Immagino direte che sia fiction confezionata apposta per il blog, ma stanotte ho sognato JIMMY PAGE. E’ bastato che rispondessi al commento di Picca al post di ieri SOGNARE MICK RALPHS, inserendo il link di BOOGIE MAMA (pezzo di Paul Rodgers dall’album CUT LOOSE del 1983) tratto dai concerti dell’ARMS , e stanotte ho sognato il JIMMY PAGE di quegli anni.
Jimmy Page 1983
Eravamo, immagino, in Inghilterra, primi anni ottanta, io ero l’io attuale, PAGE come ho detto quello del periodo citato, quindi magro, accecato dalla neve (snowblind… if you know what I mean), confuso, senza più la sua creatura, chitarristicamente decaduto. Eppure – per la prima volte nei miei sogni – era un PAGE sorridente e ben disposto nei miei confronti. Con me credo ci fosse anche la groupie. Scattiamo qualche foto insieme, JIMMY mi abbraccia, io non credo a quello che sto vivendo. Il mio unico pensiero è di inviare una di quelle foto a Picca e fare un figurone. Ma, in un modo o nell’altro non trovo il tempo di inviargli l’mms.
JP 1983
Jimmy poi ci porta in casa sua. Una casa oscura, antica, piano terra. In un salone di là ci sono anche la sua compagna di allora CHARLOTTE MARTIN e la loro figlia SCARLET. Questa all’epoca aveva 11/12 anni, ma nel sogno era una sedicenne un po’ snob. CHARLOTTE era quella post-punk dei primi anni ottanta:
Charlotte Martin e Jimmy Page early 80s
Charlotte Martin e Scarlet Page prima metà anni settanta
JP Scarlet e John Bonham
Charlotte Scarlet e Jimmy ai giorni nostri
Tutto qui. Ripeto il concetto di ieri: guardate un po’ come sono messo, sogno il PAGE dimesso e sconnesso dei primi anni post LZ. Che vita (e che sogni) blues.
Jimmy Page at Ronnie Lane’s party – La Mansion Hotel, Austin, Texas – after the gig on March 23, 1985 with The Firm
..If I dream too much tonight Somebody please bring me down…
Va bene, son due giorni che ascolto i MOTT THE HOOPLE (di cui Mick era il chitarrista), ma è mai possibile che un uomo, per quanto di blues, della mia età debba sognare MICK RALPHS? Non mi dilungherò troppo, stare ad ascoltare i sogni degli altri mi ha sempre annoiato, ad ogni modo eravamo in una località dai contorni un po’ sfumati ma che doveva essere BATH (Bagno, insomma Villa Bagno frazione di Regium Lepidi, dove abitavano i miei nonni), c’era una specie di festa all’aperto, qualcosa che aveva a che fare con la musica e io ero lì con la BAD COMPANY.
Era la BAD COMPANY dei tempi belli seppur con qualche segno dell’età ma il gruppo era sciolto da tempo, c’era pure il povero BOZ BURRELL. Io cercavo in qualche modo, molto delicatamente, di toccare l’argomento reunion. Erano tutti ben disposti e più o meno sorridenti, ma in qualche modo sfuggevoli. RODGERS era quello del 1977 con i capelli un po’ più corti e sembrava più interessato ad andare a chiacchierare con un’altra band, che mi pare fosse quella dei FOREIGNER (ma non ricordo nè Mick Jones, nè Lou Gramm).
Bad Co da sx a dx Mick Ralphs, Paul Rodgers, Simon Kirke, Boz Burrell
Io restavo lì con gli altri tre. Ero l’io attuale con la BAD COMPANY dei fine settanta ed eravamo nel 2013. Cercavo di parlare con MICK RALPHS ma lui non era loquace. Cercavo di farmi dare la sua email, ma lui non ricordava l’indirizzo esatto…insomma c’era sempre un contrattempo che non mi faceva mai arrivare ad un confronto soddisfacente con lui (cosa capitata anche in passato le volte che ho sognato JIMMY PAGE).
Mick Ralphs
Ad un certo punto dovevamo fare qualcosa insieme, io e loro tre. Ad organizzare toccava a me. Stavo dandomi da fare e, pur sorridendo, avevo un forte senso di frustrazione dato dal mancato feedback degli altri tre. Poi all’improvviso PUMMMM! Un ciocco spaventoso. Palmiro come ogni mattina fa cadere il mio portavestiti…vuole che ci alziamo, ha fame. Sono le 06,40.
Tornando a noi, volevo solo dire che son ridotto così, a sognare MICK RALPHS. Insomma, avessi sognato PAGE, JOHNNY WINTER, JEFF BECK, LORENZ o PAOLINO LISONI capirei anche, ma MICK RALPHS! Sì va beh, è uno dei miei eroi ma…
Che vita ragazzi.
