Camillo Prampolini diceva che “uniti siamo tutto, divisi siamo niente”. Già… viva l’Emilia, viva il sol dell’avvenire.

3 Giu

Ecco, questa è la mia regione. Senza tanti clamori, Saura e un paio di suoi colleghi si sono messi a raccogliere qualche soldo tra i dipendenti dell’IREN di Reggio Emilia. Sono arrivati a quasi 1000 euro. Hanno telefonato ai Comuni di Medolla, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e si sono fatti dire di quali generi alimentari e non avevano più bisogno. Sono andati a comprali, li hanno accatastati in garage…

(La roba accatastata – foto di TT)

Steve, il nipote di Saura, ha fatto lo stesso con i suoi amici e ha aggiunto altra roba. Sabato mattina con quattro o cinque macchine hanno caricato tutto e sono partiti per portare quei beni di prima necessità a destinazione…

(Foto di Steve…facciamo finta di non vedere la immaginetta di Padre Pio sulla macchina dei genitori di una sua amica)

Saura mi ha raccontato del disastro che tutti abbiamo visto in TV, della incredibile mobilitazione di solidarietà, dei magazzini pieni di aiuti, dei volontari… delle persone colpite duramente che vogliono risollevarsi in fretta e senza troppe balle…Steve fotografa due vigili del fuoco che stanno controllando i danni ad un tetto, uno di loro saluta…c’è da commuoversi…

(Firemen – Foto di Steve)

In queste ultime due settimane ho tolto il tappo alla retorica, portate pazienza, ma siamo stati colpiti nel profondo e ci sta. Questo di Saura e dei suoi amici è solo l’esempio a me più vicino, ma ce ne sono migliaia di simili. A Saura, Enrico, Nunzia, Gianni, Steve e Marialisa dunque tutta la mia stima e riconoscenza. Questa è la mia gente, questa è la mia Emilia. Camillo Prampolini diceva che “Uniti siamo tutto, divisi siamo niente”. Già. Viva l’Emilia, viva il sol dell’avvenire.

CC live in San Martin On The River, 28 maggio 2012: una serata da operai del rock

2 Giu

Lunedì, giorno dedicato ad uno dei pochi concerti che la CATTIVA riesce a fare. Stavolta siamo a San Martin On The River, nei giardini della Rocca, all’interno della rassegna”Fiera d’Estate”. Siamo lì perché il gestore del bar dell’area sportiva del paese si occupa anche di questa cosa pre-estiva, e ha una predilezione per noi. Predilezione che fatico a capire, facciamo hard rock anni settanta, non propriamente una musica che attira folle di avventori (qui in Italia). Ad ogni modo, ci ha voluti e noi ci siamo.

Uno, nel suo piccolo, ogni volta che c’è un concerto da fare si immagina una situazione ideale, si trastulla con le buone vibrazioni create dalla mente…e ogni volta deve fare a patti con la realtà, con i blues, con la condizione di operai del rock, poetica finché si vuole, ma mica tanto simpatica.

(il palco che sogni)

Il concerto si deve svolgere dalle 19,30 alle 21 (dopo c’è una sfilata di moda…e non la si può mica disturbare). Orario bislacco, ma tant’è…Il rendez vous è alle 15,30 sul posto del concerto, l’impianto non c’è e lo dobbiamo portare (e montare) noi (che non ne abbiamo uno). Chiediamo ai TACCHINI SELVAGGI (thank you boys) un po’ delle loro casse, dei loro microfoni, dei loro cavi, il mixer lo porta la bassista preferita, Lele porta le quattro casse della saletta prove (the little piggery).

Al mattino al lavoro, alle 13 scappi, arrivi nel posto in riva al mondo. La bassista preferita il giorno prima ha fatto il giro del perdono per raccattare tutto e ha la macchina già pronta. Sulla blues mobile due amplificatori, un basso, tre chitarre, la pedaliera e cosette varie. Ti spari un piatto di pasta, ti fai la doccia e cerchi di gestire Brian che è in uno dei suoi giorni più nebbiosi e ti chiama 21 volte (21!) . Alle 15,25 salgo in macchina già spossato. 10 minuti e siamo a San Martin. La location non è niente male, il giardino, la rocca, il sole a picco, Lele e Pol al bar a bersi la prima birra.

