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CD Japan Remasters obsession, The Speed Queen e il senso di Tim per il blues.

6 Nov

Sono in preda ad una ossessione da rimasterizzazione giapponese…K2HD, SHMCD, o anche semplici cd  made in japan…ormai non ho più limiti. ROD STEWART, EAGLES, JOHN MAYALl, CINDERELLA, SCORPIONS, HOUND DOG TAYLOR, BAD CO, VAN HALEN, ABBA, NEIL YOUNG, DEF LEPPARD, HEAVEN AND HELL, UFO, QUEEN, CLAPTON…tutta roba che ho già ma che pare io non possa farne a meno in queste versioni di questi tempi. E il carrello di CD JAPAN è già pieno, dopo aver appena svuotato quello di AMAZON UK (ordine da 250 euro). Di questi tempi, ordine da 250 euro. Devo essere impazzito.

In macchina me li sparo a canna, per quanto discreto il car stereo, si sentirà davvero la differenza? Magari in cuffia con lo stereo da casa, ma in macchina? Ho notato però che il japanese remaster 2011 del primo della BAD COMPANY è differente da quello classico di alcuni anni fa. La chitarra si sente meno, mi pare. Soprattutto la solista. Mah.

Questo è uno di quegli album incisi sulla mia anima ed è un disco molto bello, pieno di pezzi memorabili (per chi ama il genere hardrokblues di stampo inglese)…è buffo però:  i pezzi che mi ascolto più volentieri sono i meno conosciuti: THE WAY I CHOOSE e DON’T LET ME DOWN.

I want all your love today 
Just to keep me from fading away 

Terzo sabato consecutivo in cui il rapporto con Brian è eccellente. Domenica scorsa lo ho avuto qui con me: brodo, bollito, salsine, gelato, caffè corretto con grappa fatta in casa. Brian era su di giri. Gli ho dato il colpo di grazia quando gli ho fatto bagnare il becco in due dita di Southern Comfort. Ci siamo guardati insieme il film SALT su Sky con Angelina Jolie. Commento  – in dialetto – di Brian “Che artèsta! Sl’è brèva! Brèva e bèla!”.

Ieri in centro a Ninentyland l’ho messo alla prova con una frase un po’ forte: “Oh, Brian, vè: a gh’è sol di nìgher” (Ci sono solo dei negri). Lui subito pronto e risoluto: “Beh, sa vol dir, sono tutti miei fratelli”. Brian è un vecchio molto aperto e progressista per queste cose. Ancora: lo provoco e gli chiedo chi capisce di più tra i suoi due figli e prima che lui possa rispondere gli dico “io naturalmente” e lui, “No, l’Elisa“. Gli faccio ripetere la cosa due volte e lui non esita; poi aggiunge “Le donne capiscono di più degli uomini“. Sogghigno: mi vanto di avere un padre che ragiona così su queste tematiche.

(Brian ieri al Minibar – foto di TT)

Ieri era il compleanno della SpeedQueen: cena in un elegante ristorante giapponese di Regium Lepidi e poi di corsa a Mantova alla pista indoor di kart dove la virago della velocità sfoga le sue voglie motoristiche. Vederla correre è sempre uno spettacolo.

(Shibuya – foto di TT)

(The Speed Queen a Mantova – foto di TT)

Viaggiare in autostrada al sabato sera mi piace; sulla Brennero non c’è traffico, lampioni  giallo-zafferano, autogrill finalmente vivibili, CRUSADE di John Mayall che rende l’abitacolo della blues mobile ancora più accogliente,  nostalgia, un velo di malinconia, l’attraversare la notte nera in cerca di una guiding light…insomma…il senso di Tim per il blues.

(TT: Drive My Car)

Gli aironi di Brian, il miglior disco dei Led Zeppelin e l’attesa per Inter – J**e

29 Ott

Un letto di nebbia stamani sulle campagne.

(bed of fog on the countryside in Borgo Massenzio – foto di TT)

Non sono nemmeno le otto, il sole fa ancora il timido dietro la giovane quercia che sta nascendo lì sul ponte e le vigne un po’ più lontane.

(Sun behind the young oak and the vineyard – foto di TT)

In macchina si parte con MEAN STREET dei VAN HALEN, una scossa metallica e grigiastra in questo mattino di fine ottobre.

A Ninentyland incontro gente che non vedevo da anni, da lustri, da interi decenni. Nello e la Giovanna, Nevio, Saverio. Rivedo anche Robby – dalla prima elementare fino al Barozzi sempre insieme – e Marina. Con più passano gli anni e più mi accorgo di quanto sia bello riallacciare legami del tempo che fu. Brian è in forma, per il secondo sabato consecutivo. Lo accudisco e me lo coccolo con una dolcezza e un affetto che sorprende anche me. Tutto questo gli fa bene, riesco a fargli indossare una camicia nuova, un giaccone nuovo senza che lui opponga resistenza. Rammenta che domani verrà a pranzo da me e non fa storie, anzi è eccitato all’idea. A fine mattina mentre lo riaccompagno è così di buon umore che riesco a farlo giocare. “Brian, scrivi su quel block notes quello che ti detto, ho bisogno di prendere appunti…dai fammi da segretario oggi..” Lui sta al gioco, lo faccio scrivere così sta in allenamento.

