Libro regalatomi dal Pike boy un po’ di tempo fa, e finito di leggere solo ora. E’ un libro serioso (ed attendibile), ma è comunque uno spasso leggere le peripezie del primo JEFF BECK GROUP. Dentro c’è tutto: l’immenso progresso che la chitarra elettrica proveniente dal blues compie grazie a lui staccandosi dai metodi tradizionali di ERIC CLAPTON e del blues revival inglese, e partendo verso percorsi sperimentali e psichedelici pur sempre all’interno della matrice blues; la creazione del template del quartetto di rock selvatico con un chitarrista solista e un cantante dalle grandi capacità (cosa, quest’ultima, che mancava agli YARDBIRDS del 1967); l’incapacità del leader, JB appunto, di gestire un gruppo di successo, di avere una visione, di mantenere un equilibrio; le litigate furiose tra i membri del gruppo; i costanti cambiamenti di formazione; i concerti continuamente cancellati e quelli disastrosi; e infine anche le notti magiche di un gruppetto di delinquentelli inglesi alle prese con un hard rock blues spumeggiante e dilagante.
L’inizio del libro è un po’ lento, soprattutto per chi come me non è interessato al periodo inglese della prima metà degli anni sessanta, la fine invece è un po’ precipitosa, il JEFF BECK 2 è liquidato con poche frasette così come il resto della carriera solista di JB. D’altra parte è un libro dedicato al primo JEFF BECK GROUP, quello di TRUTH e BECKOLA, quello che si permetteva di avere due stelle di prima grandezza lì davanti e due mediocri gregari lì dietro. MICK WALLER c’entrava davvero poco con lo stile del gruppo e RON WOOD al basso era davvero scarso (d’altra parte lo era anche con la chitarra); basti ascoltare SWEET LITTLE ANGEL nel materiale bonus di BECK OLA: il lavoro del basso è sconclusionato, mal si prende con la batteria, corrompendo la prova d’insieme. Anche TRUTH non ne è immune: l’album è splendido, ma la sezione ritmica non è all’altezza. E’ vero però che con TONY NEWMAN le cose sembrarono migliorare un po’.
Molti riferimenti agli YARDBIRDS, ai LED ZEPPELIN, a JIMMY PAGE, a JOHN PAUL JONES a PETER GRANT e ai gustosi aneddoti della musica ROCK: JB che va a a fare le audizioni per sostituire MICK TAYLOR nei ROLLING STONES e che se va dicendo “chiamatemi quando avrete trovato una vera sezione ritmica”, BECK che liquida in maniera spavalda il secondo album di HENDRIX e il secondo dei CREAM, l’aver voluto a tutti costi il pianista NICKY HOPKINS nel gruppo per poi accorgersi che quest’ultimo aveva la mentalità da session man e che dunque mal si amalgamava con il groove della vita on the road e on stage; AL KOOPER che va a vedere il JEFF BECK GROUP e che se ne va dopo tre pezzi disgustato dall’approccio musicalmente poco professionale del gruppo. Una vera e propria storia Rock insomma, quel Rock su cui le donne e gli uomini di blues di questo blog tanto sospirano.
Ambientato in Africa alla fine dell’ottocento, questo è l’ultimo fumetto ideato dalla Bonelli. L’autore è Gianfranco Manfredi, che nella mia testa rimane il cantautore di MA NON E’ UNA MALATTIA album che comprai in diretta nella seconda metà degli anni settanta. Scozzese, guascone, profondo quando serve, senso della giustizia. Fattezze simili a quelle di Errol Flynn e Clark Gable, ADAM WILD resta in bilico tra l’ eroe e l’antieroe. Sta con i deboli ma in maniera scevra da sentimentalismi, è spesso in mezzo all’azione ma non disdegna momenti di riflessione. Bei disegni, bella copertina. Per ora si becca un bel sette, ma la sensazione è che il voto tenderà a salire. Io di Manfredi mi fido.
ADAM WILD N° 1 “GLI SCHIAVI DI ZANZIBAR”
Periodicità:Mensile
Uscita:04/10/2014
Soggetto:Gianfranco Manfredi
Sceneggiatura:Gianfranco Manfredi
Disegni:Alessandro Nespolino
Copertina:Darko Perovic
A Zanzibar la tratta degli schiavi è stata ufficialmente abolita, ma il traffico di esseri umani continua clandestinamente. Adam Wild è lì per eliminarlo. In molti congiurano per ucciderlo. Congiurare è un conto, riuscirci è un altro. Non è saggio fare arrabbiare Adam!
Ci si meraviglia sempre sul pianeta Zeppelin quando all’improvviso escono registrazioni tratte da fonti fino ad allora sconosciute; anche quando il tutto è più o meno una bufala. E’ il caso di questi quattro (tre) pezzi tratti dal concerto di ZURIGO del 29/06/1980, concerto molti sentito da noi italiani.
L’altro giorno appare su DIMEADOZEN (il più importante sito mondiale di scambio di live recording) un “torrent” relativo a 4 pezzi tratti da ZURIGO 1980 dove si dice che la fonte sarebbe un trasmissione FM della famosa WESTWOOD ONE su registrazioni effettuate all’epoca dalla BBC. Sobbalzo sulla sedia! Mai saputo che la BBC avesse registrato uno dei concerti del tour del 1980. La storia dei LZ si arricchisce quindi di un particolare assai interessante mi dico, e la lista delle registrazioni live del gruppo acquisisce un aggiunta per nulla marginale. La qualità sembra sia migliore del soundboard che circola orma da lustri interi e le interpretazioni iniziano ad avere sviluppi importanti.
