E così il Dark Lord tocca quota 70, cazzo. Sì perché se ne ha settanta lui, significa che anche noi, sui discepoli, non siamo più giovincelli. Noi che adolescenti abbiamo iniziato a seguirlo quand’era poco più che trentenne, abbiamo attraversato le varie fasi della nostra vita con la sua ombra maestosa sopra di noi, lo abbiamo lodato, glorificato, osannato. A lui abbiamo reso grazia, a lui ci siamo rivolti nel momento del bisogno, a lui ancora oggi rivolgiamo la nostra anima.
Ah, caro vecchio Jimmy Page, anzi Poige, con la tua personalità un po’ distorta, con i tuoi riflessi ossessivi-compulsivi, col tuo incedere indolente da rockstar un po’ troppo viziata, con la tua tecnica chitarristica andata a farsi benedire tanti troppi anni fa, sarai comunque un riferimento, un esempio, un sentimento…forever and ever. Ti avremo per sempre nel nostro immaginario personale e collettivo in versione 1973, al Madison Square Garden. Quelle tue movenze, quella tua danza mentre suoni ROCK AND ROLL, i tuoi vestiti, la tua chioma, la tua fighinaggine innata…ma soprattutto la tua musica, la migliore del mondo, i tuoi assoli, i migliori delle galassie, la tua band, la migliore dell’universo. Buon compleanno Jimmy, non hai idea di quanto cazzo tu ci abbia risolto e scombinato la vita. Io e la confraternita degli illuminati del blues ci troviamo questa sera al Katamarano Rock (viale Respighi 147, Modena, Italy) a festeggiarti, se vuoi venire sei il benvenuto…in caso, porta le groupies.
(artwork by Lakerla)
ENGLISH TRANSLATION
And so James Patrick Page, aka the Dark Lord, is now 70. Fuck! I say this because if he is 70 old, it means that we, his disciples, are no longer youngsters. We were teenagers when we first started to follow him and he was in his early 30s. We went through the various stages of our lives with his majestic and demonic shadow hanging over us. We praised him, glorified him. We sang Hosanna to him. We turned to him in time of need. We turned our souls to him.
Ah, dear Jimmy Page, Poige (italian spelling of the London english accent) indeed with your personality a bit distorted, your reflexes off-balance, your rock star sluggish pace a bit too flawed, your guitar technique gone to hell too many years ago. You’ll still be a reference, an example, a feeling … forever and ever. You will live forever in our personal and collective imaginary version of 1973 at Madison Square Garden. Those moves will stay in our minds, especially your dance while you play ROCK AND ROLL. Your clothes, your hair, your innate coolness-charm-spell. But most of all your music, the best in the world, especially your solos, the best in all galaxies, and your band, the best in the universe. Happy Birthday Jimmy, you have no idea what the fuck you’ve solved and messed up in our lives. For myself and the brotherhood of the enlightened man of the blues, we are tonight at pizzeria Katamarano Rock (147 viale Respighi, Modena, Italy) gathering to celebrate you. If you want to come you are welcome … just in case, bring the groupies.
Solo due note per non ripetermi troppo: qualità sonora eccellente (come quasi tutti i soundboard del 1975), performance corrotte dallo pessimo stato della voce di PLANT e dal chitarrismo non porprio impeccabile del PAGE post 1973. Nel concerto del 13 però PLANT si difende e bisogna pur dire che nel febbraio di quel tour PAGE non era proprio da buttar via. La GODFATHER nel riproporre sul mercato questi due concerti ha cercato di addolcire la compressione terribile che va di moda in questi ultimi anni e che fu quindi usata anche dalla EMPRESS VALLEY. Mi pare che in questo caso la musica respiri di più e che dunque questa nuova uscita sia la migliore per quanta riguarda i silver relativi a queste due date. *
65 euro per 6 cd, 2 poster, booklet, packaging cartonato. Io il regalo me lo sono fatto, e ne son contento.
* (tu che ne dici Amduscia?)
