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GRAZIANO ROMANI “Yes I’m MISTER NO” (Panini Comics 2014 – €12,90) – TTTT

27 Mag

Conosco Graziano da diversi lustri, entrambi viviamo nel bayou reggiano e anche se non ci incontriamo spesso, le antenne del blues captano i nostri rispettivi segnali in modo da rimanere più o meno aggiornati l’uno sull’altro. Dopo i capitoli del 2009 e del 2011 dedicati  a ZAGOR e a TEX, eccolo alle prese con MR NO, il fumetto bonelliano che, dopo KEN PARKER, forse ho amato di più. Ho comprato dunque volentieri il blister col CD e il mini fumetto (qualche pagina a colori dell’addio di MR NO) e se aggiungiamo poi il fatto che il tutto è pubblicato dalla PANINI, a cui sono legato da un cordone ombelicale che non si è mai spezzato, il piacere è ancora più intenso.

gRAZIANO rOMANI

La cosa sorprendente è che questo è un bel CD, sorprendente perché non è facile produrre dischi di qualità dopo 25 anni di carriera.

Graziano Romani

Graziano Romani

Graziano è un singer-songwriter che sta sul confine tra il rock e il genere “americana” come dicono gli inglesi, anche questo album ben di adatta a questo mix, magari spostandolo un po’ verso sud, verso Manaus. L’album si apre con YES I’M MR NO e così di getto ROMANI ci regala un altro dei suoi piccoli classici: tempo sostenuto, aria da rock americano, riff a cura dei fiati (di due ex Rocking Chairs…FRANCO BORGHI e MAX MARMIROLI), ritornello indovinato…

AMAZONAS HOTEL col flauto di MARMIROLI trasporta immdiatamente nell’America del sud; brano acustico, leggermente intimista ma cantato con la solita grinta da GRAZIANO.

ESSE ESSE è un rock and roll dedicato alla spalla di MR NO.

CACHACA GIRLS piacerà molto ai fan dei ROCKING CHAIRS, il pezzo infatti mette in evidenza l’organo di FRANCO BORGHI, e la riconoscibilissima chitarra del grande MEL PREVITE. L’assolo poì è cosi previtiano che non può che scappare un sorriso. Alla batteria un altro nome molto conosciuto qui in Emilia: Oscar Abelli.

Graziano Romani YES I M MR NO blister

Essendo un disco dedicato a MR NO è logico trovarci qualche cover di brani legati alla storia di JERRY DRAKE (Mr NO appunto). BODY AND SOUL, I’V GOT YOU UNDER MY SKIN, MY FUNNY VALENTINE, WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN. ROMANI se la cava bene, forse fatica un po’ in BODY AND SOUL, non è esattamente un cantante confidenziale seppur abile nell’affrontare  ballate. Alla chitarra ancora MEL, ABELLI alla batteria e LELE CAVALLI al basso. La stessa formazione è usata per UNDER MY SKIN, versione convincente, Graziano la fa sua senza problemi. Bel momento davvero. Sarà forse perché lo conosco bene, o  semplicemente perché è un gran chitarrista, ma sono sempre attento agli gli assoli di MEL (per non parlare del suo lavoro d’accompagnamento).

Mr No Graziano Romani

TRUST MYSELF e LOST PARADISE entrano di diritto nell’epica romaniana, stesso dicasi per SOUL TRAVELER (con un particolare assolo di chitarra di Erik Montanari), momento dedicato a SERGIO BONELLI, che ricordiamo creò il personaggio di MR NO nel 1975 sotto lo pseudonimo di GUIDO NOLITTA

graziano romani MR NO003

Bel disco dunque, sincero e pieno di vita.

L’artwork è naturalmente tutto incentrato su MR NO, sembra dunque la copertina di un albo a fumetti del nostro pilota preferito. All’interno i testi e un bel bisegno di ROBERTO DISO. Unica nota: il font usato a volte è così piccolo da essere quasi illeggibile.

 

TOM DOYLE – “MAN ON THE RUN – Paul McCartney In The 1970s” (2013 Polygon £17.99) – TTTT

23 Mag

MAN-ON-THE-RUN-VIS

Il McCARTNEY degli anni settanta, manco a dirlo, è quello che mi interessa di più, non che quello dal 1966 al 1969 sia da meno, anzi, ma il decennio in questione è quello in cui mi ci sento meglio e quindi … vai di WINGS.

