento il rock and roll feeling nelle ossa, nelle dita dei piedi, persino nel pistolino. Corro di là, mi verso un SOUTHERN COMFORT, lo butto giù tutto d’un fiato, prendo DOUBLENE, la mia doppiomanico, e la trascino in un ballo scatenato … l’accarezzo col mio bottleneck, la cingo con passione e mi lascio andare, libero di roccare e rollare come mi pare….ah, finalmente un po’ di sollievo. Un po’ di ritmo, un po’ di blues e il gioco è fatto. Meno male che c’è il Rock!

Tim Tirelli's Doublene

Tim Tirelli’s Doublene

Get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and just get gone 
Get rhythm when you get the blues 

Little shoeshine boy never gets low down 
But he’s got the dirtiest job in town 
Bendin’ low at the peoples’ feet 
On the windy corner of the dirty street 
Well, I asked him while he shined my shoes 
How’d he keep from gettin’ the blues 
He grinned as he shook his little head 
Popped a shoeshine rag and then he said 

Get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and just get gone 
Get rhythm when you get the blues 

Well, I started to listen to the shoeshine boy 
And I thought I was gonna jump for joy 
Slapped on the shoe polish left and right 
He took a shoeshine rag and he held it tight 
He stopped once to wipe the sweat away 
I said you’re a mighty little boy to be a-workin’ that way 
He said “I like it”, with a big wide grin 
And he kept on poppin’ and he said again 

Hey, get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Yes a jumpy rhythm makes you feel so fine 
It shakes all the trouble from your worried mind 
Get rhythm when you get the blues 
Get rhythm when you get the blues 
Get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and get gone 
Get rhythm when you get the blues

(Johnny Cash) 

Felicità 2a parte

3 Mar

Lunedì mattina. Ho passato la domenica a far da badantaggio a Brian. Ho la schiena indolenzita, l’animo scuro e fosche visioni del futuro. La Kerlìt entra nel mio ufficio: “Tyrrell, hai poi deciso per il computer?”. Le rispondo. Suona il campanello. La Kerlìt dice: “E’ il corriere, vado io”. La frase “E’ il corriere” mi mette sempre un brivido addosso. Stavolta a ragione: è infatti arrivato l’ultimo pacchetto da Amazon. Lo apro con cura, soppeso i cinque articoli, sospiro. Mi bevo un caffè e, felice, riprendo a lavorare.

CD arrivati - Tim Tirelli blog

PS: Grazie Mix!

DIANA DEW UNMASKED – La comunità ASMR in subbuglio: Diana Dew ci mette la faccia!

28 Feb

Mesi fa siamo caduti nel burraccione ASMR, il post del 25 luglio 2013 è lì a testimoniarlo:

ASMR…quasi come MUSIC al minuto 4:44 (e 5:10)

Prendere coscienza di riflessi incondizionati che abbiamo sempre avuto ha aperto porte sorprendenti. L’ASMR è ora un nostro pensiero fisso, ed è ormai prassi quotidiana lavorare, quando possibile, con le cuffiette sintonizzate sui video youtube di DIANADEWASMR. Sì, solo su quelli di Diana Dew, che è italiana ma che fa principalmente video in inglese, perché è con Diana che, su di noi,  i “tingles” prendono forma in modo completo. Abbiamo provato altri nomi, naturalmente solo femminili, ma niente da fare, è solo Diana Dew che ci aziona il pulsante start.

La particolarità di Miss Dew era quella di non mostrare mai il viso, atteggiamento che non ha condizionato la piacevolezza dei suoi video. A parte il fatto che noi facciamo quasi sempre solo un uso “audio” del suo materiale, la parte video rimaneva comunque sempre affascinante: il movimento delle mani che sapientemente accompagna quei suoni deliziosi e il dolce sussurrare è comunque un bel vedere.

Per motivi personali DD si era assentata dal suo canale youtube per qualche settimana poi, una volta tornata, ha ricominciato a produrre video…

Poco dopo, all’improvviso, senza tante anticipazioni, pubblica un clip col titolo “♋ OMG Diana has a face? ♋ Hands relaxation soft spoken ramble about ABC ASMR reportage”. Ehi, ci diciamo, Diana mostra la faccia…Finalmente smascherata! Beh, non è del tutto vero. La signorina Rugiada usa quasi lo stesso trucchetto usato da KISS nel 1980:

Kiss unmasked

Insomma, sì, ci mette la faccia, ma lo fa indossando una maschera.

