Ultima decade di febbraio, leggo che LOREDANA BERTE’ sarà a Bologna il 3 marzo. Dopo averla vista dal vivo in settembre dello scorso anno e conseguentemente averne scritto qui sul blog, il mio interesse per lei è aumentato. Mi confronto con la groupie, che facciamo, andiamo? La groupie è subito entusiasta, io controllo l’agenda: sarà un lunedì dopo un weekend intero a fare da badante al mio vecchio. La guardo con lo sguardo da piccolo fiammiferaio solo e al freddo, cercando di giustificare il mio titubare, la groupie, elegante e risoluta, risponde:“vedi tu, io andrei”. Mentre penso al da farsi, arriva un bip sul cellulino: è un messaggio di Valeria, del management di LOREDANA, una che apprezzò molto la mia riflessione sul concerto del settembre 2013: mi invita al concerto di Bologna, mi farebbe avere un paio di accrediti. Adoro questi segni del blues.
Io e la groupie partiamo alle 17,15, sicuri che a Bologna, tra tangenziale e autostrada come sempre ci sarà l’infermo ad aspettarci. Invece, tutto scorrevole, al punto che, allibiti, alle 18,30 siamo davanti all’EUROPAUDITORIUM. Non sapevo dell’esistenza di questo nuovo teatro indoor, proprio di fianco all’entrata principale di Bologna Fiere, posto che almeno una volta l’anno frequento per lavoro. Siam lì che decidiamo il da farsi visto che l’auditorium aprirà alle 20, la groupie mi mostra sul Galaxy il nuovo best degli YES quando una voce fa: “Tim Tirelli?”. Alzo gli occhi, davanti ho una ragazza, “Yeah, that’s me baby” mi verrebbe da dire se fossi quello che sono nei miei sogni, ma opto per un più professionale “Valeria! Sei tu?”. I primi convenevoli, poi faccio per introdurre Saura “Ti presento…” e Valeria “la groupie!”. Che ridere ragazzi. Qualche altra chiacchiera con Valeria e il suo socio, quindi io e la internationally famous groupie ce ne andiamo a mangiare qualcosa. Poco distante c’è un Roadhouse, l’americanismo spinto non mi piace ma sono pronto a provarlo; prima d’entrare do un’occhiata ai prezzi: un big mac 13,60 euro. Mi scappa un “Sa ghè? Veh, groupie, vin mo’ meg c’andòm in pizzeria!”. Due passi e siamo alla pizzeria POMIDORO.
Crowleyggiando in pizzeria (foto della groupie)
La sera è fredda e il tepore della pizzeria, il forno a legna e toilette versione deluxe edition sono graditissime. Verso le 20 torniamo all’auditorium, ritiro gli accrediti e ci riversiamo sulle comode poltroncine.
TT sulle comode poltroncine dell’Europauditorium di Bologna (foto della groupie)
Pian piano il teatro si riempie, non è proprio un sold out, ma di questi tempi il risultato non è davvero niente male. Ore 21,15, si apre il sipario, partono in sequenza un paio di video featuring la figlia di DARIO. ASIA ARGENTO (con MORGAN alla Gibson Firebird) interpreta LOREDANA. Inizio curioso.
(video di “IO BALLO SOLA” (Berté/Cavallo) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento /
video di “NOTTI SENZA LUNA” (Berté/Leon) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento)
Il palco è sobrio ed efficace, il megaschermo è diviso in 5 parti, il visual nel complesso pregevole. LOREDANA ha il vestito d’ordinanza: giubbotto di pelle nera, minigonna di jeans con frappa bianca, polacchini col tacco e calze nere fino sopra al ginocchio! Non è esattamente semplice vestirsi così per una donna che ha da un po’ passato i vent’anni. Che personalità, che superfiga!
Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)
Rispetto a sei mesi fa LOREDANA sembra più sicura, canta di più, è più rodata, e con lei la band. Menzione d’obbligo anche per la special guest AIDA COOPER, sempre brava, concreta e pronta nel momento del bisogno. La voce di LOREDANA in curva tende a sbandare un po’, ma la prendo come una sua caratteristica, a me piace molto questa cosa, c’è molto spirito Rock, e voglia d’avventura. Rispetto a sei mesi fa la BERTE’ è anche più sicura sul tipo di spettacolo da offrire. Magari c’entra anche la location, un teatro indoor è diverso da una festa dell’Unità al Campo Volo di Regium Lepiudi, ma la scaletta è più articolata, un paio di cavalli di battaglia sono lasciati al palo in favore di pezzi più particolari e meno conosciuti e di cover di altri artisti. Questo richiede più attenzione da parte degli spettatori, o perlomeno dei casual fan come me. Apprezzo molto questo aspetto, il rifiutarsi di andare in giro incatenata a scalette scontatissime, il prendersi dei rischi, il rimettersi in gioco, in un momento storico musicale (e non) davvero difficilissimo.
Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)
Non sono ipocrita, godo molto nel risentire quei pezzi che conosco quasi a memoria, quelle cose che hanno accarezzato la mia gioventù, i pezzi in cui la melodia – senza essere sdolcinata – è forte e chiara. MOVIE e MARE D’INVERNO già all’inizio predispongono bene a ciò che è in divenire. Dopo il quarto pezzo LOREDANA si avvicina a bordo palco e subito il pubblico s’infiamma. Il pubblico della BERTE’ è proprio appassionato. UNA SERA CHE PIOVE del grande BERNARDO LANZETTI è come sempre graditissima, pezzo che sta bene tra le pieghe di questo blog.
Un omaggio a TENCO e poi tre pezzi per cercare ancora una volta di elaborare l’assenza tuttora fortissima di MIA MARTINI. Gli applausi sgorgano sinceri e decisi mentre sul megaschermo foto di MIMI’ rincorrono le musiche a lei dedicate.
Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)
Il momento di AIDA COOPER prende forma sotto l’ondeggiare malinconico di DILLO ALLA LUNA, pezzo di VASCO registrato negli anni novanta anche da MIA MARTINI. AIDA canta con convinzione e passione, e con personalità, senza rischiare insomma di rimanere schiacciata sotto paragoni scomodi. Brava AIDA. Mica facile gestire il ricordo di MIA e la personalità dirompente di LOREDANA.
La band viaggia bene, come già scritto in settembre non è esattamente il tipo di approccio (a cominciare dagli strumenti) che preferisco, quegli arrangiamenti tipici del rock contemporaneo, quei bassi a cinque corde, quelle chitarre così lontane dalle mie, ma tutto fila via liscio e in sintonia col tipo di spettacolo che si vuole mettere in scena. Plaudo la scelta di IVANO ZANOTTI, il batterista, di avere un solo tom. Gradevoli anche certe cose di LINARI, il tastierista, a tratti mi è sembrato di rivivere certe sensazioni che di solito mi dà il moog.
IN ALTO MARE versione live mi piace sempre un sacco e stasera la dimensione live dona a MA CHE MUSICA LEGGERA di EDOARDO BENNATO una cornice forse più appropriata rispetto a quella in studio che gira su youtube…
La parte finale con i classici suonati rock è irresistibile. E’ un peccato che non esistano video su youtube, ma i commessi del teatro erano attentissimi a sgridare chiunque usasse il cellulare per scattare foto o fare video, questo non tanto per evitare la circolazione di materiale live dell’artista ma più per assicurare allo spettacolo uno svolgimento consono, senza la fastidiosa selva di cellulari in perenne movimento.
Mentre son lì che godo di questa raffica di classici di musica italiana interpretati con grinta e con fiotti di hard rock , mi chiedo che differenza ci sia tra LOREDANA e ad esempio LINDA RONSTADT, le sorelle WILSON degli HEART o PAT BENATAR. Sì, perché mi pare che dai critici e dagli amanti del rock italiani LB venga vissuta come artista essenzialmente di musica leggera. Certo, ha anche solcato quei territori, ma negli ultimi anni LOREDANA ha definito con precisione i contorni rock della sua musica, musica comunque dura e dai contenuti forti.
Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)
Ma poi, mi chiedo, anche negli anni forse più frivoli, non era comunque una puledra di razza con un atteggiamento atavicamente rock? Le sorelle WILSON, che su questo blog amiamo moltissimo, fanno musica diversa da quella della BERTE’? Parlo in senso lato, non del singolo episodio. Cerco di godermi lo show, ma non riesco a smettere di farmi queste domande. Sono forse io che non distinguo più bene le cose? O forse, essendo nel mio piccolissimo un autore di canzoni, sono portato ad interessarmi alla forma canzone appunto in quanto tale? Mah, decido di mettere la mia worried mind in standby e di lasciar spazio alla pancia, seguo la groupie che si lancia sotto il palco e mi godo LOREDANA che, accompagnata dalle chitarre elettriche, sputa hard rock di ottima fattura, sebbene nè io nè lei abbiamo chiuso col rock and roll.
(video di “IO BALLO SOLA” (Berté/Cavallo) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento /
video di “NOTTI SENZA LUNA” (Berté/Leon) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento)
SCALETTA RE
(Armando e Pino Mango) 1986 – Dal best “Fotografando…i miei successi” MOVIE
(Avogadro/Lavezzi) 1981 – Dall’album “Made in Italy” IL MARE D’INVERNO
(Ruggeri/Schiavone) 1983 – Dall’album “Jazz” STRADE DI FUOCO
(Berté/Fasolino-Cinelli) 2005 – Dal cd “Babybertè” I RAGAZZI DI QUI
(Fossati/Daniels-Jones-Corley) 1982 – Dall’album “Traslocando” UNA SERA CHE PIOVE
(Bernardo Lanzetti) 1984 – Dall’album “Savoir faire” RAGAZZO MIO
(Luigi Tenco) 1984 – Dall’album “Savoir faire” COSI’ TI SCRIVO
(Maurizio Piccoli) 1983 – Dall’album “Jazz” MUFIDA
(Berté/Leon) 2005 – Dal cd “Babybertè” LUNA
(Berté/Piccoli) 1997 – Dal cd “Un pettirosso da combattimento” ZONA VENERDI’
(Berté/Leon) 1997 – Dal cd “Un pettirosso da combattimento” J’ADORE VENICE
(Ivano Fossati) 1982 – Dall’album “Traslocando” ANGELO AMERIKANO
(Tony Cicco) 1988 – Dall’album “Io” ESQUINAS
(Djavan) 1985 – Dall’album “Carioca” (nell’album è cantata in italiano, dal vivo è cantata in portoghese) Adida Cooper: DILLO ALLA LUNA (Vasco Rossi) – nella versione di Mia Martini del 1994 (“La musica che mi gira intorno”) IN ALTO MARE
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1980 – Dall’album “LoredanabertE'” INDOCINA
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1976 – Dall’album “Normale o Super” MA QUALE MUSICA LEGGERA
(Edoardo Bennato) 2012 – Disponibile solo su I-tunes FIUME SAND CREEK
(Omaggio a Fabrizio De André – mai incisa in studio) E LA LUNA BUSSO’
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1979 – Dall’album “Bandaberté” DA QUESTE PARTI STANOTTE
(Piccoli-Berté/Piccoli) 1993 – Dal cd “Ufficialmente dispersi” DEDICATO
(Ivano Fossati) 1978 – 45 giri del 1978 inserito poi in “Bandabertè” del 1979 NON SONO UNA SIGNORA
(Ivano Fossati) 1982 – Dall’album “Traslocando” SEI BELLISSIMA
(Daiano/Felisatti) 1975 – 45 giri del 1975 inserito poi in “Normale o Super” del 1976 MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU
Omaggio a Rino Gaetano, mai incisa in studio, già interpretata in questa sua personale versione nel corso di “Music Farm” del 2005 PER I TUOI OCCHI
(Maurizio Piccoli) 1982 – Dall’album “Traslocando” HO CHIUSO COL ROCK’N’ROLL
(Bernardo Lanzetti) 1983 – Dall’album “Jazz”
LA BAND
Tastiere – ALBERTO LINARI
Chitarre – ANDREA MORELLI
Chitarre – ALESSANDRO DE CRESCENZO
Basso – PIER MINGOTTI
Batteria – IVANO ZANOTTI “THE BIG DRUMMER”
Vocalist – AIDA COOPER
Lunedì mattina. Ho passato la domenica a far da badantaggio a Brian. Ho la schiena indolenzita, l’animo scuro e fosche visioni del futuro. La Kerlìt entra nel mio ufficio: “Tyrrell, hai poi deciso per il computer?”. Le rispondo. Suona il campanello. La Kerlìt dice: “E’ il corriere, vado io”. La frase “E’ il corriere” mi mette sempre un brivido addosso. Stavolta a ragione: è infatti arrivato l’ultimo pacchetto da Amazon. Lo apro con cura, soppeso i cinque articoli, sospiro. Mi bevo un caffè e, felice, riprendo a lavorare.