Il libro è molto interessante e mi ha fatto comprendere dinamiche che non avevo così chiare; se la valutazione arriva solo a 4 T è perché mancano riferimenti tecnici e temprali che ti facciano capire bene il punto in cui si è man mano che si procede con la lettura, le pietre miliari che scandiscano in modo chiaro il cammino …DOYLE preferisce non appesantire lo scorrere della lettura, ma così facendo lascia il lettore alle prese con una foschia di fondo. Rimane tuttavia un gran libro, su una grande rockstar, ambientato in un gran decennio.

Il libro è in inglese.

33 RACCONTI ROCK (QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

13 Mag

Gianni Della Cioppa m’invia il comunicato ufficiale del libro 33 RACCONTI ROCK, raccolta a cui ho partecipato con un racconto. Una volta ricevuta la mia copia, ne parlerò più approfonditamente.

33 Racconti Rock – comunicato ufficiale

33 racconti rock

 

 

33 RACCONTI ROCK

(QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

“33 RACCONTI ROCK”, è un’antologia che contiene contributi di noti giornalisti e scrittori e i vincitori dell’omonimo concorso indetto dalla casa editrice veronese QuiEdit, diretta dal Dottor Marco Fill.

La raccolta, curata dal critico musicale Gianni Della Cioppa, ha come centralità la musica, raccontata attraverso storie vere o di fantasia, dove i protagonisti sono i personaggi più disparati: musicisti di successo, strampalate rockstar dimenticate da tutti, ragazzi che sognano il successo, bambini e tante altre situazioni comiche, grottesche e malinconiche. Ma la musica in alcuni racconti è anche il mezzo per dare voce alle speranze di tutti noi, la musica che diventa terapia e medicina, ma anche dannazione e speranza.

Le pagine si susseguono proprio come un disco rock: dove si alternano allegria, dolcezze, ritmi indiavolati e ballate malinconiche.

“33 RACCONTI ROCK”, pur nella sua disorganicità di stili, è una lettura avvincente che diverte e coinvolge.

Tanti i collaboratori noti agli appassionati di musica dai giornalisti Federico Guglielmi, Aurelio Pasini, Elena Raugei, ai musicisti Enio Nicoli e Tim Tirelli, ma non mancano medici, avvocati, discografici, poeti, disegnatori e donne alla ricerca dell’uomo dei sogni…

Il libro è disponibile nel sito della casa editrice http://www.quiedit.it ed è reperibile nei principali negozi di libri on line (www.ibs.it, http://www.amazon.it).

È inoltre prenotabile in qualsiasi libreria.

Per informazioni e per le presentazioni potete seguire il gruppo su facebook “33 RACCONTI ROCK”

 http://www.quiedit.it

 

 

KEN PARKER BLUES: ristampa del fumetto KP in deluxe edition per MONDADORI COMICS

25 Apr

Mettiamola così: KEN PARKER è il fumetto “ufficiale” di questo blog. Nel 1977 esce il primo numero della collana di questo personaggio creato da BERARDI e MILAZZO (per la casa editrice CEPIM che diventerà poi la BONELLI). Io lo vedo in edicola con la copertina a sfondo bianco, ma decido di non prenderlo. Sono un ragazzino, spendo tutti soldi della paghetta in ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, MR NO, L’INTREPIDO, IL MONELLO, LANCIOSTORY e SKORPIO…non me lo posso permettere. Ma ogni mese me lo ritrovo davanti così, pur senza leggerlo, KP mi accompagna negli anni della adolescenza.

Ken-Parker-volume-1

Nel 1984 la serie di interrompe dopo 59 numeri. KEN PARKER non ha lo stesso successo dei suoi “colleghi” più famosi. Vende più o meno 25.000 copie, quota dignitosa ma appena sufficiente per giustificarne la stampa. KEN PARKER è infatti un fumetto western (ma il termine è molto riduttivo) obliquo, diverso, alternativo, d’altra parte BERARDI e MILAZZO (che Page li abbia in gloria) si sono ispirati al ROBERT REDFORD di JEREMIAH JOHNSON (“Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) l’indimenticabile film del 1972 diretto dal grande SYDNEY POLLACK. Non a caso è il mio film preferito in assoluto.

