COLORTEX “I Banditi Delle Nebbie” (Bonelli – agosto 2012 – Euro 5,50) – TTTT

25 Ago

Come sapete non so resistere ai tuttocolore, così mi so preso anche questo numero speciale. Tex non ha mai fatto parte della cerchia di fumetti a me più cari, ma è sempre stato visibile nel mio radar, in più ammiro molto gli appassionati che da sempre vanno alla ricerca dei numeri originali. In internet ho trovato la breve descrizione che vi riporto qui sotto. A me è piaciuto parecchio.

Color Tex n. 2, annuale
I banditi delle nebbie
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Claudio Villa
Dopo che con l’aiuto di Gros-Jean sono riusciti a metter le mani sull’astuto contrabbandiere Samuel Chance, in territorio canadese, Tex e Carson decidono di scortarlo negli Stati Uniti,
dove subirà un regolare processo. Per farlo, dovranno attraversare il lago Okanagan, nella British Columbia, a circa cento miglia dal confine. E proprio laggiù i due pards
si troveranno ad affrontare un’oscura leggenda che terrorizza i cacciatori indiani…

RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT

24 Ago

Riletture: un’umile rubrichetta per divertirci nel fare qualche considerazione con le orecchie di oggi su album che hanno fatto la nostra storia (nonché quella del rock). Si parte con HOTH”. Lock your seat belt.

Il primo incontro con HOTH é stato poco dopo aver scoperto i LZ, ero davanti a casa di Massimo, dal balcone della sua stanza della musica usciva della musica rock che non riconoscevo così dissi “Massimo, dai metti su i Led Zeppelin!” e lui “Ma questi sono i LZ!”. Ascoltai con attenzione e riuscì a percepire del rock colorato, solare, positivo. Era Houses Of The Holy … mi par di ricordare  TSRTS e DY’ER MAK’ER.

Il secondo faccia a faccia fu durante la caccia agli album dei LZ, avevo già i primi 4 così, in un negozio un po’ fuori mano di Modena, davanti all’ottavo campale sulla via Emilia, decisi di comprarlo. Allora non avevo il senso critico che ad esempio Giancarlo e Picca usarono nell’approccio all’album in questione, era un disco dei LZ quindi doveva essere magnifico. Non trovai strambe certe cose, non trovai fosse un po’ diverso rispetto ai primi 4 o meglio sì lo era, ma non mi meravigliai per niente. Non avendoli vissuti in diretta e avendoli comprati e quindi ascoltati nel giro di pochissimi mesi, non ebbi modo di elaborare certe cose, i dischi dei LZ mi arrivarono addosso quasi contemporaneamente ed ero troppo preso a dondolare liberamente al ritmo di quel bel rock per pormi domande filosofiche (“Chi sono i LZ? Vengono dall’hard blues? Ma dove stanno andando?). Io capivo solo una cosa: il rock dei LZ era bellissimo, vario, sgargiante…e mi faceva stare benissimo.

Più o meno sette lustri dopo HOTH è il mio album preferito (al momento), quello che ascolto di più. HOTH rappresenta i LZ nel momento più positivo della loro storia: il mood è ottimo, il rapporto tra i musicisti è ancora buonissimo, il gruppo è all’apice delle capacità espressive e tecniche, il successo – già grandissimo –  di lì a breve si trasformerà in una isteria collettiva (soprattutto negli USA) catapultandoli in una dimensione tutta loro.

Registrato nella tenuta di STARGROVES di proprietà di Mick Jagger con il Rolling Stones Mobile Studio, agli Olympic Studiso di Londra e agli Electic Lady Studios di New York con l’aiuto dei tecnici del suono Keith Harwood, Andy Johns e soprattutto Eddie Kramer, HOUSES OF THE HOLY si discosta un po’ dagli archetipi hard rock blues che hanno fatto da fondamenta al primi 4 album.

(Page and Plant a Stargroves nel 1972)

HOTH arrivò al n.1 delle classifiche inglesi e americane, ad oggi ha venduto 300.000 copie in UK e 11 milioni negli Usa.

In Italia HOFT arrivò al 4° posto della classifica, risultando il 27° album più venduto del 1973.

La foto su cui è basata la cover è di Aubrey Powell, l’art direction è della famosa Hipgnosis. Due bambini che scalano il Giant’s Causeway, sulla costa settentrionale dell’Irlanda del Nord. Ne abbiamo già parlato. La ragazzina apparirà anche sulla copertina di Presence.

(Giant’s Causeway, sulla costa settentrionale dell’Irlanda del Nord)

THE SONG REMAINS THE SAME – TTTTT: esempio superbo di Rock bianco. Elaborate negli album precedenti tutte le influenze nere, i LZ riescono a scavalcare lo steccato e a costruire un blue eyed rock. Nato come pezzo strumentale (chiamato a seconda dell’umore OVERTURE o THE CAMPAIGN) TSRTS doveva fungere da introduzione a THE RAIN SONG, ma RP lo trovò troppo interessante per evitare di cantarci sopra. Il testo parla del comune denominatore che fa da sfondo all’umanità e arriva a toccare vette suggestive. Le tante chitarre sovraincise da Page si intrecciano a meraviglia, il tempo e le ritmiche di Bonham e Jones risultano – come spesso accade – irresistibili, e il RP che canta (seppur aiutato da strani effetti) è quello dell’immaginario collettivo.

