Addio ad Adriano Vettore
8 AgoSono in ufficio, il cellulare manda un bip, è un sms di Frank “Se ne è andato Adriano Vettore“. In un istante una cappa mi avvolge l’anima, gli occhi mi si inumidiscono, cado preda di un pesante senso di tristezza. Sapevo della sua malattia, ma giusto un paio di mesi Frank lo aveva visto in concerto con la BELLA BLUES BAND in zona Padova, Adri gli aveva chiesto il numero del mio cellulare perché non lo trovava più.. ero preoccupato ma pensavo stesse convivendo con la malattia…invece…
MODENA, settembre 1979, ex Ippodromo (ora parco Novi Sad): è appena finito il concerto di JAMES BROWN. Sono con amici ma in quel momento mi trovo solo di fianco ad un bar. Sono poco più di un ragazzino, pelle e ossa, jeans, giubbotto, due spille (una dei RAMONES, una di JIMMY PAGE). Un coppia mi passa di fianco, lui mi dice “Sei un punk?”, ed io “non proprio” e gli mostro la spilla di PAGE. Là, a posto. Per circa un paio d’ore, un ragazzino di Nonantola che da un paio d’anni non vive che di musica rock e un chitarrista padovano di blues di 29 anni, al concerto di JB con sua moglie Emilia, non faranno altro che parlare fitto fitto. Da lì si sviluppò una amicizia che coinvolse i miei genitori, mia sorella, sua moglie e suo figlio Riccardo. Le loro venute a Nonantola, le mie puntate a CADONEGHE, le chiacchierate, lo stare ad osservare le sue mani sulla chitarra, i nomi e gli album che mi fece scoprire (RORY GALLAGHER, CRUSADE di JOHN MAYALL, il LIVE dei MAHOGANY RUSH), l’aiuto che mi diede nell’acquisto della mia prima GIBSON LES PAUL e della doppiomanico…Già presi la LES PAUL nel negozio di un suo amico a Padova, era il 26 marzo 1983, il giorno che mi congedai da militare. Mi accompagnò Brian. Quella sera lo vidi suonare (il basso) con i CAESAR, trio hard rock blues di Incredibile potenza. HEARTBREAKER, WHOLE LOTTA LOVE, pezzi dei MAHOGANY RUSH (!), di HENDRIX…il chitarrista suonava come FRANK MARINO e cantava come ROBERT PLANT…un dio. Qualche anno dopo la fece finita buttandosi da un ponte mentre passava un treno. Storie di anime blues tormentate.
Ma Adriano era soprattutto un grande ed elegante chitarrista blues. forgiato dalla scuola blues rock inglese dei fine sessanta (in quegli anni era ufficialmente iscritto al fan club di JOHN MAYALL) e da nomi come BB KING; possedeva più di 100 chitarre che teneva nella vecchia casa di campagna dei suoi genitori; negli anni ottanta, grazie a PICCA, riuscii a fargli fare una data ai CORTILI, la versione estiva del noto rock club modenesa WIENNA. Lui e la sua BELLA BLUES BAND, dal nome della cagnolina che era sempre con loro, gruppo fondato nel 1980. ADRIANO VETTORE è un nome molto conosciuto nel giro blues veneto, territorio principe per quel che concerne la musica del diavolo in Italia, saranno in molti a piangerlo. Negli ultimi anni la sua vita personale aveva subito degli scossoni, i nostri contatti erano ormai rarissimi, persi come eravamo nei nostri blues, ma giusto un anno fa grazie al blog ritornammo in contatto. Ci facemmo un paio di lunghe telefonate. Mi ripromettevo di andarlo a vedere prima o poi.
Se ne è andato stamattina. Con lui se ne va anche una parte della mia giovinezza, dei miei ricordi…sarà per questo che mi sento così triste, o forse perché so che più nessuno potrà insegnarmi il blues. Addio Adri, mi mancherai.
The Tallarico connection
2 AgoROGERS WATERS live in Padova 26 luglio 2013
30 LugRoger Waters è sempre stato il Pink Floyd che mi è piaciuto di più, questo per un a serie di motivi:
- perché pur essendo un musicista non certo straordinario è riuscito a diventare il leader di una delle cinque rock band più di successo di tutti i tempi
- per le sue idee politiche
- perché è riuscito a trasformare certe sue ossessioni famigliari e professionali in un’isteria collettiva
- perché da giovane assomigliava ad un cavernicolo mentre DAVID GILMOUR era invece bellissimo; oggi GILMOUR sembra lo zio Fedele e lui invece è un settantenne fighissimo alla Richard Gere.
