Archivio | Maggio, 2017

Patti Smith Royal Oak Music Theater Detroit 11 marzo 2017 – di Paolo Barone

8 Mag

Lo scorsco 11 marzo Patti Smith e’ venuta a suonare al Royal Oak Music Theater. Io la conosco bene, sono letteralmente cresciuto con lei e la sua musica, ho visto molti suoi concerti e li conservo tutti nei miei ricordi piu’ cari. Questa volta sento che sara’ diverso, che per lei venire qui sara’ una cosa carica di significati, emozioni e ricordi. Per Patti Smith Detroit non e’ un posto qualsiasi.

Si, questo posto non e’ un posto qualsiasi per nessuno che lo abbia vissuto veramente, non ci sono dubbi su questo, ma per lei ha un significato ancora piu’ forte.Questa e’ stata la sua casa nei lunghi anni del periodo piu’ difficile e controverso della sua vita. E’ qui che sono nati e che tutt’ora vivono i suoi figli, e’ qui che ha vissuto la fortissima storia d’amore con Fred Sonic Smith, ed e’ qui che ha scritto con lui le sue ultime canzoni veramente memorabili.

Ma Detroit non e’ rose e fiori per nessuno. Come tutte le citta’ e le persone che si sentono assediate, la Motorcity ti respinge e ti guarda di traverso con un mix di finta superiorita’ e vera paura. Non e’ stata tenera con lei, intellettuale di New York City, cosi come non lo e’ con tutti i naufraghi esistenziali che continuano ad arrivare qui da ogni dove. Ieri in cerca di un lavoro, oggi di un posto dove si possa vivere anche senza lavorare.

E’ qui che lei ha visto impotente la disintegrazione fino alla morte di Fred, e’ qui che ha vissuto isolata dal mondo, e’ qui che ha visto in faccia quel cuore di tenebra che tanto aveva ammirato nei libri e nell’arte. Qui ha attraversato il suo deserto.

Ora Patti e’ tornata a vivere a NYC, non e’ piu’ soltanto una rockstar ma e’ diventata un icona americana, ma nonostante tutto qui a Detroit, con i suoi figli e la sua casa, e’ rimasta per sempre anche una parte importante di lei. E ora, in questa primavera fredda del 2017 Detroit ha bisogno di lei piu’ che mai. Perche’ c’e’ poco da fare, qui abbiamo bisogno di una mano per andare avanti anche se ovunque vedi le magliette e gli adesivi sulle macchine con scritto “ Detroit Vs Everybody”. E’ tutta scena, sono arie da sopravvisuti per darsi un tono. Ma in realta’ abbiamo bisogno di credere e sperare, e spesso non sappiamo come farlo, l’impossibilita’ di andare in una chiesa a pregare un Dio che vuole sottomissione e pentimento non significa non aver bisogno di pregare e sperare.

Questo lei lo sa benissimo, meglio di chiunque altro, “ La cosa bella del rock and roll e dell’arte e’ che non escludono nessuno. Ecco perche’ penso che l’arte e il rock and roll siano risposte alle esigenze spirituali. Abbiamo disperatamente bisogno di credere in qualcosa, ma ogni volta che cerchiamo di farlo riceviamo in cambio un mucchio di regole, non funziona…” Patti Smith e’ stata da sempre consapevole di questa cosa, l’ha provata sulla sua pelle sin da piccola, e lo ha messo in chiaro sin dalle prime parole del suo primo disco.

Il concerto e’ sold out da settimane, e io riesco ad entrare soltanto grazie alla gentilezza di Lenny Kaye. E’ una serata freddissima e dopo i metal detector post Bataclan, immergersi nel calore della folla del teatro e’ una sensazione di calore necessario.

Patti Smith – Royal Oak Music Theater – Detrit 11 march 2017 – photo Scott Legato

Suonera’ tutto Horses, primo album che in questi giorni compie 40 anni. Sul palco con lei ci sono Lenny e il batterista originale del Patti Smith Group, con i figli Jackson e Jessie a chitarre e tastiere. Ma e’ lei che dal momento che prende il microfono, subito mandando affanculo chi guarda il concerto dallo schermo del telefonino, e’ la sacerdotessa di questa messa Rock.