Scarichiamo e montiamo. O meglio la bassista preferita in prima linea detta ordini precisi a cui noi ubbidiamo senza riserve. La guardo mentre si adopera incessantemente affinché tutto venga predisposto nel migliore dei modi. Che donna. Siamo sotto il sole, il palco è piccolo, le assi non sono stabili, se Pol si posiziona in riva al palco Lele lì dietro si solleva di qualche centimetro. Partono madonne di un certo peso, ma il mood rimane buono, dopotutto stasera si suona…però che blues! I bagni pubblici inspiegabilmente sono chiusi, così se vuoi far pipì devi andare al bar, ordinare qualcosa e poi procedere con i tuoi bisogni. Verso le 18 abbiamo finito. Arriva Imo, mio cugino, batterista degli Orazero (primo gruppo di Liga). Ci mettiamo a chiacchierare mentre ci portano le pizze. Stasera si mangia prima del solito. Azzardo a bere una birra gelata, confidando che il dio del rock domani tenga lontano il demone della dispepsia.

(Il palco che è – foto di TT)

Lorenz arriva alle 19. Scarichiamo il Marshall e le sue cose. L’asso della chitarra di Little Vineyard salta la cena, un paio di birre ed è a posto. Senza rinfrenscarci ci buttiamo in macchina a cambiarci…mi tolgo la maglietta degli WHITESNAKE…

(dress change – doto di LST)

Come spesso accade in queste situazioni, sul palco non funziona più o meno nulla: non senti Lorenz, dalle spie arriva un convulso intreccio di suoni che non distingui, il suono della tua chitarra fa schifo…ma non ci si sorprende, butti la mano e speri che il chiar di luna batta sulla faccia. In scaletta abbiamo  qualche pezzo nuovo: WOMAN FROM TOKYO, FROM THE BEGINNING, MISSISSIPPI QUEEN. In più un paio di nostri pezzi: BLU e QUEL CHE CANTAI. Nel bel mezzo del buraccione convulso che sentiamo sul palco (non c’è nessuno che sta al mixer e che possa fare qualcosa) un paio di volte l’organizzatore viene ad attaccarci un bigliettino alle casse: “Potete suonare fino alle 23?”.  Ah, che blues.

(CC Live in San Martin: da sx a dx: Lorenz, Pol, Tim, Lasàurit…nascosto Lele – foto di Federica P.)

Mi accorgo poi una volta di più che soffro della sindrome di LEOPOLD…spesso le mie performance di chitarra lasciano a desiderare. Il chitarrista solista della band è l’uomo che non ha bisogno di presentazioni (LORENZ), ma anche io ho i miei spazi…ad esempio HEARTBREAKER e l’assolo non accompagnato. Non suono più spesso come in passato, ma cerco di prepararmi sufficientemente per i concerti…le due settimane prima ti rimetti in forma, nelle prove che precedono la serata te la cavi benino…ma poi sei lì sul palco butti la mano è quello che ne viene fuori è un cosa tipo ATLANTIC 40TH ANNIVERSARY. Ah, sono proprio Jimmy Pèz.

I 12 album che ascoltavamo negli anni 80

31 Mag

In riferimento ai vostri commenti al post L’HIGHWAY BLUES e IL CHELSEA del 20 maggio scorso, inizio un nuovo thread dedicato ai 12 dischi che ascoltavamo negli anni ottanta…dischi appunto usciti in quei dieci anni.

Mi sembra una cosa divertente e interessante vedere un po’ come ci arrabattavamo in quel decennio piuttosto lofi. So che in tanti ascoltavamo anche canzoni singole, ma questo dopo tutto è un blog di un certo tipo e prendiamo in considerazione cose più impegnative come gli album nella loro interezza. Sono sicuro che indicherete con sincerità le vostre scelte, senza includere quelle che farebbero figo (usanza deplorevole di troppa gentaglia).

I vostri 12 album preferiti di quel decennio dunque, 12 come i semitoni della musica occidentale, come le stelle della bandiera europea, come i cavalieri della tavola rotonda, come le tavole del diritto romano…12 come le battute della nostra musica.

