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AOR con le Heart in copertina ed un tuffo nel passato…di BEPPE RIVA

29 Ott

Il maestro BEPPE RIVA ci onora con un paio di considerazioni sull’AOR…è sempre un gran piacere leggerlo.

Quando ho visto sul Blog la recensione di AOR, rivista d’incerta periodicità nata da una costola di Classic Rock (UK), ho deciso che sarei andato a S.Siro con la mia T-Shirt delle Heart…Ha portato bene; la Beneamata è almeno tornata alla vittoria, ed il presidente juventino del Verona, che sulla Gazzetta aveva dichiarato di venire a Milano senza complessi di inferiorità, deve solo ringraziare la mira lacunosa dei nerazzurri e le solite amnesie difensive, altrimenti sarebbe tornato all’Arena con una batosta ultra-heavy sulla gobba.

Heart Tshirt

Torniamo in tema: ah, l’AOR, momento musicale topico di quei “difficili” anni ’80 – come li chiama ogni tanto Tim – ma che paragonati a quel che succederà dopo, specie dal 2000 in poi, restano a mio avviso un decennio memorabile nella purtroppo discendente parabola del rock.

Il n.9 di AOR può fregiarsi di un articolo di copertina sulle deliziose sorelle Wilson firmato da Derek Oliver, l’attuale boss della venerabile Rock Candy, etichetta consacrata alle ristampe del rock melodico d’epoca aurea. Tim, che è un caro ragazzo, mi rende l’onore di paragonarmi a lui, che resta il critico di settore più rinomato a livello mondiale, sia per la competenza a 360° su ogni reame hard rock, sia per la sua scrittura “flamboyant”. Eh si, perché se uno è un grande esperto ma non ha il dono della parola e non sa trasmettere le sue emozioni, ineluttabilmente non può essere un giornalista di qualità.

Rock Candy records

Comunque sia, accanto ad Oliver, prima su Sounds poi su Kerrang!, si erano imposti eccellenti commentatori di vicende musicali: Dave Reynolds, Howard Johnson, Paul Suter e lo stesso Geoff Barton (l’inventore del termine NWOBHM), tutti dotati di grande cultura R&R ed innamorati dell’AOR, il versante melodico “seta ed acciaio” del rock duro. Questo sottolinea l’importanza rivestita dall’AOR nella storia del suono anni ’80, confermata dalle vendite milionarie di Journey, Foreigner, Toto, Reo Speedwagon e loro immediati epigoni.

Foreigner  1978

Foreigner 1978

In Italia, le citate formazioni erano perennemente beffeggiate o ignorate dalla stampa che andava per la maggiore, ossia i new wavers di Rockerilla e del Mucchio, e dai depositari della “sapida” e seria tradizione rock dello stesso Mucchio e del Buscadero.  All’epoca ero un tipetto impertinente che dopo aver vissuto lontane ere giovanili come strenuo seguace di heavy e progressive, ero cresciuto in maniera anomala, perdendo la  testa per bizzarre formazioni americane di hard rock “eretico”, dalle spiccate attitudini melodiche: Angel, Starz, Legs Diamond e un’infinita serie di cosiddetti minori. Di questi signori molto attenti al loro look (mai vista una criniera leonina come quella di Gregg Giuffria…) scrissi su Rockerilla nel 1979, quando erano giudicati universalmente “superati” ed ancora non esisteva Kerrang!

Nonostante tutto, il creatore della rivista di Cairo Montenotte ed autentico valorizzatore della new wave in Italia, Beppe Badino, mi lasciava letteralmente fare quello che volevo. Ricordo che mi telefonò dopo un mia entusiastica recensione di “Nine Lives” dei Reo Speedwagon (recentemente ristampato da Rock Candy) dicendomi: “Io non ci credo che ti piace quella roba”. Però la pubblicò subito. Inoltre si seccò mica male quando quasi stroncai, ebbene si, “In Through The Out Door”… La rubrica Hard & Heavy rischiò in seguito di  diventare una mina vagante contro l’egemonia del “nuovo rock” su Rockerilla; ad un certo punto passai alla corte romana di Trumpets & Bassoli su Metal Shock, ma credo che un po’ Badino fosse dispiaciuto: lo ringrazierò sempre per la sua apertura mentale, eredità dei sixties “lisergici” di cui era grande cultore.