Resta ad ogni modo un qualcosa di clamoroso nel mondo ASMR. Diana Dew è una ragazza piacevole sotto tutti i punti di vista, ma ci chiediamo se ci mancherà il non avere il visual del suo viso mentre ascoltiamo il suo eloquio suadente e quasi inaudibile. Un po’ come vedere, all’inizio degli anni ottanta, i primi video musicali basati su delle storie. Avranno anche avuto molto successo, in alcuni (pochi) casi saranno stati anche ben fatti, ma hanno anche spento o comunque condizionato l’immaginazione.

Ad ogni modo, al di là di tutto, viva Diana Dew.

FELICITA’

27 Feb

In giro lungo gli Stonecity citylimits per lavoro. Capatina all’edicola di Marchino a Maranello: è arrivato CLASSIC ROCK UK con la BAD COMPANY in copertina.

In ufficio, discuto di lavoro con Kerla; suonano contemporaneamente il campanello e il telefono. Rispondo a quest’ultimo, mentre Kerla scende a ritirare qualcosa portato dal corriere. Al telefono con un fornitore che mi chiede se siamo interessati ad un corso d’aggiornamento di Indesign, Kerla appoggia il pacchetto alla scrivania e bibsbiglia: “Tirelli, è arrivata la droga“.

Finisco la telefonata. Apro il pacchetto …. è arrivato il cofanetto dei LITTLE FEAT. Con cura lo ripongo vicino a CLASSIC ROCK. Guardo fuori, è spuntato il sole. Mi sento bene.

Classic Rock Bad Company & Little feat Box Set

Album dei ricordi: LINDA RONSTADT “Living In The Usa” (Asylum 1978) – TTTTT

23 Feb

Estate 1979, gli STRANGERS, o meglio THE STRANGERS, si  stanno preparando a fare un concerto. I FORESTIERI (ma allora pensavamo significasse  STRANIERI) siamo io, Biccio, Marcel e Mariomarchi. In quello che era il bel cortile interno dell’ abbazia di Nonantola ci si appresta a vivere uno dei guizzi dell’estate nonantolana di quell’anno. Stand gastronomici e intrattenimento musicale. Stasera tocca a noi, uno dei nostri primi concerti seri. Concerti seri, diavolo, probabilmente no, ma lo viviamo con molta partecipazione emotiva, sicuri che sarà il primo passo verso un avvenire di sicuro successo. Il repertorio di basava su DE GREGORI, BENNATO, VENDITTI (dai loro album periodo 1977/78), SAMBA PA TI di SANTANA,  SGUARDO VERSO IL CIELO delle Orme e chissà cos’altro. Oggi preferisco non immaginare come suonassi il pezzo di SANTANA o come cantassi SGUARDO VERSO IL CIELO, di sicuro però so che ero determinatissimo nel cantare una versione punk rock de TU GRILLO PARLANTE di EDOARDO BENNATO.

In attesa dell’arrivo del concerto, uno dei nostri amici, leggermente più grande di noi, si occupa di mettere su dei dischi e di far aleggiare sulla festa i motivi di successo di quegli anni. Parte un’intro alla Chuck Berry seguita da uno di quei ritmi rock and roll/boogie che mi fanno impazzire, seguono pezzi dall’andamento avvolgente, tristi ma sensuali e in quel caldo giugno è quello che ci vuole per l’animo già bluesy di Team Teerally. Corro dal mio amico Daniele, mi faccio dare l’ellepi e in un secondo rimango sedotto dalle cosce di LINDA RONSTADT. Ho diciotto anni, il testosterone è probabilmente al suo zenit, la voglia rock – seppur acerba- violentissima, la cazzuttaggine anche. Go Timmy go.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Front

