Risparmiare qualche euro e comprare un kit di sopravvivenza

9 Feb

Più di quattro anni di crisi economica continua, di speranze di ripresa che appassiscono, meno soldi in tasca, poche possibilità, timore del futuro, sentimenti di incertezza, inadeguatezza, insicurezza. Si vive più a lungo, ma la società è cambiata, il sol dell’avvenire che negli anni settanta sembrava dietro l’angolo chissà mai se sorgerà. Paure ancestrali del forestiero e dello straniero ormai radicati sulla tua terra. L’Italia che sembra affondare, il senso dello stato ormai inesistente, il concetto “la comunità prima di tutto” ormai sparito, tutti aggrappati al proprio pianerottolo. Il senso di giustizia, le pari opportunità, la dignità da garantire a tutti…concetti ormai svaniti. Dalla tua pianura guardi a sud e ti vien voglia di bestemmiare…sì, umanesimo ‘sto cazzo! Guardi a nord e ti vien voglia di vomitare…sì efficienza ‘sto cazzo!

Italia malmessa

Il malaffare come modus vivendi, il soldo come unico scopo. Intendiamoci, avere soldi e possibilità è un traguardo valido per tutti, ma il contesto deve essere diverso…onestà prima di tutto, poi fratellanza, uguaglianza, tolleranza. Volgi allora lo sguardo alla caput mundi, la città a cui senti appartenere, ma se sposti le tendine dai viali di pini marittimi in una bella domenica mattina di maggio, la vedi meglio la tua città e non puoi fare a meno di notare che sembra una cagna in mezzo ai maiali.

ROMA Viale delle Terme di Caracalla

UNA CAGNA IN MEZZO AI MAIALI

Ci si mettono poi gli anni che passano veloci, le mamme che imbiancano e poi spariscono, i padri che scivolano verso l’oblio, i sogni che crollano, gli amori che finiscono e i patti che il demonio non ha mantenuto. Aggiungi poi che dopo lo Special One il diluvio e sei a posto.

Cosa fa allora un uomo di blues perso nella Regium Mutina county?

Bluesman

Va su Amazon e spende quel po’ di euro risparmiati in un kit di sopravvivenza:

acquisti di febbraio - foto di TT

O là.

Ecco che con il kit la vita si fa meno faticosa. Al mattino lo infili, insieme ad una manciata di bootleg degli EMERSON LAKE & PALMER, nella borsa e ti senti meglio. Lo tieni lì sul seggiolino e sai che puoi provvedere alla bisogna in qualsiasi momento. Le nubi si fanno meno scure, il traffico meno intenso, il broncio meno pronunciato, le groupie ancor più gnocche. Ah che meraviglia.

Grazie alle deluxe edition in fondo la vita è bella.

Some people say I’m no good
laying in my bed all day
but when the night times comes I’m ready to rock
and roll my troubles away
I don’t care if the sun don’t shine
I know I’m gonna see it trough
I don’t care what nobody says
I’m tell you what I’m gonna do

I’m gonna live for the music
give it everything you got
live for the music you know you’re gonna find a lot
to ease your mind

now you may say I’m a mean mistreater
say I never treat you right
but sooner or later I’m gonna get to ya , baby
I don’t wanna fuss and fight
hey baby gimme good lovin
do it to me all night long
any old thing gonna make me happy
long as I can sing my song

I’m gonna live for the music
give it everything you got
live for the music you know you’re gonna find a lot
to ease your mind

Hey, give it everything, give it everything Give it everything you got Give it everything, give it everything Give it everything that you got


Get out on the floor 
Dance and dance some more Come on, come on, come on baby Come on, come on, come on baby Yeah, yeah

 

