Loredana Bertè live al Festival Dell’Unità, Reggio Emilia, Campovolo 6 settembre 2013 – TTTTT

8 Set

Festa dell’Unità provinciale di Reggio Emilia, Campo Volo, arena spettacoli, biglietto 10 euro: il ritorno di quella gran figa di LOREDANA BERTE’. Finalmente FestaReggio si decide a chiamare un/un’artista che non sia estratta a caso dall’insopportabile rock alternativo italiano e vivappage un/un’artista che non prenda le distanze dalle colorazioni politiche dell’organizzatore (vedi le dichiarazioni del rapper Moreno) (chiii???).

Ero molto curioso, e con me lo era la groupie: non posso dire di essere sempre stato un fan della BERTE’, ma pur nei momenti di massima Rockitudine, di esasperata ortodossia Rock, LOREDANA BERTE’ mi è sempre piaciuta. Quella musica che stava tra facile ascolto, canzone d’autore e strizzate d’occhio al Rock, quella sua verve sempre un po’ sopra le righe, la sua voce sincera e decisamente vicina alle corde che cantavano la mia musica, quell’aria sempre un po’ disperata di chi vive le la vita con tutta se stessa… beh non potevano che irretire facilmente un’ometto di blues come me.

Loredana Bertè

E ora eccola lì, sul palco, minigonna cortissima, un po’ in carne, un po’ trasformata, 63enne d’assalto. La band è pronta, ma lei è indaffarata a cercare qualcosa in una borsa  che ha davanti alla batteria, ci mostra il di dietro senza troppe riverenze. Inizia a cantare e dopo un po’ va da tecnico del mixer di palco a dire che c’è qualcosa che non va. Mi piace questo atteggiamento, questi modi semplici e diretti. La voce mi pare che regga bene, anche se risentirla oggi sui clip di youtube, senza il pathos della situazione live e di un impianto come si deve, sembra meno ” a fuoco”.

Ma vengo al punto senza più giraci intorno: il concerto mi è piaciuto un sacco, LOREDANA BERTE’ è una bomba. Professionale ma senza essere finta, pronta a rischiare, a “buttare” la voce, a pescare nel torbido. Si ha la sensazione che possa succedere di tutto (un po’ come quando vedi giocare l’ex campione nerazzurro MARIO BALOTELLI), ed è questa la sensazione di cui abbiamo bisogno. La band parte un po’ fredda ma poi entra in circolo e porta a casa una prova convincente… dal modo di suonare e dagli strumenti che hanno non è esattamente my cup of tea, ma alla fine supera le aspettative ( e certi arrangiamenti non sono male).

LOREDANA non porta in giro solo il greatest hits, come fanno tante, troppe vecchie glorie (come purtroppo la mia original BAD COMPANY)… certo, i successi ci sono, ma sono equilibrati da canzoni poco conosciute o più recenti. Questo mi piace. Sicuro, mi scaldo soprattutto nelle cose che mi sono famigliari e che mi piacciono (FOLLE CITTA’, JAZZ, TRASLOCANDO, IN ALTO MARE,NON SONO UNA SIGNORA, DEDICATO, versione IVANO FOSSATI 1979), ma ho ascoltato con attenzione anche le cose che non conoscevo. LOREDANA poi ha finito il concerto con COMANDANTE CHE, e in più di un’occasione ha toccato e cantato temi di protesta sociale. Tipetta scomoda la BERTE’.

Special Guest AIDA COOPER che apre il concerto con SIMPLY THE BEST di TINA TURNER , che circa a metà permette a LOREDANA di respirare cantando DONNE di MIA MARTINI e che dove occorre raddoppia la voce di LOREDANA. Buona presenza di pubblico, piuttosto caldo e pronto a lasciare i propri posti a sedere per andare sotto al palco. Incontriamo anche SUTUS, anche lui entusiasta.

FOLLE CITTA’ col riff discendente simile a quello di KASHMIR e con l’arrangiamento rock delle chitarre davvero niente male…

Per me è stato un bel concerto rock, e solo Page sa quanto ne avevo bisogno. Grazie LOREDANA.

SATANISMO: Tiziano Ferro come i Led Zeppelin

5 Set

Picca mi manda questo link commentando: “allego prova di continuità di certi retroscena”

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/tiziano_ferro_satanismo_satana/notizie/322076.shtml

Vacca boia, anche il satanismo non è più quello di una volta!

satanismo baphomet

Il sinodo di fine estate degli illuminati del blues, la fiera di Bagnolo In Piano e la modenesità perduta

5 Set

Il dramma si compie gli ultimi istanti del sinodo: è da poco passata l’una di notte, mi accingo a salutare l’ultimo confratello… El Pique, the Pike Boy, Stivanèin Piccagliàn, (Picca insomma) ringraziandolo per il dono recatomi (Il live THE SONG REMAINS THE SAME su CD versione non rimasterizzata, il TSRTS vero insomma, che inspiegabilmente non avevo in CD):

TIM: “Va beh dai, alòra as sintòm” (Allora ci sentiamo)

PICCA “Tim, mo dio canta, te tee un nunantlàn, t’en po brisa parlèr acsè, te’m per un arsàn” (Tim, god sings, sei un nonantolano, non puoì mica parlare così, mi sembri un reggiano”)

In un secondo elaboro il fatto: mi sto reggianizzando. Aiuto!

Avrei dovuto usare “Sintàm” e non “Sintòm”.

Modenese di nascita, ma reggiano di origine (genitori e tutti i parenti), il mio dialetto fino a poco manteneva comunque l’accento di Modena, sebbene usassi diversi termini propriamente reggiani tipo sarabìga (zanzara); le prime vocali di pollo, bolla, rosso le pronuncio ben chiuse, alla modenese, e non aperte come fanno quei finocchietti dei reggiani. Ora però la mia modenesità vacilla, mi scappano dei “fa gninto” invece dei “fa gninta”, dei “at salòt” (come uno Zucchero qualunque da Roncocesi), dei “sintòm/andòm/a fòm”. Dall’altra sera sì aperta ufficialmente la crisi dell’identità dialettale, e ora vago disperato chiedendomi chi sono e da dove vengo. E dire che la serata si era svolta in  maniera impeccabile. Malgrado alcuni confratelli mancassero, alcuni con giustificazione (Liso, Jaypee, Sutus), alcuni senza e per questo declassati al grado di Roadies del blues (Athos e March), lo spirito volava alto tra le menti tormentate dei fratelli di blues. Ritrovo alla Festa dell’Unità provinciale di Regium Lepidi, cena al ristorante ADRIATICO, caffè corretto offerto da Riff, capatina alla bancarella dei cd e degli LP, salto in libreria e assemblea in uno stand deserto dopo uno dei soliti incontri politici.

