LED ZEPPELIN “Deus Ex Machina” – Seattle, Center Coliseum 21 march 1975 – (EVSD 2017 – BOOTLEG)

10 Ago

ITALIAN / ENGLISH

La premessa ad un nuovo bootleg del 1975 dei LZ è sempre quella, ovvero che bisogna tener conto delle condizioni con cui il gruppo affrontò il tour americano del 1975. Page poco prima di partire si fa male all’anulare della mano sinistra, Plant arrivato a Chicago si prende una bronchite che lo costringerà a cantare – da gennaio  a marzo – nonostante grossi problemi alla voce, e se a tutto questo aggiungiamo poi l’entrata in scena di certe sostanze, gli squilibri dati dall’enorme successo e l’edonismo sfrenato di cui inizia ad essere vittima il chitarrista, il gioco è fatto.

Pur con questi problemi, quelli del 1975 rimangono ugualmente i Led Zeppelin, musica cosmica in perfetto equilibrio tra pancia e mente, un look da vere rockstar e un aurea leggendaria, e pazienza se le performance dei duei membri più in vista del gruppo non sono sempre perfette.

Esce dunque per la prima volta la registrazione soundboard (ovvero presa dal mixer) del secondo concerto a Seattle del tour. Fino ad oggi era disponibile nel giro dei fan e degli amanti delle registrazioni dal vivo una registrazione audience (presa dal pubblico) piuttosto buona, e proprio grazie a questa il concerto in questione ha da sempre una nomea particolare, per molti infatti resta il miglior show del 1975 in terra d’America. Io all’epoca comprai i due bootleg relativa, 4 lp che presentavano lo show in maniera incompleta e senza rispettare l’ordine della scaletta. 45.000 lire l’uno. Altri tempi.

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Dal punto di vista del visual il tour del 1975 è più cupo del precedente. Se si guardano le foto del 1973 si nota sempre una luce positiva, i palchi erano colorati, gli impianti luci brillanti, e il mood del gruppo solare, rispecchiando un po’ l’atmosfera gioiosa dell’albm Houses Of The Holy.

LZ San Antonio 22 may 1973 – photo Carl Dunn

Nel 1975 tutto si fa più tenebroso. Il look di Page e Plant è vincente ma il resto è al limite del pauroso, del misterioso, dal sound che il gruppo ha fino alle vibrazioni che sembrano circondare l’entourage Zeppelin. Come accennato sostanze chimiche pesanti entrano in scena, tutto diventa più sfuocato e a tratti senza controllo. Il suono della batteria è profondo, cupo (pur rimanendo un suono vivo), mentre quello della chitarra di Page è stranamente più pulito. Il sound complessivo è ottimo, o perlomeno a me piace molto. I soundboard del 1975 sono in media fantastici per quanto riguarda la qualità audio, tra le registrazioni dei questo tipo sono i migliori di sempre. La Empress Valley Supreme Discs ne ha fatti uscire parecchi in questi anni, si dice che nelle sue mani ne abbia ancora un bel po’. Certo, i fan dei LZ preferirebbero soundboard del 1971 o di altre date magiche del gruppo, ma visto che non si può scegliere credo che si debba essere sempre felici quando un soundboard mai pubblicato precedentemente fa capolino. Non capisco come uno si possa dire fan in senso stretto dei Led Zeppelin e poi snobbare uscite del genere solo perché Plant ha problemi di voce e Page pesca spesso nel torbido. Se sei un vero fan, ogni nuovo soundboard lo devi avere, anche perché in quasi tutti i concerti del gruppo ci sono momenti di eccellenza o perlomeno interessanti.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

TITLE: Led Zeppelin ““Deus Ex Machina″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Soundboard (previously unreleased)

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

Tempo fa uscì il teaser di HEARTBREAKER, versione piuttosto sloppy che contribuì ad abbassare le mie aspettative. Oggi che ho per le mani la registrazione completa constato che, dopo una prima reazione del tipo “I’m not impressed”, il concerto sta crescendo molto dentro di me e gradualmente sta raggiungendo la cima della classifica relativa ai miei preferiti del 1975 ovvero NY MSG 12 febbraio 1975 e Los Angeles Forum 24-25-27 marzo 1975 ( ma di questi ultimi tre esiste solo la registrazione audience, dunque mi riservo di rivalutarli una volta che usciranno – speriamo –  i soundboard).

Prima di iniziare a parlare del concerto vale la pena ricordare che è facile oggi analizzare nel profondo ogni minimo particolare ed essere un po’ critici, non va scordato infatti che stiamo parlando di giovani uomini ripresi on the road negli anni settanta, giovani uomini alle prese con tutto quello che l’America poteva offrire all’epoca, giovani uomini sballottati  di qua e di là, tanto per dire: il 17 marzo a Seattle, il 19 e il 20 a Vancouver, il 21 di nuovo a Seattle… magari in un contesto del genere è facile perdere l’orientamento e avere una sorta di di jet lag dei sensi.

La scaletta del 1975 non mi ha mai fatto impazzire, SICK AGAIN ad esempio per me è un pezzo dei LZ assolutamente rimpiazzabile. Da PHYSICAL GRAFFITI furono scelti solo pezzi tetri e/o epici. SICK AGAIN appunto, IN MY TIME OF DYING, TRAMPLED UNDERFOOT e KASHMIR. Mi chiedo come fecero a lasciar fuori CUSTARD PIE, TEN YEARS GONE e IN THE LIGHT. Certo, di solito una band propone i pezzi che vengono bene in situazione live, ma d’altra parte TEN YEARS GONE fu proposta dal vivo nel 1977 e 1979 e CUSTARD PIE nel periodo PAGE & PLANT, Avrebbero di sicuro reso il mood più colorato e vario.

ROCK AND ROLL e SICK AGAIN sono buone, qualche lieve sbandata ma tutto ok. “And it’s been a long time Seattle” dice Plant prima dell’assolo di Page in ROCK AND ROLL; per gli standard del 1975 RP è in formissima.

RP: Seattle, good evenin’! Good evening. Well, we went across the border. It was alright but it’s much better back here. And that’s, and that’s no lie. That’s the truth. What we intend, what we intend to do tonight is to, uh, to relieve our physical, uh, pent-up-ness on stage, and then to relieve it later on after the gig elsewhere. Now the thing is, what we intend to do is to try and give you a cross section of, of what we’ve been trying to produce and write over the last six and a half years. As you know, as you notice, uh, the material varies greatly, and so you will appreciate that we take it from one extreme to the other. And what better way to start than to gaze out under the horizon and see what tomorrow may bring.

L’umore di Plant è ottimo, sente che la voce è meno soggetta ai problemi che lo assillano da gennaio e dopo tutto sa che Seattle è una delle città dei Led Zeppelin, non è Los Angeles, ma l’isterismo del pubblico (vedi la registrazione audience) è assolutamente percepibile. All’inizio di OVER THE HILLS Page pasticcia un po’e sbaglia l’accordo di DO, roba da principianti, l’accordatura inoltre non sembra perfetta, ma il resto prosegue bene. L’assolo è ispirato, il Dark Lord cerca con successo soluzioni nuove, il gioco sui bicordi è delizioso. La chitarra è leggermente in secondo piano, questo vale per tutto il concerto, basso, tastiere e pedaliera basso sono invece ben presenti (e questo è sempre una gran cosa in generale, odio le registrazioni dove il basso e le tastiere si sentono poco). La risposta del pubblico è fortissima.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: Thank you very much, well. You’ve probably heard that one before, yeah? There’s one demand that I’d like to make, apart from that you enjoy what we’re doing, and that is that you don’t sway around too much in the front because somebody might get hurt, okay? I’ve seen it happen and it’s very gory. In England we have soccer matches where the same sort of thing happens. Only the soccer is terrific. Right, now, it came to pass that, that I, hah. It came to pass that after eighteen months of just sittin’ down on our backsides, forming Swan Song Records and, and messin’ around, generally, we finally managed to put a record into the shops, Physical Graffiti, …. Once again, a lot of variations in musically, intend to give you, ahh. We intend to give you some of that tonight. If we got any left.

IN MY TIME OF DYING fila via liscia, nel break dove Plant rimane da solo lo si sente “chiamare” l’entrata di Jimmy che però o è distratto o semplicemente decide di entrare due giri dopo.

RP: Thank you very much. That was taken from, uh, that was, uh, we were inspired, should we say, from something that came from an old work song, a long long time ago before they started putting music down on pieces of paper. In the South of the North American states. Uh, this song has a different story altogether, this next one. It relates to our travels and our voyages and, um, experiences. Uh, with all kinds of people in all kinds of situations, we always find that we end up having a very nice time. After, after the initial confrontation, whatever language, whatever creed, whatever guitar, whatever road manager. Did I tell you about Raymond? Poor Raymond’s working with us with a broken leg. Raymond Thomas, from Scotland, with a broken leg! A broken leg! Poor Raymond. Anyways, so was I was saying, ‘The Song Remains the Same.’

Anche TSRST è buona. Qualche sbavatura di Page nella prima parte lenta ma niente di che. In alcuni momenti sembra di ascoltare il Plant che tutti conosciamo e immaginiamo. JPJ cerca strade alternative ed è molto eccitante ascoltare quello che fa. Ormai leggendaria tra i fan la frase “Seattle won’t you listen now” che il biondo di Birmingham inserisce nel testo.

In THE RAIN SONG la chitarra di Page non sembra accordata perfettamente e anche il mellotron sembra sempre al limite. E’ bene rammentare che il mellotron era la tastiera che in quegli anni simulava una orchestra di archi. Ad ogni tasto era collegato un nastro pre-registrato che a sua volta quando selezionato si appoggiava ad una testina che riproduceva il suono, una volta che il tasto smetteva di essere premuto, il nastro veniva riavvolto all’inizio. Facile intuire quanto fosse problematico portare in tour uno strumento del genere. L’umidità e altre variabili rendevano la tenuta dell’accordatura difficile. In THE RAIN SONG si può capire quanto fosse complicata la gestione. Ad ogni modo, buona versione.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: It is the summer of my smiles. It should be the summer of everybody’s smiles, right? Even our friend, …, who plays the mellotron, John Paul Jones on mellotron. John Paul Jones. Mellotron is, uh, a very easy way of carrying around a thirty-six piece orchestra, uh, with the aid of tapes and, good evening. John Paul Jones is a very easy way of being an orchestra. And to prove this he’s gonna play in the, uh, standard, um, middle-asian-eastern style of, uh, violin playing on this next piece. We’d like to dedicate this to, uh, everybody who we’ve met in Seattle. This time we’ve been a groove and a gas. And we didn’t really meet and we didn’t really meet enough people either. At least of the right gender. This is called ‘Kashmir.’

Di nuovo il mellotron per KASHMIR; Page con la Danelectro accordata in dadgad. Nella sezione All I see turns to brown As the sun burns the ground And my eyes fill with sand As I scan this wasted land qualcosa sembra non funzionare tra gli arrangiamenti della chitarra e quelli delle tastiere, la stessa cosa accade nel finale.

RP: Is this an Elvis Presley show or what? Hi, everybody. That last song holds great significance for us, really, because Kashmir is a place we haven’t been yet. Hah. So if we can write a song about it before we get there, what happens when we get there?  A song now with, another journey. A journey with, uh, more somber intonations, I think. This features, once again, the nimble fingers of John Paul Jones. This is a song about a journey where there can be ‘No Quarter.’

NO QUARTER è uno dei momenti che aspetto con più trepidazione, la parte strumentale di improvvisazione è spesso magnifica e ci apre le porte a passaggi verso le profondità cosmiche. Plant può permettersi di spingere come faceva in passato, ed è un sollievo sentirlo più o meno libero di cantare seguendo l’istinto. L’assolo di piano è appassionante, Jones è ispirato e voglioso di sperimentare. Al minuto 5:36 cita IN A PERSIAN MARKET del grande Ketèlbey, poi si infila nei soliti passaggi pieni di blues misterioso fino ad arrivare a GEORGIA ON MY MIND. Il tempo scelto per la parte in cui entra Bonham è più sostenuto del solito. Starei ad ascoltare ore il groove creato dalla coppia Jones/Bonham. Vista la velocità della sezione ritmica Page fatica un po’ a trovare i giusti innesti chitarristici. L’assolo non è ispiratissimo, Page sembra rifarsi ai soliti cliché . Intendiamoci, ci sta, perché non credo sia facile mantenere in continuazione e ad alti livelli alti la concentrazione e la vena compositiva. Page è uno dei più grandi improvvisatori che la musica rock abbia mai avuto (per quanto riguarda la chitarra per me sicuramente è il numero 1), ma credo sia comprensibile che alla fine di un tour fatto di concerti di 3 e passa ore dove lo spazio per l’improvvisazione è tanto ci siano momenti in cui l’estro sia un po’ in riserva. Se pensiamo che nel tour del 1975 NO QUARTER durava circa mezz’ora e DAZED AND CONFUSED 40 minuti (come in questo caso) è facile capire come il chitarrismo di Page abbia cercato ad espandersi come fa l’universo, serate o fasi sotto tono sono quindi da mettere in preventivo (per la cronaca, non dimentichiamoci di altri 30 minuti per MOBY DICK).

Al minuto 18,40 Jones inizia la sperimentazione selvaggia, quella parte dove contorni armonici e strutture vanno in frantumi e si entra nel cosmo più profondo, Page è abbandonato a se stesso senza più riferimenti mentre Jones salta da una galassia musicale all’altra. Momenti forse eccentrici ma a mio modo di vedere vitali. Mai sentita un’ altra band dedita all’hard rock fare cose del genere. A Page torna l’ispirazione al minuto 23. Altri 90 secondi di ricerca chitarristica. Alla fine il pubblico capisce la grandezza della musica appena ascoltata e va in visibilio.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

A questo punto la band è pronta per TRAMPLED UNDEFOOT, Jones è al clavinet, prova il suono, quando Plant decide di riportare tutti indietro con il blues del terzo album, pezzo proposto solo un paio di volte durante il tour.

RP: John Paul Jones, grand piano. A … another Englishman in New York …, um, who’s various members of the rock and roll, uh, heirarchy, have decided to call the Incredible Shrinking Man. Uh, Mr David Bowie, wherever you are, I’ve got your hat. Now as I said to you before, um, we didn’t, we didn’t do any gigs for eighteen months. We all sat at home and ate chocolates and watched the TV. And tried to see what it was like to be straight. Didn’t work. And since then we’ve, uh, we’ve embarked on this tour of the United States, ahh, which’s been fantastic, really good. We found out that, uh, we found out that everything we thought we could do with, everything we thought we could do before we could do better now, you see? Well, unfortunately, unfortunately, music-wise, if we were to try and prove that every night we should be on the doctors orders constantly, we would have no time for anything else but music and you must have other interests when you’re on the road, right? You understand that? Anyways, there’s one song that we’ve done twice in, in, I suppose, since we got ripped off for all that bread in New York, ages ago. Um, because we really dig playing here, for no other reason, we’re gonna do it again now. It’s, uh, yeah. I don’t think anybody else in the band knows about it yet. Just a little bit of change in, uh. Sorry about that, John. And this, you see? Right on this spot. It could be ‘Louie Louie’, but instead it’s, it’s a thing from the third album that, um. ‘Since I’ve Been Loving You.’

Sebbene SIBLY sia un brano non esattamente previsto all’interno della scaletta del 1975, la trasposizione resa dalla band è di tutto rispetto. Grande JPJ alla pedaliera basso che, lo ricordo, suona mentre è alle tastiere. L’arrangiamento non si discosta troppo da quello del tour del 1973.

RP Well nobody expected that, least of all, us. That’s what it’s all about. (I got a … that’s made for a necktie.) A lot of distinguished people in the wings tonight. A Mr Peter Grant, known as Panama Pete to the Seattle police, Panama Pete. Peter Grant! Sorry, Petey, you didn’t go down too well. Ha ha ha. We got a friend called Lou, who’s birthday it is today. Lou, happy birthday, Lou. Got a guy who plays the drums and kicks the shit out of everybody in his drum, John Bonham. Here goes a song from Physical Graffiti, to, uh, to make your toes curl up. It’s a song, uh, related to the motions of a motorcar, which really, is all about ladies like you, my dear. It’s called ‘Trampled Underfoot.’ And long may we trample.

TRAMPLED UNDERFOOT è affrontata con la solita ferocia ma il risultato è un po’ confuso intorno al minuto 2:00 dove il gruppo si perde un po’. L’assolo di Jones non è tra i più riusciti. Quello di Page è simile ad una corsa di cavalli selvaggi, qualcuno scarta all’improvviso e cade ma il resto continua a correre in modo gagliardo con le criniere al vento. Alcune frasi di chitarra producono l’effetto voluto.

RP: With just a little bit of ‘Gallows Pole’ thrown in. I think this concert has the right vibes for a good time, yeah? No pretense. Everything is just straight on the level. It’s really nice, really feels good. uh, our wishes and, um, heartfelt sorrow go out to Benji LeFevebre, who’s suffering from a social disease, at the moment. Poor Benji. Don’t forget to pop into the clinic in California. Panama Pete’s still in the wings and we’re still here. Ladies and gentlemen, I bring you, John Bonham! ‘Moby Dick!’

