Qualche giorno fa accennavo qui sul blog di aver fatto un ordine in America di buste salva spazio per CD, bene…sono arrivate. Non vedevo l’ora, ma non sono esattamente come me le aspettavo. Trattasi di busta a due ante, formato chiuso 13,5x13cm, formato aperto 27x13cm. le ho provate e…vanno “quasi” bene. L’altro giorno le descrivevo più o meno con le stesse parole al mio amico Filippo Rostoni, la sua risposta spiega perfettamente lo stato d’animo:
TIM: Filippo mi sono arrivate le buste di cui parlavamo. Sono arrivate per posta senza nessuna spesa aggiuntiva. Sono a due ante di dimensioni uguali, non ce n’è una specifica per il retro-inlay-jewel , ma riesco comunque a farci stare tutto abbastanza bene.
FILIPPO: …magari fai te alcune foto con un tuo cd inserito dentro incluse foto per booklet e inlay card (cosi per capire meglio) … quel tuo “abbastanza bene” non mi lascia tranquillo, sai noi collezionisti come siamo maniacali e non mi andrebbe se si piegasse l’inlay appunto…una curiosità: ma quanto hai speso in materiale + spedizione? e che valore hanno scritto sui documenti doganali (dovresti averne copia) ? pare strano niente dogana…a meno che non sia stato spedito dagli usa ma dall’europa!!!
Ecco appunto, noi appassionati di musica per queste cose vogliamo la perfezione, queste buste dunque non risolvono del tutto il problema. Intendiamoci, non sono male, intendo usarle soprrattutto per i bootleg , ma per i cd originali penso proprio che soprassederò. Riguardo il resto: il pacchetto mi è stato spedito l’11 febbraio da BELLEVUE nello stato di Washington e mi è arrivato ieri. Ho speso, per 200 buste compresa la spedizione, 56,95 dollari…poco più di 43 euro. Nessuna spesa e documentazione doganale. Questo il fornitore: https://www.jazzloft.com/c-27-cd-sleeves.aspx
Ci son giorni in cui il blues ti prende alla gola, copre la tua anima con un velo di crepe nere, ti lascia obnubilato e confuso. Capita allora che se quei picchi di blues sono ravvicinati sbotti e chiedi alla groupie di portarti al pronto soccorso, perché saranno anche solo i soliti blues feroci ma vuoi vederci chiaro. In macchina durante il tragitto tra la domus saurea e il pronto soccorso di Regium Lepidi ti capita di fare pensieri strani, sghembi, ossessivi, paurosi. Pur in preda all’ansia più subdola ti viene da sorridere nel vedere la groupie padrona della situazione, determinata, pronta e reattiva, guidare con sicurezza la blues mobile e farla sfrecciare per le strade della città con i pneumatici che mordono i cordoli delle rotonde. Tu sei lì con il viso fuori dal finestrino, cercando di controllare il magma emotivo al tuo interno, ma ti senti fortunato di avere un groupie come quella. Che superfiga ragazzi.
Con la groupie al volante sfrecciamo attraverso Regium Lepidi
All’accettazione i primi controlli, tutto bene. Tiri un primo sospiro di sollievo. Vieni fatto accomodare nella sala d’attesa, dopo un paio d’ore ti chiamano, rimani su un lettino in un ambulatorio circa venti minuti, una gentilissima e giovane infermiera si scusa più volte per l’ulteriore attesa (il pronto soccorso è pienissimo: è bastata una nevicata per schienare molti reggiani caduti sotto il tiro incrociato del “fare la rotta” davanti a casa). La dottoressa ti rassicura con modo deciso, guardandoti negli occhi, con fare spiccio e risoluto ma senza perdere la tenerezza. L’elettrocardiogramma è a posto, il resto è causato dai blues della vita e da qualche sbalzo di pressione. Ringrazi tutti, scambi due battute con l’infermiera, esprimi gratitudine al padre dei quattro venti per la Regium-Mutina county e per l’Emilia: tutto sommato qui le strutture basilari funzionano bene.
Sweet Emilia Romagna, where the skies are so blue…
Ma il blues del titolo non è rivolto a questa storiella di ordinaria bluesaggine, questo lungo prologo serve a dare carattere alla location e definire il mood del tuo animo che attraverso i tuoi occhi guarda il poveraccio che ti capita di vedere mentre sei in sala d’attesa. Un uomo, un ragazzo, di 45/55 anni, con gli occhiali scuri, con un sacchetto di plastica in mano che si aggira per il pronto soccorso. La prima cosa che vedi sono le sebago ai piedi, uhm scarpe estive in pieno inverno…poi lo metti a fuoco meglio, il cappotto di antica foggia è rammendato vistosamente, i pantaloni e il maglione sono da poveracci. Il tutto però ha un nonsoché di dignitoso. Sembra uno che si sia trovato in brutte acque improvvisamente, che cerchi di mantenere un contegno, che non voglia abbandonarsi alla disperazione. Passa accanto alle 4 macchine dispensa bibite e merendine, controlla se c’è qualcuno si è dimenticato qualche monetina nel buchetto della restituzione del resto, riempie una bottiglietta d’acqua vuota al distributore d’acqua, si guarda in giro attento a non incrociare lo sguardo di nessuno, cerca di entrare in un cortile interno dove è vietato passare, ritorna in sala d’attesa, se ne va. Non ha scocciato nessuno, non ha chiesto l’elemosina, e a schiena più o meno dritta se ne è andato perso nei suoi blues. Sospiri. Sono anni davvero difficili questi.