Domenica di febbraio, quasi trentacinque anni dopo. Mi sveglio, sono un po’ in fase imbambitura: venerdì sera allo STONES CAFE’ a vedere PICCA & GLI ARTERIOSCLEROCKERS con ritorno alle due di notte, sabato mattina sveglia alle sette e corsa da Brian per la solita mattina prefestiva di badantaggio, sabato sera cena con amici della groupie. Stamattina Palmiro che alle sei ci sveglia perché vuole mangiare. Ore nove: mi alzo. C’è il sole, primo riflesso della giornata: mettere su un cd. Mi viene in mente LIVING IN THE USA di LINDA RONSTADT, chissà perché. L’aria sonora mi avvolge, preparo le spremute, il caffè, i pasticcini. La mente rivolta a quelle 10 canzoni. Tornano a galla sensazioni, odori, speranze dell’epoca che fu. Il disco batte dentro di me, prende il controllo del mio corpo. Vado in sala, apro lo sportello dei liquori, mi verso due dita di SOUTHERN COMFORT e lo butto giù tutto d’un fiato, come farebbe JOSEY WALES o uno della banda DOOLIN DALTON. La groupie sgrana gli occhi, è ancora metà mattina, poi sorride sorniona: “sei proprio guarito con lo stomaco”. Già, ieri ho festeggiato un anno senza patemi da dispepsia funzionale, dopo un lustro davvero, davvero difficile. Nulla cosmico onnipotente, grazie.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Back

LINDA RONSTADT, cantante americana di musica popolare. Di discendenza tedesca-inglese-olandese-messicana, la sua fu una delle famiglie di pionieri più importanti dell’Arizona. A quattordici anni mette in piedi il suo primo trio folk, a diciotto si trasferisce in California e lì inizia la sua ascesa. Con il secondo album del 1970 sfiora la TOP 100 americana (parlo della classifica THE BILLBOARD 200, quella generale, quella che conta davvero). Col quarto DON’T CRY NOW arriva al 45° posto, con HEART LIKE A WHEEL del 1974 arriva al 1° posto.  Nel 1976 è al 3° posto, nel 1977 torna al 1°, nello stesso anno esce un Greatest Hits che arriva alla sesta posizione. Nel 1978 con LIVING IN THE USA riguadagna la vetta. Trionfo.

L’album è pieno di canzoni bellissime ed è suonato da musicisti bravissimi, tra cui il grande WADDY WATCHEL. BACK IN THE USA (esce anche come singolo piazzondosi al 16° posto) è naturalmente quella di CHUCK BERRY e la porto del cuore perché, come scritto, per me fu il primo assaggio della RONSTADT…

JUST ONE LOOK (come singolo nel 1979 arriva alla 44esima posizione)  …deliziosa e leggera …

ALISON è quella di ELVIS COSTELLO, ed è, lo sappiamo, un gioiellino. COSTELLO criticò la versione, troppo country-americaneggiante, ma poi se non altro confessò che gradì molto il sacco di soldi che gli arrivarono grazie ai  diritti …

WHITE RHYTHM &B LUES del grande JOHN DAVID SOUTHER è la mia preferita. E’ questa la canzone per l’uomo (e la donna) di blues. Risentirla oggi, quando la vita è ormai segnata, quando il più è stato fatto, quando non c’è più tanto tempo per cambiare la strada su cui sei, non può che trasformare i sospiri in pianto …

I don’t want you to hold me tight
Till you’re mine to hold
And I don’t even want you to stay all night
Just until the moon turns cold

All I need is black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

You say that somebody really loves you
You’d find her if you just knew how
But honey, everyone in the whole wide world
Is probably asleep by now

And they’re dreaming of
Black roses, white rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

Close your eyes
Sleep away all your blues
I’ve done everything but lie
Now I don’t know what else I can do

Ah, the night time sighs and I hear myself
But the words just stick in my throat
Would you think that somebody like me
Might hurt much more than it shows

Just send me black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues
Black roses, white rhythm and blues

ALL THAT YOU DREAM è dei LITTLE FEAT ed è, sebbene non ci sia lo zampino del mai troppo compianto LOWELL GOERGE, anch’essa splendida. Musica americana at its best.

Altra cover altro successo: OOH BABY BABY, di Smokey Robinson, arriva al 7 posto della classifica americana sempre nel 1979 …

MOHAMMED’S RADIO è l’ennesimo momento da brividi, altro istante di intensità altissima della musica americana, scritta, anche qui, dal mai troppo compianto WARREN ZEVON. Tra l’altro è il pezzo da cui il nostro amato IVAN GRAZIANI prese, diciamo così, l’ispirazione per la sua PASQUA …

Linda Ronstadt 1978

WHEN I GROW TOO OLD TO DREAM, BLOWING AWAY e LOVE ME TENDER (il successo di Elvis) sono – a mio parere – gli unici episodi di livello standard. Troppo dolciastri, ma sette canzoni sfavillanti su dieci sono una bella media.

