Intervallo: THE YARDBIRDS “Glimpses” live at the Fillmore July 1967

20 Nov

Personnel: Keith Relf (vocals), Jim McCarty (drums & vocals), Chris Dreja (bass), Jimmy Page (guitar).

SAN FRANCISCO, Fillmore Auditorium, July 1967

We had a song called “Glimpses” [on the Yardbirds’ 1967 album, Little Games]. It featured the [violin] bow, and when it was played in concert, I had tapes that played all this stuff — the Staten Island Ferry, locomotives, shock sounds — with textures from the bow. – Jimmy Page

THE YARDBIRDS 1967 - da sx a dx Dreja, Page, McCarty, Relf

THE YARDBIRDS 1967 – da sx a dx Dreja, Page, McCarty, Relf

yardbirds fillmore 67

Sinodi, kartodromi e i cieli grigi dei novembre emiliani

18 Nov

Tra i sinodi che si tengono al calar di solstizi ed equinozi, ci sono sinodi minori , quelli in cui io e gli illuminati del blues possiamo presentarci con l’animo in tuta da ginnastica, sinodi informali, leggeri, frizzanti, schietti e sinceri come il lambrusco. E’ in questa dimensione che ci troviamo in questo sabato sera intorno al tavolo del ristorante del centro sportivo di Quariêg, lì, nelle terre reggiane profonde, dove l’oscurità, il blues e l’idea della socialdemocrazia si fondono…lì in mezzo alle gambe di quel bel pezzo dell’Emilia, tra casolari, fabbriche, tortelloni, parmigiano-reggiano, gnocco fritto, lardo e lambrusco appunto. Stasera con noi c’è anche MARIO, e con lui TIMMY BOY (che poi sarei io), PICCA, RIFF, JAYPEE, SUTUS, LORENZO STEVENS e udite udite il MAHATMA MARCI (March insomma) il quale mancava da tempo immemorabile.

Il primo brindisi è per ERICK THOHIR, non che ne abbia bisogno, ma probabilmente ne abbiamo bisogno noi cuori nerazzurri, ancora intimoriti, incerti ed impauriti dinnanzi ad un cambiamento così epocale per la nostra cara, amata, dolce, bella, sexy, pazza INTER.

Brindisi a Thohir

Per un momento, quando son lì col calice alzato, mi viene in mente la recente notizia che vuole MOURINHO poco prima delle partite leggere la bibbia per qualche minuto…ma è solo un istante, scuoto la testa e scaccio il pensiero…

Mentre facciamo il brindisi, qualcuno accende il grande schermo che c’è nella sala, Radio Capital Tivù proprio in quel momento trasmette STAIRWAY TO HEAVEN da Earls Court 1975, ah…questi segni del blues!

Quando parlo di musica rock con gli illuminati non mi accorgo del tempo che passa, d’un tratto mi accorgo che il locale è vuoto, che siamo ben oltre la mezzanotte e che è ora di andare. Prima dei saluti, lì nel parcheggio in mezzo al nulla, accendo lo stereo della blues mobile e faccio partire ROCKET MAN di ELTON JOHN, ci stringiamo intorno alle struggenti note di Reginaldo…che brividi…

Le domeniche senza calcio sono insopportabili, non sono un fan delle pause per la nazionale…ridatemi la mia INTER.

Senza football mi sottometto alle richieste della groupie. Andare a comprare un paio di scarpe? No. A fare shopping? No. A chiedere gli opuscoli turistici della mia città e passare il giorno a visitar musei monumenti e chiese parlando inglese? No. Con la groupie si va al kartodromo di Mantova dove la si guarda sfrecciare e superare i poveri tapini che le si parano davanti.

Autobrennero quindi, JOE WALSH nel car stereo. Poi ROLLING L.A.FORUM 1975 e infine QUARTERMASS.

Non facciamo nemmeno in tempo ad entrare al GO PARK che la ragazza alla reception, tal Laura, urla “Sauraaaaaa!!!” Devo controllare meglio i movimenti della groupie, non è che quando mi dice che esce con le amiche viene a Mantova a correre eh?! Dopo un quarto d’ora è già in pista. Io mi accomodo nella terrazza panoramica, unico maschio in mezzo ad almeno venti/trenta fighe che fanno i filmatini ai loro ragazzi sui kart. Le sento parlare: “Oh ma hai visto con chi si è messa la Momi?” “E la Fufi? Mio dio ma come fa a stare con quello?” “Frenci, ma dove hai comprato quelle scarpine?” “Debbi, anche tu a volte hai un prurito lì nelle parti intime?”…Io son lì che cerco di leggere il libro sui KING CRIMSON di DONATO ZOPPO…

Tim Tirelli legge il libro sui King Crimson di Donato Zoppo - Foto della Momi.

Tim Tirelli legge il libro sui King Crimson di Donato Zoppo – Foto della Momi.

