Short tales from the blues forest

29 Gen

Lunedì, metà mattina, col mio socio Kerlo verso San Damaso per lavoro; abbiamo due macchine perché nella pausa pranzo mi fermo da Brian a Mutina. Nevica. In macchina mi sento gli HOT TUNA…

Hot Tuna

Prima il dovere e poi il (dis)piacere: finito l’incontro col cliente mi dirigo da Brian. Il vecchio sta finendo il pranzo preparatogli da AmicaDellaForza. E’ su di morale, non ama la neve, ma il tempo atmosferico si prende una bella fetta dei suoi pensieri, così oggi appare impegnatissimo. Lo lavo, lo metto in tuta e gli canto vecchi traditional reggiani tipo “l’è tri dè ca piov e ca neva e me marì l’en ancòra gnu a cà“. Nel momento in cui la nevicata diventa decisa  il vecchio Brian raggiunge il massimo della eccitazione “Mo’ dio bon sa nèva!”…

SAMSUNG

Snow thru' Brian's windows - foto di TT

Snow thru’ Brian’s windows – foto di TT

Sono quasi le 14, torno al lavoro, lo saluto e Brian mi fa “non smettere di cercare le cose che desideri”. Quando Brian è su di giri,  se ne esce con queste cose. E’ sempre stato un poeta, ma la cosa in questi ultimi tempi si fa più curiosa. E’ una cosa bellissima da dire ad un figlio. Non so se sia cosciente o meno, ma se anche fosse la malattia a spingerlo verso queste vette di retorica, me lo tengo stretto: Brian in certi momenti sta diventando il padre, l’adulto, che ho sempre cercato. Sono sorpreso da questa cosa. Se Julia non fosse in un altro continente, gliene parlerei volentieri, davanti ad una tazza calda di thè bianco, un sabato mattina presto, in un bar del centro di Mutina.

Il pomeriggio in ufficio lo passo a patir freddo. Sono così preso dalle faccenduole che sto facendo, che solo verso le 16,30 mi accorgo che c’è più freddo del solito. Scendo a controllare la caldaia (uno dei miei tanti lavori di concetto): il tecnico venuto stamattina per la pulizia annuale l’ ha lasciata a 5. A tal deg ca gh’è frèd! Se non teniamo la manopola sul 6 il nostro grande ufficio non si scalda. Guardo il termometro: 18,8.  Mi metto sulle spalle un panno a mo’ di tabarro e così, nei panni del passatòr cortese, finisco i miei lavori.

l passator cortese Stefano Pelloni

Il passator cortese Stefano Pelloni

In macchina. Esco da Stonecity, la sera è buia, la blues mobile inizia a scaldarsi quando lascio stradoni e tangenziali, quando entro nella campagna nera, nelle mie foreste blues, e proprio allora quasi per incanto dal car stereo esce SHORT TALES OF THE BLACK FOREST di AL DI MEOLA da LAND OF THE MIDNIGHT SUN del 1976…

Al di meola land of the midnight sun

La campagna e coperta da una sottile coltre di neve, neve che sugli alberi sembra un addobbo, non è tantissima ma è quel tanto che basta per rendere tutto suggestivo.  Entro alla domus saurea, ceno, guardo LAST RESORT sul canale 111 di SKY e ripenso alla frase di Brian. La ripeto a Pàlmir, la risposta è uno sguardo attonito…

Palmiro e lo sguardo attonito - foto di TT

Palmiro e lo sguardo attonito – foto di TT

Mattina, risalgo in macchina alla volta di Stonecity.  RADIO CAPITAL …rifletto per un momento sulle ultime uscite imperdonabili del cavaliere nero, sui disastri che il capitalismo selvaggio sta facendo, sul fatto che venderemo COUTINHO a 13 ml, che abbiamo venduto SNEIJDER a 7,5ml, che probabilmente non arriverà nessun nome rilevante e che l’altra squadra di Milano prenderà BALOTELLI. Arrivo a Stonecity, costeggio la parte alta, mi fermo ai piedi delle colline…

Foggy day in Stonecity - foto di TT

Foggy day in Stonecity – foto di TT

Alzo gli occhi verso il cielo, è plumbeo. Spengo la radio, ripenso alla frase di Brian, clicco sul pulsantino CD, lascio partire la musica…

In pellegrinaggio alla CHESS Records – di Paolo Barone

28 Gen

Tempo fa, trovandomi a Chicago per vari motivi, ho deciso di andare a visitare i famosi studi della Chess Records.