Anche su Metal Shock continuai la mia personale crociata  a favore dell’AOR, raccogliendo vagonate di ironie (o più prosaicamente di m….) quando avrei fatto più opportunistica  figura, limitandomi ad incensare Iron Maiden, Manowar o Metallica, impegno comunque puntualmente assolto.

Memore di una sarcastica canzone del suo Dio Zappa verso il  fighetto degli Angel, Punky Meadows,  Trombetti ovviamente non mi risparmiava la sua vena  diciamo cosi, umoristica…Infatti apparve su MS una caricatura del sottoscritto, più brutto del peccato, con una serie di posters degli Angel appesi alle pareti.

Avviandomi alla fine di questo sproloquio, ricordo però  che a dispetto di tutti, inaugurai all’interno della rivista metallica una nuova rubrica, AOR HEAVEN!

OK, ho fra le mani il n.77/78 di Metal Shock, settembre 1990, in copertina Steven Tyler con una “pompa” del carburante in mano…Nella rubrica Shock Mail – la posta dei lettori – c’è una lettera intitolata ad “AOR Heaven”, che dice: “Qualche mese fa ho avuto la folgorazione! Amore intenso e struggente a prima vista! Non esagero: nelle pagine di MS ho scoperto la gioia, l’essenza del mio genere musicale preferito, di cui ignoravo  addirittura l’esistenza in precedenza! Parlo di Sua Maestà l’AOR. Vi devo esprimere la mia riconoscenza per avermi introdotto…Ciò che conta è la novità sconvolgente che ha mutato il corso della mia vita…” Firmato: Serafino Perugino  (Napoli).

frontiers records

Presumo di non sbagliare credendo che il personaggio  in questione, che “ha cambiato il corso della sua vita”, sia l’attuale Presidente della più rinomata label di rock melodico a livello internazionale, FRONTIERS, che è riuscito nel sogno di avere nella sua scuderia Journey, Toto, oltre a Whitesnake e decine d’altri. Poco importa che il mercato sia impoverito e quant’altro, per i cultori dell’AOR la Frontiers resta una benedizione divina, giunta dalla stratosferica costellazione di Orion (The Hunter).

Sull’onda di tutte queste memorie, quando esce un nuovo numero di AOR, riesco infantilmente ad emozionarmi: rimango legato ai miei idoli di quel genere spesso boicottato, per mia passione e nessun altro interesse. Ed AOR è forse l’unica rivista contemporanea dove in copertina possono andare le Heart, icone inossidabili del contributo femminile al rock’n’roll, quelle stesse Heart che come tutti voi zeppeliniani ben sapete, hanno fatto commuovere Robert Plant rifacendo “Stairway To Heaven”…Ma ben più lontano dai riflettori della notorietà, solo su AOR si legge un articolo sul misterioso cult-hero Reggie Knighton, “finito” fra gli alieni, o può venir adeguatamente celebrato il ritorno degli Arc Angel di Jeff Cannata.

Per concludere, vorrei dedicare questo mio intervento ai ragazzi che mi hanno intitolato uno spazio su Facebook, spesso frequentato da AOR fans, ed anche a Tim Tirelli, se non gli spiace. Se nessuno ricorda piccole storie del passato, queste vengono inevitabilmente cancellate, pertanto ringrazio chi non ha dimenticato qualcosa che scrissi spinto da sincero entusiasmo.

Beppe Riva © 2013

Una recente foto di BEPPE RIVA (il primo a dx), insieme a STEVE SILVESTER (in centro) e STEVEN RICH.

Una recente foto di BEPPE RIVA (il primo a dx), insieme a STEVE SILVESTER (in centro) e STEVEN RICH.

