Pensieri cupi in un bel mattino di sole:the sun is shining but it’s raining in my heart

4 Feb

Esco dal weekend con l’umore tutto rotto, i sabati e le domeniche con Brian ormai sono pesantissimi. Stanotte poi mi ha chiamato alle 4,05 “Ciao, Tim, volevo sapere come siamo messi per domani”. Povero Brian, ancora cosciente ma sull’orlo del baratro, spaventato e confuso. Dalle 4 alle 7 ho provato a riprendere il filo del sonno, ma  branchi di blues imbizzarriti imperversavano nelle praterie della mia worried mind, il rumore di quel galoppo nervoso mi ha tenuto nel dormiveglia. Nemmeno Palmiro, venuto a dormicchiare cheek to cheek con me nell’ultima mezzora, è riuscito a calmare quest’anima tormentata.

Scendo, c’è un bel sole, ma i pensieri rimangono cupi…

Domus saurea backyard - foti di TT

Domus saurea backyard – foti di TT

Salgo sul raccordo che porta alla tangenziale di Regium, gli Appennini davanti ma l’anima ancora indietro…

Freeway & hills - foto di TT

Freeway & hills – foto di TT

La deluxe edition di ON STAGE dei RAINBOW cerca di tenermi in carreggiata l’animo, ma c’è poca da fare, la blue soul stamattina scarta di lato, si alza sulle zampe posteriori, nitrisce, impossibile domarla…

Cerco di concentrarmi sul sole, dopo giorni di neve, nebbia e pioggia il suo brillare è quasi una novità. Sabato di prima mattina mentre andavo da Brian dipanavo la nebbia senza troppi problemi, poco dopo mentre lo portavo a Ninentyland sotto ad una pioggia battente canticchiavo addirittura qualcosa…

Foggy day in Gavassae - foto di TT

Foggy day in Gavassae – foto di TT

La Crocetta (Mutina) - foto di TT

Misty Crocetta  Hop (Mutina) – foto di TT

Ninetyland bound: two fools in the rain - foto di TT

Ninetyland bound: two fools in the rain – foto di TT

…oggi invece col sole sono down in hole, che paradosso. Magari c’entra anche l’Inter. Già perché perdere 3 a 1 con l’ultima in classifica non giova certo allo spirito. Che delusione la mia squadra di queste ultime settimane. A novembre eravamo la rivelazione del campionato, bastonavamo la J**e, il Milan, il Napoli, sembrava che i campioni fossero tornati, e invece guarda qua, una squadra rattrappita, in confusione, persa…un zattera in balia di piccole onde che si infrangono su di essa come fossero cavalloni alti 15 metri. C’è poi la faccenda Balotelli a rendere ancora più instabile tutto. Non fa certo piacere vedere il Milan che si sente più forte grazie a lui, ma sono contento sia tornato in Italia. SuperMario mi è sempre piaciuto, ho sempre preferito uno così piuttosto che un’anima candida. Lo guardavo ieri sera e mi prendeva un forte nostalgia. Curioso però che ora tutti dicano quanto sia forte e quanto sia bravo, quando giusto due anni fa era un “negro di merda” a cui augurare la morte. Ancora più curioso vedere quel guitto da baraccone del cavaliere nero puntare su di lui per risollevare le sue sorti anche politiche, quando pochi giorni fa gli dava della “mela marcia”. Mario, Mario, lo so che tieni il Milan, ma quanto mi manchi…

Super Mario Balotelli

Super Mario Balotelli

A tutto questo va aggiunta la situazione politica: sono allibito nel vedere che buona parte degli elettori di centro destra si stiano facendo irretire ancora un volta dal cavaliere nero. Non riesco a capire: fino ad un anno fa era lui a capo del peggior governo di tutti i tempi, era impelagato in squallide storie sessuali con minorenni e meretrici, ancora oggi è sotto processo per faccende di malaffare, e i sondaggi lo danno in constante ripresa. Sto veramente perdendo fiducia nell’Italia. Io che l’ho sempre difesa, comincio ad arrendermi, a rassegnarmi. L’intollerabile invadenza del vaticano, i rigurgiti del fascismo, Grillo che si dice possibilista verso casapound, Ingroia che diventa quello di cui lo ha sempre accusato il cavaliere nero e che accoglie nelle sue file quegli stronzi di Rifondazione Comunista (che, ricordiamo, per ben due volte fecero cadere il governo Prodi e per questo non vanno perdonati), Santoro che confeziona una puntata della sua trasmissione su misura per l’omino delle cene eleganti, Monti che da figura istituzionale, seppur grigia e borghese, si trasforma in uno dei tanti politici insopportabili…che sconforto.