Facendo una piccola ricerca su internet, ho scoperto che la fondazione Willie Dixon, creata in onore del grande bluesman scomparso, aveva acquisito i locali trasformandoli in un museo del blues. Aperto al pubblico quattro ore al giorno cinque giorni su sette, e per qualche strana coincidenza a non piu’ di dieci minuti dalla casa dove alloggio quando sono a Chicago. Non mi restava che salire in macchina ed andare…

Dopo un brevissimo traggitto, mi sono ritrovato davanti alla palazzina che ospitava i mitici studi. Un piccolo fabbricato su due piani con ingresso su strada in una zona a sud del centro.

La Chess - foto di Paolo Barone

La Chess – foto di Paolo Barone

Poca gente in giro, poco traffico, questa parte della citta’ ha sicuramente vissuto tempi migliori. Ho parcheggiato davanti alla porta di ingresso, messo i soldi nel parchimetro, e mentre stavo per entrare vedo che sulla destra dell’edificio una piccola area verde e’ stata recintata e attrezzata con panchine e aiuole, e sui muri hanno dipinto delle note musicali e i ritratti di qualche stella del blues. Vado per entrare, ma la porta e’ chiusa. Dopo qualche goffo tentativo di sbirciare attraverso la porta a vetri per vedere se ci fosse qualcuno all’interno, mi accorgo di un campanello. Suono, e una ragazza afroamericana viene ad aprirmi, mi da il benvenuto e mi chiede se sono venuto per “il Tour”. Ovviamente rispondo di si, e lei si avvia sulle scale che conducono al piano superiore. Gli ambienti in cui ci muoviamo, una volta uffici e studi di registrazione della Chess, sono sorprendentemente piccoli e in un precario stato di conservazione. Arrivati in cima alla rampa di scale, entriamo nel locale che veniva utilizzato per suonare, con la cabina di registrazione adiacente, comunicante tramite una grande vetrata. Mi rendo conto di essere l’unico visitatore.

Chess: sala registrazione - foto di Paolo Barone

Chess: sala registrazione – foto di Paolo Barone

Vedo esposto sul muro il disco di Winter, Waters & Cotton con dedica e firme di tutti e tre i musicisti, qualche locandina, un pianoforte, delle sedie, e proprio di fronte a quello che era il vetro della regia un grande televisore.

Chess - disco Muddy Waters e Johnny Winter - foto di Paolo Barone

Chess – disco Muddy Waters e Johnny Winter – foto di Paolo Barone

La ragazza lo accende e mi dice di mettermi comodo per la visione del filmato. Obbedisco, mentre lei traffica con un vecchio vhs e relativa cassetta.  Dopo pochi secondi il video parte, e lei mi lascia solo, in quella che, deduco, una volta era la sala dove suonavano i musicisti della Chess, augurandomi buona visione.

Il nastro e’ molto usato, la visione risulta quindi a dir poco imperfetta…Pero’, dico io, potevano pure provare a passarlo in dvd, mah, misteri del blues.

Il filmato e’ interessantissimo: Riprese d’epoca della scena blues elettrica di Chicago, gente che balla e suona in mezzo alla strada, piccoli locali, chitarre scordate, facce da galera. E poi tante interviste. Tutto il firmamento delle stelle del blues, Jagger, Chuck Berry, Mr. Chess. Raccontano tante storie mentre i minuti passano. Sonny Boy Williamson che entrava in studio senza mai niente di pronto e mezzo ubriaco, Muddy Waters che al contrario teneva il controllo totale della situazione. Gli Stones che mentre provano un pezzo di Berry, vengono a sapere che il vecchio Chuck sta salendo le scale per sentirli suonare…Mille strorie, tante interviste, il documentario e’ veramente ben fatto. Mr. Chess racconta che una volta finito un pezzo, quello che facevano era andare al piano di sotto, mettere un altoparlante sul marciapiede e vedere le reazioni dei passanti. Se la gente si fermava a chiedere cosa fosse, avevano fatto centro. Il filmato si chiude con un esibizione live di Muddy Waters in un festival all’aperto. Il pubblico e’ fatto in prevalenza di bianchi ormai, e lui, che di solito suonava seduto serio e compassato, si scatena in una danza divertentissima.