Qualcuno scrive infatti che questa fonte sia stata mixata professionalmente; questo starebbe a significare che la BBC al momento della registrazione avrebbe microfonato tutti gli strumenti (come si farebbe per una registrazione multitraccia) e mixato il tutto in diretta. Ora, quando si registra ufficialmente per un album live, microfoni appunto tutti gli strumenti, catturi la registrazione di ognuno di essi e in un secondo momento con queste registrazioni multitraccia vai in uno studio di registrazione e ti prendi tutto il tempo necessario per mixarle come Page comanda. Qui salti l’ultimo passaggio: lo mixi sul momento, bilanciando al meglio le tracce dei vari strumenti. Possiamo dire che una registrazione di questo tipo sta in mezzo tra il semplice soundboard e la registrazione fatta apposta per un live album ufficiale.
Il mio cervello parte in quarta, mette da parte la domanda “ma possibile che in queste 7 lustri di assoluto impegno zeppeliniano io non sia mai venuto a conoscenza di questa registrazione della BBC?”, e fantastica sull’esistenza di un concerto del tour del 1980 registrato dalla BBC. Mi dico, finalmente potrò ascoltare l’ultimo rauco ruggito dei LZ in una qualità che non sia di un semplice soundboard secco e poco dinamico. Scarico il torrent, mi faccio il cd, butto giù velocemente un semplice artwork, esco prima dall’ufficio e mi metto in macchina a volume sostenuto.
Il sound non è affatto male, mi pare che sia meglio del bootleg che ho, ma non mi pare ci sia una gran differenza, in più il quarto pezzo, STAIRWAY TO HEAVEN, non è tratto da Zurigo 1980 ma dalle BBC session del 1971. Arrivo a casa e mi butto a controllare, verificare, studiare.
Dopo alcuni studi di alcuni zeppelinologhi, si scopre che quei 4 pezzi sono presi da vecchie trasmissioni della Westwood One * che oltre al materiale della BBC usarono il soundboard di Zurigo 1980 (che come qualità è forse il migliore di tutti i sbd di quel tour) per arrivare a presentare anche gli ultimi respiri dei LZ. Se TRAMPLED, SIBLY e ACHILLES sembrano avere un sound migliore, come dice SteveZ(oso) dalla bassa California, è grazie alla compressione della trasmissione radiofonica, alla natura del segnale FM che aggiungerebbe un po’ di atmosfera al tutto e al riverbero aggiunto prima della messa in onda.
Tutto qui, peccato, ma è stato bello sognare per un pomeriggio intero.
FILE AUDIO:
LED ZEPPELIN – TRAMPLED UNDERFOOT – Zurich 29/06/1980 Werstwood One broadcast
* tra cui (come suggerisce Scottzep73):
“It’s Been A Long Time: A Tribute To John Bonham” (1990; hosted by Jason Bonham; featured Trampled from Zurich, IIRC)
“Led Zeppelin: The Final Chapter” (1991; hosted by Jason; featured Achilles, Trampled, and I think Kashmir from Zurich)
“Led Zeppelin: The Silver Anniversary” (1993; with 4? tracks from Zurich, including the only officially-sanctioned release of “Train Kept A-Rollin'”)
(broken) ENGLISH
You always wonder when suddenly a recordings taken from sources hitherto unknown emerge on planet Zeppelin; even when everything is more or less a canard. It is the case of these four (three) pieces taken from the concert of ZURICH on 29.06.1980, a special concert for the Italians fans.
The other day a new torrent appeared on DIMEADOZEN (the world’s most important site for the exchange of live recording); it features 4 pieces from ZURICH 1980 where they says that the source would be a WESTWOOD ONE FM broadcast based on BBC recordings. I jump from the chair! I never knew that the BBC had recorded a 1LZ 1980 tour concert, I tell to myself that the history of the LZ is enriched now for a a new chapter, and the list of live recordings of the group acquires a great addition. They say that the sound quality seems to be better than the soundboard that circulates by decades and interpretations begin to have important developments.
Someone writes that this source has been professionally mixed; this would mean that the BBC at the time of the recording would miked all the instruments (as you would for a multi-track recording) and mixed the whole thing live. Now, when you record for an official live album, you mike all instruments so the recording captures each of them and at a later time with these multi-track recordings you go into a recording studio and you take all the time necessary to mix them as Page commands. Here you skip the last step: you mix it live, balancing in the best possible way the tracks of different instruments. We can say that a recording of this type is in the middle between the simple soundboard and the professional recording made for an official live album.
My brain speeds away and it puts aside the question “is it possible that in these 7 lustrums of absolute zeppelin commitment I never heard about this recording from the BBC?” and therefore it dreams about the existence of a 1980 concert recorded by the BBC. I tell to my self that I can finally hear the latest raucous ruoar of LZ in a quality that is not the one of a dry and not very dynamic soundboard. I download the torrent, I burn a cdr, I quickly scribble down a simple artwork, I leave the office early , I get in the car and I pump up the volume.