Prendere coscienza di riflessi incondizionati che abbiamo sempre avuto ha aperto porte sorprendenti. L’ASMR è ora un nostro pensiero fisso, ed è ormai prassi quotidiana lavorare, quando possibile, con le cuffiette sintonizzate sui video youtube di DIANADEWASMR. Sì, solo su quelli di Diana Dew, che è italiana ma che fa principalmente video in inglese, perché è con Diana che, su di noi, i “tingles” prendono forma in modo completo. Abbiamo provato altri nomi, naturalmente solo femminili, ma niente da fare, è solo Diana Dew che ci aziona il pulsante start.
La particolarità di Miss Dew era quella di non mostrare mai il viso, atteggiamento che non ha condizionato la piacevolezza dei suoi video. A parte il fatto che noi facciamo quasi sempre solo un uso “audio” del suo materiale, la parte video rimaneva comunque sempre affascinante: il movimento delle mani che sapientemente accompagna quei suoni deliziosi e il dolce sussurrare è comunque un bel vedere.
Per motivi personali DD si era assentata dal suo canale youtube per qualche settimana poi, una volta tornata, ha ricominciato a produrre video…
Poco dopo, all’improvviso, senza tante anticipazioni, pubblica un clip col titolo “♋ OMG Diana has a face? ♋ Hands relaxation soft spoken ramble about ABC ASMR reportage”. Ehi, ci diciamo, Diana mostra la faccia…Finalmente smascherata! Beh, non è del tutto vero. La signorina Rugiada usa quasi lo stesso trucchetto usato da KISS nel 1980:
Insomma, sì, ci mette la faccia, ma lo fa indossando una maschera.
Resta ad ogni modo un qualcosa di clamoroso nel mondo ASMR. Diana Dew è una ragazza piacevole sotto tutti i punti di vista, ma ci chiediamo se ci mancherà il non avere il visual del suo viso mentre ascoltiamo il suo eloquio suadente e quasi inaudibile. Un po’ come vedere, all’inizio degli anni ottanta, i primi video musicali basati su delle storie. Avranno anche avuto molto successo, in alcuni (pochi) casi saranno stati anche ben fatti, ma hanno anche spento o comunque condizionato l’immaginazione.
In giro lungo gli Stonecity citylimits per lavoro. Capatina all’edicola di Marchino a Maranello: è arrivato CLASSIC ROCK UK con la BAD COMPANY in copertina.
In ufficio, discuto di lavoro con Kerla; suonano contemporaneamente il campanello e il telefono. Rispondo a quest’ultimo, mentre Kerla scende a ritirare qualcosa portato dal corriere. Al telefono con un fornitore che mi chiede se siamo interessati ad un corso d’aggiornamento di Indesign, Kerla appoggia il pacchetto alla scrivania e bibsbiglia: “Tirelli, è arrivata la droga“.
Finisco la telefonata. Apro il pacchetto …. è arrivato il cofanetto dei LITTLE FEAT. Con cura lo ripongo vicino a CLASSIC ROCK. Guardo fuori, è spuntato il sole. Mi sento bene.
Quarta puntata. Quattro pagine in più rispetto ai precedenti tre numeri, entrata in scena di DOMENICO GIARDINI di Torino che diventerà poi un caro amico e che mi avrebbe aiutato parecchio con la grafica (i cui miglioramenti si vedono già da questo numero: cover e logo).