La cassetta finisce, nessuno si fa vedere, dopo qualche minuto spengo il televisore e mi metto a girovagare per le stanze del piano superiore.

Trovo un po’ di memorabilia, niente di che: dischi, qualche strumento, un paio di abiti di scena, qualcosa relativo alla registrazione degli Stones. Entro in quella che era la cabina di regia, un locale piuttosto piccolo con due grandi vetrate, una su strada e l’altra verso i musicisti. Ci sono un paio di di apparecchiature, qualche scatolone, barattoli di vernice. E’ come se questo posto fosse stato abbandonato per un lungo periodo, e poi ristrutturato. Ma verso la fine dei lavori devono avere finito l’entusiasmo, e le cose sono rimaste un po’ cosi, come dire, incompiute…

Chess:  recorder - foto di Paolo Barone

Chess: recorder – foto di Paolo Barone

Scendo le scale, girovago in quelli che erano gli uffici della Chess, e oggi lo sono della fondazione Blues Heaven. La ragazza mi sente, apre la porta mi chiede se ho bisogno di qualcosa, se mi e’ piaciuto il filmato, e mi dice di visitare anche i locali sul retro degli uffici. Poi chiude la porta e si rimette a farsi i fatti suoi.

Nel retro trovo un altra stanza piuttosto grande, non ho idea a cosa servisse ne’ ci sono indicazioni di sorta. Al momento ospita un altro po’ di memorabilia, fra cui i costumi di scena di Bo Diddley e Koko Taylor. Molto belli. Continuo a camminare, e trovo una parete blu totalmente tappezzata di maschere bianche. Sono i calchi del volto di tantissimi bluesman. Una cosa strana, un po’ surreale.

Chess: Maschere - foto di Paolo  Barone

Chess: Maschere – foto di Paolo Barone

Torno verso l’ingresso, c’e’ un piccolo spazio per la vendita di cd e cartoline, ma niente che valga la pena di comprare. Prima di andarmene mi fermo alla base delle scale, nel piu’ assoluto silenzio, cercando di immaginare come dovesse essere stato questo posto nei suoi anni d’oro. Quanta musica, quanti personaggi, quante storie sono passate da queste stanze…

Apro la porta e me ne vado senza disturbare. Salgo in macchina e mentre mi infilo nel traffico di Chicago, rifletto fra me e me su questa piccola esperienza appena conclusa. Non ho ben capito perche’, ma la comunita’ afroamericana sembra non avere un buon rapporto con la storia della musica blues. Non la ascoltano piu’, non la suonano piu’, non gli importa piu’ di tanto. E’ come se l’avessero data ai bianchi a fine anni sessanta e buona sera. Certo, se andiamo a vedere le cose nello specifico, ci sono ancora molti neri che amano il blues e che lo suonano, ma in genere mi sembra che sia andata cosi. Paragono nella mia mente questa visita alla Chess, con quelle che ho fatto negli ultimi anni alla Motown. Nella casa del Soul e’ tutto un via vai di gente, comitive, visite guidate, tutto ben organizzato e perfettamente conservato. Qui nella citta’ del vento, mi e’ sembrato che volessero lasciar perdere tutto da un momento all’altro. E sarebbe un peccato, visto quanto la nostra cultura, la nostra musica, deve a questi piccoli locali che si trovano a 2120 South Michigan Avenue, Chicago Illinois.

Leggere BILLBOARD e scoprire di non essere più un conoscitore di musica

25 Gen

Billboard 26-01-2013Stamattina davo un’occhiata all’ultimo numero della rivista americana BILLBOARD (quello del 26/01/2013), sfogliavo pagine di articoli dedicate ad artisti a me sconosciuti e iniziavo a sentirmi spaesato. Mi concentravo poi sulla Top 200 americana ufficiale e mi accorgevo che delle prime 100 posizioni conoscevo (nel senso di aver sentito almeno qualche canzone) solo pochi nomi: PINK-ADELE-RIHANNA-ALICIA KEYS-LED ZEPPELIN (al 45° posto con CELEBRATION DAY)-KID ROCK-BLACK KEYS-C. AGUILERA-GREEN DAY-JOURNEY-MUSE-MICHAEL JACKSON-BOB SEGER-ROLLING STONES.

