E così sono tornato in giro col tributo (obliquo) ai LZ. Non l’avrei detto, eppure eccomi qua. Abbandonai questo tipo di progetto nel 2007 e da allora per me c’è stata solo la CATTIVA COMPAGNIA, tuttavia Saura non si è mai data per vinta, da brava “testa quadra” ha insistito fino a che non mi sono arreso, complice anche la volontà degli altri due giannizzeri, Lele e Pol.
Qualche prova al “Porciletto” di Lele, il warm up a Bibbiano davanti a 14 persone e segnato da alcuni problemi tecnici e quindi il vero debutto al BLU J di Reggio Emilia. Avremmo dovuto suonare all’aperto, ma visto il tempo bizzarro di questi ultimi giorni, Vanni (uno dei gestori) decide di farci suonare all’interno. Amplifichiamo la grancassa di Lele, la voce di Pol e le tastiere di Saura. Chitarra, basso e pedaliera basso escono solo dai nostri amplificatori. Non è che il tutto aiuti il “potersi sentire” sul palco, ma occorre sapersi adattare. I gestori del Blu J si rivelano cordiali e in gamba, il che aiuta molto a mantenere il mood del gruppo su buoni livelli. Ci sono tre illuminati stasera, l’amico Japee, Riff (il Richard Cole di Cavriago), Mario (che mi dà la conferma dell’acquisto di Kondogbia da parte dell’Inter) e le loro groupie. Arrivano anche Gianluca ed Eleonora che da un anno a questa parte non si perdono nemmeno uno dei concerti che faccio in zona. Non manca Phoenix e nemmeno la Pi (che con grande generosità filmerà qualche spezzone di concerto) e la Stefania (l’organizzatrice del concerto di Bibbiano).
Ceniamo mentre Saura guarda gara tre della finale scudetto di pallacanestro (“totalmente dipendente, non so stare senza te, bianco rosso nelle vene, tifoReggiana alè”), quindi le solite chiacchiere pre concerto. Bevo un Rum col Riff, mi cambio, accordo le chitarre e si parte.
La nostra sigla di apertura è l’intro di IN THE LIGHT alla cui fine Lele batte il quattro e partiamo:KASHMIR. Durante il primo pezzo di solito mi aggredisce lo stagefright ed è così anche questa volta, sì lo so, non sto suonando al Budokan, ma sono pur sempre sopra ad un palco …lentamente il Rum bevuto con Riff inizia a fare effetto e mi calmo. Termina il pezzo, molti applausi, me ne sorprendo, guardo meglio … il locale è quasi pieno. Rimetto la Danelectro al suo posto e mi infilo la Les Paul Standard: BLACK DOG.
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Segue CUSTARD PIE, faccio un primo check mentale, mi sembra che la band rolli bene questa sera, d’altra parte oggi è la notte del solstizio d’estate e noi siamo gli Equinox, il senso del blues c’è tutto.
Mauro Monti degli ALTAVIA (ed ex TACCHINI SELVAGGI) dopo HEARTBREAKER viene sotto il palco ad urlarmi che sta “godendo come un maiale” … altra conferma che la serata sta girando benino. Saura si siede alle tastiere e parte con gli accordi di MISTY MOUNTAIN HOP a cui fa seguito SIBLY. Osservo la reggiana dagli occhi di ghiaccio agire contemporaneamente sulla tastiera e sulla pedaliera basso, sono sicuro che molta gente non elabora il fatto che the girl from Gavassa si sta facendo un culo così suonando con i piedi le linee di basso e con le mani i ricami dell’organo. Che talento, che musicista. E’ indubbiamente il perno attorno al quale gira l’Equinozio.
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Con piacere noto che il pubblico è caldo, partecipe, appassionato. Che bello quando senti un po’ di feedback schietto e sincero.
TSRTS, GALLOWS POLE, DAZED AND CONFUSED e NOBODY’S FAULT BUT MINE, poi mi siedo cinque minuti sullo sgabello per BIGLY. In HMMT io e Lele ci ingarbugliamo ma credo sia fisiologico, non abbiamo fatto prove di preparazione a questo concerto così qualche sbavatura è inevitabile; anche l’inizio di STAIRWAY è un po’ tremolante, SAURA non mi sente e il rincorrersi ci porta ad un passo dal precipizio, ma alla fine riusciamo a condurre in porto il pezzo.
THE EQUINOX – Blu J (RE), foto Silvia Sacchetti
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Guardo il pubblico, il locale ormai è gremito, sono soddisfatto. Sparo il riff di WHOLE LOTTA LOVE ed esplode un piccolo boato. In COMMUNICATION BREAKDOWN ho inserito il break funk che facevano i LZ dal vivo nel 1973 con il riff di IT’S YOUR THING degli ISLEY BROTHERS su cui innesto l’harmony lick di JAM SANDWICH di JIMMY PAGE. Chissà se qualcuno se ne accorge. Presento la band, il pezzo poi termina e Lele parte con ROCK AND ROLL.