…ma ci rinuncio, mi metto a fare un filmatino anch’io e a scattare qualche foto…becco la speed queen che sta per acciuffare un poveretto che osa cercare di starle davanti…

La groupie sta per sorpassare l'ennesimo malcapitato - foto di TT

La groupie sta per sorpassare l’ennesimo malcapitato – foto di TT

Guardo il tabellone, il nome “saurafumi” è primo, giro più veloce…non ce n’è per nessuno…

Tabellone: saurafumi  kart n.22 prima posizione- foto di TT

Tabellone: saurafumi kart n.22 prima posizione- foto di TT

Finita la prima corsa viene da me, è carichissima, beve un integratore, è spettinata, sudata, ma il mood è alle stelle…

La Groupie - The Go Kart Killer Queen - Foto di TT

La Groupie – The Go Kart Killer Queen – Foto di TT

La seconda gara la fa sui BLACK EAGLE, kart speciali che possono essere guidati soltanto da chi scende al di sotto di un certo tempo. Roba per professionisti. Per i primi giri c’è uno che le sta incollato, ma una volta prese le misure la Killer Speed Queen prende il volo e ti saluto mingone. Prima di andarcene dobbiamo rifermarci alla reception, Laura mi vuole assolutamente conoscere “ Ah, finalmente, eccolo qui l’artista, il musicista”. Le stringo la mano e le sorrido cordialmente mentre sussurro alla groupie “Ma cosa le sei andata a dire? L’artista? Il musicista?” La groupie ancora mi guarda con gli occhi foderati di prosciutto. Mah.

Lunedì, nel venire a Stone City mi ascolto THE WINERY DOGS, cd che mi è arrivato grazie alla gentilezza di LORENZINO STEVENS…

Diversi i riferimenti ai LED ZEPPELIN, seppur rinchiusi in una gamma espressiva modernista. Il progetto di KOTZEN/SHEEHAN/PORTNOY mi ricorda quello di 25 anni fa di SYKES/FRANKLIN/APPICE, i BLUE MURDER…

In pausa pranzo faccio un salto da Brian, lo porto fuori per un crodino. Se lo gode Brian il suo quarto d’ora d’aria, quando poi nel bar di Chen il cinese arriva anche mia sorella il viso di Brian s’illumina. Poco dopo parlando di me usa la parola “fiulèn“, figliolino…dall’alto della sua età mi vede ancora giovanissimo. “Fiulèn”… ah, caro vecchio Brian.

Mentre torno a Stonecity il cielo si fa metallico, pioviggina, foschia sulle colline…è tempo di FAIR WARNING, VAN HALEN…

Bell’articolo sul leggendario MIKE MILLARD, taper extraordinaire.

17 Nov

Si sa pochissimo di lui, ma tutti noi membri delle comunità nate intorno alla passione per le live recordings, abbiamo qualcuna delle sue registrazioni in casa. Trovare qualcosa oggi giorno che parli di lui è rarissimo, diamo perciò il giusto risalto a questo articolo di pochi giorni fa.

http://www.kernelmag.com/features/report/6498/the-tragic-tale-of-a-legendary-concert-taper/#

Courtesy of Barry Goldstein

Courtesy of Barry Goldstein

JEFF BECK GROUP “The Last Ever Gig” London, Roundhouse July 23, 1972 (Tarantura – bootleg) – TTT

16 Nov

Ho sempre avuto un debole per il JEFF BECK GROUP 2, quelle fosche terre di mezzo tra le selvagge praterie del primo storico JEFF BECK GROUP e le brulle colline delle promesse non mantenute di BECK BOGERT & APPICE. La registrazione su cui è confezionato questo bootleg è la testimonianza dell’ultimo concerto ufficiale del JBG2. L’indomani il management avrebbe dato l’annuncio dello scioglimento e JEFF BECK si sarebbe trovato a provare con MAX MIDDLETON, CARMINE APPICE, TIM BOGERT e il mediocre cantante KIM MILFORD. Il primo agosto del 1972 la band, ancora chiamata JBG, iniziò un mini tour americano, ma fu subito chiaro che MILFORD era fuoriposto, così fu richiamato BOBBY TENCH per le rimanenti poche date, finite le quali TENCH e MIDDLETON lasciarono la nave e BECK si trovò a capitanare il power trio BB&A.

Questo del 23 luglio 1972 non è un concerto speciale, l’unica particolarità sta nell’essere il canto del cigno di quella formazione, ma è interessante ascoltarlo per avere un’idea di come poteva essere andare alla CA’ ROTONDA a vedere il GRUPPO di GOFFREDO CANALI in una serata estiva londinese del 1972.

London, la Roundhouse alla fine degli anni settanta.

London, la Roundhouse alla fine degli anni settanta.

Si sente che il mood è strano, che ormai prevale il sentimento da saldi da fine stagione, ma per centrare le giuste sintonie del rock and roll bisogna ascoltare anche registrazioni di questo tipo, con la band un po’ stordita, sfilacciata, ma sempre con spunti di classe dietro l’angolo. POWELL, MIDDLETON e BECK sono musicisti che ammiro moltissimo, ed è un piacere sentirli anche in una serata come questa, se la qualità  poi è quella di un’ottima audience tutto si fa più semplice.

