I tempi che cambiano, l’antifascismo di Brian e Keith Emerson con i pantaloni corti

8 Set

Venerdì mattina in giro per Stonecity causa lavoro,  mi fermo all’edicola di Piccola Terra Marna, cioè Marano degli Araldini, …insomma Maranello, due chiacchiere sulla situazione politica italiana con Marchino e sua moglie e 5 minuti dedicati alla contemplazione degli ultimi numeri di CLassic Rock (ZZ TOP), Prog (JON ANDERSON) e il secondo numero di Blues (BB KING). Istinto primordiale: li prendo e li stringo avidamente tra le braccia, ma poi – incredibilmente – li ripongo nello scaffale e li lascio lì. Certo, risparmio  circa 40 euro, ma questo è un segno inequivocabile dei tempi che cambiano e di come ci si deve adeguare alla magra di questi ultimi anni. Risalgo sull’auto sostitutiva, la 500 azzurrina che tra l’altro beve come un ludretto, e mestamente me ne ritorno in ufficio ascoltandomi SUPPER’S READY dal bootleg CHICAGO 1977 Pre-FM remasterd by SAB07…

In ufficio decidiamo che sabato non verremo a lavorare, altro sintomo dei tempi bislacchi in cui viviamo, mai successo che nei mesi di settembre passati si saltasse un sabato…mah. Verso sera altrettanto mestamente me ne torno verso il posto in riva al mondo, sono così depresso che mi ascolto SPORTS di HUEY LEWIS & THE NEWS…

Sabato mattina ore 8, di nuovo in macchina Brian bound. Rispolvero dei CD ricevuti da Mixi, polverose e rare session di ROD STEWART. Posiziono il volume a 28, seleziono HOT LEGS e la cinquecento parte per lo spazio con una gran fiammata…

Da Brian, lavaggio, vestizione e poi Ninentyland. Colazione con i suoi amici al K2, un salto da Lasìmo a prendere altri CD e soliloquio di Brian in costante sottofondo. Brian, uomo di centro al massimo di centro-sinistra, è un po’ che lascia trasparire senza freni il suo antifascismo:

Brian “Me ai ho pasè la mèe giovinèssa sotà Benito Mussolini“.

Il figlio di Brian ” C’ag vegnà un azidènt”.

Brian “C’aghinvegnà tri!”

(Brian e il figlio di Brian stamattina a Ninentyland – foto di LSM)

Brian continua a maledire il “fasismo” e i “tedeschi” anche al Conad del Newtower, mentre facciamo la spesa per tutta la settimana. Verso l’una lo lascio e mi reco a Regium Lepidi a far la mia di spesa alla Coop. Entro da solo col carrello, la groupie è in ritardo. Giro tra gli scaffali, compro il cibo per i gatti, poi non resisto e compro una confezioni di 14 (quattordici!) matite portamine per 2 euro. Dopo di che acquisto una confezione di merendine per il lavoro…Bauli -Morbidi Amici-8 soffici merendine all’Albicocca…mi guardo in giro, non vorrei ci fosse Paolino Lisoni o qualche altro illuminato del blues a guardarmi comprare quei dolcetti…arriva la groupie, guarda il carrello, prende in mano le merendine ed esclama tra sè e sè “morbidi amici?”…poi mi da un bacetto di compatimento sulla guancia…continuiamo la spesa, lei davanti e io dietro col carrello a testa bassa… an spol menga, an s’è mai vèst Freddie King cumprèr otto soffici merendine all’Albicocca, dio pòver…

Dopo la spesa pranzo al cinegiappo Okoi e ritorno nella tana di Palmyr the destroyer verso le 15. Riprendo le forze e verso sera do un’occhiata ad internet, l’account facebook di KEITH EMERSON, il dio tra gli dei, posta una foto che ritrae il keyboard wizard in braghe corte…peggio, coi pinocchietti.  No, bitch whore (insomma, porca puttana). Ma come è possibile?

(Oh no, Keith Enerson con i pinocchietti)

Sconsolato scendo in campagna per riprendermi, cerco di pensare ad altro…osservo Palmiro a  caccia di farfalle nella sua savana personale…

(Palmiro in the savannah – foto di TT)

guardo con fare malinconico il sundown…

(Sundown a Borgo Massenzio – foto di TT)

e penso che questo weekend sono anche senza calcio, bah!

Va beh, me ne torno su, infilo nello stereo l’ultima deluxe edition del primo degli EMERSON LAKE AND PALEMR, seleziono la versione da studio di PROMENADE, poi RAVE UP e l’alternate take di TAKE A PEBBLE, mi sfoglio il booklet e finalmente Emerson nella reparto visual della mia mente torna ad essere il pericoloso  dio del progressive…

La mia prima volta al Fillmore West (con Demolition Doll Rods e Cramps) – di Paolo Barone

7 Set

Io non potro’ mai dimenticare la mia prima volta al Fillmore.

