D’amore e di blues

25 Feb

D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.

L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,

il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …

La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.

THE EQUINOX ON STAGE

Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).

WHAT’S UP POLBI?

Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.

Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.

https://www.nme.com/news/music/artsists-audiences-need-saving-too-venues-fac-featured-coalition-3584454

Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)

HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)

_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.

PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …

_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.

L’ANGOLO DI PALMIRO

Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.

Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:

[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse

E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.

I miss you so bad, Palmir …

Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.

AC/DC or not AC/DC

L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,

“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.

Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;

“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io  – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”

Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento,  bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.

Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.

Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.

E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:

“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”

Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.

METROSEXUAL

Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.

“Sono un metrosexual?” le chiedo.

“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).

Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T

PLAYLIST

FINALE

Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,

Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.

il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?

Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:

I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … o
h la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….

UFO “Lights Out” deluxe edition (1977/2024 Chrysalis) – TTTTT

21 Feb

Come scrissi nell’articolo relativo alla recensione di Force It (1975) (vedi link in fondo all’articolo), gli Ufo mi arrivano nella seconda metà degli anni settanta. Dopo Force It scoprire Lights Out fu un momento memorabile per il giovane Tim. Lights Out è infatti l’album della consacrazione internazionale (raggiunge il 23esimo posta nella classifica USA), ha una produzione di livello e contiene un (Hard) Rock di stampo britannico di gran lignaggio. Nel 1982 (direi) Giancarlo Trombetti ne scrisse (mi pare) sulla rivista Tuttifrutti inserendolo tra i migliori 25 album di Hard Rock, io ne fui estasiato, erano anni duri per il Rock e l’Hard Rock degli anni settanta, la new wave, il post punk e la musica elettronica cercavano di schiacciare in un angolo quel tipo di musica, così poterne leggere su di un giornale musicale generalista fu una grande emozione per il ragazzo che ero (Trombetti incluse anche altri album facenti parte del mio DNA, tipo Rocks degli Aerosmith, e così diventò definitivamente uno dei giornalisti musicali a cui facevo riferimento …lui, Riva, Federico Ballanti, Manuel Insolera e qualche altro).

Circa un anno fa, il nostro Michigan boy mi scrisse questo su whatsapp:

Polbi: what can I say….giornate di sconforto profondo, ma sono giunto alla conclusione che – grazie alla chiavetta che mi hai inviato – gli UFO periodo Lights Out sono la più grande band della storia del rock.

Ora, io e Polbino ogni tanto amiamo fare gli asini, lanciare boutade e andare sopra le righe, però però … se anche un amante un po’ cagacaxxo del Rock e sempre diffidente del mainstream come il mio amico si lascia travolgere dagli oggetti volanti non identificati, beh, allora ci siamo.

Esce oggi la nuova edizione rimasterizzata di questo grande disco con in più la versione rimixata di un concerto del 1977 appunto. Non potevamo perdercela.

CD 1 Lights Out – 2024 Remaster – TTTTT

“Too Hot to Handle” (Way, Mogg) apre le danze con un bel riff anni settanta, ritmica quadrata, approccio pieno di cazzimma, bell’assolo di Schenker e grande prova di Mogg. Classico Hard Rock britannico del periodo. Sul finale Michele Tavernari (vabbe’, Michael Schenker) si scatena. Limpida la produzione.

“Just Another Suicide” (Raymond, Mogg) è un gustoso Rock elettroacustico, si sente la mano di Paul Raymond nel songwriting. Immacolata la solista. Le tastiere sostengono e caratterizzano il pezzo senza risultare irritanti. Il basso di Way è efficace nonostante la sua eterna semplicità. Parker rockeggia bene, Schenker e Mogg di nuovo grandissimi.

“Try Me” (Schenker, Mogg) è di difficile collocazione nel mio cuore, mi piace o l’arrangiamento melenso mi impedisce di farla mia? Piano troppo solenne e sezione d’archi che per quanto idonea in alcune parti risulta un po’ pacchiana. Assolo di chitarra melodico, forse troppo, ma comunque piacevole, assolo su cui fu costruita questa canzone da Mogg e Raymond. Quando entra la sezione ritmica la solista si fa Rock.

La canzone “Lights Out” (Schenker, Parker, Mogg, Way) sembra rifarsi agli scontri del 1976 tra i partecipanti del Notting Hill Carnival e la polizia (sempre poco tenera con immigranti e gente di colore), lo stesso evento ispirò i Clash per (il loro singolo) White Riot. Nata da un riff di Pete Way è chiaramente ispirata a Achilles Last Stand dei Led Zeppelin. Bella prova di tutta la band. Schenker semplicemente stupendo.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition

“Gettin’ Ready” (Schenker, Mogg) è un Rock elettro-acustico. Pesante, pungente, appagante. Il break lento riporta a galla lo space-Rock degli UFO degli esordi.

“Alone Again Or” (Bryan MacLean) è la cover del brano dei Love, bel momento del periodo hippie del Rock.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition b

“Electric Phase” (Way, Mogg, Schenker) è un Hard Rock senza compromessi aiutato dalla slide guitar, sfumature orientaleggianti riecheggiano qua e là. Magari niente di memorabile ma assolutamente fruibile. La solista di Michel sempre ispirata.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition c

“Love to Love” (Schenker, Mogg) … eccolo qui uno dei super classici del gruppo e al contempo deep cut, Rock elaborato, linee melodiche bellissime, testo emozionante che tratta il profondo desiderio e la devozione che l’amore può ispirare, l’ardore di sperimentare e abbracciare le complessità di quel sentimento, nonostante il potenziale di angoscia. Siamo di fronte ad un grandissimo pezzo Rock a tutto tondo.

Ricamo pianistico d’effetto, interludio Hard Rock, strofa soave, passaggi strumentali, chitarre soliste armoniose, finale con crescendo impetuoso. Una meraviglia

Misty green and blue
Love to love to love you

Tre bonus track, Too Hot To Handle (Edit), Try Me (7” Version) e Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version) ovvero Phil Mogg e due chitarre acustiche.

Copertina a cura di Higpnosis con foto scattate all’interno della Centrale Elettrica di Battersea. In primo piano Phil Mogg, in secondo piano Michael Schenker. Il nuovo remaster è convincente.

CD 2 Live At The Roundhouse, London 2nd April 1977 – 2024 Remix – TTTT+

Il concerto presente in questa deluxe edition (il primo del Lights Out tour) è stato rimixato e questo rende la resa sonora dell’esibizione live frizzante.

UFO 1977

UFO 1977

Nel 1977 gli UFO erano una band che non faceva prigionieri, nonostante l’approccio blues’n’booze e alcuni screzi la coesione era notevole e le esibizioni entusiasmanti. E’ sufficiente ascoltare il brano Lights Out per rendersene conto. Gettin’ Ready è più granitica e ovviamente con meno fronzoli …

Love To Love soffre un poco il suono delle tastiere, poco esaltante dal vivo. On With The Action proviene dall’album precedente (No Heavy petting del 1976) mentre il primo mega classico Doctor Doctor dal primo disco con Schenker (Phenomenon del 1974). In Try Me le tastiere che cercano di replicare gli archi mi rendono un po’ nervoso, ma d’altra parte rendere dal vivo certo brani non è semplice. Too Hot To Handle è hard rock bollente.

UFO-Lights-Out-CD 2024 edition

L’ultima parte del concerto è dedicata quasi interamente all’album Force It del 1975, Out In The Street e This Kid’s sono durissime, Shoot Shoot e Let It Roll lo sono ancor di più … che bel gruppo di rockettari che erano gli Ufo in quel periodo. Schenker scatenato.

Rock Bottom (da Phenomen 1974) contribuisce a mantenere alta la temperatura.

Di solito tendo a non sopportare i pezzi rock and roll anni 50 suonati dalle Hard Rock band (tantomeno da quelle Heavy Metal), manca quasi sempre lo swing e le finezze chitarristiche, tuttavia C’mon Everybody – benché sia in versione “centurionica” – non è malaccio, dai.

Ad ogni modo ottimo cd live questo.