Chicche:  quelle due note tirate da Page al minuto 02:12 / gli hammer on con la sinistra 04:30 / la parte finale del testo che dice: “le luci della città sono così brillanti mentre noi le attraversiamo scivolando, scivolando, scivolando…”.

Nella versione live, sulla 12 corde, diventerà uno punti più alti raggiunti dal Page chitarrista.

THE RAIN SONG  – TTTTT+: esiste quadretto musicale più grazioso? Credo di no. Dolcissimo momento (elettro) acustico in accordatura aperta e dal testo poetico, il tutto sospeso sulle atmosfere morbide e melodiose del mellotron. Nell’intermezzo elettrico gran prova di gruppo, il riff è così squisitamente Page, il finale del pezzo poi è così bello da commuovere.

Chicche:  quelle note di basso al minuto 03:26 /al 03:37 c’è una imprecisione: il primo colpo di spazzola di Bonham è in ritardo /  il testo al 04:02 “…speak to me only with your eyes…” / il testo al 06:18 “…su di noi tutti una pioggia leggera dovrà cadere…”

OVER THE HILLS AND FAR AWAY  – TTTTT: manifesto elettro-acustico giocato su una concenzione del tempo tutta di Page. Pezzo cantato ai limiti delle possibilità umane da RP nella sezione dura.

Chicche:  come Plant canta “road” al minuto 01:37 / 03:00 il link strumentale tra l’assolo e il ritorno alla strofa.

THE CRUNGE  – TTT: nata come improvvisazione di un tempo di John Bonham su cui Jonesy ha innestato una linea di basso particolare. I LZ in un momento ludico mentre rifanno il verso a James Brown. Ci voleva un certo coraggio a pubblicare un brano del genere da parte di una band vissuta inizialmente come dedita all’hard rock. A tratti la cosa è un po’ forzata, Plant non prende sempre con facilità il giusto attacco e deve improvvisare (ma in modo un po’ legato) per partire al punto giusto (vedi minuto 02:19). Al 02:45 la parola “girl” non gli è venuta benissimo ma probabilmente non ha ritenuto opportuno rifare la traccia…troppo difficile.

DANCING DAYS  – TTTT: rockaccio un po’ dissonante con il MIcantino abbassato a RE. Stranezze hard rock e voglia di non ripetersi. Curiose quelle due note solitarie al minuto 01:52. Al 02:02 manca un colpo di cassa della batteria, colpo che Bonham da subito dopo…errore, indecisione, vezzo?

D’YER MAK’ER  – TTT½: di nuovo i LZ in vena di scherzi, umore leggero e scanzonato, echi degli anni cinquanta…canzonetta quasi reggae con un Bonham indimenticabile. Da non sottovalutare il lavoro di Page sul giro di DO. Vero, l’ironia di Plant è un po’ tediosa ma è anche con questa che i LZ si discostano un poco dall’immagine del gruppo serioso tutto Hard Rock…ve li immaginate i BLACK SABBATH o i DEEP PURPLE registrare nell’estate del 1972 un reggae così sciocchino e gustoso?

NO QUARTER  – TTTTT+: passeggiate fatte fianco a fianco con la morte, cani del destino che ululano, il diavolo, impronte sulla neve, battere sentieri che nessuno prende, tutto questo è NO QUARTER pezzo pieno di mistero che  galleggia sul mare nero ed infinito del piano effettato di Jones. Registato (probabilmente in RE- e poi portato a DO#- usando il comando del pitch) all’Electric Lady Studio di New York,  come disse una volta Mixi sembra di star sopra alla batteria di Bonham mentre lo si ascolta. Assolo di chitarra particolare ed esoterico, straordinario…non complicatissimo ma..che note che sapeva tirar fuori Page. Cazzo, i Led Zeppelin!

THE OCEAN  – TTTTT: puro piombo Zeppelin. Riffone di Page per un brano dedicato all’oceano di fan che Plant vede tutte le sere in scena nelle “case sacre”. Allegra sezione boogie nel finale. Nella versione live filmata a NY nel luglio del 1973 diventa lo spezzone rock più eccitante che mi sia mai capitato di vedere in ambito rock. Oh so good.