Sono triste e sconsolato, oggi sarei dovuto rimanere a casa , in posizione fetale sul divano, dentro il ventre della musica rock e non uscirne più. Gli ELP con l’orchestra al Madison Square Garden nel 1977, i LED al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973, i ROLLING a Bruxelles nel 1973, gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971, JOHNNY WINTER e gli ALLMAN al Fillmor East nel marzo del 1971, la BAD COMPANY, i BOC , e via via tutto il resto. Ah, che azzurri che ho stamattina…

…I woke up this morning, I had them Nonantola Blues,
I woke up this morning, I had them Nonantola Blues,
Well, I looked over in the corner, and Brian seemed to have them too…

HEART “Fanatic” (Legacy – Sony 2012) TTT

1 Feb

Heart-Fanatic

Ultimo album degli HEART, o meglio, delle Wilson sisters. Album onesto, dignitoso. Non ci sono pezzi – a mio parere s’intende – che svettano, che si distinguano per una bella melodia, per un riff un minimo originale. E’ quel classic rock un pelo moderno che va oggi, un po’ neutro, senza sussulti melodici, che fa intravedere sfumature vintage. Elegante, a tratti brillante, ma algido. Ad ogni modo è arrivato al 24esimo posto della classifica americana ufficiale (Billboard), mica poco.

Sono innamorato delle due sorelle Wilson da 33 anni, un cosa con cui commuovermi la trovo sempre, qui è ROCK DEEP (VANCOUVER)…sarà perché vengo meglio dal profilo malinconico, sarà perché il pezzo sembra parlare dei primi momenti importanti del gruppo, ma è da questo pezzo che nasce qualche onda emotiva…

Seattle in the rear view mirror
Brooding like the child inside the man
I was following the interstate
Way up north the father fields Canadian

Up above the royal border
The King George highway opens to the sky
The mountains stand there singing out
Filling up my open eyes

And I still can see you sleeping
In a bed of moonlight seeping
And I remember crying
Cause I knew the sun was rising

Rock deep (I remember crying)
Rock deep (cause I knew the sun was rising)

All the gusts of English Bay
Singing on an ancient radio
And a young girl with a burning heart
Stares down at the big ships anchored far below

And she knows where she is going
Cause her very soul is glowing
And in this gentle harbor
She don’t need to go no farther

Rock deep
Rock deep
Rock deep
Rock deep

Oh my soul was glowing
And I knew where I was going

Heart - Fanatic  back cover

Mi piacerebbe vederle dal vivo, chissà se mai verranno da queste parti. Coi loro pezzi storici ci sarebbe da divertirsi, con i riferimenti ai LZ poi (tipo l’intro di IN THE LIGHT e BLACK DOG) la serata finirebbe in bellezza.

Nancy & Ann Wilson - Heart

Nancy & Ann Wilson – Heart

 

Paolino Lisoni modello

31 Gen

L’altro giorno ero da Giangi (il mio medico a Ninetyland), in sala d’attesa chiacchieravo con Luisa, la segretaria, mia amica d’infanzia, scrivevo sms a Giancarlo Trombetti per assicurami che la scossa di terremoto non avesse fatto danni dalle sue parti, navigavo in internet col cellulino; ma soprattutto guardavo con insistenza, di fronte a me, il manifesto che promuoveva il servizio di prenotazioni telefoniche del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna.