UFO-Lights-Out-Vinyl-LP 2024 edition

Concludendo questa deluxe edition è davvero ben fatta seppur sia concepita in versione, diciamo così, economica (25 euro). La grande bellezza della musica Rock è avere nella propria discoteca album come questo.

◊ ◊ ◊

  • CD 1: Lights Out (2024 Remaster)
    1. Too Hot To Handle
    2. Just Another Suicide
    3. Try Me
    4. Lights Out
    5. Gettin’ Ready
    6. Alone Again Or
    7. Electric Phase
    8. Love To Love
    Bonus tracks
    1. Too Hot To Handle (Edit)
    2. Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version)
    3. Try Me (7” Version)
  • CD 2: Live at the Roundhouse, London, 2nd April 1977
    1. Lights Out
    2. Gettin’ Ready
    3. Love To Love
    4. On With The Action
    5. Doctor Doctor
    6. Try Me
    7. Too Hot To Handle
    8. Out In The Street
    9. This Kid’s
    10. Shoot Shoot
    11. Rock Bottom
    12. Let It Roll
    13. C’mon Everybody
  • Artwork – Higpnosis
  • Artwork By – Hugh Gilmour
  • Bass – Pete Way 
  • Drums – Andy Parker 
  • Lead Guitar – Michael Schenker
  • Lead Vocals – Phil Mogg
  • Liner Notes – Michael Hann 
  • Producer – Ron Nevison
  • Project Manager – James Batsford
  • Remastered By – Andy Pearce (tracce: 1.1 to 1.11), Matt Wortham (tracce: 1.1 to 1.11)
  • Remix – Richard Whittaker (tracce: 2.1 to 2.13)
  • Rhythm Guitar, Keyboards, Backing Vocals – Paul Raymond 

Note

CD 1 Lights Out – 2024 Remaster
CD 2 Live At The Roundhouse, London 2nd April 1977 – 2024 Remix
All Recordings originally: ℗ 1977 Chrysalis Records Limited
CRVX1531, The copyright in this compilation is owned by Chrysalis Records Limited.
℗ 2024 Chrysalis Records Limited. © 2024 Chrysalis Records Limited.

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GLI UFO SUL BLOG:

UFO “No Heavy Petting” deluxe edition (1976/2023 Chrysalis) – TTT ¾

UFO – High Stakes & Dangerous Men/Lights Out in Tokyo (2022 Cherry Red Records) – TTT½

UFO “Force It” (Deluxe Edition) (2021 Chrysalis Records) – TTTTT

UFO – Milano, Legend Club 1 nov 2015 – TTTT

Pascal Chabot “L’uomo che voleva comprare il linguaggio” (Lit Edizioni/Castelvecchi 2019) – TTTTT

13 Feb

Tutto sta scritto nelle righe del retrocopertina:

In questo libro brillante, a metà tra la sceneggiatura e il dialogo platonico, i personaggi di Pascal Chabot analizzano la società contemporanea: ne impersonano l’alienazione e informatizzazione, ma anche i valori da salvare e preservare per un futuro che può ancora essere riscattato, confidando nell’umanità.

Questo è un libro (breve, solo 51 pagine) stupefacente. Qui sotto qualche stralcio. Da leggere.

L'uomo che voleva comprare il linguaggio Condividi di Pascal Chabot

 

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Version 1.0.0

Descrizione

Confinati nell’aeroporto di un’isola una sera in cui imperversa un uragano, un uomo e una donna si rincontrano per caso. Dopo gli studi di filosofia, che li hanno prima uniti e poi separati, lui sta cercando di concretizzare il suo progetto: brevettare il linguaggio. È convinto, infatti, che non sia lontana l’epoca in cui gli umani dovranno «abbonarsi alla logosfera» affinché alle loro parole seguano degli effetti. In questo libro, a metà tra la sceneggiatura e il dialogo platonico, i personaggi di Pascal Chabot analizzano la società contemporanea: ne impersonano l’alienazione e informatizzazione, ma anche i valori da salvare e preservare per un futuro che può ancora essere riscattato, confidando nell’umanità.

Pascal Chabot è un filosofo belga, insegna allo IHECS (Institut des Hautes Études des Communications Sociales) di Bruxelles ed è un profondo conoscitore dell’opera di Gilbert Simondon. È autore de La philosophie de Simondon (Vrin, 2003), Après le progrès (Puf, 2008) e de Les sept stades de la philosophie (Puf, 2011). Le Edizioni San Paolo hanno pubblicato Burnout globale. La malattia del secolo (Global burn-out, 2014).

Cielo di piombo ispettore Tyrrellaghan

11 Feb

Cielo di piombo su di me, per vari motivi:

_il blog sospeso per 5 giorni dall’ICANN (ente di gestione internazionale dei registri di identificatori internet) causa una vecchia email di riferimento al blog inserita 13 anni fa, email non più attiva da tempo e per questo non più verificabile. Grazie all’intuito della pollastrella e all’aiuto dell’IT Manager extraordinaire Siuviu (o menino de Belo Horizonte) dopo cinque giorni stressanti il blog è di nuovo online e il ritorno della bluesuetine garantito.

_le notizie dal mondo; partiti che sono al governo che vogliono uscire dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, Ilaria Salis detenuta in Ungheria incatenata in tribunale come una bestia al processo contro di lei, i conflitti d’interessi di cento (cento!) parlamentari italiani, carabinieri (ehm) che non riconoscono Mattarella come loro presidente, l’inflazione (o meglio chi si approfitta della situazione) che fa dell’Italia ormai un paese solo per ricchi, ministri (ehm) che dicono che i giornalisti bevono champagne nei salotti e non conoscono l’odore del letame.

_il nordafricano che fa lo spaccone. Una sera qualunque verso le 18, a Mutina, fermo al grande incrocio che porta in stazione dei treni. In attesa del verde. Davanti a me un arabo nordafricano parla animosamente con la sua donna (che pare italiana) la quale spinge una carrozzina con un bambino dentro. Dietro di loro un altro arabo di una certa età. Il giovane è arrogante, pieno d’astio e di sé e non smette di parlare un attimo, un po’ in arabo un po’ in italiano. Noi diretti in stazione, su di un marciapiede, siamo tutti dietro di loro visto che hanno una andatura non veloce. Ad un certo punto il tipetto esclama “tutta questa gente dietro le spalle non la sopporto” e si ferma.” La sua donna indispettiva gli dice “Beh, allora cambia strada“. Ad un certo punto d’improvviso si ferma anche lei, rischio un tamponamento, la sfioro, le chiedo scusa e continuo verso la stazione. Al che il giovane arabo mi fa “Oh, che cazzo tocchi?”. Mi volto, stupito, lo osservo mentre sento Ittod montare. Il tipo è un attaccabrighe, lo si capisce benissimo, ma per sua sfortuna è piccolo di statura e piuttosto gracile, deve essere frustrato per questo e dunque un pochino isterico. Il mio nom de plume sarebbe Nonantola Slim, lo smilzo di Nonantola, sono un peso piuma dunque, ma sono pur sempre 178 cm per 72 kg di peso, se volessi credo sarei in grado di dargli una bella lezioncina. Continuo a fissarlo, lui fa lo stesso. Ittod vorrebbe mollargli un scoppola a cavallo del copetto, come diciamo da queste parti. Valuto il da farsi, riemerge Tim e quindi Stefano (gli altri due uomini che sono) e arrivo alla conclusione che non vale la pena, tra poco arriva il mio treno e inoltre non sai mai con chi hai a che fare. Mi rimetto a camminare. Interviene poi l’arabo vecchio, probabilmente più giovane di me ma così male in arnese da sembrare un relitto … lancia un urlo, mi volto. Dice a me e mi sfida. A questo punto Ittod vorrebbe davvero partire alla carica, non bisogna reagire alle provocazioni ma non sarebbe male rimetterli al loro posto. Respiro a fondo, Stefano riprende il controllo. Mi incammino verso il binario, mi scappa un “nordafricani di melma” (direi lo stesso per uno scandinavo, per italiano o per un giapponese, sia chiaro). In qualche modo devo lasciar sfogare la rabbia, meglio evitare che Tim Eastwood entri in scena.

