Giugno 1989, su METAL SHOCK esce un mio articolo sui cantanti Hard&Heavy; lo stile del TT di allora è parecchio anni ottanta, riletto oggi mi procura – come sempre – qualche imbarazzo, ma tant’è …
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Giugno 1989, su METAL SHOCK esce un mio articolo sui cantanti Hard&Heavy; lo stile del TT di allora è parecchio anni ottanta, riletto oggi mi procura – come sempre – qualche imbarazzo, ma tant’è …
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Periodo di sollievo: tecnicamente un periodo di massimo tre mesi all’anno in cui puoi ricoverare un genitore anziano con problemi presso strutture convenzionate con il Comune di residenza, in cui quest’ultimo ti dà una mano a pagare la retta mensile.
Domanda fatta ad agosto. Dopo un paio di settimane ci chiamano, si inizia a settembre. Pur grati della cosa e del vedere che certe cose ancora funzionano qui in Emilia, prendiamo tempo: per quanto sfiniti e spossati, non è un passo facile da affrontare. Ci richiamano per l’inizio di ottobre, stiamo per accettare quando, parlando con l’operatrice veniamo a sapere che ad inizio novembre si libera un posto nella struttura nella quale abbiamo fatto domanda anche come privati, la Casa della Gioia e del Sole, appunto. Non esitiamo, appuntamento al tre novembre dunque.
Inizia un mese strano, condito da un sentimento misto, angoscia e trepidazione … lo smarrimento al solo pensiero di smollare Brian in una struttura, il sollievo per il riprendere possesso, almeno in parte, delle nostre vite, dopo anni di gestione continua del nostro vecchio.
Domenica 26 ottobre – presumibilmente l’ultima domenica che ho a che fare completamente con la gestione Brian. Lo porto a Borgo Massenzio. Prima ci fermiamo al cimitero di San Martin On The River dove Brian ha l’occasione di salutare (per l’ultima volta?) sua moglie, mia madre. Rimane a contemplare la lapide per un po’, poi prima di andarsene le lancia un “ciao Mara” dolcissimo. Gli occhi mi si inumidiscono, mi infilo i Ray ban.
Alla Domus Saurea lascio che Brian faccia un’ultima sgambata … il sole, il verde delle campagna…all’aria aperta Brian sembra più in forma che mai.
Per pranzo la groupie ci fa il brodo e il bollito, a cui aggiungiamo un buon lambrusco, il tutto finisce per essere un inno alla nostra terra e Brian apprezza molto. Passiamo un pomeriggio lieto, Palmiro è dell’umore giusto e si accoccola vicino al vecchio. Alle 18 guardiamo insieme l’INTER che (stranamente) vince. Alle 20,30 siamo già a Mutina. Lavaggio e messa a letto. Non riesco a staccarmi da lui pensando che potrebbe essere l’ultima domenica che passiamo completamente insieme e una delle ultime sere in cui dorme nel suo letto. La settimana seguente passa, in pausa pranzo corro da lui e ogni volta che lo lascio ho gli occhi umidi.
Sabato primo novembre, sveglia, bagno e poi ultimo valzer a Ninetyland. Ci fermiamo a fare colazione al Mini Bar, poi facciamo un giretto in centro. Ci fermiamo su una di quelle panchine dove si riunivano i pensionati a parlare e che oggi sono spesso appannaggio degli stranieri senza lavoro. Brian mi guarda incuriosito, credo percepisca che c’è qualcosa di strano in me. Non riesco a decidere di alzarmi, me ne sto lì, mesto, abbracciato al mio vecchio nel paese dove son nato e dove lui ha vissuto 42 anni.
Con mio padre ho avuto un rapporto tutt’altro che facile, spesso gli ho rinfacciato di non essere il padre che avrei voluto che fosse, spesso gli ho sottolineato con cinico computo tutti gli errori da lui commessi, spesso non ho tenuto conto del suo essere e della sua fragilità. Ora, però, mi accorgo di avere risolto il mio rapporto con lui, non l’avrei mai pensato eppure… d’altra parte Julia me lo diceva che sarebbe toccato a me risolverlo per entrambi, aveva ragione, ma allora non lo ritenevo fattibile.
In colpa per il passo che stiamo per affrontare, rileggo l’email che mi ha inviato Polbi, il Michigan boy:
“La situazione di Brian deve essere pesantissima. Sappi che lo stai accompagnando in questa difficile fase della sua vita con una forza e un umanità uniche. Puoi veramente essere orgoglioso di te stesso. Di queste cose ho una certa esperienza, e mi piacerebbe poter dire di me stesso le stesse cose ma non posso. E’ normale e giusto che tutto questo ti riempia di tristezza, ma ricordati sempre che non e’ umanamente possibile fare meglio di quello che stai facendo. E’ un percorso naturale, non lo puoi cambiare più di così. Siamo tutti in questa fase della nostra vita, e tu mi sembra che sei quello che la sta gestendo con più dignità ed efficacia.”
Gli rispondo con un grazie, secco, tondo, definitivo.