Alla domus saurea, spossato ti metti davanti a Sky in attesa del derby. Scambi qualche sms con Paolino Lisoni (di fede rossonera), qualche sguardo obliquo con la groupie (di fede rossonera), qualche tenerezza con Palmiro (di fede nerazzurra). Il primo quarto d’ora è equilibrato, ma poi quel gran giocatore che è El Shaarawi vi fa goal e l’Inter si scioglie. Per mezz’ora restate sotto il tiro incrociato del Milan, se non capitolate oltre è perché in porta avete Batman Handanovic, ad oggi uno dei primi tre al mondo. T’ incazzi, imprechi, smadonni, tiri degli accidenti a Muntari che cerca continuamente lo scontro, la polemica. Quello che gli urli non ti fa onore, cerchi di ricomporti. Temi la debacle completa, ma nel secondo tempo l’Inter che entra in campo è messa meglio, affronta il Milan alla pari. Il Mister fa entrare Schelotto e questi dopo un minuto pareggia. Ora, qualcuno potrebbe dire che se l’Inter per ribaltare le sorti di un derby deve affidarsi a Schelotto significa che è una squadra lofi, d’altra parte se il Milan dura solo un tempo, si fa raggiungere da un goal di Schelotto lasciato solo in area è lofi pure lui. Derby comunque vibrante, se non bello comunque appassionante, e poi vedere certi striscioni ti fa sentire le campane…
Stamattina ti svegli con comodo, Palmiro viene ad infilare il suo muso umido sotto il tuo collo, ve ne state così abbracciati un quarto d’ora. Soppesi il tuo umore, il come ti senti, cerchi di tenere un certo slow down mood per cercare di dribblare i blues feroci di ieri. Tiri su la tapparella e nel farlo ti chiedi come incomincerà la mattina: nevica forte. Non te la aspettavi. E’ un segno. La giornata non sarà niente male. Sali in macchina, velocità di crociera, niente stress, niente corse, niente incazzature oggi. Ti immetti sulla tangenziale di Regium, nel car stereo CHICAGO VII, quello del 1974, quello più jazz rock…
AIRE ti riempie l’anima, sei così contento di essere un appassionato di musica buona. L’abitacolo della blues mobile diventa ancora più accogliente, rolli in pace con te stesso e con il mondo al ritmo di quella musica che sa tenerti in vita.
Verso Stonecity entra in scena la seconda metà dell’album, quella più abbordabile…ti godi anche quella, sei in preda ad una sorta di peacefull easy feeling…
Ti vengono in brividi, scherzi con te stesso “Chicago miglior gruppo di tutti i tempi”. Arrivi in Puccini boulevard. Parcheggi. Guardi il cielo, ti viene in mente tua madre, ti commuovi un attimo, ti ricomponi, arrivi in ufficio, i tuoi soci ti coccolano un po’, ti siedi alla grande scrivania e inizi a lavorare, non prima di aver sistemato la foto di SCHELOTTO fianco di quella del DARK LORD e del KEYBOARD WIZARD…grazie Ezechiele.
Sabato ore 13, dopo aver sbrigato le faccende con Brian infilo il muso della blues mobile in garage. Inizia a cadere qualche fiocco. E’ da giovedì mattina che sulla Regium-Mutina county nevica, ma non ne ho mai abbastanza, mi basta vedere questi fiocchetti leggeri e frivoli per sentirmi un po’ meglio. Sento per telefono Polbi che mi racconta un episodio carino capitato a lui e a Margaret (his garage-rock star wife) ad un concerto di JOHN SPENCER BLUES EXPLOSION (presto sul blog), sento poi Dan per il solito aggiornamento circa i bootleg e i dischi che ci siamo procurati nell’ultima settimana. Alle due mi appoggio sul letto, riemergo alle 16 quando la groupie mi dice “Ti stai perdendo una nevicata straordinaria”. Vado alla finestra. Zio can se fiocca…
View from the domus surea windows – Foto di TT
View from domus saurea’s windows – foto di TT
Un thè caldo con una pasta diplomatica, la stufa di fuoco accesa, Palmiro che sonnecchia, la neve che scende, i CHICAGO in sottofondo…beh, mica male. A proposito dei CHICAGO, parte il nono pezzo, GENTLY I’LL WAKE YOU, e la groupie si fionda qui nella cameretta-studiolo: “Chi sono?”, “I CHICAGO” faccio io, “Quando è uscito questo disco?”“CHICAGO X è del 1976, non ho dubbi era l’anno di IF YOU LEAVE MENOW che ebbe un gran successo anche in Italia” le rispondo, “Uhm, NEWS OF THE WORLD è del 1977, quindi sono i QUEEN ad aver copiato la melodia per SPREAD YOUR WINGS” asserisce la groupie andandosene rabbuiata. In effetti…
Mi riguardo (e mi risento) il video: che cazzo di gruppo erano i QUEEN negli anni settanta “…that’s because you’re a free man… c‘mon honey …fly with me…”
Scendo mentre cala la sera, scuoto i rami più bassi degli alberi, do un’occhiata in giro…
Shake my tree – foto di TT
Luci fioche in lontananza, quiete, il rintocco di campane, il peccato originale che si scioglie dinnazi al candore della neve…non c’è nulla da fare, questo è il mio elemento…I’m a snow (blues) man baby.
