An evening with THE YES – Padova 17 maggio 2014

19 Mag

ENGLISH VERSION BELOW

 

Qualche mese fa la groupie mi dice: “Tyrrell, in maggio vengono gli YES in Italia. Prendo i biglietti!”. Pochi giorni dopo vengo a sapere che l’intrepida reggiana dagli occhi di ghiaccio li ha acquistati direttamente sul sito ufficiale del gruppo nella versione deluxe, ossia il MEET& GREET package. 200 euro a biglietto. Sobbalzo, ma poi mi dico che se avessi avuto la possibilità avrei fatto lo stesso per ELP, BAD CO o FIRM. Gli YES sono gli YES, seppur in formazione rimaneggiata, e la groupie, convinta Yeshead, non bada a spese. Sabato pomeriggio: dopo una mattina di badanataggio da Brian, verso le 16 saliamo sulla blues mobile northbound. Autostrada del sole e poi la Bologna-Padova. E’ una bella giornata, sul car stereo QUADROPHENIA deluxe edition. Usciamo dall’autostrada e poco dopo, d’improvviso, eccoci al GRAN TEATRO GEOX di Padova. Visto da fuori non sembra un granché, anche perché è sito in una zona industriale non certo bella. Siamo tra i pochi avventori già arrivati sul posto. Mancano più di due ore all’apertura dei cancelli, ma inspiegabilmente passano velocemente. Un paio di panini, una coca, tabletaggiamenti, una passeggiata, un’occhiata ai prog fans: bravi ragazzi col borsello e maglietta di THE YES ALBUM infilata per bene dentro ai jeans a vita altissima con scarpe da zio Fedele, anziani hippie simil Jerry Carcia vestiti così male che in confronto lo zio Fedele sembra una rockstar, maturi prog lover all’apparenza mansueti ma pronti a farsi saltare in aria al grido di “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Insieme alla groupie rifletto sul fatto che PADOVA è ormai diventata la capitale italiana del rock: tra lo stadio, il teatro Geox e Piazzola sul Brenta ormai tutti si fermano qui. Che tristezza pensare a  REGGIO e MODENA, un tempo vive e palpitanti da questo punto di vista, e ora ormai escluse dal giro che conta. Un po’ di jazz, Ligabue e i Jethro Tull (band che per qualche euro verrebbe a suonare anche nel giardino di casa tua)… che noia, che mortorio!

Concerti a Padova summer 2014

Concerti a Padova summer 2014

Davanti ai cancelli saremo in 20 con l’email esplicativa del sito ufficiale degli YES, quindi col pacchetto MEET&GREET. Verso le 20 entriamo. Tutti sono un po’ smarriti nel cercare di decifrare l’email di cui sopra e quindi nel cercare il responsabile che ci guiderà attraverso il processo MEET&GREET. Io entro, mi guardo in giro un secondo e deciso avanzo verso il tavolino su cui sta seduto l’unico che può essere il tipo che cerchiamo. “Alan?” “Yeah, that’s me”. La groupie mi guarda esterrefatta …“ma come hai fatto a capirlo subito?”... faccio un po’ il figo “with Tim Tirelli you can never go wrong, baby…”. Alan ci consegna il laminato per l’incontro post concerto, due t-shirts, due foto, due poster. E’ molto gentile e affabile, parla in un inglese comprensibile, e tiene l’Inter (no dai, questa me la sono inventata). Se dall’esterno il Teatro Geaox non sembra un granché, all’interno la prospettiva cambia radicalmente. Struttura ad arco autoportante ma elegante e dotata di ogni comfort tra cui grandi ed eleganti servizi igienici. Capacità di 2500 posti, poltroncine, ottima organizzazione, servizio d’ordine attento. Siamo in seconda fila, esattamente davanti a dove starà STEVE HOWE. Mica male. Sento telefonicamente Frank, vecchio cuore zeppeliniano. E’ a un matrimonio, ma riesce a liberarsi e a 10 minuti dall’inizio trova l’ultimo biglietto disponibile ed entra.

Gran Teatro Geox, Padova - foto di Saura Terenziani

Gran Teatro Geox, Padova – foto di Saura Terenziani

Gli YES, o meglio quel che resta degli YES, entrano poco dopo le 21,30. Oh, vedere STEVE HOWE a pochi metri è un’emozione, così come osservare l’imponente figura di CHRIS SQUIRE. Alla fine anche la presenza di ALAN WHITE e GEOFF DOWNES non è cosa da poco. Alla voce, il sostituto del sostituto di JON ANDERSON, JON DAVISON. Lo spettacolo che portano in tour si basa su tre album della band: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE e THE YES ALBUM. Partire col pezzo CLOSE TO THE EDGE è da pazzi ma loro lo sono. L’esecuzione è un po’ meccanica, poca comunicazione tra musicisti. STEVE HOWE tira un po’ indietro. Intendiamoci, non è che la musica degli YES sia particolarmente viscerale, cerebrale semmai, ma forse suonare a freddo un pezzo così non è il massimo, soprattutto se sei un ultrasessantenne. L’impressione rimane la stessa per AND YOU AND I e SIBERIAN KHATRU. Sembra manchi l’anima e che l’aspetto “business” abbia preso il sopravvento.

YES a PADOVA 17/05/2014 - Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 – Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

Con GOING TO THE ONE la band pare prendere le misure, tutto è più fluido, più vero. Guardo STEVE HOWE e spesso rimango a bocca aperta. Si vede che ha 67 anni, che è un goccio più legnoso dei giorni d’oro, ma rimane un chitarrista  S T R A O R D I N A R I O. Alla sua età suonare delle parti così è una cosa davvero notevole. Che dire poi di CHRIS SQUIRE, uno dei bassisti più talentuosi di sempre? La semplicità con cui suona è disarmante, con quelle sua dite ormai grassottelle continua a fare quello che vuole su quella tastiera. E non sto parlando di tecnica, che se fine a se stessa è la morte della musica, ma di capacità di saper dire delle cose, anche con il basso, anche in pezzi a volte astrusi. Nelle sue frasi c’è sempre una componente melodica che mi affascina completamente. SQUIRE è una presenza fisicamete imponente, è grosso più che grasso. Insieme a WHITE e a DOWNES formano un trio molto massiccio a supporto di due musicisti pelleossa come HOWE e DAVISON. Essendo smilzo, mi sono sempre immedesimato in STEVE HOWE e anche adesso che l’ho lì davanti mi dico che tra qualche lustro, quando avrò la sua età, finirò per diventare un uomo come lui, e questo non mi dispiace per niente. Con AWAKEN si chiude la parte dedicata all’album del 1977 e inizia un intervallo di 20 minuti. Frank ci raggiunge e per 20 minuti chiacchieriamo fitto fitto.

