Immagino che libri del genere interessino solo ad un piccolo numero di lettori, io sono fra questi e ho trovato queste pagine di Manzi stimolanti. Certo, la (paleo) antropologia mi interessa, ma credo che in generale l’autore abbia scritto qualcosa di comprensibile e al contempo avvincente per (quasi) tutti. I Neanderthal appartenevano ad una specie umana diversa da noi Homo Sapiens, ma nella loro storia evolutiva possiamo trovare anche tracce di noi stessi (d’altra parte tutti noi possediamo nel nostro DNA una piccola percentuale del loro).
Il libro ne racconta l’inizio e la fine, la convivenza con le altre specie umane e le ragioni della loro scomparsa. Manzi ci aiuta anche a districarci nella preistoria, segnando lungo il cammino scritto pietre miliari che aiutano il lettore a raccapezzarsi, soprattutto per quanto riguarda il Pleistocene. Questi sono libri di preistoria, qualcuno andrebbe letto. Questo di Manzi è uno di quelli.
I Neanderthal sono un buon modo per raccontare la scienza delle nostre origini e i suoi formidabili progressi. Ne abbiamo bisogno ancora di più oggi, noi esseri umani dell’Antropocene, con tutte le sfide che dobbiamo affrontare.
«Sono seduto su un grande masso di fronte al mare. Alle mie spalle la grotta del Monte Circeo frequentata dai Neanderthal». Con queste parole ha inizio un sogno: un incontro immaginario tra un paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal. I due condividono le competenze di oggi e le esperienze vissute nel tempo profondo. Dialogano così sull’origine, sulle caratteristiche e sui comportamenti dei Neanderthal, come pure sul loro destino. Ne deriva l’affascinante narrazione di una specie simile alla nostra, ma anche profondamente diversa da noi, con la quale ci siamo confrontati dopo centinaia di millenni di separazione evolutiva. Non solo, però: la vicinanza genetica ha reso possibili incroci che hanno lasciato tracce durature in tutti noi. I Neanderthal sono ancora qui.
Giorgio Manzi è professore di Antropologia alla Sapienza – Università di Roma. Accademico dei Lincei, è stato direttore del Polo museale Sapienza e segretario generale dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Editorialista di «Le Scienze», collabora con quotidiani, periodici, trasmissioni radio e tv. Fra i libri per il Mulino: «Il grande racconto dell’evoluzione umana» (2018), «Ultime notizie sull’evoluzione umana» (2017).
Apro gli occhi, la stanza è buia, a tentoni picchietto sulla sveglia, sono le 5,15. Che anno è? 2022. Che mese è? Ottobre. Chi sono? Un uomo di blues. Da dove vengo? Dalle gelide profondità cosmiche. Dove sto andando? E chi cazzo lo sa. Minnie, la gattina che ho accolto tre anni fa e che vive con me da allora, vede che sono sveglio e viene ad accoccolarsi al mio fianco; si accomoda tra il mio braccio destro e il petto, inizia a fare le fusa mentre con i suoi occhioni tondi mi fissa. Poco più in là Palmiro, il gatto nero leader indiscusso della colonia di felini con cui vivo, è spalmato sul fianco della donna che è nel letto con me. L’alba arriverà alle 7,38, rimango a galleggiare nel buio della stanza un poco poi, stanco di districarmi a fatica tra i pensieri che come rovi si avviluppano alle gambe, decido di alzarmi. Mi occupo dei due gatti citati, apro la porta che dà sulla profonda oscurità della campagna, metto davanti al muso di tre altri felini le ciotole con il cibo, mi reco in soffitta faccio uscire gli ultimi tre felini e una volta in cucina preparo le loro razioni. Pulisco le lettiere, vi spruzzo sopra il deodorante apposito, do le medicine a due di essi, li osservo per vedere se tutto è a posto (entrambi sono malati) e sbuffo … gestire otto gatti è uno sport estremo.
La doccia, la barba, il momento di contemplazione dinnanzi allo specchio (“ma chi caspita è quell’uomo di una incerta età che sto guardando?”) e infine la meritata colazione. Nel frattempo l’umana con cui vivo si è alzata, la vedo infilarsi in bagno imbronciata e al contempo sorridente, le guardo il culo, le gambe, le tette … sono un uomo eterosessuale dopotutto. Mi affaccio alla porta di casa, è un alba livida quella che arriva, incorniciata com’è dalla foschia ha il suo fascino. Scendo, respiro la nebbia, penso a te.
nei pressi della Domus Saurea – ottobre 2020 – Foto TT
Ore 7:30, mi metto in macchina, mi sale l’incipit di una canzone che scrissi tanti anni fa quando suonavo con i Treni Locali …“un’altra mattina di merda”.
TRENI LOCALI “Sotto Tiro” (Tirelli – SIAE 1995):
Il sole inizia a fare capolino, veli di nebbia rendono la campagna in cui vivo più bella di quello che in realtà è. A Meadow (vabbeh, Prato, frazione di Corrigium, qui nella Regium Lepidi county) la chiesetta e il piccolo cimitero diventano un quadretto pastello niente male.
Località Prato, ottobre 2022 – foto TT
Una volta raggiunto Campgajàn l’incanto delle campagne nebbiose svanisce … mi immergo in un mondo fatto di snodi autostradali, dogane, tir, tangenziali. Scivolo in un mood grigio cenere, la realtà è un incubo, vivo in un paese occidentale ormai allo sbando che elegge come presidenti delle due camere del parlamento due figure inqualificabili. Oltre il 40% degli aventi diritto ha votato per forze politiche che per quanto riguarda i diritti ci ricacceranno indietro di decenni, che favoriranno l’integralismo religioso e si allineeranno a paesi europei (e non) che fanno ribrezzo. Che dire poi del nuovo governo e della nuova denominazione nazionalista dei dicasteri? Tutto è riassunto egregiamente nella prima pagina odierna de “il manifesto”, in quanto a titoli non li batte nessuno.
E’ proprio vero, mala tempora currunt sed peiora parantur.
SERIE TV
_Playlist (Netflix 2022) – TTTT
In questo racconto romanzato, un imprenditore svedese e i suoi soci decidono di rivoluzionare il settore della musica con una piattaforma di streaming legale.
Questa è la storia di Spotify, applicazione che non uso per motivazioni etiche. La serie mi sembra sia fatta bene, ma l’ho guardata con un certo fastidio visto il soggetto e le mie convinzioni. Dopo averla vista mi sono arroccato ancor di più sulle mie scelte (questo non vuol dire che non sapessi che la digitalizzazione avrebbe raggiunto anche il mondo della musica e che io stessi dalla parte delle case discografiche.).
GATTI ALLA DOMUS
Come anticipato nelle righe iniziali, la mia vita scorre in simbiosi con la colonia felina che si è stabilita qui alla Domus.
Gatti alla Domus – Stricchi, Ragni, Raissa Ozzy – Domus ottobre 2010 – foto TT
Gatti alla Domus – Ragni, Ozzy, Raissa, Stricchi Domus ottobre 2010 – foto TT
E’ un impegno non da poco, ma l’investimento economico e di energie è compensato dai quarti d’ora serali quando i gatti – in questo caso Palmiro – mostrano affetto e devozione verso gli umani che hanno schiavizzato.
Palmiro getting in the sentimental mood – Domus Saurea ottobre 2022 – foto TT
DOMUS PLAYLIST
CODA
La settimana finisce, ieri sera uscita con i ragazzi, 5 su 10 ovvero Capitan Hardrock (io insomma), Il Guerriero Della Palude Silenziosa (Jaypee), The Mechanic Wizard (Mario), Il Corvo Nero (Lollo) e Modena’s Finest (va beh, il Pike boy). Passo una serata fantastica allo Sherlock Holmes Pub di Regium Lepidi, tre ore e mezza volate via in un baleno, parole in assoluta libertà a proposito di Calcio, Politica, Musica Rock, Musica Blues, Johnny Winter e Pheega. La cosa magnifica è che siamo politicamente scorrettissimi pur pensando in maniera politicamente correttissima. We are the fucking champions.
Ed è così che il mood nel weekend vira su colori intensi, perché poi ci sarà la partita dell’Inter, quindi riprenderò in mano una delle mie Les Paul e se dio (dunque Page) vorrà l’umana con cui vivo potrebbe anche disinfettare qualche ferita che mi porto appresso. Dai uomo di blues, scrollati di dosso le paturnie e let the good times roll, magari facendoti aiutare da due dita di Sburlone.