Torno in casa, mi metto in cuffia (CHICAGO VIII…è chiaro no, in questi giorni sono nel buraccione CHICAGO), la groupie è di là che guarda uno dei tre canali di Sky che funzionano (guarda caso ESPN classic, ridanno un gara del moto mondiale del 2008, la speed queen per un po’ è a posto).
Mi viene in mente Paolino Lisoni l’altra sera alla cena della Congregazione, si parlava della relazione tra la nostra passione per la musica e i doveri famigliari, e Paolino dice “Mi ritaglio un momento per me, sono lì in cuffia che ascolto la mia musica, arriva mia moglie, vedo che dice qualcosa, non capisco, mi tolgo la cuffia… mi chiede di mettere i panni nell’armadio…adesso, in questo momento, ma zio can!” Rido di gusto tra me e me, la vedo la lovely Anna confrontarsi con l’espressione stranita di Paolino. A chi di noi non è capitato un momento del genere?
Però ragazzi, in cuffia a volte ci si sta proprio bene. Soprattutto se sono cuffie importanti collegate ad un stereo come si deve. E’ un ritorno nel ventre di madre musica, lì al calduccio, con il cordone ombelicale attaccato direttamente all’amplificatore di TERRY KATH mentre suona OH, THANK YOU GREAT SPIRIT, il suo omaggio a HENDRIX…
Con l’ultimo pezzo dell’album, OLD DAYS, ritorno alla mia adolescenza, malinconicamente felice mi lascio andare alla nostalgia, al dolce ricordo dei miei Happy Days, spensierati, felici appunto, dove ogni giorno scoprivi un gruppo, un disco, un suono nuovo e cazzo erano gruppi, dischi, suoni della madonna. Che cazzo di anni gli anni settanta!
Nel frattempo si è fatta sera, cerco di riprendermi, non posso sempre guardare indietro anche se quel che vedo davanti non sembra granché. Nell’immediato poi…elezioni, la crisi che continua, il derby di domani sera (neve permettendo)…la vedo grigia. Guardo fuori dalla finestra, ora c’è un mezza tormenta…venti che soffiano freddo, folate di neve che sferzano l’anima, la campagna nera appare bianca ma sono blues pesanti e metallici quelli che risuonano in lontananza, adesso è tempo per l’hard rock baby…
…Let me feel the frost of dawn Fill my dreams of flakes of snow Soon I’ll feel the chilling glow…
Eccoci di nuovo qui riuniti intorno alla tavola rotonda, dei dodici che dovremmo essere ci presentiamo in otto. Siedo sullo scranno più alto, ho una visuale perfetta. Uno ad uno, incappucciati di nero ed azzurro (tranne Paulus), i confratelli vengono a me. ROBERTUS alla mia destra, quindi IOANNES PAULUS, MARCUS ATHOS, STEPHANUS, PAULUS, MARCELLUS, LAURENTIUS.
Apro le sacre scritture a pagina 666 e inizio il rito d’apertura:
MAGISTER TIMOTHEUS: Love is like oxygen you get too much, you get too high
I CONFRATELLI con lento salmodiare: Not enough and you’re gonna die love gets you high
MAGISTER TIMOTHEUS:Time is no healer if you’re not there holy fever sets words in the air some things are better left unsaid
I CONFRATELLI con lento salmodiare: I’m gonna spend my days in bed I walk the streets at night to be hidden by the city light, city light
Vedo i confratelli concentrati fissare la ceramica che capeggia sullo stipite della porta che raffigura il Signore Delle Tenebre con il cuore in mano…
…li vedo in estasi mistica. Poi il Kata porta le pizze e torniamo sulla terra.
Stasera si dibatte di massimi sistemi, tipo l’ ordine da uno dei due soli venditori mondiali di buste jewel case per CD, quelle che ti fanno risparmiare spazio, le space saving jewel case sleeves insomma…
Ho quasi 3000 cd, non posso permettermi di tenerli tutte nelle custodie rigide. PAULUS mi dice che c’ha già provato, ma che poi si è pentito ed ha dovuto reinserire i cd e le copertine nelle custodie di plastica dura. Anche io temo un finale simile, ma devo provare (anche perché l’ordine è già stato fatto).
Parliamo poi di come sia sorprendente che sullo STEVE HOFFMAN FORUM ci siano californiani patiti del BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, gruppo che nemmeno in Italia ascoltiamo più con ardore simile.
Tocchiamo quindi uno degli argomenti a noi caro, le deluxe edition. PAULUS freme, vedo che sta iniziando un percorso che lo porterà a impantanarsi definitivamente nelle dolci acque fangose delle LEGACY-DELUXE-ANNIVERSARY-EXPANDED-SPECIAL EDITION. Ci aggiorniamo sulle prossime uscite del genere tipo i box di EAGLES (studio album box set 6cd), STEPHEN STILLS (career spanning 4cd retrospective) e BOC (17 cd box set…già ordinato). Riflettiamo sul fatto che ora fanno uscire le deluxe edition anche di album non certo memorabili…oramai anche il disco più lofi degli anni 70/80 viene considerato (o comunque spinto come) una cosa speciale.