Illuminati del blues 31-8-2013: da sx a dx: Biccio, Picca, Mixi, Tim, Riff, Francesco, Lorenzo Stevens

Illuminati del blues 31-8-2013: da sx a dx: Biccio, Picca, Mixi, Tim, Riff, Francesco, Lorenzo Stevens

Si erano toccati temi importanti quali “l’impatto dell’immigrazione sulle nostre città” e dell’incredulità nel vedere che nessuno della sinistra (area politica di cui più o meno facciamo parte quasi tutti) ponga la questione, lasciando che le sole lega e destra dialoghino con le pance degli italiani. Senza perdere la tenerezza e i valori universali insiti nell’uomo occorre trovare (o almeno provare) qualche soluzione: i modenesi ormai non frequentano più Modena, i reggiani fanno lo stesso con Reggio. Le minoranze etniche che si spartiscono i luoghi di aggregazione cittadini poi si odiano a morte. Io nostri sindaci, pur essendo buoni diavoli, non possono continuare a parlare in termini trionfalistici del successo dell’integrazione nelle nostre città. Zio can, mo dove?

La inesauribile verve di Picca aveva reso comunque la discussione piacevolissima e divertente. In my book, the Pike is the fucking number one.

Un’ultima nota, molto positiva: la Festa provinciale dell’Unità di Reggio Emilia sabato sera era imballata di gente. La fila per entrare al ristorante Adriatico era di parecchi metri fino alle 22,30 passate. Suonava Max Gazzè, quindi non si può nemmeno dire che si fosse riempita perché che so, suonavano i Pink Floyd, Zucchero, Vasco o Liga. Che una sera ogni tanto la gente rinunci a star davanti alle televisioni è un buon segno.

Lunedì sera accompagno la groupie a Flumen Baniolus: c’è la fiera del paese che prevede una sfilata di moda a cui partecipa Lapatty sorella della groupie, o meglio i capi del suo negozio di intimo. Alcune modelle sfileranno al ritmo di un cd che ha preparato la groupie, così andiamo a vedere l’effetto che fa. La cosa che mi sorprende maggiormente è l’aria dimessa della fiera. Non riesco a crederci: BAGNOLO è un paese di circa 10.000 abitanti e chiamano fiera sei bancarelle sei appoggiate sulla via principale. Più che in Emilia sembra di essere a Sarajevo durante i black out dovuti alla guerra di Bosnia. E dire che davanti al palco dove si svolge la sfilata la gente è accorsa numerosa, c’è un’evidente voglia di star fuori, di aggregazione; ma bastava voltare lo sguardo per accorgerrsi che si trattava di una delle fiere più lofi che io avessi mai visto. Al confronto la country fair di luglio a Nonantola sembra il Festival di Knebworth del 1979 (la serata del 4 agosto) …

In attesa che arrivi il turno della sfilata della sorella della groupie, faccio un giro per Bagnolo: davanti ad un bar con uno spazio all’aperto si esibisce un gruppo musicale, trattasi di gente di una certa età alle prese con una qualcosa di indefinibile. Scarsa tecnica, terrore del palco, nessuno in grado di comunicare qualcosa. Un ragazza (probabilmente la moglie) si avvicina al palco e scatta una foto al tastierista cantante. Una tristezza infinita. Dico alla groupie: “Se dovessi finire così ti autorizzo a sparami un colpo in testa”.

Tra una sfilata e l’altra un paio di conduttori cercano di riempire i tempi morti improvvisando chiacchierate in dialetto reggiano stretto. Presentano poi un tributo a SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI, ed è qui che va in scena l’incredibile: un gruppo di anziani entra sul palco sulle musiche del celebre film/musical, vestiti in stile country ma anni ottanta, iniziano a muoversi goffamente cercando di portare a casa qualche passo di danza accettabile, senza riuscirci. Sono basito. Mi chiedo che ci faccio lì, il gap nel mio confronto interno tra Modena e Reggio aumenta.

Anziani in ordine sparso che s'imbalzano sulle note di SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI - foto di Saurit

Anziani in ordine sparso che s’imbalzano sulle note di SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI – foto di Saurit

Finalmente la sfilata de Lapatty: sulle note di WUTHERING HEIGHTS entrano le prime modelle e via via tutte le altre muovendosi timidamente sulle musiche scelte dalla groupie: ELO, GERRY RAFFERTY, ALAN PARSON. Quando parte CARPET OF THE SUN dei RENAISSANCE guardo la groupie sorridere sorniona e compiaciuta, e mi chiedo se qualcuno lì intorno sa chi cazzo erano i RENAISSANCE. Chiusura sulle note di ROCKET MAN di ELTON JOHN. Gli unici 15 minuti di buona musica sono quelli offerti dalle sorelle TERENCESON. Brave ragazze.

Sfilata del negozio "Momenti"

Sfilata del negozio “Momenti”

In macchina, tornando a tarda sera vero Borgo Massenzio, io e la groupie non riusciamo a trovare una stazione che trasmetta musica decente. Oltre alle immondezze musicali trasmesse dalle radio commerciali, anche le stazioni più serie non trasmettono nulla di buono…solo quel pseudo rock moderno che piace a chi non piace la musica. Sfiniti ci appoggiamo su RADIO CAPITAL che passa un pezzo dei METALLICA. Arrivati in cortile spengo la macchina, devo pulirmi le orecchie da quel pattume sonoro…inserisco THE SOUTHERN HARMONY dei BLACK CROWES…parte l’intro di THORN IN MY PRIDE…quelle chitarre e quell’organo mi riportano l’equilibrio…la groupie si mette a suonare l’air bass, io faccio finta di essere RICH ROBINSON, mentre la notte scende profonda sulla campagna nera…

Al mattino ho ancora l’animo non sistemato, me ne accorgo dai cd da sentire in macchina che scelgo: CLASH e RAMONES. WHITE RIOT mi veste bene stamattina ma ascoltare i CLASH col batterista lofi è difficile, così opto per quelli col grande TOPPER HEADON…I FOUGHT THE LAW e così sia.