_l’antropocentrismo che ormai sta diventando una ossessione, per me e per la Terra; lo so che mi ripeto ogni volta, ma su questo pianeta noi umani siamo ospiti e di certo non graditi, non siamo protagonisti … facciamo di tutto per esserlo e crederlo ma non lo siamo caxxo!

_due mesi senza Palmiro e ancora mi ritrovo nelle paludi dell’afflizione; la vita continua, lo sappiamo, lo scrivo ogni volta, ma è davvero pesantissimo il pensiero che non lo avremo più qui con noi, che la sua partenza è stata definitiva. Ho perso mia madre, ho perso mio padre, ho perso amici carissimi, è ovvio che so cosa vuol dire e che riesco a mettere tutto nella giusta prospettiva, tuttavia il dolore non passa, la mancanza è ancora fortissima, l’assenza gravosa. Fare senza di lui al momento pare impossibile. La famiglia che siamo non è più la stessa. Mister Mandarino ci manca come l’aria.

Tim & Palmiro ottobre 2018 – foto Saura T.

Palmiro the cat

Il Cielo Blu ad ogni modo ritorna, quando Siuviu – dopo aver risolto la sospensione del blog –  mi scrive “pubblica qualcosa, siamo tutti in astinenza”, quando vengo a sapere che Lollo Stevens e una delle sue figlie, la giovane universitaria Miss L., chiudono gli scambi tra padre e figlia con la frase “e come direbbe Tim “W la pace, W l’amore” (vedi il video del finale della recente School Of Rock sui Led Zeppelin – post del Blog del 5/01/2024), infine quando una cara collega graphic designer mi informa che durante un workshop è stato chiesto chiesto ai quadri della azienda in cui lavoro quale fosse il plus, al di fuori degli aspetti lavorativi e professionali, che caratterizza la nostra PMI, e che su uno dei foglietti con le risposte vi era scritto “Tim Tirelli”.  (Blues is everywhere, baby!).

IO, POLBI E LA MUSICA IN STREAMING

Gli scambi che ho con Polbi ogni tanto finiscono qui sul blog perché ritengo vi siano spunti di riflessione di un certo peso. Recentemente grazie ad un interessante articolo apparso sulla rivista BLOW UP (numero di Febbraio 2024) sullo stato attuale della musica

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

ho stimolato il nostro ex Michigan Boy e il risultato è questa sua considerazione:

L’inizio della trasformazione in un peggio apparentemente senza fine nel mondo rock forse iniziò con Napster. Era una cosa totalmente diversa dalle autoriduzioni degli anni settanta, o dalle cassette che ci passavamo fra noi. Quelli erano fenomeni interni a una cultura condivisa, che ne reclamavano un accessibilità anche per chi non aveva un reddito sufficiente. Con Napster invece si inaugura un concetto diverso. La musica non ha valore, tutti possono sentire tutto gratis e quando vogliono. Forse non è un caso che in quel periodo iniziarono a calare nettamente i compensi per le band in tour nel circuito dei piccoli locali. I posti erano pieni come e più di prima, ma chi aveva la gestione non voleva più pagare, perlomeno non le stesse cifre. Poi con l’arrivo degli smartphone fu una vera e propria rivoluzione catastrofica.

Nel giro di pochi anni, l’economia che aveva mandato avanti il nostro settore, fatto di etichette, riviste, club, dischi, negozi, ecc… si spostò tutta verso le grandi multinazionali elettroniche Microsoft, Apple e simili, togliendo i soldi che per decenni avevano sostenuto un mondo. I club hanno chiuso a raffica, e tutto quello che è ancora in piedi lo si deve all’ostinata passione di pochi, musicisti per primi.

Oggi il nuovo Napster si chiama Spotify, e in più di un occasione abbiamo letto testimonianze agghiaccianti di artisti che con ascolti online di tutto rispetto ricevono qualche spiccio in pagamento dei diritti. Roba veramente da non credere. Ormai è un dato di fatto che per avere un reddito facendo musica rock devi essere una super star. E il pubblico di riferimento è totalmente privo di una connotazione qualsiasi.

Ecco che restano in piedi i grandi tour, gli eventi, che siano Springsteen, Coldplay o Taylor Swift non cambia niente. Una volta l’industria discografica nel bene e nel male vendeva la musica. Faceva il suo lavoro, ci stava. Oggi la musica è un pretesto per vendere altro. Personaggi, eventi, prodotti.

Sarà questa la fine? Mah, io non ho gli strumenti per dirlo, e non so nemmeno se le riflessioni fatte fin qui abbiano veramente senso o mi sfugge qualcosa di fondamentale. Ho appena visto un video molto bello del nuovo album di Kim Gordon, ex bassista e voce dei Sonic Youth. Lei ora ha 71 anni portati meravigliosamente. Nel video una ragazza, sua figlia nella realtà, è la protagonista in un ambientazione anni novanta.

È un brano che verrà ascoltato da 50/60 enni, ma parla a quella ragazza degli anni novanta che scappa da casa. Non so spiegare perché, ma c’entra con tutto quello che abbiamo detto prima. (Paolo Barone 2024)

UN ROBOT DI FANGO

Il mio amico Luc B durante un intervento ad una conferenza TEDx ha usato il termine Robot Di Fango nel cercare un link tra il Golem e l’intelligenza artificiale; e niente, mi è piaciuta molto questa descrizione. Visto che credo valga la pena spendere un quarto d’ora per seguire i sentieri delle sue erudite dissertazioni, inserisco qui sotto il link youtube dell’intervento completo.

SERIE TV

_1883 (Usa 2021-22) – TTTT 

Prequel di Yellowstone e di 1923, 1883 racconta di come la famiglia Dutton arrivò in Montana.

Ambientata dopo la Guerra di secessione americana, nel periodo della Gilded Age, la famiglia Dutton lascia il Tennessee dirigendosi verso il Texas e unendosi a un gruppo di immigranti europei, intraprendendo un arduo viaggio prima di raggiungere il Montana e costruire lo Yellowstone Ranch.

Serie Western riuscita e appassionante. Da vedere.

_1923 (Usa 2022) – TTT½

prequel di Yellowstone e sequel di 1883.

Niente male anche questa, e poi c’è Helen Mirren, una delle nostre preferite.

PLAYLIST

FINALE

Da qualche giorno rifletto sul fatto che la percentuale di colleghi ed ex colleghi dell’azienda (90 dipendenti) per cui lavoro che frequento al di fuori del rapporto professionale è molto alta, soprattutto rispetto alle mie precedenti esperienze:

_esperienza A 1989-2000 e 2019-2020 in azienda di 400 addetti, persone che frequento regolarmente 1 (the one and only Mario) … raramente altri 4 smandrappati (I Ragazzi della Via Po).

_Esperienza B 2000-2002 aziendina di 10-12 addetti, persone che frequento 1 (our very own Mixi)
_esperienza C 2002-2019 (la mia ex) aziendina di 5-7 addetti, persone che frequento 0.

Deve essere la particolarità dell’azienda, un insieme di tipette e tipetti mica da ridere, con alcuni dei quali ho instaurato rapporti davvero profondi.

Chi l’avrebbe detto ad esempio che avrei frequentato (ex) colleghi più giovani di me di oltre 30 anni con i quali condivido valori universali (tra cui quello assoluto relativo alla nostra squadra del cuore)?

Eppure eccomi qui col Tucu per il quale io sono il Mister. Friends will be friends.

Tim & il Tucu – Domus Saurea 28-01-2024 – foto Saura T

Anthony Gomes – Peace, Love & Loud Guitars (2024 Remix) (2024) – TTT½

27 Gen

Anthony Gomes, chitarrista nato in Canada nel 1970 da padre portoghese e madre franco-canadese, vincitore di diversi blues awards e mattatore negli ultimi anni nelle classifiche di vendita per la categoria blues di Billboard. Quest’anno è uscito il rimissaggio del suo album del 2018.