(tipica mise degli anni ottanta – nella foto Rik Emmett dei Triumph)

Attendo le vostre liste, magari alla fine tiriamo le somme e vediamo un po’ come sarà la TOP 12 degli anni 80 del Blog. Vi invito a non segnalare troppi titoli dell’anno 1980, a non considerare album tipo CODA dei LZ (uscito nel 1982) come album degli anni ottanta. Naturalmente 12 non sono sufficienti, ce ne sarebbero diversi altri, ma di solito i primi che vengono in mente sono quelli che ascoltavamo davvero…

Comincio io con la mia:

  • QUEEN – The Works
  • WHITESNAKE – Slide It In
  • THE FIRM – The Firm
  • ROBERT PLANT – Pictures At Eleven
  • BLACK SABBATH – Heaven And Hell
  • VAN HALEN – Diver Down
  • CHEAP TRICK – All Shook Up
  • BILLY SQUIER – Don’t Say No
  • AEROSMITH – Permanent Vacation
  • DEF LEPPARD – Hysteria
  • VASCO ROSSI – Vado Al Massimo
  • DAVID LEE ROTH – Eat’em And Smile

AEROSMITH new song “Legendary Son”

30 Mag

Mi è difficile ascoltarla senza pensare a THE WANTON SONG dei LZ. Voi cosa ne pensate? Io al momento non  ne ho idea…

 

TT BLOG: TERREMOTO MAGGIO 2012 – “Viva L’Emilia, L’Emilia che resiste…”

30 Mag

Venivo al lavoro stamattina, con l’anima in pena e ancora piena di sonno, e mi sono messo a piangere, da solo, in macchina, pensando alla mia terra così ferita. Sono predisposto al melodramma, sono un italiano dopo tutto, ma le mie erano lacrime sobrie, vere, sincere, scevre da qualsiasi suggestione retorica. Ho sempre saputo di essere legatissimo alla mia terra, quel lembo di piatta pianura che va da Bologna a Reggio Emilia (la provincia della mia stirpe), passando per Modena, la mia città. Sono sempre stato orgogliossissimo di essere emiliano-romagnolo, delle mie origini, dei vigneti di ancellotta che dal 1400 uniscono il territorio (e guarda un po’, il vitigno più significativo è chiamato “ancellotta di Massenzatico”…vedi un po’ dove sono andato a finire…nel cuore dell’essenza reggiana a due passi da dove i miei bis e trisnonni hanno dato origine a tutto il mio mondo), delle case del popolo, della laboriosità della mia gente legata e non contrapposta alla voglia di godersi la vita-

(Mazzenzatico – vigna – foto di TT)

Nonostante questa consapevolezza questo pianto puro, istintivo, di pancia, doloroso mi ha colpito. Io sono uno dei fortunati, per qualche manciata di chilometri il terremoto non ha influito materialmente sulla mia esistenza e su quella delle persone a me vicine, ma vivo con molta partecipazione le sventure, i drammi, i lutti delle genti dei posti colpiti a morte.

Per noi i disagi sono sciocchezze: Brian e mia sorella che dormono in macchina, Lasìmo e sua madre che fanno lo stesso, io che dormo un sonno leggerissimo e agitato, la groupie che malgrado il carattere da amazzone e virago si commuove e si smarrisce un momento, il concerto a Ravarino della Cattiva Compagnia annullato, sensazione di instabilità, giramenti di testa…ma per quelli più sfortunati è una vera catastrofe.

(provincia di Modena)

Conto sulla solidarietà emiliana (ed italiana), che in questi frangenti sembra passare sopra alle differenze che ci separano dagli altri, differenze amplificate in questi ultimi anni da una classe politica dissennata che ha prodotto un (ex) presidente del consiglio che nessun altro paese al mondo avrebbe messo a capo del governo, un guitto da baraccone che ha spaccato il paese in due alimentando odio e inciviltà. Ora è il momento di riscoprire la nostra vera innata essenza, di stringerci a corte, di tornare ad essere quel pezzetto di umanità straordinaria che siamo sempre stati.

Riporto qui sotto (e spero che LA REPUBBLICA non si incazzi se mai lo scoprisse) l’articolo apparso oggi sul quotidiano a noi caro scritto dal grande, grandissimo MICHELE SERRA. Luca Bottura ne ha anticipato qualche passo stamattina su Radio Capital, trovo che sia un articolo bellissimo, sobrio e struggente al tempo stesso. Un omaggio alla nostra Emilia, che amiamo così tanto.