Yeah Put out the spotlights one and all Let the feelin’ get down to your soul The music’s so loud You can hear the sound Reachin’ for the sky and tearin’ up the ground
It’s all part of my rock ‘n’ roll fantasy It’s all part of my rock ‘n’ roll dream Oh yeah It’s all part of my rock ‘n’ roll fantasy It’s all part of my rock ‘n’ roll dream Yeah Fantasy Yeah Yeah Yeah Yeah Fantasy Yeah Yeah Yeah Yeah
Bad Co Run With The Pack inside 1976 – da sx a dx Boz Burrell, Simon Kirke, Paul Rodgers, Mick Ralphs
PS: nel caso ci fosse lì fuori un cantante alla PAUL RODGERS/IAN HUNTER interessato a formare una band tipo FREE/MOTT THE HOOPLE/BAD COMPANY è pregato di mettersi in contatto. Chissà, forse se vado a dissolvere la mia personalità e divento TIM RALPHS risolvo tutto, tanto come chitarristi siamo lì…
L’ultimo weekend: Brian è in mood sentimentale. Mi telefona solo per dirmi che mi vuole bene, mi dice che sono il suo figlioletto e ribadisce il concetto dichiarando che “io sono il tuo papà e tu sei un grande figlio”. L’ alzheimer toglie certi filtri, è una malattia terribile, ma grazie ad essa sto risolvendo il rapporto con mio padre. Che strano.
Il sabato mattina come spesso succede è intenso, arrivo da lui prima delle nove, lo lavo, lo vesto, lo porto da Chen il cinese a far colazione. Poi la spesa per lui al Conad del Newtower (dove Brian – ottantatreenne – ogni volta cucca delle settantenni mica male). Un salto poi a Ninetyland per la consueta passeggiata lungo la memory lane, con spesa alla nuova Coop per me.
Mentre son lì tra le corsie del supermercato osservo Brian, si guarda intorno tra il sorpreso e il divertito…le tante cose sugli scaffali, la gente che va e viene, il respiro affannato del quotidiano di ognuno di noi…una piccola avventura per il vecchio Brian.
Brian spinge il carrello alla nuova Coop di Ninetyland – foto di TT
Domenica: c’è il sole, ma c’è soprattutto l’Inter che alle 15 gioca in trasferta contro il Catania, così vado a prendere il vecchio e lo porto a Borgo Massenzio. Nel courtyard della domus saurea Brian Tyrell si gode il sole e la campagna…
Brian alla domus saurea – foto di TT
Mentre gli scatto la foto, osservo il suo sguardo…è quello rassegnato di un uomo che sta incamminandosi verso paludi poco rassicuranti. Meglio non pensarci.
Dopo un pranzo rigorosamente emiliano, dopo un caffè corretto Southern Comfort, io e Brian ci sediamo in divano…inizia la partita. Non è così automatico per lui seguirla, mi chiede più volte se noi “siamo i bianchi”, chi è l’altra squadra, chi è quel signore in borghese a bordo campo (il Mister Stramaccioni). Pian piano però nella sua maruga affiora il suo sentimento nerazzurro, il ricordo di cosa sia una partita di calcio, l’Ambrosiana Inter, Giacinto Facchetti. L’Inter gioca un primo tempo scandaloso. Il Catania sulle ali dell’entusiasmo dovuto ad un ultimo periodo assai brillante, assalta il fortino nerazzurro che più che un fortino sembra una vecchia baracca. Prendiamo due goal da polli. Entrambe le volte Brian mi guarda incredulo e fa “Beh ‘mo Tim!”. Io entro in uno di quei football blues nerissimi, quelli tipici provenienti dall’Inter post José. L’intervallo lo passo al computer, Brian rimane sul divano imbambolato dai due goal presi. Nel secondo tempo entra il drago Stankovic e la musica cambia, sia lodato Jimmypage. L’inter risorge: al 7′ Palacio crossa e Riccardino Alvarez insacca di testa: 2 a 1. Al 25′ el Palito Apocalipto Pereira crossa dalla sinistra, Palacio stacca di testa, goal… 2 a 2. Cazzo, sono tutto un tremore. Brian applaude. L’abbiamo messa bene. Ma aspetta un momento: l’Inter è on the prowl, lo vedo, lo sento. E allora avanti ragazzi, regalatemi un sogno. Entra El Cuchu Cambiasso e dopo poco sfiora il goal del clamoroso vantaggio, poco prima aveva fatto lo stesso Schelotto. Ma al 47’il sogno si avvera: Palacio avvia l’azione, poi riceve da Cambiasso in area e batte il portiere avversario.
