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Brian e i sistemi sinottici, le ballate struggenti di JOHN MILES e Bologna-Inter 1 a 3

28 Ott

Sabato mattina, vesto Brian e lo guardo: con i jeans, le (finte ) clarks invernali,  il ciuffo che ancora resiste sembra un giovane, vecchio, ma giovane.  Gli sistemo le maniche del maglioncino, gli aggiusto il collo della camicia, mi assicuro che si dia il dopobarba…Mi segue docilmente a far colazione nel bar di Chen il cinese, al Conad del Newtower a fare la spesa e a Ninentyland per il nostro solito giretto settimanale. Si perde tra i pensieri, mi chiede decine di volte la stessa cosa, cita l’incipit della Divina Commedia fino alla nausea eppure dietro quegli occhi c’è ancora la scintilla della lucidità. E’ sempre pronto ad uscire, a stare in mezzo alla gente e a ribattere con sarcasmo ed ironia alle mie battute o a stare al gioco. “Brian Brian” gli faccio “mo sa gh’è dènter cla testa lè, gninto?” “Te pensa ad arivèr ala mee etee po a nim parlòm” ribatte prontamente il vecchio Brian.

Radio Capital passa THINK di ARETHA FRANKLIN , Brian parte con un battimano inaspettato, io mi metto a muovere la testa al tempo di musica nel famoso John Paul Cappi style e Brian si mette a fare altrettanto. Sembriamo due degli Earth Wind & Fire. Mi chiedo cosa possano pensare i guidatori delle macchine che incrociamo.

A Ninentyland incontro Lasìmo, parliamo fitto fitto per alcuni minuti, Brian che forse si sente escluso (naturalmente è lui che deve essere al centro dell’attenzione) se ne esce con  “Eh, i sistemi sinottici”. Io e Lasìmo ci guardiamo sbigottiti e smettiamo di parlare. Brian è riuscito nel suo intento. I sistemi sinottici…mah!

Anche la domenica la passo con Brian, lo porto a Borgo Massenzio, così spezzo la giornata e mi sembra meno lunga.

(Brian alla domus saurea – foto di TT)

Nell’andare avanti e indietro attraversando il primo weekend di vero autunno, quello che già tende a sconfinare nell’inverno, decido che mi serve qualcosa di accogliente così precipito di nuovo verso JOHN MILES. Ho un debole per lui e per le sue ballate sdolcinate, nostalgiche, romantiche e zuccherose. Ma di lui mi piace tutto: le derive sinfoniche, l’hard rock simil zeppeliniano, gli irresistibili ritmi che strizzano l’occhio alla disco rock dei fine settanta. Mi domando se c’è qualcun altro che ama come me certi musicisti. Temo di no. Immagino la gente chiedersi “Lo conosci Tim Tirelli?” “Sì, è quel che pazzo a cui piacciono gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH e JOHN MILES”. Sì, perché va bene i LED ZEPPELIN, gli ELP, SANTANA, la BAD COMPANY e i BLUE ÖYSTER CULT, ma ci sono certi artisti mainstream un po’ ai margini per cui ho delle fisse mica da ridere.

Dopo essermi rigirato un po’ nell’edonismo della nostalgia (NO HARD FEELINGS, TIME e REMEBER YESTERDAY) mi ricompongo con SYMPATHY…

Nel posto in riva al mondo Brian impazzisce per Palmiro. Palmir è un gatto estroverso e intergaisce con tutti con gran piacere… “Mo dio bon, mo se gli voglio bene a quella gattina“Brian è un un maschio si chiama Palmiro” “Beh, va beh, ma gli voglio proprio bene a quella gattina”.

Insieme guardiamo poi l’INTER, sul divano, con lui che mi tiene la mano come se fossi un bambino piccolo. Mi chiede continuamente come siamo messi, se noi siamo i bianchi. Guardare l’INTER è una delle gioie della mia vita, quest’anno sono molto cauto…dopo essere passati dai trionfi del 2010 ad una annata come quella dello scorso anno uno si fa più accorto. Seguo la squadra, il nuovo corso, la ricerca di una propria via ma cerco di rimanere realista. Non voglio lasciar scatenare le tempeste di emozioni che di solito albergano nel mio cuore, quest’anno voglio tenere un low profile, un passo alla volta e vediamo dove arriviamo. RANOCCHIA, MILITO, CAMBIASSO…tre bei goal che mi riempiono di gioia, gioia che esplode ma con eleganza. Brian vede i goal, e poi i replay…non coglie esattamente il fatto che sono riproposizioni e così chiede “Ma quanti ne abbiamo fatti?”. Gli ultimi minuti sono una sofferenza per lui “Allora è finita?” “Ma quando finisce?” “Tim, allora?”. Al fischio dell’arbitro, sorride, mi abbraccia e si lascia andare ad un “Viva, viva,viva l’Inter, dio te stradora”.

Peccato che a Catania ci siano state due sviste arbitrali mica da poco (goal regolare del Catania annullato, goal irregolare della J**e convalidato) perché avremmo potuto avvicinarci un po’ alla squadretta di Trombetti.

Nel riportare Brian a casa noto, esattamente come l’anno scorso, che a Mutina, la ferramenta davanti al Newtower ha già montato gli addobbi natalizi alle vetrina e le lucine in cima ad un grande albero…oggi è il 28 ottobre. Mah.

Bluesin’ away aspettando CELEBRATION DAY

14 Ott

Mi accorgo ogni giorno di più che sono in quell’età in cui si ha bisogno degli amici, di tenere saldi i rapporti, di fare quadrato.  Non ci sono cazzi, ho bisogno di loro, non solo dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista spirituale e di contatto. Ho la necessità di sentirli tramite telefono, sms, email, social network o blog quasi quotidianamente. Oltre al piacere di confrontarmi con gente con cui ho affinità elettive, credo sia il bisogno atavico di sentirmi meno solo in questo sconfinato universo, a maggior ragione adesso che gli anni sembrano bruciare alla svelta.