Sono così contento di amare i LZ, e parte di questa contentezza è dovuta ad HOUSES OF THE HOLY… Singing in the sunshine, laughing in the rain, hitting on the moonshine, rocking in the grain…

( © Tim Tirelli agosto 2012)

(i LZ durante il tour di HOTH: Los Angeles Forum 3 giugno 1973)

HOTH secondo PAOLO BARONE:

Houses of the Holy e’ un mondo a colori. Non solo luci ed ombre ma tutte le sfumature cromatiche e i corrispondenti stati d’animo. Questa e’ la prima cosa che mi viene in mente pensando al quinto album dei LZ, ancora una volta, un disco fantastico. Una copertina fra le piu’ belle di sempre, elegante e barocca al tempo stesso, inquietante ed ingenua. Come la musica in essa contenuta, come la band in questa fase del percorso. Rischiano i LZ con questo disco, si spingono in territori inesplorati ed inusuali. Suoni ed atmosfere molto diverse si susseguono e si inseguono in quei solchi di vinile, canzoni gioiose, inni oceanici e le nebbie di No Quarter, uno dei loro vertici creativi. E ancora il sogno Rain Song, le chitarre di The Song Remains the Same, i cambi di tempo di Over the Hills… Tutto il disco e’ pervaso da una gioia di vivere che non ci sara’ piu’ nei capolavori a venire. Forse e’ proprio questa la sensazione che mi resta ascoltando Houses of the Holy, il filo rosso che lega queste registrazioni. (PB)

HOTH secondo STEFANO PICCAGLIANI:

Ho 15 anni, tutti i capelli in testa, zero panza, occhiaie livide causa noti motivi e mi sono comprato questo Houses Of The Holy dei Led Zeppelin, 9’900 lire Charter Line, da Mati in via Farini. Sentiamo com’è.
Facciata A: TSRTS è un bell’andare. Il Principe delle Tenebre inizia a costruire cattedrali di chitarre, pare disinteressato a flashare assoli. Poca roba ma puntuale. Percy ha un effetto Minnie Mouse sulla voce ma non infastidisce. Bonzo e Jonesy macinano boogie.
Poi arriva Rain Song, e il disco potrebbe finire qua.
Voglio dire, chi cazzo è che piazza una roba come TRS come seconda traccia di un album?
Languidissima, sofisticata, elegantissima eppure mai smorfiosa, echi di R&B imprendibile e antichissime suggestioni folk, miracolosamente luminosa eppure attraversata da una malinconia autunnale.
Un momento meraviglioso di musica prodigiosa.
Dopo di che non può che arrivare qualche riempitivo: è eticamente giusto, fa parte del balance.
OTHAFA è gradevole, ma ha un qualcosa di posticcio, di buttato lì.
The Crunge aggiunge spontaneità all’album, poco altro.
Facciata B: Dancing Days è la Misty Mountain Hop di HOTH, sghemba, azzardata, divertente.
D’yer Maker non suona come un pezzo Led Zep. Cazzo è? Plant planteggia sornione mentre gli altri reggono il moccolo, si produce in ciò che potremmo definire ‘ironia alla Plant’, cioè divertimento pari allo zero. Fatto sta che alla fine di DM il disco inizia a stancarmi.
Poi…oplà, senti qua che roba…
Oscurità, brividi e cigolii, atmosfera da film della Hamer con Vincent Price e Richard Cushing, roba anglosassone, Wilkie Collins, lo Stevenson più gothic…
No Quarter.
Plant cambia registro, esce una voce filtrata da spettro gaelico, pare Heathcliff in Cime Tempestose, il piano elettrico liquido fa paura e quando entra il grand piano è ancora peggio.
Poi Jimmy tira fuori uno dei solo più spettacolosamente fighi della sua intera carriera, una sequenza complicata eppure semplicissima, un solo davvero chic non una roba da mimare ‘air guitar’ davanti ad uno specchio qualsiasi.
The Ocean chiude l’album. Bel riff. Grande Bonzo, e Percy che ci tiene a farci sapere che d’ora in poi canterà per una ragazza di tre anni che gli ha rubato il cuor. Sono diventato grande baby, addio Riot House.
Bel disco. 4 Stelle. (The Rain Song 10 stelle). 9’900 spese bene. Preferisco i primi quattro, comunque (anche se scommetto che The Rain Song l’ascolterò almeno almeno fino al 2012!).(SP)

(i LZ durante il tour di HOTH: Lione 26 marzo 1973)

HOTH secondo BEPPE RIVA:

Dopo quattro LP dove i Led Zepp hanno dato sfogo a tutto il loro furore espressivo e alla freschezza creativa che ne ha fatto forse la più poliedrica fra le rock bands, giungendo al culmine del successo e della forma con “IV”, Page e compagni diventano adulti, elaborando i dischi della loro piena maturità, ossia “Houses Of The Holy” e poi “Physical Graffiti”. In termini di impatto e di onda sonica, questi album non hanno la primigenia energia dei precedenti, ma a mio avviso si tratta delle loro opere più mature, che mettono in massimo risalto la statura dei quattro musicisti. In “HOTH”, Page forgia alcuni riffs fra i più cesellati della sua storia (“The Ocean”, “Dancing Days”, “The Crunge”) ed il disco è altamente sofisticato, viene fuori alla grande la qualità di JP Jones come arrangiatore e tastierista, specie nei due classici più elaborati, “The Rain Song” (mellotron) e “No Quarter” (piano, organo). Certamentre “Houses” risulterà particolarmente seminale, ad esempio “The Crunge” dà il via al fenomeno futuribile del crossover hard rock-funky, e la classe esecutiva dei musicisti è generalmente fonte di apprendistato per ogni ipotesi di hard rock evoluto. Il mood impresso dalla chitarra di Page in “The Rain Song” introduce uno splendido brano d’atmosfera, e la mia favorita resta “No Quarter”, con quel clima esoterico, a tratti diabolico, ma fatto di suoni raffinati e misteriosi, non di efferata truculenza: la stregoneria dei LZ all’apice. Se vogliamo individuare qualche riserva, manca la quantità e qualità acustica-folk a cui ci avevano abituati in “III” e “IV”: il solo preludio di “Over The Hills”, pur incantevole, non basta a soddisfare le mie pretese in tal senso, e si può aggiungere che le parti vocali, sempre di primo livello, non sono però coinvolgenti come tante in passato. Infine, “D’yer Maker” aveva certamente un refrain da classifica (non sfruttato come singolo) però l’opzione reggatta de blanc non mi sembra entusiasmante per la magnitudo dei LZ. Queste osservazioni per non finire nella pura celebrazione, ma resta inteso che HOTH è un grande album da riassaporare a più riprese e in ogni stagione per coglierne la varietà di spunti eccellenti. (BR)

HOTH secondo GIANCARLO TROMBETTI:

Ricordo perfettamente l’acquisto di Houses Of The Holy. Avevo vissuto l’uscita dei precedenti quattro album come assistere al parto di un figlio ed ero riuscito a mettere da parte i soldini, credo si trattasse di 3300 lire, in tempo. Ricordo anche ne fui deluso al punto di metter via quel disco per mesi e di rifiutarmi di riprendere in mano i predecessori. Mi ero sentito tradito. Troppa produzione, poco rock e meno blues…e quella copertina: quasi un rifiuto di utilizzare il proprio nome! Nessun simbolo, nessun messaggio subliminale. Ricordo anche che nella prima edizione venne aggiunta una fascetta con il nome dell’album e del gruppo: difficile collegare quelle testine bionde al martello degli dei. E’ proprio vero che “a vent’anni si è stupidi davvero”! Per apprezzare quel disco mi ci volle la voglia e la forza di chi, avendolo pagato, non ebbe il coraggio di metterlo da parte del tutto o, peggio ancora, scambiarlo con qualcosa di più ruspante. Non ero ancora in grado di capire che Led Zep non erano il solito gruppo hard blues; ogni capitolo avrebbe comportato dedizione e amore nell’apprendere, nell’avvicinarsi. Oggi non credo che avrei più quella voglia di scandagliare e assaporare che ho avuto nella tarda primavera dei miei diciassette anni. Credo oggi che Houses sia la raggiunta maturità del gruppo, frutto di un solido lavoro di studio e di un lungo lavoro di sovra incisioni, di prove, di tentativi. Un disco che è tutto bello, dall’inizio alla fine e che non ti fa dire, come accade oggi…”si, però…”. Forse il vero album della svolta, il primo tangibile cambiamento per gli Zeppelin. Molto più di quanto avesse potuto sembrarlo “III” e “IV”. Un disco che, seguendo una mia teoria che andrò prima o poi a esporre per intero, è bello proprio per i suoi affascinanti 40 minuti. Non avrebbe potuto esserlo più a lungo. Ma questa è tutta un’altra storia. (GT)

Tony Iommi “IRON MAN” (2012 Arcana-Lit Edizioni, Euro 19,50)

23 Ago

Letta in pochi giorni, al mare. Chissà perché mi aspettavo qualcosa di più profondo dal punto di vista letterario, invece questa autobiografia è scritta in modo semplicistico e da questo punto di vista l’ho trovata deludente: i ricordi di Iommi sono messi giù alla buona, spesso non viene usato il congiuntivo, il costrutto è quasi inesistente…mah! Certo, non è obbligatorio per un chitarrista rock essere anche uno scrittore decente, ma chi lo ha assistito (JT Lammers) avrebbe potuto darsi un po’ più da fare (sempre che non c’entri la traduzione in italiano).

Detto questo è pur sempre la biografia di TONY IOMMI, dunque interessante e a tratti divertente. I suoi pensieri, il suo metodo compositivo, le bravate fatte insieme alla band e agli amici sono piacevoli da leggere. In diversi occasioni parla anche dei LED ZEPPELIN, BONHAM in particolare, e per un fan come me è sempre sfiziosa questa cosa. Colpisce poi l’umiltà di Iommi, pur rimanendo deciso sulle sue convinzioni e sulla sua splendida idea di band, lascia trasparire il rispetto per i musicisti e per i gruppi di valore.