Per un momento franiamo su cose molto terrene: la figa.
The Fyga
E’ solo un attimo, giusto per ricordare la nostra adolescenza, le festicciole della domenica pomeriggio e il testosterone che ci teneva ehm..in piedi per ore intere. In pochi minuti partono tanti di quei “Zio can, vecchio…” che le mura del Kata sembrano tremare.
Mi schiarisco la voce, cerco di riportare tutti all’ordine: “Confratelli, vi ricordo che siamo una associazione iniziatica a base etica e morale, e che il nostro scopo è la tensione collettiva atta a portarci al perfezionamento delle più elevate condizioni umane”.
Tutti si ricompongono e torniamo alle cose basilari delle nostre vite: ammirare come fossero i rotoli del mar morto i due 45 giri di KEITH EMERSON relativi alle sigle di ODEON TV (gentile omaggio di STEPHANUS) …
la speranza nella elezione di un papa nero (non inteso come coloured), la proposta da inoltrare al comune di Mutina per la realizzazione di una statua dedicata a GREG LAKE da posizionarsi di fianco al grappolo d’uva nella rotonda della Vignolese [grappolo eretto in onore delle nostre terre, la LABRUM RUSCUM VALLEY, insomma la valle del Lambrusco (labrum -margine dei campi e ruscum -pianta spontanea-…la vite la(m)brusca era quella che cresceva incolta ai margini dei campi), la Regium-Mutina County].
Grappolo d’uva della rotonda di via Vignolese – Mutinareveletion
… i concerti di FINARDI, PINO DANIELE, BRANDUARDI visti sul finire degli anni settanta. Terminati i temi dell’ordine del giorno, ci prepariamo a congedarci. Intoniamo a 8 voci REVELATION dei SANTANA…
Ci commuoviamo fin quasi alle lacrime (soprattutto io e PAULUS che di CAROLUS SANCTUSANNAE siamo seguaci). Dedichiamo l’ultimo vespro alla gloria del grande architetto dell’universo: IACOBUS PATRICIUS PAGINORUM…
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good
And every evening when I go over, she ‘s at the door. She makes me feel so good, The way she loves me. So good.
So all of you better stay real far away cos she’s my baby, you better hear what I say. Oh yeah… Hey!
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good.
Her good lovin’ She gives me all she…??? I’m gonna take her everywhere I go Oh yeah!
Hey she just satisfies Hey she satisfies, so good.
Prima di lasciarci lancio l’idea di organizzare il conclave di primavera inoltrata (dobbiamo eleggere il nuovo Magister…ma vi confesso che spero di essere rieletto) nelle valli di Comacchio, il nostrodelta personale . Un nuovo battesimo nel bayou ferrarese ci aspetta. Ho addirittura pensato di organizzare un minipullman per poter essere liberi di berci il nettare degli dei (il southern comfort of course) senza problemi. I confratelli sembrano essere eccitati all’idea. Vedremo.
I Confratelli del blues ( da sx a dx: Lorenzo Stevens, Riff, March, Jaypee, Paolino Lisoni, Tim, Picca, Athos -foto del Kata)
Finito il compito che di solito mi spetta, mi spoglio dell’abito talare del blues e torno con carnalità ad essere quello che sono: un hard rocker che cammina all’ombra del blues. In sequenza a volume 21 del car stereo AEROSMITH LIVE 1978/ EDGAR WINTER 1974/ BECK BOGERT&APPICE a Osaka nel maggio del 1973 (il LIVE d’importazione insomma). All’una mi infilo nel letto con addosso tutto l’hard rock possibile che riesco a spegnere leggendo qualche pagina dell’ultimo libro di LILLI GRUBER (!?).
Mattino ore 6: suona la sveglia, faccio meno il galletto. Alle 7,15 sono a Stonecity a fare l’esame del sangue. In macchina mi sento il bootleg dei DIRE STRAITS del 16/02/79 a COLONIA.
Alle 8 in ufficio già cotto. Alle 13 pranzo di lavoro con Lakerlit e Raffa il fotografo. Dovrei fare i testi a corredo di un suo bel progetto. L’argomento mi stimola. Riesco a stare sveglio, anche grazie a dei buonissimi tortelli di zucca con noci e amaretto di Saronno del Negresco di Stoncity.
Stonecity, Negresco: Tim & Raffa – Foto di Lakerlit
Il pomeriggio in ufficio e la sera alla domus saurea sono preda di alcuni demoni che non mi lasciano in pace. Arranco, sembro cadere ma in qualche modo resisto. Domani sarà un giornata di neve. Non resta che aspettarla.