Brian scrive un titolo di un album dei LED ZEPPELIN (sì, è vero, mio padre ha un bella pazienza:-)) …diligentemente verga sul foglio lilla “Auses of se oli”. Continuo con il dettato e lui con impegno scrive. Brian è ancora in gamba. Guarda i campi arati e gli uccelli che vi svolazzano sopra. “Sa gh’è, i clomb?” (Ci sono i colombi?). “No Brian, sono aironi?” faccio io. “Aironi?” si chiede. Passa qualche minuto, deve riflettere sulla parola aironi, poi mi fa “Cus’ èren chi uslèn là?” (Cos’erano quegli uccelini là?). Che tenerezza che mi fa a volte il vecchio Brian.

(Brian e il suo crodino del sabato – foto di TT)

Ieri ascoltavo  i Led Zeppelin (strano eh?). Mando un sms a Picca a cui lui risponde prontamente.

Tim: “Comincio a pensare che HOUSES OF THE HOLY sia il miglior disco dei Led Zeppelin.

Picca “HOTH? Per me no. Spiego. Se i LZ avessero fatto solo un album, il IV sarebbe comunque un must. Anche il I ma è ancora un po’ figlio del beat e pieno di cover. GRAFFITI lo trovo un pochino monolitico da un punto di vista espressivo. HOLY è bellissimo, ma alla luce degli altri. E c’è un po’ di zavorra”

Dopo poco mi arriva un secondo sms:

Picca: “Scusa per la risposta di prima. Sono così cerebrale che mi sto sul cazzo da solo“.

Io Picca lo adoro.

In macchina ancora i VAN HALEN…LITTLE GUITARS  e BIG BAD BILL (IS SWEET WILLIAM NOW)

Telefonata con Dan per aggiornarci sugli acquisti di CD in corso; tutto soddisfatto gli racconto che in Giappone ho ordinato un cd che stavo cercando da tanto: “Super Gasoline Blues” di ROBERT CIOTTI. Comprai il long playing 33 anni fa, (etichetta Cramps) e lo amai dal primo istante. Tra poco lo avrò in mano, ma penso di conservarmelo per la festa del solstizio d’inverno.

Mi sparo un cinegiappo, in mezzo alla gente cerco di non pensare alla partita di stasera.

(Cinegiappo a Regium Lepidi – foto di TT)

Vado alla Coop a fare la spesa,  in mezzo alla gente cerco di non pensare alla partita di stasera.

Torno nel posto in riva al mondo, guardo un albero e cerco di non pensare alla partita di stasera.

(L’albero che guardo – foto di TT)

Mi chiama Jaypee. Non è esattamente uno che segue il calcio, ma ha in simpatia l’Inter per via del sottoscritto, ha un presentimento e mi chiama. Gli spiego che stasera c’è Inter – J**e. Si preoccupa e nel contempo è contento di avermi chiamato. Parliamo anche del fatto che i biglietti per i RIVAL SONS al Corallo a inzio dicembre sono esauriti e perciò non si trovano. Avevamo deciso di andare (insieme a Lorenz, a un paio di fighe e a Frank e Silvia di Padova).

Tra poco verrà Dennis. Chissà in che stato sarò tra tre ore.

PS: penso a Josè Mourinho.

Il sole che filtra tra gli alberi e la rete di freddo di questo mattino autunnale, Lorenz che non mi caga e THAT’S THE WAY dei LED ZEPPELIN

28 Ott

Fermo in coda sulla Emily Road all’altezza di Maison, il sole filtra tra gli alberi e tra la rete di freddo di questo mattino autunnale. Cerco Lorenz al cellulino. Non mi risponde. Ne avrà abbastanza di me? E’ in cuffia a registrare sul Mac la sua ultima composizione prima di correre al lavoro? Boh, ma io sono il suo migliore amico…dove cazzo è quando ho bisogno di lui?

Bisogno, o aleister, bisogno no, volevo solo confrontarmi sui due file musicali che gli ho inviato ieri sera. Le registrazioni di LA CASA DEGLI ABETI NERI e di BLU, due nostri pezzi che mercoledì’ abbiamo provato con la band. Non funzionano… (le versioni, non i pezzi). Nel primo poi ho fatto un assolo che in diretta non mi sembrava male ma che riascoltando mi mette in imbarazzo. Odio quando faccio degli assoli del cazzo.

Siamo una buona band, quando facciamo certe cover il senso rock c’è tutto, ma fare pezzi propri è un altra cosa, senza la comunione di intenti assoluta la scintilla non scintilla e la musica non si accende. Il suonare pezzi miei o comunque nostri insieme alla band è la cosa che vorrei fare di più nella vita, quando non ci riesco o lo faccio male il mio animo si ribalta.

Sono giorni che non so cosa ascoltare, metto su dei CD e dopo un pezzo li tolgo. A DAY AT THE RACES, DIXIE CHICKEN, DRIVE di Roberto Palmieri, DIARY OF A MADMAN, il secondo dei CLASH, un bootleg del 77 dei GENESIS, i RIVAL SONS,  persino gli MC5. Poi stamattina infilo nel car stereo il terzo dei LED ZEPPELIN e trovo subito la quadra.

Sullo stradone HERBERIA – STONECITY parte THAT’S THE WAY. Il sole sempre meno timido compare dietro agli alberi, il lento rollio della blues mobile, le immagini del tour bus di ALMOST FAMOUS che appaiono e scompaiono dalla mente, il pensare un po’ dissoluto alle gambe calde di una figa che conosco.