Si poteva far di più, ma per un fan del (l’Hard) Rock è quasi indispensabile averla.

Uno degli effetti collaterali: son giorni che ascolto TECHNICAL ECSTASY con inaspettato gusto.

Jimmy Page donates a signed guitar to “Care 4 Kids”

22 Ago

Tailandia 2012:

 

IPSE DIXIT: MICHELE SERRA da “il venerdì” n.1273 del 10/08/2012

21 Ago

Pagina 12, rispondendo ad una lettera a proposito del possibile ritorno di “Burlesqueoni” (come lo chiama Luca Bottura):

Con tutti i suoi difetti, il governo Monti ha dimostrato agli italiani non di sinistra che una classe dirigente decente, e certamente non di sinistra, esiste. Può anche darsi che, come lei teme, Berlusconi riesca ancora a fare qualche danno, e a mettersi di traverso. Ma a Palazzo Chigi (e tantomeno al Quirinale) io sono sicuro che non lo vedremo più. E lo spavento passato è stato così grande che mi accontento, per adesso, di sapere questo.”

 

DAGO n.79“Gli Sciacalli Del Mare” (Aureacomix luglio 2012) – TTT / DAGO n.80“E’ L’Ora Di Affilare Le Spade”” (Aureacomix agosto 2012) – TTTTT

21 Ago

 DAGO n.79“Gli Sciacalli Del Mare” (Aureacomix luglio 2012) 

 

DAGO n.80“E’ L’Ora Di Affilare Le Spade”” (Aureacomix agosto 2012)

 Ultimi due volumi della seria cartonata Aureacomix, di Dago, lo schiavo di Venezia. Entrambi gli episodi di ROBIN WOOD e CARLOS GOMEZ. Il primo è discreto mentre il secondo, il numero 80 dell’intera serie (alias n.28 anno III della Aureacomix che 3 anni fa rilevò l’ Euracomix) è proprio bello. Da non perdere.

LED ZEPPELIN NEWS

20 Ago

Non posso dire granché ma non posso nemmeno tacervi tutto. Entro la fine dell’anno in corso sarà pubblicata una novità riguardante i LZ. Nulla di troppo entusiasmante:

Per il prossimo anno invece le cose potrebbero farsi più interessanti ….speriamo ci vada “di lusso”:

…naturalmente sempre che Page non cambi idea all’ultimo minuto (cosa possibilissima, l’anno passato era data per certa la uscita ufficiale di un filmato del tour di “Apripista” e invece…nada).

CATTIVA COMPAGNIA Live at Festa della Libertà blues

19 Ago

Dispepsia…mi sembra che non ci sia, buon segno, ieri sera ho mangiato riso in bianco per essere sicuro di star bene. Vedremo in seguito che mi sbaglio anche ad interpretare il linguaggio del mio stomaco. Sabato 4/08/2012 …33 anni esatti esatti dopo Knebworth, siamo di nuovo alla Festa della Libertà di Monte San Giacomo di Zocca, la Woodstock nostrana: 4 palchi e un sacco di gente.

Al mattino però c’è Brian, fino alle 12, poi corro a far la spesa, pranzo, relax di mezzora, caricamento della blues mobile, doccia e partenza. Nonostante l’assenza di segnali del mattino pian piano mi monta il dispepsia blues: mal di testa e nausea. Uncle dog, what two balls! Faccio guidare la bassista preferita. Questa volta siamo all’Hard Stage, il quarto palco che hanno aggiunto quest’anno, lo viviamo come un downgrade rispetto all’anno scorso, ma d’altra parte anche quest’anno abbiamo superato la selezione. Un’ora e passa di viaggio e arriviamo alla festa. Il problema del parcheggio e del portare gli strumenti nell’area del retro palco è come sempre un dramma, we do a life of the madonna.

(warm up – Tim backstage alla Festa della Libertà di Zocca – foto di Lafède)

Sembra che manchino alcuni gruppi, quindi tutti inizieranno prima, l’entrata in scena della Cattiva prevista per le 22,45 è anticipata di un ora circa. Ho mal di testa, la nausea, voglia di rimettere. Prima dello show vado in bagno…trattasi di bagni chimici, 4 per la zona dei due palchi: vi lascio immaginare come son ridotti. Meglio il bosco che c’è dietro al nostro stage.

(Pol e Tim backstage alla Festa della Libertà di Zocca – foto di Lafède)

 Tocca a noi, due minuti per collegarci agli amplificatori già presenti sul palco, un minuto di soundcheck con HELLO THERE dei CHEAP TRICK e poi Lele parte con l’intro di ROCK AND ROLL. Il rombo delle LES PAUL, la veloce occhiata con Riff a bordo palco, la sicurezza della Saurit, lo sguardo attento di Lele, l’ugola d’oro di Pol…un bel venticello mi spira tra i capelli…le poche decine di pubblico dell’inizio si trasformano ben presto in un bel pienone. D’incanto la dispepsia non la sento più. Sono lì, sto per partire con l’assolo che non sarà difficilissimo ma non è nemmeno facilissimo, butto la mano, chiudo gli occhi e sono a Knebworth. Potenza del Rock and Roll.