The sound is not bad at all, I guess it is better than bootleg I have, but I do not think there is a big difference, plus the fourth track, STAIRWAY TO HEAVEN, is not from Zurich 1980 but it is from the 1971 BBC sessions. I get home and I check, I verify, I investigate.
After some studies of some zeppelin experts, it turns out that those 4 pieces are taken from Westwood One ‘s old broadcasts *, in addition to material from the BBC sessions they used the soundboard of Zurich 1980 ( quality wise it is perhaps the best of all the sbd of that tour) to get on air also the last breath of LZ. If Trampled, Sibly and Achilles seem to have a better sound, like SteveZ (oso) from Southern California says, it is due to compression of the broadcast, the nature of the FM signal that would add a little atmosphere, and reverb added before the airing.
That’s it, too bad, but it was nice to dream for an entire afternoon.
* Including (as suggested by Scottzep73):
“It’s Been A Long Time: A Tribute To John Bonham” (1990; hosted by Jason Bonham; featured Trampled from Zurich, IIRC)
“Led Zeppelin: The Final Chapter” (1991; hosted by Jason; featured Achilles, Trampled, and I think Kashmir from Zurich)
“Led Zeppelin: The Silver Anniversary” (1993; with 4? tracks from Zurich, including the only officially-sanctioned release of “Train Kept A-Rollin'”)
In qualche modo, pur a questa età, sono sempre in missione per conto del Rock; non c’è niente da fare, è più forte di me. Qualche settimana fa, la bluesmobile in officina per la revisione, mi danno l’auto sostitutiva, una cinquecento azzurrina che va come una scheggia (e che beve come un ludretto). In preda alla evangelizzazione rockettara finisco per lasciare nell’auto di cortesia dei cdr di LZ IV, di TRILOGY, di JOHNNY WINTER AND e per risintonizzare nei tasti delle radio preferite quelle che (più o meno) trasmettono Rock.
Auto di cortesia – foto TT
Il tutto si riversa anche sulla gestione Brian, ormai il vecchio si veste come quegli anziani rockettari americani, solo che Brian è molto più figo ….
Brian Tirelli
Brian gets the led out – foto TT
Ogni volta che ci vediamo chiedo a Brian chi sono, quando è un po’ confuso fatica sempre a collocarmi e alla domanda “Brian io chi sono? Io sono tuo … ?” di solito risponde “sei il mio capo” come ho già scritto, ma l’altro giorno mi ha risposto “Sei il potente”. Con l’alzheimer la sua mente butta fuori vocaboli obliqui. Al telefono quando sente che da li a poche ore sarò da lui esclama commosso “Sono contentissimo”, altro fraseggio mai usato. Una domenica con lui è lunga da passare ma certe sue spontaneità mi fanno ridere: son lì che mi ascolto sul tablet (senza cuffiette) i WINERY DOG Unleashed In Japan e Brian mi guarda e dice “I sònen” (suonano), dopo un po’ parte ROCK AND ROLL dei LZ e Brian ondeggia scuotendo la testa. Sono davvero colpito. Allora è vero, se lo vesto in un certo modo c’è un perché: Brian rocks!
L’ “avtunno” omai si è radicato, me ne accorgo soprattutto alla mattina quando scendo prima di mettermi in macchina …
Autumn in Borgo Massenzio – Photo TT
poi arrivo a Stonecity, mi metto al lavoro cercando di tenere a freno i miei pensieri. Mi tengo a galla con ordini sparsi di cosette non troppo costose.
Ricky lavora con noi già da sei mesi, ha trentanni, è laureto in scienza della comunicazione, suona il basso. E’ anche un appassionato di auto vintage. Due settimane fa si è comprato una Ritmo Abarth del 1983. Ed ora va in giro con quella; mi chiedo cosa possano pensare i nostri clienti quando lo vedono arrivare. Certo che un tipo così blues non poteva che capitare da noi …
La Ritmo di Ricky – Foto TT
La Ritmo di Ricky – foto TT
La Ritmo di Ricky – foto TT
Il sabato pomeriggio e la domenica mattina prima di correre da Brian cerco di allentare la tensione camminando per la campagna, tolgo il guinzaglio all’anima e lascio che si faccia una sgambata in libertà, la vedo soffermarsi accanto alla mia campanula (di cui sono molto fiero) …
Tim Tirelli’s Campanula at the domus saurea – foto TT
poi contemplare la campagna …
Borgo Massenzio countryside – foto di TT
e i campi d’erba spagna …
Erba spagna meadows in Borgo Massenzio – photo TT
Al sabato “in dla basòra” poi, mi soffermo a seguire il sundown, Palmiro mi tallona e sembra contemplare anche lui la fine dell’ennesima giornata blues … Palmir sembra capire che razza di umano gli sia capitato …
Palmiro the cat at sundown – photo TT
soprattutto quando guardo l’INTER di questo periodo; con l’animo infastidito alla seconda sconfitta di fila in campionato cambio canale e metto su un documentario, l’anima mi va in tempesta, Palmir se ne accorge e viene ad addormentarsi su di me, non ci fosse lui a lenire il dolore tirerei tanto di quelle madonne c’ an sa menga e picchierei la groupie …
Tim & Palmiro – photo di ST
Ad ottobre come ogni anno calano i barbari dalla Finlandia. RISE & MARIE si fanno la classica settimanina nel loro paese preferito. Prima tappa Genova, da Amduscia ….