Come sempre sopra le righe, cito TEN YEARS GONE… uno dei miei chiodi fissi da sempre, entro in contatto con il povero HOWARD MYLETT, fan ed autore di libri sui LZ di fama internazionale, LUKE BARR della fanzine inglese HOT LED inizia ad occuparsi delle news. In quei mesi si dava per certo la reunion dei LZ e la notizia scombussolò un bel po’ noi fan.
Testi con traduzioni del primo album dei FIRM (oggi sembra una sciocchezza ma allora era una prelibatezza molto apprezzata), posterino centrale di JP con la doubleneck backstage nel 1972. La recensione di MEAN BUSINESS dei FIRM, in quei giorni appena uscito, potrebbe essere un prologo di quello che sarebbe poi stato il blog. Approccio a tratti stucchevole e adrenalinitico, ma il Tim Tirelli state of mind è già tutto lì.
Riflessione su FAR POST, l’inedito del primo album di ROBERT PLANT, inserito nella colonna sonora del film WHITE NIGHTS. Il brano mi è sempre piaciuto molto. Interessante il referendum dei lettori, non ricordo quante schede mi arrivarono, direi alcune decine.
Ancora recensioni di dischi di artisti al di fuori dalla famiglia LZ; troppo generosa quella relativa a SERIOUS BUSINESS di JOHNNY WINTER, i tre dischi fatti per la ALLIGATOR non vanno al di là del 6, ma siamo in mezzo agli anni ottanta e, sebbene oggi si vivano con nostalgia pure quelli, non è che ci fosse tanto di buono in giro e un disco rock blues seppur mediocre svettava comunque, almeno nelle cime tempestose del mio animo.
Da questo numero propongo solo la cover in JPG, il resto nel PDF. PDF aggiunti anche nei post relativi agli altri tre numeri precedenti. Paolino Lisoni venerdì scorso mi ha detto: “Tim, ottima la riproposizione della fanzine, ma o che fai l’app o il PDF”. Per l’app è ancora troppo presto. :-)
Noi italiani l’abbiamo conosciuta soprattutto con il film di Tarantino, dove lei era l’indimenticabile Jackie Brown. Ma qui in America e’ un icona pop, una star a tutti gli effetti, stiamo parlando di lei, the one and only Pam Grier!
Pamela Grier
Protagonista assoluta di tantissimi film anni ’70, quelli della cosiddetta Blaxploitation, in cui musica soul, vita di strada, azione, sesso e violenza erano gli ingredienti della miscela esplosiva, Pam Grier e’ arrivata a Detroit, sua casa spirituale, per una retrospettiva di tre giorni. L’abbiamo incontrata sabato pomeriggio al Redford Theater, prima e dopo la proiezione di Foxy Brown (1974) forse il suo film piu’ famoso da queste parti. Il pubblico era quello delle grandi occasioni, diviso equamente fra afroamericani e bianchi di varie provenienze, con personaggi di ogni tipo. Dalle facce note del giro rock, agli intellettuali cinefili ma anche da intere famiglie dei ghetti, e del sottoproletariato bianco che qui molto gentilmente chiamano “white trash”.
Fila per gli autografi, magliette, un po’ di merchandising ma niente di che, nulla che faccia pensare alla star commerciale. Pam ancora bella nei suoi sessanta e passa anni, si e’ raccontata a viso aperto. Ha parlato di come fosse ancora piu’ difficile di oggi, per una ragazza nera crescere nel gigantesco ghetto degli Stati Uniti d’America. Ci ha detto di come nel suo vicinato non arrivasse nemmeno l’ambulanza, cosi che il medico locale si faceva aiutare dalla madre di Pam, in cucina, per suture e prime cure d’emergenza. Della forte discriminazione razziale e poi, all’interno delle stesse comunita’, del sessismo soffocante. Per cui una ragazza, specie se afroamericana, non contava praticamente nulla senza un uomo accanto. Contro tutto questo lei ha duramente lottato, sempre, prima nella sua famiglia, nel suo vicinato e poi nel suo ruolo di attrice. “Ho portato la mia voce politica che parlava di sessualita’, liberta’ ed uguaglianza”, senza compromessi, essendo sempre se stessa. “Mai usato una stunt nei miei film, mai accettato censure e compromessi, quella che portavo sullo schermo era una rappresentazione di quella che ero edelle donne con cui avevo passato i miei anni”. Esperta di Karate e Kung Fu, padrona al cento per cento della sua esplosiva carica erotica, la sua figura pubblica ha rappresentato un forte momento di rottura degli schemi, di impatto culturale, ben oltre le sue aspettative. E’ diventata una star, ma e’ rimasta sempre con i piedi e tutto il notevole resto ben piantati per terra, anche dopo essere stata portata da Tarantino in giro per il mondo. E’ stato un piacere incontrarla, e vederla muoversi completamente a suo agio fra la gente di Detroit, che quando la vede sullo schermo spaccare teste, saltare fra le pallottole, e sedurre con la sua bellezza, ancora non si trattiene e si mettono tutti a fare il tifo, a fischiare e chiamarla per nome. Spettacolo nello spettacolo.