God
Lo Sburlòn è un liquore a base di mele cotogne, tipico della pianura e della zona collinare del piacentino
Uomo di Blues trying to getting in the mood – Ottobre 2022 – autoscatto
Quando sono fuori con gli amici e si parla di musica Rock talvolta me ne esco con lodi agli UFO, e immancabilmente il Pike boy si mette a ridere, e io rido con lui. Questo perché agli UFO in parte, ripeto in parte, si può rimproverare un certo atteggiamento da “rockpalast” e da centurioni,due termini che noi amici usiamo per descrivere quella propensione al rock un poco teutonico (e dunque quadrato) e grossolano. Eppure per gli UFO ho sempre posto nel mio cuore, da quando laggiù alla fine degli anni settanta acquistai Force It (1975), album che mi stregò. Benché fossi giovane e inesperto lo sentivo che gli UFO erano una band di seconda fascia (senza nessuna accezione negativa), che Parker e Way non erano certo Bonham e Jones, che la musicalità non era cosmica, ma quell’hard rock britannico ed europeo mi scompigliò l’anima. La voce di Phil Mogg, la solista di Schenker, il songwriting convincente illuminarono la mia adolescenza. Poi arrivò Paul Champman che si riunì al gruppo sostituendo Schenker e aiutando la band a fare uscire sino al 1983 alcuni ottimi dischi, quindi seguì la sbornia hair metal con Atomic Tommy alla chitarra per un paio di album e infine – prima della reunion con Schenker e il resto della storia – il disco con Laurence Archer alla chitarra e Clive Edwards alla batteria che la Cherry Records ha ripubblicato quest’anno, insieme al live Lights Out In Tokyo registrato con la stessa formazione dell’album ovvero Mogg, Way, Archer, Edwards al Club Città di Kawasaki, locale da 1.300 posti.
Club Città – Kawasaki Japan
Laurence Archer (Grand Slam/Wild Horses/Lautrec) e Clive Edwards (Uli Jon Roth/Wild Horses/Bernie Marsden) negli anni che andarono dal 1991 al 1993 diedero la giusta scossa al gruppo, sebbene il disco non entrò in nessuna classifica può essere considerato una buon album di una storica hard rock band con un nuovo chitarrista dal tocco moderno (per quegli anni).
UFO – High Stakes & Dangerous Men/Lights Out in Tokyo (2022 Cherry Red Records)
High Stakes & Dangerous Men
L’intro di Borderline è molto carina, bluesy e adatta ai temi che affronta la voce di Mogg …
Daylight’s rising across the plains This rig is streaking like a hellbound train I smuggle whiskey, I smuggle gin Where there’s a need well I just truck on in
I’m a gambling man, son of a gun I’ll take the risks now baby I’ll make the run Wanna get home now, back in the saddle Ain’t gonna drive this kinda grade A cattle
ma poi arriva il rock duro a spazzare via ogni malinconia. Assolo che per quanto mi riguarda cozza un poco col sapore che a tratti questo brano ha.
Primed For Time rimane sul genere hard rock. In sottofondo le tastiere di Don Airey. Assolo di chitarra troppo esibito.
She’s The One è carina. Sapore anni ottanta e andamento melodico. Arrangiamento curato ma semplice. La sezione dell’assolo fa molto Whitesnake “1987”.
Ain’t Life Sweet sembra suggerita dagli Aerosmith post 1987, ma rimane un buon brano di hard rock stradaiolo leggermente bluesato. Gli assoli di Archer a questo punto iniziano a sembrare tutti uguali.
La prima parte di Don’t Want To Lose You è sciocchina, abitino anni ottanta in pratica indossato anche nelle parti più rock. Starò forse invecchiando ma preferisco queste cosine all’hard rock dozzinale. Qui è là mi ricorda la versione di Rod Stewart di Downtown Train (con accenti alla Springsteen e Mellencamp)
Burnin’ Fire pur essendo un brano di hard rock senza particolarità e dunque tipico di quegli anni, riesce comunque a farsi ascoltare, sarà perché a me gli Ufo e Phil Mogg piacciono molto.
Running Up The Highway segue lo stesso solco, di nuovo ci sento John Mellencamp (nel ritornello). L’assolo di chitarra – seppur proposto nella stessa formula – è articolato bene.
Certo che i titoli dei brani avrebbero potuto essere un pelo più originali, detto questo Back Door Man si appoggia su di un arpeggio godibile.
Le strofe di One Of Those Nights devono moltissimo ai Def Leppard, Hysteria in particolare. Mogg canta “Lifes a bitch and then you die” … come dargli torto.
Revolution non lascia traccia, mentre Love Deadly Love ha un buon avvio, arpeggio di chitarra e piano. Lo sviluppo di chitarra ricorda Lights Out degli stessi Ufo. Con Let The Good Times Roll abbiamo di nuovo un inizio bluesato tipico di quel periodo.
Lights Out in Tokyo
Running Up The Highway e Borderline sono proposte con la giusta convinzione, nel contesto live la solista moderna di Archer sembra meno aliena al gruppo
Too Hot Too Handle (contenuta in uno dei più bei dischi di Hard Rock britannico, Lights Out del 1977) riporta ad un passato brillantissimo. Il suono della batteria non mi fa impazzire, enfatico com’è, ma nel complesso tutto funziona. Bella la versione di She’s The One, prestazione più maschia.
Anche durante Cherry la carica della band è innegabile, qui l’assolo di chitarra c’entra davvero poco.
L’impressione che dal vivo i brani dell’album da studio si amalgamino meglio con la legacy del gruppo appare chiara, Back Door Man pare brano di maggior valore e One Of This Night perde buona parte del sapore Def Leppard.
L’ultima parte del concerto è ovviamente dedicata all’illustre passato di questa grande band britannica.
Love To Love è sempre un gran pezzo, certo, non è la formazione originale, qualche finezza manca, ma è una versione che funziona.
Only You Can Rock Me appare un pochino centurionica ma sono sfumature della mia maruga da cagacaxxo. Lights Out, la Achilles Last Stand degli UFO, sfreccia veloce. Archer è perfettamente all’altezza della situazione, tecnicamente prontissimo a gareggiare col ricordo di Schenker. Ecco io avrei evitato certo esibizionismo, ma ripeto sono visoni personali. Immancabilmente quando Phil canta “lights out lights out in Tokyo” il pubblico risponde calorosamente. Tutto sommato grande versione.
Doctor Doctor è probabilmente l’esempio più lampante del rock teutonico del gruppo. Andamento rock molto quadrato e geometrico. La nuova introduzione è intrigante, molto anni ottanta ormai alla deriva nei novanta, ma di un certo effetto. L’intermezzo al minuto 04:30 è banalotto. Prima di Rock Bottom Archer si diletta in qualche svisata di tapping, la grinta con cui affronta il pezzo è notevole. Da ascoltare l’assolo, quattro minuti e oltre di cose anche interessanti. Il fraseggio doppiato dalle tastiere però sarebbe da evitare. Shoot Shoot è un classico che ho sempre amato parecchio, non sono sicuro che l’approccio ritmico metal della chitarra funzioni. C’è un intermezzo col pianino e poi il brano torna a sfociare nell’hard rock che conosciamo. C’mon Everybody è inascoltabile, almeno per me. Il rifacimento di brani rock and roll fatti dalle band pesanti sono solitamente un obbrobrio, perché sono dolori se non sai gestire la distorsione, inoltre devi avere moltissimo swing e non devi suonare assoli di chitarra metal, per dio!
Concludendo, tuttavia, una buona riedizione questa della Cherry Red Records. W gli UFO.
Tracklist:
CD 1
1 Borderline 2 Primed For Time 3 She’s The One 4 Ain’t Life Sweet 5 Don’t Want To Lose You 6 Burnin’ Fire 7 Running Up The Highway 8 Back Door Man 9 One Of Those Nights 10 Revolution 11 Love Deadly Love 12 Let The Good Times Roll
Phil Mogg – vocals Laurence Archer – guitar, backing vocals Pete Way – bass, vocals Clive Edwards – drums with: Don Airey – keyboards Terry Reid, Stevie Lange – backing vocals
CD 2
1 Running Up The Highway 2 Borderline 3 Too Hot To Handle 4 She’s The One 5 Cherry 6 Back Door Man 7 One Of Those Nights 8 Love To Love 9 Only You Can Rock Me 10 Lights Out 11 Doctor Doctor 12 Rock Bottom 13 Shoot Shoot 14 C’mon Everybody
Phil Mogg – vocals Laurence Archer – guitar, backing vocals Pete Way – bass, vocals Clive Edwards – drums with: Jem Davis – keyboards
◊ ◊ ◊
Ne approfitto per fare gli auguri al grande Phil Mogg che ad inizio settembre ha avuto un infarto mentre era in tour.
Attica Locke “Black Blues (Heaven My Home)”(2019) (2022 Bompiani) – TTT¾
Qualche settimana gironzolavo nell’angolo libreria della Coop, mi piace curiosare tra i libri e prima di fare la spesa settimanale passo sempre qualche minuto in quel posto, poso lo sguardo su una copertina con la parola Blues in bella evidenza … potevo sottrarmi dall’indagare? Il nome dell’autrice – Attica – poi mi irretisce, foneticamente sensibile come sono, nome che ovviamente deriva dall’Attica, storica regione dell’antica Grecia.
Metto il volume nel carrello, la scelta si confermerà giusta, è uno romanzo adatto a me: un thriller ambientato in un grande lago nel nordest del Texas al confine con la Louisiana, uno di quei bayou spirituali e geografici in cui vivo da decenni.
La traduzione di Alessandra Padoan adatta molto bene all’italiano una scrittura descrittiva, ammaliante, densa di blues. Black Blues (titolo originale Heaven My Home) è il secondo capitolo delle indagini del Texas Ranger (nero) Darren Mathews. Inutile dire che prenderò anche il primo (Texas Blues). Nelle pagine del libro sono parecchie le citazioni di brani di blues nero. Consigliatissimo alla fronda dei lettori di questo blog dedita dall’esistenza blues.
