BECK, BOGERT & APPICE “Live in Japan 1973/Live in London 1974″(2023 Rhino Records) – TTT½

8 Nov

Vediamo un po’, facciamo mente locale … nell’estate del 1969 Jeff Beck fa qualche session con Appice e Bogert, due musicisti americani con cui da un paio d’anni ha voglia di lavorare; verso fine anno i manager iniziano a stilare contratti ma poco dopo Jeff è vittima di un incidente in macchina e tutto salta. Jeff si riprende lentamente e solo ad inizio 1971 mette insieme il Jeff Beck Group II (ma senza Carmine e Tim). Il gruppo però si scioglie nell’estate del 1972, al che Jeff lo rinnova, tenendo il grandissimo Max Middleton al piano e aggiungendo Appice, Bogert e il cantante Kim Milford, poco dopo sostituito dal rientrante Bobby Tend. Esistono alcuni bootleg audience di quel breve tour, personalmente avrei preferito che Jeff avesse continuato con quella formazione (Jeff Beck Group III), Ma Middleton e Tench a fine tour lasciano la band e Beck decide di formare un power trio con Appice e Bogert (col sottinteso intento di dare al pubblico americano quello che vuole, ovvero musica più dura sulla falsariga dei Led Zeppelin che in quegli anni stanno spopolando). A fine 1972 i tre iniziano a lavorare sul loro album da studio che esce a fine marzo 1973. Arriva al n.12 della classifica USA, diventa disco d’oro ma non va più in là … è chiaro fin da subito che al gruppo mancano i pezzi (e un cantante vero e proprio), non ci sono compositori naturali nel gruppo, manca il songwriter dal tocco magico. Il progetto BBA è dunque un mezzo successo, gente che sa suonare, che si mette nella scia dei LZ ma che non raggiunge nulla di propriamente leggendario. Appice e Bogert a tratti suonano troppo, non hanno il senso dell’eleganza che hanno Jones e Bonham per dire, e soprattutto non hanno un produttore/leader che li tenga a bada. I BBA passano il 1973 in tour, dalle date in Giappone viene tratto un doppio live previsto solo per il mercato del sol levante, il tour prosegue tra Usa, Europa e UK, iniziano le prime tensioni. Nel gennaio 1974 cominciano le sedute in studio di registrazione per il secondo album, il 26 dello stesso mese suonano al Rainbow Theatre di Londra (lo show viene registrato) … è il loro ultimo concerto dal vivo, in maggio il gruppo annuncia lo scioglimento.

Nel 2021 muore Tim Bogert, nei mesi successivi Beck e Appice iniziano a lavorare sul box set di cui stiamo parlando, rispolverando i vecchi nastri dal vivo di Live In Japan e del concerto di Londra, ripulendoli, rimixandoli, aggiungendo qualche overdub (di chitarra) e dunque preparandoli per un box set come si deve. Nel gennaio di quest’anno se ne va anche Jeff Beck, perdita molto dolorosa per questo blog … non ci resta che riascoltarlo in versione Hard Rock Blues.

BECK, BOGERT & APPICE "Live In Japan 1973 & Live In London 1974" (2023 Rhino Records) - TTT½

Live In Japan 1973

Stevie Wonder scrisse Superstition mentre cazzeggiava in studio con Jeff Beck (il quale aveva iniziato a suonare un tempo di batteria), il pezzo doveva essere per Jeff Beck appunto ma poi Stevie decise di registrare anche la sua versione. Superstition è un superclassico dei BBA, ne danno una interpretazione pesante, un hard rock blues senza compromessi. Vale un po’ per tutto il materiale dei BBA: ci fosse stato un cantante vero e proprio il risultato sarebbe stato più eclatante. L’uso del piatto China (sempre che non sia un crash) da parte di Appice per me è insopportabile.

Lose Myself With You (Carmine AppiceJeff BeckPeter FrenchTim Bogert) pare un brano nato da una jam non certo indimenticabile, melodia inesistente, sviluppo compositivo nullo. E’ sempre bello ascoltare Jeff Beck alla chitarra ma il pezzo non decolla. Il suono del basso è piuttosto lofi (come diciamo qui). Il lungo intermezzo di basso e batteria contiene momenti di rilievo, ma nella parti dure il basso con quel suonaccio non si può sentire.

Jeff’s Boogie (Jeff Beck) è uno strumentale che proviene dai tempi degli Yardbirds, qui è ovviamente un esercizio più muscolare; il lavoro di Beck alla chitarra è superlativo. Uno dei pezzi memorabile del trio in questione.

Going Down (Don Nix) era un classico del Jeff Beck Group II (brano ripreso dal vivo anche da Led Zeppelin e Who). I BBA ne danno una versione ovviamente più pesante che personalmente non mi fa impazzire.

Boogie Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) è vicina come concetto all’intermezzo boogie woogie (Boogie Mama/Boogie Chillum) che mettevano in scena i Led Zeppelin nel 1970/71 all’interno di How Many More Times e nel 1972/73 in Whole Lotta Love). Mentre è bello ascoltare Beck alla chitarra alla prese con questo genere, Carmine e Bogert risultano più centurioni (grossolani poi gli incitamenti al pubblico). Sarà che a me Bogert non piace ma ritengo il brano in questione una occasione sprecata. 

La bellissima Morning Dew (Bonnie DobsonTim Rose) proveniente dal disco di debutto (1968) del primo Jeff Beck Group e affrontata con nuova verve e in maniera assai dilatata. Peccato per il cantato. 14 minuti di un gran Jeff Beck con annesso buon assolo di batteria.

Lady (Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert) in qualche modo funziona, seguire la chitarra di Jeff è facilissimo; Jeff Beck sfodera l’effetto Talk Box per Black Cat Moan (Don Nix), hard rock blues potente che di solito piace ai gatti neri (infatti Palmiro si diverte quando gliela faccio sentire). Include Blues De Luxe e You Shook Me.

I limiti dei cantati in Why Should I Care (Ray Kennedy) sono evidenti, il pezzo poi non è indimenticabile, ma come sappiamo c’è Jeff Beck alla chitarra. Plynth / Shotgun ([Plynth] – Nicky HopkinsRod StewartRon Wood [Shotgun] – Autry DeWalt) è il doppio brano con cui chiudono gli show del tour del 1973, niente di particolare.

Live In London 1974

Rispetto a Live In Japan 1973 cambia il suono della batteria, lo si percepisce subito in Satisfied (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert), un hard rock funk mica da ridere.

Livin’ Alone (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) confronto al live in Japan sembra più efficace, probabilmente il missaggio è più equilibrato. Beck scatenato alla slide (e non).

Laughin’ Lady (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) è un brano più che discreto, uno di quei pezzi lenti in qualche modo influenzato dalla musica soul ma trattato con lo spirito del trio in questione. Assolo di chitarra emozionante.

Lady (Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert) non si discosta troppo dalla versione di Live In Japan. Solid Lifter (Jeff Beck) è uno strumentale, preludio a quello che verrà dal 1975 in poi e in qualche modo si può dire lo stesso per Jizz Whizz (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert).

Name The Missing Word (Prayin’) (Bettye CrutcherHomer BanksRaymond Jackson) è una cover dell’omonimo brano degli Staple Singers, qui ovviamente in versione rock duro.

Torna l’andamento boogie/blues (Get Ready) Your Lovemaker’s Coming Home (Unknown), l’approccio non è elegantissimo, la formula BBA non regge due album live di seguito (in verità nemmeno uno soltanto).

Superstition (Stevie Wonder) ha l’introduzione col Talk Box, all’epoca magari questa manfrina funzionava ed era una novità, oggi appare consunta. Rispetto alla versione del live precedente questa appare meno caotica.

Blues De Luxe / You Shook Me ([Blues De Luxe] – Jeffery Rod [You Shoook Me] – JB Lenoir*Willie Dixon) rappresentano il momento blues e quando Jeff Beck si immerge in quel mood non ce n’è per nessuno o quasi. Anche in questo caso sembra tutto più chiaro rispetto alla versione live del 1973.

Per (Rainbow) Boogie (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) vale un po’ quello scritto per la versione dal vivo in Giappone, ma questa sembra riuscita meglio, sarà per il calore del pubblico o appunto per il missaggio.

Un cofanetto dunque preparato con cura e dovuto ma anche la conferma che ai BBA mancava qualcosa per arrivare all’Olimpo del Rock.

◊ ◊ ◊

Live In Japan 1973
1-1 Superstition

Written-By – Stevie Wonder
5:17
1-2 Lose Myself With You

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckPeter FrenchTim Bogert
10:50
1-3 Jeff’s Boogie

Written-By – Jeff Beck
3:34
1-4 Going Down

Written-By – Don Nix
3:33
1-5 Boogie

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
4:58
1-6 Morning Dew

Written-By – Bonnie DobsonTim Rose
14:12
2-1 Sweet Sweet Surrender

Written-By – Don Nix
4:43
2-2 Livin’ Alone

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
6:11
2-3 I’m So Proud

Written-By – Curtis Mayfield
5:43
2-4 Lady

Written-By – Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert
6:17
2-5 Black Cat Moan

Written-By – Don Nix
9:14
2-6 Why Should I Care

Written-By – Ray Kennedy
7:21
2-7 Plynth / Shotgun (Medley)

Written-By [Plynth] – Nicky HopkinsRod StewartRon Wood
Written-By [Shotgun] – Autry DeWalt
Live In London 1974
3-1 Satisfied

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
4:54
3-2 Livin’ Alone

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
6:06
3-3 Laughin’ Lady

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
5:36
3-4 Lady

Written-By – Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert
7:10
3-5 Solid Lifter

Written-By – Jeff Beck
3:37
3-6 Jizz Whizz

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
8:27
4-1 Name The Missing Word (Prayin’)

Written-By – Bettye CrutcherHomer BanksRaymond Jackson
6:41
4-2 (Get Ready) Your Lovemaker’s Coming Home

Written-By – Unknown*
5:39
4-3 Superstition

Written-By – Stevie Wonder
5:40
4-4 Blues De Luxe / You Shook Me

Written-By [Blues De Luxe] – Jeffery Rod
Written-By [You Shoook Me] – JB Lenoir*Willie Dixon
5:30
4-5 (Rainbow) Boogie