Pam Grier
Prima di andare via la salutiamo, e forse conscia di essere amata dai rocker della motorcity ci ha raccontato una piccola storia.
Una volta era a Los Angeles e il produttore del suo film stava andando al Trobadour con altri personaggi famosi fra cui John Lennon. Le chiese di andare, ma lei in un primo momento rifiuto’, non sentendosi a suo agio in una compagnia esclusivamente maschile. Ma lui insisteva, e poi…insomma, si ritrova al tavolo con Lennon in piena crisi matrimoniale con Yoko. Lui conosce a memoria tutti i suoi film, e lei lo consola fra un bicchiere e l’altro, dicendogli che forse e’ il caso di tornare da Yoko a NYC. A un certo punto Pam si mette a cantare qualche parola di “can’t stand the rain” e John si unisce a lei, cosi che in pochi minuti tutto il locale ammutolisce e si mette a sentire Lennon che canta…Arriva pero’ il momento del gruppo che quella sera doveva suonare nel locale, e faticosamente si cerca di spostare l’attenzione della gente verso il palco. Loro se ne stanno buoni per un po’, ma poi complice anche il tasso alcolico, John le dice “hey Pam questi sonofottutamente noiosi!” E si rimette a cantare “can’t stand the rain” questa volta coinvolgendo tutto il pubblico presente…finche’ la situazione diventa del tutto fuori controllo, arriva la polizia e si porta via Lennon, Pam e qualche altro loro amico. “La mia cena con John e’ finita alla stazione di polizia di L.A. lo dicevo io che era meglio se non uscivo che sarei finita nei guai!”
Andiamo via, mentre lei si sposta nel ristorante di fianco al cinema per una cena con tutti i fan che vogliono seguirla.
Come dice il film “Foxy, you are a whole lotta of a woman!”
Lo sapete che sono un po’ ossessionato dalla semantica, dall’etimologia e dalla onomastica in genere; spesso qui sul blog vi tocca sopportare il mio girovagare tra il significato dei nomi e delle parole, così eccoci qui alla seconda puntata di questa rubrichetta dove tentiamo di tradurre – nel modo più accurato possibile e foneticamente sensato – i nomi e i cognomi dei nostri musicisti preferiti. Continuiamo dunque con …RICCARDINO LAGONERO dei VIOLA INTENSO e degli ARCOBALENO.