Terminiamo con I’M GONNA CRAWL, il brano con cui i LZ hanno chiuso la loro storia; non è un pezzo semplice da interpretare e non ho mai sentito nessuno suonarlo dal vivo, così sono orgoglioso di noi, del nostro essere obliqui.
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Un bacio al meraviglioso pubblico, abbracci ripetuti con FAUSTO SACCHI (Radio Freccia e Stone Flower Santana Tribute) ex cantante della CATTIVA CO. e chiacchiere zeppeliniane con Phoenix. I titolari del Blu J vengono a turno a farci i complimenti e questo mi riempie di gioia, è fondamentale soddisfare chi ti ha ingaggiato.
Verso le due vesto i panni dell’operaio del Rock, smonto le mie apparecchiature e le carico sulla blues mobile. Saura e Lele fanno lo stesso, ultimi saluti e partiamo. Arrivati a casa Saura si accorge di aver dimenticato una flight case nel locale; ore 02,50: risalgo in macchina e ritorno al Blu J. Riattraverso tutta la città, Riff mi aspetta con la “valigia” in mano, un altro abbraccio e quindi Domus Saurea bound. Tangenziali, zone industriali, campagne nere … accendo il car stereo, da una delle mie compilation estive parte DANCE THE NIGHT AWAY dei VAN HALEN … abbasso i finestrini, alzo la gamba sinistra e appoggio il piede al cruscotto, mi infilo i Ray Ban e mi godo la notte emiliana. Per una notte almeno ho fatto il mio dovere. Reggio Emilia, good night.
FLASH magazine 1991, qualcuno decide (non ricordo chi) di fare una serie di articoli mettendo a confronto i grandi cantanti Rock con tanto di riflessioni e di pagelle…roba tipica di quegli anni. L’incaricato di scrivere tali facezie sono io, inizio scrivendo di due cantanti che ho amato moltissimo. Rileggendo il tutto ora mi sorprendo di quanto fossi naif e di come faticassi a essere obbiettivo e tenere a bada il mio essere fan di entrambi (e di RODGERS in particolare). Anyway, here we go…
Massimo oggi ci sussurra di un’epopea di cui, volenti o nolenti, siamo tutti figli. Attraverso i ricordi del suo viaggio (se ben ricordo fatto non troppo tempo fa) significati profondi ritornano a galla e ci fanno riflettere una volta di più sul Rock, di quando non era solo un semplice genere musicale.
“We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden…”
C’è stato un terremoto musicale che ha dato al rock una scossa potente ed innovatrice, questo terremoto positivo è conosciuto con il nome di “Woodstock: 3 Days of Peace & Music”. Trentadue artisti e gruppi, tra i più celebri dell’epoca, ed alcuni ancora oggi, si sono alternati sul palco in una serie di performances che sono entrate a far parte della storia della musica rock. “An Aquarian Exposition”, il termine con cui gli hippies avrebbero chiamato il Festival, si svolse, con la partecipazione di mezzo milione di persone, nel 1969, in agosto, nei giorni 15/16/17 (e 18 mattina).
Ancora oggi, quando parli di Jimi Hendrix, Santana, Crosby, Stills, Nash & Young, Janis Joplin, Jefferson Airplame, Joe Cocker, Richie Havens, Grateful Dead, Canned Heat, The Who, Ten Years After, Joan Baez … il collegamento con questo evento è immediato. A tenerlo vivo ci hanno pensato, con grande successo, dischi, film e documentari.
In realtà, il primo grande festival rock, non fu quello di Woodstock ma il Monterey Pop Festival, sulla costa occidentale degli States. Infatti, due anni prima, in quella cittadina della California, si ritrovarono 31, tra musicisti e band, che per tre giorni (16/17/18 giugno 1967) richiamarono circa duecento mila persone in un’arena naturale. Era l’esordio in pubblico per Jimi Hendrix e Janis Joplin,e ha visto la presenza di The Animals, Otis Redding, Quicksilver, The Byrds, Simon & Garfunkel, Mamas & Papas, Buffalo Springfield e Ravi Shankar, unico artista ad essere pagato, l’incasso (1 dollaro l’ingresso) era devoluto in beneficienza. Il Monterey Pop Festival è stato l’inizio della celebre “Summer of Love”, l’inizio della cultura hippie, l’inizio della leggenda musicale della Bay area di San Francisco.
Un altro raduno rock, che si ripetè negli anni, fu quello del Big Sur Folk Festival, che si svolgeva in un “ranch” californiano, affacciato sull’Oceano Pacifico molto vicino a Monterey. Principali promotrici erano le sorelle Joan Baez e Mimi Farina. Ebbe vita dal 1964 al 1971, con l’apice di partecipazioni proprio un mese dopo Woodstock, nel 1969. Comunque, al Big Sur Festival, negli anni, parteciparono: Mimi & Richard Farina, Joan Baez, Incredible String Band, John Sebastian, Crosby, Stills, Nash & Young, Joni Mitchell, Judy Collins, Al Kooper, Kris Kristofferson ed anche i Beach Boys.
