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LED ZEPPELIN In Through The Out Door according to Tim Tirelli

21 Mar

Quante volte l’abbiamo pensato? Come sarebbe stato quell’album se al posto di quel pezzo ci fosse stato quella outtake fighissima? Se ad esempio, per rimaneree nel nostro mondo da teste di piombo, HEY HEY WHAT CAN I DO avesse chiuso LZIII invece di HATS OFF TO(ROY) HARPER, se il pezzo HOUSES OF THE HOLY avesse preso il posto di THE CRUNGE sull’album omonimo, ma soprattutto se DARLENE e WEARING AND TEARING fossero state preferite a SOUTH BOUND SAUREZ e HOT DOG nella songlist di ITTOD. L’ultimo album da studio dei LZ sarebbe stato davvero assai più dignitoso. Devo far presente che comunque è un album che amo moltissimo, che è stato l’unico album storico dei LZ che ho vissuto in diretta e che perciò riverso su di esso tutto il mio affetto giovanile, ma per la storia del rock e il casual fan non è che sia poi ‘sto capolavoro. Eppure, provate a sostituire SBS e HD con D e WAT e come per magia, tutto si fa più coerente, meno sfilacciato, più coeso.

Tim The Winter Album 2011

Ancora non capisco come abbiano potuto scegliere SBS e HD; d’accordo, era un periodo di confusione e di transizione, JONES e PLANT si erano trovati ad avere un potere che mai avevano sognato, ma SBS e HD sono due outtakes (seppur ottime) e non pezzi con la dignità da album (dei LZ). Per la verità anche DARLENE ha il respiro dell’outtakes, testo praticamente inesistente buttato lì giusto per finire il pezzo, esecuzione dell’assolo di chitarra non esattamente a fuoco (benché interessante e gradevolissimo), ma la performance è piena di vigore (seppur decadente) e di uno spirito boogie irresistibile che be si sposa con la copertina dell’album (ma d’altra parte anche SOUTH BOUND SUAREZ ha lo stesso sapore, quel misto di assenzio, rum e Southern Comfort), copertina che richiama alla mente New Orleans o quantomeno il sud degli States.

WEARING AND TEARING poi avrebbe rappresentato molto bene i LZ, seppur un po’ dimessi, nell’atto dell’attraversare il momento d’oro del punk inglese e il momento di transizione per la musica rock in quegli anni tribolati. E’ un rock durissimo, dai contenuti e dai ricami un po’ distanti dall’hard rock classico, scaltro e scarno e comunque ricco di buoni spunti musicali.

Come vedete dalla copertina qui sopra mi sono divertito a ridisegnare l’album, spinto dalle nuove deluxe edition di prossima uscita e dai confronti con Luca nei commenti dei post dedicati ad esse. Luca preferirebbe OZONE BABY rispetto a FOOL IN THE RAIN…ho provato pure quella combinazione, ma non mi convinceva appieno così, dopo un consulto con Picca, sono tornato all’idea iniziale. OZONE BABY mi piace parecchio, ma ha anch’essa la silhouette dell’outtake. Bel pezzo ma non memorabile, assolo di Page non del tutto convincente nell’esecuzione.

Ascoltando in macchina il cd in versione revisited mi diverto come un matto e finalmente godo di ITTOD in modo completo e definitivo. Certo che però la quinta bonus track mi mette scompiglio: è solo una isolated drum track, ma è relativa ad un pezzo mai sentito delle session di ITTOD appunto. Così cerco di immaginarmi il pezzo seguendo il drumming di JOHN HENRY BONHAM.  Speriamo che il DARK LORD la inserisca nel companion disc dell’ottavo disco da studio.

WE LOVE ITTOD!

Salamandre nel sole, una bomba atomica chiamata Wasabi e il prendere ritmo quando si ha il blues

13 Mar

Domenica di marzo piena di sole, non sono di turno da Brian, ma alle 7,30 sono già in piedi. Non so perché. Colazione con SLOWHAND (deluxe edition of course) di CLAPTON in sottofondo. Nell’animo quella sensazione indefinita di inadeguatezza con cui annoio sempre gli amici e i lettori del mio blog. Quel blues che si insinua nelle crepe dell’animo, quelle crepe che pensavi di avere stuccato a dovere. La groupie capisce tutto così mi prende con sè e mi porta a fare un giro a piedi tra le campagne inondate di sole. E’ la seconda sgambata della nuova stagione, non voglio forzare più di tanto ma qualche chilometro lungo la stradina lunga e tortuosa non può che farmi bene. Il campanile della chiesa in lontananza rimanda rintocchi di campane, rigagnoli di acqua apparentemente chiara puliscono i fossi lì intorno. Mi torna in mente quando in primavera da bambino mi trovavo con gli amici al campo di calcio della Pieve, quello del prete insomma; intorno ad esso prati incolti e avvallamenti gonfi d’acqua, e noi con gli stivali di gomma che andavamo a caccia di salamandre.

Salamandra pezzata

Salamandra pezzata

Doveva essere più o meno il 1971 o il 72. Chiedo alla groupie se ha mai visto delle salamandre. Mi dice di no. D’altra parte (almeno rispetto a me) la groupie è giovane, che ne può sapere una che mentre io cercavo esemplari di anfibio urodelo non era ancora nata! Un altro che comunque deve aver fatto il mio stesso percorso è STEVE VAI, d’altra parte stessa età, stesso strumento, stessa perizia tecnica (dio, Page cioè, che spirito di patate che ho quando ho il blues!) ….