14 su 100.  Di questi, 3 mi piacciono molto (LZ-RS-SEGER), 2 li seguo da lontano con un po’ d’interesse (BLACK KEYS e MUSE), e altri 2 li ascolto occasionalmente quando alla domenica mattina faccio le pulizie di casa (PINK e i JOURNEY).

Ho capito quindi di non essere più un conoscitore di musica, l “esperto” che molti conoscenti pensano io sia. Sono dunque un uomo di una (in)certa età ripiegato sulla musica della sua giovinezza avulso dal contesto odierno.

Tesi confermata dal fatto che nelle seconda parte dell classifica (dal numero 101 al 200) gli unici nomi che hanno catturato la mia attenzione sono stati:

LZ “MOTHERSHIP” (145° posto – 2 milioni di copie vendute), JIMI HENDRIX “EXPERIENCE HENDRIX THE BEST OF” (165° – 2 milioni), AC/DC “BACK IN BLACK” (171° – 22 milioni), PINK FLOYD “THE DARK SIDE OF THE MOON” (188° – 15 milioni).

Tutto qua, semplici riflessioni di un malinconico venerdì di fine gennaio fatte mentre mi ascolto l’album degli EMERSON LAKE & POWELL.

…but I feel I’m growing older
and the songs that I have sung
echo in the distance
like the sound
of a windmill goin’ ‘round
I guess I’ll always be…
a soldier of fortune

Working Man Blues – di Picca

25 Gen

Working Man Blues
Protagonisti del rock and roll che hanno fatto lavori normali dopo il successo:

ALEX CHILTON (Big Star/Box Tops) ha lavato piatti a New Orleans ad
inizio anni ’80.

COLIN BLUNSTONE (Zombies) vendeva assicurazioni.

COLIN MOULDING /XTC) vetraio installatore

DAVE GREGORY (XTC) consegne mobili d’antiquariato.

BO DIDDLEY – sceriffo a Los Lunas, New Mexico nel ’71

DALLAS TAYOR (batterista CSN&Y) consulente sulle droghe (e ti credo…)

Dallas Taylor

Dallas Taylor

MARTHA REEVES (Martha & The Vandellas) consigliera comunale a Detroit
(giusto Polbi?)

MO TUCKER (Velvet Underground) commessa a Wal Mart

NORMAN GREENBAUM (Spirit In The Sky) ristoratore

JANI LANE (Warrant) commerciante auto usate

ALAN GRATZER (REO Speedwagon) ristoratore

RICHIE FURAY (Buffalo Springfield/Poco)  pastore cristiano

Ritchie Furay

Ritchie Furay

JEFF SKUNK BAXTER (Steely Dan/Doobie Brothers) consulente del Ministro
della Difeasa USA

MICK ABRAHAMS (Jethro Tull/Blodwyn Pig) ragioniere

MickAbrahams

MickAbrahams

RON STRYKART (Men At Work) insegnante

SONNY BONO (Sonny & Cher) Sindaco di Palm Springs

GLENN CORNICK (Jethro Tull) commerciante cibo per animali domestici

FRAN SHEEHAN (Boston) ristoratore

ROY WOOD (Move/Wizzard/E.L.O.) proprietario di Pub

CHRIS FARLOWE (Colosseum) commerciante di cimeli militari

Chris Farlowe

KLAUS VOORMAN (Bassista area Beatles) proprietario di albergo

JOHN EVAN (Jethro Tull) decoratore d’interni

REG PRESLEY (Troggs) ufologo (!!!)

KEN HENSLEY (Uriah Heep) direttore vendite St. Louis Music

CHRIS DEGARMO (Queensryche) pilota charter

LEE DORSEY (New Orleans Soulman) meccanico auto

DOUG YULE (Velvet Underground) liutaio

SAL VALENTINO (Beau Brummels/Stoneground) bigliettaio gare di automobilismo

HOUSES OF THE SNOWY: neve sul rifugio di Trombetti

24 Gen

No, cioè, scusate, guardate un po’ gli effetti del blog: due dei più importanti giornalisti musicali italiani che si danno pensiero per allietarmi con un quadretto nevoso. La mia passione per la neve è tale che, anche involontariamente, contagia un po’ tutti. Che spettacolo questo blog. Il borghetto dove abita John Carl Trumpets è delizioso, la sua casa è al centro della foto, seminascosta. Speriamo davvero che un giorno possa accogliere l’headquarters dell TTBlog. Nel frattempo godiamocela in questa bella “cartolina. Se qualcuno volesse inviare un foto della casa in cui vive sotto la neve, si senta libero di farlo…non mi dispiacerebbe allungare questa poteenziale rubrichetta fino all’arrivo della primavera.