Quasi trenta minuti di assolo di batteria. Mi chiedo cosa pensassero gli spettatori. D’accordo, si trattava di John Bonham, ma … ad ogni modo alla fine del pezzo c’è un’ovazione. Plant chiede se tutti si stanno divertendo, domanda retorica, la risposta è il delirio assoluto. Seattle e i Led Zeppelin sono connessi, non vi è dubbio.

RP: John Bonham! John Bonham! John Bonham! ‘Moby Dick!’ ‘Moby Dick!’ Tonight, on the Johnny Carson show. Well that was too much. Is everybody, uh, enjoying themselves? Mr Page is havin’ a fit. There’s a little bit of a discrepancy about a guitar and a man who is being held by the police and all sorts of things. Quite a, quite a story going on behind the scenes. I think we’ll dedicate this to the innocent party, whoever or wherever he may be in this giant intrude that goes on. As we try and maintain law and order in society, without, not us, but everybody, ya know, so, it’s a communal effort. This is, uh, something that we should dedicate to the difference and the balances between law and order and where they start crossing each other’s lives. 

DAZED AND CONFUSED stasera è tra le più leggendarie. 40 minuti di esoterismo musicale, di sperimentazioni, di indagini nel subconscio. Al di là di qualche imperfezione di Plant e Page, l’esposizione del pezzo in questa serata va oltre il mito. Le improvvisazioni di Page tra lo spagnoleggiante e l’indecifrabile prima del lento arpeggio (minuto 7:00) ci portano in mondi sconosciuti. Il chitarrista cerca passaggi nello spazio tempo e lo fa col suo grande intuito. Rientra poi la band sull’arpeggio MI- DO, Plant stasera ci canta sopra FOR WHAT IT’S WORTH dei Buffalo Springfield. Magnifico Jones al basso. Plant continua con WOODSTOCK di Joni Mitchell. L’atmosfera creata è meravigliosa. Ad un certo momento Page si dà al reggae e Robert accenna a I SHOT THE SHERIFF di Marley. L’archetto entra in scena circa al minuto 14:00. 420 secondi di mistica allo stato puro a cui seguono 13 minuti di accelerazioni chitarristiche e di stacchi strumentali e vocali di un’altra dimensione. Dopo l’ultima strofa ci sono ulteriori 5 minuti di improvvisazioni chitarristiche. Come Page facesse a mantenere un livello di espressività così alto è un mistero.

Sebbene (come ripetutopiù volte) Page e Plant non fossero al top della forma, questa rimane una delle DAZED AND CONFUSED più leggendarie mai suonate dai Led Zeppelin. Come loro nessuno mai!

 

RP: Master guitarist, Jimmy Page! We shall keep you less than a moment. Well, uh, a couple of years ago when we were here, we, uh, remember Kingsmen? That’s the trouble with you. You American people, you have all this great, musical heritage.
Well that was the Kingsmen, right? And they came from Seattle. I want you to try and remember that. When we go to New Orleans nobody’s heard of … or Aaron Neville or Betty … and all these people came from New Orleans so you really must brush up on. This one character that you know came from Seattle who, I didn’t really know that well, but we’d like to dedicate this piece of music to the, the amount of work that Jimi Hendrix gave. And the amount, the amount of inspiration that he gave everybody in the business. Everybody in the whole rock and roll world.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

“Mastro chitarrista Jimmy Page” esclama Plant alla fine di e il pubblico risponde nell’unica maniera possibile, è un trionfo. Plant poi parla della eredità musicale di SEATTLE, cita i Kingsmen e Page accenna a Louie Louie, poi il biondo di Birmingham omaggia Jimi Hendrix, dedicando alla sua memoria il pezzo che segue.

Dal 1975 in poi STAIRWAY TO HEAVEN è l’ultimo pezzo in scaletta prima dei bis. Malgrado nell’assolo Page tenda ad appoggiarsi ai cliché, riesce comunque a tirare fuori fraseggi convincenti.

RP: Seattle, you’ve been great. Thank you very much. We ‘ve really enjoyed ourselves. Thanks a lot. Goodnight.

Il gruppo esce di scena.

RP: (Ha ha ha ha ha. Led Zep, the Hammer of the Gods. Good evenin’! We’d like to thank you for having us. The fishing wasn’t as good) as usual, but, uh, there’s something to be said here.

Cosa succedesse nei camerini non è dato sapere (ma facile da immaginare), fatto sta che quando ritorna la band è spesso più confusa e Page fatica a suonare persinoil riff di WHOLE LOTTA LOVE (questo vale anche per il 1977). Il pezzo che meglio simboleggia il piombo Zeppelin è arricchito da una versione cantata di THE GRUNGE. Il tutto è un po’ improvvisato, li senti che sono un po’ rigidi nel momento del cambio accordi, ma è tutto divertente. Page divaga sul giro funk fino a che non va a buttarsi sul Theremin. Jones parte per viaggi tutti suoi ed è uno spettacolo starlo a sentire. Sezione funk-theremin spaventosa (nella accezione positiva del termine). Page poi insiste ancora con la chitarra funk, i ragazzi si stanno divertendo e si sente. Rullata di Bonham e ponte che porta a BLACK DOG.

RP: Seattle! Thank you very much, indeed. Thanks!

Il gruppo ritorna per una accoppiata di pezzi non proprio scontata per il tour del 1975: COMMUNICATION BREAKDOWN/HEARTBREAKER.  La prima è molto buona la seconda più sfilacciata (persino Jones si perde un po’). In HB poco prima dell’assolo Plant canta “Squeeze my lemon baby“. Jimmy pasticcia nella parte in cui solleva la chitarra con le due mani e cerca di suonare la scalata di hammer-on solo con la mano sinistra. Il resto dell’assolo non è affatto male.

Nella registrazione soundboard non c’è il commento finale di Plant (presente invece in quella audience) (RP: Whoa. Thank you very much. We’ve had a great time. Thank you. You’ve been fantastic. Seattle, goodnight! For …. One of the, one of the most timid men in show business leaving the stage now. John Paul Jones! Jimmy Page. And a red rose. )

Si chiude così uno dei migliori concerti del tour americano del 1975. Oltre 3 ore e mezza di rock elettrico, dilatato, potente, irresistibile.

Questo è un bootleg, dunque una registrazione da ascoltare con applicazione, con una sorta di meditazione necessaria per andare oltre le sbavature e le incongruenze e calarsi così nell’attimo stesso del concerto, per poter ghermire l’essenza del concetto di musica rock live (qui rappresentata in senso stretto e al contempo in senso lato) degli anni settanta di uno dei pochi veri grandi gruppi rock della storia. Ascoltare a pezzi e bocconi concerti del genere (non solo dei LZ) significa archiviare superficialmente momenti storici, senza arrivare ad appropriarsi del respiro universale. Prendetevi almeno un’oretta tutta per voi, chiudetevi nello studiolo o mettetevi in cuffia, versatevi due dita del vostro liquore preferite e abbandonatevi alla metafisica.

Questo il link a youtube relativo al nuovo soundboard:

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Questo il link a youtube relativo a quel po’ di video amatoriale disponibile (sincronizzato sulla registrazione audience):

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(broken) ENGLISH

The premise of a new LZ 1975 bootleg is always the same, that is to say, one has to take into account the conditions under which the group faced the US tour of 1975. Just before leaving, Page hurt his left hand and Plant caught a flu or bronchitis that forced him to sing – from January to March – despite major problems in his voice, and if we add to this the entry into the scene of certain substances, the imbalances given by huge success and unbridled hedonism of which the guitar player begins to be the victim, les jeux sont faits.

Even with these problems, those in 1975 are equally Led Zeppelin, cosmic music in perfect balance between belly and mind, a real rockstar look and a legendary aura, and never mind if the performance of the two most exposed members of the group are not always perfect.

So for the first time here it comes the soundboard recording (that is, recorded by the mixer) of the second concert in Seattle of the tour. Up until now, a record audience (recorded by the public) was available to fans and live recordings lovers alike, and thanks to this the concert has always been a particular one, for many in fact it remains the best 1975 show in America. Many years ago I bought the two bootlegs, 4 lp, which presented the show incompletely and without respecting the order of the selist. 45,000 italian lire each. Another age.

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “214” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

Led Zeppelin “207.19” Seattle 21/3/78 LP – foto TT

From the visual point of view, the 1975 tour was darker than the previous one. If you look at the photos of 1973, you always notice a positive light, the stages are colorful, the lights bright, and the mood is solar, reflecting the joyful vibe of the album Houses Of The Holy.

LZ San Antonio 22 may 1973 – photo Carl Dunn

In 1975 everything becomes darker. The look of Page and Plant is great, but the rest is at the edge of the scary and the the mysterious, from the sound of the group to the vibrations that seem to surround the LZ world. As mentioned heavy chemicals enter the scene, everything becomes more blurred and sometimes unmanageable. The sound of the drums is deep and dark (but remaining lively), while the guitar’s one is strangely cleaner. Overall the sound is great, or at least I like it very much. Audio quality wise the 1975 soundboards are fantastic, they are among the very best recordings of this kind. Empress Valley Supreme Discs has released several one in the last years, it is said they have had quite a few in its hands. Of course LZ fans would prefer 1971 soundboards for example, but since one can not choose I think we should always be happy when a previously unreleassed soundboard is peeping. I do not understand how one can consider himself  a fan in the strict sense and then snore such bootlegs just because Plant has problems of voice and Page is often peeling into the turbid. If you are a true fan, you have to have every new soundboard because in almost every LZ concert there are moments of excellence.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

TITLE: Led Zeppelin ““Deus Ex Machina″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Soundboard (previously unreleased)

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION (ZEP FAN): TTTTT

Time ago the HEARTBREAKER teaser came out, a rather sloppy version that contributed to lowering my expectations. Now that I have the full recording on my hands, I realize that after a first reaction of “I’m not impressed”, the concert is growing a lot on me and is gradually reaching the top of my 1975 fave gigs charts, (other titles in the first positions:  NY MSG February 12, 1975 and Los Angeles Forum March 24-25-27, 1975 (but the last three have only audience recordings, so I reserve to re-evaluate them once the soundboard come out).

Before starting to talk about the concert, it is worth remembering that it is easy now to analyze every detail and to be a bit critical. It is not to be forgotten that we are talking about young men on the road in the 1970s, young men in touch with all that America could offer at that time, young men throbbed here and there, just saying: March 17 in Seattle, 19 and 20 in Vancouver, 21 in Seattle again … maybe in such a context it is easy to lose orientation and have some kind of  jet lag of the senses.

The 1975 setlist never made me crazy, SICK AGAIN, for example, for me is a piece that can be completely replaced. From PHYSICAL GRAFFITI only gloomy or epic pieces were chosen: SICK AGAIN, IN MY TIME OF DYING, TRAMPLED UNDERFOOT and KASHMIR. I wonder how they let CUSTARD PIE, TEN YEARS GONE and IN THE LIGHT OUT out of the suitable numbers to play. Sure, usually a band proposes songs that come out nice in a live situation but on the other hand TEN YEARS GONE was played live in 1977 and 1979 and CUSTARD PIE in the PAGE & PLANT period, They would certainly make the mood more colorful and varied.

ROCK AND ROLL and SICK AGAIN are good, some muddy moments but everything else seems ok. “And it’s been a long time in Seattle,” Plant says before the Page’s solo in ROCK AND ROLL; for the 1975 standards RP is in top form..

RP: Seattle, good evenin ‘! Good evening. Well, we went across the border. It was alright but it’s much better back here. And that’s, and that’s no lie. That’s the truth. What we intend, what we intend to do tonight is to, uh, to relieve our physical, uh, pent-up-ness on stage, and then relieve it later on after the gig altogether. Now the thing is, what we are going to do is to try and give you a cross section of what we’ve been trying to produce and write over the last six and a half years. As you know, as you notice, uh, the material varies greatly, and so you will appreciate that we take it from one extreme to the other. And what better way to start than to look out under the horizon and see what tomorrow may bring.

Plant’s mood is great, he feels that his voice is less subject to the problems that hurt him since January and after all he knows that Seattle is one of the Led Zeppelin cities, maybe not like Los Angeles, but the audience’s hysteria (see the audience recording) is absolutely perceptible. At the beginning of  OVER THE HILLS Page does a mistakes when hitting the DO (well, C) chord, he sounds like a beginner, the tuning also does not seem perfect, but the rest goes well. The solo is inspired, the Dark Lord seeks new solutions with great success. The guitar is slightly in the background, this is true for the whole concert, bass, keyboards and pedal bass are well present (and this is always a big deal in general, I hate the recordings where the bass and keyboards are low in the mix). The audience response is very strong.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

RP: Thank you very much, well. You’ve probably heard that one before, yeah? There’s one demand that I’d like to make, apart from that you enjoy what we’re doing, and that is that you don’t sway around too much in the front because somebody might get hurt, okay? I’ve seen it happen and it’s very gory. In England we have soccer matches where the same sort of thing happens. Only the soccer is terrific. Right, now, it came to pass that, that I, hah. It came to pass that after eighteen months of just sittin’ down on our backsides, forming Swan Song Records and, and messin’ around, generally, we finally managed to put a record into the shops, Physical Graffiti, …. Once again, a lot of variations in musically, intend to give you, ahh. We intend to give you some of that tonight. If we got any left.

IN MY TIME OF DYING bowls along smoothly, in the break where Plant remains alone, he “calls” for Jimmy’s entry but Pagey either is distracted or simply decides to enter a bit later.

RP: Thank you very much. That was taken from, uh, that was, uh, we were inspired, should we say, from something that came from an old work song, a long long time ago before they started putting music down on pieces of paper. In the South of the North American states. Uh, this song has a different story altogether, this next one. It relates to our travels and our voyages and, um, experiences. Uh, with all kinds of people in all kinds of situations, we always find that we end up having a very nice time. After, after the initial confrontation, whatever language, whatever creed, whatever guitar, whatever road manager. Did I tell you about Raymond? Poor Raymond’s working with us with a broken leg. Raymond Thomas, from Scotland, with a broken leg! A broken leg! Poor Raymond. Anyways, so was I was saying, ‘The Song Remains the Same.’

TSRST is good. Some smears from Page in the first slow part but nothing too bad. At some moments it seems to hear Plant we all know and imagine. JPJ searches for alternative routes and it is very exciting to hear what he is doing. Now legendary among fans the phrase “Seattle will not listen to you now” that the blond from Birmingham puts in the lyrics.

In THE RAIN SONG the guitar does not seem to be perfectly tuned, and even the mellotron always seems to the limit. It’s good to remember that the mellotron was the keyboard that in those years simulated a string orchestra.When a key is pressed, a tape connected to it is pushed against a playback head, like a tape recorder. While the key remains depressed, the tape is drawn over the head, and a sound is played. When the key is released, a spring pulls the tape back to its original position. It’s easy to guess how problematic it was to bring such an instrument on tour. Humidity and other variables made the tuning difficult to handle. In THE RAIN SONG you can understand how complicated it was. Anyway, good version of the song.

RP: It is the summer of my smiles. It should be the summer of everybody’s smiles, right? Even our friend, …, who plays the mellotron, John Paul Jones on mellotron. John Paul Jones. Mellotron is, uh, a very easy way of carrying around a thirty-six piece orchestra, uh, with the aid of tapes and, good evening. John Paul Jones is a very easy way of being an orchestra. And to prove this he’s gonna play in the, uh, standard, um, middle-asian-eastern style of, uh, violin playing on this next piece. We’d like to dedicate this to, uh, everybody who we’ve met in Seattle. This time we’ve been a groove and a gas. And we didn’t really meet and we didn’t really meet enough people either. At least of the right gender. This is called ‘Kashmir.’

Again the mellotron for KASHMIR; Page with the Danelectro guitar tuned in DADGAD. In the section All I see turns to brown, as the sun burns the ground And my eyes fill with sand, as I scan this wasted land Trying to find, trying to find where I’ve been something seems to work not properly between guitar and keyboard arrangements, the same thing happens in the  last part of the song.

RP: Is this an Elvis Presley show or what? Hi, everybody. That last song holds great significance for us, really, because Kashmir is a place we haven’t been yet. Hah. So if we can write a song about it before we get there, what happens when we get there?  A song now with, another journey. A journey with, uh, more somber intonations, I think. This features, once again, the nimble fingers of John Paul Jones. This is a song about a journey where there can be ‘No Quarter.’