(La Cattiva on stage a Zocca – foto di Lafède)

Segue il nostro arrangiamento di CAN’T FIND MY WAY HOME, di nuovo un mio assolo per poi finirlo con la frase armonizzata a due chitarre…mentre la faccio insieme al mio pard LORENZ mi sento invincibile. Alzo la testa, il pubblico è numeroso, in decima fila c’è qualcuno che balla contento come un matto al ritmo di MY WOMAN FROM TOKYO. Arriva poi MORE THAN A FEELING con le buonissime prove di Pol e Lorenz, il pubblico ormai è tutto con noi. Certo, non ci vuole molto, sono cover classiche di un certo effetto, ma alla fin fine bisogna poi saperle fare, col senso giusto, e noi, a volte, lasciatemelo dire, il senso giusto del(l’hard) rock lo abbiamo tutto.

(Lorenz  in versione Eric Bloom e il Brad Delp di Correggio live alla Festa della Libertà di Zocca – foto di Lafède)

Con WHOLE LOTTA LOVE i cuori cominciano l’heart banging, assolo centrale del guitar god di LittleVineyard (Lorenz insomma) e chiusura alla TSRTS del sottoscritto.

(La bassista preferita e l’uomo di blues  – Saurit e Tim sul palco a Zocca – foto di Lafède)

In LET THERE BE ROCK Lorenz mette in mostra le sue favolose capacità chitarristiche, io mi defilo, cerco di immedesimarmi alla meglio in MALCOM YOUNG e prima della fine presento la band:

“Bene è giunto il momento di presentarvi la CATTIVA COMPAGNIA…al basso la regina della velocità, la dea del rock and roll, la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassa, la nostra superfiga SAURA TERENZIANIIIII (applausissimi)…. alla batteria il tigrotto di Mompracen, il bravissimo LELE MORSELLIIIII (applausissimi)… alla voce la nostra ugola d’oro, il Brad Delp di Correggio, il Ian Gillan di Budrio, il Peter Gabriel di Mandrio PAOLINO MORIGIIIII(applausissimi)…alla chitarra solista, un uomo che non ha bisogno di presentazioni, my good friend, l’inimitabile, l’inarrivabile, l’inspiegabile LORENZ MOCALI (boato)…e all’altra chitarrina l’umilmente vostro Tim Tirelli (applausini)…bene, la Cattiva Compagnia vi ringrazia della bellissima serata, vi da appuntamento al prossimo rock and roll show e vi benedice nel nome del BLUUUUEEEESSSSSSS, Saint James Mountain goodnight! “

(“L’inimitabile, l’inarrivabile, l’inspiegabile… Lorenz Mocali “- foto di Lafède)

Chiudiamo con TRAIN KEPT A-ROLLIN’ due giri di assolo per Lorenz, due giri per me e tanto amore per il rock. Lunghezza del set 45 minuti, la durata perfetta, non perdi la concentrazione, hai abbastanza energia per cercare di dare il meglio di te stesso in ogni canzone e ti abbandoni senza riserve sulle onde del rock, che bello, che bravi musicisti che ho con me, che sensazione meravigliosa fare un concerto rock.

(“Alla batteria, il tigrotto di Mompracen, Lele Morselli”- foto di Lafède)

Poco dopo saluto tutti, LORENZ tra un paio d’ore deve suonare con gli STICKY FINGERS featuring John Paul Cappi sul Power Stage (il palco principale), ma io domani sarò tutto il giorno da Brian e poi la dispepsia ha ripreso le redini della situazione. Riff accompagna me e la bassista preferita alla macchina (parecchie centinaia di metri a piedi con due gibson, un basso fender, una pedaliera pesantissima e borse varie) mentre pronuncia bislacchi commenti motociclistici su Valentino Rossi, lo guardo stupito ma non dico nulla. Ma Riff, non era un intenditore? Mah.

Di nuovo la bassista preferita al volante, di nuovo con grossi problemi di stomaco io. Decidiamo di prendere l’autostrada per tornare, ma all’autogrill di Modena Nord siamo costretti a fermarci: rimetto i blues più acidi della mia anima. Lì nel parcheggio mi sciacquo la bocca, cerco di riprendermi, maledico chissà chi , guardo la luna e poi mi dico…ma anche questo è rock and roll!

(Tutte le foto di Federica Pratissoli)

DISPACCI DA GREENDALE – III: la fumettite.

18 Ago

Beh, riesco a farmi qualche giorno più del previsto, credevo che la situazione Brian precipitasse e che dovessi tornare a casa e invece questi 10 giorni me li godo tutti. La dispepsia è un eco lontano, i nervi si rilassano, sale la voglia di suonare la chitarra, le forze ritornano e ho una gran voglia di ascoltare i BlACK SABBATH (sto leggendo la biografia di TONY IOMMI dopo aver finito L’ULTIMO GIORNO di GLENN COOPER).

