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Mark Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable)

3 Gen

Marke Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable) – TTTTT

Italian /English

Libro in inglese.

Questa è la seconda biografia di Peter Grant ed è senza dubbio più esaustiva della prima (The Man Who Led Zeppelin di Chris Welch uscita nel2001). Non che Chris Welch non avesse fatto un buon lavoro, ma Blake ha potuto contare su collaborazioni più incisive, in primis quello dei figli di Grant, Helen e Warren. Il loro contributo è importantissimo, per la prima volta sono infatti riportati fatti e opinioni di chi viveva Peter Grant nel quotidiano. Helen e Warren sono sinceri nei loro interventi nonostante certe faccende non fossero certo facili da affrontare, ci togliamo il cappello quindi davanti alla loro onestà. Oltre a loro hanno collaborato anche personaggi che lavoravano nella organizzazione di Peter Grant e anche questo è un fattore decisivo per al riuscita del libro e benché Page, Plant e Jones non abbiano partecipato alla cosa, il risultato è stupefacente. Blake deve aver fatto ricerche approfondite, la storia narrata scivola via benissimo, la sua prosa poi aiuta molto anche chi, come il sottoscritto, non è di madre lingua inglese; l’autore tra l’altro ha inoltre potuto utilizzare anche i contenuti dell’ultima intervista che Grant rilasciata prima di morire, intervista mai pubblicata prima d’ora.

Le pagine dedicate agli anni formativi di Peter Grant sono in qualche modo toccanti: le difficoltà di essere un figlio illegittimo, la mancanza di denaro e di istruzione, le dure condizioni di vita di allora, al contempo però è illuminante capire come PG non si sia mai abbattuto ed abbia combattuto per arrivare dove è arrivato con una ostinazione e determinazione certamente fuori dal comune.

Blake non può fare a meno di raccontare per certi versi la storia dei Led Zeppelin, credo fosse inevitabile, ma lo fa senza mai perdere di vista il protagonista principale del libro. Certo, tra gli argomenti e i fatti raccontati molti sono quelli che già sapevamo e di cui abbiamo letto in innumerevoli libri sul gruppo che tanto amiamo, ma Blake riesce a mantenere la noia lontana e anzi arricchisce quasi sempre questi fatti con nuove piccole rivelazioni.

Questo libro sancisce una volta per tutta come i Led Zeppelin fossero il gruppo di Page e di Grant e di come si sia passati da un inizio fulminante e organizzatissimo ad un finale dove nessuno aveva più idea di cosa stesse accadendo. Il divorzio di Grant e l’uso massiccio di sostanze chimiche cambiarono quello che un tempo fu il miglior manager del mondo, rendendolo paranoico e fuori di testa. E’ doloroso leggere di queste cose e vedere come un uomo e adulto di riferimento per tutti perse completamente il controllo.

Ho letto con molto piacere le pagine dedicate alla Bad Company e ho compreso una volta di più che personaggio difficile fosse Paul Rodgers. Il libro comunque per quel che mi riguarda è avvincente dall’inizio alla fine nonostante, come ho già detto, tratti di argomenti e di vicende a me molto famigliari. Tante le sfumature nuove, ad esempio a proposito la follia del tour del 1977 e del funerale di Karac Plant (sulla mancata presenza di Grant, Page e Jones cui Blake fa nuove ipotesi plausibili), davvero inusuale poi leggere delle trame per sostituire Grant come manager dei Led Zeppelin a partire dal 1978. Importante anche il soffermarsi di Blake su figure ambigue come Steve Weiss e Herb Atkin, con conseguente comprensione di come certi meccanismi economici e di potere giravano allora. Curioso infine apprendere che il contratto per la registrazione della colonna sonora di Detah Wish II prevedeva una somma da dare al regista Michael Winner e non il contrario … pur di avere Jimmy Page di nuovo in pista si era disposti a tutto.

Gli ultimi anni degli anni settanta (e i primi degli ottanta) sono stati anni davvero difficili per Peter Grant ma è per certi versi commovente vedere come cercasse comunque di essere un padre protettivo e decente. Se ci sia riuscito o no non lo so, ma pur nella pazzia di quel periodo ha cercato di non perdere mai di vista Helen e Warren.

Mi sarebbe piaciuto leggere di più a proposito di Gloria, moglie di Peter e madre dei suoi figli. La sua figura è appena descritta e una volta avvenuta la separazione non se ne sa più niente. Un po’ poco per un personaggio centrale che Grant ha avuto al suo fianco per tre lustri.

Il libro ha 290 pagine, è ben confezionato, contiene alcune foto mai viste prima. In copertina uno scatto di Ross Halfin.

June 2018 – Mark Blake, Ross Halfin, Helen Grant, Warren Grant

Da grande fan dei Led Zeppelin quale sono ho trovato questo libro davvero impressionante, magari sono io che mi eccito troppo per le piccole nuove sfumature di una storia che già conosco molto bene, ma riuscire a leggere con avidità un nuovo libro che dopo tutto ha come soggetto principale i LZ significa che l’autore ha fatto un ottimo lavoro e che non si è limitato a raccontare e a rubare una storia rievocata già centinaia di volte. Bravo Mark Blake.

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(broken) English

This is the second biography of Peter Grant and is undoubtedly more exhaustive than the first (The Man Who Led Zeppelin by Chris Welch released in 2001). Not that Chris Welch had not done a good job, but Blake was able to count on more incisive collaborations, primarily that of the sons of Grant, Helen and Warren. Their contribution is very important, for the first time are in fact reported facts and opinions of those who lived with Peter Grant. Helen and Warren are sincere in their speeches although certain things were certainly not easy to deal with, hats off to their honesty. In addition to them also collaborated characters who worked in the organization of Peter Grant and this is also a decisive factor for the success of the book and although Page, Plant and Jones did not participate in the thing, the result is amazing. Blake must have done extensive research, the story told runs very well, his prose then also helps those who, like myself, is not native English; the author also has also been able to use the contents of the last interview that Grant released before his death, an interview never published before.

The pages dedicated to Peter Grant’s formative years are somewhat touching: the difficulties of being an illegitimate child, the lack of money and education, the harsh living conditions of the time, but at the same time it is enlightening to understand how PG never let himself down and fought to get where he arrived with a determination certainly out of the ordinary.

Blake can not help but tell in some ways the story of Led Zeppelin, I think it was inevitable, but he does it without ever losing sight of the main protagonist of the book. Of course, among the arguments and facts told many are those that we already knew and we read in countless books about the group we love so much, but Blake manages to keep the boredom far and indeed almost always enriches these facts with new small revelations.

This book once and for all establishes how the Led Zeppelin were the group of Page and Grant and how it moved from a fulminating and very organized start to an end where no one had any idea what was happening. Grant’s divorce and massive use of chemicals changed what was once the best manager in the world, making him paranoid and out of his mind. It is painful to read about these things and see how a man and adult of reference for everyone completely lost control.

I read the pages dedicated to the Bad Company with great pleasure and I realized once more what difficult character was Paul Rodgers. The book, however, is exciting from the beginning to the end despite, as I said, traits of topics and events very familiar to me. So many new nuances, for example about the madness of the tour of 1977 and the funeral of Karac Plant (Blake makes new plausible hypotheses about Grant, Page and jones absence), really unusual then read the plots to replace Grant as manager of Led Zeppelin from 1978. Also important was the focusing of Blake on ambiguous figures such as Steve Weiss and Herb Atkin, with a consequent understanding of how certain economic and power mechanisms were in those days. Curious then to learn that the contract for the recording of the soundtrack of Detah Wish II provided a sum to be given to director Michael Winner and not the other way … just to have Jimmy Page back on track they were willing to do anything.

The last part of the seventies (and early eighties) were really difficult years for Peter Grant, but it is in some ways moving to see how he still tried to be a protective and decent father. Whether he has succeeded or not I do not know, but despite the madness of that period he tried never to lose sight of Helen and Warren.

