Agosto 1989, dentro METAL SHOCK il mio articolo su VERNON REID. Solita verve anni ottanta un po’ ridondante per cercare di descrivere il chitarrista di un gruppo il cui primo album mi piacque molto.
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Agosto 1989, dentro METAL SHOCK il mio articolo su VERNON REID. Solita verve anni ottanta un po’ ridondante per cercare di descrivere il chitarrista di un gruppo il cui primo album mi piacque molto.
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Bello e struggente questo momento che Massimo condivide con noi …
“You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” stava canticchiando mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Acque che parlano di musica, che ricordano il blues, Robert Johnson, Nina Simone, che Jeff Buckley tanto amava.
Lui che era nato nella Orange County, contea dell’eccellenza musicale, in California, tra colline, mare e vallate. Con vicini di casa quali Frank Zappa o Philip K. Dick, era destinato a diventare musicista e sognatore. Eredità che non prese dal padre, lo straordinario musicista Tim Buckley, frequentato raramente e perso giovanissimo. Eredità che non prese neppure dalla madre, musicista classica. L’amore per il rock gli venne ispirato dal patrigno Ron Moorhead, amante degli Who, dei Pink Floyd e, soprattutto, dei Led Zeppelin.
“You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” dei Led Zeppelin, stava canticchiando nel 1997, mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Nelle vicinanze di Memphis, Tennessee
Tre anni prima, nel settembre del 1994, Jeff Buckley venne a Milano, nell’ambito di un lungo tour mondiale per presentare il suo primo album “Grace”. Si esibì in un minuscolo locale stracolmo di gente, solo ospiti selezionati. Una magica atmosfera coinvolgeva tutti i presenti. Quello di Jeff era un debutto molto annunciato, molto atteso. La fama del padre Tim Buckley era ancora viva, ma tutti si accorsero che Jeff non ne faceva il verso, seppure padrone di una drammaticità vocale molto simile… “… I’ll stand before the Lord of Song, with nothing on my tongue but Hallelujah.. Hallelujah, Hallelujah…” è stata la crepuscolare chiusura dello show. Quasi solo voce, accompagnata da una dolce e delicata chitarra. Come Jimi Hendrix fece sua “All along the watchtower” di Bob Dylan, Jeff Buckley si appropriò di “Hallelujah” di Leonard Cohen.
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Mezz’ora dopo la fine dello spettacolo, mi ritrovai in una piccola saletta dell’albergo dove l’artista era ospite. Non aveva voglia di andarsene a dormire e così passammo la notte a chiacchierare. MB: “Sei stanco?” – JB: “No, piuttosto eccitato, mi sento sempre così dopo aver suonato. Devo scaricare un po’ di adrenalina” – MB: “Credo tu possa essere soddisfatto, ho visto tutti molto colpiti dal tuo talento” – JB: “Sì, sono soddisfatto, anche se preferisco pensare che potevo fare meglio”. Parlammo a lungo di svariati argomenti: il suo amore per il jazz e particolarmente per Duke Ellington, Charlie Mingus e Thelonius Monk, l’influenza ricevuta dal patrigno sul rock ed i suoi gruppi preferiti: Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Queen. Ma su tutti, la profonda passione per Bob Dylan, Leonard Cohen, Van Morrison ed Edith Piaf.

JB: “Immagino che vorresti chiedermi di mio padre Tim?” – MB: “L’ho molto apprezzato musicalmente, ho i suoi dischi ed ancora mi ritrovo ad ascoltare brani come “I had a talk with my woman” o “Song to the Siren” – JB: “Ti confesso che, probabilmente lo conosci meglio tu di me. L’ho visto raramente, se ne andò da casa molto presto. A quell’epoca mi facevo chiamare Scott Moorhead, il cognome del compagno di mia madre. Poi, mio padre è morto quando avevo nove anni e non sono andato al funerale, ma ho ripreso il suo cognome. Solo recentemente ho partecipato ad un tributo musicale a lui dedicato. Così mi sono messo a posto con la coscienza” – MB: “Anche se hai uno stile diverso, ne ricordi la sensibilità interpretativa. Hai mai pensato di rifare qualche suo brano?” – JB: “Non lo so, non ora, ma in futuro è possibile. Sì credo che in futuro potrei farlo”.
Quale futuro? … “You need coolin’, baby, I’m not foolin’…” stava canticchiando, meno di tre anni più tardi, mentre nuotava nel Wolf River, affluente del padre delle acque, il Mississippi. Nelle vicinanze di Memphis, Tennessee. Jeff Buckley scomparve in quelle acque… “… Hear me sing, swim to me, swim to me, let me enfold you. Here I am, here I am, waiting to hold you… ” (Song to the Siren by Tim Buckley)
Come anticipato durante la presentazione al Teatro Olimpico, per tutti coloro che hanno acquistato il biglietto per i concerti di Rick Wakeman ed Eugenio Finardi, in occasione del prossimo appuntamento con i CARAVAN, potranno beneficiare di:
PROMO BONUS di 10 Euro
Pertanto dopo il regolare acquisto del biglietto, la somma verrà poi accreditata a mezzo Paypal oppure direttamente in contanti la sera del concerto presso la nostra cassa presentandosemplicemente o il biglietto o la stampa dell’acquisto di uno dei due precedenti concerti.
Una buona opportunità da cogliere, un invito a tutti i protagonisti di questi due ultimi successi a ritrovarci assieme per accogliere festosamente mister Pye Hastings & co.
Biglietti in prevendita:
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Più di quindici anni che aspetto questo momento, avere tra le mani un nuovo ultimo episodio di KEN PARKER (personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo), il mio fumetto preferito di sempre, ed ora eccolo qui, numero 50 della ristampa Mondadori Comics. Già ai tempi della riedizione della serie a cura della mia amata PANINI si pensava che BERARDI e MILAZZO potessero finalmente mettere in scena un ultimo episodio, far uscire KEN dalla galera in cui languiva da tanto tempo, ma solo ora si è giunti al capitolo finale.
Non credo di essere uno che di fumetti ne sa tanto, ma li ho sempre amati con passione. Come ho già scritto qui sul blog, da piccolo, negli anni sessanta, Brian mi portava spesso a casa fumetti per bambini …GEPPO, SOLDINO, NONNA ABELARDA, TIRA E MOLLA mentre tutte le domeniche io compravo TOPOLINO. Man mano che mi facevo ragazzino l’attenzione si spostava su ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, e il mio amatissimo MR NO, oltre che LANCIOSTORY, SKORPIO, IL MONELLO e L’INTREPIDO. Verso la fine degli anni settanta vedo che esce un nuovo fumetto, all’apparenza western, con lo sfondo delle copertine bianco. Ci giro intorno per un bel po’, ma non lo compro, le mie finanze non mi permettono altri acquisti. Non lo leggo nemmeno. Attendo, perché sento che c’è comunque qualcosa che mi “chiama”.