Paolino Lisoni modello

Paolino Lisoni modello

Il modello sulla sinistra non poteva che essere Paolino Lisoni. Il manifesto lo avevo visto anche l’anno scorso, ma mi dimenticai di chiedergli lumi. Stavolta gli mando un messaggio (“sei tu?) con la foto allegata. Liso mi risponde “Sì, no comment!”.

Dunque, un amico intimo, seguace del TTBlog, chitarrista extraordinaire, illuminato del blues, cultore (come il sottoscritto) di CARAVANSERAI dei SANTANA, fa anche il modello. Non si finisce mai di conoscere le persone.

La terza foto di Robert Johnson? La quarta?

30 Gen

Picca mi manda un’email con in allegato quella che si dice sia la terza foto esistente di ROBERT JOHNSON, il nostro padre putativo. Casco dalle nuvole: clicco sul link, vado su un sito  dove leggo che la foto è stata restaurata da Getty Images dopo averla ricevuta dagli eredi di Johnson. La foto è stata trovata per caso su ebay. La foto ritrarrebbe il king of the blues con Johnny Shines. Dal certificato di autenticità pubblicato sul sito della ROBERT JOHNSON BLUES FONDATION sembrerebbe plausibile che l’uomo con la chitarra in mano sia ROBERT JOHNSON, tesi spiegata anche in un lungo articolo di VANITY FAIR.

Affidavit Of Authenticity For Robert Johnson Photo

http://www.vanityfair.com/culture/features/2008/11/johnson200811

Questa qui sotto quindi sarebbe la terza foto dell’uomo che influenza così tanto la mia vita, il negro illetterato che scrisse testi da brividi e che ululò alla luna i migliori blues mai sentiti su questa terra:

Robert Johnson And Johnny Shines ?

Robert Johnson And Johnny Shines ?

Per anni, lustri, decenni, come milioni di altri seguaci ho fatto riferimento alle sole due foto disponibili…

Robert Johnson

Robert Johnson

ed ora ecco la terza (sempre che sia autentica). E’ mezzanotte, devo andare a letto, ma sono un po’ scosso, meglio fare un giretto di cinque minuti lungo la campagna nera, chissà…se mi fermo all’incrocio dietro casa, fare due chiacchiere col demonio potrebbe farmi bene…

INTEGRAZIONE: mentre ieri sera cercavo conferme alla autenticità della terza foto, mi cadde l’occhio anche su un altra immagine raffigurante – a quanto pare – sempre il nostro ROBERT JOHNSON. Mi ripromisi di investigare ulteriormente stamattina. Nemmeno il tempo di mettermi a computer appena sveglio, che trovo un’email di Picca con la “quarta” foto  che allego qui sotto. E’ davvero ROBERT JOHNSON? Su ebay la foto viene venduta a 795mila dollari. Anche la prestigiosa rivista UNCUT si interroga sulla cosa. Questo quarto scatto mi piace un casino, mi piacerebbe tanto fosse lui per davvero. Chissà; per il momento, come mi scrive Picca, la cosa è molto interessante.

robertjohnson

Short tales from the blues forest

29 Gen

Lunedì, metà mattina, col mio socio Kerlo verso San Damaso per lavoro; abbiamo due macchine perché nella pausa pranzo mi fermo da Brian a Mutina. Nevica. In macchina mi sento gli HOT TUNA…

Hot Tuna

Prima il dovere e poi il (dis)piacere: finito l’incontro col cliente mi dirigo da Brian. Il vecchio sta finendo il pranzo preparatogli da AmicaDellaForza. E’ su di morale, non ama la neve, ma il tempo atmosferico si prende una bella fetta dei suoi pensieri, così oggi appare impegnatissimo. Lo lavo, lo metto in tuta e gli canto vecchi traditional reggiani tipo “l’è tri dè ca piov e ca neva e me marì l’en ancòra gnu a cà“. Nel momento in cui la nevicata diventa decisa  il vecchio Brian raggiunge il massimo della eccitazione “Mo’ dio bon sa nèva!”…