Eravamo in tour nella west coast Demolition Doll Rods e Cramps, una decina di date quasi tutte nelle varie House of Blues, e la notte di Halloween al Fillmore West, San Francisco. Praticamente l’intero tour era andato sold out in prevendita, e noi volavamo al settimo cielo, pur attraversando un periodo di grandi e difficili cambiamenti. Eravamo arrivati in California con il nostro vecchio furgone Ford, partendo dal Michigan e fermandoci strada facendo a suonare in qualche club, cosi da frazionare un po’ il lungo viaggio. Ricordo la sorpresa che provai nel passare dai soliti club rock and roll alla House of Blues di San Diego, prima tappa del tour, che si sarebbe svolto in gran parte nel circuito californiano delle House of Blues. Camerini grandi e confortevoli, backstage con i video che trasmettevano quello che stava succedendo sul palco e in sala, buffet freddi e caldi, vegetariani e non, tutto il possibile da bere, fonici, assistenti, security, cameriere…Cose dell’altro mondo. Un gran lusso, ma al tempo stesso una strana sensazione di finto, di qualcosa che con il blues e il r’n’r’ non ha nulla a che fare.

(House of blues di San Diego)

Era anche la prima volta che avevo l’opportunita’ di vedere i Cramps dal vivo. Non sono mai stato un fan al cento per cento della loro musica, ma l’impatto live era veramente qualcosa di unico. Lux Interior un frontman pazzesco, una forza della natura, un licantropo r’n’r’ in calore, Poison Ivy austera, fredda, distaccata e sexy, Sean ex bassista dei White Zombie a tenere il ritmo e il palco con la sua lunga chioma rossa. Che band ragazzi, che personalità, ogni sera suonavano come se fosse l’ultimo giorno del mondo, incredibili. E Demolition Doll Rods…beh, chi li ha visti dal vivo sa di cosa sto parlando, per gli altri, basta farsi un giro su youtube…

(Cramps)

Per la prima volta vedevo anche un vero tour manager all’opera. Un tizio californiano pelato con le magliette dei Velvet Underground che sembrava uscito da un libro di storia del rock, con tutti gli stereotipi del caso. Per lui esisteva solo la sua band e tutto il mondo ruotava in funzione del benessere di essa. Il resto non contava. Ogni cosa, ogni minimo particolare doveva funzionare al meglio, cosi che i musicisti potessero occuparsi solo di suonare. Al resto ci pensava lui, con le buone o con le cattive, no problem man, come un Peter Grant fuori tempo massimo. Dopo un periodo di reciproca antipatia, passammo ad una serena indifferenza per poi finire il tour da buoni amici. Imparai ad apprezzare giorno per giorno la sua figura umana e professionale e spesso, negli anni a seguire, ho rimpianto di non avere un tipo come lui in giro per i vari tour. Cosi come il roadie principale dei Cramps, una persona speciale che vive praticamente la vita on the road, non sono neanche sicuro che abbia una vera e propria casa da qualche parte. Ma per certo so che ha una band sua, Lords of Altmont, dategli un occhiata se vi capita, ne vale la pena.

Ricordo ogni momento di quel tour, data per data. La House of Blues di Los Angeles si trova sul Sunset Boulevard, proprio di fronte alla Hyiatt House di zeppeliniana memoria. Arrivammo li’ subito prima di Halloween e al secondo piano del locale, proprio di fianco ai camerini, si stava svolgendo una festa privata in maschera molto, ma molto, esclusiva. Riuscii ad entrare grazie ai pass della band, e vedere un party del genere, per meta’ sul terrazzo del locale con vista sulle colline di LA…come dire…non e’ una cosa che capita tutti i giorni. Cosi come la sensazione di camminare per il Boulevard di sabato alle due di notte dopo un concerto sold out.

(La House Of Blues di Los Angeles)

E poi, finalmente, lo show al Fillmore west.

Arrivammo nel tardo pomeriggio, il personale del locale ci aiuto’ a scaricare le nostre cose da una porta laterale ed entrammo. I Cramps stavano ultimando il soundcheck, e noi come bambini ci guardavamo intorno ad occhi spalancati. Il posto non era grandissimo, diciamo come un teatro, con dei lampadari enormi e bellissimi appesi al soffitto. Presi dall’emozione ci mettemmo tutti a ballare come fessi al suono delle prove dei Cramps, i quali ricambiarono divertitissimi. Lo show era andato velocemente sold out in prevendita e, essendo la notte di Halloween, ci si aspettava qualcosa di speciale da parte delle bands e del pubblico in sala. Il personale del Fillmore, super professionale, ci accompagno’ nel camerino, proprio di fianco al vecchio palco. Ci dissero che dopo il soundcheck dei Cramps toccava alle Dollrods, e che avrebbero avuto un tecnico di palco e uno di sala. Poi avrebbero servito la cena nel ristorante privato, al piano di sopra. Ci diedero dei pass specifici per tutto, fatti con una grafica molto carina, ci chiesero se avevamo qualche preferenza per il cibo e le bevande, e che cos’altro potevamo avere di bisogno.