I would have liked to read more about Gloria, Peter’s wife and mother of his children. Her figure has just been sketched and once the divorce has taken place nothing more is known. Too little ‘for a central character that Grant had by his side for three lustrums.

The book has 290 pages, is well packaged and contains some photos never seen before. On the cover, a shot by Ross Halfin.

As a great fan of Led Zeppelin I found this book really impressive, maybe it’s me that excites me too much about the new nuances of a story that I already know very well, but to be able to read with voracious appetite a new book that after all has LZ as the main subject means that the author has done a great job and that he has not limited himself to telling and stealing a story already evoked hundreds of times. Bravo Mark Blake!

 

 

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018)

15 Dic

D.Lewis – M.Tremaglio “Evenings With Led Zeppelin – The Complete Concert Chronicle” (Omnibus Press 2018) – TTTTT

ITALIAN/ ENGLISH

Omnibus Press continua a pubblicare ottimi libri, lo fa sempre con professionalità e competenza, condizioni essenziali per centrare l’obbiettivo. Questo nuova uscita a nome Dave Lewis & Mike Tremaglio è curata da Chris Charlesworth e questo è un bene; Charlesworth con la sua esperienza e le sue capacità rende questo libro il meno ostico possibile e fa sì che il gran lavoro di Tremaglio e Lewis risplenda nella maniera più chiara.

Questo è un libro “tecnico”, gira infatti intorno alla lunga (?) lista dei concerti fatti dai Led Zeppelin. Detta così può sembrare una faccenda noiosa, ma il libro intrattiene più del previsto.

Naturalmente è un tomo per i fan dei Led Zeppelin in senso più o meno stretto, un libro a cui fare riferimento quando si sta ascoltando una registrazione dal vivo e si vuole approfondire, ma ripeto è più scorrevole del previsto. Per ogni concerto vengono proposte scaletta (quando possibile), note generali, note sul luogo del concerto, registrazioni live disponibili, recensioni dell’epoca apparse sulla stampa.

Queste ultime sono forse una delle cose più interessanti del libro, si passa dai leggendari resoconti dei primi anni (sebbene anche nel 1969 ci fosse chi proprio non sopportava – e non capiva – la proposta del gruppo) alle recensioni meno positive relative agli ultimi grandi tour, 1975 e 1977 in particolare. Pur essendo grandi fan del gruppo, Dave e Mike hanno lasciato per intero anche gli articoli più sprezzanti e denigratori nei confronti del gruppo, per questo plaudo alla loro onestà intellettuale. Dal punto di vista del fan quale sono, è molto chiarificatore leggere cosa scrivessero i giornalisti musicali a proposito dei grossi problemi alla voce di Plant nel tour del 1975 e della pessima forma “chimica” e chitarristica di Page ad esempio nel tour del 1977.

Nel libro però c’è anche altro, molto altro. Sfogliando le pagine una volta di più mentre scrivo queste righe mi saltano agli occhi alcune faccenduole che ho imparato dal libro e che vale la pensa sottolineare, tra cui, ad esempio:

  • Page chiese a Terry Reid di unirsi agli Yardbirds già nel marzo del 1968 (nei giorni che andarono dal 3 al 16)
  • Reid consigliò Plant a Page il 17/03/1968 dopo che Band Of Joy (con Robert alla voce) aprì un suo concerto.
  • la prima prova fatta dai Led Zeppelin nell’agosto del 1968 potrebbe non essere stata fatta in Gerrard Street a Londra, bensì a Lisle Street.

Possono sembrare quisquilie, ma se si è studiosi e appassionati del gruppo di Page, sono cosette assai succose.

Il libro poi offre, come ho anticipato, la storia dei locali che hanno ospitato i LZ, quella del Fillmore West ad esempio è molto gustosa.

A pag. 414 c’è la tabella riassuntiva relativa ai pezzi che sono finiti nell’album ufficiale The Song Remains The Same, con specificato all’interno della stessa traccia da che concerto/i  essa proviene (tabella improntata sul gran lavoro fatto da Eddie Edwards).

Sono poi presenti le date del tour estivo del 1975 annullato e i fatti relativi… questo e naturalmente molto altro. Mi tolgo il cappello davanti alla Omnibus press che ha avuto il coraggio di pubblicare un titolo così particolare e di averlo fatto in confezione davvero encomiabile: il tomo pesa più di 2 kg, è di grande formato, è cartonato e ha 576 pagine.

Prima di finire è bene precisare che sono amico di Dave Lewis (lo seguo dai primissimi anni ottanta, quando misi le mani su uno dei primi numeri della sua fanzine Tight But Loose, diventammo amici poco dopo quando iniziai la mia di fanzine) e anche con Tremaglio ho avuto qualche contatto nel corso degli anni, ma sapete che di solito sono schietto e sincero quindi scevro da qualsiasi carineria dovuta, posso tranquillamente concludere dicendo che – se ci si considera fan dei Led Zeppelin – questo è un libro da avere ad ogni costo. Dave e Mike hanno davvero fatto un lavoro straordinario.

 

(broken) ENGLISH

Omnibus Press continues to publish excellent books, it always does so with professionalism and competence, essential conditions to achieve the goal. This new release written by Dave Lewis & Mike Tremaglio is edited by Chris Charlesworth and that’s good; Charlesworth, with his experience and abilities, makes this book the least difficultas as possible so the great work of Tremaglio and Lewis may shine in the clearest possible way.

This is a “technical” book, it is centered around the long (?) list of concerts made by Led Zeppelin. This may seem a bit of a boring affair, but the book has more than expected.

Of course it is a tome for Led Zeppelin fans in a more or less strict sense, a book to refer to when you are listening to a live recording and you want to deepen it, but I repeat it is smoother than expected. For each concert it is offered the songlist (when possible), general notes, notes on the concert venue, live recordings available, reviews of the time that appeared in the press.

The latter are perhaps one of the most interesting things of the book, we pass from legendary reports of the early years (although even in 1969 there were those who just could not stand – and did not understand – the proposal of the group) to the less positive reviews of the last big tours , 1975 and 1977 in particular. Despite being big fans of the group, Dave and Mike have left in full even the most disdainful and disparaging articles against the group, so I applaud their intellectual honesty. From the fan’s point of view as it is, it is very clarifying to read what music journalists wrote about Plant’s big problems in the 1975 tour and Page’s bad shape for example on the 1977 tour.

But there is also something else in the book. Little things like these for example:

_Page asked Terry Reid to join the Yardbirds as early as March 1968 (in the days from 3 to 16)
_Reid suggested Plant to Page on 17/03/1968 after Band Of Joy (with Robert on vocals) opened one of his concerts.
_the first Led Zeppelin rehearsals in August 1968 might not have been on Gerrard Street in London, but on Lisle Street.

They may seem trifling things, but if you are scholars and enthusiasts of Page’s group, they are very juicy.

The book then offers, as I anticipated, the history of the venues that hosted  LZ, the Fillmore West’s one for example is very tasty.

On page 414 there is a summary table of the pieces that ended up in the official live album The Song Remains The Same, with song breakdown by concert (a table based on the great work done by Eddie Edwards on his web site The Garden Tapes ).

Then there are the dates of the 1975 summer tour canceled and the related facts … this and of course much more. Hats off to Omnibus press that had the courage to publish such a particular book and to have done it in a truly commendable package: the tome weighs more than 2 kg, is big sized, has hardcover and has 576 pages.

Before I end this review I must clarify that I am a friend of Dave Lewis (I have been following him since the early eighties, when I put my hands on one of the first numbers of his Tight But Loose fanzine, we became friends shortly after when I started my own fanzine Oh Jimmy) and also have had some contacts over the years with Tremaglio, but you know that usually I am a straight shooter so free from any cuteness due, I can safely conclude by saying that – if you consider yourself a Led Zeppelin fan – this is a book you must have. Dave and Mike really did an amazing job.