Qualche anno dopo parte la ristampa della SERIE ORO, resisto per un po’ ma poi mi lascio andare e da quel momento la mia vita migliora. Nel 1989 gli autori riprendono la pubblicazione all’interno del KEN PARKER MAGAZINE (dapprima edita dalla Ken Parker Editore e quindi dalla Bonelli). Il KEN PARKER MAGAZINE rimarrà per l’uomo di blues che sono il momento più alto mai raggiunto da una pubblicazione a fumetti. Il KPMagazine poi lascia il posto al KEN PARKER SPECIALE, semestrale (!) che dopo quattro numeri chiude. Per me, il Riff, e altri 25.000 è la fine di un’epoca.

Nel 2003 la mia amatissima PANINI (quella delle figurine) ripubblica KP tramite la collana KEN PARKER COLLECTION, e poco dopo la KEN PARKER COLLECTION DELUXE. Inutile dire che posseggo tutte queste versioni.

Ora ci si mette la MONDADORI a ripubblicare la serie di LUNGO FUCILE, 50 volumi da 7,99 euro l’uno. Mi ero detto che avrei comprato solo il primo numero, la Mondadori non è certo una casa editrice che amo, ma dopo aver riletto le prime due storie di KEN, in questo bel formato 21×26, non sono certo che saprò resistere. Ripensando a certi episodi come ADAH e LA CAROVANA DONAVER mi si riempie l’animo di un sentimento struggente e di vibrazioni cariche di umanità dolcissima.

Chiamo la groupie e le dico: “Groupie, mi ero ripromesso di non ricomprarmi la serie per l’ennesima volta, ma…”…la groupie sorride mi accarezza la testa e mi da un bacio sulla fronte…riposta inequivocabile. D’altronde io e lei compriamo già 9 fumetti al mese (special esclusi), lo squilibrio è già di casa nella domus saurea…che vuoi che sia prenderne uno in più.

http://www.mondadoricomics.it/anteprima/ken-parker

 

PETE TOWNSHEND “Who I Am” (Rizzoli 2013) – TTTTT+

24 Apr

Tra tutte le autobiografie di rockstar che ho letto questa è probabilmente la migliore. TOWNSHEND intraprende con molto coraggio un viaggio dentro alla sua anima nell’intento di dipanarne i lati oscuri, di esorcizzarne le paure e le angosce. Dal bambino lasciato nelle mani di una perfida nonna dove ha sfiorato abusi sessuali al giovane adolescente pieno di insicurezze, dalla meravigliosa rockstar degli anni settanta ai tempi degli WHO al tormentato artista solista dei decenni successivi.

Pete Twonshend WHO I AM

TONWSHEND è uno dei pochi grandi personaggi del Rock a capire appieno il valore sociale e culturale della musica Rock, a sostenerne l’integrità, ad elevarne i contenuti. La purezza della scrittura (seppur rabbiosa e oscura) di TOMMY, WHO’S NEXT e QUADROPHENIA lo indica chiaramente. Il songwriter degli WHO incarna alla perfezione la figura del chitarrista compositore dilaniato da un’anima tormentata e prigioniero della sua arte, del chitarrista al tempo stesso intellettuale e istintivo intrappolato sul confine tra tenebra e sole.

pETE tOWNSHEND

TOWNSHEND parla senza troppi giri di parole delle pulsione che lo hanno portato a toccare i territori della bisessualità, delle droghe e dell’alcol, del matrimonio e delle infedeltà, dell’essere iperattivo e schiavo del superlavoro. PETE si mette a nudo, con coraggio e con tanta umanità.

Pete Townshend 2

Indicativo poi capire come si rapportano personaggi del genere con il loro status, il loro sentirsi creativi sempre e comunque e riferirsi ad ognuno dei loro progetti con enfasi e ridondanza, anche a quelli che magari pubblicano solo perché si chiamano in un certo hanno modo e non per il valore della cosa in sé.

Da citare il continuo impegno nel sociale, il pensiero politico, l’umanità intrinseca in un tessuto spirituale molto complicato.