Rise & Amduscia – Genova ottobre 2014
poi Reggio Emilia e quindi le culle dell’umanità, FIRENZE e ROMA.
Rise & Tim got the booze (oct 2014) – photo by The Groupie
Quando viene Rise mi accorgo di quanto sia miserabile il mio inglese parlato. Lo leggo senza tanti problemi, lo scrivo alla bene meglio ma in modo sciolto, ma non lo parlo mai così quando lo faccio quella volta all’anno il risultato è deprimente. Poor Tim.
Mi sono preso una cotta per i LOUISIANA LEROUX, ho solo un best, così oggi ho fatto un ordine in America dei primi quattro album. Roba per gente poco raccomandabile come me, Jaypee e Riff, gente che taglierebbe la gola a chicchessia pur di avere una chance con them creole babies ….
New Orleans Ladies A sassy style that will drive you crazy And they hold you like the light Hugs the wick when this candle’s burning. Them Creole babies Thin and brown and downright lazy And they roll just like the river A little wave will last forever
Chorus
All the way From Bourbon Street to Esplanade They sashay by… They sashay by…
New Orleans Ladies A flair for life, love and laugher And they hold you like the night Holds a chill when this cold wind’s blowing Them Creole babies They strut and sway from dusk till dawning And they roll just like the river A little wave will last forever
Chorus
All the way From Bourbon Street to Esplanade They sashay by… They sashay by….
Novembre 1988: sopra le righe come sempre affronto il nuovo numero di OH JIMMY. Due parole sulla registrazione live della terza data dell’Outrider Tour a Miami l’8 settembre 1988, recensione approfondita invece di quello a Chicago del 17 ottobre fatta da LORI BOSWELL. Il numero 13 contiene anche i testi di OUTRIDER, oggi sembra una stupidata, ma allora era una cosa non da poco (per il pubblico non di madre lingua inglese). Compare inoltre un articolino sullo smilzo di Nonantola apparso sulle pagine de LA GAZZETTA DI MODENA. Ancora, le foto dei membri dello staff, la recensione del libro SUPERSTARS a cura di STEVE JONES, articolo sulle live tapes di SUSAN HEDRICK e l’incontro di quest’ultima con ROBERT PLANT al RAINBOW BAR & GRILL. Che dire poi dell’angolo della posta e degli annunci? Commoventi.
PS: grazie a Bodhran.
(broken) ENGLISH
November 1988: over the top as always I snub the new issue of OH JIMMY. Two words on the live recording of the third date of the Outrider Tour in Miami on September 8, 1988 and the in-depth review of the Chicago on 17 October gig made by LORI BOSWELL. The issue 13 also contains the lyrics of Outrider, today it seems like a stupid thing, but back then it was a not a small thing (for the audience not native English speakers). There is also a little article about NonantolaSlim published at the time on the pages of LA GAZZETTA DI MODENA. Then, pictures of staff members, the review of the book SUPERSTARS by STEVE JONES, an article on live tapes by SUSAN HEDRICK and the meeting of the latter with ROBERT PLANT to RAINBOW BAR & GRILL. What about the angle of letter from the readers and the ads? Moving.
L’altra sera Polbi mi scrive un’ email; una riflessione tra due amici che si confrontano spesso su esperienze profonde. Gli rispondo che mi piacerebbe pubblicarla sul blog, lui nicchia, ma a chi potrà interessare questa cosa, mi chiede. Io gli faccio presente che il payoff di questo spazio web è “Blog Per L’uomo Di Blues”, dunque l’articolino sarebbe perfetto. Qui sondiamo le vibrazioni dell’animo, ne valutiamo la frequenza in relazione alla rotazione dell’asse terreste, ne studiamo l’intensità. Credo che chiunque frequenti questo blog abbia fatto pensieri del genere, più di una volta, io stesso ho raccontato su queste pagine quando – lo scorso anno – la groupie mi portò in tutta fretta al pronto soccorso. Lei che guidava veloce come Emerson Fittipaldi, io col muso fuori dal finestrino certo che fosse arrivato il mio momento. Poi, i primi controlli, la visita e il referto che parlava chiaro, crisi d’ansia e pressione alta. Mentre riscrivo queste cose a Polbi, commetto un errore, invece di pressione scrivo passione. Polbi sottolinea:”Non so se hai visto, ma mi hai scritto “crisi d’ansia e passione alta” forse volevi dire “pressione” ma passione credo sia più appropriato!”. Già, vecchio Michigan Boy, è più appropriato. Vogliamo poi parlare di tutte le volte che ho parlato del “demone delle notti senza sonno”? Quello che non ti fa dormine, quello che governa le maree nere del blues, quello che manda i suoi spiritelli azzurri a portarti il batticuore, a potarti il respiro, ad inondarti di presagi di morte? Ma noi non fuggiamo, stoici e sbruffoni, noi stiamo ad affrontarlo, possiamo piegarci, ma non ci spezziamo. “Esile come un giunco, forte come una quercia”, mi disse una volta un amico…”come Keith Richards”, aggiunse poi la Betta.
Ladies and Chesterfields, please welcome from Detroit, Michigan, Mr “In My Time Of Dying” himself … Paul Baron.