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

La band ritorna, è il momento di THE YES ALBUM e le gambe iniziano a tremare. Sì lo so, è scontato amare soprattutto quest’album, ma che ci posso fare… sono entrato a contatto con gli YES grazie ad un cassetta fatta da un amico nella seconda metà degli anni settanta e in quella cassetta, oltre ad un disco dei PENTAGLE, c’era appunto THE YES ALBUM. Termina YOURS IS NO DISGRACE e inizio a tremare, immagino sia il momento di THE CLAP… qualcuno porta una sedia e una chitarra acustica, HOWE si siede e imperterrito inizia a suonare uno dei più bei strumentali per chitarra acustica della musica rock: THE CLAP.

Immobile, contemplo STEVE HOWE alle prese con una esecuzione impeccabile. Sento un formicolio in tutto il corpo. Oh satana,  quanto amo quest’uomo! Sì perchè HOWE non è un tipetto facile, sul palco non lo vedi quasi mai sorridere, è ombroso, poco incline a socializzare, altezzoso ma in maniera molto naturale, uno che sul palco, senza scomporsi, grida “Fuck you” al tecnico delle luci che lo acceca con un faretto… mi ci ritrovo in questo musicista magrissimo, con la sola differenza che – sulla chitarra – ho un milionesimo del suo talento. Peccato.

YES a PADOVA 17-05-2014 "THE CLAP" - STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17-05-2014 “THE CLAP” – STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

STEVE si prende gli applausi scroscianti, accenna ad un inchino col capo. Con STARSHIP TROOPER il fan che abbiamo seduto accanto si tradisce e inizia a scomporsi. Ha l’aria di essere un bancario o qualcosa del genere, in quella twilight zone tra i 50 e i 60 anni. Non emette un gemito, ma inizia a piegare freneticamente il busto in avanti e indietro, come fosse una persona con seri problemi.

Con I’VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE mi scappa da piangere. Sì, lo so, è uno dei loro pezzi memorabili, piace a  tutti etc etc… ma mi commuovo ugualmente. Nostalgia, malinconia… rivedo il Tim ragazzino ascoltare da un vecchio mangianastri questa musica meravigliosa che mi colorava il presente mentre mi sentivo titanico dinnanzi al futuro. Da sottolineare i cori di HOWE e SQUIRE: qui, come in parecchie altre occasioni durante il concerto, sono stati pressoché perfetti. Che maestria. Parte poi A VENTURE e il fan di fianco a noi entra in orbita. Una cosa tutta sua, silenziosa, non esplicita ma si capisce benissimo che dentro di lui c’è un vero e proprio big bang in atto. I fan del prog sono davvero… particolari, diciamo così.

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE  - (foto di Saura Terenziani)

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE – (foto di Saura Terenziani)

PERPETUAL CHANGE è probabilmente il mio pezzo degli YES preferito e sentirlo da vivo, in quella bella situazione mi riempie l’animo di vibrazioni positive.

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

ROUNDABOUT è il bis, ottimo modo (seppur non originalissimo) di chiudere il concerto. Concerto che alla fine si è rivelato molto buono. HOWE e SQUIRE su tutti naturalmente, ma niente male anche GEOFF DOWNES, ALAN WHITE e JON DAVISON.

Si accendono le luci e i sorrisi, bel concerto, bella musica, belle sensazioni.

 Come da accordi, ci raggruppiamo alla dx del palco per il MEET & GREET. Alan ci ragguaglia su come avverrà la cosa, prima le foto poi gli autografi. Ci dice che STEVE HOWE non dà la mano a nessuno, che non firma strumenti musicali e che non risponde a domande. SQUIRE invece è disponibile a raccontare qualche aneddoto. Uno crede di essere un fan navigato, di saper gestire certe situazioni… fino a quando poi non si trova a tu per tu con gruppi tipo gli YES. Tocca a noi: ci avviciniamo e, benché più che un gruppo di rockstar sembri un gruppo di tipografi avanti con gli anni  in libera uscita il venerdì sera, ti senti perlomeno un po’ strano lì a tu per tu con loro. La groupie senza tanti problemi chiede, in un inglese reggiano, a CHRIS SQUIRE se puo’ farsi la foto vicino a lui. CHRIS ride, le risponde “sure” e aggiunge un “buonasera”. Io vorrei stare vicino a STEVE HOWE, lo guardo un attimo, è impenetrabile… meglio non rischiare e affidarsi alla disponibilità di DAVISON e WHITE. Finita la photo session si siedono in fila davanti ad un paio di tavolini,  pronti a firmare qualsiasi cosa. Mi chiedo come debbano sentirsi DOWNES e DAVISON a firmare copertine degli album degli anni settanta della band. Io e la groupie ci facciamo firmare i poster e le foto relative a questo tour, ci sembra la cosa più onesta e logica da fare.

Vorrei chiedere qualcosa a SQUIRE, magari non le solite cose da fan degli YES, così parto col chiedergli se ricorda per caso qualcosa delle studio sessions fatte nel 1981 con Jimmy Page (insieme ad Alan White per il progetto XYZ, mai andato in porto), ma CHRIS è intento a parlare con la groupie , le chiede come si dice buonanotte in italiano visto che lui conosce solo buonasera. La groupie è lì che ride con lui, quindi intervengo io e spiego a Chris che si dice Buonanotte. Chris chiede alla groupie se le è piaciuto il concerto, e lei “Amazing!“, lui di rimando le risponde in inglese ” in qualche momento, forse…” e ridendo le augura “Buoninotte!”

Io cerco di dare qualche soddisfazione ai tre meno acclamati: “Nice job, Geoff”, “Good gig Alan” “Good Job, Jon, bravo!” Mi rispondono con garbo e, credo, contenti. L’ultimo è STEVE HOWE… che cavolo dici ad uno come STEVE HOWE in due secondi? “It’s been a pleasure, Steve, and an honour to be here with you. Thanks for being Steve Howe”. Steve mi sorride e mi dice “Thank you Tim Tirelli, your blog is very cool”... questo nella mia testa, perché in realtà mi dice solo “Thank you”, e mi sorride convinto. Poco importa se è un sorriso di circostanza, mi basta, mi avanza e mi fa contento.

Gli YES, l'uomo di blues e la groupie - da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Gli YES, l’uomo di blues e la groupie – da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Ringrazio Alan della gentilezza e usciamo. E’ l’una e trentacinque circa… il teatro è ormai vuoto, il parcheggio anche, lasciamo Padova in tutta tranquillità. Ci immettiamo sulla MILANO-VENEZIA e poi sul BRENNERO. La blues mobile rolla serena sui 150kmh, la sera è magnifica, la groupie è ancora in visibilio anche perché RICK WAKEMAN sarà a fine mese a SCHIO e forse riusciamo a prenotare due biglietti… Arriviamo alla domus saurea dopo le tre. Qualche coccola a Palmiro, qualche ultimo pensiero al concerto ed è ora di andare a letto, felici. PADUA, good night.

PS: STEVE HOWE IS GOD.