Mi trovo di giovedì in ufficio di primo pomeriggio, sto inserendo dei dati in uno schema excel, fuori un cielo plumbeo e pesante che contrasta con la temperatura tutto sommato mite, la pioggia che va e viene. Cerco di trovare un po’ di sollievo nel famoso  Bernard Purdie shuffle ( quello che pare abbia ispirato Bonham per FOOL IN THE RAIN) ascoltandomi in sottofondo gli STEELY DAN di Home Again…

Poi mi sintonizzo tramite sms sulle frequenze di Liso e Picca. Liso è a Roma ad un convegno per un paio di giorni e ha i maroni già trifolati. Picca sta andando al lavoro a piedi con ipod e cuffiette, quando gli è partita in random CARAVAN di VAN MORRISON dall’ULTIMO VALZER si è commosso come un bambino.

Inserisco i miei dati, sbuffo, la pioggia continua a cadere, penso ad un’email di Biccio in cui mi diceva – dopo aver ascoltato per radio un pezzo di IVAN GRAZIANI e di essersi intenerito – ” Mi prenderai per pazzo ma perché non ci rimettiamo a suonare insieme?”. Biccio, il Tony Banks delle campagne modenesi, carne della mia carne… chissà se mai succederà qualcosa, intanto – in onore del nostro comune passato – ho già il nome pronto: LA BANDA DEL SALICE PIANGENTE.

Venerdì pranzo con Jaypee: il Leon Wilkeson di Soliera ha appena cambiato posto di lavoro – robetta mica semplice di questo tempi e alla nostra età – mi ragguaglia sulla cosa e sul fatto che ha scritto un testo in inglese per un pezzo commissionato a Lorenz (il guitar god di Little Vineyard) che funga da auto tributo ad uno dei due gruppi in cui suonano. Jaypee che si mette a scrivere i testi. Ci mancava anche questa! Me lo fa leggere… la prima strofa è scomodissima e il resto funziona… Mogol e Pete Sinfield gli fanno una sega. Pizza da Rock a Stonecity, Giuditta per me e Gitana per lui. Acqua naturale fuori frigo e coca cola. Me lo spupazzo ancora un po’ nel nome del blues e del rock e poi lo lascio andare.

(Jaypee & Tim – foto di Kerlo)

Prima che apra la porta gli passo un bootleg dei LZ (San Francisco 27-4-69 versione della Liquid Mercury), un bootleg degli Heart (Cleveland 76), un bootleg di Ivan Graziani (San Giuliano Milanese 1979) e una copia di LA FUTURA, l’ultimo degli ZZTOP. Gli dico di ascoltare il quarto pezzo. Non aggiungo altro.

Poco dopo mi arriva una sua email: “OVER YOU va ascoltata all’imbrunire, quando le cose assumono forme ambigue e ombre silenziose ti accompagnano nel posto dei ricordi.”

Già, OVER YOU è uno dei nostri pezzi, una di quelle ballad bluesate, sporche di quell’olio che la coppa della tua vita inizia a perdere.

Sabato mattina, vado da Brian, mi sono addormentato alle 4, non sono esattamente un fiore. Di nuovo il cielo scuro e cupo, ma è quella cupezza alla nostra portata, di quella che la infili nella borsa e il giorno vien da sé. Mi ascolto SANTANA. Sono dentro ad uno dei miei buraccioni, da quando Paolino Lisoni quest’estate dal mare mi mandò a dire via sms che stava ascoltando CARAVANSERAI non riesco a togliermi Carletto dalla testa. Sono tornate a galla tutte le mie pulsioni trascendentali e jazz rock su cui sognavo a 18 anni. Ci si mette poi Donato con una delle sue risposte all’intervista dell’altro giorno (” Lotus dei Santana: un triplo live che è come un salto nell’alto dei cieli e un tuffo nel magma della materia”)… non ci voleva altro: nonostante i tempi grami ho riempito il carrello di Amazon con i CD del periodo che mi interessa in versione rimasterizzata. Son quasi tutti album che ho, ma naturalmente non posso più vivere senza le upgrade version. Stamattina c’è WELCOME che gira sul car stereo. FLAME-SKY, Carlos e JOHN MCLAUGHLIN che suonano insieme, penso a Liso, lancio la blues mobile sulla tangenzialina campagnola e inizio la rotta verso galassie inesplorate.

 

Pomeriggio, ho sonno, penso a domani che sono di turno da Brian, prima di coricarmi mi bevo un caffè corretto Southern Comfort… mossa sbagliata, il sonno non arriva. Mi alzo, il cielo alterna soleggiate improvvise a dritti e rovesci d’acqua. Nello studiolo al pc. Ieri sera a Londra e l’altro giorno a NYC si sono tenute le due premiere di CELEBRATION DAY, il film sulla reunion del 2007 dei LZ. Guardo le foto su facebook scattate dai miei amici americani ed inglesi. Vedo il mio amico di lunga data (27 anni) Billy Fletcher e sua moglie Alison abbracciati a Page e Jones, leggo i commenti del mio amico newyorkese Bill McCue (anch’egli inizialmente poco tenero verso la reunion)… sembra che il film sia spettacolare, che i LZ abbiano suonato bene, che i bootleg apparsi sino ad ora non rendano giustizia. Anche con gli errorini lasciati e qualche edit per sistemare certe cosette (ricordate lo scazzo in DAZED AND CONFUSED?) pare che il filmato sia una meraviglia e che i LZ ne escano bene.

(LZ in NYC)

(LZ premiere ieri a Londra – Foto Tight But loose)

Tramite il mio amico Massimiliano Pizzimenti scovo il clip di STAIRWAY filmato al cinema da uno spettatore. Tenendo conto che STH è stato il pezzo suonato con meno convinzione sono molto risollevato, non è mica male.

 

Penso a mercoledì quando buona parte della Congregazione del Blues si troverà al cinema UCI di Reggio per assistere all’evento. L’eccitazione sale ma con essa anche il blues di non essere stato a Londra o a New York e di non avere le stesse oppurtunità dei miei amici inglesi e americani. Mi commisero pensando alla mia condizione di fan dei LZ perso nelle campagne reggiane. Per distrarmi un attimo scendo e mi perdo nelle impressioni di ottobre, tra la corteccia bagnata degli alberelli e la bruma che si preannuncia.

(In dla bàsora in ùtober in dal post in riva al mond – foto di TT)

Rientro in casa, sul fuoco il pentolone pieno d’acqua con la carne e le verdure per fare il brodo, quell’odore è così familiare e così emiliano che l’animo si distende, il piombo zeppelin si scioglie e si raffredda in un rivolo di pensieri leggeri e al tempo stesso profondi. Dopotutto non è mica male blueseggiare la propria vita nelle campagne reggiane. Davanti allo stereo, BORBOLETTA… vai Carlos.