PS: Giancarlo, Beppe: I love you (in senso virile, s’intende).

Snow on Trombetti 's hideaway -  Sassi 14.1.2013 - Foto courtesy of  GCT

Snow on Trombetti ‘s hideaway – Sassi 14.1.2013 – Foto courtesy of GCT

…Beppe mi dice: “Sarebbe carino inviare a Tim una foto di casetta tua sotto la neve; Tim spesso pubblica foto di situazioni atmosferiche estreme.” Giancarlo risponde: “Sì, Beppe, ma sarei in imbarazzo: a chi potrebbe fregare vedere – o non vedere data la situazione – casa mia in campagna coperta da 50 affascinanti centimetri di neve?”.  Così ci rifletto e decido per il no. Ma davvero a chi minchia potrebbe fregare di vedere una foto della Rock House sotto un cielo che poco bene promette?

Ecco, stamani, amico Tim, ci ho ripensato. E ti invio una foto della Rocca ariostesca che sovrasta la mia casa insieme ad una manciata di poche altre, sotto una nevicata robusta ed a un passo dall’accoglierne un’altra. Perché? No, non per mostrarti fiero il luogo dove hanno ricovero i miei dischi, il posto dove il Trumpets ed il Joe Shore (Beppe Riva, ndTim) hanno chiacchierato a giornate di musica, giornaletti e sfidato le leggi della digestione dopo qualche mangiatella occasionale, il luogo dove tutti i miei sudati risparmi sono finiti nel vero senso della parola; non certo per sfidare chicchessia a venirmi a trovare quando sono dedito al taglio dell’erba o alla sistemazione di muretti a sasso….Seppur un giorno, se ben ricordi Tim, avevamo anche previsto di organizzare una Green Mountain Side con una riunione di anziani appassionati musicofili più un paio di giovini associati al solo scopo di vomitarci addosso un po’ di pareri non richiesti. No, semplicemente ti invio una foto della mia neve degli scorsi giorni come evidente esempio di come un anziano salmastroso (sono nato e vivo sul mare, come ricordi) non dovrebbe mai e poi mai farsi emozionare dai fiocchi bianchi: belli a vedersi ma talvolta portatori di danno. E’ proprio di stamani una telefonata allarmata di un amico che mi ha detto, testualmente: ” Sul tuo tetto pare sia passato uno schiacciasassi! I coppi che stanno ancora lì sono tutti spaccati e una gran parte è finita con la neve a terra, tra la stalla e la casa.”.

Io non so cosa sia accaduto: sono sulla costa. Ma so che ho già telefonato di corsa ad un amico che mi ha restaurato le case e gli ho chiesto di capire che sia successo, anche se lo so già. L’accumulo di neve sul tetto è prima ghiacciato spaccando parte dei coppi e poi scivolato giù in massa con l’alzarsi improvviso della temperatura con lo scirocco. Bene, così imparo a emozionarmi. A Lino, l’amico, ho chiesto un intervento da pagarsi….”a babbo morto”. Altre soluzioni non vedo, purtroppo.  Quando la faremo ‘sta cena di riunione da farsi pagare ai neofiti ? Beppe freme… (Giancarlo Trombetti © 2013)

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: karma karma karma karma karma chameleon

23 Gen

Sms di POLBI: “Ti ho mandato il mio piccolo resoconto della visita alla Chess. Ti avevo anche mandato l’email riguardante il libro sulla storia dei bootleg, è interessante dovresti prenderlo. Ti saluto e vado a comprare una t-shirt dei Camaleonti su Ebay.”

Sms di TIM: “Sì, ho ricevuto tutto, non ti ho ancora risposto perché sono un po’ preso, ho avuto solo il tempo di andarmi a comprare l’opera omnia dei Camaleonti. Ti so dire appena possibile.”