Dopodichè arrivò una ragazza con un carrello pieno zeppo di liquori. Ci disse di prendere una o piu’ bottiglie di qualsiasi cosa ci piacesse e di richiamarla se ne volevamo ancora. Ma nessuno di noi beve liquori, e cosi’, un po’ sorpresi da tanta gentilezza, rifiutammo con un sorriso. Lei proprio non si capacitava, ricordo che mi disse, guarda no problem, e’ tutto ok, prendi un paio di bottiglie per dopo, dai, almeno te le porti via per il resto del tour…No, io come un pollo continuai a rifiutare gentilmente, e oggi mi pento di non avere una bottiglia di Southern Comfort o J. Daniels del Fillmore.

(sala ristorante del Fillmore West – foto di Polbi)

Ma sul momento di bere liquore proprio non mi passava per la testa. Ero li’, tutto preso a guardarmi intorno, a pensare che la storia del rock era passata in quei camerini dove stavamo noi. Guardavo e sognavo, godendomi quello che era e quello che era stato. Una sensazione molto forte, che aumento’ andando a cena al piano di sopra. La sala ristorante era totalmente tappezzata di poster originali del club, dagli anni ’60 ad oggi. Dal pavimento al soffitto, un vortice di nomi, disegni, colori. Locandine famosissime, mischiate ad altre mai viste, una festa per gli occhi di ogni appassionato di queste cose, ce ne erano talmente tante che non riesco a ricordarne nessuna in particolare, se non forse una degli Yardbirds e una dei Doors.

E poi, finalmente, le band attaccarono a suonare. Quasi tutti nel pubblico erano in costume da Halloween, e lo stesso i musicisti. Ondate di energia r’n’r’ attraversavano la sala, passando incessantemente fra platea e palco. Tutti sentivano molto l’emozione dell’occasione, e fu senza dubbio il miglior concerto del tour. Scoprii nel corso della serata che c’erano parecchie persone venute apposta dall’europa, oltre che da tutti gli Stati Uniti d’America, in particolare da Francia ed Inghilterra. Io, nel mio piccolo, ogni sera del tour cercavo di aiutare in ogni modo possibile, ma al Fillmore non potevo fare altro che godermi la situazione girando fra sala e backstage.

(Demolition Doll Rods live al Fillmore West San Francisco 31/10/2006 – foto di Polbi)

Il personale del locale si occupava di tutto, ma proprio di tutto, anche di vendere cd, dischi e magliette, cosi come di caricare e scaricare la strumentazione. Come decennale tradizione, venne fatta una locandina molto bella e a fine serata le copie rimaste vennero distribuite gratuitamente fra il pubblico che usciva sudato e felice. Ricordo che spostandomi verso l’uscita vidi una foto con dedica degli Who, scattata in bianco e nero sul palco del Fillmore, con Daltrey e Townshend che saltavano insieme e i lampadari della sala in evidenza. La foto, in grande formato, era messa vicino alla porta di quello che una volta era l’ufficio di Bill Graham, il creatore di questo e altri sogni. Poi, dopo una manciata di bis tiratissimi, il concerto era finito. Il pubblico usciva e io ero andato a spostare il furgone per iniziare a breve le operazioni di carico strumenti e attrezzature varie. Una folla sudata, stravolta, mascherata e felice si radunava intorno alle entrate del Fillmore. Io me ne stavo li’, appoggiato al vecchio Ford bianco, a godermi la situazione, quando vedo avvicinarsi una ragazza e un ragazzo. Lei molto carina, lui truccato da zombie e visibilmente ubriaco. I due litigano in americano, ignari della mia presenza. Ad un tratto lei, a due passi da me, sbotta in perfetto italo-siciliano “ Minchia! Non lo sopporto piu’ a questo! Mi ha scassato la miiinchiaaa!!!” Immaginatevi la mia sorpresa. E anche la sua di sorpresa, quando di istinto mi e’ venuto di risponderle “Che ci vuoi fare, capita…”

Restammo tutti e due in silenzio, in una situazione un po’ surreale.

Rientrando nel Fillmore ormai vuoto, fui colpito da un tipo seduto su uno sgabello di quelli alti, vicino ad un tavolino rotondo in fondo alla sala. Si stava fumando una canna in santa pace con un espressione felice e cordiale. Avra’ avuto una sessantina di anni o poco piu’, vestito e pettinato come un perfetto dandy inglese del secolo scorso.

Mi comunico’ una sensazione di grande serenita’ e allegria, come se un po’ dell’atmosfera del Fillmore degli anni sessanta gli fosse rimasta intorno, avvolgendo lui e il locale in una magica bolla spazio temporale. Un piccolo ricordo che a distanza di anni ancora mi strappa un sorriso.