Follow you follow me ( c’è Mick Ralphs che segue Tim)

28 Ott

Vengo da settimane impegnative, piene di fastidi, di blues, di ombre…presto ne leggerete un sunto in uno di miei soliti scritti autunnali…anche questa inizia in salita, fatico, ansimo, smadonno e poi d’improvviso mi arriva un’email dove mi si dice che MICK RALPHS ha iniziato a seguirmi su Twitter…

Mick Ralphs mi segue su twitter

…e così la notte si fa chiara, il vento si mette a gonfiare le mie vele e le stelle a riempire i mei sogni…no,perchè, ecco, diobono, mica uno qualunque, oh. MICK RALPHS, sì proprio lui, MICK RALPHS, the one and only MICK RALPHS… MICK RALPHS, the god himself. Come sia possibile non lo so… il blog? I miei continui rimandi alla BAD COMPANY su Facebook, Twitter e Google +? Boh, quel che che so è che adesso uno dei miei follower su Twitter è MICK RALPHS. Zio can, MICK RALPHS. Trop togo.

Chissà, magari al prossimo sinodo degli illuminati del blues c’è anche lui.

The one and only MICK RALPHS

The one and only MICK RALPHS

Addio a LOU REED di Marco Priulla

28 Ott

Ieri ero perso in una delle mie domeniche problematiche, non avevo tempo per internet, sky, e cose del genere. Verso sera ricevo un sms di Picca che mi informa della dipartita di LOU REED, in allegato un bella foto di lui vecchio con i ray ban. Io comunque non mi sorprendo più, gli artisti che abbiamo seguito ed amato oramai sono tutti sulla settantina, e tutti alle spalle hanno una vita a dir poco dissoluta, logico che s ne vadano con sempre maggior frequenza. Da ieri sera è tutto un proliferare sui social network e sui quotidiani online di tributi, articoli, post e di “ciao Lou”…d’improvviso tutti amano LOU REED e poi…quei “ciao” usati per salutare qualcuno che se ne va non mi sono mai piaciuti. Per fortuna su facebook  incappo in una considerazione (che tovate qui sotto) del mio amico Marco Priulla, finalmente scevra di isterismi e romanticume da strapazzo, considerazione molto simile a quella che avrei fatto io. Il mio LOU REED è quello del 1972/75..LOU REED, TRASFORMER, BERLIN, SALLY CAN’T DANCE, CONEY ISLAND BABY ma soprattutto quello di ROCK AND ROLL ANIMAL. Si potrà obiettare, come giustamente fece Picca tempo fa, che è un disco della band più che di LOU, lo so ma mi riconosco in toto nel frutto di quell’unione: rock and roll universale, patrimonio dell’umanità.  Il pezzo scelto da Marco è meno banale di quel che si possa pensare e comunque rimane (intro compresa) un brano imprescindibile: rock at its best. Addio LOU.

Lou reed giovane

Quanti Lou Reed ci sono stati!
Quello dei Velvet Underground, quello di Transformer, quello di Berlin, quello di Sally Can’t Dance, quello di Metal Machine Music, quello del disco coi Metallica…ora violento ora delicato, vizioso e pentito, minimalista e menefreghista, ammiccante e romantico.
Spesso, coraggioso.
Il mio rapporto con la sua musica è dei più controversi, certe cose mi irritano, altre mi sembrano sopravvalutate, certe altre mi sembrano più fortuna dipinta di nero che sangue lasciato sulla strada.
Altre, invece, le trovo irresistibili, sognanti, nel bene e nel male, dolci, anche nel rumore, nella morbosità, in quel senso di disfacimento, di lacerazione che si avverte nella sua musica.
Liricamente, il suo è stato vero decadentismo urbano, l’estetica del brutto elevata a comandamento rock.

Sono atterrito, anche se non è mai stato tra le mie prime preferenze.
Se ne va una colonna del rock, che piaccia o meno; un padre, anche di tanta musica che non mi piace o non mi appartiene, ma pur sempre un padre, riconosciuto, nonostante tutto.

Questo è il MIO Lou Reed: nessuna sorpresa.
Quello più fragoroso e compatto, quello più “animale” da palcoscenico, più rockstar, ambiguo e scintillante, col suo accattivante heavy rock che esplode assieme alle glorie di Steve Hunter e Dick Wagner.
Il Lou Reed di “Rock’n’Roll Animal”, uno dei tanti, quello mio.

Addio Lou, il rock è più solo, ancora una volta.