Led Zeppelin “How The East Was Won” Osaka (JAPAN), Festival Hall 29 sept 1971 (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) ◊ soundboard master ◊

5 Ott

ITALIANO

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Eccolo qui il soundboard di Osaka 929 (come gli appassionato chiamano confidenzialmente questo concerto leggendario), una data che tutti hanno sempre considerato speciale e  la cui live recording disponibile sino ad ora era un’ audience (ovvero “presa” dal pubblico). Per anni, lustri, decenni si è fantasticato di poter sentire questo gran concerto in versione soundboard, ed ora finalmente eccolo qui; dopo un paio di “teaser”(Stairway e Friends) pubblicati come singoli nei mesi scorsi, ecco che la Empress Valley Supreme Disc (celeberrima etichetta bootleg) mette sul mercato non ufficiale la seconda data del 1971 di Osaka. Visti i tempi in cui nel giro di pochi minuti tutto è subito disponibile gratuitamente in rete, lo fa in modo discutibile, vediamo perché:

  • il concerto non è completo (11 pezzi su 19)
  • alcuni pezzi sono tagliati, ad esempio Dazed And Confused (al minuto 27,40 ha un taglio di circa 3 minuti) e Moby Dick (i cui tagli sono piuttosto grossolani)
  • mancano le “plantations” (le parole di Plant tra un brano e l’altro)
  • il concerto è mono

Da un certo punto di vista si può in qualche modo cercare di capire il comportamento della Empress Valley, che ricordiamo è una etichetta che produce solo bootleg, ovvero cd di materiale non ufficiale (in massima parte concerti dal vivo dalla varia qualità audio). Una volta spedite le prime copie (la stampa è sempre di pochissime centinaia di esemplari venduti a prezzi esorbitanti) in brevissimo tempo il concerto in questione viene caricato sui siti specializzati in registrazioni dal vivo per la felicità degli appassionati come noi, e non solo i file vengono scaricati dai fan ma anche da altre case discografiche minori che si occupano di bootleg che a loro volta stamperanno copie economiche del concerto in questione. Chiaro che la Empress Valley cerca così di guadagnare più che può spezzettando la registrazione in questione: dapprima un singolo su cd (un solo pezzo, STH), poi un secondo singolo (Friends), ora questo doppio cd contenente la metà del concerto… probabilmente nel prossimo futuro farà uscire la seconda parte, poi lo show completo, quindi (in caso la abbiano) la versione stereo e così via.

Per noi fan è frustrante, ma non dobbiamo perdere di vista il godimento che anche una uscita incompleta come questa riesce a darci. E che razza godimento!

La registrazione di cui parliamo come detto è stata arricchita – rispetto al doppio cd uscito qualche giorno fa – dei due singoli pubblicati precedentemente.

 

Questa la scaletta del concerto. In neretto i pezzi disponibili della fonte soundboard.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

Questi i pezzi contenuti nei due cd:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

Mi sono messo ad ascoltare questo concerto un prima volta senza troppa convinzione. Ero di cattivo umore e poco concentrato. La prima impressione non è stata granché, forse le aspettative di questi ultimi decenni hanno giocato un brutto scherzo o forse ero davvero io a non essere nel mood giusto per affrontare questo bootleg. Sì, sentivo che la qualità era ottima, che i LZ del 1971 erano grandi (ma questo lo sapevo già), ma il tutto mi sembrava un po’ freddo, forse perché in una registrazione soundboard il pubblico è in secondo piano a maggior ragione con i giapponesi di solito sempre rispettosi e riservati; ma poi l’ho ripreso in mano una seconda volta, mi sono versato due dita di southern comfort, mi sono messo nella mia comfort zone, ho posizionate la manopola del volume sul settaggio “play it loud”, ho pigiato il tasto play e poco dopo ho esclamato (come avrebbe fatto il mio amico Picca) “senti mo’ che rumba!”

Nell’introduzione di sente Bonham urlare “louder!” più volte, chiede (anzi, ordina) che la batteria si senta di più in spia, poi dà il quattro e si parte. Immigrant Song è potente. Robert è leggermente titubante nel lanciarsi nell’urlo iniziale, ma come diciamo ogni volta iniziare a freddo (Robert evitava ogni sorta di riscaldamento vocale) con un pezzo del genere è da incoscienti. La qualità del suono è ottima, ben bilanciata. Il sound della chitarra è distorto ma pulito, sembra un ossimoro ma è così ed è bellissimo ascoltare il suono puro dell’amplificatore e della Gibson Les Paul senza effetti di sorta. Heartbreaker è ottima. La sezione dedicata all’assolo di chitarra accompagnato (prima della ultima strofa) è come spesso accade, impetuoso. Page che scioglie le briglie, Bonham e Jones scatenati. Ah!

Senza le chiacchiere di Plant tra un brano e l’altro l’atmosfera sembra quantomeno strana, ma lo spirito del rock che pervade le performance di ogni singolo pezzo compensa il tutto. Since I’ve Been Loving You è magnifica. La mia versione preferita è quella ancor più drammatica del 1973, ma anche questa del 1971 è superba. Jones è al piano durante la prima strofa ma poi passa all’organo, l’effetto è curioso. Bonham si trattiene a fatica, è irruente ed è bellissimo seguirlo nelle sue figure ritmiche, ma è tutto il gruppo ad essere ispirato, eccitato e di buon umore.

Introduzione più lunga del solito (passano più di due minuti prima che entri Plant) per Dazed And Confused, pezzo che è ancora in evoluzione (il giro di accordi al minuto 5 dopo le due strofe iniziali ad esempio non sopravviverà negli anni a seguire). Il pubblico sembra ipnotizzato durante la sezione dell’archetto di violino. Tutti ascoltano in religioso silenzio, l’atmosfera ha del soprannaturale, questo momento sembra trascendere l’ordine naturale per sconfinare nel divino, in breve: Jimmy Page nei panni del Dark Lord. Al momento della entrata del gruppo Page indugia sul wah wah, per poi iniziare le sue usuali scorrerie sul riff ostinato e veloce tenuto da Jones e Bonham. La qualità audio è ottima, la chitarra, come detto, non troppo distorta, seguire l’impeto della solista è facile e in alcuni momenti ci si sente sotto ipnosi. Una sensazione bellissima.  Dopo il minuto 20:00 il gruppo segue Page in una improvvisazione superlativa dove si passa dall’hard rock funk a Pennies From Heaven, motivo popolare americano cantato da Plant su un giro di accordi melodico creato da Page. La capacità e la voglia dei LZ di improvvisare era davvero una meraviglia. Il mayhem metallico della sezione successiva riporta tutto nei canoni della tempesta elettrica zeppeliniana. Come accennato qui sopra, subito dopo l’ultima strofa è presente un taglio che speriamo verrà ricucito nelle prossime edizioni. Non so se ci sarà qualcuno di voi che si prenderà mezz’ora per ascoltare questo pezzo in cuffia a buon volume, così fosse non potrà fare altro che rimanere sbalordito e innamorarsi una volta di più di un gruppo rock fenomenale.

Benché Stairway To Heaven facesse parte della scaletta dei LZ già da marzo 1971, è bene ricordare che il IV album non sarebbe uscito che in novembre 1971 e che dunque il pezzo in questione fosse una assoluta novità per il pubblico. Stairway dunque non ha i riflessi magici tipici degli anni successivi, ma viene presentata in una versione quasi impeccabile e vicina a quella da studio (assolo a parte).

I Led Zeppelin erano così pazzi da aggiungere al volo alla scaletta pezzi come Friends, (quasi certamente) mai suonata dal vivo primo di allora e registrata in studio un anno prima. La versione data è improvvisata, con Jones al basso (invece che alle tastiere), ma è al contempo vibrante e convincente. Segue qualche secondo dedicato a Plant che accenna a Smoke Gets In Your Eyes e si passa a What Is And What Should Never Be, trasposizione efficace e sentita con un Bonham e un Plant fenomenali.