PURPLE: in Italia il porpora (dal latino “purpura”) è un rosso cupo e non un viola, ma spesso viene usato impropriamente traducendolo dalla parola inglese “purple”. Sebbene “purple” sia il nome del pigmento estratto dal murice e si riferisse originariamente al color porpora, in inglese contemporaneo ha un significato differente, che corrispondente all’uso comune in italiano di “viola”[1]. Il termine inglese “violet”, invece, indica il colore spettrale violetto corrispondente a un lunghezza d’onda di circa 380-450 nm[2]. In particolare gli anglosassoni chiamano in termini tecnici “Royal purple” questo tipo di viola, usato da Re e Principi, che foderavano di velluto di seta viola le loro corone dorate, e anche portato solennemente dai Vescovi anglicani, come pure dall’Arcivescovo Primate di Canterbury, essendo il viola simbolo del potere, temporale o spirituale. Mentre definiscono “Tyrian purple” il vero rosso porpora. Nonostante il diverso uso dei termini, non è raro trovare traduzioni erronee dell’inglese “purple” come “porpora”, specialmente per riferirsi a tonalità specifiche di “purple” che in italiano sarebbero più opportunamente identificate come tonalità di viola.D’altronde il color porpora viene raramente identificato in inglese con la parola comune “purple”. Ad esempio il titolo del film francese di Mathieu Kassovitz “I fiumi di porpora” (titolo originale “Les rivières pourpres”) è stato tradotto come “the Crimson Rivers”, cioè letteralmente “I fiumi cremisi“, colore ben più vicino al rosso porpora di “purple”. (da Wikipedia)
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DEEP: agg. 14 (of a colour) cupo, forte, intenso. (dahttp://dizionari.corriere.it/dizionario_inglese/Inglese/D/deep.shtml
Estate 1979, gli STRANGERS, o meglio THE STRANGERS, si stanno preparando a fare un concerto. I FORESTIERI (ma allora pensavamo significasse STRANIERI) siamo io, Biccio, Marcel e Mariomarchi. In quello che era il bel cortile interno dell’ abbazia di Nonantola ci si appresta a vivere uno dei guizzi dell’estate nonantolana di quell’anno. Stand gastronomici e intrattenimento musicale. Stasera tocca a noi, uno dei nostri primi concerti seri. Concerti seri, diavolo, probabilmente no, ma lo viviamo con molta partecipazione emotiva, sicuri che sarà il primo passo verso un avvenire di sicuro successo. Il repertorio di basava su DE GREGORI, BENNATO, VENDITTI (dai loro album periodo 1977/78), SAMBA PA TI di SANTANA, SGUARDO VERSO IL CIELO delle Orme e chissà cos’altro. Oggi preferisco non immaginare come suonassi il pezzo di SANTANA o come cantassi SGUARDO VERSO IL CIELO, di sicuro però so che ero determinatissimo nel cantare una versione punk rock de TU GRILLO PARLANTE di EDOARDO BENNATO.
In attesa dell’arrivo del concerto, uno dei nostri amici, leggermente più grande di noi, si occupa di mettere su dei dischi e di far aleggiare sulla festa i motivi di successo di quegli anni. Parte un’intro alla Chuck Berry seguita da uno di quei ritmi rock and roll/boogie che mi fanno impazzire, seguono pezzi dall’andamento avvolgente, tristi ma sensuali e in quel caldo giugno è quello che ci vuole per l’animo già bluesy di Team Teerally. Corro dal mio amico Daniele, mi faccio dare l’ellepi e in un secondo rimango sedotto dalle cosce di LINDA RONSTADT. Ho diciotto anni, il testosterone è probabilmente al suo zenit, la voglia rock – seppur acerba- violentissima, la cazzuttaggine anche. Go Timmy go.
Domenica di febbraio, quasi trentacinque anni dopo. Mi sveglio, sono un po’ in fase imbambitura: venerdì sera allo STONES CAFE’ a vedere PICCA & GLI ARTERIOSCLEROCKERS con ritorno alle due di notte, sabato mattina sveglia alle sette e corsa da Brian per la solita mattina prefestiva di badantaggio, sabato sera cena con amici della groupie. Stamattina Palmiro che alle sei ci sveglia perché vuole mangiare. Ore nove: mi alzo. C’è il sole, primo riflesso della giornata: mettere su un cd. Mi viene in mente LIVING IN THE USA di LINDA RONSTADT, chissà perché. L’aria sonora mi avvolge, preparo le spremute, il caffè, i pasticcini. La mente rivolta a quelle 10 canzoni. Tornano a galla sensazioni, odori, speranze dell’epoca che fu. Il disco batte dentro di me, prende il controllo del mio corpo. Vado in sala, apro lo sportello dei liquori, mi verso due dita di SOUTHERN COMFORT e lo butto giù tutto d’un fiato, come farebbe JOSEY WALES o uno della banda DOOLIN DALTON. La groupie sgrana gli occhi, è ancora metà mattina, poi sorride sorniona: “sei proprio guarito con lo stomaco”. Già, ieri ho festeggiato un anno senza patemi da dispepsia funzionale, dopo un lustro davvero, davvero difficile. Nulla cosmico onnipotente, grazie.