Sul blog di Tim Tirelli e scoppiata la Camaleonti mania.

I Camaleonti

I Camaleonti

L’angolo della posta: CAMALEONTI e RE CREMISI

22 Gen

Scrive PICCA: “EPITAPH dei CRIMSON mi ricorda APPLAUSI dei CAMALEONTI”

Risponde l’esperto: “Mio caro, hai ragione; ma…  se non sbaglio APPLAUSI  è del 1968, un anno buono prima di IN THE COURT OF CRIMSON KING, non vorrai dirmi che LAKE a quel tempo s’ascoltava i CAMALEONTI?

Applausi

King Crimson con Greg Lake

King Crimson con Greg Lake

KEITH EMERSON a “I Migliori Anni” del 19/01/2013

21 Gen

Keith Emerson appare al minuto 43. Suona naturalmente (un po’ a fatica)  HONKY TONK TRAIN BLUES e alla fine suona due giri boogie con Marco Masini.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d51e56e7-6c8f-4267-83e4-67b7e96d8876.html

Viene da sospirare, ma guardando (e ascoltando) DIONNE WARWICK subito dopo alle prese con Heartbreaker (no, non quella dei LZ) ci si consola.

Nebbia, neve, la Fiera Del Disco di Modena e il triste rondò alla turca

21 Gen

Domenica mattina ore 6:30: Palmir gira per il letto. Sfrega il muso contro il mio, si quieta cinque minuti, poi torna a saltellare sul cuscino, sulla testiera del letto, sul comodino. La groupie si alza, io provo a riaddormentarmi. Non riesco, ho perso il sonno e in più in testa mi girano continuamente riff, melodie, frasi degli EMERSON LAKE AND PALMER…sì, sempre loro. Mi alzo, preparo la colazione, poi mi metto alla finestra sul mondo (internet insomma).

Dalla finestra (quella vera) do un’occhiata alla campagna che sonnecchia, coperta da neve, nebbia e da quell’atmosfera invernale che mi da pace interiore.

View From The Window - Borgo Massenzio - foto di TT

View From The Window – Borgo Massenzio – foto di TT

…venerdì hanno rubato il cellulino alla groupie, oggi sono di turno da Brian, purtroppo ieri sera la J**e ha vinto… nonostante tutto questo sono di buon umore, aiutato anche dal pensiero che più tardi mi ritaglierò un paio di ore per fare un salto alla FIERA DEL DISCO di Modena.

Passo quindi alla selezione musicale per questa mattina al contempo calma e frizzantina, parto con PRELUDIO E FUGA di FRIEDRICH GULDA…

…continuo con JOE SULLIVAN  e la sua LITTLE ROCK GETAWAY del 1935…

…finisco con BLUE RONDO A LA TURK  di DAVE BRUBECK …

…che meraviglia, anche Pàlmir sembra interessato al rondò e viene a sistemarsi sulla scrivania ad ascoltare quella bella aria sonora:

Palmir ascolta il Rondò - foto di TT

Palmir ascolta il Rondò – foto di TT

Niente male la mattina, assonato ma pronto e in forma per affrontare la giornata col vecchio Brian. Il tempo di arrivare, di preparargli uno dei miei discutibili pranzetti (riso ai gamberetti, cotoletta di soia con salsa, frutta, moncheri) ed è già ora per la Fiera del Disco, che è inserita, insieme a quella dei fumetti, dei gadget, del modellismo, all’interno di quella dell’elettronica. Il rendez vous è con Jaypee, Labetty, Lalalli e Lasàurit). Do un occhiata in giro, circumnavigo tutto lo spazio dedicato ai vinili e ai cd. Ogni tanto incontro quei “micca normali” – come li chiama la groupie – che se ne vanno in giro conciati come i loro eroi (di fumetti-di cartoni-diserietv-difilm) preferiti. C’è un Jack Sparrow pressoché perfetto e decine di altri di cui non ho idea da cosa siano vestiti.