Il Mister Andrea Stramaccioni
Sulla gradinate della domus saurea è il tripudio: vecchi con l’alzheimer che ballano, uomini di blues che saltano sul divano, i pianeti che si allineano, la giustizia proletaria che trionfa, i FIRM che si riformano…vaffanculo alla squadra dei bravi soldatini, a quella dell’amore…io non voglio altro che questa pazza, pazza, pazza INTER.
PS: ancora oggi Brian va avanti con CATANIA-INTER ” Tim, ‘mo l’Inter! Vacca ragàs che squedra!”. So già che porterò il ricordo di questa domenica nel cuore: io, il mio vecchio, e l’Inter che ci fa piangere e abbracciarci ancora…Grazie ragazzi.
Solo in ufficio, son tutti ad un corso di aggiornamento. Lavoro, mi prendo un thè con qualche tortello dolce. Lavoro, mi bevo un caffè. Guardo fuori dalla finestra. A Stonecity c’è ancora la neve per terra, e oggi risplende particolarmente sotto un sole bianco. Good vibrations. Mica male starsene in pace ogni tanto, godersi il silenzio dell’ufficio, lavorare in assoluta tranquillità. Sì però poi mi mancano le scaramucce calcistiche con Kerlo (il socio j**entino), i confronti dialettici con Lakèrla (la socia), le disquisizioni con Sarwooda e Lacàssy, le factorygirls. Insomma, come sempre, non sono mai contento. Cerco di stirare le pieghe dell’animo senza troppo successo quando suona il corriere: “Arrivo!” gli grido dal videocitofono, poi mi precipito giù per le scale.
Qualche giorno fa accennavo qui sul blog di aver fatto un ordine in America di buste salva spazio per CD, bene…sono arrivate. Non vedevo l’ora, ma non sono esattamente come me le aspettavo. Trattasi di busta a due ante, formato chiuso 13,5x13cm, formato aperto 27x13cm. le ho provate e…vanno “quasi” bene. L’altro giorno le descrivevo più o meno con le stesse parole al mio amico Filippo Rostoni, la sua risposta spiega perfettamente lo stato d’animo:
TIM: Filippo mi sono arrivate le buste di cui parlavamo. Sono arrivate per posta senza nessuna spesa aggiuntiva. Sono a due ante di dimensioni uguali, non ce n’è una specifica per il retro-inlay-jewel , ma riesco comunque a farci stare tutto abbastanza bene.
FILIPPO: …magari fai te alcune foto con un tuo cd inserito dentro incluse foto per booklet e inlay card (cosi per capire meglio) … quel tuo “abbastanza bene” non mi lascia tranquillo, sai noi collezionisti come siamo maniacali e non mi andrebbe se si piegasse l’inlay appunto…una curiosità: ma quanto hai speso in materiale + spedizione? e che valore hanno scritto sui documenti doganali (dovresti averne copia) ? pare strano niente dogana…a meno che non sia stato spedito dagli usa ma dall’europa!!!
Ecco appunto, noi appassionati di musica per queste cose vogliamo la perfezione, queste buste dunque non risolvono del tutto il problema. Intendiamoci, non sono male, intendo usarle soprrattutto per i bootleg , ma per i cd originali penso proprio che soprassederò. Riguardo il resto: il pacchetto mi è stato spedito l’11 febbraio da BELLEVUE nello stato di Washington e mi è arrivato ieri. Ho speso, per 200 buste compresa la spedizione, 56,95 dollari…poco più di 43 euro. Nessuna spesa e documentazione doganale. Questo il fornitore: https://www.jazzloft.com/c-27-cd-sleeves.aspx
Ci son giorni in cui il blues ti prende alla gola, copre la tua anima con un velo di crepe nere, ti lascia obnubilato e confuso. Capita allora che se quei picchi di blues sono ravvicinati sbotti e chiedi alla groupie di portarti al pronto soccorso, perché saranno anche solo i soliti blues feroci ma vuoi vederci chiaro. In macchina durante il tragitto tra la domus saurea e il pronto soccorso di Regium Lepidi ti capita di fare pensieri strani, sghembi, ossessivi, paurosi. Pur in preda all’ansia più subdola ti viene da sorridere nel vedere la groupie padrona della situazione, determinata, pronta e reattiva, guidare con sicurezza la blues mobile e farla sfrecciare per le strade della città con i pneumatici che mordono i cordoli delle rotonde. Tu sei lì con il viso fuori dal finestrino, cercando di controllare il magma emotivo al tuo interno, ma ti senti fortunato di avere un groupie come quella. Che superfiga ragazzi.