Rispetto agli altri “nuovi” chitarristi blues Gomes prende sentieri (leggermente) diversi, non si serve solamente delle classiche 12 battute, il suo songwriting dalle tinte blues attinge dal Rock, dal soul e dai generi che ben si mischiano al blues. Questo è l’aspetto positivo, composizioni in tema blues che si discostano dall’eterno formato del I, IV e V grado.

Gli aspetti che mi convincono meno sono i clichè in cui pesca Gomes e l’approccio piuttosto centurionico, come diciamo qui sul blog. Troppa enfasi nel cantato (ricorda Coverdale) e atteggiamento sempre sopra le righe.

Detto questo esploriamo questo remix del suo terz’ultimo album.

Anthony Gomes - Peace, Love & Loud Guitars (2024 Remix) (2024) a

Come Down è una sorta di preghiera dove si chiede a BB King di tornare dal paradiso perché il regno non ha più un re. In altri tempi questo mi sarebbe stato sufficiente per accantonare il disco (Ittod lo avrebbe gettato dalla finestra). L’incerta età mi porta però ad essere più cauto (a volte) e dunque ad ascoltare questo album per intero. L’Intro vocale è una specie di voodoo gospel, il resto sono accordi distorti su cui ogni tanto fa capolino una solista che fraseggia di blues. Il ponte è davvero molto Coverdale, epoca primi Whitesnake. L’assolo di chitarra è pieno dei cliché del genere con qualche spruzzata più contemporanea. Tutto sommato vi sono momenti in cui rimango incollato alla canzone. Il nuovo missaggio del 2024 esaspera l’atteggiamento, nell’originale del 2018 sicuramente più pacato.

White Trash Princess ovviamente parla di una principessa, di una bella ragazza della comunità bianca e povera nel sud degli States. Inizia come altre mille canzoni hard rock americane basate sui sapori Blues. Assolo di chitarra sul finale.

Blues in the First Degree, bluesaccio senza particolarità di sorta eppure eccomi ad ascoltarlo sino alla fine. Nell’assolo Anthony fa sfoggio del tapping.

Nasty Good continua sulla stessa strada, approccio deciso, accordoni di chitarra elettrica, vociona che enfatizza la portata del Blues. Roba sentita altre volte. Che dire del blues The Whiskey Made Me Do It condito dalla chitarra slide? Niente di nuovo? E certo, ma che ci posso fare se quando arriva la corrente del blues vengo trascinato via? Se poi nel video Anthony usa la Gibson Firebird chi è che sa resistere? Io e il mio amico Jaypee certamente no.

Arriva poi la ballatona You Are Amazing e l’uomo che sono non può che apprezzare. Echi degli Aerosmith, melodia niente male, chitarrina elegante, voce intrigante. D’effetto l’intermezzo che in allungo arriva sino al finale, con la chitarra che piange dolcemente. Mi commuovo, ma è una faccenda personale, non penso ad una donna, bensì ad un esserino sorprendente che avevo come amico e che ho perso.

Peace, Love & Loud Guitars nel ritornello sembra una canzone dei Motley Crue, nella strofa pare la canzone standard Rock, io e Picca sapremmo scriverne di questo tenore almeno due o tre al giorno. Con Stealin’ from the Devil si torna al blues, o perlomeno con un inizio del genere, uno di quelli che sembrano usciti dalla colonna del film Crossoroads (in Italia “Mississippi Adventure”) a firma Ry Cooder. Il testo stavolta parla di …tutti in piedi… Robert Johnson (il nostro padre putativo). Assolo suonato con la slide,

Il già sentito è la base compositiva di Your Mama Wants to Do Me (and Your Daddy Wants to Do Me in), niente da segnalare.

The Only Woman I’ve Ever Loved è un blues dozzinale, uno di quei lavori (come diciamo qui in Emilia) che si suonano nelle sale prove per carburare. Niente da segnalare parte 2.

Succede poi qualcosa di sorprendente: con Hard Road Easy arriva Kashmir dei Led Zeppelin. Cosa c’entri una scopiazzatura del genere non è chiaro. Aver scritto qualcosa che si discosti dal solito songwriting basato sul blues può essere salutare, ma mettere in campo riferimenti così netti non credo sia utile al progetto senza contare che si rischia di perdere credibilità.

Take Me Back Home è la seconda ballata del disco, sapori gospel, accenti soul, tempi in 3/4. Bella canzoncina.

A fine album ci sono versioni acustiche delle due canzoni lente e il Radio Edit di una di esse. Devo ammettere che la versione acustica di You’re Amazing mi tocca, mi arriva, mi prende. Il motivo sarà forse quello che ho spiegato sopra, ma per me funziona.

Anthony Gomes - Peace, Love & Loud Guitars (2024 Remix) (2024) b

Album dunque capace di irretirmi, non vi è musica magistrale in esso, ma al di là della propensione alla centuria, riesco a scovare qualcosa di genuino, che poi è la qualità intrinseca del Blues.

◊ ◊ ◊

1 Come Down
2 White Trash Princess
3 Blues in the First Degree
4 Nasty Good
5 The Whiskey Made Me Do It
6 You Are Amazing
7 Peace, Love & Loud Guitars
8 Stealin’ from the Devil
9 Your Mama Wants to Do Me (and Your Daddy Wants to Do Me in)
10 The Only Woman I’ve Ever Loved
11 Hard Road Easy
12 Take Me Back Home
13 You Are Amazing (Acoustic)
14 Take Me Back Home (Acoustic)
15 You Are Amazing (Radio Edit)

  • Acoustic Guitar – Chris Leuzinger
  • Backing Vocals – Angela PrimmDevonne FowlkesGale Mayes-Stuart
  • Bass Guitar – Mike Brignardello
  • Drums – Greg Morrow
  • Mixed By, Mastered By – Chris Collier
  • Producer – Peter Carson
  • Vocals, Guitar, Producer, Backing Vocals – Anthony Gomes

Catch a Train

24 Gen

Una fredda mattina di gennaio, sul treno regionale Placentia-Bonomia. Sono seduto accanto al finestrino e meditabondo contemplo la pianura. Due file più in là sento un uomo parlare al telefono in un italiano con cadenza francese. “Si, va bene, ho capito, ma lascia un po’ di soldi anche a me, non prenderli tutti”. Dal cellulare arriva la voce di una donna, risponde con tono risoluto ma gentile e con un filo d’apprensione “Sì, ti lascio dei soldi, ok, ma non spenderli tutti nel bere, hai capito?”.

Due posti più avanti una coppia di amici che vedo quasi ogni mattina. Hanno più o meno la mia età, sono però vestiti come lo zio Fedele. Uno deve essere un bancario (quello più posato), l’altro un professore di una facoltà universitaria (dal quel che capisco è un precisino di prima riga). Una volta saliti l’uno chiede all’altro “Dove ci mettiamo a destra o a sinistra, dove preferisci?”, aggiungendo una sfumatura politica pseudo ironica. “Ah, guarda un posto vale l’altro, a volte a destra, a volte a sinistra, a seconda di come mi gira, sono contro gli estremismi, sono un moderato”.

Sento che dentro di me Ittod (uno di tre uomini che sono, il senza dio rivoluzionario) ribolle … a forza di essere moderati e conservatori guarda un po’ dove siamo arrivati, guarda in che società di melma ci troviamo, guarda come abbiamo ridotto il pianeta col meccanismo liberale e con quel turboliberismo a cui siamo rassegnati. Puah. Ci dovrà pur essere un sistema più decente con cui amministrare la società …

Ricaccio Ittod al suo posto, come dico spesso non posso mettermi a duellare con tutti, Stefano e Tim riprendono il controllo, mi metto gli auricolari, la riproduzione random del cellulino passa Catch a Train dei Free, Satisfaction Guaranteed dei Firm e, guarda un po’, Ten Years Gone dei Led Zeppelin, la grande bellezza. L’animo si quieta, arrivo a Mutina, scendo, cammino in mezzo alla gente in questa società a me sempre più aliena, attraverso il complesso dell’ex Manifattura Tabacchi, uno spazio che in qualche modo ricorda quartieri industriali vittoriani e procedo verso l’ex convento dove lavoro.