LINDA RONSTADT, cantante americana di musica popolare. Di discendenza tedesca-inglese-olandese-messicana, la sua fu una delle famiglie di pionieri più importanti dell’Arizona. A quattordici anni mette in piedi il suo primo trio folk, a diciotto si trasferisce in California e lì inizia la sua ascesa. Con il secondo album del 1970 sfiora la TOP 100 americana (parlo della classifica THE BILLBOARD 200, quella generale, quella che conta davvero). Col quarto DON’T CRY NOW arriva al 45° posto, con HEART LIKE A WHEEL del 1974 arriva al 1° posto. Nel 1976 è al 3° posto, nel 1977 torna al 1°, nello stesso anno esce un Greatest Hits che arriva alla sesta posizione. Nel 1978 con LIVING IN THE USA riguadagna la vetta. Trionfo.
L’album è pieno di canzoni bellissime ed è suonato da musicisti bravissimi, tra cui il grande WADDY WATCHEL. BACK IN THE USA (esce anche come singolo piazzondosi al 16° posto) è naturalmente quella di CHUCK BERRY e la porto del cuore perché, come scritto, per me fu il primo assaggio della RONSTADT…
JUST ONE LOOK (come singolo nel 1979 arriva alla 44esima posizione) …deliziosa e leggera …
ALISON è quella di ELVIS COSTELLO, ed è, lo sappiamo, un gioiellino. COSTELLO criticò la versione, troppo country-americaneggiante, ma poi se non altro confessò che gradì molto il sacco di soldi che gli arrivarono grazie ai diritti …
WHITE RHYTHM &B LUES del grande JOHN DAVID SOUTHER è la mia preferita. E’ questa la canzone per l’uomo (e la donna) di blues. Risentirla oggi, quando la vita è ormai segnata, quando il più è stato fatto, quando non c’è più tanto tempo per cambiare la strada su cui sei, non può che trasformare i sospiri in pianto …
I don’t want you to hold me tight Till you’re mine to hold And I don’t even want you to stay all night Just until the moon turns cold
All I need is black roses White rhythm and blues And somebody who cares when you lose Black roses, white rhythm and blues
You say that somebody really loves you You’d find her if you just knew how But honey, everyone in the whole wide world Is probably asleep by now
And they’re dreaming of Black roses, white rhythm and blues And somebody who cares when you lose Black roses, white rhythm and blues
Close your eyes Sleep away all your blues I’ve done everything but lie Now I don’t know what else I can do
Ah, the night time sighs and I hear myself But the words just stick in my throat Would you think that somebody like me Might hurt much more than it shows
Just send me black roses White rhythm and blues And somebody who cares when you lose Black roses, white rhythm and blues Black roses, white rhythm and blues
ALL THAT YOU DREAM è dei LITTLE FEAT ed è, sebbene non ci sia lo zampino del mai troppo compianto LOWELL GOERGE, anch’essa splendida. Musica americana at its best.
Altra cover altro successo: OOH BABY BABY, di Smokey Robinson, arriva al 7 posto della classifica americana sempre nel 1979 …
MOHAMMED’S RADIO è l’ennesimo momento da brividi, altro istante di intensità altissima della musica americana, scritta, anche qui, dal mai troppo compianto WARREN ZEVON. Tra l’altro è il pezzo da cui il nostro amato IVAN GRAZIANI prese, diciamo così, l’ispirazione per la sua PASQUA …
WHEN I GROW TOO OLD TO DREAM, BLOWING AWAY e LOVE ME TENDER (il successo di Elvis) sono – a mio parere – gli unici episodi di livello standard. Troppo dolciastri, ma sette canzoni sfavillanti su dieci sono una bella media.
Linda volò alta sulle classifiche fino al 1990, poi divenne semplicemente leggenda. Gli anni duemila l’hanno vista prendere posizioni politiche scomode (per l’America), supportando il lavoro del regista MICHAEL MOORE e definendo l’allora presidente GEORGE W BUSH un cretino, lottando contro l’omofobia, sostenendo l’agricoltura e l’economia sostenibile. Una superfiga quindi, sotto ogni punto di vista. Nel 2013 rivelò di soffrire del morbo di Parkinson.
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