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Due anni di blog. Però, mica male. Oggi sono un po’ bluesy, la cocente sconfitta di ieri dell’INTER mi ha spinto in un abisso di disperazione, così non festeggerò come ho fatto l’anno scorso. Ho provato comunque a tirarmi su con MASTER OF REALITY ma quando è arrivata SOLITUDE sono caduto ancora più giù…
…ho provato allora con LAID BACK di GREG ALLMAN ma poi è arrivata QUEEN OF HEARTS e mi sono impantanato ancora di più nel blues…
Ho poi cercato rifugio in uno dei miei album, uno di quelli che ho incisi col fuoco sull’ anima, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971… mossa stupida, avrei dovuto immaginare l’effetto che avrebbe avuto su di me DYING TO LIVE, e così scivolo sempre più giù dove il nero e l’azzurro si fondono nel colore della tristezza …
E allora spengo le casse e torno a lavorare senza musica. Se proprio dovesse peggiorare ho ancora due assi nella manica però…
LED ZEPPELIN 1973
ELP 1971
…con loro dovrei sfangarla anche stavolta.
Ad ogni modo, più di 225mila visite in due anni , una comunità di uomini e donne di blues illuminati e amanti della musica, alla continua ricerca dell’alba dentro l’imbrunire e del proprio nido di stelle. Special guests di altissimo valore, commentatori arguti e attenti, lettori fedeli e curiosi. Che dirvi se non grazie mille? I thank you all.
Lunedì mattina ore 06,30. Sento che la groupie si alza e il mio primo pensiero è quello di chiederle “Fiocca?”. Lei ride e annuisce. Lo si sapeva da un paio di giorni che le condizioni metereologiche di oggi sarebbero state perfette per una copiosa nevicata sul nord Italia, ma meglio assicurarsene. Scendo, cade una neve sottile, la campagna è appena imbiancata.
prima neve alla Domus Saurea – foto di TT
La neve è poca dunque ma non mi preoccupo, la sento arrivare.
Lunedì ore 10: dalla grande finestra del mio ufficio a Stonecity osservo la neve cadere. Lo fa in modo costante, determinato, preciso…sarà una bella nevicata. Bello lavorare con in sottofondo un vecchio bootleg dei FIRM mentre lì fuori scende la neve…
Verso la mezza scendo a fare due passi…
Stonecity – Puccini boulevard – foto di TT
Mi sento bene, canto TOGHETER dei FIRM tra me e me e mi godo il momento…
Stonecity con la neve – foto di TT
Verso le 16 io e le mie colleghe decidiamo di partire verso casa, in poche ore son caduti 25/30cm, potrebbe diventare difficile lasciare Stonecity.
Leaving Stonecity (Saint Litte Antony place) – foto di TT
Scendo lentamente verso la bassa senza particolari problemi, le strade non solo malaccio. Alle 17 arrivo nel posto in riva al mondo. Faccio la rotta; mentre son lì con la pala e i moonboot l’atmosfera cambia: la neve perde il fascino che di solito ha a dicembre/inizio gennaio, cala una aria pesante e metallica, dal dolce candore di TOGETHER dei FIRM si passa al fragore silente del mistero dell’universo. Mi sporgo sulla campagna, neve e foschia…
Neve e foschia a Borgo Massenzio – foto di TT
La sera si fa avanti…vado alla macchina, infilo un dischetto nel car stereo, lo faccio partire mentre contemplo i campi imbiancati…entro in un’altra dimensione
Close the door, put out the light. You know they won’t be home tonight. The snow falls hard and don’t you know? The winds of Thor are blowing cold cold cold… They’re wearing steel that’s bright and true They carry news that must get through.
They choose the path where no-one goes.
They hold no quarter.
Walking side by side with death, The devil mocks their every step The snow drives back the foot that’s slow, The dogs of doom are howling more They carry news that must get through, To build a dream for me and you
They choose the path where no-one goes.
They hold no quarter. They ask no quarter. The pain, the pain without quarter. They ask no quarter. The dogs of doom are howling more!
Mi faccio rapire dal momento, dalle suggestioni, sono certo di sentire i cani del destino abbaiare e di vedere il diavolo che scimmiotta i miei passi nella neve…quando poi al minuto 05:08 parte l’assolo di PAGE mi perdo completamente in quell’orizzonte bianco e misterioso…cristo, quanto cazzo erano fighi i LED ZEPPELIN.
Ritorno in me quando la groupie entra in derapata in cortile, la speed queen non si smentisce mai.
La sera la passo senza SKY, segnale assente. Con la groupie allora ci guardiamo YESSONGS, altra musica con cui sconfinare in altre galassie…
Scambio poi messaggi (sms/facebook/email) con chi ama la neve come me (tipo Graziella BBQueen e Lalàlli), mi bevo una tisana-di quelle-diJaypee calda, mi ascolto qualcosa d’altro, leggo, aspetto la mezzanotte. Mi infilo nel letto contento. La neve è una delle mie dimensioni ideali.