SAMSUNG

Snow thru' Brian's windows - foto di TT

Snow thru’ Brian’s windows – foto di TT

Sono quasi le 14, torno al lavoro, lo saluto e Brian mi fa “non smettere di cercare le cose che desideri”. Quando Brian è su di giri,  se ne esce con queste cose. E’ sempre stato un poeta, ma la cosa in questi ultimi tempi si fa più curiosa. E’ una cosa bellissima da dire ad un figlio. Non so se sia cosciente o meno, ma se anche fosse la malattia a spingerlo verso queste vette di retorica, me lo tengo stretto: Brian in certi momenti sta diventando il padre, l’adulto, che ho sempre cercato. Sono sorpreso da questa cosa. Se Julia non fosse in un altro continente, gliene parlerei volentieri, davanti ad una tazza calda di thè bianco, un sabato mattina presto, in un bar del centro di Mutina.

Il pomeriggio in ufficio lo passo a patir freddo. Sono così preso dalle faccenduole che sto facendo, che solo verso le 16,30 mi accorgo che c’è più freddo del solito. Scendo a controllare la caldaia (uno dei miei tanti lavori di concetto): il tecnico venuto stamattina per la pulizia annuale l’ ha lasciata a 5. A tal deg ca gh’è frèd! Se non teniamo la manopola sul 6 il nostro grande ufficio non si scalda. Guardo il termometro: 18,8.  Mi metto sulle spalle un panno a mo’ di tabarro e così, nei panni del passatòr cortese, finisco i miei lavori.

l passator cortese Stefano Pelloni

Il passator cortese Stefano Pelloni

In macchina. Esco da Stonecity, la sera è buia, la blues mobile inizia a scaldarsi quando lascio stradoni e tangenziali, quando entro nella campagna nera, nelle mie foreste blues, e proprio allora quasi per incanto dal car stereo esce SHORT TALES OF THE BLACK FOREST di AL DI MEOLA da LAND OF THE MIDNIGHT SUN del 1976…

Al di meola land of the midnight sun

La campagna e coperta da una sottile coltre di neve, neve che sugli alberi sembra un addobbo, non è tantissima ma è quel tanto che basta per rendere tutto suggestivo.  Entro alla domus saurea, ceno, guardo LAST RESORT sul canale 111 di SKY e ripenso alla frase di Brian. La ripeto a Pàlmir, la risposta è uno sguardo attonito…

Palmiro e lo sguardo attonito - foto di TT

Palmiro e lo sguardo attonito – foto di TT

Mattina, risalgo in macchina alla volta di Stonecity.  RADIO CAPITAL …rifletto per un momento sulle ultime uscite imperdonabili del cavaliere nero, sui disastri che il capitalismo selvaggio sta facendo, sul fatto che venderemo COUTINHO a 13 ml, che abbiamo venduto SNEIJDER a 7,5ml, che probabilmente non arriverà nessun nome rilevante e che l’altra squadra di Milano prenderà BALOTELLI. Arrivo a Stonecity, costeggio la parte alta, mi fermo ai piedi delle colline…

Foggy day in Stonecity - foto di TT

Foggy day in Stonecity – foto di TT

Alzo gli occhi verso il cielo, è plumbeo. Spengo la radio, ripenso alla frase di Brian, clicco sul pulsantino CD, lascio partire la musica…

In pellegrinaggio alla CHESS Records – di Paolo Barone

28 Gen

Tempo fa, trovandomi a Chicago per vari motivi, ho deciso di andare a visitare i famosi studi della Chess Records.

Facendo una piccola ricerca su internet, ho scoperto che la fondazione Willie Dixon, creata in onore del grande bluesman scomparso, aveva acquisito i locali trasformandoli in un museo del blues. Aperto al pubblico quattro ore al giorno cinque giorni su sette, e per qualche strana coincidenza a non piu’ di dieci minuti dalla casa dove alloggio quando sono a Chicago. Non mi restava che salire in macchina ed andare…

Dopo un brevissimo traggitto, mi sono ritrovato davanti alla palazzina che ospitava i mitici studi. Un piccolo fabbricato su due piani con ingresso su strada in una zona a sud del centro.