Torniamo ora al ricordo del più grande evento musicale. Ogni anno, migliaia e migliaia di giovani e molto meno giovani, arrivano in pellegrinaggio nella piccola cittadina di Woodstock, nella contea di Ulster nello stato di New York. Woodstock si trova al confine sud di una splendida regione di montagne e vallate chiamata The Catskills, vicino ai monti Appalachi, ad ovest del fiume Hudson, a circa tre ore da New York City. The Catskills è il luogo di vacanza più amato dai newyorkers, per lo meno quelli che non si dirigono verso il mare del New England o del Maine. E’ la natura che regna in questo posto e non è difficile imbattersi in animali di varie specie, liberi e curiosi.
Woodstock è molto graziosa e, come gran parte delle piccole cittadine statunitensi, è composta da una main street, qualche viuzza laterale, case immerse nel verde, ed un fiumiciattolo con una piccola cascatella. Numerose gallerie d’arte, qualche piccolo ristorante, due o tre stores alimentari ed enoteche, una chiesa, una banca e una fila infinita di negozi di souvenir dedicati al Festival di Woodstock. In ciascuno si possono trovare le stesse cose: magliette, poster, cartoline, portachiavi, posaceneri, cappellini, bicchieri, thermos e decine di altri oggetti ispirati alla grande adunata rock del 1969. Insomma, Woodstock vive del richiamo turistico che il festival musicale ha prodotto.
Ma, Woodstock: 3 Days of Peace & Music, non si svolse a Woodstock! Neppure in un’area periferica, neppure in un paesino circostante. Neppure nella bellissima zona di The Catskills. Questo è il posto sbagliato.
Il Festival di Woodstocksi tenne a 70 chilometri di distanza, verso sud ovest, in una zona altrettanto verde e boschiva, vicino ad un piccolo laghetto ed una grande cascina. A poca distanza da un agglomerato di case chiamato Bethel, nella contea di Sullivan. Ma se vi fermate a Bethel non troverete ne souvenir ne indicazioni. L’unico luogo pubblico è un grande bar nei pressi di una distilleria. All’interno del bar, il solo spunto di riferimento al festival è un minaccioso cartello che chiede di fermare l’arrivo di centocinquantamila hippies -“Local people speak out. Stop Max’s hippy music festival. No 150.000 hippies here” -. Nessuno vi dirà che dovete percorrere ancora dieci chilometri per arrivare a Bethel Woods, un immenso campo che scende verso un piccolo laghetto.
Quì si svolse il Festival di Woodstock. Quì trovate un monumento, tristemente simile ad una pietra tombale, che lo ricorda. All’ingresso di quest’area vi è un grande Farmer’s Market, vendita di prodotti naturali. A fianco c’è il museo dedicato al Festival (aperto dalle 10 a.m sino alle 6 p.m.).
Quando percorrete, in macchina, i viottoli di campagna che separano Bethel da Bethel Woods, riesce molto facile immaginare la coda di automobili, moto, bus ed ogni altro mezzo di trasporto che aveva paralizzato il traffico verso la grande radura dove, alla fine, sono arrivate mezzo milione di persone. Nel posto, dove sorgeva il palco, non si sentono le percussioni di Santana o la ribellione elettrica di Jimi Hendrix, ma solo il fringuettio di uccellini ed il fruscio delle foglie mosse dal vento.
Certo non ci troviamo di fronte al Colosseo romano o alle Piramidi egizie e nemmeno a Betlemme, ma, per gli amanti del rock, è un luogo molto emozionante e suggestivo, per quello che ha rappresentato nel lontano 1969: la nascita di un’era musicale senza paragoni.
“…We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden… By the time we got to Woodstock, we were half a million strong, and everywhere there was song and celebration…” (Woodstock by Joni Mitchell)
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Dal secondo capitolo l’articolo sui LYNYRD SKYNYRD.
Ci sono dei venerdì in cui uno ritorna verso il rifugio in cui vive in preda al blues della prostrazione. Uno può anche essere un illuminato e capire che i drammi della vita e del vivere sono altri, che tutto va messo nella giusta prospettiva, ma visto che, come dice il poeta, ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi, ecco che problemi, pensieri, rapporti difficili e il senso continuo di precarietà rischiano di rovinare le giornate, la vita. Se poi aggiungiamo che uno è schiavo della metafisica, che è quindi sempre alla ricerca della verità in se stessa, ricerca che si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà secondo la prospettiva più ampia e universale possibile, allora uno davvero can’t get no release.