LZ Throwing The Wild Seeds box set – photo by Tim Tirelli
Ah, l’Outrider tour, l’ultima volta in cui Page è stato Page; pur non essendo stato un avvenimento memorabile nella storia della musica Rock, per i LZ fan rimane un caposaldo nella storia di Jimmy Page chitarrista Rock. La band non era un granché: Jason Bonham alla batteria e un oscuro session man di Capo Verde al basso (tal Durban Laverde) non permisero a Page di raggiungere gli spazi siderali, i viaggi cosmici a cui aveva abituato con i LZ; persino il grandissimo JOHN MILES era stato istruito ad essere una copia di Plant e scrivere cose trite e ritrite per compiacere MTV…tuttavia con un Page finalmente in ottima forma, i mesi di ottobre e novembre di quel OUTRIDER tour del 1988 furono entusiasmanti… un musicista finalmente di nuovo col completo controllo del suo strumento. Il concerto del RITZ, se ricordo bene, fu uno dei due che si tennero nell’area di NEW YORK (l’altro, al famoso NASSAU COLISEUM) e fu organizzato soprattutto per gli addetti ai lavori: dirigenti di case discografiche, giornalisti, etc etc. La mia cara amica SUSAN HEDRICK riuscì ad intrufolarsi e a registrare, con maestria, quella performance; pochi giorni dopo ne ricevetti una copia su audiocassetta. Soltanto ultimamente mi son reso conto di non avere lo show su CD, così dopo aver deciso deciso di rimediare, mi sono di nuovo immerso in quella esperienza totalizzante che è l’ascoltare JIMMY PAGE mentre suona la chitarra come diavolo comanda.
TITLE: Jimmy Page, 12 november 1988, The Ritz, New York
OUTRIDER jimmy page band 1988: left to right Durban Laverde, Jason Bonham, Jimmy Page, John Miles the great
Fin dal primo pezzo, WHO’S TO BLAME (da DEATH WISH II 1982) si intuisce che Jimmy c’è: fra le tastiere di MILES e i tanti stacchi, la chitarra inizia ad emergere, determinata, coraggiosa, pageiana. Nell’assolo ci dà di stringbender ma il “tiracorda” è rabbioso, carico, cazzuto. Pure in PRELUDE (da DEATH WISH II 1982), momento sempre kitsch e pressoché inutile, si sente che la musica è cambiata: JIMMY non è quello scandaloso dell’ARMS TOURdel 1983, nemmeno quello discreto dei i FIRM del 1985/86, ma è finalmente quello dell’immaginario collettivo. OVER THE HILLS AND FAR AWAY (da HOUSES OF THE HOLY 1973) è il primo pezzo dei LZ della serata e mette tutto nella giusta prospettiva. Di nuovo con lo stringbender, ma in maniera avventurosa e sperimentale. MILES la canta come RP fece su disco e in versione live fino al tour del 1972. Il riff di LIQUID MERCURY (da OUTRIDER 1988) fa da intro a WANNA MAKE LOVE (da OUTRIDER 1988), 4/4 con anticipi, ritardi e leva del vibrato. WRITES OF WINTER (da OUTRIDER 1988), strumentale, esprime in maniera chiara il JIMMY PAGE di questo tour: padrone dello strumento eppur con vitali piccole imperfezioni e sbavature, di quelle che ti tengono sulla corda. Tramite un pezzetto dell’arrangiamento di WHOLE LOTTA LOVE versione KNEBWORTH 1979, si arriva a TEAR DOWN THE WALL (da MEAN BUSINESS 1986). Stupefacente come JOHN MILES si faccia trovare pronto nell’affrontare pezzi cantati in origine da cantanti così diversi come CHRIS FARLOWE, ROBERT PLANT e PAUL RODGERS.
Outrider tour 1988: John Miles & Jimmy Page on stage
Arriva poi EMERALD EYES, il pezzo strumentale scritto “in un momento di passione”, dedicato immagino a PATRICIA ECKER, sua compagna di allora. Sempre un piacere ascoltarlo. Segue MIDNIGHT MOONLIGHT (da THE FIRM 1985)…maestosa, lirica, affascinante. Come sappiamo il pezzo in origine (1973/74) si chiamava SWAN SONG, e fu registrato dai soli PAGE e JOHN BONHAM (con la linea di basso suonata quasi certamente da PAGE stesso) prima di PHYSICAL GRAFFITI. Mai portato a termine, JIMMY riprese a lavorarci giusto prima del tour americano dell’ARMS, alla fine del 1983; la canzone apparve definitivamente sul primo album dei FIRM. MM è in accordatura aperta, e dà l’opportunità a PAGE di ritagliarsi un momento da solo, durante il quale accenna a WHITE SUMMER (LITTLE GAMES 1967), BLACK MOUNTAIN SIDE (LED ZEPPELIN 1969) e KASHMIR (PHYSICAL GRAFFITI 1975). Ancora un superbo JOHN MILES. IN MY TIME OF DYING (da PHYSICAL GRAFFITI 1975) è una sicurezza, con le accordature aperte PAGE non ha mai tradito, nemmeno negli anni più bui dei LZ. JOHN MILES la canta come non è mai stata cantata dal vivo, spettacolo! Il riff di CITY SIRENS (da DEATH WISH II 1982) serve da cornice all’ assolo di batteria di JASON BONHAM, cosa che personalmente avrei evitato. L’assolo si chiude con l’intro ritmica sul rullante di MOBY DICK (LZ II 1969), dopo di che parte SOMEONE TO LOVE (THE FIRM 1985), pezzo non certo entusiasmante, così come PRISON BLUES (da OUTRIDER 1988), bluesaccio piuttosto banale appesantito da un testo al limite della sopportabilità (courtesy of CHRIS FARLOWE). E dire che all’epoca uscì anche come singolo. Certo che PAGE qui si trova a suo agio e assoleggia come gli si confà.
