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BLOG LIFE: meet and greet with Mike Bravo and the life of Brian

23 Gen

Mi sorprendo spesso a pensare quanto il rock and roll faccia bene al corpo e allo spirito. Venerdì scorso, sera, a fine settimana, prove con gli EQUINOX. La scaletta inizia a prendere forma. Ci troviamo poco quindi il procedimento è lungo, ma si inizia ad intravedere qualcosa di interessante. Suono con tre musicisti davvero bravi e a volte anche io sono trasportato dal groove generale del gruppo. Che poi bravo è una parola ormai dalle mille sfumature, ma per come la intendo io è uno dei massimi complimenti che un musicista possa ricevere: tecnicamente competente, possessore di doti attitudinali in campo musicale, dotato di testa e di buon orecchio, attento a quel che fanno gli altri, devoto all’imperativo “il pezzo prima di tutto” e infine capace di esprimere il senso Rock, quello vero. E’ questo quello che mi interessa maggiormente, il senso. Altrimenti diventi la solita (tribute) band, magari brava tecnicamente ma insignificante (alle orecchie di chi ha un minimo di cultura musicale e Rock). Alla fine di alcuni pezzi faccio i complimenti ai ragazzi e  alle ragazze: al di là di tutto, obiettivo raggiunto. Quando suoni bene, quando termini le prove in quel modo, vai a casa soddisfatto. Carichi e scarichi gli strumenti dalla blues mobile con facilità, ti fai una doccia, ti infili sotto le coperte, leggi perché non riusciresti a dormire subito … il Rock è ancora in circolo…alle 2 spegni la luce…alle 7,30 ti svegli e invece di essere assonnato e stanco ti senti pimpante. Una Les Paul e un Marshall sono una panacea, solo che invece essere relativa alle piante, è la e guarigione universale e onnipotente ottenuta per mezzo del Rock.

Aggiungiamo poi che, in questo sabato mattina in cui mi sto recando a Ninentyland ad incontrare Mike Bravo, sto ascoltando QUADROPHENIA a buon volume e il gioco è fatto.

Io e MIKE ci conosciamo dagli anni ottanta, stavamo in contatto più che altro tramite lettera, in un paio di occasioni ci siamo visti in un negozio di dischi a Mutina, e facendo i conti è dal 1991 che non ci si vede. L’appuntamento è davanti all’Abbazia di Thelema. Parcheggio la blues mobile e gli vado incontro. Abbassiamo il cappuccio, ci togliamo il mantello, incrociamo le spade, recitiamo i sacri versi:

When will the clouds all roll away?
When will the good people have their say?
I hope you’re still round to see the day.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Who can tell what is up or down?
You can be the king or be the clown.
Then climb your tree, take a look around.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Circles of life, an infinite plane,
That which is now now will be again.
Who can decide who is insane?
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Colazione al K2, il bar dove fino ad un anno fa andavo sempre con Brian. Entriamo. Non c’è nessuno. Riscaldamento spento, poche luci accese, un’aria da Sarajevo durante la guerra. Un paio di relitti umani sono inchiodati alle macchinette dietro al paravento. La nuova gestione asiatica è riuscita a far morire uno dei bar/gelateria più attivi di Ninentyland.

Mike lo riscopro riservato, timido, gentile … è molto piacevole stare in compagnia con lui e come sempre è una goduria poter parlare della musica che mi piace con qualcuno che so godere della cosa allo stesso modo. C’è solo una controindicazione: Mike mi ha portato un regalo, e che regalo.

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Rock Covers Taschen

Rimango basito. Bacio e abbraccio Mike Bravo in mezzo al bar semivuoto (sono entrati un paio di nordafricani). Non voglio che i blog followers si disturbino così, ma al contempo soppeso quanto affetto e amicizia ci sia tra di noi. Una meraviglia.

Verso le 10 un paio di timidi nonantolani varcano la soglia, una è una signora l’altro è PETER, amico di Brian. Sono mesi che non ci vediamo, così ci abbracciamo con piacere e in modenese stretto iniziamo a parlare dell’INTER. PETER mi chiede del vecchio BRIAN.

Sono ormai le 10:30, come sempre ho le giornate iper programmate, devo scappare:  un salto di un minuto da Lasimo a recuperare una cosa e poi di corsa da Brian.

Accompagno Mike al parcheggio dei bolognesi, lo abbraccio e al grido di “YARDBIRDS O MUERTE” ci diamo appuntamento per un matinée in centro a Mutina in febbraio, magari insieme a qualche altro confratello blues (Pikey can you hear me?).

Alla HOUSE OF THE RISING SUNDOWN porto Brian nella saletta a fare due chiacchiere. Lo cingo stretto, è incerto sulle gambe. Sono ormai 80 giorni che è in struttura e il cambiamento è notevole. La fase calante decisa è ormai iniziata. La caponucleo mi comunica che per pranzo lo tengono in camera, il vecchio si addormenta a tavola e mangia controvoglia.

Ormai sono da lui tutti i giorni. Martedì scopro che ha la febbre. Terza influenza consecutiva. Nella struttura c’è una epidemia, il salone dove di solito stanno gli ospiti per le quotidiane operazioni ricreative è praticamente vuoto. Sono al capezzale del vecchio, la febbre lo debilita a tal punto che non riesce a stare sveglio e a proferire qualcosa di senso compiuto. Vederlo così è una pena. Il sonno è agitato, mille tremori gli scuotono il corpo. Arrivano i medici, lo visitano e riescono a lenire le preoccupazioni mie e di mia sorella. A vederlo in quello stato ti chiedi se riuscirà a superare anche questa.  Poi bastano un paio di giorni senza febbre (grazie alla terapia) e Brian torna – più o meno – il Brian che conosciamo. Intendiamoci, vederlo lì fermo nel letto, sembra quello che è, un vecchio che sta finendo il giro sulla giostra, ma oggi fa lo sciocco, scherza, ride ed è più presente del solito. Gli chiedo come si chiama suo padre “Tirelli Ettore”, sua madre “la Gigina”, sua moglie…e qui si incaglia…non ricorda mai il nome, ma quando gli diciamo  “dai era la figlia di Imovilli di San Martino In Rio, quello delle corriere”  lui esordisce con “sè, i stèven in dal stradòn”…sì, Brian, stavano sullo stradone (via Rivone). Poi aggiunge “sa vot ormai a sun vech a go’ otantasee an” (oramai sono vecchio, ho 86 anni). Di anni ne ha 85 ma è incredibile che oggi si ricordi della cosa, sono mesi che non riesce ad elaborare il pensiero relativo ai suo anni. Io e mia sorella ci guardiamo sbalorditi. Ogni tanto affiorano stralci di ricordi, di facoltà cognitive che davamo persi per sempre.

Ogni giorno, come dico da un po’, è un piccolo passo verso l’abisso, l’altro ieri la prima volta sulla sedia a rotelle, oggi la flebo…ma sono contento, il periodo di sollievo sta per terminare e sono riuscito con l’aiuto della assistente sociale, del direttore della struttura e di un paio fortuite coincidenze a far entrare da febbraio Brian come ospite fisso – come privato – nella HOUSE OF THE JOY AND SUN. Brian non potrebbe permettersi la retta, ma se non altro la sicurezza di saperlo lì in maniera definitiva mi rende meno ansioso.

Lo saluto, gli do un bacio  e lo rassicuro sul fatto che ci vedremo più tardi anche se non è vero: “Ciao Brian, adèsa a vag a lavurèr a Sasòl, a se v’dom dop” (Ciao Brian, adesso vado a lavorare a Sassuolo, ci vediamo dopo) …“sè, va ben, me a t’aspètt che, an vag mia via. Ciao Piròn, grassie grassie grassie” (Sì, va bene, io ti aspetto qua, non vado mica via. Ciao pirone, grazie). Mentre esco mi manda un bacio con la mano e uno sguardo pieno di gratitudine e di amore.