Domenica 2 novembre sono libero, cerco di pensare ad altro. Scendo, gioco a fare lo sfrondarello …
…contemplo l’autunno, anzi l’avtunno come direbbe Brian, e mi perdo tra colori caldi e colori pastello che si fondono…
Accompagno Lucy & Dante (groupie’s parents) per cimiteri. La cosa può sembrare poco appropriata ma la groupie’s legacy mi interessa molto e poi i cimiteri ormai sono l’ultima banca dati dei tratti caratteristici di paesi (soprattutto) e città. Certi cognomi che si ripetono con frequenza disarmante sulle lapidi, certi nomi ormai in disuso, tutto questo mi affascina. Nel bellissimo cimiteri di CARPI faccio finalmente conoscenza col bisnonno materno della groupie, PIETRO GANASSI, il capostipite della emilianità rossa fino al midollo che la famiglia della groupie si porta dentro, e con lui i suoi figli alcuni dei quali finirono in gattabuia (insieme a Sandro Pertini) come prigionieri politici o scapparono da treni diretti in Germania sui quali erano finiti sempre come prigionieri politici.
Visto il tema, la groupie ci guida all’ex campo di concentramento di FOSSOLI. Solo una parte del campo è sopravvissuta, e lo stato in cui versa è fatiscente, ma in questa soleggiata domenica di inizio novembre passeggiare in quel luogo ti fa immaginare in modo assai chiaro come doveva essere. C’è molto silenzio e ciò ti aiuta a riflettere, a fare un lunghissimo minuto di raccoglimento in memoria delle vittime, a percepire tutto il dolore, le atrocità, i soprusi passati tra quelle mura.
Lunedì 3 novembre, è il giorno. Vado da Brian, lo prepariamo e partiamo. Prima di arrivare alla house of the rising sundown ci fermiamo dal suo medico di base per ritirare una paio di impegnative. Entra mia sorella, io e Brian rimaniamo cinque minuti in macchina. Lo tengo per mano, gli ripeto che lo stiamo portando in un centro anziani e che lo facciamo solo perché non vogliamo che rimanga solo; gli chiedo poi per l’ennesima volta “chi sono io Brian?” e lui “sei il mio Tim”. Torno ad infilarmi i Ray ban.
Alle 10,30 entriamo. Ci accoglie l’animatrice e poi una delle responsabili dei vari nuclei. Andiamo nella sua cameretta, sistemiamo le ultime cose, parliamo con l’infermiere, espletiamo le ultime formalità. Ritorniamo nel salone, prima di darlo in consegna all’animatrice gli do un bacio. Mi faccio indietro, mi appoggio ad un muro, guardo Brian che si presenta, che si siede e, tutto eccitato, spalanca gli occhi e sorride…non gli par vero di ricevere tutte quelle attenzioni e di stare in mezzo a così tanta gente. Do un’occhiata in giro: circa 75 ospiti, molti dei quali donne, circa la metà e oltre sulla sedia a rotelle. La statua a grandezza naturale della madonna mi fissa. Usciamo, accompagno mia sorella a casa e mi dirigo al lavoro.
Torniamo al pomeriggio e tornerò tutti i giorni seguenti. Sono giornate difficili per me, soprattutto quando mi accorgo che sto perdendo il controllo su Brian, sembra sia già ben integrato nella struttura; ogni volta che me ne vado e che lo lascio in custodia ad una assistente del centro mi sembra di accompagnarlo verso un fiume, di abbandonarlo alla corrente che lo allontana da me.
Credo che ci sia dell’altro, non è solo il senso di colpa di avere messo il proprio vecchio in una struttura per anziani, penso sia anche l’inconsapevole elaborazione del pensiero che un pezzo della mia vita sta terminando, che il genitore che mi è rimasto sta andando a dissolversi in cometa, e visto che non ho messo in piedi una famiglia – diciamo così – tradizionale, la cosa mi fa sentire più solo e sperduto.
Cerco di tenermi a galla mentre viaggio sull’asse Regium Lepidi-Stonecity-Mutina con la versione di due cd di POSITIVE VIBRATIONS dei TEN YEARS AFTER e TALING TIMBUKTU di ALI FARKA TOURE wiyh RYCOODER.
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Quando sale il blues più profondo allora mi rintano nel ventre dei dischi che sono carne della mia carne … STRAIGHT SHOOTER e RUN WITH PACK della BAD COMPANY.
La parola giusta per descrivere Brian nei primi due giorni è “eccitato”, dalla novità, da tutte le attenzioni che riceve, dall’avere sempre gente intorno. Poi pian piano il termine giusto diventa”spaesato”. Ogni volta mi dice che si trova molto bene, ma quando me ne vado fatica a capire che lui deve rimanere lì, in “quell’albergo per anziani”. Mi chiede “ma davvero tu vai e io rimango qui?”. Lo dice con quell’aria da allegra malinconia che gli regala l’alzheimer. Io sul momento rido, ma poi in macchina mi infilo i Ray ban anche se è sera.