Scaletta concerto Yes Padova 17-05-2014 The Firebird Suite (Igor Stravinsky)

Close to the Edge Close to the Edge And You and I Siberian Khatru

Going For The One Going for the One Turn of the Century Parallels Wonderous Stories Awaken

The Yes Album Yours Is No Disgrace The Clap Starship Trooper I’ve Seen All Good People A Venture Perpetual Change BIS Roundabout

ENGLISH VERSION:

A few months ago the groupie says,” Tyrrell, in May YES will play Italy. I’ll get the tickets.” A few days later I learned that the intrepid ice-eyed girl from Reggio Emilia bought them directly on the official website of the group in the deluxe version, which is the MEET & GREET package. 200 euro per ticket. I was taken aback by the price, but then I told myself that if I had the chance, I would have done the same for ELP, BAD CO or THE FIRM. YES is YES, albeit in a restructured line-up, and the groupie, as a dedicated Yeshead, spared no expense.

Saturday afternoon: After a morning of caring for my father Brian, we are northbound in my blues mobile. While driving on the Highway thru a beautiful day, we listen to QUADROPHENIA deluxe edition. We leave the highway and suddenly, here we are at the Gran Teatro Geox in Padua. From the outside it does not look like much because it is located in an industrial area that is certainly not beautiful. We are among the few fans that have already arrived on the spot. It’s less than two hours to the opening of the gates, but inexplicably, we pass through quickly. After a couple of sandwiches, a Coke, Tableting away, we took a short walk. I looked at the prog fans: all nice guys with messenger bags and t-shirts for THE YES ALBUM tucked well inside their high-waisted jeans. Old hippies who looked like Jerry Garcia and wearing clothes so bad in comparison, uncle Fedele looks like a rock star. I saw mature prog rock lovers seemingly meek, but ready to blow themselves up to the cry of “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Together with the groupie, I reflected on the fact that PADUA has now become the capital of Italian rock: the stadium, the theater Geox and Piazzola sul Brenta — every rock star now seems to hit the city. How sad to think of Reggio Emilia and Modena, at one time living and benefitting from this vantage point. Now they are excluded from the tours that count. A bit ‘ of jazz, fucking Ligabue and Jethro Tull ( the band that would play for a few Euros in the garden of your house ) … what boredom, what a funeral! We are now in front of the gates with other 20 fans with emails in our hands sent from the official YES website for the MEET & GREET package. Around 8 pm, we enter. All of us are a bit lost in trying to decipher the email   and then to look for the manager who will guide us through the MEET & GREET process. I go in, look around and decided in a second to head to the table where sits the only one who can be the man we seek. “Alan ? ” ” Yeah , that’s me.” The groupie looks at me aghast … “but how did you know?” … I joke: “with Tim Tirelli, you can never go wrong, baby… ” Alan gives us the laminate for the meeting after the concert, two t -shirts , two photos, two posters . He is very kind and affable, speaks in an understandable English , and supports FC Inter (no, come on, this I have invented).

If outside the theater Geaox doesn’t look like much, from within the perspective changes radically. Self-supporting arch structure, but elegant and equipped with all comforts including large and elegant bathrooms . Capacity of 2500 seats, chairs, excellent organization, attentive service order. We are in the second row, right in front of STEVE HOWE. Not bad. I speak with Frank (himself a Phreak) by phone. He is at a wedding, but at 10 minutes from the start, arrives and finds the last available ticket and enters. The show is sold out.

YES, or rather what remains of YES, comes on shortly after 21.30 . Oh, to see STEVE HOWE only a few meters away is emotional for me, as well as observing the imposing figure of CHRIS SQUIRE from so close. Eventually even the presence of ALAN WHITE and GEOFF DOWNES is not a trivial matter. Performing under the heading, “substitute of the substitute of JON ANDERSON,” is JON DAVISON. The show that opens the tour is based on complete performances of three albums: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE and THE YES ALBUM . Starting with the piece CLOSE TO THE EDGE is crazy but, after all,  they are kinda crazy. The execution is a bit mechanical with poor communication between musicians. STEVE HOWE pulls a little back (musicians will understand what I mean). Mind you, the music of YES is not especially visceral, it’s cerebral, but maybe to start with a complicated piece like this is not the best idea, especially if you are well over 60. The impression remains the same for AND YOU AND I and SIBERIAN KHATRU. Seems to miss the soul and that the appearance of “business” has taken over. With GOING TO THE ONE, the band seems to take the necessary steps, and everything is more fluid, more true. I look at STEVE HOWE and remain open-mouthed. It is obvious from his appearance that he is 67 years old, and he is a touch more stiff on the guitar, but he remains a guitarist EXTRAORDINAIRE. At his age, to play the parts, it’s really remarkable. What can be said of CHRIS SQUIRE, one of the most talented bass players of all time? The ease with which he plays is disarming, with those fat fingers he continues to do what he wants on the neck of the bass. And I’m not talking about technique (an end in itself and the death of music), but of ability to say things, even during parts sometimes obtuse. In his licks there are always a melodic component that fascinates me completely. SQUIRE is an imposing presence, he is more big than fat. Along with WHITE  and DOWNES, he forms a formidable trio in support of other two skinny musicians HOWE and Davison. Being thin myself, I’ve always identified with STEVE HOWE and even now that I am here in front of him, I guess that when I am his age, I will look like him and I do not mind at all . AWAKEN closes the 1977 album and began an interval of 20 minutes.

Frank joins us and we chat for 20 minutes.

The band returns , it’s time for THE YES ALBUM and my legs begin to tremble. Yes I know, it is obvious I especially love this album, but what can I do… I came in contact with YES thanks to a cassette made by a friend in the second half of the 70s and the cassette with one side Pentangle and THE YES ALBUM on the other side. At the end of YOURS IS NO DISGRACE, I start to shake, I guess it’s time for… THE CLAP; someone brings a chair and an acoustic guitar, HOWE sits and undaunted starts playing one of the most beautiful acoustic guitar instrumentals of rock music. I stand still as I contemplate STEVE HOWE …a flawless execution. I feel a tingling throughout the body. Oh sweet Satan , how I love this man ! Yes, because HOWE is not an easy little chap, on stage he almost never smiles, it’s shady, disinclined to socialize, haughty but in a very natural way,  without getting upset yelling “Fuck you ” to the lighting technician that blinds him with a spotlight. I find myself aligned with this skinny musician, with the only difference that – on guitar – I have a millionth of his talent. What a pity!.STEVE takes the applause and bows his head a little.

STARSHIP TROOPER begins and the fan who sits next to us starts to break down. He looks to be a bank clerk or something, in that twilight zone between 50 and 60 years old. He does not emit a groan, but frantically starts to bend his upper body forward and back, like a person with serious problems. Then I ‘VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE begins and I start to cry. Yes, I know, it’s one of their memorable pieces, everyone likes it etc., etc. … but I still get emotional. Nostalgia, melancholy … I see the little boy Tim listening to an old tape of this wonderful music that colored his present while he felt titanic sized emotions towards the future. To underline the backing vocals of HOWE and SQUIRE: here, as in several other occasions during the concert , they were almost perfect. That mastery.