Passo davanti alla casa di RONZONI. Una gattina nera se ne sta con sua madre a prendere il sole. Mi fermo a guardarla. Mi chino sulle ginocchia e lei trotterellando viene verso di me. Mi si struscia addosso. Le accarezzo la schiena, le si appiattisce… sembra una cotolettina di pelo nero…

Tim Tirelli e la gattina nera (foto della groupie)

Tim Tirelli e la gattina nera (foto della groupie)

Mi sorprendo sempre delle splendide interazioni tra specie diverse di mammiferi, ne godo, tuttavia mi dico che an s’è mai vest JOHNNY WINTER accarezzare una gattina! Mi rialzo, do un bacino sul musino a Cottie e me ne vado.

Rientriamo. Malgrado il sole, il verde e la sgambata non sono riuscito a eludere quei blues fastidiosi. Mi butto sotto la doccia. Sullo stereo i LITTLE FEAT…

Nemmeno dare un’occhiata agli acquisti del sabato placa il demone del blues che si dimena dentro di me e che tra un po’ uscirà dal mio corpo spezzandomi lo sterno…

JAMES PATRICK PAGE SESSION MAN VYNIL BOX SET

Gli acquisti del sabato (foto di TT)

Sì perché cosa li compro a fare? Di JPP SESSION MAN avevo già il bootleg originale di due LP con copertina rossa comprato nel 1979, va bene, questo  in versione cofanetto da tre lp ha alcune pezzi in più, ma lo ascolterò mai? Perchè compro queste cose? Quali vuoti devo riempire? Quale impulso ossessivo compulsivo non riesco a frenare?

La groupie mi soppesa, io sto in silenzio annoiato da me stesso, con la brillante intuizione e risolutezza che hanno certe donne mi dice “dai vestiti che ti porto a mangiare fuori”. Il PURO BLANCO di Regium Lepidi è un nuovo ristorante giapponese assai diverso dai soliti self service di stampo asiatici e vivappage è uno bell’esempio di commistione italiana e asiatica: titolari e cameriere di entrambe le etnie. In attesa delle prime portate butto giù qualche sorso di birra fresca, la groupie ride della mia faccia blues,  mi scatta una foto…

Tim Tirelli al Puro Blanco (foto della groupie)

Tim Tirelli al Puro Blanco (foto della groupie)

Verdure e salmone fritto in agrodolce sono una novità per me e le gusto con piacere.

verdure e salmone fritto in agrodolce

Arrivano altre portate, l’ultima è costituita da “ravanelli gialli”, ovvero sei tocchetti di riso con in mezzo un qualcosa di indefinibile di colore giallo, accompagnati da un paio di accenni di salsine.

Ravanelli gialli e wasabi (foto di Tim Tirelli)

Ravanelli gialli e wasabi (foto di Tim Tirelli)

Ne prendo uno, lo intingo nella salsina verde e lo porto alla bocca. In un secondo una bomba aromatica fa scempio delle mie papille gustative, sento un formicolio alle tempie, perdo l’equilibrio, barcollo sulla sedia, il cervello s’ infila in uno di quei tunnell spazio-temporali, in pochi istanti arrivo su Giove per poi ripiobare sulla Terra, m’ infilo in gola la bottiglia di birra…ritorno in me. “Cos’è successo?” “Deve essere stata quella salsina verde piccantissima” mi dice la groupie. Chiamo una cameriera “Mi scusi ma cos’è ‘sto lavoro?” “E’ la wasabi…sì e un po’ piccante.” “Un po’ piccante? E’ una bomba atomica, Mick Ralphs onnipotente!”

Bomba atomica

La cameriera sorride. “Mamma mia. Devo riprendermi, facciamo così … mi porti un borboun, uno scotch e una birra” ... la cura HOOKER funziona, meno male. Grazie JOHN LEE!

Di nuovo alla domus saurea. INTER-TORINO. Vinciamo uno a zero ma il blues è sempre a livello di guardia. E’ dura la ricerca infinita del proprio nido di stelle.

Devo fare qualcosa, non posso rischiare che la groupie si stufi e mi butti fuori di casa … così come sempre cerco aiuto nella musica, mi serve un po’ di ritmo per allentare questo blues, infilo dunque un dischetto nel lettore, la musica parte, un fremito iniziale e poi comincio a battere il piede, a scuotere la testa, persino a sculettare. Il ritmo è travolgente, il mio corpicino esplode in mille scintille di blues, mi sento posseduto da quel povero diavolo del demonio, il raggio del blues mi colpisce in pieno, ho visioni mistiche, vedo i miei santi…ROBERT JOHNSON, JOHN HENRY BONHAM, RANDY JO HOBBS, RICHARD HUGHES, MUDDY WATERS, LEONARD CHESS, AHMET ERTEGUN, PAUL KOSSOFF, BOZ BURRELL … sento il rock and roll feeling nelle ossa, nelle dita dei piedi, persino nel pistolino. Corro di là, mi verso un SOUTHERN COMFORT, lo butto giù tutto d’un fiato, prendo DOUBLENE, la mia doppiomanico, e la trascino in un ballo scatenato … l’accarezzo col mio bottleneck, la cingo con passione e mi lascio andare, libero di roccare e rollare come mi pare….ah, finalmente un po’ di sollievo. Un po’ di ritmo, un po’ di blues e il gioco è fatto. Meno male che c’è il Rock!