Lo so, e’ ormai un luogo comune associarla con questi termini, ma proprio non se ne puo’ fare a meno, non esistono altri modi per descrivere un concerto come il suo di questa sera.

I brani di Horses scorrono uno dopo l’altro, lei ci accompagna per mano in questo viaggio di letteratura americana messa in musica.

Parla tanto fra un brano e l’altro, parla di sé, di Fred e lei a Detroit, del rigurgito di una minoranza che ci ha vomitato addosso Trump, di noi, di quanto possiamo ancora farcela  nonostante tutto con quest’America che non si vuole omologare.

Patti Smith – Royal Oak Music Theater – Detrit 11 march 2017 – photo Scott Legato

Alza le mani come fossero antenne emozionali, capaci di intercettare tutto quello che passa nel pubblico in quel momento, caricarsene e rimandarlo indietro amplificato e in qualche modo per ciascuno di noi cambiato.

Parla tanto dei suoi amici che non ci sono piu’, e che ormai sono entrati nel Pantheon delle sue divinita’, in un altrove molto prossimo, insieme a Jim Morrison, Sonic Smith, Robert Mapplethorpe, Richard Shol, Kurt Cobain, Brian Jones, Joe Strummer e tanti tanti altri che lei nomina forte, nome per nome, mentre la band continua a suonare Elegie. Lo sa che tutti abbiamo qualcuno da ricordare, che la vita che con lei e’ stata cosi dura nel portarle via alcuni degli affetti piu’ importanti in maniera cosi violenta e improvvisa, in qualche modo lo ha fatto anche a tutti noi. E lei sa che abbiamo bisogno di ricordare e dare un senso sacro a tutto questo, sacro a modo nostro, se ne fa carico e ci invita a farlo, per una volta senza freni e pudore ma tutti insieme in questo forte momento collettivo.

Non ho mai visto nessuno come lei essere capace di una cosa del genere, per lo meno non in maniera cosi vera e potente.

La band fa il suo lavoro, Lenny Kaye con una marcia di passione in piu’, e specialmente qui a Detroit fa un certo effetto vedere i suoi Jackson e Jessie Smith portare con grazia la loro difficile eredita’ su quel palco.

Patti Smith – Royal Oak Music Theater – Detrit 11 march 2017 – photo Scott Legato

Il finale e’ dedicato alle canzoni della speranza, e con People Have the Power e My Generation, e forse ancora di piu’ con una breve Rock and Roll Nigger fatta solo da lei e Lenny, Patti Smith tira fuori tutta la sua straordinaria capacita’ di unire e incoraggiare, in un momento in cui questa America che vedo intorno a me stasera, bella, libertaria e collettiva ha bisogno piu’ che mai di sentirsi forte, pronta ancora una volta a tenere duro e non mollare.

Il concerto finisce, restiamo in pochi con un Pass per il backstage. La situazione si fa subito paradossale, i camerini del teatro non sono adatti ad ospitare una piccola festa e resto bloccato per le scale insieme a Jessie e Jackson. Lei non si e’ fermata, e’ voluta subito andare via a casa, molto stanca e provata. Faccio la stessa cosa anche io, e mentre guido perso in mille pensieri nel gelo di questa notte detroitiana, ricevo una gentilissima telefonata di saluto da Lenny Kaye, ancora una volta sorprendendomi della sua particolare delicatezza.

Patti Smith – Royal Oak Music Theater – Detrit 11 march 2017 – photo Scott Legato

E’ raro tornare da un concerto, o da una qualsiasi altra cosa, con le sensazioni che mi ha lasciato Patti Smith dal vivo, questa e molte altre volte.