Ripenso ad una frase di Richard Phillips Feynman, fisico statunitense: “Io, un universo di atomi, un atomo nell’universo”. Ecco, appunto, se mettessimo la cose nella giusta prospettiva magari la vita sulla roccia immersa nell’universo in cui siamo forse sarebbe decorosa.

universo

Time keeps moving onFriends they turn awayI keep moving onBut I never found out whyI keep pushing too hard and babeI keep trying to make it rightThrough another lonely day, ooh-whoa

FREDERICK FORSYTH “Il Pilota” (Mondadori 1976)

Mi madre mi regalò questo libro, se non ricordo male, per i miei 21 anni, rammento di averlo letto in un paio d’ore o poco più e con molto gusto, mi piacque proprio parecchio. Poi lo prestai ad un’amica che mai me lo restituì. Prima che Internet diventasse disponibile su larga scala provai a cercalo più volte ma invano. Recentemente ne ho acquistato una copia usata chissà dove e in questi giorni me lo sono riletto, dopo tutti questi anni.

Col senno di poi, dall’alto della mia incerta età, l’ho trovato meno travolgente di quanto ricordavo. In pratica è una favoletta di natale, semplice e breve. E’ curioso constatare quanti anni sono passati e dunque quanto si cambi, quanto il chilometraggio influisca su di te, sulla tua anima che tu ancora pensi fanciullesca. Rileggerlo però mi ha portato dolci ricordi, la mia estrema giovinezza, il mio spirito di allora e soprattutto Mother Mary.

Oh, pilot of the storm who leaves no traceLike sorts inside a dreamLeave the path that led me to that placeYellow desert streamMy shangri la beneath the summer moonI will return againAs the dust that floats high in JuneWe’re moving through Kashmir

LED ZEPPELIN – Los Angel Forum 22 giugno 1977

Il canale Led Zeppelin Boots ha recentemente caricato su Youtube una nuova e aggiornata versione del secondo concerto tenuto dai LZ al Forum di Los Angeles nel giugno del 1977. Ricordo che la serie dei sei concerti al Forum del 1977 sono considerati leggendari e probabilmente furono uno dei punti più alti dell’intero tour. La registrazione è ovviamente audience ma il nuovo transfer di questa Barry G’s source rende questa nuova versione un upgrade su quanto reso disponibile fino ad ora. Dei sei concerti tenuti a LA nel 1977 si è sempre parlato soprattutto di quelli del 21 e del 23 giugno, i famosissimi (tra gli appassionati di live recordings) Listen To This Eddie e For Badge Holders Only, c’è chi dice però che il migliore della serie sia proprio questo del 22 … inizio ad essere d’accordo.

ADDIO A MC

Gli ultimi giorni sono state pesanti, ho perso (e in qualche modo lo stesso si può dire anche del blog) un amico. MC era un mio ex collega, eravamo entrati nella azienda in cui lavoro lo stesso giorno tre anni fa (io, lui e il Fontana Rosa Boy) e benché ci fosse una grande differenza d’età poco dopo fu chiaro che noi due (anzi noi tre) avevamo forti affinità elettive, ed infatti diventammo amici piuttosto stretti e lo rimanemmo ovviamente anche quando lui (e ancor prima il Fontana Rosa Boy) partì per una nuova avventura circa un anno e mezzo dopo. Molto intelligente, aperto alla vita e al mondo, pieno di interessi e di amici, estremamente sensibile, questo era il mio amico. Ogni tanto riuscivamo a vederci, noi tre o insieme al gruppo di colleghi a noi più prossimi. L’estate scorsa era venuto qui alla Domus Saurea durante uno di quegli incontri, a fine settembre venne alla penultima School Of Rock che ho tenuto in azienda ed è stata quella l’ultima volta in cui ci siamo visti. Ricordo calorosi e virili abbracci e il suo magnifico sorriso. Gli ultimi tre mesi dell’anno passato sono stati difficili per me pertanto non sono riuscito ad organizzare l’uscita prenatalizia insieme a lui e allo Rosespring Boy, magari lo avessi fatto, ma lo sappiamo … ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi. L’ultimo messaggio su whatsapp giusto un mese fa, in occasione del mio compleanno

[08:47, 21/12/2023] MC: Mister, tantissimi auguri!
[08:50, 21/12/2023] MC: Come stai? Come festeggerai?
[08:54, 21/12/2023] Tim Tirelli: Grazie amico mio, grazie mille. Speriamo di vederci presto.

Con tanto di cuore da lui apposto alla mia risposta.

Il mio amico se ne andato a metà gennaio a soli 36 anni. Tra le nebbie che avvolgono adesso la mia vita e la vita di quelli che lo hanno amato occorre ora riuscire a scorgere il sole e celebrare la sua di vita, certamente interrotta troppo presto ma vita che è valsa la pena di essere vissuta.

Addio Michael, perdona la canzoncina un po’ così, ma mi mancherai e d’altra parte questo è il mood di oggi.  Addio mio giovane amico, come dicevamo sempre … long live the blues.

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

PLAYLIST

FINALE

Il gelo dell’ultimo periodo sembra essersi attenuato, si sta qualche grado sopra lo zero e anche per i giorni della merla la situazione non dovrebbe cambiare. Cerco di stemperare i fardelli che ho sull’animo guardando la mia amatissima Inter portare a casa un’altra coppetta, ascoltando l’album del 1977 di Dickey Betts & Great Southern, guardando vecchi film tipo Il Laureato.

I ricordi tuttavia tornano a galla, ma stranamente mi sento saldo come una roccia, certo, a volte li tengo a bada con due dita di Rum on the rocks, ma si vede che dopotutto ho imparato la lezione di Bob Seger.

And sometimes late at nightOh, when I’m bathed in the firelightThe moon comes callin’ a ghostly whiteAnd I recall, I recall
Like a rock, standin’ arrow straightLike a rock, chargin’ from the gateLike a rock, carryin’ the weightLike a rock
Oh, like a rock, the sun upon my skinLike a rock, hard against the windLike a rock, I see myself againLike a rockOh, like a rock

Qiu Xiaolong ”Cyber China” (Feltrinelli/Marsilio 2017) – TTT¾

20 Gen

Ottavo episodio delle indagini dell’ispettore Chen. Pur rimanendo anche questo capitolo un buon poliziesco per la prima volta mi pare che trapeli la visione personale – tutt’altro che positiva – dell’autore sulla sua terra di origine. (Qiu è un cinese espatriato negli Usa). Non che non si debba criticare la Cina, ci mancherebbe, ma ciò che apprezzavo era l’equilibrio usato nei suoi romanzi nel descrivere anche le situazioni meno nobili e belle del “socialismo alla cinese” (che io non ho mai amato, sia chiaro).

Questo Cyber China rimane tuttavia un’altra bell’avventura dell’ispettore Chen.
PS: finale inaspettato.

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Descrizione

https://www.lafeltrinelli.it/cyber-china-libro-xiaolong-qiu/e/9788829701162?queryId=5bfc093f80f24c7e09ad9c6caba052b5
Armonia e integrità: stando ai media ufficiali, il modello cinese è un successo. Ma su internet, la rabbia dei cittadini si scatena. Zhou, un funzionario della municipalità di Shanghai, è il bersaglio perfetto per questo nuovo genere di caccia alla corruzione. Una sua foto con in mano un pacchetto di sigarette di lusso infiamma la rete. Due settimane più tardi, viene trovato impiccato. È stato davvero un suicidio? Sotto l’occhio vigile delle autorità di Partito, preoccupate di quel formidabile movimento che agita la rete, l’ispettore capo Chen, assistito da Lianping, giovane e affascinante giornalista, indaga sul mondo dei blog clandestini, dove la censura rossa si rivela impotente. Smarrito tra i nuovi grattacieli che spuntano come germogli di bambù in una città schiacciata da una corruzione e un’ingiustizia sempre più sfacciate, Chen assiste alla trasformazione del suo Paese in un’enorme ragnatela di relazioni onnipresenti, dove ogni filo è collegato da interessi comuni, intrighi e segreti condivisi. E dove anche a un ispettore capo di polizia viene richiesto di fare il proprio lavoro coscienziosamente, purché non intralci il quadro più ampio.