A Moby Dick (cut) sono dedicati solo 10 minuti a causa dei tagli fatti dalla Empress Valley. Communication Breakdown invece dura quasi 8 minuti e, se mi si consente un po’ di iper aggettivazione, direi che sia una versione da strappamutande, torrenziale e selvaggia. I primi 20 secondi sono dedicati ad una introduzione ritmica improvvisata, si passa quindi all’hard rock dissoluto e totalizzante dei LZ. Il rientro tra il primo ritornello e la seconda strofa (minuto 0:58) è una meraviglia, questi intermezzi di hard rock funk tipici di Page (e che Bonham e Jones interpretano così bene) sono dei piccoli momenti di grandezza assoluta.  L’assolo di chitarra è lungo, assolo che va poi a sciogliersi in un altro intermezzo funk. Plant duetta col pubblico mentre i tre musicisti interagiscono su trame ritmiche seducenti. Poi di nuovo Page in assolo su stacchi ritmici inventati al momento. Ragazzi che spettacolo!

Rock and Roll chiude il cd. Interpretazione ancora work in progress (come detto il IV album non era ancora uscito) ma molto aggressiva e compatta. La convinzione con cui Bonham picchia sul piatto nell’ultimissimo colpo di batteria la dice lunga sul testosterone in circolo in quei giorni.

Non appena il resto della registrazione soundboard del concerto verrà pubblicato, questo diventerà uno dei grandissimi album dal vivo NON UFFICIALI da avere. Sia chiaro, ci sono sbavature e imperfezioni, ma il bello del rock è questo, quando il “trasporto” prende il sopravvento e si raggiungono vette così alte, tutto il resto non conta.

Jimmy Page possiede i multitraccia di 4 delle 5 date giapponesi del 1971, non capisco cosa aspetti a fare uscire la sua versione di “Alla Conquista Dell’Est” (How The East Was Won insomma”). Se questo soundboard mono “suona” così bene, immaginiamoci cosa potrebbe essere la versione stereo con missaggio professionale.

Quando i Led Zeppelin erano i Led Zeppelin!

 

(broken) ENGLISH

Led Zeppelin – 1971.09.29, Osaka, Festival Hall “How The East Was Won” (EVSD 1056/1057 + 2 promo singles) – soundboard master

Here it is the soundboard of Osaka 929 (as the enthusiast confidentially call this legendary concert), a date that everyone has always considered special whose live recording available until now was an audience (taken from the public). For years, lustrums, decades we have fantasized of being able to hear this great concert in soundboard quality, and now finally here it is; after a couple of “teasers” (Stairway and Friends) published as singles in the last few months, now Empress Valley Supreme Disc (the famous bootleg label)  releases Osaka’s second date in 1971 on the unofficial market. Given the times in which within a few minutes everything is immediately available for free on the internet, it does so in a debatable way, let’s see why:

  • the concert is not complete (11 pieces out of 19)
  • some pieces are cut, for example Dazed And Confused (at minute 27.40 has a cut of about 3 minutes) and Moby Dick (whose cuts are rather coarse)
  • “plantations” are missing (Plant’s words between songs)
  • the concert is mono

From a certain point of view we can somehow try to understand the behavior of the Empress Valley, which we remember is a label that produces only bootlegs, cds of unofficial material (mostly live concerts of various audio quality). Once the first copies have been sent (the print run is always a few hundred copies sold at exorbitant prices) in a very short time the concert in question is uploaded on specialized sites in live recordings for the happiness of fans like us, but the files are downloaded not only by fans but also by other minor record companies that deal with bootlegs that in turn will print economic copies of the show. Given that, Empress Valley tries to earn the maximun by releasing a not complete recording of the show in question: first a single cd (one song, STH), then a second single (Friends), now this double Cd containing half of the concert … probably in the near future it will release the second part, then the complete show, then (if they have it) the stereo version and so on.

For us fans it is frustrating, but we must not lose sight of the enjoyment that even an incomplete output like this can give us. And what a pleasure it is!

The recording of which we speak today has been enriched – compared to the double cd released a few days ago – of the two singles published previously.

This is the set list of the concert. Available tracks of the soundboard source in black.

01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
05 Black Dog (not released)
06 Dazed and Confused
07 Stairway to Heaven (from the cd single)
08 Celebration Day (not released)
09 That’s the Way (not released)
10 Going to California (not released)
11 Tangerine (not released)
12 Friends (from the cd single)
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
16 Whole Lotta Love (not released)
17 Communication Breakdown
18 Organ Solo (not released)
19 Thank You (not released)
20 Rock and Roll

These are the songs contained on the two CDs:

Disc 1:
01 Introduction
02 Immigrant Song
03 Heartbreaker
04 Since Ive Been Loving You
06 Dazed and Confused

Disc 2:
07 Stairway to Heaven
12 Friends
13 Smoke Gets in Your Eyes
14 What Is and What Should Never Be
15 Moby Dick (cut)
17 Communication Breakdown
20 Rock and Roll

I started listening to this concert for the first time without much conviction. I was in a bad mood and not very concentrated. The first impression was not much, perhaps the expectations of these last few decades have played a bad joke or maybe I really was not in the right mood to tackle this bootleg. Yes, I felt that the quality was excellent, that the LZ of 1971 were great (but I already knew this), but it all seemed a bit cold, perhaps because in a soundboard recording the audience is in the background plus we know that the japanese audience is usually more respectful and discreet than others; but then I picked it up a second time, I poured two fingers of Southern Comfort in a glass, I put myself in my comfort zone, I placed the volume knob on the “play it loud” setting, I pressed the play button and little after I exclaimed (as my friend Picca would have done) “now, feel that rumba!”

In the introduction we hear Bonham screaming “louder!” several times, he asks (or rather, he orders) for more drums on the monitors, then he counts four and the show begins. Immigrant Song is powerful. Robert is slightly hesitant in throwing himself into the initial scream, but as we say every time starting (Robert was famous for avoiding any sort of vocal warmup) with a piece like that it’s folly. The sound quality is excellent, well balanced. The sound of the guitar is distorted but clean, it sounds like an oxymoron, but that’s how it is and it’s great to listen to the pure sound of the guitar amplifier and the Gibson Les Paul with no effect whatsoever. Heartbreaker is excellent. The section dedicated to the accompanied guitar solo (before the last verse) is as often happens, impetuous. Page runs rampant, Bonham and Jones unbridled. Ah!

Without Plant’s talk between the songs, the atmosphere seems at least strange, but the spirit of rock that pervades the performance of each piece compensates for everything. Since I’ve Been Loving You is magnificent. My favorite version is the 1973 more dramatic one, but even this one of 1971 is superb. Jones is on the piano during the first verse but then he shifts to the organ, the effect is curious. Bonham never holds back, he is fierce and it is wonderful to follow him in his rhythmic figures, but in the end it is the whole group that is inspired, excited and in a good mood.

There is a introduction longer than usual (more than two minutes before Plant starts to sing) for Dazed And Confused, a piece that is still evolving (the chords at minute 05:00 after the two initial verses, for example, did not survive in the following years) . The audience seems hypnotized during the violin bow section. Everyone listens in religious silence, the atmosphere has some supernatura feel, this moment seems to transcend the natural order to encroach on the divine, in short: Jimmy Page in the role of the Dark Lord. When the group enters again Page lingers on the wah wah and then he starts his usual raids on the stubborn and fast riff held by Jones and Bonham. The sound quality is again excellent, the guitar as said is not too distorted, to follow the impetus of the solo is easy and in some moments you feel under hypnosis. A beautiful feeling. After the minute 20:00 the group follows Page into a superlative improvisation where they go from the hard rock funk to Pennies From Heaven, a popular American motif sung by Plant on a tune of melodic chords created by Page. The ability and the desire of the LZ to improvise was absolutely a marvel. The metallic mayhem of the next section bring back everything in the canons of the Zeppelinian electric storm. As mentioned above immediately after the last verse there is a cut that we hope will be sewn up in the next editions. I do not know if there will be any of you who will take half an hour to listen to this piece with headphones at good volume, in that case you’ll notice you can’t help falling in love once more with this phenomenal rock band.