Il Lago Caddo è un’imponente distesa d’acqua che si estende tra il Texas e la Louisiana. Come una creatura acquatica la sua sponda occidentale sembra dimenarsi in un reticolo di paludi, isolotti, bayous e canali che hanno osservato, accolto, nascosto, rubato le vite di chi è vissuto su quelle rive. Una sera d’inverno Levi King, nove anni, sta navigando da solo sul lago nella piccola barca del nonno. Ha fatto tardi da un amico e il sole ormai è tramontato, ma deve tornare a tutti i costi a casa, a Hopetown, prima che la madre si accorga della sua assenza. Ma non tornerà, né quella sera né il giorno dopo. I suoi genitori sono convinti che sia vivo e non vogliono arrendersi, ma il tempo passa e secondo loro la polizia non si sta impegnando nelle ricerche: il padre di Levi, Bill King, in carcere per omicidio – ha ucciso un uomo di colore ed è un membro della Fratellanza Ariana del Texas – decide di scrivere direttamente al Governatore dello Stato perché coinvolga i suoi uomini migliori nel caso. Ad affiancare la polizia locale viene quindi spedito Darren Mathews, Texas Ranger di colore che si è distinto per la brillante risoluzione di un caso poche settimane prima. Ma a Hopetown non basta un distintivo per mettere al sicuro un nero: in un clima di odio e intolleranza, Mathews si dedica all’indagine, che lo conduce nel passato della cittadina, al cuore della convivenza forzata tra nativi americani, schiavi liberati (o fuggiti) e la minoranza bianca che continua a dettare legge e si sente ancor più legittimata dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Una scrittura vivida e una trama serratissima per parlare di diritti e di giustizia in un romanzo che conferma Attica Locke come un’interprete del presente.
◊ ◊ ◊
Attica Locke è nata a Houston, in Texas. Lavora a Los Angeles, dove vive con il marito e la figlia. Il suo primo romanzo, Black Water Rising, è stato selezionato per l’Edgar Award, il NAACP Image Award e il Los Angeles Times Book Award. Ha scritto sceneggiature per cinema e televisione ed è coproduttrice delle serie Empire, When They See Us e Little Fires Everywhere. Con Texas Blues (Bompiani 2019), primo romanzo che vede protagonista il Texas Ranger Darren Mathews, ha vinto il CWA Ian Fleming Steel Dagger Award 2018 e l’Edgar Award 2018.
A Gavassae c’è nebbia fitta, ma a Mutina splende il sole, mentre mi avvicino al centro percorrendo il viale dietro allo stadio osservo un “berto” – un giandanone insomma, come diciamo qui, un ragazzo alto e in carne un po’ sgraziato – che in attesa di attraversare la strada si scatta un selfie sistemandosi il ciuffo. Poco dopo vedo una (bella) ragazza alta intenta a smanettare sul suo smartphone alla fermata del bus, ha le cuffiette. Chissà cosa ascolterà. Mi infilo in the heart of the city mentre contemplo l’ottobre appena arrivato. Mi sale una voglia di colore bordò, di caldarroste, di sughi d’uva, di domeniche pomeriggio spese sotto ad un plaid a far poltrire la mia anima.
Svuotata, pulita, ripiegata e sistemata – con una fatica immane – la piscina
Swimming Pool blues – settembre 2022 – foto T
Swimming Pool blues – settembre 2022 – foto T
è ora tempo di quei tramonti che non sanno di nulla, cartoline mediocri di una campagna che a fatica cerca di resistere all’assalto di un mondo senza più freni, condotto in maniera scriteriata dal bieco individualismo e dallo spietato liberismo. Non ne usciremo indenni.
Borgo Massenzio skyline – settembre 2022 – foto TT
Tuttavia al mattino la foschia rende tutto più sfumato e malgrado il panorama della Domus sia sempre quello, ti illudi di poter ricominciare, anche solo per un giorno, poi magari domani sarà lo stesso e così dopodomani …
October morning at the Domus – foto TT
A Mutina stanno girando il film su Enzo Ferrari, anche il centro viene toccato dall’evento, in piazza Roma, davanti all’Accademia Militare, si cerca di ricreare il mood della Mille Miglia di decenni fa…
Set film Enzo Ferrari – Modena ottobre 2022 – foto TT
Set film Enzo Ferrari – Modena ottobre 2022 – foto TT
Set film Enzo Ferrari – Modena ottobre 2022 – foto TT
VITA IN AZIENDA
La vita in una azienda come quella per cui lavoro a volte regala piccole sorprese.
Una giovane collega viene da me e mi dice “Ciao Tim, qualcuno mi ha detto di portarti questi libri”. Capisco subito chi me li manda così mando un messaggio sulla chat aziendale.
Ovviamente lo ringrazio per il regalo e esplicito ancora un volta la gentilezza e la generosità che sempre dimostra verso di me e quello che mi risponde è:
“Tim, non è una questione di generosità. Come dico sempre, come ho detto a lei, sei il custode delle anime buone.”
Il custode delle anime buone … ammazza … e io che pensavo di essere un bad boy.
Lo porto a pranzo in un ristorante del centro, entrambi non siamo né vegani né vegetariani, ma siamo responsabili e attenti, nel nostro piccolo abbiamo cura del pianeta su cui viviamo.
Ristorante Vegano Menù – foto TT
Anche la giovane collega mi riempie di complimenti “Sono così contenta di averti conosciuto Tim, come dice TMFM (il collega dei libri ndTim) sei il custode delle anime buone”. Eddai, mettitici anche tu, dovrò davvero calarmi nel panni del keeper of the good souls.
Dopo poco sulla chat aziendale interagisco per faccende lavorative con il collega SIMSCA con cui ho un ottimo rapporto, e chiudo il messaggio con un “…ok, tutto a posto allora. Ciao SIMSCA N.1” al che lui risponde prontamente “Grazie Tim, ma there’s only A number one” riferendosi a me.
A questo punto devo trovare qualcuno che mi guardi di traverso perché sennò inizio a crederci anche io; non è facile però, l’altro giorno al meeting trimestrale dell’azienda in un teatro del centro cittadino, dopo le prime due ore – davanti a tutti i dipendenti – l’AD conclude da par suo, un quarto d’ora denso di indicazioni per la collettività che siamo e conclude cliccando – e quindi mandandolo sul grande schermo – sul clip di “Rock And Roll” dei LZ eseguito dagli Equinox alla festa aziendale di settembre (dunque capite bene che cazzo di azienda che siamo!).
General Meeting rock and roll blues – foto TT
Segue pausa di 15 minuti prima dell’intervento di due ospiti esterni. Scendo a sgranchirmi le gambe, dopo poco rientro, prima di riprendere posto nella sala a noi riservata passo davanti all’AD e al Presidente e entrambi incominciano a scandire (cito dal post di questo blog del 24 settembre)”il grido ritmico Tim Tim Tim Tim con metrica precisione, quel grido che raggiunge le profondità della (in)coscienza collettiva e che lascia a terra ogni fronzolo intellettuale, in quei momenti momenti ritorniamo australopitechi, primati della famiglia degli ominidi alle prese con i primi istinti di gruppo.”
Sì, certo, scherzano ricordando la serata di settembre, ma io rimango sorpreso, tanto che, una volta finito l’incontro, mentre me ne torno verso l’azienda inizio a scandire io stesso “Tim Tim Tim Tim Tim…”
SERIE TV
_Entrapped (2021 Islanda) – TTTT
Nel sequel di “Trapped” Andri e Hinrika indagano sull’omicidio del seguace di una setta legato a una disputa con una gang di motociclisti e sulla scomparsa di una donna.
Aspettavo questa nuova stagione con trepidazione, il nordic noir è un genere che mi appassiona molto, i paesaggi nordici (in questo caso l’Islanda) anche. Nella vita dei due protagonisti riprodotti nella locandina qui sotto c’è una impostazione blues che mi rende sensibile alla serie.
_The Good Fight (USA 2017-2022) – TTT½
Storie di uno studio legale americano liberal, composto principalmente da neri; tra le interpreti la rossa del trono di spade e la madre di Sheldon. Non so esattamente cosa mi ha preso di questa serie, è fatta bene ma non è esattamente del genere che prediligo. Eppure vi sono rimasto invischiato. 6 stagioni, dunque serie di successo.
PS: la sigla (dal punto di vista del visual) è una delle più brutte io abbia mai visto.
NOTIZE DAL MONDO DEL ROCK
Trovo da qualche parte la classifica dei migliori chitarristi britannici secondo il referendum dei lettori di Zig Zag giugno 1975. Per quanto mi riguarda n.3 e n.24 (oltre a n.4, n.5, n.15., n.16)
Zig Zag Magazine 1975 POLL best British Guitarist
Recupero anche la classifica di Billboard del settembre 1974. Al n.1, cazzo!
Billboard 28-09-1974
GATTI ALLA DOMUS
Ozzy, il randagio a cui abbiamo dato cibo e rifugio, se la sta passando alla grande. Come scritto nei post passati ha un tumore nella gola, ma intanto gli abbiamo regalato questi due mesi di vita in più (era in condizioni assai precarie quando si fece prendere e portare dal vet), lui ne è cosciente e riconoscente. Dopo ricovero, esami e medicine, il nostro pippistrellino riesce adesso a condurre una vita soddisfacente, ogni tanto fa qualche capatina in campagna, ma poi torna in casa per stare vicino alla sua umana di riferimento. Non è propriamente a posto, si vede come cammina, sballonzola e non è perfettamente stabile, ma ha trovato finalmente una famiglia e di questo è assai felice, glielo si legge negli occhi.