Dal punto di vista pratico sono molto contento, il personale della casa è molto disponibile, gentile, attento, Brian ha una cameretta tutta sua con bagno annesso, una mattina sono arrivato che stava facendo ginnastica su di un lettino giù in palestra con una fisiatra tutta per lui. Brian mi teneva la mano mentre eseguiva diligentemente i suoi esercizi e mentre io parlavo a fondo con la dottoressa. Un pomeriggio stava giocando a tombola, arrivo, gli chiedo se viene con me nella saletta a parlare un po’ e lui mi fa “No, Tim, non posso, devo stare qui a giocare”. C’è voluto un po’ a convincerlo.
Brian si è fatto molte amiche, tutte s’ illuminano quando presto loro attenzione, quando le saluto, quando stringo mani così loro dicono a Brian “tu hai vinto alla lotteria ad avere un figlio così”; imbarazzato porto Brian a fare due chiacchiere nella saletta. In questi giorni ho avuto modo di conoscere altre storie, altra gente… la signora un po’ altezzosa che viene a trovare la madre e che si lamenta di tutto, il modenese un po’ rompiscatole che viene a trovare sua madre, uno di quelli che non stan mai zitti e che parla a voce alta, il marito che viene a trovare sua moglie anch’ella vittima dell’alzheimer, si tengono per mano, lui le racconta la sua vita, lei presente ma con lo sguardo un po’ perso. Si salutano teneramente chiamandosi per nome. Sabato mattina è voluta venire anche Lasimo a trovare il vecchio Brian. Lasimo è una che prende in mano la situazione, appena arrivata ha letto tutte le info della casa, il cartello delle attività, ha trovato tre sedie nell’affollata saletta, e ha fatto amicizia con Mauro, 89nne ospite della casa per sua scelta. Solo, senza famiglia, un anno e mezzo fa decide di affittare il suo appartamento e di venire a stare lì. Lo viene a trovare ogni due giorni il suo vecchio socio Franco. Conosciamo anche lui. Erano imbianchini, ditta di 7 addetti, hanno imbiancato mezza Modena, comprese le case di Pavarotti e Enzo Ferrari. Franco ci racconta aneddoti spassosi. Arriva l’ora di pranzo e salutiamo tutti. Usciamo, la spavalderia de Lasimo si fa meno decisa, la guardo…ha gli occhi rossi. Poco dopo mi scrive un messaggio “Avete fatto la scelta giusta, sarà dura i primi tempi ma per Lino stare in compagnia è fondamentale”. So che ha ragione, tra l’altro anche se sono passati solo pochi giorni Brian è più tonico, più reattivo fisicamente; la ginnastica e le varie attività lo tengono in allenamento.
Anche se questa settimana sono andato da lui tutti i giorni, per me è cambiata molto; saperlo al sicuro, accudito e coccolato significa tanto, il non dover correre il sabato mattina a fare la spesa e a lavarlo già è stato un cambiamento epocale, avere la domenica libera, il non dover precipitarmi da lui in pausa pranzo ed assisterlo nei bisogni quotidiani … anche se per i primi tempi so che mi mancheranno i lunghi momenti insieme, il nostro giro a Ninetyland il sabato mattina, le telefonate. Per il momento tutto piuttosto bene dunque; rimane la tristezza, quando risalgo in macchina e mi ributto sulla strada…
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Bel numero questo, e non solo per le numerose pagine dedicate a JIMMY POIGE. L’intervista al Dark Lord si dipana su dieci pagine e alcune delle domande non sono affatto male, le risposte relative chiariscono alcuni degli aneddoti che per anni sono stati luoghi comuni citati un po’ da tutti. La foto di copertina è molto bella, o meglio, lo è il soggetto, un settantenne badass pieno di fascino e stile. Se solo suonasse ancora la chitarra sarebbe davvero ancora il nostri dio. Interessanti le intervistine a corredo a JOHN CARTER e JOHN MILES.
Tre pagine poi per il grande TAJ MAHAL, sei per PRINCE che non è esattamente my cup of tea ma resta un tipetto interessante nonché chitarrista dotatissimo. Cinque pagine per i RAINBOW del mio periodo preferito, quello con GRAHAM BONNET, quattro per SUZIE QUATRO a cui sono legato più che per il valore della sua proposta musicale per i ricordi legati alla mia adolescenza che rimanda.
Nelle recensioni dedicate alle ristampe ci sono quelle delle deluxe edition del IV e di HOUSES OF THE HOLY; voti ai companion disc: 9 per IV, 8 per HOTH. La recensione è di Tim Batcup, uno che evidentemente sa scodinzolare bene. Nella rubrichetta LIVE mezza paginetta per PAUL RODGERS.
Il cd allegato come spesso capita è proprio brutto. Anyway, bel numero.
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Febbraio 1989, da un po’ collaboro con METAL SHOCK, rivista per cui scrivono i miei due maestri, BEPPE RIVA e GIANCARLO TROMBETTI. Curo una sorta di rubrica che si chiama GUITAR GREATS, dove mi diverto a scrivere di grandi chitarristi. Un bel giorno TROMBETTI mi chiama e dice: “Tim, so che per il numero di febbraio hai già pronto l’articolo su JOE PERRY, ma ne ne serve uno, quello che avrà la copertina, su PAGE, BECK e CLAPTON.” Nonostante il poco tempo a disposizione obbedisco con piacere. Eccomi dunque a riproporre scritti antichi dello smilzo di Nonantola.