Tim Tirelli's Doublene

Tim Tirelli’s Doublene

Get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and just get gone 
Get rhythm when you get the blues 

Little shoeshine boy never gets low down 
But he’s got the dirtiest job in town 
Bendin’ low at the peoples’ feet 
On the windy corner of the dirty street 
Well, I asked him while he shined my shoes 
How’d he keep from gettin’ the blues 
He grinned as he shook his little head 
Popped a shoeshine rag and then he said 

Get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and just get gone 
Get rhythm when you get the blues 

Well, I started to listen to the shoeshine boy 
And I thought I was gonna jump for joy 
Slapped on the shoe polish left and right 
He took a shoeshine rag and he held it tight 
He stopped once to wipe the sweat away 
I said you’re a mighty little boy to be a-workin’ that way 
He said “I like it”, with a big wide grin 
And he kept on poppin’ and he said again 

Hey, get rhythm when you get the blues 
Hey, get rhythm when you get the blues 
Yes a jumpy rhythm makes you feel so fine 
It shakes all the trouble from your worried mind 
Get rhythm when you get the blues 
Get rhythm when you get the blues 
Get rhythm when you get the blues 
Get a rock ‘n’ roll feelin’ in your bones 
Get taps on your toes and get gone 
Get rhythm when you get the blues

(Johnny Cash) 

Felicità 2a parte

3 Mar

Lunedì mattina. Ho passato la domenica a far da badantaggio a Brian. Ho la schiena indolenzita, l’animo scuro e fosche visioni del futuro. La Kerlìt entra nel mio ufficio: “Tyrrell, hai poi deciso per il computer?”. Le rispondo. Suona il campanello. La Kerlìt dice: “E’ il corriere, vado io”. La frase “E’ il corriere” mi mette sempre un brivido addosso. Stavolta a ragione: è infatti arrivato l’ultimo pacchetto da Amazon. Lo apro con cura, soppeso i cinque articoli, sospiro. Mi bevo un caffè e, felice, riprendo a lavorare.

CD arrivati - Tim Tirelli blog

PS: Grazie Mix!

DIANA DEW UNMASKED – La comunità ASMR in subbuglio: Diana Dew ci mette la faccia!

28 Feb

Mesi fa siamo caduti nel burraccione ASMR, il post del 25 luglio 2013 è lì a testimoniarlo:

ASMR…quasi come MUSIC al minuto 4:44 (e 5:10)

Prendere coscienza di riflessi incondizionati che abbiamo sempre avuto ha aperto porte sorprendenti. L’ASMR è ora un nostro pensiero fisso, ed è ormai prassi quotidiana lavorare, quando possibile, con le cuffiette sintonizzate sui video youtube di DIANADEWASMR. Sì, solo su quelli di Diana Dew, che è italiana ma che fa principalmente video in inglese, perché è con Diana che, su di noi,  i “tingles” prendono forma in modo completo. Abbiamo provato altri nomi, naturalmente solo femminili, ma niente da fare, è solo Diana Dew che ci aziona il pulsante start.

La particolarità di Miss Dew era quella di non mostrare mai il viso, atteggiamento che non ha condizionato la piacevolezza dei suoi video. A parte il fatto che noi facciamo quasi sempre solo un uso “audio” del suo materiale, la parte video rimaneva comunque sempre affascinante: il movimento delle mani che sapientemente accompagna quei suoni deliziosi e il dolce sussurrare è comunque un bel vedere.

Per motivi personali DD si era assentata dal suo canale youtube per qualche settimana poi, una volta tornata, ha ricominciato a produrre video…

Poco dopo, all’improvviso, senza tante anticipazioni, pubblica un clip col titolo “♋ OMG Diana has a face? ♋ Hands relaxation soft spoken ramble about ABC ASMR reportage”. Ehi, ci diciamo, Diana mostra la faccia…Finalmente smascherata! Beh, non è del tutto vero. La signorina Rugiada usa quasi lo stesso trucchetto usato da KISS nel 1980:

Kiss unmasked

Insomma, sì, ci mette la faccia, ma lo fa indossando una maschera.

Resta ad ogni modo un qualcosa di clamoroso nel mondo ASMR. Diana Dew è una ragazza piacevole sotto tutti i punti di vista, ma ci chiediamo se ci mancherà il non avere il visual del suo viso mentre ascoltiamo il suo eloquio suadente e quasi inaudibile. Un po’ come vedere, all’inizio degli anni ottanta, i primi video musicali basati su delle storie. Avranno anche avuto molto successo, in alcuni (pochi) casi saranno stati anche ben fatti, ma hanno anche spento o comunque condizionato l’immaginazione.

Ad ogni modo, al di là di tutto, viva Diana Dew.

FELICITA’

27 Feb

In giro lungo gli Stonecity citylimits per lavoro. Capatina all’edicola di Marchino a Maranello: è arrivato CLASSIC ROCK UK con la BAD COMPANY in copertina.

In ufficio, discuto di lavoro con Kerla; suonano contemporaneamente il campanello e il telefono. Rispondo a quest’ultimo, mentre Kerla scende a ritirare qualcosa portato dal corriere. Al telefono con un fornitore che mi chiede se siamo interessati ad un corso d’aggiornamento di Indesign, Kerla appoggia il pacchetto alla scrivania e bibsbiglia: “Tirelli, è arrivata la droga“.