THE WALL è uno di quegli album che ho vissuto in diretta ma che non ho mai amato particolarmente. penso sia un disco sopravvalutato, nella musica non nel concept. L’ho sempre trovato un po’ debole. Anche il resto del gruppo e il produttore BOB EZRIN pensarono la stessa cosa quando all’epoca WATERS si presentò in studio con un provino fatto da lui. I pezzi sembravano tutti uguali e senza melodie particolari. Ci fu bisogno di un lavoro sopraffino per rendere il tutto degno di diventare un album dei PINK FLOYD, e di qualche idea del produttore per trasformare certe idee in pezzi irresistibili (il tempo disco di ANOTHER BRICK IN THE WALL). L’album ad ogni modo fu un successo planetario, gli effetti sonori speciali (l’elicottero e gli aeroplani) e il ritmo ballabile di ABITW irretirono anche chi di Rock sapeva ben poco. THE WALL ad oggi è uno degli album più venduti nella storia della musica:
Mettere in piedi un intero spettacolo su di un album solo e per giunta alienante e difficile come THE WALL, non è che sia facilissimo, ma WATERS ha vinto alla grande la scommessa, e anche chi come me era un po’ titubante circa la proposta musicale, è stato conquistato dall’aspetto spettacolare e dal filo logico del concept.
La faccenda del palco su cui viene eretto il muro è ormai vecchia di 34 anni, tuttavia quando la vedi dal vivo rimani colpito.
Dopo il primo pezzo (IN THE FLESH) con i suoi effetti pirotecnici e l’aeroplano che si abbatte e si incendia sul muro lanci uno “zio boia” e ti ritrovi stupefatto a rimirare una produzione davvero di primissima qualità.
Note ma sempre gustose le critiche dure e crude al sistema capitalista, al “terrorismo di stato” (uso le parole di WATERS stesso) e alla società in genere che è diventata tutto tranne che un esempio di fratellanza e di comunità.
Mentre estasiato ammiro lo spettacolo, le due estenuanti ore passate in fila in autostrada sembrano una sciocchezza. Osservo la groupie rapita e in preda ad una beatitudine mistica… come cantano i CHEAP TRICK “MY BABY LOVES TO ROCK… e so già che nei prossimi giorni nella domus saurea non si ascolterà altro che THE WALL, in versione studio, live e bootleg. Concludendo, preso dai blues feroci che questa porca vita mi dà ho trovato defaticante questo show…sensazioni ed emozioni che ti scrollano di dosso l’heavy load che quotidianamente porti in giro. Concerto dunque riuscito, professionale e stupefacente, e che ha appagato le anime dei 50.000 presenti.
Scaletta concerto Roger Waters The Wall Live Padova 26/7/2013
Parte prima
Outside the Wall
In the Flesh?
The Thin Ice
Another Brick in the Wall Part 1
The Happiest Days of Our Lives
Another Brick in the Wall Part 2
The Ballad of Jean Charles de Menezes
Mother
Goodbye Blue Sky
Empty Spaces
What Shall We Do Now?
Young Lust
One of My Turns
Don’t Leave Me Now
Another Brick in the Wall Part 3
The Last Few Bricks
Goodbye Cruel World
Parte seconda
Hey You
Is There Anybody Out There?
Nobody Home
Vera
Bring the Boys Back Home
Comfortably Numb
The Show Must Go On
In the Flesh
Run Like Hell
Waiting for the Worms
Stop
The Trial
Outside the Wall
Addio JJ CALE
27 LugSe ne è andato JJ Cale, era del 1938.
Addio uomo di blues, ti ricorderemo … non solo perché un gruppo di reazionari del sud fece cavallo di battaglia una delle tue canzoni, non solo perché un chitarrista proveniente dalla crema del rock inglese basò la sua carriera anche su alcuni tuoi pezzi e non certo perché un gruppetto guidato da un chitarrista di Glasgow di origine ungherese ed ebraica prese a plagiare platealmente il tuo stile finendo per vendere milioni di dischi. Noi ti ricorderemo perché ci piace pensare che eri uno di noi. Ah, poi anche perché la tua musica ci piaceva un sacco. Addio John Weldon Cale, grazie.