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A parte che la canzonetta dei RAINBOW è, in alcune parti, un rip-off di EVIL WIND della BAD COMPANY, uno non riesce nemmeno a trovare un po’ di pace nella musica, e mentre tenta di raggiungere la domus saurea, spegne inaspettatamente il car stereo e si mette ad ascoltare il consunto motore della blues mobile che attraversa la campagna in questa estate bianca. Se anche la musica diventa fastidio, uno è davvero alla frutta. E’ con queste premesse che infilo la chiave nel portoncino, che entro in casa e da “uno” ridivento di nuovo me stesso. Venerdì sera all’insegna dell’exhaustion feel dunque, la groupie esce con le amiche e va a vedere gli ABBA SHOW a Willow River (Rio Saliceto insomma), se resto a casa finirò per sentirmi come il capriolo che si è schiantato addosso alla macchina di una mia amica, e allora un paio di messaggi ad amici su cui posso contare e poco dopo mi ritrovo davanti a Lesynfest con Livin’ Lovin’ Jaypee e Gianluca. Entro e incontro subito facce dei miei nonantolanian past times: Marcone e (Baby I’m Gonna) LIVIO (rampollo della famiglia detta “Rundaneina”), con loro Sandrino Casini, l’ex capitano del Katamarano Rock. Un piao di birre, uno Spritz (sì, sto diventando un fighetto da brodo) e ci rechiamo davanti al palco dove tra poco si esibiranno i ROCKING CHAIRS, gruppo leggendario di rock americano che è ormai – come direbbero alcuni (aren’t they Pike?) – una “ecelensa del teritorio”.
Vidi i ROCKING CHAIRS live nel 1987, che tradotto per la comunità del blog era un po’ come vedere i FREE nel 1970 o gli EDGAR WINTER’s WHITE TRASH nel 1971, nel loro heyday insomma. Rivederli dopo tanto tempo fa un po’ effetto, ma è solo un momento. Parte il concerto, vengo distratto da una lunga chioma bionda che si muove a ridosso di una macchina fotografica. E’ la mia amica Raffaella, quella conosciuta in aprile al concerto di WAKEMAN. La abbraccio, la stringo a me, sono contento di rivederla, senza sapere il perché siamo diventati amici. Mi dice che la sera prima era a fotografare il concerto di FINARDI e che mi porta i saluti di GIUVAZZA, il chitarrista di Eugenio. Sono legato a GIUV dall’edera ZEPPELIN che in tutti questi anni ha tracciato molte delle mie amicizie e conoscenze. I miei occhi sono spesso incollati alla figura di MEL PREVITE, amico, mio produttore di demo e dischi passati e chitarrista extraordinaire. Con piacere noto che stasera sfoggia di nuovo una bellissima Gibson Les Paul;
Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara
Mel detta gli stacchi e il mood degli arrangiamenti con il suo tipico savoir faire. La band pare ben rodata e in ottima forma … non ricordavo che MARMIROLI, RIGHETTI, PELLATI e BORGHI suonassero così bene. GRAZIANO poi è sempre lo stesso, passano i lustri, i decenni, ma non perde un briciolo della convinzione che da sempre lo contraddistingue, questa è una cosa che ha dell’incredibile … riesce a spronare e a coinvolgere il pubblico come probabilmente solo lui sa fare.
Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara
I brani che durante il concerto mi arrivano sono: LOST FREEWAY (più rhythm and blues dell’originale ma con la ferocia del Rock), VALERIE, FREEDOM RAIN e OLD ROCKER BUSTED, la cover di VAN MORRISON, JUNGLELAND di SPRINGSTEEN e SUMMERTIME BLUES.
Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara
Questa la scaletta completa: Streetwise Summertime Blues Camden Town Listen To Your Heart Valerie Lost Freeway Kingdom Hall Road To Justice Hate And Love Revisited Dance With You (incl. Not Fade Away) Cast The Stone No Sad Goodbyes Jungleland Freedom Rain Old Rocker Busted — I Will Be There Tonight Burning
Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara
Dopo il concerto la Raffa Girl mi porta backstage, ed è bello riabbracciare dopo lustri e lustri il grizzly MARMIROLI, quindi MELWOOD (già, io lo chiamo così) e GRAZIANONE. Son lì che parlo con PELLATI e sento che la Raffa Girl parla con Mel: “Sì, ho incontrato Tim solo una sera, questa è la seconda, ma mi sembra di conoscerlo da sempre”. E’ il blues baby, quello che tu metti nelle foto.
Il blues, già, uno che da Regium Lepidi va a comprare l’acqua minerale a Nonantula non può che essere un uomo di blues, è questo quello che penso in questo sabato mattina mentre torno nella mia home town. Sì, certo, dopo vado a trovare Brian, ma spingersi fino a Ninetyland per dell’acqua minerale non è normale.
Brian ha la febbre, il dottore è un po’ preoccupato, pensava di ricoverarlo all’ospedale ma poi visto qualche miglioramento ha cambiato idea. Quanto sono fragili gli esseri umani a questa età. Vado nella stanza che adesso divide con un altro, oggi non è a letto, ma è a sedere davanti alla finestra. E’ un po’ perso, gli antibiotici lo stendono ma io continuo con la mia ossessione di chiedergli chi sono, di capire se riesce ad elaborare il fatto che sono suo figlio; le risposte sono spesso sorprendenti. La settimana scorsa: “Brian chi sono?” “Sei il mio santo”. Oggi: “Brian chi sono?” “Steve”. Lo bacio, lo stringo a me e lo lascio il balia dell’antibiotic daze. Esco in preda alla commozione, per fortuna è estate e indosso i Ray ban.