NO QUARTER is one of the moments I look forward to with more trepidation, the instrumental part of improvisation is often magnificent and opens the door to passagse to the cosmic depths. Plant can push as he did in the past, and it is a relief to hear he is more or less free to sing following instinct. The piano solo is exciting, Jones is inspired and willing to experiment. At 5:36 pm he quotes IN A PERSIAN MARKET by the great Ketèlbey, then slides into the usual passages filled with mysterious blues until he reaches for GEORGIA ON MY MIND. The tempo chosen for the part where Bonham joins in is more fast than usual. I would listen to hours the groove created by Jones & Bonham. Given the speed of the rhythm section Page struggles a little to find the right guitar engagements. The solo is not very inspired, Page seems to use the usual clichés.  It is comprehensible, I do not think it’s easy to keep concentration and inspiration at high levels all the time. Page is one of the biggest improvisers that rock music has ever had (guitar wise for me certainly he is the number one), but I think it’s understandable that at the end of a tour of 3 and half hours concerts where space for improvisation is huge there are times when the estro uses up all the reserves. If we think that in the 1975 tour NO QUARTER was about half an hour and DAZED AND CONFUSED 40 minutes (as in this case) it’s easy to understand how Page’s guitar has tried to expand like the universe does, so some  mediocre evenings or phases are forgiven (for the record, let’s not forget another 30 minutes for MOBY DICK).

At 18.40 Jones begins wild experimentation, that part where harmonic contours and structures break into pieces and everything penetrate into the deepest cosmos, Page is abandoned to himself with no more references as Jones jumps from one musical galaxy to another. They are maybe eccentric moments but I find them vital. Never heard another band devoted to hard rock making things like that. Page is inspired again at 23:00 minute. Another 90 seconds of guitar research. In the end, the audioence understands the greatness of the music just listened and goes wild.

 

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

At this point the band is ready for TRAMPLED UNDEFOOT, Jones is at the clavinet, he checks the sound when Plant decides to bring everyone back with the minor blues from the third album, a piece offered only a couple of times during the tour.

RP: John Paul Jones, grand piano. A … another Englishman in New York …, um, who’s various members of the rock and roll, uh, heirarchy, have decided to call the Incredible Shrinking Man. Uh, Mr David Bowie, wherever you are, I’ve got your hat. Now as I said to you before, um, we didn’t, we didn’t do any gigs for eighteen months. We all sat at home and ate chocolates and watched the TV. And tried to see what it was like to be straight. Didn’t work. And since then we’ve, uh, we’ve embarked on this tour of the United States, ahh, which’s been fantastic, really good. We found out that, uh, we found out that everything we thought we could do with, everything we thought we could do before we could do better now, you see? Well, unfortunately, unfortunately, music-wise, if we were to try and prove that every night we should be on the doctors orders constantly, we would have no time for anything else but music and you must have other interests when you’re on the road, right? You understand that? Anyways, there’s one song that we’ve done twice in, in, I suppose, since we got ripped off for all that bread in New York, ages ago. Um, because we really dig playing here, for no other reason, we’re gonna do it again now. It’s, uh, yeah. I don’t think anybody else in the band knows about it yet. Just a little bit of change in, uh. Sorry about that, John. And this, you see? Right on this spot. It could be ‘Louie Louie’, but instead it’s, it’s a thing from the third album that, um. ‘Since I’ve Been Loving You.’

Although SIBLY is a song not exactly planned for the 1975 concerts, the transposition made by the band is great. JPJ on the pedal bass is very good, as we know he plays it at the same time when he is on keyboards. The arrangement does not deviate too much from that of the 1973 tour.

RP Well nobody expected that, least of all, us. That’s what it’s all about. (I got a … that’s made for a necktie.) A lot of distinguished people in the wings tonight. A Mr Peter Grant, known as Panama Pete to the Seattle police, Panama Pete. Peter Grant! Sorry, Petey, you didn’t go down too well. Ha ha ha. We got a friend called Lou, who’s birthday it is today. Lou, happy birthday, Lou. Got a guy who plays the drums and kicks the shit out of everybody in his drum, John Bonham. Here goes a song from Physical Graffiti, to, uh, to make your toes curl up. It’s a song, uh, related to the motions of a motorcar, which really, is all about ladies like you, my dear. It’s called ‘Trampled Underfoot.’ And long may we trample.

TRAMPLED UNDERFOOT is tackled with the usual ferocity but the result is somewhat confused around the minute 2:00 where the group goes lost. Jones’s solo is not one of the most successful. Page’s one is similar to a wild horse race, some horses suddenly discards and falls but the rest continues to run roughly with the manes in the wind. Some guitar phrases produce the desired effect.

RP: With just a little bit of ‘Gallows Pole’ thrown in. I think this concert has the right vibes for a good time, yeah? No pretense. Everything is just straight on the level. It’s really nice, really feels good. uh, our wishes and, um, heartfelt sorrow go out to Benji LeFevebre, who’s suffering from a social disease, at the moment. Poor Benji. Don’t forget to pop into the clinic in California. Panama Pete’s still in the wings and we’re still here. Ladies and gentlemen, I bring you, John Bonham! ‘Moby Dick!’

Almost thirty minutes of drums solo. I wonder what the audience thought. Okay, that was John Bonham, but … anyway at the end of the piece there’s an ovation. Plant asks if everyone is having fun, rhetorical question, the answer is absolute delirium. Seattle and Led Zeppelin are connected, there is no doubt.

RP: John Bonham! John Bonham! John Bonham! ‘Moby Dick!’ ‘Moby Dick!’ Tonight, on the Johnny Carson show. Well that was too much. Is everybody, uh, enjoying themselves? Mr Page is havin’ a fit. There’s a little bit of a discrepancy about a guitar and a man who is being held by the police and all sorts of things. Quite a, quite a story going on behind the scenes. I think we’ll dedicate this to the innocent party, whoever or wherever he may be in this giant intrude that goes on. As we try and maintain law and order in society, without, not us, but everybody, ya know, so, it’s a communal effort. This is, uh, something that we should dedicate to the difference and the balances between law and order and where they start crossing each other’s lives. 

DAZED AND CONFUSED tonight is among the most legendary. 40 minutes of musical esotericism, experimentation, investigation into the subconscious. Though few imperfections of Plant and Page, the version of this evening goes beyond myth. The improvisations of Page between the spanish mood and the indecipherable, before the slow arpeggio (minute 7:00), lead us to strange worlds. The guitarist searches for passages in time space and does so with his great intuition. Then comes the band for the the MI- DO (E- C) section, where Plant tonight sings FOR WHAT IT’S WORTH. Jones’ bass work is magnificent.. Plant continues with WOODSTOCK by Joni Mitchell. The atmosphere created is wonderful. At a certain moment Page goes reggae and Robert sings Marley’s SHOT THE SHERIFF. The violin bow comes in at about 14:00. 420 seconds of pure mysticism followed by 13 minutes of guitar accelerations and instrumental and vocal passages of another dimension. After the last verse there are a further 5 minutes of guitar improvisations. How Page would maintain a level of expressiveness so high is a mystery.

Though (as repeatedly) Page and Plant were not at the top of form, this remains one of the most legendary DAZED AND CONFUSED ever played by Led Zeppelin. No one like them!

RP: Master guitarist, Jimmy Page! We shall keep you less than a moment. Well, uh, a couple of years ago when we were here, we, uh, remember Kingsmen? That’s the trouble with you. You American people, you have all this great, musical heritage.
Well that was the Kingsmen, right? And they came from Seattle. I want you to try and remember that. When we go to New Orleans nobody’s heard of … or Aaron Neville or Betty … and all these people came from New Orleans so you really must brush up on. This one character that you know came from Seattle who, I didn’t really know that well, but we’d like to dedicate this piece of music to the, the amount of work that Jimi Hendrix gave. And the amount, the amount of inspiration that he gave everybody in the business. Everybody in the whole rock and roll world.

Led Zeppelin Deus ex Machina Seattle 21-3-75 (EVSD 2017)

“Master guitarist Jimmy Page”Plant exclaims at the end of DAC and the audience responds in the only possible way, it’s a triumph. Plant then talks about the musical heritage of SEATTLE, he quotes the Kingsmen and Page plays the Louie Louie riff, then the  blond from Birmingham pays tribute to Jimi Hendrix, dedicating to his memory the piece that follows.

From 1975 onwards STAIRWAY TO HEAVEN is the last song in the setlist before the encore. Despite the fact that Page tends to lean on clichés, he still succeeds in pulling out convincing licks.

RP: Seattle, you’ve been great. Thank you very much. We ‘ve really enjoyed ourselves. Thanks a lot. Goodnight.

The group then head for the backstage.

RP: (Ha ha ha ha ha. Led Zep, the Hammer of the Gods. Good evenin’! We’d like to thank you for having us. The fishing wasn’t as good) as usual, but, uh, there’s something to be said here.

What happened in the dressing rooms is not known (but easy to imagine), the fact is that when the band returns, it is often more confused and for Page is hard to play even the WHOLE LOTTA LOVE’s riff (this is also true for  the 1977 tour). The track that best symbolizes the “Zeppelin lead” is enriched by a version with vocals of THE GRUNGE. The whole thing is a bit improvised, you feel they are a bit rigid at the time of the chords change, but it’s all fun. Page disgresses on the funk ride until he goes to the theremin. Jones takes off for his own bass improvisation and it is a gas to hear him play that way. The funk-theremin section is scary (in the positive sense of the term). Page then insists again with the funk guitar, the guys are having fun and you feel it. Bonham finally plays a roll that bring to the bridge that leads to BLACK DOG.

RP: Seattle! Thank you very much, indeed. Thanks!

The band returns for a couple of not common tracks for the 1975 tour: COMMUNICATION BREAKDOWN / HEARTBREAKER. The first is very good the former a bit disjointed (even Jones loses the grip). In HB just before  the guitar solo Plant sings “Squeeze my lemon baby”. Jimmy messes up  the part where he raises the guitar with both hands and tries to play the hammer-on section only with his left hand. The rest of the solo is not bad at all.

In the soundboard recording there is not the final comment of Plant (present in the audience one) (RP: Whoa. Thank you very much. We’ve had a great time. Thank you. You’ve been fantastic. Seattle, goodnight! For …. One of the, one of the most timid men in show business leaving the stage now. John Paul Jones! Jimmy Page. And a red rose. )

So one of the best concert of the American tour of 1975 ends. Over 3 and half hour of electric, dilated, powerful, irresistible rock music.

This is a bootleg, so it’s recording to be listened to with application, with a sort of meditation needed to go beyond the blunders and the inconsistencies and so to become acclimatised in the very essence of the concert, to be able to grab the concept of live rock music (here represented in the narrow sense and at the same time in the broad sense) of the seventies of one of the few real big rock groups in history. Listening to bits and pieces of such concerts means storing historical moments superficially, without being able to get the universal breathing. Take at least one hour for you, close yourself in your music room,  pour a droplet of your favorite liquor and abandon yourself to metaphysics.

This is the youtube link to the new soundboard:

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This is the youtub link to that little amateur video available (synced to the audience recording):

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UMBERTO ECO “Numero Zero” (Bompiani 2015) – TTT½

8 Ago

Non è che io sia un profondo conoscitore dell’Eco scrittore, ma mi pare che questo romanzo sia un po’ atipico. Il protagonista ha poco dei grandi personaggi dello scrittore e la storia è resa in maniera un po’ stramba. Tuttavia, pur dipingendo tutto con l’escamotage dell’affresco grottesco, Eco mette a nudo faccende italiane e le malate sinergie tra poteri occulti, governi, giornalismo. Io lo ho letto con facilità, e non mi è dispiaciuto affatto.

Sinossi (http://www.giunti.it)

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito.

CLAUDIO MORANDINI “Neve, Cane, Piede” (2015 – Exorma) – TTTT

2 Ago

Già il titolo la dice lunga, senza congiunzioni e orpelli raggiunge la schietta espressività in un istante, la stessa di cui è permeato il libro. Un vecchio, a tratti smemorato, che vive in anfratti solitari sulle montagne e che lo fa in maniera rude, primitiva, ancestrale. Lo scorrere del libro è fluido, la semplicità esemplare, mai banale, sempre corroborata da una tensione pura e naturale. 140 pagine degne di nota.

Il libro in breve (http://www.exormaedizioni.com)

La vita di Adelmo scorrerebbe scandita dai cambiamenti stagionali, tra estati passate a isolarsi nel bivacco sperduto e inverni di buio e deliri nella baita ricoperta da metri di neve, se un giorno di primavera, nel corso del disgelo, Adelmo non vedesse spuntare un piede umano dal fronte di una delle tante valanghe che si abbattono sulla vallata.
Neve, cane, piede si ispira a certi romanzi di montagna della letteratura svizzera, in particolare a quelli di Charles-Ferdinand Ramuz, o alle opere ancora più aspre di certi autori di lingua romancia, come Arno Camenisch, Leo Tuor o Oscar Peer: vi si racconta una vita in montagna fatta di durezza, di fatica, di ferocia anche, senza accomodamenti bucolici.
Nell’ambiente immenso, ostile e terribile della montagna, il racconto dell’isolamento dell’uomo, del ripetersi dei suoi gesti e dell’ostinazione dei suoi pensieri è reso dalla descrizione minuziosamente realistica che a volte si carica anche di toni grotteschi e caricaturali, soprattutto nei dialoghi tra uomo e animali, questi ultimi dotati di loquacità assai sviluppata.

Blues estivi

31 Lug

Estati bianche ormai si susseguono con placida puntualità. Siccità, caldo, i malghetti che crescono nei campi, gli impianti di irrigazione che spingono verso l’infinito i getti d’acqua, l’aria bollente che staziona a qualche decina di centimetri da terra e che su questa pianura dà l’effetto miraggio, il frinire costante delle cicale sugli alberi, i dischi di J.J. CALE che passano sul mio stereo … tutto questo fa da cornice ai miei blues estivi.

VECCHIE RAGAZZE ALLA COOP

Il sabato la spesa, e il giorno dopo in chiesa e sei un po’ nervoso ed un motivo ci sarà, beh in chiesa non vado ma l’appuntamento del sabato mattina alla Coop per la spesa settimanale è una consuetudine. Di solito mi fermo a fare colazione in un bar insieme alla Saurit. Due krapfen, due succhi di frutta alla pera fuori frigo, un decaffeinato macchiato (a volte corretto, quando sono più blues del solito). Do una occhiata alla Gazza per vedere se c’è qualche approfondimento sull’Inter quindi passo la rosea alla bionda motor-girl che ho di fianco affinché legga la pagina dedicata alla Moto GP e a VALENTINO ROSSI. Contemplo la gente che passa, scuoto la testa quando vedo uomini in ciabatte o in sandali, vestiti i maniera trasandata, con i pantaloni corti e con abbinamenti di colori che fanno rabbrividire, oppure donne che vanno vestite come Beyoncé senza averne né il fisico. Se si è alte 1 metro e 55 e si pesa più o meno 85 chili, perché scegliere un stile che penalizza senza alcuna pietà?

Beyoncé

Poso l’attenzione su di un gruppo di donne sedute nel tavolo vicino al nostro. Sono in quella fascia di età che va tra i 65 e i 75. Le sento parlare, non sono lì per fare la spesa, ma per incontrasi e bere un caffè insieme. Vista la vicinanza non posso fare a meno di ascoltare i loro discorsi: una che dice ad una altra che ha visto sua nuora e l’ha trovata in ottima forma, un’altra che commenta un fatto di cronaca riportato sulla Gazzetta di Regium Lepidi, la terza che cerca di organizzare una serata al cinema.

Old girls at Coop – photo TT

Mi chiedo se anche io mi troverò insieme ai miei amici a quell’età, se avremo ancora lo spirito di stare insieme, di trovarci per un caffè, di parlare dei nuovi acquisti dell’Inter del futuro, dei bootleg dei LED ZEPPELIN, della slide guitar di DUANE ALLMAN o LOWELL GEORGE o della FUGUE di Keith Emerson. Chissà, siamo la prima generazione che dovrà lavorare fino a quasi 70 anni, magari saremo così disperati e infelici che ci richiuderemo in noi stessi, malgrado ciò confido nel Dark Lord, vibrazioni metafisiche sonore come BRON-Y-AUR, IN THE LIGHT e TEN YEARS GONE sapranno tenerci uniti.

LA VERANDA DEL BLUES – the boys are back in Gavassa

Classico sinodo d’estate degli illuminati del blues, e di qualche richiedente asilo in seno alla congregazione, alla Festa dell’Unità di Gavassa. E’ il primo giorno della festa, ma stranamente non c’è tanta gente. L’età media è alta, di giovani nemmeno a parlarne, chiaro che ci si avvii verso il tramonto. Aggiungiamoci una di quelle finte orchestrine di liscio senza bassista ma con basista (nel senso di quello che gestisce le basi musicali) e il gioco è fatto.

Uno di noi arriva con braghe corte e sandali. Dapprima fingiamo di non conoscerlo, cerchiamo di mettere qualche metro tra noi e lui, ma poi l’affetto è troppo forte e, obtorto collo, lo riammettiamo nel sinodo (anche perché è uno dei massimi esponenti, quello con più presenze, insieme al sottoscritto). Chi mangia pesce, chi grigliate di carne, chi (la Saura) vegetarianeggia come può. Innaffiamo il tutto con qualche bottiglia di gustoso vinello bianco. Discutiamo su quale tipo di società sia possibile su un pianeta ormai allo stremo. In preda al mio solito mood blues over the top, nomino la DDR come fulgido esempio.