BAD COMPANY

BAD COMPANY

ARMADI E CASSETTI – di Giancarlo Trombetti

7 Feb

Io odio gli armadi. Se per armadi si intendono quei muri colorati ed impiallacciati che possono contenere una vita. Facilmente. Li odio perché sono brutti, perché occupano uno spazio eccessivo, a mio parere ingiustificato, li odio perché sono comodi, ma a modo loro. Li apri e scorrono, sono pieni di cassetti, cassettini, ganci speciali, appendiabiti di ogni genere: possono davvero contenere di tutto. E più sono utili, meno mi piacciono. Preferisco gli armadi d’un tempo, quelli che non prevedevano più di un paio di cassetti e spesso neppure quelli, perché non c’era un gran ché da porvi all’interno. Erano piccoli, in legno robusto, con una stecca di traverso dove appendere l’abito o due che riuscivi a possedere e che ti sarebbero comunque bastati per ogni occasione. Erano intagliati talvolta rozzamente, con qualche fronzolo fatto a mano all’esterno: erano bellissimi. In casa mia ci sono solo quelli. Già, ma dove la piazzi tutta la tua roba, i diecimila vestiti di Barbara, le cose che sai che non ti stanno e non ti staranno mai più ma che non butti via perché “non si sa mai” oppure perché sei comunque convinto che prima o poi ti verrà il coraggio di fare quella dieta speciale che ti farà buttar giù venti chili mangiando quanto vuoi e quello che vuoi? Non lo so, da qualche parte la metterò.

armadio

Già, perché a pensarci bene la vita è un armadio. E la vita di un musicofilo – avevamo deciso di chiamarci così, no? – è esattamente un armadio, un armadio con troppi cassetti. Ed ho appena specificato che io, i cassetti, proprio non li sopporto. Anche se mi rendo perfettamente conto di quanto siano utili e pratici. E così tento un parallelo azzardato, tra uno di noi che si trova a dover riporre un paio di sacchi di vestiti, ed un altro di noi che ha deciso di spiegare a qualcun altro che-magari-proprio-non-ne-ha-necessità le meraviglie di un disco, di un gruppo musicale. Ecco, è lì, in quel preciso momento, che i cassetti tornano comodi. Perché dato che resto convinto che scrivere di musica sia come “ballare di architettura” – nel pisano direbbero: “Sta come il culo alle quarant’ore!” ed un giorno ve lo tradurrò – i cassettini, le definizioni, i generi musicali, paiono fatti apposta per tagliar corto sulle spiegazioni, ma solo su quelle. Per favorire la digestione direbbe qualcun altro.

cassetti-vari

M’è accaduto un milione di volte, in questa vita, di leggere le acrobatiche descrizioni di certi scrivani che danzavano sul filo del rasoio per tentare di portare il lettore a vedere l’oggetto del disquisire con i loro occhi di esperti. Mezzo milione di volte senza andarci neppure vicino. Noooo…non per colpa loro, tutti bravisssssimi…ma perché ogni orecchio è semplicemente diverso dall’altro, così come ogni umore, ogni vita, ogni speranza. E l’ascolto della medesima cosa non sarà quasi mai identico a quello del vicino; a meno che non si tratti di un vicino che non possiede alcun giudizio personale ed attende che qualcuno glielo serva su di un piatto ben cotto e confezionato. Ma qui si va a finire in un terreno minato, dove nessuno ammetterà mai niente e dove i pentiti ed i delatori non esistono. Ed ecco che, tornando allo scritto che ci stava spiegando come suona un disco o un artista, tornano comodissimi i cassetti, gli armadi multifunzione, i gancetti per cravatte e cintole. Non c’è bisogno di saper scrivere e descrivere, di aiutare a chiudere gli occhi e favorire l’immaginazione: basta un cassetto, o due. Pratico e veloce e chissenefrega.

Il guaio è quando di cassetti se ne usano quattro o cinque insieme. Ecco, lì, la visione si confonde e tutto diventa complicato, invece di chiarirsi. Perché se in un impeto dialettico, un prodotto ti viene descritto – non scherzo, lo giuro! – come un “bellissimo esempio di Hard Dark Progressivo Occulto”, scusatemi, ma io non ci capisco più un cazzo. Maledetti cassetti. Così vado e frugo dentro ad ognuno per capire….dunque “hard”, per me erano hard gli Zeppelin, i Purple, i Cream…