ASMR…quasi come MUSIC al minuto 4:44 (e 5:10)
25 LugSon entrato in un nuovo tunnel: quello dell’ASMR. Qualche giorno fa leggevo il blog del nostro PICCA sulla Gazzetta Di Modena, nell’ultimo post parlava dell’ASMR ovvero della RISPOSTA AUTONOMA MERIDIANO SENSORIALE, da allora sono consapevolmente schiavo di quella piacevole sensazione di formicolio al cuoio capelluto, lungo la schiena o sulle spalle di solito accompagnato da uno stato di completo rilassamento mentale di chi la sperimenta. Essa è suscitata da diversi stimoli, principalmente visivi, uditivi o tattili, percepiti da un soggetto in maniera passiva.
Fino all’altro giorno ne ero ignaro, o meglio non avevo mai riflettuto sulla cosa, certo ne ero consapevole. Come il nostro Pike Boy sono uno che in certe situazioni riceve i tingles, quegli stimoli gradevoli di cui sopra; me ne accorsi da piccolo a messa nell’abbazia di Ninetyland. Il lento salmodiare del prete un giorno scatenò in me una deliziosa sensazione…il cuoio capelluto, il collo, le spalle sembravano preda delle increspature d’aria date da un delicato volo di farfalle. Non ci feci troppo caso, non mi scattò l’autoanalisi, ma come successe al giovane PICCA raggiunsi l’estasi mistica, vidi un fascio di luce luminosa e all’improvviso mi apparve l’arcangelo Gabriele…
…in preda agli “sgrisori” descritti da Picca stesso cercai di iniziare a vendere l’Italia al chilo, ma poi tutto passò e tornai alla mia normalità fanciullesca. Quelle sensazioni piacevolissime tornarono ogni volta che la supplente delle elementari si metteva a sussurrare qualcosa, oppure quando sentivo e guardavo qualcuno (soprattutto di sesso femminile) parlare sottovoce magari muovendo le mani in un certo modo.
Ora so che questo “stato” si chiama ASMR, e che ci sono moltissimi esseri umani a cui – in certe occasioni – scatta involontariamente questa cosa. Il problema è che ora il tema ASMR sta prendendo piede su facebook e su youtube così si è sempre più portati a ricercare il bottone dello start che metta in moto quella seducente sensazione…
Io, ragazzi, non riesco più a farne a meno, sono costantemente su youtube, il video di Diana Dew è perennemente in loop…ho sempre la pelle d’oca, alla base della nuca mi si sono formate galassie fatte di sensazioni soddisfacenti, vortici di brividi appaganti mi avvolgono le spalle e un inquietante stato di rilassamento-eccitamento mi pervade dalla mattina alla sera…un po’ come sentire continuamente il minuto 4:44 ( e 5:10) di MUSIC …e poi, dato che anche stavolta immancabilmente siamo finiti a parlare di musica, se ci pensate bene, ASMR è l’anagramma di ARMS…
ALLMAN BROTHERS “Brothers And Sisters” – super deluxe edition (2013 Mercury) -TTTTT
24 LugCD1 – BROTHERS AND SISTERS remastered – TTTTT
CD2 – REHEARSLAS, JAM AND OUTTAKES – TTTT
CD3 & CD4 – LIVE AT WINTERLAND SEPTEMBER 26 1973 – TTTT
ARTWORK & PACKAGING – TTTT½
Ottimo box set questo: per 37 euro il cd originale rimasterizzato, il cd con le prove, le improvvisazioni e le outtake, due cd contenenti un concerto completo preso dal tour dell’album in questione e un bel booklet. Operazione fatta con buon senso, con rispetto per i fan e senza pensare quindi unicamente al profitto.
BROTHERS AND SISTERS è il miglior album da studio degli ALLMAN, pur senza il leggendario DUANE ALLMAN, il gruppo riesce ad elaborare in qualche modo la grave perdita e a produrre un album bello e convincente, album che rimane ad oggi uno dei migliori esempi di rock americano. DICKEY BETTS rimasto senza il suo partner di scorribande chitarristiche scrive tre piccoli capolavori: JESSICA, PONY BOY e RAMBLING MAN, quest’ultima arriverà al secondo posto della classifica dei singoli in America, trascinando l’album al numero 1. Siamo nel 1973, un gran anno per essere amanti della musica rock.
L’album si dipana quindi tra un memorabile pezzo strumentale e country-blues, a cui va aggiunto quel bel rock caldo e malinconicamente solare in cui la band di Macon, Georgia, eccelle. L’album è uno di quelli da avere a tutti costi.