Fine anni ottanta, esce la prima ristampa vera e propria, la SERIE ORO. La prendo in mano, la sfoglio, ma non la compro. Continuo a girare intorno a KEN, ma non mi decido.
Estate 1992 esce il KEN PARKER MAGAZINE, nuove storie inedite (la collana si era interrotta nel 1984), non indugio oltre e mi butto, compro il primo numero e in un istante KEN diventa una delle fondamenta della mia vita. Questa nuova fase è disegnata dallo Studio Milazzo, composto da Ivo stesso e da altri collaboratori, e questo rende tutti gli episodi coerenti col tratto – che amo da morire – di Milazzo. Berardi poi scrive storie che sono bellissime. Il KEN PARKER MAGAZINE è tutt’ora la mia pubblicazione a fumetti preferita di tutti i tempi … sì certo, l’ETERNAUTA, DAGO, NIPPUR, MISTER NO … ma KEN PARKER, cazzo! Aiuta il fatto che JEREMIAH JOHNSON (CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO insomma), film del 1972 di SYDNEY POLLACK con ROBERT REDFORD è il mio film prediletto e che la genesi del personaggio KP proviene direttamente da lì. Compro la serie Oro, cerco i numeri originali della prima serie, certe edizioni speciali a colori, i numeri extra, mi iscrivo alla associazione e fanzine AMICI DI KEN PARKER. Coltivo la mia passione insieme a due amici, RIFF e JAYPEE.
KP non ha mai riscosso il successo di altri fumetti popolari, è una sorta di fumetto cult così, benché sia sotto Bonelli, anche il KP MAGAZINE chiude. Escono poi 4 nuovi volumi chiamati KP SPECIALE e nel 1998 la serie chiude definitivamente, lo fa con il personaggio in prigione per avere ucciso per legittima difesa un poliziotto durante uno sciopero.
Nel 2013 esce un assaggio di quello che potrebbe essere il finale di KEN, si intitola CANTO DI NATALE ed è una edizione limitata dell’editore Spazio Corto Maltese. Non la cerco, non la voglio leggere, capisco che è una assaggio e che non risolve in maniera definitiva la faccenda.
Arriviamo ad oggi, dopo aver ripubblicato tutte le store di KP in grande formato, MONDADORI chiude l’iniziativa con l’episodio conclusivo della serie. Il numero esce mentre sono a Cuba per una vacanza di due settimana. Torno e corro alla mia edicola. Marco, uno dei titolari, e un kenparkeriamo. Gli chiedo che ne pensa, mi risponde con un “non ti dico nulla, sappi solo che ho pianto”. La sera a casa. Mi metto a letto ma non riesco a dormire, il fuso orario ancora disturba il mio sonno, è l’una e trentacinque circa, guardo l’ultimo numero di KEN PARKER, mi ero ripromesso che lo avrei letto con calma e invece lo prendo in mano, sono stanco, infastidito, non troppo lucido ma mi metto a leggerlo. Capirò alla fine che non potevo che affrontarlo in un momento così.
(Non svelerò la trama e il finale, se volete in rete li trovate con facilità)
Quello che mi colpisce subito è il tratto di MILAZZO. Sarà perché sono stanco, ma mi appare meno chiaro del solito. Mi immergo nella storia, subito la mia mente rifiuta di vedere quello che vede, il KEN versione 1908. Evito di fare calcoli, non voglio sapere quanti anni ha adesso. Proseguo, capisco che in qualche modo il tutto riparte dalla anticipazione di CANTO DI NATALE. Rimango basito dalla mancanza di reazione di KEN davanti a certi episodi, ma verso la fine capisco. L’epilogo è un breve blues doloroso, grave, greve e al contempo quasi leggero. Piango, in modo totale, naturale, quieto. Con questo numero si congeda un amico, una luce guida, un pezzo della mia vita.
Oggi: ho il numero 50 qui accanto a me. Lo riguardo, mi accorgo di quanto in realtà siano belli i disegni di MILAZZO, di quanto la storia non poteva che finire così, e finisco per ringraziare l’autore. Già, BERARDI che insieme a MILAZZO, grazie a KEN, ha contribuito a rendere la mia vita più vera e intensa. Dalla copertina KENNETH PARKER mi osserva, lo guardo anche io … non potrò più dirti so long amico mio, giunga allora a te il mio addio.
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Ritorno alla normalità dopo il bel break di quindici giorni a Cuba. Quel che rimane, oltre alla nostalgia, è un’eco della deriva alcolica vacanziera, il rum ha sostituito il Southern Comfort e mi si versa nel caffè anche a colazione. Mah.
Due settimane di vacanza sono forse troppe, perché ti disabitui al monotono scorrere della tua vita miserella e finisci per interrogarti circa eventuali scelte drastiche, che poi alla fine non farai mai, ma i cui pensieri intanto ti destabilizzano l’animo. Con tali presupposti intontito e confuso cerco di darmi da fare in ufficio, ma i risultati non sono granché…
Sto comprando biglietti per alcuni dei prossimi concerti che si terranno in Italia, ho bisogno di distrazioni, di allontanarmi da me stesso almeno per una notte. Così, dopo aver ticketoneannato per AC/DC, CROSBY STILLS & NASH, SUPERTRAMP, ho aggiunto gli UFO, previsti per il primo novembre al Legend Club di Milano. Certo, non c’è SCHENKER e nemmeno PAUL CHAPMAN, ma vedere PHIL MOGG, ANDY PARKER, PAUL RAYMOND e forse PETE WAY, non sarà male.
Vedendo che l’animo mi scivola via, cerco di tenermi su ascoltando spesso i THIN LIZZY, in particolare FIGHTING, BAD REPUTATION e CHINATOWN. Il periodo 1974-80 della MAGRA LISETTA mi piace molto. Di base potrebbe anche essere un gruppo Hard Rock, ma le aperture del songwriting di LYNOTT e dei ragazzi collocano la band forse al di fuori degli stretti confini del genere citato. I THIN LIZZY mi fanno bene al cuore e non li ringrazierò mai abbastanza per questo…
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And when the music that makes you blue
Unfolds its secrets, the mysteries are told to you
Anche la sera, a casa, riesco a far poco, sarà il residuo blues del fuso orario, ma oltre che dissolvermi davanti a SKY non faccio nulla. E’ iniziata la nuova stagione de IL TRONO DI SPADE, così Daenerys Targaryen mi tiene a galla, aiutata anche da Palmiro, che dopo qualche giorno di atteggiamento scorbutico (mi deve far pagare i 15 giorni di lontananza) sta tornando il gatto sentimentale che è.