Quando la sua umana preferita fa smart working Ozzy non la abbandona un minuto – Domus Saurea settembre 2022 – foto TT
Ozzy ottobre 2022 – foto Saura T
Ozzy – settembre 2022 – Foto TT
Risolto almeno in parte il problema di Ozzy, arriva quella della Raissa (che già curiamo da quasi tre anni mattina e sera per una disfunzione alla tiroide): non mangia, non beve, dimagrisce a vista d’occhio. Di corsa dal veterinario: esami di tutti i tipi scoprono la colangite, un’infezione dei dotti biliari causata solitamente da batteri che provengono dalla sua confluenza nel duodeno. Rimane ricoverata sei giorni, sotto flebo e sotto antibiotici. Ora è a casa, sembra riprendersi, è 2,9 kg, è magrina, ma ha ripreso la sua vita alla Domus. Rais è la più vecchia della colonia, ha 15 anni, ed è il braccio destro di Palmiro indiscusso Re della Repubblica di Palmiria.
Raissa – Settembre 2022 – foto TT
Sistemata la Raissa, iniziano i problemi con la Stricchi, qualcosa non va, vediamo cosa dirà il veterinario.
Stricchi settembre 2022 – foto TT
Avere 8 gatti (di cui voluti 4 … gli altri si sono accasati di loro volontà) è un bell’impegno, oltre alle cifre spese in medicine e in onorari del veterinario (che in tempi come questi sarebbe meglio non dovere sostenere) io quando sono in casa passo il tempo a pulire lettiere. Ma che possiamo fare? Sono parte della famiglia e dunque piezz’ ‘e còre.
Qui sotto i bigliettini che mi lascia Saura, invece di cuoricini e frasette carine mi fa sapere che i gatti sono a posto.
Bigliettino di Polly – settembre 2022 – foto TT
Bigliettino di Polly – settembre 2022 – foto TT
PLAYLIST DELLA DOMUS
So many things I would have done But clouds got in my way
◊◊◊
Behind every beautiful thing there’s been some kind of pain
◊◊◊
In your eyes I see the sky, no question Hearts belong entwined. One last thing is clear, the sea of love is positively meant to be
◊◊◊
Now you’re tired, your day is over Now the moon is one day older
◊◊◊
You made me high You made me low You made me richer, ha-ay-ay You made me poor
But when the Lord Get ready You gotta move
(spiritual/blues traditional)
OUTRO
E allora seguiamo la corrente di questo ottobre, di questo “povero autunno che è“, in attesa delle piogge e della caduta delle foglie, della stagione che al contempo chiuderà l’anno e lo farà ricominciare.
A tutti i “dissidenti”, i “deragliati“, i “disertori“, a tutti quelli “senza un cappello o un ombrello da aprire“, a tutti quelli che hanno “il cervello in manette” dicono “cose già dette” e vedono “cose già viste“, a quelli a cui “i simpatici stanno antipatici” e i comici mettono tristezza, quelli che hanno paura del silenzio ma che non sopportano il rumore, a quelli che “dove sarà la tua mano dolce dove sarà il tuo amore“…ecco a quelli lì, buon autunno dal vostro uomo di blues Team Teerally.
Man Of Blues – Domus Saurea settembre 2022 – autoscatto
Per un fan in senso stretto dei Led Zeppelin le parole Bath Festival sono sempre state magiche, hanno sempre evocato gesta epiche visto che era risaputo nei circoli degli appassionati che l’esibizione dei LZ all’edizione del 1970 fu un qualcosa di sensazionale. In effetti fu proprio così, il loro concerto in quel festival fu uno spartiacque, da quel momento in poi anche in UK il gruppo diventò leggendario. Siamo nel giugno del 1970 e i LZ sono previsti come top act della seconda serata. L’anno prima avevano suonano allo stesso festival – ma in una location diversa, la Recreation Ground a Bath – per 12.000 persone, ma nel 1970 avrebbero suonato per più di 150.000 persone al Bath & West Showground, località Shepton Mallet, circa 20 km a sud della cittadina di Bath.
Bath fu eretta dai Romani, approssimativamente nel 60 avanti cristo, il nome latino che le fu dato era Aquae Sulis, i nostri progenitori costruirono templi e terme visto le sorgenti di acqua calda presenti in quella zona, la valle del fiume Avon.
Tornando a noi, dicevo che si è sempre teso a mitizzare quel concerto, per una volta però i fan erano nel giusto, la esibizione dei LZ del 28/06/1970 fu davvero speciale. All’epoca erano usciti solo i primi due album, il terzo sarebbe stato pubblicato da lì a 4 mesi ma tre dei pezzi che avrebbe contenuto erano già in scaletta.
Immigrant Song, Heartbreaker, Dazed and Confused, Bring It On Home, Since I’ve Been Loving You, Organ solo / Thank You, That’s Way (then titled: The Boy Next Door), What Is and What Should Never Be, Moby Dick, How Many More Times (medley incl. Down by the River, Long Distance Call, Honey Bee, Need Your Love Tonight, That’s Alright Mama), Whole Lotta Love, Communication Breakdown (incl. Tallahassee Women), Long Tall Sally ~ Say Mama ~ Johnny B. Goode ~ That’s Alright Mama.
Per molto tempo è circolata una registrazione amatoriale dalla qualità davvero pessima, ma circa 12 anni fa è apparso un notevole upgrade della stessa presa da un copia vicina al master (second generation tape). Il suono è ancora assai amatoriale, ma di sicuro è quantomeno ascoltabile (è l’audio usato per la sincronizzazione con gli spezzoni video postati qui sotto).
Led Zeppelin At Bath Blues Festival 1970
Che negli ultimi giorni siano apparsi appunto su youtube degli spezzoni video di qualità praticamente eccezionale è – per i LZ fan – una cosa pazzesca. Si sapeva che gli promotori del festival avevano organizzato la videoripresa in bianco e nero dell’evento, ma da quel che si sa Peter Grant, il possente manager del gruppo, non autorizzò la cosa, e a sua volta assunse una equipe per filmare i Led Zeppelin, e certamente quello che è apparso proviene da quelle riprese. Peccato che chi fu incaricato di tenere in mano la cinepresa non la usò certo in maniera professionale. Certo, si era nei primissimi anni della musica rock intesa come fenomeno di massa, ma maggiore professionalità sarebbe stata la benvenuta. Ad ogni modo sono minuti preziosissimi, con la band in quel meraviglioso mood potente e selvaggio, nessuno suonava Rock in quel modo in quel periodo, nessuno. I filmati apparsi sono senza audio, ma in quello relativo al gruppo onstage come detto, qualcuno ha sincronizzato il video con l’audio della registrazione bootleg.
Molto carini anche gli spezzoni back stage, Jimmy e Charlotte Martin sono davvero teneri …
Robert e John Bonham poi sono molto fighi, insieme a loro appaiono Maureen Plant, Peter Grant, Richard Cole e Mick Bonham, fratello di John.
Meglio specificare che il filmato a colori del concerto completo non esiste, da quel che ci si sa, solo mezz’ora al massimo di girato esiste, ma noi siamo già contenti così, perché anche questi pochi minuti sono una scoperta davvero incredibile, una testimonianza preziosa dei Led Zeppelin nelle vesti, per una volta indiscutibile, del martello degli dei. Best band ever!
Ci sono feste aziendali e feste aziendali. Erano mesi che il Presidente della azienda in cui lavoro pazientava, il Covid ha fatto saltare quella prevista lo scorso anno, ma visto il miglioramento del 2022 ha subito colto l’occasione per riorganizzarla. La festa voleva essere un momento di aggregazione e di celebrazione per il senso di comunità dell’azienda, per i risultati ottenuti, per mettere nuovo carburante nella navicella su cui viaggiamo, destinazione le profondità cosmiche. Tra le cose che il Presidente desiderava vi era quella relativa al carattere della festa, doveva essere assolutamente una Festa Rock! Vista la propensione a tale musica anche da parte dell’amministratore delegato e della dirigenza in generale, festa Rock è stata!
◊ ◊ ◊
Il locale scelto è il Vecchio Fiume, storica birreria di Modena che il Fab One e il collega Zlatan sono soliti frequentare, locale decisamente blues e ad alta gradazione Rock. Esco dall’ufficio alle 16, ho la blues mobile come sempre carica all’inverosimile. Arrivo in Willowed Panaro Street, in breve mi raggiungono anche Saura, Pol e Lele. Scarichiamo, montiamo e sacramentiamo, la vita dell’operaio del Rock è sempre dura, soprattutto se ti sei alzato alle 6 del mattino per caricare tutto in macchina. Per fortuna arriva Fabri, uno dei gestori del locale, che ci offre senza indugio una birra, così il blues inizia a stemperarsi. Oltre alla nostra solita strumentazione questa volta abbiamo portato anche il mixer e un minimo di impianto voce e relativi monitor, la fatica è doppia (ma almeno in questo modo anche il cantante si dà da fare, per una volta non deve solo posizionare il microfono nell’asta).