Con la groupie al volante sfrecciamo attraverso Regium Lepidi
All’accettazione i primi controlli, tutto bene. Tiri un primo sospiro di sollievo. Vieni fatto accomodare nella sala d’attesa, dopo un paio d’ore ti chiamano, rimani su un lettino in un ambulatorio circa venti minuti, una gentilissima e giovane infermiera si scusa più volte per l’ulteriore attesa (il pronto soccorso è pienissimo: è bastata una nevicata per schienare molti reggiani caduti sotto il tiro incrociato del “fare la rotta” davanti a casa). La dottoressa ti rassicura con modo deciso, guardandoti negli occhi, con fare spiccio e risoluto ma senza perdere la tenerezza. L’elettrocardiogramma è a posto, il resto è causato dai blues della vita e da qualche sbalzo di pressione. Ringrazi tutti, scambi due battute con l’infermiera, esprimi gratitudine al padre dei quattro venti per la Regium-Mutina county e per l’Emilia: tutto sommato qui le strutture basilari funzionano bene.
Sweet Emilia Romagna, where the skies are so blue…
Ma il blues del titolo non è rivolto a questa storiella di ordinaria bluesaggine, questo lungo prologo serve a dare carattere alla location e definire il mood del tuo animo che attraverso i tuoi occhi guarda il poveraccio che ti capita di vedere mentre sei in sala d’attesa. Un uomo, un ragazzo, di 45/55 anni, con gli occhiali scuri, con un sacchetto di plastica in mano che si aggira per il pronto soccorso. La prima cosa che vedi sono le sebago ai piedi, uhm scarpe estive in pieno inverno…poi lo metti a fuoco meglio, il cappotto di antica foggia è rammendato vistosamente, i pantaloni e il maglione sono da poveracci. Il tutto però ha un nonsoché di dignitoso. Sembra uno che si sia trovato in brutte acque improvvisamente, che cerchi di mantenere un contegno, che non voglia abbandonarsi alla disperazione. Passa accanto alle 4 macchine dispensa bibite e merendine, controlla se c’è qualcuno si è dimenticato qualche monetina nel buchetto della restituzione del resto, riempie una bottiglietta d’acqua vuota al distributore d’acqua, si guarda in giro attento a non incrociare lo sguardo di nessuno, cerca di entrare in un cortile interno dove è vietato passare, ritorna in sala d’attesa, se ne va. Non ha scocciato nessuno, non ha chiesto l’elemosina, e a schiena più o meno dritta se ne è andato perso nei suoi blues. Sospiri. Sono anni davvero difficili questi.
Alla domus saurea, spossato ti metti davanti a Sky in attesa del derby. Scambi qualche sms con Paolino Lisoni (di fede rossonera), qualche sguardo obliquo con la groupie (di fede rossonera), qualche tenerezza con Palmiro (di fede nerazzurra). Il primo quarto d’ora è equilibrato, ma poi quel gran giocatore che è El Shaarawi vi fa goal e l’Inter si scioglie. Per mezz’ora restate sotto il tiro incrociato del Milan, se non capitolate oltre è perché in porta avete Batman Handanovic, ad oggi uno dei primi tre al mondo. T’ incazzi, imprechi, smadonni, tiri degli accidenti a Muntari che cerca continuamente lo scontro, la polemica. Quello che gli urli non ti fa onore, cerchi di ricomporti. Temi la debacle completa, ma nel secondo tempo l’Inter che entra in campo è messa meglio, affronta il Milan alla pari. Il Mister fa entrare Schelotto e questi dopo un minuto pareggia. Ora, qualcuno potrebbe dire che se l’Inter per ribaltare le sorti di un derby deve affidarsi a Schelotto significa che è una squadra lofi, d’altra parte se il Milan dura solo un tempo, si fa raggiungere da un goal di Schelotto lasciato solo in area è lofi pure lui. Derby comunque vibrante, se non bello comunque appassionante, e poi vedere certi striscioni ti fa sentire le campane…
Stamattina ti svegli con comodo, Palmiro viene ad infilare il suo muso umido sotto il tuo collo, ve ne state così abbracciati un quarto d’ora. Soppesi il tuo umore, il come ti senti, cerchi di tenere un certo slow down mood per cercare di dribblare i blues feroci di ieri. Tiri su la tapparella e nel farlo ti chiedi come incomincerà la mattina: nevica forte. Non te la aspettavi. E’ un segno. La giornata non sarà niente male. Sali in macchina, velocità di crociera, niente stress, niente corse, niente incazzature oggi. Ti immetti sulla tangenziale di Regium, nel car stereo CHICAGO VII, quello del 1974, quello più jazz rock…
AIRE ti riempie l’anima, sei così contento di essere un appassionato di musica buona. L’abitacolo della blues mobile diventa ancora più accogliente, rolli in pace con te stesso e con il mondo al ritmo di quella musica che sa tenerti in vita.