Although Stairway To Heaven was part of the set list as early as March 1971, it is good to remember that the IV album would not have come out until November 1971 and that the piece in question was therefore an absolute novelty for the public. Stairway does not have the magical reflections typical of the following years rendition, but is presented in an almost impeccable and close to the studio version (except for the solo).

Led Zeppelin were so crazy to add tunes like Friends to the setlist on the spot, they possibly never played it live before. The given version is improvised, with Jones on bass (instead of keyboards), but at the same time it is vibrant and convincing. Then we have few seconds dedicated to Plant, he sings the very first words of Smoke Gets In Your Eyes and after that What Is And What Should Never Be follows; it’s an effective and heartfelt transposition with Bonham and Plant being just phenomenal.

Moby Dick is only 10 minutes due to the cut. Communication Breakdown instead lasts almost 8 minutes and, if you allow me a bit ‘hyper-adjectival, I would say it is a “strappamutande” (tear off my panties)”, torrential and wild version. The first 20 seconds are dedicated to an improvised rhythmic introduction, then we move on to the dissolute and all-encompassing hard rock of  LZ. The interlude between the first refrain and the second verse (minute 0:58) is a marvel, these hard rock funk link typical of Page (and that Bonham and Jones interpret so well) are little moments of absolute magnitude. The guitar solo is a long one, a solo that then goes on to melt into another funk intermezzo. Plant duets with the audience while the three musicians interact on seductive rhythmic plots. Then Page play a solo again on improvised rhythmic chops .Oh boy, what a show!

Rock and Roll closes the cd.  The rendition is still a work in progress (as mentioned the IV album was not out yet at the time) but it is very aggressive and compact. The confidence with which Bonham hits the cymbal and the drums in the very last stroke tells us about the testosterone in circulation in those days.

As soon as the rest of the concert’s soundboard recording is released, it will become one of the biggest non-official live albums ever. I make it clear, there are smudges and imperfections, but the beauty of rock is this, when the “transport” takes over and you reach such high peaks, everything else does not count.

Jimmy Page should release  his version of “How The East Was Won “… If this mono soundboard sounds like this well, let’s imagine what could be the stereo version with a professional mix.

When Led Zeppelin were Led Zeppelin!

Chris Salewicz “JIMMY PAGE – The Definitive Biography” (2018 Harper Collins Publishers)

11 Set

ITALIANO

Chris Salewicz “JIMMY PAGE – The Definitive Biography” (2018 Harper Collins Publishers) – TTTT

Non credo che questa sia la biografia definitiva come riportato sulla prima di copertina, ma credo che sia comunque una lettura essenziale per il fan navigato. Salewicz sceglie di approfondire gli aspetti meno romantici della vita di Jimmy Page e della saga dei LZ e di analizzare la cruda realtà che fu. Ci si addentra nelle tenebre e da esse fuoriescono resoconti piuttosto forti dove violenza, aggressività, uso di droghe pesanti e occultismo sono onnipresenti.

Alcuni fan non gradiranno questo approccio, concordo con loro che i Led Zeppelin sono stati anche altro, ma di sicuro sono stati anche quello raccontato in queste pagine.

Personalmente preferisco guardare le cose dalla prospettiva più ampia possibile e dunque ho letto questo libro con passione.

L’inglese non è la mia lingua madre, ma mi pare che il libro sia scritto molto bene e questo per me è fondamentale.

Salewicz ha fatto un buon lavoro, si è documentato bene e, avendo intervistato Page più volte, può dire di aver toccato con mano il soggetto di cui parla. Vi sono alcuni errori, errori che per fan come noi sembrano grossolani, ma immagino siano fisiologici. L’autore poi non ha evidentemente la conoscenza delle live recordings che abbiamo noi appassionati, certi giudizi non sono conformi alla realtà, ma in generale Salewicz se la cava egregiamente.

Sono riportate alcune notizie che non sapevo e che mi hanno sorpreso. Un paio di esempi: il matrimonio dei genitori di Page finì nella metà degli anni sessanta, quando si  scoprì che il padre di Page viveva una seconda vita e si era costruito una seconda famiglia. Fu Jackie DeShannon ad iniziare Page al sesso fatto di fruste e manette. A quanto dice l’autore l’uso massiccio di droghe fece la sua comparsa prima di quello che avevo sempre pensato.

Una biografia per essere definitiva deve mettere in campo tutti gli aspetti, qui paradossalmente la magnifica musica universale dei Led Zeppelin non viene affrontata con la dovuta forza, d’altra parte è vero che ci sono già talmente tanti volumi su Page e i Led Zeppelin che ha senso scegliere di approfondire sfumature specifiche.

Libro dunque per il fan con esperienza che già sa tutto della maestosità della musica e della narrazione epica di cui Page e dei Led Zeppelin sono intrisi, e che proprio per questo non ha paura di guardare l’abisso di perdizione in cui il Signore Oscuro si è crogiolato.

(Libro in edizione inglese).

(broken) ENGLISH

Chris Salewicz “JIMMY PAGE – The Definitive Biography” (2018 Harper Collins Publishers) – TTTT

I do not think that this is the definitive biography as reported on the front cover, but I think it is still an essential reading for the sailed fan. Salewicz chooses to deepen the less romantic aspects of the life of Jimmy Page and the saga of the LZ and to analyze the raw reality that once was. We enters the darkness and from them rather strong accounts where violence, aggression, use of heavy drugs and occultism are omnipresent come out.

Some fans will not like this approach, I agree with them that Led Zeppelin were also something else, but certainly they also were what is told in these pages.

Personally I prefer to look at things from the widest possible perspective and therefore I have read this book with passion.

English is not my mother tlanguage, but it seems to me that the book is very well written and this is fundamental to me.

Salewicz has done a good and well documented job, having interviewed Page few times he can say that he has “experienced” the subject of whom he speaks. There are some mistakes, mistakes that for fans like us are coarse, but I imagine they are physiological. The author then obviously has not the same knowledge of the live recordings that we have, certain judgments are not in accordance with reality, but in general Salewicz gets along well.

I did not know some anedoctes reported in the book. A couple of examples: the marriage of Page’s parents ended in the mid-sixties, when it was discovered that Page’s father lived a second life and built a second family. It was Jackie DeShannon who initiated Page on sex with whips and handcuffs. According to the author, heavy drugs appeared before what I had always thought.

A biography to be definitive must field all aspects, paradoxically here the magnificent universal music of Led Zeppelin is not addressed with due force, on the other hand it is true that there are already so many books on Page and Led Zeppelin that it has sense to choose to deepen specific nuances.

It’s a book therefore for the experienced fan who already knows all about the majesty of the music and the epic narration of which Page and Led Zeppelin are soaked, and that precisely for this reason is not afraid to look at the abyss of perdition in which the Dark Lord basked himself.

(English edition book).

 

Perchè Lester Bangs sbagliava riguardo i Led Zeppelin

8 Mag

La mia amica Zilly tramite messenger mi manda un link preso dalla rivista Rolling Stone. Trattasi della recensione che fece Lester Bangs nel 1970 di Led Zeppelin III.

https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/lester-bangs-e-la-famosa-recensione-di-led-zeppelin-iii/2018-04-30/

Ci scambiamo un paio di brevi messaggi.

Tim: “Sì, è una recensione storica. Ho stima e simpatia per Lester Bangs, una mio carissimo amico dice che io sono come lui. Inutile dire che per quanto riguarda i LZ si sbagliava, ma la sua furia a tratti iconoclasta era salutare per il Rock.”

