VV.AA. “ Yes is the Answer – and other progrock tales” (Weingarten&Cornell – Rare Birdbook 2014) di Paolo Barone

4 Lug

Il nostro Polbi boy ci invia una recensione sul libro YES IS THE ANSWER. L’ultima frase racchiude una considerazione degna del nostro asso detroitiano. Prog sì, ma con Nesquik.

“ Yes is the Answer” mi e’ capitato fra le mani per puro caso, guardando fra i libri in vendita nel negozio di dischi vicino casa, e ho deciso di prenderlo al volo.

E’ un libro particolare, forse non del tutto riuscito ma senza dubbio interessante. Si tratta di una raccolta di riflessioni sul Prog, fatte da scrittori e giornalisti americani che hanno avuto a che fare in qualche fase della loro vita con questo genere musicale. Questo di fatto e’ l’unico punto veramente in comune nei diversi interventi che compongono il libro, ventitré articoli per altrettanti autori. Ne viene fuori una collezione di storie e punti di vista, secondo me, molto interessante.

Yes is the answer and other prog rock tales

Quasi tutti ci raccontano di un amore adolescenziale per il Prog, vissuto poi negli anni successivi con un latente imbarazzo ma non per questo dimenticato. Per molti parlare di Genesis o Yes e’ solo il pretesto per raccontare, e in maniera anche molto divertente e insolita, storie personali degli anni settanta americani. Per altri invece e’ l’occasione per poter finalmente rivendicare a testa alta una passione che non hanno mai lasciato “…Alcune cose le nascondi anche a te stesso. Certe musiche per esempio, sono fatte per essere ascoltate a palla, “Can’t you  Hear me Knocking?” con i finestrini abbassati in macchina. Altre invece per quanto abbiano lo stesso bisogno di volume mentre le ascolti non puoi fare a meno di sperare che i vicini non siano in casa. Yes. Diosanto, Yes. Sto veramente ascoltando un disco degli Yes?! Dove sono le cuffie!?!…Genesis? Avevano Peter Gabriel. Crimson? Cazzo, sono piu’ duri dei Sex Pistols. Van Der Graaf? Art Rock per chi pensava che Bowie fosse un pesopiuma. Ma gli Yes? Yes? Qui siamo a un passo dai nanetti di Stonehenge. Ma nonostante tutto, erano incredibili e tutto quello che hanno fatto fino a Close to the Edge e’ meraviglioso!”.

YES

YES

Pochi scrivono qui di Prog in termini strettamente di critica musicale, e il risultato e’ che si riempie di vita ed emozioni una musica che altrimenti, soprattutto qui negli States, rischierebbe di perdere senso.

Nessuno parla della scena Prog underground, che probabilmente qui non e’ proprio arrivata, e le riflessioni girano quasi sempre intorno ai grandi gruppi.

Molto divertente e ben fatto ad esempio un capitolo su Emerson, Lake and Palmer intitolato “Difendere l’Indifendibile” scritto da Rick Moody. Si sviluppa come se fosse un dibattimento in tribunale, con atti di accusa e difesa finale, riuscendo ad essere oltre che divertente, a fuoco e pieno di risvolti emotivi e riflessioni sul rock non da poco. “ …L’aura di invincibilita’ che hanno certe band (mi vengono i mente i Led Zeppelin) e’ un aura, appunto, e nulla piu’. Nel mondo del rock nulla di buono dura nel tempo se non  le registrazioni. Anche provando a ripetersi disco dopo disco, alla fine non dura e non puo’ durare. Musicisti e pubblico rimangono soli con i loro ricordi. E quindi io resto con il ricordo degli ELP, e sento la perdita di una certa ambizione senza compromessi, specialmente in tempi come questi. Saranno stati anche eccessivi, ma credevano in quello che facevano, e fosse anche solo per questo sono da ammirare. Non ho alcuna intenzione di mollarli, cosi come non mollero’ mai quel tempo in cui anche per me l’ambizione era uno stile di vita.”

ELP

ELP

Purtroppo non tutti i contributi sono dello stesso livello, e qualcuno butta pagine per dire, ero giovane, ero uno sficato senza ragazze, mi piaceva questa musica di merda, poi sono cresciuto sono diventato un fico e non la ascolto piu’.

Ma nella maggior parte dei casi siamo su tutt’altri livelli.

Per esempio lo spagnolo Rodrigo Fresan nel suo pezzo sui Pink Floyd “ …I concerti rock sono fatti di pura aspettativa. Una volta che la band sale sul palco con la botta di elettricita’, nulla di quello che segue si puo’ paragonare a quel momento di apertura, quando tutta la potenza erutta in un istante, e tu sei, enfaticamente, non piu’ nell’attesa di qualcosa che deve avvenire. Molto presto pero’, non vedi l’ora che finisca…” non e’ una cosa che capita sempre, ma sono sicuro che tutti ci siamo ritrovati con questa sensazione addosso in piu’ di un concerto.

“Yes is the Answer” e’ anche un libro pieno di ironia, scritto da appassionati che hanno capito che se ami una band con un tastierista vestito da angelo, il cantante mascherato, e brani che durano una facciata intera, va benissimo, e’ rock anche questo, ma e’ meglio se prendi il tutto con la giusta dose di autoironia. Insomma, un libro particolare che affronta l’argomento Prog in maniera inusuale. Un po’ come facciamo in questo Blog.

Paolo Barone © 2016

The Londinium Affair

29 Giu

Io con Londra e l’Inghilterra ho sempre avuto un rapporto un po’ strano, a differenza di amici e conoscenti che le considerano “casa” io a pelle non ho mai avuto simpatie particolari per quella terra e i suoi abitanti. Musicalmente sono nato col Rock inglese, molti dei miei musicisti e gruppi preferiti sono inglesi, ma non mi è mai scattato l’amore per quelle lande, quelle tradizioni, quella cultura. Non fosse stato per il Rock, non avrei avuto nessun interesse per la Britannia. Visto però che nell’America del Nord ad un certo punto l’inglese diventò la lingua ufficiale (prima o poi sul blog farò una riflessione su come sarebbero stati il blues e il rock se fosse stata la lingua francese, spagnola o italiana a colonizzare il nuovo mondo) e che dunque i primi dischi di blues arrivarono nei porti europei dove si parlava la stessa lingua, ho dovuto rapportarmi con la perfida Albione. La groupie con cui sto invece è una amante della Britannia, della tradizione celtica, del Signore Degli Anelli, di Harry Potter, degli Yes e Rick Wakeman (degli Who e dei LZ as well). Visto che quest’ultimo il 19 giugno porterà sul palco dello Stone Free Festival KING ARTHUR con tanto di orchestra, mi tocca andare.

ORIO AL SERIO BLUES:

L’hostess al gate di Orio al Serio è sorridente e gentilissima con i clienti della Priority Class, indifferente e tendente allo scazzato con noi “poveretti”. Volare non è la mia attività preferita, soffro di vertigini e decollo e atterraggio mi danno molto da fare, ma se voglio mettere il naso fuori dall’Emilia non posso fare altro che salire sugli aeroplani e partire.

Orio Al Serio blues

Orio Al Serio blues

Stringo forte la mano della groupie poi, quando siamo in quota, mi rilasso, ma sbircio sì e no solo un paio di volte dal finestrino. Rimango spesso con gli occhi chiusi, per mantenere un certo aplomb recito mentalmente i testi dei FIRM…

Drifting like clouds
in a soft summer sky
walkin on air
to the cool summer night
let all this time
just go drifting on by
they may say its a waste
but I dont mind

STANSTED BY ME

Atterriamo a Stansted, mangiamo qualcosa quindi treno Stansted-Liverpool Street station di Londra.

A Bishops Stortford, che ribattezzo subito il guado storto del vescovo (in realtà significa guado su lingue di terra del vescovo (William, di Londra), guardo le casette vicino alla ferrovia e dico,” a Bishops Stortford ci vivi poi te”.

London bound - photo TT

London bound – photo TT

SITTING ON THE DOCKLANDS OF BAY

Io ho un buon senso dell’orientamento e buone capacità organizzative, ma con me ho una sorta di wonder woman assai portata per questo tipo di cose, così le lascio carta bianca; Saura poi ha una passione/ossessione per il dedalo di linee dell’underground e nel giro di mezza giornata avrà il totale controllo di esse. LIVERPOOL STREET, TOWER HILL quindi TOWER GATEWAY dove prendiamo la Docklands Light Railroad per POPLAR. Unico errore del nostro soggiorno: ci fossimo fermati alla successiva, BLACKWALL, ci saremmo trovati a 200 metri dall’hotel, invece così le centinaia di metri sono parecchie di più da fare, sotto la pioggia of course. Welcome in London Tim Tirelli.

L’albergo è un tre stelle niente male, vicino alla O2 Arena ma sull’altra sponda. Niente bidet. Maledetti inglesi. Sistemiamo le nostre cose e di nuovo diretti in centro (con la groupie non si può perdere tempo a rilassarsi un momento). Inizio con la mia ossessione di tradurre tutto.

Prendiamo la metro a MURO NERO (BLACKWALL), passiamo la fermata di PIOPPO (POPLAR insomma), un paio di altre e siamo a PORTA DELLA TORRE (TOWER GATEWAY). Qualche passo e siamo a COLLETORRE (TOWER HILL) da dove ci dirigiamo in centro.

Ci fermiamo a Leicester Square per un giretto. Mi sale un po’ di malinconia nel ritrovare quel locale, vicino all’Hyppodrome, dove mangiai 30 anni fa con Pop e Laura. Così alzo lo sguardo e faccio un immaginario brindisi agli amici assenti.

Mi guardo intorno…bus rossi e il Big Ben sullo sfondo…sì, sono a Londra.