 

Il FAR AWAY HEART e l’alternate FIRE AND WATER dei FREE.

6 Ott

Sabato mattina, ti svegli alle sette e il primo istinto è quello di farti forza per poter affrontare la giornata. Scendi e ti immedesimi in quel velo di nebbia che in questo periodo ottenebra i campi…

(Nebbia sui campi – foto di TT)

Ti metti in macchina, attraversi Borgo Massenzio, a Gavassae il giorno non sembra ancora arrivato…

(Light dark and grey october morning in Gavassae – foto di TT)

Ti posizioni meglio sul sedile della blues mobile e inizi a fare mente locale. Non hai voglia di sentire niente stamattina, strano, qualcosa deve nascondersi lì dietro all’anima. Sintonizzi su RADIO CAPITAL. Sei Mutina bound, idraulico di prima mattina poi solito lavaggio, stiraggio, badantaggio di Brian. Man mano che avanzi lo senti il brusio che cresce dentro di te, cerchi di capirne le parole, il senso…sì certo, uno dei tuoi blues, ma quale sarà quello odierno? Dai una occhiata al sole, sembra indeciso, timido mentre cerca di sbucare sopra una delle frazioni di Saint Martin On The River che attraversi.

(Sole su Stiolo – foto di TT)

L’idraulico è più o meno puntuale, come il livello del blues che sale sale sale dentro di te. Lavo e preparo Brian, un caffè da Chen il cinese e la spesa al Conad del Newtower. Ti vedi dentro quel supermercato mettere nel carrello le cose scritte nel foglio che ti ha preparato tua sorella, cercare di tenere a bada Brian che attacca bottone con tutti, andare alla cassa e riempire i due borsoni in fretta prima che il cassiere debba aspettare troppo mentre tu accaldato tiri fuori il bancomat, paghi ed esci. Invece che prenderla con ironia, la prendi con ferocia e con un tono poco simpatico ti lasci andare un “zio pork an s’è mai vest Paul Rodgers fer la spesa al Conad con so pèder”.

(Paul Rodgers)

Risali da Brian, riponi la spesa in cucina, riscendi e porti Brian a Ninentyland, ti fermi da Lasimo dove prendi altre tue cose, riparti, arrivi a Mutina e riporti Brian in casa. Sono le 13,15 e sei già cotto. Abbracci e baci Brian (se non gli si da la mano e non lo si bacia Brian non è soddisfatto, è diventato un gran sentimentale) e riparti. Controlli il blues, cazzo è già al livello di guardia. In Macchina metti i TRAFFIC, ma forse peggiori la situazione…

Arrivi nel posto in riva al mondo, una bistecca, una birra, un southern comfort e ti metti sul divano a cercare di interpretare il blues che continua a farti sentire in prestito…ma Palmiro capisce il momento, le sue orecchie sbucano da sotto il divano, con un saltello è sopra di te, si sdraia sul tuo petto ed inizia a fare le fusa. Ti arrendi a questo terapeutico momento naturale dove due esseri viventi di specie diverse interagiscono…

(Tim e Palmir interagiscono – foto di LST)

Nel tardo pomeriggio di questo tiepido ottobre scendi in campagna in preda a vibrazioni blues che si fanno sempre più violente, vai dietro casa, osservi le campagne, ti toglie felpa e maglietta e il FAR AWAY HEART BLUES ti esce dal petto come un piccolo alien…la testa inizia a girare, l’equilibrio si fa instabile mentre lo sguardo arriva là, lontano oltre le colline, e si posa sulla Patagonia, su Santa Clara, su San Francisco, su Inglewood, su Baton Rouge, su Helena, e via via sempre più veloce più su verso New York, Chicago, Montreal…poi riscende sul New England, attraversa l’Atlantico, arriva nel Sussex, nella Snowdonia, nell’Olanda che è lontana dai nostri confini, nella Scandinavia. E poi ancora Leningrado, Isola di Sakhalin, Tokyo, Nagoya, Osaka, Perth …per poi cadere esausto sull”Africa orientale dove tutto ebbe inizio con le scimmie australi di quattro milioni di anni fa.

Ritorni in te e ti chiedi se troverai mai un po’ di pace in questa porca vita blues, se la smetterei finalmente di cercare il tuo nido di stelle, perché tanto lo sai che non esiste, tanto vale mettersi il cuore in pace e far tacere questi impulsi di fuga.

Torni in casa a testa bassa, ti chiudi in quella specie di studiolo che ti hanno concesso, scruti gli scaffali con i CD…ti viene in mente Picca quando dice che finisce sempre per ascoltare quei cinquanta album con cui è cresciuto. Già, ci vuole uno dei tuoi album, quelli che sono carne della carne, blues del tuo blues…scaffale deluxe edition, lettera F, FREE, FIRE AND WATER, disco 2 con alternate version…

Te lo ciucci tutto come fosse un biberon pieno di latte tiepido…FIRE AND WATER (US Album mix), OH I WEPT (Alternate Vocal Version), REMEMBER (New mix), DON’T SAY YOU LOVE (New mix) e via via tutto il resto. A fine cd le cose vanno un po’ meglio, il blues sembra regolare adesso, battito costante, maliconia sottocontrollo. Ti chiedi cosa sarebbe la tua vita senza la musica rock, la tua musica rock, quella vera, quella che ti tiene in vita…

Poi ti arriva all’improvviso un sms di un tuo amico, Liso… “MAKE OR BREAK pezzo dell’anno”…sorridi, solo con certi amici sono possibili queste gustosissime incursioni rock sopra le righe. Gli rispondi “Sei un mito”, e lui di rimando “Pochi accordi…LA maggiore dritto e pochi cazzi. Questo è rock”. Digiti sulla tastierina del tuo Galaxy “FIRM miglior gruppo di tutti i tempi, dopo SANTANA”. E lui “Esàat”.

Ecco, il rock e gli amici venuti col rock. Sono vivo grazie a loro.