TITLE: Jeff Beck Group “THE LAST EVER GIG” London, Roundhouse July 23, 1972

LABEL: Tarantura

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTT

ARTWORK: TT1/2

BAND MOOD: TTT

COLLECTION: TTT

LastEver - Copia (2)

LastEver - Copia

Space-saving cd sleeve version

Space-saving cd sleeve version

Jeff Beck Group  July 23, 1972 ½
The Roundhouse, London, England

Jeff Beck – guitars
Bobby Tench – vocals
Clive Chaman – bass
Max Middleton – keyboards
Cozy Powell – drums
Taper, & Taping Gear/Equipment: ??unknown??
Trade: Masa (Japan), THX!!!
Source: from Liberated Bootleg “The Last Ever Gig”, Tarantura label, matrix #JBG-001,2
Lineage: “AUD” Trade CDR> (wav) 2013 DAE with EAC (secure mode)> (flac) Trader’s Little Helper level 6 (align on sector boundaries)
Quality: vg+ “AUD”
Length: 12 tracks = 91:54 minutes
Artwork: included.
Samples: none.
Set List:

Disc One (7 tracks = 48:44 minutes)
01 – Opening, Jeff tuning, Show Introduction
02 – Ice Cream Cakes
03 – Morning Dew
04 – Going Down (Including Max’s Solo)
05 – Definitely Maybe
06 – Tonight I’ll Be Staying Here With You
07 – New Ways> Train Train

Disc Two (5 tracks = 43:10 minutes)
01 – Jeff’s Boogie
02 – Ain’t No Sunshine
03 – Got The Feeling
04 – Let Me Love You
05 – Superstition

La pioggerellina autunnale, i tergicristalli che lasciano il rigo sul parabrezza e il pensare ai MOTT THE HOOPLE

15 Nov

Una di quelle pioggerelline leggere, insistenti, che però non riescono a bagnare a sufficienza il parabrezza affinché i tergicristalli scivolino a dovere; tu sei lì che ascolti i MOTLEY CRUE e ogni cinque secondi senti il rumore dello strisciare sordo della gomma degli windshield-wiper sul vetro…trrcrum…trrcrum…trrcrum, certo potrebbe essere una diavoleria insita nella musica del VARIEGATO GRUPPO DI PERSONE (o se preferite BANDA VARIOPINTA)…

L’autunno avanza, e con lui i blues…blues fastidiosi, ostinati, sin agguato dietro l’angolo. Sei così blues che finisci per infilare nel cassetto il primo dei BON JOVI e ti chiedi cosa potrebbe pensare POLBI se ti vedesse farlo…

L’anno sta finendo, inizi a fare qualche considerazione, a vedere se il bilancio del tuo animo si chiuderà in attivo, in pareggio o in perdita. Chissà se dovrai tornare dal tuo commercialista spirituale per sistemare i conti.  Chissà se prima dell’ultimo dell’anno ci sarà un raggio di sole che sbucherà dal cielo nero, che possa in qualche modo riscaldare l’essserino che sei sperduto su questo cavolo di pianeta, su questo cavolo di pianura. Intanto pioviggina…spiuvsèina come dice Brian, il tuo meteorologo di fiducia che non manca di aggiornarti in tempo reale ad ogni cambio di direzione del vento (“Tim, adèss al tira al vent“, “Tim, a piòv, mo dio bon che lavòr“, “Tim” ridendo, “adèss l’è gnu fora al sol”).

I primi addobbi natalizi sfoggiano le lucine ad intermittenza, come un pavone che fa la ruota con la coda cercano di far colpo tra il grigiume di questa pioggia di polvere e foglie, di attirare a sè gli animi malinconici degli uomini di blues. Hai già iniziato a parlare con la groupie a proposito dell’albero di natale. Troverai la voglia e la energia per farlo? E il presepio? Riuscirà il misero architetto che c’è in te a crearne uno con la capanna dei due genitori adottivi e del loro figliuolo, con la grotta dei pastori, il lago fatto con la carta stagnola, e lì in alto sulle montagne l’ Abbazia di Thelema con il CHE e FIDEL a far da guardia?

La mente slitta, e la slitta mente perché probabilmente anche quest’anno Babbo Natale non riuscirà a portarti ciò che vorresti, rimetti i pensieri in carreggiata, le renne che tirano il tuo meditare si mettono a trottare con metodo, dunque sei di nuovo libero di pensare liberamente ai MOTT THE HOOPLE… hanno iniziato il tour inglese e ROSS HALFIN ha preso a postare sul suo diario le foto relative:

MOTT THE HOOPLE Birmingham 11-11-2013 - photo by ROSS HALFIN

MOTT THE HOOPLE Birmingham 11-11-2013 – photo by ROSS HALFIN

Guardi le loro facce da eccentrici inglesi ultrasessantenni (RALPHS ne ha 69, HUNTER addirittura 74), ti piacerebbe davvero diventare come loro: ancora un po’ sopra le righe, ma con dignità e ancora intenti a fare rock and roll, meglio loro di quei gruppi di vecchie rockstar che si danno alle proposte patinate, o a quelle più acustiche e mature (?), per non parlare di quelle stelle del rock piene di soldi che non fanno altro che crogiolarsi nell’accidia (Sì, sto parlando ti te, Jimmy Page)!