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
  • Warner Music Group / Rhino Entertainment Company
  • Copyright fonografico ℗ – Deuce Music, Ltd.
  • Studio di registrazione – Koseinenkin Hall, Osaka
  • Studio di registrazione – Rainbow Theatre London
  • Studio di registrazione – Rogers Boat Studios
  • Progetto grafico – Gilmour Design
  • Rimasterizzato presso – Air Lyndhurst Hall
  • Bass, Vocals – Tim Bogert
  • Coordinator [Mix Coordination] – Carmine Appice (tracce: 3-1 to 4-5), Jeff Beck (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Coordinator [Project Coordination] – Bruce Pilato
  • Design – Hugh Gilmour
  • Directed By [Production Director] – Yuji Takahashi (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Drums, Vocals – Carmine Appice
  • Engineer [Recording & Remix Engineer] – Kenichi Handa (tracce: 1-1 to 2-7), Tomoo Suzuki (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Guitar, Talkbox, Vocals – Jeff Beck
  • Liner Notes – Bruce Pilato
  • Mixed By – Ben Findlay (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Overdubbed By [Additional Guitar Overdubs By] – Jeff Beck (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Photography By – Barry Plummer (tracce: 3-1 to 4-5), David Warner EllisRik Walton (2)Todd GraySam Emerson
  • Photography By [Inside Photos] – Hirohisa Ohkawa (tracce: 1-1 to 2-7), Kenji Miura (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Producer [Produced By] – Beck, Bogert & Appice
  • Product Manager – Mike Engstrom
  • Production Manager – Kristin Attaway
  • Project Manager [Business Project Management] – Colin Newman 
  • Recorded By [Additional Guitar Overdubs Recorded By] – Ben Findon (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Recorded By [Additional Vocal Overdubs Recorded By] – Jorgen Carlsson (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Remastered By [2023 Remaster] – Barry Grint (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Research [Photo Research] – Amelia Halverson (tracce: 3-1 to 4-5)

Box includes:
• Live in Japan 1973, packaged in a 4-panel digisleeve
• Live in London 1974, packaged in a 4-panel digisleeve
• 60-page hardbound book with liner notes and photos
• Replica tour book
• Poster

Live in Japan 1973 recorded live at Koseinenkin Hall, Osaka, Japan, May 18 & 19, 1973. Originally released in Japan as “Beck Bogert & Appice Live.”

Live in London 1974 recorded live at the Rainbow Theatre, London, January 26, 1974. Previously unreleased.
Additional vocal overdubs recorded at Rogers Boat Studios.

Carmine Appice published by Bianic Music.
Tim Bogert published by Tim Bogert Music.
Jeff Beck published by Deuce Music Limited.
Publishing information for other songwriters is not specified.

The back cover of Live in Japan contains the following typographical errors:
• Kenichi Handa is credited as Kenichi Pando. The correct credit is on the inner sleeve and is the one used on this submission.
• Yuji Takahashi is credited as Yogi Takahashi. The correct credit is on the inner sleeve and is the one used on this submission.

Dedicated to the memories of Jeff Beck (1944-2023) & Tim Bogert (1944-2021).

Mauro Repetto con Massimo Cotto “Non ho ucciso l’Uomo Ragno. Gli 883 e la ricerca della felicità” (Mondadori 2023) – GGG+ (di Giacobazzi)

30 Ott

Jackob (Giacobazzi insomma) da lettore è diventato una delle colonne di questo blog, io e lui ci sentiamo via email e sono sempre scambi degni di uomini di blues che si rispettino. L’altro giorno mi diceva en passant che aveva letto il libro che troverete recensito qui sotto, mi riportava le sue impressioni che ho trovato subito profonde tanto da chiedergli di scrivere due righe per il blog. Cosa ci fanno gli 883 qui sopra vi chiederete, nulla ci fanno, non è roba che ci appartiene, ma il libro narra di una storia di provincia e di figure secondarie che in realtà sono quelle principali (un po’ come si evince dal docufilm di Netflix sugli Wham) che penso sia interessante. La prosa di Jackob poi è una di quelle che piacciono a me, dunque eccolo qua. Nella email, con la sua tipica asciutta ironia aggiunge:

“Avevo scritto un lungo preambolo ma ho deciso di cassarlo; pareva il vecchio(?) rocker che si deve giustificare, anzitutto a suoi stessi occhi, per aver letto un libro sulla metà scema dei dioscuri di Pavia… mah! Evidenziato con asterisco il luogo per inserimento di un eventuale tirellismo.”
Ladies and gentlemen, please welcome, per la prima volta sul blog, Mr Jackob.

 


“Sono solo un Jack Sparrow sul Ticino” (pag.8)

Un lungo yarn in prima persona, un monologo senza soluzione di continuità nel quale Mauro Repetto, metà degli 883, racconta i suoi primi 55 anni dando del tu al lettore … 165 pagine, di cui un centinaio dedicate al periodo in cui ha fatto coppia con Max Pezzali. Due ragazzi di provincia senza alcuna nozione musicale e con pochi e confusi punti di riferimento (Kiss, Public Enemy, Janet Jackson, Richie Sambora…), che riescono ad arrivare a quel successo che tutti ricordiamo.

Leggendo si scopre che l’ideatore del progetto, colui che mette in moto tutto, è proprio Repetto, generalmente considerato -anche dal suo stesso pubblico- una figura di secondo piano, quello che balla dietro al cantante. Invece è lui il volitivo, lui che persegue con tenacia ammirevole e una buona dose di faccia tosta l’evento che, dopo una mole di tentativi a vuoto e delusioni, si rivelerà pivotale nella loro carriera, l’incontro con Claudio Cecchetto. Inciso: per il guru di Ceggia il nostro ha una sorta di venerazione: “carisma da vendere”, “il Walt Disney italiano”, perfino un imbarazzante “in quel momento, era come Gesù Cristo”.

Raggiunto il successo però qualcosa si rompe. Sentendo che quanto ottenuto non corrisponde a ciò che tanto desiderava, Repetto opta per un taglio netto: “Devo fuggire. Via da tutto”. Personale impressione è che in questo frangente egli sia vittima di quel burnout e disorientamento da fama improvvisa che hanno colpito tante star, e che la spiegazione che dà a se* stesso e ai lettori, non è più il mio sogno, sia una razionalizzazione ex post. Mi confortano in quest’idea le (dis)avventure successive. Abbandonato il sodale Pezzali, Repetto parte per gli USA. Prima a Miami, con l’obbiettivo di conoscere una modella intravista a una sfilata milanese e più in generale di vivere il sogno a stelle e strisce (pursuit of happiness della Dichiarazione d’indipendenza, richiamato non a caso nel titolo del libro). Poi a NY, dove ai Power Station imbastisce assieme a Russell Simmons della Def Jam un disco che non vedrà la luce, almeno nella sua concezione originaria. Vola allora ad LA, e costituisce una società di produzione cinematografica per realizzare un film di cui però non girerà un metro di pellicola.

Decide di tornare in Italia e porta a compimento gli studi universitari, per poi dare l’ennesimo colpo di vela e partire ancora: “mi trasferirò a Parigi alla ricerca del nulla.” Vuole sparire, rendersi invisibile. Assunto a Disneyland Paris come operaio, diventerà executive. Steso in collaborazione con il giornalista Massimo Corto, il racconto viaggia sulle highway piane di un italiano volutamente colloquiale anche se non mancano punti in cui la lingua improvvisamente rotola folle: “E le palme continuavano a guardarmi, e io mi chiedevo cosa cazzo avessero da guardare quelle palme di merda, con la loro alterigia da dee dell’antico Egitto”.

Il lettore troverà non poca filosofia spicciola, condita qua e là da occasionali riferimenti alti che al mio orecchio suonano fuori luogo: André Breton, Socrate, Andy Warhol, la madeleine proustiana, un’improbabile “antropologia culturale”. Nell’insieme una lettura scorrevole, che può incuriosire chi abbia percorso una traiettoria di vita coincidente in qualche misura con quella del protagonista: la provincia profonda, il sogno di uscirne con la musica, i dietro le quinte dello show biz…

©Giacobazzi 2023

Mauro Repetto con Massimo Cotto Non ho ucciso l’Uomo Ragno

Il gattino Honecker

20 Ott

Martedì 17 ottobre 2023, torno dal lavoro, entro in casa, la porta dello studiolo è chiusa, entro e vedo l’umana con cui vivo che cerca di far bere un po’ di latte ad un minuscolo mammifero felino piuttosto spaventato.

Il gatto Honecker

The (Blues) Man: “E questo chi è?”

The Woman: “Ero giù in cortile poco fa, ho visto un’ombra nera salire di corsa le scale, credevo fosse un pungone (dialettale … un topo grosso), una volta salita ho visto davanti alla porta questo gattino …

The Cat: “Miaooooooooo”

The (Blues) Man: “Non possiamo tenerlo, ne abbiamo già cinque, più una che abbiamo dato in adozione ma della quale dobbiamo occuparci in certi periodi, senza contare i due forestieri che gironzolano qui intorno e che sfamiamo.”

The Woman: “Lo so. Adesso vado dai vicini e chiedo se per caso è loro, poi posto la foto nel gruppo Sei Di Borgo Massenzio Se e vediamo se qualcuno ha smarrito un gattino”.

The Cat: “Hissssss”

The (Blues) Man: “Ehi piccolino, non mi devi soffiare contro, sono un umano decente, non voglio farti del male. Adesso ci mettiamo qui io e te buoni buoni, in attesa che torni la Yamaha Girl, ok?”

The Cat: “Hissssss Hissssss”

The (Blues) Man: “Okay senti, per calmarti adesso ti racconto un po’ dei Led Zeppelin, dei Firm e del blues, ok?”

The Cat: “Hissssss Hissssss Hisssssss”

Torna la Yamaha Woman. Nessun dei vicini ha smarrito un gattino, con ogni probabilità qualcuno lo ha abbandonato nelle campagne oppure si è semplicemente perso, sul gruppo Sei Di Borgo Massenzio due persone si dicono interessate ad adottarlo; intanto il piccolino resta con noi, accetta il cibo ma poi corre a nascondersi nei luoghi più impensati (tipo dietro lo scaffale degli LP) dove tra l’altro fa i suoi bisognini e noi due umani ci ritroviamo una volta di più alla mercé dei gatti dovendo spostare tutto e pulire.