Se non altro come dice Pike, vista la serata un po’ muffa, stasera l’effetto DDR c’è tutto.

Effetto DDR – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci manca solo che dopo qualche minuto aver scattato questa fotografia, venga rubato l’incasso alla cassa (in fondo alla destra del palco) e la depressione è perfetta. Qualcuno si è avvicina alla cassa in un momento di calma, allunga le mani, prende l’incasso e scappa a bordo di una macchina che lo sta aspettando lì a pochi metri. Ora, i tempi sono cambiati, è un brutto “mondo” (pronunciato alla reggiana, con la prima o aperta) ma un po’ più di attenzione sarebbe consigliabile. Non si possono tenere i due contenitori di contanti a portata di mano di chiunque, non si possono tenere tutti gli incassi della serata sul posto, ogni ora è meglio riporli in un posto sicuro, non si può nel 2017 essere senza il pos. Va bene la provincia, va bene il blues, ma dio bono…

Mentre beviamo il caffè abbraccio Biccio, quasi 10 lustri di amicizia. Che spettacolo.

Biccio & Tim – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci trasferiamo quindi come di consueto alla Domus Saurea per l’inaugurazione ufficiale della veranda estiva. Già quest’anno io e Saura abbiamo deciso di prendere un bersò e un divanetto per goderci il fresco quando cadono le prime ombre della sera.

Veranda del Blues – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

I ragazzi apprezzano, così tra gelato, chinotto, ginger, cedrata, spuma (solo bibite blues nei sinodi), birre, southern comfort e rum iniziamo a parlare dei massimi sistemi.

Veranda del Blues by night – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

E’ una calda serata estiva, tra le fresche lenzuola delle tenebre non si sta niente male, indugiamo in quella situazione sino oltre le 2, il silenzio della campagna è delizioso, il buio è pesto, ci sembra d’essere nel buco del culo del mondo, lì tra l’Arkansas, la Louisiana e il Mississippi. Non ci sorprenderemmo nel veder sbucare dai malghetti (il frumentone insomma) Roberto Di Giovanni che canta “Le Malinconie Del Camminare Di Fianco Al Fiume”.

WATER MELON BLUES

Quest’anno l’orto della Saura è uno spettacolo. Zucchine, cetrioli, pomodori, fagiolini, meloni e, per la prima volta, la “cuca”, come la chiamava POP. Già, POP e LAURA, i miei amici assenti, quelli che ho perso a causa di un incidente in Scozia, una vacanza che avevo proposto io a cui poi all’ultimo non potei partecipare. Il 15 luglio fanno 30 anni esatti. Sono ancora qui con la pena nel cuore. Questa piccola cuca è uno degli stratagemmi con cui cerco di far sì che il loro ricordo sia tangibile. Mi domando che amicizia avremmo adesso, saremmo ancora così intimi come lo eravamo allora? Inutile lambiccarsi il cervello. Non ci sono più, la vita va inesorabilmente avanti, ma li ricordo sempre con tanto affetto.

Watermelon blues – Domus Saurea Summer 2017 – Photo TT

ENEMY (film) – TTTT

Nei pigri pomeriggi dei fine settimana, quando la calura è troppa per affrontare il mondo esterno, mi rintano nella sala della Domus Saurea. E’ la stanza che preferisco al mondo. Niente di speciale, ambiente non troppo grande, piccole mattonelle anni sessanta, spazi ristretti, ma il comodo divano arancione, l’ampia vetrata e l’impianto TV 5+1 di ottima qualità fa si che si avvicini quanto più possibile al nido di stelle di cui sono alla ricerca da sempre.

Il film ENEMY mi ha colpito parecchio. Un viaggio sorprendente tra ES, Io e Super Io. L’ultima scena è degna del miglior Kafka.

DEMOLITION – AMORE E VIVERE (film) – TTTT

Altro film “impegnato”, altro momento cinematografico di rilievo. Nella colonna sonora CRAZY ON YOU degli HEART e MR BIG dei FREE Live at Sunderland 1970.

MISSISSIPPI GRIND (film) – TTT½

Gioco d’azzardo, vite sul limite del precipizio, blues. Non è che il film sia poi chissà che, ma in un pigro pomeriggio festivo pre ferie si guarda volentieri, soprattutto se si è da sempre vittime della fascinazione per le blues-lands del sud degli States.

FARGO stagione 3 – TTTT

Stagione partita in sordina, quasi noiosetta all’inizio, ma rivelatesi avvincente nel finale.

HOMELAND stagione 6

Programmazione ancora in corso. Inizio piuttosto lofi, ma d’altra parte siamo al sesto anno, sarebbe da sciocchi pretendere il pathos delle prime stagioni. Ad ogni modo nelle ultime puntate la situazione è andata migliorando. Vedremo come sarà il finale.

THE AMERICANS stagione 5

Anche qui programmazione ancora in corso. Mi pare rimanga una serie TV sempre notevole.

ANALFABETI FUNZIONALI

Condivisi questa preoccupante constatazione anche un anno fa. Fui criticato, mi si diceva che esistevano anche 50 anni fa. Ecco, appunto, 50 anni fa. Siamo nel 2017 e c’è ancora un sacco di gente – in Italia – non istruita a sufficienza per poter affrontare il mondo con mezzi adeguati.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854?ref=fbpr

C’è gente che fatica a scrivere e ad esprimersi correttamente o perlomeno decentemente e a comprendere concetti tutt’altro che difficili. Non è che tutti debbano essere UMBERTO ECO, ma per la miseria nel 2017 i cittadini dovrebbero sapere interagire in un italiano dignitoso.

I commenti a post o ad articoli che leggo sui social o sui quotidiani online, fanno rabbrividire. Non solo dal punto di vista dei contenuti (razzismo, odio, volgarità, ignoranza, populisimo, demagogia) ma pure da quello di sintassi, ortografia, grammatica.

Qui sotto un commento preso dalla Gazzetta Dello Sport di luglio, non è certamente il peggiore, ma lascia intendere il livello. Certo, magari è uno straniero, ma…

RedBlack 18:00, 13 Luglio 2017
Allora i primi 5 squadre vogliono la Champions…Chi tra Juve Roma Napoli Milan e Inter sta fuori?
Io direi da Milanista che il Milan per non rischiare tutto (200M spese) arrivi quinto pero VINCI la Europa League..che entra direttamente senza preliminare alla Champions… Non credo che Atalanta Fiorentina e la Sampdoria interessa troppo la Champions ma la EL si.. Quindi il Milan potrebbe arrivare anche settima…tranquilla tranquilla e far riposare i titolare per la conquista della Europa League che comunque e una coppa che gli manca.. Cosi l’anno dopo si da una bella finitura con Top Players e avanti con Scudetto e Champions…
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VECCHI CHE FANNO LA SPESA

Pausa pranzo, sono in uno dei due Sigma di Stonecity che ho vicino all’ufficio. Davanti da me c’è un vecchio, al banco chiede con l’ addetta, che chiama per nome, un pezzo di pane morbido. Nel notare che questa sta posizionando nel banco alcuni pezzi di formaggio le chiede se anche quelli di una certa marca sono in offerta, ricevendo risposta negativa, risponde mestamente: “ Ah va bene. A me piace quello ma se non è in offerta… niente.”

Alla cassa. Il panino morbido, alcune prugne e 4 piccoli brick di vino San Crispino.

Non è che fosse mesto più del necessario, sembrava rassegnato con dignità alla propria situazione. Magari è solo avaro, ma che un vecchio rinunci a comprare uno spicchio di formaggio di un certo tipo solo perché non è in offerta, mi rende triste.

SLEEPY TIME TIME

Con l’avanzare dell’età devo registrare che il ritmo sonno-veglia non è che funzioni poi alla perfezione. Mi sveglio di notte verso le 2, se sono fortunato riesco a riaddormentarmi, ma alle 5 o alle 6 sono già sveglio. Domenica mattina, sono in piedi alle 5,30. Faccio colazione e poi mi trasferisco nella veranda delblues. Sdraiato sul divanetto lascio che il rising sun mi inondi. Nessuno in giro, il fresco dell’alba, il cellulino sulla modalità random, DOWN BY THE SEASIDE, SONG OF THE WIND, RAMBLING MAN, NO TIME TO LIVE versione del Texas tornado, … sono questi i momenti della vita che mi ritemprano. Contemplo la campagna proletaria in cui sono immerso da qualche anno, e ringrazio il nulla cosmico che ha fatto sì che approdassi – dopo il naufragio – sulle coste della Domus Saurea.

Sunday Morning At Domus Saurea – photo TT

Domus Saurea – Photo TT

APERINOZZE

Una coppia di amici si sposa. Il matrimonio si terrà sulle coste del sud Italia, così organizzano un veloce apericena in centro a Regium Lepidi per gli amici della loro città. C’è una tastiera e una chitarra, i nostri amici sono musicisti, di quelli che camminano all’ombra del jazz, è un po’ di intrattenimento musicale è d’obbligo.

Sono felice per loro, li abbraccio e bacio con affetto, poi mi seggo con Saura a bere un prosecchino niente male. Poco dopo iniziano ad arrivare i loro compari musicisti. Ora, so benissimo che l’essere informali tra i musicisti è un way of life, ma vedere arrivare ad una festicciola pre nozze gente vestita senza un minimo di rispetto per sé stessi e per gli altri, mi fa andare di traverso gli stuzzichini che sto mangiando. A rischio di apparire snob e ripetitivo guardo Saura e le dico “Ma è possibile!?“. Uno con una maglietta sudacenta (insomma non proprio lavata di fresco), pantaloni lunghi sformati stile zio Fedele che accudisce le galline in campagna, un’altro in maglietta bianca di cotone stropicciata, braghe corte blu modello Fantozzi e sandali modelli tognaro ai lidi ferraresi negli anni sessanta. Il top è rappresentato da un tizio che arriva con pantaloni corti sbrindellati ed espadrillas portate a mo’ di ciabatta e per di più sporche. Ullallà, che sciatteria!

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Non per dare lezioni di stile, ci mancherebbe, ma  forse un minimo di amor proprio e decoro, non guasterebbe! Lo dico spesso, nelle scuole dovrebbero togliere le ore di religione e inserire ore di educazione civica e preparazione al buon gusto, al bon ton, allo stile, al design. Poi ci si lamenta se la gente bivacca davanti ai monumenti e fa il bagno nelle fontane.
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L’INTREPIDO PALMIR

A Palmiro ogni tanto prende la bizza di fiondarsi sul tetto del garage. Il problema poi è scendere. Questa è la seconda volta che capita. La prima ho rischiato l’osso del collo per tirarlo giù con una scala non sufficientemente alta, stavolta cerchiamo di raggiungerlo tramite il finestrino del piccolo fienile. Saura prova a prenderlo in tutti i modi ma non vi riesce.

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Provo anche io, arrivo a toccarlo, ma Palmir non si smuove dal piccolo riparo che ha trovato. Torniamo in casa. Dopo un’oretta scendiamo a controllare se si è mosso. Con sorpresa mi accorgo che Artemio, il gatto forestiero che si è accasato da noi è andato in soccorso. Ritorno su. Passa mezz’ora e mi accingo a controllare di nuovo. Noto che Artemio tocca terra dall’albero i cui rami danno sul tetto, Palmir lo segue titubante, ma appena mi vede torna a nascondersi.

Artemio cerca di salvare Palmiro sul tetto – foto TT

Decidiamo di intervenire, sono alcune ore che il diavoletto nera della Tasmania è lì sopra, miagola, soffre il caldo, di sicuro ha una gran sete (Palmir è un gatto che beve tantissimo, cosa strana per un felino, anzi spesso è sinonimo di problemi ai reni e proprio per questo lo abbiamo fatto controllare a fondo, ma è solo una sua caratteristica).
Così Saura sale sul tetto, le passo la gabbietta, Palmir è impaurito ma vi entra e la situazione si risolve.

Palmiro sul tetto – foto TT

Una volta in casa la cotoletta di pelo nera si rifocilla, beve parecchie sorsate di acqua fresca e poi va a mettersi – sebbene ci sia un gran caldo – sulla sua copertina preferita. E’ spossato e ancora un po’ impaurito.

Blues del tetto – foto TT

Fa un pisolino di un paio d’ore, si sveglia, torna a bere e poi viene a cercarmi. Vuole che stiamo vicini vicini. Palmir ora ha bisogno di affetto e sicurezza, e il vecchio Tyrrell è lì per questo.

Blues del tetto – foto TT

ICE CREAM MAN

Inìgo, nonno di Saura, colui che costruì la casa in cui abitiamo, tutte le sere era solito, dopo cena, mangiarsi un cornetto Algida. Credo di essermi fatto suggestionare, perché in questi ultimi anni faccio lo stesso. Non un cornetto, ma un gelatino me lo sparo immancabilmente. Quando rimango senza divento nervoso e inizio ad urlare.

Ne ho trovato un tipo a marca Coop che mi fa impazzire. Tengo la ciliegia per ultima. Il godimento è massimo, ma poi mi chiedo, in dialetto, “si è mai visto Johnny Winter mangiare i gelatini della Coop?”

I scream for Ice cream – foto TT

Mi chiedo cosa sia questa mania. Un premio per aver resistito all’ennesima giornata di ordinaria bluesitudine? Una assuefazione allo zucchero e ai dolci o  semplicemente la voglia di calcare le orme di Inìgo?  Fosse quest’ultimo il motivo, spero allora di non farmi suggestionare ulteriormente e replicare l’altra sua abitudine, quella di bere un grappino dopo colazione!
PS: Inigo è vissuto – in perfetta forma – fino ai 97 anni.

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GOING BACK TO MY ROOTS

 Con Saura guardo le due stagioni della fine anni settanta di RADICI. Questo mi ha spinge a cercare le tracce dei miei bisnonni e trisnonni paterni. Un sabato mattina mi dirigo al ‘Misòun (Lemizzone di Correggio insomma). Mi nonno è nato lì, spero dunque di trovare le vecchie tombe dei miei avi. Il cimitero è piccolo, le controllo tutte una per una, ma non trovo nulla. Dovrò rivolgermi altrove. L’esperienza però è notevole, un vecchio e piccolo cimitero di campagna, un caldo sabato mattina d’estate, il sole del mezzogiorno a picco. Pace e luogo adatto per riflettere sugli aspetti metafisici della vita.

Cimitero di Lemizzone – foto TT

 Mi tornano alla mente poesie che parlano di cipressi, Carducci, Leopardi, Foscolo … e poi MERIGGIO D’ESTATE di UMBERTO SABA

Silenzio! Hanno chiuso le verdi 
persiane delle case. 
Non vogliono essere invase. 
Troppe le fiamme 
della tua gloria, o sole! 
Bisbigliano appena 
gli uccelli, poi tacciono, vinti 
dal sonno. Sembrano estinti 
gli uomini, tanto è ora pace 
e silenzio… Quand’ecco da tutti 
gli alberi un suono s’accorda, 
un sibilo lungo che assorda, 
che solo è così: le cicale.

 Ho un piacevole ossessione riguardo al titolo, ed ora che da alcuni anni ho ripreso a vivere in campagna, in luglio vivo spesso avvolto da questo mood. Mi sembra di ricordare le lunghe estati che vivevo da bambino, con i campi di grano che si estendevano e circondavano il paese, visual che credo mi derivi anche da immagini presenti su un libro di scuola. Immagini che cerco in internet e che non trovo, così mi accontento di qualcos’altro .

Non c’è niente da fare, sono proprio votato alla nostalgia.

LE GUERRE DI VANDEA

Fatico a non farmi travolgere dal pessimismo che mi prende alla gola quando osservo e leggo il mondo. Sembra che la democrazia stia attraversando uno dei suoi momenti più delicati. Interi strati della popolazione stanno perdendo il lume della ragione, l’oscurantismo è dietro l’angolo. Capisco che ognuno abbia le proprie idee, ma qui rischiamo di fare passi indietro giganteschi, di innescare ulteriori tensioni sopra a quelle che ci sono già.