Finisco la telefonata. Apro il pacchetto …. è arrivato il cofanetto dei LITTLE FEAT. Con cura lo ripongo vicino a CLASSIC ROCK. Guardo fuori, è spuntato il sole. Mi sento bene.

Classic Rock Bad Company & Little feat Box Set

Album dei ricordi: LINDA RONSTADT “Living In The Usa” (Asylum 1978) – TTTTT

23 Feb

Estate 1979, gli STRANGERS, o meglio THE STRANGERS, si  stanno preparando a fare un concerto. I FORESTIERI (ma allora pensavamo significasse  STRANIERI) siamo io, Biccio, Marcel e Mariomarchi. In quello che era il bel cortile interno dell’ abbazia di Nonantola ci si appresta a vivere uno dei guizzi dell’estate nonantolana di quell’anno. Stand gastronomici e intrattenimento musicale. Stasera tocca a noi, uno dei nostri primi concerti seri. Concerti seri, diavolo, probabilmente no, ma lo viviamo con molta partecipazione emotiva, sicuri che sarà il primo passo verso un avvenire di sicuro successo. Il repertorio di basava su DE GREGORI, BENNATO, VENDITTI (dai loro album periodo 1977/78), SAMBA PA TI di SANTANA,  SGUARDO VERSO IL CIELO delle Orme e chissà cos’altro. Oggi preferisco non immaginare come suonassi il pezzo di SANTANA o come cantassi SGUARDO VERSO IL CIELO, di sicuro però so che ero determinatissimo nel cantare una versione punk rock de TU GRILLO PARLANTE di EDOARDO BENNATO.

In attesa dell’arrivo del concerto, uno dei nostri amici, leggermente più grande di noi, si occupa di mettere su dei dischi e di far aleggiare sulla festa i motivi di successo di quegli anni. Parte un’intro alla Chuck Berry seguita da uno di quei ritmi rock and roll/boogie che mi fanno impazzire, seguono pezzi dall’andamento avvolgente, tristi ma sensuali e in quel caldo giugno è quello che ci vuole per l’animo già bluesy di Team Teerally. Corro dal mio amico Daniele, mi faccio dare l’ellepi e in un secondo rimango sedotto dalle cosce di LINDA RONSTADT. Ho diciotto anni, il testosterone è probabilmente al suo zenit, la voglia rock – seppur acerba- violentissima, la cazzuttaggine anche. Go Timmy go.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Front

Domenica di febbraio, quasi trentacinque anni dopo. Mi sveglio, sono un po’ in fase imbambitura: venerdì sera allo STONES CAFE’ a vedere PICCA & GLI ARTERIOSCLEROCKERS con ritorno alle due di notte, sabato mattina sveglia alle sette e corsa da Brian per la solita mattina prefestiva di badantaggio, sabato sera cena con amici della groupie. Stamattina Palmiro che alle sei ci sveglia perché vuole mangiare. Ore nove: mi alzo. C’è il sole, primo riflesso della giornata: mettere su un cd. Mi viene in mente LIVING IN THE USA di LINDA RONSTADT, chissà perché. L’aria sonora mi avvolge, preparo le spremute, il caffè, i pasticcini. La mente rivolta a quelle 10 canzoni. Tornano a galla sensazioni, odori, speranze dell’epoca che fu. Il disco batte dentro di me, prende il controllo del mio corpo. Vado in sala, apro lo sportello dei liquori, mi verso due dita di SOUTHERN COMFORT e lo butto giù tutto d’un fiato, come farebbe JOSEY WALES o uno della banda DOOLIN DALTON. La groupie sgrana gli occhi, è ancora metà mattina, poi sorride sorniona: “sei proprio guarito con lo stomaco”. Già, ieri ho festeggiato un anno senza patemi da dispepsia funzionale, dopo un lustro davvero, davvero difficile. Nulla cosmico onnipotente, grazie.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Back

LINDA RONSTADT, cantante americana di musica popolare. Di discendenza tedesca-inglese-olandese-messicana, la sua fu una delle famiglie di pionieri più importanti dell’Arizona. A quattordici anni mette in piedi il suo primo trio folk, a diciotto si trasferisce in California e lì inizia la sua ascesa. Con il secondo album del 1970 sfiora la TOP 100 americana (parlo della classifica THE BILLBOARD 200, quella generale, quella che conta davvero). Col quarto DON’T CRY NOW arriva al 45° posto, con HEART LIKE A WHEEL del 1974 arriva al 1° posto.  Nel 1976 è al 3° posto, nel 1977 torna al 1°, nello stesso anno esce un Greatest Hits che arriva alla sesta posizione. Nel 1978 con LIVING IN THE USA riguadagna la vetta. Trionfo.

L’album è pieno di canzoni bellissime ed è suonato da musicisti bravissimi, tra cui il grande WADDY WATCHEL. BACK IN THE USA (esce anche come singolo piazzondosi al 16° posto) è naturalmente quella di CHUCK BERRY e la porto del cuore perché, come scritto, per me fu il primo assaggio della RONSTADT…

JUST ONE LOOK (come singolo nel 1979 arriva alla 44esima posizione)  …deliziosa e leggera …

ALISON è quella di ELVIS COSTELLO, ed è, lo sappiamo, un gioiellino. COSTELLO criticò la versione, troppo country-americaneggiante, ma poi se non altro confessò che gradì molto il sacco di soldi che gli arrivarono grazie ai  diritti …