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L’altro giorno mi sveglio alle cinque di mattina con un dolore acutissimo, lancinante, dietro le scapole che si estende al braccio destro. Cosi forte che comincio a sudare freddo, mi alzo, mi muovo ma non passa. Mi spavento e mi inparanoio, il dolore al braccio…mi stesse venendo un infarto…..porca troia… mi contorco…cazzo sono in questa stramaledetta America del cazzo, manco posso fare una corsa in un ospedale pubblico… mi cacciano via, mi riducono sul lastrico, non so cosa fare…panico, mi afferro alla spalliera del letto….e tutto svanisce!
Rimango complessivamente molto provato, ma il dolore acuto passa completamente, cosi come era arrivato. Mi resta un intorpidimento della mano destra (che ancora un po’ dura) e tanta paura. Vado su internet a vedere i sintomi delle patologie cardiache, e non trovo conferma, ma in fin dei conti nemmeno smentita…comincio a sentire sintomi che non ho, e allora decido di mettermi ancora un po’ a letto.
Mi risveglio dopo un paio d’ore di sogni intensissimi e tragici. Mi sa che sto un po’ esagerando con lo stress ultimamente…Mi alzo definitivamente e chiamo il mio amico Marco, medico anestesista. Mi tranquillizza, vedrai che e’ solo una contrazione muscolare, non mi devo preoccupare nonostante la gravita’ del dolore e la sua misteriosa repentina scomparsa. Mah!
Resto perplesso ad ascoltare timorosamente ogni segnale in arrivo dal mio corpo per il resto del giorno, sempre confuso fra sintomi veri e suggestione.
Mentre sono preso da tutto questo mi viene pero’ da fare una riflessione. Dovessi anche morire, per quanto mi ripugna l’idea di poterlo fare a 46 anni, in fin dei conti…dai….ci potrei pure stare. Ho fatto un sacco di cose, piu’ di tante persone che conosco. Ho amato tanto, sono stato amato altrettanto, ho visto un sacco di posti, fuori e sott’acqua. Ho goduto di persone, musica, libri, cibo, tramonti, onde, temporali, autunni e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Non sono certo stato a casa ad aspettare, non ho vissuto proprio come avrei voluto, ma quasi. Probabilmente mi sono troppo perso in mille rivoli, potevo concentrarmi di piu’ su alcune cose, ma che ci vuoi fare si vede che non ne sono capace.
Ho amici meravigliosi che non ho mai perso. Ne ho fatte di cotte e di crude, certo spero di poterne fare molte di piu’ ancora nei (minimo) 50 anni a venire, ma…..Insomma, se fosse il mio momento di andare, potrei pure starci…O no?!
Non lascio figli, non lascio disastri da sanare, ho pochi rimpianti e un po’ di (forse troppi) inevitabili rimorsi. Ho dato delle indicazioni a mia sorella Mariateresa giusto un mesetto fa, qualcosa l’ho anche lasciata scritta, posso stare tranquillo.
Mi piacerebbe tanto che il Diving, la cosa che ho fatto veramente in questa vita, possa andare avanti anche senza di me, e sono quasi sicuro che lo farebbe.
Vorrei anche che i dischi e i libri che ho messo insieme, non vengano dispersi inutilmente. Un po’ li lascerei a chi amo e agli amici (dovrei fare un elenco? se no come si stabilisce chi si e chi no? questa e’ una cosa a cui non avevo mai pensato realmente!), il resto che siano venduti a gente appassionata come me.
Vorrei essere sepolto o cremato? Funzione religiosa per me che non appartengo a nessuna fede? E poi, sepolto dove? Che fare delle ceneri? No, niente, di queste cose non me ne fotte niente. Le decide chi resta, a me in fondo non cambia nulla.
Certo, avrei una discreta paura di morire, e zero curiosita’ di vedere quello che c’e’ dopo, per me puo’ tranquillamente aspettare. Ma se dovessi andare, mi farei forte delle parole del mio amico Jarno, sciamano psichedelico, che mi dice che e’ tutto a posto, morire e’ un passaggio come lo e’ stato nascere, si va solo da un altra parte a fare altre cose e la vita che abbiamo vissuto svanira’ velocemente come un sogno al risveglio.
In qualche modo la giornata passa, sopravvivo, e mi viene voglia di fissare queste riflessioni, di non lasciarle andar via senza pensarci. Di condividerle con qualche amico e magari esorcizzare la paura al tempo stesso. Qualche volta sott’acqua mi sono ritrovato in situazioni in cui potevo tranquillamente lasciarci le pinne, ma sono stato troppo occupato a venirne fuori e le considerazioni che ne scaturivano erano solo di carattere tecnico. Stavolta invece mi sono ritrovato a pensare alla morte da un punto di vista molto personale, molto “umano”.
Potendo, mi piacerebbe morire come Tiziano Terzani, preparandomi culturalmente e “spiritualmente” per tempo a questa cosa. Invece mi sa che come diceva Gaber “…anche l’avventuriero piu’ spinto, muore dove gli puo’ capitare, e nemmeno troppo convinto!”, figuriamoci io.