Novax fuori da Montecitorio che in nome dell’anti-scienza aggrediscono tre parlamentari, un lettore della Gazzetta di Reggio che si dice contento della morte di un bambino di 12 anni, Alì, di origine pakistana, morto annegato in un canale.
L’estrema destra nazifascista che costringe il Sindaco di Milano a girare sotto scorta. C’è una ondata razzista, sovranista e oscurantista che spaventa. Capisco che la faccenda migranti sia una bel problema, ma stiamo davvero perdendo quel po’ di senso di comunità e fratellanza che forse avevamo. Parli con la gente e la scopri pronta ad azzannare il diverso, a ricacciarlo indietro, a fargli fare la fine che merita.
Mi torna alla mente la Vandea, quella di cui Victor Hugo scriveva in NOVANTATRE’. Un paragone forse un po’ ardito, ma l’impressione che ho è proprio quella.
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 SIMONETTA SAYS “io lo amo”

Meno male che ogni tanto mi vengono in mente anche siparietti divertenti. Uno è dato dalle avventurE della mia cartolaia preferita, La Giorgia, Jaded baby insomma. Su facebook condivide spesso aneddoti di lei alle prese con clienti e rappresentanti. Quello che racconta è davvero spassoso, sebbene a volta si rimanga allibiti (esempio: un cliente che arriva in negozio con un quadro formato 70×100 con tanto di cornice e chiede di fare una fotocopia). Ragazzi, la gente a volte è davvero strana.
Un altro siparietto che mi diverte assai è quello che ha come attrice protagonista Simonetta, un’amica di Saura, quando parla del suo motociclista preferito. Puoi aspettarti da un tipo di donna come Saura, che corre in minimoto e in go-kart e che ha per la velocità una fregola atavica, la sconfinata ammirazione per il Re di Tavullia, ma da Simonetta un po’ meno. Quest’ultima non ha infatti il look e l’atteggiamento di una motor-girl, così quando ci frequentiamo e parliamo di Valentino e lei se ne salta fuori con un “io lo amo”, rido come un matto. Ogni volta che penso alla cosa arriva il buon umore.
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INTER IN ASIA

La tournée asiatica precampionato dell’Inter è andata meglio del previsto. Battute LIONE, BAYERN MONACO e CHELSEA. Il calcio estivo conta poco, ma la differenza con il precampionato del 2016 è notevole. Vittorie, spirito di squadra, bel gioco. Resto con i piedi per terra, ma per ora sono molto contento di Mister Spalletti.
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SONGS FOR THE DRAWER

In queste ultime settimane ho scritto due nuove canzoni, FUTURO ROCOCO’ e ALISEI. Lo so, non interessa a nessuno, ma è sempre una gran soddisfazione quando ne metto insieme una, quando dal nulla musica e parole prendono corpo. Poi è la cosa che mi piace fare di più in assoluto. Le lascio asciugare qui sulla scrivania per un po’ e poi le riporrò nel cassetto, insieme a tutti gli altri sogni infranti. As usual.
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LIVE FOR THE MUSIC

 Ogni tanto ho bisogno di leggerezza, così in macchina mi ascolto discutibili compilation che però a volte fanno bene…  FREUR, CARS, BRIAN FERRY, PHD … ma poi  a seguire l’animo reclama cibi più prelibati, ed ecco che allora arrivano i LITTLE FEAT, quelli che attraversano i fiumi del jazz-rock

o i miei amati ELP.

ELP at Domus Saurea – photo TT

 

e la vita  di nuovo sgorga prepotente.

Agosto è alle porte, l’estate si fa matura matura, le vacanze sono dietro l’angolo. Dopo di esse chissà cosa porterà settembre, ma un passo alla volta, intanto restiamo concentrati sul presente e su quella manciata di giorni che dovrei passare al mare. E’ uscito anche il nuovo capitolo di EYMERICH, se poi dovesse aggiungersi in tempo utile anche il bootleg di SEATTLE 21/3/1975 in full soundboard dei LZ, ecco che l’estate si farebbe ancor più interessante.

Eymericj Risorge – photo TT

YES feat Anderson Rabin Wakeman – Schio (VI) 19/07/2017

26 Lug

Due ore esatte dalla Domus Saurea a Schio. La Brennero, la Milano-Venezia, la Valdastico ed eccoci arrivati all’Arena Campagnola, il posto dove si tiene uno dei tre concerti italiani della second costola degli YES, quella con Anderson, Rabin e Wakeman. Potevamo mai mancare vista la passione sfrenata di Saura per i “Sì” e per Jon e Rick in particolare?

Sono le 16. Il concerto è promosso da Schio Life, la realtà indipendente che organizza concerti da queste parti, realtà che stimiamo molto e che in qualche occasione ci coinvolge direttamente. E’ un piacere per noi potere dare una mano, questi ragazzi sono mossi dalla passione più pura … che il padre dei quattro venti li benedica.

Paolo Bolla e Fabio ci accolgono con la solita squisita disponibilità, Claudio è concentrato nel cercare di risolvere gli impicci tipici che un evento del genere comporta.

Saura e Fabio – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

Aiutiamo Paolo nella gestione delle faccende più semplici,

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

quindi cerchiamo di renderci utili nello scaricare le casse degli strumenti dal camion. A Saura mancava giusto il fatto di avere a che fare con le tastiere di Mr Wakeman.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T saura T

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

Da Torino arriva l’altro Paolo, sempre dello staff italiano di RW; ci troviamo a fare due chiacchiere sul palco.

Tim & Paolo – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

Tutti insieme poi sistemiamo le file di sedie di fronte al palco. Una veloce rinfrescata nei bagni a bordo dell’arena e poi torniamo verso il palco; è l’occasione giusta per osservare la location nella sua interezza, davvero splendida e suggestiva.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

Paolo Bolla poi telefona a Saura e le dice di tenere pronti due pass e di consegnarli alle mogli di Rabin e Anderson che stanno per arrivare backstage. Dietro le quinte chiacchieriamo con lo staff italiano di RW, il biondo di Perivale è già sul posto.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Saura riesce ad avere l’immancabile foto col suo tastierista preferito.

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Immagino che per lei sia tutto molto eccitante, e sorrido quando vedo la moglie di Rabin stringerle la mano e ringraziarla per il pass.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Trevor è sempre molto disponibile. Mentre Saura mi scatta una foto insieme a lui, parliamo della data che abbiamo visto a Londra in marzo (si assicura che fossimo presenti alla seconda perché, mi dice, nella prima non ha suonato bene) poi gli dico che secondo me è il miglior chitarrista degli anni ottanta (Van Halen a parte naturalmente), sembra molto lusingato. Poi scherza con Saura, ed è un piacere vederli ridere…

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Jon è il più inavvicinabile, “il divino”, come lo chiamano nel giro, è la vera rockstar, anche Saura si fa seria al suo arrivo. Consegna il pass alla moglie e poi si tiene in disparte.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Claudio si assicura che tutto sia ok…

Saura e Trevor – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto T T

Manca poco al concerto, sul palco sta terminando la sua esibizione un pianista della zona. Lasciamo il backstage e ci dirigiamo nella zona davanti al palco.

Incrociamo i soliti amici musicofili: Gabry Martelli, Maurizio Cavalca e di nuovo Frappe Freddo Manfredi.

Mi si avvicina Alessandro di Venezia, un fan degli Yes che – in cerca di notizie degli YES featuring ANDERSON, RABIN e WAKEMAN – è incappato nel blog e nell’articolo che scrissi a tal proposito lo scorso marzo. Ci riconosce all’istante.

Il crepuscolo è l’ora perfetta per l’inizio di un concerto.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T

L’intro di CINEMA poi PERPETUAL CHANGE. HOLD ON e quindi AND YOU AND I. Quando al minuto 3:20 le tastiere di Wakeman affrontano la parte più maestosa, una prog head non troppo lontano da me, un signore over 60, parte per le profondità siderali. Sembra non si capaciti di essere lì nel momento preciso in cui Wakeman suona quelle note.

Avendo già visto questi YES/ARW in marzo a Londra, in seconda fila, all’Hammersmith Odeon (dunque nella situazione ottimale e non superabile), decido di godermi lo spettacolo in modo leggero. Mi lascio trasportare dalla musica senza concentrami su ogni singolo aspetto visivo e musicale.

YES (Anderson Rabin Wakeman) Schio 19-7-2017 – foto MARCO CHIERICO

Guardo il cielo, le stelle, poi chiudo gli occhi e mi par di galleggiare trasportato dalla musica.

YES (Anderson Rabin Wakeman) Schio 19-7-2017 – foto MARCO CHIERICO

RHYTHM OF LOVE, CHANGE, HEART OF SUNRISE. Il concerto sarà un po’ più corto del solito, domani il gruppo suonerà a Ginevra, e la road crew freme per smontare e ripartire il prima possibile. Nonostante questo saranno quasi 2 le ore di concerto, e per gente di questa età è un ottimo risultato.

AWAKEN è come sempre immensa, ma è un po’ tutto il concerto ad essere così. Come ho detto non mi soffermo sulle esibizioni dei singoli, stasera è la coralità che voglio nell’animo, ma è indubbio che i ragazzi stanno suonando e cantando bene.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto FRANCO ROMAGNOSI

YES (Anderson Rabin Wakeman) Schio 19-7-2017 – foto MARCO CHIERICO

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto FRANCO ROMAGNOSI

OWNER OF A LONELY HEART come al solito è presentata nella versione estesa, con Wakeman e Rabin che scendono a suonare tra il pubblico, pubblico che come ogni volta impazzisce e alla fine si riversa sotto al palco. Nella coda inseriscono SUNSHINE OF YOUR LOVE dei CREAM.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto FRANCO ROMAGNOSI

Il gruppo esce e poi ritorna per ROUNDABOUT.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto TT

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura Terenziani

 

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YES feat ARW – Schio (VI) Italy 19-/-2017 – photo MARCO CHIERICO

Quindi i saluti finali e via verso la notte.

Doc-Tim-Frank-Dom: Led-Heads in Schio

Ci fermiamo un po’ a lasciar decantare le emozioni, sento i commenti di certe gente… chi si domanda perché non abbiano fatto certi pezzi, perché non ci sia Steve Howe alla chitarra, perché non sia presente anche Geoff Downes (ma se c’è Wakeman, cosa c’entra Downes?) …sorrido e faccio finta di niente, ma dentro mi domando che razza di fan siano se non sono al corrente della situazione attuale della galassia YES.

Continuo tuttavia a godermi la serata, la temperatura è fresca, l’ atmosfera rilassata.

Chiacchiero e saluto gli amici, Floro, Francesca e Clelia che mi portano da Pesaro una specialità della loro terra (se non lo avete ancora fatto, dovete provare la Moretta, specialità di Fano),

Fran/Tim/Floro/Saura/Clelia – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Frank Romagnosi

Marco Chierico fotografo extraordinaire,

Saura, Marco Chierico, Tim – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 –

e i miei amici ledhead Doc, Frank e Dom.

Doc-Tim-Frank-Dom: led-heads in Schio

Doc-Tim-Frank-Dom: led-heads in Schio

Mi si fa poi  incontro un ragazzo, Diego da Verona, segue da sempre il blog, mi dice che mi legge anche dai tempi in cui scrivevo per metal Shock e Classix! E’ la prima volta che lo vedo e gli parlo, ma lo abbraccio con calore, il feeling è immediato.

Tim & Diego – YES (ARW) Schio (VI) 19/07/2017 – foto Saura T.

C’è anche Gianni della Cioppa, ci sentiamo via whatsapp, ma non riusciamo a vederci. Il suo pensiero comununque è “concerto grandioso!”

Salutiamo Claudio e la truppa di Schio Life e ci dirigiamo alla macchina. Un’altra serata da rock and roll fantasy, soprattutto per Saura. Quanto è fortunata a vivere in maniera così completa gli ultimi ruggiti dei suoi musicisti preferiti.

Mi piace guidare di notte in autostrada, lo scrivo sempre. Il tempo e lo spazio paiono dilatarsi, il rollio della blues mobile ha lo stesso suono di un veliero che, guidato dalle stelle, solca gli oceani. Attracchiamo alla Domus Saurea verso le 2. Una doccia e a letto. Difficile addormentarsi subito, difficile sarà alzarsi domattina, ma i sacrifici fatti nel nome del rock valgono sempre la pena. Schio, goodnight!

 

Abbiamo parlato degli YES/ARW anche nello scorso marzo:

The 2017 Londinium affair: ARW live at the Hammersmith Apollo, The House Of the Holy, e l’uomo che chiede un cappuccino dopo hamburger e birra.

ROGER HODGSON, Scalo City Style Arena, Milano 16 luglio 2017

24 Lug

Sulla A1 verso Milano. C’è traffico, ma non abbiamo fretta, siamo partiti per tempo; mi faccio qualche domanda sul fatto che uno come Roger Hodgson tenga un concerto gratuito in un villaggio/centro commerciale all’aperto, quelle realtà senza dubbio moderne e funzionali ma che non mi fanno mai sentire a mio agio. Siamo nel 2017, il rock ha perso da decenni quei valori che forse aveva nel quinquennio 1967-71, ora tutto è spettacolo, a vedere gli AC/DC vanno indifferentemente gli hard rocker e chi ascolta abitualmente jovanotti (con la i lunga minuscola), tutto si è mischiato ed è sfociato in una brodaglia omogenea che ormai non sa più di nulla. Kiss, Sex Pistols, Madonna e Michael Jackson … tutti nello stesso calderone, i telegiornali che chiamano Veronica Ciccone “rockstar”, dovrei farmene una ragione, ma non riesco, e vivo male.

Cerco di scacciare i pensieri e di concentrami sulla musica che esce dal lettore mp3 (maledizione, ancor non mi capacito del fatto che facciamo uscire le auto senza lettore cd): PINK FLOYD  a BOSTON nel 1977, WORKS VOLUME 1 degli ELP e i LED ZEPPELIN a BATON ROUGE nel 1975.

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Arriviamo verso le 19. Una veloce occhiata al luogo dove si terrà il concerto, e poi via a magiare qualcosa…

Milano – Scalo City Style – foto TT

Milano – Scalo City Style – foto TT

Alle 19,45 davanti al palco ci sono poche decine di persone. Incontriamo gli amici che non si perdono mai un concerto, Umberto Montanari e Frappè Freddo Manfredi. C’è anche Grazianone Romani, leader dei Rocking Chairs e voce mai dimenticata del più bel inno mai sentito sui campi da calcio (C’E’ SOLO Lì’INTER, insomma).

Siamo in prima fila, niente male.

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura Terenziani

Verso le 21 il posto inizia a riempirsi. Alla fine saremo qualche centinaio di persone. Ed a quell’ora che un nugolo di zanzare cala senza pietà su di noi. Le bombolette spray di Autan sono state tutte requisite all’entrata, siamo alla mercé di questi insetti maledetti. Abito nelle low lands emiliane, so cosa sono le zanzare, ma un lavoro del genere non lo avevo mai visto. Non sappiamo più dove stare quando, alle 21,30, il gruppo sale sul palco. TAKE THE LONG WAY HOME. Tripudio. E’ facile avere la gente dalla proprio parte quando puoi permetterti di partite con un pezzo del genere, ma la proposta è assai convincente.

Dopo SCHOOL e BREAKFAST IN AMERICA, faccio una prima constatazione, e arrivo a pensare che quello che sto vedendo e sentendo è di livello superiore. Roger è ben disposto, il gruppo è una meraviglia. Gran batterista, gran tastierista(quello che suona le parti che furono di Rick Davis), gran polistrumentista (clarino, flauto, melodica, sax, tastiere, giabanini vari).

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura Terenziani

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura Terenziani

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura Terenziani

I brani si susseguono in modo fluido, la scaletta funziona alla grande. Hodgson mi colpisce, suona benissimo le tastiere e la chitarra. Gran tocco. E poi, come canta! Certo, dopo i Supertramp, per parecchi anni non ha cantato né fatto tour, ma è da sottolineare il fatto che a 67 anni si ritrova ancora con una gran voce.

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura Terenziani

Il pubblico è incredibile. Sono davvero sorpreso, gli tributa un affetto e un amore incondizionato. Le canzoni vengono cantate parole per parola, e non mi riferisco solo ai grandi successi dei SUPERTRAMP. Tutti (e ribadisco tutti) i pezzi sono affrontati con una verve e una professionalità impeccabili. HIDE IN YOUR SHELL, EASY DOES IT, SISTER MOONSHINE, A SOAPBOX OPERA si susseguono con leggiadria.

Osservo lo show da dietro la cresta bionda di Saura, mentre un aurea di beatitudine mi avvolge … grande musica.

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto TT

THE LOGICAL SONG ha più o meno lo stesso effetto di quando i LZ intonavano WHOLE LOTTA LOVE, delirio. Poi di nuovo persi nelle suggestioni cosmiche con ALONG CAME MARY. Il concerto è bellissimo, rimango incantato. Scordo anche le zanzare killer. LORD IS IT  MINE, BABAJI, riportano lo show su binari più consueti, poi con CHILD OF VISION e DREAMER si torna su vette altissime.

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Di nuovo nello spazio profondo con FOOL’S OVERTURE. Il gruppo esce e ritorna per GIVE A LITTLE BIT e IT’S RAINING AGAIN.

Roger Hodgson – Milano Scalo 16/7/2017 – foto Saura T.

Il pubblico non si tiene. Io raggiungo il massimo in IT’S RAINING AGAIN. Tutto mi sembra perfetto, la serata, il gruppo, la canzone, l’interprete principale. Roger saluta commosso e ci assicura che tornerà presto.

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Prima di uscire dal villaggio ci rechiamo alla toilette. I bagni sono pulitissimi. Mentre aspetto Saura, osservo la signora addetta alle pulizie. Si appresta a pulire i servizi per l’ennesima volta nella giornata, ha lo sguardo velato di rassegnazione, ma si sforza di sorridere ad ogni avventore.