© Paolo Barone 2012

MAXI ZAGOR n.18 “La Prigione Sul Fiume” (Bonelli – Luglio 2012 – Euro 6,50)

6 Set

Maxi Zagor n. 18, semestrale / La prigione sul lago
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco / Disegni: Domenico e Stefano Di Vitto / Copertina: Gallieno Ferri

Quasi 300 pagine per questa storia di ampio respiro. In un penitenziario di massima sicurezza viene detenuto un pericoloso ladro a capo di una banda senza scrupoli che cercherà in tutti i modi di farlo evadere. Zagor naturalmente dovrà cercare di sventare la cosa. Lettura piacevole.

Le piccole gioie della vita: i pacchetti Amazon con le Deluxe Edition degli ELP

5 Set

Settembre è un mese che adoro, l’estate che va dissolvendosi, l’aria più fresca che solletica la campagna, le vigne gravide d’uva, la vendemmia, la mia terra, l’Emila, i ricordi del passato a casa dei nonni…insomma le solite malinconie blues di Team Teerally.

Da una dozzina d’anni però settembre coincide con il periodo lavorativo più intenso, c’è la fiera più importante del settore dove lavoro e tutti siamo concentrati su di essa. Settembre lo si vive quindi con ansia, stress e con la parola “urgente” attaccata a qualsiasi richiesta dei clienti. In questi ultimi anni poi, si corre per raccogliere poco o niente…soddisfazioni zero.

Per trovare la forza di venire al lavoro, con la macchina sostitutiva che ti ha lasciato l’officina (una Fiat 500 celestina), ascolti a canna l’ultima versione di un infuocato concerto in due set dei LZ al Fillmore West di San Francisco il 27 aprile del 1969…

Ecco che allora sei in ufficio, sbrighi il tuo lavoro diligentemente ma con la noia, l’accidia, il fastidio dietro l’angolo. Fatichi nel far le tue cose, sospiri, maledici e bestemmi nel silenzio dell’ufficio…cerchi di trovare un rimedio: un caffè, quattro chiacchiere calcistiche col tuo socio, quattro chiacchiere sui blues della vita con la tua socia, CARAVANSERAI di Santana che fuoriesce dalle casse del tuo computer. Uhm, va un po’ meglio. Poi ti arriva un pacchetto regalo: Polbi ti manda tramite Amazon RAW POWER di IGGY & THE STOOGES versione digipack in 2 CD. Uhm, le cose vanno un po’ meglio. Dopo poco ti telefona Massimo Avallone, lo straordinario chitarrista  dei FLOWER STONE …10 minuti di piacevole conversazione. Ti sei ringalluzzito, lavori già con più gusto…e in più all’improvviso il corriere ti consegna il pacchetto Amazon con le deluxe edition dei primi due album degli EMERSON, LAKE AND PALMER! Trionfo! Allora ti dici che la vita in fondo è bella, che il tuo lavoro non è male, e canticchiando il riff d’apertura di TARKUS, affronti di nuovo il mondo con tutto il tuo fervore rock.

  

DELUXE EDITION BLUES

3 Set

Gianni Della Cioppa, giornalista musicale italiano, amico da quasi 5 lustri, dai tempi di METAL SHOCK, ancora attivissimo nella pur disperata scena dell’editoria rock italiana. Su Facebook Gianni puntualmente prende le distanze dal mondo delle special edition. Ha toccato l’argomento anche in questi giorni, così mi son chiesto se non valeva la pena di farci un post, copiaincollando alcune delle sue cose tratte dai recenti interventi su Faceb0ok. Gianni è d’accordo, così procedo dato che credo sia un buono spunto di conversazione. Mi scuso se la cosa è un po’ spezzettata, ma è tratta da confronti fatti su Facebook.  Se vi va fatevi sentire e dite il vostro pensiero riguardo questa faccenda che – almeno per la mia vita – è centrale (…sono in attesa da AMAZON.IT del primi due album degli ELP in deluxe edition -2cd e 1 DVD audio- e i miei pensieri sono tutti concentrati su due cofanetti che dovrebbero uscire tra poco, quello dei BOC e quello dei FREE che sembra conterrà 18, ripeto diciotto, CD)

POST DI GDC su Facebook:IL DELITTO SUICIDIO…( pubblicata da Gianni Dago DC il giorno Giovedì 30 agosto 2012 alle ore 10.43 )Vorrei chiarire un concetto che da tempo accenno su facebook e che noto suscita discussioni e scatena prese di posizione animate: le ristampe in di classici del rock, dove persino un album degli anni 2000 è diventato oramai un classico, o pur di vendere viene spacciato per tale. L’argomento è sfruttato e forse banale, ma merita una mia ulteriore precisazione e poi, lo giuro, non ci tornerò più sopra. Non mi dilungherò molto…

Credo che il compito delle ristampe non sia quello di pubblicare l’ennesima versione di un disco classico e noto ai più, ma offrire una nuova mappatura delle varie scene rock che hanno animato questa musica nel corso dei decenni, di (di)mostrare che ci sono stati gruppi minori solo nelle vendite e nella fama, ma non certo nella qualità.