(Hot Legs)

Ringrazio il diavolo che un bel giorno mi ha fatto scoprire i LED ZEPPELIN, con loro la mia vita è viva…e fa niente se tra poco in ufficio dovrò affrontare mille faccenduole fastidiose.

PS: mio fratello blues Lorwood (Lorenz) mi ha poi chiamato non appena recuperato il cellulino che aveva dimenticato a casa. Va beh, gli credo.

That’s the Way

I don’t know how I’m gonna tell you, I can’t play with you no more,
I don’t know how I’m gonna do what mama told me, My friend, the boy next door.
I can’t believe what people saying, You’re gonna let your hair hang down,
I’m satisfied to sit here working all day long, You’re in the darker side of town.

And when I’m out I see you walking, Why don’t your eyes see me,
Could it be you’ve found another game to play, What did mama say to me.

*That’s The Way, Oh, That’s The Way it ought to be,
Yeah, yeah, mama say That’s The Way it ought to stay.

And yesterday I saw you standing by the river,
And weren’t those tears that filled your eyes,
And all the fish that lay in dirty water dying,
Had they got you hypnotized?

And yesterday I saw you kissing tiny flowers,
But all that lives is born to die.
And so I say to you that nothing really matters,
And all you do is stand and cry.

I don’t know what to say about it,
When all you ears have turned away,
But now’s the time to look and look again at what you see,
Is that the way it ought to stay?

That’s the way… That’s the way it oughtta be
Oh don’t you know now, Mama said.. that’s the way it’s gonna stay, yeah

La gestione di un vecchio ovvero … BRIAN: his best volume 1

23 Ott

Quante gocce di rugiada intorno a me, 
cerco il sole ma non c’è… 
Dorme ancora la campagna, forse no, 
è sveglia, mi guarda, non so. “

Quando al sabato mattina esco di buon d’ora dalla casa del posto in riva al mondo mi vien sempre in mente IMPRESSIONI DI SETTEMBRE della Premiata, è stato così anche  ieri.

(mattina presto nel posto in riva al mondo – foto di TT)

Respiro la nebbia, penso a lei, e affronto l’attacco delle 4 belve a cui devo dare da mangiare.

(4 gatti affamati all’attacco – foto di TT)

Il viaggio in macchina da Borgo Massenzio a Mutina – attraversando campi sulla tangenzialina campagnola con il sole in fronte – mi serve per spazzare via gli ultimi rimasugli di sonno e per fare il sunto della settimana; il car stereo sputa THE ISLAND YEARS 1969-72 dei MOTT THE HOOPLE.

Ho accompagnato Brian ad un paio di visite: Psicogeriatria prima e controllo pacemaker poi. Entrambe sono andate bene, il piano terapeutico di Barbara dà qualche frutto e la pila del suo cuore funziona ancora. Brian è raggiante, come ogni vecchio ha paura della fine, ha sempre bisogno di essere rassicurato sul suo tempo a disposizione (“Brian, te scamparèe damànt to nòna, fin a nuvantasèe aan”, – Brian vivrai come tua nonna, fino a 96 anni), così quando gli faccio i complimenti lui mi risponde con un sorriso furbetto e con due occhi vispi.

(An afternoon in Psicogeriatria: Brian e la figlia di Brian – foto di TT)

(A morning in Cardiologia: Brian at the  Pacemaker check – Foto di TT)

Arrivo da Brian alla Littlecross, mi vede dalla finestra, si affaccia, lo saluto e lui alza entrambe le mani. E’ un sabato speciale, lo vedo subito, l’umore è ottimo, facciamo finta di battibeccarci prendendoci in giro, ma il mood è ottimo. Bagno, capelli, jeans nuovi, camicia nuova e Brian è pronto per il suo svago settimanale. Sulla strada per Ninentylands Brian sofferma i sui commenti – come sempre – sui campi arati o coltivati, sulle piante, sulle case. Una vecchia casa di campagna è disabitata e lui ridacchiando “Tim, angh’è gnanc na galèina” (Non c’è neanche una gallina). Parliamo di politica, siamo più o meno nella stessa area ma lui vira decisamente al centro mentre io mantengo posizioni più estreme. Ci punzecchiamo.Mi dice che il suo sogno era andare in America ( I Kennedy per lui sono un mito) e io gli dico “Dai Brian, vieni con me, invece che in America andiamo nella grande Madre Russia, nell’Unione Sovietica, dove il socialismo reale ha forgiato una società dove l’uguaglianza tra gli uomini è reale, appunto…”, lui si volta, mi guarda e fa “T’eg vèe po’ te!” (Ci vai poi te).

Parliamo del più e del meno e ad un certo punto mi dice “Te piaci alle donne!”, e io “Magari Brian, ma come ti vengono certe idee?“. Secondo lui alcune delle bariste  (prima una meridionale, ora una cinese) del bar vicino a casa sua che ogni tanto frequentiamo sono affascinate dal sottoscritto solo perché – non sapranno più di cosa parlargli – ogni tanto gli chiedono “come sta suo figlio?“. Ma poi capisco, è un indiretto complimento a se stesso:il figlio di un padre così figo e geniale non può che essere ben considerato e corteggiato.

Al K2 caffè macchiati d’ordinanza, cannolo e krafen, quattro chiacchiere coi suoi amici Peter e Mario.

Peter legge la lunga intervista a Snejider che c’è sulla Gazza, Mario con  ironia dice “Laselel ster c’al gà da lèzer Snaider” (lasciatelo stare che ha da leggere Snejider).