Per noi, specialmente per noi italiani, e’ difficilissimo riuscire a parlare di una dimensione spirituale in maniera laica e libera da ogni imbarazzo. Siamo sempre cosi preoccupati a prendere le distanze da tutto cio’ che possa essere associato alla chiesa cattolica, che rischiamo di finire in un materialismo arido e ottuso. Nel Rock, nelle sue storie, nel suo senso profondo e nei suoi rituali, privati e collettivi, abbiamo trovato una casa per certe nostre sensazioni. Cosi come nella letteratura e nell’arte.

Una casa che ci portiamo appresso in tutto il mondo e una luce di speranza.

Perlomeno per quanto mi riguarda, aldila’ della musica e delle canzoni, Patti Smith ha un ruolo molto importante in tutto questo.

Paolo Barone ©2017

 

 

ERBAZZONE FOR MR WAKEMAN (RW Teatro Manzoni Milano 3/5/2017)

5 Mag

Secondo Wikipedia l’ERBAZZONE  “è una tipica specialità gastronomica reggiana. Viene chiamato anche scarpazzone, dal reggiano scarpasòun, perché, nella sua preparazione, le umili famiglie contadine usavano anche il fusto bianco, cioè la scarpa, della bietola. Lo scarpazzone è quindi “di stagione” da fine giugno ai Santi, il periodo di crescita delle bietole. L’erbazzone in pratica è una torta salata composta da un fondo di pasta (detta Foieda), ripieno per due centimetri con un impasto di bietole lesse e insaporite (a volte unite con spinaci lessi), uovo, scalogno, cipolla, aglio e tanto Parmigiano-Reggiano. Viene poi richiuso con un altro strato di pasta cosparso di lardelli o pezzetti di pancetta e punzecchiato con la forchetta.”

Benché io sia (modenese ma) di chiara origine reggiana non ne sono mai stato troppo ghiotto e questa è una cosa che ho sempre trovata strana, legatissimo come sono alla mia terra e al ricordo di mia madre (che lo preparava di sovente).

Erbazzone

Eppure eccomi qua, in pieno centro a Milano, in via Montenapoleone, la strada dei fighetti con un sacco di pilla (soldi, in modenese), con sottobraccio un cabarè di erbazzone dentro ad una di quelle borse della spesa della Coop…se non è blues questo… RW è di nuovo in Italia per tre date, questa volta partecipiamo ad una sola, quella che si tiene al Teatro Manzoni della città della squadra più blues d’Italia.

Dopo aver percorso circa 100 miglia (vabbè, 150 km) tra autostrada del sole, tangenziale di Milano e strade del centro, e dopo aver trovato trovato un buco dove infilare la blues mobile nel parcheggio di Piazza Meda, eccoci qui di fronte al teatro.

Saura – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo TT

Abbiamo appuntamento col promoter italiano di RW, il nostro caro amico Claudio. Ci abbracciamo con il solito affetto sincero e ci dirigiamo nei camerini.  C’è anche altra gente tra manager, medico personale e conoscenti che vogliono stringere la mano all’illustre musicista. Rick è nel suo camerino, non vogliamo disturbarlo ma Claudio entra e gli riferisce che Tim e Saura sono qui. Da dietro la porta sento il biondo di Perivale che dice, “oh yes, Tim and Saura sure”. Sentire i propri nomi dalla voce di una rockstar di quel calibro produce un effetto strano. Rick mi stringe la mano, quindi  prende Saura e le dà un bacio sulla guancia. Sono ormai tre anni che vediamo Rick con una certa regolarità, che diamo una mano a Claudio e che quindi bazzichiamo nei backstage, che siamo vicini al suo entourage italiano, ma ogni volta fa sempre una discreta impressione capire che i nostri volti sono ormai familiari al Mr Wakeman.

Ci trasferiamo nell’altro camerino insieme a Claudio, ai suo amici appassionati di musica, a Paolo – il medico di fiducia di RW – e al simpatico fonico del teatro. L’erbazzone sembra avere un certo successo. Una volta che Rick termina di farsi foto con gli altri avventori e che torna alle sue faccende, Saura gli porta il cabarè di erbazzone. La seguo, mi diverto vederla interagire nel suo inglese dall’accento reggiamo con uno dei suoi eroi musicali. Rick gradisce e la ringrazia molto. Più tardi arriva Radio Montercarlo per una intervista, Claudio riporta l’erbazzone da noi. Finita l’intervista, Rick si affaccia nella nostra stanza, ne vuole ancora un po’ . Stringo l’occhio a Saura, l’idea dell’erbazzone non è stata niente male.