A VENTURE starts and then the fan next to us comes into view. He is at one with the music, it is all its own for him, quiet, not explicit but we understand very well that inside him there is a real big bang in place. Fans of prog  are really…particular, so to speak. PERPETUAL CHANGE is probably my favorite piece of YES and to listen to it in a live situation fills my soul with positive vibes. ROUNDABOUT is the encore, a great way ( though not original ) to close the concert – a concert hat eventually turned out to be very good. HOWE and SQUIRE overall of course, but also GEOFF DOWNES, ALAN WHITE and JON DAVISON did good things The house lights came on and the smiles too. Good show, good music, good feelings .

As agreed , we group together to the right of the stage to the MEET & GREET . Alan briefs us on how it will happen: first the photos, then the autographs. He tells us that STEVE HOWE does not shake hands with anyone, he does not sign musical instruments and he does not respond to questions. SQUIRE is available instead to tell some anecdotes . One thinks he’s a sailed and experienced rock fan ,one thinks he knows how to handle certain situations … until  you succeed to  find yourself face to face with groups such as the YES.

It’s our turn, and we approach: even though they are a group of rock stars, they look more like a group of punters out on the tiles on a Friday evening. You feel at least a little strange being face to face with them. The groupie without much trouble asks, in an Emilian English, CHRIS SQUIRE if she can get a picture next to him. CHRIS laughed, and replied “sure” and added a ” buonasera.” The groupie is a great bass player and CHRIS SQUIRE (and John Paul Jones) is one of her heroes. I would like to stay close to STEVE HOWE, but when I look at him for a moment, he  is impenetrable. Better not to risk annoying him, and rely on the availability of Davison and WHITE. After the photo session, the sit in a row in front of a couple of tables, ready to sign anything. I wonder how DOWNES and DAVISON must feel to sign album of the seventies of the band. Me and other groupies now have signed posters and photos from this tour, it seems to us the most honest and logical things to do. I would like to ask something to SQUIRE , maybe not the usual things as a fan of YES, so I start with asking him if he remembers something of the studio sessions for the case made in 1981 by Jimmy Page ( with Alan White for the XYZ project) but CHRIS is intent on chatting with the groupie. He asks how you say good night in Italian because he knows only good evening . The groupie is then laughing with him, then I intervene and explain to Chris that “good night” is “buona notte.” Chris asks the groupie if she liked the concert, and she said ” Amazing! ” He replied back in English, “something, maybe… ” and laughing wishes her, ” Buoninotte!” (in broken Italian) I try to give some satisfaction to the three less acclaimed by saying, “Nice job, Geoff,” and “Good gig, Alan” and “Good job, Jon, bravo!” The last one is STEVE HOWE … what the hell you say to someone like STEVE HOWE in two seconds? “It’s been a pleasure, Steve , and an honor to be here with you . Thanks for being Steve Howe.” Steve smiles at me and says, ” Thank you Tim Tirelli , your blog is very cool” … This is all in my head, because he actually just says, “Thank you,” and smiles at me convinced. It does not matter if it’s a polite smile, it is enough for me. I move forward and it makes me happy….

 I thank Alan for his kindness we leave. And ‘one thirty-five about … the theater is now empty, the parking lot also, we leave Padua easily. We head for the Milan-Venice highway and then on the BRENNERO one. The blues Mobile rolls on 150kmh, the night is magnificent, the groupie is still in raptures because RICK WAKEMAN (her ultimate god of rock) will be later this month in SCHIO (VICENZA) and we have just bought two tickets

We arrive at the domus saurea after 3 am. After a cuddle with our cat Palmiro, we talked some more about the gig and then it is time to go to bed, in a happy mood. PADUA, good night.

Broken english translation: Tim Tirelli

Beautiful english medication: Bill McCue

INTERVALLO: RY COODER music from “Southern Comfort” (1981)

16 Mag

Southern Comfort movie 1981

00:00 Theme From Southern Comfort
03:46 Canoes Upstream
04:57 Swamp Walk

from the 2-cd set MUSIC BY RY COODER (1995 Warner Bros)

WIKIPEDIA:
Southern Comfort (1981) is an American action/thriller film directed by Walter Hill and written by Michael Kane, and Hill and his longtime collaborator David Giler. It stars Keith Carradine, Powers Boothe, Fred Ward, T. K. Carter, Franklyn Seales, and Peter Coyote. The film, set in 1973, features a Louisiana Army National Guard squad of nine on weekend maneuvers in rural bayou country as they antagonize some local Cajun people and become hunted.

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33 RACCONTI ROCK (QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

13 Mag

Gianni Della Cioppa m’invia il comunicato ufficiale del libro 33 RACCONTI ROCK, raccolta a cui ho partecipato con un racconto. Una volta ricevuta la mia copia, ne parlerò più approfonditamente.

33 Racconti Rock – comunicato ufficiale

33 racconti rock

 

 

33 RACCONTI ROCK

(QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

“33 RACCONTI ROCK”, è un’antologia che contiene contributi di noti giornalisti e scrittori e i vincitori dell’omonimo concorso indetto dalla casa editrice veronese QuiEdit, diretta dal Dottor Marco Fill.

La raccolta, curata dal critico musicale Gianni Della Cioppa, ha come centralità la musica, raccontata attraverso storie vere o di fantasia, dove i protagonisti sono i personaggi più disparati: musicisti di successo, strampalate rockstar dimenticate da tutti, ragazzi che sognano il successo, bambini e tante altre situazioni comiche, grottesche e malinconiche. Ma la musica in alcuni racconti è anche il mezzo per dare voce alle speranze di tutti noi, la musica che diventa terapia e medicina, ma anche dannazione e speranza.

Le pagine si susseguono proprio come un disco rock: dove si alternano allegria, dolcezze, ritmi indiavolati e ballate malinconiche.

“33 RACCONTI ROCK”, pur nella sua disorganicità di stili, è una lettura avvincente che diverte e coinvolge.

Tanti i collaboratori noti agli appassionati di musica dai giornalisti Federico Guglielmi, Aurelio Pasini, Elena Raugei, ai musicisti Enio Nicoli e Tim Tirelli, ma non mancano medici, avvocati, discografici, poeti, disegnatori e donne alla ricerca dell’uomo dei sogni…

Il libro è disponibile nel sito della casa editrice http://www.quiedit.it ed è reperibile nei principali negozi di libri on line (www.ibs.it, http://www.amazon.it).

È inoltre prenotabile in qualsiasi libreria.