Quando posso vado a trovare il vecchio Brian che piuttosto sorprendentemente sta sbocciando di nuovo; ha lasciato la sedia a rotelle quando pensavo non sarebbe stato più possibile, e, compatibilmente con l’alzheimer blues, è tonico, pronto, presente. Ogni volta che vado a trovarlo in orari decenti è in salone che chiacchiera con i suoi amici e con le sue amiche e non appena mi vede esclama “Tim!” e poi informa gli altri che “quello è mio figlio”. Quando invece vado da lui in pausa pranzo, lo trovo a letto per il pisolino pomeridiano, lo sveglio e prima di caricarsi tutta la memoria serve almeno mezz’ora. In quella fase un po’ appannata, mi chiede se sono Giuseppe, “sente” che sono un Tirelli, ma non riesce a fare il collegamento preciso. Questo però solo se consciamente cerca di ricordare chi sono esattamente, se si estrania un momento da sé stesso e gli sovviene di avere la mia attenzione, mi chiama per (sopran)nome senza problemi: “veh Tim, at vliva dìr che ier sìra…”.
Quando però torna a cercare di essere in controllo di se stesso e la memoria ram non si è ancora del tutto caricata e gli faccio vedere un po’ di foto di sua moglie che non c’è più, gli parlo dei suoi genitori che ovviamente non sono più con noi, di uno dei suoi fratelli che se ne è andato qualche anno fa e poi passo a foto di noi due insieme, mi chiede se siamo al mondo: “ma me te sommia al mond?”. “Certo Brian, se siam qui che parliamo, siamo al mondo.” “Ah, mei acsè”…meglio così, mi dice con dolcezza Brian. Che razza di pantani che mette in atto la demenza senile. Però, anche nelle sue difficoltà il vecchio Tirelli non molla del tutto: “Quant’an goia me?” “85? Bemo’, alora a sun vech!” Quanti anni ho? 85? Ma allora son vecchio! Caro, tenero, Brian.
In certi weekend, l’INTER batte la ROMA, e il TORO la J**e, così una botta di adrenalina è sicura, poi passo il resto della domenica pomeriggio a guardar la groupie che taglia l’erba intorno alla domus saurea. Suo padre invece di regalarle che so un weekend in una spa o in una città europea le ha preso un trattorino JOHN DEER; la groupie è contentissima essendo una motorhead, così sfreccia felice sui campi erbosi di questa fetta di pianura…
Primo sabato di maggio, prima matinée con i ragazzi in centro a Modena. Erano anni che l’ avevo in mente, ma fino al mese scorso il sabato mattina era tutto dedicato a Brian, ora che lo vedo sistemato nella struttura giusta, posso rallentare e riprendermi lentamente la mia vita. Rendez vous alle 10 in piazza Matteotti, presenti Nonantolaslim, Livin’ Lovin’ Jaypee, il Pike boy e Lorenzo Stevens. Facciamo colazione al Caffé Bicicletta in Sant’Eufemia, uno degli angoli medievali più belli di Modena a ridosso del Duomo. Ordino succo di frutta, cornetto con marmellata, caffé corretto; gli amici mi guardano “Zio can, Tim, caffè corretto alle 10 di mattina?” “Quando scrivo di deriva alcolica, cosa credete, che lo faccia per fare il fighetto sul blog?”. Chiacchieriamo di musica, non ne avremmo mai abbastanza. Picca mi promette di scrivere qualcosa per il blog a proposito di un recente articolo apparso su A.V. Club che parla dell’età in cui si smette di cercare musica nuova e si torna indietro.
Facciamo poi un salto da DISCHINPIAZZA, in piazza Mazzini. Avevo detto che avrei resistito, ma poi ho ceduto e ho preso la deluxe edition di TRILOGY degli ELP. Già che c’ero ho aggiunto anche il cofanettino di HAMPTON 1981 dei ROLLING. Jaypee è stato costretto a comprare la deluxe edition del primo della BAD COMPANY, pena la perdita della mia amicizia. Lorenzo ha già preso STRAIGHT SHOOTER e Picca mi ha promesso che procederà all’acquisto quanto prima. D’altra parte, se non le comprano gente come noi le deluxe edition della BAD CO, chi cavolo le compra? Picca mi fa vedere la versione in vinile di STRAIGHT SHOOTER. Mi viene un mezzo accidente: quando vedo quella copertina fremo. Per un momento valuto se spendere i 30 euro per questo bel doppio vinile, mi trattengo quando capisco che nella versione in vinile manca qualcosa del bonus material. Però il long playing mi rimane negli occhi per un bel po’.
Salutiamo Robby e ci sdraiamo per un po’ al sole in Piazza Grande, che bella la mia città in un sabato mattina di sole di inizio maggio. Il Duomo ripulito è di una bellezza emozionante.
Torno a Borgo Massenzio facendo la via Emilia, da Mutina fino a Regium Lepidi, non ho voglia di tangenziali oggi. Mentre attraverso il cuore pulsante della mia terra, sento che sto tornando nel groove a me tanto caro, che il crush avuto per CUBA sta iniziando a mollare la presa, e che torna a galla la passione carnale per l’Emilia. E adesso che le sono sopra, che la guardo negli occhi mentre le nostre anime tornano ad essere una sola, che la sento così morbida sotto di me, le sussurro che è tutto quel che ho, che è tutta la mia vita, che senza di lei non sarei. In breve siamo di nuovo avvinghiati e raggiungiamo l’estasi… le acque tiepide del Panàro e del Secchia raggiungono il delta di venere e una pace ci pervade l’animo. Io e l’Emilia ci amiamo.
ITALIAN / ENGLISH
Ero convinto che il 2014 e il 2015 sarebbero stati gli anni delle deluxe edition dei LED ZEPPELIN, che nulla avrebbe potuto distogliere la mia attenzione totale dalle nuove ristampe con bonus del mio gruppo preferito e invece, col pessimo lavoro fatto da JIMMY PAGE, i veri avvenimenti nel campo reissues sono per me diventate le deluxe edition dei primi due album della mia amata BAD COMPANY (e a dire il vero anche di DEATH WISH II°, edizione di cui parleremo a breve).
E’ questo il modo di fare le deluxe edition: nuovo remaster del disco originale su un dischetto, materiale bonus raggruppato su un dischetto apposito contenente tutto quanto di significativo relativo alle session in questione, un booklet a cura di un fan/studioso (in questo caso il grande DAVID CLAYTON) con le giuste riflessioni con credit e dati corretti e infine un prezzo accessibile a tutti. JIMMY PAGE dovrebbe imparare.