Non ho i Rayban con me. Mi fermo in bagno a lavarmi la faccia.

La donna che faceva volare le uova (durante JUVENTUS – INTER del 6 -1-2015)

9 Gen

Martedì, epifania, interno sera. Uno se ne sta lì sul divano a guardare J**E – INTER. Passa i primi 45 minuti inebetito, incazzato e disilluso nel vedere la propria squadra barcollare sotto i colpi dell’armata bianconera. Se ne sta lì immobile, senza apparente emozione, infastidito da una passione che nell’ultimo lustro è tornata sofferenza. Perdere contro i gobbi è una delle cose peggiori che gli possa capitare, avrebbe voglia di cambiare canale, ma tutto sommato vede che l’INTER non affonda, sembra in balia delle onde ma la barchetta nerazzurra, seppur sotto di un goal, resta a galla.

Intervallo. Uno rimane stoicamente sul divano. Il gatto gli si va ad accovacciare di fianco.

Inizia il secondo tempo, poco dopo i primi cambi, e l’INTER rinasce, come rinasce il ramarro; la truppa nerazzurra agli ordini di ROBERT LEFTHANDED serra i ranghi, si dispone ad ariete e attacca. La J**e rincula. Il GUARIN  sportivo azzecca l’assist giusto e MAURITO ICARDI, sempre lui, uccella bonucci e buffon. Goal! “Evvai Maurito el drito, avanti così, facciamogli il culo adesso! Forza manipolo di eroi conquistiamo lo stadium di latta.” esclama uno lanciando il gatto dall’altra parte del divano.

icardi.podolski.inter.juventus.esultanza

L’INTER sente il padre dei quattro venti gonfiargli le vele e avanza imperterrita. Bonucci si fa fregare il pallone a centrocampo e scatta il contropiede. Sono tre contro uno; POLDI la passa a MAURITO che la manda fuori di un pelo. Uno impreca ma gonfia il petto e sente che tutto è possibile.

E’ in quel momento che in casa si sente un frastuono assordate, uno e la sua groupie si guardano sbigottiti e in una frazione di secondo cercano di capire cosa possa essere stato: un colpo di mortaio, una mazza di ferro contro una porta blindata, un asteroide caduto sulla domus saurea, un colpo della cassa di BONHAM sparato da un impianto di mille watt? Uno e la sua groupie corrono in cucina … nulla di tutto ciò: semplicemente qualcuno ha dimenticato le uova nel bollitore sul fuoco ed evaporata l’acqua, con la sodezza al massimo, il pentolino incandescente ha sparato le uova verso altezze siderali, spappolandole contro la cappa del forno.

Uno torna sul divano, l’INTER trova un altro slancio di MAURITO che esplode un tiro portentoso che buffon butta fuori, poi di nuovo un contropiede che sciupa malamente per colpa di un ICARDI egoista e a un minuto dalla fine ritorna pericolosa con buffon costretto ad uscire sulla tre quarti per impedire ad OSVALDO di segnare il 2 a 1. 1 a 1 quindi, ma l’INTER li ha fatti cagare sotto, magra consolazione, ma con questi chiari di luna uno è moderatamente soddisfatto. Restano stalattiti di uova sode appese alla cappa della cucina, un forte odore di uova rassodate appunto e un album degli WINGS sullo stereo…

rocket egg cup

ON THE ROAD AGAIN: Cattiva Compagnia live all’ HAPPY DAYS MUSIC CLUB, Fiesse (Brescia) 2 gennaio 2015

8 Gen

Spunta un concerto non previsto, dobbiamo sostituire l’altra band di Lorenz che per qualche motivo non può andare, non possiamo lasciare che Lor si sputtani e che il locale si trovi all’improvviso una serata buca, così, dopo un veloce e isterico giro di telefonate, la CATTIVA si prepara a rimettersi sulla strada. Non siamo prontissimi, ma in definitiva, quando lo si è? Alle 17 io, Saurit e Lele partiamo. Niente di che, giusto una rock and roll band miserella che si inoltra nella pianura per andare a suonare, ma per le nostre vite è una piccola scossa di adrenalina, una avventura che ci scuote dal torpore di una vita che non ci viene come vorremmo.

L’autostrada lenisce e al contempo alimenta i nostri blues, quel sentimento a noi tanto caro dell’essere on the road again…

Highway song - foto ST

Highway song – foto ST

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A PARMA usciamo e ci buttiamo sulla statale che porta a CASALMAGGIORE, poi a PIADENA e da lì un tuffo nella profonda pianura lombarda. FIESSE è un piccolo comune in provincia di BRESCIA, ma ha un locale davvero notevole dove la live music è di casa. Sono le 18,30 quando entriamo all’HAPPY DAYS MUSIC BAR; la prima impressione è positiva … bel palco, bel locale, gestori con cui puoi confrontarti tranquillamente. Montiamo batteria e amplificatori, prepariamo basso, chitarre e microfoni. In attesa che arrivi POL mi faccio una foto con JIMI, e una con LELE.

Tim & Jimi - Fiesse (BS) - Foto Saura

Tim & Jimi – Fiesse (BS) – Foto Saura

Lele & Tim - pre show daze - Fiesse (BS)

Lele & Tim – pre show daze – Fiesse (BS)

Verso le 19,30 arriva anche POL, giusto il tempo di fare il nessi con SAURA …

Pol & Saura - pre show daze --  Foto TT

Pol & Saura – pre show daze — Foto TT

… ed è il momento di fare il soundcheck, naturalmente senza LORENZ. Il RICK DERRINGER di Vignola lavora fino a sera, arriverà, trafelato, verso le 21. ERNESTO, il tecnico del locale, ci dà una mano a sistemare spie e a regolare i livelli del mixer. Proviamo i due pezzi nuovi (MOTT THE HOOPLE e BLUE OYSTER CULT), una paio di nostri pezzi, e altre cose … senza la chitarra di LORENZ non è semplice far capire al tecnico il volume di suono del gruppo, ma se non altro ci proviamo. Proviamo TIE YOUR MOTHER DOWN, HOLD THE LINE e una paio di altri pezzi. D’un tratto mi scatta uno di quei momenti musicali in cui tutto mi gira bene, in cui suono al di sopra delle mie capacità e dove tutto (o quasi) mi sembra possibile. Nel pezzo dei QUEEN è LORENZ a fare l’assolo, io non lo faccio da anni e anni, ma mi ci butto e nelle mani mi ritrovo quasi d’incanto le frasi di BRIAN MAY e un attacco, un’intenzione davvero cazzuti e sanguigni. Quasi non mi riconosco. SAURIT si volta sorpresa. Stessa cosa nel pezzo dei TOTO, band che non amo sebbene HOLD THE LINE mi piaccia un sacco, un rigurgito della mia adolescenza (grazie al video relativo che passava ARBORE a l’ALTRA DOMENICA nel 1978). L’assolo mi sgorga limpido, fluido, velocissimo. Sono preda di un nirvana chitarristico da cui non vorrei più svegliarmi. Ogni tanto nei soundcheck mi capita…atmosfera rilassata, l’adrenalina pre concerto che monta, regolazione dell’amplificatore ad hoc, bioritmo and blues, uno spettacolo insomma. Peccato poi che tutto dopo poco si sgonfi.

Tim's gear - Fiesse (BS) Foto TT

Tim’s gear – Fiesse (BS) Foto TT

Arriva LORENZ, in 10 minuti sistema la sua roba, prova due cose e poi ce ne andiamo a mangiare. E’ sempre bello trovarsi in cattiva compagnia attorno ad un tavolo: i commenti piccanti di LELE in modenese strettissimo, la SAURIT che ride, POL che dà un’occhiata alle donne che entrano nel locale, LORENZ che aggiusta un cavetto di un effetto mentre mangia una pastasciutta, io perso nei miei blues.