Deep Purple

Deep Purple

già, ma gli Zeppelin di “LZ II” o del terzo? No, quelli non sono hard, sono più folk e acustici…vabbè…diciamo che grosso modo ci dovremmo essere. “Dark”…e qui scivoliamo ancor più in basso. Dark potrebbero essere i Cure o i Sabbath…no, quelli li definivano heavy metal, qualcuno Doom…che fare? Ricorrere alla ben poco affidabile Wikipedia? Figurati! Alla voce “dark” propone otto cassettini con una dozzina di sottogeneri…Con ”Progressive” mi sento più sicuro: i Genesis, E.L. & P., i Crimson, i Tull, gli Yes…

Genesis

Genesis

già, ma c’è anche il cassettino del Progressive Metal e se vai a leggere trovi che “High Tide hanno tracciato le basi del progressive metal, fondendo elementi di progenitori come Cream, Blue Cheer e Jeff Beck Group”…metal i Cream e Jeff Beck?  A questo punto rinuncio persino a individuare le fonti dell’”Occulto”. Per me occulta resta una messa nera, il sacrificio di un animale a scopo rituale, il posto dove ho messo le chiavi del lucchetto della bicicletta che non trovo più da due anni.

Chiudo gli occhi e mi immagino, ci provo, un gruppo rock figlio della fusione di Deep Purple, Cure, King Crimson e del mio mazzo di chiavi. Sinceramente non so se mi piacerebbe. Ci rinuncio. Non li ascolterò mai, neppure a gratis su Youtube. E maledico la necessità di trovare uno spazio per tutto. Ecco perché inizio ad odiare chi prova a convincermi di qualcosa che solo io potrò capire. Lo so, è un po’ come ammettere una sconfitta: non essere riusciti a sdoganare il nostro modo di scrivere dalla necessità di doverlo per forza di cose inquadrare in qualche modo e di essere diventati schiavi di etichette che poi, a ben guardare, non definiscono proprio niente e non aiutano nessuno. Al massimo scorciano di una ventina di righe ogni recensione.

Trombetti's lost keyring

Trombetti’s lost keyring

E mi ricordo dei bei tempi in cui i cassettini erano due o tre, anche se i gruppi erano già migliaia, e stava al tuo buonsenso riuscire a catalogarli nella tua personale teca mentale che non condividevi con nessuno se non con chi aveva acquistato il medesimo disco. Anche se nell’altra casa stava accanto a tutt’altra merce…Bei tempi! Quando psichedelia era una immensa fascia che andava dai Floyd all’altra parte dell’oceano, in quella Costa Ovest che non avresti mai visto com’era veramente ma di cui eri certo di aver capito tutto. O quasi, o niente, ma che importava? Tanto, l’unica definizione che davvero ti era piaciuta era quella tra musica buona e quella cattiva. E quella buona era esattamente corrispondente a quella che ascoltavi tu.

Rock music poster

Giancarlo Trombetti©2013

I ponti di Einstein-Rosen county

6 Feb

Oggi pomeriggio, in giro per Mutina per lavoro. Me ne stavo tranquillo nella blues mobile ascoltando GUGLIELMO IL GROSSO PIANDELBOSCO * quando d’improvviso ho iniziato ad essere sbalzato dentro e fuori  ad uno spazio temporale. A Mutina del 2013 si sovrapponeva la PINE BLUFF  dell’ARKANSAS di 80/100 anni prima.

La skyline di Viale Ciro Menotti si trasformava nella County Court House di PINE BLUFF …

Modena gennaio 2013 - foto di TT

La skyline di Viale Ciro Menotti –  gennaio 2013 – foto di TT

Jefferson County (Arkansas) nel 1921

Jefferson County (Arkansas) nel 1921

Va bene che il blues (quello vero) è potentissimo, ma non mi aspettavo un lavoro del genere. Un gran bagliore e ritorno a MUTINA. Mi butto sulla tangenziale e flash, ecco che mi infilo in un’altro cunicolo spazio-temporale: la tangenziale diventa una country road del tempo del blues…

Bretella Mutina-Stonecity - foto di TT

Bretella Mutina-Stonecity – foto di TT

Strada al tempo del blues

Strada al tempo del blues

Ma porca di quella puttana, che cazzo di potenza il blues di BIG BILL BROONZY!