In macchina infilo nel car stereo i FIRM. Quando sono in queste condizioni (cioè pressapoco sempre) devo rifugiarmi nel grembo materno della Madre Musica, quella che mi ha generato, quella che ha fatto di me l’uomo miserello che sono. Mi chiedo cosa penserebbe il mio amico GIANNI DELLA CIOPPA nel vedermi infilare nello stereo sempre gli stessi 50 dischi. Io cerco di tenermi aggrappato ad orizzonti più ampi, ascolto sempre i brani da youtube che i miei amici (quelli di valore) propongono su facebook, tendo l’orecchio ai nomi che i miei amici più spericolati da questo punto di vista (Polbi e Bodhran ad esempio) o riviste come MOJO tirano fuori, ma poi quando sono da solo in macchina o in casa il cdplayer attira dentro di sé sempre gli stessi dischi, sempre gli stessi nomi. PICCA mi aveva promesso che avrebbe scritto due riflessioni sul blog a proposito di un articolo apparso non troppo tempo fa su di una rivista americana, veniva riportato che recenti studi hanno dimostrato che un amante della musica è portato ad esplorare nomi nuovi sino ai 35 anni, dopo quell’età si torna indietro, sui dischi che a mo’ di pietre miliari hanno cadenzato le miglia della tua vita.
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Ricollegandomi al post di qualche giorno fa, mi accorgo una volta di più che c’è troppa musica nella mia vita (soprattutto in estate quando il campionato è fermo): è sabato sera, decidiamo di uscire anche stasera, e dove si va? Naturalmente al BLU J a vedere JAMIE DOLCE & ELECTRIC CHURCH. Certo, sabato 20 ci suoneremo noi, andiamo anche per vedere come è il palco estivo, l’impianto, ma intanto siamo lì, a guardare il trio hendrixiano di JAMIE DOLCE. Una lemonsoda per la groupie, uno Spritz (ancora!) per me.
Domenica, faccio un salto al cimitero di San Martin On The River; ci vado verso la mezza, mi piacciono i cimiteri emiliani, quelli di campagna o di paese … in estate, nelle ore calde, quando non c’è quasi nessuno, hanno un fascino tutto loro. Le semplici architetture, il cinguettio dei passeri, le nuvole che attraversano il cielo, i rintocchi delle campane che risuonano nella mia anima laica, i nomi e i cognomi che così tanto caratterizzano la mia terra…ah. Riempio l’innaffiatoio, prendo la scala, e cambio i fiori a Mother Mary. Odio quelli di plastica e anche in estate voglio che abbia quelli freschi. Accendo un cero, sistemo il tutto e mi concedo un minuto di raccoglimento. Sono ateo, non credo nella vita dopo la morte, ma sono un umano, a volte ho bisogno di conforto spirituale e così mi rivolgo all’essenza di mia madre, a quella stella di energia che ancora la rappresenta e ancora una volta quando mi ritrovo pieno di preoccupazioni, lei viene a me e mi sussurra parole piene di buon senso…quando mi sento sperduto nell’oscurità, lei è di nuovo qui in fronte a me e mi sussurra parole piene di saggezza e conforto …
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Sono solo in questa parte del cimitero, scorgo giusto un’altra persona, una signora che da lontano mi osserva. Viene verso di me, “sei il figlio della Mara?“, “sì, signora, lei chi è?“, “Sono la Barbara, ero un’amica di tua madre quando abitava a SanMartino”. Mia madre lasciò il paesello sul finire degli anni cinquanta, stiamo parlando di tanto tempo fa, non ho ricordi di questa signora, il suo nome non mi dice nulla, ma sto al gioco. Barbara mi recita le perdite della famiglia di mia madre, è affranta, e arriva a dire che la vita fa schifo. Passa al dialetto e mi dice che assomiglio molto a mia madre. Mi chiede qualche notizia, io faccio lo stesso, mi racconta che suo marito è morto da quattro anni, e scoppia a piangere. La vita è dura mi dice e aggiunge “iosono sola, e ho tanto voglia di lasciarmi andare”. La abbraccio, cerco di farle forza, le dico che la vita va comunque vissuta, che nei momenti bui occorre guardare il cielo, il sole e andare avanti. Mi tiene la mano e mi guarda nella profondità degli occhi. Cerco di infonderle, in modo risoluto, un po’ di speranza, le mi dice “Scusa, sei proprio un bravo ragazzo, sei buono come lo era tua madre”. Non so quanti anni possa avere, ma mia madre oggi avrebbe 86 anni, la signora Barbara deve perlomeno essere una ultrasettantenne. Un ultimo abbraccio e la vedo andare via, curva sotto il peso di una vita che la spaventa. Si volta, da lontano le mando un bacio con la mano. Penso alla frase che Polbi mi disse tanto tempo fa e che ogni tanto riporto qui sul blog “Tim, tu hai una capacità di penetrazione nella vita delle persone che è incredibile”. La groupie, scherzando, dice che sono ormai sono lo psicologo di tutti. Mah.