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Londra – Photo Saura T

Finché siam lì facciamo un salto alla Westminster Abbey, aspettiamo che suoni il Big Ben…

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London Town – photo TT

…diamo un occhiata al London Eye…

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e ci facciamo una cenetta da Garfunkel’s a base di fish’n’chips. Un birra, una limonata, due fish and chips 33 sterline (46 euro).

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Fish & Chips d’ordinanza – London Town –

Torniamo con facilità, siamo già esperti dell’underground e della Docklands Light railroad. Controllo la mia Oyster card dell’underground: ho già speso quasi 15 sterline a furia di girare (in due più o meno 40 euro).

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Uomo e donna di blues a Londra – photo TT

In albergo, accendiamo la tivù, sulla BBC è c’è un documentario sul Rock dove Rick Wakeman è la voce narrante…

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Rick’s documetary on the BBC

LADIES AND GENTLEMEN: THE ROLLING STONES

Giovedì, colazione all’inglese. Thé senza limone, beacon, fagioli. Mah. Ogni colazione in albergo 10 sterline a testa, in due 26 euro. Ha ragione il mio amico Doc: una settimana a Londra ti costa come un viaggio alle Maldive.

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Dalla DLR (l’acronimo della Ferrovia Leggera dei Bacini che ha me fa sempre venire in mente David Lee Roth) scatto una foto…

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Terrace – photo TT

Siamo diretti alla mostra dei ROLLING STONES in King’s Road. Saura è sempre più affascinata dal sistema delle linee dell’Underground londinese, l’ammira appena può.

Saura, the London Underground map expert - photo TT

Saura, the London Underground map expert – photo TT

Venni a Londra nel 1981 e nel 1986 e la cosa che oggi mi colpisce di più rispetto ad allora è il numero di edifici in costruzione (oltre al fatto che è tutto carissimo, appunto). Londra, centro e periferia, è un cantiere continuo. Gru modernissime svettano ad altezze vertiginose. Gli inglesi sono davvero decisi a rendere la città moderna e al passo con i tempi.

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Londra – photo Saura T

Rolling Stones Exhibitionism: costo biglietto giorni feriali 21,5 sterline (in due 56 euro).

La mostra è fatta davvero molto molto bene. C’è la ricostruzione fedelissima delle stanze dell’appartamento dove vivevano, degli studi di registrazione, ci sono le chitarre messe in mostra. Davanti a quelle di KEITH RICHARDS rimango spesso estasiato. Snobbo quelle dell’altro chitarrista e mi interrogo una volta di più circa questa mia idiosincrasia nei confronti di Ron Wood. Non è solo che non mi piace come chitarrista, proprio non lo reggo in generale. C’è la possibilità di ascoltare in cuffia (in coppia) alcuni pezzi e di missarli come si desidera. Su MISS YOU abbasso tutte le piste tranne quella della chitarra di KEITH RICHARDS. Il risultato è piuttosto sconfortante. Ora, che KEITH sia un chitarrista, diciamo così, “particolare” è cosa nota, che il suo fascino derivi dal suo modo d’ essere e dalle canzoni che ha scritto è ovvio, che la tecnica chitarrista non faccia parte del suo bagaglio è fuori discussione, che il Rock And Roll non sia (per fortuna) una scienza esatta è altrettanto vero, ma sentire una traccia di chitarra così poco professionale e suonata così approssimativamente su un disco di successo del 1978 è davvero incredibile. Nel missaggio finale la magagne si nascondono nel “buraccione” generale, ma sentirla così in solitaria è sorprendente. Saura mi guarda stupita e divertita, anche io lo sono ma scuoto la testa…vorrei fermarmi lì e non sentire più nulla.

Ci buttiamo su START ME UP, stavolta è la chitarra di RON WOOD che teniamo alta e il risultato è ancora più lofi di quello appena ascoltato. Almeno KEITH RICHARDS è KEITH RICHARDS, che ci faccia RON WOOD nei ROLLING è davvero incomprensibile. Sì lo so, è uno che scherza sempre, che tiene alto il morale del gruppo, che non rompe il cazzo e che va d’accordo con KEITH, ma mamma mia che musicista lofi! E stiamo parlando di uno che ha suonato nel JEFF BECK GROUP, nei FACES e nei ROLLING STONES. E’ proprio vero che in quegli anni se ti trovavi a Londra e frequentavi il giro musicale avevi alte probabilità di entrare a fare parte della storia del Rock. Invidioso? Forse, ma che culo ragazzi. Sentire la sua traccia su START ME UP mi fa rabbrividire.

Contemplo i fogli su cui JAGGER ha scritto i testi delle canzoni, i vestiti con cui si sono presentati negli anni sul palco, le copertine e gli scatti che le hanno create.

Alla fine del tour entri in una sorta di backstage, ti muniscono di occhiali 3D e ti fanno entrare se non sul palco almeno nelle prime file. Parte SATISFACTION da uno degli ultimi concerti e tu ti ritrovi fianco a fianco con MICK & KEITH. Fantastico. La mostra finisce. La consiglio a tutti.

Usciamo, e insieme a noi lo fa anche GIANNA NANNINI. Ci fermiamo a parlare un poco. Gianna commenta che “ormai così non suona più nessuno” prima di rientrare a cercare gli occhiali che ha perso. Già, quello era un modo di suonare e registrare che ormai non si usa più. Ormai anche artisti che in qualche modo sono sempre stati legati al Rock vanno sul palco e fingono di suonare la chitarra mentre il nastro col loro strumento registrato passa per l’impianto. E non sto parlando di chissà che, ma di semplicissime (!) parti di chitarra d’accompagnamento di un cantautore Rock di grande successo delle mie parti. Ormai nessuno ha più il coraggio di osare nemmeno le cose più semplici.

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Rolling Stones Exhibitionism – photo TT

SWAN SONG MEMORIES

Percorriamo tutta la bella KING’S ROAD e facciamo una sosta al 484. Ci passai 35 anni fa, allora suonai e ebbi modo di parlare con SIAN MEREDITH, la segretaria, la quale mi regalò un copia del programma di Knebworth 1979. Sì, siamo nell’edificio dell’ex etichetta SWAN SONG, quella dei miei amati LZ. E’ chiusa da più di trent’anni, ma per un fan come me è comunque emozionante essere qui. Non troppo tempo fa ci venne anche JIMMY POIGE.

Jimmy Page in Kings Road - Photo Ross Halfin

Jimmy Page in Kings Road – Photo Ross Halfin

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Swan Song memories – Photo Saura T

L’edificio è piuttosto dismesso

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Di fronte, il pub che ricordavo.

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Pubblico qualche foto su facebook e qualcuno mi critica per il carattere da “pellegrinaggio” che sta assumendo il mio viaggio, ma non me curo. L’andare alla ricerca di certe cose mi dà l’occasione di vivere la città, quartieri, periferie. Ed è quello che voglio. In underground sento una signora italiana chiedere a due ragazze (una delle quali deve essere sua figlia) che evidentemente sono a Londra da un po’ per studio: “Ma cosa c’è da vedere nel posto in cui stiamo andando?”, risposta della figlia “Boh… è una via con dei negozi”.

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Londra – photo Saura T

Pranziamo da PRET A MANGER. Ci serve una ragazza italiana. Cibi naturali e freschi ad un prezzo contenuto. In due 16 sterline. Poco più di venti euro.

HOUSES OF THE HOLY

Ci incamminiamo verso Kensington. Il quartiere è uno dei più esclusivi, mi piace molto da sempre. E’ bello girarlo in lungo e in largo, tra strade principali e vie più oblique. Cerco tra le pieghe echi della Swingin’ London. Porto la groupie a vedere la casa di FREDDIE MERCURY.

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FM’s Garden Lodge – Photo TT

Avevo visto diverse foto in internet, ora sono qui e la cosa mi sembra speciale. Sì, perché al di là delle facili critiche che si possono rivolgere ai QUEEN per i diversi passi falsi fatti negli anni ottanta, va ricordato che sono stati un grande gruppo.

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FM’s Garden Lodge – Photo Saura T

Una ulteriore passeggiata e arriviamo alla TOWER HOUSE, splendida townhouse costruita nella seconda metà dell’ottocento dall’architetto WILLIAM BURGES. Avendo visto documentari BBC su di essa, foto degli interni e letto qualcosa sulla sua storia, non posso che lasciarmi suggestionare ancora una volta da questa magnifica costruzione.

La Tower House nel 1878

La Tower House nel 1880

Questa è naturalmente la casa Londinese di JIMMY PAGE. Ora lui è in California per quel cavolo di processo su STAIRWAY TO HEAVEN, il cancello è chiuso con lucchetto, tutto tace. Quando venni nel 1986, il cancelletto era aperto, un budda dorato faceva capolino da una delle finestre e fu facile lasciare qualche copia della fanzine che allora pubblicavo nella buca delle lettere. Mentre sono qui mi interrogo sulla mia condizione di fan del DARK LORD. Saura è gasatissima.

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The Dark Lord’s Tower House – photo TT

Me la gusto ancora un po’ la Tower House …

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poi Saura mi scatta un paio di foto e ce ne andiamo

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The Dark Lord’s Tower House – photo Saura T

Come mi ha chiesto, con sarcasmo, il mio amico Frank, controllo i lavori di ristrutturazione della casa a fianco, la WOODLAND HOUSE. Lavori che tanto hanno fatto imbestialire PAGE. La casa oggi appartiene a ROBBIE WILLIAMS, ma fino  al 2013 è stata la residenza del registra MICHAEL WINNER, colui che diresse tra gli altri IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 2 per cui PAGE nel 1982 pubblicò la colonna sonora e SCREAM FOR HELP (colonna sonora di JOHN PAUL JONES).