Indago ancora un po’, e credo di capire che il dolore e’ stato causato da una banalissima contrazione del muscolo trapezio. Forse dovuta a un piccolo lavoro di verniciatura, per me che sono negato in queste cose un impresa titanica. Mi incollo bombole, motori fuoribordo, zavorre di piombo…salto sul gommone con diversi chili di attrezzatura addosso, carico e scarico di tutto senza alcun problema, poi due orette con un pennello in mano e penso di morire. Mah… E mia sorella nemmeno si ricordava delle mie solenni e delicate “indicazioni in caso di morte”! Ma vedi tu, altro che pronto!
Album superbo questo, a tratti sorprendente. Non è il disco di un vecchio superstite della golden era del classic blues rock che si cimenta con i soliti giri, i soliti classici, il solito tributo alle canzoni che lo hanno formato, no, questo è un album di uno che cerca di restare nel presente pur lasciando trasparire candidamente le sue radici, di uno che fa un disco perché vuole venderlo, perché vuole che abbia un certo appeal anche al di fuori dello zoccolo duro dei suoi fan, perché vuole che questo abbia successo. BERNIE MARSDEN è stato il chitarrista che ha fatto da ponte tra i primi UFO e quelli di MICHAEL SHENKER, quello che ha caratterizzato gli WHITESNAKE dal 1978 al 1983, quello che ha scritto HERE I GO AGAIN . Dopo gli anni con COVERDALE, gli ALASKA e faccende da seconda/terza fascia. Trovarlo così in forma e determinato mi rende molto contento, MARSDEN è sempre stato uno a cui ho voluto bene, uno che ho sempre stimato come chitarrista: misurato, elegante, classy, bluesy. SHINE è dunque il suo nuovo album, vi partecipano tra gli altri DAVID COVERDALE e IAN PAICE.
LININ’ TRACK è un vecchio blues di dominio pubblico portato alla luce soprattutto da LEADBELLY (data di registrazione sconosciuta) e TAJ MAHAL (1970). Nel 1987 se ne impossessarono gli AEROSMITH che la trasformarono nell’irresistibile HANGMAN JURY. La versione di MARSDEN è riuscita, intro acustico e sviluppo sui binari (è il caso di dirlo) dell’hard rock blues. WEDDING TIME è un bel rock dal ritmo ostinato. WALK AWAY viaggia sui sentieri dell’AOR, momento gustoso e piacevole.
KINDA WISH SHE WOULD è un po’ simile a SHARP DRESSED MAN degli ZZTOP ma si inserisce bene nella trama del disco. LADYFRIEND è un blues malgrado l’apparenza meno canonico del solito. Un bel pianino, una bella armonica, bel fraseggio di chitarra. Certo, il fruscio dello strisciare del serpente bianco si sente. Insieme a DAVID COVERDALE, BERNIE ci ripropone TROUBLE, titletrack dell’album omonimo dei primi WHITESNAKE. Era un po’ che non sentivo DAVID cantare così bene. Drumming ostinatissimo (una sorta di WHEN THE LEVEE BREAKS senza tanti frills) e i due campioni a fare quello che sanno fare meglio: suonare del gran bel hard rock blues! Con WHO DO WE THINK WE ARE (di nuovo un teaser al mondo PURPLE) siamo sul territorio del Rock Melodico, bel pezzettino da ascoltare la domenica mattina. SHINE è un discreto heavy rock featuring JOE BONAMASSA (ospitata di cui avremmo fatto volentieri a meno).
DRAGONFLY è la cover riuscita del brano dei FLEETWOOD MAC periodo immediatamente successivo alla dipartita di PETER GREEN, pezzo scritto da Danny Kirwan nel 1970. Operazione riuscitissima, senso del pezzo catturato in pieno, rilettura su misura, tanta classe. NW8 chiude l’album adagiandosi su di una bella melodia costruita sulla chitarra acustica slide.
Ci sono anche momenti appannati: BAD BLOOD assomiglia troppo a LOVER MAN degli WHITESNAKE e il cantato di CHERRY LEE MEWIS è troppo enfatico (e noi non sopportiamo queste cose). YOU BETTER RUN è un po’ di maniera (ma le due chitarre soliste che suonano armonizzate l’una sull’altra ci rimandano a certi buoni momenti caratteristici di MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME sa troppo di HENDRIX, e nell’uso del wah wah e nell’andamento.
Rimane il fatto che nel complesso il lavoro è assai valido, uno dei pochi nuovi dischi che vale la pena avere. Questo è l’album che avrebbe dovuto fare COVERDALE insieme ai suoi WHITESNAKE.
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(broken) ENGLISH
This is a superb album, at times surprising. It is not the new work of an old survivor of the golden era of classic blues who mess with the usual guitar lines, the usual classics, the usual tribute to the songs that have shaped him, no, this is an album of someone who tries to remain firmly in the present while candidly reveal his roots, one who wants (or at least try) to sell records, one who wants his new album to have a certain appeal beyond the hard core of his fans, one who wants this to be successful. BERNIE MARSDEN was the guitarist who has acted as a bridge between the first UFO and the MICHAEL SHENKER ones, a guitarist who has characterized the 1978/1983 WHITESNAKE, someone who (co)wrote HERE I GO AGAIN. After the years with COVERDALE, ALASKA and second / third divsion bands. It makes me happy to find BM so fit and determined, MARSDEN has always been one that I loved, one that I have always respected as a guitarist: measured, elegant, classy, bluesy. SHINE is thus his new album, featuring among others DAVID COVERDALE e IAN PAICE.