Il blues che ti arriva da TELEPHONE LINE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA

28 Set

Sono alle porte di Stonecity, ho appeno finito di ascoltare LATERAL su RADIO CAPITAL e il radiogiornale delle 9. Sono in leggero ritardo, ma in questi giorni me la prendo comoda, il periodo più impegnativo è alle spalle, ora ci aspetta qualche settimana di relativa calma. E’ un venerdì di inzio autunno, a Laròby fa schifo questo periodo, ma io mi ci ritrovo in questa stagione un po’ malinconica.  Il cielo è nuvoloso ma il sole lo “senti” (feel) dietro a quella cortina grigio-azzurra, la temperatura è tiepida, il venerdì si preannuncia tranquillo, neutro. Ieri sera, dopo essere stato dal vecchio Brian, ho sentito al telefono Paolino Lisoni. 15 minuti di confronto filosofico-esistenziale sull’essere amanti della musica rock. E’ un po’ più giovane di me Paolino, ma a volte mi da dei punti. Ci penso stamattina alla nostra chiacchierata e al fatto di avere amici illuminati con cui condividere questa cazzo di porca vita blues. Vita che non è sempre porca, intendiamoci, ma a volte vorremmo trovare un significato al senso del blues che ci prende allo stomaco. Con Liso condivido – tra le miriadi di altre cose – anche l’amore per Carletto Santana, quello fino al 1977/78, quello che abbiamo più o meno vissuto in diretta. E’ stato divertente ridere del fatto che conosciamo benissimo INNER SECRETS, che in fondo  amiamo ma solo perché ci ricorda la nostra giovinezza. Album che abbiamo comprato con entusiasmo ma che segnò la fine del SANTANA che piace a noi. Bello però avere qualcuno con cui ironizzare su masterpiece come OPEN INVITATION…

In questo periodo oltre alla galassia MOUNTAIN, sto ascoltando molto SANTANA, quello più trascendentale e meno sudamericano, quello che piace a me e a Paolino, insomma quello di CARAVANSERAI…

Oltre ai MOUNTAIN e SANTANA, sento anche parecchia ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA, così dopo il radiogiornale clicco il pulsantivo CD sul carstereo. C’è la parte finale di DO YA da un best of che tengo in macchina. Il pezzo finisce, mi appresto ad affrontare un larga curva nella zona di sud ovest di Stonecity, quella da cui puoi goderti le colline in tutto il loro splendore. Poi parte TELEPHONE LINE e così, all’improvviso, senza nessun motivo particolare inizio a piangere. Sono lacrime riservate, calde, educate, ma decisamente lacrime. Mi conosco, sono conscio della mia essenza blues, ma la cosa mi fa riflettere. Cerco di capirne il motivo…visto anche il testo, rigurgiti di amori passati ormai lontani? Sfaccettature di tempi più recenti relative ad amori correnti? Nostalgia della giovinezza, il momento in cui scoprii l’ELO grazie a questo pezzo? Il brano è del 1976, ma io devo averlo sentito uno o due anni dopo, ai tempi di OUT OF THE BLUE, quindi nel 1977/78. Julia mi diceva che invidiava la mia capacità di sentire (feel) la musica in modo così profondo…sì, certo, ci si sente vivi, si provano forti emozioni, però…può un’uomo della mia età mettersi a piangere solo perché ascolta TELEPHONE LINE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA?

Hello. How are you?
Have you been alright, through all those lonely lonely lonely lonely lonely nights
That’s what I’d say. I’d tell you everything
If you’d pick up that telephone yeah yeah yeah

Hey. How you feelin?
Are you still the same?
Don’t you realize the things we did, we did, were all for real, not a dream?
I just can’t believe
They’ve all faded out of view yeah yeah yeah yeah yeah

Doowop dooby doo doowop doowah doolang
Blue days black nights doowah doolang

I look into the sky, the love you need ain’t gonna see you through
And I wonder why the little things you planned ain’t coming true

Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight

Ok. So no one’s answering
Well can’t you just let it ring a little longer longer longer oh oh ooohhhhh
I’ll just sit tight through shadows of the night
And let it ring for evermore oh oh ooohhhhh yeah yeah yeah

Doowop dooby doo doowop doowah doolang
Blue days black nights doowah doolang

When I look into the sky, the love you need ain’t gonna see you through
And I wonder why the little things you planned ain’t coming true

Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight

La visita pastorale al Cersaie 2012 e l’owner of a bluesy heart

27 Set

Avete presente il video di OWNER OF A LONELY HEART degli YES, no? Quando il tipo che viene portato via riceve delle scosse misteriose che lo scuotono da capo a piedi? Ecco quello ero io ieri in fiera a Bonomia.

Insieme a Kerlo, Lakèrla e Sarwooda me ne andavo più o meno allegramente tra i padiglioni, fermandomi in visita pastorale dai clienti sui loro grandi stand, discutendo di contenuti di comunicazione, di nuovi prodotti e del finto legno (tutti quest’anno propongono il finto legno, fatto di gres porcellanato) quando all’improvviso venivo colpito da scosse che mi scombussolavano. Un momento prima ero ospite di un cliente che gentilmente ci offriva un prosecchino (che io e Sarwooda naturalmente abbiamo dovuto rifiutare vista la nostra never ending dispepsia …mica potevo chiedere un prosecco fuori frigo) e il momento dopo ero trafitto da una scossa con cui venivo trasportato in un’altra dimensione dove ballavo al ritmo di EVIL WOMAN della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA…

Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, un caffè offerto da Kerlo per festeggiare i 10 anni dall’apertura della nostra aziendina e quattro chiacchiere con Lorry – uomo di blues – che incontro per caso, anche lui in fiera per lavoro.

(Factory 10th anniverary: Kerlo, Tim, Lakerla – foto di SWD)

Cliente successivo, la titolare ci accoglie con sincero affetto, ci fa accomodare su divani di design, ci offre da bere e qualche stuzzichino.

(Kerlo e Tim – foto di SWD)

Guardo i nuovi prodotti, la gente che passa, le migliaia di cinesi sempre pronti a fotografare tutto, giovani uomini vestiti di tutto punto e zac, altra scossa altra dimensione…stavolta sono a Dallas nel 1972 a bordo palco di un concerto di WEST, BRUCE & LAING. Il power trio è alle prese con KEEP PLAYING THAT ROCK AND ROLL, tiratissimo brano degli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH…

Un panino sgranocchiato in uno dei bar della Fiera e di nuovo in giro. Ogni tanto qualcuno di noi incontra un conoscente e allora ci si ferma, si parla, ci si guarda intorno. Cerco di star concentrato. Qualche cliente dopo naufrago sullo stand di Mixi. Ci scambiamo di nascosto un po’ di materiale…roba forte: cd di ROD STEWART con JEFF BECK 1968/69/84. Parliamo un po’, poi lo abbraccio e lo saluto…

(Tim e Mixi – foto di Kerlo)

Sono di nuovo in mezzo al via vai di gente e la sento arrivare, questa è una scossa lunga, potente, profonda…sono sul palco al Madison Square Garden con il mio gruppo a suonare i nostri pezzi, pur coinvolto fino in fondo nella corto circuito temporale di questa follia capisco che questa è troppo grossa, allora scalo dimensione e mi ritrovo sul palco del Forum di Assago, uhm ancora troppo, un salto sul Palasport di Mutina per poi trovarmi definitivamente sul palco del Vox di Ninentyland, ecco…forse  è meglio.