THE CHASE (da DEATH WISH II 1982) è lo strumentale che funge da momento di sperimentazione e improvvisazione. Il segmento con l’archetto di violino, la )seguente improvvisazione elettrica presa dalla versione live di DAZED AND CONFUSED (con tanto di riff di WALTER’S WALK) e la chiusura classica. WASTING MY TIME (da OUTRIDER 1988) fu il pezzo di punta dell’album, seppur gradevole nulla di più di hard rock standard alla JIMMY PAGE. BLUES ANTHEM (da OUTRIDER 1988) è uno di quei pezzi che mi porto dentro. Razionalmente so che non è un capolavoro, ma la sua semplicità e tenerezza mi sciolgono il cuore. Inizio acoustico col solo JOHN MILES ad accompagnare il DARK LORD, poi rientro di tutta la band. Quadretto splendido. CUSTARD PIE (da PHYSICAL GRAFFITI 1975) ingloba il riff di THE OCEAN (da HOUSES OF THE HOLY 1973) e persino una strofa di BLACK DOG (da LZ IV del 1971). TRAIN KEPT A-ROLLIN’ (di TINY BRADSHAW 1951) proviene dalla tradizione YARDBIRDS, fu un classico anche del primissimo periodo LED ZEPPELIN. Versione hard rock dominata dal wah wah. Ultimo pezzo STAIRWAY TO HEAVEN, in modello strumentale (PAGE non se la sentì di farla cantare ad un cantante che non fose RP) e con il pubblico a cantare – in modo assai toccante – ogni strofa. 9 intensi minuti di uno degli inni dell’umanità.
The Dark Lord
E’ stato molto piacevole calarsi dopo tanto tempo nella dimensione dell’OUTRIDER TOUR e riscoprire il buon livello a cui PAGE fu capace di arrivare. Tutto sommato, bei tempi.
Personnel: Keith Relf (vocals), Jim McCarty (drums & vocals), Chris Dreja (bass), Jimmy Page (guitar).
SAN FRANCISCO, Fillmore Auditorium, July 1967
We had a song called “Glimpses” [on the Yardbirds’ 1967 album, Little Games]. It featured the [violin] bow, and when it was played in concert, I had tapes that played all this stuff — the Staten Island Ferry, locomotives, shock sounds — with textures from the bow. – Jimmy Page
THE YARDBIRDS 1967 – da sx a dx Dreja, Page, McCarty, Relf
Si sa pochissimo di lui, ma tutti noi membri delle comunità nate intorno alla passione per le live recordings, abbiamo qualcuna delle sue registrazioni in casa. Trovare qualcosa oggi giorno che parli di lui è rarissimo, diamo perciò il giusto risalto a questo articolo di pochi giorni fa.
PS: ogni volta che mi capita di guardare un spezzone di TSRTS rimango – anche a distanza di 35 anni – rapito, senza nessuna possibilità di staccarmi. Questo film crea dipendenza. Come diceva Tommy Togni …“ma cosa c’è lì dentro, la droga?”.
Come sapete sono refrattario alle nuove uscite quando si tratta di libri sui LED ZEPPELIN, le trovo quasi sempre noiose, ripetitive, afflitte dalla sindrome del giornalismo pigro o peggio ancora da quello deferente.
Questo invece di Barney Hoskins mi ha sorpreso: a parte brevi note che consentono al lettore di mettere a fuoco le varie tappe della vita del gruppo, il libro narra la saga dei LED ZEPPELIN attraverso le dichiarazione dei co-protagonisti e delle comparse. In un lasso di tempo di qualche anno, Hoskins ha “interrogato”, segretarie, mogli di batteristi di gruppi della Swan Song, road manager, figlie di manager, mogli di manager, tecnici della ditta che curava l’impianto nei concerti del gruppo, giornalisti, musicisti, artisti, groupie, press officer, publicist, A& R personel, ingegneri del suono e, per una volta, la gente che ha avuto a che fare in modo concreto con i LZ inizia a parlare senza tanti peli sulla lingua, senza essere impaurita dalle ritorsioni psicologiche e spirituali che JIMMY PAGE potrebbe mettere in atto. Sì, la cosa bella è questa, alcuni non hanno più paura di quel che potrà pensare JIMMY PAGE, l’età avanza e nessuno è più preoccupato se JP toglierà il saluto a qualcuno… se una vecchia rockstar, per quanto ancora leggendaria, terrà il broncio.