(Tres Hombres al K2: Peter, Brian e Mario – foto di TT)

Un veloce passaggio nella casa dove abitavo prima a prendere qualche altro LP e un po’ di altre mie cose. Mi capita in mano un maglione che mia mamma mi aveva fatto a mano tanti tanti tanti anni fa…che pazienza che doveva avere, e quanto amore per quel suo figlio capellone e rocchettaro…

(“Vecchio maglione, quanto tempo è passato…” Il maglione di Mara – foto di TT)

Brian ha già parlato in centro, al K2 e lì giù con Vasco, ma la prima cosa che mi dice quando rimontiamo in macchina è “Ci fermiamo anche all’altro bar, vero?”

Al Mini Bar, Angelo (di fede bianconera) fa il simpaticone “Ciao Tirelli, vuoi provare per tuo padre un nuovo aperitivo catanese che mi è appena arrivato?” … Brian n0n coglie, ma io capisco subito che allude alla sconfitta dell’Inter col Catania di sabato scorso. “Angelo, fer menga al fùrob. At voi bèen damant un fradel mo ed balòn t’en capès gninto” (Non fare il furbo, ti voglio bene come un fratello ma di calcio non capisci niente). Ritroviamo Mario anche lui lì per l’aperitivo.

Bella mattina, quando Brian è così in forma non è poi così pesante gestirlo. Scende dalla macchina, sorride, è contento, è carico e declama “Ciao Tim, grazie grazie grazie…non ti sbigottir che vincerai la prova! A sintòm stàsira per al superenalòt”.

In macchina TARKUS, l’album degli ELP che mi piace meno ma che sto cercando di riconsiderare. Sto persino pensando di comprare un box set di cui non sapevo nulla e che ho scovato su Internet. (Beppe Riva: nel lontanissimo caso tu stia leggendo queste righe miserelle, illuminami a proposito se sai qualocosa. Thanks)

Dopo pranzo una salto a Bath, da mio cugino Alexemme per riallacciare i rapporti e rivivere per una mezzora i posti dove – alla domenica –  ho passato l’infanzia.

Dal car stereo MESCALERO degli ZZTOP.

I colori dell’autunno nelle nostre semplici campagne emiliane sono davvero belli.

(Autunno a Bagno – foto di TT).

Settimana passata musicalmente prigioniero di un “buraccione”  – come dice RIFF – JOHN MILES, colui che alla fin fine è forse il mio eroe a cui vorrei più assomigliare: cantante incredibile, chitarrista sopraffino e gran pianista.

CENA DI CLASSE, LA RIGA DI BRIAN e LA TRISTEZZA DI CATANIA-INTER

15 Ott

Ieri sera seconda cena di classe dell’anno, dovevamo essere in 15 ci siamo trovati in nove per forfait dell’ultimo minuto. All’ultima fatta in maggio per il trentennale del diploma non c’eravamo nemmeno tutti, rifletto su questa cosa…ci si ritrova dopo trentanni, tra gente che è stata insieme un lustro e ha condiviso una esperienza importante di vita e alcuni non trovano il tempo…una sera in trentanni (sera tra l’altro organizzata con largo anticipo). Chi non ha voglia di uscire, chi deve andare alle prove del coro, chi ha un programma TV da guardare, chi ha il mal di pancia…mah. Ad ogni modo serata piacevole, in nove se non altro si chiacchiera più facilmente; alla fine teatrino finale molto divertente tra RoseDawn e il sottoscritto, lei a far la parte della donna un po’ sboccata ed emancipata ed io a far quello che si scandalizza nel sentire certe parolacce dette da una donna (ma in realtà è un po’ così, io tendo ad idealizzare le donne). Concludere la serata con risate serene e sincere è sempre bello.

(Quel che resta della 5 C – Foto TT)

Sveglia alle 06,30 per il solito sabato mattina pieno di impegni. Spendo 20 eurini in edicola: lo special di MARTIN MYSTERE, LA REPUBBLICA, IL MALE e la statuina di SAMUEL ETO’O. 9,90 li posso anche spendere l’immaginetta sacra del giocatore che mi ha fatto godere come pochi (e che adesso troneggia sul mio scaffale deluxe edition – commento de Lasàurit: ” Gli hanno anche fatto le orecchie a sventola“…io di rimando – sottovoce – “Te pensa al nasone del tuo amico slavosvedese e alle gambe storte di Zambrotta“).

(il mio papa nero – foto di TT)

Incontro con Julia la quale dopo un oretta fitta di conversazione se ne esce con la frase secondo cui io respingo ciò che non è bello. Oh, mica una frasetta da niente. La lascio pensando allo cosa. Da Brian va in atto la riappacificazione, dopo una settimana in cui sie era impermalosito per certi miei toni un po’ accesi. Gli faccio il bagno, gli asciugo i capelli, gli preparo i vestiti, gli sistemo i conti e lo convinco ad uscire. Un ultimo controllo però ai capelli: Brian ha l’ossessione della riga dei capelli …deve essere perfetta.  Bagna il pettine, divide con precisione i capelli nel punto che predilige e i capelli, come le acque con Mosè (secondo quella frottola a cui credono i cattolici) si  dividono magicamente e si sistemano nel modo giusto: la riga di Brian anche questa volta è a posto.