La sera sono al GRANDEMILIA, e abituato come sono a fare la spesa all’ARIOSTO di Reggio, mi pare di essere su di un altro pianeta: Modena I love you. Mentre torno alla domus saurea sono prigioniero della contrapposizione MO-RE. Il richiamo delle radici contro il senso d’appartenenza alla terra su cui sono nato. Bel dubbio amletico.

Stamattina, in giro per Stonecity con ancora quelle nubi nel cervello, mi rivolto nei pensieri; poi d’un tratto mi chiedo perché mi faccio di questi problemi…e capisco tutto: mi infilo i Ray Ban, spingo i FOREGNEIR nel car stereo, alzo il volume e – dopo aver comprato l’ultimo CLASSIC ROCK UK e il suo spin off BLUES (con MUDDY WATERS in copertina) – rollo lungo le freeway del distretto ceramico che è un piacere. Oh yeah, baby!

Tristezza: i Led Zeppelin nella nuova pubblicità di Christian Dior

4 Set

Jimmy Page, questa ce la paghi.

http://tvcommercialssongs.com/dior-homme-fragrance-commercial-song-whole-lotta-love-led-zeppelin/

ZUCCHERO FORNACIARI “Il Suono Della Domenica” (Oscar Mondadori 2013 – euro 9,50) – TTTT½

31 Ago

Parlando di ZUCCHERO una sera Picca mi disse che “è sempre gradevole” e io sono d’accordo con lui. Non tutte le sue cose mi piacciono, ma in molte mi ci ritrovo e comunque anche io credo che in generale Zucchero sia piacevole. Poi ci sono le canzoni che mi piacciono un casino, le sue frasi tipo “viene Venere su dai campi“, i continui rimandi alla sua/mia terra, le malinconiche melodie che adotta quando si tratta di parlare della neve, del  cane Tobia che ha perduto, dei dolori dell’amore, dei granai e della luce che filtrando li attraversa. Sono ormai 26 anni che lo seguo con una certa attenzione, da BLUE’S insomma, da quando iniziò a fare le cose alla sua maniera…le proposte precedenti non mi parevano granché e il fatto di aver scritto canzoncine sanremesi per Stefano Siani era un po’ troppo per il rockettaro duro e puro che c’è in me.

zucchero Fornaciari il suono della domenica

Così, in una sera di questa estate in cui passeggiavo con la groupie durante una notte rosa a Regium Lepidi, entro alla LIBRERIA DELL’ARCO e, una volta davanti agli scaffali dei libri musicali, compro la sua autobiografia del 2011, recentemente ripubblicata nella collana Best Seller Mondadori.

Zucchero è nato a RONCOCESI, una frazione di Regium, ad un tiro di scoppio da Borgo Massenzio dove vivo adesso, e da VILLA BAGNO, il luogo dove è nato Brian e dove io passavo le domeniche dai nonni e i mesi di settembre durante la vendemmia. Sapevo, già dal titolo del libro, che mi sarei immedesimato e che avrei rivissuto, nei suoi racconti, le pagine più dolci della mia infanzia. Certo, Zucchero è più vecchio di qualche anno, ma nel corso del tempo abbiamo respirato gli stesso odori, lassù in dal tasèll. Voglio parlare del libro e non della mia infanzia e adolescenza, ma devo farvi capire che non sarò lucido nel giudizio: l’epica contadina delle storia della mia famiglia combacia con la sua, le mie domeniche ed estati passate a VILLA BAGNO (o a SAN MARTINO IN RIO paese di mia madre) hanno gli stessi colori delle sue. Anche gli stessi sapori: i cappelletti, il bollito, la torta di riso, il lambrusco…gli stessi rumori: il ticchettio della sveglia sulla mensola del camino, il ruvido sferragliare della pompa a mano per far uscire l’acqua nel lavello posizionato fuori nell’aia, il campanellino dell’Ape di Fiorini, il signore che col suo “carrettino” vendeva gelati…le stesse parole: “Biff”, “Fruttino”, “Sughini” che stanno per ghiacciolo, succo di frutta e animaletti di liquirizia. Non ho avuto una nonna come la sua, Diamante, la mia era meno dolce, si chiamava Luigina, ma il richiamo di ” ‘tefano vin a ca’ ” aveva lo stesso sapore di quello contenuto nella sua canzone DIAMANTE…

Prendete il mio giudizio dunque per quello che è: a me la sua autobiografia è piaciuta molto, moltissimo. Letta in due giorni (durante le ferie), è una biografia candida, onesta, per nulla snob, sincera. Zucchero parla senza tanti giri di parole dei suoi disagi interiori, delle sue malinconie, delle crisi di panico, e del chiaroscuri della vita on the road.

La prosa a volte è un po’ selvatica, e la punteggiatura difficile; a tratti Zucchero è un po’ autoreferenziale (ma ci sta, non potrebbero non esserlo, teniamo in mente che è pur sempre uno degli artisti musicali più di successo della storia musicale italiana), sfiora in una sola occasione il tema delle similitudini tra certe sue canzoni e quelle di altri artisti (io di certo non mi scandalizzo, ma a volte forse si è preso qualche libertà di troppo), ma i capitoli si susseguono con una leggerezza naturale e il tutto risulta scorrevole.

Insiste forse un po’ troppo col blues, la sua musica ogni tanto si bagna nelle acque del Mississippi, ma non è esattamente (o almeno non così spesso) blues. Zucchero poi intende per blues un calderone dove Soul, Rhythm And Blues e musica nera ballabile si mescolano. Secondo me invece il blues è quello di ROBERT JOHNSON, di SON HOUSE, di MUDDY WATERS e compagnia …so che questa considerazione può sembrare snob, ma che volete farci, il R&B, il Soul, il Gospel non mi hanno mai rapito spiritualmente come invece ha fatto il blues, quello che anche nei momenti più frivoli contiene un che di tenebroso e demoniaco.