Con alcuni amici di Claudio ci troviamo in un bar per mangiare qualcosa prima del concerto. Alle nove meno cinque siamo al teatro, sesta fila, posti ottimi.

Il concerto è molto simile a quelli che ho già visto, nessuna novità in particolare. Mi segno i pezzi suonati che, salvo errori ed omissioni, dovrebbero essere questi:

The Jig/Catherine Of Aragon/Catherine Howard/Morning Has Broken (Cat Steven)/King Arthur/The Meeting (ABWH)/And You And I (Yes)/Wonderous Stories (Yes)/Children Of Chernobyl/Space Oddity (David Bowie)/Life On Mars (David Bowie)/Help (Beatles)/Eleanor Rigby (Beatles)

1°bis Merlin The Magician 2°bis After The Ball

RW – Teatro Manzoni Milano 3-5-17 – Foto Maurizio Cavalca

L’esibizione di Rick è come al solito entusiasmante, in alcuni momenti il suo virtuosismo ci trasporta in galassie lontane, il feeling non manca, sebbene abbia notato un po’ di stanchezza e – ad essere pignolissimi –  qualche leggera imprecisione. La durata del concerto è di 90 minuti, più corta rispetto a quella del recente passato, ma 90 minuti per uno spettacolo di piano solo sono la durata ideale.

Richiamato a gran voce per i bis d’obbligo, Rick ritorna in scena e prima di risedersi al pianoforte ci chiede “What happened to your footballs teams?”. Chi segue il blog sa che Rick è un gran appassionato di calcio e che con lui ho discusso più volte di football e del misero stato in cui versa il calcio milanese. Un ultimo saluto, qualcuno gli allunga una rosa, Rick sembra colpito.

A fine concerto mi intrattengo con due Yes Head che sono diventati cari amici, Maurizio Cavalca e Umberto Montanari. Mi lega a loro anche la passione per il calcio. Umberto tiene il Bologna mentre Mauri il Genoa. Il prossimo turno vedrà di fronte la mia e la sua squadra, entrambe finite nell’abisso di una involuzione sconcertante. Ci abbracciamo cercando conforto l’uno nell’altro. Mauri mi presenta sua moglie, c’è solo un piccolo problema: la Vale è una tifosissima della Samp. Mi chiedo come facciano. Mauri mi confida che dopo il derby – perso dal Genoa – ha dormito sul divano. Penso alla mia situazione, Saura tiene l’altra squadra di Milano, ma per fortuna la sua passione calcistica si è molto affievolita, ora simpatizza anche per il Sassuolo, ciononostante il suo sguardo soddisfatto dopo il goal del pareggio del Milan all’ultimo secondo del 97esimo minuto (97esimo!) nel recente derby, è ancora una ferita aperta nel mio costato.

Saluto anche Docustard Pie, Elio Marena insomma, il mio amico Led head venuto al concerto insieme a Michele, cuori nerazzurri con cui condivido il dolore di questo ultimo mese terribile.

Rick arriva nel foyer ed ha un momento per tutti: stringe mani, si lascia fotografare, autografa dischi. Che disponibilità che ha sempre quest’uomo. Alla fine, una volta usciti i fan soddisfatti, Rick si avvicina a noi, è il momento adatto per un paio di scatti.

Saura & Rick – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo TT

Rick & Tim – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo Saura Terenziani

Salutiamo la combriccola e ci inoltriamo nella notte piovosa di Milano. Pago il parcheggio (17,40 euro, però…), seguo le indicazioni del navigatore e in breve siamo di nuovo in autostrada. Saura si appisola, io cerco di godermi il driving thru’ the night blues. Sullo stero THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY e JUMPIN’ JIVE di JOE JACKSON. Alle 1,45 sono sotto le coperte. Leggo un po’ prima che il sonno mi porti via. Un’altra serata degna di nota, un’altra piccola avventura grazie al Rock. Chiudo gli occhi … Perivale … goodnight.