La Chess - foto di Paolo Barone

La Chess – foto di Paolo Barone

Poca gente in giro, poco traffico, questa parte della citta’ ha sicuramente vissuto tempi migliori. Ho parcheggiato davanti alla porta di ingresso, messo i soldi nel parchimetro, e mentre stavo per entrare vedo che sulla destra dell’edificio una piccola area verde e’ stata recintata e attrezzata con panchine e aiuole, e sui muri hanno dipinto delle note musicali e i ritratti di qualche stella del blues. Vado per entrare, ma la porta e’ chiusa. Dopo qualche goffo tentativo di sbirciare attraverso la porta a vetri per vedere se ci fosse qualcuno all’interno, mi accorgo di un campanello. Suono, e una ragazza afroamericana viene ad aprirmi, mi da il benvenuto e mi chiede se sono venuto per “il Tour”. Ovviamente rispondo di si, e lei si avvia sulle scale che conducono al piano superiore. Gli ambienti in cui ci muoviamo, una volta uffici e studi di registrazione della Chess, sono sorprendentemente piccoli e in un precario stato di conservazione. Arrivati in cima alla rampa di scale, entriamo nel locale che veniva utilizzato per suonare, con la cabina di registrazione adiacente, comunicante tramite una grande vetrata. Mi rendo conto di essere l’unico visitatore.

Chess: sala registrazione - foto di Paolo Barone

Chess: sala registrazione – foto di Paolo Barone

Vedo esposto sul muro il disco di Winter, Waters & Cotton con dedica e firme di tutti e tre i musicisti, qualche locandina, un pianoforte, delle sedie, e proprio di fronte a quello che era il vetro della regia un grande televisore.

Chess - disco Muddy Waters e Johnny Winter - foto di Paolo Barone

Chess – disco Muddy Waters e Johnny Winter – foto di Paolo Barone

La ragazza lo accende e mi dice di mettermi comodo per la visione del filmato. Obbedisco, mentre lei traffica con un vecchio vhs e relativa cassetta.  Dopo pochi secondi il video parte, e lei mi lascia solo, in quella che, deduco, una volta era la sala dove suonavano i musicisti della Chess, augurandomi buona visione.

Il nastro e’ molto usato, la visione risulta quindi a dir poco imperfetta…Pero’, dico io, potevano pure provare a passarlo in dvd, mah, misteri del blues.

Il filmato e’ interessantissimo: Riprese d’epoca della scena blues elettrica di Chicago, gente che balla e suona in mezzo alla strada, piccoli locali, chitarre scordate, facce da galera. E poi tante interviste. Tutto il firmamento delle stelle del blues, Jagger, Chuck Berry, Mr. Chess. Raccontano tante storie mentre i minuti passano. Sonny Boy Williamson che entrava in studio senza mai niente di pronto e mezzo ubriaco, Muddy Waters che al contrario teneva il controllo totale della situazione. Gli Stones che mentre provano un pezzo di Berry, vengono a sapere che il vecchio Chuck sta salendo le scale per sentirli suonare…Mille strorie, tante interviste, il documentario e’ veramente ben fatto. Mr. Chess racconta che una volta finito un pezzo, quello che facevano era andare al piano di sotto, mettere un altoparlante sul marciapiede e vedere le reazioni dei passanti. Se la gente si fermava a chiedere cosa fosse, avevano fatto centro. Il filmato si chiude con un esibizione live di Muddy Waters in un festival all’aperto. Il pubblico e’ fatto in prevalenza di bianchi ormai, e lui, che di solito suonava seduto serio e compassato, si scatena in una danza divertentissima.

La cassetta finisce, nessuno si fa vedere, dopo qualche minuto spengo il televisore e mi metto a girovagare per le stanze del piano superiore.