Poco dopo arriva l’amico JAYPEE con la sua groupie; che amico ragazzi, farsi 100 e più chilometri per vederci suonare. Iniziamo alle 23,30, c’è un buon pubblico sebbene non fossimo noi quelli originariamente in programma (o forse proprio per questo). Il concerto si snoda su binari soddisfacenti, qualche pasticcio, qualche imprecisione, ma siamo coesi a sufficienza e alla fine portiamo a casa un buon risultato. Oltre alla massiccia dose di cover, presnentiamo anche quattro pezzi nostri. Applausi e urletti alla fine dei pezzi più Rock. Alla fine di ROCK AND ROLL e WHOLE LOTTA LOVE piccole apoteosi.

The stage - Happy Days Music Club - Fiesse (BS)

The stage – Happy Days Music Club – Fiesse (BS)

A fine concerto quattro chiacchiere con JAYPEE, il quale mi sottolinea più volte che gran pezzo sia PIOVE STAMATTINA, una delle nostre canzoni. Son venuto fin qui per questo. Ecco poi che gli operai del Rock smontano il tutto, e caricano a dovere le loro automobili. Ringrazio FRANCESCA e sua figlia, le due titolari, lo stesso faccio con ERNESTO, il tecnico e poi usciamo. Sono le 2,30, siamo nel parcheggio antistante il locale, la notte è buia ma placida, il gelo pulisce le nostre anime. In fila indiana procediamo sulla statale, i paesi adagiati su di essa dormono, solo le luci ad intermittenza e gli autovelox sono ben svegli a quell’ora. A CASALMAGGIORE POL prende la strada per VIADANA, ultimo avamposto lombardo prima delle terre reggiane, noi altri invece procediamo verso PARMA. Entrati in autostrada perdiamo anche LORENZ che, esausto, si ferma a riposare in AUTOGRILL. Sono le 4,30 quando chiudo il garage. Una doccia, un thé con biscotti, qualche coccola a PALMIRO e poi a letto. Alle 8,30 mi sveglio, colazione e poi corro da BRIAN. Dovrei essere uno straccio invece sono in forma, l’adrenalina del rock and roll fa miracoli. Il vecchio è nei suoi giorni bui dovuti alla bronchite, lo rassicuro, lo accarezzo, lo imbocco. Verso le 12 riparto verso BORGO MASSENZIO, la mancanza di sonno si fa sentire, ma pur con tutte le preoccupazioni che di consueto mi saltellano intorno, mi sento – come avrebbe detto il povero POP –  titanico dinnanzi al futuro. Potenza del Rock And Roll.

In macchina mi sento EVERYTHING di RICK DERRINGER, e questa vita sembra avere un senso.

Rick Derringer Guitar and Women

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Verso sera mi butto sul divano, le energie calano, mi sento slanato, arriva PALMIR e si arrotola su di me … l’interazione con un mammifero di un’altra specie per me vale quasi come il Rock And Roll (e i goal di MAURITO ICARDI).

Tim & Palmir- 3-1-2014 - Foto Groupie

Tim & Palmir- 3-1-2014 – Foto Groupie

 

Incrociare una che fa footing e la Mini Minor targata EH247CG che parcheggia impunemente nel posto riservato ai disabili

6 Gen

Feste non proprio riposanti, Brian ammalato per la seconda volta in due mesi, rinchiuso nella sua stanza per quasi due settimane con la bronchite, faccenda sempre pericolosa per uno di 85 anni. In un paio di occasioni temo il peggio: la cura di antibiotici, la mancanza di stimoli e il deperimento fisico lo rendono così fragile che è difficile poter ipotizzare una ripresa. Ogni giorno entro nella struttura in cui è, salgo le scale, percorro il corridoio e mentre mi avvicino alla camera 42 mi chiedo in che stato sarà. Ci sono giorni in cui sta un po’ meglio e allora torna a scherzare … l’altro giorno non appena mi vede entrare si mette le mani sulla faccia, ieri quando gli dico che sto per andare via fa finta di essere arrabbiato e dice “A beh, alora” ; spesso però è giù di fase e confuso dalla febbre e dalla situazione in generale.  Rimango fino a sera e lo aiuto a cenare … scodella di pastina in brodo, purè e carne morbida, mousse di frutta. Imboccare il proprio vecchio non è una cosa che avrei pensato di dover fare nella vita, ed invece eccomi qui, solerte, attento, premuroso. Rimango poi a guardarlo mentre si appisola, gli tengo la mano, e contemplo il fatto che al di là della bronchite il vecchio Brian si sta incamminando deciso verso l’abisso, lo vedo invecchiato, lo sento in difficoltà quando è il momento di formulare le parole. Quando lo lascio gli do un bacio, gli accarezzo il viso, lui mi manda un bacio con la mano, e tutte le volte sento un fiotto di tristezza salirmi in gola…mi asciugo gli occhi, mi infilo i Ray ban ed esco.

Mi fermo al Centro Commerciale Torrenova di Modena per una commissione. E’ l’ultimo dell’anno, c’è un discreto via vai, trovare parcheggio non è semplice, ma dietro all’edificio della Farmacia trovo un buco libero. Mi fermo un attimo in macchina a leggere i credits del cd che sto ascoltando, distrattamente seguo una macchina che parcheggia poco più in là. Esce una ragazza sui trentanni, chiude la macchina e se ne va. Controllo meglio, mi accorgo che ha parcheggiato nel posto riservato ai disabili. Scendo dalla macchina, controllo che sia davvero così e cerco di raggiungere la tipa per dirle qualcosa. Voltato l’angolo però non trovo più nessuno. Mi monta una rabbia gelida, che presto si trasforma in cupa tristezza. Queste sono le piccole cose che mi fan capire che l’essere umano non ha futuro, ripiegato come è su sé stesso, senza più un briciolo di senso civico, di sentimento per la comunità in cui vive. Per un minuto penso a  fare una telefonata ai vigili, ma poi desisto, anche io sconfitto dall’istinto di questa torbida sopravvivenza … perché andarmi a cercare altri impicci nel giorno dell’ultimo dell’anno e dopo essere stato alcune ore ad accudire mio padre che è in un ospizio?

Mini Minor su parcheggio riservato ai disabili- Modena Centro commerciale Torrenova - 31 dicembre 2014 - foto TT

Mini Minor su parcheggio riservato ai disabili- Modena Centro commerciale Torrenova – 31 dicembre 2014 – foto TT

Mi rimetto in macchina e torno verso Borgo Massenzio. In località Magpie Place Mill, incrocio una donna che fa footing. E’ solo un secondo o poco più, ma vedo che ha un sorriso un po’ sciocco disegnato sulla faccia, dovuto – immagino – a ciò che ascolta dalle cuffiette che sbucano dalla tuta e dal giubbetto da corsa. Mi chiedo “chissà che musica sta ascoltando!“, e il tono del mio pensiero è snob,  ma poi mi dico “come ti permetti? Che ne sai?”. Già, che ne so, magari si sta sentendo PHYSICAL GRAFFITI col PONO di NEIL YOUNG ed è in estasi mistica perché il lettore sta passando ad alta qualità sonora (anche se Picca non sarà d’accordo) TEN YEARS GONE … mmh, però mi sa più una tipa che sta ascoltando la MANNOIA, oppure gli STADIO, o quelle cantanti nere che vanno adesso, quelle che fanno quella muzak commerciale e che cantano come se stessero cagandosi addosso. Oppure si sta ascoltando i pezzi dalla melodia oscurata di LIGABUE, magari l’hip hop/rap di facile ascolto, o quei cantanti che escono da X Factor. Chissà … comunque sia, mi sento contento e fortunato del fatto che in quel preciso momento io mi stia ascoltando PAPER CHARMS della PFM.