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2023/03/15/qiu-xiaolong-le-lacrime-del-lago-tai-feltrinelli-marsilio-2021-ttt%c2%be/

https://timtirelli.com/2021/03/27/qiu-xiaolongla-ragazza-che-danzava-per-maofeltrinelli-marsilio-2019-ttt%c2%be/

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

Quel qualcosa che danza ai margini dei pensieri

13 Gen

Quando diventi un uomo (di blues) di una incerta età, si amplificano le caratteristiche di quello che sei, tutta questa commozione, questo diventare estremamente sentimentali creano la sensazione che ci sia qualcos’altro, qualcosa che danza al margine dei pensieri. Cosa sia nessuno lo sa, o perlomeno io non lo so, probabilmente è lo step ulteriore a cui noi scimmie evolute arriviamo.

A volte magari si vorrebbe essere uomini (o donne) più lineari ma dall’altra parte quel qualcosa che danza al margine dei pensieri ti rende irrequieto e frizzante, magari è proprio questo che ti mantiene alive and kicking, il che probabilmente non è affatto male.

La Marzia che dice: “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”.

Martedì 9 gennaio, freddo intenso nel centro storico di Mutina, di fianco ho la Mar, siamo in pausa pranzo e stiamo andando in mensa.

Tim & Mar gennaio 2024 – Mutina

Siamo nel cuore della città, vi è amore in esso? Quien sabe …

Sotto la Ghirlandina e di fianco al duomo

Ghirlandina e Duomo – Mutina

chiacchieriamo, non so come ma finiamo per riparlare dell’ultima School Of Rock, al che dopo un po’ la Mar se ne esce con “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”. Lo dice in maniera naturale e scevra da ogni sovrastruttura, con lo stesso spirito e cadenza con cui avrebbe detto “Eh, oggi fa un bel freddo”. La guardo, abbiamo già cambiato argomento e parliamo d’altro, ma mentre continuiamo i nostri discorsi non posso che soffermarmi su questa sua constatazione. Sì, certo, dico a me stesso, lo so chi sono, so che nonostante il mio eloquio diciamo così “bizzarro” sono uno che sa catturare l’attenzione delle persone, so che ho qualche freccia al mio arco, sono conscio che quello dei Led Zeppelin è uno dei miei temi forti, ma questo assioma esposto dalla mia amica mi fa meravigliare, per la Mar è un principio evidente per sé, non ha bisogno di essere dimostrato … “si compie la magia”, punto.

Però!

PS: per me, in verità, la magia è quella del video qui sotto.

SERIE TV

_(La Casa Di Carta:)Berlino – (Spagna 2023 Netflix) TTTT

Prequel e spin off de La Casa Di Carta.  Missione compiuta direi: otto episodi di cui i primi due e gli ultimi due riuscitissimi. Il template è sempre lo stesso ma il tutto rimane coinvolgente, travolgente, esuberante. Da vedere.

FILM

_Father Stu (Usa 2022) – TTT

Questo film racconta una storia vera, scampoli di disagio americano e redenzione (almeno per chi crede).

_La Società della Neve (2023 Spagna, Uruguay, Cile) – TTT

(da wikipedia) Basato sul disastro aereo delle Ande, il film è un adattamento dell’omonimo libro di Pablo Vierci, che documenta i racconti dei 16 sopravvissuti allo schianto. La pellicola è stata selezionata per rappresentare la Spagna ai premi Oscar 2024 nella sezione del miglior film internazionale.

Il problema, per me, è che lessi negli anni settanta il libro di Piers Paul Read “Tabù – La vera storia dei sopravvissuti delle Ande” da cui fu tratto il film del 1993 “Alive – i sopravvissuti delle Ande”, film che ho amato e visto più volte. Dunque, per me (!) questa è una pellicola inutile … Alive è troppo recente per rendere necessario un remake, non aggiungendo La Società Della Neve nulla di significativo. Sia chiaro però che per chi si accosta per la prima volta alla tragica storia in questione il film potrebbe piacere molto.

_Enzo Jannacci Vengo Anch’io (Italia 2023 Netflix) TTTT 

Sarà che con Jannacci ci sono nato, da bimbo lo guardavo nelle trasmissioni RAI, da ragazzo e da uomo lo sentivo nei dischi fatti dal 1975 al 1980, ma questo (docu)film mi è piaciuto davvero molto.
Da vedere.

THERE’S A SHADOW HANGING OVER ME

Un mese è passato da quando Palmiro se ne è andato e io non riesco a riprendermi, semplicemente non ce la faccio. Intendiamoci, tutto è nella giusta prospettiva e la vita ovviamente continua, ma il vuoto dato dalla sua assenza è incolmabile. Mi sento spaesato, vacuo, solo. E’ come se fosse franato un pezzo del territorio in cui vivo e mi muovo, e ogni giorno continuassi la mia vita con questo ostacolo in più, come se ormai fosse ineluttabile scendere nel burrone, quindi risalire e continuare con la monotonia del solito tran tran. Un paio di settimane fa in un momento di disperazione, piangendo, Saura mi disse “guarda come siamo ridotti per un gatto” … potrebbe sembrare la frase che direbbe un antropocentrista qualunque, invece era l’ennesima constatazione di quanto un mammifero di specie diversa sia centrale nella vita degli umani. Ed è di questo che sto scrivendo ora, della magnifica interazione che a volte si concretizza tra la specie umana e le altre.

Continuiamo a ricevere manifestazioni di affetto da parte di altri animal lovers e d’altro canto mi è sufficiente riflettere su qualche esempio che ho sotto gli occhi in questo periodo. Una conoscente che vive nel mio paesello natale ha perso la sua amata gatta bianca alcuni mesi fa ancora oggi su facebook posta (molto) spesso affettuosi ricordi con annesse foto … un mio amico – uomo di altissimo lignaggio morale e intellettuale, un vero pezzo da novanta – ancora si commuove se ripensa alla gatta con cui ha vissuto per 17 anni scomparsa alcuni anni fa … il figlio trentenne di un mio vicino non si dà pace causa perdita del proprio amatissimo cane. Di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe ne cito solo un altro, quello di Brian May, il magnifico chitarrista dei Queen, in età adulta, da Rockstar fatta e finita, scrisse e pubblicò (nel 1977) in uno degli album più belli del gruppo una canzone dedicata alla gattina che tanto aveva amato da bambino. Ne ripropongo il video:

Al di là degli incredibili momenti sentimentali in cui io e Palmir ci tenevamo stretti per non scivolare negli spazi siderali glaciali, mi mancano le piccole cose, gli sguardi veloci che ci scambiavamo quando ci incontravamo in casa o giù in campagna, una veloce occhiata d’intesa come a dire … ciao Tyrrell, ciao Palmir, sono qui se hai bisogno, oppure la zampina che mi metteva sul braccio quando eravamo sul divano, o le sue visite estemporanee sulla scrivania mentre ero al computer o suonavo la chitarra. Chiunque ha o ha avuto un animale con cui ha condiviso la vita sa di cosa parlo. E ancora mi pare di vederlo là, tra le lunghe ombre degli alberi.

Pantera nera alla Domus – Foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Senza tutto questo sembra venire a meno la sicurezza, l’armonia, l’equilibrio e la propria dimora sembra meno immune dalle follie di questo mondo impazzito. L’ho già scritto, abbiamo e abbiamo avuto parecchi altri gatti (in passato siamo arrivati ad averne 9, al momento ne abbiamo 5) ma era Palmiro quello con cui avevamo un legame impareggiabile, vi era in lui una sorta di coscienza e una connessione con noi due umani così speciale da renderlo unico. Il tempo attenuerà il trambusto emotivo, ne smusserà gli spigoli, ma di certo non cancellerà il ricordo e l’amore, saranno indelebili quelli.