Ormai la visita volge al termine, siamo così cotti che per tornare verso l’uscita Nord della fiera prendiamo uno dei tre trenini interni che girano senza sosta da un capo all’altro. Pago i 17 euro 17 del parcheggio multipiano e insieme a Sarwooda e Lakerla mi butto in autostrada. Tardo pomeriggio, il sole che ha la testa tra le nuvole, quel vecchio cuore blues che mi scatena tutte quelle scosse…e mi ritrovo su un pullman, passo attraverso campagne, città, luoghi improbabili, lì con i miei amici alle prese con TINY DANCER di ELTON JOHN, alzo lo sguardo e davanti ho… una canzone nuova e una città per cantare…

E arriva la sera, a casa solo, la speed queen è a correre in chissà quale kartodromo, aspetto che inizi la partita dell’Inter che guardo insieme Mario…un 2 a 0 sofferto, bruttino, noioso…e allora meglio tornare ai sogni di rock and roll…

I MOUNTAIN live, Real Madrid contro Manchester City, i sughi d’uva e i blues di fine estate

19 Set

Mattina di tardissima estate, direzione Scandillius. Nuvoloso, temperatura gradevole, colori neutri, velo di accidia su tutto quello che vedo, sento e faccio. Saltello da RADIO CAPITAL a MODENA RADIO CITY per cercare di intercettare gli interventi di Picca, ma fallisco nell’impresa. Finito LATERAL su CAPITAL, schiaccio il pulsantino CD del car stereo e partono i MOUNTAIN LIVE. La versione che ho è chiamata  MOUNTAIN MILLENIUM COLLECTION, titolo brutto e fuorviante per il concerto del 31 dicembre 1971 della band al Fillmore East. La copertina è orrenda, tanto che ne cerco un’altra, anche se relativa ad un bootleg…

Tra l’altro – musicalmente parlando –  in questi giorni sto rispolverando i primi tre album dei DEEP PURPLE, quelli che seguivano le orme dei VANILLA FUDGE, prima che BLACKMORE fosse folgorato da PLANT ad un concerto dei LED ZEPPELIN ed imponesse al gruppo una decisa sterzata di formazione e di distorsione. Beh, li sto rivalutando, mica male davvero…

Con i MOUNTAIN in sottofondo mi fermo da un fotografo con cui collaboriamo…la scena è sempre quella: nei capannoni set fotografici in fase di montaggio, gente che arriva, che va…F – uno dei due titolari  – mi accoglie con fare amichevole. Sbrigate le formalità lavorative ci mettiamo a parlare della situazione in generale, per una volta sento qualcuno che non si lamenta, che dice che tutto sommato le cose gli vanno abbastanza bene e che recentemente ha persino assunto tre persone. Discutiamo di clienti, di fatturati, di strategie imprenditoriali. Poi scivoliamo sulla politica – entrambi guardiamo decisi al sol dell’avvenire – e sul Rock…come ho già scritto F vide i LED ZEPPELIN al Vigorelli il 5 luglio del 1971. Ah.

Risalgo in macchina, Stonecity bound. Non è successo nulla di particolare ma l’umore è bluesy, cerco di tirarlo un po’ su ma i MOUNTAIN mi tirano gù…

I MOUNTAIN  li vidi il 13 luglio del 1985 all’Hallenstadion di Zurigo, aprivano per i riformati DEEP PURPLE. LESLIE WEST è un chitarrista con un gusto incredibile, mi ha sempre colpito molto. In macchina attraverso paesi e quartieri industriali, sono sulla tangenziale Scandillius-Stonecity. Al telefono sento come sta Brian; povero vecchio… sta cercando di fare il possibile per non farsi risucchiare del tutto dai  pantani in cui sta sprofondando. Penso alla CHAMPION’S LEAGUE che è iniziata ieri sera, oltre allo spento 0 – 0 della seconda squadra di Milano, c’è stata REAL MADRID – MANCHESTER CITY, due squadre a cui sono molto legato, si sa, amo profondamente (specialmente) Mou e il Mancio.

Partita memorabile. In svantaggio per due volte i ragazzi di José sono riusciti a ribaltare il tutto e a vincere con merito. 4 goal negli ultimi venti minuti. Spettacolo. Oh (Dark) Lord, quanto amo il calcio.

Non vedo l’ora sia giovedì sera per vedere l’INTER in EUROPA LEAGUE, coppa che da quest’anno è diventata importantissima.

Malgrado questo bel pensiero, i blues continuano a saltellare al mio fianco, maledetti diavoletti azzurri. Penso alla Congregazione degli Illuminati, chissà cosa stanno facendo i ragazzi adesso? Picca avrà finito il suo turno alla radio? Con che polizze Liso sarà alla prese? E Athos, su cosa starà puntando il suo ingegno? Riff starà smadonnando causa uno dei suoi clienti? In che paese Jaypee starà informatizzando? E Mixi, starà relazionando quello che ha preparato fino a tarda notte o sarà su un aeroplano in giro per il mondo? Marcello starà salmodiando le sue conoscenze shiatsu, Suto recapitando lettere canticchiando motivetti country-sudisti, Lorenz seguendo una spedizione per un suo cliente mentre nel cervello ha il riff di HELL’S BELLS a tutta manetta…e io son qua che sono ormai arrivato con LONG RED in sottofondo.