Umani addetti alle pulizie e alla mercé dei gatti – foto TT

Il gattino rimane alla Domus per due giorni, in attesa di decisioni. Inizia ad ambientarsi e a fidarsi dei due umani che lo hanno accolto. E’ vero, il gatto Palmiro – il capo colonia – lo tollera appena, la Minnie ringhia, soffia e con gli occhi mi fulmina non appena lo prendo in braccio, ma la notte il micetto la passa al sicuro, chiuso nello studiolo, sul castello del gatti (il tira graffi), una sorta di Tower House per felini.

La Tower House nel 1878

The (Blues) Man: “Prima che sia troppo tardi, dobbiamo darlo via…”

The Woman: “Sì, lo so, ma è così carino…”

The Cat: “purr … purr … purr”

Il giorno dopo la Yamaha Woman fa smart working e mi manda un messaggio su whatsapp:

Vedo così il micetto stare sulla scrivania dove lei lavora. La cosa si fa preoccupante. Le scrivo:

The (Blues) Man: Sì, ma dobbiamo darlo via, abbiamo già una gatterìa che ci impegna la vita, non possiamo prenderne un altro…”

Lei non risponde.

Poco dopo mi manda una foto del gattino ancora senza nome insieme al Ragno Assassino, un vecchio compagno di giochi del gatto Palmiro:

The Woman: “Guarda bene il suo musetto… sei proprio certo di volerlo dare via?”

Honny e il ragno assassino

Giovedì sera, torno a casa, la vedo giocare con Gianburrasca.

The (Blues) Man: Sì, però così non va bene, dobbiamo … darlo … v..”

The Woman: “Dai, dagli tu da mangiare…”

Lo sgabagigio avrà più o meno 45 giorni, lo imbocco con un cucchiaino, è affamato ed eccitatissimo, non riesce a star fermo e al contempo si sbafa la mousse di carne. Resistere alla tenerezza che scatena un musetto di un gattino così piccolo è uno sport estremo, saranno i feromoni, sarà che che sono un uomo di blues, ma la faccenda si mette male …

The Woman: “Allora, cosa vuoi fare?”

The (Blues) Man: “Ma, ehm, in verità io, cioè, potremmo, sarebbe meglio, però, se tu proprio vuoi, anche se … dopotutto … quindi … ah, maledizione!

Il gatto Honecker

E così continua la saga dei gatti con nomi legati al Sol Dell’Avvenire: prima Fidèl, poi Raissa, quindi Palmiro ed ora il piccolo Honecker.

Benvenuto alla Domus Saurea, Honny, benvenuto nella tua nuova famiglia blues.

Magnolia … (l’antróstomo che canta, la brezza di fine estate …)

15 Ott

Metà ottobre e la stagione è ancora calda, mi sembra quasi di sentire l’antròstomo cantare mentre la brezza estiva accarezza i blues, è vero … non ho lasciato nessuna donna a New Orleans, ma il mio mondo oggi sembra quello di JJ Cale. Tra poco giungerà il primo freddo ma intanto io mi lascio illuminare e irretire da queste dolci sensazioni.

Whippoorwill - antròstomo - aprimulgus vociferus

Whippoorwill – antròstomo – aprimulgus vociferus

Whippoorwill’s singingSoft summer breezeMakes me think of my babeI left down in New OrleansI left down in New Orleans
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had
You whisper, “Good morning”So gently in my earI’m coming home to you babeI’ll soon be thereI’ll soon be there
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had

I Fratelli Macchianera*

Come scritto qualche post fa mi sono comprato una nuova copia de I fratelli Karamazov, ovviamente in edizione della collana a me tanto cara Universale Economica Feltrinelli (una delle mie dolci ossessioni) e nel rileggere questo capolavoro provo un piacere intellettuale e spirituale fortissimo. Mi conosco bene ma sono sorpreso da questa sensazione magnifica, la lettura assume un carattere imperioso, accostarmi ogni sera a questo romanzo diventa una necessità impellente. Risento lo stesso sfarfallio di quando da ragazzo leggevo Kafka e Italo Svevo … non c’è niente da fare, certa letteratura ti sospinge sulle ali del maestrale.

*a proposito di ossessioni, la conoscete ormai quella che ho per l’etimologia, dunque non potevo esigermi dall’esercizietto di onomastica riguardo il cognome dei protagonisti del romanzo: Dostoevskij deve aver basato la creazione del cognome sul termine кара (kara) di origine tartara/turca che significa nero e sulla parola russa мазать (mazat) ovvero macchia. I Fratelli Macchianera insomma.

Commuter Blues – Etica Etnica

Sono ormai otto mesi che ogni empio giorno salgo e scendo dal treno per andare e ritornare dal lavoro. Il tragitto è breve ma è sufficiente per misurare una fetta di umanità. Rimango sempre un po’ così quando vedo che certa gente non rispetta le basilari leggi della convivenza, anche nelle piccole cose (vedi quelle che si fermano insieme alle amiche davanti alle scale che portano ai sottopassaggi delle stazione e poi si lamentano se la folla che vomita il treno le urtano mentre questa cerca di imboccare le scale per correre al lavoro). Il pseudo manager stretto in un completo che veste slimfit (come si dice oggi) che parla di lavoro al telefono a voce alta con un collega, poco dopo Mutina (in direzione nord ovest) vi è una breve galleria sotterranea (dura 60 secondi) che ovviamente interrompe le trasmissioni e le connessioni. Il tipo si innervosisce, una volta usciti richiama il collega ed esclama “scusa ma c’è un cazzo di galleria di merda che ha interrotto la comunicazione”. Ho pensato di scrivere a Trenitalia per capire se sia possibile fare una sopraelevata al posto della sotterranea in modo che il poveretto possa discutere delle facezie lavorative senza essere interrotto.

Galleria sotterranea Modena

L’altra mattina, come spesso capita mi trovo nella prima carrozza in alto. Nella prima fila di posti siedono soquanti (alcuni insomma) ragazzi biondi. Dalla parlata direi siano scandinavi, si esprimono in quella sorta di tedesco/inglese nordico e gutturale. Parlano a voce alta, uno in particolare, pare che la carrozza sia a loro uso e consumo. Non dico nulla, da giovane devo aver fatto cose simili, magari senza pensare al disturbo che potevo arrecare, ma ciò non toglie che tra me e me mi scappi un “scandinavi di melma”. Lo dico senza pormi il problema e mi interrogo sulla differenza di preoccupazioni … quando (soprattutto al ritorno) vi sono gruppi di nordafricani o di africani subsahariani (buffa l’assonanza col temine “ariani”) che si intrufolano sul treno prima che la gente sia scesa, che si mettono a chiacchierare tutti insieme a voce alta, magari ascoltando quella musica araba commerciale immonda o quel trap/rap insopportabile, beh anche in quel caso mi verrebbe da usare lo stesso metodo avuto con gli scandinavi, ma mi perito a pensarlo e a scriverlo. Curioso come ci si faccia condizionare dal politicamente corretto. Quando poi verso sera lascio i binari per tornare a casa e nel backyard della stazione di Regium Lepidi passo in mezzo a gruppi di giovani uomini neri che si fanno delle canne, ti guardano con strafottenza e dalle loro casse acustiche esce quel pattume musicale di cui sopra beh, il primo pensiero non è essere troppo dissimile da quello dell’elettore medio dei partiti che stanno al governo. Mi basta però tornare a pensare che poco prima, mentre ero diretto alla stazione di Mutina, avevo scorto un nero che dormiva sul marciapiede di un vecchio palazzo che dà sul piazzale della stazione e che era avvolto in un panno, la testa china sullo zaino, sprofondato in un sonno di certo corrotto da malesseri, per ritornare ad essere quel liberal radical che penso di essere.

Il canale youtube LedZepfilm ha aggiunto – sincronizzandolo con le immagini – il sonoro al filmato amatoriale scoperto recentemente di Dallas 1977. Dato che la registrazione audio di Dallas 1977 non è mai apparsa sono stati usati i nastri audience di Oklahoma City e della prima serata di Chicago sempre del tour del 1977. Il risultato è molto gustoso.

SERIE TV

_Il Supervissuto (Netflix 2023) – TTTT

Docuserie di 5 puntate su Vasco Rossi, vita personale, vita da Rockstar, gli inizi, i primi album, il successo, gli eccessi il mega successo e la ricerca dell’equilibrio sopra la follia. Siamo nati ad alcune decine di km di distanza, qui nel modenese, lo seguivo quando era dj a Punto Radio nella seconda metà degli anni settanta, ho amato moltissimo i suoi primi 5 album tanto che a militare mi chiamavano Vasco… non poteva che piacermi questa docuserie. Brividi, malinconia e tanti amarcord durante le prime due/tre puntate…Punto Radio, lui DJ allo Snoopy (storica discoteca di Modena), i primi due album, poi i successivi, la prima Rock band … quanto mi piaceva in quel periodo. Vederlo dal vivo nel 1981 (a bordo palco), nel 1983 e poi nel 1985 e nel 1989 fu una bella esperienza. Ho seguito con interesse anche le ultime due puntate ovviamente… non ha perso quell’approccio genuino e schietto che nasce qui in provincia anche se ora il tutto è avvolto in una sorta di autoreferenzialità che credo essere fisiologica (quando per tanti anni se una famosissima Rockstar con un successo stratosferico credo sia inevitabile). Vasco qui a Modena rimane una istituzione, ci piace pensare che sia uno di noi, qui sembra quasi che tutti lo conoscano personalmente e abbiano aneddoti da raccontare … la docuserie su Vasco noi la avevamo già nel sangue.

_Il Giovedì Delle Vedove – TTT½ (Netflix 2023)

La vita effimera, vuota e senza emozioni di ricchi sudamericani.

https://www.repubblica.it/serietv/schede/le-vedove-del-gioved-/8905/

Miniserie dai toni del thriller e del noir insieme, Le vedove del giovedì è l’adattamento del fortunato romanzo della scrittrice argentina Claudia Pinero. La vita apparentemente perfetta in un ricco complesso residenziale viene sconvolta quando vengono trovati tre uomini uccisi. E’ stato un omicidio o un incidente?

Il quartiere di Los Altos de Las Cascadas è fatto di ville lussuose, campi da tennis, scuole esclusive. Niente sembra poter scalfire questa realtà dorata fin quando Teresa nel tornare a casa trova Tano, il marito, morto insieme a due suoi amici. La piccola comunità è pronta a considerare il fatto drammatico come un incidente, ma ben presto si capisce che nulla è perfetto. La serie trasporta in Messico le inquietudini del romanzo argentino che sullo sfondo aveva la crisi economica di quegli anni e lo fa schierando un folto cast  di celebri attori messicani a cominciare da Irene Azuela (Monarca) nei panni di Teresa e di Omar Chaparro in quelli del marito Tano. Alla regia troviamo Humberto Hinojosa. Dal romanzo del 2005 è già stato tratto un film nel 2009 diretto da Marcelo Pineyro ambientato invece in Argentina.