Le outtake e le prove del secondo disco magari sono cose per fan in senso stretto, ma rimangono comunque interessanti e godibili anche al fan meno preparato. Alcuni pezzi del concerto pubblicato sugli ultimi due dischi sono già apparsi sul live ufficiale del 1976 WIPE THE WINDOWS, CHECK THE OIL, DOLLAR GAS , ma avere anche il resto e quindi la possibilità di ascoltare un concerto intero in qualità eccellente, è una gran bella cosa. Certo, ci si deve un po’ adeguare alla trasformazione del gruppo: sostituire DUANE ALLMAN con il pur grandissimo CHUCK LEAVELL al piano non è una faccenda semplice, abituati allo stratosferico doppio chitarrismo dei primi anni si fatica un po’ a seguire il filo della chitarrina solitaria di BETTS… due tastiere, un basso e due batterie sono forse un po’ troppo per poter emergere con decisione, comunque sia il concerto rimane convincente e pieno di buone vibrazioni.
Cofanetto da prendere senza pensarci troppo.
PS: Sarebbe bello che Page facesse la stessa cosa con alcune delle deluxe edition a cui sta lavorando
MUSICA GRATIS BLUES di Paolo Barone
23 LugUna riflessione, quella di Polbi, che facciamo tutti ad intervalli più o meno regolari. Riflessione amara e inevitabile per chi è della nostra generazione e per chi comunque vive la musica anche col tatto. Analisi lucida e illuminata del nostro impagabile Michigan boy.
Oggi i dischi non si vendono piu’.
La stragrande maggioranza delle persone non spende piu’ un soldo per comprare musica. E perche’ dovrebbe? Basta andare in rete e si ha immediatamente disponibile tutto, ma dico proprio tutto, quello che e’ stato registrato da qualsiasi musicista nella storia dell’umanita’. Gratis. Ecco, il binomio magico e’ proprio quello, subito e gratis. Forse la qualita’ audio non e’ eccelsa, ma credo che con qualche accorgimento si possa ascoltare in maniera piu’ che decente. Quindi questo non rappresenta un problema. Si perdono le copertine, le note, i testi delle canzoni, le foto, la grafica… anche in questo senso la cosa e’ praticamente risolta, certo rimane tutto sullo schermo del computer, ma tanto moltissimi di noi passano la maggior parte del tempo guardando schermi di computer, anzi, soprattutto di telefonini. Da tempo ormai non si scarica nemmeno, si ascolta direttamente in rete, in streaming. Niente piu’ rotture di palle, non c’e’ bisogno di alcuna maestria digitale, ci sono riuscito pure io, clicchi e senti. Tutto quello che serve e’ il computer, una cuffia o una connessione per un sistema stereo, l’accesso ad internet, e il gioco e’ fatto. Non solo addio dischi, cassette e cd, ma anche ipod, itunes e cazzatelle varie, non serve piu’ niente. Abbiamo tutti i dischi della storia del rock (e ben oltre) a nostra disposizione, in qualsiasi posto siamo e in qualsiasi momento. Mi avessero detto una cosa del genere qualche anno fa sarei caduto dal letto pensando di stare sognando, e non avrei mai potuto crederci. Oggi e’ assolutamente reale.
Eppure c’e’ qualcosa che non mi quadra.
Vado anche io su youtube, spotify e compagnia bella, ascolto qualcosa, ci passo magari anche una mezz’oretta, ma non ne esco soddisfatto. Intanto devo ammettere che piu’ che ascoltare “ascolticchio” in maniera superficiale e frettolosa. Mentre sento un brano, una band, un album, me ne vengono subito in mente tremilaseicento altri, complice anche la schermata del computer che mi propone di tutto di piu’, e poi la consapevolezza che basta un click per cambiare immediatamente musica e il gioco e’ fatto, la minima concentrazione d’ascolto va a farsi fottere. Poi c’e’ da dire che sono anche pigro, per cui oltre a un paio di cuffie Senneisher appena passabili non mi sono messo alla ricerca di altre soluzioni. Risultato, torno al mio buon vecchio Luxmann senza pensarci troppo, felice di ascoltare un disco o anche un cd (che non sono mica uno di quei fichetti che ascoltano solo vinile!) tenendo la copertina o il libretto fra le mani, sprofondato nel centro della musica, gustando note e grafica del disco che sto passando. Al tempo stesso pero’, il mio amico Lorenzo che ha sedici anni, si gode le sue scoperte ed esplorazioni Hard & Heavy dagli anni ’70 ai giorni nostri con gli auricolari e uno smartphone. Ora e’ tutto preso da Kiss, Iron Maiden, Sabbath e Aerosmith eppure non ha nemmeno un loro disco, roba da pazzi per me, assolutamente normale e logico per lui. Credo sia una faccenda di abitudine, forse una cosa generazionale, per chi come noi e’ venuto su fra vinile e cd, passare allo streaming puo’ non essere facile. Rimane una latente sensazione di svilimento.