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Oltre a fare il modello per John Varvatos, il testimonial per le sciarpe Led Zeppelin di Paul Smith, il (discutibile) keeper of the flame dell’archivio LZ, il collezionista di vinili che gira le fiere del disco insieme al suo amichetto Ross, sembra che JIMMY PAGE sia ancora in grado di tenere in mano alla bene meglio una chitarra. la cosa ha dell’incredibile, chi l’avrebbe mai detto!
(al minuto 14:20)
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… come è …
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… come dovrebbe essere …
…. come sempre sarà per noi.
Ho chiesto al nostro Mike Bravo di scrive due righe circa il concerto degli YARDBIRDS della settimana scorsa a Verona. Eccole qui.
L’amore per i led zeppelin mi ha inevitabilmente portato negli anni settanta a conoscere gli Yardbirds; quando lo scorso settembre sul blog di Tim apprendo che saranno a Verona, prenoto 2 biglietti, così venerdi’ 24 ottobre io e mia moglie siamo a Lugagnano, un paesino nei pressi di Verona.
E’ pomeriggio ed il Club Il Giardino è aperto. Entrando abbiamo fortuna di incontrare subito il mitico Jim Mc Carthy, il fondatore di Yardbirds, Renaissance ed Illusion, con lui il grande Top Topham che è rientrato dopo decenni per riempire il vuoto lasciato da Chris Dreja, ritiratosi per problemi di salute nel 2013. L’emozione è grandissima.
Un vecchio fan come me non può chiedere di più che incontrare la leggenda in persona.
I 2 Yardbirds sono molto cordiali e disponibili. del resto il club è molto ospitale e ti senti in un piccolo tempio del rock.
Alle 22 siamo in seconda fila per il gruppo che apre le danze, i Black Mama; quando entrano gli Yardbirds il locale è stracolmo.
La chitarra solista é Ben King, nel gruppo dal 2005, al basso David Smale con Andy Mitchell voce ed armonica ( entrati nel 2009 ). Seconda chitarra Anthony Top Topham ( il primo chitarrista del gruppo che lascio’ il posto a Clapton per colpa dei genitori ). Al centro del palco e del sound uno stupefacente Jim Mc Carthy alla batteria.
Il suono è duro e snocciola senza pieta’ pietre miliari che neanche ti aspetti come Puzzles, Happenings e Dazed and Confused. Il giovane chitarrista Ben King non si risparmia negli assolo ed il gran finale con For your love e Dazed and confused è un ponte tra primi yardbirds e gli ultimi, psichedelici e distorti.
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Da sottolineare la prova di Jim Mc Carthy che, ad oltre settant’anni, ha diretto col suo drumming tutto il gruppo partecipando anche ai cori; Top Topham si è ritagliato il suo spazio prodotto in due assoli.
Il concerto è finito, un ovazione saluta i cinque, siamo tutti in piedi.
Mentre ci dirigiamo all’hotel mia moglie mi chiede maliziosamente “ Ti piacciono piu’ gli Yardbirds o i Led Zeppelin ?”
Ed io imitando la voce del padrino “ PER ME UNA COSA SOLA SONO! “.
Polbi mi scrive un’email, una delle sue, una delle nostre, una che sa di autunno e nostalgia di non si sa bene cosa; non posso non pubblicarla sul blog, questi siamo noi.
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Carissimo…sono immerso in questo bellissimo (e stranamente caldo!) autunno Detroitiano, e’ una sera come tante altre e ho voglia di fare due chiacchiere con te.
Allora. I miei amici sono andati a questo piccolo festival blues organizzato dalla Fat Possum Records. Non so se hai mai seguito le sorti di questa etichetta discografica. Nei novanta avevano un buon catalogo punk blues, Blues Expolsion su tutti, affiancato da una serie di produzioni blues piu’ tradizionali fra cui R.L. Burnside e tipini poco raccomandabili come lui. Ora quella scena si e’ un po’ spenta. o per meglio dire e’ tornata nell’underground totale, e la Fat Possum si occupa di Rock piu’ in senso generale. Ma, a quanto pare, la passione Blues non e’ passata, ed ecco che hanno organizzato questo festival a…Clarksdale! Quanto mi pesa non essere riuscito ad andare….Si sono fatti in macchina tutta la strada da Detroit con sosta a Nashville e annessi negozi di dischi e bar. Poi, arrivati al festival, si sono sistemati in una ex piantagione di cotone in alloggi originali, ristrutturati tipo ostello. Che figata…mah! Come sempre in queste cose, il pubblico era all’80% costituito da bianchi. Stessa cosa i musicisti sul palco. Triste ma inesorabile realta’, la comunita’ afroamericana non ha piu’ quasi nessun legame con il Blues. Ne abbiamo gia’ parlato di questa cosa, c’e’ poco da fare. Ma almeno questa volta a quanto mi dicono qualche vecchio bluesman c’era davvero, e mi riferiscono ancora abbastanza poco addomesticabile! Stare tre giorni in quei luoghi deve essere stata un esperienza molto particolare.
Io nel frattempo ho avuto la mia piccolissima Blues Experience a Chicago.