Vorresti essere anche tu sulla strada per BIRMINGHAM e andarli a vedere…

..ma sei qui, come uno stupido sotto alla pioggia, a fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarti da persona civile.

A Blues man in the rain

WHITE RIOT: Flamin’ Groovies live al Majestick di Detroit 8 novembre 2013 – di Paolo Barone

14 Nov

Altro resoconto del nostro Michigan Boy , in diretta da Detroit, ladies and gentlemen…il rock and roll.

L’altra sera a Detroit sono arrivati i Flamin’ Groovies.

Non venivano a suonare da queste parti da moltissimo tempo, e questo loro ritorno inserito in un world tour era proprio una cosa che non mi volevo perdere.

Arrivo al Majestick in tempo, pago i miei 25$ per entrare, e trovo la sala mezza vuota. Cosa strana, tutto il giro rock della motorcity parlava di questo concerto da settimane, mi aspettavo il pienone delle grandi occasioni, invece tutt’altro.

Majestic Theatre DETROIT

Majestic Theatre DETROIT

Pero’ in sala ci sono moltissimi musicisti di band locali, il che da queste parti e’ normale, ma in questo caso ancora piu’ del solito. A modo loro, i Groovies sono una celebrita’ per gli appassionati di rock and roll e non vedo l’ora di sentirli dal vivo, altri amici che hanno visto date di questo tour in inghilterra mi hanno detto meraviglie, fosse anche solo se mi sparassero live quelle sette o otto canzoni micidiali da Teenage Head io sarei felice cosi. Perche’ quello ragazzi e’ un disco bellissimo, uno dei piu’ sottovalutati degli anni settanta, da solo basterebbe a dare un posto alla band nella storia del rock.

FlaminGroovies-TeenageHead

Finalmente il concerto inizia. Mi piazzo bene sotto al palco, loro partono forte, noi pure, tutto lascia sperare in un ora e mezza di grande rock. Ma poi, dopo un paio di pezzi, qualcosa inizia a non convincere. Mentre il concerto avanza, invece di decollare la band perde colpi. Il chitarrista ritmico e cantante, Chris Wison, e’ nervoso, alterato, fuori fase. Stoppa la band perche’ si perde nel mezzo di un pezzo, traffica con la chitarra, inveisce contro i tecnici di sala, suda senza muovere un passo. Gli altri fanno del loro meglio, specialmente Cyril Jordan lead giutar, gentilissimo si scusa con il pubblico, ce la mette tutta, ma proprio non e’ serata, e la scelta dei brani sicuramente non all’altezza del materiale a loro disposizione. Ormai praticamente non balla piu’ nessuno, e loro invece di partire con uno dei pezzi che tutti stiamo aspettando, si lanciano in una serie di cover degli Stones banalissime. Ci spiegano che le hanno appena fatte a Cleveland alla Rock and Roll Hall of Fame (istituzione non proprio popolare qui a Detroit) per celebrare i 50 anni della band con Bobby Keys al sax, e cosi vanno avanti suonando Jumpin Jack Flash come se fossimo in un pub finto rock.

Ma qui ragazzi siamo nella Rock City, dovrebbero saperlo bene loro che hanno passato un mese a dormire nella redazione di Creem negli anni ’70, qui il pubblico non fa sconti a nessuno. E infatti, proprio di fianco a me il cantante di una band locale, Timmy, prende uno dei microfoni dal palco e chiede a gran voce che si mettano a suonare i loro pezzi. Non lo avesse mai fatto! Il cantante dei Flamin Groovies incazzato oltremisura, intima a tutti di lasciare la sala e andarci a fare fottere se quello che suonano non ci piace. A questo punto sono in molti a mandare lui affanculo, mentre uno zoccolo duro di fan, una decina di persone, lo applaude e sostiene fra i fischi del resto della sala. La band tenta di sedare la cosa e ripartire, ma Wilson dopo pochi accordi perde totalmente il controllo, dimentica la sua eta’ non proprio giovanissima, butta la chitarra da una parte, salta dal palco e si avventa contro un paio di persone alla mia sinistra! In pochi secondi e’ il finimondo: lui, i suoi fan, la security, il resto del pubblico, tutti coinvolti in una mega rissa da film western, con tanto di sedie e bottiglie che volano, nasi sanguinanti, gente per terra, colpi tirati a destra e manca….Quando parliamo di security da queste parti, stiamo parlando di colossi neri che ascoltano rap e vengono dal ghetto, potete immaginare quanta grazia ci possano mettere a sedare gli animi di questi bianchi fichetti fissati con il rock and roll….Io in tutto questo voglio solo portare la pelle a casa, mi defilo quindi ma non prima di aver aiutato un ragazzo che conosco a svincolarsi dalla presa di una belva della security, e poi mi piazzo a fondo sala a vedere come evolve la cosa.