Bad Company – 1974 (2015)
ORIGINAL ALBUM – BC FAN: TTTTT+
ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTTT
ORIGINAL ALBUM – TIM TIRELLI: TTTTT
BONUS DISC – BC FAN: TTTT
BONUS DISC – CASUAL FAN: TTT½
BONUS DISC – TIM TIRELLI: TTTTT+
PACKAGING: TTTT½
ORIGINAL ARTWORK: TTTTT
Siamo nel 1971, i FREE si sono sciolti, PAUL RODGERS forma i PEACE con i quali fa da supporto ad alcuni concerti dei MOTT THE HOOPLE. Nel backstage PAUL incontra MICK RALPHS, chitarrista dei MOTT. MICK è frustrato, IAN HUNTER si rifiuta di cantare un paio di suoi pezzi (CAN’T GET ENOUGH e MOVINì ON) perchè non crede di essere adatto a quel tipo di canzoni. MICK e PAUL iniziano ad ipotizzare una collaborazione. I FREE poi si rimettono insieme, i MOTT all’improvviso hanno successo così il tutto viene rimandato fino all’estate del 1973 quando i due finalmente si ritrovano; a loro si aggiunge SIMON KIRKE e, dopo lunghe audizioni, anche BOZ BURRELL. RODGERS stavolta non vuole problemi, esige una management di alto livello e chiama PETER GRANT. Si danno appuntamento in una stanza che funge da sala prove ad Albury, Guilford. E’ il 4 settembre del 1973. La band suona mentre aspetta GRANT, ma il possente manager dei LZ non si vede. Si fa vivo dopo averli ascoltati per un bel pezzo di nascosto fuori dall’edificio. “Mi piace quello che ho sentito. Qui la mano”.
Novembre 1973, i LZ stanno iniziando le registrazioni per PHYSICAL GRAFFITI, ma c’è un problema con JONES: si ammala o sta ancora decidendo se lasciare il gruppo oppure no, di preciso non si sa. GRANT ha già prenotato HEADLEY GRANGE e il RONNIE LANE MOBILE STUDIO, così chiede a RODGERS di approfittare della cosa.
In un paio di settimane la BAD COMPANY (nome preso dal titolo dell’omonimo film del 1972 con JEFF BRIDGES) registra i pezzi che finiranno sul primo album. Sono tutte canzoni registrate in diretta, abbellite con overdubs in un secondo momento. In aprile 1974 la band parte per un primo tour in UK (dopo qualche warm up gig in Germania) e, sebbene l’album non sia ancora uscito, è un trionfo. Poco dopo partono per gli USA dove fanno da supporto a gente tipo EDGAR WINTER, SANTANA, ZZ TOP. In maggio esce il singolo CAN’T GET ENOUGH, nello stesso mese l’album in UK e in giugno negli USA. BAD CO diventa disco d’argento in Britannia e d’oro in America, dove ad oggi ha venduto cinque milioni di copie.
La formula della BAD COMPANY è chiara: belle e semplici canzoni Rock, suonate con eleganza, passione e senza tanti fronzoli. Un misto di Hard Rock, Blues e soul da brividi. Quattro i pezzi trainanti: CAN’T GET ENOUGH, MOVIN’ ON e READY FOR LOVE (già pubblicata nel 1972 dai MOTT THE HOOPLE) di RALPHS e BAD COMPANY di RODGERS & KIRKE. Rock felice e spensierato e ballate struggenti e appassionate.
Col pezzo BAD COMPANY RODGERS mette su tela in maniera definitiva l’epica per cui è famoso. Molto belli pure un altro paio di momenti lenti, DON’T LET ME DOWN e THE WAY I CHOOSE. Un po’ retorico il quadretto di SEAGULL, Rodgers con la chitarra acustica che parla di gabbiani, è un pelo statica (ma comunque godibile) ROCK STEADY.
Molto interessante il CD 2 contenente materiale bonus, nonostante il fatto che non ci siano inediti (ma non esistono pezzi in più relativi alle session del 1973). C’è una CAN’T GET ENOUGH un po’ misteriosa, come lo stesso DAVID CLAYTON (eminenza mondiale in campo FREE e BAD CO) fa notare. La data riportata sul nastro indica giugno 1974 (l’album uscì in maggio) così è probabile ci siano incongruenze, ma ad ogni modo è una gran versione live in studio (con gli assoli sovraincisi). Tocca poi a LITTLE MISS FORTUNE (tratta dai nastri demo), brano a firma RALPHS/RODGERS che uscì a suo tempo solo come side B del singolo CAN’T GET ENOGH. Ottima versione alternativa suonata dal vivo nello studio senza pianoforte, con RODGERS alla chitarra ritmica suonata attraverso l’effetto Leslie e con RALPHS addetto ai ricami e all’assolo. THE WAY I CHOOSE proviene ancora dai nastri demo, dunque versione precedente alle sessioni ufficiali fatte per il disco; il tutto è piuttosto spoglio, ma non privo di fascino. Con questo arrangiamento sembra proprio una ballata soul. Lungo assolo di MICK sulla coda finale. In alcune parti mi sembra pericolosamente vicina a LOVE ME SOMEBODY, brano che apparirà sul terzo album RUN WITH THE PACK.
E’ vero, non ci sono inediti in questo materiale aggiuntivo, ma sin da qui è facile capire che le versione alternative sono davvero alternative e, se sei un fan, molto, molto interessanti. BAD COMPANY proviene dai nastri delle session vere e proprie del novembre 1973, ed è suonata a tre, senza MICK RALPHS. Deve essere uno dei primi serie tentativi. Bello sentire PAUL che nel finale dice (riferito a KIRKE): “Simo, il tempo che stavi tenendo…è quello giusto” (“Si… You know that beat you were just doing. That’s the one…“).
Segue una seconda THE WAY I CHOOSE, con tanto di falsa partenza, cantata da RODGERS un’ottava sopra. E’ intrigante per un fan capire come si sono evolute certe canzoni. EASY ON MY SOUL è un pezzo che in origine apparve sull’album HEARTBREAKER(1973) dei FREE. La BAD COMPANY ne registrò una sua versione quando nel novembre del 1974 iniziò a registrare i pezzi per il secondo album (STRAIGHT SHOOTER) che però finì – in formato single edit – sul lato b del singolo Usa MOVIN’ ON. Questo è un nuovo mix che presenta per la prima volta la versione completa, il cui finale è davvero tutto da scoprire.
Dai session reel di nuovo BAD COMPANY in forma ormai definitiva, secondo DAVID CLAYTON questa è la versione immediatamente precedente a quella poi finita sull’album. Il disegno ritmico di RALPHS però è un poco diverso dall’originale. SUPERSTAR WOMAN era un inedito pubblicato – con un missaggio diverso da questo – per la prima volta sulla Original BAD COMPANY Anthology del 1999. Questo è il secondo mix presente sul nastro ed è relativo alla versione completa.
Seguono i single-edit originali di CAN’T GET ENOUGH, LITTLE MISS FORTUNE e EASY ON MY SOUL. Nulla di nuovo quindi, ma fa piacere avere tutto il possibile su un unico dischetto. Una delle zavorre mentali che mi porto dietro da decenni è quella che mi fa “sentire” i LITTLE FEAT quando ascolto certe cose dalla BAD COMPANY. LITTLE MISS FORTUNE è una di queste.C hiude il materiale bonus il mix di CAN’T GET ENOUGH con l’aggiunta dell’organo Hammond. Divertente, soprattutto nel ritornello.