FILM

_Nowhere (Spagna 2023) TTT

Il genere mi interessa, la produzione spagnola anche, il film si lascia vedere con piacere ma ci sono troppi espedienti narrativi semplicistici.

Incinta, sola e alla deriva, una donna intrappolata in un container cerca di sopravvivere dopo essere fuggita da un paese devastato e controllato da un regime totalitario.

_The Silencer – Senza Voce (2023 Canada / Usa) – TTT+

Mi piacciono i film girati in quei vasti territori freddi dove le comunità umane vivono vite dure e difficili, mi piacciono le storie dei losers, dunque anche questa pellicola l’ ho vista volentieri. Niente male.

https://www.mymovies.it/film/2020/the-silencing-senza-voce/

Rayburn Swanson vive ancora sulla sua pelle il dolore per la perdita della figlia adolescente, rapita cinque anni prima. Scivolato in una spirale senza fine di alcolismo e autodistruzione, Rayburn ha detto addio alla caccia e ha deciso di aiutare gli stessi animali che uccideva realizzando una sorta di santuario al confine con un’area incontaminata. La sua vita viene però rimessa in discussione quando da uno dei monitor di sicurezza vede un assassino inseguire una ragazza che gli ricorda la figlia scomparsa. Determinato a salvarla, Rayburn si avventura nella natura selvaggia per trovarla prima che lo faccia il killer.

PLAYLIST

CODA

Dicevo all’inizio che l’autunno sta arrivando ma a dire il vero io mi sento piuttosto frizzante, certo, il mio approccio potrà anche essere quello che Tommaso Litigioso (Tom Keifer, va beh) descrive ne “il blues della cattiva sarta” ma non sto esattamente “cadendo a pezzi” e anzi, malgrado sia un uomo di un incerta età, devo ammettere che mi sento pieno di energia. Saranno i fratelli Macchianera, saranno gli assoli di Johnny Winter, le architetture del Dark Lord, le prodezze dei Black And Blues boys? E chi lo sa, il nido di stelle forse non esiste, lo stesso dicasi per the girl with the far away eyes (o, se vogliamo, Magnolia), ma visto che per un cazzo di motivo misterioso ci siamo materializzati su questo cazzo di pianeta e di universo che altro possiamo fare se non continuare a rollare con la benedizione del Dark Lord sopra di noi?

Lookin’ on back
when I was young
I tried to sing it,
but my song had been sung
And now I ain’t got no worries
Ain’t got no one to call my own

My heart’s like a wheel
And my head’s just a stone
I got my memories
Ain’t got no home

Old friends seem
much closer now
They stand the test
of time somehow

Look at the winner who hit the ground
It comes around and then it goes back down

I’m fallin’
Ooo fallin’ apart at the seams
Fallin’
Ooo yea fallin’ apart at the seams

PS: in questo pezzo alla batteria c’è l’indimenticato Cozy Powell, e si sente.

EXTREME “Six” (earMusic 2023) – TTT¾

11 Ott

Pornograffiti nel 1990 era uno di quegli album che dovevi più o meno avere, il successo del grunge era dietro alla porta, l’hair metal pareva più maturo sebbene stesse per soccombere e i guitar hero post Van Halen godevano ancora di gran considerazione. Nuno Bettencourt era uno dei pochi che non mi annoiava e certo, era uno shredder ma aveva il suo perché. Bettencourt tra l’altro è un musicista a tutto tondo: chitarra, tastiere, persino batteria…me lo ricordo infatti in Guitar Wars (concerto tenuto in Giappone nel 2003 con in scaletta Paul Gilbert, Nuno Bettencourt, Steve Hackett, John Paul Jones and Gary Cherone ) suonare (bene) la batteria durante Communication Breakdowm…

Pornograffiti fu il loro momento di maggior successo diventando doppio disco di platino negli USA, poi tutto scemò pian piano; Nuno e gli Extreme sono tornati quest’anno con l’album SIX anticipato da alcuni singoli e proprio su un paio di questi vi sono assoli di chitarra che mi hanno lasciato con la bocca aperta. Ora, lo sapete, io sono uno che guarda più che altro alle canzoni, alle composizioni, alla scrittura articolata (e al senso del Rock), ma dentro di me vi è anche l’anima da chitarrista e dunque mi è venuto naturale esplorare questo nuovo loro album.

Six si presenta con una copertina orribile

EXTREME Six (earMusic 2023) front

e inizia con Rise (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt). Un heavy Rock nella tradizione Extreme con un approccio forse più moderno, niente di incredibile ma nemmeno male, qualche passaggio è interessante. Il centro di tutto è l’assolo, uno di quelli che lasciano di stucco, inizio folgorante, parte centrale più classica e parte finale superba …a causa di questo assolo andrò a vederli a Milano il 16 dicembre all’Alcatraz.

#Rebel (Gary Cherone Jordan Ferreira Matthew James McGuire-Denis Nuno Bettencourt) … davvero ci si sono messi in quattro per scrivere questo pezzo?  Riffone heavy piuttosto trito e malgrado un intermezzo vocale originale, sviluppo modesto.

Banshee (Gary Cherone Nuno Bettencourt Pat Badger) è frizzante, ricorda gli Aerosmith e mette un po’ di pepe nell’heavy rock del gruppo. Il testo cita vecchi blues (Jesus make my dying bed). L’assolo di chitarra è davvero riuscito, tra classicismo Rock (in alcuni momenti ci sento il Brian May di It’s Late) e shredding fatto con la testa giusta. Bel momento.

EXTREME Six (earMusic 2023) back

L’intro del video di Other Side of the Rainbow (Gary Cherone Nuno Bettencourt) è piuttosto consunta: discussioni in casa, la figlia che chiama il suo ragazzo, questi la viene a prendere e partono in macchina … una marea di video di metal americano anni ottanta aveva questo incipit, ma qui poi arriva la musica e salva la situazione. Sulla chitarra dodici corde la band costruisce un bel pezzo, probabilmente non originalissimo ma scorrevole. Sezione ritmica semplice ma efficace, bel giro di basso, come sempre ottimi Cherone e Nuno. Bello il ponte che porta al momento elettrico. Altro assolo magnifico.

Small Town Beautiful (Brian Maher Gary Cherone Nuno Bettencourt) è un altro momento acustico, questa voglia di gamma espressiva ampia va sottolineata, bella scrittura, un tocco di psichedelia, a tratti il format ballata che fa capolino; assolo di chitarra anche in questo caso perfetto.

In The Mask (Andy Healy Nuno Bettencourt) il cantato è suddiviso tra Nuno e Gary, trattasi di heavy rock moderno senza particolari sbuffi melodici e con quel ritmo ostinato usatissimo. Qualche apertura è di rilievo, l’assolo di chitarra convince ma per quanto mi riguarda non è quel tipo di pezzo che mi esalta. Thicker Than Blood (Gary Cherone Kevin Antunes Nuno Bettencourt) mette in campo la modernità (sempre riferita al genere in questione), ed è da apprezzare il desiderio di uscire da formule consunte. Questo è un momento duro creato anche col sostegno con tastiere che di solito nel Rock non sono usatissime. Assolo di chitarra sempre da rimarcare. L’aggiungere partner al team compositivo dà freschezza e  questo lo si percepisce pure in Save Me (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt), al di là che il brano possa piacere o meno in questo album si intuisce il volere del gruppo: esplorare.

Chitarra acustica arpeggiata per Hurricane (Eric Warfield Nuno Bettencourt), un bel quadretto color pastello che personalmente gradisco parecchio.

In X Out (Eric Warfield Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt) le tastiere fanno il verso alla musica elettronica e a certe cose dei Van Halen, l’alternanza di situazioni comunque dà valore al pezzo (e all’album).

Beautiful Girls (Carl Restivo Gary Cherone J. Plotsky Nuno Bettencourt) è un reggae bislacco e leggero … a furia di cercare nuovi sentieri può capitare di trovarsi fuori strada, sebbene arrivare a spiagge soleggiate possa alla fine essere piacevole. 4 minuti però sono troppi. Il bacio alla fine è un omaggio al canzone con lo stesso titolo dei Van Halen (da VH II 1979).

Here’s to the Losers (Gary Cherone Nuno Bettencourt) arriva all’ultimo, momento acustico, qualche riflesso beatlesiano e qualche “considerazione blues”, e sì, mi associo…brindiamo ai perdenti.

71esimo in Italia, 22esimo in UK, 67esimo in USA … in un’epoca in cui non si vendono più dischi, mica male. Buon ritorno quindi questo, con gli Extreme che provano a spostare i confini dell’Heavy Rock.

◊ ◊ ◊

  • Gary Cherone – lead vocals
  • Nuno Bettencourt – guitars, keyboards, backing vocals, co-lead vocals on “Smalltown Beautiful”, “The Mask”, “Hurricane”, “X Out” & “Beautiful Girls”
  • Pat Badger – bass, backing vocals
  • Kevin Figueiredo – drums, percussion

https://extreme-band.com/music/

Antonio Manzini “Elp” (Sellerio 2023) – TTTT

4 Ott

ELP, l’ultimo lavoro di Manzini, ha più di 500 pagine, scritte con la riconosciuta sagacia raccontano un’altra storia poliziesca tra le pieghe di una umanità lisa e sempre più naufraga. Ormai non sono più in grado di gestire le T che do ai romanzi che hanno come protagonista Rocco Schiavone, nelle ultime recensioni ne appioppo quattro di default, ma potrebbero essere anche cinque, la qualità delle storie create da Manzini è sempre molto alta.

In questo episodio il cinismo e il realismo di Rocco si fanno più malinconici, la sua schiettezza è naturalmente sempre presente così come la lucida lettura dello stato attuale della società:

“…ognuno a odiare a morte la fascia a seguire, un’ostilità a cascata che levava malta e cemento alla coesione sociale …” già.

Da leggere pure questo.

PS: e sì, certo, vengono menzionati anche gli ELP (intesi come Emerson Lake & Palmer).