In ufficio, un caffè con Lakèrlit (è il suo compleanno), i nuovi Imac che hanno dei problemi, un po’ di scartoffie da evadere sulla scrivania, lo sguardo immalinconito che scappa fuori dalla finestra, sospiro, mi arrendo all’idea che questo è un giorno di ordinaria bluesìa. Va beh, allora mi mangio i sughi d’uva che ha fatto la Lucia e il resto verrà da sè…

(I sughi della Lucy – foto di TT)

I tempi che cambiano, l’antifascismo di Brian e Keith Emerson con i pantaloni corti

8 Set

Venerdì mattina in giro per Stonecity causa lavoro,  mi fermo all’edicola di Piccola Terra Marna, cioè Marano degli Araldini, …insomma Maranello, due chiacchiere sulla situazione politica italiana con Marchino e sua moglie e 5 minuti dedicati alla contemplazione degli ultimi numeri di CLassic Rock (ZZ TOP), Prog (JON ANDERSON) e il secondo numero di Blues (BB KING). Istinto primordiale: li prendo e li stringo avidamente tra le braccia, ma poi – incredibilmente – li ripongo nello scaffale e li lascio lì. Certo, risparmio  circa 40 euro, ma questo è un segno inequivocabile dei tempi che cambiano e di come ci si deve adeguare alla magra di questi ultimi anni. Risalgo sull’auto sostitutiva, la 500 azzurrina che tra l’altro beve come un ludretto, e mestamente me ne ritorno in ufficio ascoltandomi SUPPER’S READY dal bootleg CHICAGO 1977 Pre-FM remasterd by SAB07…

In ufficio decidiamo che sabato non verremo a lavorare, altro sintomo dei tempi bislacchi in cui viviamo, mai successo che nei mesi di settembre passati si saltasse un sabato…mah. Verso sera altrettanto mestamente me ne torno verso il posto in riva al mondo, sono così depresso che mi ascolto SPORTS di HUEY LEWIS & THE NEWS…

Sabato mattina ore 8, di nuovo in macchina Brian bound. Rispolvero dei CD ricevuti da Mixi, polverose e rare session di ROD STEWART. Posiziono il volume a 28, seleziono HOT LEGS e la cinquecento parte per lo spazio con una gran fiammata…

Da Brian, lavaggio, vestizione e poi Ninentyland. Colazione con i suoi amici al K2, un salto da Lasìmo a prendere altri CD e soliloquio di Brian in costante sottofondo. Brian, uomo di centro al massimo di centro-sinistra, è un po’ che lascia trasparire senza freni il suo antifascismo:

Brian “Me ai ho pasè la mèe giovinèssa sotà Benito Mussolini“.

Il figlio di Brian ” C’ag vegnà un azidènt”.

Brian “C’aghinvegnà tri!”

(Brian e il figlio di Brian stamattina a Ninentyland – foto di LSM)

Brian continua a maledire il “fasismo” e i “tedeschi” anche al Conad del Newtower, mentre facciamo la spesa per tutta la settimana. Verso l’una lo lascio e mi reco a Regium Lepidi a far la mia di spesa alla Coop. Entro da solo col carrello, la groupie è in ritardo. Giro tra gli scaffali, compro il cibo per i gatti, poi non resisto e compro una confezioni di 14 (quattordici!) matite portamine per 2 euro. Dopo di che acquisto una confezione di merendine per il lavoro…Bauli -Morbidi Amici-8 soffici merendine all’Albicocca…mi guardo in giro, non vorrei ci fosse Paolino Lisoni o qualche altro illuminato del blues a guardarmi comprare quei dolcetti…arriva la groupie, guarda il carrello, prende in mano le merendine ed esclama tra sè e sè “morbidi amici?”…poi mi da un bacetto di compatimento sulla guancia…continuiamo la spesa, lei davanti e io dietro col carrello a testa bassa… an spol menga, an s’è mai vèst Freddie King cumprèr otto soffici merendine all’Albicocca, dio pòver…

Dopo la spesa pranzo al cinegiappo Okoi e ritorno nella tana di Palmyr the destroyer verso le 15. Riprendo le forze e verso sera do un’occhiata ad internet, l’account facebook di KEITH EMERSON, il dio tra gli dei, posta una foto che ritrae il keyboard wizard in braghe corte…peggio, coi pinocchietti.  No, bitch whore (insomma, porca puttana). Ma come è possibile?

(Oh no, Keith Enerson con i pinocchietti)

Sconsolato scendo in campagna per riprendermi, cerco di pensare ad altro…osservo Palmiro a  caccia di farfalle nella sua savana personale…

(Palmiro in the savannah – foto di TT)

guardo con fare malinconico il sundown…

(Sundown a Borgo Massenzio – foto di TT)

e penso che questo weekend sono anche senza calcio, bah!

Va beh, me ne torno su, infilo nello stereo l’ultima deluxe edition del primo degli EMERSON LAKE AND PALEMR, seleziono la versione da studio di PROMENADE, poi RAVE UP e l’alternate take di TAKE A PEBBLE, mi sfoglio il booklet e finalmente Emerson nella reparto visual della mia mente torna ad essere il pericoloso  dio del progressive…

Le piccole gioie della vita: i pacchetti Amazon con le Deluxe Edition degli ELP

5 Set

Settembre è un mese che adoro, l’estate che va dissolvendosi, l’aria più fresca che solletica la campagna, le vigne gravide d’uva, la vendemmia, la mia terra, l’Emila, i ricordi del passato a casa dei nonni…insomma le solite malinconie blues di Team Teerally.

Da una dozzina d’anni però settembre coincide con il periodo lavorativo più intenso, c’è la fiera più importante del settore dove lavoro e tutti siamo concentrati su di essa. Settembre lo si vive quindi con ansia, stress e con la parola “urgente” attaccata a qualsiasi richiesta dei clienti. In questi ultimi anni poi, si corre per raccogliere poco o niente…soddisfazioni zero.

Per trovare la forza di venire al lavoro, con la macchina sostitutiva che ti ha lasciato l’officina (una Fiat 500 celestina), ascolti a canna l’ultima versione di un infuocato concerto in due set dei LZ al Fillmore West di San Francisco il 27 aprile del 1969…

Ecco che allora sei in ufficio, sbrighi il tuo lavoro diligentemente ma con la noia, l’accidia, il fastidio dietro l’angolo. Fatichi nel far le tue cose, sospiri, maledici e bestemmi nel silenzio dell’ufficio…cerchi di trovare un rimedio: un caffè, quattro chiacchiere calcistiche col tuo socio, quattro chiacchiere sui blues della vita con la tua socia, CARAVANSERAI di Santana che fuoriesce dalle casse del tuo computer. Uhm, va un po’ meglio. Poi ti arriva un pacchetto regalo: Polbi ti manda tramite Amazon RAW POWER di IGGY & THE STOOGES versione digipack in 2 CD. Uhm, le cose vanno un po’ meglio. Dopo poco ti telefona Massimo Avallone, lo straordinario chitarrista  dei FLOWER STONE …10 minuti di piacevole conversazione. Ti sei ringalluzzito, lavori già con più gusto…e in più all’improvviso il corriere ti consegna il pacchetto Amazon con le deluxe edition dei primi due album degli EMERSON, LAKE AND PALMER! Trionfo! Allora ti dici che la vita in fondo è bella, che il tuo lavoro non è male, e canticchiando il riff d’apertura di TARKUS, affronti di nuovo il mondo con tutto il tuo fervore rock.