Zucchero, tuttavia, è un vero uomo di blues, pur essendo una rockstar consacrata da tanti anni, ha un travaglio interno vero e genuino. Zucchero poi è uno che si è fatto il culo suonando in giro, costruendo la sua abilità, il suo sapere, il suo modo di porsi cantando cover…non è uno di quei fighetti insomma che se solo li allontani dal loro repertorio non sanno più fare un cazzo. Zucchero lasciatemelo dire, è uno di noi, uno che ancora si sente fan. Uno che appena ne ha avuto l’occasione ha collaborato con leggendari musicisti rock, ne citiamo tre per tutti: ERIC CLAPTON, JEFF BECK, BRIAN MAY…

Ci sono anche parti molto divertenti, come ad esempio i momenti passati insieme a PAVAROTTI, altro emiliano ruspante (divertenti anche un paio di refusi: lo spelling sbagliato di Massenzatico, e la traduzione del soprannome di CLAPTON: “manolesta” invece che “manolenta”).

Concludendo: me c’al lèber chè a l’ho let v’luntèra.

NOMI E COGNOMI: Pete Townshend ovvero Pietro Imovilli

30 Ago

Lo sapete che sono un po’ ossessionato dalla semantica, dall’etimologia e dalla onomastica in genere; spesso qui sul blog vi tocca sopportare il mio girovagare tra il significato dei nomi e delle parole, così ecco qui una nuova rubrichetta in cui tentiamo di tradurre – nel modo più accurato possibile e foneticamente sensato – i nomi e i cognomi dei nostri musicisti preferiti. Iniziamo con…PIETRO IMOVILLI dei CHI.

PeteTownshend

TOWNSHEND Name Meaning English (Norfolk): variant of Townsend.

TOWNSEND Name Meaning
English: topographic name for someone who lived at the extremity of a village, from Middle English toun ‘village’, ‘settlement’ + ende ‘end’. (Source: Dictionary of American Family Names ©2013, Oxford University Press)
.
IMOVILLI: Estremamente raro, sembra essere originario del reggiano, dovrebbe derivare da un nome di località risalente al periodo tardo romano, e starebbe ad indicare un sito posto in fondo, probabilmente ad una vallata ad un paese, esempi di questo genere si hanno ad esempio nel bresciano, in Val Camonica, dove si trova l’antica contrada di Imavilla.(Origine dei Cognomi Italiani – Ettore Rossoni 2000)
.
PS: IMOVILLI era il cognome di mia madre…mica male essere imparentati col chitarrista degli WHO.

Down by the seaside blues

28 Ago

C’è chi critica l’andare al mare in Romagna (salvo poi tornarci ogni estate), io ringrazio il Signore dell’Oscurità per l’opportunità concessami anche quest’anno: rinnovare il battesimo, immergermi nelle acque del mare Adrias Kolpos (che è un mare molto blues) insomma mi permette di purificare l’anima, di bilanciarne la spinta sulfurea, di fare il pieno di iodio in attesa di traghettare la mia esistenza attraverso un altro gelido inverno. Certo, anelo alla possibilità di solcare mari esotici, di visitare città tipo la grande mela oppure quella per cui occorre mettersi dei fiori nei capelli prima di arrivare, di girare un po’ il globo terracqueo … ma quando non è possibile, sono felice di riuscire a godere appieno anche i pochi giorni spesi sulla nostra riviera.

Il nostro litorale mi fa tornare bambino, non occorre molto, sono un uomo di blues incline alla malinconia e alla nostalgia, giusto un odore particolare, un riflesso del sole che maestoso sorge dal mare bastano per farmi tornare indietro di 40 anni e più: in giro con mia madre alle 7,30 del mattino a fare la spesa, i MR NO, gli ZAGOR e i COMANDANTE MARK comprati all’edicola, i capelli biondi di URSULA…

TEDESCHI A POMPOSA: Ursula (in basso) e in piedi da sx a dx sua madre, Brian, sua sorella, suo padre - Lido Di Pomposa inizio anni settanta

TEDESCHI A POMPOSA: Ursula (in basso) e in piedi (da sx a dx) sua madre, Brian, sua sorella, suo padre – Lido Di Pomposa inizio anni settanta

Se poi vado ancora più indietro, verso la fine degli anni sessanta, vedo i “bunker” costruiti dai tedeschi nella seconda guerra mondiale che ancora dominavano le spiagge dei lidi ferraresi…

Lido di Pomposa (FE) fine anni sessanta - il Bunker dei tedeschi - Tim (primo a sinistra) e i suoi amici. In piedi (prima a sinistra) Lalli Tirelli.

Lido di Pomposa (FE) fine anni sessanta – il bunker dei tedeschi – Tim (primo a sinistra) e i suoi amici. In piedi (prima a sinistra) Lalli Tirelli.

Qualche giorno dunque sganciato dalla gestione del vecchio Brian, dai problemi legati al lavoro, dal rimbalzare continuamente tra Borgo Massenzio, Stonecity e Mutina. La prima giornata è preda del brutto tempo… tempesta, vento, mare mosso e anche io non sono a posto, non ho ancora staccato, le crisi d’ansia si susseguono senza sosta, leggo, dormicchio nella stanza d’albergo, guardo il mare in attesa che i venti di Thor smettano di soffiare …

TT contempla il mare - foto di LST

TT contempla il mare – foto di LST

Torna poi il sole, e allora mi adagio sul lento e placido rollio dell’Adriatico, mi immergo nelle sue acque, mi stendo al sole ad asciugare, vado con la groupie a mangiare il pesce nei ristorantini sul mare…

Ristorantino sul mare - foto di LST

Ristorantino sul mare – foto di LST

e mi godo la libertà che da sei mesi a questa parte la dispepsia funzionale mi dispensa: Ceres gelate e gelati da monello…