Una scena pazzesca, mai visto niente del genere in piu di trent’anni di concerti, botte da orbi ovunque, con meta’ Groovies rinchiusi nel backstage e gli altri a cercare riparo dove potevano. Dopo un tempo che sembra infinito, la security che ha chiamato rinforzi dalle sale limitrofe ha la meglio, pesta e butta fuori dalla sala un buon numero di persone, gli animi lentamente si calmano, grazie anche al provvidenziale intervento di Stirling Silver, un guru saggio della scena rock detroitiana che riesce miracolosamente a mettere tutto a posto, parlando con la band e con alcune persone del pubblico. Il concerto in qualche modo riprende, anche perche’ secondo me la band non si puo’ permettere di non incassare i cinquemila dollari pattuiti con il locale, il clima ovviamente e’ surreale, ma dopo un paio di brani giusti (finalmente!) le cose si avviano verso una normale conclusione. Finito il concerto e’ come se non fosse mai successo niente, tutti amici come prima, birre, pacche sulle spallle, grandi risate. Il bassista dei Flamin Groovies gira fra il pubblico firmando autografi, gli altri piu’ prudentemente restano nel backstage guardati a vista da un paio di energumeni della sicurezza, qualcuno mi dice che stanno litigando di brutto e che il povero Jordan e’ in lacrime. Effettivamente aveva cercato in tutti i modi di salvare la situazione, posso capirlo. Ma poi uno alla volta usciranno anche loro, in un clima totalmente tranquillo e amichevole. La Rock City non porta rancore.

 

Non posso fare a meno di tornare a pensare a questa strana serata. Un po’ mi girano le palle pensando ai soldi spesi, alla mancanza di professionalita’ di Chris Wilson, all’incapacita’ di gestire una situazione non poi cosi difficile. Lester Bangs (fra l’altro fan dei Flamin’ Groovies) scrisse un pezzo in cui esaltava le doti live di Alice Cooper. Qualcuno gli aveva tirato una torta in faccia nel mezzo di un concerto in un momento particolarmente drammatico di una canzone, e lui invece di crollare e dare di matto, si era semplicemente leccato la torta e aveva iniziato a spalmarsela addosso, facendola diventare parte dello show. Vorrei vedere altri, diceva Bangs, gestire cosi una situazione in cui il pubblico non e’ li adorante, ma anzi ti tira una torta in faccia. Robert Plant in posa sexy? Torta in faccia! Mick truccato che attacca Wild Horses? Torta in faccia! e vediamo come se la cavano gli dei del rock, rideva il povero grande Lester Bangs. Per non parlare di gente come gli Stooges che hanno continuato a suonare pur essendo sotto attacco, letteralmente ricoperti da una pioggia di oggetti contundenti. Certe cose dovrebbero essere gestite senza problemi da chi sta sul palco ogni giorno. Al tempo stesso mi viene spontanea un altra ulteriore riflessione. Subito dopo il concerto un mio amico nel salutarmi mi ha detto, welcome back in Detroit! E a pensarci bene aveva ragione anche lui. Qui le band in tour non hanno mai avuto vita facile, il concerto non se la sono mai portato in tasca da casa. Negli anni sessanta non c’era il clima del Fillmore, da queste parti si suonava alla Grande Ballroom e le band che ti aspettavano per aprire il concerto erano MC5, Stooges, Frost con Wagner alla chitarra, con il rispettivo pubblico di casa a fare il tifo. Tutti in un certo qual modo ne erano giustamente intimiditi.

The Frost

Un po’ penso che sia anche dovuto al fatto che questa citta’ si sente assediata e schifata da tutti, che le band locali hanno sempre dovuto faticare molto piu’ degli altri per emergere al di la’ della scena locale, pur essendo artisti di primissimo piano. Per questo il pubblico di Detroit Rock City ti mette sempre alla prova prima di regalarti l’applauso. Per poi magari adottarti per sempre come una band locale, come e’ successo a molti, o anche rimandarti a casa senza tanti complimenti. Ancora una volta, questa citta’ non smette di stupirmi. Ne parlavo per telefono con Tim un mesetto fa di come il pubblico rock della motorcity sia una razza a parte. In quel caso pensavamo al Live Bullets di Bob Seger, ma si potrebbero fare mille esempi in questo senso. Tanto per dirne una, mi ricordo i resoconti di Nick Kent durante i concerti a Detroit di Ziggy Bowie. Erano intimiditi dalla follia del pubblico detroitiano al punto di sentirsi a disagio e un po’ inadeguati. Dico, stiamo parlando di Nick Kent e David Bowie, non so se mi spiego, non Armando Gallo e Tony Banks! Tante storie, tante situazioni uniche, che in parte sono appena state salvate dall’oblio e pubblicate nel bel libro Detroit Rock City di Steve Miller, una lettura interessantissima, frutto di undici anni di lavoro e centinaia di interviste. Ottimo punto di partenza per avventurose esplorazioni del suono Detroitiano.