Per informazioni e per le presentazioni potete seguire il gruppo su facebook “33 RACCONTI ROCK”

 http://www.quiedit.it

 

 

MISTY WARNER HOP

12 Mag

OUTSIDER di giugno avrà più di quaranta pagine dedicate ai LED ZEPPELIN; un lungo articolo di Giancarlo Trombetti a cui ho dato una sbirciata (l’inizio è davvero scoppiettante) e, tra le altre  cose, un adattamento della rock and roll fantasy IS JIMMY PAGE DEAD?, pubblicato a suo tempo sul blog. Lo ha voluto Giancarlo, lo ha avallato Max Stèfani e così il thriller ironico della mai premiata ditta Tirelli & Piccagliani finirà su una rivista seria. Sono ancora dubbioso… credo sia roba da blog di Tim Tirelli, ma se non altro non è  la solita brodaglia sui LZ che si legge sul 90% delle riviste di tutto il mondo. Naturalmente il numero di giugno avrà i LZ in cover vista l’imminente uscita delle prime deluxe edition…bisognerà dunque parlarne…ma come fare se non sono previste copie promozionali da inviare ai giornalisti e  se  il tutto è coperto dal massimo riserbo? Max organizza un incontro con chi gestisce le nuove uscite dei LZ alla Warner Italia e manda me ad ascoltare, appunto,  in anteprima il materiale bonus delle deluxe editions dei primi tre album dei LED ZEPPELIN.

Venerdì,  prima mattina. Prendo la groupie e m’imbarco su Italo alla stazione dell’alta velocità mediopadana di Regium Lepidi. In questa calda mattina di primavera l’Italia sembra un paese civile: l’ architettura meravigliosa della stazione (courtesy of Santiago Calatrava), la puntualità  che spacca il secondo del treno , il decollo verso i 300 km all’ora.

In questi casi un selfie (per quanto ormai insopportabili) può anche starci…

Selfy Tonk Train Blues - Tim & la groupie su Italo

Selfy Tonk Train Blues –
Tim & la groupie su Italo

In mezz’ora siamo a Milano Rogoredo,  peccato che per arrivare a Milano Porta Garibaldi non si possa andare veloci, altrimenti si arriverebbe nella città culla dell’umanità calcistica (triplete side of course) facendo giusto in tempo ad ascoltare STRAIGHT SHOOTER.

Bad Company Straight Shooter

Porta Garibaldi è la zona grattacieli: architetture moderne, verde, arredo urbano di pregio. Bella Milano da queste parti. Colazione in un baretto baciato dal sole, walking into Piazza della Repubblica e infine alla Warner. 9° piano, reception: “buongiorno, sono Tirelli per la rivista Outsider avrei un appuntamento con…“. Altro ascensore, badge elettronico, stretta di mano e sono in un ufficio ad ascoltare in cuffia i tre dischetti bonus delle prime deluxe edition dei LED ZEPPELIN…non ho le confezioni sottomano, i supporti che ascolto sono cdr. Saltello avanti indietro cercando di farmi un’idea del tenore dell’operazione. Naturalmente non entrerò nel dettaglio, almeno fino a quando non uscirà OUTSIDER di giugno, dirò solo…don’t expect too much.

Usciamo dalla Warner, cerco di pensare ad altro… che il polverone di emozioni sollevato si posi , che i pensieri abbiano il tempo di formarsi … sì giusto, ma c’è un certo assolo di Page che continuerà a svolazzarmi nella mente. Chiamo Doc, riusciamo ad organizzare qualcosa per pranzo nelle immediate vicinanze di Piazza Duomo. Bello ritrovarsi con l’avvocato di piombo e Brown Sugar…

Laying In The Sun in Milano: da sx a dx Doc, Timmy boy, Brown Sugar  (foto della groupie)

Laying In The Sun in Milano: da sx a dx Doc, Timmy boy, Brown Sugar
(foto della groupie)

Riesco anche a vedere LAROBY, una che è capitata nei paraggi del blog e non è più andata via e che da qualche anno è diventata amica mia e della groupie. Impiega 40 minuti per trovare un parcheggio, così abbiamo solo 5 minuti per raccontarci e fotografarci, naturalmente davanti alla SCALA (per il paradiso)…

Mi godo il resto del tempo twisting the afternoon away: sulle terrazze del Duomo a sfidare le vertigini, alla mostra di LEONARDO DA VINCI in Galleria, sorseggiando una lemonsoda in un assolato Corso Vittorio Emanuele.

Out On The Tiles at the Milano Dome (foto di TT)

Out On The Tiles at the Milano Dome (foto di TT)

Verso il tardo pomeriggio torniamo. Alle 19,40 siamo a Regium. Saluto Italo…

Groupie says goodbye to Italo Train (foto di TT)

Groupie says goodbye to Italo Train (foto di TT)

..la stazione Mediopadana …

Reggio Emilia - La Stazione MedioPadana dell'alta velocità (foto di Tim Tirelli)

Reggio Emilia – La Stazione MedioPadana dell’alta velocità (foto di Tim Tirelli)

Sabato mattina da Brian, sabato sera l’Inter che  saluta degnamente Capitan Zanetti affondando la Lazio 4 a 1. La prima bella partita dell’Inter della stagione…peccato sia la penultima. Mateo Kovacic spettacolare. Sky dedica il post partita alla festa che San Siro, la squadra e la società tributano a Zanetti che lascia il calcio giocato. Mi commuovo. Piango. L’INTER è una grande passione.

Mi asciugo le lacrime e mi metto a scrivere la recensione per OUTSIDER (devo correggere continuamente il nome della rivista, scrivo sempre Outrider…ma come son messo?). Ripenso alle parole che Max mi ha scritto la mattina “…scrivi quello che ti pare. Non dobbiamo niente a nessuno. Il nostro referente deve essere il lettore”, la mia considerazione per lui aumenta di una spanna. Finisco verso le 3.

Domenica mattina, colazione con THE WHITE ALBUM dei BEATLES. Rileggo l’articolo, lo mando a Stèfani. Vado da Brian. In macchina SAINTS & SINNERS degli WHITESNAKE, produzione un po’ geometrica e compressa ma il disco mi dà la giusta carica ugualmente …

Lo scrivo sempre, ma è così: ogni giorno Brian perde qualcosa ma si aggrappa a me come fossi il sole che lo mantiene in vita. Che tenerezza questo vecchio di 84 anni con l’alzheimer in forma grave che pur scivolando verso l’abisso ha un moto atavico di rifiuto, un fiotto ancestrale che lo tiene ancora con noi…o quasi…oggi mi ha chiesto “Tim, ma to pèder el ancòra al mond?” (Tuo padre è ancora al mondo?).

La domenica bene o male passa, Brian colora disegni, io tableteggio. Torno a Borgo Massenzio mentre il sole va giù, il cielo sembra bruciare sulla campagna e la mia anima prende fuoco…

Borgo Massenzio bound: the sky is burnin' (foto di TT)

Borgo Massenzio bound: the sky is burnin’ (foto di TT)

The sky is burnin’ I believe my soul’s on fire…

La groupie è allo stadio, ed è una festa: il SASSUOLO ne dà quattro al Genoa, si salva  e rimane in seria A. Neroverdi! Domani Stonecity sarà in festa. Domani già, sveglia alle 6…prelievo per la TAO di Brian…è già mezzanotte, mi chiedo come farò, oltre alla stanchezza sono anche dolorante alla gamba sinistra dopo la brutta caduta di due settimane fa, oggi zoppico vistosamente…mi scappa l’occhio sulla copertina del libro di MACCA che ho appena finito di leggere (MAN ON THE RUN – PMC IN THE 1970S)… farò, farò…sveglia all’alba, caffè corretto Southern Comfort e WITH A LITTLE LUCK porterò in porto un’altra giornata blues.