I contadini e gli operai della mia terra ferita
MICHELE SERRA

La sola cosa buona dei terremoti è che ci costringono, sia pure brutalmente, a rivivere il vincolo profondo che abbiamo con il nostro paese, i suoi posti, la sua geografia, la sua storia, le
sue persone. Appena avvertita la scossa, se non si è tra gli sventurati che se la sono vista sbocciare proprio sotto i piedi, e capiamo di essere solo ai bordi di uno squasso tremendo e lontano, subito si cerca di sapere dov’è quel lontano.

E quanto è lontano, e chi sono, di quel lontano, gli abitanti sbalzati dalle loro vite. Si misurano mentalmente le pianure o le montagne che ci separano dal sisma. Prima ancora che computer e tivù comincino a sciorinare, in pochi minuti, le prime immagini, le macerie, i dettagli, i volti spaventati, la nostra memoria comincia a tracciare una mappa sfocata, eppure palpitante, di persone, di piazze, di strade, di case.

Una mappa che è al tempo stesso personale (ognuno ha la sua) e oggettiva, perché è dall’intreccio fitto delle relazioni, dei viaggi, delle piccole socialità che nasce l’immagine di un posto, di un popolo, di una società. Leggo sul video Cavezzo e subito rivedo un casolare illuminato in mezzo ai campi in una notte piena di lucciole, ci abitava e forse ci abita ancora un mio amico autotrasportatore, Maurizio, non lo sento da una vita, cerco il suo numero sul web, lo trovo, lo faccio ma un disco risponde che il numero è sconnesso.

A Finale Emilia viveva, e forse vive ancora, la Elia, la magnifica badante che accompagnò mia nonna alla sua fine. Era nata in montagna, nell’Appennino modenese, faceva la pastora e governava le pecore, scendere nella pianura ricca a fare l’infermiera era stato per lei, come per tanti italiani nella seconda metà del Novecento, l’addio alla povertà, l’approdo alla sicurezza: ma ancora raccontava con gli occhi lucidi di felicità di quando da ragazzina cavalcava a pelo, galoppando sui pascoli alti.

Molti degli odierni italiani di pianura hanno radici in montagna. L’Appennino ha scaricato a valle, lungo tutta l’Emilia, un popolo intero di operai e di impiegati. La sua popolazione, dal dopoguerra a oggi, è decimata: dove vivevano in cento oggi vivono in dieci, come nelle Alpi di Nuto Revelli. Andai a trovarla a Finale, tanti anni fa, per il funerale di suo figlio, era estate e l’afa stordiva. Le donne camminavano davanti e gli uomini dietro, si sa che i maschi hanno meno dimestichezza con la morte. Non c’erano ancora i navigatori e arrivai in ritardo, in quei posti è molto facile perdersi, le strade sono un reticolo che inganna, è un pezzo di pianura padana aperto, arioso, disseminato di paesi e cittadine, ma non ci sono città grandi a fare a punto di riferimento (anche questo, penso, ha contributo a limitare il numero delle vittime).

Se sei un forestiero e l’aria non è limpida, e non vedi l’Appennino che segna il Sud e — più lontano — le Alpi che indicano il Nord, ti disorienti, non sai più dove stai andando. Forse da nessun’altra parte la Pianura Padana appare altrettanto vasta e composita, non si è lontani da Modena, da Bologna, da Mantova, da Ferrara, ma neppure si è vicini. Anche per questo ogni paese ha forte identità: non è periferia di niente e di nessuno. Uno di Finale Emilia è proprio di Finale Emilia, uno di Crevalcore proprio di Crevalcore.

Crevalcore è bellissima, è uno di quei posti italiani dei quali non si parla mai, una delle tante pietre preziose che ignoriamo di possedere. Lastruttura è del tredicesimo secolo pianta quadrata, città fortificata. Ci andai molto tempo fa per un dibattito, cose di comunisti emiliani, ex braccianti e operai che ora facevano il deputato o il sindaco e discutevano di piani regolatori ma anche del raccolto di fagiolini, facce comunque contadine con la cravatta allentata, seguì vino rosso con grassa cucina modenese perché Crevalcore è ancora in provincia di Bologna, l’ultimo lembo a nord-ovest, ma è a un passo da Modena, e dunque tigelle con lardo e aglio.