Big Bill Broonzy

Big Bill Broonzy

Continuo ad andare con la mia blues mobile, guardo alla sinistra, alla destra, ci sono dentro fino al collo, nel blues. GUGLIELMO IL GROSSO continua a cantare, mi fermo, cerco di raccapezzarmi, guardo la cartina…

Il delta del blues

Il delta del blues

Ma cazzo! Tiro fuori il cellulare, cerco di telefonare ai miei confratelli di Mutina ma i nomi sulla rubrica sono cambiati…MODENA STEVEN PIKES…deve essere Picca,  PAUL PATRICK Guitar BETTS sarà Paolino Lisoni, ATHOS RY COOPER …uhm Marchino Bottazzi, JOHN PAUL CAPPI…Cristianino Cappi. ..tiro fuori la foto dal portafoglio che mi son fatto coi ragazzi, cambiata anche questa…

vvv

Da sx a dx:  in piedi Athos, Modena Steven,  Paulie Betts, a sedere Nonantola Slim, John Paul

Ho bisogno di bere; entro in un locale…

Pine Bluff Drugstore

Ma che succede? Esco, mi guardo in giro,ma dove sono capitato?

Dequeen Postcard1910

BIg BILL BROONZY continua a suonare…

Risalgo in macchina, chiudo gli occhi, li riapro, guardo fuori dal finestrino…

BLUES PINE BLUFF 1945

Poi il CD finisce, lo estraggo dal car stereo…flash…mi ritrovo sulla via Emilia in direzione Borgo Massenzio, sono le 19,30.

Ancora scosso metto la macchina in garage. Prendo il mano il CD di BIG BILL BROONZY, lo guardo… domattina provo ad inserire THREE DAYS AFTER… i Led al Los Angeles Forum nel giugno del 1973, hai visto mai…

LZ Three Days After

*Tradurre un cognome come BROONZY non è semplice, tra l’altro BIG BILL si faceva chiamare anche BROMZIE; ad ogni modo il suo cognome era BRADLEY dall’inglese antico BRAD (BROAD) e LEAH  ovvero “woodland clearing”, radura in un terreno bosco. Per rispettare una certa metrica e quindi per scorrevolezza fonetica, l’ho tradotto con PIAN DEL BOSCO.

Cifre di vendita dei giornali musicali italiani (courtesy of Max Stefani)

6 Feb

 

Ieri mattina mentre davo un’occhiata a facebook  mi saltava all’occhio un post di MAX STEFANI, l’ex direttore del MUCCHIO SELVAGGIO ed ora co-direttore di SUONO. Max riporta le cifre di vendita dei giornali musicali italiani. Pur sapendo della durissima crisi che questo tipo di riviste (ma non solo) sta affrontando, mi sono sorpreso: i numeri sono davvero esigui. Trovando comunque la cosa interessante, contatto Max, ricevo l’ok alla pubblicazione, pubblico il  post. Thank You, Mr Stevens.

Il Mucchio

Adesso che non sono più dentro le posso anche dire.
Di solito le cifre di vendita dei giornali sono tabù. Gli editori se le tengono ben segrete perchè di solito le raddoppiano o triplicano per trovare pubblicità, buoni rapporti con le case discografiche, tenere caldi i lettori etc. Che mi pare anche normale. Nel commercio lo fanno tutti…
Nel mio libro “Wild Thing” ho detto chiaramente quello che ha venduto il Mucchio nel corso del tempo, ma ecco le vendite attuali in edicola in tutto il territorio nazionale delle principali testate.

XL – 25/50mila – a seconda della tiratura che varia da 60mila a 130mila.
Rolling Stone – 20mila
Ultimo Buscadero – 7mila
Suono – 4mila
Mucchio – 4mila
Rumore – 4mila
Jam – 3600
Blow Up – 3200
Rockerilla – 1500

Stupiti? Così poche? Commenti?
Il Mio “Mucchio” negli anni ottanta arrivò anche a 30mila (3mila copie vendute solo a Milano), “Rockstar” addirittura a 80 e “2001” nella prima metà anni settanta addirittura intorno alle 100mila a settimana.