Un veloce soundcheck, tutto sembra a posto, anche senza il tecnico del suono e un impianto vero e proprio il sound del gruppo sembra avere la giusta cazzimma. Lele dice sempre che questi sono i posti migliori dove suonare, per l’ambiente, per il groove che ne esce, per l’interazione con il pubblico che di solito è a ridosso della band. Sappiamo che è così, lo abbiamo già provato, in posti come quello di oggi di solito salta fuori un “buraccione” che ripaga i blues dati dai decenni spesi a suonare in provincia; ma io sospiro e penso al Madison Square Garden. Ad ogni modo speriamo che sia come dice Lele anche stasera. Poco dopo le 18 iniziano ad arrivare le prime colleghe, in primis quelle che fanno parte del mio clan, Mar, Enri e Stremmy, e via via tutti gli altri.
Sono le 19, un brevissimo discorso del Presidente e si parte.
The Equinox – Vecchio Fiume – Modena 21 set 2022 (Foto Meu Amigo Silvio)
Abbiamo aggiunto alla scaletta qualche pezzo di altri gruppi per non risultare monotematici, niente di che, abbiamo potuto fare solo una prova per preparali, ma se non altro ci saranno anche sapori diversi dai soliti. Apriamo con Tie Your Mother Down dei Queen, a cui segue Black Dog del LZ, alla fine di questa Saura mi dice che ho fatto un salto pazzesco, ma io non lo ricordo proprio… deve essere colpa dell’heat of the moment. Segue Sweet Emotion degli Aerosmith e quindi Dazed And Confused. L’AD (col chiodo e maglietta con la scritta ZOSO) mi confesserà poi di essersi emozionato nel sentire quest’ultima.
(Dazed And Confused filmed by The Stremmy Girl / The Rockin’ AD)
Continuiamo con la nostra versione (decisamente Rock) di Can’t Find My Way Home dei Blind Faith. Non poteva mancare il blues bianco più bello di sempre, ovviamente Since I’ve Been Loving You. Fino a qui mi sembra che le cose siano andate bene, stiamo suonando con il giusto sentimento, siamo in forma, lo percepisco. Con Back In USSR dei Beatles (che dedichiamo al Presidente, amante dei quattro di Liverpool) l’ambiente inizia a surriscaldarsi, il tempo di infilare Hot Dog dei LZ e c’è di nuovo spazio per i Fab Four con Day Tripper. Gli animi sono accesi, davanti a noi abbiamo una masnada ormai imbizzarrita. Il pezzo successivo lo dedichiamo all’AD, il quale ha una predilezione per la versione del 1973 a NY. L’inizio di Stairway placa l’ambiente, chi ordina una birra, chi chiacchiera, chi canta il testo insieme a Pol, ma poi quando alzo la doppio manico per la fanfara che introduce l’assolo torna la bufera.
(Stairway To Heaven filmed by The Stremmy Girl / The Rockin’ AD)
Parto poi col riff di Whole Lotta Love ed entriamo in un altro mondo, il pubblico rolla e rockeggia con noi, uno spettacolo. Durante la presentazione sono costretto ad urlare nel microfono perché fatico a sentirmi, Il grido ritmico lanciato dal pubblico “Sau-ra Sau-ra Sau-ra Sau-ra” è sorprendente, succede lo stesso col mio soprannome, “Tim Tim Tim Tim…” sarà che è formato da una sola sillaba ma il tutto viene amplificato, sembrano in trance, un urlo liberatorio non tanto nei riguardi di me stesso ma del Rock, un urlo scandito con metrica precisione che raggiunge le profondità della (in)coscienza collettiva, che lascia a terra ogni fronzolo intellettuale, per un momento ritorniamo australopitechi, primati della famiglia degli ominidi alle prese con i primi istinti di gruppo. Rimango abbagliato, irretito, toccato. Avrei voluto che qualcuno avesse filmato quel momento, non per (vana) gloria personale, ma per cristallizzare in un file digitale un momento di passione collettiva scevra da qualsiasi retorica ragionata.
(Whole Lotta Love filmed by The Stremmy Girl / Meu Amigo Silvio)
Il concerto dovrebbe finire qui, alle 20 è prevista la cena, ma non ci lasciano andare via e siamo costretti ad aggiungere alla scaletta Rock And Roll e Communication Breakdown dei LZ. Il pubblico ormai si è lanciato in un ballo da strappamutande, urlano così forte che non riesco a sentire la chitarra e dire che ho un Marshall a pochi centimetri da me. Io, Lele e Saura ci guardiamo increduli e divertiti, non siamo in grado di sentirci, suoniamo col pilota automatico, ormai nessuno sa più quello che fa. Il pubblico balla, poga, urla, palpita… la vibrazione primitiva, quella scatenata dal suono dei tamburi delle tribù umane migliaia di anni fa, torna a galla da un passato remotissimo e fagocita ognuno di noi, l’interazione tra band e pubblico è pazzesco, ci scambiamo flussi di energia… la magia del Rock si è compiuta, in maniera definitiva e totale. Che cazzo di meraviglia.
(Rock And Love short clip filmed by The Rockin’ AD)
Finito il concerto ritorniamo piano piano sulla terra, Il Presidente mi abbraccia (e mi dice “nemmeno al concerto dei Metallica ho sentito un tale flusso di energia, pazzesco Tim, pazzesco), l’AD mi abbraccia, le colleghe e i colleghi mi abbracciano incessantemente; io e la band ci prendiamo un tavolo di fianco al palco, evitando di farlo nella sala riservata all’azienda, anche perché non appena mi affaccio lo strillo ritmico, gutturale ed ancestrale “Tim Tim Tim Tim” riprende incessante.
Pol e Lele sono entusiasti, capita di rado di trovare riscontri del genere. Certo, sono tutti colleghi, facile scatenare l’entusiasmo quando giochi in casa, ma sono sicuro che il fragore emotivo è andato al di là di tutto questo. Il Rock è una musica meravigliosa, devo ammetterlo di nuovo con me stesso, in questi ultimi anni il mio rapporto con questo tipo di musica è cambiato, quando diventi un uomo di una (in)certa età, i castelli che ti eri costruito da adolescente, sfumano, traballano, crollano e inizi a provare persino un certo fastidio, ma poi quando vedi il Rock sgorgare con tale impeto in maniere così schietta, beh, non hai che da inchinarti davanti all’ onnipotenza di un amplificatore Marshall, di una Gibson Led… ops Les Paul, una batteria Ludwig e un basso Fender Jazz… gli unici attrezzi adatti a creare quel sound primigenio. Mi inchino anche davanti agli Equinox, l’ho già scritto, ma sono così felice di aver creato un ensemble del genere, con una sezione ritmica sensazionale e una voce formidabile. A tal proposito la mia collega Mar, dopo avermi abbracciato cento volte riesce a rubarmi una affermazione che in pubblico non amo mai fare, tra di noi c’è questo scambio scherzoso quasi quotidiano, lei gioca sempre sul fatto che non sono mai soddisfatto (it’s in my soul baby…I just can’t be satisfied), che tendo sempre a sminuire le cose che faccio, etc etc, ma ecco … sarà forse colpa della quinta birra, ma trascinato dall’euforia mi scappa un “sì, Mar, hai ragione, siamo una band della madonna”. Ho con me dei musicisti molto, molto talentuosi, ma non è questo il punto, piuttosto il fatto che siamo tutti concentrati sul “senso” del Rock, e ci teniamo il più lontano possibile da atteggiamenti discutibili, dalla deriva metal, dai luoghi comuni ormai insopportabili, dal mainstream a tutti i costi. Ecco di questo ne vado fiero, molto fiero.
◊ ◊ ◊
Sulla via del ritorno la blues mobile rolla placida nella notte ormai iniziata, tra le campagne nere che attraverso nello specchietto retrovisore mi fanno compagnia i fari della macchina della bassista. Campogallo, L’Osteriola, Molino di Gazzata e infine Borgo Massenzio. Scarichiamo in fretta, sistemiamo i gatti, una doccia e a letto, domani si torna al lavoro. Prima però di scivolare sotto le lenzuola mi verso due dita di Rum in un bicchiere, un brindisi ai ventimila del Madison Square Garden … New York Goodnight.
PS: Eh sì, è vero, lavoro in un’azienda di pazzi (meravigliosi).
Quasi tre anni che non suoniamo in concerto ed oggi è arrivato il momento di rifarlo. Il luogo è il Beer Stop Maranello, uno dei pochissimi locali rimasti a fare musica dal vivo con determinazione e dedizione, quattro concerti a settimana per tutta l’estate … uno spettacolo!
E’ sabato 10 settembre e già dal risveglio mi monta un umore per niente buono, c’è una incazzatura di fondo che mi corrompe l’animo, un senso di inadeguatezza, di fastidio, di blues profondo che mi sconquassa lo spirito. Dovrei starmene per i fatti miei oggi, ma come si fa visto il concerto? In più sono preoccupato, si tratta di quisquiglie ma è da novembre 2019 che non salgo su un palco, c’è un po’ di emozione e di tensione, e le prove di martedì non sono andate per niente bene.