Una bellissima ristampa dunque, che risolve una volta per tutte gli errori riportati più volte nelle edizioni precedenti per quanto concerne l’artwork e le liner notes. Finalmente un lavoro fatto come si deve grazie a JOHN ASTLEY, RICHARD DIGBY SMITH, DAVID CLAYTON e tutto lo staff coinvolto. Da grandissimo fan della BAD COMPANY a loro la mia eterna gratitudine.
Consiglio dunque a tutti i lettori di questo blog l’acquisto delle deluxe edition dei primi due album della BC (di STRAIGHT SHOOTER parleremo a giorni), per il sottoscritto sono così fondamentali che ho minacciato di rompere l’amicizia con alcuni miei amici in caso di mancato acquisto. Baaaad , Baaaad Company ‘til the day I die!
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(broken) ENGLISH
I was convinced that 2014 and 2015 were the years of the deluxe edition of LED ZEPPELIN, that nothing could divert my total attention from the new reissues with bonus material of my favorite band, and instead, thank to the poor job done by JIMMY PAGE, the real events in reissue matters have become for me the deluxe editions of the first two albums of my beloved BAD COMPANY (and indeed even DEATH WISH II, edition of which will be discussed shortly).
This is the way of doing deluxe edition: new remaster of the original album on a disc, bonus material gathered on a separate disc and containing everything of significance concerning the session in question, a booklet wriitten by a dedicated fan (in this case DAVID CLAYTON the great) with the right sleeve notes-credits–correct data and finally an affordable price. JIMMY PAGE should learn.
We are in 1971, the FREE disbanded, PAUL RODGERS forms PEACE, a trio that becomes the opening act of some MOTT THE HOOPLE concerts. PAUL meets MICK RALPHS during the time they spend together backstage. MICK is frustrated, IAN HUNTER refuses to sing a couple of his pieces (CAN’T GET ENOUGH and MOVIN’ ON) because he believes his voice is not suitable for the kind of songs. PAUL and MICK begin to suppose a collaboration. Then FREE get together again, MOTT suddenly succeed so everything is set aside until the summer of 1973 when the two finally get together; Simon KIRKE jumps on the ship and after lengthy audition, BOZ BURRELL does the same. RODGERS does not want problems this time, he requires a management of high level, so he calles PETER GRANT. They meet in a room that serves as a rehearsal room in Albury, Guilford. It’s september 4, 1973. The band play while waiting for Grant, but the powerful manager of LZ seems to be late. He finally appears after listening the band for a while secretly out of the building. “I like what I hear. Let’s shake-hands.”
November 1973, LZ are starting the recordings for PHYSICAL GRAFFITI, but there is a problem with JONES: he gets ill or he is still deciding whether to leave the group or not. GRANT has already booked HEADLEY GRANGE and the RONNIE LANE MOBILE STUDIO, so he asks RODGERS to take advantage of it.
In a few weeks the BAD COMPANY (name taken from the title of the 1972 film with JEFF BRIDGES) records the pieces that will end on the first album. All songs are recorded live, embellished with overdubs later. In April 1974 the band goes on a first tour in the UK (after warm-up gigs in Germany), and although the album is not out yet, it is a triumph. Shortly after they leave for the US where they open shows fot people like EDGAR WINTER, SANTANA, ZZ TOP. In May, the new single CAN’T GET ENOUGH is out, in the same month the album see the light inUK and in June in the USA. It Becomes silver disc in Britain and gold in America, where to date it has sold five million copies.
The formula of BAD COMPANY is clear: beautiful and simple Rock songs played with elegance, passion and no frills. A mixture of Hard Rock, blues and soul. Four songs lead the way: CAN’t GET ENOUGH, MOVIN ‘ON and READY FOR LOVE (already published in 1972 by MOTT THE HOOPLE) writtenby RALPHS and BAD COMPANY a RODGERS /KIRKE composition. Happy and and carefree Rock numbers and poignant and passionate ballads.
With the song BAD COMPANY RODGERS puts on canvas permanently his epic feel for which he is famous. DON’T LET ME DOWN and THE WAY I CHOOSE are also two great slow moments. SEAGULL is a bit rhetorical, Rodgers with acoustic guitar who sings about seagulls, ROCK STEADY is a bit static but after all it rocks anyway.
The bonus material CD is very interesting, despite the fact that there are not inedits (no abundance in the 1973 sessions). There is a CAN’T GET ENOUGH that is a bit mystery, as DAVID CLAYTON (world eminence in the FREE and BAD CO field) points out. The date on the tape says June 1974 (but the album was released in May) so it’s likely there are inconsistencies, but either way it is a great live version in the studio (with overdubbed solos). Then it comes LITTLE MISS FORTUNE (taken from demo reel), a piece by RALPHS / RODGERS that came out at the time only as B side of the single CAN’T GET ENOUGH. It’s a excellent alternative take played live in the studio without piano, with RODGERS on rhythm guitar played thru’ a Leslie effect and with RALPHS decorating the song. THE WAY I CHOOSE comes from demo reel too; everything is rather bare, but not without charm. With this arrangement it looks like a soul ballad. Long solo by MICK on the coda. In some parts it seems dangerously close to LOVE ME SOMEBODY, a song that will appear on the third album RUN WITH THE PACK.
It ‘s true, there may be no inedits in this additional material, but it is easy to understand even at the beginning of the cd that the alternative versions are really alternative and, if you’re a fan, very, very interesting. BAD COMPANY comes from the tapes of the actual session of November 1973, and it played as a trio, without MICK RALPHS. It must be one of the first serious attempts. It’s nice to hear PAUL after the song end (referring to KIRKE): “Si… You know that beat you were just doing. That’s the one…”.
A second THE WAY I CHOOSE follows, complete with a false start, RODGERS sings it an octave higher. It’s intriguing for a fan to understand how certain songs evolved. EASY ON MY SOUL is a piece that originally appeared on the album HEARTBREAKER (1973) by FREE. BAD COMPANY recorded a version in November of 1974 when they began recording songs for the second album (STRAIGHT SHOOTER) but it ended up – in single edit format – as b-side of the american single MOVIN ‘ON. This is a new mix which presents for the first time the full version of the song, the passion showed at the end is really worth discovering.
From the session reel it comes again the song BAD COMPANY, according to DAVID CLAYTON this is the version immediately preceding the one of the finished album. The rhythmic pattern of RALPHS however, is a bit different from the original. SUPERSTAR WOMAN is a track published – with a mix different from this – for the free time on the Original BAD COMPANY Anthology in 1999. This is the second mix on the reel and it features the full version of the the piece.
Then we have CAN’T GET ENOUGH, LITTLE MISS FORTUNE and EASY ON MY SOUL in their single-edit form. Nothing new then, but it’s nice to have everything possible on a single disc. A mental ballast which I carry around for decades is the one that makes me hear LITTLE FEAT when listening certain things from BAD COMPANY. LITTLE MISS FORTUNE is one of those. CAN’T GET ENOUGH with the addition of the Hammond organ closes this bonus bonanza. Fun, especially in the chorus.