You were amazing Palmir, amazing…

Palmiro - crazy from the heat - Domus Saurea

PLAYLIST

On the first day of winterI was set to leaveWith the lost awe of true love in my eyeThe wild frontier outlaws and thievesTo find me a mountain in the sky

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FINALE

Metà gennaio, qualche grado sotto lo zero, la pianura impreziosita dalla coltre di galaverna e nebbia brinata.

Le notizie dal mondo, l’italia (con la i minuscola), l’ala conservatrice della chiesa alla riscossa, Bianca Berlinguer che vorrebbe andarsene da Rete 4, i femminicidi, la misera vita negli abusi di potere, gatti morti causa petardi, gatti scuoiati vivi e cani bruciati da esseri (dis)umani, gli usa e il regno unito (tutto in minuscolo) che fanno comunella e giocano alla guerra, trump (minuscolo) che prepara l’arresto per chi pratica l’aborto, saluto fascista libero e la digos che indaga chi è antifascista … direi che il 2024 prosegue la parabola discendente senza nessuna esitazione.

Teniamoci stretti e proviamo ad accennare perlomeno un minimo di resistenza.

THE DARK LORD 80 (Jimmy Page birthday party blues)

9 Gen

Dieci anni fa in occasione del 70esimo compleanno di Jimmy Page organizzai con gli Illuminati Del Blues (il Team Tirelli insomma) una festicciola per celebrare la guiding light per eccellenza di questo blog.

Jimmy Page 1988

Fu una serata divertente e sopra le righe che ricordo con estremo piacere, qui sotto i due articolini del blog che scrissi in quella occasione:

THE DARK LORD 70 (Jimmy Page birthday party blues)

Gli Illuminati del Blues festeggiano Jimmy Page, il metodo Tirelli per combattere l’Alzheimer e la playlist di metà gennaio 2014

Dieci anni sono passati, per lui e per noi, pur rimanendo il musicista che più di tutti ha influito sulla mia vita, il mio approccio è cambiato parecchio. Quello che è stato capace di creare con i Led Zeppelin non ha eguali nella musica Rock, quello che ha fatto come chitarrista fino al 1973 pure, peccato che dopo sia andato alla deriva sospinto da un edonismo fuori controllo e che la figura del magnifico chitarrista che era sia andata sbiadendosi, soprattutto dal vivo. Resta tuttavia un gigante, una delle pochissime vere grandi Rockstar.

The Dark Lord - Jimmy Page

Non avevo intenzione di scrivere nulla quest’anno ma poi ieri sera mi arriva un messaggio del nostro Scilla boy …

Polbi: si avvicinano gli 80 anni di Page. Portati magnificamente, con eleganza e classe. Vedendolo nella sua forma da eroina, che è parte integrante del suo personaggio a pieno titolo, non ci avremmo potuto credere. E invece ci arriva meglio di Keith addirittura. Libero dal dover sempre suonare, che per lui sarebbe stato impossibile oltre il live del 2007. Perché lui è i Led Zeppelin e ci vuole potenza, tecnica e fisicità impossibili alla sua età. Non è il rock and roll sgangherato degli Stones, che finché Mick incredibilmente regge, basta fare la faccia giusta, tanto è bellissimo lo stesso. E nemmeno il tuono di Iommi, le orchestre di Townshend o il gilet nero prog di Fripp. No, per fare Jimmy Page dei Led Zeppelin ci vuole molto di più. E allora è meglio lasci …
Ma ti rendi conto? 80 anni?!? Mah!
Lo incontrassi oggi, sono sicuro che mi farebbe ancora paura. Paura. Ho visto Daltrey, sembrava mio zio. Gli Stones sarei felice di farci una foto insieme e pure Plant e McCartney. Page mi cacherei sotto.

Polbi scrive – come sempre – riflessioni profonde e pregnanti … “sì, per fare Jimmy Page dei Led Zeppelin ci vuole molto di più …” e nessuno al mondo di oggi potrebbe farcela, tantomeno lui stesso ottantenne. Il mio personale rapporto con lui (ma anche con tante altre rockstar che ammiravo nella giovinezza) è cambiato molto, do massima importanza all’aspetto umano ed è difficile dunque restare concentrati solo sul musicista (o in generale sui musicisti), ma devo sforzarmi perché solo così posso gustarmi ancora una volta la grandezza di quella incredibile, totalizzante, inebriante musica Rock. E allora … un rum on the rocks con la fettina di limone, Physical Graffiti sul piatto e la musica celestiale e demoniaca che mi premette di raggiungere le profondità cosmiche. Un brindisi al più grande (in campo Rock) di sempre. Hail! Hail! Jimmy Page!

JIMMY PAGE The Dark Lord "“La tecnica non conta, io mi occupo di Emozioni”

The Dark Lord ““La tecnica non conta, io mi occupo di Emozioni”

The Dark Lord- Jimmy Page

The Dark Lord

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

5 Gen

La settima puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 21 dicembre del 2023, il giorno del solstizio d’inverno, nonché mio compleanno e dunque vi si è aggiunta una sfumatura personale.

Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio quasi tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati alettimo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. 

Vista la faccenda di Palmiro avevo pensato di posticipare la lezioncina di qualche settimana, non mi sentivo esattamente nell’umore adatto per affrontare una School Of Rock, il mio è un approccio alla Jack Black e Rick Gervais (e lo dico con la massima umiltà), non mi interessano le lezioncine da pretini che ogni tanto vedo in giro, il Rock è un altra cosa, occorre che la passione e il ritmo primordiale prendano il sopravvento e sapere lasciarsi andare. Tuttavia se un dirigente insiste chi sono io per tirarmi indietro? Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata verso l’Hard Rock e allora – visto anche la concomitanza col mio compleanno – niente di meglio che parlare dei Led Zeppelin.

In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia del gruppo e far ascoltare qualche brano e allora, come sempre faccio, meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che caxxo siano stati i Led Zeppelin. Ho fatto ascoltare alcuni brevi spezzoni di qualche brano del gruppo partendo dai classici Hard Rock, virando sulle deep cut e proponendo un paio di brani meno consoni, tanto per far capire l’ampia gamma espressiva dei Led Zeppelin. Questi i brani scelti:

WHOLE LOTTA LOVE
HEARTBREAKER
BLACK DOG
ROCK AND ROLL
BATTLE OF EVERMORE
STAIRWAY
RAIN SONG
KASHMIR
IN THE LIGHT
TEN YEARS GONE
FOOL IN THE RAIN
I’M GONNA CRAWL

Prima della School Of Rock pranzo con alcuni colleghi, colleghi così carini da organizzare il consueto rito del dolce con la candelina da spegnere e questo ha contribuito a smussare gli angoli di un mood spigoloso.

Team Tirelli celebrating the winter solstice, Mutina 21-12-2023 – foto Siuviu

Poi, verso sera, dopo il lavoro, ecco arrivare da uno dei lunghi corridoi del convento in cui lavoriamo i colleghi. Più di 25 persone, un quarto del personale, che sebbene si sia sotto le feste decide di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e  di assistere di nuovo al rito della School Of Rock.

Introduco il tutto alla mia maniera … specifico che anche questa volta sarà una non-lezione  perché credo che il Rock non si possa insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio. 

E subito dal fondo sento SimoSta dire “Bene, con questa possiamo anche andare. Hai già detto tutto”

Ripeto quanto sia basilare comprendere la differenza tra capitoli importanti della Musica e della propria vita … e che è bellissimo quando le due cose collimano, sottolineo che quello dei Led Zeppelin è Rock contenutistico, perlomeno dal punto di vista musicale. Insisto sul fatto che il gruppo di Page fa parte di quella cerchia di grandi gruppi Rock a tutto tondo come Beatles, Rolling Stones, Who, Pink Floyd etc etc e che non vada pensato come solo gruppo Hard Rock perché come scrisse Manuel Insolera (giornalista musicale italiano) “tra loro e gli imitatori (Deep Purple, Black Sabbath, Ufo, Bad Company etc) c’è la stessa differenza che c’è tra una sinfonia di Wagner e una canzone della Bertè.”