Zilly: “Appena l’ho letta ti ho pensato… Non dubitavo la conoscessi, mi piace la tua analisi obiettiva anche se non condividi come me i contenuti. “

Pensavo tutto finisse lì, invece la mia worried mind (la mia mente tormentata insomma) ha iniziato a macinare le solite inezie che mi appesantiscono la vita.

Ho un rapporto conflittuale con Bangs. Ho sempre preferito Creem a Rolling Stone, a tal punto che già a suo tempo cercavo di farmeli arrivare dagli Stati Uniti. Di Bangs (e di Creem) mi piaceva l’irriverenza verso i gruppi rock che franavano verso il romanticume da strapazzo, ma certo non potevo condividere in pieno il suo atteggiamento votato quasi esclusivamente all’incensare l’essenza del rock and roll primordiale. Lo capivo, ma c’era troppo di buono in certi gruppi per liquidarli così, e poi io la furia primordiale del rock and roll a differenza sua la sentivo (e la sento) anche in gruppi tipo gli Emerson Lake & Palmer (e i Led Zeppelin ovviamente).

Capivo insomma le basi del suo ragionamento, ma ne mettevo in discussione la semplice equazione filosofica. L’amico che dice spesso che sono come lui è il nostro Polbi (Paolo Barone insomma). Durante le nostre conversazioni telefoniche sulla linee Borgo Massenzio/Detroit, affrontiamo sempre temi musicali e quando mi lascio trasportare dal fervore finisco per – a detta di Polbi – esprimere giudizi lucidi e senza compromessi in puro stile Lester Bangs. La cosa è curiosa visto che tra noi due sarebbe Polbi quello più vicino al senso del rock di Lester Bangs, alla fine che ne può sapere di rock primordiale uno che come me ascolta Bad Company e John Miles? Il fatto è che come spesso mi capita nella vita, ho un approccio bipolare verso la musica, coesistono dentro di me anime diverse come ho già scritto più volte. Ascoltando delinquenti come Robert Johnson, Muddy Waters, Chuck Berry, i Clash e i Damned qualcosa di primordiale dovrò pur capirne qualcosa anche io, no?

Rileggendo la recensione in questione perciò mi viene da confutare il pensiero di Lester.

Lester Bangs & LZ 1970

Qui Bangs si sofferma ovviamente sul terzo album e di rimando ai due precedenti. Quello che i LZ pubblicarono da lì in poi sarebbe sufficiente per smontare le sue teorie, ma io sono convinto che anche nei primi tre album ci siano motivi per controbattere.

Se vogliamo, da un lato possiamo riconoscere l’aspetto sguaiato dei primi LZ, aspetto che ha portato Lester Bangs a scrivere queste cose, il mensile Rolling Stones a massacrare anche i primi due album e Jim Morrison a dichiarare che i LZ proprio non gli andavano giù. I LZ arrivano un anno e mezzo dopo la summer of love e anticipano il tenore degli anni settanta. L’esplosione sonora che portano nel rock spazza via le proposte audio dei loro predecessori (Cream, Iron Butterfly, Jeff Beck Group e persino la Jimi Hendrix Experience). Un suono come quello nella musica rock non si era mai sentito. Questo naturalmente è in netto contrasto con la psichedelia americana del 1967, le chitarre acustiche della west coast, i riflessi intellettuali della musica di San Francisco (musica tra l’altro amata molto da Page e Plant).

Robert Plant nei primi due dischi canta spingendo la sua estensione al massimo e lo fa rigurgitando spesso testi e concetti che in massima parte provengono dalla grande tradizione blues nera. Uniamo questo ad una sezione ritmica imponente e una chitarra che sembra principalmente ricamare riff di blues pesante e il gioco è fatto, almeno per chi si ferma alla superficie senza scendere nel dettaglio.

Sì perché tra tutta la grossolanità di modi di cui parla Bangs, c’è una eleganza che non capisco come sia potuta sfuggirgli.

Diamo per buono che il cantato sopra le righe di Plant, i testi e il riverbero metallico dei primi due album risultino un po’ rozzi e indigesti per i critici un po’ snob e intellettuali, ma come la mettiamo con le prove strumentali, il tocco, il senso e la delicatezza intrinseca a tutto quel fragore? Stessimo parlando di certe altre band dedite all’hard rock più o meno dello stesso periodo capirei, ma i LZ?

Ora, sicuro, io sono un fan del gruppo, magari filtro il giudizio in maniera edulcorata, ma mi sembra che ci sia parecchia sensibilità nella musica dei LZ. Certo, l’aspetto viscerale è forse preponderante in quei primi album ma ripeto, la finezza, la bellezza e il groove di certe parti musicali andava considerata con eguale importanza.

Citando anche solo l’arrangiamento di Bigly (Babe I’m Gonna leave You insomma) siamo già pronti a rigettare le tesi di Lester. Se lo si mette a confronto con le versioni  antecedenti di Ann Brendon o Joan Baez non si può che prendere atto che i LZ portarono il brano a livelli inimmaginabili. Sensibilità, sofferenza, dolcezza sono incapsulate nel cantato di Plant e nell’arpeggio di Page.

Il ricamo celtico di Black Mountain Side (alias Black Water Side) accompagnato dalle tabla non è sintomo di sensibilità diverse?

Certo, poi ci sono You Shook Me e Communication Breakdown, ma anche il ritmico procedere che sembra galleggiare di I Can’t Quit You Baby, l’andamento pulsante e dinamico di How Many More Times e l’organo di Your Time is Gonna Come. Aspetti che andavano colti per riuscire a produrre un giudizio completo.

Passiamo a Led Zeppelin II. In Whole Lotta Love Plant simula orgasmi e canta ti sto per dare ogni centimetro del mio amore”, crude metafore che se cantate da bluesman neri in un juke joint del Mississippi negli anni trenta o quaranta del secolo scorso hanno valenza positiva, ma se amplificate dallo stridore delle chitarre elettriche moderne assumono contorni grezzi. Però come si può non apprezzare la nuova dimensione sonora (siamo nel 1969), la sfrontatezza, la dinamica del riff, la prova del gruppo? Come si può passare sopra ad un assolo di chitarra diventato poi iconico? Non sono anche questi elementi per valutare un gruppo, per soppesarne pregi e difetti?

I sussurri di What Is And What Should Be dove li mettiamo? E il lavoro di basso di The Lemon Song? Capisco che quello che passa sia la struttura di Killing Floor e il testo di Travelling Riverside Blues di Robert Johnson (Plant ne canta la parte dove dice più o meno “spremi il mio limone fino a che il succo non mi scenda lungo la gamba“) ma il pezzo contiene la migliore performance di basso in contesto (hard) rock/blues di sempre. Quello che John Paul Jones suona è pieno di sensibilità, gusto, intelligenza artistica. Quello che fa nella parte meno intensa del brano è puro umanesimo bassistico.  Evidentemente è molto più semplice soffermarsi sulle forme più apparenti. Per me Bangs commette lo stesso “schifo” che imputa ai LZ, alla fine la sua è una recensione rozza, non scende nei dettagli, non valuta nel complesso e si ferma alla superficie.

Ancora, e Thank You? Il testo non sarà forse degno del miglior Dylan, ma quell’organo che avvolge tutto e le aperture melodiche, non sottintendono emotività diverse? Il lavoro di chitarra acustica e di basso in Ramble On, insieme al cantato, non è un quadretto suggestivo, particolare e ben scritto? Tralascio i brani più in “stile Zeppelin” proprio per far emergere che c’era parecchio altro oltre lo “stile Zeppelin” tanto bistrattato da LB.

E in senso generale, le doti tecniche dei quattro componenti del gruppo, la loro capacità di metterle a servizio dell’alchemia musicale non hanno valore?

Per Led Zeppelin III Bangs scrive del “totale anonimato della maggior parte dei pezzi”. Io fatico a comprendere, soprattutto se vado a vedere i pezzi dei gruppi che piacevano a lui. Ora, sappiamo che ad ognuno di noi piacciono cose che magari ad altri proprio non dicono niente, ma se si è un critico musicale di una certa rilevanza, occorre provare diverse prospettive, occorre cercare di analizzare tutti gli aspetti della musica di cui si sta per parlare.