Conosco quella citta’ abbastanza bene ormai, ma non abbastanza da girare in macchina senza navigatore. Alle volte queste macchinette sbagliano qualcosa e noi ci ritroviamo nel posto sbagliato. Ebbene, ad un certo punto mi sono reso conto di essere finito nel ghetto, nella parte sudvest della metropoli. Ed ecco che tutte le cose che avevo sentito raccontare sul Blues di Chicago, dei suoi quartieri neri, di questo mondo a parte, me le sono ritrovate intorno a me in un istante, semplicemente girando all’incrocio sbagliato. Noi veniamo da Detroit, e nessun altro disastro americano ci potra’ mai veramente impressionare, pero’ quello che mi ha colpito e’ la quantita’ di persone che popolano questa zona cosi difficile e povera. Nella motorcity e’ come girare in un immenso relitto, qui invece e’ tutto ancora vivo e a modo suo vitale. Mi sono consultato per telefono con dei miei amici, e ho capito che per un italiano bianchetto come me era meglio alzare i tacchi alla svelta, senza tentare ingenue esplorazioni urbane…eppure ti assicuro che ho percepito piu’ il senso della cosa in questa mezz’ora di giri in macchina, che in un pomeriggio passato alla Chess Records.
In serata sono andato a vedere i Temples. Una band di giovanissimi inglesi, molto presa dal sound anni sessanta, piacevole e direi con una marcia in piu’. Guarda caso anche loro escono con la Fat Possum…
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Per il resto, complice il clima di Halloween, che in Italia e’ ridicolo ma qui e’ bellissimo, mi sto ascoltando i dischi dei Pentagram. Sono proprio belli, specialmente le due collezioni di pezzi dei primi anni settanta (Last Daze Here) e Relentless.
Sono una band che ha sempre goduto di un discreto seguito in ambito hard & heavy, anche da noi, tanto che qualcuno aveva anche tentato di organizzare un tour nel nostro paese. Ma per quello che ricordo, la cosa e’ finita a schifio a causa della follia tossicodipendente di Bobby Liebling il cantante e leader del gruppo.
Un paio di anni fa, un fan lo ha ripescato nel buco nero della cantina dei genitori, in cui era naufragato a cinquanta e passa anni senza quasi nessuna possibilita’ di salvarsi. Invece, con santa pazienza, lo hanno rimesso in piedi, ne hanno cavato un bel documentario (Last Days Here, lo si trova anche su youtube, vale senz’altro la pena di essere visto) e a quanto pare e’ piu’ in forma che mai! Che strana cosa questa…Roky Erickson, Anvil, Rodriguez,ora i Pentagram. A quanto pare nel nostro mondo del rock una seconda possibilita’ esiste veramente, “Rock and Roll Never Forgets…” se non ci lasci le penne strada facendo ovviamente.
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Per il resto, la mia situazione esistenziale rimane pressoche’ la stessa. Aumenta il mio stress latente, aumenta la mia preoccupazione.
ITALIAN / ENGLISH
Led Zeppelin ‘IV’
ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT+
ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTTT
BONUS DISC – LZ FAN: TT
BONUS DISC – CASUAL FAN: T
PACKAGING: TTTTT
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Led Zeppelin ‘IV’
1. ‘Black Dog’
2. ‘Rock and Roll’
3. ‘The Battle of Evermore’
4. ‘Stairway to Heaven’
5. ‘Misty Mountain Hop’
6. ‘Four Sticks’
7. ‘Going to California’
8. ‘When the Levee Breaks’
Che dire di LED ZEPPELIN IV? E’ senza dubbio il disco Rock più venduto di tutti i tempi, se per Rock intendiamo la musica che amiamo e di cui parliamo qui sul blog, quella profonda aria sonora che ci spinge negli abissi un momento per poi catapultarci l’attimo dopo negli spazi siderali. Nell’agosto del 2011, l’amico Picca mi spedì un sms mentre, al mare, stava ascoltandoselo per la milionesima volta:
Sms di Picca:
“Ho riascoltato tutto LZ IV in cuffia. Incredibile come ci sia stata un’epoca in cui si vendevano milioni di copie di un lp con un blues in 5/8 (se non sbaglio), un duetto celtico, un rock and roll semi improvvisato, un poliritmo indianeggiante, una ballata chitarra e voce, un roccaccio quasi dissonante, un ipnosi blues circolare in slide e STAIRWAY TO HEAVEN. La gente non lo sapeva, ma era fighissima.”
(Per quei tre o quattro che non hanno questo disco: blues in 5/8 (se non sbaglio) – BLACK DOG /un duetto celtico – THE BATTLE OF EVERMORE / un rock and roll semi improvvisato – ROCK AND ROLL, /un poliritmo indianeggiante – FOUR STICKS / una ballata chitarra e voce – GOING TO CA/un roccaccio quasi dissonante – MISTY MOUNTAIN HOP / un ipnosi blues circolare in slide – WHEN THE LEVEE BREAKS).