Carichiamo la macchina … ogni volta scuoto la testa, continuare a fare l’operaio del Rock dopo tutti questi anni non è il massimo, ma tant’è …
la dura vita degli operai del Rock – Domus Saurea 10 set 2022 – foto TT
la dura vita degli operai del Rock – Domus Saurea 10 set 2022 – foto TT
Alle 17:30 arriviamo al Beer Stop, Lele è già sul posto e sta montando la batteria, giusto un cenno d’intesa tra di noi. Scarichiamo la strumentazione e iniziamo a posizionarla sul palco. Pol arriva con il microfono e la asticella ultraleggera, bella la vita dei cantanti…
The Equinox – Beer Stop Maranello 22 set 2022 – foto TT
The Equinox – Beer Stop Maranello 22 set 2022 – foto TT
Il tecnico del suono oggi è Molinari, uno davvero bravo, Saura è contentissima per questo. Il soundcheck fila via liscio, cerco di farmi dare il meno possibile in spia, giusto un goccio di tastiere … le spie, i monitor insomma, spesso sono la rovina della musica Rock.
Davide, il titolare del Beer Stop, viene sul palco, facciamo due chiacchiere, è un ragazzo giovane, trent’anni o poco più ma ha una maturità e una convinzione notevoli.
Sono circa le 19, sono ancora sgrauso come diciamo qui nel reggiano, la bassista ci prende sotto … è più forte di me ma quando sono in questo stato dovrei davvero starmene da solo. Tuttavia è una donna accorta, scaltra, accusa il colpo con nonchalance e mi lascia bollire nel mio brodo. Chiedo una birra, la sorseggio mentre dagli schermi del locale guardo Inter – Torino. La mia squadra del cuore non ha iniziato la stagione in maniera brillante, ma ancora spero che si riprenda. La partita è lofi, ma all’88esimo Brozo, lo psycho boy, insacca, tre punti preziosi.
Mi intrattengo un po’ con gli amici nel frattempo arrivati, Mario, la Patty, la mia “nipotina” del cuore Maya (figlia di Mario), la Jess, Picca, l’amico Jaype, Riff, Gio, Maura, Donatella e compagnia, Doris e Andrea, Gian Luca ed Eleonora, Adriano e Mirna, i Willy Betz …
Ci sono anche tre colleghi, Gian, Dave e Marco B, e chi se lo aspettava?
Ceniamo, mi sparo una Weiss media, e poi vado a cambiarmi. Mi rifiuto di farlo nel bagno degli uomini, lo faccio in macchina. Il locale si riempie, nell’ampio giardino all’aperto (giusto di fianco al museo della Ferrari) ogni tavolo è occupato, alcuni indossano una t-shirt dei Led Zeppelin. Ore 21:30, siamo sul palco, controlliamo che sia tutto a posto e si parte.
The Equinox – Beer Stop Maranello 10-09-2022 – Foto Giovanni Sandri
Iniziamo col solito medley Custard Pie/Over The Hills/Immigrant Song. Con Black Dog iniziamo a scaldarci…
Segue Dazed And Confused, un pezzo che “sentiamo” sempre parecchio, uno di quelli in cui si palesa il fifth element di zeppeliniana memoria, ovvero quella entità, quella vibrazione che si aggiunge a quanto noi quattro siamo in grado di dare e porta il risultato finale ad un livello cosmico (riferito al nostro piccolo mondo, s’intende).
Procediamo con Good Times Bad Times …
Saura si accomoda alle tastiere per Misty Mountain Hop e SIBLY. La pedaliera basso su cui agisce con i piedi mentre suona le tastiere ha il volume un po’ basso durante la prima, per poi tornare al giusto livello nella seconda.
The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
What Is And What Should Never Be, Moby Dick, The Song Remains The Same e Hot Dog si rincorrono …
The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
poi di nuovo Saura alle tastiere per Kashmir, io imbraccio la Danelectro …
The Equinox – Beer Stop Maranello 10-09-2022 – Foto Dave Miani
Poco prima del minuto 04:00 alzo lo sguardo, la luna sopra Maranello è piena, il nostro satellite è dunque interamente visibile dal pianeta in cui siamo, il plenilunio mi irretisce sempre un poco, il lupo mannaro spirituale che è in me inizia ad ululare…
All I see turns to brown As the sun burns the ground And my eyes fill with sand As I scan this wasted land Try to find, try to find the way I feel.
Già, il mio Shangri La sotto la luna estiva, a cui tornerò di nuovo, come la polvere che fluttua alta a giugno
sto attraversando il Kashmir …
My shangri la beneath the summer moon – La Luna sopra Maranello – The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
E’ il momento di Stairway To Heaven, prendo la doppiomanico un po’ preoccupato, sono ormai alcuni anni che l’anulare della mano sinistra (il dito più importante per un chitarrista Rock) mi duole quando lo sforzo, e la 12 corde naturalmente peggiora le cose. Infatti non è certo la nostra versione di STH più riuscita, ma in qualche modo riesco a concluderla senza disastri.
Via quindi con il piombo zeppelin del finale, in rapida successione: Heartbreaker, Whole Lotta Love (incl. Going Down), Communication Breakdown e Rock And Roll.
The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
Dopo avere augurato la buonanotte a New York, partono i bis: Thank You e Train Kept A Rollin’
The Equinox – Beer Stop Maranello (MO) 10 set 2022 – foto Giovanni Sandri
Ecco, anche questo piccolo rock and roll show finisce, abbraccio gli amici che vengono – bontà loro – a complimentarsi. Mi metto un attimo in disparte, osservo Saura, Pol e Lele, li vedo chiacchiere con i propri amici … sono fiero del gruppo che ho messo insieme, sono tre musicisti di alto livello, con Lele suono da vent’anni esatti, con Saura da diciannove, con Pol da sedici … mi piace il “senso” che riusciamo a ricreare, il fatto che pur suonando un Rock a tratti molo duro non andiamo mai alla deriva, non diventiamo la solita tribute band dei LZ che la butta sul metal.
Il mio amico John Luke Littlesimons mi scrive un messaggio: “A little rusty but always top notch, man”…Un po’ arrugginiti ma sempre di prim’ordine, amico ….
L’indomani pubblicherò su facebook il video di “Dazed And Confused” e tra i diversi commenti tutti molto positivi vi troverò pure questo:
“… molto bravi e curate nei dettagli l’esecuzione poi a parer mio questo sforzarsi di tributare una band o un cantante è in parte tempo perso artisticamente parlando.”
Ognuno può ovviamente scrivere ciò che vuole, ma i duri e puri mi danno sempre un po’ da fare, troppo facile sentenziare, perché poi non è detto che certa gente con i propri gruppi sia poi così entusiasmante.
La mia risposta sarà immediata: “Ti capisco, a me i tributi fanno venire spesso l’orticaria, ma se suonassi le mie canzoni non verrebbe nessuno a vedermi, i locali non mi chiamerebbero e io non suonerei mai dal vivo. Se non altro non suono in uno dei tributi di cui non se ne può più (queen, liga, vasco etc etc), non faccio tanti medley e cerco di ricreare il “senso” che avevano i LZ. E d’altra parte, visto che sei sincero, lo sono anche io, anche per me quello che proponi tu è tempo perso artisticamente parlando.”
Questa mia risposta scatenerà l’ilarità dei miei amici, riceverò loro messaggi molto spiritosi dove “artisticamente parlando” sarà la chiosa finale di ogni commento. Che ridere. Saura dopo averlo letto mi dirà: “Oh Tyrrell, non gliele mandi poi mica a dire a … (e cita il nome del tizio)” … e che devo fare? Il tipo crede che non lo sappia? Come ho scritto fosse per me proporrei solo le mie canzoni, l’unica cosa che mi piacerebbe fare in questa porca vita, ma se non diventi famoso e hai una passione smisurata per la musica rock dopo tanti anni l’unica alternativa è adattarsi e fare comunque qualcosa che ti piace, e farlo con tutta l’onestà e sentimento che puoi permetterti. Come cantava Vasco “E se qualcuno la vuole menare con quella vecchia storia sull’educazione, abbiamo già bruciato tutti i libri, bruciamo lui, bruciamo anche lui”…in altre parole se non ti va bene amico mio, vai mo’ a farti dare dove si nasano i meloni.
Rimaniamo a chiacchierare con Moli e Camma (il titolare del Beer Stop), il quale mi dice che è rimasto molto, molto contento e che ci prenota già per il prossimo anno. Ci offre un ultima birra e brindiamo così agli Equinox e al Beer Stop. Ricarichiamo tutto in macchina e ritorniamo verso Borgo Massenzio. Sono quasi le tre di notte, la Domus Saurea sembra riposare quieta…
Ore 3 di notte, ritorno alla Domus – Foto TT
Per una attimo mi sovviene di tuffarmi in piscina, poi desisto …
Ore 3 di notte, ritorno alla Domus – Foto TT
Torniamo a scaricare e sistemare il tutto, la Stricchi va a posizionarsi sulla doppio manico mentre io mi butto sotto alla doccia. Concludo la serata facendo quello che avrebbe fatto il Dark Lord dopo un concerto… city lights are oh so bright, as we go sliding, sliding, sliding, sliding, sliding, sliding, sliding, sliding …
La Stricchi sulla doppiomanico – Domus Saurea sett 2022 – foto TT
Ho ancora adrenalina in circolo ma la stanchezza si fa sentire, spengo la abat jour, mi immergo nel regno di Morfeo, il brusio dei ventimila del Madison si attenua … New York goodnight.