In centro a Ninentylands Brian incontra come al solito diverse persone che gli fanno la festa e lui si pavoneggia come Rod Stewart ad un concerto dei Faces.  Incrociamo Lencio un mio amico d’infanzia e mio batterista dei tempi che furono con i MIDNIGHT RAMBLERS, va di fretta, è in bici, al volo ci tocchiamo le mani ed esclamiamo “John Bonham”!

Al K2 incontriamo Peter e Mario, amici ottuagenari di Brian. Caffè macchiato e cannolo.

(Brian, coffee at K2 – foto di TT)

Ripasso dove vivevo per continuare il mio ormai eterno trasloco, oggi è la volta dei miei LP degli STRAY CATS, UFO, VAN HALEN e WHITESNAKE. In mezzo c’è anche RIGHT BY YOU di Stephen Stills del 1984…uno dei dischi più brutti mai prodotti, in cui fa due o tre assoli anche Jimmy “Poige”. Io e Picca spesso ci chiediamo come è possibile che STILLS abbia fatto un disco così. Dio canta, gli anni ottanta sono stati un bel periodo di merda per la musica.  Brian è giù che chiacchiera con Vasco, l’altro giovanotto del 1929.

Al MiniBar come al solito entra come una star, stavolta sembra un divo del cinema, un giovane vecchio Marlon Brando da FRONTE DEL PORTO. “Tirelli cum andommìa?” “Alora Tirelli, sòmmia a post?” “Tirelli, ah i bèe temp dal curèri (Brian era una autista di corriere)“.

(Brian: crodino al MiniBar – Foto di TT)

Brian si è sistemato l’umore, mi sembra stabile e ben disposto. Verso mezzogiorno lo smollo alla LittleCross (il suo quartiere) e lui mi ringrazia tre volte per la bella mattina. “Son io che ringrazio te, vecchio Brian”.

Alle 13 alla Coop di Regium Lepidi, cibo per i gatti, un paio di jeans scontati per Brian, dopobarba per Brian, carne, frutta, caramelle, e naturalmente Tisana Digestiva Bonomelli in scatola bianca…alla sera è sempre i momento per HERB TEA FOR ONE.

Io amo la Coop, nella mia testa vive ancora la idea romantica e un po’ socialista della cooperativa, ma mentre son lì che sulla bilancina peso i mapo e attendo lo scontrino scuoto la testa e mi dico “An s’è mai vest Johnny Winter fèer la spesa alla Coop, dio pòver…

(Tim pesa i mapo alla Coop – foto di LS)

Ritorno nel posto in riva al mondo ascoltando la collection del 25 anniversario degli WHITESNAKE e mi ritrovo a cantare – commosso – WE WISH YOU WELL perso in un blues senza motivo, il blues deve essere qualcosa di organico per me.

Spazzo via la commozione con LIGHTS OUT degli UFO a volume a 21.

Nel pomeriggio dovrei fare altri giri ma dopo una tartara, rapanelli e due bicchieri di Gutturnio riesco solo a godermi 5 minuti di sole sulle scale lì fuori e poi addormentarmi sul letto.

Alle 18 Catania – Inter. Buon primo tempo, la squadra gioca benino e Cambiasso segna un gran bel goal. Nella ripresa di nuovo down in the hole. I siciliani pareggiano e poi vanno in vantaggio grazie ad un rigore inesistente: Castellazzi esce, non tocca il giocatore, questi però simula si lascia cadere e l’arbitro abbocca. Capita. L’Inter subìta l’ingiustizia però crolla, Massimo Ranieri fa entrare Alvarez e Zarate e mi si gela il sangue. Zarate anche anche, ma mettere su anche Alvarez, un altro giocatore umorale, mi sa folle.

Depresso vado su Facebook a vedere che dice SETTORE, trovo un suo post  che mi si addice e che dice “tristezza, per favore vai via”.

PS:

CONGREGAZIONE DEGLI ILLUMINATI DEL BLUES: riunione di ottobre

9 Ott

Ritrovo al cinegiappo di Regium Lepidi, per confondere le acque March arriva per primo ed evita così di fare la solita entrata da rock star tipo Rod Steward. Riff, Sutus e Lorenz si avvicinano poco dopo con noncuranza, c’è un che di maligno nell’aria e dobbiamo stare attenti. Io e Picca arriviamo da strade laterali, Jaypee ancora non si vede. Scattiamo una foto anche senza di lui, l’archivio va aggiornato sempre e comunque.

(da sx a dx: Rify Betts,  Lorenz Deville, Timothy Winter, Marcello Van Zant, Picchen Zevon, Sutus Young)

La fotocellula della fotocamera riconosce le nostre iridi, adesso siamo certi, siamo proprio noi.  Ci mettiamo a mo’ di pentacolo, io mi pongo in mezzo, indossiamo i cappucci nero(azzurri) e procediamo col canto d’ordine. Fisso la tonalità e dopo esattamente 666 secondi partiamo tutti insieme a mormorare il riff di DOMINO, cantico strumentale del Dark Lord:

Alla fine inizio a salmodiare i versi sacri:

Now that I’m free
to take it all easy
take all my time
and do what I please
nobody ‘round me
that’s pullin’ me down
building me up,
just to turn me around

gli altri rispondono in coro

Baby I got you
like the summer has the sun
and its all that I can do,
just to walk and not to run
Baby you got me
and thats all I have to give
together we’ll be free,
free to live, free to live

Bene, possiamo procedere alla riunione.