Michale Winner & Jimmy Page - London 1982

Michale Winner & Jimmy Page – London 1982

PIGS ON THE WING

Ci facciamo poi REGENT STREET, andiamo a vedere una targa alla memoria di CHRIS SQUIRE a SOHO, poi fermate obbligatorie a PICCADILLY CIRCUS e a DENMARK STREET, quindi bus per BATTERSEA: la centrale elettrica sopra cui volavano i maiali devo vederla…

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Battersea Power Station – photo TT

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Da lì torniamo in centro nel secondo piano di un bus. Osservo la città e penso a come noi essere umani siamo capaci di imprese incredibili. Un città da otto milioni di abitanti e riusciamo ad organizzarla, a dare un lavoro, una casa, una bagno, fogne, luce elettrica, cibo etc etc a tutti (o quasi). Poi falliamo miseramente quando c’è da condividere concetti quali unità, fratellanza, solidarietà, tolleranza.

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On the Magic Bus – photo TT

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Where’s that confounded bridge? – photo TT

Torniamo nei Docklands, una doccia e siamo pronti per la cena. Stasera non torniamo in centro, secondo il contapassi del telefonino solo oggi abbiamo fatto a piedi ben più di dieci km. Sono sufficienti. Ed è sufficiente anche il cibo inglese, tutta quella carne, quel fritto, quella cucina non certo sopraffina. A duecento metri dall’albergo c’è un ristorante italiano…una pizza e una pasta, una pausa culinaria benedetta. Totale 40 euro.

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Bianco’s, Docklands – photo TT

Dopo cena facciamo due passi, cammino a bordo fiume col mio blues mentre guardo la O2 arena sull’altra sponda.

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Dusk on O2 – photo TT

THE ENDLESS ENIGMA

Venerdì mattina vorrei andare a vedere l’edificio della MANTICORE RECORDS; arrivo all’indirizzo trovato in internet, ma mi accorgo che è sbagliato e che il vecchio cinema ODEON che dal 1973 al 1977 diventò la sede della MANTICORE (e dove i LZ fecero le prove per il tour del 1977) fu abbattuto tempo fa. Peccato. Ma se non altro ho occasione di vivere Londra dall’interno, in questo caso il quartiere MAYFAIR.

ELP Manticore Studios in the 70s

ELP Manticore Studios in the 70s

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Mayfair – London – Photo Saura T

SOMETHING IN THE WAY SHE MOVES

Di nuovo in underground, ABBEY ROAD STUDIOS bound. Un’occhiata in giro, la classica foto sul passaggio pedonale più celebre della storia e ci rimettiamo di nuovo in cammino.

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Abbey Road Studios – photo Saura T.

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Saura walks that walk at Abbey Road Studios – Photo TT

ALL RIGHT NOW

Ci dirigiamo verso i confini della città, a GOLDERS GREEN, un area dove vivono parecchi ebrei. Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento furono costruiti un cimitero e un crematorium ebraici.

Golders Green - Photo TT

Golders Green – Photo TT

Siamo diretti verso quest’ultimo, devo omaggiare il ricordo di uno dei chitarristi che mi hanno formato.

Golders Green - Photo TT

Golders Green – Photo TT

Il posto è magnifico: molto verde, pace assoluta, spazi ampi, lo percorro quasi tutto, fino alla “casetta” posta alla fine…

Golders Green - Photo ST

Golders Green – Photo ST

Golders Green - Photo Saura T

Golders Green – Photo Saura T

Golders Green - Photo TT

Golders Green – Photo TT

Lì posso raccogliermi un momento e rivolgere i miei pensieri ad un’anima blues, PAUL KOSSOFF.

Golders Green - Photo TT

Blue soul at Golders Green – Photo TT

Camminiamo in tutta tranquillità, è il senso di pace a prevalere. Davvero un bel posto dove essere ricordati.

Golders Green - Photo TT

Golders Green – Photo TT

Tra l’altro è lì che si ricordano altri due personaggi illustri del Rock.

Golders Green - Photo TT

Golders Green – Photo TT

WHERE THE TRAIN STARTED A-ROLLIN’

Prossima tappa Chinatown. Nel cuore di SOHO mi fermo a contemplare l’edificio in Gerrard Street dove avvenne la prima prova dei LED ZEPPELIN, nell’agosto del 1968.

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LZ first rehearsals building – Gerrard Street – Photo Saura T

Gerrard Street, dove tutto ebbe inizio…anche Page recentemente vi è tornato…

Jimmy Page in Gerrard Street - photo Ross Halfin

Segue puntata alla cattedrale di SAINT PAUL e una passeggiata sul MILLENIUM BRIDGE, quindi albergo, doccia e di nuovo in centro. Ceniamo con Floro, Francesca e Clelia giunti dall’Italia. Floro è un fan di Wakeman, in contatto da tempo con Saura. Su consiglio di Giancarlo Trombetti proviamo il Thai. Niente male davvero.

TOWER OF LONDON

Sabato mattina la dedichiamo alla TOWER OF LONDON, il “castello storico” sulle rive del Tamigi che rappresenta forse il punto cardinale della città. Londinium, Londra appunto, fu fondata dai Romani (esistono ancora mura originali erette dei nostri antenati), quindi portato avanti da normanni fino a diventare importante presidio delle storia degli inglesi.

Tower Of London - Photo Saura T

Tower Of London – Photo Saura T

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Tower Of London’s ravens – Photo TT

Ci fermiamo un momento davanti al punto dove cadevano le teste, tra cui quelle di un paio di mogli di Enrico VIII.

Dove cadevano le teste - Tower Of London - Photo Saura T

Dove cadevano le teste – Tower Of London – Photo Saura T

I rimandi al soggetto dell’album più importante di RICK WAKEMANN sono tanti, anche nel negozietto di cianfrusaglie; mi piacerebbe comprare per la groupie la serie bamboline di pezza di Enrico VIII e delle sue sei mogli ma una volta guardato il prezzo (50 sterline!!!) non posso che esclamare “Mo’ uetèr a sii maat!”

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Tower Of London – Photo TT

Usciamo e ci godiamo un po’ il Tower Bridge e il Tamigi prima di pranzare su di una panchina col fish’n’chips d’ordinanza.

Londra - Photo Saura T

Londra – Photo Saura T

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THE EQUINOX BOOKSELLERS AND PUBLISHERS

Il nostro gruppo si chiama Equinox, come l’occult book shop che PAGE aveva negli anni settanta in Holland Street. Saura vuole assolutamente visitare il luogo.

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Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT

Oggi è la sede della galleria del fotografo RICHARD YOUNG. Entriamo, diamo un’occhiata. In questo periodo la galleria è dedicata alla mostra ANARCHY IN THE UK, molte belle, belle foto del movimento punk della seconda metà anni settanta. I DAMNED, i CLASH e compagnia ritratti nel momento dell’esplosione. Al piano di sotto anche una foto di PAGE dai concerti inglesi dell ARMS 1983.

Equinox Book Shop 1979

Equinox Book Shop 1979

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Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT

 

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Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT

 

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Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT

Fermata obbligatoria alla ROYAL ALBERT HALL.

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Royal Albert Hall – Photo TT

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Royal Albert Hall – Photo TT

Imponente il ROYAL COLLEGE OF MUSIC che c’è lì dietro.

Royal College Of Music - Photo TT

Royal College Of Music – Photo TT

Saura continua ad essere attirata dalla cartina della metropolitana.

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Saura the London Underground map obsession – photo TT

A volte temo che da un momento all’altra venga risucchiata al suo interno…

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Saura the London Underground map obsession – photo TT

FOYLES è “la” libreria, 5 piani di volumi a Charing Cross Road, presente anche nel Guiness dei primati come libreria più grande del mondo.

Foyles - Londra - Photo Saura

Foyles – Londra – Photo Saura

Saura ci sguazza qui dentro essendo una lettrice di libri accanita. Io compro un paio di cosette…

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Shopping at Foyles – Photo TT

Cena in hotel, due piatti di pasta e due acque minerali: quasi 40 euro.

Arriva domenica, il giorno del concerto. La sera prima all’O2 ci giunge voce che non ci fosse il tutto esaurito. Mi spiace non essere andato, vedere ALICE COOPER, DARKNESS e BLACKBERRY SMOKE mi sarebbe piaciuto.

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Ready for the O2 – Photo TT

Pranziamo insieme a Floro, Francesca e Clelia in un ristorante indiano nelle vicinanze. Con noi anche Paul (UK), Greg (USA) e Micaela (D) fan storici di RW amici di Saura. Micaela il giorno prima è andata a vedere le prove (costo del biglietto: 350 sterline), ha il biglietto del meet&greet come noi e anche quello per il party dopo il concerto. Essere fan in senso stretto può essere molto dispendioso.

E’ a Londra anche il mio amico vichingo MICHAEL STENDAHL, una ledhead svedese che che nel 2000 venne fino a Nonantola, insieme al mio storico amico scozzese Billy Fletcher, a vedere il concerto dei PRIORY OF BRION di ROBERT PLANT al Vox. Attraversa tutta la città per bere una Stella Artois insieme a me. C’è un vento gelido. Io maglietta, felpa e foulard, lui in maniche corte.

Michael & Tim

Ledheads in London – Michael & Tim, the Sweden/Italy LZ connection – photo Saura T

In attesa del meet&greet gironzoliamo nell’atrio della O2.

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Saura at the O2 – Photo TT

Saura vuole una foto con chi dirigerà l’orchestra…

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Saura & the Orchestra musical director Photo TT

e con OLIVER WAKEMAN che si trova nei paraggi.