◊ ◊ ◊

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Elp/Manzini/14806

Non si fa che parlare dell’ELP, l’Esercito di Liberazione del Pianeta. Il vicequestore Rocco Schiavone guarda con simpatia mista al solito scetticismo ai gesti clamorosi di questi disobbedienti che liberano eserciti di animali d’allevamento in autostrada. Semmai è incuriosito dal loro segno di riconoscimento che si diffonde come un contagio tra ragazze e ragazzi.
La vera violenza sta però da un’altra parte e quando Rocco viene a sapere di una signora picchiata dal marito non si trattiene, «come una belva sfoga la sua rabbia incontenibile»: «un buon suggerimento» per comportamenti futuri. Solo che lo stesso uomo l’indomani viene trovato ucciso con un colpo di pistola alla fronte.
Uno strano assassinio, su cui Schiavone deve aprire un’inchiesta da subito contorta da fatti personali (comici e tragici). Per quanto fortuna voglia che facciano squadra clandestinamente anche i vecchi amici senza tetto né legge di Trastevere, Brizio e Furio, che corrispondono al suo naturale sentimento contro il potere. Nel caso è implicata una società che sembra una pura copertura. Ma dietro questa copertura, qualcosa stride e fa attrito fino a bloccare completamente Rocco sull’orlo della soluzione del caso. Intanto crescono in aggressività gli atti dell’ELP fino a un attentato che provoca la morte di un imprenditore di una fabbrica di pellami.
Indagando, Rocco si rende conto che forse, dal punto di vista della sensibilità ambientale, sullo stabilimento non c’è molto da ridire. Ma perché i «simpatici» ambientalisti sono giunti a tanto?
ELP, la nuova e molto ricca trama di Antonio Manzini, è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l’amicizia, e deve investire nell’indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2021/09/21/antonio-manzini-vecchie-conoscenze-sellerio-2021-ttttt/

https://timtirelli.com/2022/07/21/antonio-manzini-le-ossa-parlano-sellerio-2022-tttt/

 

Quando il viola intenso cade sui muri assonnati del giardino

25 Set

Tiepida serata settembrina, sono al tornio con cui adatto i miei appunti per la nuova puntata della School Of Rock che tengo per la azienda in cui lavoro. Sopra la House Of Blues, dove vivo, il cielo è già intriso di notte ma ad ovest il sundown è passato da poco, vi sono riflessi violacei che arrivano fino a qui, a ghermire l’ultima idea di luce di questa giornata.

Dato il tema della nuova lezioncina rispolvero una vecchia canzone degli anni trenta del secolo scorso, mi ci immergo in quel viola intenso, mi ci avvolgo, mollo la zavorra e leggero mi appoggio su quella voce e su quel testo.

DEEP PURPLE

When the deep purple falls
over sleepy garden walls
and the stars begin to flicker in the sky
thru the mist of a memory
you wander back to me
breathing my name with a sigh.

In the still of the night
once again I hold you tight.
Tho’ you’re gone your love lives on when moonlight beams
and as long as my heart will beat,
lover, we’ll always meet
here in my deep purple dreams.

DREAMS

A proposito di (purple) dream … sono ormai mesi che ne faccio di molto strani o comunque particolari e complessi, ne parlavo l’altro giorno con la mia amica Mar e le dicevo di come sia incredibile il fatto che la mente si diverta a creare delle serie TV strampalate dove tu sei il protagonista. A dire il vero a volte mi basterebbe fare anche solo un cameo o la comparsa.

LITTLE LOVE STORY

In treno, è mattina, la carrozza in cui sono è stranamente quasi vuota. Mi siedo, dietro a me sento che vi è qualcuno che parla al telefono; siamo schienale contro schienale e mio malgrado percepisco quello che il tipo dice e ciò che una tipa gli risponde; sembrano parlare di faccende personali, il tono non è alto ma per un curioso motivo tutto mi arriva in modo chiaro. Vorrei pensare agli affari miei ma non riesco.

Lui sembra innamorato, lei pare avere un impedimento … da quel che si dicono mi pare di intendere che lei stia già con qualcuno ma deve esserci anche dell’altro, non mi è chiaro. Lui le parla con passione, mi pare sincero, schietto, uno che è capace di mettersi a nudo e visto l’uomo di blues che sono lo ammiro sin da subito, lei ci scherza su, tuttavia lo fa in modo delicato, al contempo deve essere lusingata dell’interesse del tipo … sorrido tra me e me, l’amore spesso in fondo è questo, uno ama una persona che a sua volta ne ama un’altra. Capisco anche che lui sta andando ad incontrarla, suppongo quindi che malgrado tutto pure lei sia interessata; siamo sulla linea Placentia-Bonomia, abbiamo da poco lasciato Regium Lepidi dunque è possibile che vivano in due città diverse, chissà dove si incontreranno. Decido di alzarmi, non voglio imbarazzarmi dei fatti altrui, vado a sedermi più lontano, mentre lo faccio mi arrivano gli ultimi scampoli del discorso, lui che le dice una cosa tipo “Okay, allora ci vediamo al parco dopo le nove e mezza …no, stai tranquilla …certo, mi piacerebbe baciarti, ma non lo farò, lo sai che sono un gentiluomo …”. 

Un gentiluomo” … che grande; con la coda dell’occhio lo inquadro, è un uomo adulto, più giovane di me, direi di un decina d’anni, vestito con stile, in mano La Repubblica e un libro … buona fortuna sconosciuto amico mio.

Christianity Blues

Mi interrogo sempre più spesso sui disastri fatti dal cristianesimo, sarà che ascolto e leggo Umberto Galimberti ma certi temi non sembrano lasciare mai la mia maruga; sarà dovuto anche al fatto che l’antropocentrismo proprio non lo reggo e che questo è dovuto per l’appunto al cristianesimo visto che è lì che si sostiene che la Terra è a disposizione dell’uomo. 

Ma in fin dei conti che cavolo è poi in fin dei conti il cristianesimo? 

Un vocabolario dice: Religione monoteista, di matrice ebraica, rivelata da Gesù Cristo attraverso la propria persona e la predicazione, attestata nei vangeli; è basata sull’idea di un unico Dio, padre di tutti gli uomini. Per estens. Civiltà sviluppatasi dalla concezione cristiana della natura, dell’uomo, della storia

Un altro (Treccani) precisa: cristianéṡimo s. m. [dal lat. tardo Christianismus, gr. Χριστιανισμός]. – 1. La religione fondata da Gesù Cristo, nel quale i credenti riconoscono, nello stesso tempo, l’iniziatore e profeta meramente umano e il Verbo di Dio incarnato, il rivelatore e il rivelato; storicamente nato in seno al giudaismo, il cristianesimo si presenta come un religione fondata, rivelata, dogmatica, proselitistica, universalistica ed escatologica, la quale estende a tutti gli uomini un rapporto di filiazione divina e di fratellanza reciproca, e sostiene la speranza suprema della beatitudine oltremondana concessa dalla misericordiosa bontà e dalla giustizia di Dio. 2. estens. La civiltà cristiana.

A me questa configurazione ottimistica del futuro mi pare una farsa, il futuro sarebbe l’aldilà? Ma se non siamo nemmeno certi certi che ci sia l’aldiquà! Il Cristianaesimo è un inconscio collettivo che appartiene anche a chi non crede, questo mi fa penare … ma perché devo avere questa sovrastruttura che a mio modo di vedere è una stortura? 

Io di collettivo vorrei la intelligenza, perché ogni organismo ha bisogno di quella dell’altro per funzionare meglio.

Imagine there’s no heavenIt’s easy if you tryNo hell below usAbove us, only sky

Imagine there’s no countriesIt isn’t hard to doNothing to kill or die forAnd no religion, too

ABBA The Movie – TT½

Per tre giorni al cinema ritorna Abba The Movie, il mockumentary uscito a fine 1977 in Svezia e in Australia. Sono un fan del gruppo, la accoppiata di songwriter Benny Andersson e Björn Kristian Ulvæus è una delle mie preferite in assoluto e Agneta, la cantante bionda del quartetto, era la mia pin up prediletta quando ero un ragazzino, laggiù negli anni settanta (e comunque lo è ancora oggi). Mi reco al cinema UCI di Regium Lepidi dentro al complesso dello stadio Città Del Tricolore con la Yamaha Girl. Sosta di alcuni minuti davanti alla grande pista di macchinine che vi è nell’ampio atrio … dice che è sempre stato il suo sogno averne una …

Dice che è sempre stato il suo sogno – Motor head woman – settembre 2023 foto TT

davanti a quelli che un tempo erano gli sportelli del botteghino interagisco con una macchina dispensatrice di biglietti e lancio una profanity per dirla alla Lowell George: il biglietto costa 16 euro …va beh che è un evento speciale, va beh che è per i fans, però dio pòver …

Dopo 40 insulsi e pesantissimi minuti spesi a guardare i trailer dei film di prossima programmazione inizia il film degli Abba. Avevo già visto buona parte di esso, ma al cinema è chiaro che l’effetto è superiore. Un mockumentary (una combinazione di finzione e documentario) è un tipo di film o programma televisivo che descrive eventi di fantasia, ma presentato come un documentario che di per sé è un sottoinsieme di uno stile cinematografico finto documentario, nel caso degli Abba è un documentario con all’interno la ridicola storiella di un dj radiofonico incaricato di intervistarli per uno special di due ore da mandare sulla radio per cui lavora. I filmati dal vivo, le scene dietro le quinte e di vita tra aeroplani e hotel sono basati sul tour australiano de 1977 il cui pubblico sembra lo stesso di una sagra di paese… famigliole, bambini, adulti poco svegli, un livello davvero lofi. Restano i filmati del gruppo on stage, le bellissime canzoni e l’aurea che la meravigliosa Agneta emanava.

I Ragazzi Della Via Po

Con cadenza regolare mi trovo per una pizza in pausa pranzo con i miei ex colleghi, in due distinte epoche ho lavorato per un insieme di 12 anni in una grande azienda di Mutina dove ho stretto un forte rapporto con alcune persone, tra cui loro quattro: due li conosco da 33 anni gli altri due da 4 anni. Succede anche in questo fine settembre: gli argomenti sono sempre i soliti, football, pheeghe, politica, i blues della vita ma è gratificante farlo e ogni volta che ci salutiamo avremmo già voglia di ritrovarci. Bello avere ex colleghi a cui vuoi un gran bene. (#cel’homancacel’homancacel’homancacel’homanca).