Linda volò alta sulle classifiche fino al 1990, poi divenne semplicemente leggenda. Gli anni duemila l’hanno vista prendere posizioni politiche scomode (per l’America), supportando il lavoro del regista MICHAEL MOORE e definendo l’allora presidente GEORGE W BUSH un cretino, lottando contro l’omofobia, sostenendo l’agricoltura e l’economia sostenibile. Una superfiga quindi, sotto ogni punto di vista. Nel 2013 rivelò di soffrire del morbo di Parkinson.

CIRCUS magazine Linda Ronstadt 1978

Noi l’amiamo ancora. Tanto.

Bluesin’ away in a rainy february day

20 Feb

La groupie, che di solito si sveglia a ridosso dell’alba, prima di partire viene a svegliarmi “Buongiorno Tyrrell, dai tirati su che devi andare da quel cliente”. Mi dà un bacio e poi esce da casa. E’ un po’ che quando ho appuntamenti o riunioni di prima mattina richiedo a lei il servizio sveglia, perché in questi ultimi mesi a fatica riesco a sentire la sveglia. Sono in uno stato di cottura permanente, più psicologica che fisica, così uscire dal letto è un po’ come uscire dal caldo ventre materno…ci manca solo che un’ostetrica mi dia uno schiaffo per farmi piangere e siamo a posto.

Mentre mi preparo controllo il cellulino …. Salvo mi ha mandato un messaggio “Since I’ve Been Loving You dei GREAT WHITE è … non ho parole!”, immagino che il Sicily boy intenda dire che gli piace moltissimo. Vado di fronte agli scaffali, lettera G, tiro fuori il loro live tributo ai LZ, metto su SIBLY…

Fine febbraio, piove, tanto per cambiare. L’anno scorso eravamo a ridosso di forti nevicate, ma ora c’è questa pioggia neutra, insignificante, sfibrata. In garage mi accorgo di non avere la chiave della blues mobile. Tiro la prima madonna. Torno in casa a cercarla. Diretto come ogni dannata mattina a Stonecity, su Radio Capital, Lateral di Luca Bottura. Le country road che a tratti percorro a volte nascondono delle insidie: da Bath (Bagno, insomma) verso Little Court (Corticella, insomma) sto per attraversare un incrocio solitario, lì vicino una macchina ferma, all’interno una coppia di anziani che evidentemente sta cercando la via giusta per andare da Toschi a comprare una coppa (l’insaccato). Improvvisamente Gisto inserisce la retromarcia e viene nella mia direzione mentre sto passando. Con una manovra degna della groupie versione speed-queen riesco a evitarlo con una brusca sterzata, poco più avanti suono il clacson, mi fermo, apro lo sportello e gli urlo “Ma sei cretino, porca madosca”. Gisto fa l’incazzato, lo vedo agitarsi all’interno della macchina, scendo e faccio per andargli incontro. Gisto si attacca al clacson e parte (nella direzione sbagliata). Ritorno in me. Guardo l’orologio, ore 8,35, e ho già tirato due madonne.  Ho bisogno di musica; rendo ovattata l’atmosfera all’interno della blues mobile con gli Steely Dan (in versione SHM-CD of course, alla faccia di Piccus che dice che non c’è differenza con i CD fatti con materiale standard), mentre fuori, sullo stradone Herberia-Stonecity, camion e furgoni s’ inseguono diretti alle grandi fabbriche.

Steely Dan Countdown To Ecstasy 1973 Sleeve

Ripenso a un paio di cose che ho letto di recente sul diario di ROSS HALFIN:

“Oliver Halfin told me I should hear The Winery Dogs, so he played it. I thought it was rubbish, tired old stuff with people who just overplay and can’t write songs”, beh sarà contento il mio amico Lorenzino Stevens che dei WINERY DOGS è un fan…

“Johnny and Edgar Winter (TOGETHER Live 1975 ndTim) is from 1976 and is appalling – they sound like a wedding band…”, ecco qui sono meno contento io. Il live TOGETHER dei fratelli WINTER è schifoso? Davvero sembrano una band da matrimonio? Ora, trattasi di esibizioni del 1975, fatte alla fine di un paio di concerti di JOHNNY WINTER, dove l’EDGAR WINTER GROUP era l’opening act, con tutte e due le band sul palco a suonare insieme qualche vecchio standard amato dai fratelli albini.