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Rock, reign o’er me

2 Gen

Primo pezzo del 2015 ascoltato con intenzione, davanti all’impianto stereo a buon volume. Che sia di buon auspicio per questo nuovo anno fottuto. Non c’è niente da fare, il Rock regna su di me.

First piece of 2015 listened intently, in front to the hi-fi system at top volume. Let it be a good omen for this new fucking year. There’s nothing to do, Rock reigns o’er me.

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Tim Tirelli

Tim Tirelli

… my music pulls me through

27 Dic

Questo è il periodo dell’anno che preferisco per quanto riguarda la musica. La dose di “nuove” cose da ascoltare o  riascoltare è sempre massiccia. Da groupie e amici mi sono arrivati cofanetti, deluxe edition e cd di notevole caratura: CLASH, PAUL McCARTNEY, LOCAL CUSTOM: DOWNRIVER REVIVAL, SUPERTRAMP, BAD ENGLISH, JOHNNY WINTER, MOUNTAIN, PFM, GIN LADY … da me stesso invece (con tanto di biglietto “Per Tim da Tim”) HACKENSHACK, NANCY WILSON, WINTERHAWK, MONTROSE, MILES DAVIS, RICK DERRINGER, ROY HARPER, MOTT THE HOOPLE, HEART, LOUSIANA LEROUX e qualche bootleg originale dei LZ. Riguardo a questi ultimi mi chiedo sempre il perché…è tutta roba che ho già in versione cdr lossless con copertina … me lo chiedo soprattutto perché i bootleg originali costano parecchio, diciamo un 55/60 euro per un doppio della EMPRESS VALLEY SUPREME DISC, un po’ meno per uno della GODFATHER RECORDS, ma son cifre sempre piuttosto alte. Il fatto è che nelle confezioni originali mi sembra di godermeli meglio, che addirittura “suonino” meglio  (naturalmente non è così)…Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so… servono a darmi l’illusione di riempire i vuoti della mia esistenza. Così, mentre torno da Brian (è sempre a letto con la bronchite il vecchio) mi ascolto SPEED FREAKS, i LZ a MOBILE in ALABAMA il 13 maggio del 1975.

LZ Speed Freaks Mobile 1973 032

LZ Speed Freaks Mobile 1973 033Quando sono in vena di ascoltare i LZ e mi capitano in mano bei bootleg come questo, capisco perché sono da sempre la mia band preferita. Oltre a spedirmi in pochi secondi ad altezze siderali, a farmi vagare per l’universo e a far girare il mio cervellino come fosse sospinto dal padre dei quattro venti, dal punto di vista fisico mi viene lo stesso sghiribizzo che ho quando guardo tra le gambe di una donna. Sì, perché van bene il lignaggio intellettuale, lo sguardo, gli occhi, le mani, le caviglie, i piedi,  il culo, le tette, ma è quando ti cade l’occhio sul delta di venere (secondo solo a quello del Mississippi) che ti viene quel fremito ancestrale. Quando sono nel mood giusto e ascolto i LED ZEPPELIN, il mio corpo è scosso dal fuoco della vita, mi passano le paturnie esistenziali e l’andamento bluesy, mi vien voglia di seguire quel ritmo tribale e primitivo e di infilare la spada scintillante nel vecchio fodero. Quando mi devo liberare di me stesso nulla di meglio dei LED ZEPPELIN.

Oggi è giorno di neve, lo sento nell’aria. Certo, non ci vuol molto, sono giorni che i giornali ci avvertono che sta arrivando “il grande gelo”, ma non è sempre automatico che scenda la neve. Invece oggi ne sono sicuro, mia madre mi insegnò a fiutarla nell’aria e io non ho mai perso quella abilità. Esco dalla porta, i venti dei Thor hanno iniziato a soffiare freddo freddo freddo, e a tessere sulle ringhiere e sugli alberi brulli ricami di una bellezza struggente…

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Mi scrive un messaggio POLBI da Detroit:

“Al momento sono assolutamente innamorato di Wildlife disco dei Mott che mi hai regalato per natale…BELLISSIMO! Menomale che sono una bestia ignorante e ancora posso scoprire cose così belle. Ma bello, bello, bello!!! E la Angel Air fa sempre delle belle ristampe, con dei libretti fatti bene. Il primo disco lo devo risentire con più calma, per ora sono travolto da Wildlife, mi ha toccato nelle corde emotive giuste al momento giusto. Grazie tantissimo Tim, che regalone”.

WILDLIFE dei MOTT THE HOOPLE “è” l’album di MICK RALPHS, quello dove il chitarrista che tanto amo canta e scrive di più; inutile dire che è il mio preferito ed è una gioia sapere che il Michighan Boy lo apprezzi così tanto, perché come dice Picca, certi album ci piacciono anche perché piacciono ai nostri amici, perché puoi condividere emozioni, sensazioni, esaltazioni.

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In questo momento, casa è il posto in cui voglio essere: le luci ad intermittenza accese, Palmir che sonnecchia davanti alla stufa, la groupie che legge un libro, io che mi risento MOBY DICK, sempre da Mobile 1973, mentre aspetto la neve

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E la neve non si fa attendere, i primi fiocchi a metà pomeriggio e nel giro di mezz’ora la campagna è già bianca….

Domus Saurea dic 2014 - foto TT

Domus Saurea dic 2014 – foto TT

Grazie ad essa (e alla musica) passerò qualche ora con l’animo candido, con la testolina a riposo, in pace con me stesso. Quiete effimera, ma graditissima.

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Sinodo d’inverno: the spirit of the winter solstice

24 Dic

Arrivo al sinodo degli illuminati del blues trafelato: fino alle 17 in ufficio, poi festa di natale della struttura dove è Brian fino alle 20. Il mio vecchio è confuso dal Xmas party, in più è febbricitante. Alle 20,30 in quel dedalo di stradine tra Viale Ciro Menotti e Viale Virginia Reiter. Siamo in un locale dove non eravamo mai stai, la location non è niente male, il cibo giusto sufficiente, il conto un po’ troppo salato vista la qualità. L’importante però è la compagnia, nove illuminati, tutti un po’ in affanno grazie alle incombenze quotidiane dell’antivigilia e a un anno di ordinaria follia che sta per finire. Ci si aggiorna a vicenda, si parla del blog, di Inter e naturalmente di Musica Rock. Si mangiano cotolette o filetti di manzo, si beve lambrusco grasparossa Morello, si desserta con zuppe inglesi. Come ogni anno ci si scambia un pensiero, e lo si fa con una onestà di sentimenti, con una sincerità che mi colpisce molto. Girano belle bottiglie di prosecco, di Jack Daniel’s e pacchetti contenenti cd e chissà cos’altro. Poi sento uno di noi che dice: “Ecco, per me è questo il natale, stare tra di noi e scambiarci queste cose, che sono sempre le cose più belle che ricevo”, tutti annuiscono, sorridono, ribadiscono quello che il nostro confratello ha appeno detto.