Ci sediamo alla tavola rotonda che Yoyo la cinese che non parla italiano ci ha riservato, ad un lato della grande sala, proprio di fianco allo sgabuzzino/magazzino, perfetto. Siamo in nove, comprese le due segretarie, ordiniamo tre acque naturali fuori frigo, 4 birre cinesi, 2 thè verdi. Cena a buffet. Fissiamo l’ordine del giorno, iniziamo a mangiare e lasciamo la discussione per dopo.

(Lor & Jay )

Verso le 22, lasciamo libere le segretarie e ci trasferiamo nel locale di fronte, il Jake Holmes Pub.

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Allungo alla cameriera un biglietto da venti in modo da avere il tavolo nell’angolo più oscuro. Due birre bionde, due nere, un rum, un Maccalan single malt scotch whisky per Lor e un infuso caldo ai fiori di ghiaccio per Magister Timotheus.

(Nell’angolo più scuro, da sx a dx Jay, March, Lor e Riff)

Si inizia parlando dei Black Sabbath, ma se da quello che  scrive Riva nel blog si intuisce che il loro satanismo è alla fine solo marketing, se non sono veri, se tutte quelle croci rovesciate sono solo intrattenimento, per un fan, che gusto c’è? Dice Picca, è come se Springsteen dicesse “A me piaceva il progressive rock dei Genesis, ma siccome non c’era spazio mi sono dato ad un altro genere, in realtà di tutta questa bazza del rock americano non me frega più di tanto, a me piace il progressive”, o se Jim Morrison – giù dal palco – si fosse fatto delle insalatine e bevuto dei succhi di frutta. Allora dov’è il fascino dei Sabbath? Come ha scritto Picca ” se si tratta di una posa carnevalesca, sono solo una noiosissima palude di compressione distorta con un cantante scemo che non sa cantare e una ritmica agile come un fermaporta”. Se fosse così ad esempio i Black Sabbath ai COVEN gli fanno una sega.

Visto che siamo in tema, Picca ci ricorda la posa di Crowley (vedi JP con le braccia alzate ad angolo alle prese con Theremin).

(The Dark Lord alle prese col Theremin nel 1975)

Il discorso si inerpica: le peggiori copertine nel rock, il secondo disco mai uscito dei THE LAW, Willie De Ville, la straordinarietà dei doppi ( o tripli) dal vivo degli anni settanta con la copertina dallo sfondo nero… THE SONG REMAINS THE SAME dei LZ, SECONDS OUT dei Genesis, WELCOME BACK MY FRIENDS degli ELP, LIVE di Frank Marino (anche se era singolo) dove ti immaginavi la arena da ventimila posti in una  sperduta città americana, con le luci rosse, gialle, verdi, bianche e blu sopra al palco e i tuoi eroi ad eruttare musica magnifica.

Picca suggerisce a tal proposito il titolo per un ipotetico doppio album dal vivo della Cattiva Compagnia…”DOUBLE LIVE COMPANY”…con “Live In San Martino In Rio” come claim, aggiungo io…

E ancora, l’ultimo album blues di Robert Palmer, gli album degli anni novanta degli ZZTOP, la differenza che c’è tra ispirazione e plagio se prendi qualcosa da un altra canzone a seconda che tu faccia rock o blues oppure pop.

Picca porta doni per tutti, io e Riff facciamo lo stesso, a fine serata a mo’ di eucarestia distribuisco ai confratelli una copia del doppio bootleg dei Cream SUN VANISHES, Detroit Grande Ballroom 15 ottobre 1967.

Usciamo, ci mettiamo in circolo per l’arrivederci, intoniamo il ritornello di HYPNOTIZING WAYS (OH MAMMA) da DEATH WISH II e ci diamo appuntamento alla prossima assemblea.

Arrivo alla domus saurea a notte inoltrata, infilo la blues mobile in garage, stacco il grande adesivo con la scritta Lucifer Rising dal lunotto posteriore, mi tolgo il mantello ed il cappuccio, respiro a fondo nella notte scura.

Stamattina, mi alzo e c’è una bella golden dawn, scendo rimango qualche minuto al sole e ripenso alla serata di ieri notte.

(Golden Dawn a Borgo Massenzio – Foto di TT)

Mentre aggiorno gli archivi della Congregazione mi ascolto PASSPARTU’ della PFM e maledico le soste per la Nazionale, il weekend senza calcio fa schifo.

SETTIMANA EMPIRISTICA

8 Ott

Settimana un po’ particolare questa per vari motivi, uno di questi è il chiedermi di mattina presto se davvero la mente umana può formarsi e plasmarsi solo grazie alle esperienze e alle impressioni  dei propri sensi e se quindi davvero non contiene nessuna idea innata. Mi consumo con queste riflessioni prima di fare colazione, mentre in boxer nerazzurri e maglietta di Johnny Winter giro per casa. Supero lo sbandamento, ritorno sulla terra, vado nello studiolo, cerco la confezione digipack giusta, metto quindi EAT A PEACH degli Allman nello stereo e la mattina – e la vita – torna ad avere un senso.

Cena con Mixi: sabato non potrà essere presente alla riunione della Congregazione degli Illuminati del Blues così dobbiamo vederci almeno una volta prima del ritrovo per il solstizio d’inverno. La cena è ottima e questo ci ben predispone ma poi con un po’ di nostalgia guardiamo il “Making Of” di ALL’INCROCIO (il cd della Cattiva Compagnia) e i sospiri iniziano a farsi più frequenti. Lo stesso accade quando analizziamo la situazione economica globale attuale e le nostre vite professionali. Parlar di musica però ci salva sempre e così ci incamminiamo lungo i sentieri dell’heavy rock.