Leggere questa bella autobiografia è stata anche una occasione per riascoltare gli WHO. Il mio PETE TOWNSHEND è quello con la Gibson Les Paul e comunque quello  degli anni 1969/1978. Da TOMMY a WHO ARE YOU  dunque. Risentire in sequenza la loro discografia fine sessanta e anni settanta, mi ha fatto ricordare quanto io faccia fatica -negli ultimi anni – ad ascoltare KEITH MOON. Il drumming a tratti è esaltante, ma troppo, troppo, troppo spesso monocorde. MOON esegue la stessa figura in continuazione, non chiude mai sul charlie (l’hi hat insomma), non tiene quasi mai un tempo, è sempre lì che fa un casino d’inferno. Mi si potrà obbiettare che questo è il bello degli WHO, beh… forse… e comunque fino ad un certo punto. Essendo cresciuto con JOHN BONHAM o comunque con quei batteristi che usavano solo un tom e 2/3 timpani, non è facile per me ascoltare un pazzo che usava 7 tom e 7 timpani.

L’ edizione di cui parlo è quella italiana del 2013, dunque leggermente aggiornata rispetto alla prima del 2012. Bella confezione con foto (anche a colori) all’interno e copertina su carta soft-touch che dà quell’effetto di morbidezza al tocco.

 

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Verso la fine TOWNSHEND scrive : ” E pur facendo parte della classe riocca e privilegiata, il mio cuore e le mie azioni sono ancora quelli di un socialista militante, pronto a stare dalla parte dei perdenti, degli sconfitti e farli divertire nei limiti delle mie possibilità.”

Che uomo di blues meraviglioso. WE LOVE YOU, PETE!

LE STORIE n.19 “Scacco Alla Regina” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,50) – TTTT

23 Apr

Il filone steampunk mi piace parecchio e questo SCACCO ALLA REGINA ne è un bell’esempio. Lettura piacevolissima.

 

BONELLI LE STORIE SCACCO ALLA REGINA

 

LE STORIE N.19 “Scacco Alla Regina”

Uscita:12/04/2014
Soggetto: Giovanni Di Gregorio
Sceneggiatura:Giovanni Di Gregorio
Disegni:Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo
Copertina: Aldo Di Gennaro

Londra, 1851. L’impero britannico celebra la gloria del progresso tecnologico con la prima, imponente Esposizione Universale. Vero e proprio orgoglio della scienza inglese è Adam, il prodigioso “computer” alimentato dalla forza del vapore, che affronta il celebre scacchista Fiehedrssen in una partita destinata a fare la Storia… Ma, mentre i due giocatori muovono i loro pezzi, un assassino inafferrabile comincia a insanguinare le strade della città. Quale segreta relazione lega il match al suo progetto omicida?

LUKAS “Deathropolis” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,30) – TTTT

22 Apr

Nuovo mensile della Bonelli. Di solito il genere in questione non mi prende…ridestati, zombie, splatter, atmosfere gotiche non fanno per me, ma questo primo numero di LUKAS mi è piaciuto. L’inizio è promettente, vediamo come sarà il prosieguo. La serie, mi par di capire, durerà 24 mesi.

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LUKAS ” Deathropolis” n.1 – aprile 2014

Uscita:marzo 2014

Soggetto: Michele Medda

Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni di: Michele Benevento

Copertina: Michele Benevento / Lorenzo De Felici

Ritorna dalla tomba, senza un nome e senza memoria: chi è il misterioso Ridestato che si aggira per le strade della metropoli?

Tra le strade di una grande città, segretamente in mano alla setta dei Ridestati – persone tornate dalla morte, affamate di carne umana –, c’è un Ridestato diverso da tutti gli altri. È uscito dalla tomba senza un nome, e si fa chiamare Lukas.

Lukas avverte qualcosa di simile all’empatia, perché dalla tenebra che avvolge il suo passato affiorano ricordi della sua vera vita. E prova disgusto all’idea di cibarsi di carne umana. È un cane sciolto che vuole vivere fuori dal branco, e per di più s’illude di condurre una vita normale. Ha conosciuto una ragazza che più normale non si può: Bianca lavora in un’agenzia di pubblicità, è separata e ha due figli adolescenti, Brian eJessica. 

Lukas fantastica di lasciare la città in compagnia di Bianca, e di ricominciare un’ennesima vita. Il suo è un sogno di normalità, di una comune quotidianità trascorsa alla luce del sole.