  

BRIAN, le fighe che vogliono accostarsi ad HOUSES OF THE HOLY e il sinodo di fine estate degli ILLUMINATI DEL BLUES

26 Ago

Sabato, quartiere Littlecross di Mutina, interno giorno, son lì che lavo Brian quando mi arriva una telefonata: è Laroby che vuol parlare di HOUSES OF THE HOLY. Dunque, Laroby è una cara amica, figa di gran lignaggio, ma se penso musicalmente a lei penso a EMINEM, VASCO, FLEETWOOD MAC (quelli di SARA). Ma che cazzo gliene può fregare di HOTH? Mah, potenza del blog. Io me la immagino mentre fa colazione cercare in cuffia il minut0 2:02 di DANCING DAYS per sentire se BONHAM ha davvero mancato quel colpo di cassa, oppure fare la mossa mentre i LZ la buttano in boogie alla fine di THE OCEAN. Come mi dice spesso Polbi…”certo che ‘sto blog….”.

Con Brian  da Chen il cinese a bere un caffè e poi a fare la spesa al Conad del Newtower… sono vestito in modo un po’ troppo informale, me ne dispiaccio perchè di solito al Newtower con Brian si cucca.  Mentre lo riaccompagno in casa, nell’androne del suo palazzo mi viene incontro in controluce (scusate il pasticcio) e gli dico “dai Brian che ti faccio una foto”, lui si mette in posa e mi fa il segno del rock. Ah, Brian!

(Brian da Chen il cinese – foto di TT)

(Brian rocks – foto di TT)

Al pomeriggio mi monta la dispepsia, solita nausea solito mal di testa, ma sembra controllabile. E’ un peccato però, devo lavorare e fare un sacco di cosette e poi alla sera ho il sinodo di fine estate con gli Illuminati del Blues…in dla basòra sono sul punto di rimettere a me i miei debiti e di rimetterli ai miei debitori, ma il Dark Lord veglia su di me, quegli spasmi saranno un falso allarme. Prendo la groupie e mi dirigo alla Festa Nazionale Dell’Unità di Regium Lepidi, parcheggio B di Short Villa (Villacurta insomma). Il rendez vous è davanti al ristorante Adriatico, ci sono ormai tutti (tranne Jaypee e la sua groupie che arriveranno da lì a pochi minuti), intravedo una figura “nuova”…cazzo  è ATHOS BOTTAZZI, l’indimenticato slide guitarist di Tim Tirelli & i Radioblues, roba di 15 anni fa. Lo abbraccio, lo bacio (virilmente s’intende) lo vedo proprio volentieri Marchino (detto Athos). Paolino Lisoni propone la sua candidatura per la Congregazione. Espletiamo i riti iniziali, ci disponiamo sul  nostro pentacolo mentale a salmodiare i sacri versi:

Just roll that wheel
Everytime it spins and turns
Someone gets their
Fingers burned

Some you win
And some you lose
But if it takes all night
I’m gonna pay my dues

When you step out the door
You got to think once or twice
Just walking the streets
Is like shooting dice

Fortune hunter, fortune hunter
Rolling the dice again
Fortune hunter, the fortune hunter
Life is a gambling game

 

Athos dovrà ripassare ad ottobre, nell’esame di ammissione cade su domande essenziali:

Magister Timotheus “dove e quando sono nati Chris Slade e Tony Franklin (dei Firm)?”

Athos prende tempo, si guarda in giro, con gli occhi cerca l’aiuto di Picca, balbetta…in un primo momento penso stia prendendomi in giro, ma poi capisco che la sua è solo una preparazione non ottimale. Lo guardo con una occhiataccia e a mo’ di maestrina gli dico “Pontypridd nel Galles il 30 ottobre del 1946 il primo, Derby in Inghilterra il 2 aprile del 1962 il secondo”.

Lo facciamo accomodare in un tavolo diverso dal nostro per un mezzoretta così paga lo scotto, e poi lo riprendiamo con noi.

(La congregazione: a sx Athos, Liso, Picca, Mixi, Riff – a dx Tim, Sutus, Jaypee – foto di LST)

Si era mangiato meglio l’anno scorso, o forse abbiamo ancora in mente l’inarrivabile cucina della piccola festa dell’Unità di Gavassae di un mesetto fa, ma è comunque bello condividere il pane e il vino che nostro Signore (delle tenebre) ci mette davanti. Un caffè, poi come di consueto fermate obbligatorie alla bancarella dei dischi, io mi prendo un paio di vinili, Riff tre Cd blues della serie “The Early Roots Of…”.

(da sx Picca,Liso, Suto, Tim, Mixi : alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

(Liso, Suto e Tim: alla ricerca dei dischi perduti – foto di M.Bottazzi)

Nella libreria mi accatto il libro VIAGGI E INTEMPERIE sul G R A N D I S S I M O IVAN GRAZIANI. Troviamo poi un stand al buio, uno di quelli dove si tengono piccoli dibattiti, non c’è nessuno, ci sediamo, ci scambiamo un segno di pace (da Picca tutti i Vynil Rip dei LZ in Flac su Cd, da Mixi DESTROYER dei Kiss versione Resurrected, due album dei Vanadium, uno degli Howlin Rain e  uno dei The Lower Kings. Da Paolino Lisoni DVD di Santana live all’Hammersmith Odeon il15/12/1976) e chiacchieriamo amabilmente di rock fino a notte inoltrata.

nnnnn

 

 

 

Un abbraccio e di nuovo i fari fendono la calda notte della campagna nera. Infilo la blues mobile in garage, mi tolgo il cappuccio, infilo la chiave e trovo ad attendermi la piccola vedetta reggiana…

(Pàlmir, la piccola vedetta reggiana- foto di TT)

Un tisana, il MAIN THEME di DEATH WISH 2 sul piatto e sono pronto per il letto. Mi corico in posizione supina ma con le braccia incrociate sul petto, con le mani faccio il simbolo del rock…Dark Lord veglia su di noi.