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Oliver Wakeman & Saura – Photo TT

Siamo in fila con altri quaranta in attesa di trovarci al cospetto con RW. Non fosse per Saura non mi troverei qui, ho già incontrato Rick tre volte e non sono fan a tal punto da spendere volontariamente parecchi soldi solo per stringergli la mano e farmi una foto con lui. Ma Saura è Saura, scherzosamente la chiamo groupie perché nel mio mondo immaginario sono un chitarrista Rock di successo e lei è la ragazza che mi segue in tour, ma ho sempre più il sospetto che groupie lo stia diventando davvero, mi basta vedere come guarda il biondo di Perivale.

Siamo circa in 40 in fila. Faccio due conti. I biglietti se non ricordo male sono costati 196 euro ognuno, ammettiamo siano 96 per il concerto e 100 per il meet&greet … te lo dico che il buon Rick appare tutto sommato ben disposto ad incontrare i suoi fan, 4000 euro per un oretta son presi bene. Ad onor del vero però va detto che Rick è disponibilissimo con i fan anche senza la bazza del meet&greet, l’ho toccato con mano più volte, da questo punto di vista è davvero il numero uno.

Fotogafo Saura alla sua quinta volta a contatto con il suo idolo,

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Saura & Rick – Photo TT

e poi tocca a me. Vorrei mettermi a parlare con Rick di INTER e MANCHESTER CITY come facemmo ada Asti l’anno scorso, ma il tempo stringe, non è il caso.

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Tim & Rick – Photo Saura T

Entriamo nell’arena mentre la tribute orchestra dei PINK FLOYD termina lo show (che mi è sembrato noiosetto).

La arena è piena al 60/65 %. Le tribune al lato opposto del palco sono state riempite con figure gonfiabili per mascherare il vuoto. Malgrado il costo dei biglietti, i nostri posti sarebbero vicini al palco ma di lato, in questo modo non vedremmo Rick, di solito posizionato al centro e non esattamente sulla ribalta. Ma come detto non c’è il pienone, di posti vuoti ce ne sono parecchi, così ci spostiamo sulle tribune laterali più centrali, dapprima in alto e poi nelle prime file, e ci godiamo così il concerto in tutta comodità.

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O2 arena – Photo TT

La prima cosa che mi colpisce è che i concerti Rock di questa generazione di artisti sono diventati lavori da vecchi, e scrivo vecchi senza alcuna accezione negativa, d’altra parte tra poco lo sarò anche io. E’ un dato di fatto, la stragrande maggioranza del pubblico sembra sia sui sessanta e passa anni. L’atmosfera è quella da concerto di musica classica. Tutti composti, qualche urletto di circostanza, nulla più. La cosa mi intristisce, c’è un aria da saldi di fine stagione del Rock. E’ inevitabile lo so, ma mi immalinconisco. Certo, la serata è dedicata al prog, ma la parola è comunque sempre accompagnata dal termine “Rock”, è qualche scintilla di energia dovrebbe scoccare. Non è così. C’è un silenzio totale tra i pezzi , terminati i tiepidi applausi. Si riesce a sentire persino il click dei pedali degli effetti di chitarra che Steve schiaccia tra un pezzo e l’altro.

STEVE HACKETT non mi ha colpito, non che abbia suonato male, ma mi è sembrato spento e la band che lo accompagna priva d’identità. Come dice Saura “un’accozzaglia di gente messa insieme così senza un filo conduttore”. Noto che al basso c’è, sempre col suo gonnellino scozzese, NICKY BEGGS, leader dei KAJAGOOGOO e session man al soldo di tantissimi artisti, tra cui JOHN PAUL JONES. Lo ricordo infatti durante al tour del 1999 all’Alcatraz di Milano.

I primi pezzi sono quelli della sua carriera da solista (inascoltabili), gli ultimi quelli dei GENESIS. Sebbene ami moltissimo il gruppo storico di appartenenza, nessun momento mi scalda.

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Steve Hackett live at O2 arena – Photo TT

Usciamo mangiare qualcosa, inizio ad essere stufo dell’idea di cibo che hanno in Inghilterra, carne e fritto everywhere. Qualcosa dobbiamo pur buttar giù però, un (Aaahhhh) Hot Dog per me e patatine fritte per la groupie, che è vegetariana.

O2 blues - Photo Saura T

O2 blues – Photo Saura T

Rientriamo per i MARILLION. La differenza si nota subito: questo è un gruppo, può piacere o no ma ha il “senso”. Dei MARILLION ho un paio di album, FUGAZI e MISPLACED CHILDHOOD. Ricordo ancora quando vennero fuori all’inizio degli anni ottanta. Vedevo le foto del cantante (FISH) vestito coi costumi di PETER GABRIEL, sentivo lo stesso cantare come PETER GABRIEL e ascoltavo quello che passava la radio e  mi sembrava che la band fosse un tributo ai GENESIS, sebbene mi chiedessi  cosa ci facesse l’intro di IN THE EVENING in MISPLACED CHILDHOOD …

Mi meraviglai dell’istantaneo successo che ebbero in Italia, qualcuno si mise pure a pubblicare una fanzine. Erano un po’ quello che i KINGDOME COME sembravano essere per i LZ. Poi, il cantante se ne andò e ne arrivò un’altro, la band cambio un poco rotta ma continuò veleggiare senza troppi problemi.

Sono ancora qui, fanno uscire album, hanno un discreto seguito e suonano all’O2 arena (seppur come uno degli opening act).

Il cantante attuale dei MARILLION è un incrocio tra il Peter Gabriel dei primi anni ottanta e il gobbo di Notredame versione Disney. Ma ci crede, coinvolge, fa un ottimo lavoro. Alla fine il gruppo riceve una standing ovation.

Arriva poi il momento di RICK. La partenza è traballante, ma il tutto si aggiusta. Il rapporto tra Rock e orchestra è sempre al limite, sempre sull’orlo dl precipizio, il rischio del ridicolo, del kitsch è sempre in agguato. Non aiuta il fatto che Rick indossi un costume con tanto di mantello…potrà forse fare contenta una fetta di fan, ma non credo sia il caso, nel 2016, a 67 anni.

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Tanti fan non fanno caso a queste cose, anzi le trovano essenziali, ma io credo siano la morte del sentimento Rock. Negli anni settanta, a 25/30 anni magari erano spettacolari, adesso credo siano solo tristi e ridicole. Anche RITCHIE BLACKMORE nei recenti concerti Rock si è presentato vestito da padre pellegrino o da menestrello medioevale, e questo a 71 anni…  a me  sembra anacronistico sino allo sfinimento.

Ritchie Blackmore live 2016 - photo Doc Marena

Ritchie Blackmore live 2016 – photo Doc Marena

Al di là di queste considerazioni il concerto è stato buono. Certo, un’ora e quaranta di KING ARTHUR mi è parsa troppa. Il disco relativo del 1974 durava 40 minuti, sarebbe forse stata più godibile una lunghezza di quel tipo (senza le nuove parti che indiscutibilmente hanno appesantito il concerto) e il resto dello show dedicato a qualche pezzo degli YES, dell’album THE SIX WIVES OF HENRY VIII e qualche altro episodio della carriera solista di RICK.

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RW at the O2 – Photo Saura T

Alcune parti mi hanno colpito molto, suggestivo il coro dell’orchestra, ma a tratti il tutto mi è parso ridondante.

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RW at the O2 – Photo Saura T

Sebbene alla fine ci si ritrovi tutti in piedi ad applaudire, la cosa è sembrata forzata, l’entusiasmo non sembra spontaneo del tutto. Dopo i saluti l’orchestra rimane sul palco, è evidente che sta attendendo un cenno per capire se si suonerà un bis o no, dopo poco però le luci si accendono e tutto termina. Immagino che anche WAKEMAN abbia percepito la non eccezionlaità della serata (l’arena mezza vuota, mancanza di vero calore da parte del pubblico). Con questo non voglio dire che sia stato un flop, è stato un buon concerto di un gruppo Rock assistito dall’orchestra nel riproporre un’opera rock basata su Re Artù scritta da uno dei più grandi tastierista della storia della musica Rock. Ecco, solo nulla di eccezionale, di incredibile, come invece si è letto qualche giorno dopo nei commenti e nelle recensioni dei fan. Questa è una cosa che mi rattrista sempre, che tanti fan non riescano ad essere un minimo illuminati tanto da vedere le cose come stanno. La chiamo la sindrome da Dave Lewis, storico e famoso fan dei LZ inglese per cui tutto ciò che ha a che fare con il mondo LZ e derivati è sublime, tinto di rosa, awesome.

Saura è contenta, ma anche lei rimane con i piedi per terra.

Guardo un’ultima volta la O2 Arena, penso a nove anni fa quando su quel palco c’erano 3/4 dei LZ ed esco.

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Saura & Tim at the O2

Nell’atrio incontriamo ROGER DEAN, il creatore delle copertine degli album degli YES; segue foto di rito.

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Saura & Roger Dean – Photo TT

Usciamo nella notte. Temevo file interminabili per prendere l’underground e invece nessun problema. Che spettacolo essere fuori dall’Italia per queste cose. Passiamo sotto al Tamigi. Riemergiamo all’Attracco del Canarino (CANARY WHARF insomma) e sotto la pioggia torniamo in albergo.

Canary Wharf - photo TT

Canary Wharf – photo TT

GET WHERE O BELONG

Lunedì mattina, mi sveglio e guardo fuori dalla finestra, siamo in giugno inoltrato ma sembra novembre. Colazione, preparativi e IBIS HOTEL bye bye.

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View from the room at Ibis Hotel, Blackwall – photo TT

Prendiamo un’ ultima volta la Docklands Light Railroad e ci dirigiamo alla stazione di LIVERPOOL STREET.

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I’m goin’ Home

Saura si perde un’ultima volta a contemplare la cartina della metropolitana.

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London Underground map obsession – phocto TT

Saliamo quindi sul treno per STANSTED. In aeroporto pranziamo e attendiamo di imbarcarci.