Ma se potesse ricordare interamente il suo passato, Lukas non cercherebbe la luce. Al contrario, tornerebbe a nascondersi, se conoscesse la ragione della feroce caccia che Wilda Belsen – spietata leader dei Ridestati – ha scatenato contro di lui…

Lukas dovrà lottare, dunque, per difendere il suo sogno. E per la vita delle persone a lui care…

ANN & NANCY WILSON “Kicking & Dreaming – A Story Of HEART, Soul, and Rock & Roll (HarperCollins2013) – TTTTT

16 Apr

Ennesima bella biografia (in inglese) relativa ad artisti Rock. Sembra proprio che le rockstar abbiano capito che mettersi a nudo è l’unico modo per attrarre  lettori e appassionati…e per elaborare certi fatti. Una sorta di psicoterapia, insomma. Pure qui non ci sono riferimenti precisi circa dati tecnici, tour, date, concerti, ma il punto di vista onesto di chi stava sul palco, di chi attraversava quegli anni vestito da stella del rock è molto, molto interessante. ANN & NANCY WILSON - KICKING & DREAMING 019 CHARLES R. CROSS ha costruito bene l’impianto del libro, che è basato sulle testimonianze delle due sorelle WILSON e di alcuni comprimari. L’ingenuità dei primi anni, le situazioni blues dei primi concerti, gli imbarazzi sessuali, il gioco delle coppie all’interno della band, la cocaina, l’alcool, gli orizzonti perduti, le vessazioni maschiliste, c’è di tutto dentro al libro.

HEART anni 70

HEART anni 70

ANN e NANCY vanno proprio nel profondo, parlano del loro problema con l’infertilità, ANN parla di come era dura a scuola essere grassa e balbuziente (sono magro, ma ne so qualcosa, baby), e si sofferma spesso sul problema del peso che la tormenta ancora oggi. Tutto molto umano e profondo. Senza girarci troppo intorno dico che anche questo è un gran bel libro, libro che, se non avete grossi problemi con l’inglese, non dovete perdere.

HEART dal vivo nel 1977 - Photo M. Ochs-getty images

HEART dal vivo nel 1977 – Photo M. Ochs-getty images

PS: certo, ogni tanto i LED ZEPPELIN fanno capolino.

HEART LA 1979

HEART LA 1979

Italian Rock Mag: CLASSIX! di Paolo Barone

1 Apr

Polbi  è un amico carissimo che, sebbene viaggi su autostrade a me lontane (Scilla, Roma, Detroit), sento in pratica ogni giorno; Polbi è anche una colonna di questo blog, e lo è diventato in modo naturale, semplice, logico. Per anni l’ho vissuto come un amico con cui condividere passioni musicali e politiche, sapevo che aveva una mente sopraffina, ma non mi aspettavo che fosse anche uno scrittore di rock di alto livello. Sa raccontare le storie di blues e di rock come pochi, riesce ad avere la visione d’insieme, riesce ancora ad appassionarsi e sorprendersi  senza essere frenato da tanti filtri. Io e lui discutiamo spesso sul Rock, la nostra passione ultima, ciò che ci tiene in vita. Abbiamo le nostre belle differenze, bisticciamo, stiamo un giorno senza sentirci, poi ci rinnoviamo l’amore reciproco: lui mette su BURNIN’ SKY della BAD COMPANY io un disco di KRAUT ROCK. Polbi è meno snob di me, meno cagacazzo, più maturo (pur essendo più giovane). Quando parliamo di riviste musicali mi sorprendo sempre della sua capacità di entrare in sintonia con la componente italiana. E’ un po’ che io non ci riesco più. Dopo decenni spesi a comprare e leggere dall’inizio alla fine ogni rivista musicale dello stivale, negli ultimi tre lustri mi sono lasciato attrarre dalle riviste americane ed inglesi prima, poi solo inglesi. Ora nemmeno quelle, o meglio solo quando in copertina ci sono quei dieci nomi a cui sono aggrappato. Il mio è un atteggiamento sconsigliabile, è l’atteggiamento di chi ha perso la speranza, la voglia di scoprire, di lottare, di confrontarsi. Ne sono conscio. E in più sono conscio di essere troppo esigente, con le riviste musicali italiane, con me stesso, con gli esseri umani che mi stanno intorno, con tutto insomma. Anche per questo mi confronto con Polbi. L’altro giorno parlavamo di CLASSIX! Le telefonate intercontinentali Stonecity – Detroit non sono il massimo in questi tempi avari di denari, così il Michigan boy mi dice “ti scrivo qualcosa”. Io ci ho scritto su CLASSIX!,  per alcuni anni, Gianni Della Cioppa ha sempre avuto la bontà di volermi con sé, di coinvolgermi, sono quindi affezionato alla rivista, sebbene in passato – su questo blog – abbia parlato in modo un po’ aspro di certi numeri. Non mi faccio problemi quindi a  pubblicare questa cosa di Polbi, qui siamo “schietti e sinceri”, sia in tempo di critica sia in tempo di elogio. Poi, le considerazioni di PB sono sempre, e ripeto sempre, da leggere.