I ragazzi della via PO – settembre 2023 – da sx: Rinna-Tyrrell-Campa-Picci-Pavve

Gommista blues

Poco fa, dal gommista di Borgo Massenzio. 

Si avvicina il titolare:

“Ha bisogno?”

“Buongiorno, sì, ho un chiodo conficcato in una gomma”

“Okay, ci dia 20 minuti, dobbiamo girare le gomme a quella macchina e poi siamo da lei”

Dopo 15 minuti viene da me l’addetto.

“Buongiorno, ha una gomma bucata vero? Porti pur la macchina dentro”

Arriva una donna di mezza età, etnia asiatica, potrebbe essere una vietnamita. 

Si avvicina il titolare:

“Dimmi”

“Ho una gomma bucata”.

“Okay, fammi vedere.”

Si avvicina l’addetto:

“Hai bucato anche tu? Ma cosa avete fatto sabato e domenica tu e questo signore?”

Mi sforzo di ridere.

Conclusione: il tu all’asiatica e il lei all’italiano/emiliano.

SERIE TV

_In Fiamme /Spagna 2023) – TTT¾

Solida serie TV spagnola che racconta un fatto realmente avvenuto che sconvolse la Spagna nel 2017. La protagonista è Úrsula Corberó, ovvero Tokyo de La Casa Di Carta.

 

PLAYLIST

CONCLUSION

Il presidente della azienda per cui lavoro mi fissa una call con l’oggetto “I fratelli Karamazov”, titolo di un, anzi del, romanzo di Fëdor Dostoevskij. La settimana scorsa chiacchierando abbiamo casualmente toccato i soliti leggeri argomenti (l’aldilà, l’aldiquà, il vuoto prima del big bang che vuoto propriamente non era e bazzecole simili). Il problema è che quel romanzo lo lessi decenni fa, così ne ho ordinato una nuova edizione (Universale Economica Feltrinelli of course) … devo affrettarmi a rileggerlo, in quella call non dovrò cercare di sviare il discorso se non ricorderò certe parti e finire come sempre per parlargli dei Led Zeppelin.

Ad ogni modo, eccomi di nuovo a godermi qualche giorno di ferie da passare da solo qui alla Domus Saurea. Le previsioni promettono tempo sereno, spero di poter fare qualche altro bagno con la mia muta da sub che ogni vola che la infilo mi fa sentire degno del mio amico Polbi (diver extraordinaire), dovrei poi uscire una volta col mio gruppo, gli Equinox, per la prima puntata dell’autunno nel mio pub preferito (lo Sherlock Holmes di Regium Lepidi) e sì, dovrei sistemare anche alcune cosette …avere del verde intorno a casa è bellissimo ma anche impegnativo. Mi sono ripromesso inoltre di capire se sono ancora in grado di leggere la musica e quindi di ributtarmi sulla chitarra in maniera ortodossa,

e di mettere in agenda altre faccende che si affrontano solo con grande spirito di volontà, ma chissà se sarà così, non ho più l’autodisciplina di un volta. Di una cosa sono sicuro, queste mie ferie miserelle mi vedranno ascoltare i Led Zeppelin a palla mentre nella House Of Blues in cui vivo si svolgerà di nuovo il Festival del Gin Tonic.

Oh yeah, baby, let’s Rock.

Uomo di blues – Tim settembre 2023

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

23 Set

Intro:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio due anni e mezzo fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati al sesto episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere.

Sala Blues – foto Tim Tirelli 2021

Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. In questo equinozio d’autunno viro verso uno dei capisaldi dell’Hard Rock: i Deep Purple.

Per vari motivi arrivo a questa SoR in ritardo su tempi, penso di rimandarla senonché uno dei dirigenti dell’azienda mi sprona con molta decisione a farla ugualmente. Cerco di tenere il punto ma finisco per cedere davanti alla determinazione di uno dei colleghi più alti in grado, il quale approfitta della mia momentanea défaillance per invitarmi a parlare dei DP.

Nei minuti che precedono l’inizio vero e proprio della School Of Rock avviene una sorta di Meet & Greet, alcuni colleghi tra i più affezionati vengo a farsi fotografare con Nonantola Slim:

Dave & Tim – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Tim e la professoressa Stremmy – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Marcya P.

◊ ◊ ◊

Per i colleghi nuovi arrivati anticipo che durante questi incontri capita (ma si sa, è la mia modalità standard) di andare sopra le righe ma parliamo di Rock santiddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche.

Introduco il gruppo dicendo qualche ovvietà, ovvero che i Deep Purple sono una delle più importanti e  famose band di hard rock, che nel lustro che va dal 1970 al 1974 sfornarono alcuni lavori che sono  classici della musica (hard) Rock e che il nome Deep Purple (viola intenso) fu suggerito dal chitarrista perché era il titolo della canzone preferita da sua nonna, una brano di Peter De Rose degli anni 30 del secolo scorso. Qualche notiziola sui dischi venduti ovvero più di 100,000,000 albums in tutto il mondo, di cui 8.000.000 e più negli USA e 1.000.000 in UK. Avverto tutti che non abbiamo tempo a sufficienza per approfondire più di tanto e dunque ci concentreremo sui 5/6 anni in cui i Deep Purple hanno inciso sulla Storia del Rock. Prima di iniziare, per comprendere la vita turbolenta del gruppo accenno al
carattere assai particolare di Blackmore aggiungendo qualche aneddoto vissuto dal sottoscritto in prima persona al concerto di Zurigo del 1985.

Racconto brevemente che nel 1968/69 sull’onda del successo di Cream e Jimi Hendrix iniziano a crearsi i gruppi Rock in senso stretto che diventeranno definitivi e fondamentali per gli anni settanta, e dunque che nel 1968, dalle ceneri degli Yardbirds, il chitarrista inglese Jimmy Page (già valente per quanto poco ortodosso session man inglese) forma i Led Zeppelin, quartetto britannico che da lì a poco ribalterà il mondo del Rock. In novembre registra in 30 ore il primo album della band, disco d’esordio che nel giro di qualche mese arriverà nelle primissime posizioni della classifica che veramente conta in termini di vendite, quella americana. Il disco esce nel gennaio del 1969 e riscrive il sound della musica Rock. Se già Hendrix e i Cream avevano sondato nuovi terreni, con l’avvento dei LZ le sonorità Rock e il metodo di registrazione si arricchiscono di un nuovo abecedario. Prodotto da Jimmy Page con solo 3000 sterline il disco è una bomba, tanto che la rinomatissima etichetta americana Atlantic li mette sotto contratto immediatamente anticipando 200.000 dollari (siamo nel 1970, oggi sarebbero diversi milioni di dollari) e lasciando nero su bianco ampissima libertà decisionale a Jimmy Page.

Led Zeppelin 1 è un terremoto che pian piano colpisce anche l’Inghilterra. La Earth Blues Band, semisconosciute gruppetto di Birmingham rimane folgorata, cambia marcia, nome (adotterà quello di Black Sabbath) e si metterà a scrivere brani hard rock sulla falsariga del disco dei LZ.

Continuo nel dire che nel 1968/69 i DP sono un gruppetto che fa il verso agli statunitensi Vanilla Fudge, immerso in uno stile tra il rock psichedelico e il proto rock progressivo di quegli anni. Nei primi 3 album (Shades Of DP / The Book of Taliesyn / Deep Purple) vi sono spunti interessanti che lasciano intravedere un possibile futuro ma in pratica a parte due singoli (entrambi cover) che si comportano bene nelle classifiche americane gli album vendono poco. Il primo album dei LZ irretisce il chitarrista del gruppo (Ritchie Blackmore) che impone una svolta drastica: il bassista e il cantante vengono sostituiti da Roger Glover e Ian Gillan (due potenti e dotate personalità), la musica si trasforma in qualcosa di molto più duro.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Parto dunque con In Rock specificando che è il primo album in studio registrato dalla formazione Mark II composta da Ritchie Blackmore, Ian Gillan, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice.

L’artwork perde i risvolti psichedelici dei tre precedenti e va dritto al punto: raffigura il Monte Rushmore con scolpiti nella roccia i volti dei membri della band sovrapposte a quelli dei presidenti degli Stati Uniti con l’ovvio gioco di parole IN ROCK … nella roccia e nel Rock. Parlo di Child In time che è uno dei brani più famosi dei DP, sebbene sia un’imbarazzante scopiazzatura di Bombay Calling del 1969 del gruppo It’s A Beautiful Day, ma i DP ne danno una versione sensazionale, matura, rotonda annullando così ogni perplessità, anche perché tutti, tutti (tutti!) i gruppi e gli artisti hanno “preso in prestito” parti musicali da altri musicisti.

Tim e la professoressa Stremmy - TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Aggiungo che succede la stessa cosa anche per Black Night, il singolo (che non compare sul disco), che proviene dalla versione di Rick Nelson di Summertime, poi ripresa da The Blues MacGoos per We Ain’t Got Nothin’ Yet  e dai Deep Purple per l’appunto. Sono i due brani di In Rock che faccio ascoltare.

video Child In Time (filmed by The Stremmy Girl)

Due parole sul tour relativo, su Fireball comunque grande album ma schiacciato tra due capolavori e poi racconto del 1972, l’anno dei DP. La preparazione di Machine Head, Montreux, il Casinò che prende fuoco, il fumo sul lago.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Faccio ascoltare Smoke And The Water e Highway Starr, poi parlo dl tour del 1972 e delle tre date in Giappone semplicemente sensazionali così come Live In Japan poi rinominato Made In Japan da cui faccio ascoltare la mervigliosa versione di Lazy.

video Lazy (filmed by Marcya P)

Il tempo scorre, accenno al fatto che nel periodo di maggior successo creativo e magia il gruppo crolla causa tensioni varie, Blackmore prova un progetto alternativo con Paice e Phil Lynott e che poi dopo il tour de 1973 Gillan e Glover se ne vanno. Entrano Hughes e Coverdale, si forma la Mark III ed esce Burn (faccio ascoltare la title track).

Chiaro che per il tipo che sono mi sarebbe piaciuto fare ascoltare pezzi obliqui, ma il tempo è poco meglio far arrivare ai giovani colleghi prima le pietre miliari. Via di corsa sulle ali di Stormbringer sorseggiando subito dopo Come Taste The Band e riassumendo in un minuto quello che successe dall’anno della reunion (1984) ad oggi.