MOTT THE HOOPLE “Home Is Where I Want To Be” (M.Ralphs -1971)

5 Mag

Mott The Hoople - Wildlife - Front

MOTT THE HOOPLE
“Home Is Where I Want To Be”
 (Mick Ralphs)
 

Maybe I’m just a loser
Maybe it’s because my boots ain’t as clean as they could be
Came to town with an even chance
I’m feeling down the people I meet ain’t fair to me

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Maybe I’m just unfortunate
Maybe I’m alone in thinking that I’ve got a lot to say
Too far in to be anywhere
Lost in the place where nobody seems to know the way

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Home is where I wanna be
Home is where you’ll always see
Friendly faces that’ll never turn you down
Or say goodbye

Maybe I’m just a loser
Maybe it’s because my boots ain’t as clean as they could be
Came to town with an even chance
I’m feeling down the people I meet ain’t fair to me

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Home is where I wanna be
Home is where you’ll always see
Friendly faces that’ll never turn you down
Or say goodbye

Mick Ralphs the great

Mick Ralphs the great

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.7 – february 1987

29 Apr

Per il settimo numero credo di non aver potuto contare sull’aiuto grafico di DOM GIARDINI (logo a parte),la copertina infatti non è un granché. Nell’introduzione cito MELVILLE (MOBY DICK, of course), all’interno della fanza il resoconto del secondo viaggio a Londra che feci, i testi con traduzione di ITTOD courtesy di LAURA FAGLIONI (ancora una volta mi basta scriverne il nome per provare un grande dolore), i risultati del referendum del 1986. Inoltre, lettere dei lettori, notizie, qualcosa sui bootleg. In terza di copertina recensisco (con troppa generosità) 3RD DEGREE di JOHNNY WINTER e demolisco senza pietà la BAD COMPANY senza RODGERS.

OH JIMMY 7   001

PDF OH JIMMY N.7

OH JIMMY N7

The blue gardener

28 Apr

Settimana scorsa, san Giorgio, patrono di Stonecity. L’ufficio è chiuso, io sono a casa da solo, Brian è in qualche modo coperto. Invece di dormire, trastullarmi con musica, chitarre e blog, vado con la Lucy da Mazzini, azienda di floricoltura, vivaismo, giardinaggio di Gavasseto. La Lucy è la madre della groupie, ed è una 73enne d’assalto. Figlia dell’Emilia rossa, la Lucy è una donna concreta, senza fronzoli, dai contorni dell’animo spartani. La Lucy è anche instancabile, inarrestabile, immarcescibile. Una volta prese le misure, la compagnia della Lucy è molto piacevole: sincera, senza tanti filtri, con un vocabolario del dialetto emiliano illuminante. Starei ad ascoltarla ore quando parla snocciolando vocaboli che io nemmeno conosco.

Gavasseto è nel buco del culo dell’Emilia profonda, così mi aspettavo il solito vivaio di campagna, invece trattasi di struttura grandissima, modernissima, fornitissima. Rimango basito; diversi capannoni a mo’ di serra, parte esterna assai estesa piena di piante di ogni tipo, ampio parcheggio sul davanti, organizzazione scandinava. Spettacolo.

Mazzini, Gavasseto (RE)

Mazzini, Gavasseto (RE) (Foto di TT)

Da ragazzo davo una mano a mia madre nel coltivare i fiori da giardino, mi deve essere rimasto una sorta se non di pollice, almeno di mignolo verde, perché ad inizio primavera mi piace occuparmi del flower power della domus saurea. Anche la Lucy è un’amante di fiore e piante, così credo le faccia piacere vedere che l’uomo di blues che sta con sua figlia sia un po’ appassionato alla cosa. Insieme giriamo nelle grandi serre, vorremmo comprare tutto, ma dobbiamo limitarci. Scegliamo gerani parigini, surfinie e altre piantine colorate, qualcosa per l’orto e una piccola pianta di duroni. La Lucy di solito è una decisionista senza tanti complessi, ma vedo che mi chiede quali piante e quali colori preferisco, io faccio in modo che decida lei pur indirizzandola verso le mie scelte… equilibrio perfetto. Incontriamo diverse persone che la Lucy conosce, dialetto stretto, convenevoli decisi e mai stucchevoli.

Mentre torniamo, uscendo da Gavasseto diamo un’occhiata ai due grossi nidi di cicogne che ormai da tempo sono stanziali in quei posti; da uno dei due nidi spuntano i piccoli, la Lucy si emoziona, e io con lei.

Di ritorno in Lenin road a Gavassae, la Lucy m’impone di restare a pranzo da lei. Tortelloni di zucca, affettato, lambrusco. Well, this is my homeland, baby. Il primo pomeriggio siamo nel posto in riva al mondo a sistemare i fiori. Io faccio da assistenye/manovale, la Lucy dirige. Gerani e surfinie nel vasi del balcone, gli altri fiorellini colorati nei vasconi del cortile, la pianta nei campi.

Gerani e surfinie on domus saurea's open balcony (foto di TT)

Gerani e surfinie on domus saurea’s open balcony (foto di TT)

 

Flowers on Domus Saurea's courtyard (foto di TT)

Flowers on Domus Saurea’s courtyard (foto di TT)

 

Verso le 16 sono distrutto, Lucy invece è ancora fresca come una rosa. Faccio per buttarmi sotto la doccia agognando il meritato riposo quando mi chiama la groupie “la macchina è pronta per il ritiro”. Sono più di tre mesi che abbiamo ordinato la nuova macchina della groupie, finalmente ora è pronta: bisogna correre a prenderla. La vecchia Clio le è durata per sedici anni con più di 300.000 km, la groupie non ha esitato quando le è toccato decidere che macchina prendere: la nuova Clio. Devo dire che in effetti il nuovo modello è proprio bello, ma la groupie è anche la speedqueen, non è certo tipa da prendere una macchina da figa, perciò ha scelto il modello con la personalizzazione sportiva, così…tanto per non dare nell’occhio…

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

 

Non c’è niente da fare, la groupie è una Racing Girl…

Una volta ritirata la freccia gialla della bassa, ci fermiamo un momento in Lenin road, la Lucy è lì che vanga. Che donna la Lucy, una vera iron woman…

Iron-Woman

La Lucy.