Lo sferragliare di Immigrant Song potrà apparire sgradevole ai più, ma non è il pezzo perfetto per descrivere le incursioni vikinghe?

Di Friends scrive “ha una buona base acustica un po’ amara, ma ci rinuncia dando tutto ai respiri striduli e monotoni di Plant. Rob, ascolta Iggy e gli Stooges”. Rob ascolta Iggy e gli Stooges”? Per Bafometto, ma cosa c’entrano Iggy e gli Stooges? James Newell Osterberg Jr. era un cantante a cui RP avrebbe dovuto ispirarsi? Il crudo rock monodimensionale degli Stooges doveva essere una sorta di template per i LZ? Suvvia! Come tutti noi, Lester Bangs era reso cieco dai suoi gusti personali. La grandezza dei LZ sta anche nell’aver esplorato dimensioni diverse, magari con risultati alterni, ma la loro strada era fare musica ampia.

Secondo Bangs Since I’Ve Been Loving You “rappresenta invece la quota obbligatoria della lentissima e letalmente noiosa jam blues da sette minuti”, anche qui non si capisce di cosa scriva. Sibly è sì un blues lento e in minore, ma lo si può descrivere come la solita jam session blues? I tre accordi di base del blues I, IV, V (in questo caso Do-, Fa-, Sol-) sono arricchiti di parti aggiuntive e altri accordi particolari che risulta quasi comico leggere il commento di Bangs. Il gruppo la suona live in studio con Jones contemporaneamente all’organo e alla pedaliera basso, mettendo su nastro uno dei più bei blues bianchi mai scritti. Sarò anche un fan, ma se questa è la solita e noiosa jam session basata su un giro di blues, quelle dei Grateful Dead e degli Allman cosa sono? Intendiamoci, siamo d’accordo, il blues va interpretato a dovere, va sentito (to feel), se lo si scrive e lo si suona bisogna mettere in campo il fondo di malinconia ancestrale che l’essere umano si porta ndentro, sono il primo a non sopportare il blues vissuto come esercizietto per musicisti bianchi (e talvolta neri) che si appropriano solo della forma, ma mi pare chiarissimo che questo non sia proprio il caso dei Led Zeppelin.

Seguono poi 5 pezzi acustici. Gallows Pole, un traditional che risale al 1600, Tangerine (restyling di un agrodolce motivetto proveniente dagli Yardbirds), That’s The Way, Bron Yr Aur Stomp e Hats Off To Roy Harper. A parte l’ultima che è siparietto non esattamente riuscito riguardante il vecchio blues dei primi decenni del secolo passato, gli altri sono momenti di estrema gradevolezza. In primis, che un gruppo Hard Rock o Heavy Blues sterzi in maniera così decisa verso situazioni acustiche e differenti con risultati ragguardevoli non è cosa da tutti i giorni. E’ vero che per That’s The Way Bangs finalmente scrive:

” è la loro prima canzone ad avermi sinceramente commosso. Mi venisse un colpo, è stupenda. Sopra un semplice e comunissimo riff acustico, Plant descrive una toccante immagine di due ragazzini che non possono più giocare insieme. I parenti e i pari di uno di questi disapprovano l’altro per via dei suoi capelli lunghi e perché viene dalla parte oscura della città. Per una volta, la voce qui è controllata. Anzi, l’intonazione della voce di Plant è lamentosamente soave come nelle migliori ballad dei Rascals. E un drone modulato elettronicamente ronza cupo nel sottofondo come le chiatte malinconiche di un porto mentre le parole cadono soffici come neve: “And yesterday I saw you standing by the river / I read those tears that filled your eyes / And all the fish that lay in dirty water dying / Had they got you hypnotized?” Bello e strano abbastanza, cari Zeppelin. Come disse Chuck Berry eoni fa, “ti mostra ciò di cui non ti accorgi mai”.

però a me sembra riduttivo. Nel suo complesso LZ III è un album vario, coraggioso, suonato bene, ricco, coinvolgente, delicato e inteso allo tempo stesso. Uno degli album rock importanti, uno di quelli da avere, qualsiasi sia la tua predisposizione.

Fatico a capire inoltre come gli sia sfuggita la presenza di gente come John Bonham (il miglior batterista rock di sempre, ormai è cosa nota, ) e John Paul Jones, musicista/arrangiatore/polistrumentista di statura elevatissima.

I LZ non hanno certo bisogno di essere difesi, ma il rock – checché io ne dica – è ancora una faccenda maledettamente importante per me, impossibile rimanere impassibile (scusate il pasticcio, voluto) davanti a certe stupidaggini anche se scritte da uno come lui.

 

 

 

 

 

 

STAIRWAY TO HEAVEN soundboard Osaka 29/09/1971

31 Mar
First time Stairway To Heaven is released in real soundboard from legendary show in Osaka Festival Hall on 29 sept 1971.

LZ Osaka sept 1971

It’s just a teaser (not complete version with various edits) but it’s a gas anyway.
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Other recently released Osaka sept 1971 28&29 tracks:

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Riflessioni sulle possibili uscite in vista del 50° anniversario dei LED ZEPPELIN

25 Feb

Questa estate cadrà il 50esimo anniversario della formazione dei Led Zeppelin, uno dei pochi veri grandi gruppi rock, e ci si aspetta una serie di iniziative e di uscite. Jimmy Page e Robert Plant nelle loro recenti dichiarazioni hanno lasciato intendere che verranno pubblicate un po’ di cose. Vediamo con qualche azzardo di valutare alcune ipotesi.

Prima però segnaliamo l’uscita del remaster di How TheWest Was Won, il live del giugno 1972 pubblicato nel 2003, nei negozi il prossimo mese. Mi chiedo a cosa serva fare una rimasterizzazione di un live pubblicato per la prima volta nel 2003, dunque già masterizzato a dovere. D’accordo che si sia voluto metter in circolazione anche il vinile, ma l’operazione mi sembra davvero inutile. Questa uscita va vissuta come il prosieguo della campagna di ristampe di questi ultimi 4 anni.

Sappiamo per certo che per la ricorrenza in questione uscirà un libro fotografico ufficiale. L’interesse da parte mia per questo genere di cose è quasi nullo, ma immagino ci siano collezionisti pronti ad acquistarne ogni edizione. Quello che mi interessa davvero sono registrazioni  – live e non – del gruppo negli anni 1968-1980.

Il problema è che per pubblicare un live album con una ottima qualità sonora servono nastri multitraccia, registrazioni effettuate appositamente con equipaggiamento professionale (con un 24 piste ad esempio), dove tutti gli strumenti sono messi su nastro su piste separate in modo da poterle mixare (miscelare e livellare insomma) a seconda del bisogno. Molta gente non si rende conto di questa cosa, tutti pensano che ci sia una infinità di date registrate, ma la realtà è che – negli anni settanta – era impegnativo e dispendioso organizzare registrazioni multitraccia, dunque i nastri disponibili per uscite di album live altamente professionali sono pochissimi. Oggi basta un computer collegato al mixer, ma allora servivano uno studio mobile e attrezzature varie.

Columbia Records Console in the 70’s

Rolling Stones Mobile Studio 1975

Registrazioni multitraccia esistenti del gruppo dovrebbero essere le seguenti: Royal Albert Hall 1970, BBC session 1969-1971, Giappone settembre 1971, Los Angeles e Long Beach 1972, Southampton gennaio 1973, New York 27-28-29 luglio 1973, Earl’s Court 23-24-25 maggio 1975, Knebworth 1979, probabilmente anche New York 12 febbraio 1975 e forse Perth 1972

Jimmy Page non vuole che eventuali nuovi dischi dal vivo siano – in termini di scaletta – simili a quelli già pubblicati ufficialmente, questo penalizza parecchio. Vediamo dunque un po’ di fare qualche riflessione anno per anno.