TT: Ceres gelate - foto di LST

TT: Ceres gelate – foto di LST

Gelati da monello - foto di LST

TT: mangiando improbabili gelati (come fossi un cinno) - foto di LST

TT: come fossi un cinno – foto di LST

Osservo l’umanità: un anziano che verso le 18 del pomeriggio legge L’UNITA’…

L'uomo che leggeva L'UNITA' - foto di TT

L’uomo che leggeva L’UNITA’ – foto di TT

…russi che arrivano al ristorante sul lungomare in costume e senza ciabatte e che riescono a convincere il titolare (che in un primo momento non voleva farli entrare) a farli pranzare almeno sotto al pergolato…

Russi senza bon ton - foto di LST

Russi senza bon ton – foto di LST

…e poi guardo il mare, meditabondo, mentre in cuffia, in modalità random, passano alcune delle migliori musiche che la razza umana sia mai riuscita a create:

THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY – GENESIS

NOTHING LEFT – JOYHNNY WINTER

TEN YEARS GONE – LED ZEPPELIN

HEAVY LOAD – FREE

1983 – VAN HALEN

READY FOR LOVE – BAD COMPANY

YOU SEE ME CRYING – AEROSMITH

I’M GOING HOME – TEN YEARS AFTER

EXCUSE ME – PETER GABRIEL

TAKE A PEBBLE – ELP

DON’T SAY YOU LOVE ME – FREE

ALL THE LOVE OF THE UNIVERSE – SANTANA

…e mentre ascolto ogni tanto guardo le persone, quasi tutte si accontenteranno di accennare ad uno sfasato passo di danza mentre la sera, passeggiando, si avvicinano al locale che propone l’immancabile latino-americana commerciale: una delle schifezze più ignobili che attraversano il pianeta. Non mi sento superiore, ma solo più fortunato, molto fortunato: poter godere del ROCK, quello vero, è sempre più un privilegio.

In spiaggia però mi avvicina un tipo: sto leggendo CLASSIC ROCK UK con in copertina i BLACK SABBATH…è Marco, bassista degli ANGEL WHINE tribute band del gruppo di Tony Iommi. Ci mettiamo a parlare, i musicisti rock finiscono sempre per trovarsi.

La sera porto la groupie in versione SPEED QUEEN a correre nei kartodromi e come sempre mi sorprendo del talento che questa emiliana verace, questa reggiana dagli occhi di ghiaccio ha per i motori (e la musica): nella prima gara è seconda su undici, nella seconda gara è prima su ventiquattro. Ha la classe di VALENTINO ROSSI e la geniale irruenza di MARC MARQUEZ. Che tipa la groupie…

La groupie e il numero magico - foto di TT

La groupie e il numero magico – foto di TT

Quando non siamo ai Kartodromi, sbirciamo le esibizioni dei vari gruppi che animano il lungomare: uno piuttosto lofi alle prese con un brano di BOB GELDOF, un trio un po’ bislacco alle prese con un repertorio più duro. Ci fermiamo a guardare questi ultimi: il cantante chitarrista è un tizio ben messo, calvo, in calzoni corti, il bassista è un nerd alto con la barba che se ne sta in disparte a suonare un basso a sei corde (solo per questo sei già bocciato, amico) e un batterista con grandi cuffie. Arriviamo che sono alle prese con THE JACK degli AC/DC, il pezzo successivo è loro ma è molto simile a IT’S A LONG WAY TO THE TOP IF YOU WANNA ROCK AND ROLL sempre del gruppo dei fratelli YOUNG. Dopo poco ce ne andiamo, ma l’approccio del frontman non è male. Ci crede il ragazzo.

Un paio di curiosità: due nessi che girano in spiaggia col metal detector in cerca di chissà quali tesori nascosti e un negozio di abbigliamento sul Porto Canale dal nome particolare:

Due nessi col metal detector - foto di LST

Due nessi col metal detector – foto di LST

Abbigliamento STAIRWAY TO HEAVEN...mah! Foto di Saura Terenziani

Abbigliamento STAIRWAY TO HEAVEN…mah! Foto di Saura Terenziani

Per il resto piacevoli conversazioni-bisticci a tarda sera con la groupie su chi sia il miglior tastierista del mondo (il mio KEITH EMERSON contro il suo RICK WAKEMAN) mentre beviamo Lemonsoda ghiacciate (lei) e una tisana calda bollente (io…va beh che la dispepsia sembra essersi calmata, ma non svegliamo il can che dorme…)

La groupie alza la cresta quando si tratta di difendere RICK WAKEMAN - foto di TT

La groupie alza la cresta quando si tratta di difendere RICK WAKEMAN – foto di TT

Poi, quasi all’improvviso tutto finisce, si riparte, ci si ritrova di nuovo alla domus saurea e al pomeriggio già in ufficio. Vita grama. Sento Dennis, gli chiedo se è ancora in qualchestan, a lavorare là nell’Europa dell’Est profonda; mi dice di sì, e aggiunge che deve trovare un modo per restare vicino ai suoi amori: l’Alessandra (la sua nuova compagna), i suoi figli e Ruben (che poi sarei io). Dennis che mi ama (in senso virile, of course) e che mi vuol star vicino. Vacca! Sento anche AMDUSCIA, una testadipiombo con cui sto approfondendo l’amicizia. Ci mandiamo email in codice molto divertenti. Parliamo ovviamente del dirigibile di piombo e delle voci riservatissime che riusciamo a cogliere circa i progetti futuri, ovvero quelle benedette deluxe edition che da tanto sono in procinto ad essere pubblicate. I tre porcellini stanno di nuovo litigando, chissà se troveranno mai un accordo. Avrei tanto bisogno di nuovo piombo zeppelin.