(“Abandoned  Bucket”, Greendale beach – foto di TT)

Sgironzolando  le sere in cui la speed queen non mi costringe a bazzicare i kartodromi, vengo assalito dalla cianfrusaglite: sono in giro a Castrum Gatthei (sfortunatamente non si puo’ tradurre CATPLACE AT THE SEA perchè i gatti non c’entrano nulla col nome del paese) e mi infilo in ogni “Tutto (o quasi) a 1 euro” Shop. Riesco ad uscire con una matita con in cima una scimmietta di plastica e con gli arti mobili e una confezione di dentifricio Captain’s Paste. Mi chiedo una volta di più se sono normale e mi dico che…an s’è mai vest PAUL RODGERS fer chi lavòr chè! In un altro rischio di comprare un completo per il perfetto crociato…(ma è il “Quasi” del Tutto a 1 Euro che mi fa desistere):

(Tutto per il perfetto crociato – foto di TT)

Poi, come ogni volta che sono al mare, mi prende la mania per le edicole e per i fumetti. Fin da piccolissimo ho avuto una fascinazione per gli albi a fumetti…NONNA ABELARDA, GEPPO, TIRAMOLLA, TOPOLINO (se ripenso a quegli albi giganti con in copertina Zio Paperone e Paperino mi si scioglie il cuore), SUPEREROICA, JOHNNY LOGAN, IL MONELLO, L’INTREPIDO, LANCIOSTORY, SKORPIO, BLITZ (prima che diventasse un giornale porno), IL COMANDANTE MARK, ZAGOR, MR NO…MR NO cazzo! Seconda metà anni settanta, insula pomposiana, il lido omonimo, ragazzino…accompagno Brian e suo fratello Mario all’edicola, mi piace l’odore dei giornali e il curiosare tra gli arretrati dei fumetti. Non potendo permettermi tutti quelli che uscivano, mi ero perso i primi 15 numeri di MR NO, ma ne avevo preso qualcuno dei successivi e mi piacevano un sacco. Mio padre chiacchiera con l’edicolante, mio zio pure, io scovo quei primi 15 numeri. Incredibile, tutti e 15. Non riesco a staccarmi, li accarezzo, li annuso, sono irresistibili. Mio padre mi chiama, a malincuore lascio quel tesoro sapendo che non potrò mai permettermeli…forse troppo a malincuore: mio zio capta il mio sguardo triste e mi dice “‘Tefi, che c’è?”, gli spiego il blues e lui me li compra tutti. Ancora oggi quella è una delle gioie più forti  mai provate in vita mia. Potete immaginare come mi son sentito due anni fa quando con JOSE’ abbiamo vinto la Champion’s? Beh, quello a confronto ancora non è niente. A tutt’oggi conservo e accudisco quei numeri, insieme ai successivi 35, con fervore mistico. Lo zio Mario è ancora oggi uno dei miei eroi. Nello stesso periodo esce KEN PARKER , ma decido di lasciarlo perdere, sono un ragazzino non ho grosse disponibilità. Mi pentirò amaramente, KP diventerà una delle mie ragioni di vita.

Va beh, tutto questo per spiegare la attrazione che ho per le edicole e per i fumetti…resisto qualche giorno, mi dico che non devo spendere, che c’è la crisi, che i tempi sono duri…bla bla bla…ma poi la groupie molla il guinzaglio e mi avvento su COLOR TEX, MAXI ZAGOR, DAGO CARTONATO e LINUS …30 euro che prendono il volo, ma almeno ho un po’ di satisfaction guaranteed.

Ripensando ai Crociati e ai Templari di cui sopra mi scatta l’associazione  conJaypee, per fortuna è arrivato in zona a LITTLEPINERY, mi manda un sms:

“Rieccomi al bagno VICTOR, circondato dalle solite facce da spiaggia. Ombrellone, sdraio, e la bio di HENDRIX regalatami da Picca che mi risolve la mattinata…”

Jaypee lo vedo la sera dopo, sa che sarò al Kartodromo Happy Valley con le sorelle Terenceson e ci raggiunge. Vedo sempre volentieri l’amico Jaypee, ci abbracciamo, ci aggiorniamo e ridacchiamo dei blues che ci saltellano intorno.

(Jay & Tim all’Happy Valley – foto di LST)

La speed queen intanto arriva prima nella prima manche e seconda nella seconda…she likes to boogie real fast…

Sarà che sto leggendo la bio di IOMMI, sarà che ho la porta della stanza, sopra di cui esso è appeso, di fronte al letto, ma dalla mia hotel room devo togliere il crocifisso. Sarò fissato ma i simboli religiosi non li reggo più. Ripongo gisus craist superstar in un cassetto e medito: se avessi un hotel io lo chiamerei HOTEL CALIFORNIA, e al posto dei cristi metterei altarini con le foto di ROBERT JOHNSON, MCKINLEY MORGANFIELD (Muddy Waters, insomma), MEADE LUX LEWIS…ridacchio con me stesso, più che Timòteo dovrei chiamarmi Timàteo…son proprio un nessi.