Di solito non guardo le recensioni che ci sono online quando scrivo qualcosa, ma per questa serie TV (Disney +) ho fatto una eccezione e sono arrivato alla conclusione che devo davvero evitare di farlo.
Su serialminds.com ad esempio scrivono tante di quelle cavolate che verrebbe da ridere, una lettrice addirittura commenta con un: “Io questa serie mi sa che me la guardo comunque, ma mi deprime un po’ che qualcuno come Danny Boyle, con il materiale sui Sex Pistols che si ritrova, non riesca a produrre qualcosa di epico. Missed opportunity!” Non l’ha nemmeno guardata, si fida della recensione e già sentenzia “missed opportunity”. Ah!
A me questa serie è piaciuta un sacco, scritta da Graig Pearce e diretta da Danny Boyle (Trainspotting) e basata sull’autobiografia ( Lonely Boy: Tales from a Sex Pistol) di Steve Jones, chitarrista e fondatore del gruppo, fotografa molto bene l’istante in cui una società borghese, conservatrice e in catalessi viene stravolta da un tornado chiamato Sex Pistols.
Sei episodi in cui viene descritta l’ascesa di ragazzi provenienti dalle case popolari e senza alcun futuro, ragazzi che iniziano a bazzicare il negozio SEX di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren a Kings Road e si ritrovano in breve a pubblicare uno album che spazzò via (almeno spiritualmente) un establishment guasto e fermo nel tempo, cambiando la musica e la cultura per sempre.
Alcuni dati tecnici:
_I concerti e le altre scene musicali sono state registrate dal vivo, senza sovraincisioni o effetti in studio. Gli attori che interpretano i Sex Pistols e Chrissie Hynde hanno suonato gli strumenti e si sono esibiti con la propria voce. Essendo un neofita della batteria, Jacob Slater (interprete di Paul Cook) ha dovuto imparare lo strumento rapidamente. Sia lui che i colleghi Toby Wallace (Steve Jones) e Sydney Chandler (Chrissie Hynde) hanno avuto il vantaggio di incontrare le loro controparti, mentre non ha potuto farlo Anson Boon, a causa del disconoscimento del progetto da parte di Johnny Rotten.
_La miniserie è stata girata a Hemel Hempstead, città della contea dell’Hertfordshire, a Folkestone e nel vicino villaggio di Sandgate, nella contea del Kent, a a Dover, Deal e Londra.
_Per ricreare la Londra degli anni ’70, la scenografa Kave Quinn ha studiato il documentario The Filth and the Fury di Julien Temple, così come la docuserie di Andrew Marr The Making of Modern Britain.
_Nel 2021, mentre la produzione era ancora in corso, il frontman dei Sex Pistols John Lydon ha criticato fortemente la miniserie, definendola “la m***a più irrispettosa che abbia mai dovuto sopportare”. Gli ex compagni Steve Jones e Paul Cook lo hanno citato in giudizio per consentire l’uso della musica della band nella miniserie nonostante le sue obiezioni. Dissero di avere il sostegno di Glen Matlock e degli eredi di Sid Vicious, appellandosi a un accordo del 1998 che consente una decisione a maggioranza tra i membri della band. Lydon ha perso poi la battaglia legale.
E’ forse facile per me amare questa serie, quegli anni li vissuti, da quaggiù certo, ma l’aria che si respirava era davvero elettrica e rivoluzionaria anche qui. Certo, io amavo (anche) quello che oggi viene chiamato rock classico, ma ricordo che al concerto del 1979 di James Brown a Modena, un chitarrista veneto ben più grande di me (che poi sarebbe diventato mio amico) mi rivolse la parola mentre eravamo al bar in attesa di essere serviti “Sei un punk?” mi chiese? Un ragazzino pelle e ossa con adidas, jeans, maglietta bianca, giubbotto e un paio di spille (Jimmy Page e Ramones) doveva descrivere bene la figura del punk rocker … ero indubbiamente figlio di quei tempi.
Nella serie compaiono anche Bowie, Pink Floyd e Rick Wakeman (quelli veri). Molto bravi gli attori, o perlomeno consoni ai personaggi che interpretano.
Johnny Lydon ha dichiarato – dopo aver visto solo il trailer – che Pistol è piena di nonsense:
“È disgustoso, davvero. Come puoi essere sincero quando non coinvolgi il frontman principale che ha scritto quelle canzoni e ha dovuto accettare i nascondigli, i calci e gli ammonimenti pubblici? Hanno svenduto la legacy, tutto ciò che una volta rappresentavamo. L’unica cosa che hai di valore nella tua vita, e hai intenzione di sminuirla perché vuoi cinque sterline in più? Non c’è molto di un essere umano lì.”
D’altra parte si tratta di una produzione con una major, certi compromessi sono fisiologici e in più il tutto è basato sul punto di vista di Steve Jones, dunque magari non è equilibratissima, tuttavia per me questa serie TV rimane una meraviglia. Da guardare assolutamente!
“Lei ha preso la Caterina e mi ha lasciato qui a dorso di un mulo…” è a questo bel blues che penso mentre sto bevendo il terzo Moscow Mule della serata. La Katy era il nomignolo dato alla ferrovia Missouri–Kansas–Texas Railway. Costruita intorno al 1865 fu la prima ferrovia ad arrivare in Texas dal nord. Negli anni novanta del 1800 era cosa comune chiamarla “The K-T”, perché era considerata la divisione Kansas-Texas della Missouri Pacific Railroad. KT era la sigla con cui appariva nei tabelloni degli orari ferroviari e da lì il passo a KATY fu inevitabile.
Mentre il terzo Moscow Mule scende negli abissi della mia anima canticchio il blues in questione che Taj scrisse per la sua cavallona:
“Man my baby’s long, great god she’s mighty, she’s tall You know my baby’s long, great god she’s mighty, my baby she’s tall Well my baby she’s long, my baby she’s tall She sleeps with her head in the kitchen and her big feet out in the hall And I’m still crazy ‘bout her, that hardheaded woman of mine”
“Amico, la mia ragazza è lunga, buon dio, lei è possente, è alta Sai che la mia ragazza è lunga, buon dio, lei è possente, è alta Bene, la mia piccola è lunga, la mia piccola è alta Dorme con la testa in cucina e i suoi grandi piedi fuori nel corridoio E sono ancora pazzo di lei, di quella testa dura della mia donna”
Son qui in un tavolino all’aperto della Festa dell’Unità di Reggio Emilia insieme ai miei inseparabili amici, pur restando al mio posto mi assento un attimo con la mente … sorseggio il Moscow Mule, anzi ci faccio l’amore, come canta Billy Joel in Piano Man riferendosi ad un cliente alle prese con un Gin Tonic nel bar in cui intrattiene gli avventori.
Moscow Mule alla Festa dell’Unità di Reggio – 2/9/22 – Foto TT
Mi immergo nel sentimento blues, vedo la donna salire sul treno, prendere posto e lasciare a terra l’uomo di blues ormai avvolto in un mantello di crepe nere, vedo le luci blu e rosse della stazione raccontate così bene dal nostro padre putativo Robert Leroy Johnson in Love In Vain.
Ritorno in me, torno a canticchiare le parole di Taj Mahal…
She caught the Katy, and left me a mule to ride She caught the Katy, and left me a mule to ride Well my baby caught the Katy, left me a mule to ride The train pulled out, and I swung on behind I’m crazy ‘bout her, that hardheaded woman, hardheaded woman of mine
Mi concentro poi sul Moscow Mule …
La Russia non c’entra niente con la storia del Moscow Mule se non per l’utilizzo della vodka: il cocktail è nato nel 1941 a New York, in un bar gestito da due imprenditori alle prese con i debiti. Un giorno, tra i clienti, capita John G. Martin, distributore della vodka Smirnoff che non riesce ad essere apprezzata negli Stati Uniti. Le coincidenze, però, non capitano da sole perché, dall’altra parte del tavolino, c’è Jack Morgan, il proprietario del locale più frequentato di Hollywood, che sta provando a lanciare il suo Ginger Beer, un drink a base di zenzero. I due hanno un’idea geniale che dà origine al Moscow: combinare i due ingredienti aggiungendo un po’ di lime per creare un long drink unico. La leggenda, però, continua con un aneddoto molto affascinante: pare che il nome “Moscow Mule” derivi da un’imprenditrice, seduta a quel tavolino, che doveva smaltire uno stock di tazze mug con su stampato un asinello ed è, probabilmente, la prima tazza in cui fu bevuto questo cocktail. Le ragioni della tazza di rame potrebbero essere molto diverse: il rame si raffredda velocemente perché è un ottimo conduttore e, in secondo luogo, l’interazione con il lime conferirebbe quel gusto particolare e unico che ha il Moscow Mule. ( https://www.cookist.it/moscow-mule-ricetta-originale/).