Tim & Polbi: when in Rome (foto della groupie)

Tim & Polbi: when in Rome (foto della groupie)

Personalmente, spesso in controtendenza, sostengo da tempo che in Italia abbiamo un ottima tradizione di giornalismo musicale e delle validissime riviste ogni mese in edicola.  Bertoncelli, Fumagalli, Riva, Trombetti, Sorge, Piccinini, Della Cioppa, Castaldo, Bianchi, Zoppo …L’elenco dei giornalisti rock che hanno dato e continuano a dare un contributo spesso di livello culturale superiore e’ lungo. E ancor piu’ da apprezzare se pensiamo alla differenza che puo’ esserci fra fare questo lavoro a Londra o New York con tutte le tue fonti a portata di mano, e farlo nel nostro paese. Certo oggi la rete ha accorciato le distanze, ma la differenza resta c’e’ poco da fare. Ma forse, a pensarci bene, la distanza ci dona quel senso di prospettiva sulle cose, quel distacco necessario a sentirle nella loro essenza.

Basta fare un salto in edicola per rendersi conto di cosa esce da noi. Giusto per citare le prime che mi vengono in mente, Blow Up, Rumore, Alias, Outsider e Classix!

Sfido qualsiasi Mojo o Uncut ad avere il coraggio e la forza di ospitare articoli come quelli che appaiono ogni mese su Blow Up. Approfondimenti pazzeschi di artisti lontanissimi dal “mainstream”, aperture verso suoni e storie underground interessantissime e punti di vista sempre originali e spesso spiazzanti. Una vivacita’ culturale esattamente agli antipodi dell’ennesima cover Zeps/Stones che ci propinano ogni mese le riviste internazionali. Stessa cosa Rumore, con una maggior attenzione per i suoni piu’ duri, un intuito invidiabile nello scoprire band emergenti, e un attitudine piu’ Rock and Roll. Alias esce come allegato al Manifesto ogni sabato. Anche qui le cose che si leggono non sono mai, dico mai, scontate e hanno aperture totali ed avventurose dal rock, al jazz alla musica contemporanea. Di Outsider in questo Blog ne abbiamo gia’ parlato, con la sua singolare proposta editoriale.

Classix! Invece e’ un discorso differente.

Stampa COPA#12

A me quella rivista scalda il cuore. Ne sento la passione di chi la fa, la capacita’ di essere vicina ai suoi lettori assecondando i loro gusti di classic rock, ma riuscendo sempre a proporre qualcosa in piu’, non fermandosi al colpo facile. Quando mi trovo a sfogliare un numero di Classix! Ho sempre la bella sensazione di avere fra le mani una fanzine, non una rivista che deve rispondere a logiche di mercato o quant’altro. E mi perdo per giorni, esplorando con le cuffie in testa “ Gli sconosciuti, i dimenticati, gli sfortunati “ dell’hard rock americano messi in fila da Gianni Della Cioppa. Scopro cose pazzesche che mai e poi mai potrei trovare da solo o nelle spesso troppo scontate riviste  internazionali. Mi innamoro dei Morgen, provo a recuperare su ebay Population II di Randy Holden del ’69. Oppure una copia in vinile dell’ultimo dei Mammoth Mammoth con una copertina bellissima, segnalato da Lorenzo Becciani nello spazio dedicato alle recensioni delle nuove uscite.

