DISPACCI DA GREENDALE – I

12 Ago

Qualche giorno di vacanza, al mare, in Romagna. Non posso allontanarmi troppo da Brian e così anche quest’anno mi ritrovo qui. Ah, anche stavolta ombrellone numero 1, strana coincidenza o segno blues? Adempio con cura ai soliti riti a me cari: bagno verso la mezza quando la spiaggia si svuota, pranzetto al baretto del bagno Mabbe o la ristorantono sulla spiaggia “Little Caesars Zone” (Zona Cesarini insomma), alle 18 thè verde nel lounge bar dell’Hotel Appo.

Scambio di messaggi con Paolino Barone, Paolino Lisoni e Stefanino Piccagliani.

TIM: Arrivato a Greendale.Stop.Meditabondo scruto l’Adriatico.Stop.In Cuffia JOHNNY WINTER AND.Poco distante animatore di un bagno fa ballare la gente con ritmi latino-americani fake.Stop.Mi sento solo.Stop.

LISO: Io sono a Lerici e ogni tanto al bar sotto casa partono dei karaoke devastanti. Ma che cazzo di musica piace alla razza umana? Ma noi non siamo soli.

PICCA: Qui il dj da spiaggia manda covers rock in versione reggae. STAIRWAY compresa. Finita la biografia di Bill Graham, presto recensione per il blog. I ragazzi (i LZ ndt)ne escono malino, più l’entourage che loro. In seguito lavorando con Jimmy per l’ARMS e con PLANT nessun problema. La colpa cade su GRANT, COLE e BINDOM dipinti come camorristi in coca. Comunque la bio è molto bella.

TIM: 9 agosto Stop.In prima fila sul lettino di nuovo contemplo il mare mentre mi ascolto I BELIEVE IN FATHER CHRISTMAS di Greg Lake.Stop. Sono Normale? Stop.

LISO: Sei il mio preferito. Io in cuffia al momento ho CARAVANSERAI.

PICCA: Normalissimo! Io leggo la biografia di Nicky Hopkins.Meno bella di quella di Graham ma cmq avvincente. Page ne esce controverso, Beck malissimo. Al mercatino ho preso RUN WITH THE PACK in vinile. 10 Euro.

POLBI:WINTER e EXILE ON MAIN SYTREET da giorni girano nel mio stereo.Però, forse l’albino non sarebbe stato male negli Stones.

TIM: Lo so, è un pensiero ormai comune ma credo che il nostro rock (i LZ, gli ELP, i CSN&Y, Santana, Yes, etc etc non siano più classic rock ma musica classica. Stop.Un tempo era la musica che si ascoltava, adesso è roba per (un discreto musica di appassionati).Stop. Sto ascoltando la cover di JOHNNY WINTER di NO TIMEW TO LIVE dei TRAFFIC e sono arrivato a questa conclusione. Stop.Il Rock, quello vero, non sarà più musica di massa e questo la dice lunga sul futuro dell’umanità.Stop

PICCA: Finita la biografia di BUDDY GUY. Una sola parola: meravigliosa.Leggila. Lord Have Mercy. Comunque, an s’è mai vest Junior Wells in spiagia a Valverde.

-Dispacci da Greendale rifà il verso a DISPACCI DALLA ROMAGNA del nostro Picca dal blog “Figadein”che tiene sulla Gazzetta di Modena. Presto il link a quello e ad alcuni altri siti/blog interessanti-

DYLAN DOG Color Fest n.9 (Sergio Bonelli Editore – agosto 2012)

9 Ago

Gli speciali COLOR FEST di Dylan Dog di solito mi piacciono parecchio, il colore arricchisce notevolmente questo fumetto. Anche questo numero 9 di agosto è convincente e tocca addirittura vette altissime col terzo episodio:

QUELL’HOTEL SULLA SPIAGGIA (Mauro Boselli – Luca Rossi – Overdrive Studio): TTT

LA TOMBA DI GHIACCIO (Maurizio Mantero – Marco Belli-Giovanni Freghieri – Sergio Anelli): TTTT