Devi dire che è stata una delle School Of Rock più piacevoli, forse perché avendo avuto poco tempo ho più che altro improvvisato e mi solo lasciato andare. Il gentile pubblico sembra aver gradito tanto da farmi sentire a mio agio, come uno che trovi finalmente il suo posto nel mondo …certo non avevo la chitarra elettrica in mano, né stavo suonando le mie canzoni, ma la sensazione è più o meno la stessa. New York, goodnight!

video saluti e ringraziamenti

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I

Tim Tirelli’s School Of Rock

Il Johnny Weissmuller dei poveri e la mescolanza di pensieri

14 Set

Settimana di ferie spesa alla House Of Blues, tolgo le manette al cervello, mi libero dagli impicci, mi godo il caldo settembrino della Domus, nuoto, leggo, ascolto musica, vado fuori a cena … non fosse per la pausa del campionato per le nazionali sarebbe stata un settimana più o meno perfetta.

Avendo la maruga in (attenzione: Bodhran non ama questo termine) modalità free as a bird i pensieri circolano in piena libertà, svolazzano di qua e di là, si rincorrono, si mescolano senza nessun costrutto e per liberarmi di loro a me non resta che riversarli qui sul blog.

Mescolanza di pensieri

Colonia Agrippina

Mi sveglio, mi lavo, mi bevo un bicchiere d’acqua. Ogni tanto mi impongo il digiuno intermittente, seguo lo schema più facile (16 ore di digiuno, assunzione cibo dalle 13 alle 21). Il campanile di Borgo Massenzio batte le 8:30, riattivo il pc per controllare le news of the world; il Dell torna in azione e come prima cosa mi propone la foto del giorno: uno scorcio della città di Colonia.

Mi tornano alla mente i giorni passati in quella città in un inverno degli anni ottanta. Colonia mi piacque, così in questa dolce mattina mentre ascolto Memoirs Of An Officer And A Gentlement degli ELP (brano relativo al mese in cui siamo) ripenso al passato, a quello remotissimo legato alla città della Renania Settentrionale.

2062 anni fa la antica popolazione germanica degli Ubi si accordò con i romani e si insediò sulla sponda sinistra del Reno, il villaggio prese il nome di Ara Ubiorum e ben presto si trasformò in un centro militare romano. Dieci anni dopo Agrippina – moglie dell’imperatore Claudio e figlia di Germanico – volle che il villaggio fosse innalzato al rango di Colonia Romana, fu così che l’abitato prese il nome di Colonia Claudia Ara Agrippinensium (“la colonia di Claudio e l’altare di Agrippina”) conosciuta come Colonia Agrippina.

Colonia Romana Colonia Agrippina.

Colonia Agrippina (ricostruzione).

In quelle zone fu poi costruito uno degli acquedotti più lunghi dell’Impero Romano, 130 km di incredibile ingegneria. Verso la fine dell’Impero Romano, nel 455 dc, i Franchi conquistarono la città e ne fecero la loro capitale.

Nei giorni spesi a Koln mi divertivo a fare trite battute, mi versavo qualche goccia d’acqua addosso ed esclamavo “Ah, finalmente posso permettermi l’acqua di Colonia!”. Che nessi (come diciamo qui a Reggio nell’Emilia) che ero.

Colonia (Germania)

Colonia (Germania)

Rolling Stones’ new single “Angry” TTT¾

Nuovo singolo dei Rolling, che devo dire … non mi dispiace nemmeno un po’. Meno banale di quel che mi aspettassi e la melodia nella sezione con gli accordi (diciamo così) mi pare carina. Per gente che scrive pezzi da 60 anni e che ha 80 anni Angry è un bel prodottino, chapeau! Godibilissimo l’assolo centrale di chitarra, minimal ma con un senso Rock mica da ridere.  Mi piace anche il video, certo … vi è la bella pheega vestita di Rock che fa le mossettina su una decapottabile che attraversa la città assolata, ma il gioco con i video nei billboard dell’epoca è vincente. Ragazzi, che fighi i Rolling!

New Silent Footage

Dal nulla emergono nuovi filmati musicali senza audio, vengono caricati su Youtube e quel resta delle legioni di fan del Rock vanno in sollucchero: video amatoriali del Led Zeppelin di quella qualità non ve ne erano e sebbene siano senza colonna sonora vederli in azione è sempre un brivido.

Led Zeppelin live at the Dallas Convention Center Arena, April 1, 1977

Lo stesso dicasi per i Bad Company, gruppo quasi sconosciuto in Italia ma molto, molto amato su questo blog.

Bad Company live at the Dallas Convention Center Arena, May 20, 1977

The Boys Are Back In Town

6/9 degli Illuminati del blues si ritrovano alla Festa Dell’Unita Di Reggio Emilia per il tradizionale pre-sinodo di inizio settembre. Le Feste dell’Unità da anni sono una pallida copia di ciò che erano ma noi imperterriti continuiamo a tenere alta la tradizione. Cena nel ristorante “La Rezdora”, un giro per la festa e quindi dritti alla Domus Saurea, la nostra comfort zone. Il Rum, l’amaro Nonino e la birra Moretti rafforzano la brotherhood che ci lega come un fascio di catene. I temi affrontati sono i soliti: musica Rock, football, politica, pheeghe. Zakk ci prende sotto, essendo il nostro centurione (il Richie Kotzen di piazzetta San Giorgio tende al metal) ama parlare di gruppi e artisti che non si confanno alla confraternita, i probiviri sono zelanti, inflessibili, incorruttibili, per il Team Tirelli la musica Rock è una faccenda seria così Lollo Zakk rischia ogni volta l’espulsione.

The boys keep on coming back in town - settembre 2023 - da sx Mixi-Biccio-Liso-Tyrrell-Zakk-Pike

The boys keep on coming back in town – settembre 2023 – da sx Mixi-Biccio-Liso-Tyrrell-Zakk-Pike

Sir Lyson, come fosse un Gaspare, un Melchiorre, un Baldassarre, mi porta in dono una bottiglia di Gin al mirtillo. L’indomani alla Coop acquisto il necessario affinché i giorni di ferie diventino il Festival del Gin Tonic.

Gin Tonic necessaire - foto TT

Gin & Tonic Blues - foto TT

The Magic Number

Porto alla Festa dell’Unità di Modena Polly e, soprattutto, i suoi genitori ottantenni, due militanti del bel tempo che fu. Quest’anno la Festa ha purtroppo cambiato sede, ora cerca di adattarsi allo spazio dell’Ippodromo fuori città. Il feeling non è lo stesso ma non mi piace criticare troppo questo genere di feste, non è corretto o meglio è troppo facile; un tempo – negli anni ottanta e novanta – le Feste dell’Unità provinciali (che spesso diventavano Nazionali) di Reggio, Modena e Bologna erano eventi di gran rilievo e i concerti, i dibattiti, gli incontri politici, gli spettacoli erano di altissimo lignaggio. Tutto funzionava a meraviglia, gli stand gastronomici poi rispecchiavano benissimo la grande tradizione culinaria della nostra regione. Dopo anni, lustri, decenni a cui ci si è assoggettati ad un unica narrazione, quella del turboliberismo, del disimpegno, dell’affossamento della cultura a cui si aggiunge adesso il nauseabondo lezzo dell’imperativo dio-patria-famiglia e del populismo e maschilismo più beceri, in che modo può sopravvivere una istituzione come la Festa dell’Unità, quando i volontari calano e perlomeno metà della popolazione è assuefatta agli anti valori sbandierati in tutte le TV generaliste? Nonostante le Feste quest’anno siano aumentate del 17% (credo grazie all’avvento della Schlein e di una sfumatura più decisa e meno moderata del partito principale dell’opposizione) c’è ancor molto lavoro da fare per recuperare una credibilità da tempo sbiadita. Insomma, la FDU di Modena nella nuova sede non è userfriendly (e dai, non sbuffate, lo sapete che uso questi termini inglesi ironicamente) ma ad ogni modo eccoci qui ugualmente. Niente altro da aggiungere se non che nel ristorante in cui decidiamo di cenare ci fanno accomodare nel tavolo n.46, il magic number per la Yamaha Girl con la cresta bionda che siede qui con noi. Serata risolta, in fondo basta poco.

La Valentino Rossi del Rock and Roll - Festa dell'Unità di Mutina - sett 2023 - foto TT

La Valentino Rossi del Rock and Roll – Festa dell’Unità di Mutina – sett 2023 – foto TT

Saturday in Nonatown

Sabato mattina a Nonatown, il mio paese natio. Sbrigo le commissioni che ho in lista poi mi dirigo al Capolinea Cafè, nel centro commerciale sorto tra le antiche mura della ex grande fabbrica per la lavorazione del pomodoro poi diventata storica cantina sociale.

Nonatown

Nonatown

Noto un vecchio compagno di scuola delle elementari e delle medie seduto con amici ad un tavolino, saranno vent’anni che non ci vediamo, gli tocco un spalla, alza la testa verso di me, mi guarda con espressione incerta, gli chiedo “chi sono?“.

Dopo un secondo o due sorride ed esclama “Stefano!” (all’epoca in cui eravamo monelli il soprannome Tim non era ancora arrivato, lo fu giusto qualche anno dopo), ma il mio amico diventa in fretta meno formale e quando ci salutiamo affettuosamente aggiunge “ciao Tire“. Sorrido, ai miei tempi Stefano era il secondo nome maschile più usato, in classe ci chiamavamo così in cinque o sei, dovevamo pur distinguerci e allora via che si andava con troncature di cognomi o storture del nome proprio.

Sacchetti per l’umido

Mi reco in uno spiazzo adibito a parcheggio a Borgo Massenzio dove ogni lunedì un addetto della multiutility della zona consegna i sacchetti dell’umido agli abitanti della frazione in cui vivo ora. Arrivo in contemporanea di una signora, entrambi parcheggiamo diligentemente di fianco al furgoncino Iren. Aspetto il mio turno, arriva una macchina, l’autista non si preoccupa di parcheggiare, si ferma in mezzo all’area, scendono due uomini insieme ad una bambina, parlano una lingua per me quasi incomprensibile, l’accento meridionale è fortissimo; fanno per passarmi davanti, li fulmino con uno sguardo, benché siano due uomini ben messi (seppur sfatti) e io il solito slim magretto, retrocedono. Ritiro i sacchetti, continuo a guardare questi due australopitechi in braghe corte, infradito e dall’aspetto trasandato e la loro auto lasciata in mezzo al parcheggio con le portiere aperte e penso che l’umanità non ha futuro.