Verso Stonecity entra in scena la seconda metà dell’album, quella più abbordabile…ti godi anche quella, sei in preda ad una sorta di peacefull easy feeling…
Ti vengono in brividi, scherzi con te stesso “Chicago miglior gruppo di tutti i tempi”. Arrivi in Puccini boulevard. Parcheggi. Guardi il cielo, ti viene in mente tua madre, ti commuovi un attimo, ti ricomponi, arrivi in ufficio, i tuoi soci ti coccolano un po’, ti siedi alla grande scrivania e inizi a lavorare, non prima di aver sistemato la foto di SCHELOTTO fianco di quella del DARK LORD e del KEYBOARD WIZARD…grazie Ezechiele.
Sabato ore 13, dopo aver sbrigato le faccende con Brian infilo il muso della blues mobile in garage. Inizia a cadere qualche fiocco. E’ da giovedì mattina che sulla Regium-Mutina county nevica, ma non ne ho mai abbastanza, mi basta vedere questi fiocchetti leggeri e frivoli per sentirmi un po’ meglio. Sento per telefono Polbi che mi racconta un episodio carino capitato a lui e a Margaret (his garage-rock star wife) ad un concerto di JOHN SPENCER BLUES EXPLOSION (presto sul blog), sento poi Dan per il solito aggiornamento circa i bootleg e i dischi che ci siamo procurati nell’ultima settimana. Alle due mi appoggio sul letto, riemergo alle 16 quando la groupie mi dice “Ti stai perdendo una nevicata straordinaria”. Vado alla finestra. Zio can se fiocca…
View from the domus surea windows – Foto di TT
View from domus saurea’s windows – foto di TT
Un thè caldo con una pasta diplomatica, la stufa di fuoco accesa, Palmiro che sonnecchia, la neve che scende, i CHICAGO in sottofondo…beh, mica male. A proposito dei CHICAGO, parte il nono pezzo, GENTLY I’LL WAKE YOU, e la groupie si fionda qui nella cameretta-studiolo: “Chi sono?”, “I CHICAGO” faccio io, “Quando è uscito questo disco?”“CHICAGO X è del 1976, non ho dubbi era l’anno di IF YOU LEAVE MENOW che ebbe un gran successo anche in Italia” le rispondo, “Uhm, NEWS OF THE WORLD è del 1977, quindi sono i QUEEN ad aver copiato la melodia per SPREAD YOUR WINGS” asserisce la groupie andandosene rabbuiata. In effetti…
Mi riguardo (e mi risento) il video: che cazzo di gruppo erano i QUEEN negli anni settanta “…that’s because you’re a free man… c‘mon honey …fly with me…”
Scendo mentre cala la sera, scuoto i rami più bassi degli alberi, do un’occhiata in giro…
Shake my tree – foto di TT
Luci fioche in lontananza, quiete, il rintocco di campane, il peccato originale che si scioglie dinnazi al candore della neve…non c’è nulla da fare, questo è il mio elemento…I’m a snow (blues) man baby.
Torno in casa, mi metto in cuffia (CHICAGO VIII…è chiaro no, in questi giorni sono nel buraccione CHICAGO), la groupie è di là che guarda uno dei tre canali di Sky che funzionano (guarda caso ESPN classic, ridanno un gara del moto mondiale del 2008, la speed queen per un po’ è a posto).
Mi viene in mente Paolino Lisoni l’altra sera alla cena della Congregazione, si parlava della relazione tra la nostra passione per la musica e i doveri famigliari, e Paolino dice “Mi ritaglio un momento per me, sono lì in cuffia che ascolto la mia musica, arriva mia moglie, vedo che dice qualcosa, non capisco, mi tolgo la cuffia… mi chiede di mettere i panni nell’armadio…adesso, in questo momento, ma zio can!” Rido di gusto tra me e me, la vedo la lovely Anna confrontarsi con l’espressione stranita di Paolino. A chi di noi non è capitato un momento del genere?
Però ragazzi, in cuffia a volte ci si sta proprio bene. Soprattutto se sono cuffie importanti collegate ad un stereo come si deve. E’ un ritorno nel ventre di madre musica, lì al calduccio, con il cordone ombelicale attaccato direttamente all’amplificatore di TERRY KATH mentre suona OH, THANK YOU GREAT SPIRIT, il suo omaggio a HENDRIX…
Con l’ultimo pezzo dell’album, OLD DAYS, ritorno alla mia adolescenza, malinconicamente felice mi lascio andare alla nostalgia, al dolce ricordo dei miei Happy Days, spensierati, felici appunto, dove ogni giorno scoprivi un gruppo, un disco, un suono nuovo e cazzo erano gruppi, dischi, suoni della madonna. Che cazzo di anni gli anni settanta!