 

La cosa che più stupisce sono le vendite del Buscadero. Più del doppio di Blow Up! E qui bisogna fare i complimenti al proprietario Paolo Carù. Oltre a essere riuscito a far passare un bollettino come un giornale, guadagna da una parte e dall’altra. Il mensile tira il negozio e viceversa. E riesce anche a non pagare chi ci collabora, già appagato di avere la possibilità di scrivere su un giornale che esce in edicola. Chapeau.  (Max Stefani 2013)

Suono Dylan & Obama

Max Stefani  Wild Thing

“Bootleg the secret history of the other record industry” – Clinton Heylin – (di Paolo Barone)

5 Feb

Ho da poco finito di leggere un libro molto interessante: Bootleg the secret history of the other record industry di Clinton Heylin. L’autore ha fatto un grosso lavoro di ricerca storica sui Bootleg, dai tempi delle prime registrazioni fino all’era del cd. Ha intervistato tantissime persone coinvolte nella produzione e nel collezionismo, artisti, giornalisti e avvocati. Ne viene fuori un quadro interessante con uno sviluppo riguardante America, Asia e Europa.

bootlynch

Un certo spazio viene anche dato alle produzioni Italiane, a quanto pare discretamente famose nel mondo e agevolate da alcune nostre lacune legislative in materia, con parecchie interviste a chi nel nostro paese ha prodotto e distribuito dischi di materiale inedito e live non ufficiale. Ovviamente il libro si addentra nei meandri del copyright e delle sue diverse interpretazioni ed evoluzioni, nel tempo e nei diversi paesi. Cosi’ come si cerca una volta per tutte di far chiarezza fra le produzioni Bootleg e il mercato delle copie pirata, spesso stupidamente equiparati. Ci sono mille storie divertenti e sorprendenti su come i concerti venivano registrati, su come si realizzavano le copertine, su quali criteri guidavano la scelta del materiale da pubblicare, sulla rete delle etichette storiche e tante tante altre cose. Non ultimo di come alle volte la mafia ha tentato di entrare nel giro pensando che ci fossero chissa’ quali affari da fare, confondendo anche lei i Bootleg con la pura e semplice pirateria!

Bootleg led Zep Japan 71

Si racconta anche delle reazioni degli artisti, alcuni (pochi) come Patti Smith che hanno sempre amato e supportato la cosa, passando per chi come gli Stones non ha mai esplicitamente incoraggiato, ma sempre tollerato (e collezionato), fino alle reazioni piu’ infastidite di Dylan o addirittura procedendo per vie legali come Springsteen. O anche come i Grateful Dead, che aiutavano i fan a registrare i concerti per scambiarli gratuitamente, invitando pero’ a stare alla larga da chi cercava di farne un business. Il libro sottolinea, giustamente, come l’industria discografica si sia quasi sempre disinteressata alla vera valenza storica, culturale ed artistica delle registrazioni, pensando solo a fare cassa con quello che aveva sottomano. In particolare infischiandosene totalmente di preservare nastri originali, archivi e quant’altro, per poi spesso dover ricorrere all’aiuto dei tanto odiati e demonizzati Bootleggers, che mossi in primo luogo da una vera passione, hanno sempre conservato e preservato i loro tesori dall’attacco del tempo e delle mode.

Bootleg cream-bogue-san-jose-1968-back

Clamoroso in questo senso, scoprire cosa e’ avvenuto nel disastroso passaggio dal vinile al cd, e di come l’industria discografica si sia mossa senza il minimo rispetto per la musica, gli artisti e i fans che avrebbero sborsato i denari. Insomma, una lettura veramente interessante e consigliata per chi legge in inglese con la speranza che magari qualcuno decida di tradurre una versione in Italiano, magari aggiornandola al tempo presente. Perche’ per motivi temporali ( il libro e’ stato pubblicato nel 1995 ) manca completamente il mondo dei Bootleg su internet. Cosa che oggi logicamente non puo’ piu’ essere ignorata. Heylin chiude il libro con un utile glossario, e una personale lista dei top cento Bootlegs.

Bootleg Queen

Come spesso accade dopo la lettura di un buon libro, si fanno delle scoperte, si trovano delle risposte e…si aprono tante nuove domande….

Cosa e’ il mondo dei Bootleg oggi? Come e’ stato trasformato da internet? E’ ancora un mondo di appassionati o e’ anche un business? E l’aspetto grafico, oggi e’ cambiato?