Elaboro in quell’istante che è questo lo spirito del solstizio d’inverno, un insieme di amici che si scambiano un buon auspicio per la nuova stagione, il nuovo anno, mentre il sol invictus inizia il nuovo cammino. Sono fortunato ad avere amici così, confratelli che accorrono al richiamo del loro priore, che si stringono l’uno all’altro per sentirsi meno soli su questo pianeta sperduto nelle profondità dello spazio. In questa porca vita non è mica un lavoro da poco. Verso mezzanotte usciamo, siamo gli ultimi e nel locale hanno già iniziato a spegnere le luci e a fare le pulizie. Rimaniamo lì fuori un’altra oretta buona, sotto una nebbia di ghiaccio assai fastidiosa, ma incapaci di lasciare l’ottima cattiva compagnia. Uno dei due magister del gruppo, quello dall’eloquio stellare, non smette di raccontare aneddoti e storielle irresistibili. La confraternita del blues quindi si scioglie, augurando la buonanotte a New York; un paio di coppie di confratelli si fermano a parlare ulteriormente sulla riva di un paio di incroci fino a che la fredda nebbia notturna emiliana scende definitiva.

Torno a Borgo Massenzio nella notte profonda e gelida, percorro le blue highway della campagna nera(zzurra) sulla blues mobile che rolla placida. Penso che finalmente è il 24, che mi godrò la vigilia nel tepore della domus saurea, tra spremute, Lupo Albero e Linus di dicembre (un must) e vecchi cartoni animati di Walt Disney su Sky, che potrò godermi una giornata in tranquillità senza fare nulla. Non sarà così.

Al mattino si rompe la cordella di una tapparella, il meccanismo che la dipana è rotto, si va dunque in ferramenta e al ritorno si gioca a fare i marangoni.

Fare il marangone (foto TT)

Fare il marangone (foto TT)

Mi affaccio alla finestra, vedo Palmir che valuta la campagna brulla in questo grigio giorno invernale…

Misty windows  foto TT

Misty windows foto TT

Brian ha la febbre, è ha letto. Non me la sento di starmene a casa, corro da lui. Non sta bene il vecchio, rimango con lui un’ora e gli do appuntamento a domani. Niente di che, ma la vigilia non è quella che mi pregustavo ieri sera: a casa al calduccio, ascoltando i FREE con la modalità take it easy on. Pazienza, facciamo buon viso a cattivo gioco, magari aiutandoci con qualcosina. Buon natale, baby.

Canned heat - foto TT

Canned heat – foto TT

 

Fanfare for the common blues man

21 Dic

Eccola qui la notte più lunga dell’anno, quella che porta suggestioni siderali, irrequietudini da solstizio d’inverno, quella che mi fa affondare ascoltando CORA JONES di NEAL CASAL. In questa notte nera, tra le ombre scure dei rami delle querce che sembrano brandire le nostre anime, contemplo le campagne che frequento ora, questa pianura proletaria che pare un lago di metano, immobile, appoggiata alla nebbia che si stempera in foschia non appena il sereno si fa nuvoloso.

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E’ sempre difficile in questi giorni dell’anno rimanere in equilibrio, i giramenti dell’animo si fanno più frequenti e ti sembra di essere su di una barca sperduta in mezzo al mare, tu solo tra le acque scure e gelide a cercare una luce che ti guidi sino a casa.

Cerco di andare a trovare Brian il più possibile, mi sembra stia bene e che sia più tranquillo nell'”albergo per anziani” in cui è, tuttavia mi sento in colpa; avrei l’istinto di correre da lui ogni giorno, ma che “periodo di sollievo” sarebbe? Così vado da lui tre/quattro volte la settimana, arrivo nel grande salone, accenno un sorriso alle operatrici di turno e mi rivolgo a lui: non appena mi vede tutto orgoglioso informa gli altri anziani che ha fianco a lui che “questo è mio figlio”. A volte fatico a convincerlo a venire nella sala dove gli ospiti stanno con i loro famigliari, ma poi docile mi segue. Gli chiedo mille volte se si trova bene e lui sempre mi risponde “sì, veh, Tim, sto proprio bene qui.”, la seconda domanda è sempre “Am vot ben Brian (mi vuoi bene)?” e lui “Sa tnin vòi? Pff, t’en ghè gnanc da dmandèrel (Se te ne voglio? Non hai nemmeno da chiederlo)”. Quando lo lascio devo sempre tranquillizzarlo, è spesso preoccupato perché non ha soldi con sè, perché non sa se le “signore” sono state avvisate, perché non viene a casa con me, allora gli dico di aspettarmi lì, che esco mezz’ora e che torno. Si tranquillizza, mi fa un sorriso, mi manda un bacio con la mano; io mi infilo i Ray-ban ed esco. E’ comunque sorprendente che dopo quattro anni di alzheimer, forma grave conclamata da due, riesca ancora ad avere un rapporto d’un certo tipo con lui. Sicuro, gli argomenti di cui parliamo sono sempre quelli, le forme espressive semplicissime, però quando ci guardiamo negli occhi capisco che il vecchio Brian è ancora con me.

Tim & Brian dic 2014 - autoscatto

Tim & Brian dic 2014 – autoscatto

La groupie ha fatto l’albero, peccato che quest’anno Palmiro sia indiavolato e abbia ormai già distrutto tutti i rami bassi, mandando in frantumi palline e luci ad intermittenza.

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree - Domus saurea  dic 2014

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree – Domus saurea dic 2014

Quest’anno più che un presepe ho fatto una rappresentazione laica di uno scorcio di un paese nel periodo invernale a inizio del secolo scorso. Ho immaginato una paesino tipo Quattro Castella, qui nella contea di Regium Lepidi; avrei voluto fare un qualcosa di più preciso ma in tal caso mi sarei dovuto rivolgere ai negozi di modellismo, così mi sono arrangiato con quello che avevo e con qualche nuovo acquisto di casette dozzinali; la grande novità è comunque rappresentata dalla fontana con acqua vera che scorre. Un upgrade mica da poco per l’architetto natalizio Tim Tirelli…

Domenica di metà mese a Milano con Marchino Priulla, amico che conosco da qualche anno ma che mai avevo incontrato. Il giovane uomo proviene da un vecchio porto fondato dai Fenici e si trova a Milano per prospettive professionali. Ci lega l’amore per il Rock, la passione politica e l’insofferenza verso certo giornalismo italico d’altri tempi tutto improntato sul rock americano. Ore di discussione fitta fitta e sentimenti di brotherhood.

Marco Priulla e Tim - Milano dic 2014

Marco Priulla e Tim – Milano dic 2014

Nemmeno il tempo di far ritorno nella regno di Marco Emilio Lepido che va in scena una storia di ordinaria quotidianità: mia sorella viene portata al pronto soccorso per un problema, vengo avvisato e con la groupie corro da lei. E’ un codice verde, il che ci fa capire subito che non si tratta di nulla di grave, ma altresì ci lascia intendere che bivaccheremo nella sala d’aspetto per diverso tempo. Arrivo alle 19,30, mezz’ora di ambientamento poi tablet, libro e macchinette viveri e bevande: bottigliette d’acqua, cioccolata, pavesini, crostini, fanta lemon. Segue bivacco di parecchie ore. All’una di notte finalmente visita ed esami. Ore 02,30: il medico mi chiama e mi informa che gli esami vanno bene ma che la tratterrà altre quattro ore per sicurezza. Risalgo in macchina, porto la groupie a Borgo Massenzio, mi riprendo un attimo e ritorno a Mutina. Ore 06,30 viene dimessa. La porto a casa, vado nell’appartamento di Brian che ancora abbiamo in affitto; riesco a dormire solo un paio d’ore, tanto vale andare in ufficio. Questa nottata saltata condizionerà tutta la settimana.

Martedì di nuovo a Milano, si sposa Doc con Brown Sugar. La groupie sfreccia sull’autosole …

The Highway song - Groupie al Volante (foto TT)

The Highway song – Groupie al Volante (foto TT)

…arrivare in piazzale Diaz è uno sport estremo, un’ora per fare nemmeno tre chilometri, ma giungiamo giusto in tempo. Bello rivedere certe facce della Doc’s family & friends, Aldo mi parla subito della nostra INTER come se non fossero passati almeno quindici anni dall’ultima volta che ci siamo visti,  mentre con Alberto ci buttiamo subito in disquisizioni filosofiche circa le ultime super deluxe edition dei LZ.