Nel frattempo si è fatta sera, cerco di riprendermi, non posso sempre guardare indietro anche se quel che vedo davanti non sembra granché. Nell’immediato poi…elezioni, la crisi che continua, il derby di domani sera (neve permettendo)…la vedo grigia. Guardo fuori dalla finestra, ora c’è un mezza tormenta…venti che soffiano freddo, folate di neve che sferzano l’anima, la campagna nera appare bianca ma sono blues pesanti e metallici quelli che risuonano in lontananza, adesso è tempo per l’hard rock baby…
…Let me feel the frost of dawn Fill my dreams of flakes of snow Soon I’ll feel the chilling glow…
Eccoci di nuovo qui riuniti intorno alla tavola rotonda, dei dodici che dovremmo essere ci presentiamo in otto. Siedo sullo scranno più alto, ho una visuale perfetta. Uno ad uno, incappucciati di nero ed azzurro (tranne Paulus), i confratelli vengono a me. ROBERTUS alla mia destra, quindi IOANNES PAULUS, MARCUS ATHOS, STEPHANUS, PAULUS, MARCELLUS, LAURENTIUS.
Apro le sacre scritture a pagina 666 e inizio il rito d’apertura:
MAGISTER TIMOTHEUS: Love is like oxygen you get too much, you get too high
I CONFRATELLI con lento salmodiare: Not enough and you’re gonna die love gets you high
MAGISTER TIMOTHEUS:Time is no healer if you’re not there holy fever sets words in the air some things are better left unsaid
I CONFRATELLI con lento salmodiare: I’m gonna spend my days in bed I walk the streets at night to be hidden by the city light, city light
Vedo i confratelli concentrati fissare la ceramica che capeggia sullo stipite della porta che raffigura il Signore Delle Tenebre con il cuore in mano…
…li vedo in estasi mistica. Poi il Kata porta le pizze e torniamo sulla terra.
Stasera si dibatte di massimi sistemi, tipo l’ ordine da uno dei due soli venditori mondiali di buste jewel case per CD, quelle che ti fanno risparmiare spazio, le space saving jewel case sleeves insomma…
Ho quasi 3000 cd, non posso permettermi di tenerli tutte nelle custodie rigide. PAULUS mi dice che c’ha già provato, ma che poi si è pentito ed ha dovuto reinserire i cd e le copertine nelle custodie di plastica dura. Anche io temo un finale simile, ma devo provare (anche perché l’ordine è già stato fatto).
Parliamo poi di come sia sorprendente che sullo STEVE HOFFMAN FORUM ci siano californiani patiti del BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, gruppo che nemmeno in Italia ascoltiamo più con ardore simile.
Tocchiamo quindi uno degli argomenti a noi caro, le deluxe edition. PAULUS freme, vedo che sta iniziando un percorso che lo porterà a impantanarsi definitivamente nelle dolci acque fangose delle LEGACY-DELUXE-ANNIVERSARY-EXPANDED-SPECIAL EDITION. Ci aggiorniamo sulle prossime uscite del genere tipo i box di EAGLES (studio album box set 6cd), STEPHEN STILLS (career spanning 4cd retrospective) e BOC (17 cd box set…già ordinato). Riflettiamo sul fatto che ora fanno uscire le deluxe edition anche di album non certo memorabili…oramai anche il disco più lofi degli anni 70/80 viene considerato (o comunque spinto come) una cosa speciale.
Per un momento franiamo su cose molto terrene: la figa.
The Fyga
E’ solo un attimo, giusto per ricordare la nostra adolescenza, le festicciole della domenica pomeriggio e il testosterone che ci teneva ehm..in piedi per ore intere. In pochi minuti partono tanti di quei “Zio can, vecchio…” che le mura del Kata sembrano tremare.
Mi schiarisco la voce, cerco di riportare tutti all’ordine: “Confratelli, vi ricordo che siamo una associazione iniziatica a base etica e morale, e che il nostro scopo è la tensione collettiva atta a portarci al perfezionamento delle più elevate condizioni umane”.
Tutti si ricompongono e torniamo alle cose basilari delle nostre vite: ammirare come fossero i rotoli del mar morto i due 45 giri di KEITH EMERSON relativi alle sigle di ODEON TV (gentile omaggio di STEPHANUS) …
la speranza nella elezione di un papa nero (non inteso come coloured), la proposta da inoltrare al comune di Mutina per la realizzazione di una statua dedicata a GREG LAKE da posizionarsi di fianco al grappolo d’uva nella rotonda della Vignolese [grappolo eretto in onore delle nostre terre, la LABRUM RUSCUM VALLEY, insomma la valle del Lambrusco (labrum -margine dei campi e ruscum -pianta spontanea-…la vite la(m)brusca era quella che cresceva incolta ai margini dei campi), la Regium-Mutina County].