(Marco Priulla)

Lou-Reed vecchio

L’ANGOLO DELLA POSTA: ecco quello che succede al giorno d’oggi quando passa un bel pezzo su una radio di merda.

26 Ott

SCRIVE PICCA: “Attimi d’angoscia oggi alle ore 12’45. Mentre sono in macchina e faccio zapping alla radio  becco My Generation degli Who su RTL. Trasalisco: cazzo, penso, My Generation su RTL? La My Generation del ’65? Cazzo è successo?? Sta a vedere che è morto Townshend!! Oddio, non ho visto le news aggiornate sul Web e magari è morto Townshend? Caaaazzzzoo!!! Oppure…oppure è morto Daltrey! No, no, no… Tra Townshend e Daltrey mi sa che muore prima Pete perchè Daltrey mi dà l’idea di campare fino ai 99…Cazzo, è morto Townshend… chissà cosa dice Tim… cazzo…Poi lo speaker Charlie Gnocchi rientra in diretta e dice ‘Era My Generation degli Who, quelli che spaccavano gli strumenti…chissà quando torneranno in Italia…’

 Ecco quello che succede al giorno d’oggi quando passa un bel pezzo su una radio di merda!
.
RISPONDE L’ESPERTO: non c’è da meravigliarsi caro Picca, visto le tonnellate di immondizie musicali quotidiane a cui siamo sottoposti. Anyway, long live Pietro Imovilli.

Dylan Dog Speciale n.27 “LA BOMBA” (Bonelli, ottobre 2013 – Euro 5,20) – TTT½

25 Ott

SPECIALE DYLAN DOG N°: 27 – Periodicità: annuale –  LA BOMBA! Uscita:19/09/2013

Soggetto: Giovanni Gualdoni / Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni / Disegni di: Bruno Brindisi / Copertina: Angelo Stano

Dylan Dog Speciale n.27

Dal sito BONELLI:
Dylan si ritrova misteriosamente rinchiuso in un manicomio, dove viene sottoposto a terapie di elettroshock, a lavaggio del cervello e ad altri trattamenti disumani. Ma come ci è finito, in quell’infernale struttura? E perché nessuno viene a cercarlo, per toglierlo di lì? Per cercare di fuggire dall’istituto , l’Indagatore dell’Incubo si allea con gli altri pazienti, non sapendo che oltre le mura di quel luogo terribile lo aspetta ben di peggio…
Storia godibile. Il finale mi è piaciuto, mi chiedevo giusto che escamotage avrebbero usato per risolvere la storia. Non sono un esperto o un critico di fumetti, quindi prendete il mio giudizio con le molle, ma con la spensieratezza di un semplice appassionato non posso che dare un bel 7 pieno a questo numero.

AOR n.9: HEART cover – ottobre 2013 (TimeRock UK – € 13,90)

24 Ott

Le sorelline WILSON in copertina… numero dunque che ho atteso con una certa fibrillazione. 11 pagine dedicate alla miglior band di Seattle di sempre, scritte da Derek Oliver, un veterano, il corrispettivo inglese del nostro BEPPE RIVA. L’articolo è buono, peccato che vada in profondità solo sul periodo anni settanta della band, che sì, è quello che ci interessa e piace di più, ma non sarebbe stato male leggere qualche leccornia intellettuale riguardante anche la seconda metà degli anni ottanta, lustro in cui gli HEART (dal punto del successo) partirono per viaggi interstellari, piombando al contempo negli abissi di una insoddisfazione spirituale mica da ridere. Ad ogni modo, gruppo di qualità, scriba di qualità…bella accoppiata.

AOR N. 9 ok

Due pagine poi dedicate al grande Graham Bonnet, cantante che apprezzo molto. Bella intervista seppur non lunga a sufficienza.

6 pagine per THE BABYS, poi SAMMY HAGAR e altri nomi di seconda fila del genere in questione.

Il CD allegato, come succede quasi sempre, è davvero brutto. 15 pezzi, 15 pressioni sul pulsantino che ti fa passare alla canzone successiva dopo nemmeno un minuto d’ ascolto. Sono queste le “15 canzoni di rock melodico estremamente di successo”? O sono io giunto ad un punto in cui non mi va più bene niente, ripiegato ed incattivito su me stesso tanto da non riuscire a godere più nulla, o il rock melodico sta finendo giù per il cesso.