WHITE RHYTHM &B LUES del grande JOHN DAVID SOUTHER è la mia preferita. E’ questa la canzone per l’uomo (e la donna) di blues. Risentirla oggi, quando la vita è ormai segnata, quando il più è stato fatto, quando non c’è più tanto tempo per cambiare la strada su cui sei, non può che trasformare i sospiri in pianto …

I don’t want you to hold me tight
Till you’re mine to hold
And I don’t even want you to stay all night
Just until the moon turns cold

All I need is black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

You say that somebody really loves you
You’d find her if you just knew how
But honey, everyone in the whole wide world
Is probably asleep by now

And they’re dreaming of
Black roses, white rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

Close your eyes
Sleep away all your blues
I’ve done everything but lie
Now I don’t know what else I can do

Ah, the night time sighs and I hear myself
But the words just stick in my throat
Would you think that somebody like me
Might hurt much more than it shows

Just send me black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues
Black roses, white rhythm and blues

ALL THAT YOU DREAM è dei LITTLE FEAT ed è, sebbene non ci sia lo zampino del mai troppo compianto LOWELL GOERGE, anch’essa splendida. Musica americana at its best.

Altra cover altro successo: OOH BABY BABY, di Smokey Robinson, arriva al 7 posto della classifica americana sempre nel 1979 …

MOHAMMED’S RADIO è l’ennesimo momento da brividi, altro istante di intensità altissima della musica americana, scritta, anche qui, dal mai troppo compianto WARREN ZEVON. Tra l’altro è il pezzo da cui il nostro amato IVAN GRAZIANI prese, diciamo così, l’ispirazione per la sua PASQUA …

Linda Ronstadt 1978

WHEN I GROW TOO OLD TO DREAM, BLOWING AWAY e LOVE ME TENDER (il successo di Elvis) sono – a mio parere – gli unici episodi di livello standard. Troppo dolciastri, ma sette canzoni sfavillanti su dieci sono una bella media.

Linda volò alta sulle classifiche fino al 1990, poi divenne semplicemente leggenda. Gli anni duemila l’hanno vista prendere posizioni politiche scomode (per l’America), supportando il lavoro del regista MICHAEL MOORE e definendo l’allora presidente GEORGE W BUSH un cretino, lottando contro l’omofobia, sostenendo l’agricoltura e l’economia sostenibile. Una superfiga quindi, sotto ogni punto di vista. Nel 2013 rivelò di soffrire del morbo di Parkinson.

CIRCUS magazine Linda Ronstadt 1978

Noi l’amiamo ancora. Tanto.

Bluesin’ away in a rainy february day

20 Feb

La groupie, che di solito si sveglia a ridosso dell’alba, prima di partire viene a svegliarmi “Buongiorno Tyrrell, dai tirati su che devi andare da quel cliente”. Mi dà un bacio e poi esce da casa. E’ un po’ che quando ho appuntamenti o riunioni di prima mattina richiedo a lei il servizio sveglia, perché in questi ultimi mesi a fatica riesco a sentire la sveglia. Sono in uno stato di cottura permanente, più psicologica che fisica, così uscire dal letto è un po’ come uscire dal caldo ventre materno…ci manca solo che un’ostetrica mi dia uno schiaffo per farmi piangere e siamo a posto.

Mentre mi preparo controllo il cellulino …. Salvo mi ha mandato un messaggio “Since I’ve Been Loving You dei GREAT WHITE è … non ho parole!”, immagino che il Sicily boy intenda dire che gli piace moltissimo. Vado di fronte agli scaffali, lettera G, tiro fuori il loro live tributo ai LZ, metto su SIBLY…

Fine febbraio, piove, tanto per cambiare. L’anno scorso eravamo a ridosso di forti nevicate, ma ora c’è questa pioggia neutra, insignificante, sfibrata. In garage mi accorgo di non avere la chiave della blues mobile. Tiro la prima madonna. Torno in casa a cercarla. Diretto come ogni dannata mattina a Stonecity, su Radio Capital, Lateral di Luca Bottura. Le country road che a tratti percorro a volte nascondono delle insidie: da Bath (Bagno, insomma) verso Little Court (Corticella, insomma) sto per attraversare un incrocio solitario, lì vicino una macchina ferma, all’interno una coppia di anziani che evidentemente sta cercando la via giusta per andare da Toschi a comprare una coppa (l’insaccato). Improvvisamente Gisto inserisce la retromarcia e viene nella mia direzione mentre sto passando. Con una manovra degna della groupie versione speed-queen riesco a evitarlo con una brusca sterzata, poco più avanti suono il clacson, mi fermo, apro lo sportello e gli urlo “Ma sei cretino, porca madosca”. Gisto fa l’incazzato, lo vedo agitarsi all’interno della macchina, scendo e faccio per andargli incontro. Gisto si attacca al clacson e parte (nella direzione sbagliata). Ritorno in me. Guardo l’orologio, ore 8,35, e ho già tirato due madonne.  Ho bisogno di musica; rendo ovattata l’atmosfera all’interno della blues mobile con gli Steely Dan (in versione SHM-CD of course, alla faccia di Piccus che dice che non c’è differenza con i CD fatti con materiale standard), mentre fuori, sullo stradone Herberia-Stonecity, camion e furgoni s’ inseguono diretti alle grandi fabbriche.