Si decolla. Chiudo gli occhi, cerco di tenere a bada le mie vertigini e la mia ansia. Penso a RICK DERRINGER, MICK RALPHS, JOHN MILES, ai VIRGINIA WOOLF, a SAMUEL ETO’, WESLEY SNEIJDER, ESTEBAN CAMBIASSO … quando arrivo a JOSE’ MOURINHO vedo le stelle, un bagliore celestiale, entro nell’estasi mistica, mi calmo…bene siamo già in quota.

Saura scatta qualche foto fuori dal finestrino. Io non guardo.

Leaving London - Photo Saura T

Leaving London – Photo Saura T

Leaving London - Photo Saura T

Leaving London – Photo Saura T

Un’oretta e mezzo e siamo di nuovo sopra Bergamo. Penso a BEPPE RIVA. Saura filma l’atterraggio. Io impietrito sul seggiolino con gli occhi chiusi e teso come una corda dell’archetto di violino di JIMMY POIGE durante DAZED AND CONFUSED live 1973.

Eccoci poi correre sulla freccia gialla della pianura lungo le autostrade che ci riportano a casa.

Albergo IBIS di BLACKWALL Londra – Domus Saura nelle campagne di Regium Lepidi 10 ore esatte. Risalgo in macchina per andare a prendere Palmiro. Mentre sono in viaggio noto quando non sia facile passare in poche ore da Londra all’Emilia.

Un paio di giorni dopo scopro che il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Europa.

Io disdegno i nazionalismi, le idee dell’estrema destra, il populismo, dobbiamo unirci invece che dividerci, e questa Brexit mi sembra una cosa da pazzi. Mi rendo conto che l’Europa al momento non ha un gran fascino… la Merkel, le banche, la finanza, ma temo che questo non sia un problema dell’Europa, ma del sistema che tutto il mondo sembra aver scelto, ovvero il capitalismo, il neo liberismo sfrenato. Io auspico che presto ci sia una Europa più coesa e sto dalla parte del filosofo PAOLO GALIMBERTI: di Europa ce ne è troppo poca. Fino a che non ci sarà un governo centrale e le relative istituzioni centrali sarà sempre una unione a metà piena di pasticci.

Hanno votato “leave” le persone più anziane, le zone meno istruite e più povere oltre che quei gran simpaticoni dei populisti e della destra Estrema.

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Barconi vintage - courtesy of Picca

Barconi vintage – courtesy of Picca

Noto con disappunto che TONY FRANKLIN (musicista di mille gruppi dopo esserlo stato di ROY HARPER e dei FIRM) è un convinto sostenitore della Brexit.

Meno male che Ross Halfin, il fotografo amichetto del Dark Lord non le manda a dire.

ROSS HALFIN DIARY – June 24: Off to Los Angeles this morning, woke up to the news that we are leaving the E.U.Now I am not political but this is stupid we will have the Far Right in. Morons blaming the refugees for all the wrongs in the UK. I liked being in the E.U. easier to travel I even wish we’d had euros instead of pounds. The Forth Reich is on the way. And America may have Trump. The world is not in a good place.

Malgrado questa amarezza, sono ancora sotto l’influsso della fustinella londinese. Dire che mi sono innamorato è esagerato, diciamo che io e Londinium ora ci stiamo più simpatici. Thank you groupie, thank you London Town.

“London Town”

Walking down the sidewalk one purple afternoon,
I was accosted by a barker playing a simple tune upon his flute.
Toottoottoottoot.
Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of london town.
People pass me by on my imaginary street,
Ordinary people it’s impossible to meet,
Holding conversations that are always incomplete.
Well i don’t know.

Oh, where are there places to go?
Someone, somewhere has to know.
I’don’t know.

Out of work again,the actor entertains his wife
With the same old stories of his ordinary life.
Maybe he exaggerates the trouble and the strife.
Well, i don’t know.

Oh, where are there places to go?
Someone, somewhere has to know.

Crawling down the pavement on a sunday afternoon,
I was arrested by a rozzer
Wearing a pink balloon about his foot.
Toot toot toot toot.
Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of london town.

Someone, somewhere has to know.
Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of london town.

 

Di TAURUS di STAIRWAY e di altre sciocchezze …

22 Giu

Questa faccenda di TAURUS sta veramente diventando surreale. Trattasi pur sempre di una mera introduzione basata su di un giro in minore che è presente da sempre nel patrimonio genetico musicale di ogni musicista. Cosa avrebbe dovuto dire allora GIOVANNI BATTISTA GRANATA che nel 1659 scrisse la stessa cosa?  (minuto 0:32)

Ma se anche Page si fosse davvero ispirato al pezzo degli SPIRIT, cosa avrebbe copiato, l’arrangiamento? Se i LZ dovessero essere condannati immagino che ogni brano Rock diventerebbe potenzialmente oggetto di cause.

Non me ne importerebbe nulla se non fosse che ognuno adesso si sente in diritto di dire la sua, dal pizzaiolo che non sa niente di Rock allo zio Fedele, e tutti ci tengono a farmelo sapere. Va beh, c’è di peggio, naturalmente.

Jimmy Page STH 1973

Jimmy Page STH 1973

Niente e nessuno comunque riuscira a scalfire quello che provo per questo pezzo, così  metto il vinile sul giradischi, accendo lo stero, mi verso un Southern Comfort, spengo la luce e mi godo alla mia maniera la canzone della speranza…

Robert Plant STH 1973

Robert Plant STH 1973

CARL PALMER, Ferndale (MI), Magic Bag – June 12, 2016 – di Paolo Barone

14 Giu
Polbi l’altra sera a Detroit è andato a vedere il concerto di CARL PALMER; mi ha scritto un breve resoconto personale sulla chat di facebook. Gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo qui sul blog. Non è una recensione dunque, ma una semplice riflessione tra amici, quel tipo di cose tipiche di questo blog, che ricordiamolo è un blog per l’uomo di blues. Thank you Polbi boy.
NB: non ho trovato su Youtube filmati inerenti al concerto di Ferndale, ne ho inseriti alcuni di qualche giorno prima.
The Magic Bag -Ferndale - Michigan

The Magic Bag – Ferndale, Michigan

Allora…mi sono stradivertito al concerto del tuo Carl. Cento metri da casa mia, 40 dollars, direi a occhio 300 persone con una (purtroppo) bassissimissima percentuale di “giovani” e un tripudio di panze e capelli bianchi (miei compresi). Lui in gran forma, batteria al centro del palco direttamente sul bordo, due ragazzi: uno al basso e cazzi vari e l’altro alla chitarra, ottima scelta quella di non avere tastiere e voce, che E&L non sono sostituibili. Immagini varie sullo schermo dietro al palco, spesso anche interessanti.

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Lui potentissimo, fisico da atleta, presenta ogni brano con qualche storiella, simpatico e non banale. Mi dispiace non abbia inserito nulla dal periodo con Arthur Brown o dal primo Atomic Rooster, ma va bene così ci mancherebbe. Una bella Mater Tenebrarum a sorpresa. Quasi due ore di show, pubblico partecipe in classico stile detroitiano.

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Qui se ti amano i concerti hanno due marce in più, c’e’ poco da fare, il pubblico della motorcity e’ da vedere per credere. Alla fine nemmeno il tempo di dare un occhiata al banchetto del merch che Palmer e’ già li, (credimi non più di 3 minuti dalla fine del concerto!) a firmare tutto quello che gli passano. In vendita qualche cd, molto vinile, gadgets vari e una bella foto di ELP in bianco e nero autografata da tutt’e tre per 400$…

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Un Tarkus autografato lo avrei anche preso (30$) ma non sono mai stato così in bolletta in vita mia e il biglietto di ingresso m’e’ bastato e avanzato. Peccato, ma che ci vuoi fare…Insomma, per una volta sono andato a vedere uno show senza chiedermi nulla, senza fare alcuna riflessione sul senso della storia del rock e della controcultura del 900, non avevo alcuna aspettativa se non vedere di distrarmi per un ‘oretta…sono sicuro che se andrò a vedere il “mio” Mark Lanegan giovedì sera non avrò lo stesso effetto benefico…Bad Co. in una grande arena senza manco Ralphs direi che passo…se c’eri tu andavamo insieme e ci divertivamo pure, ma da solo non mi sembra il caso. Godetevi Londra, e se potete andate a vedere la mostra degli Stones!
Paolo Barone©2016

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Blues anytime

10 Giu

Primo venerdì di giugno, ore 21 circa, sono al Ferrari’s Park di Mutina, insieme alla groupie. Incontro Ele e Gianluca e ci sediamo al loro tavolo. Al Millybar il Pike Boy, Mr Picca, Stefano Piccagliani insomma tiene una conferenza sul pezzo TUTTI FRUTTI. Malgrado la serata fresca (finiremo per indossare felpa e piumino) è un avvenimento da non perdere. Picca per Mutina è una figura di riferimento, è un po’ quello che ROBERT JOHNSON fu per Tunica & Robinsoville (e se vogliamo Clarksdale). Musicista, studioso e figadèinologo. Per evitare incomprensioni dovute alle prima quattro lettere della parola è bene chiarire il significato di questa parola, che traggo dal blog dello stesso Picca sulla Gazzetta Di Mutina:

Dal Vocabolario MODENESE-ITALIANO compilato da Ernesto Maranesi, Mucchi Editore.
Figadein: fegatini, frattaglie per preparare manicaretti.