AOR N.9 CD A

AOR n 9 cd B

Meglio tornare agli HEART…

LE STORIE n.13 “Il Moschettiere di Ferro”” (Bonelli – ottobre 2013 – Euro 3,50) – TTTT

23 Ott

LE STORIE n. 13, mensile / IL MOSCHETTIERE DI FERROSoggetto e sceneggiatura: Giovanni GualdoniDisegni: Giorgio Pontrelli/ Copertina: Aldo Di Gennaro

Le Storie n.13 Bonelli

Dal sito BONELLI:

Il crudele cardinale Richelieu trama alle spalle di Luigi XIII per conquistare il trono e… Il mondo intero! Chi può fermarlo, ora che i moschettieri sono caduti in disgrazia? Solo una spada è pronta alla lotta, quella del giovane Duca d’Enghien. Ma al suo fianco sorge un inaspettato e sorprendente alleato: un guerriero che si cela dietro una maschera di ferro…

Giusto un anno fa parlavo sul blog del primo numero, ne sono già usciti altri 12 (ma cazzo , come fischia il tempo!). Diversi non mi sono piaciuti, un paio dopo le prime pagine li ho accantonati, questo invece l’ho letto volentieri. Ne il MOSCHETTIERE DI FERRO personaggi di fantasia e storici cambiano caratteristiche, e si trasformano così addirittura in cattivi. Non che sia una novità nella letteratura, ma può essere un espediente divertente.

BAD COMPANY live at the Apollo, Glasgow – march 6th 1979 (bootleg – no label 2 cd) TTTT

22 Ott

TITLE: BAD COMPANY, Apollo, Glasgow, Scotland, march 6 1979

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT+

PERFORMANCE: TTTT+

ARTWORK: self made

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

BAD CO Glasgow 6-3-1979 a

Questo era un bootleg che stranamente mancava alla mia collezione, non che della BAD COMPANY ce ne siano a bizzeffe, ma il meglio di quanto c’è in giro (relativo alla BAD COMPANY originale del periodo live 1974/79) credevo di averlo. E invece, ecco qua che sbuca all’improvviso da una semplice ricerca, questa registrazione audience del concerto del 1979 tenuto in una delle rock venue e città più calde della storia del Rock. Sì, Glasgow è nota per essere una piazza che sa eccitarsi, far festa, lasciarsi andare.

Bad Co Glasgow 6-3-1979 b

Con certi nomi poi la città dei RANGERS sa esaltarsi, e la BAD COMPANY è uno di questi. Per quanto concerne la qualità audio, trattasi di un’ottima registrazione audience, adatta anche al casual fan. Il tour del 1979 fu l’ultimo della original BAD COMPANY, che da lì a due/tre anni andò a dissolversi in cometa. A quel tempo il mood del gruppo non era certo quello dei primi tre anni, a dispetto del grande successo che l’album DESOLATION ANGELS (Swan Song 1979) ebbe in quel periodo (3° nella classifica USA, ROCK AND ROLL FANTASY al 13° posto nella classifica dei singoli USA, 10° nella classica inglese degli album).

Tuttavia il tour del 1979 può considerarsi assolutamente riuscito: concerti sold out, scaletta interessante, prova d’insieme ottima. Come sappiamo, a parte Rodgers, non è che nel gruppo ci siano musicisti straordinari, ma KIRKE, BURREL e RALPHS assicurano una solidità che non tutti riescono a garantire.

BAD COMPANY - british tour 1979 programme

BAD COMPANY british Tour 1979 programme inside

KIRKE poi non sarà BONHAM o COZY POWELL, ma è un gran batterista rock…bel suono, interventi dosati, eleganti e al contempo potenti e risoluti, batteria come si deve (pochi elementi, un solo tom).

BAD COMPANY - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

BAD COMPANY – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

SIMON KIRKE - Wembley 1979 photo bt Addy Nijenboer

SIMON KIRKE – Wembley 1979 photo bt Addy Nijenboer

In questo bootleg non ci sono assoli di chitarra sorprendenti, RALPHS e RODGERS si concedono alla solista con parsimonia, con fraseggi ben strutturati ma tutto sommato semplici, ma il tutto viene compensato come detto poc’anzi con prove caparbie e tenaci.