Per anni i casual fan hanno ritenuto la side B l’aspetto negativo dell’album, ma a tanti anni di distanza sono proprio le stranezze del lato B a mantenere vivo, fresco ed eccitante il disco. Certo, LZ IV è l’album di quattro classicissimi dei LZ e dunque del Rock: il superbo hard rock inglese di BLACK DOG e ROCK AND ROLL, il dolcissimo momento acustico di GOING TO CALIFORNIA e “il pezzo” … STAIRWAY TO HEAVE,; ma poi emergono i ricami acustici dell’antica Britannia di THE BATTLE OF EVERMORE, le asprezze quasi disarmoniche del bell’hard rock di MISTY MOUNTAIN HOP, le suggestioni arabe-indiane-orientali di FOUR STICKS e il greve pulsare ostinato dell’heavy blues di WHEN THE LEVEE BREAKS.
LED ZEPPELIN IV è arrivato a vendere 23 milioni di copie negli USA, 2 ml in Canada, 1,8 ml in UK, 1 ml in Francia e così via. In ITALIA nel 1972 arrivo al 2° posto risultando il 17esimo album più venduto dell’anno.
Companion Audio Disc
1. ‘Black Dog’ (basic track with guitar overdubs)
2. ‘Rock and Roll’ (alternate mix)
3. ‘The Battle of Evermore’ (mandolin/guitar mix from Headley Grange)
4. ‘Stairway to Heaven’ (Sunset Sound mix)
5. ‘Misty Mountain Hop’ (alternate mix)
6. ‘Four Sticks’ (alternate mix)
7. ‘Going to California’ (mandolin/guitar mix)
8. ‘When the Levee Breaks’ (alternate UK mix)
Sembra quasi che questo materiale alternativo (o parte di esso) sia stato fatto oggi e che non siano quindi registrazioni originali dell’epoca, come se PAGE volesse giustificare la nuova rimasterizzazione del catalogo includendo un po’ di cose in più, ma senza svelare ciò che in realtà avvenne in studio in quegli anni.
BLACK DOG ha qualche vocalizzo in più alla fine e non ha l’assolo, sfido chiunque a trovare le differenze tra questa ROCK AND ROLL e quella originale; TBOE è il semplice mix di chitarra e mandolino, STAIRWAY ha qualche sfumatura diversa nel finale: il secondo riff di chitarra che è presente in tutti i giri della sezione hard rock del cantato e la chitarra che cesella la chiusura. Per MISTY MOUNTAIN e FOUR STICKS vale quanto detto per ROCK AND ROLL. WHEN THE LEVEE BREAKS ha il missaggio alternativo e, pur essendo una minuzia, è interessante. Potente, con gli equilibri diversi.

‘Houses of the Holy’
ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT
ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTT
BONUS DISC – LZ FAN: TT½
BONUS DISC – CASUAL FAN: TT
PACKAGING: TTTTT
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‘Houses of the Holy’
1. ‘The Song Remains the Same’
2. ‘The Rain Song’
3. ‘Over The Hills and Far Away’
4. ‘The Crunge’
5. ‘Dancing Days’
6. ‘D’yer Mak’er’
7. ‘No Quarter’
8. ‘The Ocean’
Di HOUSES OF THE HOLY abbiamo parlato dettagliatamente in un post dell’agosto del 2012, inutile ripeterci dunque. Qui il link per chi fosse interessato a rileggere le mie riflessioni:
RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT
Companion Audio Disc
1. ‘The Song Remains the Same’ (guitar overdub reference mix)
2. ‘The Rain Song’ (mix minus piano)
3. ‘Over The Hills and Far Away’ (guitar mix backing track)
4. ‘The Crunge’ (rough mix; keys up)
5. ‘Dancing Days’ (rough mix with vocal)
6. ‘No Quarter’ (rough mix with JPJ keyboard overdubs; no vocal)
7. ‘The Ocean’ (working mix)
Forse è TSRTS l’unica cosa di un certo interesse di queste due nuove uscite, la versione è quella senza la voce e con la chitarra solista che conduce le danze in tutte le parti del pezzo. THE RAIN SONG, THE CRUNGE, DANCING DAYS e THE OCEAN spostano di pochissimo gli accenti mentre OVER THE HILLS nel finale sfuma mentre il riff acustico iniziale torna (malamente) nel mix. NO QUARTER è un rough mix senza voce e assolo di chitarra, quello che colpisce è la batteria di BONHAM che qui sembra ancor più efficace.
CONSIDERAZIONE FINALE:
Nulla di davvero interessante dunque nei companion disc, e per l’ennesima volta mi chiedo dove siano finiti quegli 11 inediti esistenti del periodo 1971/75. Mi chiedo anche a che pro mettere in piedi un trambusto del genere per una semplice nuova rimasterizzazione (pur molto buona) di dischi storici vista la pochezza del materiale bonus. Il fatto è che se JIMMY PAGE delude dei fan come Tim Tirelli e tanti altri come lui (non faccio nomi per non comprometterne eventuali buoni uffici, ma sono tutti nomi pesantissimi) la cosa (dal suo punto di vista) è preoccupante. Il problema è che PAGE sembra circondato solo da “yes men”: discografici, ingegneri del suono, giornalisti, amici, fan … tutti non riescono a dirgli le cose come stanno, tutti sono terrorizzati al solo pensiero di fare con lui anche una piccola considerazione che sia aderente alla realtà, perchè basta quello per essere tagliati fuori. Capisco che avere entrature con tipi come JIMMY PAGE possa essere elettrizzante, ma ogni tanto nella vita occorre avere onestà intellettuale.