Gruppi poco noti o addirittura sconosciuti che hanno lasciato testimonianze discografiche che meritano di essere recuperate e portate in superficie. Ecco, in questa ottica, ha senso il mondo delle ristampe, ma se l’obiettivo è farmi ascoltare una nota diversa di dischi storici o comunque noti al vasto pubblico, è un gioco a cui non voglio partecipare.

Tutte queste edizioni deluxe, con packing lussuosi, cofanetti che riciclano finti inediti, versioni rimasterizzate all’infinito o addirittura dischi risuonati (imbarazzante questa cosa…), forse hanno dato ossigeno alle casse della grande discografia, ma di fatto hanno (quasi) ucciso il rock come fonte di energia e rinnovamento.

Un delitto (im)perfetto e terribile: il rock ha ucciso sé stesso. E allora non di delitto si tratta, ma di suicidio.

Con “Suicide Solution” il buon vecchio Ozzy aveva già previsto tutto…

(Gianni Della Cioppa 2012)

PS:Poi se volete far girare, non è certo per il mio ego, ma per capire se sono l’unico o quasi che è arrivato al limite della sopportazione con l’argomento eristampe classici e dintorni…

L’opinione di GDC è chiara no? E’ chiara anche quella dei suoi seguaci, quelli che commentano i suoi post su facebook, quei sapientoni insomma che usano toni irrispettosi e offensivi nei confronti di chi, come me, acquista edizioni speciali e box set. Mi chiedo però una cosa, se le vendite dei dischi di catalogo hanno superato le vendite dei nuovi dischi, la colpa è delle edizioni speciali dei vecchi titoli o perché la nuova musica è solo una pallida sfumatura di quella che fu nei due decenni d’oro dei sessanta e settanta? E se ne è solo una pallida copia, di chi è la colpa? Se non esistessero le deluxe edition, io, ad esempio, comprerei le nuove uscite dei nuovi gruppi?

Certo io sono uno particolare, passo per “passatista”, per uno che guarda e che rimpiange il passato…sarà anche vero, ma cerco tuttavia di rimanere attento alle cose del presente. Il fatto è che non escono più cose che mi piacciono, non sento più musica che mi arrivi all’anima, che mi faccia dire “oh, devo comprare questo disco”. Come detto capisco il discorso di Gianni, ma devo comprare dischi anche se non mi piacciono? Il rock come lo intendo io ormai è diventato classic rock, e le band o gli artisti dediti a questo filone scimmiottano semplicemente il passato, mi sembra che non cerchino di ripartire da esso, ma solo di copiarne il look e il sound senza trovarne l’anima da cui si potrebbe (forse) ripartire. L’heavy metal ha avuto una deriva che non fa per me, è diventato quasi fastidioso, inascoltabile. Il rock blues si è trasformato in un teatrino insignificante, il rock cosiddetto modernista mi annoia a morte…ma  in definitiva il mio vero problema è che non trovo più nessuno che scriva delle belle canzoni, dei bei pezzi.

C’è ancora qualcosa che mi solletica, ultimamente THE FLOWER KINGS  e gli HOWLIN’ RAIN, ma i nomi sono sempre meno così mi rifugio nel passato con l’illusione che con ogni deluxe edition che mi arriva io possa riscoprire da capo un album meraviglioso. Le deluxe edition poi mi servono anche dal punto di vista tattile per ricreare, in parte, la magia dell’LP.

Certo, molte special edition di speciale non hanno granché e l’ultima moda del rimixaggio ci porta verso strade pericolosissime. Rimixare i vecchi capolavori, aggiungendo o togliendo cose all’originale è roba da pazzi, come se -dice Picca- usassimo photoshop per riaggiustare i vecchi capolavori tipo l’Ultima Cena o la Gioconda. L’ultimo in ordine di tempo è DESTROYER RESURRECTED dei KISS.

La situazione ci sta scappando di mano. Dicevo  comuque che molte edizioni speciali contengono del materiale in più che vale davvero poco: un conto è aggiungere un dischetto con un concerto finora inedito come ad esempio in THE STRANGER di BILLY JOEL  un conto qualche alternate take, qualche radio edit, qualche crunch guitar mix, qualche pezzo live da DVD già presenti sul mercato (vedi l’ultima vergognosa sfornata di deluxe edition dei QUEEN). C’è poi la questione inediti, che interessano davvero solo i fan in senso stretto di un gruppo, ma che se vogliamo hanno un senso. Rileggendo queste ultime righe capisco che sono conscio del problema, ma non credo rinuncerò: troppo stimolanti le edizioni digipack, o i box set con l’opera omnia di un gruppo in versione ripulita e con un lavoro grafico e di cartotecnica spesso davvero bello; certo è la musica che conta, ma il visual, la confezione, gli odori e i colori la rendono ancora più leggendaria, e se il rock deve implodere…che imploda, non posso sentirmi responsabile solo perché acquisto delle deluxe edition di vecchi dischi.