A beautiful reissue therefore, that solves once and for all the errors mentioned several times in previous years editions regarding the artwork and liner notes. Finally a work properly done thanks to JOHN ASTLEY, DIGBY RICHARD SMITH, DAVID CLAYTON and all the staff involved. Being a huge fan of BAD COMPANY they have my eternal gratitude.
I recommend therefore to all the readers of this blog the purchase of the deluxe editions of BC first two albums (we will talk STRAIGHT SHOOTER soon), for myself they are so fundamental that I threatened to break the friendship with some of my friends in case they don’t buy them.
Baaaad, Baaaad Company ‘til the day I die!
La avventura del Wakeman Trophy 2015 è del tutto simile a quella dell’anno passato: partenza alle 15, arrivo a Vicenza alle 17, appostamento in zona Teatro Olimpico per vedere se RICK compare per il soundcheck, chiacchiere con nuovi e vecchi amici che nel frattempo arrivano, toast e birretta, entrata, concerto e qualche momento passato con the keyboards wizard in persona. Che meraviglia quando tutto si dipana bene.
Arrivare sul posto alle 17 forse è un po’ troppo, ma non voglio frenare la groupie, è il suo momento e se lo vuole godere tutto. Stazioniamo in zona per un ora e mezza, un paio di proghead si avvicinano. Poco dopo arriva PAOLO BOLLA, di SchioLife, ci ricorda dal concerto dello scorso anno così fraternizziamo e iniziamo amabilmente a parlare di musica. Un quarto d’ora e arrivano due fotografi. Ci presentiamo, loro sono MARCO CHIERICO, fotografo ufficiale degli eventi di SchioLife, e RAFFAELLA VISMARA. Non so come mai ma in pochi minuti si gettano le fondamenta di un rapporto d’amicizia probabile e profondo. Credo si tratti di reazione chimica, ancora non sappiamo se abbiamo affinità elettive tali da impegnarci in un rapporto serio, ma la gentilezza e l’educazione di MARCO e il sincero approccio di RAFFAELLA fanno scattare qualcosa. Mentre siamo lì, RAFFAELLA prova la sua nuova macchina fotografica e ci scatta qualche foto, MARCO fa lo stesso…
Parliamo un po’ e scopro che Raffaella è una grande amica di MEL PREVITE, esimio chitarrista modenese (ROCKING CHAIRS e LIGABUE) nonché mio grande amico e che gli amici bolognesi che sta aspettando sono anche i nostri, infatti GIANLUCA GOLLINI, GABRY MARTELLI e company arrivano di lì a poco. Poi d’improvviso dalla strada principale arriva RICK WAKEMAN accompagnato dal manager e da CLAUDIO CANOVA promoter di Schio Life. Non ci permettiamo di disturbarlo, sta andando a provare il pianoforte, ci limitiamo a seguirli. La groupie si mette a filmare col cellulino, potrebbe essere uno di quei video che si vedono su YOUPROG nella categoria RILF (Rockstar I Love …).
In breve anche altri storici YES/PROG fan ci raggiungono, UMBERTO MONTANARI, MAURIZIO CAVALCA, RICCARDO SCIVALES su tutti, nomi pesanti per il contesto in cui siamo. Arriva anche il vecchio DOC che però prima si ferma in pizzeria. Ore 20:30, si entra. Il teatro è uno spettacolo, probabilmente il più bello del mondo. La profondità e la prospettiva sono un qualcosa di incredibile.
La gente inizia a prender posto, cerco con lo sguardo DOC, lo vedo lassù in tribuna. Io e la groupie siamo in platea, seconda fila, di fronte al pianoforte: posti eccellenti. Alla fine ci sarà il sold out.
Prima del concerto mi viene a salutare GIANNI DELLA CIOPPA, è in the house perché deve scrivere un articolo per CLASSIC ROCK Italia.
Verso le 21,15 entra CLAUDIO CANOVA appunto, due parole e dà spazio al sindaco di Vicenza. Chiosa finale di CLAUDIO ed ecco RICHARD CHRISTOPHER WAKEMAN. Si parte come nel 2014: THE JIG.
La scaletta e il mood del concerto sono molto simili a quelli dello scorso anno a Schio, andando a memoria l’unico pezzo nuovo dovrebbe essere Children Of Chernobyl, ad ogni modo le dita di RICK incantano grazie a:
The Jig”, lunghe parti tratte da “King Arthur” e da “Journey to the Centre of the Earth”, “Catherine Of Aragon”, “Catherine Howard”, “Life On Mars” di DAVID BOWIE, “And You And I” e “Wonderous Stories” degli YES, “Children Of Chernobyl”, “Merlin The Magician”, “Eleanor Rigby” dei BEATLES versione PROKOFIEV, “The Meeting”, “Morning Has Broken” di CAT STEVENS
Come prevedibile, i pezzi che forse ho gustato di più sono stati i miei due preferiti: THE JIG e CATHERINE HOWARD, quest’ultimo catturato su video dalla groupie tramite cellulare:
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Rispetto al 2014, RICK mi sembra un pelino più appoggiato, ma suona comunque divinamente. Che pianista meraviglioso che è. Ogni tanto vedo MARCO CHIERICO che scatta fotografie, foto che sono a corredo di questo misero articoletto e che rendono giustizia alla grandezza del personaggio di cui sto parlando.
Ogni tanto catturo con la coda dell’occhio anche la chioma bionda di RAFFAELLA VISMARA che si adagia sull’obbiettivo, anche le sue foto aiutano questo post a dare le esatte coordinate dell’evento…
Un paio di bis e il concerto finisce. Applausi scroscianti. Un trionfo. Guardo la groupie, sembra molto soddisfatta. Di nuovo quattro chiacchiere con GIANNI, col quale ci ripromettiamo di vederci quanto prima e poi via verso l’uscita.
In molti escono definitivamente, altri – come noi – si fermano in attesa che venga aperto l’accesso ad una grande sala interna dove sembra RICK si intratterrà con i fan. Incontro finalmente DOC. Quattro chiacchiere sul DARK LORD e poi diligentemente ci mettiamo in fila.
Questa volta il tutto è organizzato meglio, ci sono persone dello staff che gestiscono il flusso di fan per far sì che ogni gruppetto di amici abbia un minimo di tempo da passare con RICK con la dovuta privacy. Osservo questa rockstar disponibile, paziente, gentile e mi interrogo circa le possibilità che potrei avere io con le rockstar preferite che mi sono rimaste: JIMMY PAGE, MICK RALPHS, KEITH EMERSON, PAUL RODGERS. Nessuna, naturalmente. Tocca a noi tre. La groupie mi dice “vieni anche tu con me”. Salutiamo RICK, la groupie gli chiede se gentilmente può autografare un paio lp (SIX WIVES OF HENRY VIII e CLOSE TO THE EDGE) e la sua autobiografia. RICK diligentemente assolve il compito …
e mentre lo fa io ripeto più o meno quello che gli dissi l’anno scorso: “She is my girl, Rick, but she’s crazy on you”. Poi mi sposto per immortalare il momento col cellulino. RICK guarda di nuovo la groupie, ride e le dice “Saoourra, you need to see a doctor”. Rido di gusto.