Grappolo d’uva della rotonda di via Vignolese – Mutinareveletion
… i concerti di FINARDI, PINO DANIELE, BRANDUARDI visti sul finire degli anni settanta. Terminati i temi dell’ordine del giorno, ci prepariamo a congedarci. Intoniamo a 8 voci REVELATION dei SANTANA…
Ci commuoviamo fin quasi alle lacrime (soprattutto io e PAULUS che di CAROLUS SANCTUSANNAE siamo seguaci). Dedichiamo l’ultimo vespro alla gloria del grande architetto dell’universo: IACOBUS PATRICIUS PAGINORUM…
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good
And every evening when I go over, she ‘s at the door. She makes me feel so good, The way she loves me. So good.
So all of you better stay real far away cos she’s my baby, you better hear what I say. Oh yeah… Hey!
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good.
Her good lovin’ She gives me all she…??? I’m gonna take her everywhere I go Oh yeah!
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good.
Prima di lasciarci lancio l’idea di organizzare il conclave di primavera inoltrata (dobbiamo eleggere il nuovo Magister…ma vi confesso che spero di essere rieletto) nelle valli di Comacchio, il nostrodelta personale . Un nuovo battesimo nel bayou ferrarese ci aspetta. Ho addirittura pensato di organizzare un minipullman per poter essere liberi di berci il nettare degli dei (il southern comfort of course) senza problemi. I confratelli sembrano essere eccitati all’idea. Vedremo.
I Confratelli del blues ( da sx a dx: Lorenzo Stevens, Riff, March, Jaypee, Paolino Lisoni, Tim, Picca, Athos -foto del Kata)
Finito il compito che di solito mi spetta, mi spoglio dell’abito talare del blues e torno con carnalità ad essere quello che sono: un hard rocker che cammina all’ombra del blues. In sequenza a volume 21 del car stereo AEROSMITH LIVE 1978/ EDGAR WINTER 1974/ BECK BOGERT&APPICE a Osaka nel maggio del 1973 (il LIVE d’importazione insomma). All’una mi infilo nel letto con addosso tutto l’hard rock possibile che riesco a spegnere leggendo qualche pagina dell’ultimo libro di LILLI GRUBER (!?).
Mattino ore 6: suona la sveglia, faccio meno il galletto. Alle 7,15 sono a Stonecity a fare l’esame del sangue. In macchina mi sento il bootleg dei DIRE STRAITS del 16/02/79 a COLONIA.
Alle 8 in ufficio già cotto. Alle 13 pranzo di lavoro con Lakerlit e Raffa il fotografo. Dovrei fare i testi a corredo di un suo bel progetto. L’argomento mi stimola. Riesco a stare sveglio, anche grazie a dei buonissimi tortelli di zucca con noci e amaretto di Saronno del Negresco di Stoncity.
Stonecity, Negresco: Tim & Raffa – Foto di Lakerlit
Il pomeriggio in ufficio e la sera alla domus saurea sono preda di alcuni demoni che non mi lasciano in pace. Arranco, sembro cadere ma in qualche modo resisto. Domani sarà un giornata di neve. Non resta che aspettarla.
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Due anni di blog. Però, mica male. Oggi sono un po’ bluesy, la cocente sconfitta di ieri dell’INTER mi ha spinto in un abisso di disperazione, così non festeggerò come ho fatto l’anno scorso. Ho provato comunque a tirarmi su con MASTER OF REALITY ma quando è arrivata SOLITUDE sono caduto ancora più giù…
…ho provato allora con LAID BACK di GREG ALLMAN ma poi è arrivata QUEEN OF HEARTS e mi sono impantanato ancora di più nel blues…
Ho poi cercato rifugio in uno dei miei album, uno di quelli che ho incisi col fuoco sull’ anima, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971… mossa stupida, avrei dovuto immaginare l’effetto che avrebbe avuto su di me DYING TO LIVE, e così scivolo sempre più giù dove il nero e l’azzurro si fondono nel colore della tristezza …
E allora spengo le casse e torno a lavorare senza musica. Se proprio dovesse peggiorare ho ancora due assi nella manica però…
LED ZEPPELIN 1973
ELP 1971
…con loro dovrei sfangarla anche stavolta.