La sera festeggiamo l’arrivo della Clio in una piccola pizzeria di Gavassae,  “da Gianni”. C’è una famigliola dietro di noi. Lui in infradito, pantalone corto, maglietta, stuzzicadenti in bocca; lei scarpe con suola alta di mille colori. La figlia rompicoglioni che corre tra i tavoli. Lui e la moglie non si dicono una parola. Facce annoiate, esistenze trascinate, anzi sciabattate in giro.

Mi torna in mente la coppia di tre giorni prima al cinegiappo Nuova Hong Kong di Regium Lepidi. Lui reggiano di 65 anni lei ukraina (o giù di lì) di 55. Parlano di aceto balsamico. Lui tutto orgoglioso di questa specialità della nostra terra, lei che lo smonta dicendo che proprio a lei non piace. Lo fa quasi in tono di sfida, in un buon italiano con le vocali chiuse e aspre tipiche di chi viene dalle terre ad est. Lui, filosoficamente, conclude con un prosaico ma dolce ” Ah beh, se non ti piace, fa poi lo stesso”. Lei  si alza per fare un altro giro al buffet, lui in tono scherzoso le dice “non mi lasciare”, lei gli lancia uno sguardo severo ma non scevro di un certo affetto. Che storie che mette in scena il melting pot.

Leggo che a MICHAEL SCHENKER non dispicerebbe tornare a collaborare con GRAHAM BONNETT, beh, non dispiacerebbe nemmeno a me. Tutta roba per il boulevard nostalgia naturalmente, ma non è che sia tanto di meglio in giro. Ne discuto su facebook con Marco P., Alex,  Mixi e addirittura con Polbi. Così, questo sabato di prima mattina mentre vado da Brian mi sparo ASSAULT ATTACK…

… Too hot the sand too deep the oceans
It’s just surviving whatever the cost …

Poco dopo le otto sono al Conad del centro commerciale NewTower; alla cassa un donna sui 65 parla del figlio e della di lui moglie, di come è contenta ad averli a pranzo spesso e di come il figlio sia proprio bravo. Si vede che di solito non ha con chi parlare perché si dilunga in particolari di nessuna importanza e in breve diventa un fiume di parole inutili. Esco dal Conad pensando che l’umanità non ha futuro.

Da Chen il cinese con Brian. Due svedesi e due caffé macchiati. Nel tavolo vicino, una coppia con bimbo piccolo. Lei gioca a fare la mamma in modo che tutti se ne accorgano…redarguisce affettuosamento suo figlio, rompe continuamente le scatole al marito il quale deve alzarsi per prendere un fazzolettino, una bottiglietta di acqua fuori frigo, un bicchiere, un gnocchino non troppo caldo, cristo e la madonna. Insopportabile.

Ci si mette poi l’africano in cerca di qualche spicciolo che viene a stringere la mano a Brian e gli dice “ciao papa”.

Usciamo; edicola…La Repubblica e KEN PARKER n.2.

Pranzo per Brian; gli preparo fette di tacchino con salsa tartara, affettato, formaggio, omogeneizzato, frutta, yougurt. Una sgambata in balcone  e poi lo metto a colorare un disegno.

Verso la mezza  ritorno a Borgo0 Massenzio e  mi ascolto i CACTUS.

La sera l’Inter pareggia zero a zero col Napoli.

 Domenica mattina di nuovo diretto da Brian mi ascolto i MOTT THE HOOPLE e THE FREEWHEELIN’ di BOB DYLAN. Di nuovo colazione con Brian da Chen il cinese. Edicola di viale Ciro Menotti: l’edicolante sta tenendo un comizio. Una signora prigioniera dello sproloquio non sa se ridere, piangere, accondiscendere o dissentire. Lui è uno di quelli sicuri di avere la soluzione a tutto, ad esempio per il recupero di vecchi edifici come quelli delle Ex Fonderie. Dà addosso al comune, si lascia scappare qualche parolaccia per dare enfasi al discorso. Mostro la mia insofferenza, non voglio sprecare nemmeno un minuto ad ascoltare quel tipo di fregnacce, mi inserisco stizzito:  “Gazzetta dello Sport e Repubblica”. Esco scuotendo la testa, l’umanità non ha scampo.

Lunga la domenica con Brian. Scambio qualche email con Giancarlo Trombetti e Max Stefani, mi dissolvo nel tablet, leggo MAN ON THE RUN, libro in inglese sul PAUL MCCARTNEY degli anni settanta regalatomi da Riff, faccio colorare a Brian qualche disegno, guardo un vecchio film con CARY GRANT e INGRID BERGMAN su Rai Movie.

Sera, in macchina domus saurea bound. La severa poetica di DYLAN mi colpisce proprio come la dura pioggia che sta cadendo, meglio virare su qualcosa d’altro: CAPTAIN FANTASTIC di ELTON JOHN. Da alcune settimane ho scoperto che quando devo pettinarmi l’animo, i primi dischi di ELTON sono perfetti. Il savoir faire musicale di quegli album è davvero incantevole…

I held a dandelion
That said the time had come
To leave upon the wind
Not to return
When summer burned the earth again

Mentre attraverso il viola profondo della sera che va formandosi, penso che domani inizierà un’altra settimana, senza troppi ardori, colori e certamente piena di dolori, quelli dell’animo. Penso al fatto che non riesco a produrre una vita soddisfacente, che sono stanco di camminare all’ombra del blues, che se avessi la forza il coraggio invertirei la rotta, punterei la prua verso un nuovo inizio, un nuovo sole che sorge, un nuovo orizzonte…ma il padre dei quattro venti più che un padre è un patrigno, quello che soffia nelle mie vele non è il maestrale, ma un venticello che non mi sposta nemmeno dalla costa, e così, meditabondo, rimango sulla riva della vita a contemplare un mare che non riuscirò mai ad attraversare e a navigare…

Hey, I ain’t never coming 
Home 
Hey, I’ll just wander my 
Own road 
Hey, I can’t meet you here tomorrow 
Say goodbye don’t follow 
Misery so hollow 

Hey you, you’re livin’ 
Life full throttle 
Hey you, pass me down that 
Bottle, yeah 
Hey you, you can’t shake 
Me round now 
I get so lost and don’t 
Know how
And it hurts to care, so I won’t now 

Forgot my woman, lost my 
Friends 
Things I’d done and where 
I’ve been 
Sleep in sweat the mirrors 
Cold 
See my face it’s growin’ 
Old 
Scared to death no reason 
Why 
Do whatever to get me by 
Think about the things I 
Said 
Read the page it’s cold 
And dead 

Take me home 
Yeah, take me home 
Take me home 
Take me home, yeah 
Take me home 

Say goodbye, don’t follow

KEN PARKER BLUES: ristampa del fumetto KP in deluxe edition per MONDADORI COMICS

25 Apr

Mettiamola così: KEN PARKER è il fumetto “ufficiale” di questo blog. Nel 1977 esce il primo numero della collana di questo personaggio creato da BERARDI e MILAZZO (per la casa editrice CEPIM che diventerà poi la BONELLI). Io lo vedo in edicola con la copertina a sfondo bianco, ma decido di non prenderlo. Sono un ragazzino, spendo tutti soldi della paghetta in ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, MR NO, L’INTREPIDO, IL MONELLO, LANCIOSTORY e SKORPIO…non me lo posso permettere. Ma ogni mese me lo ritrovo davanti così, pur senza leggerlo, KP mi accompagna negli anni della adolescenza.