Rivedo poi Brian, gli faccio di nuovo da badante, ritorno a rigettarmi nel lavoro, penso alle piccole cose che dovrò affrontare nei prossimi mesi e mi chiedo, in questa fresca mattina di fine estate, se la vita sia davvero tutta qui. Diretto in ufficio affronto la grande curva ai piedi delle colline, nel car stereo i FLEETWOOD MAC di TUSK , nell’animo una quieta burrasca…

…but never have I been a blue calm sea
I have always been a storm
always been a storm
ooh always been a storm
I have always been a storm…

GREGG ALLMAN with Alan Light “My Cross To Bear” (2012 – HarperCollins Publishers – $ 21,29) – TTTT½

18 Ago

Lettura piacevole e scorrevole, se poi il soggetto (GREGORY ALLMAN, ALLMAN BROTHERS BAND, IL ROCK AMERICANO FINE SESSANTA/INIZIO SETTANTA) interessa, il tutto diventa una storia davvero interessante da leggere avidamente nel minor tempo possibile. GREGG si mette a nudo, e scrive senza troppi problemi di musica, droga, donne, omicidi, scazzi e tutto quanto è vita on the road (sì, avete letto bene, anche omicidi). Con l’aiuto del giornalista musicale ALAN LIGHT, GREGG scrive in maniera diretta, schietta, semplice, umile. Non gioca ad essere nessun altro se non un buon diavolo del sud degli Stati Uniti, per una volta progressista e liberal.

Gregg Allman my cross to bear book

Per chi come noi ama il Rock nella sua essenza più profonda e vera, la parte dedicata ai primi anni degli ALLMAN  BROTHERS è stupenda. L’amore per la musica veniva prima di tutto. Suonare, anche gratis, per il gusto di farlo. Che tempi ragazzi, che meraviglia l’essere sulla strada in quegli anni in America. Morto DUANE ALLMAN, dopo la consacrazione di BROTHERS AND SISTERS, la caduta inesorabile della band, i dischi solisti, i suoi sei matrimoni, i demoni dell’alcol e delle droghe che lo incatenano alle ombre e tutto quel che ne consegue. L’unica nota un po’ stonata (passatemi il luogo comune lofi) è l’ultimo capitolo, dove un finalmente sobrio GREGG riscopre dio e scivola sul buonismo, cosa che noi in fondo detestiamo… ma questo, al grande GREGORY, lo perdoniamo.

Non so se il libro sia stato tradotto anche in italiano, l’edizione di cui parlo è in inglese, ma è un inglese semplice da leggere  e una volta sintonizzati sui di modi dire tipicamente southern (che detto tra noi, sono uno spettacolo.) il tutto scorre senza troppi problemi. Per me, leggere questo libro. è stata un’emozione durata un’intera settimana.

GREGORY LENOIR ALLMAN: WE LOVE YOU (and we got them come and go blues, man).

White summer blues

16 Ago

Estate bianca, lenta, gravida di umidità. Ti svegli nel letto e provi un disagio implacabile, un peso che ti schiaccia il petto…apri gli occhi e ti accorgi che il gatto Palmiro sta dormendo su di te… 6,4 kg che ti premono sul costato.

Palmiro - foto di LST

Palmiro – foto di LST

Ma c’è anche il disagio nel vedere tutti questi uomini che vanno in giro con le braghe corte, il calzino corto, col cervello corto, magari anche il pisello corto. Non manca quasi mai il tatuaggio sul polpaccio o sull’avambraccio. Alcuni, con i sandali, alcuni con l’infradito, alcuni col mocassino. Ecco la faccenda del mocassino mi distrugge (ma non quanto il sandalo) e quanto ti accorgi che anche il tuo dio del rock in una delle sue recentissime fotografie ha la stessa mise, il mondo sembra crollare. Voglio dire, MICK Fucking RALPHS della original BAD fucking COMPANY in braghe corte e mocassino come uno zio Fedele qualunque…mah!

In primo piano MiCK RALPHS in calzoni corti e mocassino mentre saluta quei reazionari dei LYNYRD SKYNYRD

In primo piano MiCK RALPHS in calzoni corti e mocassino mentre saluta quei reazionari dei LYNYRD SKYNYRD

Il disagio però viene anche dalla ultima visita che ha fatto Brian per la valutazione delle funzioni cognitive, il referto parla chiaro “…peggioramento…demenza grave…“. Brian lo vivo tutti i giorni, sono conscio del suo scivolare verso l’abisso, ma vederlo scritto non è che faccia piacere. Per la sua gestione ci stiamo pensando io e mia sorella con l’aiuto di un signora 2/3 ore al giorno, ma presto non sarà più sufficiente. Ecco allora che abbiamo iniziato a vagliare le possibilità di metterlo in una struttura. L’incontro col direttore di una di queste è una di quelle cose che non avresti mai pensato di fare, entrare nell’atrio, fare un giro, vedere 70 vecchi non certo in forma; cerchi di adattarti alla cosa, di vedere i lati positivi della struttura, le attività giornaliere niente male, la palestra, la lettura dei giornali, la cura che gli operatori hanno nel gestire gli ospiti…poi vedi anche la suorina indiana che viene mezz’ora al giorno a recitare il rosario, la statua della madonna a grandezza naturale con l’aureola illuminata e pensi che se un giorno finirai tu dentro ad una struttura come quella tirerai tante di quelle madonne che finiranno per cacciarti. Per entrare privatamente la lista d’attesa è di 4/5 mesi, e nel caso dovrai tirare fuori alcune centinaia di euro per coprire la parte che la pensione e l’accompagnamento di Brian non coprono. Bei pensieri, non c’è che dire.

Continuo comunque a portare fuori BRIAN, sebbene la cosa si faccia sempre più difficile e mi sorprendo ad osservarlo sempre più spesso, mentre fa le cose che gli dico di fare, mentre guarda la televisione e mi mette  tristezza vederlo annaspare alle prese con le azioni quotidiane più elementari. Lo metto poi alla prova, chiedendogli nomi dei suoi familiari, l’unico che ricorda sempre è quello di Ettore, suo padre. Mentre si fa la barba, gli dico “Da Brian che ci facciamo una foto, facciamo le facce da nessi” e lui sta al gioco…(“nessi” viene da “nescio”, ignaro, colui che non sa, e in emiliano “stupidotto”), riesce ancora ad afferrare certi giochetti mentali…