I "micca normali" - foto di TT

I “micca normali” – foto di TT

Faccio il giro completo degli stand musicali almeno tre volte…sono sempre restio a criticare questo tipo di manifestazioni (o anche feste paesane, festival dell’Unità, festival culturali e cose simili) perché tutti tendono a cadere nella solita frase “quest’anno non c’è nulla, gli altri anni era molto meglio”,  però in effetti mi sembra ci siano meno stand e la merce esposta (i CD insomma) sia tenuta meno bene oltre ad essere – in massima parte – del tipo generico. Lo stand del toscano che vende ristampe di progressive europeo di prima-seconda-e-terza fascia, di folk inglese fine sessanta, di blues (quest’anno cerca di appioppiarmi un disco di una band olandese di blues revival inizio settanta: “questo è uno dei più bei dischi di blues di quel periodo” mi dice, sarà, ma mi sposto come se nulla fosse), lo stand specializzato in bootleg della GODFATHER (etichetta dedita alle ristampe a basso costo dei bootleg prodotti dalle ben più rinomate TARANTURA e EMPRESS VALLEY), quello dedicato alle varie forme di metal. Il resto sono stand dove trovi un po’ di tutto e dove i CD sono tenuti piuttosto male. La groupie, già con lo zainetto pieno di fumetti mancanti (soprattutto DEMIAN), mi coglie sul fatto mentre con Jaypee valuto se prendere o no un bootleg dei FREE  – in versione digipack – che già ho…

Tim, Jaypee e i Free - foto di LST

Tim, Jaypee e i Free – foto di LST

Alla fine riesco a spendere 80 euro. Avrei potuto prendere anche qualcosa d’altro, ma non ho trovato nulla che mi solleticasse più di tanto…

Acquisti - foto di TT

Acquisti – foto di TT

Va beh, vedrò di rifarmi con AMAZON.

Torno da Brian, passo con lui un pomeriggio e una serata piacevoli, ma mi si stringe il cuore ogni volta che lo vedo annaspare con la memoria e cercare di ricordare a che oggetti sono abbinati certi nomi. Gli preparo una cena (minestrone della Coop, pizzetta, dolcetto, Ferrero Rocher). Per ottimizzare il tempo faccio la doccia da lui, quindi cerco di coinvolgerlo e di tenerlo attivo facendogli asciugare i miei capelli. Si sente importante, ma è chiaro che non sa più maneggiare tanto bene la cosa, ma mentre procede attentissimo a non sbagliare, mi tocca la testa con una dolcezza infinita. Sento che dopo tutto, sto risolvendo il rapporto con mio padre, dopo tanti tanti anni di difficoltà. Lo metto a letto, gli do un bacio e mi saluta con un “Grazie, grazie, grazie,Tim”. Esco, chiudo la porta a chiave, prendo l’ascensore e me ne vado. Mi sento un po’ triste per lui. In macchina infilo nel carstereo uno dei nuovi acquisti: DAVE BRUBECK. Non sono un gran appasionato di Jazz, ma il piano è uno strumento che amo moltissimo, almeno – e sottolineo almeno – quanto la chitarra. Di nuovo BLUE RONDO A LA TURK e poi quel pianino bluesy che in questa serata nera mi accompagna verso la domus saurea, verso Sky e ROMA-INTER

La partita non è malaccio, ma è un 1 a 1 che non serve a nessuna delle due squadre, entrambe a distanze ormai siderali dalla capolista. Mi godo comunque il bel calcio di quel gran giocatore che  è FREDY GUARIN, ascolto il commento finale di Mister Stramaccioni e torno qui a finire la serata. In sottofondo ancora il pianino di BRUBECK. Domani affronteremo un’altra settimana. E’ ora di andare a letto, ho il libro di Garry Freeman (Do You Wanna Play Some Magic?) che mi aspetta. New York, goodnight.

Quando ti rubano il GALAXY blues

19 Gen

Venerdì, primissimo pomeriggio. La groupie si alza, va in bagno che è a tre metri dalla sua scrivania. Su di essa troneggia il cartello SPORTELLO CHIUSO. La groupie  deve sbrigare altro lavoro oggi, al pubblico pensano i suoi due colleghi. Il suo è un ufficio un po’ defilato, la gente ci va per sbrigare  quelle pratiche che non vengono gestite dagli sportelli veri e propri. Nonostante il cartello, quando la groupie torna, trova un tipo seduto davanti a lei. Il tipo biascica qualcosa,non sembra a posto,  chiede una informazione e se ne va.