(The Dark Lord)

 

DISPACCI DA GREENDALE – III: la fumettite.

18 Ago

Beh, riesco a farmi qualche giorno più del previsto, credevo che la situazione Brian precipitasse e che dovessi tornare a casa e invece questi 10 giorni me li godo tutti. La dispepsia è un eco lontano, i nervi si rilassano, sale la voglia di suonare la chitarra, le forze ritornano e ho una gran voglia di ascoltare i BlACK SABBATH (sto leggendo la biografia di TONY IOMMI dopo aver finito L’ULTIMO GIORNO di GLENN COOPER).

(“Abandoned  Bucket”, Greendale beach – foto di TT)

Sgironzolando  le sere in cui la speed queen non mi costringe a bazzicare i kartodromi, vengo assalito dalla cianfrusaglite: sono in giro a Castrum Gatthei (sfortunatamente non si puo’ tradurre CATPLACE AT THE SEA perchè i gatti non c’entrano nulla col nome del paese) e mi infilo in ogni “Tutto (o quasi) a 1 euro” Shop. Riesco ad uscire con una matita con in cima una scimmietta di plastica e con gli arti mobili e una confezione di dentifricio Captain’s Paste. Mi chiedo una volta di più se sono normale e mi dico che…an s’è mai vest PAUL RODGERS fer chi lavòr chè! In un altro rischio di comprare un completo per il perfetto crociato…(ma è il “Quasi” del Tutto a 1 Euro che mi fa desistere):

(Tutto per il perfetto crociato – foto di TT)

Poi, come ogni volta che sono al mare, mi prende la mania per le edicole e per i fumetti. Fin da piccolissimo ho avuto una fascinazione per gli albi a fumetti…NONNA ABELARDA, GEPPO, TIRAMOLLA, TOPOLINO (se ripenso a quegli albi giganti con in copertina Zio Paperone e Paperino mi si scioglie il cuore), SUPEREROICA, JOHNNY LOGAN, IL MONELLO, L’INTREPIDO, LANCIOSTORY, SKORPIO, BLITZ (prima che diventasse un giornale porno), IL COMANDANTE MARK, ZAGOR, MR NO…MR NO cazzo! Seconda metà anni settanta, insula pomposiana, il lido omonimo, ragazzino…accompagno Brian e suo fratello Mario all’edicola, mi piace l’odore dei giornali e il curiosare tra gli arretrati dei fumetti. Non potendo permettermi tutti quelli che uscivano, mi ero perso i primi 15 numeri di MR NO, ma ne avevo preso qualcuno dei successivi e mi piacevano un sacco. Mio padre chiacchiera con l’edicolante, mio zio pure, io scovo quei primi 15 numeri. Incredibile, tutti e 15. Non riesco a staccarmi, li accarezzo, li annuso, sono irresistibili. Mio padre mi chiama, a malincuore lascio quel tesoro sapendo che non potrò mai permettermeli…forse troppo a malincuore: mio zio capta il mio sguardo triste e mi dice “‘Tefi, che c’è?”, gli spiego il blues e lui me li compra tutti. Ancora oggi quella è una delle gioie più forti  mai provate in vita mia. Potete immaginare come mi son sentito due anni fa quando con JOSE’ abbiamo vinto la Champion’s? Beh, quello a confronto ancora non è niente. A tutt’oggi conservo e accudisco quei numeri, insieme ai successivi 35, con fervore mistico. Lo zio Mario è ancora oggi uno dei miei eroi. Nello stesso periodo esce KEN PARKER , ma decido di lasciarlo perdere, sono un ragazzino non ho grosse disponibilità. Mi pentirò amaramente, KP diventerà una delle mie ragioni di vita.

Va beh, tutto questo per spiegare la attrazione che ho per le edicole e per i fumetti…resisto qualche giorno, mi dico che non devo spendere, che c’è la crisi, che i tempi sono duri…bla bla bla…ma poi la groupie molla il guinzaglio e mi avvento su COLOR TEX, MAXI ZAGOR, DAGO CARTONATO e LINUS …30 euro che prendono il volo, ma almeno ho un po’ di satisfaction guaranteed.

Ripensando ai Crociati e ai Templari di cui sopra mi scatta l’associazione  conJaypee, per fortuna è arrivato in zona a LITTLEPINERY, mi manda un sms:

“Rieccomi al bagno VICTOR, circondato dalle solite facce da spiaggia. Ombrellone, sdraio, e la bio di HENDRIX regalatami da Picca che mi risolve la mattinata…”

Jaypee lo vedo la sera dopo, sa che sarò al Kartodromo Happy Valley con le sorelle Terenceson e ci raggiunge. Vedo sempre volentieri l’amico Jaypee, ci abbracciamo, ci aggiorniamo e ridacchiamo dei blues che ci saltellano intorno.

(Jay & Tim all’Happy Valley – foto di LST)

La speed queen intanto arriva prima nella prima manche e seconda nella seconda…she likes to boogie real fast…

Sarà che sto leggendo la bio di IOMMI, sarà che ho la porta della stanza, sopra di cui esso è appeso, di fronte al letto, ma dalla mia hotel room devo togliere il crocifisso. Sarò fissato ma i simboli religiosi non li reggo più. Ripongo gisus craist superstar in un cassetto e medito: se avessi un hotel io lo chiamerei HOTEL CALIFORNIA, e al posto dei cristi metterei altarini con le foto di ROBERT JOHNSON, MCKINLEY MORGANFIELD (Muddy Waters, insomma), MEADE LUX LEWIS…ridacchio con me stesso, più che Timòteo dovrei chiamarmi Timàteo…son proprio un nessi.

Questa sarebbe la scelta politicamente corretta visto che anche il GESU’ dei cristiani era un negro ( ebreo di origine etiope), ma nel caso volessi attenermi alla scellerata iconografia inventata da COSTANTINO, potrei mettere la foto di JOHN MILES, MMPH era, oppure il ROBERT PLANT del 1972 con barba e baffi, o ancora MIKE RUTHERFORD, visto anche il gruppo in cui suonava…

(Mike Rutherford dei Genesis)