Per i vecios della mia famiglia il termine ‘figadein’ (con un convinto accento sulla e) ha sempre avuto il significato di ‘piccolo particolare infinitesimale’, come direbbe Totò una ‘quisquilia’, una ‘pinzillacchera’. Una bazzecola, ma non da niente. Perché il figadino inganna e può rivelarsi un fegatino che rode il fegato e che non lascia indifferenti, una minuzia fastidiosa (altre volte esaltante) con la quale prima o poi si dovrà venire a patti, come la goccia cinese che tortura cadendo inesorabilmente sulla testa del malcapitato fino a portarlo ad una sclerosi da Guinness.
Dettagli, ma stracolmi di storie.

Ora, TUTTI FRUTTI è una canzone molto importante per lo sviluppo del Rock, non è esattamente un “figadino”, ma Picca è sublime quando va a curiosare tra le pieghe della storia della musica. Per quasi un ora ci narra dell’avvento di LITTLE RICHARD, dapprima stentato quindi deflagrante grazie alla canzone in questione. Canzone che in origine non eè altro che un insieme di volgarità a sfondo omosessuale e che poi, col testo modificato, diventa uno degli epicentri del primo rock and roll. Mentre sorrido, ridacchio e mi abbevero alla fonte del suo sapere, osservo compiaciuto questo mio amico, che eloquio, che magnifico storyteller.

Finita la conferenza, Mr Pike scende dal palco piccolo e sale su quello principale, imbraccia la chitarra e dà il via allo show della PICCAGLIA BLUES BAND , con – tra gli altri  – Wilko Zanni (RATS) alla chitarra solista e Daniele Bagni (LADRI DI BICICLETTE / LITFIBA) al basso.

La Piccaglia Blues Band - Foto Gianluca Simonini

La Piccaglia Blues Band – Foto Gianluca Simonini

Di solito i gruppi non gruppi non mi piacciono granché, le accozzaglie di (spesso) bravi musicisti messi insieme all’ultimo a far del blues lasciano il tempo che trovano, ma stasera questa sembra una vera band. Molti i classici (tra cui HOOCHIE COOCHIE MAN versione mash-up (sul MI il riff di WHOLE LOTTA LOVE / sul LA col quello di HEARTBREAKER, di nuovo in MI con THE LEMON SONG e quindi MOBY DICK) ma il pezzo che mi ha colpito di più è stato EVERYBODY OUGHT TO MAKE A CHANGE SOMETIMES di SLEEPY JOHN ESTES

La versiona proposta è molto vicina a quella che fece CLAPTON nel 1983 nel suo ultimo buon album, MONEY AND CIGARETTES.

Qualche sera dopo guardo su SKY  “La Giovinezza” (Youth) di Sorrentino, film molto bello che commuove. Mi sembra che gli attori recitino davvero bene. Rimango a riflettere su quanto il tema vecchiaia inizi ad interessarmi sempre più e su quanto trovi sciocco il modo in cui la grande maggioranza della gente liquidi con superficialità le persone anziane e vecchie o come scherzi su di esse o su di essa, come se la vecchiaia non li riguardasse.

Continuano i confronti musicali e calcistici con, com’è che lo chiama Daniele Luzi… ah sì, “il poeta dell’Hard & Heavy”,  BEPPE RIVA insomma. Divaghiamo sulle novità societarie della nostra INTER per poi disquisire sulle BBC sessions del 1977 dei LONE STAR di PAUL CHAPMAN e JOHN SLOMAN.

Osservo la quantità di merda tirata addosso a ROBERTO BENIGNI soltanto perché questi ha espresso il suo punto di vista riguardo il referendum che si terrà in ottobre. Credo ci siano valide argomentazioni sia nel votare NO che SI’, e trovo dunque disgustosa tutta questa isteria e violenza verbale. Mi chiedo dove arriveremo.

Per rimanere a galla compro il nuovo numero di PROG (edizione inglese) con il dio delle tastiere in copertina. Quanto mi manca il grande KEITH.

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In edicola do un’occhiata ai reparti che mi interessano, ovvero fumetti e riviste musicali straniere. In altri tempi non avrei esitato nel vedere i nuovi numeri di CLASSIC ROCK UK con i BLACK SABBATH in copertina (e articoli sui LONE STAR) e di BLUES Magazine con gli ALLMAN di AT FILLMORE EAST, ma incredibilmente non li acquisto. Insicurezza economica dovuta ai tempi o calo d’interesse nei confronti del Rock?

Non lo capisco, anche perché poi subito dopo spendo più di 6 euro per un numero speciale de IL COMANDANTE MARK, questo solo nella speranza di rivivere per un momento quella “sbrusia” che avevo da ragazzino quando arrivava un nuovo numero di uno dei miei fumetti preferiti (tra i mensili IL COMANDANTE MARK, ZAGOR, MR NO). Povero me.

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Sono proprio un uomo di blues, incline alla malinconia, alla nostalgia e al tormento esistenziale. Come vorrei essere capace di farmi scivolare di dosso certe cose. Sorrido quando amici che si fanno vivi per i più disparati motivi esordiscono con “Ciao Tim, come vanno i tuoi blues?”. Il nostro Mike Bravo poi spesso mi dice che sono troppo serio qui sul blog, ma che ci posso fare… sono così è questo è un blog per l’uomo di blues…

Per cercare di sfuggire a tutti queste paturnie organizzo un paio di giorni a Glasgow in ottobre, il tutto per vedere finalmente la BAD COMPANY dal vivo. Visto però che sembra non bastare raddoppio ordinando un paio di “pedalini” (effetti a pedale per chitarra): il “cremoso” booster EP della Xotic che mi ha consigliato il Rick Derringer di Vignola (Lorenz insomma) e il reverbero BlueSky della Strymon. Non so nemmeno se fanno al caso mio, ma sono così belli che mal che vada li uso come soprammobili ( poi il nero e l’azzurro insieme stanno molto bene…).

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Intanto mi preparo psicologicamente per passare qualche giorno a Londra insieme alla groupie, il 19 giugno RICK WAKEMAN suonerà con l’orchestra alla O2 arena all’interno del festival STONE FREE, e …poteva mancare la groupie? Ovviamente no. E’ così che ci giochiamo le ferie, tra la O2 arena, un salto in Kings Roads per tornare a vedere l’ingresso di quello che un tempo fu la Swan Song, uno alla vuota Tower House (Il Dark Lord in quei giorni sarà in America in tribunale per la faccenda di STAIRWAY TO HEAVEN), magari una visita al GOLDERS GREEN per un minuto di raccoglimento per PAUL KOSSOFF e in fin dei conti bighellonare un po’ in una città che dovrebbe aiutare a sbarazzarci di noi stessi.

Nella speranza di trovare un po’ di sollievo e smetterla con tutti questi blues…

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KARNE KATTIVA “Captive Animals” (KK 2015) – TTTT

8 Giu

KARNE KATTIVA, una delle pochissime nuove promesse a catturare la mia attenzione. Forse aiuta il fatto che siano di Modena, il chitarrista addirittura proviene dal mio stesso paesello, magari ero amico dei suoi genitori, ma credo che a colpirmi siano state le scintille che la loro musica riesce a proiettare sino a me e l’atteggiamento spavaldo pieno di energia.

Ad una primo esame emotivo la loro musica rimanda ai NEW YORK DOLLS (e non a caso il viso di Linda, cantante e autrice, ricalca in qualche modo i lineamenti di David Johansen), al glam (hard) rock di Los Angeles degli anni ottanta (io ci sento i CINDERELLA) e al punk; non al punk all’acqua di rose di questi ultimi lustri, ma quello duro e puro inglese della fine degli anni settanta. Magari sono impressioni solo mie, magari riflessi di atteggiamenti atavici che nemmeno loro sanno di avere.

Parlando di loro con un amico mi sono sentito dire “Sì, va beh, però nulla di nuovo” … sono rimasto colpito da questa risposta, perché – mi dico –  c’è qualcuno in giro nel mondo che fa qualcosa di nuovo? Se non altro questi rimangono lontano dalle consuete “nuove” scene metal, prog, world, rock alternativo, pop/rock italiano, brit pop.

Il loro primo album è una sorta di autoproduzione, otto brani diretti, decisi, che non fanno prigionieri.

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Si parte con STUCK ON IT, il singolo/video tratto dal disco:

GOTTA GO, sta tra i CINDERELLA, i FACES e certo Rock ribelle americano dei primissimi settanta.

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ANYWAY parte con il basso di Barani e la batteria della Nobili, un ritmo su cui si unisce la voce della Filippini; solo all’arrivo della chitarra di Zoboli il pezzo prende riflessi da classic hard rock di stampo americano anni ottanta (GUNS N’ ROSES), ma rimane distante dalla semplice scimmiottatura, qui c’è qualcosa di più.

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Mentre UH e ENNIE cavalcano sulle coordinate di rock diretto e duro senza tante concessioni melodiche, GIVE ME YOUR SMILE svela una scrittura e un arrangiamento più attento. Anche YOU FAILED all’inizio sembra immergersi in un Rock più accessibile  grazie alla chitarra di Alex ma quando entra la voce di Linda suggestioni dei TELEVISION tornano alla mente.

Karne Kattiva

Martina & Linda – Karne Kattiva

SHE’S ON FIRE è affrontata in modo sfacciato e chiude l’album senza chiedere nulla a nessuno. Che poi non è che lo chiuda, dopo i 3:15 del pezzo ci sono un po’ di secondi di vuoti e poi inizia un alto brano, la classica ghost track che comunque sfuma poco dopo.

Dave & Alex - Karne Kattiva

Dave & Alex – Karne Kattiva

Sento dire in giro che in questi ultimi anno il gruppo è molto migliorato, non so come fosse prima, ma da questo cd si capisce che la band è coesa, che è condotta da una continua vampata di energia, che suona in modo consono alla proposta, che non esagera in solismi e in arrangiamenti, ma che nemmeno abusa della semplificazione a tutti i costi.