Tim & Brian: facce da nessi

Tim & Brian: facce da nessi

Fuori, tra la gente, Brian rinasce, il problema è che si ferma a parlare con tutti, ma per gli altri è sempre più complicato seguire i suoi ragionamenti. In macchina Brian mi dice cose che mi sciolgono il cuore: “Sei bravo, son contento che sei mio figlio” oppure “T’è al miòr om dal mond” (sei il migliore uomo del mondo). Lì per lì rido e gli dico che non è vero, poi mentre torno a Borgo Massenzio, da solo in macchina mi commuovo, e penso a quante altre volte ancora riuscirò a portarlo in giro. A volte mi chiede di portarlo a casa sua a Villa Bagno (frazione di Reggio dove è nato), così mi tocca spiegargli che le cose son cambiate e che ora vive a Modena. La cosa dapprima lo sorprende poi sembra capire. Lo guardo dritto negli occhi il mio vecchio e cerco di capire se è ancora con me, sono sicuro di sì…

Brian a Nonantola agosto 2013 - foto di TT

Brian a Nonantola agosto 2013 – foto di TT

A Ninentyland incontro anche Lasimo, la mia ex compagna. mentre beviamo un caffè penso al fatto che sia davvero una gran cosa che i nostri rapporti siano ancora così buoni, che ancora ci si preoccupi l’uno dell’altra, 14 anni di vita insieme che non sono finiti nel cesso. Meno male. Dopo gli aggiornamenti di prassi mi dice che nella compilation DRIFTING INTO TIME PASSAGES (che ho assemblato recentemente insieme a Picca) c’è un pezzo meraviglioso “Babe degli STYX, che pezzo ragazzi! Non lo conoscevo! Il cantante ha una voce che ROBERT PLANT la vede col lanternino“. Lasimo, ah!

Il K2 di Ninetyland ha cambiato gestione, ennesimo bar ad essere ora portato avanti da cinesi. Prima del loro avvento 2 caffè e due paste costavano 4,40 euro, adesso 3,80. Sono l’unico nonantolano all’interno del bar (Brian ha vissuto qui ma è nato a Reggio), nordafricani, slavi, asiatici…non è semplice adattarsi alla società che cambia. Mi sento un forestiero nella mia città.

Mentre girovago con Brian tra bar, Conad e parcheggi vedo cose che mi fan capire una volta di più che l’umanità non ha futuro: macchine di una bruttezza estrema…

Macchine di una bruttezza estrema - Modena zona Crocetta - foto di TT

Macchine di una bruttezza estrema – Modena zona Crocetta – foto di TT

e volanti di peluche…

Volanti di peluche - Modena Zona Crocetta - foto di TT

Volanti di peluche – Modena Zona Crocetta – foto di TT

Oltre ad aver perso JJ CALE e il mio amico ADRIANO VETTORE, in questi giorni se ne è andato anche ALLEN LANIER dei BLUE OYSTER CULT…

Allen Lanier dei BOC

Allen Lanier dei BOC

Per il resto sopravvivo in attesa di qualche giorno sulla nostra riviera. Sgironzolo  qui nei paraggi della domus saurea, ne osservo il verde…

Domus Saurea agosto 2013 - foto di TT

Domus Saurea agosto 2013 – foto di TT

i girasoli giganti dell’orto …

I girasoli giganti dell'orto della groupie - foto di TT

I girasoli giganti dell’orto della groupie – foto di TT

i grandi getti d’acqua che innaffiano i campi lì intorno…

Borgo Massenzio - watering the meadows - foto di TT

Borgo Massenzio – watering the meadows – foto di TT

I prugni pieni di prugne…

I prugni della domus saurea - foto di TT

I prugni della domus saurea – foto di TT

Insieme alla groupie salvo  poi dalle grinfie di Palmiro un piccolo di gazza caduto da un frassino lì vicino, lo nutriamo, lo teniamo un notte con noi ed infine lo portiamo alla sezione della LIPU di Regium Lepidi…

La groupie e il gazzettino - foto di TT

La groupie e il gazzettino – foto di TT

Durante le notti rosa di Regium Lepidi faccio un salto in centro, passeggio con la groupie sottobraccio, contemplo le architetture della città, mi fermo a guardare gli UNFORGETTABLE suonare classici senza tempo. Con la cantante (la Stefi Montanaro) e il chitarrista/bassista (Sal Bonito) improvviso poi una jam session qui in garage durante una grigliata organizzata dalla groupie. Pur venendo da mondi lontani io e SAL riusciamo a comunicare, pentatoniche e modo misolidio che si incontrano e s’intrecciano. Mica male. C’è poi una certa soddisfazione vedere SAL suonare ed ammirare la mia LES PAUL CUSTOM e il FENDER JAZZ BASS della bassista preferita.

UNFORGETTABLE starring Stefania Montanaro - foto di LST

UNFORGETTABLE starring Stefania Montanaro – foto di LST

Alle Massenziadi (la festa paesana di Borgo Massenzio che si protrae per buona parte dell’estate) quest’anno vado a vedere la MERQURY BAND. 7 anni fa li vedemmo al FUORI ORARIO e da allora io e la Saurit siamo fan di FERDINANDO ALTAVILLA. Ci sono un nuovo bassista e un nuovo chitarrista rispetto alla formazione che conoscevamo; lo show è gradevole, FERDI non è più quello di 7 anni, ma il tributo – pur ormai di routine – è sincero. Durante la presentazione dei membri del gruppo suonano anche IMMIGRANT SONG dei LED ZEPPELIN. Ah.

MerQury Band - Live in Massenzatico 2013 - Ferdinando Altavilla - foto di LST

MerQury Band – Live in Massenzatico 2013 – Ferdinando Altavilla – foto di LST

Aiuto poi la groupie a stirare. O meglio, lei stira ed io cerco di piegare la biancheria. Le ho comprato poco fa un’ asciugatrice affinché fatichi il meno possibile per quell’incombenza…mi sento sempre in colpa. Così non appena l’asciugatrice finisce “stiriamo” e pieghiamo tutto subito. Per circa 40 minuti piego magliette, slip, boxer e calze e li ripongo nei cassetti del comò in camera. Poi le chiedo “Sono bravo?” e lei “Sei volenteroso” e sottovoce “ti manca l’usta” (usta, dal dialetto emiliano-romagnolo “intelligenza, furbizia, buon senso, senso pratico, saper fare le cose”).