Trovo un po’ di memorabilia, niente di che: dischi, qualche strumento, un paio di abiti di scena, qualcosa relativo alla registrazione degli Stones. Entro in quella che era la cabina di regia, un locale piuttosto piccolo con due grandi vetrate, una su strada e l’altra verso i musicisti. Ci sono un paio di di apparecchiature, qualche scatolone, barattoli di vernice. E’ come se questo posto fosse stato abbandonato per un lungo periodo, e poi ristrutturato. Ma verso la fine dei lavori devono avere finito l’entusiasmo, e le cose sono rimaste un po’ cosi, come dire, incompiute…

Chess:  recorder - foto di Paolo Barone

Chess: recorder – foto di Paolo Barone

Scendo le scale, girovago in quelli che erano gli uffici della Chess, e oggi lo sono della fondazione Blues Heaven. La ragazza mi sente, apre la porta mi chiede se ho bisogno di qualcosa, se mi e’ piaciuto il filmato, e mi dice di visitare anche i locali sul retro degli uffici. Poi chiude la porta e si rimette a farsi i fatti suoi.

Nel retro trovo un altra stanza piuttosto grande, non ho idea a cosa servisse ne’ ci sono indicazioni di sorta. Al momento ospita un altro po’ di memorabilia, fra cui i costumi di scena di Bo Diddley e Koko Taylor. Molto belli. Continuo a camminare, e trovo una parete blu totalmente tappezzata di maschere bianche. Sono i calchi del volto di tantissimi bluesman. Una cosa strana, un po’ surreale.

Chess: Maschere - foto di Paolo  Barone

Chess: Maschere – foto di Paolo Barone

Torno verso l’ingresso, c’e’ un piccolo spazio per la vendita di cd e cartoline, ma niente che valga la pena di comprare. Prima di andarmene mi fermo alla base delle scale, nel piu’ assoluto silenzio, cercando di immaginare come dovesse essere stato questo posto nei suoi anni d’oro. Quanta musica, quanti personaggi, quante storie sono passate da queste stanze…

Apro la porta e me ne vado senza disturbare. Salgo in macchina e mentre mi infilo nel traffico di Chicago, rifletto fra me e me su questa piccola esperienza appena conclusa. Non ho ben capito perche’, ma la comunita’ afroamericana sembra non avere un buon rapporto con la storia della musica blues. Non la ascoltano piu’, non la suonano piu’, non gli importa piu’ di tanto. E’ come se l’avessero data ai bianchi a fine anni sessanta e buona sera. Certo, se andiamo a vedere le cose nello specifico, ci sono ancora molti neri che amano il blues e che lo suonano, ma in genere mi sembra che sia andata cosi. Paragono nella mia mente questa visita alla Chess, con quelle che ho fatto negli ultimi anni alla Motown. Nella casa del Soul e’ tutto un via vai di gente, comitive, visite guidate, tutto ben organizzato e perfettamente conservato. Qui nella citta’ del vento, mi e’ sembrato che volessero lasciar perdere tutto da un momento all’altro. E sarebbe un peccato, visto quanto la nostra cultura, la nostra musica, deve a questi piccoli locali che si trovano a 2120 South Michigan Avenue, Chicago Illinois.

Leggere BILLBOARD e scoprire di non essere più un conoscitore di musica

25 Gen

Billboard 26-01-2013Stamattina davo un’occhiata all’ultimo numero della rivista americana BILLBOARD (quello del 26/01/2013), sfogliavo pagine di articoli dedicate ad artisti a me sconosciuti e iniziavo a sentirmi spaesato. Mi concentravo poi sulla Top 200 americana ufficiale e mi accorgevo che delle prime 100 posizioni conoscevo (nel senso di aver sentito almeno qualche canzone) solo pochi nomi: PINK-ADELE-RIHANNA-ALICIA KEYS-LED ZEPPELIN (al 45° posto con CELEBRATION DAY)-KID ROCK-BLACK KEYS-C. AGUILERA-GREEN DAY-JOURNEY-MUSE-MICHAEL JACKSON-BOB SEGER-ROLLING STONES.

14 su 100.  Di questi, 3 mi piacciono molto (LZ-RS-SEGER), 2 li seguo da lontano con un po’ d’interesse (BLACK KEYS e MUSE), e altri 2 li ascolto occasionalmente quando alla domenica mattina faccio le pulizie di casa (PINK e i JOURNEY).

Ho capito quindi di non essere più un conoscitore di musica, l “esperto” che molti conoscenti pensano io sia. Sono dunque un uomo di una (in)certa età ripiegato sulla musica della sua giovinezza avulso dal contesto odierno.