Non li ho ancora visti dal vivo, capiterà presto, in compenso ho incontrato due di loro un paio di volte in un locale della nostra zona. Dave ha la sicurezza e la gagliardia del rocker ventenne che si sente titanico dinanzi al futuro. Rivedo in lui il giovane Tim; basta poi guardare Martina negli occhi per capire che si fa sul serio, quello sguardo (tipico di certe donne) pieno di calma, curiosità, interesse per il futuro e che lascia intendere il totale controllo della situazione e della propria vita.

Io credo che il gruppo sia davanti ad un bivio: continuare così o cercare la sterzata decisiva.

Continuare così sembra sul momento la più affidabile: altri concerti, un altro disco sulla falsariga di questo e vedere di scendere sempre più nel profondo del filone scelto; .

La seconda ipotesi è forse la più difficile da affrontare: rimanere concentrati sulla band, senza perdersi in altre collaborazioni con altri gruppi. Sì perché uno pensa di fare esperienza nel suonare contemporaneamente in varie altre formazioni (al di là dell’indubbio divertimento), ma temo che in realtà questo mini l’apporto e la concentrazione verso il gruppo d’appartenenza. Ne ho visti davvero tanti fare quella fine. Tutti suonano con tutti, col risultato che ormai nessun gruppo si distingue e i musicisti perdono la tensione che riesce a renderli originali e ben focalizzati.

Oltre a questo bisognerebbe spingere sul songwriting. Pur rimanendo all’interno del concetto originale, sarebbe necessario fare il passo successivo, portarsi fino ai confini di ciò che si è stabilito e diversificare il modo in cui si guardano gli orizzonti. Senza perdere la bramosia dell’istinto, del proprio essere, cercare di arrivare all’immensità della musica, naufragare alla ricerca delle canzoni.

Chissà come andrà a finire. Per il momento, comunque vada, è un ottimo inizio.

https://karnekattiva.bandcamp.com/album/captive-animals

 

Achilles Last Zhang: l’INTER diventa cinese

6 Giu

E così eccoci qui a cantare The Jindong Song, poco più di due anni e l’INTER cambia ancora proprietario e volto: arrivano i cinesi della SUNING capitanati da Zhang Jindong.

Zhang Jindong

Zhang Jindong

Inutile nasconderlo, noi cuori nerazzurri siamo titubanti, fatichiamo a lasciarci andare, siamo confusi. Già vedere l’INTER andare ad un indonesiano non fu un passaggio semplice, l’identità tende a sbiadirsi, a perdersi, quando una squadra di calcio finisce in mano ad un business man non esattamente inserito nei valori e nella storia della società in questione, non puoi che chiederti quale sarà il futuro della tua squadra del cuore.

Ma così va il mondo, oramai per competere a certi livelli servono talmente tanti soldi che neppure uno come Moratti (o come il proprietario dell’altra squadra di Milano) riesce a stare al passo.

Ecco dunque magnati russi, sceicchi, americani, indonesiani e cinesi.

Thohir & Moratti

Thohir & Moratti

Il breve regno di Thohir non ha portato risultati soddisfacenti. E’ riuscito a dare una impostazione meno famigliare alla società, ha contribuito a mettere i conti in ordine, ha portato un bravo allenatore e qualche buon giocatore, ma è indubbio che ci si aspettasse di più. Sì, pensavamo potesse investire più soldi e che non ricorresse alla finanza “creativa” per far fronte ai bisogni dell’INTER, pensavamo che si arrivasse a qualcosa di più del quarto posto.

Probabilmente anch’egli deve aver pensato una cosa del genere e da uomo d’affari ha stimolato e preso al volo l’occasione che gli si è materializzata davanti: vendere ad un gruppo cinese pieno di risorse per una cifra che gli permetterà di avere ricche plusvalenze.

Ci adegueremo, nella speranza che i nuovi proprietari sappiano bilanciare i bisogni del business ai valori sociali, spirituali, sportivi, umanistici della nostra INTER.

Non abbiamo preconcetti o pulsioni xenofobe, ci chiamiamo FC INTERNAZIONALE, nel 1908 ci siamo staccati dalla squadra di Milano di cui facevamo parte proprio perché volevamo dare una valenza internazionale…

« Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.

Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. »

(Giorgio Muggiani 9 marzo 1908 )

Siamo dunque di nuovo qui, tutti intorno a Zhang Jindong, speranzosi o meglio tutto sommato sicuri che il sol dell’avvenire è in divenire, e che tornerà a battere sui nostri visi, che le stelle torneranno a riempire i nostri sogni e che il padre dei quattro venti tornerà a gonfiare le nostre vele.

Forza Zhang, forza ragazzi, forza INTER. Vi amo.

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FEDERICO BUFFA/CARLO PIZZIGONI “Storie Mondiali” (2014 – Sperling & Kupfer) – TTTTT

5 Giu

Questo è un libro che dovrebbero leggere le fighe, quelle che non sopportano il calcio, quelle che se fosse per loro lo abolirebbero, quelle che ti guardano con compatimento quando tu non fai nulla per nascondere una delle tue grandi passioni. E’ un libro che dovrebbero leggere pure quegli uomini disinteressati totalmente al giuoco del football, quelli che ti guardano con quel sorrisino che sta per “povero sfigato”. Questo perché così potrebbero capire il valore del calcio, la bellezza del calcio, la poesia del calcio e il fatto che non c’entra nulla con la violenza e la maleducazione delle curve, la strafottenza di certi giocatori odierni, il fiume di denaro che vi gira intorno, aspetti che semplicemente riflettono la società in cui viviamo. Naturalmente è un libro che devono leggere anche gli amanti del calcio, Buffa e Pizzigoni mettono in scena opere di una poetica struggente, tutte legate a storie dei mondiali del calcio, quelle storie che scaldano il cuore, che ti fanno sentire fortunato di essere un tifoso dello sport più bello del mondo.

federico buffa storie mondiali

Per noi l’Uruguay degli anni trenta vale i tormenti blues di Robert Johnson, per noi vedere Pelè è come sentire Jimi Hendrix, per noi le giocate di Joahn Cruijff valgono gli assoli di Jimmy Page. Buffa è il perfetto frontman, è unp storyteller dotato, uno che cattura l’attenzione, Pizzigoni è il Brian Wilson della loro collaborazione (oltre a questo libro, le puntate su Sky).

Da non perdere.

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 Sinossi:
STORIE MONDIALI
FEDERICO BUFFA, CARLO PIZZIGONI
Un secolo di calcio in 10 avventure
«Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio »: Federico Buffa e Carlo Pizzigoni hanno avuto ben presente la lezione di José Mourinho nello scrivere le dieci storie della serie andata in onda su Sky, mentre i tifosi aspettavano l’inizio del Mondiale 2014. Dieci avventure che in questo libro diventano un racconto inedito ed entusiasmante della vita, dello spettacolo e delle emozioni che ruotano attorno al pallone. Si comincia con la sconfi tta più amara della storia calcistica, quella del Brasilecontro l’Uruguay, al Maracanã, nel 1950, e si fi nisce con la più bella vittoria dell’Italia, quella del mundial spagnolo del 1982, con l’indimenticabile urlo di Tardelli e l’esultanza di Pertini nella tribuna d’onore. Tra le due, ritornano le veroniche di Cruijff e i colpi di testa di Zidane; il mitico rigore in movimento con cui Rivera, nel 1970, chiude 4 a 3 la partita con la Germania e i rigori sbagliati da Baresi e da Baggio contro il Brasile nel 1994; le notti magiche di Italia ’90 e, naturalmente, la Mano de Dios di Maradona, che vendica l’orgoglio della sua Argentina ferito dagli inglesi nell’assurda guerra delle Malvinas. Azioni indimenticabili viste mille volte, ma mai vissute come in queste pagine appassionanti che, rievocando le musiche, le atmosfere, gli eventi politici e i fatti di cronaca legati ai mondiali, celebrano l’incanto del gioco più bello del mondo.

FEDERICO BUFFA, giornalista e telecronista sportivo per Sky, è uno dei massimi esperti italiani di NBA e sport made in USA. Tifa per il Milan perché sua madre non gli ha concesso libero arbitrio. Spende più della metà di quello che guadagna in viaggi, durante i quali annota tutto a matita.

CARLO PIZZIGONI è nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di «BuffaRacconta» e fi no al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo

Bad Company UK Tour Dates 2016

2 Giu

La Bad Company ha annunciato otto date previste per ottobre 2016 nel Regno Unito. Bollato come “SWAN SONG UK TOUR 2016” è probabile che sia l’ultimo tour, il canto del cigno appunto, se non altro per MICK RALPHS (sempre che sia della partita e non rinunci all’ultimo come ha fatto pe ril tour americano in corso in queste settimane) sempre più incline al ritiro dalle scene.

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Questa volta mi sono deciso, non posso perdermi la cosa, almeno una volta nella vita devo vedere la BAD COMPANY, così andrò allo show di GLASGOW.

I biglietti per i concerti e il meet&greet saranno disponibile da domani venerdì 3 giugno:
Tickets for shows and ‘Meet & Greet’ available to the ‘general public’ from June 3rd:

YES, Milano,Teatro Nazionale, 28/05/2016 – TTTT

30 Mag

Non avevo idea nel luglio del 2015 che il concerto degli Yes a Milano nel 2016 sarebbe coinciso con la finale della Champions league, essere costretti a comprare i biglietti con 10 mesi d’anticipo non è il massimo, ma evidentemente le voci di corridoio sono vere: le band si fanno dare in anticipo i soldi di tour che prenderanno forma a mesi di distanza. Mi spiace non essere vicino, almeno spiritualmente, al Cholo Simeone, ma devo accompagnare la groupie  a vedere il suo gruppo preferito. Attraversiamo le vele di Calatrava e siamo in A1.