Martedì, in moonboot, riparto per il lavoro. Prima di lasciare la stradina lunga e tortuosa del posto in riva a mondo, mi fermo a contemplare le vigne che sonnecchiano sotto la neve…
le vigne che sonnecchiano lungo la stradina lunga e tortuosa del posto in riva al mondo – foto di TT
Le strade sono pulite, ai loro bordi un buon argine di neve, mi sparo un bootleg dei BOSTON del 1976…
Sotto la neve Stonecity sembra una superfiga, a maggior ragione al ritmo degli AEROSMITH a Boston nel 1978…
Stonecity superfiga sotto la neve – foto di TT
Prima di salire in ufficio mi fermo cinque minuti in macchina, voglio concludere alla grande questa prima parte di mattina…infilo il cd, chiudo gli occhi…mi sembra di vederli i miei eroi lì sotto alla neve…
Più di quattro anni di crisi economica continua, di speranze di ripresa che appassiscono, meno soldi in tasca, poche possibilità, timore del futuro, sentimenti di incertezza, inadeguatezza, insicurezza. Si vive più a lungo, ma la società è cambiata, il sol dell’avvenire che negli anni settanta sembrava dietro l’angolo chissà mai se sorgerà. Paure ancestrali del forestiero e dello straniero ormai radicati sulla tua terra. L’Italia che sembra affondare, il senso dello stato ormai inesistente, il concetto “la comunità prima di tutto” ormai sparito, tutti aggrappati al proprio pianerottolo. Il senso di giustizia, le pari opportunità, la dignità da garantire a tutti…concetti ormai svaniti. Dalla tua pianura guardi a sud e ti vien voglia di bestemmiare…sì, umanesimo ‘sto cazzo! Guardi a nord e ti vien voglia di vomitare…sì efficienza ‘sto cazzo!
Il malaffare come modus vivendi, il soldo come unico scopo. Intendiamoci, avere soldi e possibilità è un traguardo valido per tutti, ma il contesto deve essere diverso…onestà prima di tutto, poi fratellanza, uguaglianza, tolleranza. Volgi allora lo sguardo alla caput mundi, la città a cui senti appartenere, ma se sposti le tendine dai viali di pini marittimi in una bella domenica mattina di maggio, la vedi meglio la tua città e non puoi fare a meno di notare che sembra una cagna in mezzo ai maiali.
Ci si mettono poi gli anni che passano veloci, le mamme che imbiancano e poi spariscono, i padri che scivolano verso l’oblio, i sogni che crollano, gli amori che finiscono e i patti che il demonio non ha mantenuto. Aggiungi poi che dopo lo Special One il diluvio e sei a posto.
Cosa fa allora un uomo di blues perso nella Regium Mutina county?
Va su Amazon e spende quel po’ di euro risparmiati in un kit di sopravvivenza:
O là.
Ecco che con il kit la vita si fa meno faticosa. Al mattino lo infili, insieme ad una manciata di bootleg degli EMERSON LAKE & PALMER, nella borsa e ti senti meglio. Lo tieni lì sul seggiolino e sai che puoi provvedere alla bisogna in qualsiasi momento. Le nubi si fanno meno scure, il traffico meno intenso, il broncio meno pronunciato, le groupie ancor più gnocche. Ah che meraviglia.
Grazie alle deluxe edition in fondo la vita è bella.
Some people say I’m no good
laying in my bed all day
but when the night times comes I’m ready to rock
and roll my troubles away
I don’t care if the sun don’t shine
I know I’m gonna see it trough
I don’t care what nobody says
I’m tell you what I’m gonna do
I’m gonna live for the music give it everything you got live for the music you know you’re gonna find a lot to ease your mind
now you may say I’m a mean mistreater say I never treat you right but sooner or later I’m gonna get to ya , baby I don’t wanna fuss and fight hey baby gimme good lovin do it to me all night long any old thing gonna make me happy long as I can sing my song
I’m gonna live for the music give it everything you got live for the music you know you’re gonna find a lot to ease your mind
Hey, give it everything, give it everything Give it everything you got Give it everything, give it everything Give it everything that you got
Get out on the floor Dance and dance some more Come on, come on, come on baby Come on, come on, come on baby Yeah, yeah
Oggi pomeriggio, in giro per Mutina per lavoro. Me ne stavo tranquillo nella blues mobile ascoltando GUGLIELMO IL GROSSO PIANDELBOSCO * quando d’improvviso ho iniziato ad essere sbalzato dentro e fuori ad uno spazio temporale. A Mutina del 2013 si sovrapponeva la PINE BLUFF dell’ARKANSAS di 80/100 anni prima.
La skyline di Viale Ciro Menotti si trasformava nella County Court House di PINE BLUFF …
La skyline di Viale Ciro Menotti – gennaio 2013 – foto di TT
Jefferson County (Arkansas) nel 1921
Va bene che il blues (quello vero) è potentissimo, ma non mi aspettavo un lavoro del genere. Un gran bagliore e ritorno a MUTINA. Mi butto sulla tangenziale e flash, ecco che mi infilo in un’altro cunicolo spazio-temporale: la tangenziale diventa una country road del tempo del blues…
Bretella Mutina-Stonecity – foto di TT
Strada al tempo del blues
Ma porca di quella puttana, che cazzo di potenza il blues di BIG BILL BROONZY!