Tesi confermata dal fatto che nelle seconda parte dell classifica (dal numero 101 al 200) gli unici nomi che hanno catturato la mia attenzione sono stati:

LZ “MOTHERSHIP” (145° posto – 2 milioni di copie vendute), JIMI HENDRIX “EXPERIENCE HENDRIX THE BEST OF” (165° – 2 milioni), AC/DC “BACK IN BLACK” (171° – 22 milioni), PINK FLOYD “THE DARK SIDE OF THE MOON” (188° – 15 milioni).

Tutto qua, semplici riflessioni di un malinconico venerdì di fine gennaio fatte mentre mi ascolto l’album degli EMERSON LAKE & POWELL.

…but I feel I’m growing older
and the songs that I have sung
echo in the distance
like the sound
of a windmill goin’ ‘round
I guess I’ll always be…
a soldier of fortune

Working Man Blues – di Picca

25 Gen

Working Man Blues
Protagonisti del rock and roll che hanno fatto lavori normali dopo il successo:

ALEX CHILTON (Big Star/Box Tops) ha lavato piatti a New Orleans ad
inizio anni ’80.

COLIN BLUNSTONE (Zombies) vendeva assicurazioni.

COLIN MOULDING /XTC) vetraio installatore

DAVE GREGORY (XTC) consegne mobili d’antiquariato.

BO DIDDLEY – sceriffo a Los Lunas, New Mexico nel ’71

DALLAS TAYOR (batterista CSN&Y) consulente sulle droghe (e ti credo…)

Dallas Taylor

Dallas Taylor

MARTHA REEVES (Martha & The Vandellas) consigliera comunale a Detroit
(giusto Polbi?)

MO TUCKER (Velvet Underground) commessa a Wal Mart

NORMAN GREENBAUM (Spirit In The Sky) ristoratore

JANI LANE (Warrant) commerciante auto usate

ALAN GRATZER (REO Speedwagon) ristoratore

RICHIE FURAY (Buffalo Springfield/Poco)  pastore cristiano

Ritchie Furay

Ritchie Furay

JEFF SKUNK BAXTER (Steely Dan/Doobie Brothers) consulente del Ministro
della Difeasa USA

MICK ABRAHAMS (Jethro Tull/Blodwyn Pig) ragioniere

MickAbrahams

MickAbrahams

RON STRYKART (Men At Work) insegnante

SONNY BONO (Sonny & Cher) Sindaco di Palm Springs

GLENN CORNICK (Jethro Tull) commerciante cibo per animali domestici

FRAN SHEEHAN (Boston) ristoratore

ROY WOOD (Move/Wizzard/E.L.O.) proprietario di Pub

CHRIS FARLOWE (Colosseum) commerciante di cimeli militari

Chris Farlowe

KLAUS VOORMAN (Bassista area Beatles) proprietario di albergo

JOHN EVAN (Jethro Tull) decoratore d’interni

REG PRESLEY (Troggs) ufologo (!!!)

KEN HENSLEY (Uriah Heep) direttore vendite St. Louis Music

CHRIS DEGARMO (Queensryche) pilota charter

LEE DORSEY (New Orleans Soulman) meccanico auto

DOUG YULE (Velvet Underground) liutaio

SAL VALENTINO (Beau Brummels/Stoneground) bigliettaio gare di automobilismo

HOUSES OF THE SNOWY: neve sul rifugio di Trombetti

24 Gen

No, cioè, scusate, guardate un po’ gli effetti del blog: due dei più importanti giornalisti musicali italiani che si danno pensiero per allietarmi con un quadretto nevoso. La mia passione per la neve è tale che, anche involontariamente, contagia un po’ tutti. Che spettacolo questo blog. Il borghetto dove abita John Carl Trumpets è delizioso, la sua casa è al centro della foto, seminascosta. Speriamo davvero che un giorno possa accogliere l’headquarters dell TTBlog. Nel frattempo godiamocela in questa bella “cartolina. Se qualcuno volesse inviare un foto della casa in cui vive sotto la neve, si senta libero di farlo…non mi dispiacerebbe allungare questa poteenziale rubrichetta fino all’arrivo della primavera.