IL BOTTONE DI MADREPERLA (Barbara Baraldi – Paolo Mottura): TTTTT La storia scritta e sceneggiata da Barbara Baraldi è stupenda, sentimentalmente stupenda. La protagonista, che ha lo stesso nome e la stessa fisionomia della Mrs Robinson del film IL LAUREATO, riesce a tessere una relazione tenerissima con Dylan coronando – per un sol giorno – un sogno inseguito da sempre. I disegni di Mottura poi sono altrettanto belli, anzi bellissimi. Questo episodio mi ha portato alla mente ADAH, numero indimenticabile di KEN PARKER di Berardi e Milazzo. La stessa tenerezza, la stessa sensibilità che mai sfociano nel romanticume da strapazzo. Mi tolgo il cappello e  mi inginocchio davanti alla Baraldi e a Mottura.

ANIME SENZA PACE  (Giovanni Gualdoni – Leomacs – Overdrive Studio): TTT

Brian e la brasiliana

8 Ago

Da qualche sabato non porto più Brian a Ninentyland, sto cercando di girare un po’ meno in macchina altrimenti mi sento una trottola…così dopo averlo lavato e preparato lo porto al centro commerciale vicino a casa sua, dove per anni ha bazzicato. Due caffè macchiati e due pastine da Chen Il Chinese poi spesa al Conad.

Brian spinge il carrello mentre io ripongo cibarie; io sempre un po’ scontroso e serio (An s’è mai vest Albert Collins fer la spesa al Conad del Newtower), Brian sorridente e aperto al mondo. Mentre contemplo le merendine meno costose sento che Brian ha una parola per tutti (e dico tutti!) gli avventori del supermercato. Che attaccapezze che è il mio vecchio! Verso la fine delle corsie sono intento a fargli un discreta scorta di primi-già-pronti-solo-da-scaldare, controllo la data di scadenza, il tipo di pasta, etc etc…poi mi volto e vedo Brian che parla amabilmente con una Brasiliana di quarant’ anni più giovane di lui. Evidentemente si conoscevano perché  lei è contenta di vederlo e gli chiede notizie. Dubito che il vecchio Brian ricordi chi sia la mulatta che le sta davanti, cionondimeno non perde l’occasione per parlarle. Parlano fitto fitto per 5 minuti buoni, mentre io impreco scegliendo affettati, integratori, yougurt.

I due piccioncini poi si salutano affettuosamente, dopodiché, col petto gonfio come un galletto, Brian mi segue alla cassa. E’ comunque un salutare continuo e tutte le volte mi interrogo sulla capacità atavica che ha mio padre nell’entrare nella quotidianità delle persone.

Alla cassa, sto pagando mentre dico per la centesima volta “Brian, non disturbare la signora” (e la signora di rimando “Ma si figuri, io e suo padre  ci conosciamo bene, lo lasci pur fare”) quando con la coda dell’occhio vedo che Brian sorride ad una giovane donna (dio, giovane, 35/40 anni) dall’aria disinibita, piuttosto procace, legata dentro ad uno di quei vestitini estivi che ogni tanto fanno girare la testa. La ragazza prima di andare mi tocca una spalla e saluta anche me, ammiccando. Io, serioso, metto la spesa nelle borse ma capisco che, al Conad del Newtower, volendo, con Brian, si cucca.

Umberto Panini “L’America è qua” (F.C.Panini Editore 2010 – Euro 15)

6 Ago

“Una storia di motori, figurine e formaggi” già…è con queste parole che si può condensare la vita straordinaria di Umberto Panini, uno dei fratelli Panini, quelle delle figurine. Modenese doc (seppur proveniente da una famiglia di destra in una terra tradizionalmente di sinistra) , uomo col senso dell’avventura, genio della meccanica, Umberto inizia a lavorare sui motori, preferibilmente quelli delle moto, nelle fabbriche della sua città, per poi spostarsi in Venezuela seguendo il puro istinto umano, quello che ti fa venir voglia di vedere altri orizzonti e a cui tu – a volte – non ti puoi opporre.