INTERVALLO: no parking

3 Set

(LZ Usa tour – Robert Plant e i problemi di parcheggio)

Conversazione con BARBARA BARALDI, scrittrice e gothic girl

29 Ago

(BB – foto di Michele Corleone)

Scrittrice di romanzi noir, di libri per ragazzi, sceneggiatrice di fumetti, gothic  girl, amante della musica Rock filone dark…questa giovane donna è piuttosto scomoda. Dopo aver letto Il Bottone Di Madreperla – la sua storia – sull’ultimo COLORFEST di DYLAN DOG l’ho contattata e lei si è resa disponibile per una veloce sequenza di botta e risposta, ecco il risultato:

TT –  Quando guardi l’infinito, di solito, a cosa pensi?

BB – Mi perdo e cerco di non ritrovarmi per un po’.

Film: i tuoi 5 preferiti

In ordine sparso: Blade Runner, Miriam si sveglia a mezzanotte, Watchmen, Alien, Profondo rosso. E ce ne sarebbero tanti altri.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Dylan Dog, Tex, Sandman, Diabolik, e Alan Ford. Poi, ci infilo un manga: Death Note.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Joy Division, Bauhaus, Nine Inch Nails, The Smiths, Radiohead. Solo cinque?

(BB – foto di Mirella Malaguti

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere

Violator dei Depeche Mode, The black album dei Metallica, Disintegration dei Cure, Appetite for destruction dei Guns, Ballate per piccole iene degli Afterhour

Il tuo pezzo rock preferito?

Varia a seconda del periodo. Oggi ti dico Closer dei N.I.N. anzi aspetta, The human fly dei The Cramps.

Un libro che hai divorato?

Animal factory di Edward Bunker.

I tuoi scrittori preferiti?

Fante, Palahniuk, Bunker, Duras, Eugenides, Murakami, Pennac, Durrel, Genovesi.

(BB – foto di Fredi Marcarini)

Come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri? Hai iniziato a scrivere le tue cose e poi le hai inviate alle case editrici?

Ho un’immagine molto romantica della scrittura: scrivevo perché non potevo farne a meno. Solo dopo molti anni ho deciso di inviare agli editori.

Come ci si sente ad aver scritto un soggetto e una sceneggiatura per Dylan Dog?

È stata una grandissima emozione visto che sono una fan della prima ora dell’Indagatore dell’incubo.

Barbara, qual è il senso della vita?

Ognuno di noi dà alla vita il proprio, l’importante è seguire sempre la propria voce interiore.

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sober di Pink.

(BB – foto di Roberto Gatti)

Che giornali musicali leggi?

Rumore e a volte Rockerilla e Rolling Stone.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legata?

Vi regalo un po’ di ricordi sparsi: Iggy Pop a Reggio Emilia, ero in seconda fila sullo sterrato. I The Cramps a Bologna con un Lux Interior più in forma che mai e il Flippaut festival del 2004 con i Queens of the stone age, The White stripes, The Kills  e Audioslave. E poi i Faith no more a Bologna e i The Cure a Bassano. Tra tutte le volte che li ho visti, questa è stata sicuramente la più memorabile con pioggia scrosciante dall’inizio alla fine che non ha impedito a Robert Smiths di suonare per due ore. E ancora l’Heineken Jammin’Festival del 2004 con i the Cure e i Pixies e quello del 2006 con i Metallica. Giornate da non dimenticare.

Con che cosa ascolti musica? Hai un impianto hi-fi?

Ho un impianto Hi-fi che mi hanno regalato per i 18 anni e che suona ancora benissimo.

Che canzone o che brano ascolta Barbara Baraldi nelle sere in cui si ritrova sola in casa?

Hurt, nella versione di Johnny Cash.

Con cosa scrivi i tuoi romanzi, con un Apple o con un PC?

Un vecchio PC portatile che ha visto nascere tutti i miei romanzi.

Tra quelli che hai pubblicato, ce ne è uno che ti fa battere il cuore quando ne vedi la copertina in una libreria?

Un sogno lungo un’estate (Einaudi E/L) perché la campagna dove è ambientato è la mia terra, ora torturata dal terremoto e alcuni dei luoghi descritti non esistono più, ma continueranno a vivere per sempre nella memoria.

Ci anticipi le tue prossime mosse?

A inizio 2013 uscirà il primo volume della mia nuova trilogia dark fantasy. È un romanzo a cui tengo molto e che unisce tante delle mie passioni oltre che mistero, amore e morte.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Ama e fai ciò che vuoi (Sant’Agostino).

GLENN COOPER “L’ultimo Giorno” (Casa Editrice Nord – 2012 ) – TTTT

28 Ago


Le ultime prove di Cooper a Jaypee e alla groupie non sono piaciute granché, lamentano una scrittura non efficace…boh, sarà, a me son piaciuti un bel po’. Anche quest’ultimo quindi lo reputo un buon libro, con una idea di fondo davvero particolare. Qui sopra la scansione della copertina interna in caso vogliate farvi una idea circa il soggetto.