(Mix & Tim – foto di LS)

A metà settimana partecipo ad una festa coda di gallo…un cocktail party insomma. Uno studio di professionisti che mi capita di frequentare per motivi di lavoro inaugura la nuova sede; la blues mobile benché faccia la sua figura è un po’ intimorita nel parcheggio di fianco a tutti quei macchinoni neri. Con Kerlo mi intrattengo con uno degli associati e poi gironzolo per il dedalo di nuovi uffici cercando di farmi largo tra la gente presente all’inaugurazione…gente vestita in un certo modo, consono all’occasione…solo io e Kerlo ci distinguiamo per le nostre mise un po’ sportive.  Catering di livello, ottimo cibo. Son lì che mi gusto qualche piccola leccornìa, Kerlo mi parla di possibili scenari professionali, gente un po’ impettita mi passa davanti e mi chiedo “Mo sagh fàghia chè? ” (cosa ci faccio qui?)…” a me im pièsen i Whitesnake!“. Un ultima tartina ed esco.

In questa settimana sparisce da questa terra anche Bert Jansch, grandioso chitarrista acustico inglese.

Giovedì sera al VOX per la prima tappa del “Pubs & Clubs Tour” di Francesco De Gregori, cantautore che ho sempre amato molto, a tal punto che farò un post apposta (scusate il pasticcio). Al Vox incontro per caso Paolino Lisoni e Anna.

Venerdì sera mentre torno a casa mi ascolto FUZZ UNIVERSE di quel gran uccello della chitarra che è PAUL GILBERT, Mixi me ne ha fatto una copia e lo sento volentieri. Sulla tangenzialina campagnola che costeggia l’alta velocità affronto un cielo rosso che mi fa venir in mente BURNIN’ SKY della BAD COMPANY, da lì saltello col pensiero alla discussione sui BLACK SABBATH che prende quota qualche post più in basso.

(Burnin’ Sky – foto di TT)

Al sabato mentre faccio rifornimento mi soffermo sotto cartello della via che da Correggio porta a Reggio e che nel tratto Budrio-Gavassa prende il nome di via Lenin. Solo a Reggio Emilia ci sono quei lavori qua (e meno male).

La mattina inizia sotto colpi leggeri della dispepsia, temo il peggio(stasera ho la riunione della Congregazione e non voglio mancare) ma a parte un po’ di sofferenza la cosa passa e a metà pomeriggio sono più o meno a back in the saddle again. Brian non è a postissimo oggi malgrado le tante chiacchiere fatte con diverse persone. Finché parla tutto è okay ma poi ripiomba in un blues de tipo down in the hole, come cantano qui sotto i Rolling. Non deve essere facile avere quell’età, iniziare ad avere certi problemi, dimenticare nomi e certe facce. A parte questo e il light dispepsia blues mattina niente male, quattro chiacchiere sempre illuminanti con Julia, recupero di alcuni altri mie LP da Lasìmo, e come colonna sonora i ROLLING STONES di EMOTIONAL RESCUE.

Un pensiero allo zio Giàver che se ne è andato ad inizio settimana…ciao vasco.

(Tim & Giàver)

Brian , l’uomo dalle calze corte e la gran figa.

2 Ott

Primo giorno e primo sabato di ottobre insieme a Brian. Oramai abbiamo un metodo tutto nostro per rapportarci: arrivo a casa sua, ci scontriamo un po’ nel periodo pre-durante-post bagno e poi tutto si scioglie quando lui capisce che deve fare come dico io e io capisco che deve essere dura per un vecchio accettare queste cose. Brian poi riesce  sempre a colpirmi quando – sotto le mie strette imposizioni – se ne esce declamando – col suo solito elegante sarcasmo –  il verso del sommo poeta “Libertà vo cercando…”

E’ una bella giornata. Ci fermiamo all’edicola di Ninetylands per prendere Repubblica e mi colpisce un uomo vestito in modo raccappricciante: camicia a maniche corte chiara, braghe corte color grigiastro tendente al blu, calzino corto marrone e scarpe marroni. Come si possa andare in giro conciati così per me rimane un mistero. Nessuna autostima, nessun rispetto per se stessi, nessun rispetto per gli altri e per un minimo di buon gusto.

(L’uomo con le calze corte)

Mentre esco dal viale della (ex)  stazione (ferroviaria), mi fermo un momento a contemplare insieme insieme a Brian la stazione appunto. E’ lì che son nato, in un solstizio di inverno di tanti anni fa, nella stanza relativa alla prima finestra a destra del primo piano. C’ho vissuto per un solo anno, ma quella casa mi ha sempre attratto e un po’ spaventato. Certo che nascere in una ex stazione ferroviaria e proprio da uomo di blues.