Paolo Barone © 2013

TERRY MOORE “Echo” (bao publishing 2013 – Euro 27) – TTTT½

13 Nov

Non so dove la groupie sia andata a pescare questo ECHO, ma ragazzi… che razza di romanzo a fumetti che è! A parte la fine, un po’ scontata, questa è una di quelle graphic novel che ti prendono anima e corpo. Qui sotto un accenno alla trama, non aggiungo altro. Certo, costa 27 euro, ma se li merita tutti.

echo-terry-moore

  • Autori: Terry Moore
  • Genere: Tecno-thriller di emancipazione
  • Formato: Olandese, 16 x 24
  • Pagine: 600
  • Prezzo: € 27.00
  • ISBN: 978-88-6543-152-8
Pensata da Terry Moore per avere lo sviluppo di un film d’azione, di un “blockbuster” ad alto budget, la serie di Echo è durata negli USA trenta numeri. BAO Publishing la propone in un’edizione integrale massiccia e curata, ricca di materiali aggiuntivi, che non potrà mancare sugli scaffali di ogni appassionato di fumetti.
Echo racconta la storia di Julie, giovane fotografa free-lance alle prese con la fine del proprio matrimonio e un’esistenza suburbanamente disfunzionale, che trova una sofisticata tuta da combattimento… della quale non riesce a liberarsi. Inseguita, braccata, improvvisamente dotata di un potere immenso, Julie ha la possibilità di cambiare drasticamente la propria vita, e dovrà fare scelte importanti, per se stessa, per le persone che ama, per il mondo intero.

 (Dal sito BAO PUBLISHING)

E con il freddo entro in modalità ELP (mentre monta il space-saving-cd-sleeve blues)

12 Nov

Sera d’autunno, sono di fronte ai miei scaffali di CD, estraggo quelli che, prima che scoprissi le SPACE-SAVING-CD SLEEVE, misi dentro a semplici buste di nylon trasparenti. I CD sono quelli non originali, quasi tutti bootleg. Arriva la groupie e mi fa: “cosa fai?” e io, “sto togliendo dagli scaffali tutti i cd nelle buste di nylon normali, ora che ho scoperto le SLEEVE non le sopporto più, devo sostituirle tutte adattando le copertine alla misura (più grande) delle SLEEVE, appunto”. Mi guarda divertita, stupita, preoccupata. ” Spinta ossessiva compulsiva?” mi fa…per risposta appoggio la testa alla sua spalla e sospiro.

Mi porto i CD, le cui copertine sono da rifare, in ufficio…è così che passo le mie pause pranzo quando non sono da Brian…invece di rilassarmi tra una riunione e l’altra, sistemo le dimensioni degli artwork, li stampo, li ritaglio e li inserisco nelle sleeve…la versione fatta in casa dei digipack.

Space Saving CD Sleeve blues - by Tim Tirelli

Space Saving CD Sleeve blues – by Tim Tirelli

SAMSUNG

A sx le normali buste di nylon, a destra le sleeve

Mentre sono alle prese con questo riflesso ossessivo-compulsivo mi capita in mano il bootleg degli ELP registrato dal grande DAN LAMPINSKI il 4 febbraio del 1978…uhm, è un po’ che sono lontano da loro, ma il tempo di un nuovo ritorno di fiamma sta arrivando, si sa, con l’inverno, con il sopraggiungere dell’atmosfera festiva del solstizio d’invermo, l’uomo di blues Tim Tirelli entra in modalità ELP.

ELP Boston garden 4th feb 1978

Magari è ancora prestino ma non appena inserisco il CD nel lettore del car stereo, metto un piede in quel magico mondo in cui piombo ogni anno verso dicembre…il solstizio d’inverno, la neve, le luci ad intermittenza e gli ELP periodo 1977-78. Il bootleg me lo sento tutto d’un fiato, oh nulla cosmico onnipotente, che meraviglia gli EMERSON LAKE and PALMER nel 1978…

Verso mezzogiorno esce un bel sole, l’aria si scalda, la luce s’ infila tra le fronde autunnali degli aceri che abbiamo dietro all’ufficio…vado a gustarmi questi ultimi spicchi dell’estate di San Martino, il cambio di stagione sta arrivando, un altro anno sta finendo ed io sono qui sul terrazzo a pensare ai MOTT THE HOOPLE e agli EMERSON LAKE AND PALMER. Mah.

Tim Tirelli osserva gli aceri mentre pensa ai MOTT THE HOOPLE e agli ELP - Foto di Cassy

Tim Tirelli osserva gli aceri mentre pensa ai MOTT THE HOOPLE e agli ELP – Foto di Cassy

HOMELAND 3a STAGIONE

11 Nov

Riemergo dal sesto episodio ( “CONVINZIONI”) della serie HOMELAND in onda su SKY canale FOX 111, e non posso che pensare una volta di più che sia una serie bellissima. Ne abbiamo già parlato, non voglio ripetermi né dilungarmi, ma che bravi ‘sti americani (quando vogliono).

homeland season 3 poster

 

 

IMMIGRANT SONG & il MOTT THE HOOPLE blues

10 Nov

Mutina, via Poletti… ci capito almeno una volta al mese quando vado dal commercialista; ogni volta mi fermo qualche secondo davanti alla lapide del partigiano ABELE MISELLI, ucciso dalle bande nere nel settembre del 1944. Osservo alla base della lapide le due bandiere tricolore con  in mezzo una bandiera rossa. CVL… corpo volontari della libertà. Mi chiedo se oggi ci sia qualcuno che ogni tanto si fermi davanti a questo tipo di lapidi, se a qualcuno interessi ancora l’epopea dei partigiani (al di là degli sporchi revisionisti tipo GIAMPAOLO PANSA, principe della prostituzione intellettuale e dei blog dei neofascisti che col solito tanfo non mancano di sottolineare le distorsioni della guerra civile avvenuta qui dalle nostre parti). Mah. Un ultimo istante di raccoglimento e saluto ABELE.