Perché sì, i LZ si differenziano dagli altri gruppi Hard Rock, tra le altre cose, per l’ampiezza della gamma espressiva e compositiva, i LZ hanno fatto Hard Rock, Blues, Rock, prog Rock, country, reggae, canzoni, punk, musica sudamericana, musica celtica …

Cito poi una riflessione di Dave Grohl (batterista dei Nirvana e Leader dei Foo Fighters): “to me, Zeppelin were spiritually inspirational. I was going to Catholic school and questioning God, but I believed in Led Zeppelin. I wasn’t really buying into this Christianity thing, but I had faith in Led Zeppelin as a spiritual entity. They showed me that human beings could channel this music somehow and that it was coming from somewhere. It wasn’t coming from a songbook. It wasn’t coming from a producer. It wasn’t coming from an instructor. It was coming from somewhere else”.

TT School Of Rock – Photo Jona

Spiego che i LZ sono stati il gruppo Rock in senso stretto ad aver venduto più dischi … sia chiaro, la classifica generale vede altri artisti ai primissimi posti: Beatles 600 mln, Elvis Presley 500 mln, Michael Jackson 400 mln, ma subito dopo insieme a Elton John, Queen e Madonna vi sono i Led Zeppelin con 300 mln. Aggiungo che certo, anche Beatles, Presley e  Queen possono essere considerati artisti Rock, ma la loro discografia comprende per lunghi tratti anche musica leggera e commerciale, mentre i LZ hanno fatto esclusivamente musica Rock articolata, non facile, contenutistica (se non altro dal punto di vista musicale appunto). Tutto questo considerando che sono stati insieme solo 12 anni e durante il loro regno hanno fatto uscire solo 8 dischi da studio e un disco dal vivo e nei lustri successivi giusto un disco di inediti, qualche raccolta e un secondo live, pochissima roba rispetto ai loro colleghi (i LZ sono in pratica l’unico gruppo ad aver pieno controllo del proprio catalogo, nulla esce se il gruppo – Jimmy Page – non vuole).

Tanto per mettere le cose in prospettiva sciorino alcune cifre circa le vendite dei dischi di altri gruppi Rock: i Pink Floyd 250 mln, i Rolling Stones (con una carriera di 60 anni) 200 mln, i Metallica 125 mln, i Deep Purple 100 mln.

Mi soffermo su alcuni punti cardine: la visione sonora di Jimmy Page / i primi due album hard rock blues mai sentito prima con un sound che ha fatto scuola / la sterzata acustica di LZ III / la musica rock universale di IV, HOTH, PG / il cupo grido metallico di PRESENCE / il tentativo di rinascita con ITTTOD

Rimarco che il concetto LZ vale più della somma dei componenti del gruppo, come a volte infatti accade nel rock alle capacità dei quattro musicisti si unisce un quinto elemento, una sorta di vibrazione universale, un plus (pronunciata come si legge, sono italiano e non pronuncio una parola latina all’americana) dato da sinergie cosmiche inaspettate.

Cito i due record mondiali di presenze nei concerti di Tampa (FL) 5 maggio 1973 56,800 e al Silverdrome Pontiac (area di Detroit) 30 aprile1977 76,229 spettatori (anche se fonti non ufficiali parlino di più di 80.000). Uno dei veri pochi(ssimi) grandi gruppi della musica Rock. Parlo della evoluzione dei testi di Plant, dai primi due album pieni di rigurgiti provenienti dalla grande tradizione blues (i testi a carattere sessuale erano per i neri che suonavano blues un espediente per poter affermare la propria identità, il proprio diritto ad esistere e il proprio modo per uscire dalla condizione di schiavo o servo) alle liriche più composte e complesse, sicuramente più suggestive del periodo della maturazione.

Tim Tirelli’s School Of Rock LZ 21-12-2023 – photo Marzia P.

E poi finalmente ecco qualche assaggio musicale.

WHOLE LOTTA LOVE …il riff, l’assolo maschio e cazzuto e il potentissimo sound mai ascoltato prima

HEARTBREAKER …il riff e assolo senza accompagnamento…oggi magari sorpassato dato che è possibile trovare nei negozi di musica 14enni che provano chitarre e mettono in scena una tecnica mostruosa, ma appunto occorre distinguere tra abili giocolieri e creatori di musica, di emozioni appunto.

L’Hard Rock Bluesato giocato sui tempi del 4/4 e del 5/4 di BLACK DOG,

il virginale candore di STAIRWAY TO HEAVEN (e la meravigliosa coda sonora dei piatti della batteria di Bonham) e le suggestioni celtiche di THE BATTLE OF EVERMORE

la meraviglia compositiva di RAIN SONG, il mellotron e l’accordatura aperta

Soffermarsi sugli artwork delle copertine poi è un dovere.

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

La magniloquenza unita ad un senso del blues estremamente innovativo di PHYSICAL GRAFFITI e la sua incredibile ampiezza stilistica …

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

la stupefacente narrazione musicale del mio pezzo preferito in assoluto TEN YEARS GONE e le frasi emozionanti del testo tra cui la mia preferita ...”sebbene il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare”

l’oscuro impianto metallico dell’album Presence e infine l’album della tentata rinascita In Through The Out Door pieno di percorsi musicali inaspettati;

visto che il clima natalizio propongo in chiusura un blues suadente dalle nuance soul, doo woop, l’ultimo brano in studio del gruppo. Dopo qualche considerazione sul bellissimo assolo di chitarra cito una volta ancora quanto Pike (colonna di questo blog) scrisse a proposito:

“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)

Dopo quest’ultima meraviglia di pezzo chiudo alla mia maniera; confesso che mentre citavo la frasetta sui fiumi che sempre raggiungono il mare per qualche secondo mi sono smarrito nel lago silente della commozione, dopotutto pochi giorni prima avevo perso Palmiro … comprensibile. Ad ogni modo penso sia stata una lezioncina riuscita, l’attenzione e la partecipazione calorosa dei presenti mi pare siano lì a dimostrarlo. Una festicciola di compleanno niente male per l’uomo di blues che sono.

Video della chiusura – filmato da Siuviu

Video della chiusura (alternate version) – filmato da Stremmy Girl

Poco dopo un brindisi veloce e auguri di buone feste e anno nuovo a tutti.

Stremmy & Tim photo Marcya P

I commenti arrivati la sera stessa o il giorno dopo oltre al piacere che hanno portato sono anche testimonianza che il Rock, quello vero, è ancora musica viva, palpitante, irresistibile.

Siuvio (o homem de Belo Horizonte): Tim, favoloso ieri!!! C’è tanto bisogno di autenticità e spontaneità in un mondo come quello di oggi.

The Tuscany Boy: Numero 1

Marcella T: Ciao Tim, ieri sera è stata la mia prima School of Rock e mi è piaciuta tantissimo!!! Grazie davvero, è stato un momento molto piacevole e soprattutto ho imparato tante cose che non sapevo sui Led Zeppelin… Mi hai trasmesso tanto entusiasmo e curiosità di approfondire ulteriormente!

Matzia-Marcya P: Tim stasera sei stato davvero assoluto. Mentre uscivamo dalla sala blues ho sentito la Stefania S che parlava con L.Bosch, gli diceva “sento il bisogno di ascoltare i Led Zeppelin mentre vado a casa” e Luca “incredibile, musica che hai già ascoltato mille volte, raccontata da Tim fa venire la pelle d’oca, ti entra dentro”
Professoressa Stremmy: Tim sei stato davvero…non lo so…io rivivrei quell’ora e come hai concluso per altre 100.000 volte…pazzesco, davvero pazzesco, è stata una bellissima lezione.

E’ stata una bellissima lezione” dice la Stremmy Girl… meglio così, dopotutto il Rock sarebbe dovuto (avrebbe potuto) essere la mia (la nostra) vita. Rock on, baby.

Ooh, let me get it back, let me get it back
Let me get it back, baby, where I come from

It’s been a long time, been a long time
Been a long lonely, lonely, lonely, lonely, lonely time

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la School Of Rock sul blog:

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Tim Tirelli’s School Of Rock