(Ninentylands Train Station: dove nascono gli uomini d blues – foto di TT)

Al Bar K2 soliti caffè macchiati con cannoli. Son lì che parlo con Brian quando entra una donna sui 35/40 anni, gonna, tacchi alti e portamento niente male. Brian la guarda, e allora io gli faccio “Gran figa”. Brian è sempre colpito quando gli parlo in modo così diretto, non è avvezzo a quel linguaggio, come direbbe Riff, Brian “E’ un gentiluomo del sud” (degli Stati Uniti nel 1800). Mi piace stuzzicarlo e far partire una complicità tutta maschile (se non maschilista). Brian sorride coi suoi occhietti da bambino e col suo solito sarcasmo aggiunge “Sì, si potrebbe anche descrivere come avvenente signora che viene a bersi un caffè”

(La “Gran Figa” si beve un caffè – foto di TT)

Nella mia vecchia casa a recuperare ancora un po’ di mie LP. Brian da basso chiacchiera per un bel po’ con Vasco. Lasìmo mi da una bellissima brochure della Edizioni Sandwhiches relativa alla tripletta dell’INTER del 209/10. Ne ho bisogno, visto anche la sconfitta col Napoli che sarebbe arrivata alla sera, sconfitta che l’arbitro Rocchi ci ha confezionato con premura.

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

26 Set

“La sveglia che ti sveglia la mattina ti sveglia e non ti chiede come va, arranchi un po’ scontroso in cucina, e dai una occhiata alla città” così recita uno di quei capolavori della ditta Tim&Lor che si chiama guarda un po’ LA SVEGLIA, la nostra HIGHWAY STAR, come dice Lorenz. Mi son svegliato così, un po’ obnubilato e confuso, arrivo in cucina, noto che la mia groupie prima di andarsene mi ha preparato la colazione. Uno sguardo alla finestra ma niente città, solo campagna…ah, già è vero che adesso abito nel posto in riva al mondo.

Scendo le scale, prima di salire sulla blue(s) mobile do da mangiare ai gatti; Patuzzo non c’è, sarà in giro ad azzuffarsi con chi sa quali altri maschi, mentre la Raissa (o Ràissan come la chiama Brian), la Ragni e la Spavve si strusciano contro le mie gambe. Son lì fuori che verso la carne nelle ciotole e vedo un raggio di sole filtrare tra gli alberi, mi volto e mi meraviglio di questo semplice quadretto agreste che vedo più o meno tutte le mattine. Sento l’umore che si aggiusta, l’animo togliersi dalla pena e i miei lineamenti spartani sciogliersi in un sorriso. Per un istante ritorno bambino nelle campagne del nonno a vendemmiare tanti tanti anni fa.

(the place on the world’s edge – foto di TT)

Questo lunedì mi sembra più piacevole del solito. In macchina mi sento un bel bootleg degli YES, “THE YES WHITE ALBUM” e il progressive del gruppo inglese mi accompagna così fin quasi a StoneCity.

Son lì che rollo down the road e penso a Brian, in questi ultimi sabati abbiamo fatto i soliti nostri giri, a tratti più faticosi del solito, e sempre più spesso rifletto sull’avanzare della età, sui colpi che si perdono. Ci siamo battibeccati un paio di volte,  io ce la metto tutta, ma gestire un vecchio non è roba da poco. Mi sento in colpa per le nostre scaramucce, ma poi mi basta vederlo contento quando gli offro un gelato o sentire l’impulso di dargli un bacio (roba che non accadeva da lustri interi) per smetterla di essere sempre così esigente con me stesso e vivere in pace almeno per un momento questo rapporto strampalato che ho col mio vecchio.

(Brian: Ice Cream Man – foto TT)

Penso poi al pranzo  cinegiappo di ieri su invito di Lorenz, io lui e una paio di fan. Pomeriggio poi passato a ripassare certi passaggi a due chitarre, sabato suoniamo a San Martin On The River e non è che siamo preparatissimi (ma in fondo quando lo si è mai?).

(Lorenz al cinegiappo – foto di TT)

Pomeriggio passato a lavorare alacremente su scartoffie di tutti i tipi, per fortuna che il bootleg degli AC/DC Rosemont (IL) 20 novembre 1981 mi ha fatto compagnia.

Sabato l’Inter ha finalmente vinto. Mi spiace per il Bologna, squadra della mia amata regione, ma non potevamo permetterci altri passi falsi. E’ arrivato Ranieri, vedremo un po’. Domani sera sarà già di nuovo tempo di Champions, in Russia contro il CSKA. Meno male che la vedrò insieme a Mario, chissà quanto soffrirò…è già una sfida decisiva, bitchy bitch (porca puttana)!

Tra poco cena con spaghetti ai frutti di mare, poi appuntamento telefonico con Polbino, ripasso pezzi in scaletta e finalmente divano e Sky Sport 24.

Intanto il sole tramonta qui a Borgo Massenzio e settembre pian piano se ne va.

(Sunset on Borgo Massenzio countryside – foto di TT)

“…e la vita nel mio petto batte piano, respiro la nebbia, penso a te…”

AUTUNNO

23 Set

Equinozio del 23 settembre, oggi inizia l’autunno… così per tirarci su il morale ascoltiamoci la bella e malinconica AUTUMN dell’Edgar Winter Group scritta da Dan Hartman.

(Il video pescato su Youtube è bruttino ma non ho trovato altro.)

Autumn the wind blows colder than summer
Autumn my loves gone with another
I can’t demand anything of myself now
So, I guess I’ll stay here in New England for Autumn, Autumn

The buildings look tall and gray
The birds flying haven’t much to say
They all know that it’s coming again
So I guess they’ll stay here in New England for Autumn, Autumn

Did you ever lose something that you thought you knew
Did you ever lose someone who was close to you
Well, I lost my lover, and my summer too

To Autumn wind blows colder than summer
Autumn my loves gone with another
I can’t demand anything of myself now
So, I guess I’ll stay here in New England for Autumn, Autumn