Abele Miselli lapide

Tra i vari impegni di questo giovedì riesco ad incastrare una visita da SAL e dunque a portare BRIAN al solito haircut trimestrale. Per Brian è un’avventura che gli risolve la giornata…

Haircut time - Brian da Sal - Foto di TT

Haircut time – Brian da Sal – Foto di TT

Poco dopo ho appuntamento con l’ assistente sociale da BRIAN. Rossella arriva e con il giusto mix di tenerezza e professionalità, interagisce alla perfezione col vecchio TIRELLI; raccoglie poi i documenti per quello che sarà il prossimo step a cui BRIAN – purtroppo –  sarà destinato. Io e mia sorella ormai abbiamo elaborato la cosa, la decisione è stata presa, non ci sono soluzioni alternative, e sappiamo che il malessere spirituale che ci investe è solo una prima avvisaglia di quello che sarà nel prossimo futuro. La notte, a letto, non riesco a prendere sonno. Al mattino non riesco ad andare in ufficio. Vi arrivo verso le 14, ricurvo e sdrucito come un girasole in ottobre. Una delle ennesime riunioni di questo periodo, della durata di tre ore, mi dà il colpo di grazia.

La sera avrei voglia di versarmi sul divano, ma ho promesso alla groupie che avrei partecipato alla cena che ha organizzato insieme ai suoi amici. La serata si rivela ottima, buona compagnia e buon groove. Siamo al ristorante ORCHIDEA di OLINDO di Regium Lepidi, un locale enorme (e  non certo arredato con gusto) ma rimango di stucco quando mi accorgo, verso le 21,30, che è pieno imballato. Di questi tempi vedere locali così pieni è quasi impossibile. Parlo con gli amici: ridacchio della nuova passione sportiva della Ceci (ragazzi, il Ghiri Sport è un lavoro da mica normali), scambio battute con la Sonia circa le sfumature “sgrause” della groupie, cerco di risollevate il morale ad Andrea cuore rossonero, parlo di musica con la Stefi e approfondisco la conoscenza con M e A. Rimango sbigottito davanti ai loro blues lavorativi. Entrambi dipendenti a tempo determinato, contratto in scadenza, qualifica mortificante (e ripeto: m o r t i f i c a n t e),  retribuzione che vi lascio immaginare. Uno di 44 anni, architetto, l’altro 24 anni pieno di vita ma senza speranze per il futuro. Entriamo nei dettagli – anche delle loro esperienze precedenti – e rabbrividisco.  Mi chiedo cosa abbiamo fatto per ridurci così, e non in una città o in una regione  del sud, no… qui, nell’ Emilia profonda, quella descritta da wikipedia in inglese in questo modo:

477px-Emilia-Romagna_in_Italy.svg

Emilia-Romagna today is considered one of the richest European regions and the third Italian region by GDP per capita.[3] These results have been achieved by developing a very well balanced economy that comprises Italy’s biggest agricultural sector as well as a long-standing tradition in automobile, motor and mechanics manufacturing.

Emilia-Romagna, except for the province of Piacenza, was historically a stronghold of the Italian Communist Party, and now is a stronghold of center-left coalitions, forming with TuscanyUmbria and Marche the famous Italian political “Red Quadrilateral”.

La mia Emilia, quella piena di vita, di operosità, di bon vivre, di (almeno in parte) giustizia sociale… la mia Reggio Emilia, città di tutta la mia stirpe, dove ci sono gli asili migliori al mondo, dove le strade si chiamano VIA CHE GUEVARA, VIA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, VIA DEL PARTIGIANO… come abbiamo potuto arrivare a certi livelli? Togliere la speranza ai ventenni, minare ogni sicurezza ai quarantenni, far precipitare nella disperazione i cinquantenni che hanno la sfortuna di mettere un piede in fallo,  fuori del cerchio del lavoro?

E’ con questi pensieri che in questo sabato mattina, alle 7,30 metto in moto la blues mobile e mi avvio per andare da Brian. Il mondo appare grigio, io sono in modalità neutra, così, visto che da alcune settimane (ve ne sarete accorti) sono in un MICK RALPHS kick, spingo nel lettore cd MOTT dei MOTT THE HOOPLE…

mott 1973

e il mondo appare di nuovo in quadricromia. Quel misto di DYLAN, ROLLING STONES e  BOWIE periodo glam messo sapientemente a fuoco dai semplici e pratici talenti di HUNTER e RALPHS , è quello che ci vuole in questa mattina sbiadita…

Arrivo a Mutina alle 08,30, mi fiondo al Conad del Newtower, da questo sabato ho deciso di fare la spesa per Brian prima di andare da lui. Non cago nessuno,  me la sbrigo in 15 minuti, le uniche parole alla cassa… “buongiorno“… “pago col bancomat”… “arrivederci“.