Ad ogni modo, più di 225mila visite in due anni , una comunità di uomini e donne di blues illuminati e amanti della musica, alla continua ricerca dell’alba dentro l’imbrunire e del proprio nido di stelle. Special guests di altissimo valore, commentatori arguti e attenti, lettori fedeli e curiosi. Che dirvi se non grazie mille? I thank you all.
Lunedì mattina ore 06,30. Sento che la groupie si alza e il mio primo pensiero è quello di chiederle “Fiocca?”. Lei ride e annuisce. Lo si sapeva da un paio di giorni che le condizioni metereologiche di oggi sarebbero state perfette per una copiosa nevicata sul nord Italia, ma meglio assicurarsene. Scendo, cade una neve sottile, la campagna è appena imbiancata.
prima neve alla Domus Saurea – foto di TT
La neve è poca dunque ma non mi preoccupo, la sento arrivare.
Lunedì ore 10: dalla grande finestra del mio ufficio a Stonecity osservo la neve cadere. Lo fa in modo costante, determinato, preciso…sarà una bella nevicata. Bello lavorare con in sottofondo un vecchio bootleg dei FIRM mentre lì fuori scende la neve…
Verso la mezza scendo a fare due passi…
Stonecity – Puccini boulevard – foto di TT
Mi sento bene, canto TOGHETER dei FIRM tra me e me e mi godo il momento…
Stonecity con la neve – foto di TT
Verso le 16 io e le mie colleghe decidiamo di partire verso casa, in poche ore son caduti 25/30cm, potrebbe diventare difficile lasciare Stonecity.
Leaving Stonecity (Saint Litte Antony place) – foto di TT
Scendo lentamente verso la bassa senza particolari problemi, le strade non solo malaccio. Alle 17 arrivo nel posto in riva al mondo. Faccio la rotta; mentre son lì con la pala e i moonboot l’atmosfera cambia: la neve perde il fascino che di solito ha a dicembre/inizio gennaio, cala una aria pesante e metallica, dal dolce candore di TOGETHER dei FIRM si passa al fragore silente del mistero dell’universo. Mi sporgo sulla campagna, neve e foschia…
Neve e foschia a Borgo Massenzio – foto di TT
La sera si fa avanti…vado alla macchina, infilo un dischetto nel car stereo, lo faccio partire mentre contemplo i campi imbiancati…entro in un’altra dimensione
Close the door, put out the light. You know they won’t be home tonight. The snow falls hard and don’t you know? The winds of Thor are blowing cold cold cold… They’re wearing steel that’s bright and true They carry news that must get through.
They choose the path where no-one goes.
They hold no quarter.
Walking side by side with death, The devil mocks their every step The snow drives back the foot that’s slow, The dogs of doom are howling more They carry news that must get through, To build a dream for me and you
They choose the path where no-one goes.
They hold no quarter. They ask no quarter. The pain, the pain without quarter. They ask no quarter. The dogs of doom are howling more!
Mi faccio rapire dal momento, dalle suggestioni, sono certo di sentire i cani del destino abbaiare e di vedere il diavolo che scimmiotta i miei passi nella neve…quando poi al minuto 05:08 parte l’assolo di PAGE mi perdo completamente in quell’orizzonte bianco e misterioso…cristo, quanto cazzo erano fighi i LED ZEPPELIN.
Ritorno in me quando la groupie entra in derapata in cortile, la speed queen non si smentisce mai.
La sera la passo senza SKY, segnale assente. Con la groupie allora ci guardiamo YESSONGS, altra musica con cui sconfinare in altre galassie…
Scambio poi messaggi (sms/facebook/email) con chi ama la neve come me (tipo Graziella BBQueen e Lalàlli), mi bevo una tisana-di quelle-diJaypee calda, mi ascolto qualcosa d’altro, leggo, aspetto la mezzanotte. Mi infilo nel letto contento. La neve è una delle mie dimensioni ideali.
Martedì, in moonboot, riparto per il lavoro. Prima di lasciare la stradina lunga e tortuosa del posto in riva a mondo, mi fermo a contemplare le vigne che sonnecchiano sotto la neve…
le vigne che sonnecchiano lungo la stradina lunga e tortuosa del posto in riva al mondo – foto di TT
Le strade sono pulite, ai loro bordi un buon argine di neve, mi sparo un bootleg dei BOSTON del 1976…
Sotto la neve Stonecity sembra una superfiga, a maggior ragione al ritmo degli AEROSMITH a Boston nel 1978…
Stonecity superfiga sotto la neve – foto di TT
Prima di salire in ufficio mi fermo cinque minuti in macchina, voglio concludere alla grande questa prima parte di mattina…infilo il cd, chiudo gli occhi…mi sembra di vederli i miei eroi lì sotto alla neve…
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