Steely Dan Countdown To Ecstasy 1973 Sleeve

Ripenso a un paio di cose che ho letto di recente sul diario di ROSS HALFIN:

“Oliver Halfin told me I should hear The Winery Dogs, so he played it. I thought it was rubbish, tired old stuff with people who just overplay and can’t write songs”, beh sarà contento il mio amico Lorenzino Stevens che dei WINERY DOGS è un fan…

“Johnny and Edgar Winter (TOGETHER Live 1975 ndTim) is from 1976 and is appalling – they sound like a wedding band…”, ecco qui sono meno contento io. Il live TOGETHER dei fratelli WINTER è schifoso? Davvero sembrano una band da matrimonio? Ora, trattasi di esibizioni del 1975, fatte alla fine di un paio di concerti di JOHNNY WINTER, dove l’EDGAR WINTER GROUP era l’opening act, con tutte e due le band sul palco a suonare insieme qualche vecchio standard amato dai fratelli albini.

Johnny & Edgar Winter 1975 poster

Non è semplice in quel contesto, poco più che una improvvisazione tra musicisti dello stesso giro, mettere su vinile esibizioni perfette, ma…gruppo da matrimoni? Sono io ad essere così accecato dall’amore che ho per fratelli INVERNO da non sentire l’aspetto “matrimoniale” della faccenda? Picca, Lorenz, Jaypee, Giancarlo… è così?

Alle 9 in punto sono dal cliente, poco dopo in ufficio davanti a un thé caldo. Alle 13 dovrò essere al Policlinico di Mutina a far rinnovare una carta medica per Brian, poi mi fermerò da lui e infine di nuovo qui in ufficio. Sono già stanco. Guardo fuori dalla finestra, grigiume… si ferma il furgone di un corriere, ho una scossa d’eccitazione, che sia uno dei pacchetti che Amazon UK (avevo scritto “OK”…sintomatico…) mi deve consegnare? Macché, il corriere suono nella palazzina di fronte. Vado sul mio account di Amazon UK a riguardarmi gli ordini fatti:

Ordine 2 & 3  Amazon UK Ordine Amazon UK

Con la scusa di raggruppare gli articoli in una unica spedizione per risparmiare sulle spese di trasporto, ho capito che fino a marzo non mi arriverà nulla. Guardo fuori, febbraio continua a piovere da un cielo cinereo, mi bevo un Southern Comfort e mi metto a lavorare. Vita blues.

Southern Comfort

Pausa pranzo. In tangenziale sud a Mutina. JEFF BECK spara SO WHAT, risvolti metallici e industriali che ben si adattano al mood generale di oggi e al tempo atmosferico…

Al monumento al grappolo d’uva che capeggia al centro di una delle grandi rotonde sulla tangenziale volto a sinistra, mi infilo sulla Vignolese diretto al Policlinico. Osservo vecchie ville padronali, palazzine affacciate sulla strada, distributori chiusi. Piove. JEFF BECK incornicia i quadretti che vedo dal mio parabrezza con JB’S BLUES…

Passo davanti a dove abitava LAURA, il cuore rallenta, maledico il caso, il destino, il fato, dio, il demonio, chissacché o chissacchì. In un fiotto di religiosa laicità mi chiedo se la sua anima è lì che aleggia da qualche parte o se si è inabissata nelle profondità siderali dell’universo.

Fermo ad un semaforo mi cade l’occhio su un manifesto che pubblicizza il “piano solo tour 2014”. di Giovanni Allevi, quel simpaticone che “Beethoven è una mezza sega”. Mi vien voglia di fermarmi e di pisciare sul poster. Entro al Policlinico, ingresso 1 corridoio A. Una infermiera amministrativa mi consegna il rinnovo della “Scheda Prescrizione Per Pazienti Ambulatoriali Esterni” per la terapia anticoagulante di Brian. Mi rimetto in macchina. Sulla via Emilia, fermo ad un altro semaforo guardo la Ghirlandina in lontananza, JEFF BECK mi scioglie l’anima con uno dei suoi pezzi languidi…

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Svolto in Ciro Menotti, passo non lontano da Picca, mi piacerebbe chiamarlo e offrirgli chessò (sì, lo so, oggi sono in fissa col raddoppiamento fonosintattico) un CYNAR, un PETRUS, un AMARO BENEDETTINO, ma Brian mi aspetta, sono già in ritardo… un salto veloce in un caffè per far svagare cinque minuti il mio vecchio e  poi riparto per l’ufficio. Giornata dunque loffia, poco interessante, giornata in cui anche i blues sembrano “inculenti”  ma poi, d’un tratto alle 15,15 RADIO CAPITAL trasmette TARKUS degli EMERSON LAKE AND PALMER… la giornata inizia a svoltare. Poco dopo mi arriva un messaggio da VALERIA del management di LOREDANA BERTE’: m’ invita a vedere il concerto di LOREDANA a BOLOGNA il 3 marzo al Teatro Europauditorium. Ecco, che una del management di un’artista affermata si preoccupi di invitare un uomo di blues che ha un blog miserello dove si parla di musica sì, ma fuori dai binari canonici dei media musicali italiani, lo trovo molto, molto positivo. In Italia, c’è ancora speranza.

Tre anni di blog

18 Feb

Questo terzo compleanno del blog arriva in un momento in cui mi pare di essere più in affanno che in passato. I soliti blues che non descrivo nemmeno più fan sì che io trascuri il blog, che riponga nei cassetti della mente ogni idea che mi viene, che tenda a posticipare ogni fiotto di pensiero che lo riguardi. Vorrei fare di più, vorrei scrivere con più attenzione, affrontare i temi trattati più in profondità, easminare argomenti più interessanti, ma in questo momento non mi è possibile.