Brian è di buon umore, sempre più perso nelle nebbie e nei pantani di questo cazzo di alzheimer, ma proprio per questo il suo essere è scevro dalle paturnie del passato. Animo leggero, voglia di uscire e di stare con la gente benché non riconoscendo quasi più nessuno, tutti debbano sembrargli degli sconosciuti. Lo lavo, lo vesto, facciamo i nessi, gli faccio la cresta come quei baggiani dei giocatori di calcio del giorno d’oggi… Brian ride di gusto, e io con lui…

El Brianawy- foto di TT

El Brianawy- foto di TT

Arriviamo a Ninetyland, mi cade l’occhio sul vecchio font del cinema del prete che ancora resiste su di una vecchia bacheca su cui si affiggevano le locandine dei film…

Cinema Teatro Arena di Nonantola - foto di Tim Tirelli

Cinema Teatro Arena di Nonantola – foto di Tim Tirelli

Al K2 il caffè stamattina è davvero cattivo. Ci vengo ancora solo perchè Brian possa incontrare i suoi vecchi amici. La nuova gestione cinese non mi soddisfa… il caffè è acquoso, le paste sembrano meno buone che in passato, diverse luci sono spente. Dietro alla grande TV c’è un paravento, dietro il quale vanno ad imboscarsi gli schiavi delle slot machine e dei video poker. Scorgo una donna sui sessantanni incollata ad una di quelle macchinette infernali. Poco dopo arriva un uomo, meridionale, vestito da pseudo giovane ma in modo sfigato, entra nel bar, non saluta nessuno, furtivo si eclissa dietro il paravento. Quante storie di vite misere che devono esserci al di là di quel paravento maledetto.  Anche oggi constato che sono l’unico nonantolano, nei tavoli lì intorno solo nord africani. Due passi in centro, incontriamo (quelli che crediamo essere), pakistani, nigeriani, asiatici, meridionali. Per fortuna ci viene incontro PETER, l’amico di Brian, 83 portati alla grande, vispo, pronto, tonico, pieno di emilianità nei gesti e nell’accento. Siamo entrambi progressisti, posso permettermi rilievi che ad altri potrebbero sembrare di stampo razzista: “Pirèn” gli dico “mo dio canta a gh’è sol di stranièr, an cat menga un nunantlàn, cuschè ormai l’è un paès multirazziale”. Mi risponde “Mo’ zio pèder, che multirazziale, ormai la nostra l’angh’è piò”.

Mi chiedo dove finiremo, e cosa comporterà la fine della identità culturale di comunità tipo questa. In più il problema è che tutti questi migranti che arrivano sono tutti religiosissimi, molti fondamentalisti, e questa cosa proprio non mi piace nemmeno un po’.

Torno verso Regium Lepidi, ancora i MOTT sullo stereo, mi perdo ascoltando I’M A CADILLAC cantata da MICK RALPHS… penso ad un recente scambio di battute che ho avuto con Picca…

Gli scrivo, ironicamente: “… un anziano che sa due-fraseggi-due prova una chitarra da Notari…” riferendomi al link che vede il MICK RALPHS dei giorni nostri provare una Les Paul in un negozio (Notari è un famoso guitar shop di Modena)…

Mi risponde: “bastava nascere a Londra negli anni giusti, imparare otto accordi, due riff, due licks, due fills, essere amico di Ian Hunter o Paul Rodgers e ti facevi 45 anni di rock… e invece… Nonantola…”

Già, perché se sei JIMMY PAGE, KEITH EMERSON o CHRIS SQUIRE niente da dire, ma a Londra in quegli anni farcela non era poi difficile nemmeno per musicisti ordinari…

Mentre ascolto I’M A CADILLAC cantata dal grande MICK RALPHS  ancora una volta mi sorprendo di quanto mi riconosca in questo musicista, quando poi parte la coda EL CAMINO DOLOROSO entro in modalità meditabondo e mi getto in una foschia che vedo e che vivo solo io… mi dissolvo in cometa… mi ricompongo… mi dissolvo di nuovo…

Il cd è il remaster del 2006, ha delle bonus tracks, la prima è ROSE, che apparve come lato B del singolo HONALOOCHIE BOOGIE… struggente, malinconica, adattissima per l’uomo di blues che è in me. Sono cosi dentro al mood hoopleiano  che arrivo al parcheggio della COOP di REGIUM LEPIDI con l’intento di mettere in piedi un nuovo gruppo,  la versione italiana dei MOTT THE HOOPLE appunto, ma è solo un attimo di sbandamento, mi riprendo quasi subito, metto l’euro nel carrello, lo estraggo dalla tettoia sotto cui è riposto e mesto mi avvio verso la Coop… tanto il mio IAN HUNTER non lo troverò mai.