PUNTATE PRECEDENTI:

https://timtirelli.com/2017/03/29/the-2017-londinium-affair-arw-live-at-the-hammersmith-apollo-the-house-of-the-holy-e-luomo-che-chiede-un-cappuccino-dopo-hamburger-e-birra/

https://timtirelli.com/2017/02/17/rick-wakeman-udine-teatro-nuovo-9-febbraio-2017/

https://timtirelli.com/2016/06/29/the-londinium-affair/

https://timtirelli.com/2015/09/23/rick-wakeman-the-english-rock-ensemble-live-at-the-barrow-hill-roundhouse-engine-shed-derbyshire-england-11092015-di-saura-terenziani/

https://timtirelli.com/2015/07/14/just-another-lovely-night-with-the-keyboards-wizard-rick-wakeman-asti-italy-july-8-2015/

https://timtirelli.com/2015/04/28/mood-for-a-night-rick-wakeman-live-in-vicenza-teatro-olimpico-24-aprile-2015/

https://timtirelli.com/2014/06/01/rick-wakeman-schio-vicenza-italy-30th-may-2014-diary-of-a-piano-man/

 

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH “Live” (1978 – Rock Candy 2017) – TTTTT

3 Mag

La Rock Candy ha appena pubblicato la nuova ristampa dello storico LIVE di FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH, benché abbia sfiorato più volte l’argomento qui sul blog, non ne ho mai parlato in maniera consona, colgo dunque l’occasione per porvi rimedio.

FRANCESCO ANTONIO MARINO è un chitarrista italo canadese che amo molto. E’ vero, i suoi (primi) album sono influenzati troppo da Hendrix, ma già col quarto album (chiamato IV) le cose iniziano a migliorare, lo stile si fa più definito, la nube hendrixiana un po’ meno scura e il songwriting interessante. Il LIVE in questione è il più equilibrato, contiene la cover di PURPLE HAZE è vero, ma mette in mostra i momenti migliori del lavoro in studio dei primi anni e un paio di cover di due pezzi blues e rock and roll che sono diventate in pratica le versioni definitive degli stessi.

I dischi degli anni settanta di FRANK MARINO e i suoi MAHOGANY RUSH (PAUL HARWOOD al basso e JIMMY AYOUB alla batteria) non raggiunsero mai posizioni in classifica notevoli, il secondo album arrivò al 74esimo post in America mentre gli altri fecero un po’ peggio, nonostante questo la popolarità del gruppo come attrazione live fu sempre altissima. MARINO è un chitarrista rock sublime dal talento smisurato, l’approccio rock blues è arricchito da variazioni e accenti jazz nonché da psichedelia e sperimentazioni che rendono il chitarrismo di Frank essenziale per ogni amante della chitarra.

Recentemente anche PAUL GILBERT ha reso omaggio all’album in questione:

“This album is another example of superior shred being produced before ‘shred’ was a musical term. Frank Marino plays blindingly fast guitar with a tone that sounds like it will form a new indestructible metal alloy – once it cools. Only it stays molten for the whole record.

“Frank is another victim of Hendrix-clone accusations. He does cover Purple Haze, and he also does Johnny B. Goode, which Hendrix covered, but to my ear, Frank’s playing and tones have a flavour and intensity that are unique to him.