Mentre attraverso la notte solcando l’autostrada, penso che per tutto il concerto Roger è sembrato molto colpito dalla reazione del pubblico. Applausi, cori da stadio, gente in visibilio. Non mi aspettavo nulla del genere. A distanza di una settimana posso dire a mente fredda che è stato uno dei migliori concerti che io abbia mai visto. Quando uscì BREAKFAST IN AMERICA ero un adolescente, fu uno degli album di quella che chiamo la mia SUMMER OF 79, il long playing lo comprò una ragazzina con cui stavo allora, me lo feci prestare e lo tenni quasi tutta l’estate, non riuscivo a smettere di ascoltarlo. Avevo una predilezione per Rick Davies, ma oggi non saprei proprio chi scegliere. Rifletto sul fatto che ho visto i SUPERTRAMP (senza RH naturalmente) nel 2010 all’Arena di Verona e oggi ho visto “l’altra metà”. Sono felice.

PS: Saura aveva ripreso un paio di pezzi (TAKE THE LONG WAY HOME e GIVE A LITTLE BIT) col cellulino, ha provato a caricarli su youtube, ma dopo poco sono stati cancellati per violazione di copyright. Evidentemente RH non vuole che registrazioni fatte dai fan siano presenti in rete. Per questo i video proposti sono presi da cose ufficiali e  non relative al concerto di cui ho parlato.

  1. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  2. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  3. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  4. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  5. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  6. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  7. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  8. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  9. (Composer: Roger Hodgson)
  10. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  11. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  12. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  13. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  14. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)

    BIS

  15. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)
  16. (Supertramp song) (Composer: Roger Hodgson)

ISABEL ALLENDE “L’Amante Giapponese” (©2015 Feltrinelli – (P)2016 Audible GmbH) – TTTTT

19 Lug

Arrivo all’appuntamento con L’AMANTE GIAPPONESE di Isabel Allende con parecchio ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Sì, molto meglio, perché è un romanzo bellissimo. Un amico una volta mi disse (sentendo che stavo parlando della Allende): “Ma non è roba da donne?”.

Certi luoghi comuni attecchiscono a volte anche in menti illuminate, perché no, non è roba da donne, è roba per chi ama la letteratura più bella.

Seguo questa autrice dalla prima metà degli anni ottanta, i suoi primi sei romanzi li ho letti con passione tutti d’un fiato. I primissimi poi, capitoli importanti per capire la questione CILE negli anni disgraziati del colpo di stato, sono stati basilari per forgiare il mio fervore – chiamiamolo così – “rivoluzionario”.

Per questo suo ultimo romanzo ho provato la versione audiolibro. La mildly blues mobile come sapete non ha il lettore cd, e delle tre chiavette (da 64 GB) piene zeppe di mp3 (lo so è una parolaccia, ma il lettore legge solo i file musicali di quel formato) ne ho fin sopra i capelli, così nei mie lunghi spostamenti da casa all’ufficio ho preso ad ascoltare audio libri e cose simili.

La sinopsi (va beh, la sinossi) la trovate qui sotto, inutile ripetere parti del soggetto, dico solo che il romanzo si dipana in modo meraviglioso, che la storia e gli intrecci sono magnifici, che la prosa della Allende è semplicemente S U B L I M E!

Il libro è tradotto da Elena Liverani e, pur senza aver letto l’originale, mi sembra che la traduzione sia ottima.

La voce narrante è quella di Viola Graziosi, e anche qui il lavoro svolto è di altissimo livello. La qualità della voce della Graziosi è speciale, l’interpretazione anche. Giusto qualche sbavatura, “trascose” invece di “trascorse” e “demòni” invece di “démoni”, ma sono distrazioni passabili, viste le 9 e passa ore di narrazione.

Libro davvero incantevole.

Isabel Allende

Sinossi (da feltrinelli.it)

Alma Belasco, affascinante pluriottantenne, colta e facoltosa, decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Lark house, una residenza per anziani nei pressi di San Francisco. In questa struttura, popolata da affascinanti e bizzarri anziani di diversa estrazione sociale, stringe amicizia con Irina, giovane infermiera moldava, di cui presto si innamorerà il nipote Seth Belasco. Ed è ai due giovani che Alma inizierà a raccontare la sua vita, in particolare la sua grande storia d’amore clandestina, quella con il giapponese Ichi, figlio del giardiniere dell’aristocratica dimora in cui ha vissuto, nonché compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo di un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale, con le taglienti immagini di una storia minore – quella dei giapponesi deportati nei campi di concentramento -, si snoda un amore fatto di tempi sbagliati, orgoglio malcelato e ferite da curare, ma al tempo stesso indistruttibile, che trascende ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli amanti.

Abbiamo parlato di lei anche qualche anno fa:

ISABEL ALLENDE “Il Quaderno Di Maya” (Feltrinelli 2011) – TTTT

PAUL McCARTNEY ” La Versione Di Paul – in conversazione con Paul Du Noyer” (Piemme 2016) – TTTT

17 Lug

Paul McCartney è uno degli dei, Paul Du Noyer invece è un giornalista e autore inglese fondatore della rivista MOJO.

Libro piuttosto gustoso e di facile lettura. Du Noyer è stato anche consulente editoriale di Macca oltre che fan appassionato dei BEATLES, dunque è uno che conosce bene il mondo di cui scrive. Non fa domande scomode, ma non scivola nemmeno nella trappola dell’ossequio ad ogni costo, certo, si sente che è consapevole di chi ha davanti, ma forse è proprio questo che predispone PMC nell’umore giusto cosicché possa parlare senza stare troppo sulla difensiva.

Gli interventi di Du Noyer sono misurati e per lo più utili nell’illustrare le situazioni via via che si salta da un’epoca all’altra. Paul sembra ben disposto, sincero e leggere il suo punto di vista, sbirciare tra i suoi ricordi, vederlo mentre cerca di gestire il mito Paul Mc Cartney è molto interessante.

Ho letto con piacere le pagine dedicate ai Beatles e agli Wings, quello che è venuto dopo non mi ha mai interessato troppo, a parte qualche buon singolo. Ho una predilezione particolare per gli WINGS, anche quelli che proponevano sciocche canzoncine d’amore perché la scrittura delle stesse è di livello talmente alto che non si può che genuflettersi davanti alle capacità creative e melodiche dell’autore. A tale proposito Du Noyer scrive una cosa verissima, ovvero che nel proprio animo bisogna avere la capacità di trovare posto sia per le cose più arrabbiate e profonde che per quelle più leggere (sempre che queste ultime siano di buona fattura, aggiungo io)

Chi ha un minimo di confidenza con la musica di McCartney potrà godere facilmente di questo libro, chi invece non ne sa quasi nulla potrebbe faticare ad orientarsi, ma d’altra parte chi – in un modo o nell’altro – non è mai stato in contatto con la musica di Paul, forse non fa parte di questo pianeta.

BAD COMPANY “Burnin’ Sky” deluxe edition (Swan Song / Rhino 2017) – TTTT

12 Lug

ITALIAN / ENGLISH

Conversazione via messenger di facebook tra me e Roberto Menabue di Dischinpiazza di fine maggio:

TT: Ciao Robby, tutto bene? Spero di sì. Senti, venerdì usciranno le deluxe edition di BURNIN’ SKY e RUN WITH THE PACK della BAD COMPANY, riusciresti ad averle per sabato? Farei un salto in centro da te a prenderle se fossero disponibili. Mi sai dire? Grazie.

RM: Dovrebbero arrivarmi venerdì mattina, comunque quando arrivano te ne metto via uno per tipo e poi ti avverto qui su FB. Tu vuoi le deluxe in CD, giusto?

TT: Certo le deluxe edition di due cd sia di BURNI’ SKY e RUN WITH THE PACK. Tienimele da parte. Lo sai che sono un super fan della Bad Company. Ci vediamo sabato verso le 10:30/11.

RM: Non sei un fan, tu sei “IL” fan!

Già, sono IL fan. Cosa ci sia nella musica della BAD COMPANY che mi irretisce così tanto lo sa solo il diavolo. Così, dopo la mezza delusione per le deluxe edition dei LZ (quelle che dovevano essere per me il non plus ultra) ecco le che vere edizioni speciali della mia vita diventano quelle della BAD COMPANY. Malgrado PAUL RODGERS abbia sempre da ridire sul materiale bonus arrivando ad impedire l’inclusione di inediti e di versioni alternative, il risultato finale è comunque eccellente. Un remaster coi fiocchi degli album originali e un dischetto pieno di materiale aggiuntivo assai stuzzicante, il tutto ad un prezzo certamente abbordabile.

Questi ultimi due anni sono stati grandiosi da questo punto di vista per il fan della BAD COMPANY che c’è in me, l’anno scorso in maggio è uscito il primo live ufficiale tratto da registrazioni degli anni settanta

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

e in ottobre sono andato a Glasgow a vedere una data dell’UK Swan Song Tour

https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

mentre nel 2015 sono state pubblicate le deluxe edition dei primi due album:

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/05/14/bad-company-straight-shooter-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

Ora finalmente lo step due con le versioni allargate del terzo e quarto album.

BURNIN’ SKY (Swan Song/Island 1977) – TTTT

La BAD COMPANY arriva all’appuntamento col quarto album piuttosto sfilacciata. Il tour di RUN WITH THE PACK (52 date in 3 mesi) si chiude nel maggio del 1976 (in mezzo la mazzata della notizia della morte di Paul Kossoff, chitarra dei FREE e amico intimo di Paul Rodgers e Simon Kirke), il gruppo è stanco e provato, il continuo alternarsi tra studio e tour degli ultimi tre anni ha logorato gli animi. Peter Grant però non può fare a meno di chiedere ai ragazzi di tornare a breve in studio, visto che gli accordi con la Island records (l’etichetta per cui il gruppo incideva per quanto riguarda Britannia e altri paesi) prevede 4 dischi in 4 anni. Qualche settimana di riposo e via di nuovo verso la Francia, all’Honky Château, non troppo distante da Parigi. Il periodo è quello di luglio e agosto, la bellezza del clima e del luogo però non riescono ad infondere al gruppo le energie vitali. Il materiale è poco, l’ispirazione sembra non arrivare, il gruppo sa che non sarà facile completare il disco. Troppo poco tempo tra la fine del tour e l’inizio delle registrazioni per poter ravvivare la vena compositiva, in particolare quella di Ralphs, quasi completamente scarico da quel punto di vista. Bene o male la band riesce a portare in porto il progetto e nonostante quello appena scritto BURNIN’ SKY risulterà album più lungo dei tre precedenti. Copertina a cura della Hipgnosis, nella sua semplicità assai efficace e riuscita. Fu il primo album della Bad Company a non entrare nella Top 5 , a dire il vero nemmeno nella Top 10, si fermò infatti al numero 15 della classifica USA, ma pur non ripetendo i risultati precedenti fu comunque un album che vendette piuttosto bene (750.000 copie solo con le prenotazioni). Personalmente, come dico sempre, amo parecchio i dischi obliqui, quegli album insomma che fanno uscire le band nei periodi un po’ nebbiosi quando, appena dopo il grande successo,  il gruppo si incammina verso gli orizzonti perduti, quando tutto inizia ad essere sfuocato e la decadenza è a un passo. Non posso dunque che amare molto anche questo album, quello che forse negli ultimi lustri ho ascoltato maggiormente.

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

1. Burnin’ Sky (Remastered)

2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

L’album si apre con il pezzo BURNIN’ SKY introdotto da un tuono (recuperato dagli archivi degli effetti della BBC). Come per l’album RUN WITH THE PACK, l’apertura si concretizza con un brano tutto sommato semplice ma con un “senso” davvero speciale. Il groove è superbo, la frase di chitarra che si ripete sul giro di accordi è riuscita ed efficace è l’assolo di chitarra col wah wah di Mick Ralphs; ma è tutto lo svolgimento a convincere. Quasi inutile sottolineare l’ottima prova di Paul Rodgers al canto e il delizioso lavoro ritmico di Boz Burrell e Simon Kirke.

MORNING SUN è un pezzo di gran valore, una gemma da gustarsi la domenica mattina in primavera. Gli uccelli che fan festa, il suono delle campane, il magnifico scivolare della chitarra introduttiva, l’arpeggio e il pensieroso tema musicale di Rodgers. Il basso di Burrell gioca un ruolo fondamentale nel contesto ritmico (e non solo) del brano. Grande povero Boz, magari fossi ancora qui con noi. Il flauto che arriva a metà brano è di Mel Collins e ragazzi … che classe. Ogni volta che ascolto questo pezzo per qualche istante rivivo la prima notte di militare. Arrivai a Torino in treno in una fredda e piovosa sera di fine marzo, dopo aver assolto le prime formalità ci divisero in plotoni e quindi ci assegnarono a camerate provvisorie. Ci diedero un paio di vecchie coperte militari (che sembravano arrivare dalle trincee della prima guerra mondiale) e verso le 23 provammo a metterci a dormire. Ero lì in questa stanza insieme a sconosciuti, era il 1982, non è che fossi spaventato o cosa, semplicemente sospiravo sul fatto che avrei dovuto passare un anno nell’esercito (ricordo ai più giovani che allora la leva era obbligatoria). Non sapevo esattamente a cosa sarei andato incontro nei giorni e nei mesi successivi, ma mentre ero in quello stanzone buio dove tra commilitoni che ancora non si conoscevano ci si chiamava col nome della città da cui si proveniva – pensai a Morning Sun, alla mia Bad Company, e ai ricordi che quel pezzo mi portava alla mente, ovvero le fresche mattine di inizio autunno quando ci trasferivamo qualche giorno dai nonni per la vendemmia. E’ sulle note di MORNING SUN che mi addormentai quella prima sera (sera che per ogni maschio della mia generazione è sempre stata impegnativa) e dunque la Bad Company mi aiutò a guadare il torrente impetuoso che di solito divide il tuo mondo dalla realtà nuda e cruda

LEAVING YOU ha il tipico incedere appoggiato della BAD COMPANY, ed è un bel pezzo che si dipana tra chitarre distorte e malinconie mascoline. Quando Paul sul finale canta

Hey Hey
I’m a leavin’ you baby
I can’t stop the tears that you cry
I can’t stop the tears that you cry
But I got to say good bye
Oh baby
I’m a leavin’ you ma ma ma ma
Oh oh leavin’ you baby
Mmm

io vado in orbita. E’ uno di quegli ad libitum finali in cui Paul esprime se stesso benissimo. L’assolo di Ralphs è perfetto per il mood del pezzo.

Arriva poi LIKE WATER, ed è il quarto brano a firma Rodgers. Questo proviene dalle session che fece Paul nel 1971 all’indomani del primo scioglimento dei FREE e della conseguente messa in opera della sua nuove band: i PEACE. Tipico della scrittura rodgersiana, il pezzo è profondo, ben scritto (la moglie di Rodgers appare come co-autrice) e ben suonato. Il ritmo anche in questo caso è pacato ed è evidente a questo punto che BURNIN’ SKY è un album particolare, profondo e riflessivo. Già 4 pezzi e nessun scossone hard rock tout court. Nell’assolo Mick Ralphs ci dà di slide guitar, ed è in questi piccoli gesti chitarristici che la stima per MR viene ribadita. La lunga coda finale sembra un fiume che va lentamente a buttarsi nel mare.

KNAPSACK è un episodio curioso. Nel long playing che uscì all’epoca era proposto ad un volume più basso rispetto agli altri pezzi dell’album e lo vivevo come uno sciocco momento di gioia che fungeva da introduzione al pezzo che seguiva. KNAPSACK/THE HAPPY WANDERER è una canzoncina che gli STARGAZERS nel 1954 portarono a sfiorare la top ten inglese. Una canzonetta allegra che si canta quando ci si incammina lungo un sentiero di montagna, finita su un album della BAD COMPANY grazie a una jam session in studio (fatta a tarda notte e in preda ai fumi dell’alcol) tra Mick Ralphs e Boz Burrell. Io la trovo sempre divertente, ma è un momento assai bislacco.

EVERYTHING I NEED fu il primo singolo, singolo che però non ebbe fortuna. Scritto da tutta la band, è un pezzo che fa il verso a certe cosucce degli anni cinquanta trattato però alla maniera hard rock del gruppo. Di solito questi omaggi alla musica degli anni 50 mi lasciano completamente indifferente, ma questo mi ha sempre attirato. Il cantato di Paul, il giro della chitarra, il ponte e le entrate di Simon Kirke alla batteria, tutto gradevole.

Il primo pezzo del lato due del LP era HEARTBEAT, pezzo di nuovo a firma Rodgers. L’entrata iniziale di Kirke mi ha sempre coinvolto. Il gruppo qui sembra meno riflessivo e più votato al divertimento, di nuovo un bel groove (che purtroppo il gruppo non riusciva a ricreare dal vivo). PEACE OF MIND è a firma Kirke. Buon pezzettino seppur non particolare, che contribuisce comunque a dare all’album quell’aria profonda e riservata e non certo In-Your-Face. L’assolo di Mick è piuttosto modesto, sebbene i ricami nella coda finale siano graziosi. PASSING TIME ( di Rodgers) non è affatto male. Insomma, quasi tutte le canzoni sono pregevoli e di buona fattura, manca però il colpo da maestro, quei pezzi rock magari un po’ sopra le righe che però bilàncino l’aspetto riflessivo.