In una recentissima intervista a PAGE qualcuno gli chiede delle bonus tracks:
Going through the bonus tracks…
They’re not “bonus tracks!” The idea of the companion volumes is to get away from the idea of “bonus tracks.” And to have something that is actually in the reflection of, or the shadow of, the original album. You get running orders that are very similar to the original album. So it’s nothing like a “bonus” thing at all. As far as something like “Stairway” goes, the whole perspective of the mix is quite different. It has an audio “3D” quality to it, which is quite different to the main version. There’s a version of “When the Levee Breaks,” which was mixed in London on the companion disc, and the harmonica is totally different from the version that was done at Sunset Sound, on the version that everyone knows. I’m really proud of that mix, because it’s so dense and it’s ominous and it’s cool.
Ecco, da qui si capisce che JIMMY PAGE ha perso la bussola, lui stesso dice che con i companion volumes l’idea era di allontanarsi dal concetto di bonus track e di avere qualcosa che fosse il riflesso dell’album originale. Vi sembra una mossa vincente? La quasi totalità dei LZ fan con un po’ di carattere è rimasta delusissima da questa campagna di ristampe, la grandissima maggioranza dei casual fan è assolutamente indifferente. Quello che vende (ma ancora per quanto) è il brand LED ZEPPELIN,e dunque PAGE è molto fortunato, non fosse così si dovrebbe porre qualche domanda e proporre qualcosa di sostanzioso quando ripubblica il catalogo. Non si risolverà mai nulla, JIMMY PAGE vive nella sua torre d’avorio circondato solo da servitù.
Io dovrò lottare fino alla fine per resistere al riflesso compulsivo ossessivo di comprare queste altre due super deluxe edition (al momento le ho solo scaricate), dovessi fallire qualcuno avrà misericordia di me, dopotutto sono un fan dei LZ fino al midollo, ma ripeto, che uno come me abbia questi sentimenti fortemente contrastanti è di per sé un segnale negativo per questa operazione.
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(broken) ENGLISH
Led Zeppelin ‘IV’
What about Led Zeppelin IV? It is ‘undoubtedly the best-selling hard rock of all time, if we considre rock the music we love and we are talking about here on the blog, that deep sonrous air that push us into the abyss for a moment then the next moment catapult us thru’ sidereal depths. In August 2011, the Pike boy sent me a text message while at sea, he was by listening for the millionth time the fourth of the LZ, he wrote:
“I have listened to LZ IV with headphones. Amazing how there was a time when you were selling millions of copies of an LP with a blues in 5/8 (if not mistaken), a Celtic duet Cel, a semi-improvised rock and roll, a indian polyrhythm, a ballad with just guitar voice, an almost dissonant rocker, a circular slide blues hypnosis and STAIRWAY tO HEAVEN. People did not knew it, but it was so cool. “
(For those three or four that do not have this record: blues in 5/8 (if not mistaken) – BLACK DOG / a Celtic duet – THE BATTLE OF EVERMORE / a semi-improvised rock and roll – ROCK AND ROLL / a indian polyrhythm – FOUR STICKS / a ballad with just guitar and vocals – GOING TO CA / an almost dissonant rocker – MISTY MOUNTAIN HOP / a hypnosis blues circular slide – WHEN THE LEVEE BREAKS).
For years, casual fans have felt the side B as the negative factor of the album, but many years later it is the strangeness of the B-side to keep alive, fresh and exciting this disc. Sure, LZ IV is the album of four very classic pieces of LZ (and Rock music in general): the superb British hard rock of BLACK DOG and ROCK AND ROLL, the acoustic sweetest moment of GOING TO CALIFORNIA and the “piece” itself … STAIRWAY TO HEAVEN ; but then it shows the acoustic embroidery of ancient Britain with THE BATTLE OF EVERMORE, the harshness of the almost discordant hard rock with MISTY MOUNTAIN HOP, Arab-Indian-eastern impressions with FOUR STICKS and the heavy beat stubborn of the heavy blues with WHEN THE LEVEE BREAKS.
LED ZEPPELIN IV has come to sell 23 million copies in the US, 2 ml in Canada, 1.8 ml in the UK, 1 ml in France and so on. In Italy it reached the 2nd place in the chart making it the 17th best selling album of 1972.
Led Zeppelin ‘IV’ COMPANION DISC
It almost seems that part of this bonus material has been made today and that it does not come from original recordings of the time, as if PAGE wanted to justify the new remastering of the LZ catalog including some little more things, but without revealing too much of what actually took place in the studio at the time.
BLACK DOG has some extra vocals onto the end and does not have the solo, I challenge anyone to find the differences between this and the original ROCK AND ROLL; TBOE is a simple mix of guitar and mandolin, STAIRWAY has some different shade in the final section: the guitar riff that is present in all the verses of the hard rock part of the song, and the guitar that chisels the ending. For MISTY MOUNTAIN and FOUR STICKS is valid what I wrote for ROCK AND ROLL. WHEN THE LEVEE BREAKS has the UK alternate mix and, though a trifle, it is interesting. Powerful, with different equilibrium.