1968/69: a parte le BBC session e le apparizioni televisive non esiste altro di ufficiale La testimonianza bootleg con data più vecchia è quella di Spokane 30 dicembre 1968. Se il gruppo per qualche motivo avesse a disposizione registrazioni live del 1968 e 1969 e le pubblicasse sarebbe di certo una novità. Anche qui però occorre dire una cosa, soprattutto nei primi mesi il gruppo si cimentò in cover (molto interessanti), e non credo che Page – nel caso – vorrebbe pagare royalty ad autori esterni al gruppo (ricordo che il medley di Whole Lotta Love del concerto del 1971 pubblicato nelle BBC session fu tagliato proprio per questo motivo).

Led Zeppelin – First U.S. Tour – Thee Image – February 15, 1969

1970: Buona parte del concerto del 9/1/1970 alla Royal Albert Hall è stato già stato pubblicato sul DVD ufficiale uscito nel 2003. L’unica speranza è che esista una registrazione multitraccia di una delle date di fine tour (settembre).

1971: La Warner giapponese registrò le date (almeno 5) del tour nella terra del sol levante nel settembre 1971. Page ha in mano questi nastri ma sembra restio a volerli pubblicare, la qualità audio non sembra sia stellare e la scaletta tutto sommato è simile al concerto della BBC del 1971 e a How The West Was Won.

1972: How The West Was Won è costruito sulle due date fatte in California nel 1972. Magari in futuro potrebbe uscire un cofanetto con le due date complete (visto la grandezza delle performance) ma per ora il 1972 è coperto. Il mio amico Amduscia mi ricorda che si dice che potrebbe esistere anche il multitraccia di Perth.

1973: Southampton 1973 immagino non abbia grandi speranze di vedere la luce per vari motivi: il 1973 è già documentao da The Song Remains The Same, non è una data speciale in termini di prestazioni di Page and Plant, esiste già un bootleg di qualità audio eccellente (che potrebbe in realtà essere un rough mix pro). Le tre date di New York del 1973 sono state per anni la fonte dell’unico live dei LZ., Nel 2007 è uscito un remaster che ha scontentato praticamente tutti. Page potrebbe avere in mente di porvi rimedio pubblicando un box set con il meglio delle tre date in versoine expanded, per noi cresciuti con l’album dal vivo ufficiale (The Song Remnains The Same appunto) sarebbe un avvenimento.

1975: Delle cinque date di Earls Court del maggio 1975 ne furono registrate tre: 23, 24 e 25. Quella del 23 è inutilizzabile per il mancato funzionamento del microfono posizionato davanti alla grancassa della batteria, le altre due sono state in parte utilizzate per il DVD ma non credo che Plant accetterà di pubblicare altro materiale, il 1975 è il suo anno maledetto per quanto riguarda i problemi di voce, ne abbiamo parlato spesso qui sul blog. Lo stesso discorso vale per NY 1975 (sempre che esistano davvero i multitraccia) di cui comunque esiste un bootleg soundboard (alcuni parlano addirittura sia un rough mix professionale) di ottima qualità audio. Però è certo che il 1975 potrebbe essere uno degli anni che il gruppo vorrebbe vedere rappresentato.

1977: Stesso discorso per il 1977, la scaletta dei pezzi è molto varia, e sarebbe super avere una registrazione professionale, ma è davvero possibile che un concerto sia stato registrato professionalmente? E in caso, sarebbe davvero utilizzabile visti i problemi di Page? Si trattasse di una delle 6 date di Los Angeles di giugno sarebbe fantastico ma nel resto del tour Page – come sappiamo – non fu sempre all’altezza della sua fama.

1979: lo diciamo spesso su questo blog, Page fu quello dell’immaginario collettivo sino alle tre date finali del tour del 1973 (quelle di cui parliamo qui sopra), gli anni successivi lo hanno visto implodere come chitarrista. Sostanze chimiche pesanti, edonismo, accidia e mega successo planetario gli impedirono di essere l’incredibile, stratosferico, cosmico chitarrista dei primi cinque anni. I tour post 1973 sono spesso corrotti da sue prestazioni mediocri e discutibili, non è automatico dunque pensare di vedere pubblicati concerti tipo Knebworth. Sarebbe una ventata di freschezza vista la scaletta, ma non è che le due date siano granché. La prima non è malaccio ma la seconda è praticamente inutilizzabile viste le prove di Page. E’ stato comunque pubblicato qualcosa sul DVD del 2003, lavorando in studio, tagliando e cucendo potrebbe uscire qualcosa di passabile. Il mio desiderio sarebbe quello di vedere pubblicato un sunto delle due date di Copenhagen del luglio 1979 (le due date warm up in cui il gruppo suonò meglio delle due date di agosto di Knebworth) ma temo che pensare che siano state registrate professionalmente siano solo congetture fine a se stesse.

LZ 1979 photo session

1980: non credo che esistano registrazioni multitraccia del tour europeo, tour con cui si chiuse la avventura live dei LZ. E poi, anche se  esistessero, non sarebbero utilizzabili, Page era la pallidissima ombra del gran chitarrista che era.

Rimangono altre opzioni:

  • un live cronologico, vecchia idea di Page risalente alla fine degli anni settanta.  Prendendo pezzetti qui e là si potrebbe imbastire un live vario e interessante.
  • album di inediti. Il mio sogno! Alcuni pezzi lasciati fuori in origine dagli album pubblicati vennero inseriti in Physical Graffiti e in Coda, ma esistono altre tracce, altri pezzi inediti che il gruppo potrebbe accettare di pubblicare.

Vanno presi in considerazione infine un paio di ulteriori problemi:

  • il curatore sarà Jimmy Page e questo non è un bene. Come scriviamo sempre, questo tipo di pubblicazioni non andrebbero fatte gestire dagli artisti stessi, perché non hanno idea di cosa interessi davvero ai fan e di come svolgere il lavoro di archivio in modo appropriato. Detto questo, l’importante è che un po’ di materiale esca, e pazienza se gli edit di Page faranno innervosire.
  • Page, Plant e Jones non vanno d’accordo. Il loro rapporto è pessimo. Noi pensiamo che i membri dei gruppi siano tutti amici e vivano in armonia, ma non è così. Il rapporto è professionale e business oriented. Nient’altro. E non è Page ad essere il peggiore, Plant e Jones sono sullo stesso livello. Sono uno dei pochissimi gruppi a non avere bisogno di soldi (beh in realtà Jones qualche problema lo ha avuto), ma è indubbio che nuove entrate non facciano schifo a nessuno e con la casa discografica dietro che spinge qualcosa di sicuro vedremo.

Concerti dal vivo? Qualcuno crede ancora che Page tornerà a suonare la chitarra? Sono certo però che abbiano discusso anche la possibiltà di fare una data celebrativa, tipo quella alla O2 Arena di quasi undici fa, ma con i soliti no, sì, ma di Plant e l’incapacità di Page ad applicarsi sulla chitarra la vedo dura.

Vedremo un po’ come si svilupperà la faccenda, nel frattempo teniamo d’occhio anche le nuove uscite bootleg. La Empress Valley Supreme Disc ha appena pubblicato un nuovo teaser, ovvero la versione soundboard di Immigrant Song del concerto (quantomeno mitologico per il mondo dei fan dei LZ) del 29 settembre 1971. E’ la prima volta che si ha testimonianza soundboard (registrazione stereo presa direttamente dal mixer durante il concerto) del concerto in questione.

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Quasi due anni fa uscì il teaser di Black Dog dal concerto del giorno precedente. Se l’Empress Valley avrà davvero il fegato di far uscire queste registrazioni, il 2018 sarà un gran anno per i fan dei Led Zeppeli, comunque vada.

https://timtirelli.com/2016/07/23/news-led-zeppelin-osaka-2891971-for-the-first-time-in-full-soundboard/

Led Zeppelin 1979