TOO BAD (primo pezzo di Ralphs) è infatti l’unico che ha l’attacco tipico dei momenti più esuberanti della Bad Company. Il riff di chitarra è portentoso ed seguito da sviluppi musicali semplici ma validi. Quello che non mi convince è l’assolo di chitarra, un po’ troppo di maniera e poco interessante. Ad ogni modo un bel pezzo del grande Mick.

MAN NEEDS WOMAN è uno di quei boogie dozzinali di cui parlavamo nella recensione di RUN WITH PACK. Questo però a me piace un sacco. Il giro su cui è costruito il brano è assolutamente ordinario, ma il groove che la band riesce a tirare fuori e il meraviglioso cantato Rodgers sopperiscono a qualsiasi mancanza compositiva. Bello il lavoro di Sax di Mel Collins.

MASTER OF CEREMONY chiude l’album ed è un mistero. Sette minuti di jam finale con Mick Ralphs all’organo e Paul Rodgers alla chitarra. Un mistero perché sembra che sia stato missato in diretta e che quindi non sia stato possibile sistemare a bocce ferme certe stranezze e sbavature. E’ un brano anche piuttosto controverso per via del testo, per questo Rodgers non ha voluto menzionarlo nelle note di copertine. A me piace molto. Di nuovo un groove riuscitissimo. Mel Collins al sax è fantastico. Non credo sia un pezzo per tutti, tuttavia trovo molto interessante e rinfrescante ascoltare una vera jam session live in studio di uno dei miei gruppi preferiti. Ho sempre pensato che questo episodio abbia influenzato molto Robert Plant per LITTLE BY LITTLE del 1985.

Un album dunque anomalo, registrato – per obblighi contrattuali – da una band a corto di fiato. I rapporti tra i membri del gruppo iniziavano a farsi tesi, da una parte Rodgers ormai diventato un salutista e dall’altra il resto dl gruppo (in primis Burrell e Ralphs) che continuavano imperterriti lo stile di vita del rock and roll. Un album che comunque amo molto. Non è SGT PEPPER naturalmente ma credo sia meglio di quello si sente dire in giro.

CD 2: BONUS DISC

1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story (Previously Unreleased Song)

La Take 2 di BURNIN’ SKY si distingue perché Mick Ralphs non è presente alla session; è dunque Rodgers che suona le chitarre. E’ un tentativo singolare e un fan del gruppo non può che ascoltarlo con molto interesse. MORNING SUN comincia con Rodgers che “insegna” l’inizio del pezzo alla band, c’è anche una falsa partenza, tutto molto stuzzicante, sembra quasi di vederli. Trovo che gli abbellimenti di Ralphs siano deliziosi, dentro ci sento un po’ Ry Cooder. LEAVING YOU ha un cantato alternativo, mentre LIKE WATER è presentata in versione missaggio provvisorio e si discosta assai poco dalla versione originale. KNAPSACK chiarisce una volta per tutte il mood della registrazione. Mick e Boz alticci che si divertono strimpellando una sciocca canzoncina. Anche EVERYTHING I NEED non si differenzia molto dall’originale. Un vero peccato che non sia presente HEARTBEAT. PEACE OF MIND è in versione alternativa, con la chitarra molto “distante”, mentre PASSING TIME ha un cantato diverso.

TOO BAD è in versione completa ed è presentata nella consueta forma. MAN NEEDS WOMAN ha chitarra e voce differenti e in più il piano suonato da Ralphs è in bella evidenza. La versione iniziale di TOO BAD è forse uno dei due momenti più sorprendenti, l’arrangiamento e l’approccio infatti sono totalmente differenti dalla versione poi pubblicata. Trattasi di un blues-rock swingato cantato dallo stesso Ralphs davvero niente male. Sembra sia stato poi Rodgers a suggerire di renderle il tutto più incisivo.  E’ la volta poi di MAN NEEDS WOMAN versione iniziale, niente chitarra, Ralphs al piano e alla voce. Da qui si può capire quanto Paul Rodgers fosse importante e di come potesse trasformare un boogie senza importanza in un pezzo di tutto rispetto. Segue un’altra versione di BUNRIN’ SKY, e anche qui manca Ralphs. Purtroppo non c’è una versione alternativa di MASTER OF CEREMONY, in compenso abbiamo un brano inedito, o meglio un pezzo su cui il gruppo stava lavorando. Sempre a firma Rodgers, UNFINISHED STORY è un altro bel momento, magari nulla di eccezionale ma piacevole. Carino l’assolo di Ralphs.

Bonus disc dunque piuttosto valido, un paio di cose evitabili, un paio di cose mancanti, ma tutto sommato sufficientemente ricco di variazioni da far contenti i fan. Anche in questo caso rispetto alle confezioni dei primi due album qui le ante del packaging sono tre e non quattro rendendo così tutto più modesto.

Bad Company Burnin’ Sky inside cover

Concludendo, altra deluxe edition e dunque altro album che consiglio. Magari non ci si troveranno i grandi successi del gruppo, ma a tutti quelli a cui piace esplorare i sentirei meno frequentati BURNIN SKY potrebbe sorprendere (e poi, se è l’unico album della, anzi dei – come dice lui – BAD COMPANY che piace al nostro Polbi, un perché ci sarà).

Qui il link all’articolo di un mesetto fa sulla deluxe edition di RUN WITH THE PACK

https://timtirelli.com/2017/06/12/bad-company-run-with-the-pack-deluxe-edition-swan-song-rhino-2017-ttttt/

(broken) ENGLISH

Conversation via facebook messenger between me and Roberto Menabue of Dischinpiazza (recodrd shop downtown in Modena, Italy) at the end of May:

TT: Hi Robby, are you ok? I hope so. See, next friday the deluxe editions of BURNIN ‘SKY and RUN WITH THE PACK of the BAD COMPANY will come out, could you save them for me? I will be in town on saturday.

RM: They should arrive on friday morning, however when they arrive I keep them for you.

TT: Thank you man, you know I’m a super fan of the Bad Company. See you on Saturday at 10:30 then.

RM: You’re not a fan, you’re “THE” fan!

Yep, indeed, I’m THE fan (at least here in ole Italy). What is there in the music of BAD COMPANY that catches me so much only the devil knows. So, after the half-disappointment for the deluxe editions of LZ (they should have been for me the non plus ultra) I gotta say that the real special editions of my life are those of BAD COMPANY. Despite the fact that Paul Rodgers is always arguing over the bonus material and preventing the inclusion of previously unreleased songs and alternate versions, the final result is still excellent. A remastered original album and a second cd full of extra stuff, all at a reasonable price.

The last two years have been great for the BAD COMPANY  fan in me, last year in may  the first official live from recordings of the seventies came out

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co–deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

In October I went to Glasgow to see a date of the UK Swan Song Tour

https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

While in 2015 the deluxe editione of the first two albums were released:

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/05/14/bad-company-straight-shooter-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

Now finally we have the third and fourth album’s extended versions. 

BURNIN’ SKY (Swan Song/Island 1977) – TTTT

BAD COMPANY arrives at the rendez vous with the fourth album and a rather frail feel. The RUN WITH THE PACK tour (52 dates in 3 months) ended in May 1976 (in the middle of the shock of the news of Paul Kossoff’s death, he was the FREE guitar player and Paul Rodgers and Simon Kirke’s intimate friend), the group is weary and tried, the constant alternation between studio time and tour of the last three years has worn out the souls of the band members. Peter Grant can not help but ask the guys to go back to the studio, as the agreement with Island records (the label for which the band has a contract for Britannia and other countries) includes 4 discs in 4 years. A few weeks of rest and way back to France, at the Honky ​​Château, not too far from Paris. The period is July and August, but even the beauty of the climate and place can not infuse the group with vital energies. The songs are few, the inspiration does not seem to come, the band knows that it will not be easy to complete the record. Too little time between the end of the tour and the beginning of the recordings to revive the compositional vein, especially that of Ralphs, almost completely dry. One way or another, the band manages to complete the project, and despite all this BURNIN ‘SKY will be a longer album than the previous three. The cover  is by Hipgnosis, in its simplicity it is very effective and successful. It was Bad Company’s first album not to enter the Top 5, actually not even in the Top 10, it stopped at number 15 of the US charts, but even if not repeating the previous results it was still an album that sold quite well (750,000 copies were sold with advance orders). Personally, as I always say, I love the oblique records, those albums that bands make in the moody times when, just after the big success, the bands move towards lost horizons when everything starts to blur and the decadence is one step away.

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

1. Burnin’ Sky (Remastered)

2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

The album opens with the piece BURNIN ‘SKY introduced by a thunder (from BBC’s archives). As with the album RUN WITH THE PACK, the opening comes into play with a simple all-in-one piece with a really special “sense”. The groove is irresistible, the guitar phrase that repeats itself on the chords sequence is successful and effective is the wah wah guitar solo by Mick Ralphs; but everything here seems to work. Almost unnecessary to emphasize Paul Rodgers’s excellent vocals and the delightful rhythmic work of Boz Burrell and Simon Kirke.

MORNNG SUN is a piece of great value, a gem to be enjoyed on Sunday mornings in the springtime. The birds’ singing, the sound of the church’s bells, the magnificent of the introduction of the guitar, the arpeggio and the thoughtful music theme of Rodgers. Burrell’s bass plays a crucial role in the rhythmic (and not only) context of the song. Great late Boz, wish you were still here with us. The flute coming in mid-song is from Mel Collins and boys … top class. Every time I listen to this song for a few moments I relive the first night I spent in the army. I arrived in Turin by train on a cold, rainy evening at the end of March, after the first formalities they split us into platoons and then assigned us to temporary dormitories. They gave us a couple of old military blankets (which seemed to come from the trenches of World War I) and at about 23 (11 pm) we tried to get some sleep. I was there in this room together with strangers, it was 1982, I was not scared or anything, I just sighed that I should spend a year in the army (note for the younger readers: back then the call-up, the conscription, was compulsory for every young male in Italy). I did not know exactly what I would do in the days and months that followed, but while I was in that dark room among young men who called themselves with the name of the towns from which they came from – I thought of Morning Sun,  of my Bad Company, of the memories that the song brings to me, that is, those mornings of early autumn when we spent some days at my grandparents for the grape harvest. It’s on the MORNING SUN’s notes that I fell asleep that first night (a night that for every male of my generation has always been demanding), so Bad Company helped me to cross the impetuous stream that usually divides your world from the harsh reality.

LEAVING YOU has the typical slow gait of BAD COMPANY, and it’s a nice piece, between distorted guitars and manlike blues. When Paul in the end sings

Hey Hey
I’m a leavin’ you baby
I can’t stop the tears that you cry
I can’t stop the tears that you cry
But I got to say good bye
Oh baby
I’m a leavin’ you ma ma ma ma
Oh oh leavin’ you baby
Mmm

I head for the cosmic depths. It is one of those final ad libitums in which Paul expresses himself very well. The Ralphs solo is perfect for the piece’s mood.

Then comes LIKE WATER, and it is the fourth track written by Rodgers. This comes from the sessions Paul did in 1971 the first split of FREE and the subsequent implementation of his new bands: PEACE. Typical of Rodgersian writing, the piece is deep and well written (Rodgers’s wife appears as co-author). The rhythm also in this case is calm and it is obvious at this point that BURNIN ‘SKY is a particular, deep and reflective album. Already 4 pieces and no  tout court rockers. The solo of Mick Ralphs is on slide guitar, and it is in these little guitar gestures that the esteem for the guitarist is reiterated. The long final coda seems like a river that slowly throws into the sea.

KNAPSACK is a curious episode. In the long playing that came out at the time it was proposed at a lower volume than the other pieces of the album and I thought of it as a silly moment of joy that acted as introduction to the piece that followed. KNAPSACK / THE HAPPY WANDERER is a song that the STARGAZERS in 1954 brought near English the top ten. A cheerful song you usually sing when you walk along a mountain trail that ended on a BAD COMPANY album thanks to a late night and alchol driven studio jam session between Mick Ralphs and Boz Burrell . I always find it fun, but it’s a very odd moment.

EVERYTHING I NEED was the first single. Written by all the band members, it is a piece that seems inspired by some of  the early amercan rock and roll of the 1950s, however, it’s performed in the hard rock style of the band. Usually, these kind of songs leave me completely indifferent, but this has always attracted me. Paul’s vocals, the guitar work, Simon Kirke’s drums fill… all very nice.

The first track of the LP’ side B was HEARTBEAT, a piece bagain written by Rodgers. Kirke’s initial entrance always gets me excited. The group here seems less reflective and more enthusiastic about fun; again a nice groove (which unfortunately the group could not recreate live). PEACE OF MIND is written by Kirke. A good piece that again gives to the album that deep and discreet vibe, it’s evident once again that this is no a In-Your-Face album. Mick’s solo is pretty modest, though the embroidery in the coda is pretty. PASSING TIME (Rodgers) is not bad at all. In short, almost all of the songs are pretty good, but there is no masterpiece, I mean those rockers maybe over the top but that are essentials to keep the album balanced.

TOO BAD (the first piece of Ralphs) is in fact the only track that has the typical attack of the most exuberant moments of Bad Company. The guitar riff is bad ass and it’s  followed by simple yet valid musical developments. What does not convince me is the guitar solo, a little uninspired and not interesting. Anyway, a first-rate song of Mick.

MAN NEEDS WOMAN is one of those funny boogies we talked about in the review of RUN WITH PACK. But I like this a lot. The chord on which the track is built is absolutely ordinary, but the groove that the band manages to pull out and the wonderful singing of Rodgers outweigh any compositional deficiencies.  Mel Collins’s work on saxophone is beautiful.

MASTER OF CEREMONY closes the album and it is still a mystery. Seven minutes of a final jam with Mick Ralphs on organ and Paul Rodgers on guitar. A mystery because it seems to have been mixed live and that therefore it was not possible to correct some unusual oddities and smudges. It has also a controversial lyrics, so Rodgers did not want to mention it in the booklet liner notes. I really like it. Again a very successful groove. Mel Collins on sax is great as ever. I do not think it’s a piece for everyone, but I find it very interesting and refreshing to hear a really live  jam session of one of my favorite bands. I’ve always thought that this track had a lot of influence on Robert Plant song LITTLE BY LITTLE (1985).

An album, therefore recorded for contractual obligations by a short-running band. The relationship between the members of the group began to fade, on one hand Rodgers concerned about health and on the other Burrell and Ralphs who continued the lifestyle of rock and roll. An album anyway I still love a lot. It’s not SGT PEPPER of course but I think it’s better than what they say.

CD 2: BONUS DISC

1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story (Previously Unreleased Song)

The Take 2 of BURNIN ‘SKY stands out because Mick Ralphs is not present at the session; so Rodgers plays the guitars, so it is a singular attempt and a fan of the group can only listen to it with great interest. MORNING SUN starts with Rodgers who “teaches” the beginning of the piece to the band, there is also a false start, all very tempting, youy almost seem to see them working. I find Ralphs embellishments delicious, very Ry Cooder. LEAVING YOU has an alternate vocal while LIKE WATER is presented in a rough mix version and it differs little from the original version. KNAPSACK clarifies the recording mood of the track once and for all. Mick and Boz seems tipsy and they have fun strumming a silly song. Also EVERYTHING I NEED does not differ much from the original. It’s a shame that HEARTBEAT is not present. PEACE OF MIND is an alternative version with the guitar very “distant”, while PASSING TIME has alternative vocal.

TOO BAD is in full version,  MAN NEEDS WOMAN has different guitar and vocal and the piano played by Ralphs is forefront. The initial version of TOO BAD is perhaps one of the most amazing moments, the arrangement and the approach in fact are totally different from the classic version. It’s a blues-rock swing sung by Ralphs himself, really nice. It seems it was Rodgers then to suggest to make it more incisive. Then we have MAN NEEDS WOMAN initial version, no guitar, Ralphs on piano and vocal; you can understand here how much Paul Rodgers was important and how he could turn a boogie without any importance into a respectable song. There is another version of BURNIN ‘SKY, again without Ralphs. Unfortunately there is no alternative version of MASTER OF CEREMONY, but we have an unreleased track, or rather a piece on which the group was working. Written by Rodgers, UNFINISHED STORY is another nice moment, maybe nothing exceptional but pleasing. Cute solo by Ralphs.

The bonus disc is therefore quite valid, a few unecessary things, a couple of missing things, but all in all it’s enough varied to please the fans. Also with these deluxe editions it’s sad to see that compared to the packages of the first two albums these new ones are folded in three (and not in four) making the whole thing more modest. Liner notes by the great David Clayton, but as we know, consistently cut by PAUL RODGERS.