LININ’ TRACK is an old blues of public domain unearthed mostly by LEADBELLY (recording date unknown) and TAJ MAHAL (1970). In 1987 AEROSMITH took it and transformed it in the irresistible HANGMAN JURY. The version of MARSDEN is successful, acoustic intro and development on the track (it must be said) of the hard rock blues. WEDDING TIME is a nice rock with persistent rhythm. WALK AWAY travels on the paths of theAOR, a tasty and enjoyable moment.
KINDA WISH SHE WOULD is a bit ‘like ZZTOP’S SHARP DRESSED MAN but it fits well into the fabric of the disc. Ladyfriend is a blues. despite the appearance, less canonical than usual. A nice little piano, a beautiful harmonica, lovely guitar licks. Sure, you hear the rustle of the whitesnake crawling. Along with DAVID COVERDALE, BERNIE reproposes TROUBLE, the title track of early days WHITESNAKE album of the same name . It was a little since I heard DAVID sings so well. There’s a obstinate drum thythm (a la WHEN THE LEVEE BREAKS without frills) and the two champions do what they do best: playing beautiful hard rock blues! With WHO DO WE THINK WE ARE (again a teaser at the PURPLE legacy) we are on the territory of Melodic Rock, nice piece to listen to on a Sunday morning. SHINE is a decent heavy rock featuring Joe Bonamassa ( we would have done without him).
DRAGONFLY is the cover of a song by FLEETWOOD MAC, the tune come from the period immediately following the departure of PETER GREEN from the band, the piece was written by Danny Kirwan in 1970; it’s a very successful move, BERNIE captured the piece’s vibe in full, custom-cut re-reading, classy. NW8 closes the album reclining on a nice melody built on acoustic slide guitar.
There are also few dull moments on the album: BAD BLOOD sounds too much like WHITESNAKE’S LOVER MAN and the singing of CHERRY LEE MEWIS is too emphatic (and we do not bear these things). YOU BETTER RUN is taken for granted (but the two harmonized lead guitars bring us back to some characteristic good moments of MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME is too much similar to HENDRIX, especially the swing and the use of the wah wah.
Anyway it remains a very good work, one of the few new records that are worth having. This is the album that COVERDALE is supposed to do with his WHITESNAKE, not the metal guitar shredding stuff he is treating us with.
Nella lista dei migliori cento album italiani redatta da Rollin Stone Italia, NERO A META’ di PINO DANIELE è al 17esimo posto. Per me rimane indiscutibilmente un album da top ten, ma d’altra parte non si può prendere sul serio una rivista che colloca PIGRO di GRAZIANI al 61esmo posto e STORIA DI UN MINUTO della PFM al 44esimo (entrambi da top ten se non da top five).
Comprai l’album in diretta, e fu una fortuna avere 19 anni mentre uscivano dischi come questo. Amavo già i LZ, gli ELP, SANTANA, I FREE, il blues nero ed ero anche legatissimo ai cantautori italiani. DE GREGORI, BENNATO, il primo VASCO, PIERO MARRAS. JE SO’ PAZZO di DANIELE veniva trasmesso spesso in radio e visto che il brano mi piaceva un sacco iniziai ad interessarmi a lui. Amavo anche LA BANDA DEL SOLE (album del 1978) di TONY ESPOSITO, altro link che mi rimandava a DANIELE.
Così un sabato mattina, faccio cabò (marino la scuola insomma), mi getto sulla Emily Road di Mutina, mi fermo da Mati, contemplo la vetrina e quando vedo NERO A META senza esitazione entro e me lo compro.
ORIGINAL ALBUM: TTTTT+
BONUS MATERIAL: TTT½
PACKAGING: TTTT
In Italia non si era mai (o quasi) sentito nulla del genere da un “cantautore”, Jazz-Rock, tradizione popolare, blues, canzone d’autore, il tutto suonato da dei musicisti straordinari (oltre a DANIELE, VITOLO, MARANGOLO, SENESE, DE RIENZO. MERCURIO, SPINA, DE FILIPPI,IERMANOTTI, CERCOLA). Certo magari Pino era un po’ affetto dalla ginovannellite, ma quel sound fatto di jazz-rock-blues mediterraneo stava formandosi attorno a NAPOLI già da po’, potremmo chiamarlo il NAPOLI GROOVE, e PINO riuscì a cristallizzarlo al momento giusto in maniera definitiva.
L’album è bellissimo, le canzoni ottime, DANIELE che non fagocita nulla con la sua chitarra ma anzi lascia ampio spazio ai bravi musicisti che suonano con lui. Ritmi irresistibili come I SAY I’ STO CCÀ e MUSICA MUSICA, quadretti color pastello di una bellezza disarmante come ALLERIA e QUANNO CHIOVE, veri e propri inni blues per il giovane Tim di allora come A ME ME PIACE ‘O BLUES e NUN ME SCOCCIÀ e viaggi in autostrada A TESTA IN GIU’.
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Questo album meritava da tempo una extended edition, per poterne capire e carpirne la creazione, lo sviluppo, la messa in onda. Molto carina la versione demo di ALLERIA solo chitarra e voce, sofferta VOGLIO DI PIÚ (demo) con voce non perfetta ma piena di pathos accompagnata dal piano, e anche il demo di NUN ME SCUCCIÁ con un guitar solo forse più blues dell’originale.