Palmiro aiuta nello stiraggio - foto di LST

Palmiro aiuta nello stiraggio – foto di LST

Me ne vado a capo chino e mi dico che “An s’è mai vest Johnny Winter mèter a post al mùdanti” (non si è mai visto JOHNNY WINTER mettere a posto le mutande).

Riesco a fare un salto a QUARIEGH e a prendere un caffè con lo Zio Tonino, fratello maggiore di Brian, che a 87 anni vive da solo in una struttura per anziani autosufficienti. Parliamo dei tempi che furono, mi faccio spiegare per l’ennesima volta alcune cose relative al ceppo Tirelli, parliamo in dialetto reggiano stretto, cerco di farlo sorridere.

Lo Zio Toni e Tim - foto di LST

Lo Zio Toni e Tim – foto di LST

Nel ritornare ci fermiamo 5 minuti in una via in cui mi piacerebbe abitare…

Street of the Hell - foto di LST

Street of the Hell – foto di LST

Faccio poi le cose che si fanno qui in Emilia, tipo andare a mangiare il gnocco fritto dalla LUCY, la madre della groupie. Gnocco fritto e affettato, lè, acsè al colesterolo l’è a post.

La groupie e la Lucy friggono il gnocco - foto di TT

La groupie e la Lucy friggono il gnocco – foto di TT

Per il resto vado con Jaypee e le due groupie alla Festa Dell’Unità di Bosco Albergati a mangiare il pesce, la location è sempre spettacolare, ma la musica che esce dalla zona concerti, dai vari stand e dalle varie zone musica è orribile. Penso a Paolino Lisoni che quando è al mare e sente nell’aria la stessa cosa si chiede incazzato “Ma che cazzo di musica di merda ascolta la razza umana?”. Quando poi passiamo vicino al ristorante brasiliano, ormai in chiusura, che spara quell’accozzaglia di suoni che spacciano per musica latino-americana mentre le cameriere do Brasil ballano , mi vien da vomitare. Puah.

A proposito di Liso, ci sentiamo via sms, è al mare e si ascolta BOB MARLEY. Anche Picca è down the seaside, sta leggendo le biografie di SPRINGSTEEN (immagino non sia la prima) e quella di MICK JAGGER. Sento anche BICCIO, e mentre lo sento cerco di organizzare il sinodo di fine estate alla Festa provinciale di Regium Lepidi. Vedere i confratelli del blues mi fa bene all’anima. Ne ho un gran bisogno.

DAN BROWN “Inferno” (2013 – Mondadori – Euro 25) – TTTT

15 Ago

Quando si tratta di DAN BROWN non sono spocchioso come spesso mi capita di essere, anzi tendo a spingere l’autore del CODICE DA VINCI forse oltre i suoi meriti; BROWN vende milioni (milioni!) di copie, piace ai lettori dunque ma i recensori intellettuali ne parlano spesso con sussiego. Io sono un suo fan: fui rapito da CODICE DA VINTI il suo quarto romanzo, fui entusiasta delle ristampe dei suoi primi tre libri ANGELI E DEMONI (in primis), CRYPTO e LA VERITA’ DI GHIACCIO, lessi con bramosia il quinto lavoro (IL SIMBOLO PERDUTO). La formula del thriller che mischia sapientemente storia, arte, codici e simboli mi cattura sempre (se ben fatta).

Dan Brown Inferno

Ogni sua nuova uscita mi procura sempre un fremito, e anche questa volta, nell’entrare alla libreria ALL’ARCO in pieno centro a Regium Lepidi, quel bel sentimento di trepidazione ed eccitazione mi prese l’anima. Come son solito fare evito di accennarvi alla trama, su internet ci sono milioni di pagine a proposito, accenno solo al fatto che, per buona parte del libro, la scena si svolge a Firenze da dove ROBERT LANGDON cerca di uscire districandosi tra indizi a tratti incomprensibili che lo porteranno in altre città nella speranza di risolvere una questione di massima importanza.

Le prime trecento pagine mi hanno, se non annoiato, lasciato quasi indifferente. Di solito se dopo 40 pagine un libro non mi piace lo getto nel bidone del riciclo della carta, ma con DAN BROWN ho provato a resistere, e ho fatto bene: nella seconda parte del libro monta pian piano, svelandosi,  una storia basata su di un argomento che m’interessa molto e comunque inizia a legare il lettore al libro con la delicatezza violenta di una giovane edera. Colpi di scena, azioni scoppiettanti, trama avvincente. Ottimo thriller, dunque, Dan Brown, per quel che mi riguarda, ha fatto centro anche stavolta.

CITAZIONI DAL LIBRO:

Quella maschera – continuò Langdon – veniva indossata dai medici medievali perché il morbo non arrivasse alle narici mentre curavano gli infetti. Al giorno d’oggi la si vede solo al Carnevale di Venezia…è un sinistro ricordo di un periodo tragico della storia italiana”

“Robert, parlando da un punto di vista puramente scientifico, tutta logica e niente cuore, posso assicurarti senza ombra di dubbio che, se non interverranno cambiamenti drastici, la fine della nostra specie è alle porte. E si avvicina velocemente.  Non sarà causata dal fuoco né dallo zolfo, dall’apocalisse o da una guerra nucleare…Il collasso globale sarà provocato dal numero degli abitanti sul pianeta, la matematica non è un’opinione”.

“Nell’uomo, la negazione è un fatto re importante nei meccanismi di gestione dello stress. Se non ci fosse, ci sveglieremmo ogni mattina terrorizzati al pensiero di tutti i modi in cui potremmo morire. Invece la mente umana blocca ogni nostra paura esistenziale concentrandosi sugli stress che riesce a gestire, come per esempio arrivare in ufficio in orario o pagare le tasse.  Se ci vengono in mente paure esistenziali più ampie, le rigettiamo subito e torniamo a concentrarci su compiti semplici e banalità quotidiane.”

In poche parole – spiegò Sinskey – il transumanesimo è una specie di filosofia che sostiene la necessità di ricorrere a tutte le tecnologie disponibili per manipolare la specie umana al fine di renderla più forte”