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim - dic 2014 - foto Groupie

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim – dic 2014 – foto Groupie

Siamo al Palazzo Reale del Comune di Milano, al momento del sì, mi commuovo, come una donnicciola, povero me, che sentimentale che sono diventato.

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky - Milano dic 2014

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky – Milano dic 2014

Il matrimonio è una cosa per pochi intimi, non più di trenta persone che si ritrovano in una trattoria della bassa parmense. Buffo come tutti i commensali milanesi non facciano che sottolineare come si mangi bene, mentre io e la groupie non ci troviamo nulla di speciale. Non è per fare il fenomeno, ma evidentemente il nostro standard emiliano è piuttosto alto e occorre altro per sorprenderci.

Groupie e Uomo di Bues - trattoria La Buca Zibello PR dic 2014 - foto di Doc

Groupie e Uomo di Bues – trattoria La Buca, Zibello PR, dic 2014 – foto di Doc

Sono seduto vicino ai genitori di Doc, persone che – pur frequentando pochissimo – ho sempre amato molto. A., sua madre, la porto nel cuore da quando, ormai 23 anni fa, andò a trovare la mia – senza conoscerla – quando fu ricoverata a Milano.

La prima cosa che mi dice suo padre è “eccolo qui, lo scrittore americano-padano!”, poi si prodiga in complimenti che non so se meritare. F. ogni tanto legge il blog e mi ripete più volte che devo pubblicare le mie cose. F. è uno dei miei adulti di riferimento, lo stimo moltissimo e che mi dica queste cose per me è fonte di grande soddisfazione. E’ un po’ che ci penso, raccogliere e smussare certe cose del blog, metterle insieme, dargli un titolo tipo VITA DI UN UOMO DI BLUES e provare a cercare qualcuno che sia interessato. Chissà.

Per il resto cerco di sopravvivere alle tempeste emotive di questo mese leggendo KEN PARKER nella nuova edizione del Corriere Della Sera. Ormai sono giunti agli episodi della cosiddetta “terza fase”, quella che partì nel 1992 con il KEN PARKER MAGAZINE, la pubblicazione che forse ho amato più di tutte in assoluto.

Anche FARGO mi dà una mano, è una nuova serie TV che mi ha preso parecchio, sebbene io non sia troppo appassionato del genere che prevede una gran quantità di omicidi; ma il protagonista è BILLY BOB THORNTON, attore che mi piace un sacco.

Billy Bob Thornton - FARGO

Billy Bob Thornton – FARGO

Naturalmente HOMELAND e THE AMERICANS continuano a rendere le mie serate davanti a Sky entusiasmanti. L’INTER ha finalmente vinto la prima partita dell’era Mancini, speriamo che il decorso inizi ad essere positivo.

Essendo dicembre in macchina iniziano a girare gli album che collego al periodo: WORKS volume 1 degli ELP, il mini LP degli HONEYDRIPPERS e YOU GOTTA MOVE versione ROLLING. Oltre a questi l’acetato del mio WINTER ALBUM, cd che consegnerò agli illuminati del blues in occasione del sinodo del solstizio d’inverno che si terrà martedì 23 dicembre a Mutina.

Winter Album 2014.

Mi è capitato di rivedere una cosa di ASCANIO CELESTINI su cui vale la pena riflettere:

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 Malgrado la cottura, venerdì sera esco con la groupie, una puntata allo STONES CAFE’ per vedere l’altro gruppo di Lele, il mio batterista. E’ Rock anni novanta, non esattamente my cup of tea ma i ragazzi ci sanno fare e lo show è un buon successo. Guardare suonare Lele poi per me è sempre fonte di gioia. Quanto mi piace il ragazzo.

Sabato 20 torno da Brian, c’è anche la Simo che poco dopo mi riempie di pacchettini. E’ la mia ex ormai da alcuni anni eppure conserviamo un affetto l’uno per l’altra davvero ammirevole.

Mentre saliscendo gli impervi dislivelli spirituali della fetta di pianura che attraverso, mi tengo vivo ascoltando bootleg dell’OUTRIDER tour…

JP New Haven 1988 a

Mi trovo poi con la groupie all’Ariosto e quasi immediatamente sono vittima dello stress da spesa alla Coop al sabato. Sono un po’ cotto, nervoso, instabile e quando sono così non faccio che dirmi che non si è mai visto Rick Derringer fare la spesa alla coop; ad ogni modo faccio il bravo, riempio il carrello e faccio scivolarello tra le corsie. Spesso mi perdo a guardare articoli natalizi, la groupie mi sorprende e ridendo mi dice “sei proprio un bimbo!”. Osservo uomini soli di mezz’età che cercano improbabili regali dell’ultima ora, uno contempla una confezione di lenzuola, un altro felpe da donna, il tutto nello spazio dedicato alle occasioni. La cosa mi riempie di tristezza. Vorrei che queste feste fossero liete per tutti, che il volgere della stagione, il ritorno del Sol Invictus, fosse occasione per questa umanità ormai allo sbando per ripartire, per ritrovare un guizzo di armonia cosmica. Non sarà così, lo so, ma sarebbe bello.

Sposto lo sguardo sulla groupie che con gesti sapienti seleziona gli ortaggi da comprare un vista del pranzo del 25…

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

Ci ritroviamo a tavola verso le 15, un pasto semplice ma ottimo, la candela accesa, una composizione floreale natalizia e un documentario su Titano, satellite di Saturno. Mi piace l’atmosfera della domus saurea.

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 - foto TT

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 – foto TT

Ed eccoci ad oggi, il 21 dicembre, il solstizio d’inverno di cui parlavo all’inizio, il giorno che sento mio più di ogni altro, non solo perché ci sono nato, ma soprattutto per le correnti cosmiche che fanno girare la trottola planetaria. Tutto proiettato verso gli spazi profondi vengo riportato sulla terra dalla groupie che mi augura buon compleanno con lo splendido box set dei CLASH. Sono percorso da fremiti quando apro cofanetti del genere.

Clash Box Set

Guardo fuori dalla finestra e vedo la chiesetta in lontananza, non è bella come vorrei ma nell’immaginario che mi sono creato, nelle prospettive del mio animo, è simile a quelle rappresentate da certi pittori naif. Manca la neve, ma nella vita non si può avere tutto se sei un uomo di blues, così mi accontento delle campagne brulle e della foschia.

Marco Di Fazio 2011

Marco Di Fazio 2011

Mi chiama Polbi da Detroit. Mi fa gli auguri e poi chiacchieriamo un po’ alla faccia delle bollette telefoniche. Mi racconta che l’altra sera era in una sala prove della Motorcity, dove sua moglie provava col suo gruppo; tutta gente dedita al rock alternativo mischiato a punk e garage rock. Ad un paio di loro il Michigan boy chiede quali sia stato il concerto più bello a cui hanno assistito. Uno risponde senza esitazione “i QUEEN”, l’altro “i BAD COMPANY“. Non è la prima volta che Polbi mi riporta queste stranezze, e ogni volta rimaniamo basiti. Da musicisti di quel tenore tu ti aspetteresti nomi tipo STOOGES, gli MC5 e roba del genere, no, quelli che saltano fuori sono nomi così classici e mainstream che ti chiedi “ma che cazz…”

Ormai è il primo pomeriggio, un Southern Comfort tonifica l’umore e mi fa sperare  che l’INTER stasera mi faccia un bel regalo. Guardando le decine e decine di messaggi che mi sono arrivati su facebook e su what’s up penso al blog, alla comunità che si è strinta intorno ad esso. Nel giorno in cui gli esseri umani già 5000 anni fa si scambiavano un dono per augurasi l’un l’altro un prospero nuovo anno, mando la mia benedizione alle donne e agli uomini di blues che hanno la gentilezza di seguire questo blog miserello. Se anche l’augurio è generico, sappiate che è rivolto ad ognuno di voi, a quelli che scrivono spesso e a quelli che ci seguono in silenzio. Che questi notti silenti ci portino un po’ di pace, un po’ di speranza e che, immancabilmente, “il sole torni a battere sulle nostre facce e le stelle a riempire i nostri sogni”. Vi voglio un bene dell’anima.