Johnny & Edgar Winter 1975 poster

Non è semplice in quel contesto, poco più che una improvvisazione tra musicisti dello stesso giro, mettere su vinile esibizioni perfette, ma…gruppo da matrimoni? Sono io ad essere così accecato dall’amore che ho per fratelli INVERNO da non sentire l’aspetto “matrimoniale” della faccenda? Picca, Lorenz, Jaypee, Giancarlo… è così?

Alle 9 in punto sono dal cliente, poco dopo in ufficio davanti a un thé caldo. Alle 13 dovrò essere al Policlinico di Mutina a far rinnovare una carta medica per Brian, poi mi fermerò da lui e infine di nuovo qui in ufficio. Sono già stanco. Guardo fuori dalla finestra, grigiume… si ferma il furgone di un corriere, ho una scossa d’eccitazione, che sia uno dei pacchetti che Amazon UK (avevo scritto “OK”…sintomatico…) mi deve consegnare? Macché, il corriere suono nella palazzina di fronte. Vado sul mio account di Amazon UK a riguardarmi gli ordini fatti:

Ordine 2 & 3  Amazon UK Ordine Amazon UK

Con la scusa di raggruppare gli articoli in una unica spedizione per risparmiare sulle spese di trasporto, ho capito che fino a marzo non mi arriverà nulla. Guardo fuori, febbraio continua a piovere da un cielo cinereo, mi bevo un Southern Comfort e mi metto a lavorare. Vita blues.

Southern Comfort

Pausa pranzo. In tangenziale sud a Mutina. JEFF BECK spara SO WHAT, risvolti metallici e industriali che ben si adattano al mood generale di oggi e al tempo atmosferico…

Al monumento al grappolo d’uva che capeggia al centro di una delle grandi rotonde sulla tangenziale volto a sinistra, mi infilo sulla Vignolese diretto al Policlinico. Osservo vecchie ville padronali, palazzine affacciate sulla strada, distributori chiusi. Piove. JEFF BECK incornicia i quadretti che vedo dal mio parabrezza con JB’S BLUES…

Passo davanti a dove abitava LAURA, il cuore rallenta, maledico il caso, il destino, il fato, dio, il demonio, chissacché o chissacchì. In un fiotto di religiosa laicità mi chiedo se la sua anima è lì che aleggia da qualche parte o se si è inabissata nelle profondità siderali dell’universo.

Fermo ad un semaforo mi cade l’occhio su un manifesto che pubblicizza il “piano solo tour 2014”. di Giovanni Allevi, quel simpaticone che “Beethoven è una mezza sega”. Mi vien voglia di fermarmi e di pisciare sul poster. Entro al Policlinico, ingresso 1 corridoio A. Una infermiera amministrativa mi consegna il rinnovo della “Scheda Prescrizione Per Pazienti Ambulatoriali Esterni” per la terapia anticoagulante di Brian. Mi rimetto in macchina. Sulla via Emilia, fermo ad un altro semaforo guardo la Ghirlandina in lontananza, JEFF BECK mi scioglie l’anima con uno dei suoi pezzi languidi…

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Svolto in Ciro Menotti, passo non lontano da Picca, mi piacerebbe chiamarlo e offrirgli chessò (sì, lo so, oggi sono in fissa col raddoppiamento fonosintattico) un CYNAR, un PETRUS, un AMARO BENEDETTINO, ma Brian mi aspetta, sono già in ritardo… un salto veloce in un caffè per far svagare cinque minuti il mio vecchio e  poi riparto per l’ufficio. Giornata dunque loffia, poco interessante, giornata in cui anche i blues sembrano “inculenti”  ma poi, d’un tratto alle 15,15 RADIO CAPITAL trasmette TARKUS degli EMERSON LAKE AND PALMER… la giornata inizia a svoltare. Poco dopo mi arriva un messaggio da VALERIA del management di LOREDANA BERTE’: m’ invita a vedere il concerto di LOREDANA a BOLOGNA il 3 marzo al Teatro Europauditorium. Ecco, che una del management di un’artista affermata si preoccupi di invitare un uomo di blues che ha un blog miserello dove si parla di musica sì, ma fuori dai binari canonici dei media musicali italiani, lo trovo molto, molto positivo. In Italia, c’è ancora speranza.