Per il resto cerco di tenermi a galla, preparandomi alla bene meglio per i concerti dei THE EQUINOX, guardando speciale calciomercato su SKYSPORT24, cercando qualche buon film da vedere consigliato dal GIANNI CANOVA, il cinemaniaco di SKY; mi sono appuntato IN ORDINE DI SPARIZIONE in programma su Sky Cult Venerdì sera.
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Mi messaggio poi con BEPPE RIVA, ci scambiamo opinioni su certe faccende Rock e sulla nostra povera INTER. TROMBETTI per un po’ è meglio lasciarlo stare, la notte berlinese temo che ancora oscuri il suo stato d’animo. Ogni tanto mi viene in mente PHOENIX, una mia recente giovanissima amica di facebook. L’ho conosciuta l’altra sera al concerto degli EQUINOX, capelli biondi riccioluti Birmingham style, maglietta dei LED ZEPPELIN, quieto turbinio tipico della giovane donna. Mi chiedo come sia amare la nostra musica ai giorni nostri avendo vent’anni o giù di lì. Me l’immagino PHOENIX, incurante delle sue coetanee tutte con i capelli lunghi e stirati alle prese con della muzak, camminare sicura di sé tra le pieghe scomode della vita di questi tempi, sentirsi forte grazie al Rock. Quella forza che noi forse abbiamo perso in questa malinconica fase della vita in cui anche la più piccola scomodità ti dà da fare ( al concerto dei RC io e Jaypee ci lamentavamo delle sedie su cui eravamo seduti fino a che non è arrivato il commento di Gianluca: “Zio can, vi lamentate di tutto, siete proprio vecchi”). Al di là dunque di tutti i blues e la “spaplìgia dimension” (come direbbe Riff) in cui affondiam, oggi come aperitivo mi bevo non uno Spritz da fighetto, ma un Rum liscio. Brindo al sentimento Rock giovanile di Phoenix e anche a quello giovanilistico … dopo tutto, se ascoltiamo bene, l’abbiamo ancora dentro di noi. For those about to rock: we salute you, Phoenix!
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Dal secondo capitolo l’articolo su JOURNEY FOREIGNER BOSTON.
Sempre più spesso sento che la musica sta diventando un heavy load che a fatica riesco a portare sulle spalle. Sarà che I’m growing older, ma il tutto sta prendendo una china preoccupante. Fissare per lunghi minuti migliaia di cd incapace di sceglierne uno da ascoltare, lottare contro la malavoglia di caricare all’inverosimile per l’ennesima volta la blues mobile per andare alle prove o a quei pochi concerti che faccio, maledire le due orette che dovrei dedicare ogni sera alla chitarra per rimanere ad un livello più o meno accettabile, cercare le motivazione per mettere in piedi uno show decente quando il tuo pubblico è composto da 14 persone (martiri venuti tutti lì per te), vedere dissolversi in lontananza tutti i significati che pensavi avesse il Rock.
Uff, ma chi me lo fa fare? Certo, il gusto per la musica, ma come direbbero i QUEEN, per me oggi pain is so close to pleasure quando si tratta della mia musa preferita.
Stamattina ad esempio, mi metto in macchina che sono ancoro cotto dal concerto di domenica sera (ritorno alle 2, infilato nel sonno verso le 3, alle 6 la sveglia di Palmiro). Un paio di notti in cui dormi poche ore non sono sufficienti per riprendersi, ma sono qui Ninetyland bound: porto il Marshall a far controllare, dato che domenica sera ho avuto problemi. La marea alta del traffico delle 8 inonda la tangenziale e io sono in quello stato che è un misto di blues, indifferenza, apatia, accidia, fastidio e il castamasso della Cesira. Mi riprometto di vendere la mia strumentazione, i miei lp, i miei cd, di liberarmi dal peso della mia passione principale e di andare a rilassarmi nel mio nido di stelle che so (non) esserci da qualche parte. M’immagino vivere una vita più serena, scordarmi delle tante canzoni mie chiuse nel cassetto, spendere energie e risorse in viaggi, mollare gli ormeggi del blues e salpare verso mari caldi e acque tranquille…ma poi, all’improvviso, quella stronza della musica ti prende alla gola, quasi presagendo le tue intenzioni … e non lo fa con un capitolo di umanesimo musicale….che so BOB DYLAN, i FREE, AARON COPLAND, gli ELP, BLIND LEMON JEFFERSON, SANTANA, GUSTAV HOLST, i LITTLE FEAT, no, lo fa con una canzonetta sdolcinata, banalotta, senza pretese, che però ti prende alle spalle e ti spinge di nuovo ad inginocchiarti davanti a quella gran troia della musica, e ad abbeverarti di nuovo al delta di venere da cui proviene l’aria sonora di cui sei schiavo da decenni. NOBODY KNOWS…
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E allora ti risenti tutto l’album da capo, quel DON’T SAY NO che hai tanto amato da ragazzo e tutto ti sembra, se non sopportabile, perlomeno di nuovo gestibile.