Bad Company Burnin’ Sky inside cover

In the end, another deluxe edition and then another album I would recommend. Maybe you will not find the big hits of the group, but to anyone who likes to explore the less frequented paths BURNIN SKY might surprise you (and then if it is the only album of BAD COMPANY that our Polbi likes, well, there must be a reason).

Here’s a link to an article about RUN WITH THE PACK’s deluxe edition

https://timtirelli.com/2017/06/12/bad-company-run-with-the-pack-deluxe-edition-swan-song-rhino-2017-ttttt/

 

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Riflessioni su Vasco a Modena Park 2017

5 Lug

Nelle ultime due/tre settimane per un modenese rimanere immune dalla febbre del sabato sera vascorossiano è stato praticamente impossibile. Non si riusciva a parlare d’altro, un po’ per l’evento in sé (davvero fantasmagorico) e un po’ per la cappa di panico che stava scendendo sulla città. Ho cercato di rimanere razionale e fedele alla mia idea, che fosse cioè una grande festa per Modena e per la regione. Sì perché in Emilia Romagna noi di solito siamo così, aperti agli altri, ben disposti se c’è da far baracca (da far festa insomma) e al contempo capaci di organizzarci al meglio. Avevamo un gran bisogno di un concerto del genere perché a Modena da 4/5 lustri non è che sia siano visti poi tutti ‘sti grandi nomi. Fino agli anni novanta sono approdati qui (soprattutto grazie alle Feste Dell’Unità) gruppi e artisti di elevatissima caratura internazionale, che so PINK FLOYD, GUNS N’ ROSES, BOWIE, DYLAN, il MONSTER OF ROCK, e decine di altri, poi il lento declino.

Mi stupivo infatti sentire certa gente lamentarsi per il concerto dopo averla ascoltata imprecare perché siamo una realtà di provincia dove non viene mai nessuno e non succede mai niente. Buffi poi quelli che si chiedevano il perché organizzare un concerto del genere a MODENA, rimanevo basito…ma come, Vasco è di Modena, ha iniziato qui a farsi conoscere, non è naturale che festeggi i suoi 40 anni di carriera nella sua città anche pensando a quel “abito fuori Modena Modena Paaaaark…”? Tutti a criticare l’amministrazione, mi dicevano che concedere uno spazio per un numero di spettatori maggiore al numero degli abitanti era da pazzi. Cercavo di non rispondere di petto, pur tenendo il punto, perché la vita è già piuttosto dura e non vale la pena ingrigirsi l’animo con queste ulteriori sterili polemiche. Ribattevo solo che pochi anni fa per due volte LIGABUE aveva riempito con circa 160.000 persone il Campovolo di Reggio Emilia e che non era successo nulla di terribile. “Sì, ma il Campovolo è un’altra cosa” rispondevano subito. Io non capivo, perché è vero che il Campo Volo (il piccolo aeroporto di Reggio) è un po’ più decentrato rispetto al centro città e confina con frazioni di campagna ma rimane comunque a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria che a sua volte è vicina al centro, senza calcolare che il numero degli abitanti e il numero di spettatori era più o meno lo stesso.

Ma qui sembrava che tutto stesse per precipitare. Negozi e fabbriche che ipotizzavano chiusure il giovedì e il venerdì prima del concerto, i residenti in zona Parco Ferrari  preoccupati e il resto della città, attonito e sgomento, rassegnato in attesa dell’arrivo degli unni.

Su facebook leggo oggi una breve riflessione della mia amica Jaded baby (La Giorgia insomma):

Cosa ci ha insegnato questo Modena Park?
Che chi non sa fare luce, è pregato di non fare ombra! 

Un saluto agli indignati, ai catastrofisti, agli esperti di sicurezza, ai laureati all’università della vita, ai cagacazzo, a Giovanardi, ai musicisti pippologi e a tutti quelli che hanno remato contro a questo evento.

A parte Bonolis, è stato perfetto 

Schietta, precisa e al punto, non c’è che dire.

Giorgia ha ragione, i disfattisti dovrebbero farsi da parte e non mettere i bastoni tra le ruote e soprattutto evitare, una volte che tutto si è svolto alla perfezione, di salire sul carro dei vincitori.

Quelli che sanno tutto loro dovrebbero per una volta farsi un esame di coscienza e tapparsi la bocca.

I musicisti pippologi, come li chiama la Giorgia, e gli amanti di musica che si ritiene superiore (aggiungo io), devono andare semplicemente a prenderla in quel posto. Che Vasco possa non piacere è sacrosanto, ognuno ha la propria sensibilità e se certe cose non arrivano o infastidiscono nessun problema, a patto che non si vengano a dare lezioni soprattutto poi, se a loro volta, questi sapientoni ascoltano artisti che non sono proprie eccellenze. Sì perché queste teste vuote gli rinfacciano mediocrità musicale e poi adorano musicisti (pseudo) rock che – come direbbe il mio amico Picca – è manovalanza, oppure gruppi che sono ben più kitsch e tout court di Vasco. E’ questo che non sopporto di questa gente, il non avere un minimo di obbiettività. Quello che piace a loro è musica di valore quello che non piace a loro musica senza importanza, sebbene le due cose spessissimo siano sullo stesso piano.

Io non sono andato al concerto, mi sono pentito di non aver fatto del pubblico di Vasco in quella magnifica serata, o forse dovrei chiamarlo “il popolo di Vasco” come viene rinominato in questi giorni di dibattiti, riflessioni, dove tutti diciamo la nostra. Parliamo de”Il popolo di Vasco” come una entità a se stante, come fossero “gli altri”, invece come hanno già detto in tanti, il popolo di Vasco siamo tutti noi. Da quelli che tirano bottigliette piene di piscia ai gruppi di supporto, a quelli che fanno del rispetto per gli altri una bandiera, da quelli che oltre ai cd di Vasco hanno al massimo comprato le compilation del Buddha bar a quelli come noi che LED ZEPPELIN, FREE, EMERSON LAKE AND PALMER, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH etc etc. C’è di tutto dentro al “popolo di Vasco”, c’è l’umanità. E ad ogni modo l’altra sera al parco Ferrari il “popolo di Vasco” si è comportato benissimo.

(Poi magari un giorno parleremo del popolo dei ROLLING STONES, degli AC/DC e degli AEROSMITH, gli ultimi tre megaraduni a cui ho partecipato).

Per noi modenesi (in primis quelli della mia generazione) Vasco è sempre stato uno di famiglia. Già dal nome. Sì perché al di là di quel che dice wikipedia, Vasco proviene dal francese, dalla parola guascone , e infatti qui da noi “fare il Vasco” o “lui lì è un Vasco” significa essere un simpatico spaccone oppure essere un figo. Vasco era un nome non troppo comune ma tipico delle campagne intorno a Reggio e a Modena, d’altra parte qui abbiamo avuto per lunghi decenni – qualche secolo fa – la dominazione francese.

Sono (o perlomeno sono stato) un grande fan di Vasco Rossi quindi. Lo ascoltavo a Punto Radio prima che iniziasse a fare dischi, poi l’emozione di vedere un suo 45 giri (Jenny e Silvia) da Fangareggi a Modena e finalmente dal 1978 avere l”occasione di comprare ogni anno un suo LP.

Puntoradio – dal 1975

Pur avendo una predilezione per il rock, l’hard rock e il blues sono sempre stato attaccatissimo ai cantautori italiani …DE GREGORI, BENNATO, IVAN GRAZIANI sono nomi che ho inciso sull’animo. Fu dunque naturale amare anche un cantautore che proveniva oltre che dalla prima radio libera che ascoltavo con passione anche dalla mia provincia, lui da un paese in montagna (Zocca) io da uno di pianura (Nonantola).

Tra l’altro proprio a Nonantola Vasco si esibì più o meno 50 anni fa…

Vasco Rossi a Nonantola – anni sessanta

MA COSA VUOI CHE SIA UNA CANZONE con quegli arrangiamenti alla YES e GENESIS di Gaetano Curreri, NON SIAMO MICA GLI AMERICANI con quella sfilza di canzoni che mandavano in orbita un adolescente come me (FEGATO SPAPPOLATO, SBALLI RAVVICINATI, LA STREGA (scritta da Sergio Silvestri altro “cantautore” che poi avrei seguito), 15 ANNI FA e VA BEH (oltre a quella lì, ALBACHIARA). COLPA D’ALFREDO, SIAMO SOLO NOI e VADO AL MASSIMO poi saziarono le mie voglie rock, la chitarra di MAURIZIO SOLIERI diventò imprescindibile e il mio amore per VASCO immenso. Lo vidi per la prima volta nel marzo del 1981. Non ricordo se SIAMO SOLO NOI era già uscito o meno. VASCO (insieme al suo gruppo) era l’ospite d’onore a MODENA ROCK 1981, rassegna di gruppi locali che si teneva nella palestra (o era un semplice capannone?) di Modena Est. Col mio gruppo avevo suonato il sabato sera, Vasco era previsto per la domenica. Essendo un membro di uno dei gruppi coinvolti potevo muovermi come volevo. Entrai nei camerini e vidi Vasco insieme ai suoi musicisti. Aveva una bottiglia di Johnni Walker in mano e quello sguardo sempre un po’ perso ma al contempo determinato. Non mi scomposi più di tanto, all’epoca era piuttosto sicuro di me, così scambiai due parole con lui e con Solieri. Vidi il concerto a fianco del palco e fu bellissimo vederli in azione durante la loro fase Rock naif. Magari è dovuto anche alla suggestione data dalla mia giovane età, ma è a tutt’oggi uno dei concerti a cui sono più legato. Quando alla fine Massimino Riva gettò in aria la sua Fender Stratocaster e la fece cadere per terra, il rito del rock si compì.  Dopo il concerto fermammo Vasco all’uscita, eravamo forse in dieci, Vasco era noto a Modena ma non è che fosse già un cantante di successo, scherzammo un po’ con lui e poi lo vedemmo andare via sulla sua Porsche. Il compenso se non ricordo male fu di due milioni e mezzo di lire.

Ricordo che a militare (nel 1982) mi chiamavano Vasco, dovevo essere un fan piuttosto convinto. Il mio amore raggiunse l’apice in quell’anno, con l’album VADO AL MASSIMO, ma non voglio fare la parte di quello che ama solo i primi album e poi snobba il resto, quello che si allontana dall’artista una volta che questi diventa famoso. Io fui contento della popolarità di Vasco che dal 1984 in poi crebbe a dismisura, semplicemente le formule musicali non mi attiravano più come in passato. Rimanevo un fan, compravo i suoi album, mi illuminavo dinnanzi a certe sue nuove canzoni, ma tutto in maniera più riservata. Lo rividi in concerto un paio di volte nel 1983, nella discoteca di Soliera (MO) e al Picchio Rosso di Formigine (MO), poi ancora nel 1985 alla Festa Dell’Unità di Reggio Emilia e infine nel 1989 alla Festa dell’Unità di Modena.

Negli ultimi anni abbiamo parlato più volte su questo blog a proposito del gigantismo di cui soffre il rock e della gente che va ai concerti più per partecipare al rito, all’evento che per la musicain sì, e’ stato così anche in questo caso, ma l’aria di festa e l’incredibile risultato ottenuto compensano il tutto. Sì perché c’è stato anche chi irrideva i numeri e pensava ci fossero stati concerti simili con più spettatori, facendo parecchia confusione. A me queste cose sono sempre interessate e sapevo che – vado a memoria dunque potrebbe esserci qualche lieve imprecisione – il record per concerto a pagamento di un singolo artista era detenuto dagli A-HA con circa 200.000 spettatori, seguiti da TINA TURNER e PAUL McCARTNEY con più o meno 190.000 agli inizi negli anni duemila. LIGABUE col primo Campovolo (160.000) e U2 sempre al Campovolo (150.000 negli anni novanta) poco dietro. Più di 220.000 spettatori per VASCO ROSSI, un trionfo.

Vasco – Modena Park 2017

E’ stato un esperimento perfettamente riuscito, produzione, amministrazione comunale, forze dell’ordine, cittadinanza, etc etc tutti impeccabili. MODENA PARK 2017 sarà un evento da ricordare a lungo. A proposito, vale forse la pena rammentare che MODENA PARK è un canzone di IVAN GRAZIANI apparsa sull’album AGNESE DOLCE AGNESE del 1979, e che il parco a cui fanno riferimento sia Graziani che Rossi è il parco storico di Modena, la lunga striscia verde tra due viali che circumnavigano il centro della città. Il Parco Ferrari è tale dal 1991, prima di quella data fu – in tempi lontanissimi –  il piccolo l’aeroporto della città e quindi l’autodromo.

Credo non se ne possa più di sentir parlare dei benefici portati all’indotto, riporto solo questo piccolo ma sintomatico fatto: 1600 krapfen preparati dal mio amico Stef della Pasticceria Malaguti di Nonantola per il back stage.

Pasticceria Maluguti – 1600 bomboloni per il backstage del Modena Park – foto Stef Malaguti.

La diretta della RAI è stata risibile. Bonolis è sembrato un pesce fuor d’acqua. Prima di tutto – secondo me – avrebbe dovuto dire che la RAI non aveva i diritti per mandare in onda il concerto nella sua interezza. Inutile prendersela con la tv di stato per questa faccenda, succede quasi sempre per eventi in diretta trasmessi via radio o tv, gli speaker devono parlare sopra ai pezzi, il concerto non può essere trasmesso senza interruzioni, altrimenti chiunque può registrarselo e magari fare copie pirata. La produzione deve riservarsi la possibilità di fare uscire divudi, bluray, cd audio. In secondo luogo avrebbero dovuto scegliere qualcuno che avesse maggiore familiarità col mondo di Vasco. Bonolis sembrava non avere confidenza con la storia del re di Zocca, ma il vero motivo per cui la diretta è stata un fallimento è dovuto alla regia. Comunicazioni approssimative, stacchi sempre fuori tempo, gestione dilettantesca. Non hanno nemmeno messo qualche microfono verso il pubblico, cosicché ogni volta che Vasco finiva una canzone calava un silenzio irreale. Sarebbe stato meglio far trasmettere il concerto a SKY in chiaro sul canale CIELO. Lo sfacelo della RAI è lento e inesorabile.

Quello che si è intravisto però è stato emozionante.

Vasco – Modena Park 2017

Vasco tutto solo che parte con COLPA D’ALFREDO, Vasco che cita gli ELP (come suo solito) con WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS, con tanto di traduzione in italiano. Il secondo chitarrista con la doppio manico rossa della Gibson, Curreri al piano che accenna a JENNY, SILVIA, LA NOSTRA RELAZIONE e quindi procede con ANIMA FRAGILE (come sempre brillante l’arrangiamento delle due chitarre),

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Stef Burns che sentirlo suonare è sempre una gioia, i bei giri di basso di Golinelli vestito come Keith Richards in chiara. Non si poteva non notare Clara Moroni, che noi ancora ricordiamo (e amiamo come) leader del suo gruppo CLARA & THE BLACK CARS. Bello rivedere sul palco Maurizio Solieri, il pezzo strumentale finale sembrava un omaggio a Jeff Beck. E poi Vasco. Bello constatare che ancora una volta a dispetto delle pressioni che deve sostenere per aver messo in piedi un lavoro del genere rimane un puro. Scafato, attento, furbo, determinato, accorto ma sempre un puro. E che voce che ha ancora! Immancabile alla fine il tributo a Massimini Riva.

Vasco – Modena Park 2017

Musicalmente la band di Vasco è pressoché impeccabile, musicisti validi e preparati, alcuni di scuola americana. I due chitarristi sono bravissimi (e non sto parlando solo di tecnica). Si passa dal pop levigato e mainstream, a certi pruriti d’elettronica, al metal moderno con facilità, affrontando anche il nocciolo della canzone d’autore con la giusta incisività.

Vasco – Modena Park 2017

Certo, alcuni aspetti li trovo ridondanti, la doppia cassa della batteria, arrangiamenti e atteggiamenti tout court e forse sopra le righe, gradirei insomma un bon ton musicale più presente, ma le mie sono congetture personali, io non sono nessuno, Vasco è Vasco, dunque ha ragione lui, e lo dico in tutta sincerità.

Vasco-ModenaPark-2017

Vasco – Modena Park 2017

I fuochi d’artificio finali sono stati altamente spettacolari , cornice perfetta per un palco da record. Mai visto nulla di simile

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Finita ALBACHIARA, dall’impianto DIE FOR METAL dei Manowar, pezzo ultra metal che deve molto a KASHMIR dei Led Zeppelin.

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In tanti hanno condiviso le foto pubblicate da Vasco sulla sua bacheca, ma vale la pena riproporle anche qui, perché sono spettacolari.

E’ stata una splendida serata, tutto ha girato per il verso giusto, ed io sono contento, per Vasco, per la mia città, per i fan che si sono riversati al Parco Ferrari, per tutti noi che in questi tempi cupi abbiamo bisogno di giornate di festa come questa. Bravo Vasco, sei sempre il numero 1.

Foto Milly Bar

Vasco – Modena Park 2017 – foto Millybar

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