All’inizio degli anni sessanta torna in Italia chiamato dai suoi fratelli che avevano  fiutato il potenziale del business delle figurine, per dar vita ad una delle più riuscite avventure industriali italiane. Col suo genio riuscirà ad inventare le leggendarie fifimatic, imbustatrici automatiche (A Modena le figurine vengono da sempre chiamate “fifi”), e a proiettare la Panini verso galassie inesplorate. Verso la fine degli anni ottanta,  i fratelli Panini vendono la Panini spa, e Umberto si dedica  – con grande successo – alla sua azienda agricola, HOMBRE.

Questo libro è davvero gustoso, scritto in modo semplice e diretto, così da non perdere la linearità di una vita avventurosa sì ma vissuta sempre coi piedi per terra. Certo, facile per me scrivere queste cose, ho lavorato in Panini per 10 anni, e ancora mi sento sentimentalmente legato all’azienda (ma il signor Umberto non l’ho mai conosciuto, l’ho giusto visto di sfuggita qualche volta) poi …certo sono modenese, e da bambino mi sono molto divertito con le collezioni della Panini. Facile dunque per me apprezzare questo libro, ma non è da sottovalutare il risvolto “costume e società”, il seguire la storia di un uomo pieno di vita negli anni del dopoguerra e del boom economico.

Il libro è pubblicato dalla Franco Cosimo Panini Editore e costa 15 euro.

Hoping for a THE FIRM reunion: ma allora non sono il solo!

3 Ago

Sono anni che mi trastullo con l’idea di una reunion dei FIRM. Riunione dei LZ? Di Page and Plant? Troppo banale, io sogno una reunion dei Firm. 5 serate all’Hammersmith di Londra, tutte registrate, in maniera da far uscire un bel doppio live e un blu ray e in contemporanea ripubblicare i due album in deluxe edition con inediti e bonus discs con le registrazioni live dei due tour del 1985 e 1986.

La scaletta dei miei sogni (da far girare nelle cinque serate) sarebbe:

FORTUNE HUNTER (Firm)

RADIOACTIVE  (Firm)

TEAR DOWN THE WALLS  (Firm)

BURNIN’ SKY (Bad Company)

THE ROVER (Led Zeppelin)

MIDNIGHT MOONLIGHT (Firm)

ALL THE KINGS HORSES (Firm)

CLOSER (Firm)

TRAVELLIN’ MAN (Free)

TEN YEARS GONE (led Zeppelin)

MONEY CAN’T BUY (Firm)

SATISFACTION GUARANTEED (Firm)

DREAMING (Firm)

HYPNOTIZING WAYS (OH MAMMA) (Jimmy Page)

CUT LOOSE (Paul Rodgers)

LIVE IN PEACE (Firm)

CAN’T BE SATISFIED (Muddy Waters)

SPIRIT OF LOVE (Firm)

Sogni sciocchi direte voi, ma per la prima volta ho capito che non sono solo in questo mondo a sperare che questa cosa accada:

su Facebook sono amico di Tony Franklin, il bassista dei Firm appunto, l’altro giorno pubblica qualcosa sulla sua bacheca (Tony al momento è in tour con Kenny Wayne Sheperd):

Tony Franklin Martedì alle 23.52 tramite cellulare · 

I heard that my old Firm friend Paul Rodgers will be at the Notodden Blues Fest in Norway at the same time as us. Not such if our paths will cross. I’ll definitely keep an eye out for him :)
Io faccio un commento al post:
Tim TirelliStill hoping for a FIRM reunion…
E lui clicca sul “mi piace” sotto al mio commento.
Beh, son soddisfazioni!
(Rodgers & Page nel 1985)

INTERVALLO: rockstar con il padre – Jimmy Page

31 Lug

(Jimmy Page and his father – Knebworth agosto 1979)

CATTIVA COMPAGNIA Live in Guiglia blues

30 Lug

Ho già scritto che facendo pochi concerti ognuno di questi diventa un piccolo evento, e devo dire che la cosa ha un suo fascino. Per qualche giorno pre e post show hai in mente quella cosa lì.