Questi libri che trattano la cosa senza prostituzione intellettuale, che vanno a scavare dove bisogna scavare, che cercano la verità in modo razionale, sono però anche quei libri che ci spingono nella twilight zone dei sogni infranti, che spengono le stelle che riempivano i nostri sogni, che imbrigliano i venti che soffiavano nelle nostre vele. Sono quei libri che di colpo ci fanno diventare adulti, che spazzano via i castelli che da ragazzini ci eravamo costruiti.
Lo sapevamo già, ma leggerlo fa comunque male: dopo il 1973 i LZ diventarono un qualcosa di tenebroso, di poco raccomandabile, di terribile, soprattutto negli ultimi 5 anni. Il marciume indotto dalle droghe pesanti si insinuò nell’animo di Grant, di Cole, di Bonham stesso e di Page, schiavo dell’edonismo e dell’accidia. Scontri di potere tra PETER GRANT e STEVE WEISS il temibile avvocato dei LZ, con aderenze note a tutti nella mafia newyorkese, vessazioni di qualsiasi tipo contro chiunque osasse anche guardare negli occhi la banda della Swan Song. Il solo ROBERT PLANT sembra essere stato in grado di non lasciarsi imbrigliare da logiche perverse, di elaborare pensieri e filosofie di vita da essere umano niente male, aiutato forse anche dai drammi che hanno costellato la sua vita. Anche JONES appare staccato dalla parte più oscura, ma il suo essere neutrale ed introverso lo fanno apparire quasi indifferente agli avvenimenti.
Ma in fondo la saga dei LED ZEPPELIN è affascinante anche per questo, un viaggio intrapreso con spirito gioioso sotto un sole splendente e caldo che via via diviene irto di ostacoli, di drammi, di patemi, di tragedie, mentre il potere e la ricchezza crescono a dismisura.
LZ Munich 5-7-80
Un gran libro, per chi vuole approfondire (soffrendo).
La versione recensita è quella hardcover in limgua originale, ed è un inglese che si legge facilmente…non è che la maggior parte degli intervistati siano esattamente intellettuali.
Alcuni di voi, Tom in particolare, qui nel blog sostengono che l’importante è la musica, che è quella che alla fine conta…e allora via i cattivi pensieri, via le nostre analisi introspettive, e vai con il nostro sfavillante, appagante, pulsante, roboante, totalizzante rock dei LED ZEPPELIN.
Vengo a conoscenza della cosa soltanto oggi, ma è così sintomatica riguardo il “quality control” dei LZ che la condivido con voi.
ARGO è un film di successo del 2012 di e con BEN AFFLECK, tratto da una storia vera. In una scena del film un attore ad un certo punto appoggia la puntina di un giradischi su di un LP e parte WHEN THE LEVEE BREAKS dei LED ZEPPELIN. AFFLECK, grandissimo fan del gruppo, implorò il gruppo a lasciargli usare il pezzo in questione. I LZ diedero l’okay, a patto che rigirassero la scena affinché la puntina fosse posizionata sul punto esatto dove inizia WTLB sul disco (il IV dei LZ) nella realtà, e non all’inizio o in una posizione a caso.
Qui sotto il link all’articolo e al clip preso da youtube.
Riporto anche la dichiarazione d’amore di AFFLECK rilasciata al Los Angeles Times: “ Per me gli Zeppelin sono la più grande band di rock and roll. La gente di solito cita i BEATLES o i ROLLING STONES…no, sono i LZ. Così, non solo abbiamo dovuto pagare per l’utilizzo della canzone, ma anche per rigirare la scena. Comunque non puoi non apprezzare questa attenzione per io dettagli.”
Jorgen Angel, il fotografo che immortalò la prima esibizione dei LED ZEPPELIN il 7 settembre 1968, sta cercando di racimolare fondi per far montare una targa commemorativa dell’evento al GLADSAXE TEEN CLUB
In collaborazione con il club di BILLY McCUE, vi invitiamo a donare anche solo 5 dollari (3,80 euro) alla causa. Io ho già provveduto. la procedura è semplicissima, cliccate sul link qui sopra, a fondo pagina le varie opzioni per il pagamento. Grazie.
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