FILE AUDIO – PINO DANIELE “Alleria” (demo)
FILE AUDIO – PINO DANIELE “Nun Me Scuccià” (demo)
Versione (molto) alternativa per PUOZZE PASSÁ NU GUAIO, un reggae italiano fine settanta-inizio ottanta, quei reggae un po’ forzati e quadrati con poca dinamica, ma tant’è … erano gli anni di REGGATTA DE BLANC, nessuno ne era immune. Più canonica ma riuscita la versione alternativa di E SO’ CUNTENTO ‘E STÁ. Molto interessante l’alternate take di SOTTO ‘O SOLE, lo spirito sudamericano è sempre lì ma il jazz-rock groove è più deciso.
Due gli inediti, nemmeno due minuti per TIRA ‘A CARRETTA, un momento in minore vicino alla tradizione napoletana, e poco più di 50 secondi per lo strumentale HOTEL REGINA, un fiotto creativo acustico dimenticato dietro casa.
Non ci saranno cose sorprendenti in questo materiale bonus, ma perlomeno in alcuni episodi la differenza con l’originale è notevole e si sono lasciate intatte esecuzioni forse non perfette ma molto utili per comprendere il percorso del progetto. Mi sarebbe piaciuto che queste cose in più fossero finite su un cd a parte, ma capisco che in quel caso i costi sarebbero lievitati
Più che buona la confezione digipack a tre ante e il booklet interno, il tutto simile a certe ristampe d’oltremanica o d’oltre atlantico. Il remaster in sè non mi convince troppo, mi sembra piuttosto pompato e che dunque tolga respiro alla musica, ma sono contento di questo acquisto (per uan volta su FELTRINELLI e non si Amazon), certo è la quarta versione che ho di questo album (dopo LP, primo cd e primo remaster in cd), ma l’occasione era troppo ghiotta.
Cofanetto di sette cd al prezzo di 22,90 euro trasporto compreso (da amazon UK), mica male per chi è interessato alle colonne sonore di RY COODER. Immagino che i sette titoli scelti (ce ne sarebbero circa altri dieci oltre alle collaborazioni varie) siano quelli che la Warner reputi al momento più appetibili, più commerciali, ma magari presto vedremo pubblicato un secondo volume.
THE LONG RIDERS e CROSSROADS non dovrebbero mancare nella discoteca di un lettore di questo blog, sono album molto belli che delineano in modo perfetto i contorni del nostro essere. THE LONG RIDERS poi è anche uno dei “nostri” film. Lo è anche CROSSROADS, la storia perlomeno, lo sviluppo del film è un po’ all’acqua di rose invece.
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PARIS, TEXAS fu uno dei film culto della mia generazione, se eri un tipo un po’ “impegnato” non potevi non andare a vederlo. L’inquietudine dovuta alla difficoltà di trovare un equilibrio all’interno di una dolorosa storia d’amore viene amplificata seppur smussata dalla eterna chitarra slide di RY COODER.
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Anche ALAMO BAY contiene qualche momento davvero grazioso …
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Le ultime tre non mi paiono particolari, lo spirito degli anni ottanta è troppo presente e riascoltarle oggi risulta difficile, ma essendoci RY COODER raggiungono comunque la sufficienza.
PS: speravo che fosse l’occasione per pubblicare la colonna sonora di SOUTHERN COMFORT, il film che tanto amiamo, visto all’epoca non uscì l’album ufficiale, invece nulla. Recentemente sono state pubblicate le tre tracce di RC nella raccolta (2 cd) dedicata alle sue original soundtrack. Che peccato si sia persa questa occasione, che peccato! Così, a chiusura di questa misera recensione ripropongo i tre pezzi di SOUTHERN COMFORT, raccolti in un unico clip che il vostro Noantolaslim ha caricato su Youtube qualche mesetto fa.
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(broken) ENGLISH
This is a box set of seven cds at the price of EUR 22.90 including shipping (from Amazon UK), not bad for those who are interested in the soundtracks of Ry Cooder. I imagine that the seven titles chosen (there would be about ten more and in addition other various collaborations) are those that Warner considers more palatable, more commercial, but maybe soon we will see published a second volume.
THE LONG RIDERS and CROSSROADS should be in the record library of every reader of this blog, they are very beautiful albums that outline perfectly the contours of our being. THE LONG RIDERS then it is also one of “our” movie. It is also CROSSROADS, the story at least, the development of the film is a bit novelettish.
PARIS, TEXAS was one of the cult movies of my generation, if you were a bit like a ‘”committed”person you could not miss it. The anxiety caused by the difficulty of finding a balance within a painful love story is amplified albeit blunt by the eternal slide guitar of Ry Cooder.
Also ALAMO BAY contains some really lovely moments
The last three ones are not special, the spirit of the eighties is too present and it’s difficult to enjoy them today, but since there is Ry Cooder still they reach sufficiency.
PS: I was hoping this was an opportunity to publish the soundtrack of SOUTHERN COMFORT, the film that we love so much, because at the time they did not printed the official album. Recently they released three tracks from it in the RC collection (2 cd) dedicated to his original soundtrack. What a pity theyhave missed this opportunity, what a pity! So, at the end of this miserable review I will reclaim the three pieces of SOUTHERN COMFORT collected into a single clip that yours truly, Noantolaslim indeed, uploaded on Youtube a few months ago.
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