Nella settimana piuttosto incasinata cerchi di organizzare tutto per avere un po’ di tempo la sera per ripassare le tue parti, al sabato mattina sei da Brian e mentre lo lavi ripassi mentalmente gli accordi -che non ricordi mai- che fanno da base all’assolo di MORE THAN FEELING. Poi, visto che non lo porti più a Ninentyland, mentre sei lì con lui a prendere un caffè da Chen il cinese al bar del Newtower focalizzi la tua linea dell’assolo armonizzato in CAN’T FIND MY WAY HOME. Entri poi al Conad del Newtower e mentre fai la spesa per Brian gli lasci spingere il carrello così che si senta importante…oltre a recitare a te stesso la frase ormai preferita di molti avventori del blog (“An s’è mai vest Johnny Winter fer la spesa al Conad dal Torrenova”) ripassi ad occhi chiusi l’assolo di THE OCEAN, hai visto mai che ci chiedano un secondo bis e ti tocchi farla.

Di nuovo chez Brian, gli prepari il pranzo e mentre gli scaldi uno di quei piatti già pronti ti chiedi se ha un senso presentare tre dei tuoi pezzi in italiano in mezzo alla classic hard rock bonanza che di solito portate in concerto. Lasci il tuo vecchio e scappi a far la spesa alla Coop a Regium Lepidi. Esci dal portone del palazzo di Brian e ti fermano due persone: una ragazza giovane e una specie di nerd un po’ fricchettone.  Tiri fuori dalla borsa il ritratto di ALEISTER CROWLEY pensando siano due testimoni di geova e ma poi ti accorgi che son due che stanno facendo una sottoscrizione per LOTTA COMUNISTA, una giornale leninista. Do 5 euro, la ragazza mi passa la ricevuta e un copia del giornale. Mentre salgo in macchina mi dico ““An s’è mai vest John Miles fer una sotoscrisìon per la stampa leninista” .

(Brian – foto di TT)

Alla Coop faccio altra spesa per Brian così per tutta la settimana è a posto, poi mentre sto valutando se comprare un paio di piantine da piantare nelle fioriere del posto in riva al mondo mi dico “An s’è mai vest Mick Ralphs cumprèr dal piantèini ala Coop” . Fai la spesa col salvatempo, leggendo con una pistola laser tutti gli articoli e riponendoli già nelle borse. Naturalmente arrivi alle casse apposite e che carrello il computer decide di controllare? Quello di Tim Tirelli, of course.

Pranzo, una doccia, il tempo di caricare e si parte. Arrivi a Guiglia, scarichi, monti, inizi il soundcheck che si interrompe dopo 45 secondi: sono le 19 inizia la messa non bisogna disturbare, diobono.

(Il palco di Guiglia – Particolare – foto di TT)

(The Guiglia stage – foto di TT)

(CC pre soundcheck – da sx a dx Pol Saurit Tim Lorenz Lele – foto di Lafede)

La festa ha sempre il solito sapore,  il gusto di campane, non è neanche male…piadina prosciutto e mozzarella, patatine fritte, una weiss. Caffè una taverna più  in giù. Per Lorenz anche un McCallan. Nei “camerini” a cambiarci. C’è anche Andrea di Marco di Zelig; noi entriamo in scena dopo di lui.

(“Tra un manifesto e lo specchio” – foto di TT)

(Pre show daze: Lorenz, Pol & Tim nei camerini – foto di LST)

Saliamo sul palco, imbracciamo gli strumenti, Lorenz inizia il riff di HELLO THERE, si parte. Per i primi quattro pezzi sul palco non si capisce nulla, un cespuglio di suono indistinto corre sul palco sospinto da un vento maligno. D’accordo non aver fatto un soundcheck adeguato, ma il service è uno di quelli seri, le spie ci sono…ma come dice Picca “secondo me sul palco non si sente un cazzo neanche se hai la produzione Pulse dei Floyd… è un mistero eterno e inestricabile”. Archivio la faccenda sotto la voce “E’ così che vanno le cose”, paturnie da musicisti, mai un volta che tu sia contento, che non debba giustificarti per certe sbavature ed errori. Ma tra i fumi, i faretti, i nostri tre pezzi, l’assolo armonizzato fatto con Lorenz di CAN’T GET ENOUGH per un momento ti è sembrato di essere al tuo posto, là al Public Auditorium di Cleveland.