E poi c’e’ anche un altro elemento che non torna.
Ma e’ giusto non pagare la musica?
Ora, che la popstar milionaria lo diventi ancora di piu’, o che la sony incassi ancora soldi direi che non ce ne frega niente, e ci mancherebbe. Ma il problema non e’ questo. La musica che ascolto io, che ascoltiamo noi, nella maggior parte dei casi e’ roba di nicchia, artisti minori, tutte cose un po’ underground. Sia che si tratti di nuove band che di vecchi leoni degli anni ’60 &’70, non penso che nessuno di questi artisti navighi nell’oro, anzi tutt’altro. Proprio l’altro giorno Thom Yorke dei Radiohead, band milionaria e da sempre in prima linea nella frontiera digitale, ha detto che secondo lui cose come spotify sono letali per le piccole band. E cosi, per dare un segnale, ha deciso di ritirare dalla piattaforma in questione i loro album. Ovviamente e’ stato sommerso dalle critiche, ma non solo, oltre la sua qualche altra voce ha condiviso le stesse perplessita’. Per quanto mi riguarda ho diversi amici che suonano in piccole “grandi” band, con i dischi disponibili tramite spotify. Tutti, dico tutti, mi hanno detto di non ricevere un soldo, e di non essere mai stati avvertiti preventivamente della cosa. Ecco che qualche dubbio e’ lecito che affiori.
Da piu’ parti si sente dire che oggi il disco e’ il mezzo per suonare live, dove gli artisti fanno i loro guadagni. Ancora una volta, la cosa e’ vera (e fino a un certo punto) per i grandi nomi poprock. Per quanto riguarda gli altri mi sembra, chiedendo in giro fra Italia, Europa e States, che sia vero il contrario. Club e locali che pagavano tranquillamente cifre sopra i mille euro a concerto, oggi non vanno oltre i trecento se va bene. A Londra addirittura niente, zero totale, tanto di band che vogliono suonare ce ne sono a pacchi. Che poi siano valide o meno, chissenefrega. Gratis torna ad essere la parola magica. Sempre e soltanto pero’ per quanto riguarda la musica. Birre, alcolici e quant’altro gira nei locali dove si suona, non solo non e’ gratis, ma e’ anzi aumentato di prezzo, a volte pure sensibilmente. E non credo che questo sia giustificabile con la crisi in cui ormai viviamo da anni. Andavo a vedere concerti prima della famosa crisi e continuo ad andarci oggi, non mi pare di aver notato cali di presenze, magari mi sbaglio, ma a me sembra sia cosi. Con la vistosa differenza che oggi, la maggior parte delle persone, invece che ballare passa il tempo a fare foto col telefono per metterle seduta stante sul social network preferito.
La brutta sensazione che ho e’ che si voglia andare verso un certo svilimento della produzione artistica e culturale in generale. Che si voglia allontanare definitivamente la possibilita’ di viverci con l’arte e la cultura. Parlo di viverci, non di specularci, che ovviamente e’ un altra cosa, credo infatti che chi con la musica ci speculava, oggi continua a fare soldi a palate in qualche altro modo.
Non so a voi, ma a me questa cosa non piace e sento puzza di fregatura…
Sarei pero’ felicissimo di sbagliarmi!
Paolo Barone©2013
MAYA BEISER & KASHMIR ad Arezzo al “1st International Arezzo Biennial of Art” del 16 luglio 2013
20 LugBel concerto, portato avanti tra live looping e basi audio e video che ha concluso appunto con Kashmir, che più passa il tempo e più si assesta come un capolavoro che salta completamente i generi (e forse lo zio Plant non sbaglia quando dice che è il pezzo più bello degli Zep, ovviamente prima che non cambi idea e ci dica che è il più brutto)


























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