Ho la groupie e RW nell’obbiettivo, cerco di fare la foto migliore che posso, guardo the girl from Gavassa, lì abbracciata al suo idolo, è raggiante. Che culo che hai, groupie!
Vedo lì di fianco RAFFAELLA che ci sta scattando foto, che il padre dei quattro venti la benedica, mica da tutti avere una fotografa professionista a disposizione quando sei lì con una delle tue rockstar preferite.
Ora chiedo a RICK se è possibile fare una foto anche con me, lui acconsente senza nessun problema, la groupie mi inquadra…
e anche RAFFAELLA fa il suo dovere…
Un ultima foto con DOC e il nostro momento è terminato. Vado da RICK, gli stringo la manona e gli dico “Thank you for everything, Rick, you are always too kind“, e lui di rimando “no problem, you are welcome … Tim Tirelli master of the blog” (va beh, quest’ultimissima l’ultima parte me la sono inventata).
Cincischiamo ancora un po’ in zona mentre altri lo vanno ad incontrare. Ringrazio RAFFAELLA per la pazienza e la disponibilità. Thank you baby, we do love you.
Siamo tra gli ultimi a lasciare il teatro. Ci fermiamo lì fuori insieme a RICK, al suo manager, allo sponsor, allo staff di Schio Life, a MARCO e RAFFAELLA e a qualche altro fan. Mi sposto un momento e osservo la scena, noi lì in strada con RICK WAKEMAN a un metro, come se stessimo tirando tardi dopo una serata in pizzeria con gli amici. E’ poi il momento del commiato, RICK se ne torna in albergo visto che è a dieta ferrea e non può sgarrare, abbraccio e ringrazio PAOLO e CLAUDIO, MARCO e RAFFAELLA, saluto gli amici e, con la groupie che cammina a due metri da terra, mi avvio verso il parcheggio.
Ci buttiamo sulla Venezia-Milano e arrivati sulla Brennero mi metto io alla guida, la groupie è esausta, scende e crolla sul sedile. Troppe emozioni immagino. La sua yes-mobile attraversa di buon passo la notte nera, rollando sicura sull’autostrada, adelante adelante c’è un uomo di blues al volante. Amo questi momenti, quando la notte profonda rende tutto più lieve, un po’ come succede con la neve. Mi sento bene, lontano dai miei blues, due settimane a Cuba e questa piccola grande avventura vicentina sono una panacea per i dolori del (non più) giovane Tim. I fari della freccia giallo di Borgo Massenzio fendono la coltre di notte che copre le corsie, nei miei pensieri prendono corpo la melodia e il testo del pezzo che preferisco in assoluto in questi momenti …
And I think it’s gonna be a long long time
Till touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home
Oh no, no, no, I’m a rocket man
Rocket man burning out his fuse up here alone
… no, non sono l’uomo che credono io sia, non sono nemmeno quello che io stesso credo di essere, sono solo un uomo di blues che vaga su questo piccolo pianeta sperduto e sospeso chissà come nelle profondità siderali, un uomo di blues che grazie a serate come queste riesce a trovare il carburante per continuare il cammino. Thank you Rick, thank you groupie.
Photos © MARCO CHIERICO
Photos © RAFFAELLA VISMARA
basic photos by Tim Tirelli – Saura Terenziani – Doc Marena –
Un’altra avventura Rock direttamente dai ricordi del nostro amico Massimo Bonelli.
◊
Era una mattinata uggiosa. Normale a metà settembre, soprattutto nel Regno Unito, ma noi eravamo a Milano e quel giorno non doveva piovere per alcun motivo. Stavamo ultimando i preparativi per l’arrivo della “regina” Freddie Mercury e dei suoi nobili accompagnatori.
Erano trascorsi pochi mesi dalla loro presenza al Festival di Sanremo con Radio GaGa. Ricordo che ci veniva comunicato di continuo l’aumentare delle persone del loro staff e, di conseguenza, diminuivano le stanze in albergo a disposizione nostra. Finimmo costretti a dormire in otto nella stessa camera, come in collegio. Fu comunque molto rock’n roll. Quattro limousine, una per ogni componente della band altrettante macchine per lo staff. Cinque bodygard, una per ciascuno, due per la regina, di cui uno procurato da me, che si presentò con il braccio ingessato, cosa che per fortuna divertì e piacque molto a Freddie Mercury. Dal loro arrivo all’aeroporto di Nizza sino alla ripartenza, non ci fu un attimo di tregua. Ma l’organizzazione fu perfetta e i Queen erano una vera macchina da spettacolo.
Torniamo nuovamente a quel disgraziato mattino di pioggia di metà settembre. La villetta, così chiamavamo la nostra sede Emi, luogo dell’evento, era molto spaziosa all’interno, ma l’idea di far incontrare, nell’ampio giardino, i Queen con i media, sarebbe stata sicuramente apprezzata da tutti. Il personale del catering, lo staff tecnico, i collaboratori della Emi, tutti in attesa del miracolo che ci permettesse di allestire ogni cosa all’esterno. Ma la pioggia persisteva ed il cielo era di umore nero.
A metà mattinata bisognava prendere una decisione. L’arrivo della band era previsto alle 12.30, quello dei nostri ospiti giornalisti alle 12.00. Seppur la pioggia continuasse a cadere, riuscivo ad intravvedere un velato raggio di sole che lottava per farsi spazio ed io, naturalmente, tifavo per lui. Ma coloro che stavano scalpitando per allestire, iniziando a preparare bevande, cibo, luci e microfoni all’interno, tifavano per la razionalità. Affacciato verso la strada, vedevo la gente che camminava con gli ombrelli aperti, le auto con i tergicristalli in funzione, le pozzanghere stracolme.
Certo, viene da pensare che bastava controllare il meteo su internet con un computer o un cellulare…. ma eravamo nel 1984 e la tecnologia era ancora scarsa. L’unica virtù esistente all’epoca stava nel fatto che si ascoltavano tanti dischi, album in vinile con grandi copertine colorate ricche di informazioni, si ascoltavano interamente e più volte. Questa conferenza stampa veniva infatti organizzata per presentare, oltre ai due concerti milanesi dei Queen, anche il loro album “The Works”, pubblicato successivamente alla loro apparizione sanremese.