Un bis (WHOLE LOTTA LOVE che fa sempre la sua figura), chiacchiere con gli amici che ti son venuti a vedere, smonti la tua strumentazioni e la carichi sulla blues mobile, mentre ti infili in tasca 80 euro. Fai un paio di conti, tolto il carburante quanto ti rimane? 60 euro? 62? Per un impegno complessivo di 10 ore. Uhm.

Ma non vuoi fare la vittima, non lo fai per questo…lo fai per questo preciso momento: perché dalla collina sei appena atterrato in pianura, stai lasciando gli svincoli di LittleVineyard, sono le 2,30 di notte o di mattina, la groupie dorme, nel lettore gira HONKY CHÂTEAU  di ELTON JOHN in versione Original Master Recording, i semafori lampeggiano, nessun per strada, le insegne luminose ammiccano, la notte è serena e calda, sei con te stesso e provi quell’inspiegabile blues che domini con fredda determinazione  ma che ti dipinge quell’espressione sentimentale sulla faccia… quel velo di tenerezza che ti fa sentire uomo di blues, quel feeling che pur nella sua malinconia ti prova che sei vivo. Poi parte ROCKET MAN e ti sciogli dentro a brividi che solo quelli come te sanno provare, ti commuovi pure forse, perché ti senti un po’ così anche tu, solo lì nello spazio ad osservare senza capire, che poi è il destino della condizione umana.

….And I think it’s gonna be a long, long time
Touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home, oh no no no
I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone….

Arrivi infine alla domus saurea, ti infili i guantini, scarichi la macchina, chiudi il garage, ti fai una doccia e ti metti a letto. Leggi l’ultimo numero del fumetto JULIA, fai stancare Palmiro fino a che non si accascia su di te, pensi a domani…l’ennesima domenica da Brian, ma scacci il pensiero, stanotte hai suonato rock and rock e lascia che sia. Sono le 4, spengni la lampada sul comodino…New York goodnight.

CATTIVA COMPAGNIA live at the Saint Louis Fair, GUIGLIA (Modena) sabato 28 luglio 2012 ore 22.

26 Lug

(Lorenz, the man himself – Live 2012 – foto courtesy of Silvia B.)

JULIA says goodbye, il primo “titulo” grazie al TROFEO TIM & i BIG ONES live in Borgo Massenzio

24 Lug

Sabato mattina ho salutato Julia, le nostre vite personali ci portano su continenti diversi. E’ sempre difficile per me staccarmi dalle persone con cui ho avuto un rapporto profondo, subito dopo l’addio mi gira la testa e qualche minuto più in là precipito giù per il dirupo della nostalgia. Ho conosciuto Julia un luglio di 5 anni fa e facendo un conto di queste stagioni passate mi accorgo di aver attraversato bayou paludosi e pieni di insidie. Sono inciampato da qualche parte e poi sono ripartito da zero, ho salutato  la stella del mattino, ho incontrato quella che sa pescare un uomo caduto nel mare, e ho tirato avanti nascondendomi durante il temporale per poi rialzare la testa e bestemmiare quando tornava il sole…

Divento sentimentale quando è l’ora degli addii, così cerco di non incontrare nessuno. Me ne cammino tra le vie meno battute di Mutina, mi fermo a bere un caffè da solo (perché povero me stamattina non ho nemmeno un amico qualunque con cui berlo), corretto (col Southern Comfort naturalmente) anche se sono solo le nove. Guardo la gente, controllo che non sia già uscito il nuovo numero di CLASSIC ROCK, mi metto sotto la Ghirlandina e la guardo in tutta la sua bellezza. Guardo il cielo, respiro, cerco di cogliere la modenesità che mi sembra stia sparendo. Abbasso la testa sotto il peso di blues grevi e solenni, ma devo andare da Brian, la devo smettere con le mie malinconie. Mi volto un’ ultima volta, addio Julia.