‘Houses of the Holy’
We talked about HOTH in detail in a post in August of 2012, therefore, It’s unnecessary to repeat. Here is a link for those interested to read my thoughts:
RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT
‘Houses of the Holy’ COMPANION DISC
Maybe TSRTS it’s the only thing of some interest to these two new releases, the version is the one without the voice and with the guitar that leads the dance in all parts of the piece. THE RAIN SONG, THE CRUNGE, DANCING DAYS and THE OCEAN move slightly the accents while OVER THE HILLS fades out while the acoustic initial riffs returns (poorly) in the mix. NO QUARTER is a rough mix without vocals and guitar solo, what is striking is that BONHAM here seems even more effective.
FINAL CONSIDERATION:
Nothing really interesting, therefore, in the companion discs, and once again I wonder where are those 11 inedits from the period 1971/75 . I also wonder if it is worth setting up such a fuss like this for just a new remastering (though very good) of the original albums given precisely the paucity of the bonus material. The fact is that if JIMMY PAGE is disappointing fans like Tim Tirelli and many others like him (I do not do names, it may deteriorate any good offices, but they are all very heavy names) the thing (from his point of view) is worrying. The problem is that it seems JIMMY PAGE is only surrounded by “yes men”: label people, sound engineers, journalists, friends, fans … all fail to tell it like it is, everyone is terrified to speak out, because if you do you are out of his inner circle. I understand that having good connection with guys like JIMMY PAGE can be exciting, but sometimes in life you must have intellectual honesty.
In a recent interview somebody asked PAGE about the bonus tracks:
Q: Going through the bonus tracks…
A: They’re not “bonus tracks!” The idea of the companion volumes is to get away from the idea of “bonus tracks.” And to have something that is actually in the reflection of, or the shadow of, the original album. You get running orders that are very similar to the original album. So it’s nothing like a “bonus” thing at all. As far as something like “Stairway” goes, the whole perspective of the mix is quite different. It has an audio “3D” quality to it, which is quite different to the main version. There’s a version of “When the Levee Breaks,” which was mixed in London on the companion disc, and the harmonica is totally different from the version that was done at Sunset Sound, on the version that everyone knows. I’m really proud of that mix, because it’s so dense and it’s ominous and it’s cool.
See, here we understood that JIMMY PAGE has lost the plot, he says that with the companion volumes, the idea was to move away from the concept of bonus tracks and have something that was a reflection of the original album. Sounds like a winning move? Almost all of the LZ fans with a little ‘character has been very disappointed by this campaign of reissues, the overwhelming majority of the casual fan is totally indifferent. What sells (but it will not last forever) is the brand “LED ZEPPELIN”, PAGE therefore is very lucky, it was not so questions must clearly be asked about and offer something substantial when republishing the catalog. You do not solve anything anyway, JIMMY PAGE lives in his ivory tower surrounded only by servants.
I’ll have to fight to the end to resist the obsessive-compulsive disorder to buy these two super deluxe editions (I just downloaded them), if I fail someone will take pity on me, after all I’m a fan to the marrow, but then again, if one like me have such strongly contrasting feelings it is at least a negative signal for this operation.
PS: and yes, the new remaster of the original albums is pretty good.
Febbraio 1989: Doc Marena recensisce la data dell’OTRIDER TOUR all’Hammersnith Odeon di Londra, show a cui era presente, LORI BOSWELL di Chicago trascrive i testi di PHYSICAL GRAFFITI, STEVE JONES di Manchester parla di FINAL ACCLAIM il libro di DAVE LEWIS. Ancora, SUSAN HEDRICK ci parla dei video bootleg disponibili dell’OUTRIDER TOUR (siamo nel 1989 e la faccenda dei video bootleg è una lussuria mai vista) e, nella sua rubrica, di bootleg e live tapes. Insieme a suo marito Basil poi ci racconta la LZ convention degli USA del 1988. ADALBERTO COLTELLUCCIO, fan siciliano, si lancia in un raffronto psichedelico da PAGE e HENDRIX. OH JIMMY N 14, 25 anni fa, ah!
ps: grazie a Bodhran
February 1989: Doc Marena reviews the OTRIDER TOUR date at the Hammersnith Odeon in London, LORI BOSWELL from Chicago transcribes the PHYSICAL GRAFFITI lyrics, STEVE JONES from Manchester writes about FINAL ACCLAIM, one of DAVE LEWIS books. Then, SUSAN HEDRICK talks about the avaiable video bootlegs of the OUTRIDER TOUR (we are in 1989 and the matter of video bootlegs is pure lust) and, in her column, also about live tapes and bootlegs. Together with her husband Basil then she tells us what happened in the US LZ convention of 1988. ADALBERTO COLTELLUCCIO, a Sicilian fan, launches himself into a psychedelic comparison HENDRIX/PAGE. OH JIMMY N 14, 25 years ago, ah!
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FILE PDF OH JIMMY N.14
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“The Journey” (alternate take)
From the album BRAIN CAPERS (UK november 1971 / USA January 1972) (2003 remaster edition)
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