 

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Back on the borderline one more time …

11 Dic

Non avevo mai partecipato ad un birthday party at the home for the aged e dopo averlo fatto devo dire che non è niente male. Raggruppano tutti i compleanni degli ospiti nati in un tal mese in una unica data e quindi si dà il via alle danze. C’è anche il vecchio Brian in mezzo ai festeggiati, ne fa 85. Ci si ritrova tutti nel salone principale, con i cinque o sei protagonisti – accompagnati dai famigliari – in prima fila; c’è un tal Giorgio con la fisarmonica che propone canti popolari, qualche valzer, un paio di arie e così via. A turno tutti cantano e alcuni ballano spronati dal direttore, dalla animatrice e dalle operatrici. Anche Brian viene messo in mezzo, e mentre lo guardo tutto sorridente intento ad accennare a qualche semplice passo di danza, mi commuovo. Mia sorella è più attiva, io me ne sto in un angolo e osservo. Brian ogni tanto guarda verso di me e mi strizza l’occhio. Non è poi così difficile adeguarsi, credevo fosse più difficile, e alla fine mi dico che forse potrei  fare anche io il lavoro che stanno facendo le operatrici. Arriva il momento del rinfresco: torte, dolcetti, bibite a cui segue la consegna dei regali. Niente da dire, alla House Of The Rising Sun(down) fanno le cose per bene.

Penso spesso a Brian, là nell’albergo per anziani in cui vive ora, spero sia, non dico felice, ma tutto sommato non troppo spaesato. Il tempo atmosferico non aiuta ad elaborare questo passo che abbiamo dovuto affrontare, il grigiore del novembre inoltrato schiaccia un po’ verso il basso, col whiter shade of pale di dicembre andrà un po’ meglio, ma il solstizio d’inverno si avvicina e le turbolenze dell’animo sono assicurate.

Mentre cerco di attraversare questo periodo, faccio pranzi di lavoro con Mixi a Pavullo, là lontano oltre le colline, e vado a vedere gli STICKY FINGERS LIMITED di Lorenz e Jaypee allo Stones Cafè in occasione della presentazione del loro album, sono in (cattiva) compagnia della groupie, di Lele e di Pol. Siamo in prima fila e col sorriso sulle labbra osservo l’amico Jaypee al basso e il mio fratellino hard-rock-blues alla solista e alla voce. Non che avessi dubbi, ma quello a cui sto assistendo è uno spettacolo di high voltage rock and roll.

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Ci sono poi dei venerdì sera passati con Picca, facciamo finta di parlare di musica per misurare noi stessi in queste vaste profondità siderali. Un cinegiappo e poi una delle cose che ci diverte di più: guardare improbabili video bootleg. Questa sera è la volta della original BAD COMPANY live nel 1999 in occasione della prima reunion. Apre una house band (col grande Liberty DeVittoalla batteria) che accompagna RICK DERRINGER ed EDGAR WINTER. Per ROCK AND ROLL FANTASY si unisce al gruppo di MICK RALPHS anche GARY ROSSINGTON. Segue il “the making of” del video di LIVE IN PEACE dei FIRM. Mezzore intere passate a guardare PAGE e RODGERS fermi ad un tavolino mentre mangiucchiano qualcosa tra una ripresa e l’altra. Roba per depravati insomma, roba che posso fare solo con Picca (e forse con qualche altro fratello di blog)

 La groupie è chiamata a gareggiare con i professionisti dei kartodromi (va a finire che si darà al professionismo) così io passo le domeniche mattina in compagnia delle mie Gibson cercando inutilmente di fare il verso a Jimmy Poige. Ogni volta che ti metti lì a “tirare giù un assolo” capisci la sua grandezza, oltre all’ottima tecnica (parlo del periodo 1969-73) il livello di emotività è quasi sempre altissimo, la scelta delle note poi, che deve essere inconscia, è il motivo per cui ci tiene tutti lì incollati alla sua musica. Mamma mia, che chitarrista straordinario (che era).

Arriva dicembre, il mese del blues dolce e malinconico. Scruto il cielo per vedere se arriva la neve, la domenica mattina ascolto il rintocco delle campane che va di campagna in campagna, penso a mia madre, a tutti i bei dicembre che abbiamo passato insieme, agli alberi di natale e ai presepi fatti insieme, alle camminate mano nella mano fatte da bambino per andare alla messa della mezzanotte in abbazia sotto le luci fioche dei lampioni e con la neve che scendeva lieve. Ripenso alla mattina del 25, tutti sul letto suo e di Brian ad aprire i regali, penso ai tortelli dolci che preparava.

Penso anche che mi sento di nuovo sul confine, bloccato, fermo, senza l’energia necessaria per scegliere un sentiero … che sia questo il fine ultimo della mia anima, il restare adagiato sul confine a contemplare le stelle?

Back in my home town
The old place is still the same
But time can cast a spell over something
You can’t go back again

Back on the borderline one more time

 Per cercare di fuggire dall’impasse esco con delle fighe e vado allo STONES’ WALL di Florianus Mutinensis…

Stones' Wall- Florianus Mutinensis  (foto TT)

Stones’ Wall- Florianus Mutinensis (foto TT)

… guardo la quarta stagione di HOMELAND (che è strabiliante) …

Homeland Season 4

Homeland Season 4

… ipotizzo un viaggio ai Caraibi.

Una sera faccio un salto al GrandEmilia, la coop più grande della regione, osservo il ceiling (il soffitto insomma) del centro commerciale iper adobbato per le feste ormai prossime, non riesco a non farmi irretire…

Grandemilia ceiling  dicembre 2014 (foto di TT)

Grandemilia ceiling dicembre 2014 (foto di TT)

Al sabato dopo essere stato a trovare Brian torno alla domus saurea. Già dal cortile sento che la groupie sta suonando il basso, cerca di  seguire un pezzo degli YES che esce dallo stereo. Entro e la spio, è tutta intenta a tirar giù una delle solite parti di basso impossibili di CHRIS SQUIRE … mah, povero me, una donna un po’ più normale no, eh?

Errore
Questo video non esiste

Dicembre mese di bilanci, mi viene in mente la frase di March che appare in una delle nostre canzoni “e se guardo al passato non lo vedo migliorato” .. come sempre sono incline al rimpianto, alla malinconia, alla nostalgia; mi basta un nonnulla per sospirare, seppur adulto mi sento ancora così bambino. Cerco di evitare le mie compilation natalizie, i canti di natale, e tutto quello che mi porta alla deriva. Sto resistendo anche al forte impulso di mettere su WORKS VOLUME 1 degli ELP … in macchina mi sparo BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR’S EDGE degli AC/DC, addirittura DR FEELGOOD dei MOTLEY CRÜE, ma sebbene faccia l’headbanging e di pancia ci dia di hard rock, l’animo si chiude a riccio e risuona di PROKOFIEV (la Troika) e BEETHOVEN (Romanza in Fa maggiore) … d’altra parte sono un uomo di blues…

L’impulso irrefrenabile di disfarsi di certi cd

13 Nov

Davanti agli scaffali dei CD, io in compagnia degli altri due; sì perché io sono tre uomini diversi: Stefano, Ittod e Tim, appunto.