La J**e che invece di festeggiare la vittoria in semifinale con Real Madrid, il giorno dopo manda un messaggio dal suo account ufficiale augurando a tutti i suoi tifosi un buon cinque maggio (in riferimento all’Inter che nel 2002 perse sciaguratamente uno scudetto a favore della squadra di Torino)? Cantagliele tu Billy! WHADDA YA WANT FROM ME…
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La J**e che nella buia notte berlinese si incazza se qualcuno le tifa contro (come che avesse fatto qualcosa per meritarsi non dico la simpatia, ma almeno un vago appoggio in campo internazionale dei tifosi di calcio italiani)? IN THE DARK …
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La J**e che aveva preparato le magliette in caso vittoria con su scritto “il vero triplete” con quel “vero” che mirava a sminuir quello dell’Inter (ad oggi realmente l’unico vero triplete di una squadra italiana) e che dunque a partire dalla dirigenza si comporta come un bambino bullo e dispettoso? (Non) cara J**e, ti è andata male, riprova e sarai più fortunata. THE STROKE …
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E dire che tifare Barcellona non è stato facile, squadretta mica tanto simpatica che per di più rappresenta il forte sentimento separatista della catalonia (con la c minuscola), e lo sapete dove li mando i separatisti, i campanilisti, i localisti…
Ancora, lo scooterista che stai sorpassando ha i calzini corti (con dei rombi disegnati) su mocassini beige tipo zio Fedele? Su, non disperare, fino a che ci sono pezzi come questo l’umanità non è ancora spacciata …
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E allora ti rassegni, ti arrendi di nuovo alla musica, perché lo sai … è tutto quello che hai.
Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su ROBERT JOHNSON apparso sul n.5 (della nuova serie) nel gennaio del 2005.
Ecco qui l’ultimo capitolo della campagna ristampe di casa LED ZEPPELIN. PRESENCE, ITTOD e CODA usciranno contemporaneamente il 31/7/2015. Purtroppo anche stavolta niente di incredibile; avevo sperato che il companion disc di CODA contenesse tutti gli inediti mai apparsi nemmeno su bootleg, ma soltanto uno sarà pubblicato. Per il resto sembra più o meno la solita roba: rough mix, qualche alternate take e poco altro.
PRESENCE
TWO ONES ARE WON dovrebbe essere una versione alternativa di ACHILLES LAST STAND, mentre si vocifera che 10 RIBS & ALL/ CARROR POD POD sia uno strumentale.
1. Two Ones Are Won
2. For Your Life (Reference Mix)
3. 10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod)
4. Royal Orleans (Reference Mix)
5. Hots On For Nowhere (Reference Mix)
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IN THROUGH THE OUT DOOR
Se si tratta davvero solo di rough mix, la faccenda è piuttosto deprimente.
1. In The Evening (Rough Mix)
2. Southbound Piano (South Bound Saurez)
3. Fool In The Rain (Rough Mix)
4. Hot Dog (Rough Mix)
5. The Epic (Carouselambra – Rough Mix)
6. The Hook (All My Love – Rough Mix)
7. Blot (I m Gonna Crawl – Rough Mix)
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CODA
CODA è un po’ più ricco visto che ha due companion disc. Oltre a rough & alternate mix, ci sono le “rarità” HEY HEY WHAT CAN I DO (apparsa nel 1970 come b side di Immigrant Song), BABY COME ON HOME e TRAVELLING RIVERSIDE BLUES apparse sui cofanetti antologici del 1990 e 1993. SUGAR MAMA è un rock sempliciotto registrato nel 1968 e già apparso (non in buona qualità) sui bootleg dedicati alle session in studio. Ci sono poi FOUR STICKS e FRIENDS prese dalle celebri BOMBABY SESSION del 1972 (già pubblicate centinaia di volte su bootleg) ed infine ST. TRISTAN’S SWORD, che è uno di quegli inediti di cui ogni tanto parlo. Si dice sia stato registrato nel 1970 durante le session del terzo album e che sia uno strumentale.