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Un po’ me ne dispiaccio, ma poi mi dico che se dovessi aspettare di avere il tempo a disposizione che desidero, la vena creativa più brillante, gli argomenti più stimolanti, finirei per non fare nulla. Così, nel bene e nel male, porto avanti questa bella avventura, queste storielle raccontate sotto voce nel confessionale del blues, questo confronto con la bella comunità che si è creata intorno a questo “diario tenuto sulla rete” dello smilzo di Nonantola … Nonantolaslim … Magister Timotheus … Steven Tyrrell … insomma io, Tim Tirelli.

Confessionale del blues

Confessionale del blues

Non posso non ringraziare ancora una volta tutti voi che composti restate in ginocchio sui banchi di questa cripta blues, di questa cattedrale dello spirito laico, di questa voragine da cui ci divertiamo a guardare negli occhi l’abisso, di tutti voi che, insieme al vostro magister, in fila indiana, scendete la scala che porta prima agli inferi e poi al paradiso (quello profano of course).

La Cripta della Abbazia di Nonantola

La Cripta della Abbazia di Nonantola

Un giorno ci incontreremo sugli spalti del Los Angeles Forum, del Madison Square Garden, del Budokan o anche solo su quelli della domus saurea e allora porteremo in trionfo la coppa della lega dei campioni del blues e intoneremo tutti insieme i versi sacri:

Mystery surrounds me, and I wonder where I’m going
There’s a cloud above me and it seems to hide the way
I’m going straight ahead, ‘cos it’s the only way I know
I wanna leave the past, and leave just for today

Head upon the highway, just as fast as I could go
I rode through the night, and halfway through the day
I had no direction I didn’t even want to know where I was going
The only thing I knew, was that I had to get away

Sweep those blues outside the door
You won’t need them anymore
I’m coming to you
I must have been a fool before
Now all I want
All I want
All I want is you

So roll away your loneliness
You have sent your last S.O.S.
Turn you heart on put your mind at rest
‘Cause all I want
All I want
All I want is you

I’m on flight 1 1 2
The airport’s straight ahead
Runway lights in blue and red
Now the seatbelt sign’s aglow
I’m nearly home, nearly home

So throw throw those long sad books away
Times and crimes of yesterday
Tonight I’m gonna love you
Till the break of day
‘Cause all I want
All I want
All I want is you

Uomini e donne di blues del TT blog, eye thank yew!

 We want to teach you one thing. Take your right hand, and put it in the air, right hand. Right hand, you fool. Cup the hand like that. Take it to your nose, and go. And then, Eye thank yew. After three. One, two, three. Eye thank yew. Good evening.

Liutaio blues (Bedini Custom Guitars Hop)

14 Feb

Paolino Lisoni me lo disse subito dopo il concerto della CATTIVA COMPAGNIA allo Stones Cafè il mese scorso: “(come suono) meglio il Custom che la Standard” e da allora non ho fatto che pensarci. Sono un uomo di blues schietto e sincero e quindi più portato per la LES PAUL STANDARD, la LES PAUL CUSTOM è un po’ più da fighetti, per chitarristi più versatili, quelli che hanno pruriti jazz/rock e che tendono a non accontentarsi di battere i sentieri dell’hard rock. Sapevo che Liso aveva ragione, avere rapporti con la STANDARD non mi dava più la stessa soddisfazione, mentre la CUSTOM continuava a farmi fare delle belle scopate. DARLENE (la mia LPS) aveva bisogno di una messa a punto. Decido così di provare un nuovo liutaio, un ragazzo all’apparenza simpatico che mi aveva chiesto la amicizia su facebook tempo addietro, tal FRANCESCO BEDINI.

Dal sito mi pareva di capire che il ragazzo facesse sul serio, e che sapesse il fatto suo. Costruiva addirittura chitarre, si dava da fare e mi pareva affabile.

Francesco Bedini - liutaio

Francesco Bedini – liutaio

Home

Prendo appuntamento e gli porto DARLENE. Francesco è di Stonecity, poco lontano dall’ufficio. Il laboratorio è un po’ caotico, ma nel senso positivo, blues…ecco! Gli chiedo di darle una controllata, il manico…il ponte…etc etc…e di cambiare le corde: ERNIE BALL SUPERSLINKY 9/42. Francesco si sorprende un po’: di solito monta le HYBRID SLINKY 9/46 o mute col cantino 10 o 11. Sorrido…il Rock si suona con le SUPERSLINKY. Punto!

Ernie ball super slinky

Dopo pochi giorni mi manda un messaggio: “Les Paul pronta”.

Torno da lui, parliamo un po’, approfondiamo la conoscenza. Tira fuori DARLENE e mi dice “Provala e dimmi se l’action è ok?”. L’action sarebbe l’altezza delle corde. Francesco ha inoltre sistemato il manico, e il pick up al ponte. Imbraccio la chitarra, Francesco infila il jack nel Marshall, faccio qualche svisata rock blues e fin da subito mi sembra diversa, regolata, in forma, ready for love. Francesco mi chiede di suonargli un riffone dei LED ZEPPELIN…parto con HEARTBREAKER…mi chiede di fare l’assolo, poi RAMBLE ON e infine chiudo con il riff veloce di BRING IT ON HOME. Francesco è soddisfatto. Pure io: che piacere suonare con la chitarra finalmente a posto, e che superfiga che sembra oggi DARLENE…guardate come è bella in braccio a FRANCESCO:

Francesco Bedini & Darlene (foto di TT)

Francesco Bedini & Darlene (foto di TT)

Torno in ufficio contento. Ho trovato il mio liutaio, blues.