Il Johnny Weissmuller dei poveri

In questi caldi giorni di fine estate gironzolo intorno alla Domus, talvolta mentre ritorno e scorgo la piscina mi dico “‘mo vacca com’è grande!”, perché è vero, tendo a snobbarla; è un piscina esterna economica tuttavia quando la osservo in lontananza mi pare una gran bella patacchina.

Domus Saurea alias The House Of Blues – settembre 2023 – foto TT

Per cercare di sfruttare il più a lungo possibile l’acqua azzurra acqua chiara e dunque poter nuotare nell’acqua che diventa sempre più fresca decidiamo di acquistare due mute da sub; è così che in una bella mattina di sole ci troviamo in Viale Che Guevara (solo a Regium Lepidi è possibile trovare viali importanti dedicati a certi nomi!) davanti al Diving Center della città.

Viale Che Guevara – Reggio Emilia – settembre 2023 – foto TT

Due chiacchiere col titolare per spiegare cosa cerchiamo, per vantarmi di avere come amico per le palle un grande subacqueo italiano titolare del rinomatissimo Scilla Diving Center (il nostro Polbi insomma) e per capire che mute ci servono.

Guarda, del tipo che vi consiglio i colori sono: nero e blu per gli uomini (segue mio sospiro d’amore) e rosso e nero per le donne (segue mio singhiozzo)” … d’altra parte io e la umana che vive con me tifiamo per le due squadre di Milano (io la prima e lei la seconda).

Tutine da sub football version – foto TT

Così, una volta a casa mi trasformo nel Gianni Biancomugnaio (Johnny Weissmuller insomma) dei poveri.

Bad To The Bone (Il Johnny Weissmuller dei poveri) – settembre 2023 – foto Saura T.

*Johann Peter Weißmüller era uno degli eroi di mia madre

https://it.wikipedia.org/wiki/Johnny_Weissmuller

Serie Tv

_Painkiller (2023 Usa) – TTTT

Miniserie basata su fatti realmente accaduti a proposito delle terribili dipendenze da farmaci pericolosi immessi senza ritegno in commercio in nome del profitto. Gli USA sono un paese di melma.

_Who Is Eric Carter – (Usa2023) TTT¾

Miniserie di otto puntate con Evin Ahmad (Snabba Cash) come protagonista e siccome a me Evin piace molto non potevo non guardarla.

_Narcos (Usa 2015-2017) – TTTT½

Arrivo a Narcos in ritardo di alcuni anni, serie Tv ovviamente basata su fatti e storie reali (Pablo Escobar e i cartelli venuti dopo di lui in Colombia); tre stagioni che consiglio caldamente, è fatta benissimo. Attori molto bravi, Wagner Moura (Pablo Escobar) e Pedro Pascal (l’agente Javier F. Peña) su tutti.

Playlist

Coda

Spendo dunque così i miei giorni di ferie, facendo uno strappo alla regola e regalandomi due confezioni della mia droga preferita,

Droga per i giorni di ferie – foto TT

ammirando orgoglioso la mia bouganvillea,

Proud of my Bouganvillea – settembre 2023 – foto TT

mentre sulle note dell’omonima canzone dell’Edgar Winter Group contemplo il sundown di fine estate.

Sundown at the House Of Blues – settembre 2023 – foto TT

Tra qualche giorno non sarà più tempo di ferie, l’equinozio d’autunno è dietro l’angolo, scavallato il quale ci si troverà sulla discesa che porta all’inverno, ma va bene così, è iniziato il campionato, la mia squadra del cuore sembra frizzante e per sentirmi bene ho sempre i dischi del Texas Tornado su cui poter contare …

Johnny Winter, il Tornado del Texas.

GRETA VAN FLEET “Starcatcher” (Lava/Republic 2023) – TT¾

29 Ago

Due anni fa parlando del penultimo album dei GVF iniziai con queste parole:

Qui sul blog parliamo dei GVF dal 2017, quattro anni fa ci colpì l’aria sbarazzina con cui quattro monelli del Michigan portavano in giro il loro amore per i Led Zeppelin, ma già l’anno successivo iniziammo a ricrederci. Quest’anno mi sa che il giudizio continui a non essere proprio positivo. Non è per supponenza, invidia o chissà che, ma solo constatazioni circa lo stato della musica Rock al giorno d’oggi e la non riuscita maturazione del gruppo.

Le mie impressioni non sono cambiate, anche quest’ultimo lavoro uscito a luglio mi lascia perplesso; sarà che sono un grandissimo fan dei Led Zeppelin e, se da una parte capisco (benissimo!) le influenze giovanili, dall’altro non mi capacito della rinuncia a scrivere qualcosa che non provenga in parte dal gruppo di riferimento, i LZ appunto. E dire che i GVF sono arrivati ormai al 5° album (se consideriamo anche i primi due extended play), esistono da 11 anni, sono giovanissimi certo ma nemmeno più tanto (vanno dai 24 ai 27 anni) e comunque a furia di stare on the road e in studio si matura in fretta.

A mio modo di vedere il loro Rock non cresce, anzi tende a deperire all’ombra di un gigante da cui non vogliono allontanarsi. Forse sono io, ma rimango sempre sorpreso quando amici e conoscenti ne tessono lodi più o meno sperticate. Di recente ho letto un commento su FB di un mio amico – noto giornalista musicale – che definisce la band uno dei nomi più grandi del classic rock odierno, l’album grandioso e i costumi indossati dalla band bellissimi. Gulp … rimango di sasso. Capito in un locale della zona a buona gradazione Rock, posto dove ero solito suonare col mio gruppo, e il titolare mostra un entusiasmo senza confini quando salta fuori il nome dei Greta Van Fleet, sgorgo reazioni simili quando mi reco in una realtà di Correggio che commercia in prodotti per la agricoltura e il giardinaggio e parlo col titolare rockettaro.

Poi certo, ne discuto con i miei amici più stretti e i giudizi sono in linea con il mio, ma resta il fatto che attorno ai GVF vi è un clamore che mi lascia stupito visto il peso specifico della proposta. Al di là dei nuovi costumi pacchiani e il non riuscire a trovare una strada in qualche modo meno legata al dirigibile di piombo, uno dei motivi che me li rende a tratti insopportabili è la voce del cantante: è una continua iperbole di toni alti e di sovraesposizione, un po’ come se Robert Plant avesse sempre cantato col registro e l’intenzione del primo album del 1969; così rischiano di non essere più nemmeno una copia dei Led Zeppelin bensì dei Kingdome Come (intendo il gruppo americano/tedesco che con l’album di debutto del 1988 fece un gran botto ispirandosi pesantemente ai Led Zeppelin). Quel modo di cantare riporta anche a Geddy Lee.

greta van fleet starcatcher

Starcatcher si apre con Fate of the Faithful e sin dal primi accordi di piano e i relativi ricami non si può che pensare a No Quarter dei LZ. In alcuni momenti si rasenta il plagio. Al grande classico del gruppo di Page si aggiungono chiare influenze di Like I’ve Never Been Gone, dal primo album solista di Plant. I momenti precedenti all’avvento della chitarra solista e l’assolo stesso, sono imbarazzanti … provengono dritto dritto dalle versioni live di No Quarter. Il batterista usa gli stessi disegni di Bonham. Voce insopportabile.

In Waited All Your Life i movimenti della chitarra relativi alla strofa ricordano All My Love e soprattutto You’re Time Is Gonna Come (Led Zeppelin); dopo un minuto vanno a dissolversi in un uso degli accordi simile a quello di Hey Hey What Can I Do (Led Zeppelin). La voce è di nuovo indisponente. Pezzo di certo non memorabile.

The Falling Sky è un rock anonimo, giunto a metà ti sorprendi che non ci siano riferimenti diretti, nemmeno il tempo di formulare il pensiero che entra in scena un’armonica effettata presa pari pari da When The Levee Breaks (Led Zeppelin). I GVF sono senza speranza. Cantato noioso.

Sacred the Thread comincia con il tempo di batteria di When The Levee Breaks (Led Zeppelin). Questo gruppo è troppo ossessionato dalla creatura di Page. 

Runway Blues …un minuto e 17 secondi inutili e incomprensibili.

The Indigo Streak porta a galla qualche coro alla Yes, il carattere progressive è evidente. In alcuni passaggi non è nemmeno male. Certo, il cantato non lo reggo, ma …

Il riff di Frozen Light ricalca quello della strofa di In The Light (Led Zeppelin), quando entra la voce il riferimento è ancora più evidente, stesso andamento e arrangiamento. Le aperture vagamente psichedeliche sono gradevoli ma quando si ritorna all’hard rock il cantante non si sopporta. Buono l’assolo di chitarra.

Una chitarra acustica di maniera apre The Archer, tuttavia la furia elettrica arriva poco dopo. Ogni tanto si insinua un giro acustico molto bello, mi sembra la cosa migliore del brano.

Meeting the Master è il primo singolo tratto dall’album ed è costruito intorno ad una chitarra acustica suonata con lo stile di Jimmy Page. Se proprio si vuole approfondire non è complicato rintracciare reminiscenze di Thank e Over The Hills And Far Away (Led Zeppelin), ma resta il fatto che il tutto risulta di buona fattura. Vi sono di nuovo aperture psichedeliche gustose. Il video con loro 4 in costume sfiora il ridicolo.

Si continua sulla stessa gamma espressiva anche con Farewell for Now, il che contribuisce a bilanciare gli aspetti elettrici ed acustici dell’intero disco. Vorrei evitare di ripetere che sotto ci sento sempre qualcosa di zeppeliniano ma non riesco. L’intenzione dell’assolo di chitarra ricalca quella usata da Page in Bye Bye Black Bird sul primo album di Joe Cocker. Il finale del brano è un omaggio (chiamiamolo così) a The Rain Song (Led Zeppelin).

greta van fleet starcatcher band

Starcatcher è arrivato al N.8 in UK e in USA, n.18 in Italia. Con questo album i GVF provano la carta del progressive e del rock psichedelico, oltre al solito hard rock bona fide. Led Zeppelin, un po’ di Rush e una spruzzata di psichedelia.

Io penso che buona parte del successo del gruppo sia dovuto alla riproposizione di temi musicali famigliari a buona parte del pubblico che ancora brama il rock classico degli anni settanta. Sia chiaro, buon per loro e se il pubblico li segue e li ama che vadano in pace. Io non riesco ad apprezzarli.

I Greta Van Fleet sul blog:

GRETA VAN FLEET