Mille domande che vorrei girare a Tim e a tutti gli appassionati di Bootlegs che bazzicano il Blog….Infondo l’industria discografica segreta ci ha regalato tante emozioni, forse vale la pena parlarne un po’!

bOOTLEG led-zep-absence

Rolling Stone Italia n.112 (febbraio 2013): due belle foto dei LED ZEPPELIN a Milano nel luglio del 1971

4 Feb

Rolling Stone 112 feb 2013

Mi chiama il RIFF:  “Tim, dai un’occhiata a RS, lo so che non ti piace, ma ci sono due foto dei LZ a Milano nel 1971 che non ho mai visto.”

Lo sapete, RS non mi è mai piaciuto, sia quello americano che quello italiano, quando posso ne parlo male, ma di Riff mi fido e così ho comprato l’ultimo numero. Incredibile: all’interno due foto dei LZ (Bonham e Plant e Bonham) che non avevo mai visto, due scatti che ritraggono i due black country men all’arrivo a Linate nel luglio del 1971.

Del resto del giornale non so che dirvi, non ho letto nulla, nemmeno l’intervista “esclusiva” a Page. Niente che mi interessi, ma quelle due foto…vacca ec lavòr!

Led Zeppelin Milano luglio 1971

Led Zeppelin Milano luglio 1971

 

Pensieri cupi in un bel mattino di sole:the sun is shining but it’s raining in my heart

4 Feb

Esco dal weekend con l’umore tutto rotto, i sabati e le domeniche con Brian ormai sono pesantissimi. Stanotte poi mi ha chiamato alle 4,05 “Ciao, Tim, volevo sapere come siamo messi per domani”. Povero Brian, ancora cosciente ma sull’orlo del baratro, spaventato e confuso. Dalle 4 alle 7 ho provato a riprendere il filo del sonno, ma  branchi di blues imbizzarriti imperversavano nelle praterie della mia worried mind, il rumore di quel galoppo nervoso mi ha tenuto nel dormiveglia. Nemmeno Palmiro, venuto a dormicchiare cheek to cheek con me nell’ultima mezzora, è riuscito a calmare quest’anima tormentata.

Scendo, c’è un bel sole, ma i pensieri rimangono cupi…

Domus saurea backyard - foti di TT

Domus saurea backyard – foti di TT

Salgo sul raccordo che porta alla tangenziale di Regium, gli Appennini davanti ma l’anima ancora indietro…

Freeway & hills - foto di TT

Freeway & hills – foto di TT

La deluxe edition di ON STAGE dei RAINBOW cerca di tenermi in carreggiata l’animo, ma c’è poca da fare, la blue soul stamattina scarta di lato, si alza sulle zampe posteriori, nitrisce, impossibile domarla…

Cerco di concentrarmi sul sole, dopo giorni di neve, nebbia e pioggia il suo brillare è quasi una novità. Sabato di prima mattina mentre andavo da Brian dipanavo la nebbia senza troppi problemi, poco dopo mentre lo portavo a Ninentyland sotto ad una pioggia battente canticchiavo addirittura qualcosa…