Milano bound thru' Calatrava's bridges - photo TT

Milano bound thru’ Calatrava’s bridges – photo TT

Mentre la freccia gialla della pianura reggiana sfreccia sull’autostrada ascoltiamo i due album dei FIRM. Ora, che una figa abbia nella chiavetta che tiene in macchina i due album del gruppo di PAGE e RODGERS è un fatto senza precedenti, credo sia l’unica in Italia, forse in Europa. Passiamo la Barriera Sud, un po’ di tangenziale, uscita di Assago e quindi ci immergiamo nel traffico milanese. Alle 18,50 arriviamo in piazza Piemonte, nel parcheggio sotterraneo di fianco al teatro hanno ancora 9 posti liberi, perfetto.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Nemmeno il tempo di trovarci di fronte al teatro che ci viene incontro Maurizio Cavalca, uno dei più grandi fan italiani degli YES (e di Steve Howe in particolare). Ormai è il quarto o quinto concerto che vediamo insieme, dopo gli YES a Padova nel 2014, e RICK WAKEMAN ad Asti, Vicenza e Schio. Maurizio ci racconta che poco prima BILLY SHERWOOD (il multi strumentista che stasera sostituisce the great late CHRIS SQUIRE) ha comprato una maglietta farlocca in una delle bancarelle di fronte al teatro commentando: “anche se non ufficiale è l’unica dove c’è anche la mia faccia”. Giusto il tempo di ridere della cosa ed eccolo di nuovo intento ad andare in giro. Saura lo ferma, lui è disponibilissimo e gentile, scatto una foto, BILLY mi guarda ed accenna qualche parola in italiano. Ringrazia Saura, la abbraccia e ci saluta. Tipo simpatico Mr Sheerwood.

Saura & Billy Sheerwood - YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Saura & Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Aprono le porte, Saura si fionda nello stand del merchandising ufficiale io aspetto osservando il popolo del prog. Siamo in primissima fila, in due dei quattro migliori posti del teatro. Mica male. E’ la prima volta che assisto ad un concerto da una posizione così. E’ arrivato anche UMBERTO, altro superfan degli Yes, lui, Maurizio e Saura tutti in prima fila…mi sembra giusto.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Front Row Seat – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Osservo il palco, per HOWE solo un normalissimo ampli da chitarra.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Saura si appoggia bordo palco, controlla se il “suo” RICK WAKEMAN ha twittato qualcosa e se la Pallacanestro Reggiana riesce a vincere contro Avellino e andare in finale. Io invece controllo il risultato della Champions league.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Saura checks RW twitter account – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Non si possono fare foto e filmati, i cerberi della sicurezza sono attentissimi. Solo qualcuno nelle file più lontane riuscirà a filmare qualcosa e a postarlo su youtube.

Ore 21, inizia lo show. Un roadie porta il basso Rickenbacker che fu di CHRIS SQUIRE a centro palco, un faretto bianco lo illumina, parte la musica di ONWARD e foto di CHRIS vengo proiettate sullo schermo. Partono applausi pieni di affetto. Ora, ONWARD (scritta da Chris Squire) è la mia canzone degli YES preferita (lo dico piano perché i talebani del prog poi possono aversene male e giocarmi qualche scherzetto), in più è la canzone mia e di Saura, io e lei siamo qui in prima fila ad ascoltarla mentre il gruppo la passa nell’impianto quale tributo a CHRIS SQUIRE…l’emozione è tanta. Dopo un ultimo applauso la band sale sul palco, SHEERWOOD dà una occhiata alla prima fila, riconosce la cresta gialla di Saura, la indica con l’indici e la saluta. Mah.

In questo tour il gruppo presenta per intero gli album DRAMA e FRAGILE. Si parte con MACHINE MESSIAH.

Dopo i sei pezzi di DRAMA ecco TIME AND A WORD (dove Howe cavallerescamente ricorda PETER BANKS, il primo chitarrista degli YES da lui sostuito nel 1970) e SIBERIAN KATHRU. Il gruppo mi pare solido, ALAN WHITE fatica alla batteria, ma sono già un po’ di anni, soffre di mal di schiena, sembra più vecchio di quello che è in realtà, ma l’impressione generale è buona. Non so se abbia senso continuare in questo modo, senza nessun fondatore, con il solo HOWE (e WHITE) a tenere alta la bandiera della formazione leggendaria, con un cantante che proviene da una tribute band, ma il risultato non è affatto male. Anche noi fan esigenti e un po’ cagacazzo dobbiamo venire a patti con il tempo che passa, con i valori ormai sbiaditi del Rock…se vogliamo vedere ancore i gruppi che ci hanno formato e che ci hanno regalato capitoli importanti della nostra vita (e mentre lo facevano scrivevano capitoli importanti per la storia della musica Rock) dobbiamo giocoforza arrivare a compromessi.

GEOFF DOWNES fa quello che deve fare, senza aggiungere nulla di più, BILLY SHEERWOOD è la sorpresa, già fisicamente assomiglia in qualche modo a SQUIRE, in più è un gran musicista, suona bene e con giudizio. Peccato usi uno di quei bassi da nuffia.

Vedere STEVE HOWE è sempre un evento, rimane un chitarrista davvero straordinario. Anche stavolta noto che suona un po’ “indietro”, come direbbero gli inglesi “behind the beat”, un po’ troppo intendo. “Suonare indietro” significa di solito essere una frazione d’istante più indietro rispetto al ritmo della musica, questa cosa dà un senso preciso, di morbidezza, di capacità, di fighinaggine. Chi suona “avanti”, chi tende a correre spesso non è un gran musicista, o comunque è uno che si fa prendere dall’ansia da prestazione, che rende la musica frenetica e meno godibile. HOWE però sembra che esageri, a volte è davvero troppo indietro. Immagino che nessuno possa dirgli nulla, è lui il capo della band adesso, e quindi tutti devo adeguarsi al suo modo di suonare.

Per un rock and roller come me a tratti nella musica degli YES c’è un po’ troppa matematica e poca improvvisazione, ma sono solo brevi momenti, riesco a godermi comunque la grande musica del gruppo.

Dopo l’intervallo (20 minuti) si riparte con GOING FOR THE ONE, poi STEVE HOWE ci ricorda che stasera avrebbero voluto essere a Los Angeles per partecipare al tributo in onore di KEITH EMERSON, dopo di che avanti coi “centurioni”: OWNER OF A LONELY HEART…

Inizia poi la sequenza dedicata all’album FRAGILE con ROUNDABOUT…

Verso la fine arriva MOOD FOR DAY. Essere a due metri da HOWE e vederlo suonare quel quadretto chitarristico sulla chitarra classica mi scuote nel profondo. Che chitarrista meraviglioso che è ancora. Nel teatro non vola una mosca. Sembra quasi che sia enclave di amanti della musica rinchiusi per un paio d’ore in un guscio che separa dal rumone e dalle bruttezze musicali odierne del mondo. Questa ormai è musica classica, aria sonora del passato apprezzata ormai da sempre meno gente.

Negli ultimi due pezzi i cerberi mollano la presa, è possibile fare foto, ne scatto qualcuna…

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Il gruppo chiude naturalmente con STARSHIP TROOPER da THE YES ALBUM, l’album con cui, nella seconda metà degli anni settanta, ragazzino, entrai nel mondo di questa formidabile band. Mentre il gruppo ringrazia e saluta sotto i colpi di una standing ovation, mi chiedo se GEOFF DOWNES doveva proprio vestirsi in quel modo, più che un tastierista prog/Aor/Rock sembra una cougar  piuttosto in là con gli anni, mah.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Howe/Downes/Davison – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Osservo il pubblico che inizia ad uscire. 1500 fan (sold out) visibilmente soddisfatti.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Salutiamo gli amici e ce ne andiamo. Per un momento Saura si pente di non aver preso il “meet&greet”, la faccio ragionare: “Howe, Downes, White e Davison li hai già incontrati col meet&greet di Padova due anni fa, Howe poi nei meet&greet non stringe la mano e non caga nessuno, Sheerwood lo hai incontrato prima del concerto…che vuoi di più…goditi il momento“. Un po’ sconsolata mi dà ragione. Riemergiamo dal livello -4 del parcheggio, ci inoltriamo tra le strade di Milano, quindi tangenziali e finalmente autostrada.

La groupie è un po’ stanca, guido io. Sul car stereo CHANGE WE MUST, l’album del 1994 di JON ANDERSON. Sul finire mi commuovo, la canzone che dà il titolo all’album mi riporta alla mente il vecchio Brian. Smanetto sulle impostazioni e faccio partire STUDIO WORKS 1964-1968, una raccolta (chissà se legale o no) giapponese del JIMMY PAGE session man. Il boogie inglese dei primi sessanta mi rimette in bolla, anche stavolta il DARK LORD è giunto in soccorso al momento giusto.

SCALETTA MILANO 28/05/2016:

Onward     (Tormato)
Young Persons Guide To The Orchestra
Machine Messiah     (Drama)
White Car     (Drama)
Does It Really Happen?     (Drama)
Into The Lens     (Drama)
Run Through The Light     (Drama)
Tempus Fugit     (Drama)
Time And A Word     (Time And A Word)
Siberian Khatru     (Close To The Edge)
Going For The One     (Going For The One)
Owner Of A Lonely Heart     (90125)
Roundabout     (Fragile)
Cans And Brahms     (Fragile)
We Have Heaven     (Fragile)
South Side Of The Sky     (Fragile)
Five Percent For Nothing     (Fragile)
Long Distance Runaround     (Fragile)
Fish (Schindleria Praematurus), The     (Fragile)
Mood For A Day     (Fragile)
Heart Of The Sunrise     (Fragile)
Starship Trooper     (The Yes Album)