(Crevalcore in questi giorni)

Non riesco a ritrovare, di quei posti, un solo ricordo che non sia amichevole, socievole, conviviale. Non è vero che è la natura contadina, ci sono anche contadini diffidenti e depressi. È piuttosto l’equilibrio fortunato, e raro, tra benessere individuale e vincoli sociali, sono paesi di volontari di ambulanza e di guidatori di fuoriserie, di bagordi in discoteca e di assistenza agli anziani. La parola “lavoro”, da quelle parti, è diventata una specie di unità di misura generale: li avrete sentiti anche voi, gli anziani, dire ai microfoni dei tigì “mai visto un lavoro del genere”, il lavoro cattivo del terremoto. Come fosse animato da uno scientifico malanimo c ontro il luogo, ha colpito soprattutto i capannoni industriali, le chiese e i municipi. E quei portici, quei fantastici luoghi di mezzo tra aperto e chiuso, con le botteghe e i caffé, che sfregio vederli offesi, ingombri di macerie e sporchi di polvere. Sono stati colpiti, come in un bombardamento scellerato, tutti i luoghi dell’identità e della socialità. La fabbrica e la piazza, che nell’Emilia rossa sono quanto resta (molto) di un modello economico che ha prodotto meno danni che altrove. Vorticoso come in tutto il Nord, con qualche offesa all’ambiente come in tutto il Nord, con qualche malessere (le droghe, lo smarrimento, la noia) come in tutto il Nord, ma con un  sua solidità, un suo equilibrio, una ripartizione intelligente tra industria e agricoltura, tra acciaio e campi.

A proposito, chissà se ha subito danni lo splendido museo Maserati che uno dei fratelli Panini ha eretto a Modena all’interno della sua azienda agricola. Lamiere lucenti in mezzo alle forme di parmigiano biologico (come quelle che la televisione mostra collassate, e sono un muro portante anche loro) e l’odore del letame che lega tutto, fa nascere tutto. I muggiti delle mucche, in mancanza di meglio, per simulare il rombo del motore.

Per quanto il terremoto abbia fatto “un lavoro mai visto”, il lavoro di quei padani di buon umore (quelli di cattivo umore, si è poi visto, sono stati una novità perdente) rimetterà le cose a posto, prima o poi. Quando tutto sarà finito, i morti sepolti, i muri riparati, e i visitatori non saranno più di intralcio ai soccorsi, andate a Crevalcore, e ditemi se non è bella.

(Michele Serra – LA REPUBBLICA di oggi 30 maggio 2012)

CATTIVA COMPAGNIA: annullato il concerto del 09 giugno 2012 a Ravarino (MO)

30 Mag

Come era facile prevedere mi è arrivata la telefonata circa l’annullamento del concerto in oggetto per inagibilità del cortile dell’EXASILO di Ravarino. Roberto Molinari, l’organizzatore, mi ha riferito che cercheranno di rimediare in settembre.

TT BLOG – Terremoto In Emilia update

29 Mag

Siamo di nuovo qui a commentare un terremoto, a distanza di pochi giorni dall’altro. Ringrazio quanti hanno telefonato e scritto per avere notizie.

Tutto più o mene bene nei territori che il blog è solito battere, quindi Reggio, Modena, Nonantola Sassuolo. Non ho sentito la scossa delle 9 perché ero in macchina, ma alle 13 meno 5 ero a Modena al primo piano e quei 30 secondi sono stati spaventosi. Ero con altre persone e facevo quello che manteneva il controllo, ma la lunghezza della forte scossa mi ha fatto temere il peggio…e non è una frase fatta. Pochi minuti dopo sull’asfalto di un parcheggio siamo ritornati a ballare e vedere le automobili parcheggiate dondolare non è stato piacevole.

Cavezzo (Modena) 29 maggio 2012

Poco dopo ho viaggiato tra Modena e Nonantola. Nessun danno evidente (anche se Repubblica parlava di un morto proprio nel mio paese natale), ma la situazione di gran disagio era evidente: fabbriche chiuse, molti camper nei parcheggi e a bordo strada, moltissima gente nei parchi e per le strade, a Nonantola gente che improvvisava il pranzo su tavolini volanti in strada.