Stefano è quello riflessivo, equilibrato, che cataloga i CD e li trascrive su fogli excel dove indica titolo, artista, data di acquisto, quanti cd ci sono nella confezione, se la stessa è standard, digipack, versione box set o deluxe edition, se i cd sono rimasterizzati e se hanno particolarità (tipo SHM-CD o K2HD). Stefano è quello che vorrebbe conservare intatta la collezione di dischi, ampliarla, tenerla a portata di mano perché non si sa mai. Quello che si commuove solo per il fatto di avere nella sua discoteca album dei LOUISIANA LEROUX, HACKENSACK, ELF e MIDNIGHT FLYER (anche se questi ultimi sono lofi).

Ittod invece è guidato da furia iconoclasta, è quello che preferisce LOVE BEACH a TARKUS, quello che “il miglior album dei LED ZEPPELIN è IN THROUGH THE OUT DOOR“, quello che a JIMI HENDRIX preferisce MICK RALPHS, quello che “non ci bastano le solite emozioni vogliamo bruciare”, quello che vorrebbe tenere solo 250/300 album, quelli che alla fine si ascoltano veramente sempre e comunque,  così da buttare la mano tra gli scaffali sicuro di scegliere un album della madonna da ascoltare, quello che butterebbe giù una lista strampalata tipo questa:

… 9 dei LZ, i 6 della BAD COMPANY, 7 dei FREE, 9 degli ELP, 6 dei GENESIS, 4 degli YES, 6 della PFM, 3 di CSN (con e senza YOUNG), 6 di NEIL YOUNG, 2 dei FIRM, 1 dei VIRGINA WOLF, 2 di DYLAN, 2 dei MAHOGANY RUSH, I primi 3 di AL DI MEOLA, CARAVANSERAI-FESTIVAL-MOONFLOWER di SANTANA, 10 dei ROLLING, ABBEY ROAD-THE WHITE ALBUM-SGT PEPPER dei BEATLES, 5 di JOHNNY WINTER, 4 di EDGAR WINTER, 2 degli ALLMAN, STREET SURVIVOR dei LYNYRD, MARAUDER dei BLACKFOOT, il primo dei TISHMINGO, 4 degli WINGS, 5 di JEFF BECK, 3 dei FLEETWOOD MAC, 1 degli AC/DC, 6 degli AEROSMITH, 3 dei BLACK SABBATH, 5 dei DEEP PURPLE, 8 degli WHITESNAKE, 2 di COVERDALE, 1 di COVERDALE-PAGE, 1 di PAUL RODGERS, 1 di MICK RALPHS, 2 di SPRINGSTEEN, 4 dei CREAM, 4 di CLAPTON, 4 dei CHICAGO, 5 di MUDDY WATERS, 2 di ROBERT JOHNSON, 2 di ETTA JAMES, 2 di JOHN MAYALL, 3 di ELVIS, 2 di MASON RUFFNER, 6 dei MOTT THE HOOPLE, 2 degli ELF, 2 della ELO, 4 degli WHO, 5 degli UFO, 2 del MSG, 3 dei RAINBOW, 2 dei PROCUL HARUM, DAMN THE TORPEDOS di TOM PETTY, 5 di RY COODER, 2 dei POLICE, 2 dei CLASH, 1 dei DAMNED, 1 di NINA HAGEN, 3 dei LITTLE FEAT, 1 dei KING CRIMSON, 1 degli EMERSON LAKE & POWELL, 2 di RICK WAKEMAN, 3 di KEITH EMERSON, 3 di BILLY JOEL, 5 di ELTON, 5 dei QUEEN, HUMAN CONDITION dei CANNED HEAT, 1 di KEITH JARRETT, 1 DI JOHN MCCLAUGHLIN, 1 della MAHAVISHNU, 3 dei BOC, 5 dei PINK FLOYD, 5 dei MOTT THE HOOPLE, 6 dei VAN HALEN, 2 di DAVID LEE ROTH, 3 dei GAMMA, PAPER MONEY-WB PRESENTS dei MONTROSE, 3 di JOHN MILES, 3 di HENDRIX, 3 degli HEART, 1 dei FOREIGNER, 1 degli AIRRACE, 2 degli ASIA, 2 di BENNATO, 5 di VASCO, 3 di FOSSATI, 1 di PIERO MARRAS, 5 di DE GREGORI, RIMINI-L’INDIANO-LIVE VOL 1 CON LA PFM di DE ANDRE’, 2 degli AREA, 3 del BANCO, 5 di ZUCCHERO, 1 dei ROCKING CHAIRS, 1 di STEFANO PICCAGLIANI, 1 di FORTIS, 2 della BERTE’, 3 di DALLA, 2 di BRANDUARDI, 5 di GRAZIANI e così via…

E poi ci sono io, Tim, quello che sta in mezzo a questi due estremi. Il mio lavoro consiste nel gettare o regalare a qualcuno cd non proprio essenziali che Stefano accumula, e salvare cd che finirebbero al macero sotto i colpi furia distruttrice di Ittod.

…. Ma si che sono io
Tre uomini diversi
Uno non sono io
E gli altri due son persi…

Mantenere l’equilibrio non è semplice, soprattutto quando la sera o al mattino cerco cd da ascoltare in macchina durante il tragitto Borgo Massenzioa-Stonecity e finisco per non trovare nulla che mi soddisfi. Inizio dalla A e mi metto a spulciare gli scaffali, arrivo alla Z e ricomincio, niente… sembra che nulla mi vada bene. Mi sposto sullo scaffale dei digipack e delle deluxe edition, negativo… provo allora in quello dedicato alla musica italiana, nisba. In uno stato di prostrazione profonda cerco la salvezza nel reparto LZ & Related. Niente da fare. Affranto e scazzato mi getto sul divano. Passa la groupie, scuote la testa ed esclama “3000 cd e nemmeno uno che vada bene, mah!“. E’ in quei momenti di frustrazione che anche io, Tim, mi faccio prendere la mano e la voglia di veder volare cd dalla finestra diventa fortissima, così mio dico “quando mai ad esempio mi ascolterò il digipack della Repertoire degli AFFINITY, pur con la presenza di JOHN PAUL JONES?”, oppure “E il bootleg ufficiale degli ELF che nulla aggiunge al bootleg vero e proprio esistente?” …  ancora “che me faccio dei dischi di JOE BONAMASSA, uno che fa uscire qualcosa ogni quattro mesi e che, sì, sa suonare la chitarra ma mi annoia da matti?”. Insisto “E’ proprio necessario avere la discografia completa dei KANSAS? “

Da lì al valutare i cd dal punto di vista del visual il passo è breve. Confezioni digipack un po’ consunte, confezioni jewel case con la custodia segnata o rotta, confezioni cd con alcuni dei dentini della rotellina incastra dischetto ormai andati, cd con copertine oggettivamente obbrobriose…

Come può ad esempio uno sano di mente tenere nella sua discoteca una raccolta del BANCO (versione easy prog) con questa copertina?

Banco Musica Più

Stiamo parlando del BANCO e della SONY MUSIC, non del duo di liscio di Cadelbosco Sopra “Orchestra da ballo Omar & Sabrina” e della Vai Col Liscio Records, porca madosca!

Allora Ittod prende il sopravvento e nel giro di mezz’ora seleziona almeno 50 cd da buttare; magari è mezzanotte e Tim decide di andare a dormire. Nemmeno 15 minuti sotto le coperte e  Stefano si alza e ripone negli scaffali la maggior parte dei cd tolti da Ittod. Ed è così, quasi tutti i giorni. Oh mamma mia.

Oh father of the four winds, blow away my bipolar blues.