Foggy day in Gavassae - foto di TT

Foggy day in Gavassae – foto di TT

La Crocetta (Mutina) - foto di TT

Misty Crocetta  Hop (Mutina) – foto di TT

Ninetyland bound: two fools in the rain - foto di TT

Ninetyland bound: two fools in the rain – foto di TT

…oggi invece col sole sono down in hole, che paradosso. Magari c’entra anche l’Inter. Già perché perdere 3 a 1 con l’ultima in classifica non giova certo allo spirito. Che delusione la mia squadra di queste ultime settimane. A novembre eravamo la rivelazione del campionato, bastonavamo la J**e, il Milan, il Napoli, sembrava che i campioni fossero tornati, e invece guarda qua, una squadra rattrappita, in confusione, persa…un zattera in balia di piccole onde che si infrangono su di essa come fossero cavalloni alti 15 metri. C’è poi la faccenda Balotelli a rendere ancora più instabile tutto. Non fa certo piacere vedere il Milan che si sente più forte grazie a lui, ma sono contento sia tornato in Italia. SuperMario mi è sempre piaciuto, ho sempre preferito uno così piuttosto che un’anima candida. Lo guardavo ieri sera e mi prendeva un forte nostalgia. Curioso però che ora tutti dicano quanto sia forte e quanto sia bravo, quando giusto due anni fa era un “negro di merda” a cui augurare la morte. Ancora più curioso vedere quel guitto da baraccone del cavaliere nero puntare su di lui per risollevare le sue sorti anche politiche, quando pochi giorni fa gli dava della “mela marcia”. Mario, Mario, lo so che tieni il Milan, ma quanto mi manchi…

Super Mario Balotelli

Super Mario Balotelli

A tutto questo va aggiunta la situazione politica: sono allibito nel vedere che buona parte degli elettori di centro destra si stiano facendo irretire ancora un volta dal cavaliere nero. Non riesco a capire: fino ad un anno fa era lui a capo del peggior governo di tutti i tempi, era impelagato in squallide storie sessuali con minorenni e meretrici, ancora oggi è sotto processo per faccende di malaffare, e i sondaggi lo danno in constante ripresa. Sto veramente perdendo fiducia nell’Italia. Io che l’ho sempre difesa, comincio ad arrendermi, a rassegnarmi. L’intollerabile invadenza del vaticano, i rigurgiti del fascismo, Grillo che si dice possibilista verso casapound, Ingroia che diventa quello di cui lo ha sempre accusato il cavaliere nero e che accoglie nelle sue file quegli stronzi di Rifondazione Comunista (che, ricordiamo, per ben due volte fecero cadere il governo Prodi e per questo non vanno perdonati), Santoro che confeziona una puntata della sua trasmissione su misura per l’omino delle cene eleganti, Monti che da figura istituzionale, seppur grigia e borghese, si trasforma in uno dei tanti politici insopportabili…che sconforto.

Sono triste e sconsolato, oggi sarei dovuto rimanere a casa , in posizione fetale sul divano, dentro il ventre della musica rock e non uscirne più. Gli ELP con l’orchestra al Madison Square Garden nel 1977, i LED al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973, i ROLLING a Bruxelles nel 1973, gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971, JOHNNY WINTER e gli ALLMAN al Fillmor East nel marzo del 1971, la BAD COMPANY, i BOC , e via via tutto il resto. Ah, che azzurri che ho stamattina…

…I woke up this morning, I had them Nonantola Blues,
I woke up this morning, I had them Nonantola Blues,
Well, I looked over in the corner, and Brian seemed to have them too…

HEART “Fanatic” (Legacy – Sony 2012) TTT

1 Feb

Heart-Fanatic

Ultimo album degli HEART, o meglio, delle Wilson sisters. Album onesto, dignitoso. Non ci sono pezzi – a mio parere s’intende – che svettano, che si distinguano per una bella melodia, per un riff un minimo originale. E’ quel classic rock un pelo moderno che va oggi, un po’ neutro, senza sussulti melodici, che fa intravedere sfumature vintage. Elegante, a tratti brillante, ma algido. Ad ogni modo è arrivato al 24esimo posto della classifica americana ufficiale (Billboard), mica poco.

Sono innamorato delle due sorelle Wilson da 33 anni, un cosa con cui commuovermi la trovo sempre, qui è ROCK DEEP (VANCOUVER)…sarà perché vengo meglio dal profilo malinconico, sarà perché il pezzo sembra parlare dei primi momenti importanti del gruppo, ma è da questo pezzo che nasce qualche onda emotiva…

Seattle in the rear view mirror
Brooding like the child inside the man
I was following the interstate
Way up north the father fields Canadian

Up above the royal border
The King George highway opens to the sky
The mountains stand there singing out
Filling up my open eyes

And I still can see you sleeping
In a bed of moonlight seeping
And I remember crying
Cause I knew the sun was rising

Rock deep (I remember crying)
Rock deep (cause I knew the sun was rising)

All the gusts of English Bay
Singing on an ancient radio
And a young girl with a burning heart
Stares down at the big ships anchored far below

And she knows where she is going
Cause her very soul is glowing
And in this gentle harbor
She don’t need to go no farther

Rock deep
Rock deep
Rock deep
Rock deep

Oh my soul was glowing
And I knew where I was going

Heart - Fanatic  back cover

Mi piacerebbe vederle dal vivo, chissà se mai verranno da queste parti. Coi loro pezzi storici ci sarebbe da divertirsi, con i riferimenti ai LZ poi (tipo l’intro di IN THE LIGHT e BLACK DOG) la serata finirebbe in bellezza.