PAUL RODGERS - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

PAUL RODGERS – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

Ben cinque pezzi provengono da DESOLATION ANGELS, l’abum che sarebbe uscito in quel marzo, c’è persino SHE BRINGS ME LOVE, ballata semi gospel che certo non è unpezzo di punta. Insieme a questi ovviamente anche alcuni dei classici del gruppo.

MICK RALPHS  -Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

MICK RALPHS -Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

Durante tutta la registrazione è impossibile non notare il caldo abbraccio che il pubblico dell’Apollo riserva ai ragazzi, anche dopo BURNIN’ SKY,  pezzo d’apertura suonato senza la dovuta sicurezza. Dopo MOVIN’ ON, CANT’GET ENOUGH e FEEL LIKE MAKIN’ LOVE a chiusura del concerto, le grida e gli applausi si trasformano un una sorta di isteria collettiva. Doveva essere davvero una gran cosa suonare per un pubblico così. Ah, cosa avrei dato per vedere la BAD CO in concerto negli anni settanta.

Bel bootleg dunque, ottimo per riscaldarci l’animo in vista del lungo inverno che sta arrivando. BAD CO RULES!

BOZ BURRELL - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

BOZ BURRELL – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

COLOR ZAGOR n.1 – MARTIN MYSTERE n.328 – STORIE DI ALTROVE n.16 (Sergio Bonelli Editore 2013)

17 Ott

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COLOR ZAGOR n.1 agosto 2013 “I Fantasmi Del Capitano Fishleg” (Sergio Bonelli Editore – Euro 5,50) – TTT½

Soggetto: Moreno Burattini / Sceneggiatura: Jacopo Rauch / Disegni: Walter Venturi / Copertina: Gallieno Ferri

Per me leggere Zagor (e lo stesso discorso vale per Il Comandante Mark e forse anche per Mr No e Tex) è come ascoltare un vecchio disco di blues nero diciamo degli anni quaranta/cinquanta. Il tutto è permeato da  ingenuità genuina, d’approccio naif, da purezza e semplicità d’intenti che il tutto ti arriva al cuore direttamente e senza filtri. Questo è il primo Color Zagor e a seconda di come andrà nelle vendite avrà un seguito oppure no. Una lunga storia di Zagor tutta a colori…io non ho saputo resistere.

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MARTIN MYSTERE n.328 agosto/settembre 2013 “Protocollo Leviathan” (Sergio Bonelli Editore – Euro 5,00) – TTTT

Soggetto: Sergio Badino / Sceneggiatura: Sergio Badino / Disegni: Giancarlo Alessandrini/ Copertina: Giancarlo Alessandrini

Profondità marini, leviatani, poteri della mente, forze oscure. E via, altri 5 euro che se ne vanno.

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STORIE DI ALTROVE n.16 ottobre 2013 “Il Vampiro Che Fece La Rivoluzione” (Sergio Bonelli Editore – Euro 5,20) – TTT½

Soggetto: Carlo Recagno / Sceneggiatura: Carlo Recagno / Disegni: Alfredo Orlandi/ Copertina: Giancarlo Alessandrini-Alessandro Muscillo

Dal sito della Bonelli:

Parigi, anno 1792. Sono in atto i terribili sconvolgimenti che porranno fine all’ancien régime. Il generale Lafayette è caduto in disgrazia presso l’Assemblea Nazionale dopo i fatti di sangue del Campo di Marte, e teme che presto i Giacobini lo dichiareranno un traditore e chiederanno il suo arresto. Il generale si rivolge quindi al suo vecchio amico George Washington affinché lo aiuti a lasciare il Paese. Il primo presidente dei neonati Stati Uniti d’America invia subito in Francia Jean-Louis Bientot e Amanda Janosz, ovvero la squadra di “Altrove”, poiché Lafayette sa dove potrebbe trovarsi un’antica reliquia che, se cadesse in mani sbagliate, potrebbe stravolgere le sorti dell’intera Europa. Ma sulle tracce del manufatto non si muovono soltanto gli agenti della mysteriosa base… Dalla Transilvania è arrivato anche un sinistro personaggio: il principe delle tenebre, Vlad l’Impalatore, l’immortale conte Dracula!