Poco dopo la groupie s’ accorge che sulla scrivania il cellulare è sparito. Non può che essere stato lo spostato di prima. Corre fuori, il tipo non si vede, mi telefona. Mentre m’informa dentro di me tiro una madonna…un Samsung Galaxy SIII da 700 euro  comprato da poco ne vale anche due di madonne. Tiro anche l’altra.

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Poi invito la groupie ad andare dai carabinieri lì vicino. Mentre lei segue il mio consiglio io faccio il numero del suo cellulare. Squilla. Nessuno risponde. Provo una seconda volta. Mi risponde un tipo che biascica le parole, non sembra a posto “Pronto , questura“, uhm ho i miei dubbi che sia la questura ma sto al gioco, spiego la faccenda e il tipo mi dice “Venga alla questura in via Roma e chieda del Maresciallo Lo Cascio, ci hanno portato questo cellulare che qualcuno ha perso”. Chiamo l’ufficio della groupie, spiego la cosa, la sua collega va gentilmente a riferirle tutto. Dopo un po’ mi chiama la groupie, naturalmente in questura nessuno sa chi sia il Maresciallo Lo Cascio…eh, certo i Marescialli sono carabinieri non poliziotti. Do il codice IMEI alla groupie e con quello torna a far la denuncia nella caserma dei carabinieri.

La groupie è affranta, era un cellulare nuovo, aveva dentro tutte le sue cose, lo avevamo comprato insieme. Faccio l’uomo di blues illuminato, le dico che queste cose nella vita bisogna metterle in conto, che purtroppo possono capitare, che nella vita c’è ben di peggio, che il 50% dell’umanità fa schifo, bisogna conviverci, non arrendersi, ma conviverci e che passata l’incazzatura momentanea bisogna elaborare il tutto e non farsi rovinare la vita. La groupie sospira, sembra una bambina, capisce e mi saluta mesta mesta. Metto giù il telefono. Mi rimetto a lavorare, ma l’accaduto si trasforma in un fastidio costante e noioso. Tento di concentrami sul lavoro, ma faccio fatica… apro VLC Media Player, seleziono la cartella del bootleg  DAVID BOWIE LOS ANGELES UNIVERSAL AMPHITEATRE 5 SETTEMBRE 1974 e faccio partire la musica…

Bowie L.A. 1974

Dopo un po’ scelgo qualcos’altro: LOU REED a NEW YORK nel gennaio del 1973…

Lou Reed NYC 1973

Evidentemente ho voglia di qualcosa dagli accenti tenebrosi, metropolitani, spigolosi. Poco dopo le 18 stacco, non riesco a stare concentrato. Entro in macchina e mi dirigo verso casa. Chiamo la groupie per sentire come va. E’ stata alla TIM, ha bloccato il telefono, la sim e se n’è fatta fare un duplicato. E’ sempre un po’ triste, cerco di rinfrancarla. Poi rimango tra me e me. Penso che faccio tanto quello che la prende con filosofia, il progressista, il liberal, il “compagno” ma dentro ho solo una gran voglia di prendere un tubo di metallo e di picchiare il ladro sulla schiena, e non m’importa se è un disadattato, uno spostato, un drogato. Penso a Polbi: quando gli sono andati in casa e gli hanno fregato il mac portatile, l’ha presa con filosofia sin da subito, arrivando a dire “magari erano dei disperati e ne avevano più bisogno loro di me”. Polbi è un grand’uomo lo so, ma io sono diverso. Adesso sono IN FOR THE KILL, meglio che non abbia per le mani lo stronzo. Mi spavento un po’ per tutti i rigurgiti di violenza che mi vengono su, quando il diavolo prende possesso del mio corpo mi faccio paura e mi devo tenere a bada.

Tiro giù il finestrino, prendo una boccata d’aria, i pensieri tornano a farsi ordinati, spingo il tastino CD del car stereo, parte THE ENVOY di WARREN ZEVON e il mondo torna ad essere vivibile…

Warren Zevon The Envoy

I’ve felt your pain
And I know your sorrow
You could try to let the past slip away
Live for today
Don’t stop believing in tomorrow

PS: Torno a casa, da facebook vengo a conoscenza che oggi hanno rubato il cellulare anche a Fausto, un mio amico (ed ex mio cantante). Ah, va bene Warren Zevon, ma zio can c’av vegna n’azidènt a tòt.