Il tempo scorreva crudele come i rigagnoli di pioggia verso i tombini. I primi giornalisti si presentarono con indiscreto anticipo. Pian piano arrivarono tutti gli altri. Mentre li accoglievo, lanciai uno sguardo all’esterno e vidi qualche coraggioso passante che chiudeva l’ombrello. Era oramai mezzogiorno, mezzogiorno di fuoco. Un raggio di sole prevalse prepotentemente sull’oscurità ed illuminò la strada. Con stoico coraggio, ordinai immediatamente l’allestimento in giardino. Tutti si diedero precipitosamente da fare, camerieri, tecnici, collaboratori ed anche i giornalisti. Con frenetica arte organizzativa, tutto fu pronto in pochi istanti.
Puntuali come un orologio svizzero, alle 12.30, su splendide carrozze reali, arrivarono i Queen e, con loro, un sole caldo e totale. Brian May, John Deacon, Roger Taylor e, naturalmente, Freddie Mercury fecero un pomposo ingresso nel giardino della villetta, accolti da un sonoro applauso. Il sole aveva reso tutti di ottimo umore e naturalmente anche me. L’incontro con i media, seguito da un aperitivo, fu estremamente gradevole ed informale. Freddie, sempre professionale e molto rilassato, confessò di amare il nostro Paese, in quanto culla della musica operistica, di cui lui era grande estimatore. Arrivando verso la villetta, aveva avuto modo di ammirare la statua di Giuseppe Verdi, compositore che gli aveva regalato tante emozioni.
La sera organizzai la cena con loro in un ristorante vicino all’Università Statale. Una serata piacevole con lunghe chiacchierate, sia con la band che con il loro manager Jim Beach, sulle bellezze nazionali. Fu forse per questo che, tempo dopo, Jim Beach decise di prendere casa all’isola d’Elba.
Più tardi la “regina” si fece accompagnare in un club molto, molto esclusivo…
God save the Queen… because… Freddie you’re a boy make a big noise… playing in the street, gonna be a big man someday … singing… We will We will Rock you…
(apparso in origine su http://www.spettakolo.it/ il 20/4/2015)
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Ormai non riesco a leggere niente altro che GREG ILES. Da quando comprai un suo libro attratto dai posti in cui era ambientato, son dentro ad un buraccione (come direbbe Riff) c’an sa menga. Ho già scritto che grazie a lui mi sono definitivamente scoperto amante dei thriller, che poi a pensarci bene non è mica vero, ho appena tentato di leggerne uno non suo (Sarò La Tua Ombra di Jeffrey Deaver, un altro in confidenza con i bestseller) ma mi son fermato a pagina 89, non mi prendeva più di tanto. E’ dunque GREG ILES a farmi amare i thriller, con la sua prosa di gran lignaggio, le sue trame intriganti, il suo savoir faire narrativo. I suoi romanzi sono ambientati a NATCHEZ e zone limitrofe, a tratti arrivano fino a NEW ORLEANS, il territorio è dunque denso di humus basilare per l’uomo di blues che è in noi, i personaggi sono più o meno tutti collegati, personaggi che di volta in volta assumono il ruolo principale. ILES è LA scoperta degli ultimi anni, un autore per me fondamentale in questa parte della mia vita. Questi sono due dei cinque suoi libri che ho recensito qui sul blog, a quattro di essi ho dato quattro stellette e mezzo, per LA MEMORIA DEL FIUME mi spingo oltre: punteggio massimo, libro davvero spettacolare.
SINOSSI:
Il pianto dell’angelo di Greg Iles
Bella, intelligente, tranquilla: Kate Townsend è per tutti una ragazza speciale, una diciassettenne dal viso d’angelo. Silenziosa, e sola, compie anche il suo ultimo viaggio attraverso la città che dorme. Il suo corpo nudo, che mostra evidenti segni di violenza, viene trasportato dalla corrente del ruscello, gonfiato dalla pioggia, fino al Mississippi. E domani, al risveglio, la città sarà travolta da un ciclone ben più impetuoso delle acque del fiume.
Professionista di successo, cittadino stimato, padre modello, il dottor Drew Elliott è un pilastro della comunità di Natchez. Ma ha superato il confine di ciò che è lecito, l’invisibile linea di demarcazione che domani, da eroe, lo trasformerà in mostro.
Perché domani si scoprirà che é stato lui il primo a trovare il cadavere di Kate, ma non ha dato l’allarme per salvare le apparenze. Perché domani non si potrà più nascondere la relazione che lo legava alla ragazza nonostante gli oltre vent’anni di differenza tra i due. Perché domani, per tutti, sarà lui il principale indiziato dell’omicidio.
Non gli resta che chiedere aiuto a Penn Cage, il suo migliore amico nonché ex avvocato. Per difenderlo, quest’ultimo dovrà scavare sotto la patina di tediosa normalità che avvolge la cittadina, dalla quale emergeranno scomode verità di sesso e droga, ricatto e corruzione politica. Verità che costringeranno lo stesso Cage a mettere in discussione la sua fiducia nell’amico e nell’impeccabile comunità che credeva di conoscere da sempre.
Qui un video girato da un lettore nel cimitero di NATCHEZ alla ricerca di THE TURNING ANGEL (titolo originale de IL PIANTO DELL’ANGELO). Impressionante vedere come una cittadina di 20.000 abitanti come NATCHEZ abbia un cimitero di quelle dimensioni.
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SINOSSI:
La memoria del fiume di Greg Iles
Il delta del Mississippi è un posto inquietante. Nella palude che si estende a pochi chilometri da New Orleans, guardata a vista dagli alligatori, predatori e prede si sfidano in un’incessante danza macabra.
C’é un altro predatore che semina la morte, nel mondo degli uomini: un assassino che sceglie le sue vittime entro i confini della città, tutti maschi, bianchi, sopra i quaranta, con famiglia. Senza legami apparenti tra loro. La tecnica é sempre la stessa, ripetuta con meticolosità maniacale: due colpi di pistola, segni di morsi sul corpo e una scritta tracciata con il sangue sulla scena del crimine – «Il mio lavoro non è mai finito.»
L’FBI e il Dipartimento di polizia di New Orleans decidono di contattare Catherine “Cat” Ferry, celebre dottoressa specializzata in odontoiatria, che già in passato ha collaborato a varie indagini.
Ma Catherine non è un personaggio facile: è una donna che ha avuto un’infanzia tormentata, segnata da una madre assente, un nonno dispotico a fare da capofamiglia, un padre alienato dall’esperienza in Vietnam e poi
ucciso in circostanze mai chiarite quando lei era bambina. Su tutto, l’ombra degli abusi sessuali, di cui Cat paga tuttora le conseguenze. Ha smesso di tentare il suicidio, ma non ha smesso di bere, ed è in cura da una terapeuta, che la aiuta ad affrontare le ombre che albergano dentro di lei.
Quando viene coinvolta nella caccia al serial killer, per Catherine inizia una doppia indagine: quella ufficiale e quella, molto più personale e dolorosa, nel suo passato, nella sua infanzia violata. Perché forse, tra le due, esiste un filo sottilissimo. E risolvere la
prima potrebbe liberarla dagli incubi della sua vita.
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