-Mammoth-Mammoth

E poi gli articoli speciali. Certo, non c’e’ Nick Kent che intervista Jimmy Page, ma siamo proprio sicuri che sia quello che vogliamo leggere ancora una volta? Non sara’ invece piu’ divertente spararsi 12 (!) pagine di UFO messe insieme con pura passione da Giovanni Loria? Cosi come trovo irresistibili gli spazi dedicati al Prog italiano, affronato senza freddi intellettualismi ma proprio di pancia, con partecipazione vera. Ecco, e’ proprio questa la caratteristica di Classix! che apprezzo di piu’, questo modo di essere, di fottersene dello stile fighetto in voga, e di essere “cool” a modo suo. Amo lo spazio che la rivista dedica ogni volta con Vixen! e i pezzi di Franco Grattarola al mondo del cinema sexy anni ’70 e hai fumetti italiani “minori”: Una rivista patinata se la farebbe sotto anche solo a pensarli degli spazi cosi, ma quando mai! Per fare certe cose ci vuole sensibilita’ e coraggio. Doti che non sono mai mancate a Fuzz Pascoletti e alla sua Classix! che ha sempre saputo seguire e valorizzare il filo rosso elettrico che lega Zora la vampira, la lingua degli Stones e gli Hawkwind, passando per il bar sotto casa. Diciamocelo: Non e’ cosa da poco.

Paolo Barone © 2014

Classix20

 

Classic Rock BAD COMPANY Limited Edition Collector’s Pack (Future Publishing early 2014)

31 Mar

Per un badcompaniano come me, questo special di CLASSIC ROCK UK sarà uno degli highlight del 2014. E chi se lo aspettava? Fantastico! Ha impiegato 26 giorni per arrivare qui a Stonecity dall’Inghilterra, e nel frattempo cercavo di capirne la qualità leggendo brevi commenti su facebook di chi lo aveva già ricevuto o la recensione che appare su Amazon.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   020

Questa non ne tesseva le lodi e alla fine decideva per tre stelle su cinque. Posso capire: le domande fatte ai tre superstiti, RALPHS, RODGERS e KIRKE avrebbero potuto essere un po’ più pungenti, oblique, scomode. Nel tanto reclamizzato divudi relativo al documentario non c’è un spezzone video live (1974/79) che non sia già disponibile come bootleg.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   021

Tutto questo è vero, in più quello che i tre badcompanieri dicono nelle interviste contenute nel divudi a volte è riportato negli articoli del magazine, ma ciò non toglie che sia uno special davvero riuscito.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   019

Prima di tutto occorre rimarcare che quasi tutte le foto (e sono tante) pubblicate io non le avevo mai viste. Seguo la Bad Company da 7 lustri con una fedeltà commovente, non sono esattamente l’ultimo arrivato (pur non avendo la competenza che ho ad esempio sui LZ), eppure ad ogni voltar di pagina sobbalzavo. Quelli di CLASSIC ROCK hanno preferito non approfondire le didascalie a corredo delle immagini con date e luoghi, ci vuole coraggio, perizia e cultura, ma va bene lo stesso, più o meno l’anno lo si intuisce.

Paul Rodgers

Paul Rodgers

Le interviste sono recenti e fatte apposta per questo special. Le più interessanti cono quelle di KIRKE e RALPHS, lo stesso dicasi per gli interventi del divudi. RODGERS sembra meno a suo agio ad andare in profondità e, almeno in video, sembra soffrire un po’ la loquacità di RALPHS (e KIRKE).

Paul Rodgers

Paul Rodgers

Qualcuno avrebbe dovuto almeno chiedere lumi circa la strana apparizione alcuni anni fa del bootleg ufficiale LIVE IN ALBUQUERQUE 1976 (courtesy of the Mick Ralphs’ archives) subito ritirato dal commercio, oppure se sono in programma uscite relative a materiale d’archivio tipo deluxe edition, se avremo mai il piacere di avere un live ufficiale della BAD COMPANY originale, e dunque compreso tra il 1974 e il 1979, sia in versione audio che video.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   027

Boz Burrell

Mick Ralphs

Mick Ralphs

Nel numero in questione si parla ovviamente spesso di PETER GRANT, della SWAN SONG e dei LED ZEPPELIN. Oltre alle tre interviste dei nostri, c’è quella a chi ha curato il documentario, poi ci sono articoli sui sei album della band (1974/82), su Peter Grant, sui FREE, sui MOTT THE HOOPLE. Insomma, una delizia per chi, come me, sa che il destino, la sorte, è un sole che sorge…

Simon Kirke

Simon Kirke

Ordinato direttamente alla casa editrice è costato più di 15 sterline, tramite Amazon o nelle edicole specializzate italiane scende a 12.

Ricordiamo i sei album leggendari della ORIGINAL BAD COMPANY:

BAD CO (1974)

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STRAIGHT SHOOTER (1975)

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RUN WITH THE PACK (1976)

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BURNIN’ SKY (1977)

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DESOLATION ANGELS (1979)

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ROUGH DIAMONDS (1982)