PS: sì, il video dei LZ alla Royall Albert Hall il 9/1/1970 non c’entra nulla, ma…chiudere con i LZ è sempre cosa buona e giusta.

Il debutto TV della groupie

4 Feb

La groupie è una forza della natura, silenziosa, a tratti riservata, ma ostinata e determinata. Correva in moto, in minimoto, adesso corre con i kart, inoltre è bassista, tastierista, mandolinista, animalista, esperta in computer, divoratrice di libri, fan degli YES, che altro…ah sì, ora anche star della tivù.

Con la mia solita spocchia snobbo i programmi nazional popolari. Sono uomo da SKY: le serie TV (Homeland/The Americans/Il Trono Di Spade), THE CLEVELAND SHOW, I GRIFFIN, AMERICA DAD,  SKY ARTE, CLASSICA, NAT GEO WILD, e naturalmente la mia droga…SKY SPORT 24 (speciale calciomercato mi tiene incollato al video delle ore intere) e le partite di calcio dell’INTER. Tutto rigorosamente in HD of course. Tutto questo in sala, perchè in cucina SKY non c’è, così quando riusciamo a cenare presto si guarda L’EREDITA’, con CARLO CONTI. Iniziò la groupie parecchio tempo fa e io mi ci sono abituato, finendo per cercare di indovinare i quesiti posti nel programma

Una sera siam lì sul divano che insieme a PALMIRO guardiamo un film, quando un segnale acustico arriva sul Galaxy della groupie: “Ah, ma veh, hanno accettato la mia domanda, il 14 ottobre ho il provino per l’Eredità”. Stupefatto e confuso balbetto: “Co co cosa?”. “Così se vinco abbiamo i soldi per portare la band in studio!”.

Il giorno è piovoso, siamo in prima classe di un INTERcity che porta a FELSINA… BONOMIA… BULAGGNA insomma. Accompagno la groupie al provino per l’EREDITA’. Ci prendiamo il giorno di ferie, visitiamo il centro, un negozio di cd, pranziamo, e poi arriviamo all’hotel preposto per le audizioni. Entriamo e ci troviamo davanti un bivacco di decine di candidati accompagnati da parenti, amici, partner. A fatica troviamo un posto. La fauna è variegata. Quelle che si credono superfighe e cercano i 15 minuti di celebrità, ragazze giovani sovrappeso accompagnate dalla madre al massimo 45enne che però ne dimostra 65, persone distinte, uomini alla deriva, disoccupati disperati, cinquantenni tiratissime, donne sportive che accompagnano il loro compagno…everyday people, insomma.

Un paio d’ore d’attesa stravaccato su un divano nella hall dell’albergo mentre la groupie e quelli del suo gruppo fanno il provino e poi si torna. Qualche settimana dopo arriva la telefonata: “Groupie?” “Sì, sono io“Ciao, sono Elisabetta dell’organizzazione del programma l’EREDITA’, il provino è andato bene, ti aspettiamo il 21 gennaio a Roma….”

La groupie si emoziona un po’, ma è già carica come una molla. Qualche giorno prima l’accompagno a far compere, sono il suo stylist…non posso far molto, al di fuori dello stile sportivo/casual non si va, ma faccio del mio meglio (col budget a disposizione). Il 21 gennaio, accompagnata da suo nipote ventisettenne STEVE, la groupie s’ imbarca su ITALO nella stazione Medio Padana dell’alta velocità che abbiamo a pochi chilometri da casa.

Italo

Italo

La stazione medio padana

La stazione medio padana

Ogni tanto mi aggiorna tramite WHATSAPP, la sento tonica, pronta a gustarsi ogni momento di quella piccola avventura. Posta su facebook le foto all’ingresso dello studio, dei camerini…a metà pomeriggio so che ormai tocca a lei, la penso, cerco di mandarle vibrazioni positive, mi affido ( e non sto scherzando, ci sarebbe da approfondire) a JIMMY PAGE: DARK LORD veglia su di lei, dalle la forza.

Verso le 20 mi telefona, un po’ sconsolata perché non è arrivata fino alla fine e dunque non ha vinto, si ferma a Roma per la notte, nell’hotel offerto dalla RAI. La sera successiva a casa mi racconta tutto, e al di là del risultato le leggo negli occhi la felicità data da una veloce ma intensa scarica di adrenalina. Treno-Roma-camerini-registrazione della puntata-camerini-hotel-Roma-treno-Borgo Massenzio. 30 ore filate via veloci. Esperienza positiva, l’è piaciuto tutto tantissimo, trattata come si deve dai tecnici, dalle truccatrici, dai commessi, dallo stesso CARLO CONTI.

Finalmente domenica sera 2 febbraio la puntata va in onda. E’ un emozione vederla in video, dapprima un pelo impacciata ma poi sempre più sicura. Peccato abbiano tagliato la parte in cui ha parlato della CATTIVA COMPAGNIA (e dei TACCHINI SELVAGGI). Resiste quasi fino alla fine. Il bello è che avrebbe indovinato la parola finale, quella che ti fa vincere il montepremi che sei riuscito a salvare. Ad ogni modo, vederla, con quel trucco poi, sentirla col suo accento reggiano e  ammirarla mentre è al contempo schiva e determinata mi rende orgoglioso. Che donna la groupie!