Citazioni sparse:

“L’uroboro è un simbolo mitologico, il serpente che si morde la coda-. Rappresenta l’eterno ritorno, la vita dopo la morte, il ciclo della rinascita, l’immortalità.”

“Forse la verità era un altra, ed era terribile, oltre ad essere in contraddizione con tutto in cui lui credeva: il mondo era dominato dal caso, Dio era un’illusione, una falsa speranza. Non esisteva nessun grande architetto. La sua piccola Tara era soltanto una mosca che si dibatteva inutilmente, con un’ala spezzata.”

“Anche per lui, come per Freud, esisteva uno ‘strato’ sottostante la coscienza, nel quale venivano immagazzinati i ricordi rimossi o le esperienze dimenticate: lo definiva l ‘inconscio individuale’. Ma non si era fermato lì. Aveva elaborato l’idea di un secondo livello, di un ‘inconscio collettivo’, per rendere conto delle analogie nelle funzioni e nell’immaginario psichico nel corso delle Storia e in culture lontanissime. L’inconscio collettivo è il luogo della esperienza archetipica.”

Finalmente il campionato: PESCARA – INTER 0 – 3

26 Ago

Che Eto’o sia lodato, finalmente è iniziato il campionato. Ho aspettato quasi tutta l’estate e ora eccolo qua, ah che meraviglia. Sì, va bene, i calciatori hanno un cervellino piccolo così, sono viziati, strapagati, le società di calcio non sono proprio limpidissime, le scommesse, l’ arroganza di certuni che non sopportano il fatto che ci siano regole da rispettare, le curve a volte becere fino all’inverosimile…è vero c’è tutto questo, ma non è la società che ci siamo scelti? Non ci sono anche cantanti di musica commerciale che prendono vagonate di soldi? Non ci sono attoruncoli che per girare film di cassetta prendono in sei mesi ben più di quel che prende il calciatore più pagato? Non ci sono amministratori delegati, dirigenti, bancari , prelati che prendono somme spropositate? Questo è il capitalismo, e mi girano le palle quando sento fare questi discorsi da gente che vota partiti che sostengono il liberismo sfrenato e la oligarchia.

Così, pur incazzato come tutti nel vedere la società in generale svendere valori, perdere il senso della collettività, infischiarsene del bello, della cultura, della buona musica, delle buone cose della vita, cerco di concentrrami sul calcio, sul gioco, sullo sport che reputo il più bello del mondo, sullo sport più popolare che c’è, perché chiunque può giocarlo con due lire, perché mi dà gioia, perchè quando vedo il giocatore coi colori giusti che insacca la palla nella rete avversaria, dentro al mio cuore partono i fuochi artificiali, l’anima si riallinea con la rotazione del geoide terreste e tutto mi sembra avere un senso.

Eccoci alla prima giornata dunque, il Parma purtroppo ha perso anche perché contro certe sviste (diciamo così) non si può certo vincere (rigore inesistente e goal fantasma, tutti e due contro), il Milan ha fatto lo stesso in casa con la neopromossa Sampdoria e l’Inter ne ha date tre al Pescara: Sneijder, Milito, Couthino. Qualche campione, qualche grande vecchio, qualche faccia nuova e qualche ragazzino. Sono soddisfatto, sembra esserci una linea guida, una testa pensante, e per la prima volta dopo il MOU, sono contento dell’allenatore. Insomma mi preparo a vivere una nuova stagione , sognerò naturalmente, ma terrò i piedi per terra, non mi aspetterò di vincere e prenderò quel che arriverà, ma l’importante sarà che Stramaccioni e i ragazzi mi faranno palpitare il cuore, e questo per me vale più di una vittoria. Amala, cazzo, pazza INTER amala!

BRIAN, le fighe che vogliono accostarsi ad HOUSES OF THE HOLY e il sinodo di fine estate degli ILLUMINATI DEL BLUES

26 Ago

Sabato, quartiere Littlecross di Mutina, interno giorno, son lì che lavo Brian quando mi arriva una telefonata: è Laroby che vuol parlare di HOUSES OF THE HOLY. Dunque, Laroby è una cara amica, figa di gran lignaggio, ma se penso musicalmente a lei penso a EMINEM, VASCO, FLEETWOOD MAC (quelli di SARA). Ma che cazzo gliene può fregare di HOTH? Mah, potenza del blog. Io me la immagino mentre fa colazione cercare in cuffia il minut0 2:02 di DANCING DAYS per sentire se BONHAM ha davvero mancato quel colpo di cassa, oppure fare la mossa mentre i LZ la buttano in boogie alla fine di THE OCEAN. Come mi dice spesso Polbi…”certo che ‘sto blog….”.