Mirandola (Modena) 29 maggio 2012

Brian tutto sommato regge. Un po’ spaventato ma anche eccitato da tutto quel trambusto.

Il resto lo sapete, morti e crolli, SKY TG 24 sta coprendo la cosa con collegamenti non stop.

I nostri pensieri vanno alle genti di Cavezzo, San Felice, Mirandola e zone vicine… paesi che hanno avuto la sfortuna di esseri venti km più a nord. Per circa 500 anni la pianura padana è stata terra esente da forti eventi sismici…dal 20 maggio non è più così, dovremo farcene una ragione.

Cavezzo (Modena) 29 maggio 2012

L’Emilia è ferita nel profondo, se potete date una mano. In qualsiasi modo.

UPDATES:

ore 20:30 – altra scossa.

ore 20:59 – altra scossa.

IL BLOG sbarca in CINA

28 Mag

Il mio amico DENNIS (vero nome Mauro) è da un po’ che ha iniziato a lavorare in Cina per una ditta di Modena. E’ uno di quei tecnici specializzati che supervisiona squadre di cinesi alle prese con macchinari fantascientifici. Io suoi colleghi lo stanno a sentire insomma.

Mi scrive un sms:  “da oggi qui in Cina il tuo blog è il più seguito, sto facendo proselitismo. Che fatica però spiegare cos’è Lasàurit o il blues che abbiamo dentro. Non so quando torno ma vi penso sempre. Siamo perfetti, siamo leoni, viva Zanetti e Stramaccioni”.

Che ridere pensare a Dennis che cerca di spiegare ad ignari cinesi il blues e i pensieri sghembi che trattiamo sul blog. La cosa bella poi è che sono tutti interisti.

Cari amici della Repubblica Popolare Cinese, con viva e vibrante soddisfazione tramite Mauro apriamo da oggi un filo diretto con voi. Se anche voi avete il blues, questo è il posto adatto. Vi abbracciamo fraternamente. Viva l’Italia, Viva la Cina, Viva la libertà, viva l’Inter. Nín hǎo 您好.

MAX STEFANI “Wild Thing” (SE 2012)

27 Mag

A me questo libro è piaciuto, molto.  Lettura assai gradevole, scritto senza tanti filtri e con coraggio, devo dire bravo a Max. In un mondo in cui tanti cercano di parasi il culo, lui evita la cosa e va dritto al punto. Che bello, finalmente.

Sono rimasto molto colpito, non credevo. In comune con Max, ho l’amoreper il Rock, l’anticlericalismo e la passione per Jeremiah Johnson/CorvoRosso non avrai il mio scalpo, anche se musicalmente battiamo sentieri diversi. E’  per questo che nel corso degli anni (dal 1978) non sono mai stato un lettore fedele del Mucchio…un po’ troppa “americana”, un po’ troppe “cose
nuove”…mi sarebbe piaciuto trovare con un minimo di frequenza in più articoli sul rock a me più congeniale; detto questo però sono sempre stato “in contatto” col giornale, un anno mi ero persino abbonato…lo spessore intellettuale e il gran lignaggio rock del Mucchio mi hanno sempre preso.

Probabilmente poi il libro mi è piaciuto tanto anche perché l’argomento in sé mi interessa molto…parlo della editoria musicale italiana, che nel mio piccolo, piccolissimo, ho lambito (con la mia fanzine, scrivendo per Metal Shock, Flash e Classix e con la biografia su Jimmy Page per la Gammalibri). Nel libro si parla della storia delle riviste musicali italiane, molte di queste le ho vissute in diretta. Si parla poi di quello che è successo a casa nostra per quanto riguarda il rock. Il libro è anche la autobiografia di Max e questa cosa viene servita in due modi contrapposti: argomento centrale e argomento di contorno. Molto efficace.