(Goodbye yellow grey road – foto di TT)

Sistemo Brian e verso mezzogiorno mi dirigo alla Coop di Regium Lepidi per un’altro momento della serie an s’è mai vest Son House fer la spesa alla Coop…mi metto a tavola alle 15. Un paio d’ore a cercar di recuperare le forze da settimane spese sempre avanti e indietro, inutilmente…il gatto Palmiro non vuole mica dormire, lui vuole bruciare. La sera il trofeo TIM mi porta le prime gioie calcistiche della stagione: un goal alla J** su cappella di Lucio (che ridere ragazzi) e due golletti alla seconda squadra di Milano, quella che non vende i suoi gioielli.

Domenica da Brian, tutto il giorno, ma alla sera riesco a metterlo a letto in tempo per essere alla festa di Borgo Massenzio per le 22,15 a vedere i BIG ONES, la tribute band degli Aerosmith. Se non altro non hanno chiamato solo le ormai insopportabili tribute band  dei soliti 5 nomi: Liga, Vasco, Queen, U2 e Nomadi (zio can, la tribute band dei Nomadi…già facevano cagare gli originali, figuriamoci la tribute band!).

(Big Ones a Borgo Massenzio 22/07/2012 – foto di LST)

Son lì con Jaypee e le due groupie. Il primo colpo d’occhio è impressionante: Renzo D’Aprano – il cantante – visto da 5/10 metri di distanza sembra davvero quel gran figo di STEVE TYLER. Subito la band non mi prende tanto, ma verso la fine riesce a farmi ricredere. Grande versione di I DON’T WANT TO MISS A THING e grandissima versione di TOYS IN THE ATTIC (bis finale). E’ Renzo comunque quello che ti riporta al senso, al colore, alle sfumature degli Aerosmith. Davvero bravo, e che showman poi! Ottimo anche il tastierista. Il repertorio è uno di quelli da fighe, solo 4 pezzi pre 1987 (se ricordo bene), ma gli Aero li porto nel cuore e dunque mi va bene anche così. I BIG ONES nel corso della serata presentano anche tre loro pezzi. Sul loro sito avevo dato un’occhiata al loro video (Grido Al Mondo…o qualcosa di simile) e proprio non mi era piaciuto (il pezzo). Invece quei tre brani  proposti domenica sera mi hanno solleticato non poco, tanto da farmi ordinare il Cd su Amazon la notte stessa. D’ora in poi li tengo d’occhio i BIG ONES.

Le note di costume sono simili a quelle che scrissi l’anno scorso: molti uomini in braghe corte e ciabatte. Persino il bassista dei BIG ONES era sul palco con braghe corte sotto al ginocchio, calzino e canottiera! Mah, non credo ci sia più speranza. Parecchi giovani pronti ad applaudire la band, diverse proto-groupie vestite ad hoc, ragazze e ragazzine pronte a sbocciare, e i soliti tipi e tipe improbabili con indosso la maglia blaugrana di Piquè a ballare fuori tempo per tutto il concerto.

Dietro a Jay ad un certo punto compare una suora, la squadro: sembra sorpresa e terrorizzata dal concerto rock che si sta tenendo sui gradini della chiesa. Sta pregando, chiedendo scusa al suo signore, invocando pietà… Get a grip, sister.

 

(la suora terrorizzata dal rock – foto di TT)

(Tim & Jay al concerto dei Big Ones – foto di LST)

Saluto Jaypee e la sua groupie, e mi incammino con la mia lungo la buia stradina che porta nel posto in riva al mondo…campagna nera, oscurità, gli ululati dei cani del destino, sassi sul mio sentiero…sì, sono a casa.

VINYL BLUES

23 Lug

Ultimamente mi ero fissato troppo con i CD, così ho dovuto farmi arrivare un po’ di vinile…quei buoni vecchi long playing che mi fanno ancora girare la testa. Sì sì, c’è la crisi, il dentista da pagare, la batteria della blues mobile da cambiare, lo spread , il rischio default, la spending review…ma vaffanculo, mangerò grazie all’orto della groupie, non uscirò a cena per tre mesi, ma questi 173 euro di LP mi risollevano il morale…e il demonio sa quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi.

(Ultimi arrivi in vinile – foto di TT)