Niente male, magari non riuscito al 100%, ma niente male davvero. La rivoluzione francese (a noi cara), Geaorge Washington, Vlad Tepes e le squadre speciali di Altrove.

GOBLIN live a Detroit 12 ottobre 2013 di Paolo Barone

15 Ott

Qualche giorno fa, ero da poco tornato a Detroit, e’ venuto a trovarmi un mio caro amico uno dei pochi veri che ho da queste parti. Dopo un po’ che parliamo mi dice, “Ehi lo sai che la band italiana Goblin suonera’ qui a Pontiac il 12…Io vado, se vuoi andiamo insieme..“.Non ci potevo credere, i Goblin di Roma in tour da queste parti??? Certo che ci sarei andato, fosse solo per la curiosita’ di un evento cosi strano.

Cosi, il giorno dopo mi sono messo in rete a cercare informazioni su questa cosa. Scopro che si, sono in tour con i tre membri fondatori originali Simonetti, Guarini e Morante, e che suoneranno alla Crofoot Ballroom a Pontiac, una bel locale rock molto noto in zona. Non solo, ma essendo questo il loro primo tour in assoluto negli States, il concerto e’ considerato un evento, si consiglia di prendere i biglietti (25 dollari) in prevendita e volendo e’ disponibile anche un pacchetto speciale a 70 dollari con poster autografato del concerto, accesso al soundcheck e qualche minuto con la band. Cose da pazzi. Prendo il mio da venticinque, e mi chiedo quanta gente andra’ a vedere questo show…Mah, misteri della musica….Intanto con il passare dei giorni scopro che molte persone di mia conoscenza conoscono i Goblin, probabilmente anche molto meglio di me, e che saranno al concerto, nonostante la stessa sera ci sara’ in citta’ anche Lee Renaldo dei Sonic Youth. Indago un po’, magari sono segretamente tutti fans del prog italiano, invece niente, non hanno idea di PFM, Banco e compagnia bella, mai sentiti nemmeno nominare. I Goblin invece si, altroche’! Come se non bastasse, il settimanale che si occupa di musica e spettacolo nell’area metropolitana di Detroit, Metrotimes, segnala il live della band romana come l’evento imperdibile della settimana, presentandoli come di gran lunga la band italiana piu’ famosa negli States, quasi al pari degli onnipresenti Lacuna Coil.

Goblin vintage

Goblin vintage

Finalmente arriva la sera del concerto e io e i miei amici andiamo a Pontiac, praticamente un quartiere nella zona nord di Detroit metro. La serata e’ stranamente molto calda, sembra ancora estate, e’ sabato sera e le strade sono piene di gente. Troviamo a malapena un parcheggio, strano perche’ da queste parti ci sono piu posti auto che abitanti, e ci infiliamo dentro la Crofoot Ballroom. Rimango subito stupito: La sala e’ strapiena! Tantissima gente di ogni eta’ e tipo, ma con una netta maggioranza di magliette e abbigliamento metal. La band di supporto ha appena finito di suonare, l’atmosfera e’ carica di energia, sono tutti su di giri. Come si possa conciliare tutto questo con i lunghi e lenti brani strumentali delle colonne sonore dei Goblin, per me e’ un mistero, ma ormai mi comincio ad abituare alle sorprese. C’e’ un banco con magliette 25 dollars, poster numerati 50 dollars, vinili, cd, dvd, e poster alternativi. Tutto molto bello, vinili e magliette vengono venduti a ritmo continuo, io come sempre resisto per pentirmene il giorno dopo. Ma in fin dei conti non sono mai stato un fan di questa band. Da piccolo la loro musica, perlomeno quei due pezzi che conosciamo tutti, mi spaventava da morire e i film di Dario Argento mi attraevano tantissimo ma non li potevo proprio vedere, pena mesi di incubi e notti in bianco. Poi per una serie di circostanze ho avuto modo di conoscere Dario, la ex moglie e attrice di alcuni film Daria Nicolodi, e sua figlia Asia e’ una mia carissima amica, con la quale spesso trascorro serate intere a condividere le nostre insane passioni musicali. Ma i film rimangono per me un tabu’, anche oggi non riesco a guardarli. Pero’ mi rendo conto che sono parte della mia storia, della cultura collettiva del nostro paese. Sono parte di noi, lo e’ la colonna sonora di Profondo Rosso cosi come la musica di Ennio Morricone, i film di Toto’ e i sogni di Fellini. Ma cosa c’entra tutto questo con gli americani, con tutta questa gente che e’ venuta qui stasera? Mi ritrovo perso in queste ed altre mie cosmiche riflessioni quando si spengono le luci e sul palco arriva una ballerina che inizia a danzare nel cono di un riflettore rosso porpora. Arrivano i Goblin, attaccano a suonare ed e’ un ovazione.