Nancy & Ann Wilson - Heart

Nancy & Ann Wilson – Heart

 

Paolino Lisoni modello

31 Gen

L’altro giorno ero da Giangi (il mio medico a Ninetyland), in sala d’attesa chiacchieravo con Luisa, la segretaria, mia amica d’infanzia, scrivevo sms a Giancarlo Trombetti per assicurami che la scossa di terremoto non avesse fatto danni dalle sue parti, navigavo in internet col cellulino; ma soprattutto guardavo con insistenza, di fronte a me, il manifesto che promuoveva il servizio di prenotazioni telefoniche del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna.

Paolino Lisoni modello

Paolino Lisoni modello

Il modello sulla sinistra non poteva che essere Paolino Lisoni. Il manifesto lo avevo visto anche l’anno scorso, ma mi dimenticai di chiedergli lumi. Stavolta gli mando un messaggio (“sei tu?) con la foto allegata. Liso mi risponde “Sì, no comment!”.

Dunque, un amico intimo, seguace del TTBlog, chitarrista extraordinaire, illuminato del blues, cultore (come il sottoscritto) di CARAVANSERAI dei SANTANA, fa anche il modello. Non si finisce mai di conoscere le persone.

La terza foto di Robert Johnson? La quarta?

30 Gen

Picca mi manda un’email con in allegato quella che si dice sia la terza foto esistente di ROBERT JOHNSON, il nostro padre putativo. Casco dalle nuvole: clicco sul link, vado su un sito  dove leggo che la foto è stata restaurata da Getty Images dopo averla ricevuta dagli eredi di Johnson. La foto è stata trovata per caso su ebay. La foto ritrarrebbe il king of the blues con Johnny Shines. Dal certificato di autenticità pubblicato sul sito della ROBERT JOHNSON BLUES FONDATION sembrerebbe plausibile che l’uomo con la chitarra in mano sia ROBERT JOHNSON, tesi spiegata anche in un lungo articolo di VANITY FAIR.

Affidavit Of Authenticity For Robert Johnson Photo

http://www.vanityfair.com/culture/features/2008/11/johnson200811

Questa qui sotto quindi sarebbe la terza foto dell’uomo che influenza così tanto la mia vita, il negro illetterato che scrisse testi da brividi e che ululò alla luna i migliori blues mai sentiti su questa terra:

Robert Johnson And Johnny Shines ?

Robert Johnson And Johnny Shines ?

Per anni, lustri, decenni, come milioni di altri seguaci ho fatto riferimento alle sole due foto disponibili…

Robert Johnson

Robert Johnson

ed ora ecco la terza (sempre che sia autentica). E’ mezzanotte, devo andare a letto, ma sono un po’ scosso, meglio fare un giretto di cinque minuti lungo la campagna nera, chissà…se mi fermo all’incrocio dietro casa, fare due chiacchiere col demonio potrebbe farmi bene…

INTEGRAZIONE: mentre ieri sera cercavo conferme alla autenticità della terza foto, mi cadde l’occhio anche su un altra immagine raffigurante – a quanto pare – sempre il nostro ROBERT JOHNSON. Mi ripromisi di investigare ulteriormente stamattina. Nemmeno il tempo di mettermi a computer appena sveglio, che trovo un’email di Picca con la “quarta” foto  che allego qui sotto. E’ davvero ROBERT JOHNSON? Su ebay la foto viene venduta a 795mila dollari. Anche la prestigiosa rivista UNCUT si interroga sulla cosa. Questo quarto scatto mi piace un casino, mi piacerebbe tanto fosse lui per davvero. Chissà; per il momento, come mi scrive Picca, la cosa è molto interessante.

robertjohnson