Con Brian  da Chen il cinese a bere un caffè e poi a fare la spesa al Conad del Newtower… sono vestito in modo un po’ troppo informale, me ne dispiaccio perchè di solito al Newtower con Brian si cucca.  Mentre lo riaccompagno in casa, nell’androne del suo palazzo mi viene incontro in controluce (scusate il pasticcio) e gli dico “dai Brian che ti faccio una foto”, lui si mette in posa e mi fa il segno del rock. Ah, Brian!

(Brian da Chen il cinese – foto di TT)

(Brian rocks – foto di TT)

Al pomeriggio mi monta la dispepsia, solita nausea solito mal di testa, ma sembra controllabile. E’ un peccato però, devo lavorare e fare un sacco di cosette e poi alla sera ho il sinodo di fine estate con gli Illuminati del Blues…in dla basòra sono sul punto di rimettere a me i miei debiti e di rimetterli ai miei debitori, ma il Dark Lord veglia su di me, quegli spasmi saranno un falso allarme. Prendo la groupie e mi dirigo alla Festa Nazionale Dell’Unità di Regium Lepidi, parcheggio B di Short Villa (Villacurta insomma). Il rendez vous è davanti al ristorante Adriatico, ci sono ormai tutti (tranne Jaypee e la sua groupie che arriveranno da lì a pochi minuti), intravedo una figura “nuova”…cazzo  è ATHOS BOTTAZZI, l’indimenticato slide guitarist di Tim Tirelli & i Radioblues, roba di 15 anni fa. Lo abbraccio, lo bacio (virilmente s’intende) lo vedo proprio volentieri Marchino (detto Athos). Paolino Lisoni propone la sua candidatura per la Congregazione. Espletiamo i riti iniziali, ci disponiamo sul  nostro pentacolo mentale a salmodiare i sacri versi:

Just roll that wheel
Everytime it spins and turns
Someone gets their
Fingers burned

Some you win
And some you lose
But if it takes all night
I’m gonna pay my dues

When you step out the door
You got to think once or twice
Just walking the streets
Is like shooting dice

Fortune hunter, fortune hunter
Rolling the dice again
Fortune hunter, the fortune hunter
Life is a gambling game

 

Athos dovrà ripassare ad ottobre, nell’esame di ammissione cade su domande essenziali:

Magister Timotheus “dove e quando sono nati Chris Slade e Tony Franklin (dei Firm)?”

Athos prende tempo, si guarda in giro, con gli occhi cerca l’aiuto di Picca, balbetta…in un primo momento penso stia prendendomi in giro, ma poi capisco che la sua è solo una preparazione non ottimale. Lo guardo con una occhiataccia e a mo’ di maestrina gli dico “Pontypridd nel Galles il 30 ottobre del 1946 il primo, Derby in Inghilterra il 2 aprile del 1962 il secondo”.

Lo facciamo accomodare in un tavolo diverso dal nostro per un mezzoretta così paga lo scotto, e poi lo riprendiamo con noi.

(La congregazione: a sx Athos, Liso, Picca, Mixi, Riff – a dx Tim, Sutus, Jaypee – foto di LST)

Si era mangiato meglio l’anno scorso, o forse abbiamo ancora in mente l’inarrivabile cucina della piccola festa dell’Unità di Gavassae di un mesetto fa, ma è comunque bello condividere il pane e il vino che nostro Signore (delle tenebre) ci mette davanti. Un caffè, poi come di consueto fermate obbligatorie alla bancarella dei dischi, io mi prendo un paio di vinili, Riff tre Cd blues della serie “The Early Roots Of…”.

(da sx Picca,Liso, Suto, Tim, Mixi : alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

(Liso, Suto e Tim: alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

Nella libreria mi accatto il libro VIAGGI E INTEMPERIE sul G R A N D I S S I M O IVAN GRAZIANI. Troviamo poi un stand al buio, uno di quelli dove si tengono piccoli dibattiti, non c’è nessuno, ci sediamo, ci scambiamo un segno di pace (da Picca tutti i Vynil Rip dei LZ in Flac su Cd, da Mixi DESTROYER dei Kiss versione Resurrected, due album dei Vanadium, uno degli Howlin Rain e  uno dei The Lower Kings. Da Paolino Lisoni DVD di Santana live all’Hammersmith Odeon il15/12/1976) e chiacchieriamo amabilmente di rock fino a notte inoltrata.

nnnnn

 

 

 

Un abbraccio e di nuovo i fari fendono la calda notte della campagna nera. Infilo la blues mobile in garage, mi tolgo il cappuccio, infilo la chiave e trovo ad attendermi la piccola vedetta reggiana…

(Pàlmir, la piccola vedetta reggiana- foto di TT)

Un tisana, il MAIN THEME di DEATH WISH 2 sul piatto e sono pronto per il letto. Mi corico in posizione supina ma con le braccia incrociate sul petto, con le mani faccio il simbolo del rock…Dark Lord veglia su di noi.

(The Dark Lord)