“I still marvel at Frank’s jazz lines in I’m a King Bee. I’ve tried working on similar changes for years, and I still don’t get close to how good he sounds. Either Frank is really smart, or I’m really dumb. But let’s take me out of the equation – just listen to the record and dig it!” (PAUL GILBERT  – TEAMROCK.COM)

 http://teamrock.com/feature/2016-02-10/paul-gilbert-s-5-essential-guitar-albums

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH – Live (recorded live in late 1977 – released in 1978) – ORIGINAL ALBUM: TTTTT

’Ladies and Gentleman… Will you please welcome… Frank Marino… and Mahooooogany Rush…” terminata la introduzione ad effetto parte THE ANSWER a cui segue DRAGONFLY, sono i due pezzi di punta del disco IV del 1976, i primo è un potente hard rock di stampo hendrixiano, mentre il secondo è un tempo medio con un ottimo groove funk. Con il terzo brano l’album raggiunge il momento più alto, I’M A KING BEE/Excerpt from BACK DOOR MAN è uno dei più grandi esempi di rivisitazione di vecchi blues da parte di musicisti bianchi. Qui il chitarrismo di MARINO è semplicemente stratosferico. Oltre alla tecnica sublime e al fraseggio rock blues senza macchia, ci sono aperture che fanno rimanere a bocca spalancata. Il pezzo fu scritto e registrato da SLIM HARPO (pseudonimo di JAMES MOORE) nel 1957 e fu ripreso da un sacco di altri artisti tipo PINK FLOYD, ROLLING STONES, GRATEFUL DEAD, DOORS, MUDDY WATERS, BLUES BROTERS e come detto è in questa versione che assume connotati cosmici.

A NEW ROCK AND ROLL è preso dal secondo album CHILD OF NOVELTY del 1974 ed è – come facilmente intuibile – uno scatenato rock and roll con una sua originalità, altro esempio di approccio risoluto, altro assolo brillantissimo.

Quante versioni di JOHNNY BE GOODE ESISTONO? Centinaia, migliaia? Beh, questa è una delle top 5 e nel mio cuore rivaleggia solo con quella di JOHNNY WINTER (e ROCK DERRINGER) presente in JOHNNY WINTER AND LIVE del 1971. Già dalla introduzione l’incantesimo dato dallo sfavillio chitarristico è totale, quando poi il pezzo parte, ciao…non ce ne è più per nessuno. Peccato che il batterista faccia un uso dei crash a tratti fastidiosissimo, altrimenti sarebbe tutto perfetto. Gli stacchi di chitarra, la qualità dell’assolo, la velocità… dopo aver ascoltato il pezzo mi serve ogni volta un quarto d’ora per riprendermi. Assai riuscito l’intermezzo strumentale creato dal gruppo.

 

TALKIN’ ABOUT A FEELIN’ proviene anch’esso dal secondo album dei MAHOGANY RUSH, bel rock seppur troppo hendrixiano, Il tutto naufraga in WHO DO YOU LOVE dove FM si cimenta in un altro dei suoi assoli porodigiosi; a sua volta il buracchione si tramuta in ELECTRIC REFLECTION OF WAR dove FM sperimenta suggestioni sonore hendrixiane. Tre minuti di magniloquenza elettrica alternata ad un breve assolo di batteria che vanno a scioglersi in THE WORLD ANTHEM, inno che Frank scrisse per le Olimpiadi del 1976.

Chiude il disco una buona versione di PURPLE HAZE. Oggi la scelta pare scontata, ma allora non erano molti gli artisti capaci di proporre cover di tal spessore con tanta efficacia.

Gli amanti del rock blues – e del rock in senso stretto – non dovrebbero fare a meno di questo album.

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH – Live –  BONUS TRACKS: TTT

Mi chiedo come mai le bonus track siano prese da California Jam 1978 e non da i nastri multitraccia originali dell’epoca (1977), sarebbe stato preferibile avere due pezzi diversi presi dalle registrazioni fatte in origine piuttosto che i due pezzi in più qui proposti già presenti nell’album. Chissà, magari la Sony prima o poi vorrà fare una vera expanded edition con il resto delle canzoni che il gruppo presentava dal vivo verso la fine del 1977. Questo è il motivo per cui non vado oltre le tre TTT per queste due bonus track, che altrimenti avrebbero una valutazione ben più alta.

Per avere un idea di come fossero i FM & MR dal vivo suggerisco questo video contenente filmati che vanno dal 1975 al 1983.