Naturalmente è anche la storia del Mucchio e mai avrei immaginato così tanti problemi all’interno della redazione, che vedevo sempre come un’isola abitata da gente con forti affinità elettive. Pensare oggi che Stefani non ne è più il leader, mi pare inconcepibile…ma lo avranno detto già in tanti. Col Mucchio nel bene e nel male hanno fatto i conti molti di noi, non possiamo non essergli affezionati e riconoscenti, se non altro per aver messo LEOPOLD aka Jimmy5 (https://timtirelli.com/2012/05/15/c-s-i-rock-is-jimmy-page-dead/) in copertina nel 1984 in occasione della sua venuta al festival blues di Pistoia.

WILD THING io ve lo consiglio, è una bella storia rock.

“Wild Thing” è un librone di 330 pagine, a colori, illustrato con 708 foto, cartonato, formato 30×24 cm. E’ ordinabile all’indirizzo libri@suono.it al prezzo di 49 euro, comprese le spese di spedizione a mezzo corriere, in copie autografate e personalizzate.

DISSOLVERSI DAVANTI A SKY BLUES

26 Mag

Sabato, ore 8: fresco come una rosa appassita salgo sulla blues mobile in direzione Mutina. Tolgo dal lettore il cd dei QUATERMASS che ho riascoltato in settimana dopo averne parlato con Beppe Riva…

infilo nella stretta fessura il disc one di THE WANDERER bootleg audience degli AEROSMITH live in Giappone nel 1977…

per quanto il bootleg in questione sia della Tarantura e ascoltabilissimo, non posso poi essere così severo con me stesso: è sabato mattina, sono solo le otto e sto andando a fare il badante al vecchio Brian…non posso infliggermi un bootleg in qualità audience.

Correggo il tiro: AEROSMITH a COSTA MESA nel 1988 qualità soundboard…

Mentre son lì che rollo down the road col gruppo di Tyler, penso al fatto che sono ormai 5 anni che tutti i sabati mattina li passo con Brian. Mi sento esausto solo al pensiero. Brian mi aspetta sul balcone, mi saluta. Mentre aspetto l’ascensore scorgo un cartello lì a fianco…

E’ una cosa di cui mi accorgerò anche più tardi a Ninentyland: da questa parte della provincia il terremoto di una settimana fa è una cosa ancora dolorosamente presente. A Ninetyland la Abbazia di Thelema è inagibile. Mi si dice che anche il palazzo del comune in centro e la Pieve sono nella stessa situazione. Faccio un salto da Lasìmo, mi fa controllare ogni piccola crepa (d’intonaco) di casa sua (che una volta era anche mia). Mi dice che faranno controllare la palazzina vista una crepa esterna che spaventa un po’ tutti. Penso alla gente delle zone più interessate.

Ore 13: spesa alla Coop. Ore 15 mi metto a tavola; concludo il pranzo con il solito bicchierino di SOUTHERN COMFORT. E’ uscito un sole deciso, è una bella giornata, tiepida, primaverile. L’umore però tende a sprofondare nei soliti blues. Avessi almeno il calcio… se penso che mi tocca aspettare fino al 2 agosto! Non mi sono nemmeno potuto vedere le due partite dell’INTER nella tournée indonesiana, non ho l’abbonamento a Inter Channel. E’ un upgrade che non mi decido a fare. L’abbonamento completo di SKY, pur essenziale, è già di per sé una sorta di bonus in questi anni di crisi.

Va beh, viro sulla musica…fisso gli scaffali dei CD…cosa metto su? MAHAVISHNU ORCHESTRA? J.GEILS BAND? NEIL YOUNG? KEITH JARRETT? BILLY JOEL? BRIAN SETZER ORCHESTRA? UFO? BEATLES? PINK FLOYD senza Waters? LIVE CREAM VOLUME II? Bootleg di ELTON JONH all’Hammersmith Odeon nel dicembre del 1973)? MANASSAS? BLACK AND BLUE dei ROLLING? AREA? WINGS? SLEEPY JOHN ESTES? OUTRIDER? THE FIRM? JUGULA?…mi sento come Polbi quando non sapendo cosa scegliere tra le sue centinaia e centinaia di CD si getta spossato su PHYSICAL GRAFFITI. Va beh, ho deciso…scelgo a caso…butto la mano…TED NUGENT CAT SCRATCH FEVER…nooooooo….an spòl menga. Mi rifiuto…preferisco andarmi a dissolvere davanti a SKY.