Dopo tre anni torna la Festa dell’Unità a Reggio Emilia e dunque insieme ad alcuni illuminati del blues ritorno nella comfort zone. Niente baracconi, niente dispersione di spazi, tutto è più raccolto, organizzato, pulito. Solo le solite baracche dedicate ai piccoli ristoranti sudamericani creano scompiglio, con quella loro musica di melma ad alto volume e l’ossessione per la carne grigliata. La zona del Campo Volo dedicata alla festa adesso si chiama Iren Green Park e ovviamente lambisce la grande RCF Arena, l’immenso spazio concerti finalmente inaugurato quest’anno. Sono in compagnia del Pike boy, del mio canale streaming preferito LIZN, del Carmine Appice di Marano Sul Panaro e del Centurion boy, Lollo Zakk Wylde Stevens. Tra i tre grandi ristoranti disponibili scegliamo quello con meno coda e dunque il tradizionale che offre i piatti tipici della nostra zona. I volontari che servono ai tavoli hanno tutti la maglietta rossa, piccola sfumatura che ci riporta al tempo che fu. Ma il sentimento da festa dell’unità rimane anche in altri piccoli particolari: ad esempio l’unica birra nel menu è la Forst. Io me ne sparo due, il companero che ho alla mia destra tre, gli altri una a testa. Questi ultimi non li riconosco più.
Con i ragazzi discutiamo di politica, siamo tutti preoccupati dei risultati ormai scontati che si avranno dopo le elezioni imminenti, tuttavia siamo in cinque al tavolo e voteremo per tre partiti diversi. Chiaro che nessuno dovrà oltre passare un certo fossato, il nostro gruppo di amici non è una democrazia, o così o si è espulsi. Niente “dio patria e famiglia” né colori della squadra di calcio sbagliata nel Team Tirelli. Solo il pensiero di dovere dire addio alla legge 194, alla fecondazione assistita e alla sepoltura del dibattito sul fine vita mi schiaccia verso il basso. Per non parlare della visione generale della società che i partiti che vinceranno le elezioni hanno. E’ difficile rassegnarsi, ormai tutti propendono per quei partiti, d’altra parte se senti la gente dire che Trump ha fatto molto meglio di Obama (di cui comunque io non ero esattamente un fan) cosa vuoi stare a discutere.
Parliamo poi di come gira il mondo oggi, ne siamo tutti affranti, io il più basito e incazzato, infatti vado spesso sopra le righe, come scrivevo sul blog non troppo tempo fa non ho più filtri, non me ne frega più un cazzo di come appaio, è che non tollero la deriva corrente. Chissà, magari sto diventando una macchietta, chissà se gli amici mi prendono ancora sul serio … perché è vero, il Team Tirelli si sta trasformando in Scream Tirelli, ma davanti al mondo odierno non posso che indignarmi. La Nato che oltre ad abbaiare davanti al cortile dello zar ora lo fa anche davanti al cancello del “grande” timoniere mi sembra una cosa da pazzi. Stiamo per innescare qualcosa di pericolosissimo. Poveri noi.
E poi la concezione pompata dal turbo liberismo e dal capitalismo senza regole che vuole che The Winners Takes It All sempre e comunque, che l’avversario vada asfaltato … l’imporsi sugli altri come unica matrice della società. Va beh, meglio finirla qui.
Nei campi intorno alla Domus dal 1 settembre hanno riaperto la caccia dopo 10 anni di divieto. A parte il disagio di sentire sparare a poche centinaia di metri da dove viviamo e la paura che ci prendano sotto i nostri gatti e chissà cos’altro, è una vergogna che nel 2022 sia ancora legale la caccia. Umani che per divertirsi uccidono animali. Degrado spirituale, morale, etico. Io la visione antropocentrica non la reggo più. Verrebbe voglia di aprire la caccia ai cacciatori. E dire che ho un grande amico che è un cacciatore, uno solo (e tra l’altro tifa anche per la squadra che è la mia nemica calcistica) è vero, ma ce l’ho. Vuol proprio dire che gli voglio un gran bene. Ad ogni modo aboliama per dio!
Ci si mette il derby a peggiorare le cose, la mia squadra del cuore, forse l’unica ragione della mia vita, entra in campo senza gli Eyes Of The Tiger e viene battuta dai cuginastri. Al 95esimo devo scendere e vagare per la campagna almeno mezz’ora prima di ritornare in me. Ho le braghette corte, le infradito e una felpa della Puma … e questa la dice lunga, quando non indosso capi sportivi della mia marca preferita è chiaro che qualcosa non va. Respiro l’odore della campagna, il cuore riprende il suo battito regolare, la disperazione si placa un minimo, a fatica rifaccio le scale e risalgo la china che porta ad un comportamento accettabile. La devo smettere con il calcio, soffro troppo, non posso giocarmi la buccia spirituale in questo modo. E dire che venerdì un collega prima di partire mi aveva lasciato un bigliettino d’amore sul PC.
Bigliettino di un collega – settembre 2022 – foto TT
Il weekend è ormai corrotto, sopportare ilo sorrisetto della Pollastrella, pensare a quelli dei miei colleghi e quello di LIZN e come sopportare lance nel costato. La sera di domenica vado al Badlands Cafè località Boglioni, ho appuntamento con LIZN appunto e Wilko dei Rats, fratello di fede calcistica e musicale. Io e Ulde (va beh, Wilko) anneghiamo il dolore calcistico nella birra. Ci diciamo che siamo al tavolino col nemico e io aggiungo “Lo sai che anche la Saura è rossonera, la devo mollare…”, al che Wilko prontamente risponde: “NO! La Saura è immollabile!!!” Va bene, se lo dice Wilko allora la tengo ancora per un po’.
Tim-Wilko-LIZN – Badlands Cafè settembre 2022 – foto Saura T.
Siamo qui per vedere il tributo ai Clash dei Controllo Totale, dove alle tastiere suona – per quanto bizzarro sia – il mio amico di sempre Joe…Bèsi…Simòn… Biccio insomma, il Tony Banks di Villa Nona. Anche loro sono uomini di una (in)certa età, ma la grinta che hanno, il senso (punk) Rock che mettono nella loro esibizione è di altissimo lignaggio.
Controllo Totale – Badlands Café settembre 2022 – foto TT
Dopo il concerto chiacchierare con gente simile fa bene al cuore, le affinità elettive sono quelle giuste. Questo è il mio mondo, quello degli operai del rock, come dico sempre, gente che continua imperterrita a spendersi nel nome del Rock, quello vero. Un saluto a Suto dei Tacchini Selvaggi e ad Antonio dei Willi Betz anche loro qui al concerto e poi via ad inseguire la morbida scia che porta a Borgo Massenzio.
NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK
_Nuovi video amatoriali dei Led Zeppelin.
Dal nulla approdano su Youtube un paio di video amatoriali mai visti prima.
Baltimora 1972 è uno spettacolo, l’ultimo minuto dove il tutto si fa più chiaro è magnifico.
Non avrei mai pensato sarebbe uscito qualcosa del genere anche per il famosissimo concerto del 4 settembre 1970 al Forum di Los Angeles, il cui bootleg audio Live On Blueberry Hill fu uno dei primissimi ad essere pubblicato.
_Al Taylor Hawkins Tribute si sono rifatti vivi i Them Crokeed Vutures, rivedere John Paul Jones mi ha emozionato. E’ invecchiato certo, 76 anni non sono pochi, ma quelle linee di basso sono ancora stratosferiche.
Mi è piaciuto anche Wolfgang Van Halen, musicista davvero fuori dall’ordinario.
Mainstream ma ben più che dignitosa la prova dei Queen (finalmente senza Adam Lambert).
GATTI DALLA DOMUS
Nell’articolo del 27/08/2022 ho parlato di Ozzy, il randagio gravemente malato a cui stiamo dando una seconda opportunità. Oramai è diventato un gatto addomesticato, la notte dorme in soffitta al sicuro e di giorno segue la pollastrella in ogni dove, e quando lei fa smart working lui per starle accanto si sdraia sulla scrivania. Ozzy deve aver capito che c’è qualcosa che non va e che se sta ancora conducendo una vita soddisfacente lo deve a lei. Dai pippistrellino nero, tieni botta.
Ozzy … still holding on – Domus Saurea settembre 2022 – foto Saura T.
SERIE TV – KLEO – Netflix 2022 – TTTT
”Kleo è un antieroina e un’anima perduta. Questo è ciò che ha reso così eccitante per me interpretarla. Mi sono completamente innamorata di lei e oggi fa parte di me”. Jella Haase è la protagonista della serie e in questa sua dichiarazione spiega il fascino della ex agente segreto della DDR Kleo Straub: una antieroina e un’anima perduta che il polo blues di questo blog non potrà che amare. Siamo nella DDR tra la fine degli ottanta e l’inizio degli anni novanta, scottata da certe inimmaginabili fregature, Kleo diventa una scheggia impazzita. Per i diversi lettori di questo blog affetti da Ostalgie questa è una serie TV da vedere.
OUTRO
Bene, con la tipica insoddisfazione che lo contraddistingue, il vostro uomo di blues – che bontà vostra ancora continuate a leggere – vi saluta. In questa malinconia da fine estate pensatemi non come l’uomo di blues miserello che sono, bensì come… che so… uno spirito libero come Jerry Drake, Mr No insomma, che si gioca la sua vita in Amazzonia, a Manaus.
Puxa vida, che volete farci, in questi ultimi tempi sono un po’ fissato col portoghese, sarà colpa di un mio collega nato là con cui interagisco nella lingua di Magellano.
Até breve homens e mulheres de blues, seu Estevão Tirellao os saúda calorosamente.
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