Questa sarebbe la scelta politicamente corretta visto che anche il GESU’ dei cristiani era un negro ( ebreo di origine etiope), ma nel caso volessi attenermi alla scellerata iconografia inventata da COSTANTINO, potrei mettere la foto di JOHN MILES, MMPH era, oppure il ROBERT PLANT del 1972 con barba e baffi, o ancora MIKE RUTHERFORD, visto anche il gruppo in cui suonava…

(Mike Rutherford dei Genesis)

DISPACCI DA GREENDALE – II

14 Ago

(Moscone di salvataggio – foto di TT)

Rifletto sulla TV del dolore e della morbosità che molta gente ha per le disgrazie altrui, quel pubblico insomma tirato su da Bruno Vespa e mentecatti simili: giorni fa di fronte al bagno accanto a quello dove sono io è morto un signore. Aveva 79 anni, passeggiava nell’acqua, si è sentito male: infarto fulminante. Non è stato un bello spettacolo vedere accadere queste cose, stavo ascoltando musica in cuffia, quando ho elaborato cosa stava succedendo c’erano già diverse persone che cercavano di aiutare il signore in questione. Diversi bagnini, personale del bagno, in pochi minuti anche i paramedici di due autoambulanze. Il corpo giaceva sulla spiaggia, riparato da parecchi ombrelloni appoggiati a terra tutt’intorno, eppure c’era un sacco di gente che cercava di sbirciare, che provava ad avvicinarsi, che spettegolava sulla cosa. Disgustato me ne sono tornato in albergo. Non potevo fare nulla per aiutare il poveretto e tutto quel voyerismo da tragedia mi dava sui nervi.

 La morte, già…meglio non pensarci.

 Mi sto comunque divertendo, riposando e rimettendo in forma. Porto la speed queen al kartodromo di Saint Mauro Sea (dove anche quest’anno incontriamo ANDREA DOVIZIOSO, asso della Moto GP)…

(La speedqueen – foto di TT)

 …mi mangio i gelati più strani come il più goloso dei bambini (ma poi mi dico che an s’è mai vest ERIC BLOOM magner di zlèe damant al “Sandy Pop”)…

 (Tim & lo Speedy Pop- foto di TT)

 …mi accorgo che la groupie non ha mai sentito l’espressione “a zoppo galletto” così gliela faccio vedere un primo pomeriggio verso le 14 sulla passerella che dal bagno porta al mare…zampetto su un piede solo per qualche metro e le dico “Ecco, è questo andare a zoppo galletto”…ma poi mi guardo intorno, spero che nessuno mi abbia notato, perché an s’è mai vest Simon Kirke andèr a zop galètt! …

 …faccio un giro in centro a CESENATICO e a DEERPLACE (Cervia insomma) dove incontro Laroby, una di INTHEMIDDLEOFTHEPLAIN (Milano insomma) che a furia di gironzolare intorno al blog è diventata una amica e che mi fa notare che vicino al suo albergo c’è l’HOTEL BLUES (…il prossimo anno tutti a Cervia)…

 (Lo squalo di sabbia di Cervia – foto di TT)

(La speed queen è tale anche nella sala giochi di Cervia – foto di TT)

…porto la speed queen a Tavullia, il paese di GO-A-LITTLE-SLOW REDS, il suo idolo, dove lasciamo molte decine di euro nel VR46 Store e ci mangiamo un pizza nel suo locale “da Rossi”

(Tim al VR46 store – foto di LST)

(Tim in pizzeria “da Rossi” – foto di LST)

….penso a Palmiro che abbiamo lasciato da Lasìmo, ci manca in maniera inaspettata quel piccolo distruttore tutto nero…

(Tim con Palmiro -notare la busta di cd per Mixi- foto di LST)

…cerco di iniziare la groupie ai piaceri del booze…

(La groupie got the booze – foto di TT)

…mi sparo qualche fritto misto al ristorantino TASTE OF SALT …

(Fritto misto al Taste Of Salt restaurant – foto di TT)

…insomma mi godo quelle piacevoli abitudini estive che da qualche anno mi porto dietro e che sono così famigliari da rilassarmi, cosa di cui avevo bisogno…

e poi mi ascolto la musica, modalità random, e quando partono certi pezzi devo condividere sensazioni di beatitudine con la groupie o, tramite sms, con Paolino Lisoni e Stefanino Piccagliani…quando poi parte GOING TO CALIFORNIA e guardo il mare mi pare di innalzarmi, di salire verso l’infinito. Il mio sguardo che sconfina e finisce per naufragare là, oltre gli scogli e le installazioni petrolifere che scorgo in lontananza, oltre gli stessi confini di questo laghetto che è l’Adriatico: che il padre dei quattro venti benedica sempre chi ha creato LZIV.