Big Bill Broonzy
Continuo ad andare con la mia blues mobile, guardo alla sinistra, alla destra, ci sono dentro fino al collo, nel blues. GUGLIELMO IL GROSSO continua a cantare, mi fermo, cerco di raccapezzarmi, guardo la cartina…
Il delta del blues
Ma cazzo! Tiro fuori il cellulare, cerco di telefonare ai miei confratelli di Mutina ma i nomi sulla rubrica sono cambiati…MODENA STEVEN PIKES…deve essere Picca, PAUL PATRICK Guitar BETTS sarà Paolino Lisoni, ATHOS RY COOPER …uhm Marchino Bottazzi, JOHN PAUL CAPPI…Cristianino Cappi. ..tiro fuori la foto dal portafoglio che mi son fatto coi ragazzi, cambiata anche questa…
Da sx a dx: in piedi Athos, Modena Steven, Paulie Betts, a sedere Nonantola Slim, John Paul
Ho bisogno di bere; entro in un locale…
Ma che succede? Esco, mi guardo in giro,ma dove sono capitato?
BIg BILL BROONZY continua a suonare…
Risalgo in macchina, chiudo gli occhi, li riapro, guardo fuori dal finestrino…
Poi il CD finisce, lo estraggo dal car stereo…flash…mi ritrovo sulla via Emilia in direzione Borgo Massenzio, sono le 19,30.
Ancora scosso metto la macchina in garage. Prendo il mano il CD di BIG BILL BROONZY, lo guardo… domattina provo ad inserire THREE DAYS AFTER… i Led al Los Angeles Forum nel giugno del 1973, hai visto mai…
*Tradurre un cognome come BROONZY non è semplice, tra l’altro BIG BILL si faceva chiamare anche BROMZIE; ad ogni modo il suo cognome era BRADLEY dall’inglese antico BRAD (BROAD) e LEAH ovvero “woodland clearing”, radura in un terreno bosco. Per rispettare una certa metrica e quindi per scorrevolezza fonetica, l’ho tradotto con PIAN DEL BOSCO.
Esco dal weekend con l’umore tutto rotto, i sabati e le domeniche con Brian ormai sono pesantissimi. Stanotte poi mi ha chiamato alle 4,05 “Ciao, Tim, volevo sapere come siamo messi per domani”. Povero Brian, ancora cosciente ma sull’orlo del baratro, spaventato e confuso. Dalle 4 alle 7 ho provato a riprendere il filo del sonno, ma branchi di blues imbizzarriti imperversavano nelle praterie della mia worried mind, il rumore di quel galoppo nervoso mi ha tenuto nel dormiveglia. Nemmeno Palmiro, venuto a dormicchiare cheek to cheek con me nell’ultima mezzora, è riuscito a calmare quest’anima tormentata.
Scendo, c’è un bel sole, ma i pensieri rimangono cupi…
Domus saurea backyard – foti di TT
Salgo sul raccordo che porta alla tangenziale di Regium, gli Appennini davanti ma l’anima ancora indietro…
Freeway & hills – foto di TT
La deluxe edition di ON STAGE dei RAINBOW cerca di tenermi in carreggiata l’animo, ma c’è poca da fare, la blue soul stamattina scarta di lato, si alza sulle zampe posteriori, nitrisce, impossibile domarla…
Cerco di concentrarmi sul sole, dopo giorni di neve, nebbia e pioggia il suo brillare è quasi una novità. Sabato di prima mattina mentre andavo da Brian dipanavo la nebbia senza troppi problemi, poco dopo mentre lo portavo a Ninentyland sotto ad una pioggia battente canticchiavo addirittura qualcosa…
Foggy day in Gavassae – foto di TT
Misty Crocetta Hop (Mutina) – foto di TT
Ninetyland bound: two fools in the rain – foto di TT
…oggi invece col sole sono down in hole, che paradosso. Magari c’entra anche l’Inter. Già perché perdere 3 a 1 con l’ultima in classifica non giova certo allo spirito. Che delusione la mia squadra di queste ultime settimane. A novembre eravamo la rivelazione del campionato, bastonavamo la J**e, il Milan, il Napoli, sembrava che i campioni fossero tornati, e invece guarda qua, una squadra rattrappita, in confusione, persa…un zattera in balia di piccole onde che si infrangono su di essa come fossero cavalloni alti 15 metri. C’è poi la faccenda Balotelli a rendere ancora più instabile tutto. Non fa certo piacere vedere il Milan che si sente più forte grazie a lui, ma sono contento sia tornato in Italia. SuperMario mi è sempre piaciuto, ho sempre preferito uno così piuttosto che un’anima candida. Lo guardavo ieri sera e mi prendeva un forte nostalgia. Curioso però che ora tutti dicano quanto sia forte e quanto sia bravo, quando giusto due anni fa era un “negro di merda” a cui augurare la morte. Ancora più curioso vedere quel guitto da baraccone del cavaliere nero puntare su di lui per risollevare le sue sorti anche politiche, quando pochi giorni fa gli dava della “mela marcia”. Mario, Mario, lo so che tieni il Milan, ma quanto mi manchi…
Super Mario Balotelli
A tutto questo va aggiunta la situazione politica: sono allibito nel vedere che buona parte degli elettori di centro destra si stiano facendo irretire ancora un volta dal cavaliere nero. Non riesco a capire: fino ad un anno fa era lui a capo del peggior governo di tutti i tempi, era impelagato in squallide storie sessuali con minorenni e meretrici, ancora oggi è sotto processo per faccende di malaffare, e i sondaggi lo danno in constante ripresa. Sto veramente perdendo fiducia nell’Italia. Io che l’ho sempre difesa, comincio ad arrendermi, a rassegnarmi. L’intollerabile invadenza del vaticano, i rigurgiti del fascismo, Grillo che si dice possibilista verso casapound, Ingroia che diventa quello di cui lo ha sempre accusato il cavaliere nero e che accoglie nelle sue file quegli stronzi di Rifondazione Comunista (che, ricordiamo, per ben due volte fecero cadere il governo Prodi e per questo non vanno perdonati), Santoro che confeziona una puntata della sua trasmissione su misura per l’omino delle cene eleganti, Monti che da figura istituzionale, seppur grigia e borghese, si trasforma in uno dei tanti politici insopportabili…che sconforto.