1. We re Gonna Groove (Alternate Mix)
2. If It Keeps On Raining (When The Levee Breaks – Rough Mix)
3. Bonzo s Montreux (Mix Construction In Progress)
4. Baby Come On Home
5. Sugar Mama (Mix)
6. Poor Tom (Instrumental Mix)
7. Travelling Riverside Blues (BBC Session)
8. Hey, Hey, What Can I Do
1. Four Hands (Four Sticks – Bombay Orchestra)
2. Friends (Bombay Orchestra)
3. St. Tristan s Sword (Rough Mix)
4. Desire (The Wanton Song – Rough Mix)
5. Bring It On Home (Rough Mix)
6. Walter s Walk (Rough Mix)
7. Everybody Makes It Through (In The Light – Rough Mix)
Dal dito ufficiale:
PRE-ORDER DELUXE EDITIONS OFPRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR, AND CODA, EACH NEWLY REMASTERED BY JIMMY PAGE, WITH PREVIOUSLY UNRELEASED COMPANION AUDIO
Multiple CD, Vinyl, And Digital Formats, Including Limited Edition Super Deluxe Boxed Set, Available July 31st
Deluxe editions of Led Zeppelin’s final three studio albums: Presence, In Through The Out Door, andCoda will be released in July. As with the previous deluxe editions, all three have been newly remastered by guitarist and producer Jimmy Page and are accompanied by companion audio comprised of previously unreleased music related to the original release selected and compiled by Page.
Originally released in 1976, Presence was recorded during a whirlwind 18-day session at Musicland Studios in Munich, Germany. The album—which peaked at #1 in both the U.S. and UK and was certified triple platinum—crackles with energy on Zeppelin classics like “Nobody’s Fault But Mine” and “Achilles Last Stand” and delivers powerful jolts of the group at its visceral best.
The companion audio disc that accompanies Presence has five unreleased reference mixes from the sessions, which reveal works in progress. Along with alternate incarnations of “For Your Life,” “Achilles Last Stand,” and “Royal Orleans,” there is also the previously unheard instrumental curiously titled “10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod).”
On its release in the summer of 1979, In Through The Out Door topped the U.S. and UK album charts and has since been certified six-times platinum. Sadly, it would be the last album that Led Zeppelin recorded prior to drummer John Bonham’s passing the following year. Among the seven album tracks are “Fool In The Rain,” and “All My Love,” two songs that remain rock radio staples to this day.
The album’s companion audio disc features an unreleased rough mix of every track from the original album, including early versions with working titles such as “The Hook” (“All My Love”), “The Epic” (“Carouselambra”), and “Blot” (“I’m Gonna Crawl”).
The appropriately titled Coda was Led Zeppelin’s final album of studio recordings. Released in 1982, it was comprised of eight unreleased tracks recorded between 1970 and 1978. It peaked at #6 on the album charts and has been certified platinum in the U.S.
The reissue campaign ends with a double-barrel blast of Led. Coda will be the only Led Zeppelin deluxe edition to include two companion discs, featuring 15 tracks recorded between 1968 and 1974. The oldest song in the collection is also perhaps the most interesting. The frenetic blues jam “Sugar Mama” was recorded in 1968 at Olympic Studios during sessions for the band’s eponymous debut. The song was completed but never officially released until now. “Baby Come On Home” from the same session is also included in the set. Also included is the previously unreleased “St. Tristan’s Sword,” a rollicking instrumental recorded during the Led Zeppelin III sessions in 1970.
In 1972, Robert Plant and Jimmy Page took a fabled trip to India to perform with the Bombay Orchestra and now, for the first time, recordings from these sessions will be officially released with dynamic takes on “Friends” and “Four Hands” (“Four Sticks” from Led Zeppelin IV). Among the many other highlights featured here is an early version of “When The Levee Breaks” from 1970 titled “If It Keeps On Raining”; rough mixes of “The Wanton Song” and “In The Light,” from the Physical Graffiti sessions at Headley Grange, the latter a different alternate version than the one included in the Physical Graffiti deluxe edition; and an instrumental mix of “Poor Tom” from 1970.
Presence
In Through The Out Door
Coda
Presence, In Through The Out Door, and Coda are now available for pre-order in the following formats:
SUPER DELUXE EDITION BOX
Remastered album on CD in vinyl replica sleeve
Companion audio on CD in card wallet
Remastered album on 180-gram vinyl in a sleeve replicating first pressing
Companion audio on 180-gram vinyl
High-def audio download card of all content at 96kHz/24 bit
Hard bound book filled with rare and previously unseen photos and memorabilia
High quality print of the original album cover, the first 30,000 of which will be individually numbered
DELUXE EDITION 2CD and 3CD
Remastered album, plus a second disc of unreleased companion audio
Coda will feature two companion audio discs
DELUXE EDITION VINYL 2LP and 3LP
Remastered album and unreleased companion audio on 180-gram vinyl
Coda will feature two companion LPs
SINGLE CD
Remastered original album
Presence and Coda will be packaged in a gatefold card wallet
All CD and LP versions of In Through The Out Door will be wrapped in a brown paper bag replicating its initial release
SINGLE LP
Remastered album on 180-gram vinyl, packaged in a sleeve that replicates the LP’s first pressing in exacting detail
All vinyl versions of In Through The Out Door will also include the water-sensitive insert that replicates the inner sleeve from the album’s initial release.
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Qui i due articoletti sui FREE e sulla BAD COMPANY (nessuna foto per i FREE, un paio della BAD COMPANY non originale, quella dei tardi anni ottanta. Notare come abbiano confuso MICK RALPHS con BRIAN HOWE e viceversa …)
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