PS: Giancarlo, Beppe: I love you (in senso virile, s’intende).

Snow on Trombetti 's hideaway -  Sassi 14.1.2013 - Foto courtesy of  GCT

Snow on Trombetti ‘s hideaway – Sassi 14.1.2013 – Foto courtesy of GCT

…Beppe mi dice: “Sarebbe carino inviare a Tim una foto di casetta tua sotto la neve; Tim spesso pubblica foto di situazioni atmosferiche estreme.” Giancarlo risponde: “Sì, Beppe, ma sarei in imbarazzo: a chi potrebbe fregare vedere – o non vedere data la situazione – casa mia in campagna coperta da 50 affascinanti centimetri di neve?”.  Così ci rifletto e decido per il no. Ma davvero a chi minchia potrebbe fregare di vedere una foto della Rock House sotto un cielo che poco bene promette?

Ecco, stamani, amico Tim, ci ho ripensato. E ti invio una foto della Rocca ariostesca che sovrasta la mia casa insieme ad una manciata di poche altre, sotto una nevicata robusta ed a un passo dall’accoglierne un’altra. Perché? No, non per mostrarti fiero il luogo dove hanno ricovero i miei dischi, il posto dove il Trumpets ed il Joe Shore (Beppe Riva, ndTim) hanno chiacchierato a giornate di musica, giornaletti e sfidato le leggi della digestione dopo qualche mangiatella occasionale, il luogo dove tutti i miei sudati risparmi sono finiti nel vero senso della parola; non certo per sfidare chicchessia a venirmi a trovare quando sono dedito al taglio dell’erba o alla sistemazione di muretti a sasso….Seppur un giorno, se ben ricordi Tim, avevamo anche previsto di organizzare una Green Mountain Side con una riunione di anziani appassionati musicofili più un paio di giovini associati al solo scopo di vomitarci addosso un po’ di pareri non richiesti. No, semplicemente ti invio una foto della mia neve degli scorsi giorni come evidente esempio di come un anziano salmastroso (sono nato e vivo sul mare, come ricordi) non dovrebbe mai e poi mai farsi emozionare dai fiocchi bianchi: belli a vedersi ma talvolta portatori di danno. E’ proprio di stamani una telefonata allarmata di un amico che mi ha detto, testualmente: ” Sul tuo tetto pare sia passato uno schiacciasassi! I coppi che stanno ancora lì sono tutti spaccati e una gran parte è finita con la neve a terra, tra la stalla e la casa.”.

Io non so cosa sia accaduto: sono sulla costa. Ma so che ho già telefonato di corsa ad un amico che mi ha restaurato le case e gli ho chiesto di capire che sia successo, anche se lo so già. L’accumulo di neve sul tetto è prima ghiacciato spaccando parte dei coppi e poi scivolato giù in massa con l’alzarsi improvviso della temperatura con lo scirocco. Bene, così imparo a emozionarmi. A Lino, l’amico, ho chiesto un intervento da pagarsi….”a babbo morto”. Altre soluzioni non vedo, purtroppo.  Quando la faremo ‘sta cena di riunione da farsi pagare ai neofiti ? Beppe freme… (Giancarlo Trombetti © 2013)

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: karma karma karma karma karma chameleon

23 Gen

Sms di POLBI: “Ti ho mandato il mio piccolo resoconto della visita alla Chess. Ti avevo anche mandato l’email riguardante il libro sulla storia dei bootleg, è interessante dovresti prenderlo. Ti saluto e vado a comprare una t-shirt dei Camaleonti su Ebay.”

Sms di TIM: “Sì, ho ricevuto tutto, non ti ho ancora risposto perché sono un po’ preso, ho avuto solo il tempo di andarmi a comprare l’opera omnia dei Camaleonti. Ti so dire appena possibile.”

Sul blog di Tim Tirelli e scoppiata la Camaleonti mania.

I Camaleonti

I Camaleonti