Sono triste e sconsolato, oggi sarei dovuto rimanere a casa , in posizione fetale sul divano, dentro il ventre della musica rock e non uscirne più. Gli ELP con l’orchestra al Madison Square Garden nel 1977, i LED al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973, i ROLLING a Bruxelles nel 1973, gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971, JOHNNY WINTER e gli ALLMAN al Fillmor East nel marzo del 1971, la BAD COMPANY, i BOC , e via via tutto il resto. Ah, che azzurri che ho stamattina…
…I woke up this morning, I had them Nonantola Blues, I woke up this morning, I had them Nonantola Blues, Well, I looked over in the corner, and Brian seemed to have them too…
Lunedì, metà mattina, col mio socio Kerlo verso San Damaso per lavoro; abbiamo due macchine perché nella pausa pranzo mi fermo da Brian a Mutina. Nevica. In macchina mi sento gli HOT TUNA…
Prima il dovere e poi il (dis)piacere: finito l’incontro col cliente mi dirigo da Brian. Il vecchio sta finendo il pranzo preparatogli da AmicaDellaForza. E’ su di morale, non ama la neve, ma il tempo atmosferico si prende una bella fetta dei suoi pensieri, così oggi appare impegnatissimo. Lo lavo, lo metto in tuta e gli canto vecchi traditional reggiani tipo “l’è tri dè ca piov e caneva e me marì l’en ancòra gnu a cà“. Nel momento in cui la nevicata diventa decisa il vecchio Brian raggiunge il massimo della eccitazione “Mo’ dio bon sa nèva!”…
Snow thru’ Brian’s windows – foto di TT
Sono quasi le 14, torno al lavoro, lo saluto e Brian mi fa “non smettere di cercare le cose che desideri”. Quando Brian è su di giri, se ne esce con queste cose. E’ sempre stato un poeta, ma la cosa in questi ultimi tempi si fa più curiosa. E’ una cosa bellissima da dire ad un figlio. Non so se sia cosciente o meno, ma se anche fosse la malattia a spingerlo verso queste vette di retorica, me lo tengo stretto: Brian in certi momenti sta diventando il padre, l’adulto, che ho sempre cercato. Sono sorpreso da questa cosa. Se Julia non fosse in un altro continente, gliene parlerei volentieri, davanti ad una tazza calda di thè bianco, un sabato mattina presto, in un bar del centro di Mutina.
Il pomeriggio in ufficio lo passo a patir freddo. Sono così preso dalle faccenduole che sto facendo, che solo verso le 16,30 mi accorgo che c’è più freddo del solito. Scendo a controllare la caldaia (uno dei miei tanti lavori di concetto): il tecnico venuto stamattina per la pulizia annuale l’ ha lasciata a 5. A tal deg ca gh’è frèd! Se non teniamo la manopola sul 6 il nostro grande ufficio non si scalda. Guardo il termometro: 18,8. Mi metto sulle spalle un panno a mo’ di tabarro e così, nei panni del passatòr cortese, finisco i miei lavori.
Il passator cortese Stefano Pelloni
In macchina. Esco da Stonecity, la sera è buia, la blues mobile inizia a scaldarsi quando lascio stradoni e tangenziali, quando entro nella campagna nera, nelle mie foreste blues, e proprio allora quasi per incanto dal car stereo esce SHORT TALES OF THE BLACK FOREST di AL DI MEOLA da LAND OF THE MIDNIGHT SUN del 1976…
La campagna e coperta da una sottile coltre di neve, neve che sugli alberi sembra un addobbo, non è tantissima ma è quel tanto che basta per rendere tutto suggestivo. Entro alla domus saurea, ceno, guardo LAST RESORT sul canale 111 di SKY e ripenso alla frase di Brian. La ripeto a Pàlmir, la risposta è uno sguardo attonito…
Palmiro e lo sguardo attonito – foto di TT
Mattina, risalgo in macchina alla volta di Stonecity. RADIO CAPITAL …rifletto per un momento sulle ultime uscite imperdonabili del cavaliere nero, sui disastri che il capitalismo selvaggio sta facendo, sul fatto che venderemo COUTINHO a 13 ml, che abbiamo venduto SNEIJDER a 7,5ml, che probabilmente non arriverà nessun nome rilevante e che l’altra squadra di Milano prenderà BALOTELLI. Arrivo a Stonecity, costeggio la parte alta, mi fermo ai piedi delle colline…
Foggy day in Stonecity – foto di TT
Alzo gli occhi verso il cielo, è plumbeo. Spengo la radio, ripenso alla frase di Brian, clicco sul pulsantino CD, lascio partire la musica…
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