Ken-Parker-volume-1

Nel 1984 la serie di interrompe dopo 59 numeri. KEN PARKER non ha lo stesso successo dei suoi “colleghi” più famosi. Vende più o meno 25.000 copie, quota dignitosa ma appena sufficiente per giustificarne la stampa. KEN PARKER è infatti un fumetto western (ma il termine è molto riduttivo) obliquo, diverso, alternativo, d’altra parte BERARDI e MILAZZO (che Page li abbia in gloria) si sono ispirati al ROBERT REDFORD di JEREMIAH JOHNSON (“Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) l’indimenticabile film del 1972 diretto dal grande SYDNEY POLLACK. Non a caso è il mio film preferito in assoluto.

Qualche anno dopo parte la ristampa della SERIE ORO, resisto per un po’ ma poi mi lascio andare e da quel momento la mia vita migliora. Nel 1989 gli autori riprendono la pubblicazione all’interno del KEN PARKER MAGAZINE (dapprima edita dalla Ken Parker Editore e quindi dalla Bonelli). Il KEN PARKER MAGAZINE rimarrà per l’uomo di blues che sono il momento più alto mai raggiunto da una pubblicazione a fumetti. Il KPMagazine poi lascia il posto al KEN PARKER SPECIALE, semestrale (!) che dopo quattro numeri chiude. Per me, il Riff, e altri 25.000 è la fine di un’epoca.

Nel 2003 la mia amatissima PANINI (quella delle figurine) ripubblica KP tramite la collana KEN PARKER COLLECTION, e poco dopo la KEN PARKER COLLECTION DELUXE. Inutile dire che posseggo tutte queste versioni.

Ora ci si mette la MONDADORI a ripubblicare la serie di LUNGO FUCILE, 50 volumi da 7,99 euro l’uno. Mi ero detto che avrei comprato solo il primo numero, la Mondadori non è certo una casa editrice che amo, ma dopo aver riletto le prime due storie di KEN, in questo bel formato 21×26, non sono certo che saprò resistere. Ripensando a certi episodi come ADAH e LA CAROVANA DONAVER mi si riempie l’animo di un sentimento struggente e di vibrazioni cariche di umanità dolcissima.

Chiamo la groupie e le dico: “Groupie, mi ero ripromesso di non ricomprarmi la serie per l’ennesima volta, ma…”…la groupie sorride mi accarezza la testa e mi da un bacio sulla fronte…riposta inequivocabile. D’altronde io e lei compriamo già 9 fumetti al mese (special esclusi), lo squilibrio è già di casa nella domus saurea…che vuoi che sia prenderne uno in più.

http://www.mondadoricomics.it/anteprima/ken-parker

 

W IL 25 APRILE

25 Apr

 

via emilia4w1742003123954

Reggio Emilia aprile 1945

Modena il 22 aprile 1945 reggio_democratica_fronte 25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE

 

PETE TOWNSHEND “Who I Am” (Rizzoli 2013) – TTTTT+

24 Apr

Tra tutte le autobiografie di rockstar che ho letto questa è probabilmente la migliore. TOWNSHEND intraprende con molto coraggio un viaggio dentro alla sua anima nell’intento di dipanarne i lati oscuri, di esorcizzarne le paure e le angosce. Dal bambino lasciato nelle mani di una perfida nonna dove ha sfiorato abusi sessuali al giovane adolescente pieno di insicurezze, dalla meravigliosa rockstar degli anni settanta ai tempi degli WHO al tormentato artista solista dei decenni successivi.

Pete Twonshend WHO I AM

TONWSHEND è uno dei pochi grandi personaggi del Rock a capire appieno il valore sociale e culturale della musica Rock, a sostenerne l’integrità, ad elevarne i contenuti. La purezza della scrittura (seppur rabbiosa e oscura) di TOMMY, WHO’S NEXT e QUADROPHENIA lo indica chiaramente. Il songwriter degli WHO incarna alla perfezione la figura del chitarrista compositore dilaniato da un’anima tormentata e prigioniero della sua arte, del chitarrista al tempo stesso intellettuale e istintivo intrappolato sul confine tra tenebra e sole.

pETE tOWNSHEND

TOWNSHEND parla senza troppi giri di parole delle pulsione che lo hanno portato a toccare i territori della bisessualità, delle droghe e dell’alcol, del matrimonio e delle infedeltà, dell’essere iperattivo e schiavo del superlavoro. PETE si mette a nudo, con coraggio e con tanta umanità.

Pete Townshend 2

Indicativo poi capire come si rapportano personaggi del genere con il loro status, il loro sentirsi creativi sempre e comunque e riferirsi ad ognuno dei loro progetti con enfasi e ridondanza, anche a quelli che magari pubblicano solo perché si chiamano in un certo hanno modo e non per il valore della cosa in sé.

Da citare il continuo impegno nel sociale, il pensiero politico, l’umanità intrinseca in un tessuto spirituale molto complicato.

Leggere questa bella autobiografia è stata anche una occasione per riascoltare gli WHO. Il mio PETE TOWNSHEND è quello con la Gibson Les Paul e comunque quello  degli anni 1969/1978. Da TOMMY a WHO ARE YOU  dunque. Risentire in sequenza la loro discografia fine sessanta e anni settanta, mi ha fatto ricordare quanto io faccia fatica -negli ultimi anni – ad ascoltare KEITH MOON. Il drumming a tratti è esaltante, ma troppo, troppo, troppo spesso monocorde. MOON esegue la stessa figura in continuazione, non chiude mai sul charlie (l’hi hat insomma), non tiene quasi mai un tempo, è sempre lì che fa un casino d’inferno. Mi si potrà obbiettare che questo è il bello degli WHO, beh… forse… e comunque fino ad un certo punto. Essendo cresciuto con JOHN BONHAM o comunque con quei batteristi che usavano solo un tom e 2/3 timpani, non è facile per me ascoltare un pazzo che usava 7 tom e 7 timpani.

L’ edizione di cui parlo è quella italiana del 2013, dunque leggermente aggiornata rispetto alla prima del 2012. Bella confezione con foto (anche a colori) all’interno e copertina su carta soft-touch che dà quell’effetto di morbidezza al tocco.

 

PeteTownsendMT

Verso la fine TOWNSHEND scrive : ” E pur facendo parte della classe riocca e privilegiata, il mio cuore e le mie azioni sono ancora quelli di un socialista militante, pronto a stare dalla parte dei perdenti, degli sconfitti e farli divertire nei limiti delle mie possibilità.”

Che uomo di blues meraviglioso. WE LOVE YOU, PETE!