Goblin in Detroit 12 ottobre 2013 - foto di Paolo Barone

Goblin in Detroit 12 ottobre 2013 – foto di Paolo Barone

Il loro approccio live e’ molto rock, niente brani lenti, l’audio in sala e’ di una qualita’ e potenza strabilianti, come e’ normale da queste parti, e ti senti fisicamente investito dall’onda sonora che e’ un piacere. Il pubblico conosce tutti i pezzi, io qualcuno, durante i brani legati alle colonne sonore proiettano su un grande schermo dietro il palco montaggi dei film in questione. l’effetto e’ molto suggestivo e altrettanto sanguinolento…L’atmosfera pero’ non ha proprio nulla di inquietante o misterioso, anzi, direi che e’ proprio gioiosa. Loro a sessanta e passa anni di eta’ sono al loro primo tour americano, e l’entusiasmo e’ talmente palese da essere quasi imbarazzante. Specialmente il chitarrista, sembra una versione prog di Maurizio Solieri, con tutto il contorno poprock cafone che mi fa venire i brividi, non proprio di paura…Ma il pubblico in sala apprezza e ricambia, mentre io, forse unico Italiano in sala, un po’ arrossisco….Per non dire di quando Simonetti, prima del bis, attacca Jump dei Van Halen con la tastiera…Mah!

Goblin  - Claudio Simonetti  - foto di Paolo Barone

Goblin – Claudio Simonetti – foto di Paolo Barone

Vabbe,’ lasciamo perdere… Qualche caduta di stile, dettata forse dal troppo entusiasmo,e’ in questo contesto inevitabile. Ma pensiamo al resto del concerto…Che e’ stato molto intenso, una cavalcata dark prog veramente notevole, al punto che anche i miei amici che sono soliti frequentare tutt’altre sonorita’, alla fine si spellavano le mani. Per non dire il resto del pubblico, totalmente in delirio con tanto di ripetute invasioni di palco! Il finale e’ veramente impressionante, Suspiria, Dawn of the Dead, Profondo Rosso, Phenomena, Zaratozom si abbattono su di noi una dopo l’altra, mentre sullo schermo e’ un orgia di sangue e paura.

Loro parlano in Inglese con il pubblico, ringraziano per aver avuto 45 anni di pazienza prima di un tour da queste parti, scherzano palesemente emozionati e felici, scattano foto fra di loro e alla gente che balla e spinge sotto il palco. Alla fine, dopo quasi due ore, se ne vanno con il locale invaso di luce rossa, mentre il pubblico li chiama uno ad uno per nome, specialmente Claudio Simonetti.

Goblin - Detroit 12 ottobre 2013

Goblin – Detroit 12 ottobre 2013

Io torno a casa con le orecchie che ronzano, il suono delle tastiere ficcato in testa, e la sensazione di aver visto un concerto speciale, al di la’ della musica, uno di quelli che ricordero’ negli anni. Sono sempre piu’ convinto che il contributo piu’ importante dato dal nostro paese alla cultura poprock sia nelle colonne sonore e nei film. Questo tour trionfale dei Goblin negli Stati Uniti rende questa cosa secondo me ancora piu’ palese. Direi che ne possiamo, per una volta, essere contenti.

Paolo Barone©2013